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Corso di Storia della Letteratura artistica, Professoressa Sacchi prime dieci lezioni Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia della letteratura artistica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Sacchi dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea in scienze dei beni culturali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia della letteratura artistica docente Prof. R. Sacchi

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contenuti filosofici e letterari, essendo anche scultore dilettante e architetto di

un certo livello = da umanista raffinato e un latinista dei migliori dell’epoca, che

arriva all’architettura per l’amicizia con Brunelleschi, scrive 3 trattati riguardanti

le 3 arti viste come principali, pittura-architettura-scultura: 1° De Pictura:

1435/6 opera di novità prorompente per l’intento teorico speculativo, che non

vuole creare una genealogia mnemonica, ma educare alla pittura moderna,

poiché sa di vivere in un tempo in cui la novità è tanto pervasiva che bisogna

informare artisti e intenditori di quello che sta accadendo+ 2° su sollecitazione

di Lionello d’Este signore di Ferrara nel 400 e poi dei Montefeltro di Urbino

comincia a lavorare sul De Re Architettura di Vitruvio volendo creare una

versione commentata-aggiornata, concepisce quindi un lavoro sull’architettura

in 10 parti, ma più prosegue più si allontana dal maestro creando un testo

proprio, il De Re Aedificatoria dalla prima metà degli anni 50 fino alla morte nel

72, uscito postumo nel 1482, infine si ha un breve trattato sulla scultura di

statue detto De Statua (non parla di scultura modellata, ovvero la plastica) negli

anni 60 del 400

Il De Pictura è diffuso in varie copie manoscritte, essendo considerato

 interessante anche 100 anni dopo; viene redatto da Alberti sia in volgare che in

latino, con dibattimenti su quale sia stato creato prima: nei manoscritto

fiorentino in volgare si ha un prologo come lettera dedicatoria scritta in onore di

Brunelleschi, mostrando cosa sia il rinascimento e la consapevolezza che gli

umanisti hanno del loro essere unici e diversi rispetto ad un passato a cui

vogliono essere riagganciati: dà affresco del mondo classico per com’era

vagheggiato (mondo perduto) e con nostalgia le opere meravigliose create da

tali artisti; sostiene che non si presentano più ingegni pari a quelli di un tempo

da parte della natura (topos) subito dopo con un avversativo, dice di essere

potuto tornare nel 1428 tornato a Firenze, grande e gloriosa patria, definisce sé

e Brunelleschi grandi ingegni con “nostro amicissimo” riferendosi a Donatello,

con senso di elezione e differenza, poi presentando Luca della Robbia (cantoria

di S. Maria del Fiore+ porcellana vetriata)- Ghiberti (Nencio)- Masaccio (Maso),

che presenta un tale ingegno che non può essere secondo agli antichi, dato che

tal virtù li fa superare: per gli antichi era semplice essere grandi dato che si

formavano nelle botteghe per generazioni, ma loro invece hanno fatto le loro

scoperte da soli, eguagliando e diventando più grandi dei maestri= esempio è

Brunelleschi con la cupola di santa Maria Del Fiore a Firenze: senza ricorrere alle

soluzione degli antichi, che non vi potrebbero essere applicati, crea da solo una

doppia calotta autoreggente, comprendendo una cosa che gli antichi non

avevano capito

Sempre a Filippo dice di perseverare le sue arti, ma poi con falsa modestia,

 tipica dell’arte umanistica, crea l’opera in vogare per lui affinché gliela

corregga: annuncia che il primo libro è tutto matematico, come una

codificazione teorica in parola della prospettiva generale creata da Brunelleschi

nelle sue tavolette, spiegando non solo con la dimostrazione pratica, dato che il

principio matematico e geometrico sta alla base della tecnica+ nel secondo

libro si ha una parte, più teorica e speculativa, riflette su come sia fatta la

pittura e come dovrebbe essere, mentre nel terzo dà istruzioni generali

all’artista o artefice, su cosa debba fare; invita Brunelleschi come amico erudito

di correggerlo per non essere emendato dai detrattori= la base della pittura è la

matematica, e se il pittore ha una divisione della pittura con divisioni pari a

quelle della retorica e arti liberali, la pittura ha una componente ideativa

Per Alberti la pittura ha tre fondamenti: l’azione principale è la Circoscrizione,

 ovvero il tracciare i contorni, quindi il Disegno, elemento fondamentale da

questo momento in poi per la considerazione della pittura e dell’arte; per Alberti

infatti è un limitare i contorni, ma siccome estrinseca ciò che in retorica e

nell’arte riguarda l’ideazione porta al problema di considerazione del disegno

come meccanico o mentale, dato che immaginando una figura e tracciandola

con la mano la estrinseco ci si chiede se sia qualificante l’azione dell’artista

rispetto a quella del fare o si ha un disegno meccanico derivante

dall’insegnamento in bottega: per lui è sia ideazione che parte esecutiva, dato

che non sono differenziati i processi poiché la pittura nella Circoscrizione unisce

mente e mano nel delineare i contorni: il disegno quindi è principio fondativo

della creazione artistica, e per Vasari è elemento che unifica pittura-scultura-

architettura, essendo motore di tutte le arti e coincidendo con l’Inventio della

retorica

Segue la Composizione, che adatta il soggetto disegnato secondo i principi di

 prospettiva e di teoria delle proporzioni, rendendo evidenti gli elementi del

disegno coincidendo nella retorica con la Dispositio= Terza fase nella

formulazione albertiana è la Recezione dei lumi, ovvero la stesura del colore, il

dipingere vero e proprio che porta a completare l’opera tenendo conto della

Compositio, ma accentuando la plastica delle figure per occupare lo spazio fisico

(reali-tridimensionali), dato che non è solo dipingere con colori brillanti (Cennini)

ma i colori devono anche tenere conto della quantità di luce ed ombra con

effetto chiaroscurato che dia efficacia alla scena: in retorica corrisponde

all’Elocutio enfatizzando alcune parti e lasciandone da parte altre

Nel III libro egli si occupa di istruire i suoi pittori: egli non cita la pittura del 300

 e 400 ma fa esempi dal passato, riferendosi ai suoi artisti contemporanei per

come essi devono essere (solo esempio della Navicola di Giotto): il pittore deve

essere 1° deve essere colto 2° dotto in geometria, dato che il geometra

apprende facilmente la tecnica della pittura, 3° deve capire i poeti e letterati

altrimenti non può creare una pittura efficace e all’altezza dei temicrea poi

una scala dei generi, ancora codificata nel 600, classificando le pitture in base

al soggetto che presentano, considerando inferiori le opere troppo legate alla

natura: la pittura si basa sulla natura con prospettiva e matematica, ma il

soggetto deve essere scelto in modo oculato, e Alberti afferma di preferire la

pittura di storia (narrativa), che richiede maggiore abilità ed invenzione per

giungere la verosimiglianza comprensibile, quindi chiara e funzionale alla

comprensione, lasciando gli altri generi sono in subordine

A Firenze si hanno in SS Trinità l’Annunciazione dei Pastori di Gentile da Fabriano

 1423 (gotica e senza profondità, ipertroficamente affollata), ma anche il Tributo

di Masaccio a S. Maria del Carmine con narratio continuata con espediente

narrativa arcaica con una chiarezza immensa= La voluttà della storia deriva

dalla varietà delle cose in essa presenti, presentando però una moderatezza e

andando contro il principio di colmare ogni spazio vuoto: la varietà deve essere

quella di poche figure che esprimano bene la storia, che il pittore ha compreso e

trasformato con verosimiglianza e prospettiva avvincendo intenditori e non

intenditori, come fa Masaccio, che sebbene morto nel 1428 fa crescere i grandi

artisti

26/02/18

De re Aedificatoria: trattato di architettura che impegna Alberti dal 1460 nello

 sforzo dare definizioni che riguardano la bellezza, che deve essere un certo

senso e concordantia tra le parti, ottenendo un equilibrio delle diverse parti tra

loro, dando un effetto di proporzionamento delle parti, tenendo presente la

qualità di quello che si vuole ottenere: l’edificio deve essere quindi funzionale e

adatto, ma anche bello sulla base di rapporti proporzionali e armonici.

Il Trattato Dell’Architettura, di Filarete (Antonio Averlino), è tra i maggiori

 nell’Italia del 400: Filarete è il nome umanistico dell’architetto fiorentino che

nasce come scultore allievo di Ghiberti, recatosi a Roma per la realizzazione

della porta bronzea di San Pietro per poi passare all’architettura; entra in

contatto con Francesco Sforza, condottiero di origini centro-italiane che aveva

sposato Bianca Visconti, dal 1450 quando diventa il signore di Milano: egli lo

vuole a Milano per costruire il Castello degli Sforza, di Porta Giovia, dotando

Milano di un edificio moderno e rivoluzionario, un ospedale nel quale si potesse

vedere la magnificenza del nuovo signore+ nel 1456 Filarete arriva a Milano e

lavora sia al Castello Sforzesco (le torri rotonde che stanno verso il centro sono

un progetto del Filarete, mentre quella torre centrale è stata ricostruita da Luca

Beltrami all’inizio del 700) e viene incaricato di progettare uno degli edifici più

rivoluzionari dell’Europa del 400= infatti Milano è un’istituzione centralizzata

economicamente e architettonicamente ben articolata per avere un unico

ospedaleFilarete inventa un modello molto aggiornato e importante per la

pianta, venne seguito e progressivamente costruito nel 400 e secoli successivi

con piccole modifiche: conosciamo il progetto originale perché è Filarete perché

a descriverlo con anche disegni nel Trattato dell’Architettura, in cui crea un

dialogo ideale tra l’architetto Antona, un alter ego di Filarete e il figlio di

Francesco Sforza= Egli spiega la massima aspirazione di un signore, ovvero la

costruzione di una città ideale, non stratificata su rovine del mondo classico-

medioevale, ma costruita ex novo, con un impianto geometrico regolare, qui

detta Sforzinda

Sforza finanzia tal progetto e si crea la Ca Granda per iterazione di un modulo

 quadrato, seguendo la geometria perfetta, con la presenza di un grande

crociera in cui collocare i letti degli uomini e delle donne, separati in due diverse

sezioni; le due crociere creano quattro cortili ai lati delle braccia e sono divise

da un cortile centrale (cortile del Richini), costruito in epoca barocca, mentre la

parte delle aule è di epoca neoclassica il trattato di Filarete viene pubblicato

solo nel 900, dato che per essere entrato in conflitto con le maestranze milanesi

lo aveva portato via con sé a Firenze, secondo alcune fonti ne viene a

conoscenza Vasari; dimostra nella progettazione come avesse creato la

distribuzione dei servizi all’avanguardia, ma abbia accettato il compromesso di

non porre al centro del cortile la chiesa, per lui vero centro dell’ospedale, che

nel suo apparato architettonico esterno presenta guglie secondo il gusto gotico

Altri trattati fondamentali sono quelli di 1° Francesco di Giorgio Martini (1439-

 1501), il Trattato di Architettura Civile e Militare, il cui contenuto fa i conti con

Vitruvio: crea un’amplia digressione sull’architettura militare sulla quale gli Stati

europei hanno speso patrimoni ingenti, affiancata da parti teoriche, studi fisici-

geometrici-matematici+ 2° Piero della Francesca (1416-1492) con il De

prospectiva pingendi, che circola manoscritto in 7 opere splendidamente

illustrate, composta quasi certamente attorno al 1474-1475: definisce il

dipingere su basi prospettico-matematiche, approfondendo da parte dell’autore

le regole della prospettiva di Brunelleschi attraverso l’aggiunta di una serie di

teorizzazioni geometriche a base euclidea, che lo porteranno ad avere lunghe

discussioni ed ricevere l’ospitalità dei duchi di Montefeltro+ 3° Fra Luca Pacioli

(1446/8-1517) De Divina Proportione: il testo deriva dai rapporti con Piero della

Francesca e lo porta ad essere padre della ragioneria moderna; egli è un

personaggio errabondo, che sta molto a Venezia, ma nel 1946/9 arriva a Milano

alla corte di Ludovico il Moro, passando sotto gli Sforza infatti nel 1450

Francesco Sforza era diventato il nuovo signore di Milano, alla sua morte gli

succede Galeazzo Maria Sforza, e poi Ludovico Maria (tutore di Galeazzo)

mentre Ludovico Sforza è detto il Moro.

1450-1499 EPOCA DEGLI SFORZA: Ludovico il Moro è il duca signore di Milano

 arrivato al potere illegittimamente poiché doveva esservi il nipote Gian

Galeazzo; appena diventato duca Ludovico attua una politica di rilancio

culturale della città di Milano proseguendo sulla scia di Francesco Sforza, il

padre, che aveva chiamato a Milano il Filarete: sceglie infatti di prendere

Bramante al suo servizio, ma accoglie anche Leonardo Da Vinci, che cambierà il

volto di Milano, restandovi dal 1482 al 1499, attraverso le teorie prospettico-

matematiche che diffuse da Urbino si innestano in modo capillare sul territorio

grazie a questo tipo di studiosiLeonardo Da Vinci si forma nella bottega del

Verrocchio coltivando i suoi interessi teorici-pittorici-architettonici-scultorei

sebbene non abbia una formazione culturale perfetta: nel 1480 si appassiona

all’osservazione dei fenomeni naturali, creando numerose note e disegni che

organizza in libri; trova terreno fertile a Milano, poiché ha la libertà di

organizzare in manoscritti le osservazioni su ciò che lo interessa, ovvero di tipo

paesaggistico, di anatomia umana e osservazioni sul volo degli uccelli

Cacciato da Milano nel 1499, con la disfatta di Ludovico il Moro, passa da

 Mantova, e poi Venezia dove sconvolge Giorgione; successivamente viene preso

al soldo da Cesare Borgia, dove lo porta nelle sue campagne militari, e lo

descrive come il duca Valentino, poi giunge a Firenze dove incontra

Michelangelo, e continua a incrementare le sue osservazioni senza ricavarne

soddisfazioni + ritorna a Milano dal 1506-1513: ormai la città è caratterizzata da

effimere restaurazioni sforzesche, e lui vi lavora solo a Sant’Anna mentre

continua le speculazioni che riguardano l’osservazione della natura, ma anche

sul metodo di formazione di un buon pittore= con la restaurazione milanese in

atto sceglie di recarsi a Roma dove si ha Leone X, accompagnato dai

collaboratori Andrea Capotti detto Salaino e il pittore dilettante Francesco

Melzi nel 1517 sceglie di abbandonare al Roma di Raffaello e Michelangelo e

accetta l’offerta di Re di Francia di trasferirsi a Cloux, accompagnato dai

collaboratori e portando con sé la Gioconda e tutti i manoscritti su cui sta

lavorando, poi lasciate nel 1518 in eredità a Melzi, mentrre Filippo I di Valois

avrà tutte le sue opere d’arte, prima della morte del 1519

Melzi cerca di portare a termine quello che Leonardo non aveva concluso: ad

 esempio Il Libro della Pittura, in cui egli spiegava come approcciarsi a tal arte,

creando un confronto tra essa e la poesia, in cui pensava che il primato fosse

della stessa pittura, ma anche accompagnando l’opera con dati

sull’osservazione della natura= il lavoro venne condotto su un corpus di 18

manoscritti di Leonardo, di cui oggi se ne conoscono solo 12; questo testo sarà

ispirazione per altri dopo la morte di melzi nel 1567, rimanendo in circolazione

come manoscritto e giungendo prima nella biblioteca privata dei duchi di Urbino

e poi nella Biblioteca apostolica del Vaticano, essendo definito Codice Urbinate

Latino 1270+ da esso verranno tratte delle copie parziali, e da due di queste è

ricavata l’Editio Princeps, seguita da un’edizione parziale francese a metà del

600, ed edizioni critiche condotte sul manoscritto Urbinate Latino, solo nel 900

Nell’intenzione di Leonardo non c’era volontà di creare un trattato, volendo creare

 solo un testo sulla pittura; infatti viene creato con il nome Trattato della Pittura e

pubblicato nel 1561: in esso si mostra come Leonardo volesse solo dare dei precetti

agli studiosi, confrontando pittura e poesia e altri temi; la 1° parte presenta il

confronto tra poesia e pittura, la 2° i precetti della pittura, la 3° l’importanza

dell’anatomia, ma anche quella di sistemare il panneggio, l’ombra e lume, alberi e

verdure, nuvole e orizzonteI figli di Melzi non avevano conservano il manoscritto

con amore come lui; un loro insegnante prese questi manoscritti e li portò a Pisa e

poi a Milano, dato che i manoscritti erano stati dati in regalo, sarà solo Pompeo

Leoni a prendere tre manoscritti e metterli nel Codice Atlantico

Si hanno due tipi di materiale: l’edizione moderna e filologica dei singoli manoscritti

 di Leonardo, così come sono stati redatti da Leonardo, e d’altra parte si ha anche il

libro della pittura= Il Trattato della Pittura ha come tema la volontà di Leonardo di

insegnare a dipingere la complessità della natura, dando una rappresentazione

dell’uomo al centro della natura ed indagandone i moti dell’animo l’uomo è

espressione di perfezione anatomica e stati d’animo psicologici, una figura

realistica studiata sul vero, con anatomia indagata nei singoli dettagli+ studia la

natura umana nei suoi aspetti migliori e peggiori, per rappresentare l’uomo con gli

stati d’animo adatti nella scena che si vuole rappresentare= mostra infatti “l’Homo

e il Concetto Della Mente Sua” creando una parte di studio dell’espressione e

un’altra di fissazione di gesti eloquenti che incarnino il momento da rappresentare

Leonardo si esercita in ciò nel Cenacolo: raffigurazione dell’ultima Cena dipinta nel

 refettorio di Santa Maria delle Grazie; qui inizia uno studio profondo per fissare le

diverse reazioni emotive degli apostoli nel momento in cui Cristo dice che uno di

loro lo tradirà+ vi accompagna uno stile complesso, prospettiva come

prolungamento della sala, divisione degli apostoli in gruppi di 3 a 3 e fissazione

delle figure rispetto al loro stato d’animo= nel Trattato, tranne che nella prima

parte, si focalizza su questo tema: il principale senso dell’uomo secondo Leonardo

è la Vista, ciò che permette all’uomo di osservare-considerare-maturare attraverso

esperienza diretta la molteplicità dei fenomeni naturali; si tratta del senso che il

pittore usa più di tutti gli altri, poiché consente alla pittura di essere più grande

della poesia in questo dibattito su pittura-poesia Leonardo afferma che “se tu

dimanderai la pittura muta poesia. La pittura arriva attraverso la vista, la poesia

no. La vista è il bene supremo, è fortificata dalla luce.”= Il pittore è quindi un

creatore e la pittura è un’esperienza totalizzane, che attraverso la vista permette di

osservare la natura e riprodurla la con la possibilità di invenzione; infatti Leonardo

loda in maniera enfatica l’Immaginazione, la parte di talento che con la pratica fa

un bravo pittore: la sua capacità sta quindi nell’osservare la natura e con il proprio

talento e immaginazione modificarla

27/02/18

Nella Francia primi del 500 pare vi sia la possibilità di estendere la propria forza

 su tutta l’Italia, ma con la cattura di Carlo I di Valois nella Battaglia di Pavia, la

vera influenza si avrà solo con Carlo V; nel 1527 si ha il sacco di Roma da parte

delle sue truppe infiltrate dai protestanti, distruggendo sia la città che le sue

opere: quest’evento crea una forte cesura rispetto alla concezione precedente,

dando un senso di precarietà collettiva mai sperimentato, dato che si

comprende l’inconciliabilità tra protestanti e cattolici; I medici accettano la

protezione di Carlo V e di Filippo II e nel frattempo dal 1545-1563 la chiesa di

Roma si riorganizza con il Concilio di Trento, che stabilisce la regola della

Controriforma, ampliando l’azione del clero e il controllo sulla produzione

artistica

Le Vite di Vasari 1550 (I) 1568 (II) si collocano in questo periodo: concetto

 chiave è che la Pittura è fondata sull’esperienza diretta dell’artista, come del

resto sosteneva Leonardo= la divisione tra le due versioni viene accettata da

tutti gli studiosi, dato che non si ha un’unica rappresentazione divisa in due

parti; il nome con cui vengono chiamate è quello dell’editore: la 1° viene detta

Torrentina e la 2° con un ricco apparato illustrativo con ritratti degli artisti viene

detta Giuntina poiché pubblicata da Giunti a FirenzeVasari è un personaggio

eclettico, nato ad Arezzo nel 1511, e rimasto per tutta la vita al servizio diretto

dei Medici, inizialmente sotto Cosimo; la sua vita è fatta di incertezze, e sicura

solo dal 54 al 74+ È un pittore con una discreta cultura, consapevolezza del suo

ruolo e della sua identità regionale e culturale (angusto asse Arezzo-Firenze)

Nella sua vita compie diversi viaggi, di cui il primo è a Bologna per

 l’incoronazione di Carlo V, nel frattempo si appassiona all’antichità e all’opera

degli antichi, che studia con Salviati a Roma nei primi anni 30, dove costruisce il

proprio mito e riconosce in Michelangelo l‘artista più grande dei suoi tempi+ nel

1530 entra a servizio dei Medici, nel 1536 si ha l’assassinio di Alessandro de

Medici e del cardinale al servizio di cui lavorava: per lui la situazione è

difficoltosa, poiché sperava di essersi sistemato definitivamente, per i disordini

a Firenze comincia a viaggiare in Italia meridionale e compie lunghi soggiorni a

Roma nell’entourage di Papa Paolo III (Alessandro Farnese: 1534-49), dove

frequenta allievi di Raffaello e un gran numero di letterati Vasari racconta che

gli sia venuta l’idea di scrivere le vite degli artisti frequentando Paolo III, papa

che ebbe figli e nipoti, e si colloca una in una delle corti più splendide mai

costruite, e il cardinale Alessandro Farnese, che ne mantiene una altrettanto

viva e ricca di artisti impegnati a decorare case e palazzi

Dal 1540-46 scrive l’introduzione in cui afferma che il motivo che l’ha portato a

 scrivere le Vite degli artisti è la conoscenza di un grande attore nella Roma

farnesiana, Paolo Giovio, unica figura che possiede un vero museo, attuando un

ragionamento sul vero senso del termine; egli è un lombardo comasco illustre,

medico e vescovo, con vera vocazione nello lo studio della storia, che gli darà

fama : è un umanista che non ha soldi a sufficienza per finanziare la sua

carriera da Cardinale e quindi scrive la storia dei suoi tempi in latino con una

concezione umanistica, che vede la storia fatta dalle azioni degli uomini,

concentrandosi sulle biografie e personalità individuali, aggiungendo ritratti

poiché per lui danno una migliore individuazione della persona= diventa così un

grande collezionista di ritratti di uomini illustri, posti nella zona della sua villa

detta Museum, ovvero casa delle muse; tali ritratti sono creati sia da artisti

importanti che poco illustri: per essere vero il ritratto deve consentire di capire

meglio la personalità ed essere corredato da un elogium, ovvero una

descrizione delle caratteristiche delle virtù del personaggio

Vasari ci dice che nella conversazione dl palazzo Farnese si parla dell’iniziativa

 di Giovio e attribuisce a lui la prima idea di raccontare gli artisti; infatti ragiona

sul fatto che nella sua epoca manchi una raccolta di ritratti ed elogi degli uomini

egregi nell’arte del disegno; secondo lui il disegno è la madre di tutte le arti, e

quindi base di esse, consustanziando della medesima sostanza tutte le arti= La

rinascita delle arti del disegno si ha da Giotto e Cimabue, cardini nella sua

presentazione degli artisti, che però, come del resto altri sono soggetti ad errori

( nell’800 si ha uno studio positivista riguardo agli errori di Vasari), infatti nella I°

edizione si ha la descrizione di Cimabue fino ai suoi tempi morti e nella II° tempi

sia vivi che morti divide gli artisti in 3 età o maniere: 1° età: 1300, Giotto e

scultori del 300+ 2° età: 1400 prima rinascimentale con recupero della

prospettiva e proporzione del disegno, in un rapporto forzato con l’antico,

andando da Jacopo della Quercia a Perugino+ 3° età: 1500 va da Leonardo a

Michelangelo, tempi a lui contemporanei

Giovio non conoscendo le maniere dell’arte dà il compito a Vasari, che le

 analizza e divide, considerando ogni arte un Congenere, che hanno la stessa

ascendenza ma una forma materica diversa, essendo così divise in arti maggiori

e minori; per gli artisti del passato fa scrivere una lettera da Adriani sugli artisti

del passato e crea 3 Proemi per le varie età, illustrandone il contenuto e la

maniera, ma anche giustificando la cronologia che ha presentato per sviluppare

i diversi artisti in un processo di maturazione, che vede l’apice e fine in

Michelangelo (ultimo artista), cui dedica una vita estesa, unica da lui scritta

mentre le altre sono ricavate da fonti nell’edizione del 1550 pur non avendo la

sua diretta autorizzazione, creando una reazione di fastidio di Michelangelo per

l’essere legato da Vasari al clan dei Medici mentre Michelangelo era

repubblicano e ispira Ascanio Condivi alla creazione di una biografia ispirata da

Michelangelo stesso e nell’edizione giuntina del 1568 riprende molti elementi di

tal biografia nella terza età parte da Leonardo, che dà avvio della maniera

moderna mostrando lo stile di pieno del 500 nel Cenacolo, insegnandolo ad

artisti come Giorgione, Raffaello, Correggio, gli allievi di Raffaello, Giulio

Romano, Rosso Fiorentino e Michelangelo

Cambia il modo di presentare le biografie nelle due edizioni: in quella

 Torrentiniana le crea su modello di quelle umanistiche, con introduzione

filosofica generica, parte centrale generale (con opere, biografie, aneddoti),

epilogo con versi recuperati dalle epigrafi funeri; in quella Giuntiana crea un

grande ampliamento, ma anche una conformazione ai dettami della

controriforma+ in essa si aggiungono anche i ritratti di artisti, alcuni anche

d’invenzione fatti da Vasari e inseriti in cornici manieristiche messe prima delle

biografie, con l’allegoria dell’arte in cui è specializzato l’artista (Michelangelo è

l’unico che ha scritto pittore, scultore e architetto) Vasari crea un libro privato

di disegni in cui mostra la sua concezione della storia e successione degli artisti,

corredando le rappresentazioni con iscrizioni esplicative

(http://www.memofonte.it/ fondamentale per la letteratura artistica)

01/03 La storia dell’arte diventa una narrazione dopo Vasari e si diffonde in tal modo

 fino a Winklemann, che presenta una prima storia dell’arte non focalizzata sulla

biografia degli artisti: Vasari è infatti normativo e il suo modello per biografie

viene usato in ogni descrizione di storia dell’arte; l’angolazione tosco-romana da

cui osserva i fenomeni artistici scatena le reazioni di molti eruditi e studiosi

locali dalla fine del 500, che creando epigoni con vite di artisti bolognesi,

lombardi, veneziani, siciliani per completare la sua opera con un’azione anti-

vasariana+ dagli anni 70 in poi si hanno le Continuazioni degli artisti romani,

ma bisogna aspettare la metà del 600 per avere una nuova edizione di Vasari e

appagare la richiesta degli eruditi europei; fin dalla Torrentiniana, con

frontespizio architettonico manierista con velo sollevato sulla città di Firenze, si

ha, com’unica altra immagine quella che enuncia le intenzioni di Vasari, da lui

raccontate nella biografia, in cui si ha il piano della terra con sotto gli artisti

morti, sopra le parche ne definisco il destino e più forte di loro è l’allegoria della

fama, che soffia nella tromba e accende la face illuminando il ricordo degli

artisti morti: venne realizzata grazie al rapporto con Giovo e molti altri umanisti,

volendo conservare il ricordo degli artisti come quello dei grandi uomini illustri

con medaglioni corredati

La torrentina li vede costruiti con forma letteraria organica ed elegante con

 proemio-sviluppo-conclusione con epitaffi, mentre nella giuntina hanno sviluppo

caotico con l’aggiunta di morti n una forma letteraria che si sbrindella, in cui lui

interviene spesso parlando di sé e delle sue esperienze= si ha l’edizione critica

monumentale comparata di Bettarini e Barocchi del 1966, che corregge anche

gli errori di stampa della giuntina creata di fretta per la volontà degli studiosi

italiani+ i ritratti di uomini illustri collegano Vasari con gli umanisti, che li

facevano apporre nei loro studioli per avere fonti di imitazione: per questo il

ritratto nel 500 si diffonde in ogni campo (sarto di Moroni) non riguardando più

solo virtuosi; gli scrittori della controriforma si dissociano da questa diffusione

poiché credono che il ritratto, per la sua funzione morale, debba presentare solo

persone la cui emulazione sia degna, come nel caso del cardinale Paleotti che

die che si possano dipingere solo i santi o i regnanti (sono consacrati da dio

regno legittimato dall’unzione divina) dato che ognuno di noi ha una condizione

transeunte e una vita eterna diversa dall’immagine carnale= personaggio che

non si farà ritrarre mai è Carlo Borromeo, al pari di Michelangelo che sarà solo

rappresentato da Daniele da Volterra in tarda età, poiché avverso alla

rappresentazione della condizione transeunte

A pochissimi anni dallo scoprimento del Giudizio Universale, per mezzo delle

 stampe che hanno salvato e diffuso diverse altre opere, nel 1541 si hanno voci

che lo criticano sulla base del principio religioso del decorum, che non considera

decente che, dietro all’altare della cappella in cui si riuniscono i papi e si hanno i

concili, si ammassi il brulicare di ignudi del Giudizio: il commento non avviene

sulla divisione di reprobi ed eletti ma sulla decenza, in particolare dai veneti,

all’epoca contrapposti ai fiorentini poiché cercano una pittura basata nel colore

contro il disegno come punto di partenza della creazione; descrivono l’opera

non decente trovando in Raffaello un contraltare molto più equilibrato

nell’antico e nella celebrazione del moderno Ludovico Dolce sostituisce a

Raffaello, lodato nell’ambito romano come sostituto di Michelangelo, con Tiziano

con una volontà campanilistica nell’Aretino del 1557 che trova largo sviluppo

nel 600= la figura di Raffaello diventa paradigmatica come quella del pittore

che supera la maniera degli antichi con la giusta capacità di espressione, contro

l’esagerato Michelangelo; nelle Vite del 1568 Vasari menziona questa

concezione ma continua nella sua valorizzazione di Michelangelo contro il

neoriformismo che si diffonde nella II° metà del 1500: periodo in cui si ha la

comprensione della frattura irrimediabile tra cattolicesimo e protestantesimo,

innescando il massimo controllo nella produzione artistica

Questo motivo di decoro viene inserito nella letteratura artistica di tal periodo

 ne I Due Dialoghi di Giovanni Andrea Gillo: nel secondo vuole correggere gli

abusi degli artisti nella creazione delle storie, con molte annotazioni sul Giudizio

di Michelangelo ma anche delle figure della vecchia e della nuova cappella,

allontanando con regole dalla mancanza di decoro estrinsecata dall’artista= si

hanno quindi pochi ritratti, poche concessioni al mitologico e profano e netta

distinzione tra esso ed il sacro; ci si muove contro le immagini dell’inizio del

manierismo tanto belle da essere scambiate per profane e discendenti

dall’antico+ altro caso, quello di Paleotti del Discorso intorno alle immagini

sacre del 1582: l’opera si collega alla reazione di Bologna contro la sterilità della

pittura attraverso la produzione dei Carracci, per il ritorno ad una pittura

realistica e aderente al testo sacro, che poi porterà Annibale a trasferirsi a Roma

ed essere riconosciuto come nuovo Raffaello nella decorazione senza sfarzo

della Galleria Farnese a RomaPaleotti introduce grandi excursus su questi temi

ed in particolare contro i ritratti che portano a concentrarsi su fatti solo materiali

nell’esistenza terrena, essendo esempi di vanitas, in particolare i ritratti delle

donne che creano pensieri lascivi nel caso degli amanti: avrà una grande

incidenza sulla spiritualità dei Carracci (in particolare Ludovico)

Giovanni Paolo Lomazzo (1538-1592) e Federico Zuccari (1539-1609) creano

 l’idea artistica del bello alla fine del 500, una teoria dell’idea sviluppata fino al

700= Lomazzo è una fonte milanese importante, a 33 anni diventa cieco e si

impegna nella redazione di testi letterari, di cui i più famosi sono Il Trattato

dell’arte della pittura, scultura, architettura del 1584, primo con un titolo simile,

come il Trattato pubblicato da Melzi del 1540, e anche rime e poesie in volgare

che nella lingua dell’Accademia della Val di Blennio, in cui si parla la lingua dei

facchini che scendono dalla valle vicino a Cannobio in lombardo arcaico, detti

Rabisch (arabeschi); l’Accademia è stata da lui fondata a Milano negli anni 60

del 500, vedendolo come loro abate/capo detto Bacco, onorando il dio come

nell’antica Grecia, ma anche discutendo di arte e artisti in questi anni la

controriforma diventa sempre più in grado di controllare arte e artisti: si hanno

quindi Accademie, che cominciano ad includere arte e artisti, fino ad arrivare a

creare accademie in proprio come quella di Vasari a Firenze con l’ accademia del

Disegno del 1563, secondo il principio unificatore delle diverse arti, che però

mancando di sponsor statali fa fatica a sopravvivere e porterà alla fondazione

dell’ accademia di san Luca del 1593 in sostituzione; qui in gli artisti devono

sempre discutere d’arte ma sotto il nome dell’evangelista e primo ritrattista

della Madonna,

L’opera inizia faticosamente perché da un lato gli artisti si formano secondo una

 precisa connotazione, ma si avverte anche la necessità che sappiano trattare di

argomenti filosofici ed siano eruditi di matematica e geometria, avendo quindi

l’idea che l’attività degli artisti possa essere pari a quella dei letterati+

l’Accademia della Val di Blennio gestita con Fontana, è di tipo letterario; i suoi

ideali di libertà sono quasi negati da parte di Lomazzo con la creazione del suo

Trattato, che per erudizione del pittore, afferma quali siano le regole per

dipingere, i principi della proporzione, del chiaroscuro, dell’iconografia e altri

elementi dell’operare artistico, superando i precetti generali dell’Alberti, poiché

vuole essere tassonomico= il problema è la mescolanza di fonti disparate, ma

l’importante è che nei diversi libri si hanno moltissimi esempi, lui vicini in

consapevolezza anti-vasariana poiché non aveva presentato la maniera

lombarda in Lombardia e a Milano non si hanno biografie di artisti in chiave di

rivendicazioni municipalistica, come quelle che nascono nel 600 contro Vasari,

Lomazzo è una fonte insostituibile per la produzione degli artisti lombardi,

diventando una miniera per le fonti, mostrando i trattati di prospettiva e

proporzioni da Foppa a Bramante e Butinone, Zenale e Bramantino che avevano

giocato a creare la cultura figurativa lombarda che nel gioco degli scorci e

prospettive aveva ricostruito la loro caratteristica

Nella storia pittorica dell’Italia di Lazzi si confronta costantemente con Lomazzo,

 dato che ha avuto i grandi meriti di l’aver creato un trattato normativo

sull’operare artistico per elevare dalla pratica della bottega l’artista, ma anche

l’aver creato un contenitore di notizie degli artisti lombardi, non in biografie ma

in esempi puntuali e fedeli, e nel caso sbagliate portano interesse per il

momento in cui è stato realizzato l’errore e perché = si ha l’ipotesi della

pubblicazione del testo dopo la morte di Carlo Borromeo, dopo 6 anni scrive

l’Idea del Tempio e della Pittura, 1590, con impianto meno precettistico e più

filosofico e condensato, impregnato di filosofia neoplatonica attinge da molti

filosofi della Milano del tempo, mostrando in parole quello che doveva essere il

tempio della pittura, ovvero un tempio circolare sorretto da 7 pilastri che

corrispondono ai 7 principali pianeti, che corrispondono alle 7 parti fondamentali

della pittura e quindi a 7 artisti: Michelangelo, Raffaello, Leonardo, Tiziano,

Polidoro da Caravaggio (formatosi nella bottega di Raffaello), Gaudenzio Ferrari

(maestro di Lomazzo) e Mantegna: ripreso dalle torri di Kiefer all’Hangar Bicocca


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AUTORE

Melissa.

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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Melissa. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della letteratura artistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Sacchi Rossana.

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