Corso di sociologia
Argomento 1 - Le origini della sociologia
Secondo alcuni autori il pensiero sociologico è antico quanto la filosofia occidentale; sarebbe esistita una sociologia prima dell'invenzione ottocentesca del termine scienza sociale (convivenza umana). Si tratta di una scelta convenzionalmente condivisa; la nascita della sociologia si colloca alla coniazione del termine da parte di August Comte (padre fondatore della disciplina). Sociologia: deriva da societas (=società) e logos (=studio); sociologia, quindi, nel senso di scienza della società.
Nella Francia del primo Ottocento, la rivoluzione aveva abbattuto il vecchio regime e si dovevano delineare i tratti di una nuova società; l'autore parla di alternanza tra epoche organiche (=valori condivisi e coesione sociale) ed epoche critiche (=rifiuto dei principi vigenti); era tempo giungere ad un'età scientifica o positiva grazie alla società moderna: chiave per reinterpretare l'intera storia della cultura. L'esito del processo fu la razionalizzazione della condotta individuale e sociale (=l'evoluzione umana portata a compimento grazie alla scienza). L'interpretazione che trova maggiore riscontro è la nascita della sociologia nel periodo di formazione della moderna società industriale: è un nuovo modo di analizzare la vita associata; l'indagine della società borghese su se stessa, interrogativo sui processi di socializzazione di inizio 800.
Comte definisce la sociologia come la fisica sociale: studiare l'interazione tra le persone; considera la sociologia una scienza d'élite e come ultimo risultato di un continuo sviluppo di scienze: biologia, chimica, fisica, fino ad arrivare alla scienza della società (=fisica sociale). La sua visione era quella di un'umanità che tendeva verso uno stato di benessere inteso come il maggior numero di informazioni e conoscenze non solo biologiche e chimiche ma anche sociali per la maggior comprensione e controllo del comportamento umano. Egli valuta e descrive questo arrivare alla sociologia coniando tre periodi, o meglio macroperiodi:
- Teologico -> ricerca della causa dei fenomeni-età immaginazione.
- Metafisico -> passaggio da esseri sovrannaturali alle forze astratte- concetti eterni, universali che cerca di sottomettere la realtà.
- Positivo -> ricorrere alla realtà dei fatti, positivo è tutto ciò che è reale, costruttivo, preciso, certo e dimostrabile, partendo dal presupposto che ciò che caratterizza uno stato positivo deve essere un'idea semplice; cioè dimostrabile dal punto di vista scientifico.
Questo svilupparsi nei decenni successivi fa sì che inizino fasi di ricerca per descrivere e organizzare attraverso teorie tutto ciò che saranno i comportamenti degli esseri umani all'interno della società.
Argomento 2 - Forme elementari di interazione
In sociologia è stata sviluppata una grammatica degli elementi primari del tessuto sociale, delle loro proprietà e relazioni, e del modo con cui queste si combinano in strutture più complesse. Si possono individuare forme e proprietà elementari delle relazioni sociali che valgono indipendentemente dal contenuto concreto di queste (=proprietà formali). L'individuazione di queste proprietà fornisce le categorie elementari con cui organizzare l'analisi sociologica e consente la comprensione di aspetti significativi della società spesso trascurati.
L'azione sociale è un primo concetto base della sociologia; secondo Weber per azione sociale si deve intendere un agire che sia riferito al comportamento di altri individui e orientato nel suo corso in base a questo: per agire si intende un fare, un tralasciare o un subire e per senso si intende il significato intenzionale che l'attore dà al proprio comportamento. W. sviluppa una tipologia dell'azione sociale e distingue:
- Azioni razionali rispetto allo scopo (chi agisce valuta razionalmente i mezzi rispetto agli scopi che si propone, considera gli scopi in rapporto alle conseguenze che potrebbero derivarne, paragona i diversi scopi possibili e i loro rapporti).
- Azioni razionali rispetto al valore (chi agisce compie ciò che ritiene gli sia comandato dal dovere, dignità, da una causa che ritiene giusta senza preoccuparsi delle conseguenze) anche questo è un fare razionale poiché implica una decisione consapevole e una valutazione in merito alla congruenza dell'azione con i valori che si intendono perseguire.
- Azioni determinate affettivamente (pure manifestazioni di gioia, gratitudine, vendetta, affetto che hanno senso per se stesse, senza riferimenti alle conseguenze ma non vi è un riferimento consapevole all'affermazione di un valore, si tratta piuttosto di un'espressione di bisogno ''interno'').
- Azioni tradizionali (semplice espressione di abitudini acquisite, comportamenti che si ripetono senza interrogarsi su possibilità alternative e sul loro vero valore).
Per descrivere un'azione è necessario fare riferimento alla combinazione di tipi diversi, la tipologia non spiega i comportamenti delle persone ma è uno strumento utile per impostare problemi di analisi, sono esercizi utili quando si confrontano azioni in contesti culturali diversi, quando spesso è in gioco l'utilizzazione azione razionale rispetto allo scopo e azione tradizionale. La razionalità dell'azione è relativa alla situazione nella quale gli individui si trovano, la necessità di tener conto della definizione della situazione da parte degli attori è espressa dal teorema di Thomas (=una situazione definita dagli attori come reale, diventa reale nelle sue conseguenze), uno sviluppo del teorema è il concetto della profezia che si autoadempie (Merton).
Se l'attenzione è posta contemporaneamente su due o più attori si individuano altre unità elementari dell'analisi sociologica: la relazione e l'interazione sociale. La relazione sociale è stabilita da due o più individui che orientano reciprocamente le loro azioni, possono essere stabili e profonde ma anche transitorie e superficiali. Sono spesso cooperative e cioè orientate a raggiungere fini considerati in un certo senso comuni o compatibili, mosse da sentimenti amichevoli o interessi pratici, dal senso di dovere. Anche il conflitto che riguarda azioni orientate dal proposito di affermare la propria volontà contro la volontà e la resistenza di altri e che può giungere fino all'annientamento dell'avversario, può costituire una relazione sociale. L'interazione sociale è il processo secondo cui due o più persone in relazione fra loro agiscono reagendo alle azioni di altri: con l'interazione si realizza, si riproduce e si cambia nel tempo il contenuto di una relazione. La relazione è la base dell'interazione, ma si può avere un'interazione anche senza una relazione alla base (tra sconosciuti). I processi di interazione hanno un ruolo fondamentale nella strutturazione della società e sono gli elementi di base per la definizione dei gruppi.
Un gruppo sociale è un insieme di persone fra loro in interazione con continuità secondo schemi relativamente stabili, le quali si definiscono membri del gruppo e sono definite come tali da altri. Una categoria sociale non è un gruppo e neppure una classe sociale lo è; ma l'appartenenza a una di esse può essere la base per la formazione di gruppi. Indipendentemente dagli scopi che i gruppi si pongono e dall'ambito istituzionale in cui hanno le radici, possono essere studiati in quanto gruppi, quindi possiamo trovare delle proprietà che riguardano l'interazione relativamente stabile e continuativa di due o più persone. I caratteri dei gruppi cambiano con la loro dimensione. L'interazione può essere diretta oppure in parte indiretta e in parte diretta. La ragione per cui la differenza tra interazione diretta e indiretta è rilevante in sociologia sembra essere collegata al modo in cui nei due casi gli attori comunicano fra loro. La presenza fisica permette la percezione diretta dell'altro, le informazioni sono scambiate a grande velocità e il discorso può essere subito adattato a seconda delle reazioni dell'interlocutore. Con la crescita del gruppo diminuisce la possibilità di questa comunicazione e aumenta la comunicazione indiretta.
Vi sono gruppi di dimensioni determinate, studiati da Simmel: diadi e triadi. La diade è un gruppo di due persone ed ha una caratteristica che nessun gruppo ha: se un membro decide di uscire dalla relazione, il gruppo scompare, non si forma una collettività impersonale e non ci si può nascondere dietro ad un gruppo scaricando doveri in modo impersonale mentre nei gruppi più grandi si pensa spesso che una certa azione o dovere potrà essere svolta da qualcun altro. Le triadi producono diverse forme di interazione: il mediatore (quando un terzo non direttamente coinvolto in una disputa dialogando separatamente, in condizioni meno cariche di emotività e con argomenti più razionali è in grado di convincere gli altri a un accordo), lo schema del tertius gaudiens (il terzo approfitta per i propri scopi di una divergenza tra altri, secondo due schemi principali: due in conflitto cercano l'alleanza del terzo o due cercano di ottenere il favore del terzo entrando in competizione tra loro), divide et impera (quando un terzo fa sorgere o alimenta intenzionalmente una discordia a proprio vantaggio); queste proprietà possono essere riferite a persone o a gruppi in rapporto fra loro. Vi sono poi, i piccoli gruppi, di dimensione superiore a tre con altre proprietà: a parità di altre condizioni, i gruppi con numero pari di componenti mostrano maggiori tassi di disaccordo e antagonismo rispetto ai gruppi con componenti dispari in conseguenza della possibilità nei primi del formarsi di due sottogruppi di uguali dimensioni. Nei gruppi di cinque persone si ha il massimo di soddisfazione dei membri; sopra al cinque il gruppo inizia ad essere troppo grande per un'intensa partecipazione diretta e oltre al numero dispari vi è la tendenza alla formazione di sottogruppi, di due e tre persone, in modo che chi è in minoranza non rimane isolato.
I gruppi formali prevedono regole precise sui requisiti, sulle procedure per l'ammissione e sui comportamenti da tenere per continuare a far parte del gruppo, criteri taciti nei gruppi informali, la frequenza dell'interazione, la definizione di appartenenza da parte dei membri e la definizione da parte di altri possono coincidere o no, a seconda delle circostanze. Un carattere importante del gruppo è il grado di completezza: rapporto fra i membri che fanno effettivamente parte del gruppo e persone che hanno i requisiti richiesti per l'appartenenza, a parità di altre condizioni un grado crescente di completezza tende ad aumentare la capacità di influenza sociale del gruppo. La definizione di un gruppo definisce anche categorie diverse di non appartenenti. Si deve diffidare dalle categorie residue: concetti che sono espressi semplicemente per differenza, i concetti per essere analiticamente utili e per non nascondere aspetti della realtà vanno sempre costruiti in positivo.
Per i candidati all'appartenenza il gruppo costituisce un gruppo di riferimento: ne condividono i fini, sentono di poter accettare le regole e hanno criteri di valutazione e di preferenza simili a quelli dei membri, l'uomo marginale è quella categoria che non condivide più obiettivi e regole e che si è staccata dal loro gruppo di appartenenza, i membri potenziali sono coloro ai quali il gruppo deve rivolgere la sua attenzione e la sua propaganda se desidera aumentare la propria completezza, i non membri neutrali sono l'insieme di chi è sullo sfondo sociale del gruppo, i non membri autonomi sono pericolosi per il gruppo perché sono segno di debolezza impedendone la completezza. Sia nel caso di membri autonomi sia in quello di non membri antagonisti il rifiuto motivato del gruppo è anche l'espressione di norme e valori contrari.
I gruppi hanno strutture che possono essere osservate: il ruolo indica l'insieme dei comportamenti che in un gruppo tipicamente ci si aspetta da una persona che fa parte dello stesso, il contenuto dei ruoli varia da cultura a cultura; esistono norme di comportamento che valgono per i membri del gruppo e che regolano i loro rapporti. Le norme che valgono in un gruppo devono essere viste in rapporto all'insieme più generale di norme che orientano e regolano il comportamento nella società; all'interno di un gruppo i ruoli sono differenziati. La differenziazione dipende anche dalla densità sociale e cioè dalla concentrazione spaziale delle persone e dal volume delle loro interazioni. Durkheim distinse tra società segmentali, dove gli individui hanno ruoli simili e società a divisione del lavoro, come le moderne società industriali. Si distinguono due tipi di ruolo formali all'interno di un gruppo:
- Ruolo specifico -> riguarda un insieme di comportamenti limitato e precisato.
- Ruolo diffuso -> in cui i comportamenti attesi sono un insieme più ampio e meno definito.
Un individuo ha diversi ruoli, possiamo distinguere gruppi che assumono il comportamento di tutti o quasi tutti i ruoli di un individuo (gruppi totalitari) o gruppi che assumono solamente alcuni dei loro ruoli (gruppi segmentali). I gruppi primari sono di piccole dimensioni, a ruoli diffusi con contenuti affettivi e molto personalizzati. I gruppi secondari sono opposti, più grandi, ruoli specifici, relazioni più fredde e spersonalizzate. Vi è un'altra tipologia di gruppi che si riferisce all'alternativa se il gruppo sia basato su un regolamento esplicito in vista di certi scopi (gruppi formali) oppure se sia formato in modo spontaneo senza regole precise per il suo funzionamento (gruppi informali). Il ruolo è uno schema di comportamento che si impara e poi si tende a perseguire. I ruoli sono schemi per l'interazione ma il contenuto di un'interazione non può mai essere completamente compreso nella definizione dei ruoli; un ruolo è sempre interpretato da chi agisce e la sua stessa definizione può cambiare in seguito all'interazione.
Il potere, in sociologia, può essere definito come un'energia sociale di cui un attore dispone nel condizionare l'azione di un altro; è un fenomeno di relazione. La più nota definizione è quella di Weber, ma non vi è un accordo generale sul concetto di potere, ''potere'' è la possibilità di trovare obbedienza ad un comando che abbia un determinato contenuto. Un tipo di potere particolare è quello che l'autore chiama autorità -> riguarda relazioni nelle quali sono previsti diritti di dare ordini e doveri di obbedire, considerati legittimi da entrambi gli attori.
Il conflitto riguarda azioni orientate dal proposito di affermare la propria volontà contro la volontà e la resistenza di altri, sia che tali azioni si svolgano nell'interazione all'interno una relazione stabile sia che nascano specificatamente come relazioni di conflitto. Un certo grado di conflitto interno e con altri gruppi può essere considerato essenziale per la loro formazione e persistenza, ma è anche vero che a seconda delle circostanze e dei suoi modi, il conflitto può distruggere una relazione sociale o un gruppo. Alcune proprietà formali del conflitto riguardano conflitti interni a un gruppo o conseguenze per un gruppo di conflitti con altri gruppi:
- Il conflitto contribuisce a stabilire e mantenere i confini del gruppo; attraverso il conflitto i soggetti di un gruppo acquistano o conservano facilmente la consapevolezza della loro identità e particolarità, mentre in assenza di conflitto ciò potrebbe anche non verificarsi o verificarsi debolmente. Sumner introdusse il concetto di in-group ossia il gruppo di appartenenza caratterizzato da coesione interna e ostilità verso altri gruppi definiti out-group.
- I gruppi che richiedono un impegno totale della personalità sono capaci di limitare i conflitti ma se questi esplodono tendono ad essere di particolare intensità e anche distruttivi delle relazioni di gruppi.
- Il conflitto con altri gruppi normalmente aumenta la coesione interna; se nel gruppo esisteva inizialmente una scarsa solidarietà sociale, la spinta all'unità può non essere sufficiente e determinarsi invece la sua disgregazione. Un gruppo che è sempre in lotta con altri deve controllare i suoi componenti quindi tende ad essere intollerante poiché non sopporta deviazioni all'unità, ciò può comportare che assuma un atteggiamento totalitario. Oppure può capitare che per ottenere coesione si inventi il nemico e in questo caso si parla di capro espiatorio (=un membro del gruppo al quale si dà sempre la colpa se qualcosa non funziona, per far sì che non si litighi all'interno del gruppo).
- Il conflitto può generare nuovi tipi di interazione fra gli antagonisti; spesso un conflitto è il modo in cui due gruppi o persone entrano in contatto, conoscendosi e mettendosi alla prova. Le restrizioni che essi pongono nell'interazione per controllare gli esiti più dirompenti del conflitto possono essere una prima base per lo sviluppo di regole e di rapporti più cooperativi. Se un gruppo non reprime ma tollera i conflitti al suo interno, prevedendo regole e procedure per la loro espressione, è probabile che i conflitti diano luogo ad adattamenti della sua struttura assicurandosi la persistenza attraverso una continua modificazione.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Corso completo
-
Sociologia generale - corso introduttivo
-
Corso sociologia dei media
-
Appunti completi del corso di Sociologia