Corso di psicologia sociale – anno accademico 2018/19
Professore Luigi Alessandro Castelli
Introduzione alla psicologia sociale
Psicologia sociale: studio scientifico dei normali processi psicologici che regolano il modo in cui percepiamo noi stessi e le altre persone intorno a noi – sia in quanto individui a sé stanti sia in quanto membri di gruppi sociali. A partire da tali percezioni organizziamo i nostri comportamenti privati e pubblici.
> no interesse per la patologia/devianza, spiegazione di ciò che accade normalmente nella vita quotidiana; “normalità” in senso probabilistico-statistico.
Studi di fattori che determinano la percezione sociale
- Caratteristiche e modalità di funzionamento del sistema cognitivo;
- Modi in cui pensieri, sentimenti, emozioni vengono influenzati dalle caratteristiche della situazione e dagli individui (ambienti sociali complessi influenzano i comportamenti individuali).
Studio di fenomeni complessi (come il comportamento sociale) comporta lo studio di diverse variabili: elementi personali, comportamenti/caratteristiche di altre persone, variabili ambientali, variabili socioculturali, aspetti di tipo biologico. In base alla variabile osservata utilizzo un approccio diverso.
Il contesto tende a guidarci nell'azione e a creare aspettative che bisogna saper disinnescare. Le aspettative servono per affrontare il mondo intorno a noi; non sempre sono dannose ma possono generare effetti discriminatori.
La psicologia sociale lavora su due livelli
- Descrivere: osservare fenomeni in movimento. La rappresentazione di tali fenomeni è di tipo statico, non emerge la causa di un fenomeno.
- Spiegare: individuare cause e ragioni.
Rapporto con altre discipline
- Psicologia generale: studia i processi cognitivi che mettiamo in atto per la percezione sociale; aspetti motivazionali, affettivi, sociali.
- Psicologia della personalità.
Esempio: caso di Kitty Genovese
New York, la ragazza tornando a casa viene aggredita. Molte persone si affacciano alla finestra ma nessuna interviene. L'aggressore inizialmente scappa, accorgendosi che le persone non intervengono torna indietro e continua ad aggredirla fino ad ucciderla. Si è cercato il motivo del mancato intervento dando la colpa al decadimento sociale della società americana (assenza di un collante social, individualismo); progressivo cambiamento culturale ha portato alla perdita dell'altruismo.
Questa è una pseudospiegazione: usiamo il comportamento osservato per spiegare il comportamento stesso → si usa l'esito finale come principio esplicativo. Bisogna scomporre il fenomeno o comportamento sociale, ragionare in termini di processi ricostruendo le caratteristiche strutturali.
Es. ridotta consapevolezza dell'ambiente in presenza di altre persone: situazione di gruppo modifica la comprensione degli eventi. Molteplici fonti di informazione: il comportamento degli altri diventa una fonte per interpretare il fenomeno.
Caso di Kitty: comprendere qual è la causa; se vedo assenza di intervento da parte degli altri spettatori lo percepisco come un segno di non gravità: Ignoranza pluralistica: tutti mettono in atto lo stesso comportamento e nessuno agisce perché non comprende la gravità della situazione – se qualcuno fornisse una chiave interpretativa diversa questo modificherebbe il comportamento degli altri.
Esperimento di Darley
Studenti universitari devono confrontarsi sulla loro esperienza di vita universitaria comunicando attraverso un interfono. Due condizioni: nella prima vi sono solo 2 persone, nella seconda 6/7 persone, in entrambi i casi c'è una persona che finge di soffrire di epilessia. Ad un certo punto finge di avere una crisi epilettica, il comportamento di ricerca di aiuto è più elevato nel caso in cui l'altra persona è sola. Gli studenti vengono assegnati casualmente ai due gruppi, provano disagio, risonanza empatica ma non reagiscono. Questo è dovuto alla diffusione di responsabilità, la consapevolezza che altre persone possono intervenire al proprio posto porta a delegare la responsabilità ad altri.
Rapporto tra psicologia della personalità e psicologia sociale
Esperimento su competizione e cooperazione, due gruppi con queste due caratteristiche prevalenti, devono giocare a due diversi video game: Wall Street Game e Community Game (il nome del gioco dà indicazioni su strategie differenziate). Si osserva che nel primo videogioco il gruppo è più orientato agli interessi personali e alla sopraffazione, competitività da parte di entrambi i tipi di personalità; nel secondo videogioco si osserva cooperazione anche da parte delle persone considerate competitive.
Le influenze di tipo situazionale possono orientare e plasmare il comportamento fino a far scomparire le differenze individuali, studiate dalla psicologia della personalità. L'influenza dell'ambiente su tali differenze è studiata dalla psicologia sociale. La psicologia della personalità studia il funzionamento interno, la psicologia sociale si focalizza sui fattori esterni, sugli effetti di interazione, su come le differenze individuali interagiscono con le influenze situazionali. Sono due approcci che non possono prescindere l'uno dall'altro.
Es. processi di persuasione: l'oggetto di influenza (chi?) è studiato dalla psicologia della personalità, quando e come avviene la persuasione oggetto di studio della psicologia sociale.
Relazione con la psicologia clinica
Studio dei disturbi mentali come deviazione rispetto a processi normali. La psicologia sociale può prevedere tali deviazioni.
Processi di attribuzione casuale: spiegazione degli eventi della nostra vita. Viene data un’attribuzione di tipo interno soprattutto a eventi positivi (avvicino a me l'esito). Nel caso di eventi negativi generalmente si attribuiscono a cause di tipo esterno per allontanare da sé l'evento. L'evento è quindi modulato in base all'effetto che può avere sull'autostima.
Secondo la psicologia sociale a prescindere dalla causalità dell'evento tali attribuzioni sono processi funzionali in quanto aiutano a mantenere una buona immagine di sé e fungono da motivatori nella vita. Se il processo è disfunzionale si interviene a livello clinico; la psicologia sociale attraverso lo studio della normalità consente di prevedere tali deviazioni.
Il percorso terapeutico è una forma di persuasione, in quanto mira a una ristrutturazione della persona, una modifica del comportamento attraverso l'influenza del terapeuta. Tale influenza può essere tuttavia applicata se si conoscono i processi generali di persuasione studiati dalla psicologia sociale.
Studi di psicologia sociale hanno a che fare con i terapeuti stessi: la diagnosi può essere influenzata dai processi cognitivi del terapeuta, se distorce le informazioni ricevute rischia di produrre una diagnosi errata. Anche in fase diagnostica vi è un’influenza dell'ambiente esterno oltre alle teorie e alle esperienze personali.
Percorso storico della psicologia sociale
Illuminismo: l'influenza sociale, fenomeni di suggestione del comportamento intesi come fluidi, qualcosa di fisicamente presente all'interno degli individui, dipendono dal passaggio di tali sostanze da un soggetto a un altro. Non è qualcosa di misurabile ma potere della suggestione.
Tutto il processo funziona per il fatto che un soggetto è reso vulnerabile all'influenza immaginando l'esito finale di questa persuasione (suggestione). Questo processo termina smettendo di credere nell'influenza elle persone, riduzione della convinzione che una persona detenga tale potere. In ambito terapeutico: se non si dà fiducia al terapeuta (ci si lascia influenzare) il cambiamento terapeutico non si realizza.
Es. effetto Werter: in Europa epidemia di suicidio nel periodo successivo alla pubblicazione di notizie relative al suicidio es di personaggi famosi. Fenomeni di emulazione: vengono alimentati attraverso i discorsi, se si smette di parlarne il fenomeno smette di esercitare influenza. Il comportamento imitativo è più probabile se ci si sente simili alla persona emulata.
Fine 800 – inizio 900 si sviluppano 3 correnti di pensiero
- Approccio sperimentale. Si prova ad affrontare tematiche di tipo sociale da un punto di vista quantitativo. Es. Triplett (1898) osserva le differenze di atleti in allenamento e in gara (prestazioni diverse). Chiede a dei bambini di svolgere un compito, avvolgere un filo, in due situazioni: da solo e in presenza di altri. La prestazione è migliore nel secondo caso per effetto della facilitazione sociale. La natura del compito ha un ruolo importante nell'effetto; se è semplice la presenza di altri aiuta, la motivazione cresce se ho degli osservatori esterni; se è complesso ho molta pressione su di me poiché oltre alla difficoltà c'è anche una valutazione esterna, dunque una situazione ansiogena può produrre un incremento della performance (eccesso di attivazione disfunzionale). Nel primo caso il compito viene svolto peggio da solo perché c'è un’attivazione ridotta.
- Approccio biologico. Il comportamento può essere interpretato in funzione alla capacità adattiva, anche i comportamenti sociali hanno perciò una base genetica.
- Studio dei fenomeni collettivi. Comprensione di come la presenza di altri può determinare il comportamento individuale (es studio dei totalitarismi).
Le Bon: l'uomo da solo si comporta razionalmente, quando si trova in gruppi regredisce a stadi primitivi, sembra ipnotizzato.
Tarde: visione simile a quella di Le Bon. L'uomo all'interno di una folla tende a copiare idee e comportamenti di un individuo assunto come modello e che facilita la realizzazione di un’uniformità sociale.
I loro studi hanno avuto impatto sulle idee e sulle politiche dei regimi totalitari della prima metà del secolo scorso.
Reazione bellica ai regimi totalitari: allo scoppio della guerra gli USA iniziano un intenso programma di ricerca sugli aspetti psicologici della guerra (come viene promosso il consenso, come curare il morale della truppa, resistenza alla propaganda, razionalizzazione delle risorse, ecc) ma anche su chi rimaneva in patria (cambiamento abitudini di vita, creare condizioni di supporto). I maggiori esponenti della psicologia sociale del periodo sono Kurt Levin e Carl Hovland.
Al termine del conflitto studi sul nazismo (Asch, Milgram, Tajfel, Adorno con la personalità autoritaria). Personalità autoritaria deriva da una struttura profonda che ha la sua origine nell'esperienza personale del soggetto e nei suoi primi rapporti con l'ambiente familiare. I soggetti “deboli” hanno vissuto in un contesto familiare rigido e repressivo, con imposizione di comportamenti. Da adulti tendono al conformismo, tendenza a seguire ordini senza interrogarsi sul motivo. Ambienti familiari costrittivi in cui il bambino non può mettere in dubbio l'autorità lo porta da adulto a convogliare il disagio all'esterno, verso soggetti deboli (dislocamento di frustrazione, aggressività). Adorno spiega le caratteristiche di un fenomeno di tipo sociale sulla base delle caratteristiche dei soggetti.
Influenza di correnti di pensiero psicologiche
Comportamentismo: contraddistingue la psicologia per molto tempo. Input ambientale può modificare il comportamento, ciò che sta tra i due (mente) è irrilevante – blackbox. La psicologia sociale non ne viene influenzata, un input ambientale può condurre a reazioni opposte (ciò che succede nella mente non segue uno stimolo ambientale ma lo precede).
Gestalt: maggiore impatto, importanza di studiare il modo soggettivo in cui un oggetto appare alla mente delle persone piuttosto che i suoi attributi fisici oggettivi. Esponenti principali Koffka, Kohler, Wertheimer.
Teoria del confronto sociale di Festinger: riprende il fenomeno della figura sfondo, la percezione del mondo e degli oggetti sociali dipende da ciò che ci sta intorno; i giudizi sociali dipendono dai termini di confronto con il contesto. Contesto elemento che crea significato.
Principio della buona forma di Wertheimer è ripreso da Heider “Teoria dell’equilibrio”: nella percezione sociale cerchiamo di dare ordine e coerenza, se troviamo info discordanti cerchiamo di dar loro significato (es. A amico di B, A amico di C, noi immaginiamo B amico di C). tale modello prevede una fredda ricerca di coerenza (intervento razionale per trovare un ordine, non implica affettività).
Festinger elabora la teoria della dissonanza cognitiva: le incoerenze provocano stati spiacevoli di tensione interna che ci si sforza di risolvere, che spingono il soggetto a modificare l’elemento più debole per ripristinare l’ordine. Modifica della percezione per confermare la validità delle nostre scelte.
La dissonanza cognitiva è la tendenza a ricercare delle rappresentazioni di tipo coerente, cerchiamo quindi di organizzare le informazioni e il modo il cui le percepiamo in maniera tale che ai nostri occhi appaiano in maniera coerente. Questo si basa su rappresentazioni soggettive, significa che da un punto di vista dell’attore sociale c’è l’impegno a rivisitare le informazioni e a organizzarle. Tutto questo si muove sulla base di principi generali condivisi ma dai contenuti soggettivi, ogni singolo individuo potrebbe cogliere delle situazioni di dissonanza in certe situazioni e non in altre. Non di rado abbiamo persone che riescono a convivere con un sistema di rappresentazioni internamente considerato coerente ma ritenuto dissonante per un osservatore esterno. Questo è stato uno dei grossi problemi che ha vissuto la ricerca, risultava molto più complesso capire in quali condizioni si sarebbe generata dissonanza e in quali no, dato che appunto è una questione soggettiva.
Es. i fumatori hanno consapevolezza che fumare fa male, ma spesso mettono in atto dei meccanismi per cui si convincono che le informazioni che circolano circa il fumare siano esagerate oppure oscurano le immagini di tipo negativo, riportate sul pacchetto, con dei contenitori.
Gli studi sulla coerenza hanno dominato la ricerca per tutti gli anni ’60 e si sono esauriti di fronte alla difficoltà nel produrre previsioni accurate dei comportamenti e alla constatazione che in realtà le persone riescono a “tollerare” incredibili incoerenze.
Dagli anni 70 approccio cognitivista, non teoria unitaria ma insieme di modelli legati ad un certo tipo di uomo. Proliferare di modelli per la spiegazione di fenomeni circoscritti, contrapposizione approccio europeo (collettivo) vs americano (cognitivista). Per un discreto tempo si è voluto, in maniera schematica contrapporre un approccio tipicamente europeo ad un approccio tipicamente americano. Un approccio cognitivista spesso è stato visto come un approccio americano, contrapposto ad approcci europei in cui questa componente cognitivista passa in secondo piano ed emerge con maggiore forza lo studio dei processi di tipo identitario, quindi un approccio più vicino a componenti di tipo affettivo che di tipo cognitivo. In realtà se, ammesso che sia esistito un momento in cui questa contrapposizione abbia avuto senso, si tratta di argomenti superati. Non abbiamo più questa distinzione tra approcci geograficamente localizzati.
Aspetti metodologici
Metodi
- Procedure seguite dal ricercatore nella raccolta di informazioni per rispondere ad una domanda/verificare un'ipotesi.
- Forniscono strumenti per tradurre le idee del ricercatore in azioni.
Costrutto: concetto astratto postulato da una teoria che non è direttamente osservabile, ma deve essere inferito (es. autostima).
Variabile: misurabile, adatta a rappresentare il costrutto (è possibile usare più di una variabile per lo stesso costrutto).
- Indipendente: sotto il controllo dello sperimentatore, bisogna verificarne gli effetti.
- Dipendente: viene misurata dallo sperimentatore.
Es. studio gli effetti che i vari gradi di stanchezza potrebbero avere su umore. Potrei manipolare la stanchezza dei partecipanti ad esempio facendo fare loro attività fisica in maniera diversa, ad alcuni attività più stancanti ad altri meno stancanti. Quindi manipolare questa variabile e successivamente misurare il livello umore. Stanchezza variabile indipendente, umore variabile dipendente.
Ipotesi: relazioni fra costrutti formulate in base a una teoria.
Livelli di ricerca
- Descrittiva; Obiettivo: osservare e registrare la frequenza con cui si verifica un determinato evento (Metodo osservativo, inchieste demoscopiche, etc).
- Correlazionale; Obiettivo: scoprire in che misura le variazioni in un certo comportamento (una certa variabile) sono sistematicamente collegate alle variazioni di altre variabili. Si cercano relazioni.
- Sperimentale; Obiettivo: fornire informazione causale. Possiamo comprendere perché avvengono certi fenomeni. Il ricercatore modifica deliberatamente alcuni aspetti dell'ambiente in cui avvengono: le variazioni in A provocano variazioni in B.
Ricerca descrittiva e correlazionale non sperimentali (la variabile non viene manipolata). Un approccio di tipo sperimentale ha dei grossi vantaggi perché è l’unico che permette di manipolare delle variabili di tipo indipendente, di entrare in una situazione sperimentale in cui controllo le variabili.
Quando parliamo di ricerche di tipo descrittivo non necessariamente è qualcosa di svilente o privo di valore. Allo stesso modo, con indagini di tipo correlazionale mi limito a misurare due variabili e vedere qual è il pattern sistematico di covariazione tra le due, quindi non sto manipolando alcuna variabile indipendente, mi limito ad osservare se si muovono di comune accordo e quale sia la relazione tra le due. È la combinazione di questi tre livelli di ricerca che ci dà la possibilità di avere teorie curate e applicabili in contesti reali (non solo in laboratorio).
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