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Appunti intero corso psicologia del disagio sociale Appunti scolastici Premium

Appunti di psicologia del disagio sociale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Zamperini dell’università degli Studi di Padova - Unipd, facoltà di psicologia, Corso di laurea magistrale in psicologia clinico-dinamica. Scarica il file in formato PDF! voto massimo ottenuto all'esame sulla base di questi appunti.

Esame di Psicologia del disagio sociale docente Prof. A. Zamperini

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ESTRATTO DOCUMENTO

borderline!!!

LIVELLO BORDERLINE: difese primitive. Diniego, identificazione proiettiva e

scissione sono le 3 difese principali del f. borderline.

-Diniego: cancellazione di una parte della realtà psichica

-Scissione: oggetti buoni o oggetti cattivi

-Identificazione proiettiva: livello controtransferale, affetti cattivi proiettati sul

terapeuta ma rivolti vs di sé

Meccanismi utilizzati anche nella realtà ma qui sono usati sistematicamente.

Il borderline cerca legami (legami aggressivi, problematici, invischiati, ma li vuole…)

Angoscia di intrusione ma anche di separazione!

Le interpretazioni sono intrusive ma anche un legame, quindi in realtà sono

accettabili in fondo per loro. Le difese per il borderline sono il campo di battaglia.

Non riesce a descriversi molto ma si difende con l’aggressività di questa sua

è

incapacità. Estrema difficoltà data dal fatto che molto difeso: la sua difesa

aggressiva stoppa le persone su tutti i piani. Difficoltà di entrare in contatto con

loro, fra angosce di intrusione e separazione. Si presentano in maniera evidente

come problematici. Non c’è spazio transazionale, non c’è una separatezza.

Rapporti subito strettissimi ma alla prima “delusione” accessi di rabbia, difficoltà,

vendetta.

Alto livello di pulsionalità, manifestazioni di odio amore quindi altissime e poco

rappresentabili : alta impulsività (scariche di pulsionalità). Usano l’altro in modo

quasi vampiresco: coinvolgimento, investimento, e scarica. Pensano di avere

sempre ragione, sintomatologia egosintonica.

N.B: Interpretazione angoscia segno che qualcosa non funziona.

è

L’interpretazione va in direzione della rappresentazione. Se non comprensibile,

adeguata allora aumenta l’angoscia, cioè il pulsionale non rappresentabile. Una

buona interpretazione classicamente invece fa diminuire l’angoscia.

LIVELLO PSICOTICO: stato più rischioso, angosce di frammentazione, di

scomparsa. Paura dei legami, non sanno cosa siano i legami. Nella psicosi le difese

sono appena toccabili perché sono questioni di sopravvivenza psichica. Anche gli

psicotici usano le stesse difese. Come si presenta? Si percepisce una grande

distanza, freddezza, vacuità. Molte cose simili all’indeterminatezza e all’incertezza

descrittiva del borderline (tranne aggressività) ma aggiunti a particolari bizzarri nel

modo di esprimersi e nei dettagli della persona. Non cercano il coinvolgimento,

cercata invece dal border. Gli psicotici non sanno nemmeno se esistono

veramente. Sono talmente intaccati nella loro identità e nella loro percezione di se

stessi che a volte dubitano di esistere, fino a che non entrano in uno scompenso

psichico, dove la loro impossibilità a vivere si manifesta. Senso di impossibilità di

entrarvi in contatto. Tendono a passare inosservati nella vita quotidiana. Lo

è

psicotico ritirato (non timido). DEPRESSIONE

Quadro clinico talmente vario da occupare tutti i livelli (normale, nevrotico,

borderline, psicotico depressione reattiva; depressione nevrotica; depressione

borderline; depressione psicotica (classicamente la melanconia)).

Melanconia : melascolé: dal greco: affetto depressivo. In italiano indica la

depressione psicotica. Magini, dal greco, la usa come termine generale per la

depressione, l’affetto depressivo.

Depressione reattiva: segue la perdita di un oggetto.

E’ la malattia del secolo, anche se in realtà è sempre stata presente. È sempre più presente

però nella misura in cui è il contrario degli agiti. L’agito infatti è completamente esterno,

modalità di scaricare esternamente la pulsione (es. disturbi del comportamento, varie attività,

azioni… scarica motoria aiuta a sfogarsi; come anche l’attività sessuale).

La depressione è il contrario: tendenza all’introiezione, cioè al portar dentro e in alcuni casi

al tener dentro.

Stato dell’anima presente da sempre: famosi depressi, fra cui Michelangelo. Molti artisti

hanno questo alone depressivo in loro. Spleen di Baudelaire, Werther di Goethe…

Separazione, dolore, perdita dell’oggetto amato. La depressione rientra in ogni attività

riflessiva dell’uomo.

≠ depressione mai sovrapporre le due cose

Affetto depressivo

Solo a volte gli affetti depressivi evolvono in depressione.

L’affetto depressivo è la tristezza; ed è uno degli aspetti più importanti

assieme all’angoscia. Angoscia: momento di allarme; affetto depressivo:

perdita dell’oggetto, cambiamento.

Abbandonare sia persone che cose: identità, oggetti, persone, appartenenze,

luoghi… in alcuni casi gli affetti depressivi provati determinano una

depressione clinica.

Reazioni luttuose biologicamente determinate (vedi zoo di San Diego e lutto

scimpanzé); ma il lutto di ciascuno è sempre singolare e diverso dagli

altri; sono reazioni assolutamente imprevedibili (a differenza degli

animali). Abbiamo infatti tutta una serie di capacità superiori per

camuffare o esprimere gli affetti sottostanti: qualcosa di strettamente

personale. Ciascuno, a seconda del proprio sviluppo psichico, avrà

peculiari reazioni di lutto.

Perché siamo così vulnerabili? Perché abbiamo un’idea della mortalità, che

ci suscita dolore. Quando muore qualcuno pensiamo alla nostra morte.

Perché nasciamo “gettati del mondo” (Heidegger), con necessità di un

oggetto che ci curi e da cui per molto tempo saremo dipendenti. Anche con

una madre perfetta comunque il bambino vivrà una situazione di disaiuto

(Hilflosigkeit); prima di capire che l’urlo richiama la madre c’è sempre

una latenza fra urlo e madre, una condizione dunque di disaiuto. Ci sarà

sempre un primo momento di impotenza assoluta che tornerà fuori poi nella

vita del soggetto alla scomparsa dell’oggetto. Nella vita ci sono molti

cambiamenti che si subiscono e da cui andiamo avanti grazie a difese,

soprattutto grazie a rimozione etc (es. adolescenza, o ciclo mestruale).

C’è lutto dove c’è perdita e dove c’è necessità di lavoro psichico per

superarla. Questo è il terreno all’interno del quale si può innestare una

depressione: la depressione può attanagliare bambini, adolescenti, adulti.

Es. bambino che dorme sempre o che non dorme mai depresso; storie di separazioni infantili

precoci; difficile accorgersene, situazione di difficile diagnosi nei bambini

Ogni cambiamento, ogni perdita della situazione attuale è un lutto: es.

l’arrivo di un fratellino/sorellina. La depressione è congelamento delle

reazioni, la chiusura.

Classicamente si dice che la depressione è dovuta a un abbassamento del

tono dell’umore. Chiusura e congelamento.

Cos’è il tono dell’umore? E’ una sensazione interna, è la misura della

propria vitalità. C’entrano pulsioni e pulsionalità, che possono essere

esagerate o esageratamente basse. La nostra energia interna, la

pulsionalità, sta alla base della nostra vita e la esprimiamo tramite “Ho

voglia/non ho voglia” “desidero/non desidero” che è sensibile ai

cambiamenti.

Le pulsioni hanno un contatto immediato con l’affetto: un loro

abbassamento implica una compromissione peggiorativa dell’affettività

(quindi espressa come tristezza, incapacità a vivere, pessimismo, angoscia,

vuoto d’affetti, vuoto di speranza, inaiutabilità…). Porta oltretutto

tutta una serie di disturbi fisici, sintomi somatici, quando il corpo si

prende in carico … i sintomi somatici toccano le sfere

dell’autoconservazione:

-Insonnia: serale o mattutina: difficoltà ad addormentarsi perché si è

pieni di preoccupazioni livello nevrotico; svegliarsi la mattina: sintomo

preciso di grave depressione, tra border e psicosi. Ipersonnia: livello

normale/nevrotico.

-Malessere

-Stanchezza

-Poca voglia di mangiare

-Poca voglia di fare sesso

Rischio di suicidio: molto frequente negli stati depressivi.

Forme diverse di depressione:

-Forme lievi che hanno abbassamento del tono dell’umore, no sintomi

somatici, parziale ritiro dalle normali attività, una riduzione

dell’appetito, del sonno, del desiderio sessuale.

-Forme mascherate: ci può essere ad esempio solo un sintomo (es. ipersonnia

o sintomo somatico)

-Forme involutive: colpiscono gli anziani, estremamente esposti alla

depressione, come anche tutti quelli che vanno incontro a cambiamenti

radicali nella vita. Nell’anziano ci sono depressioni poco espressive ma

molto somatiche e ritiro. In genere non riconosciute o scambiate per

demenze (quadri simili di ansia, agitazione, perdita di appetito, sonno

etc). SINTOMATOLOGIA:

-“tristezza vitale”: mancanza di voglia di vivere, perdita di gioia,

avvenimento positivo o avvenimento spiacevole perde questo suo aspetto

caratterizzante (la persona diventa sempre più indifferente, si perde un

affetto)

-generale rallentamento: sia in relazione agli aspetti più biologici

(mangiare, sessualità, motorio, etc) sia psicologico (rallentamento

ideativo, pesantezza del pensiero…)

-autosvalutazione e senso di colpa: giudizi su di sé, sensazione di aver

sbagliato tutto, rimorsi, autoaccuse .. si mette continuamente nel banco

degli imputati

-aridità affettiva: non è un’indifferenza, è un sentimento doloroso di

perdita di sentimenti, una dolorosa consapevolezza (diversa dal gelo

psicotico e dalla belle indifférence isterica)

-presentificazione: sensazione di essere bloccati in un eterno presente;

assenza di futuro; passato di rimpianti, di occasioni perdute, di

autorimproveri

-idea prevalente: idea di qualcosa che è stato il problema o l’occasione

perduta

Nel bambino e nell’anziano alcuni criteri devono essere ricalibrati. Il

bambino va molto più sul somatico, e sul comportamentale non sa esprimere

le proprie emozioni: paure infantili, lamentale somatiche. Stessa cosa

avviene negli anziani: ipocondriaci, lamentale fisiche e assenza di futuro.

La depressione sono episodi che si aprono e si chiudono (a differenza di

altre psicopatologie strutturate, come nevrosi e psicosi, ingravescenti e

progressive se non curate); le depressioni no, sono episodiche.

Sono persone che non son state curate adeguatamente; pericolo di suicidio.

Tendiamo a non voler vedere la depressione, perché sotto sotto ci spaventa,

perché è qualcosa di familiare, vicino a noi…

DEPRESSIONE REATTIVA:

non meno gravi ma reattive: relazione diretta con una perdita (o oggettuale

o narcisistica). Quando la perdita è oggettuale di solito si tratta di una

persona cara, mentre una perdita narcisistica è un oggetto investito

narcisisticamente (a volte una persona). Non c’è mai una differenza totale

con l’altro, difficile distinguere tra oggetto e narcisismo. Quando la

perdita è narcisistica è molto più probabile andare in contro a

depressione.

La depressione è il fallimento del lutto. Il lutto è un lavoro psichico.

DEPRESSIONE PSICOTICA o PSICOSI DEPRESSIVA: Risultato di depressioni non

diagnosticate: depressioni molto gravi con deliri importanti: es. delirio

di rovina (nulla esiste, tutto è rovinato, non c’è più niente da fare)

deliri di colpa, di miseria, di indegnità. Spesso ci sono casi di delitti-

suicidi che mettono in atto i cosiddetti omicidi altruistici: uccidere gli

altri perché non soffrano: sottostante depressione non riconosciuta né

trattata. Se a seguito di tale atto non c’è suicidio non è depressione, ma

si è più verso la psicosi.

DEPRESSIONE POST-PARTUM: assomiglia alla precedente situazione delirante.

Ci sono tante componenti, fra cui quelle neurobiologiche, che sono molto

rilevanti. Madri preoccupate già prima del parto, a seguito del parto si

chiedono cosa sia il bambino per loro. Casi lasciati non trattati vanno in

contro a depressioni gravi e a volte suicidio e infanticidio.

26 novembre

-Un paziente depresso può dirsi pieno dal punto di vista dell’intasamento,

delle cose non elaborate che ha dentro di sé e che si traducono in pensieri

pessimistici, oppure può essere pieno di qualcosa che riferisce essere la

base della sua tristezza, e che è talmente invasiva che lo riempie.

-Il senso di vuoto è un altro modo di esprimere le stesse cose (non

contenuti rappresentativi) è legato a una sensazione di inutilità, non

vitalità. Da un punto di vista meta psicologico si descrive la depressione

più come un vuoto perché segue un disinvestimento dell’oggetto: manca la

possibilità di investimento. Poco narcisismo che si somma alla sottrazione

dell’oggetto. Si sentono senza speranza, senza nulla, è un vuoto

rappresentativo, è aver perso la possibilità di pensare all’oggetto. Il

vuoto è comune anche alla schizofrenia, al borderline… prevalenza della

pulsione di morte.

La pulsione di morte fa sì che ci possa essere disinvestimento per ridurre

al minimo la vitalità e difendersi. LUTTO

Questione sempre accostata alla depressione.

Freud “Lutto e melanconia”: gli affetti nel lutto sono simili a quelli

della melanconia. Saggio fondamentale per la psicoanalisi, perché dopo le

pulsioni per la prima volta l’oggetto diventa fondamentale, soprattutto in

caso di perdita. Non ci deve essere però confusione fra i due stati, in

realtà sono l’uno l’opposto dell’altro: infatti se si fa un buon lavoro

psichico di lutto (fondamentale!) è esattamente ciò che il melanconico non

è riuscito a fare.

Lutto: stato doloroso che segue la perdita di una persona cara (lutto in

senso proprio per ora) o la perdita di un oggetto ideale (non

necessariamente una persona) stesso tipo di reazione.

Lavoro del lutto: momento in cui si comincia a prendere in considerazione

il dolore, che è il primo passo del lavoro del lutto. Il dolore è ciò che

ci confronta con la realtà della perdita. Il lavoro del lutto è un lavoro

di avvicinamento alla verità e allontanamento con i meccanismi di difesa

(rimozione, diniego, trasformazione nell’opposto…); l’incredulità è il

primo momento del lavoro del lutto (soprattutto nelle perdite

narcisistiche, es. malattia). Persecuzione, colpa: cosa ho fatto per

meritarmi questo? … tutti modi di allontanamento dalla realtàquesto lavoro

deve durare un certo tempo, fino a che a un certo punto la perdita è data

per acquisita (fine del lavoro del lutto).

Il processo di lutto è aiutato dalla relazionalità, dall’ascolto

dell’altro.

Alla fine del lavoro, tutto ciò che era stato investito sull’oggetto può

essere ritirato e reinvestito in un altro oggetto. Il momento in cui

ritiriamo l’investimento dall’oggetto perduto è il capitolo finale,

anticipato dalla sensazione di aver perso, assieme all’oggetto, anche una

parte di noi stessi: punto in cui lutto e melanconia si toccano: sensazione

che il mondo esterno (e interno!) sia impoverito.

Indecidibilità tra interno e esterno: se prevarrà una perdita di parte del

mondo interno allora si cadrà nella melanconia.

Il lutto infatti è una situazione sempre a rischio, perché anche nel suo

normale procedere ci possono essere molte difficoltà. Ognuno dunque ha i

suoi tempi, disinvestire da un oggetto è una cosa di cui ci accorgiamo dopo

tanto tempo, quando ci si chiede come si è fatto a patire così tanto, si

vede che non ne valeva la pena: perdita solo nel mondo esterno, buon lavoro

di lutto. Ciò non succede però con le persone morte, a cui abbiamo voluto

bene: qui non c’è un disinvestimento totale, questo oggetto è diventato un

oggetto interno, narcisistico a cui ci riferiamo quasi come se esistesse

ancora all’esterno, anche se esiste solo dentro noi e che continua a darci

qualcosa.

Lutto complicato: lutto che non finisce mai. I tempi sono sempre molto

personali. Il problema non è il tempo, quanto il fatto che la perdita

continua a essere presente nell’individuo e a un certo punto dà dei

problemi. Sintomi somatici e leggeri sintomi depressivi. Dipende da una

difficoltà a separarsi dall’oggetto. Perché? Riferimenti meta-psicologici:

che investimento era stato fatto? Investimento ambivalente è una

caratteristica del lutto complicato: compresenza di sentimenti opposti.

Altra caratteristica è che in genere la scelta è narcisistica: esiste cioè

un’importante quota narcisistica in questo investimento. E’ difficile

staccarsi da un investimento narcisistico, vuol dire perdere una parte di

sé. Tutto ciò non è ancora una depressione, solo un lutto complicato, ma è

comunque un gradiente che sta andando verso la depressione. Nel lutto

complicato ci può anche essere sintomatologia senza coscienza di causa. La

perdita è conscia ma non collegata magari sul momento.

NELLA MELANCONIA LA PERDITA INVECE RIMANE INCONSCIA, QUINDI DISTANTE. E’

stato difficile separarsi dall’oggetto perduto perché era investito

narcisisticamente, perché c’era un’ambivalenza e in più perché esistono

delle fissazioni orali, relative alla seconda sottofase orale, sadico-orale

(Abraham) che a che fare col mordere (la prima ha a che fare col

succhiare). Queste fissazioni sono determinate dalla storia di ciascuno,

hanno a che fare con un rapporto con l’oggetto originariamente avido, per

tantissime ragioni (es. madre che allatta ben oltre limiti indicati o

nascita di fratellino interrompe il trattamento privilegiato…). Queste

fissazioni orali possono rivenir sollecitate a distanza di anni con la

perdita di oggetto.

-investimento narcisistico

-ambivalenza

-fissazioni sadico orali

Altissime probabilità di sviluppare depressione.

L’oggetto immaginario verrà psichicamente divorato: incorporazione=

divoramento dell’oggetto. Modalità psichica primitiva

dell’incorporazione, che precede l’introiezione nello sviluppo psichico.

Incorporazione – introiezione – identificazione

Si mangia – si tiene dentro come idea – dall’oggetto portiamo cose che ci piacciono

dentro di noi

Nella depressione c’è incorporazione: l’oggetto perduto, pur di non

perderlo viene divorato, si piazza dentro, occupa tutto lo spazio. Ma

divorare vuol dire anche distruggere: tentativo insieme di tenerlo dentro

ma anche distruggerlo: ambivalenza.

SUPER IO: parte dello psichico, differenziata, più o meno sviluppato, più o

meno rigido o permissivo, ….

Nella depressione è un Super-Io rigido, che accusa l’Io di aver perso

l’oggetto autorimproveri, senso di colpa. L’attacco del Super-Io è

pericoloso: in casi estremi, se prevale totalmente può indurre l’Io al

suicidio.

Teoria freudiana sulla depressione: l’oggetto perduto che viene

incorporato, proprio perché c’è l’ambivalenza, non viene perdonato dal

super-io, che lo punisce e lo attacca per averlo perso. Metafora, modo di

lettura per figurarsi eventi interni altrimenti non conoscibili.

Rabbia che hanno dentro i depressi è infatti inconscia, e noi immaginiamo

l’attacco della struttura superegoica che porta i rimproveri. Ciò che è

indiscutibile è il piano di osservazione clinica in cui certi processi

emergono nettamente.

Teoria kleiniana: posizione depressiva: per la Klein è solo una posizione

della normalità; solo un suo eventuale intoppo porta patologia;

posizione depressiva: accettazione che l’oggetto è intero (della sua

separatezza quindi), di averlo attaccato, senso di colpa per questo. Ciò

che è interessante la Klein parla della distruzione dell’oggetto:

depressione come preoccupazione del seno e dell’oggetto attraverso

l’avidità, origine degli autorimproveri.

Arieti: psichiatra psicodinamico: parla del rischio depressivo in relazione

a un oggetto dominante. Il rischio di depressione è determinato dalla

tendenza che un essere umano può avere di soddisfare un oggetto (un Altro

dominante), quindi di dedicare la vita all’altro, per poi essere

insoddisfatto o deluso di averlo fatto. Vivere per l’altro come rischio di

depressione. Non è una teoria completa ma è comunque giusta, seppur molto

fenomenologica, non metapsicologica, di un certo tipo di relazione

oggettuale.

E’ ancora valida psicanaliticamente la lettura freudiana della

depressione.

A cosa bisogna dare attenzione nella cura psicologica di questi pazienti?

Con una persona così priva di investimento per la propria cura, così senza

speranza (arrivano su spinta altrui!) che si fa?

Manca investimento libidico, condizione frustrante e difficile per lo

psicoterapeuta. Funzionano bene con il farmaco perché fa parte delle loro

incorporazioni, li accettano volentieri. Non è come col nevrotico o con il

borderline che investono subito lo psicoterapeuta di potere e possono

migliorare relativamente velocemente.

Il transfert con loro non si sviluppa immediatamente; serve molta pazienza.

Molti parlano di alleanza terapeutica con il depresso ma più che alleanza

terapeutica deve esserci transfert: sinonimo di investimento di un minimo

di pulsionalità, proprio ciò a cui si punta infatti … serve empatia,

professionalità, ascolto, spazio all’altro, ma soprattutto, fin da subito:

mai accentuare le cose positive. Davanti al suo vissuto di mancata speranza

mai provare a vedere i lati positivi, farebbe sì che si perda

immediatamente il paziente (e aumentano le probabilità di suicidio). Essere

col paziente, empaticamente, essere col suo dolore inesprimibile.

Cominciare a cercare i motivi, qualcosa di disfunzionale, che non funziona,

cominciare a parlare delle cose, che è sempre qualcosa di positivo per

entrambe le parti: è un segno di possibilità di spazio, di libertà di

parlare, mostrare che per voi è tollerabile la sua sofferenza. Si parlerà

poi di cosa ha perso, delle varie perdite narcisistiche, per poi arrivare,

nel tempo, all’aggressività del paziente, di cui lui non ha coscienza. La

rabbia sarà infatti il motivo principale della sua depressione, la rabbia

del Super-Io, l’attacco del Super-Io. Più si fa uscire la rabbia, più lo

si farà sentir meglio: aiutarlo cioè non a tirarla fuori fattualmente, ma a

metterla in parole, a viverla pienamente.

Analisi del proprio controtransfert: si sente una sensazione, una

sofferenza intollerabile a cui si deve dar modo di essere pensata; il

paziente ci sta dicendo che per primi noi dobbiamo saperla tollerare con

lui questa sofferenza insopportabile.

28 novembre

Hans Holbein – Cristo morto: 1522; Museo di Basilea. Il più inquietante

della storia dell’iconografia sul Cristo. Ne l’ “Idiota” di

Dostoevskij: Cristo appena deposto dalla croce, contrariamente a tutte le

altre immagini rende in modo straordinario il punto di non ritorno, verso

il quale il nostro pensiero è inevitabilmente attratto. Punto di arresto

dell’illusione, dove si può inserire la depressione e la disperazione più

estrema. Se anche Cristo è finito in questo modo (e lui è simbolo del

meglio dell’umanità), allora noi dobbiamo porci il problema della mancanza

di via di fuga per l’essere umano. Il genio è chi tollera la non risposta

a questa questione. L’essere umano si difenderà inevitabilmente da questa

mancanza di risposta: il meccanismo della rimozione ci dice chiaramente che

questo genere di domande non possono essere sempre presenti al nostro

pensiero.

Non stupirsi allora dell’assenza di rimozione nella depressione: non c’è

pensiero nella depressione. Odio tenuto dentro che dà questa sensazione di

qualcosa di cattivo da controllare: sensazione quasi fisica: sensazione di

svuotamento e pieno assieme.

STUDIA: Carl Abraham stadi di sviluppo libidico affettivo – pensiero post –

freudiano (sia depressione che altre situazioni viste)

Depressione come malattia (nelle sua varie manifestazioni: reattiva,

nevrotica, psicotica…) vs melanconia come stato dell’animo che accompagna

questa malattia

Aristotele è il primo che si occupa di depressione, mantenendo raccordo tra

melanconia e genio; ma era già chiaro che melanconia non fosse malattia

(cioè depressione). Stato d’animo malinconico è proprio del filosofo,

secondo Aristotele, classico dell’uomo che pensa. Lo stato malinconico ,

secondo A, può essere bilanciato dal genio (ossia dal coltivare la mente e

il pensiero).

Passo dell’Iliade su depressione: “Ma dopo che fu divenuto odioso agli

dei, solo vagava nella piana di (…) rodendosi l’anima, evitando il passo

degli uomini”; descrizione di Vellerofonte che non ha a che fare con uno

stato dell’animo dell’essere umano, quello malinconico. Questo stato

dell’animo ci mette a confronto con pazienti con cui abbiamo grosse

difficoltà (forse perché riconosciamo qualcosa di simile a noi….).

-Odioso agli dei: questione quasi eziopatogenetica: odio degli dei come

rappresentazione di una introiezione e incorporazione di un oggetto che

odia il soggetto, l’oggetto perduto perché a lui non interessa il soggetto

stesso. Influsso del Super-Io: odio degli dei tenuto dentro, gli dei

interiorizzati, diventano il Super-Io che odia l’Io.

-Rodendosi l’anima: sensazione somatica, ciò che il depresso sente.

Meccanismi che hanno a che fare con una specie di cannibalismo che il

depresso mette in atto, un divoramento continuo dell’oggetto stesso che lo

odia e che è odiato; stato d’animo del depresso, ossia la disperazione,

l’assenza di speranza

-Evitando il passo degli uomini: totale solitudine del depresso

Col Cristianesimo né Medioevo la melanconia e tutto ciò che vi ruotava

attorno era peccato, qualcosa da evitare perché allontanava dal Verbo.

Portata salvifica di questo messaggio.

HEIDEGGER: L’ESSERE GETTATI NEL MONDO. IL SENTIMENTO DELLA NOSTALGIA

Linea di funzionamento lungo la quale ci stiamo muovendo: quando parliamo

dell’affetto depressivo come emozione negativa, molto somatica, siamo a

livello rappresentativo quasi 0. “rodersi l’anima” rende l’idea di

quanto è somatica la depressione.

Sentimento: parlare di sentimento implica una vicinanza maggiore a pensiero

e rappresentazione: parliamo ora di NOSTALGIA.

NOSTALGIA – anche questo sentimento ha a che fare con un oggetto perduto,

ma non ci sposta eccessivamente dentro la depressione. Ha delle parole,

ognuno di noi può fare una storia della propria nostalgia. Anche qui c’è

un aspetto sensoriale, ma può essere messo in parola.

Termine relativamente recente: neologismo di tardo 600: nostos (casa,

patria, terra) – algos (dolore) sono termini greci ma è comunque un

neologismo: si riferisce al dolore per aver lasciato la propria terra. Heim

– Weh : termine coniato dai mercenari svizzeri, desiderio nostalgico di

patria che poi si è generalizzato. Sentimento quasi di prevenzione della

perdita: la si vive prima, tramite la nostalgia, così che se dovesse

avvenire davvero l’apparato psichico si troverebbe pronto.

Stesso funzionamento dell’angoscia segnale, ossia di quell’angoscia che

ci mette in allarme e che quindi ci impedisce di farci trovare totalmente

impreparati rispetto a un trauma.

Inoltre: la nostalgia riesce così a mantenere un oggetto inalterato,

idealizzato, non minacciato: si parte e l’oggetto che si lascia a casa è

come protetto dall’idealizzazione: sorta di protezione psichica rispetto

ai rischi. Stare in una situazione pensando di tornare (es. perfetto in

guerra) diverso da stare allo sbaraglio, senza questo pensiero protettivo.

Implicazioni psichiche molto diverse. L’oggetto idealizzato ha funzione di

protezione di chi se ne va, quasi garantisse il suo ritorno; ha inoltre

funzione di protezione vs l’oggetto stesso, vs cioè gli attacchi che il

soggetto potrebbe fargli. C’è qualcosa dunque se non di patologico, di

estremamente difensivo almeno. Ma è anche un sentimento che oltre a essere

difensivo induce un pensiero sull’oggetto e su se stessi che tocca anche

gli aspetti creativi e artistici: Proust “La ricerca del tempo perduto”.

La nostalgia ammorbidisce l’aggressività vs l’oggetto tenendolo

idealizzato. SUPER-IO

Nella nevrosi ossessiva: il Super-Io è rigido ma l’io combatte con super-

io e ogni tanto lo sfida e si ribella.

Nella depressione il Super-Io è un torturatore: odio di una parte del sé

verso il resto della persona.

Rapporto madre-bambino: il Super-Io è la madre. E’ sia una questione

inevitabile (lo stato di disaiuto e di impotenza originaria, anche con la

migliore madre amorevole al mondo); figurarsi se poi il bambino non si

sente amato, rispecchiato etc… Inoltre: c’è anche in gioco la questione

del desiderio: mi hai voluto davvero? Inoltre: anche le madri hanno avuto

madri questione dei problemi transgenerazionali. Per quanto rimozione,

inconscio, tutto funzioni, avremo sempre dentro di noi un senso di

inevitabile mancanza; a maggior ragione se ci sono state esperienze di

reale mancanza. Inevitabile tendenza depressiva. Odio e aggressività

modalità di reazione a ciò. Quanto più il soggetto è meno evoluto

psichicamente, tanto più avrà a che fare con aggressività e odio: attacco

del Super-Io che di fatto è un auto-attacco.

L’aggressività nei depressi è inconsapevole. Nella cura deve emergere.

Situazioni carenziali dove il bambino ha avuto a che fare con situazioni di

abbandono psichico ci saranno molto problemi legati all’odio vs l’oggetto

che in futuro saranno una buona base per la depressione.

2 dicembre LA PARANOIA

CASO DEL PRESIDENTE SCHREBER, Freud, caso di schizofrenia paranoide

Paranoia da f. normale a f. psicotico. Caso di Schreber funzionamento

psicotico.

Allucinazioni e deliri.

Nel funzionamento normale la paranoia è ad esempio un caso in cui capita di

interpretare in modo proiettivo qualcosa, si proietta ad esempio la propria

responsabilità sull’altro. La frequenza nel tempo e la pervasività di

questa modalità di pensiero ne determina la natura patologica o meno.

Bion, seguendo il discorso kleiniano su identificazione proiettiva (mettere

nell’altro propri elementi non digeriti), parla di una comunicazione

primitiva che si basa su questo meccanismo: elementi beta messi nella

madre, a cui la madre dà un senso. Fenomeno evidente anche in analisi:

senso di estraneità stando col paziente, qualcosa di avvertito come non

appartenente al terapeuta, seppur sentito a livello corporeo come se fosse

suo. Avviene perché c’è una disponibilità completa a recepire da parte

dell’analista. Segue il binario delle comunicazioni infantili precoci,

molto primitive. Di solito nella normalità c’è una controidentificazione

proiettiva (si ributta addosso all’altro ciò che riceviamo): in un

contesto terapeutico ciò non deve avvenire, perché sarebbe un messaggio

disatteso.

Il sentire è solo il primo momento, anticipa un riconoscimento della

sofferenza del paziente, rêverie di Bion, e poi ci sarà una restituzione al

paziente (non una controidentificazione proiettiva!). Sarà per il paziente

una straordinaria esperienza, perché qualcuno avrà dato un nome a qualcosa

che prima non lo aveva e non riusciva ad averlo.

Reverie, funzione definita da Bion come l’elaborazione e metabolizzazione

di tutti quegli elementi non integrabili nella psiche del neonato (elementi

beta) restituendoli a quest’ultimo in una forma che esso può utilizzare

per la propria crescita (elementi alfa).

Presidente Schreber

Presidente di corte d’appello, scrive un libro sulla sua malattia, una

schizofrenia paranoide: “Memorie di un malato di nervi”. Scritto con un

intento paranoico, seppur abbastanza “guarito” ormai: intento di

dimostrare la giustezza delle sue idee.

Ricerca della verità, carattere forte, si arrabbia per affermare le sue

convinzioni.

I sistemi paranoici sono sistemi rigidi, non sottoponibili a critiche,

pervasivi, occupano tutta l’esistenza del soggetto, possono non dare mai

allucinazioni, possono cioè anche stabilizzarsi senza diventare eclatanti.

Deliri di gelosia (spesso alcolisti, picchiano le donne…)

Deliri erotomanici

Schreber scrive il libro per dimostrare la giustezza del suo delirio

passato. Una delle copie arriva a Jung (il più grosso conoscitore di

schizofrenia tra gli analisti della 1° generazione) e lo passa a Freud.

Il saggio di Freud riprende pezzi di tali memorie e lo mescola con le sue

Hp teoriche.

Eventi anche positivi per la persona possono però portare grossi

eccitamenti pulsionali che possono non essere elaborati.

1884: prima malattia di Schreber: ipocondria (“Mi sono ammalato di nervi

due volte….”), spesso anticamera di disturbi più gravi, come psicosi. In

questo primo caso non ci furono né allucinazioni né deliri. Delusione di

non diventare padre, coppia non fertile.

1993: nominato presidente di corte d’appello; qualche mese ebbero luogo

alcuni sogni a cui assegnò grande importanza, tale da farsi mettere in

un’eccitazione esagerata. Nel dormiveglia gli si affacciò la

rappresentazione che dovesse essere davvero bello “essere una donna che

soggiace alla copula”. Esordio della sua malattia. Pensiero che attraversa

la testa nel mezzo della notte, inconscio.

Le cose precipitano e viene ricoverato.

A inizio ricovero, tra le idee ipocondriache vecchie cominciarono anche

quelle di persecuzione e le allucinazioni; notevole iperestesia (rumore,

luce, fenomeno tipico del momento di scompenso psicotico: schermo para-

eccitatorio, fatto di difese psichiche e con funzione di tenuta dell’io).

In una condizione di alta eccitabilità le percezioni cambiano (condizioni

attacco-fuga; anche in caso di attacco psichico; rumori più forti, colori

più nitidi).

In seguito inizieranno allucinazioni acustiche e idee delirante, che

assumono gradualmente un carattere mistico e religioso: pensava di

comunicare direttamente con Dio. Il dottor Flexig è l’unico suo altro

riferimento, che fa diventare suo persecutore.

Il delirio si costruisce come risposta alle domande del paziente: per Freud

in fondo è un tentativo di guarigione, di pensare, sistematizzare ciò che

non si riesce a pensare.

idea di essere donna inizio scompenso psichico delirio religioso di

contatto con Dio

Delirio: pensa di essere chiamato a redimere il mondo e restituirgli

beatitudine, a condizione di trasformarsi in donna: il delirio raccoglie

cioè una sua fantasia di desiderio per lui totalmente inaccettabile. Lui

dunque diventa la vittima, costretto a trasformarsi in donna. Desiderare di

sentire come una donna viene approvato solo attraverso un’accettazione che

passa per l’idea che sia un sacrificio delirio. Tale trasformazione

avverrebbe tramite raggi divini (vere sensazioni corporee, ex ipocondria,

interpretata come azione divina di trasformazione tramite raggi).

L’idea di Schreber sul sentire come una donna va interrogata: questione

del “chi gode di più nel rapporto sessuale fra uomo e donna”?

Tiresia: il più famoso indovino della mitologia. Cieco per mano di Era.

Tiresia nel mito, passeggiando per i prati, quando ancora non era cieco,

vide due serpenti accoppiarsi e in quella circostanza uccise la

serpentessa: fa arrabbiare gli dei, che lo trasformano in donna. Aveva

dunque vissuto sia nei panni di uomo che di donna. Venne dunque chiamato a

rispondere a tale domanda: rispose: “su una scala da 1 a 10 il godimento

maschile è 1 quello femminile è 9” . Era lo rende cieco, non voleva si

sapesse. Quando c’è mito vuol dire che c’è stata domanda. Quando a una

domanda non si dà risposta il mito risponde. Questo fantasma è universale.

Anche Schreber è attraversato da questa domanda: conflitto maschile/

femminile (Zeus/Era), a chi conviene di più il rapporto sessuale?

Schreber è convinto che la donna goda più dell’uomo. Ce l’aveva un po’

con le donne (ricorda ad esempio che la moglie non gli dava figli…)

Fantasia omosessuale inaccettabile: entra nel delirio, così è accettata

(deve accettarla per salvare il mondo!).

Transfert erotizzato sul medico: fantasia di abuso: idea del rapporto con

la donna (abusarne e poi lasciarla perdere). Identificazione con un

femminile odiato che non può che dare origine a una situazione così

complicata come il delirio.

Unico modo che ha per difendersi dai raggi divini: pensare. Uscirà poi dal

delirio credendo si fosse compiuto qualcosa di fondamentale per il genere

umano.

Questioni importanti: Fantasia, sogno…

DELIRIO DI ONNIPOTENZA: Schreber ha a che fare solo con Dio. Delirio dove

il narcisismo (patologico!) è in primo piano. Non ha sano narcisismo,

infatti crolla appena diventa qualcuno di importante nella realtà, qualcosa

di insostenibile per lui: si inventa uno scenario in cui scappare. A

livello pulsionale c’è un grosso attacco di libido omossessuale,

inaccettabile.

Rigetto della femminilità: nel delirio la vuole assumere, ma di base c’è

un rigetto, un disprezzo della femminilità. Il padre di Schreber è stato

uno degli educatori più importanti di tutta la Germania (base nazismo) che

scrisse tantissimi trattati di igiene fisica, di importanza di avere vita

sana, all’aria aperta, … dunque un educatore severo in primis coi suoi

figli: aveva un’idea ortopedica del benessere (schiena dritta, eretta,

portamento virile, mise a punto dei dispositivi per far dormire i bambini

con le braccia e le mani bloccate per impedire la masturbazione...). Padre

abusante, come minimo con le sue modalità educative. Come in tutti gli

abusi, c’è anche una sorta di vicinanza, anche fisica, verso l’abusatore,

è difficilmente una violenza efferata. La passività in fondo è lo stato

originario del bambino, di dipendenza assoluta, in base a cui l’adulto in

teoria potrebbe fare qualsiasi cosa con lui. In ogni relazione d’abuso

c’è sempre una sorta di tolleranza/accettazione, che rimanda ad aspetti di

passività (che rimanda ad aspetti autoconservativi e di sopravvivenza).

Farsi amico il persecutore (come S. col padre) è quasi naturale: S. non

sceglie la madre, sceglie una fantasia omosessuale, inaccettabile, in cui

c’è Dio-Padre, che tra le varie torture però a quanto pare ha lasciato

qualcosa in S., recepito come un interesse verso di lui!

La madre è inesistente, non compare. La moglie è inesistente, non gli dà

figli. Lui ha una traccia di differenza sessuale però e si chiede chi possa

godere di più. Meccanismo psicotico di scissione, fra un oggetto femminile

idealizzato e un oggetto femminile totalmente rigettato.

N.B: Non esistono fantasie patologiche. La sanità mentale dipende dalla

tolleranza vs le nostre fantasie, che sono uno specchio del funzionamento

inconscio. E’ patologico come noi ci difendiamo dalle nostre fantasie: S.

per giustificare tale fantasia produce il delirio.

3 dicembre

Della schizofrenia e della psicosi ci interessa: formazione del delirio e

allucinazione

Come mai Era si è così arrabbiata e ha accecato Tiresia? Perché godere 9

volte più degli uomini implica un potere, una dipendenza dagli uomini. C’è

una questione di conflittualità estrema fra i due sessi. La civiltà si

fonda su alcune leggi, che amministrano le questione pulsionali: es.

matrimonio, l’istituzione della famiglia, divieto incesto… le leggi sono

una modalità di governo della vita pulsionale (anche i miti vi partecipano,

anche se con un pensiero non logico-razionale, ma a livello di fiaba ci

sono comunque molti elementi importanti).

Ricordo ancestrale del matriarcato, periodo pre-Bibbia, prima del testo.

Bachofen, periodo del matriarcato: organizzazione mitica e favolistica del

potere femminile, che però non ha lasciato tracce nelle scritture e pur

tuttavia appartiene all’inconscio umano.

Verwerfung: rigetto. “Preclusione”, “forclusione”. Meccanismo principe

della psicosi. Lo psicotico lo fa rispetto a una realtà psichica

intollerabile.

Schreber cosa ha rigettato? Ha rigettato il desiderio di voler essere una

donna, il godere come una donna; portava con sé un’idea di desiderio

omossessuale. Una pulsionalità a cui non si riesce a dare delle

rappresentazioni. Tra sonno e veglia ha avuto questa fantasia di desiderio:

questo passaggio così libero tra inconscio e conscio si trova solo in

mancanza di barriere sufficienti, quindi nel sonno e nel sogno oppure nella

psicosi. Il sogno è una sorta dunque di stato psicotico. Con la differenza

che poi noi ripristiniamo la scala di valori e la barriera tra conscio e

inconscio, ma resta il fatto che in noi alberga un funzionamento primario,

quello della psicosi. La concatenazione degli eventi nei sogni non segue il

principio di realtà, proprio come nella psicosi.

Bion aveva chiaramente detto che in ognuno di noi c’è una personalità

psicotica e una non psicotica. Lo stesso Freud parlando del sogno ne parla

in questi termini.

NEVROSI: forte diga conscio inconscio determinata dalla rimozione

originaria; distinzione netta realtà-fantasia, sonno-veglia.

STATI LIMITE: la diga c’è, ma quando si alza la pressione pulsionale e la

diga non tiene più e la pulsionalità va oltre.

PSICOSI: assenza di diga, di separazione.

Perché nella psicosi non c’è questa diga, questa separazione? Varie hp

psicogenetiche. IL RIGETTO IN PSICOSI

Caso clinico: un ragazzo di 16 anni, d’un tratto, non prova più attrazione

per belle donne in spiaggia. Shock. Rigetto delle proprie paure di

omosessualità. Idea intollerabile rigettata. Esistenza di totale ritiro:

conseguenza del non sentirsi capace di stare al mondo. Ritiro libidico dal

mondo. Viene respinta l’idea che possa essere cambiato qualcosa in sé,

tramite proiezione si pensa che sia il mondo ad essere cambiato. Quindi

questo porta a chiusura, difesa, ritiro. Con ulteriori conseguenze: non può

essere una chiusura totale (es. genitori….). Comincia a pensare che non

fossero più i suoi genitori, ma fa uno sforzo psichico notevole per fingere

che lo fossero ancora. Graduale processo di estraneità rispetto

all’oggetto.

Impossibilità di parlare a qualcuno del proprio vissuto, deliri prendono

una portata enorme.

Ritiro dal mondo esterno (narcisismo secondario secondo Freud: ritiro degli

investimenti oggettuali per poi rivolgerli vs l’Io, che ne ha bisogno per

poter sopravvivere): ma è un narcisismo sfilacciato, non tiene, non riesce

a far barriera. Alla fine l’Io finisce per sgretolarsi, ha dei vissuti

corporei di tipo ipocondriaco, su cui costruisce tutta una teorizzazione

intorno alla propria muscolatura, che è l’unica cosa che lo tiene: i

muscoli fanno molto male, ma hanno la funzione di ultimo contenimento: un

Io muscolare. Il corpo nella psicosi è fondamentale: nel corpo c’è tutto

l’eccitamento che non è possibile simbolizzare in altro modo. Il rigetto

iniziale è disastroso perché è una modalità perdente, perché cancella una

parte di realtà psichica che in quel momento costituisce il problema più

rilevante. Quindi ne risente il senso di identità del soggetto. Siamo

soggetti dell’Inconscio, siamo soggetti al nostro inconscio. È il nostro

essere soggetti che ci fa essere uomini. Ma le malattie mentali sono il

fallimento di questo progetto di soggettivazione dell’essere umano, perché

vengono usati dei meccanismi di difesa per proteggerci da ciò che ci rende

soggetti. Il rigetto e’ un modo di limitare la nostra vita e si paga col

sintomo (anche i nevrotici, ma con la rimozione, cambia il meccanismo ma la

dinamica è la stessa).

Fusione io e oggetto: prototipo: relazione fusionale madre-bambino

Stato limite: problema del limite: è quello della diga. I loro limiti (tra

conscio e inconscio, sogno e veglia, io ed es etc) non tengono. Non è tanto

una condizione a metà fra nevrosi e psicosi, quanto una condizione in cui i

limiti non tengono. Identificazione proiettiva è il meccanismo classico

degli stati limite: per questo il limite non tiene, si proiettano

continuamente nell’altro elementi della propria identità, si annulla il

limite fra l’Io e l’altro in alcuni momento. Non è fusione come nella

psicosi però. Angosce di separazione e angosce di intrusione: grande

lavorio continuo su questo limite. L’identificazione proiettiva parla

della loro difficoltà nel limite: più la usano più hanno difficoltà.

IL RIGETTO

Rigettare un pezzo di realtà psichica vuol dire cancellarla, lasciare un

buco (cosa che NON succede con la rimozione!).

Potrebbe succedere con l’identificazione proiettiva, in assenza di qualcuno che bonifichi

la proiezione e la rimandi. Se c’è una continua proiezione non raccolta da nessuno,

teoricamente anche negli stati limite potrebbe formarsi un buco. Ma in genere una qualche

risposta viene trovata, anche se non sempre terapeutica…

Nel rigetto invece c’è proprio una distruzione della rappresentazione.

NB: NON è :Verneunung: diniego: negazione nel senso di non voler vedere ciò

che non c’è (es. pene nella bambina), ma il soggetto sa che c’è. Quindi

il diniego crea una scissione : c’è/non c’è, buono cattivo. Non è una

distruzione della rappresentazione, perché c’è un'altra parte dell’io che

la conosce; c’è una scissione, è meno grave del rigetto. Tendenzialmente

c’è diniego vs qualcosa di esterno e rigetto vs qualcosa di interno, anche

se i confini esterno/interno sono difficili, è a livello di raggiungimento

psichico più che di reale esternità/internità.

L’inconscio nello psicotico si affaccia sul mondo, è visibile, lo mette in

parola nelle sue insalate di parole. Il preconscio se c’è, è minimo. Le

parole nello psicotico sono vive, assurde, non concatenate.

Il rigetto cancella la rappresentazione delle cose che fanno parte del

nostro inconscio rimosso: se le rappresentazioni sono distrutte, lo

psicotico non ha le rappresentazioni di cosa ma solo le rappresentazioni di

parola.

Le voci nella psicosi ci confermano il dato che la parola conta più della

cosa e quanto siano importanti le reminiscenze uditive: ci si può difendere

dalla visione (ci si tappa gli occhi) ma non dalla voce: la voce è un

elemento ancora più invasivo (la voce materna, le urla, spesso rimangono

più impresse delle immagini).

Nelle allucinazioni psicotiche sono le voci ad essere più presenti, perché

non sono riusciti a difendersi da esse, non hanno trovato un legame, un

affetto che le legasse. Le voci dello psicotico sono i suoi pensieri, manca

una barriera che distingua fra voce interna- pensiero- da una esterna. La

capacità di pensare, il pensiero lega la pulsionalità, la rende non

traumatica, altrimenti le immagini possono essere così vivide da diventare

visioni e i pensieri così forti da diventare voci.

LACAN: Dopo il rigetto, qualcosa torna. L’oggetto rigettato (il

significato del nome del padre forcluso) ritorna nel reale. La voce

allucinatoria è il risultato del rigetto. Da una parte ci sarà il vuoto,

riempito però dall’allucinazione (uditiva/visiva)

Per Schreber: ciò che viene rigettato era l’idea del desiderio sessuale

verso il padre. Il padre smette di avere una funzione paterna in una

fantasia del genere: significato dunque rigettato che però ritorna nel

reale. Ma non torna in un sintomo somatico, come un lapsus, insomma come

una rappresentazione, torna come una percezione, un’allucinazione.

Freud parla invece di tentativo di ricostruzione dell’apparato psichico

“bucato”. Il delirio come tentativo di ricostruzione del proprio mondo.

Es caso clinico: il mondo non è più come prima perché le donne non lo

attirano più: l’apparato psichico fa un tentativo estremo di

ricostruzione: un delirio. Schreber altrettanto: prova a ricreare un mondo

in cui la sua fantasia rigettata trova posto, seppur camuffata e distorta.

9 dicembre

Quando parliamo di psicosi in termini psicodinamici prendiamo in

considerazione due ordini di fenomeni: positivi e negativi. Positivi:

delirio e allucinazione. Negativi: catatonia

DELIRIO: sforzo di ricostruzione dell’apparato psichico. Nella psicosi non

c’è differenza fra mondo interno e esterno, i confini sono saltati.

(differenza con stati limite, che con i due ordini di angosce riescono a

avere un’idea di limite, preconsciamente sanno che lì si gioca la loro

sanità o follia, fra angosce di separazione e angosce di intrusione)

Con deliri e allucinazioni il confine dentro/fuori, il limite manca. Ma in

psicodinamica, nelle psicosi, abbiamo un’idea antipsichiatrica di aver già

vissuto tale stato: nell’infanzia.

Persino l’idea del tempo nella psicosi non è definita…

C’è un’incapacità dunque di distinguere mondo interiore e mondo

esteriore. Ma cos’è stato distrutto? Il rigetto è un’espulsione di una

parte di mondo interno, di realtà psichica. S. ha rigettato la fantasia di

godere come una donna, per lui inaccettabile (vuol dire voler essere una

donna, quindi è una fantasia omosessuale, e il presidente è un uomo

integerrimo per cui ciò è inconcepibile). Viene dunque distrutta una parte

di sé, quasi un’amputazione psichica della parte omosessuale. Ma

l’apparato psichico ripropone la questione tramite il delirio: prima

persecutorio poi mistico.

Si sente perseguitato dal suo medico, il Dr Flexig: evidente transfert

(negativo): mettere nell’altro degli affetti propri: l’inconscio è

abilissimo nel mascherare le cose, “rigirare la frittata”…

Tramite proiezione delirio di persecuzione (Non “io amo il dr F.” ma

“Il dr F. mi perseguita) (io amo io odio lui mi odia)

Ma poi il delirio di persecuzione a quanto pare non tiene, non basta per

tenere a bada le fantasie omosessuali: serve chiamare in causa Dio: delirio

mistico: la fantasia omosessuale originaria nel delirio si realizza:

accetta di essere trasformato in donna (mascherato da obbligo divino):

delirio di rinascita, di rifondazione dell’umanità in cui S. è vittima di

un disegno superiore a cui si deve sottoporre.

Fenomeni dispercettivi e allucinatori: si vede diventar donna.

ALLUCINAZIONE

Le allucinazioni rinforzano le credenze deliranti.

Si parte dalla percezione e dal bambino piccolo che percepisce: le

dispercezioni di S. cominciano prima del delirio. Es. primo ricovero per

ipocondria: siamo già a un passo da un allucinazione cenestesica

(interpretazioni di sensazioni).

Ciascun bambino quando viene al mondo è bombardato dalle sensopercezioni,

non distingue ancora fra esterno e interno: sarà la funzione materna a

farle distinguere. Funzione paraeccitatoria materna: anticipazione di ciò

che sarà la più importante funzione protettiva che ciascuno di noi ha: il

pensiero.

Winnicott la esemplifica con l’holding (simbolico): a un certo punto ci

dovremo auto-prendere in braccio e autoconsolarci e proteggerci (secondo le

modalità apprese). Una mamma “sufficientemente buona” (W.) (o

“sufficientemente normale”) riesce a soddisfare i bisogni primari

autoconservativi del bambino, mette un po’ di seduzione materna nel

bambino (una mamma che tocca questo bambino, eccitandolo un po’ – carezze,

coccole). Quando la mamma allatta il bambino fa esperienza del

soddisfacimento: la tensione della fame, del disagio, viene sopita. Ciò si

installa come traccia mnestica: nel momento in cui ricompare lo stimolo, la

traccia mnestica di soddisfacimento si illumina, fornisce la

rappresentazione allucinatoria dell’oggetto che serve al soddisfacimento.

Esiste un’allucinazione primaria che significa che abbiamo dentro noi una

pericolosa arma di onnipotenza: possiamo allucinare ciò che ci manca.

L’allucinazione in quel momento è indistinguibile dall’oggetto. Ma un

tale soddisfacimento non può durare, è allucinatorio, illusorio.

Ma non esiste solo la fame placata, il seno vuol dire molto di più:

desiderio, calore, odore, che non hanno nulla a che fare col bisogno

autoconservativo. Dire fame vuol dire anche “fame di mamma” : desiderio

del seno materno al di là del bisogno autoconservativo.

Il desiderio è la continuazione dell’allucinazione primaria.

L’allucinatorio è una parte del nostro funzionamento mentale che si

esplica nel sogno notturno, nelle fantasie di desiderio, una volta che il

desiderio si sia scorporato dal bisogno.

MA NELLA PSICOSI: NON C’E’ DISTIZIONE FRA BISOGNO E DESIDERIO (nemmeno

esterno/interno etc). Normalmente si distinguono perché i bisogni sono

necessari alla sopravvivenza. Ma il desiderio è ovvio che discenda da un

bisogno soddisfatto: il desiderio si realizza per appoggio rispetto al

bisogno.

LO PSICOTICO, non distinguendo bisogni e desideri, ogni suo desiderio non è

un desiderio, ma un bisogno: quindi necessari, non procrastinabili, da

soddisfare subito, senza possibilità di aspettare, non c’è attesa, non

c’è temporalità.

ALLUCINAZIONI DI DESIDERIO

es. S. vuole trasformarsi in donna: si guarda allo specchio e si vede

donna. Come anche nell’anoressia: dispercezione allucinatoria del grasso.

I SOGNI hanno sempre a che fare con le fantasie originarie.

L’ALLUCINATORIO è fondamentale nella psicosi. La realtà esiste, esiste la

realtà dei bisogni etc, ma nella psicosi è troppo infarcita

dell’allucinatorio. Se qualcosa la vogliamo vedere la vediamo (o non la

vogliamo vedere e non la vediamo!).

ALLUCINAZIONE NEGATIVA: tipica delle situazioni più regressive, psicotiche.

Assomiglia concettualmente al rigetto (“non vedere ciò che c’è”). Ma un

conto è un’allucinazione negativa all’anno, un conto è una sistematica

allucinazione negativa.

L’OGGETTO E’ IL GROSSO PROBLEMA DELLA PSICOSI: è sempre eccentrico

rispetto al soggetto, non fa ciò che vogliamo: quindi lo psicotico lo

annulla spesso, lo elimina: allora magari nella realtà può ucciderlo oppure

lo cancella nella propria mente tramite un’allucinazione negativa. Usare

sistematicamente l’AN fa fuori tutta una serie di oggetti frustranti: al

suo posto rimane un buco psichico, una sensazione di vuoto.

L’allucinazione può funzionare come allucinazione negativa nel distruggere

l’oggetto o come positiva nel ricostruire il mondo.

L’allucinazione può essere quindi un elemento fisiologico dello psichico:

se l’oggetto non c’è può cominciare un’attività allucinatoria (che poi

dovrebbe stemperarsi con la fantasia…) come autoconsolazione

dell’assenza. Tutto ciò nello sviluppo si modifica e si passa dalle

allucinazioni alle fantasie. LO PSICOTICO non arriva a questo livello, si

ferma all’allucinazione, non riesce a fare un lutto dell’oggetto perduto,

per lo psicotico l’oggetto continua ad esserci. Non si tollera che

l’oggetto sia perduto.

Si può o tornare indietro (allucinazioni, o regressioni) o andare avanti

(normalità: fare un lutto dell’oggetto perduto, piangere l’oggetto

perduto per poi sorpassarlo, essere separati, distinti, cercare un altro

oggetto).

10 dicembre

Le allucinazioni sono credute dal paziente, sono nettamente sensoriali; si

distinguono in -uditive (prevalenti in ambito psicotico e schizofrenico;

voci, insultanti, o che danno consigli, o voci divine, a contenuto sessuale

o aggressivo…; in alcuni casi sono il motivo per cui fanno atti violenti o

suicidari; formazioni deliranti di pensiero)

-visive (meno frequenti, ma più frequenti nell’isteria psicotica; possono

avere a che fare con volti che vengono deformati o che si presentificano,

volti minacciosi solitamente, persecutori, o ammiccanti…)

-olfattive e gustative (tipiche della schizofrenia, entrano nel delirio di

veneficio, odori cattivi che hanno a che fare con una percezione di sé

cattiva – marcio, feci etc, chiare proiezioni di sensazioni di sé)

-tattili (di invasione corporea, sentirsi toccati, penetrati; delirio

dermatozoico= minuscoli animaletti percorrono la pelle e si insinuano

sottopelle…)

-autoscopiche (allucinazioni in cui il soggetto si vede nel suo spazio

interno) sindrome di Capgras = allucinare in un familiare se stessi, cioè

prendere un familiare per un proprio sosia, delirio strutturato e

solitamente cronico.

Tutte queste allucinazioni fanno parte dei fenomeni positivi; è vero che

queste allucinazioni danno percezione (seppur distorta) a un delirio; il

vero costruttore dello psichico è il delirio, ma è uno psichico che nasce

da una distruzione, quindi è una ricostruzione delirante, fuori dalla

realtà; queste allucinazioni danno sostanza al delirio, danno punti

d’appoggio al delirio. Ma non possono essere viste solo nel loro aspetto

ricostruttivo, ma sono anche il risultato di un altro processo nel nostro

psichico: nulla nel nostro psichico va veramente distrutto (nemmeno il

rigetto e l’allucinazione negativa distruggono la rappresentazione

davvero… la rappresentazione viene attaccata più che totalmente

cancellata; la cancellazione può essere un risultato momentaneo e parziale,

nulla si distrugge davvero fino in fondo…). Lacan sostiene che ciò che è

stato rigettato torna come allucinazione: idea che nulla venga distrutto

davvero come Freud pensava, ma ciò che viene respinto, buttato fuori, torna

sotto forma di allucinazione… le allucinazioni quindi possono entrare nel

lavoro interpretativo come risultato non tanto di un lavoro psichico ma

come forma di indistruttibilità dello psichico; es. la voce è un pensiero

dello psicotico che è stato rigettato: un pensiero intrusivo, intollerabile

che torna come voce. RITIRO

Il ritiro autistico è prevalente in alcune forme di schizofrenia: nella

simplex e nella ebefrenica (non nella paranoide invece!) ma rimane un

aspetto fondamentale della psicosi e soprattutto della psicosi

schizofrenica.

Con il termine di mondo autistico, di ritiro autistico si cerca di capire

qualcosa del mondo interno del pz in cui lui si chiude e che finisce per

sostituire il mondo esterno. La realtà psichica diventa totalmente ciò che

il paziente è nel suo mondo interno: il mondo esterno viene tenuto fuori

appunto. Paura sempre un tema centrale. Il mondo esterno non è totalmente

tenuto distante e a bada in questo modo, anzi, succede che le percezioni

sono sentite come esagerate, esasperate, tutti gli stimoli esterni sono

avvertiti come intrusioni. Cane che si mangia la coda… non si sa cosa

viene prima, ma certamente l’intrusione comporta ritiro, che comunque non

lo ripara totalmente e lo fa chiudere sempre di più… ciò comporta la

formazione di un pensiero dereistico, cioè che si distanzia sempre di più

dalla realtà. Il senso di realtà diminuisce sempre più, così come anche i

ricordi della persona.

La derealizzazione è un’altra caratteristica, vengono insieme quasi

sempre; la realtà non viene vissuta in quanto tale a causa del pensiero

dereistico; manca un vissuto autentico dello stare nella realtà, la realtà

viene guardata, sentita come estranea, fredda, falsa, irreale…

Alcune di queste sensazioni le hanno anche gli stati limite: ad esempio la sensazione di

falso: ma la sentono nel rapporto con l’altro, soprattutto nei rapporti investiti…

quando il paziente al limite è coinvolto in una relazione, spesso sente l’aspetto

intrusivo dell’altro (e mette in atto i meccanismi di difesa, soprattutto identificazione

proiettiva; ma c’è rapporto con l’altro); anche nella relazione analitica i pazienti al

limite portano tale sensazione di falso (spesso ad esempio davanti a interpretazioni non

accettabili: ciò che dice il terapeuta viene visto come falso).

A livello schizofrenico invece ciò che viene sentito come falso è la realtà

esperita, non le relazioni: ciò indica una profondità maggiore di questo

processo e dei meccanismi di difesa, usati in maniera molto più massiccia…

Depersonalizzazione del mondo autistico: senso di trasformazione della

propria personalità (se il pz conserva un’idea della personalità

premorbosa); in realtà di solito però l’identità è talmente sfaldata che i

vissuti di depersonalizzazione sono ormai l’identità stessa del paziente…

Alcuni vissuti di depersonalizzazione ci sono anche in realtà non

schizofreniche, nel funzionamento normale ma in situazioni traumatiche, in

cui l’incremento pulsionale quindi sia importante, in situazioni di forte

conflitto etc in cui ci si sente per un certo momento una persona diversa

da quella che sappiamo di essere. Se questi fenomeni si ripetono però

diventano un segnale importante da prendere in considerazione, potrebbe

essere un inizio di una produzione di meccanismi di difesa primitivi che

poi portano a situazioni più complicate.

Depersonalizzazione somato-psichica: la trasformazione del proprio corpo o

di parti del corpo (es. in Schreber).

Depersonalizzazione autopsichica: trasformazione dell’Io, corrisponde a

una distanza tale da non riconoscere più i propri pensieri come personali,

una sorta di non appartenenza dei propri pensieri, ricordi, atti. Una

distanza da sé. Qui il processo verso la psicosi ormai è avviato, c’è un

completo distacco dalla realtà.

Tutti questi sintomi cominciano inizialmente in modo sfumato… serve

attenzione a questi segnali.

In adolescenza di solito può aver inizio la psicosi: importante saper

dunque riconoscere i primi segnali e riconoscerli in tempo: è raro che

l’esordio psicotico abbia subito una produzione allucinatoria e un chiaro

delirio (in questi casi di solito ci sono droghe, cocaina, allucinogeni…

soprattutto a lungo andare danno questi sintomi). Se invece l’esordio è

subdolo (es. ragazzo che non esce più di camera, o improvvisamente mutacico

o scortese…) bisogna saper distinguere se si tratta di un semplice

conflitto (ad es con i genitori) o un vero inizio di ritiro autistico:

serve parlare col diretto interessato. Indagare relazioni coi pari, volontà

a parlare con uno psy, utilizzo della tecnologia (se è “al posto di” è un

campanello di allarme…), non voler più andare a scuola, agiti violenti

etc… gli agiti violenti sono dovuti alla paura

PAURA è un termine fondamentale nella psicosi. Servono infatti relazioni di

fiducia con loro, anche a costo di una iniziale collusione con loro per poi

poter lavorare sulla loro paura del mondo.

DIFESE PRIMITIVE

Primitive e non secondarie perché?

Perché agiscono sul confine tra il Sé e il mondo esterno.

Agiscono in modo globale (es. il ritiro è un ritiro totale, il rigetto è un

rigetto di un’idea ma chiama altro rigetto…).

Queste difese compaiono fin dall’inizio della vita psichica, sono difese

che abbiamo conosciuto tutti, sono una modalità primitiva di organizzare il

mondo, tutto ciò che ci arriva.

Quanto più l’apparato psichico è primitivo, tanto più le difese saranno

primitive. Con lo sviluppo a poco a poco vengono abbandonate e sostituite

da difese più evolute, quindi più specifiche. Ma sono difese che restano

sempre a disposizione: in tutti i casi di situazioni infantili, primitive,

la regressione può far tornare a questo tipo di difese.

La schizofrenia è un precipitato di fattori biologici, familiari, sociali

etc ; la formazione dell’io corporeo è fondamentale nello sviluppo

dell’io libidico, la psicoanalisi non nega il soma e la base anche

biologica, genetica… lo vediamo anche nella psicosomatica o nel sintomo

isterico, in cui il corpo è in primo piano, si fa carico dello psichico…!

Desertificazione, mancanza di affetti, di sguardo.

8 DIFESE PRIMITIVE:

CONTROLLO ONNIPOTENTE; IDENTIFICAZIONE PROIETTIVA; PROIEZIONE; RITIRO;

RIGETTO; DINIEGO; IDEALIZZAZIONE/SVALUTAZIONE; DISSOCIAZIONE

-CONTROLLO ONNIPOTENTE: affettività al minimo e del tutto controllata;

nessun arrabbiatura esterna; impossibilità di amare; forme di gelosia

folle…

-IDENTIFICAZIONE PROIETTIVA (principale negli stati limite) meccanismo

presimbolico, modalità di liberare lo psichico di elementi beta (Bion)

ossia pezzi di cose, niente di simbolizzabile (né pensiero né parola) ma

sensazioni corporee non significate. Il bambino mette nella madre elementi

che lui non riconosce (elementi beta): per funzionare tale meccanismo deve

esserci una madre che recepisce tali elementi, altrimenti sarebbe solo

proiezione; questo meccanismo è alla base della comunicazione tra esseri

umani: una comunicazione non verbale, fondamentale nella comunicazione in

generale. E’ fisiologica; diventa patologica se è il meccanismo più usato

per liberarsi di stati d’animo senza prima dirli, parlarne con l’altro.

Modalità tipica degli stati limite, con cui si lavora come se fossimo madri

che recepiscono l’identificazione proiettiva tramite il controtransfert.

-PROIEZIONE (principale paranoia)

-RITIRO (ritiro autistico situazione più grave; in ogni caso ciascuno di

noi si ritira in situazioni di eccessiva stimolazione o tensione; anche

gran parte del funzionamento isterico corrisponde a un ritiro in un mondo

fantastico) rispetto ad abitare la realtà e le relazioni ideali si

predilige il ritiro in una realtà propria, o in fantasie personali (es. di

stampo romantico nelle isteriche)

-RIGETTO

-DINIEGO (principale nella perversione) una parte della percezione viene

accantonato, denegato.

Attenzione: non è una negazione, è un meccanismo più primitivo; la

negazione è una modalità più evoluta (imparare a dire di no; terzo

organizzatore di Spitz; importante per l’identità personale; no come

affermazione di identità).

Diniego è invece un meccanismo inconscio primitivo che in quel momento

evolutivo ha il suo senso, è fisiologico, un esempio di diniego è il non

voler sapere della differenza sessuale; tutto ciò che ci crea problema può

essere denegato; spesso non è un rifiuto cosciente, spesso sta tra

preconscio e inconscio. Non volerne sapere di qualcosa di disturbante o

eccitante: ci difende da rischi che hanno a che fare con la pulsionalità.

C’è una scissione: nello stesso momento in cui non vogliamo saperne di

qualcosa, in realtà una parte di noi lo sa: c’è però un’incapacità di

integrare queste due parti. Un funzionamento normale non prevede grossi

dinieghi, piuttosto una sana ambivalenza.

-IDEALIZZAZIONE e SVALUTAZIONE: l’una non va senza l’altra. Meccanismo

evidente nei trattamenti psicoterapici, dove in un primo momento spesso

c’è una totale idealizzazione che corrisponde all’idealizzazione di un

genitore che poi viene meno a mano a mano che il bambino si apre al mondo;

momento fisiologico. Altre forme di idealizzazione sono meno fisiologiche e

più problematiche. Mantenere un oggetto ideale serve molto, serve al

narcisismo: ciascuno di noi può avere oggetti ideali con cui si identifica.

Ma a un certo punto a seguito dell’idealizzazione arriva sempre la

svalutazione. C’è’ sempre una scissione: c’è sempre svalutazione

(scissa) sotto ogni idealizzazione

-DISSOCIAZIONE: meccanismo anche questo fisiologico, normale in alcune

situazioni chiave; meccanismo comunque primitivo, quindi globale. Possiamo

dissociare la nostra personalità, ciò che siamo; qualcosa che avviene senza

coscienza, parti non tollerabili, vergognose di noi stessi vengono

dissociate; o in casi di pericolo di vita: guerre, incidenti… l’esempio

più facile sono i traumi sessuali infantili portano un concorso di

meccanismi primitivi, fra cui la dissociazione. È un modo di sopravvivenza

psichica. Conseguenza di un trauma, di un’intrusione violenta del sé.

Meccanismo evidente nella perversione.

Il problema è sempre la quantità. C’è patologia quando c’è sistematicità

e quando i meccanismi di difesa sono usati per qualcosa di davvero

importante. Ci difendiamo sempre da qualcosa: dalla vita (l’amore) e dalla

morte –in tutte le forme in cui queste questioni possono prendere

consistenza… l’eccezionalità dell’essere umano sta in un coraggioso

confronto della verità su queste due questioni, quelle cioé che ci mettono

più in questione.

La sessualità è la componente più importante del funzionamento umano,

quella che determina sanità o patologia. Abbiamo tutta una serie di difese

contro l’eccitamento – che non necessariamente è nelle forme adulte, ma

piuttosto si forma fin da subito nel neonato e si mantiene nel contatto con

l’oggetto. LA SESSUALITA’ UMANA

La psicoanalisi è stata il primo campo scientifico a occuparsi della

sessualità.

La sessualità femminile è sempre stata un mistero per chi l’ha studiata.

Freud parla di “continente nero” “mancanza”, qualcosa di sconosciuto,

ciò che non si vede (a differenza del maschio).

La sessualità maschile da un certo punto di vista diventa molto semplice: è

quella visibile, l’eccitazione fisica è visibile e identificabile

(erezione). Il desiderio è visibile. Approccio più semplice, biologico,

concreto, più corporeo alla sessualità maschile.

Il mistero invece che avvolge la sessualità femminile parte invece da

questioni opposte: questione del non visibile, la donna stessa non si vede

ma sente. Le sensazioni vaginali, clitoridee, anche infantili, fanno

pensare a una ricchezza straordinaria della traduzione di tali sensazioni:

siamo in un mondo sensoriale.

L’eccitamento maschile, il visibile diventa un’idea, qualcosa di

rappresentabile in quanto visibile.

Nella sessualità femminile invece c’è da subito un problema di

rappresentabilità: il tutto si svolge in un ambito pre-rappresentativo,

dove prevalgono le sensazioni interne; se ne parla dunque anche di meno, il

sociale familiare e la madre stessa ne parlano di meno (…). Oltre

all’invidia del pene e al fare figli, ciò che è ancora più importante e

che fa parte dell’identità sessuale femminile è il sapere di avere

qualcosa in grado di attirare il maschio. Questo da un punto di vista

narcisistico e identitario è ancora più importante di sapere di poter fare

bambini (che incastra nel ruolo materno …). La sessualità femminile a un

certo punto raggiunge la fondamentale consapevolezza di avere un’arma, una

qualità attrattiva che ribalta la questione dell’invidia del pene.

16 dicembre PERVERSIONE

Nelle perversioni è evidente questo meccanismo di dissociazione. “La

perversione è il sogno dell’umanità”: il mondo perverso è un mondo senza

differenze. Ossia non ci sono differenze sessuali, generazionali,

potenzialmente tutto è prezioso, luccicante, cosa che cela poi l’analità

del mondo perverso, la sua altra faccia. E’ un mondo senza limiti, senza

morte, senza rinunce, dove tutto è possibile… il più importante perverso è

il bambino, “un polimorfo perverso”: va bene il padre, la madre,

interessa solo il soddisfacimento sessuale, non ha coscienza di limiti,

generazioni, morte etc… per capire la perversione bisogna conoscere il

bambino che è dentro tutti noi.

*La psicanalisi nasce con la nevrosi: c’è tanta sofferenza nella nevrosi, son quelli che

si lamentano di più, che stanno peggio. Paradossalmente la soluzione perversa, seppur

fittizia, è più efficace, fa soffrire meno, è una soluzione nel senso che l’uomo di

fronte al dolore mentale è geniale; la scissione è funzionale finché tiene. E comunque la

normalità è sempre fatta anche da un po’ di perversione: c’è una parte minima del nostro

funzionamento che continua a credersi il fallo materno, cioè la cosa più importante per

una persona. Qualcosa dunque che va contro l’angoscia di castrazione. I limiti

invalicabili fisiologici della vita sono difficili da affrontare: la perversione è un modo

di affrontarli. Illusione di potere.

“La nevrosi è il negativo della perversione”, Freud.

*Negativo perché? Ciò che nelle nevrosi viene nascosto – la fantasia

incompatibile (isteria ma anche nevrosi ossessiva –idee sessuali) viene

invece messo in atto dalla perversione senza problema.

Indica quindi un funzionamento totalmente diverso : assenza di rimozione,

dunque assenza dei processi di rimozione originaria; problema enorme per

quanto riguarda il differimento della scarica pulsionale (che la rimozione

produce e quindi che quando manca fa ricercare la scarica immediata al

soggetto a seguito di forte eccitazione pulsionale); nessuna funzione

temporale, nessuna attesa né desiderio in senso proprio; si parla piuttosto

di bisogno nella perversione; il meccanismo di difesa centrale nel f.

perverso è il diniego: il diniego produce scissione: una parte sa e una

parte non vuole sapere: il mondo del perverso è sempre diviso in due mondi:

uno negativo uno positivo. La scissione (verticale) taglia in due la

personalità. Personalità scisse, apparentemente normali, ma che hanno un

lato oscuro, perverso, ben nascosto. Difficoltà a stanare una situazione ad

esempio come la pedofilia, perché sono persone che esternamente mostrano un

lato normale della propria personalità. La pedofilia non è però l’unica

perversione, ve ne sono diversi tipi, tutti però con un funzionamento

comune: la scissione è un meccanismo di difesa comune e straordinario:

garantisce la compresenza, scissa, senza consapevolezza cosciente, di due

personalità: ma sono così calati nei propri ruoli da dare nessuno o

pochissimi dubbi negli altri. Questo meccanismo le salva dalla

disgregazione psicotica. La clinica non è mai così chiara e netta però:

esistono sempre alcune incongruenze nella loro vita normale, c’è sempre

qualche slittamento, la scissione non è un meccanismo perfetto. In ciascun

uomo c’è un nucleo perverso che può stare lì tranquillamente facendo parte

della normalità di ciascuno: è la presenza di quel bambino che Freud chiama

polimorfo perverso, che rimane –soprattutto se non analizzato- dentro noi e

sempre pronto ad alzare la voce, a farsi strada. Questo nucleo perverso

emerge nella vita sessuale, dove il problema del soddisfacimento pulsionale

è una quesitone scontata: l’aspetto sessuale corporeo, sempre perverso

(perché il bisogno sessuale, quando c’è, si pone come non procrastinabile)

La vita amorosa è sempre in qualche modo sballata nella psicopatologia:

perché le serve un buon funzionamento di base! Psicosi: smantellamento

capacità di pensare; depressione: disinvestimento pulsionale etc etc…. la

questione dell’amore non è una questione a sé stante, è talmente corporea

e sensibile alle trasformazioni pulsionali che tutta la psicopatologia ci

influisce.

I perversi difficilmente arrivano in analisi, proprio perché solitamente se

la scissione funziona si sentono a posto, pur essendo consapevoli

perfettamente quando sono nella parte perversa di essere in una parte

oscura di sé. Esiste una modalità perversa nel tipo di rapporto che si

instaura con le persone. Nucleo perverso perché non ci sono solo gli

aspetti eclatanti (necrofili che hanno rapporti con i morti) ma c’è una

struttura sottostante.

Nella vita sessuale emergono aspetti che dobbiamo chiamare perversi: la

modalità non procrastinabile del soddisfacimento sessuale; il sadismo e il

masochismo: fanno parte della normalità pur essendo aspetti perversi

(ricordarsi però di slegare questi due concetti da quelli di attività e

passività e da maschile femminile);

Una certa dose di perversità è fisiologica nei rapporti fisici tra esseri

umani; se poi delle modalità sono perpetrate in modo sistematico allora

cominciamo a pensare a qualcosa di patologico; ma di solito si aspetta che

il soggetto si renda conto almeno che c’è qualcosa che non va. Sono

pazienti estremamente difficili da gestire.

Vero e falso, la menzogna, la falsità è una questione importante nella

perversione. Favola del vero e del falso (Handelsenn, “l’usignolo”):

emblema della perversione; non è un caso che si parli di “uccello”; c’è

un usignolo vero, vivo (canta benissimo ma è normale, un po’ grigio) e uno

falso, meccanico (straordinariamente bello e canta benissimo): la scelta

dell’usignolo meccanico è una tipica scelta perversa: si sceglie non tanto

la vitalità quanto il luccichio e la ripetizione possibile del canto; è

meccanico, quindi non umano: l’oggetto fantasticato dal perverso è

esattamente così; meccanico, bellissimo, ripetitivo, falso, non vivo. Lo si

può utilizzare quando si ha voglia, sempre pronto.

Perché c’è questa necessità del mondo sfavillante?

Allora: il punto di fissazione della perversione è nella prima sottofase

anale, la sadico anale (Abraham) problema della distruzione dell’oggetto,

che viene espulso, non c’è più; tale fissazione si differenzia dalla

seconda sottofase, quella della nevrosi ossessiva (successiva), problema

del trattenere l’oggetto dentro di sé, il pene fecale, un modo di salvare

l’oggetto controllandolo. Fissazione alla prima sottofase anale nella

perversione. L’universo anale nel perverso è la sua perversione: qualcosa

di sporco, in rovina, in distruzione… per il meccanismo della scissione è

logico che dall’altra parte ci sia qualcosa di luccicante,

straordinariamente bello ma meccanico.

Es. dandismo, decadentismo, aspetto perverso ma luccicante. Rapporto fra

arte e perversione, una trasformazione di un mondo anale in uno

“sfavillante”, in cui alcuni aspetti creativi (da creta – cacca) si

dispongono in un filone simbolico di trasformazione.

Le forme di perversione sono diverse, la struttura sottostante la stessa.

Il feticcio ad esempio (come un piede): la parte adorata (es piede e tutto

ciò che gli attiene) sostituisce la persona e che da un lato rappresenta il

fallo (non necessariamente il pene, solo qualcosa di iperinvestito –

l’aspetto di potenza) ma allo stesso tempo anche il segno di un enorme

angoscia di castrazione. Una parte per il tutto, richiama l’umano,

richiama una madre fallica, che continua ad esserci nel funzionamento

perverso.

Angoscia di castrazione: siamo in un momento pre-edipico; il funzionamento

perverso non conosce un normale edipo, terminato con l’identificazione con

il genitore dello stesso sesso e con la rinuncia del genitore del sesso

opposto; il perverso dunque non accedendo all’edipo conserva tutta

l’angoscia di castrazione: Hp sulla relazione con la madre: di solito c’è

dietro una madre fallica, una madre che ha tutto, anche il fallo;

continuerà ad adorare la madre, che resterà la donna della sua vita; per

questa madre il fallo vero è il bambino, dunque lo seduce in ogni modo, il

padre non esiste finché a un certo punto il bambino viene lasciato fare:

che succede al bambino, come gestisce la delusione? Cercherà rapporti dove

non avere più la medesima delusione; non vorrà più averci a che fare con

l’universo femminile; il suo oggetto sarà quindi un oggetto parziale,

inanimato, un oggetto della perversione. I rapporti umani costituiranno un

problema, sceglierà quelli che lo mettono meno di fronte a una delusione,

quelli che potrà usare maggiormente senza troppo rischio, oppure ancora

sceglierà oggetti inanimati.

Se la madre dello psicotico è gelida, la madre del perverso è calda. Passa

un eccesso di amore narcisistico, fa suo il bambino, il suo fallo, c’è una

forte seduzione; enorme pulsionalità che nessuna rimozione può gestire;

allontanamento brusco, nessuno svezzamento reale (es. Leonardo).

Il funzionamento perverso non distingue i sessi, siamo uguali. La struttura

è la stessa. Ma le donne vi arrivano da strade diverse. In ogni caso però

l’oggetto è sempre usato, più o meno a seconda della gravità di tale

funzionamento.

Caso di Leonardo da Vinci: ragazza madre che stravede per il proprio figlio, probabilmente

messa incinta dal notaio Da Vinci; passa con la madre i primi anni di vita, stra-amato,

poi staccato da lei brutalmente col passaggio alla casa paterna. Con che risultato? Un

genio assoluto, una curiosità straordinaria per tutto, scienziato, artista, ossessivo:

enorme pulsionalità e aggressività da gestire (gestita con nevrosi ossessiva, ossessività)

e sublimare (opere d’arte); omosessuale, processo per sodomia al tempo. Scissione

evidente come meccanismo della propria vita.

17 dicembre

Le forme della perversione ci parlano di un rapporto con l’oggetto

parziale, che fa sì che l’oggetto sia inteso come un obiettivo da

controllare, utilizzare. Nella perversione nel controtransfert si avverte

se c’è un tentativo di controllo, manipolazione dell’altro.

I perversi sono i maschi perché sono quelli che si mostrano, si fanno

trovare. LA PERVERSIONE FEMMINILE

E’ nascosta. Sia per ragioni socio-culturali che per questioni che hanno a

che fare con la psicodinamica dell’esser donna.

La vagina è irrappresentabile (fino a un certo momento): essendo un organo

non visibile, il primo problema che si pone – sia da un punto di vista

educativo e socioculturale il pene è da subito glorificato, cosa che non

succede con la vagina della bambina. L’organo del bambino ha una

rappresentazione, l’organo che dà sensazioni e piacere è visibile,

rappresentabile e anche ammirato. Rappresentazione è rendere presente.

La rappresentabilità ha a che fare col pensiero e con una capacità di poter

pensare all’oggetto assente. Nella bambina c’è un iniziale problema di

rappresentazione del suo organo sessuale: non è visibile, non è né guardata

né nominata in genere. C’è già una scissione in partenza tra un punto

eccitante (clitoride) e vagina, che per lungo tempo invia messaggi non

decifrabili. Finché il clitoride è l’unica zona eccitante siamo a livello

del maschio come tipo di eccitamento e di zona erogena. Ma in genere le

madri però proibiscono ancor più che nei maschi la masturbazione delle

bambine. La bambina e il bambino hanno un oggetto primario: la madre; che

diventa per il bambino l’oggetto edipico, erotico (che dovrà lasciare –

continuità) nella bambina invece ci dovrà essere un cambio di oggetto (non

continuità). E’ dunque normale che le bambine siano più verso la nevrosi

che verso la perversione (che implica un’idea non rimossa della

sessualità!).

Momento clue: scoperta della differenza sessuale: la bambina di fronte

all’inevitabile paragone, differenza, ha 3 possibilità:

-inibizione sessuale futura: “ho un organo più piccolo, svalutato, mia

madre mi ha fornito di un’attrezzatura non all’altezza” svalutazione

del genitale (clitoride – non si sa nulla della vagina) inibizione. Se

permane questa fissazione: svalutazione verso il femminile, verso la madre,

rimproveri verso di lei (altrettanto evirata) e senso di perdita generale

di valore. Impossibilità di soddisfacente vita sessuale.

-mascolinizzazione: voler essere un maschio. L’attività clitoridea non

cessa, anzi; c’è identificazione con madre fallica; padre svalutato;

affermazione narcisistica dell’essere femmina come cosa migliore al mondo;

svalutazione del pene: anticamera della perversione e dell’omosessualità

femminile. Soluzione di forza (diversa da soluzione di debolezza come la

prima). La successiva eventuale scoperta della vagina sarà vista come il

genitale migliore: scelta omosessuale.

-acquisizione della femminilità: ingresso nell’Edipo; identificazione con

la madre, buon rapporto con essa; spostamento desideri libidici sul

maschio; accettazione di poter avere un ruolo passivo nella relazione

sessuale: solo se non lo si intende come un ruolo di svalutazione ma come

una realizzazione di un erotismo femminile che implica una fantasia di

passività. Ci sono anche femmine con ruolo attivo e maschi con ruolo

passivo, sono altre combinazioni possibili, risultato di rapporto con

genitori, esperienza di vita etc. tra l’altro nessun risultato è

definitivo, la vita ci fa incontrare persone e ci cambia… solo se abbiamo

traumi non elaborati troveremo sempre stesse situazioni e persone… se

invece i disturbi non sono consistenti, è possibile che persone diverse

nella vita ci facciano cambiare.

Se permane il problema della rappresentabilità della vagina si arriva al

problema della presenza/assenza: nevrosi e isteria sono possibili soluzioni

(rimuovere pensieri o fantasie sessuali, sessualità inibita, evitamento di

rapporti sessuali – ci si ferma alla seduzione); la soluzione perversa è

più complicata, nasce da una scissione (ossia c’è una parte che desidera

ardentemente e una che invece deve difendersi; ideazione precisa su cosa si

può o non può fare; in genere non si può il rapporto sessuale completo; la

cosa importante è che il rapporto c’è, l’altro c’è ma in quanto oggetto

di cui impossessarsi; questione di potere e dominio). Famosa scissione

amore e sesso: in molti le considerano separate, scopo di rendere la vita

più semplice…

La sessualità scopre la nostra vera natura, smuove una pulsionalità così

importante che le difese scattano subito.

Tornando verso la perversione più patologica, la donna avrà un’idea

svalutata del pene, deve tenerlo a distanza: il pene non è desiderato,

viene casomai utilizzato per impossessarsi dell’altro, ma in genere non ci

sono rapporti sessuali completi. Ciò che viene investito è il proprio

corpo: spesso belle donne, narcisiste, falliche. Il fallo è nel corpo

femminile. Non si può desiderarlo perché ammetterne l’importanza

significherebbe ammettere una mancanza, una castrazione risalente ai primi

anni di vita (nella normalità non sentita come mancanza, ma

nell’organizzazione perversa sì).

Esiste anche un voyerismo femminile –questione totalmente misconosciuta-

cosa guardano le donne? (i maschi guardano il rapporto sessuale) guardano

le altre donne (con seni grandi più dei loro, con capacità seduttive enormi

etc.) tentativo di impossessarsi di un segreto che non hanno, che la madre

non ha mai passato loro. C’è un desiderio conoscitivo, un tentativo di

scoperta, c’è una non conoscenza sulla femminilità, queste donne cercano

di capire cosa provano le donne. L’irrappresentabilità della vagina è

sempre contrapposta e legata al fatto che la vagina è immaginata (con

grande timore) come l’organo del piacere illimitato (quindi dove ci si

perde completamente), un punto dove il piacere può essere così intenso da

perdere la testa, cioè proprio l’identità.

Per la femmina il problema è farsi amare, essere desiderata; per il

maschio: amare. Come se l’altro ammirandoti, guardandoti ti desse una

possibilità in più di autorappresentazione. Inoltre, l’immagine femminile

è più bella, sia per uomini che per donne. Gli uomini hanno molte più

difese contro l’omosessualità di quante ne abbiano le donne. Le donne sono

più libere di esplorare i loro lati omosessuali. Nell’omosessualità

maschile, a meno che non sia palese e forte, ammetterlo è molto difficile.

FILM “La pianista”: straordinario caso di perversione femminile: maestra

di pianoforte sulla quarantina che vive con la propria madre, dorme con

lei, coppia simbiotica, la madre vorrebbe che la figlia sostituisse un

marito che non c’è più; la figlia si sottrae a questa captazione:

bacchetta in maniera sadica i propri allievi, fredda e distaccata. Tramite

scissione elude il controllo materno e va nei pip-shop a vedere film

pornografici, dove è estremamente curiosa verso le donne. Nessuna

relazione. Gesti auto-aggressivi (masochistici perché le procurano dolore –

ferite sui genitali – piacere masochistico) sadica con gli altri. Nessun

senso di colpa vs la propria “parte oscura” che sottrae al tempo con sua

madre. Quando però un giovane allievo inizia a corteggiarla (edipo non

risolto, cerca madre da possedere): quando la perversione si sposta da

azioni inanimate (pornografia e autolesionismo) a cose animate, le difese

si mobilitano: tiene a distanza i ragazzo, incontro sessuale senza nessuna

penetrazione, lei dominante, sadica. Lei a un certo punto gli consegna un

decalogo con le cose che lui potrà o non potrà fare per poterla avere:

controllo dell’oggetto.

Masut Khan: “Le figure della perversione”: un perverso lui stesso, colto in un

supermercato travestito da donna. Caso di donna con fobia vomito esemplificativo della

perversione femminile; attraente; analfabeta; padre morto quando era piccola; madre

disordinata; vita sessuale precoce, sregolata e senza passione; a 17 figlio illegittimo

abbandonato in un sottopassaggio tram sotto pressione mamma, scarso rimorso e senso di

colpa; matrimonio con soldato solo per avere un uomo in casa; sfaccendato da mantenere,

definito ipersessuato; gli si sottometteva senza gioia; passione per il ballo, lavoro

nelle scuole di danza; paziente spaventata e poco comunicativa; lascia il marito dopo due

anni di terapia; un anno di stacco; cambiamento; lavoro fisso, altro uomo; comunicativa;

aveva abbandonato l’analisi perché si sentiva colpevole e imbarazzata; si sentiva

attratta da ragazzo molto giovane, che toccava fino a farlo eccitare e fargli sesso orale:

sentimento di felicità nel far “alleggerire” i suoi allievi; sentimento di ricevere

disapprovazione da terapeuta in merito a questi atti; pensava si conoscesse meglio con la

bocca che con la vagina …. Ragazza senza educazione; unico rapporto con madre, che la fa

sbarazzare di un figlio; sposa il primo capitato con cui ha rapporti per dovere; emerge la

parte perversa, ossia la sua soluzione: ragazzi più giovani, relazioni sessuali non

penetrative, da dominare, piacere di vederli smarriti e contenti, controllo su di essi.

QUESTIONE: Avere finalmente una posizione di potere. A seguito di tanta sofferenza e

umiliazioni, in cui il proprio piacere deve essere nascosto, si cerca un ambito scisso nel

quale sentirsi importante.

19 dicembre

Il perverso volendo controllare l’oggetto ne è anche totalmente

dipendente. ANORESSIA MENTALE

Molti autori pensano che le perversioni siano maschili, e che la

perversione femminile più diffusa sia l’anoressia mentale. Fallimento

dell’introiezione dell’oggetto primario, fallimento del rispecchiamento:

c’è una situazione fusionale da cui queste persone non sono mai uscite.

Nella tossicomania La presenza di questo oggetto, sempre esterno (a

differenza della nevrosi, in cui l’oggetto è sempre interno, il padre o la

madre edipica…) non c’è, quindi non c’è neanche un oggetto

interiorizzato, non c’è rappresentazione: per questo l’oggetto è così

tanto cercato. L’anoressica però al contrario del tossicomane però fa un

passo in più: non cerca l’oggetto, lo rifiuta; cerca di dimostrare alla

madre che il cibo, ossia il sostituto materno, è inutile per lei. Anoressia

e tossicomania hanno la medesima incapacità di interiorizzare.

Nell’anoressia c’è un delirio di autosufficienza, sempre al limite con la

psicosi. Come se potesse continuamente nutrirsi delle proprie feci e di

nient’altro. Padri che non sono riusciti in alcun modo a operare una

cesura rispetto alla fusionalità primaria, sono padri inesistenti. Il padre

dovrebbe essere colui che fa scindere la fusione madre-bambino. Le donne

devono accettare di separarsi da un oggetto narcisistico per tornare al

proprio rapporto di coppia. I rapporti delle anoressiche con le loro madri:

la madre è sempre presente, solitamente insopportabili ma di cui non

possono fare a meno, sono madri estremamente intrusive: madri perverse,

mirano all’impossessamento dell’altro. Nelle relazioni che poi sviluppano

non c’è nessun desiderio di genitorialità, c’è una sessualità ristretta,

basata sul ciò che si può e non si può fare, tutto basato sul controllare

l’altro, che poi in realtà nasconde un controllo sui propri desideri. Il

problema è preedipico, il problema dello sguardo è fondamentale per loro.

Piuttosto che non avere uno sguardo, si scarnificano pur di esser guardate.

Disturbo del pensiero e della percezione molto importante, si convincono

che tutto vada bene, anzi si vedono grasse, autoconfermano la loro

posizione interna, il loro funzionamento interno. Avere bisogno dello

sguardo dell’altro, anche sotto forma di disgusto o preoccupazione: dietro

c’è un godimento quasi masochistico, psicosessuale dunque. Difficile

entrare in contatto con loro, hanno un’idea dell’altro : non si sono mai

separate dall’Imago arcaica, quindi ogni altro che viene dopo deve essere

manipolato e controllato. Impossibilità di interiorizzare una madre buona.

Spesso c’è una traccia di forte investimento narcisistico da parte di

madre e/o padre: dovevano essere perfette, spesso erano bellissime prima

della malattia, una sorta di perfezione narcisistica proiettata dai

genitori a cui loro si ribellano. Unica possibilità di curarle è

simpatizzare con la loro ribellione. Ma la ribellione si riattiva nel

transfert contro il terapeuta. Il rifiuto del cibo è ribellione: la

ribellione da inizio alla malattia; il cibo è la madre. Si rifiuta la

madre. Contemporaneamente ciò comporta una modificazione nel corpo:

dimagriscono a tal punto da negare la madre non solo come cibo ma anche

come femmina. Diventa un corpo feticcio, non più sessualizzato, ma un corpo

che viene guardato, che deve essere guardato, controllato… frequenti

comportamenti ossessivi: pesare il cibo, contare le calorie…

organizzazione ossessiva attorno al cibo. Attacchi bulimici che spesso

entrano nell’anoressia.

Le bulimiche vogliono divorare tutto, non solo il cibo (anche farmaci etc)

e sono più vicine alle vere tossicodipendenze; bisogno di soddisfazione

immediata; c’è una fame enorme: c’è una risposta di tossicodipendenza.

ESAME

Esempio: “Il sintomo somatico isterico” meccanismi di difesa, come si

forma, cosa si rimuove, perché si forma etc etc

KARL ABRAHAM

LE FASI DELLO SVILUPPO PSICOSESSUALE

Studi iniziati per spiegare origine e caratteristiche della melanconia.

Postula l’esistenza di una gradualità evolutiva all’interno delle fasi

libidiche (orale, anale, fallica e genitale) presentate da Freud nei Tre

saggi sulla teoria sessuale; A. le amplia e distingue in sottofasi,

descrivendo al loro interno non solo il livello pulsionale ma anche la

relazione d’oggetto tipica. FASE ORALE

La bocca soddisfa da una parte il bisogno nutritivo di autoconservazione,

dall’altra il bisogno autoerotico pulsionale. A. parla di adulti con una

vita pulsionale ancora simile a quella del lattante, per cui il godimento

notturno del latte riveste un significato inconscio. Nel neonato il

soddisfacimento si realizza tramite incorporazione del latte, nell’adulto

regredito a tale fase l’incorporazione è dell’oggetto, ancora simbolo del

latte materno. Nell’adulto si ritrovano ad esempio fantasie cannibaliche

di mangiare, divorare, quindi incorporare l’oggetto d’amore. A. afferma

che se la fissazione a questa fase è forte, la libido può subire un arresto

e i sintomi potranno essere impotenza maschile e frigidità femminile; una

sessualità adulta prevalentemente autoerotica, con la bocca come zona

erogena: es. assunzione e ingerimento di sostanze, simbolo della non

differenziazione tra funzione nutritiva ed erogena della bocca. Anche il

senso di fame di alcuni pazienti può essere spiegato tramite fissazione

orale, mangiare come un piacere sostitutivo rispetto ad impulsi sessuali

intollerabili (attacchi bulimici notturni, assunzione di droghe etc…).

altre inibizioni derivanti da tale fissazione possono riguardare la

funzione sociale della bocca, come strumento di comunicazione e espressione

e possono manifestarsi ad esempio nella difficoltà a parlare e mangiare in

pubblico; in condizioni più evolute invece si sviluppano “situazioni di

compromesso”: una parte della libido è sublimata e indirizzata verso

interessi professionali e lavorativi, l’altra parte, fissata a livello

autoerotico e orale, si soddisfa tramite comportamenti che riguardano la

bocca, come fumare, rosicchiare oggetti etc… gli aspetti patologici

(“fissazione morbosa”) di questi esempi stanno non nel comportamento in

sé, ma nell’incapacità a tollerare la frustrazione della privazione della

stimolazione abituale, o dall’impossibilità di ottenere piacere in modi

sostitutivi.

A. pensò che nella stessa melanconia ci fosse una fissazione o una

regressione orale, basata sull’incorporazione. Distingue due sottofasi:

-la prima, più primitiva, in cui la libido del neonato è ancorata al

succhiare, inteso come atto di incorporazione; fase in cui non vi è

differenziazione tra Sé e oggeto, il bambino e il seno sono fusi, non

esiste odio contrapposto a amore (stadio preambivalente, totalmente

autoerotico, privo di oggetto); il succhiare/incorporare non comporta la

soppressione dell’altro-oggetto in quanto non ancora differenziato dal Sé.

-la seconda, più evoluta, legata al mordere, in coincidenza con la

dentizione del bambino; primo impulso sadico, con i denti si può

distruggere l’oggetto di amore e gli oggetti della realtà esterna;

evidente predominio degli impulsi ostili, cannibalici, compare

l’ambivalenza, anche se la madre non completamente differenziata dal

bambino, che è ancora in piena fase narcisistica; l’oggetto non viene

tenuto in considerazione e perciò può essere distrutto e divorato: A. parla

di narcisismo illimitato e incorporazione totale; in questa fase il

soggetto è il seno della madre. La libido del melanconico subisce una

regressione a questa seconda sottofase orale, per cui di fronte alla

perdita l’oggetto viene introiettato mediante incorporazione.

FASE ANALE

Il piacere in questa fase giunge mediante la stimolazione durante

l’evacuazione sfinterica, della zona erogena investita, l’ano. Due

sottofasi. A. scopre che accanto a questa tendenza vi è quella opposta di

trattenere le feci. Si crea così un binomio di opposti processi,

fisiologici e psichici, costituito dal rilasciare-trattenere. L’oggetto in

questa fase è rappresentato dalle feci, possedute dal bambino e la

relazione si basa sul possesso: il trattenere è un atteggiamento positivo,

conservativo, il rilasciare è invece un rifiuto, un espellere l’oggetto.

L’ambivalenza risiede nell’alternanza di queste due tendenze verso

l’oggetto d’amore. Compaiono a questo livello impulsi sadici

contrapposti: impulso all’annientamento e al dominio dell’oggetto.

Abraham correla allora l’espellere all’annientare (carattere distruttivo)

e il trattenere al dominare (carattere conservativo). La fase espellere-

annientare sarebbe la prima e più primitiva.

TENDENZE DISTRUTTIVE TENDENZE CONSERVATIVE

SADICHEANNIENTARE SADICHEDOMINARE

ANALIESPELLERE ANALITRATTENERE

Annientamento dell’oggetto. Conservazione dell’oggetto.

PSICOSI NEVROSI

Si può parlare di amore oggettuale solo quando prevale la conservazione

dell’oggetto sugli impulsi di annientamento e espulsione.

Abraham specificherà in seguito che mente nello stadio orale cannibalesco

(2) l’incorporazione dell’oggetto (seno) è totale, nella prima sottofase

anale è parziale. Il passaggio fra queste due fasi è dato dai primi

sentimenti di colpa che permettono di superare gli impulsi cannibalici.

A livello psicopatologico A. colloca il paranoico in questa prima sottofase

anale, in cui la libido regredirebbe. La parte dell’oggetto introiettata è

vissuta come persecutrice e il paranoico cerca di espellerle, proiettarla

fuori di sé.

Il melanconico invece introietta, incorpora l’oggetto in toto,

mantenendolo al proprio interno.

Nella seconda sottofase anale, trattenere-dominare, A. parla di ulteriore

sviluppo verso l’amore oggettuale: parla di stadio di amore parziale,

l’interesse per l’oggetto è riferito ad alcune parti che però non vengono

incorporate, bensì vi è una tendenza al dominio e al possesso. L’oggetto

posseduto è stato spostato all’esterno e messo a disposizione dell’intera

comunità. Stadio del nevrotico ossessivo, con paure di evirazione. In

questo stadio la pulsione può subite una inibizione che porta a formazione

di compassione e disgusto che bloccherebbero l’incorporazione parziale

dell’oggetto di amore. FASE FALLICA

Abraham si è occupato solo parzialmente della fase fallica, di cui si è

interessato agli aspetti relazionali.

Da Freud sappiamo che in questa fase la zona erogena investita è nel

maschio il pena, nella femmina il clitoride (la vagina solo col

completamento dello sviluppo psicosessuale). In questa fase si organizza

un’attività autoerotica-masturbatoria suscitata da fantasie eccitatorie

verso l’oggetto, che anticipano l’ingresso nel complesso edipico dove,

per entrambi i sessi, il fallo paterno ha un ruolo importantissimo. Nel

maschio gli impulsi sessuali verso la madre verranno sopraffatti dal

confronto col genitale e l’aggressività paterna (angoscia di castrazione);

nella femmina la valutazione di non essere dotata degli stessi attributi

maschili indurrà l’invidia del pene e lo spostamento dell’investimento

libidico dalla madre al padre. Con l’ingresso nell’Edipo quindi c’è un

inibizione dell’investimento sessuale di questa zona. Abraham sostiene che

dal punto di vista relazionale, la fase fallica comporta amore oggettuale

con esclusione del genitale, (divieto all’incesto, pulsione inibita da

pudore).

Negli isterici tutto ciò è evidente: la meta sessuale normale (genitale)

sottostà al rifiuto, ne prendono il posto altri desideri “perversi”.

L’esclusione dell’investimento libico genitale è motivo di diversi

sintomi nevrotici: impotenza, frigidità, eiaculazione precoce.

FASE GENITALE

Raggiungimento del vero amore oggettuale. Oggetto amato nella sua totalità;

reale scelta oggettuale; aspirazioni sessuale dirette su un'altra persona.

Fase post-ambivalente: ambivalenza elaborata, l’oggetto è al riparo

dall’odio, prevale l’amore per esso. A questo livello: maturazione nello

sviluppo libidico affettivo e norme e aspetti culturali inibiscono le

pulsioni precedenti.

1° fase SUCCHIARE – AUTOEROTISMO – PREAMBIV- DEMENTIA PRECOX

2° fase MORDERE – NARCISISMO , INCORPORAZIONE TOTALE –AMBIV- MELANCONIA ORALE

3° fase EVACUARE ANNIENTARE – AMORE PARZIALE, INCORP PARZIALE – AMBIV – PARANOIA E

FETICISMO

4° fase TRATTENERE DOMINARE/POSSEDERE – AMORE PARZIALE – AMBIVAL – NEV OSS ANALE

5° fase MASTURBAZIONE – AMORE OGGET ESCLUSIONE GENITALE- AMBIV – ISTERIA

FALLICA

6° fase SESSUALITA’ ADULTA- AMORE OGGET – POSTAMBIV ADATTATO- NORMALITA’ GENITALE

un’eccessiva gratificazione o frustrazione in uno stadio psicosessuale fa sì che il

bambino rimanga fissato alle caratteristiche tipiche di quella fase. Il carattere è la

manifestazione in età adulta di tale fissazione (una parte di libido che rimane ancorata

ad una zona erogena di una certa fase libidica o a una certa modalità di relazione

oggettuale tipica di quella fase).

CARATTERE ANALE: A. dà rilievo al binomio evacuare-trattenere e agli esiti

dell’educazione-pulizia imposta dalla madre (che impone controllo impulsi coprofilici di

sporcare e sporcarsi). Il buon esito dipende dal fatto che il training alla pulizia

avvenga quando il bambino sia già in grado di spostare sull’oggetto i sentimenti

originari narcisistici. Impara a tenersi pulito per amore della madre e a gratificarsi con

le lodi dei genitori.

Se invece: l’educazione rigida degli sfinteri avviene prematuramente, sradicando il

bambino dalla sua posizione di godimento narcisistico: andrà in contro a resistenza

durevole ad abbandonare la propria onnipotenza, e in età adulta mostrerà una falsa

docilità che cela sentimenti rivendicativi e ostinazione. Sentimenti di onnipotenza tipici

del pensiero ossessivo, che considera il prodotto sfinterico come manifestazione del

proprio potere. Atteggiamenti ostinati, tendenza a far da soli, repulsione

all’intromissione altrui, arroganza, non sottomissione a ordini, propensione a ribellarsi

contro dovere (tenersi puliti) e l’aver bisogno (di defecare). Collezionismo e

comportamento parsimonioso col denaro: feci nell’inconscio = denaro, oro. Comportamenti

opposti che rievocano la contrazione e il rilasciamento anali. Gli impulsi ostili e sadici

possono anche essere rimossi e trasformati nel loro contrario, come anche gli impulsi

coprofilici (ordine pulizia maniacalità).

Base del carattere anale: AMBIVALENZA.

MELANCONIA (e nevrosi ossessiva)

Abraham ipotizza organizzazione sadico-anale dello sviluppo libidico. Osserva che la

depressione ha punti in comune con la nevrosi ossessiva, hanno lo stesso sentimento di

odio e di ostilità che disattiva e indebolisce le capacità di amore e affetto verso

l’oggetto. Nel 1912 A. riprende l’idea di Freud sull’accostamento fra lutto e

melanconia e ipotizza un accostamento appunto fra melanconia e nevrosi ossessiva: nel

depresso l’impulso sadico e l’odio vengono repressi ma rimangono rintracciabili nelle

fantasie di vendetta e negli impulsi criminali. Il sadismo, non del tutto rimosso, crea

intensa angoscia e colpa che possono portare al delirio di colpa e indegnità. Blocco della

sublimazione e generale inibizione e rallentamento psichico che rappresentano una

regressione verso tendenze autoerotiche (il depresso si chiude al mondo, disinvestendo

libidicamente la realtà esterna e lasciandosi simbolicamente morire).

Abraham ipotizza che mentre la nevrosi ossessiva utilizza meccanismi di difesa più evoluti

contro gli impulsi sadici, come rimozione e spostamento, il depresso proietta all’esterno

la percezione interna dell’odio derivato dal proprio sadismo.

Il nevrotico ossessivo regredisce al più tardo degli stati anali (trattenere/dominare), il

depresso regredisce al più precoce (espellere/annientare).

Il nevrotico ossessivo seppur con difficoltà e ambivalenza riesce a mantenere l’oggetto

d’amore e la relazione (piacere stimolazione anale, dominazione dell’oggetto con

ossessioni e compulsioni), il melanconico invece perde la relazione psicosessuale con

l’oggetto (evacuazione, scarica senza connotazione erotica, fine a se stessa). Tale

soppressione delle relazioni con l’oggetto si estende poi a gran parte della realtà

oggettuale e agli interessi del soggetto.

Ma nel 1916 Abraham sente che deve ampliare la propria riflessione: e si rivolge alla fase

orale: si comincia ad affermare negli scambi epistolari con Freud l’idea che nella

melanconia siano di importanza centrale i processi di introiezione e incorporazione,

quindi una regressione o una fissazione orale (evidente anche nella loro sintomatologia –

iperfagia o perdita di appetito).

Freud sosteneva che, di fronte alla perdita, è fondamentale il meccanismo

dell’introiezione come difesa davanti alla perdita d’oggetto. Abraham riprende il

discorso affermando che mentre nel lutto l’introiezione (parte del lavoro del lutto)

favorisce la conservazione dell’oggetto nella realtà interna, nella melanconia una parte

dell’io si scinde e si identifica con l’oggetto perduto e accade che vi sia una perdita

dell’io stesso. A differenza che nel lutto, nella melanconia la perdita dell’oggetto

rimane inconscia, l’oggetto perduto è totalmente scomparso, mangiato. C’è poi una

situazione intermedia, quella del lutto complicato: difficile separazione dall’oggetto

perduto , a causa dei sentimenti ambivalenti e dell’investimento di libido narcisistica.

Non c’è la facoltà di realtà circa l’avvenuta perdita (come nel lutto normale) e dunque

nemmeno la possibilità di spostamento di investimento libidico dall’oggetto alla realtà

esterna e altri oggetti. Nella melanconia c’è ambivalenza, investimento narcisistico e

perdita dell’oggetto che producono una regressione alla seconda sottofase orale, dove il

soggetto ha una fissazione. Fenomeno dell’incorporazione, l’oggetto viene divorato,

distrutto, l’odio spostato dall’esterno all’interno, a differenza della paranoia

(proiezione, contrario). Abraham inoltre sostiene che le accuse verso se stesso non siano

solo l’ostilità originariamente indirizzata all’oggetto e poi convogliata sulla parte di

sé ad esso identificata, ma che siano esercitate anche dall’oggetto introiettato sul

quale l’individuo aveva proiettato il suo Ideale dell’io.

NELLA MELANCOIA COMPARTECIPANO MECCANISMI ANALI E ORALI, DAPPRIMA UN MOVIMENTO DI

ESPULSIONE ANALE SEGUITO DA UN MOTO DI INCORPORAZIONE ORALE DELL’OGGETTO DI AMORE.

Abraham suppone l’esistenza di una DELUSIONE D’AMORE per l’esordio depressivo, che è in

realtà una ripetizione di una ferita narcisistica derivata dalla frustrazione nella

richiesta d’amore fatta all’oggetto primario (es. nascita fratellino, il soggetto non è

più il prediletto della madre…). ORIGINE DELLA DEPRESSIONE IN UNA ESPERIENZA TRAUMATICA

INFANTILE CHE DELUDE LO SLANCIO AFFETTUOSO VERSO LA MADRE, provocando sete di vendetta, da

cui la fissazione orale alla sottofase del mortere-divorare e la tendenza alla regressione

ad essa in ogni successiva perdita oggettuale (specie se tale relazione oggettuale è

connotata da ambivalenza e c’è investimento narcisistico).

IL PRESIDENTE SCHREBER:

Due crisi nervose e sogni. Freud formula per la prima volta la teoria della rimozione

primaria e dell’evoluzione della pulsione libidica (da autoerotismo anoggettuale a

narcisismo poi amore oggettuale). Ad ogni fase corrisponde diverso rischio

psicopatologico. Il punto di fissazione della schizofrenia è lo stadio autoerotico, quello

della paranoia è lo stadio narcisistico. Freud stabilisce una relazione tra paranoia e

omosessualità. Precisa che nella paranoia, in particolare in Schreber, l’impulso rimosso

(desiderio omosessuale originariamente rivolto a padre, poi nel medico) ritorna in seguito

allo scacco della rimozione. Tale desiderio viene prima trasformato nel suo contrario, poi

proiettato. Fantasia di desiderio femminile (cioè omosessuale passiva) a cui S. oppone

resistenza e da cui deriva il delirio di persecuzione. “io amo lui” non è tollerabile,

viene trasformato in “io lo odio” e proiettato all’esterno “lui mi odia, mi

perseguita” e questo autorizza ad odiarlo.

Ruolo predominante della scissione nella psicosi (una a contatto con la realtà, l’altra

no, predomina la parte non a contatto). Nella psicosi l’inconscio dilaga nel conscio

sotto il dominio del principio di piacere. Ciò che per lo psicotico è insopportabile è la

perdita dell’oggetto materno o di un suo equivalente: le fantasie di desiderio subentrano

alla realtà. Frattura con la realtà tramite diniego, il fine è la creazione di una realtà

più soddisfacente, che soddisfi l’Es. Il diniego interessa più che altro il destino

dell’affetto ed è volto alle pretese della realtà esterna, la rimozione la

rappresentazione ed è rivolta alle richieste pulsionali interne.

Freud considera la psicosi come uno scacco dell’Io che di fronte al ritorno del rimosso

si incrina e frammenta, il delirio invece è un tentativo di rammendo, la riedizione

trasformata di ricordi e/o vissuti che ricorda il soddisfacimento allucinato di desiderio.

Linguaggio schizofrenico: predominio del rapporto verbale su quello reale, l’uguaglianza

della espressione linguistica e non la somiglianza delle cose,blocco dello scambio fra

preconscio e inconscio, cioè tra rappresentazioni di parola e rappresentazioni di cose.

Nella schizofrenia il soggetto disinveste l’oggetto e la libido rifluisce nell’Io; il

soggetto cerca poi tramite allucinazione di reinvestire l’oggetto, ma usa le parole come

oggetti e investe esse invece che gli oggetti.

Abraham:

Regressione alla fase autoerotica, fissazione allo stadio orale. Forte necessità di

incorporare, divorare il seno-femminile-materno.

Il nevrotico invece ha un eccesso di investimento oggettuale, capacità di sublimare e

mantenere il contatto con la realtà; non compiuto raggiungimento della sessualità

genitale, manca però la tendenza autoerotica.

Psicosi: oggetto bersaglio di impulsi (sadico-anali) volti ad espellere ed uccidere,

propri della più profonda fase sadico-anale. Distruzione dell’oggetto e regressione alla

fase orale con uso dell’introiezione quale meccanismo per ripristinare l’oggetto

perduto. Figura della madre odiata perché anaffettiva, da distruggere, introiettare poi

identificarcisi per non separarsene più. Precoce perdita affettiva è la precorritrice

della castrazione edipica. Due perdite, prima dell’affetto materno, poi del pene che non

consentono l’appagamento del bisogno di essere amati.

DIFFERENZE TRA SINTOMO ISTERICO – SINTOMO NELLE NEVROSI ATTUALI – SINTOMO PSICOSOMATICO

CONVERSIONE SINTOMO ISTERICO DISTURBI FUNZIONALI, SENSO-MOTORI E PERCETTIVI

SOMATIZZAZIONESINTOMO SOMATICO RIFERIBILE A NEVROSI ATTUALE DIST. FUNZ. VEGETATIVI, ANSIA

E DAP

FORCLUSIONESINTOMO PSICOSOMATICO MALATTIA DEL CORPO TIPO ORGANICO

CONVERSIONE: il destino dell’affetto, separato da rappresentazione della situazione

traumatica, non potendo essere rimosso può essere convertito nel corpo ripercorrendo in

senso inverso la via tentata (dal corpo alla mente). Sintomo collegato a scena traumatica

attraverso rimando simbolico. Sintomo isterico è un sintomo nel corpo, che segnala la sua

origine altrove, in una scena traumatica. Di solito porta malfunzionamento di un qualche

sistema percettivo o di sensibilità periferica o motorio. Sono però disturbi senza un

riscontro organico, transitori e che permettono una completa remissione.

SOMATIZZAZIONE: a metà tra sintomi nevrotici NEL corpo e sintomi psicosomatici DEL corpo.

Sintomi delle nevrosi attuali dipendono da un meccanismo di somatizzazione dell’ansia,

interessano le vie del sistema neurovegetativo (cenestesia, vasomotricità, funzioni

gastro-intestinali) senza un rapporto simbolico con rappresentazioni rimosse. Sono solo

una modalità di scarica del surplus di eccitamento libidico accumulato. L’angoscia per

Freud sarebbe un’intossicazione somatica, di eneria libidica non scaricata. Sono sintomi

a metà tra corpo e mente, sono l’equivalenza di un affetto pulsionale, libidico ma anche

aggressivo, che non è stato scaricato nelle forme più adeguato ed è rimasto invischiato

nel corpo.

SINTOMI PSICOSOMATICI: vere e proprie lesioni d’organo, dovuti alla necessità di

liquidare affetti dalla psiche il prima possibile, sovraccarico affettivo che oltrepassa

la capacità di assorbimento delle normali difese.

Ripasso

SINTOMO PSICOSOMATICO E SINTOMO NEVROSI ATTUALI

Cos’è l’apparato psichico: tanti meccanismi, un funzionamento attraverso

cui si utilizza il pensiero simbolico e quindi tradurre, trasformare il

prerappresentativo (il pulsionale) in rappresentativo. L’apparato

psichico NON coincide con le funzioni cerebrali, pur non potendo

prescinderne. L’apparato psichico si impossessa poi di molte altre

attività di base (percezione, motricità etc). apparato psichico: sta fra

cervello e mondo delle idee.

L’apparato psichico ha la funzione di dare un senso, significare ciò che

ancora non ha senso.

Il neonato deve formare un apparato psichico funzionante. E’ la madre che

lo fornisce di apparato psichico, prima servendo da apparato psichico poi

attraverso la reverie, l’holding di winnicott, la donazione di senso

comincia a dare dei nomi, un senso e comincia a far crescere l’apparato

psichico.

Occorre una funzione materna (non scontata) occorre desiderio della mamma

di far crescere psichicamente il proprio bambino. Dipende da condizioni

materiali, da situazioni psichica della madre oppure ancora situazioni

normali che però a un certo punto…

Gravi carenze nel rapporto primario (soprattutto psicopatologia materna)

portano problemi a livello psicotico. Se invece le cure sono non coerenti,

con situazioni di brusco viraggio fra attenzione/disattenzione, cura/

incuria si andrà verso la patologia al limite nel bambino e anche verso la

patologia narcisistica.

PSICOSOMATICA: Malattia psicosomatica, sintomo psicosomatico: senza affetti

né capacità di dare un nome affettivo alle cose: pensiero operatorio.

Cos’è successo? Non è detto ci siano state situazioni grave a monte.

Sembrano quasi modalità “ipernormali” quelle psicosomatiche, c’è un

disinvestimento dovuto a varie cause: cause traumatiche (es. di situazioni

ingestibili, perdite, lutti non elaborati, traumi…) che l’apparato

psichico non riesce a gestire, a digerire; oppure cause pulsionali: senza

capacità di elaborazione, di digestione delle esperienze (ossia degli

affetti che sentiamo) gli affetti verranno repressi o FORCLUSIONE

DELL’AFFETTO (Mc Dougall) – non si provano affetti. Sono sintomi

ASIMBOLICI (a differenza dell’isteria), esprimono semplicemente la

difficoltà del corpo che si prende sulle spalle l’apparato psichico. Non

ha la minima idea dell’affetto represso.

Uno psichico così primitivo da non riuscire a funzionare secondo il

pensiero simbolico, ossia trasformando la tensione pulsionale in qualcosa

di significato, sensato. Dare un significato a una sensazione.

L’angoscia è nelle nevrosi attuali, non c’entra con la psicosomatica, che

è ancora più primitiva delle n. attuali.

L’angoscia primaria è una sensazione pervasiva, primitiva, qualcosa di

fisico, somatico a cui non si riesce a dare un significato, una tensione

insopportabile, un senso di inquietudine.

Es. malattia della pelle: distinguere fra sintomo isterico e psicosomatico.

Senza senso è psicosomatico. Se lo si significa può diventare un sintomo

isterico, se entra nell’apparato psichico (per poi sparire dopo

l’interpretazione). Cambia la psicodinamica.

Sintomo isterico dovuto a rimozione di un’idea incompatibile e conversione

di un affetto sul corpo. Sintomo psicosomatico: dovuto a forclusione degli

affetti.

LE NEVROSI ATTUALI SONO L’ANELLO DI CONGIUNZIONE. Non c’è rimozione.

Danno una prima lettura a una pulsione ancora grezza, a una tensione. In

situazioni pulsionali fanno un sintomo aspecifico, ha a che fare con un

corpo che sta nello spazio: irritabilità, nervosismo, mal stare..fino a

vere declinazioni ipocondriache. Il nevrotico attuale ha una qualche idea

di cosa avrebbe provato a livello di affetti, ma non lo percepisce, siamo

più vicini al preconscio che nelle malattie psicosomatiche.

Quando si parla di pulsione si parla sempre di amore e aggressività.

Nevrastenia, nevrosi d’angoscia (angoscia cronica, nel caso di acuzie

attacchi di panico, sensazione di morire, di non star bene: molte forme di

angoscia) , ipocondria.

COSA C’ENTRA IL NARCISISMO CON LA NEVROSI ATTUALE?

Il narcisismo può essere sano o deficitario. Il narcisismo c’entra con

tutto: tutti i quadri clinici sono interessati. Quando parliamo di n.

deficitario: iperproduzione di onnipotenza, perfezionismo etc ad esempio,

un narcisismo negativo, un narcisismo di morte (Green).

Aspetti maniacali hanno a che fare con forme di narcisismo deficitario ma

ipercompensativo. Il maniacale stra-spende, non sente condizionamenti

ambientali, non ha inibizioni… non ha contatto con l’altro il maniacale.

Il problema del narcisismo non integrato in maniera sana col resto della

personalità è che non c’è contatto con l’altro, esiste solo la persona.

Il maniacale è la forma più eccessiva.

Le donne hanno più narcisismo degli uomini: atteggiamento di attesa, di

sguardo. Siamo a livello normale. E’ nella relazione che ci accorgiamo se

c’è oggettualità oppure solo narcisismo.

Nelle nevrosi attuali manca questo aspetto oggettuale: es. non riuscire ad

amare/arrabbiarsi quando bisognerebbe: prevale il narcisismo (deficitario);

persone fragili, pensano a se stessi, molto preoccupati del loro corpo

(fino all’ipocondria), hanno sintomi somatici, la minima sensazione

corporea viene avvertita come un pericolo e interpretata come tale. Cercano

di dare un senso a qualcosa che non ce l’avrebbe.

FUNZIONAMENTO PSICHICO: trasformazione della pulsione in senso simbolico.

Reverie, funzione materna.

STRUTTURA DELLO PSICHICO: 1° topica: INCONSCIO- PRECONSCIO- CONSCIO

2° : ES – IO – SUPER-IO

Fantasia teorica fatta sullo psichico. Modo di dare rappresentazione

grafica.

ACCEDERE ALL’INCONSCIO: prima di Freud:

-Ipnosi: metodo per raggiungere un diverso stato di coscienza da quello

normale. L’esistenza dell’inconscio è pre-psicoanalitica, ma descritta

diversamente.

-Metodo psicoanalitico: regola delle libere associazioni: situazione

protetta da percezioni, qualcuno che ascolta tutto quello che passa per la

mente.

DOPPIO TEMPO DEL TRAUMA

Quando F parla del doppio tempo del trauma parla di un trauma che è

inscritto nella storia del soggetto, altrimenti non ci sarebbe temporalità,

non ci sarebbe il secondo tempo.

TEMPO N del TRAUMA: tutta una serie di traumi che si ripetono e si

inscrivono nella storia del soggetto. Anche se mutano di forma, possono

essere diversi (es. uno edipico, uno sessuale adolescenziale, un altro una

grave frustrazione…. I traumi sono inevitabili!) parlare di tempo del

trauma vuol dire che il trauma entra nel funzionamento psichico del

soggetto; a ogni tempo del trauma c’è una possibilità di ri inscrivere il

trauma per come si è palesato nella forma precedente, sempre un’occasione

per simbolizzare, ricapitolare quanto successo precedentemente. Perché

questo accada è necessario che ci sia una funzione terza, ossia che ci si

trovi in una relazione (che può essere terapeutica o altra, in cui l’altro

fa da terzo) altrimenti il trauma può riproporsi ma è più una coazione a

ripetere del trauma, rimaniamo in una dimensione speculare, possiamo

pensare al trauma, sognarli, in un tentativo di simbolizzazione, ma

rimaniamo prigionieri della nostra relazione autoreferenziale, senza dunque

speranza che entrino davvero nella storia del soggetto. Con una funzione

terza (amico, terapeuta etc) che abbia funzione di reverie il trauma entra

nella storia del soggetto (e smette di essere trauma). Il trauma è qualcosa

che “rompe”. Quando si integra nella storia del soggetto smette di essere

trauma, diventa esperienza spiacevole.

TRAUMA INCRIPTATO, ABRAHAM E TOROK: in questo caso abbiamo a che fare con

un trauma che non è possibile elaborare, non entra in nessun tempo. È come

fosse sotterrato, in una cripta, non elaborabile, non pensabile. La

possibilità di questo trauma di farsi sentire è nella catena

transgenerazionale, passa di generazione in generazione. Es. di depressione

che porta ad un suicidio, o comunque qualcosa che viene nascosto e che

passa però inevitabilmente fra generazione; nulla può essere nascosto. Un

evento grave, nascosto, nella generazione successiva passa come “area

segreta”, qualcosa di cui non ci si deve occupare, che non si può

chiedere, su cui c’è un silenzio, si intende che su quel qualcosa (che non

è stato simbolizzato!!!) non si può indagare. Magari può passare ad esempio

sotto forma di modalità difensiva. Oppure un qualche trauma simile

successivo che viene ugualmente denegato. Dei traumi che non entrano nella

temporalità, nel tempo del soggetto. Serve qualcuno che inconsapevolmente

si prende l’onere di tirarlo fuori: va incontro a una serie di problemi,

magari entra in cura e finalmente questo trauma incriptato potrà a un

certo punto entrare nella trasmissione simbolica.

Il primo tempo del trauma è il momento in cui compare qualcosa che non è

ancora rappresentabile.

Unità psicosomatica, ciascuno di noi è un corpo psichico.

Un edipo riuscito è il risultato di una serie di identificazioni col

genitore dello stesso sesso.

Identificazione parziale: ad esempio solo su un sintomo di qualcuno

L’isterica si identifica con un sintomo altrui per non perdere l’altro.

Quando pensiamo all’isteria dobbiamo sempre pensare alla sessualità.

Sostituti simbolici di elementi sessuali. L’isteria è come un sistema

simbolico primitivo. Vivendo in una società evoluta queste idee sessuali

diventano idee incompatibili da rimuovere. Grande affetto, grande desiderio

che non può che sfogarsi o nell’angoscia isterica o nel sintomo somatico.

I maschi isterici hanno un sintomo fondamentale: l’impotenza. I maschi

isterici hanno l’idea incompatibile di desiderare la madre, non è un

pensiero conscio, ma il loro desiderio fondamentale da cui non si sono mai

emancipati è quello: bloccati nella stanza di Edipo. Il corpo risolve il

loro problema: impotenza che ci “dice” che questa è un’idea

incompatibile, viene resa impossibile a livello somatico. Non soddisferanno

mai nessun’altra né otterranno soddisfazione da altre.

La gran parte delle patologie psicotiche (quindi pre-edipiche) non hanno

sistemi simbolici.

Nell’isteria c’è angoscia di castrazione. Impotenza maschilità e

frigidità femminile. L’angoscia di separazione non è propria

dell’isteria, la riferiamo a una struttura di funzionamento più primitiva,

classica negli stati narcisistici e limite (sempre accanto all’angoscia di

intrusione negli stati limite). Messaggio autartico di autosufficienza

degli isterici, si sente se l’altra persona mi è indispensabile.

L’angoscia di castrazione è un angoscia evolutiva come anche quella di

separazione sono normali; dipende dalla quantità di angoscia, dipende da se

può essere tollerabile, se può essere trasformabile in dispiacere… se non

si riesce a simbolizzare si rimane ancorati a un’angoscia di separazione

rispetto all’oggetto che non c’è. Serve una capacità simbolica di

costanza dell’oggetto, di pensare che l’oggetto non c’è ma può tornare,

si ha un sentimento nominabile che ha a che fare col dolore e non più con

l’angoscia.

Solo provando dispiacere si può ritrovare l’oggetto perduto nell’angoscia

di separazione.

La soluzione psicotica fusionale (restare attaccati alla madre per sempre)

è fallimentare: alcuni psicotici per evitare l’angoscia di separazione non

si staccheranno mai dalla madre.

La soluzione psicosomatica è quella dell’annullamento di un dolore, come

anche dell’amore (che vanno sempre in coppia, piacere/dispiacere…).

Tutta la psicopatologia sono tentativi di soluzione rispetto al problema di

ciò che noi sentiamo rispetto alla vita… amore, piacere, dispiacere,

assenza, presenza, a cui cerchiamo di dare un’organizzazione.

ISTERIA: INFANTILE E SUGGESTIONABILITA’

Ciascuno in realtà è suggestionabile a suo modo. Suggestione: sub – gestio:

far passare da sotto. Significato anche un po’ negativo, di nascosto,

subdolo. Comunicazioni dunque non verbali (sguardo, postura, linguaggio

corporeo etc). ma nel caso della suggestione dobbiamo considerare anche la

parola, straordinario potere suggestivo.

Infantile: associato alla suggestionabilità (i bambini lo sono di più, come

anche tutte le persone in stato di dipendenza dall’altro). Parliamo

dell’infantile non solo riferendoci all’infanzia, al bambino, ma anche a

tutto ciò che di infans c’è in noi: possiamo trovarci in alcune situazioni

di alta suggestionabilità. Nell’adulto la più favorevole è la condizione

del malato (pendere dalle parole del medico). Parole suggestive possono o

aprire delle speranze o fare altro, meno positivo…. Una categoria

particolare di suggestionabile sono i malati mentali, ma non tutti: non i


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinico-dinamica
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher guianerli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del disagio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Zamperini Adriano.

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