Che materia stai cercando?

Corso di Procedura penale progredita Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto processuale penale progredito che sono basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Bontempelli dell’università degli Studi di Milano - Unimi, Facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea in giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto processuale penale progredito docente Prof. M. Bontempelli

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

DIRITTO

PROCESSUALE

PENALE EUROPEO 1

1 marzo 2016

Tradizionalmente il diritto processuale penale è sempre stato legato a un'idea di

stretta territorialità. Ogni paese è dovranno nel decidere le proprie norme penali.

Dimensione prevalentemente nazionale del settore penale. In altri settori come

quello civile si è iniziata già da tempo la collaborazione. Nel diritto penale invece

c'è sempre stata esistenza a qualsiasi intromissione. Ciascun legislatore ha sempre

voluto stabilire le proprie regole in ambito penale e processuale penale, senza

influenza di altri organi sovranazionali. Questo ha comportato che la

collaborazione tra paesi in campo penale fosse visto sempre come una

concessione, mai come un rapporto paritario. Ciò è già cambiato con gli accordi

di Schengen, anche se oggi si discute della chiusura delle frontiere. Già da tempo

però sono aperte le frontiere ed è libera la circolazione delle merci e delle

persone. Ciò ha portato anche a una cresciuta dei flussi di criminalità

transnazionali. Due casi recenti in cui è evidente la collaborazione a livello

internazionale: 1) caso di Giulio Regeni: c'è indagine non solo delle autorità

egiziane, ma anche delle autorità italiane. Indagini duplici perché la vittima è un

cittadino italiano. È evidente come in questo caso sia necessaria la

collaborazione tra autorità. Gli inquirenti italiani sono al lavoro per una rogatoria

internazionale. Parliamo di collaborazione tra autorità che restano autorità

inquirenti dei singoli paesi. Autorità italiana ha la possibilità tramite la rogatoria di

chiedere all'autorità egiziana di poter raccogliere quelle prove utili ad accertare

l'omicidio. Il problema è legato alle prove, alle indagini. 2) caso relativo alla

strage del Bardo a Tunisi: il criminale è giunto in Italia dopo il fatto, sarà l'autorità

giudiziaria tunisina a dover chiedere l'estradizione all'Italia. L'Italia potrebbe avere

problemi nel decidere di concedere l'estradizione perché la Tunisia è un paese

che prevede la pena di morte. Qui il problema è relativo al trasferimento di una

persona.

Ormai è acquisita l'idea di una cooperazione giudiziaria in materia penale. Essa

potrà essere diversa a seconda dell'ambito in cui si dovrà instaurare:

internazionale, dell'Unione europea, del consiglio europeo. I rapporti

giurisdizionali disciplinati nel libro XI del c.p.p. sono divisi in quattro argomenti:

disciplina dell'estrazione e relativo procedimento, rogatorie internazionali e

utilizzabilità degli atti rogati, effetti di sentenze penali straniere in Italia e viceversa.

2

Articolo 696 c.p.p.: norma iniziale, di apertura del libro undicesimo, raccoglie da

un alto le materie che andremo a trattare, dall'altro il catalogo delle fonti che

disciplinano queste materie. Le fonti sono: convenzione europea di assistenza

giudiziaria del 1959 e altre convenzioni internazionali in vigore per lo stato, norme

di diritto internazionale generale e le norme che seguono all'interno del c.p.p. Si

è detto che questa norma è ricognitiva delle fonti che però non sono elencate

in ordine gerarchico. Sicuramente alle norme del libro XI è affidata una funzione

integratrice e residuale. Le norme di questo libro spesso sono la base per

l'applicazione delle norme internazionali. Queste norme servono perciò anche

come supporto normativo.

- Catalogo delle norme:

1. Convenzione europea di assistenza giudiziaria del 20.04.59, secondo taluni non

era necessario il richiamo dato che si tratta di norme internazionali.

2. Norme di diritto internazionale generale sono: 1) consuetudine =

comportamento costante e uniforme degli stati nella consapevolezza della sua

obbligatorietà. 2) principi generali.

3. Convenzioni internazionali che siano in vigore per lo stato. Bisognerà verificare

l'effettivo procedimento di ratifica. Le convenzioni possono essere bilaterali o

plurilaterali. In quelle convenzioni andremo a regolare disciplina che regola

rapporti con autorità giudiziarie straniere.

4. Strumenti dell'Unione europea: azioni comuni, risoluzioni, decisioni, decisioni

quadro in particolare prima del trattato di Lisbona. La decisione quadro obbliga

gli stati a obbligo di risultato. Poi abbiamo nuovi strumenti dopo il trattato di

Lisbona: regolamenti in tema ad esempio di Europol, direttive ad esempio in

merito a indagine penale e decisioni.

- Principi importanti dell'UE

1) principio di armonizzazione della normativa

2) principio del mutuo o reciproco riconoscimento. Ha spesso surclassato il

principio di armonizzazione che è più complesso. È più efficace e rapido agire

tramite reciproco riconoscimento di sentenze e decisioni.

3) dialogo diretto tra autorità giudiziarie. Non più dialogo politico tra ministri della

giustizia.

4) reciproca fiducia tra stati membri dell'UE. 3

- situazione attuale

Pluralità di fonti normative eterogenee, sistema multilivello delle fonti.

Pluralità di organi giurisdizionali (giudice nazionale, corte EDU, Corte di giustizia).

2 marzo 2016

Articolo 696 c.p.p.: contempla un catalogo dei sistemi normativi di cui dobbiamo

genere conto: leggi e convenzioni internazionali, norme consuetudinarie, ambito

europeo inteso in due modi: 1) consiglio d'Europa 2) unione europea. Strumenti

dell'UE sono sia quelli precedenti che quelli successivi agli accordi di Lisbona. La

catalogazione del 696 non segue un ordine gerarchico. Viene data applicazione

preferenziale nell'ambito della cooperazione internazionale a convenzioni

internazionali ed europee = principio di prevalenza, e in via subordinata si

applicano le norme del c.p.p. Il 696 indica anche le materie di cui ci

occuperemo: estradizione, rogatorie internazionali, riconoscimento di sentenze

straniere ed esecuzioni all'estero di sentenze italiane. Oltre al principio di

armonizzazione che è il sogno del legislatore europeo, opera il sistema più rapido

ed efficace del mutuo o reciproco riconoscimento. Importante anche il dialogo

diretto tra autorità degli stati membri. 4

ESTRADIZIONE

Consegna di un soggetto che abbia trovato rifugio all'estero a uno stato che ne

faccia richiesta. Caso del tunisino autore della strage al museo del Bardo, che si

trova in Italia. Qui siamo in ambito di cooperazione internazionale, non europeo.

Gli strumenti sono diversi. In questo caso la vicenda ha taglio internazionale e lo

strumento oggetto del caso è l'estradizione, strumento attraverso cui si realizza la

consegna a uno stato che ne fa richiesta di un soggetto che si è rifugiato

all'estero. Nel nostro caso la Tunisia chiede la consegna del presunto autore di

reato. Ci sono due tipi di estradizione: 1) passiva = per l'estero, allo stato viene

chiesta la consegna della persona. 2) attiva= dall'estero, lo stato chiede

estradizione. Dal punto di vista del nostro paese estradizione è passiva, dal punto

di vista tunisino è attiva. A. Estradizione passiva o per l'estero

Consegna di una persona a uno stato estero, con due finalità, ai sensi del 697;

- esecuzione di sentenza straniera di condanna a pena detentiva. Ciò significa

che non potrà essere chiesta in caso di condanna a pena pecuniaria!

- esecuzione di altro provvedimento restrittivo della libertà personale. Deve essere

di provvedimento che incide anche in modo provvisorio ma comunque sulla

libertà personale, ad esempio misure cautelari.

Il soggetto destinatario della consegna deve essere un soggetto su cui pende

perlomeno un provvedimento che limiti la sua libertà personale.

Ci sono casi di divieto di estradizione:

Richiesta fondata su commissione di un reato politico > articolo 698 c.p.p, articolo

10 comma 4 della costituzione e articolo 26 comma 2 della stessa. Cosa si intende

per reato politico? La definizione si trova nel codice penale, articolo 8 comma 3:

delitto politico ogni delitto che offende un interesse politico dello stato, ovvero

un diritto politico. È altresì considerato delitto politico il delitto comune

determinato, in tutto o in parte, da motivi politici. Definizione che lascia spazio

per interpretazione.

Quando vi è ragione di ritenere che il soggetto di cui si chiede estradizione verrà

condannato o sottoposto a 5

- atti persecutori o discriminatori / motivi di razza, religione, genere, nazionalità,

sesso, opinioni politiche, condizioni

- pene o trattamenti crudeli, disumani, degradanti

- atti che configurano violazione di diritti fondamentali della persona / clausola

molto ampia.

Bisogna andare a fare una valutazione anche sul sistema giuridico dell'altro

paese per verificare se la persona una volta consegnata verrà sottoposta a tali

atti o trattamenti. Se così fosse scatterà divieto di estradizione.

c) quando nell'altro ordinamento è prevista la pena di morte.

Pena di morte: formulazione originaria nel codice di procedura del 1988

Inizialmente si sottoponeva la richiesta di estradizione a due condizioni: che lo

stato richiedente avesse dato assicurazioni, ritenute valide e sufficienti, che la

pena pur prevista non sarebbe stata inflitta o che anche se già inflitta non

sarebbe stata eseguita. La corte costituzionale ha dichiarato illegittimità di

questa norma in relazione all'articolo 27 della costituzione: sentenza 223/1996: i

valori sottostanti all'estradizione impongono tutela assoluta! Quando

ordinamento straniero prevede pena di morte non si può mai concedere

estradizione! Superamento del meccanismo precedente del duplice vaglio caso

per caso sulla sufficienza delle garanzie fornite dallo stato precedente /

valutazione compiute da autorità giudiziaria e dal ministro. Questa soluzione è

vero che concede una certa flessibilità e adattamenti caso per caso, ma ciò

nonostante dato che nella nostra costituzione è sancito il divieto di pena di morte

la corte ha riconosciuto un contrasto tra il meccanismo del duplice vaglio,

articolo 698 comma 2, e articolo 27 Cost. La valutazione sulla pena di morte

riguarda la previsione per il singolo reato, non la previsione della pena di morte in

generale!

Principio di specialità

Concessione di estradizione, estensione dell'estradizione già concessa e di

estradizione sono sempre subordinate alla condizione espressa che, per un fatto

anteriore alla consegna diverso da quello per il quale l'estradizione è stata

concessa o estesa ovvero 6

Fasi del procedimento di estradizione passiva

1) giurisdizionale: attivata con la domanda di estradizione (articolo 700 c.p.p.),

che è sempre necessaria! Alla domanda devono essere allegati una copia del

provvedimento restrittivo della libertà oppure della sentenza di condanna a

pena detentiva. Inoltre il paese richiedere dovrà fornire relazione anche suoi fatti

addebitati al soggetto di cui si chiede la consegna e anche i dati segnaletici per

determinare identità e nazione della persona da consegnare. Devono essere

allegati anche i testi di legge applicabili. Il primo passaggio è il ricevimento della

domanda al ministro della giustizia che fa una prima valutazione discrezionale: il

ministro deve motivare nel caso in cui respinge, altrimenti trasmette domanda

con gli allegati al procuratore generale presso la corte di Appello. Quale corte di

appello? Articolo 701 comma 4: appartenenza dell'imputato alla corte di appello

nel cui distretto il condannato ha residenza, dimora o domicilio nel momento in

cui la domanda di estradizione perviene al ministro o in via residuale alla corte di

appello di Roma. Il procuratore generale che ha ricevuto la domanda dispone

comparizione davanti a se della persona per identificarla, richiedere il suo

eventuale consenso all'estradizione. In questa comparizione si realizzano anche

le garanzie difensive: interessato avvisato della possibilità dell'assistenza d'ufficio

o di un difensore di fiducia. Il difensore dovrà essere avvisato prima che si svolta

udienza davanti alla corte d'appello. Il soggetto interessato di fronte alla richiesta

di estradizione può esprimere consenso alla presenza del difensore e del

consenso deve essere fatta menzione nel verbale. Se c'è consenso non si svolge

giudizio davanti alla corte di appello. I casi sono rarissimi. 3 marzo 2016

Riassunto lezione precedente

Caso del tunisino autore della strage del bardo: c'è stato riconoscimento

fotografico del soggetto / Italia ha ricevuto richiesta di estradizione dalla Tunisia.

La fase giurisdizionale si è svolta davanti alla corte di appello di Milano che si è

basata su una convenzione internazionale Italia-Tunisia e per le lacune ci si è

riferiti al 696 e ss. c.p.p. In mancanza di convenzione o di disposizioni specifiche si

applicano in via residuale le norme sul libro XI del c.p.p. Secondo uno studioso

della materia si può dire che la cooperazione internazionale corre su più

andature. Possiamo individuare almeno tre andature, tre velocità: cooperazione

7

internazionale, cooperazione tra paesi che fanno parte del consiglio d'Europa,

cooperazione tra paesi che fanno parte dell'UE. La presenza di una convenzione

internazionale non esclude tout court l'applicazione di norme del libro XI > caso

del tunisino. Estradizione può essere processuale = per eseguire processo, o

esecutiva = per dare esecuzione a sentenza di condanna o altro provvedimento

limitativi della libertà personale. Oggetto dell'estradizione è la consegna fisica di

una persona. Articolo 697: estradizione passiva; presupposti: estradizione per

eseguire sentenza straniera di condanna a pena detentiva o altro

provvedimento restrittivo della libertà personale. Alcune convenzioni stabiliscono

una certa soglia per la pena detentiva. Estradizione non concessa in caso di

reato politico. Definizione all'articolo 8 comma 3 del codice penale. Non da tutti

è accettata questa definizione di reato politico. Sentenza 223 del 1996 corte

costituzionale dichiara illegittima l'articolo 698 comma 2 in relaziona al duplice

vaglio previsto. La corte in questa sentenza prevede anche che in ipotesi in cui

sia prevista la conversione automatica della pena di morte in pena detentiva

l'estradizione sia concedibile.

B. Estradizione PASSIVA

Definito procedimento misto perché composto di due fasi.

1) fase giurisdizionale rimessa alla corte di appello.

2) fase amministrativa o ministeriale attribuita al ministro della giustizia.

L'ultima parola sulla concessione o meno dell'estradizione spetta al ministro della

giustizia. La fase giurisdizionale è sempre necessaria, salvo il consenso del

soggetto. Però la fase giurisdizionale non è mai sufficiente. Il ministro della giustizia

è condizionato dalla decisione favorevole della corte di appello. La fase

giurisdizionale è necessaria in virtù dei diritti in gioco, si tratta di incidere su diritti

di libertà di una persona. Non è bene che sia affidata tale scelta solo a organi

politici, ma è comunque rilevante il piano politico. In precedenza l'estradizione

era vista solo come una concessione di uno stato all'altro. Il procedimento di

estradizione viaggia parallelamente a un procedimento penale oppure

successivamente ad esso > è sempre e comunque collegato a un procedimento

penale che deve svolgersi obbligatoriamente entro certi termini. La fase

giurisdizionale può concludersi con una decisione favorevole o meno,

8

l'importante è che non manchi la decisione della corte di appello! Solo se il

soggetto da estradare consente allora si potrà bypassare la fase giurisdizionale.

La corte di appello competente è quella in cui l'imputato ha residenza, domicilio

o dimora. Altro criterio è legato all'arresto provvisorio. In terza battuta la

competenza spetta alla corte di appello di Roma.

- FASE GIURISDIZIONALE

Primo atto è la domanda di estradizione che è necessaria. Il provvedimento non

si può aprire automaticamente. Alla domanda deve essere allegata copia del

provvedimento restrittivo o della sentenza di condanna a pena detentiva.

Allegata anche relazione sui fatti commessi e allegazioni dei testi di legge

applicabili. Infine vanno allegati anche i dati segnaletici. Chi riceve la richiesta di

estradizione è il ministro. Il ministro fa una valutazione cartolare molto superficiale

e poi trasmette la richiesta al procuratore generale presso la corte di appello

competente. Il procuratore per prima cosa convoca davanti a sè il soggetto

interessato e provvede lui stesso alla verifica dei dati identificativi, oltre che a

raccogliere eventuale consenso dell'interessato. Già nel momento in cui deve

comparire l'interessato deve essere avvisato che può farsi assistere da un

difensore, che può nominare o che può essere nominato d'ufficio. Il difensore

deve essere avvisato prima del consenso. Per il consenso all'estradizione è

necessaria presenza del difensore e menzione nel consenso. Se c'è consenso sia

passa direttamente alla fase amministrativa. Se invece non si procede al

consenso il procuratore generale entro tre mesi da quando ha ricevuto la

domanda deve presentare la requisitoria, ossia esame del caso e richiesta di

decisione alla corte di appello. La requisitoria deve essere depositata presso la

cancelleria della corte d'appello, insieme ad atti e cose sequestrate. Soggetto

da estradare, difensore e rappresentante dello stato richiedente devono essere

avvisati del deposito e possono prendere visione degli atti. Inoltre gli stessi soggetti

possono presentare memorie difensive. Questi atti possono essere compiuti entro

dieci giorni. Nel caso Touil è stato presentato un registro che attestava la presenza

di Touil a un corso di lingua italiana nel giorno dell'attentato. Altra difesa

presentata riguarda la sottrazione del cellulare del tunisino che era stata fatta

prima dell'attentato, precisamente durante Ia traversata con il barcone. Scaduti

i dieci giorni il presidente della corte di appello fissa con decreto l'udienza per la

decisione. Il decreto deve essere notificato alla persona da estradare, difensore

9

e rappresentante dello stato richiedente. Se manca la notifica si produce nullità

dell'atto! Articolo 702 c.p.p.: possibilità che nella fase giurisdizionale lo stato

richiedente si valga della facoltà di nominare un rappresentante che intervenga.

Udienza davanti alla corte di appello si svolge con procedimento in camera di

consiglio. Non è prevista presenza del pubblico ma delle parti = cosiddetta

partecipata. La camera di consiglio predispone accertamenti necessari. PM

deve sentire difensore e se compaiono anche persona da estradare e

rappresentante dello stato richiedente. Decisioni della corte sulla richiesta di

estradizione: la corte di appello per decisione favorevole deve verificare se 1)

sussistono gravi indizi di colpevolezza 2) se esiste una sentenza irrevocabile di

condanna e se per la persona da estradare non è già in corso un procedimento

penale a suo carico. Se la corte decide in modo favorevole, la stessa può

disporre custodia in carcere e sequestro del corpo del reato e delle cose

pertinenti al reato, se il ministro della giustizia ha fatto richiesta di custodia o

sequestro. Decisione contraria all'estradizione se vi è uno dei divieti

all'estradizione. Quando decisione è contraria all'estradizione la corte di appello

elimina anche eventuali misure cautelari che la corte aveva inflitto. La sentenza

contraria all'estradizione preclude un rinnovo di richiesta di estradizione per

medesimi fatti da parte dello stesso stato. La domanda può essere ripresentata

se basata su nuovi elementi. Contro decisione della corte di cassazione è

possibile proporre ricorso in Cassazione, anche per il merito. Legittimati: persona

interessata, procuratore generale, difensore, stato richiedente. Le norme previste

per la fase di appello si applicano anche al giudizio in Cassazione.

- FASE AMMINISTRATIVA

Ministro della giustizia decide entro 45 gg, se non decide entro tale termine la

persona deve essere rilasciata. Se il ministro decide nei termini deve comunicare

senza indugio allo stato richiedente la decisione. La decisione del ministro è

discrezionale, politica. Se la decisione del ministro è favorevole sulla scorta della

decisione favorevole della corte di appello dovrà comunicare anche data e

luogo della consegna della persona. Dalla data indicata dal ministro per la

consegna decorrono 15 giorni entro cui lo stato richiedente deve operare /

possibile proroga di dieci giorni. Se stato richiedente non procede alla consegna

allora l'estradizione perde efficacia e l'estradato deve essere messo in libertà. 10

9 marzo 2016

Quando un reato viene commesso in uno Stato c’è bisogno della cooperazione

degli altri paesi per l’accertamento della fattispecie penale durante il

procedimento. Cooperazione tra stati sempre più necessaria in ragione di una

libertà di circolazione di persone sempre maggiore. Questa è disciplinata da più

fonti: sistema multilivello:

Fonti nazionali dei singoli paesi, nel nostro paese è contenuta nel libro XI

 c.p.p.

Fonti europee

 Consiglio d’Europa: organismo creato dopo la seconda guerra mondiale

 e trova il suo fondamento nella CEDU e il giudice nella Corte EDU. Sistema

più ampio dell’Unione.

Se un reato fosse commesso in Kazakistan da un soggetto che poi fugge in Italia,

il Kazakistan avrà bisogno della collaborazione dell’Italia. Estradizione è lo

strumento che serve a livello internazionale per chiedere la consegna di una

persona che si è recata in un altro stato e che è necessario che sia presente nel

paese per svolgere il processo a suo carico. Articolo 696: catalogo delle fonti

normative del sistema multilivello, e tra le fonti nel caso dell’estradizione con il

Kazakistan sceglierò non certo la normativa di cooperazione giudiziale tra paesi

membri e neppure la convenzione di estradizione sottoscritta dal consiglio

d’Europa ma occorre vedere se c’è una convenzione internazionale bilaterale

che regola i rapporti Italia – Kazakistan: accordo firmato nel 2009 e rese esecutivo

nel dicembre 2015 ed ha per oggetto il terrorismo, traffico di stupefacenti,

criminalità organizzata. Laddove non ci fossero delle convenzioni bilaterali o

generali si applica il diritto internazionale generale, per dare una risposta

specifica all’estradizione si applicano le norme interne sull’estradizione che

devono essere applicate quando non ci sono altre fonti sovrannazionali. Caso

concreto: Kazakistan invia una richiesta all’Italia per avere il soggetto. Il ministro

della giustizia italiano riceve la richiesta, non è possibile l’estradizione volontaria

e nemmeno quella mascherata. È necessario che siano allegati quattro

documenti:

Provvedimento restrittivo della libertà (provvedimento applicativo di misura

 cautelare) o sentenza di condanna a pena detentiva.

Relazione sui fatti addebitati

 11

Norme applicabili

 Dati segnaletici

Questi documenti dovrebbero arrivare già tradotti. Il ministro verificato che c’è la

domanda e gli allegati potrebbe rendersi conto che de plano immediatamente

la richiesta deve essere rifiutata: se mancano gli elementi o se proviene da un

paese con una situazione politica particolare (guerra, dittatura), questo non

avviene laddove ci sono convenzioni. Ci sono comunque dei divieti

all’estradizione previsti a livello costituzionale dal nostro ordinamento. Il ministro

deve trasmettere la richiesta alla Corte di Appello che è competente per la prima

fase giurisdizionale. Si pronuncia sulla richiesta che viene trasmessa dal Ministro al

Procuratore Generale. Sempre necessaria questa fase, ma non sufficiente.

Quando c’è il consenso del soggetto da consegnare (=estradando) la fase

davanti alla corte di appello è saltata, tuttavia sempre e comunque c’è la fase

amministrativa, anche difronte al consenso il ministro può decidere di non

procedere all’estradizione. Il procuratore generale ha la funzione di sentire la

persona e informarla dei suoi diritti e poi di raccogliere la documentazione e le

informazioni utili, che possono essere chieste anche al paese di origine. Il

procuratore deve poi preparare e depositare nella cancelleria della corte di

appello una requisitoria che contiene le conclusioni a cui è giunto alla luce della

documentazione che ha avuto a disposizione. Il deposito viene notificato ai

soggetti coinvolti, in particolare all’estradando, al suo difensore e al

rappresentante del paese che ha chiesto l’estradizione, questi soggetti possono

anche presentare delle memorie.

UDIENZA: scaduto il termine di 10 giorno il presidente della corte di appello fissa

l’udienza per la decisione davanti alla Corte. La corte potrà prendere o una

decisione favorevole o contraria con la quale nega l’estradizione. Per

concederla la corte deve verificare dei presupposti solo quando la convenzione

manca o non prevede nulla sull’estradizione: sussistenza dei gravi indizi di

colpevolezza, se esiste sentenza irrevocabile si condanna e se non è in corso un

procedimento nel nostro stato. Quando invece c’è la convenzione l’Italia non è

chiamata a vagliare i gravi indizi di colpevolezza perché è stato fatto dal paese

richiedente, la corte può disporre la misura cautelare della permanenza in

carcere. Decisione contraria all’estradizione: se operano i divieti di estradizione

12

la corte non piò concederla, e sarà la corte a valutare se sussistono i divieti, ragion

per cui tra i documenti che vengono chiesti al paese richiedente è anche

l’allegazione di norme. La corte di appello di fronte alla sentenza di condanna di

un paese straniero non può entrare nel merito e laddove ci sono convenzioni non

può neppure vagliare i gravi indizi di colpevolezza. Possibile il ricorso in cassazione

anche per il merito. La decisione della corte di Appello è trasmessa al ministro:

fase amministrativa. In mancanza del consenso e della decisione favorevole

della corte di appello l’estradizione non può essere concessa, invece pur di fronte

a un consenso e a una decisione favorevole il ministro conserva una sua

discrezionalità e può decidere di non concedere l’estradizione (=valutazione

politica). Anche in questa fase c’è un momento di istruttoria tramite sui uffici e poi

provvede negando o concedendo con un atto amministrativo (= decreto

ministeriale), se ci sono delle eventuali doglianze e visi dovranno essere presentati

alla giurisdizione amministrativa (tar e consiglio di stato). Dal punto di vista

esecutivo: una volta che ha deciso, la decisione deve essere comunicata allo

stato richiedente, fissata data e modalità di consegna e termini, che se

decorrono senza risultato l’estradizione non avviene. Il provvedimento può essere

sospeso se il soggetto è sottoposto a processo nel paese, oppure deve scontare

una pena. L’estradizione è condizionata a quello specifico reato per il quale è

stata chiesta, principio di specialità: il soggetto sarà estradato ma solo per il reato

per cui l’estradizione è stata chiesta e non per altri fatti, non è possibile eseguire

pene o procedere per altri reati, salvo che sia il soggetto a sottoporsi

volontariamente all’esecuzione di una pena per reato diverso. È il principio che

lega il reato con la richiesta.

Durante il procedimento di estradizione potrebbe essere necessario sottoporre il

soggetto a misure cautelari (=limitare la libertà): è possibile applicarle in ogni

momento del procedimento su richiesta del ministro. A decidere è sempre la

corte di appello e la corte di cassazione a seconda del momento in cui ci si trova.

Nell’ambito dell’estradizione non si applicano gli articoli 273 e 280, al di là della

pena prevista per il reato non ci sono limiti per applicare la misura. Tuttavia le

misure cautelari non possono essere disposte se ci sono le ragioni per ritenere che

non sussistano le condizioni per una sentenza favorevole all’estradizione. Ulteriore

procedimento che si innesta in quello di estradizione: relativo alla misura

cautelare richiesta dal ministro al fine di limitare la libertà dell’estradando il quale

13

potrebbe fuggire, inquinare le prove, commettere altri reati pertanto deve essere

tenuto in vinculis. La corte di appello valuta se esistono i presupposti per

l’applicazione della misura: sebbene non siano richiesti i requisiti di colpevolezza,

con la valutazione prognostica chiesta alla corte di appello per la concessione

della misura, il presupposto è recuperato e poi valuterà le esigenze cautelari, e

l’esigenza di garantire che la persona da estradare non si sottragga alla

consegna. Scadenza dei termini delle misure cautelari.

Durante il procedimento di estradizione possono essere applicate altre misure:

prima che arrivi la domanda di estradizione, il paese straniero su richiesta

motivata del ministro può domandare di adottare una misura cautelare

provvisoria. Kazakistan chiede all’Italia di applicare una misura provvisoria.

Questo provvedimento è simile al fermo di indiziato di delitto perché è diretto ad

evitare la fuga, infatti tra i presupposti che devono sussistere il più importante è la

fuga. La misura provvisoria adottata dalla corte di appello è comunicata allo

stato straniero, naturalmente poi deve arrivare la richiesta di estradizione

altrimenti la misura provvisoria decade poiché trovava il suo fondamento nella

promessa di richiesta di estradizione. Se ricorrono casi di urgenza la polizia

giudiziaria può procedere all’arresto provvisorio (articolo 716), deve essere

comunicato al ministro e al giudice (=corte di appello) che dovrà convalidare

entro termini precisi che se decorrono, la persona deve essere rimessa in libertà.

Mentre la misura dell’arresto non c’è bisogno della richiesta del ministro ma gli è

trasmesso il provvedimento che ha già convalidato. Arresto attivato tramite

canali che non sono giurisdizionali e ministeriali. 10 marzo 2016

-Misure cautelari personali (articolo 714 c.p.p.)

Innestare un sub procedimento che riguarda le misure cautelari. Autore di un

reato in un paese straniero fugge fino in Italia, lo stato straniero avendo appreso

la notizia fa una richiesta di estradizione cioè chiede la consegna del soggetto

per poter procedere in Kazakistan al processo penale, in Italia non c’è un

procedimento penale pendente. Il ministro riceve la domanda di estradizione e

inizia il procedimento, nel corso di questo possono esserci tuttavia dei pericoli: 14

Pericolo di fuga

 Commissione di altri reati

 Inquinare le prove

Rappresentano ex art. 274 c.p.p. le esigenze cautelari. Se ricorrono questi pericoli

c’è la necessità di limitare la libertà dell’estradando seppur non ci siano i gravi

indizi di colpevolezza in Italia. Le peculiarità delle misure cautelari adottate

nell’ambito di un procedimento di estradizione passiva: richiesta di applicazione

della misura non avviene dal pubblico ministero ma dal ministro della giustizia, è

comunque necessario verificare i presupposti e soprattutto che la misura venga

disposto da un giudice (articolo 13 costituzione). Quella che può essere chiesta

è una misura cautelare persona coercitiva (non quelle interdittive). Se la richiesta

proviene dal ministro è sempre comunque un giudice che decide se applicare o

meno la misura: corte di appello o corte di cassazione, a seconda del momento

in cui è presentata la domanda. Non si applica il 273 c.p.p. sui gravi vizi di

colpevolezza, non si applica il 280 c.p.p. cioè non è legato al limite di pena.

Ritorna la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza perché nel momento in cui

il giudice riceve la richiesta deve fare un valutazione ex ante sulla sussistenza delle

condizioni per poter pronunciare una sentenza favorevole all’estradizione,

laddove la sentenza sarà negativa non adotta neppure una misura cautelare. Le

misure sono soggette a dei termini (vedi slides).

-Misure cautelari provvisorie

Se le forze di polizia internazionali vengono a conoscenza della possibilità che il

soggetto che cercano può darsi di nuovo alla fuga possono intervenire prima

ancora che la richiesta di estradizione venga trasmessa e esaminata: misure

cautelari provvisorie cioè si parla di applicazione provvisoria (articolo 715 c.p.p.)

delle misure cautelari personali coercitive. Chiedere una limitazione della libertà

prima di iniziare il procedimento dell’estradizione. La richiesta perviene al ministro,

il ministro presenta una sua richiesta motivata alla corte di appello che può

applicare in via provvisoria la misura. Prassi peculiare dell’estradizione che

tuttavia richiama il fermo di indiziato di delitto. Disciplina diversa da quella delle

misure cautelari perché qui siamo in una fase antecedente. La corte di appello

deve valutare se sussistono dei presupposti: 15

Provvedimento restrittivo della libertà personale o sentenza di condanna a

 pena detentiva e che intenderà presentare la domanda di estradizione

Elementi sufficienti per l’identificazione

 Pericolo di fuga

Esigenze e presupposti specifici che dovranno essere allegati dallo stato straniero

che trasmette la richiesta al ministro. Per quel che riguarda la competenza non

essendo ancora iniziato il procedimento di estradizione ci sono tre criteri (vedi

slides).

Il ministro dà comunicazione allo stato straniero di aver adottato la misura. Proprio

perché provvisorie vengono revocate se entro 40 giorni non perviene al ministro

la domanda di estradizione con tutta la documentazione prevista dall’articolo

700. Arresto da parte della polizia giudiziaria

Viene richiesto dallo stato straniero o degli altri organismi investigativi

internazionali. Se ricorrono i casi di urgenza la polizia può procedere all’arresto

ricorrendo i presupposti per l’applicazione delle misure coercitive provvisorie.

Deve informare immediatamente il ministro e porre l’arrestato a disposizione del

presidente della corte di appello nel cui distretto è avvenuto l’arresto. La polizia

trasmette il verbale alla corte di appello, nel caso in cui non deve disporre la

liberazione poiché ricorrono i presupposti e l’urgenza lo dovrà convalidare entro

novantasei ore dall’arresto. La misura è revocata se il ministro non ne chiede il

mantenimento entro dieci giorni dalla convalida. Stranamente il ministro

interviene solo per domandare il mantenimento e non prima.

Tutte queste misure che riguardano la libertà personale del soggetto che sarà

oggetto di estradizione, il presidente della corte di appello deve sentire la

persona al più presto e comunque entro 5 giorni dall’inizio dell’esecuzione della

misura per procedere all’identificazione e a raccogliere il consenso

all’estradizione. Diritto alla nomina del difensore di fiducia o d’ufficio. Queste

misure vengono revocate o sostituite dalla corte di appello in camera di consiglio

o dalla corte di cassazione e sempre la revoca modifica può essere chiesa la

ministro. Questi provvedimenti sono ricorribili in cassazione ma solo per violazione

16

di legge, non è possibile impugnazione nel merito e nemmeno è possibile un

esame del merito da parte della cassazione.

Nei confronti dell’estradando non possono essere applicate le misure cautelari

reali tuttavia è consentito soltanto il sequestro probatorio avente ad oggetto il

corpo del reato e le cose pertinenti il reato, può essere disposto dalla corte di

appello. Anche il sequestro non può essere disposto se ci sono ragioni per ritenere

che l’estradizione non sarà concessa.

Caso. Proviene all’Italia una richiesta di estradizione passiva dalla Turchia di un

soggetto nei cui confronti c’è già una sentenza definitiva di condanna. In primo

luogo occorre veder quale è la disciplina applicabile: entrambi membri del

consiglio di Europa. La corte di appello ha valutato nel merito la fondatezza dei

di gravi indizi di colpevolezza 15 marzo 2016

C. Estradizione attiva o per l’estero

Come si distingue da quella passiva? La terminologia dipende dal punto di

osservazione in cui si pone l’interprete e l’operatore. Possiamo distinguere

Estradizione passiva = estradizione per l’estereo cioè quando viene chiesto al

nostro paese la consegna di una persona che si trova nello stato.

Estradizione attiva = quando il nostro paese chiede ad un paese estero la

consegna di una persona che si è allontanata dal paese e di cui è chiesta la

consegna al fine di sottoporla al procedimento penale o a una misura limitativa

della liberà. Lo stato richiedente è l’Italia e la persona richiesta è in uno stato

diverso.

È necessaria una richiesta di estradizione attiva che proviene dal ministro della

giustizia ed è rivolta alle autorità politiche dello stato in cui la persona si trova. È

presentata o di propria iniziativa o su domanda del procuratore generale presso

la corte di appello nel cui distretto si procede o è stata trasmessa la sentenza di

condanna. Il procuratore fornisce la documentazione necessaria al ministro

affinché egli proceda a chiedere l’estradizione. Il ministro può anche procedere

senza l’impulso del procuratore. Come nell’estradizione passiva il destinatario

della richiesta è una persona nei confronti della quale è stato emesso un

17

provvedimento restrittivo della libertà sotto forma di misura cautelare o di

sentenza definitiva di condanna, il soggetto è sottoposto a un procedimento

penale in corso e a delle limitazioni della libertà. Davanti alla richiesta il ministro

può decidere discrezionalmente di non presentare subito la domanda o di

differirne la presentazione, dandone comunicazione all’autorità giudiziaria che

aveva fatto la richiesta. Lo stato straniero potrebbe porre delle condizioni al

trasferimento, il ministro decide se accettale o meno salvo che non vadano a

violare principi dell’ordinamento italiano. Al fine di richiedere e di avanzare la

richiesta di estradizione può disporre delle ricerche all’estero dell’imputato o del

condannato e domandarne eventualmente l’arresto provvisorio. Anche

nell’estradizione attiva vale il principio di specialità articolo 721 c.p.p. cioè il

soggetto rispetto a cui è chiesta l’estradizione non può essere sottoposto a misure

limitative della libertà personale per fatti anteriori e diversi a quelli oggetto della

domanda. C’è uno stretto collegamento tra il fatto commesso dal soggetto e

quello oggetto dell’estradizione, questo principio è riconosciuto come principio

generale dell’ordinamento internazionale, la ratio è la tutela della persona

oggetto dell’estradizione attiva e passiva: evitare che il soggetto sia estradato

per un fatto e poi lo si sottoponga a misure limitative per un reato diverso nei

confronti del quale l’estradizione non sarebbe stata concessa. Potrebbe essere

che una volta ottenuta l’estradizione per un reato come traffico di stupefacenti,

poi è giudicata per un fatto anteriore e diverso come un reato politico. A tutela

anche della reciproca collaborazione tra gli stati. Il principio trova delle deroghe:

quando il soggetto volontariamente si rende disponibile a sottoporsi

all’esecuzione di misure limitative della libertà diverse da quelle previste con

l’estradizione. In ogni caso deve trattarsi di una scelta libera del soggetto.

Custodia cautelare all’estero: il problema è se il periodo che il soggetto ha

scontato all’estero deve essere computato o scomputato dalla custodia

cautelare disposta in Italia. Il periodo è computato ai soli effetti delle durata

complessiva stabilita dall’accordo dell’articolo 303 comma 4, fermo quanto

previsto dal 304 comma 4 c.p.p. La norma nella sua formulazione originaria

affermava che il periodo della custodia subito all’estero andava computato in

tutti i termini previsti dal nostro codice per quanto riguardava la durata, tuttavia

la norma è stata modificata L. 356/1992: limitazione solo ai termini di durata

massima e non ai termini di fase, si limita la considerazione del tempo scontato

all’estero. La corte costituzionale con sentenza 253/2004 ha dichiarato

18

l’illegittimità costituzionale dell’articolo 722 c.p.p. nella parte in cui non prevede

che la custodia cautelare all’estero sia computata anche al fine dei termini di

fase. In seguito a questo intervento alla persona detenuta all’estero si applica la

disciplina generali sui termini di custodia cautelare. 16 marzo 2016

MANDATO DI ARRESTO EUROPEO

Nell’ambito dell’unione europea l’estradizione è stata superata. I testi normativi

di riferimento sono:

Decisione quadro 2002/584 GAI del 13 giugno 2002

 Legge 22 aprile 2005 numero 69

L’evoluzione è stata necessaria in ragione dell’ormai inadeguatezza

dell’estradizione: farraginoso meccanismo del doppio controllo (politico e

giurisdizionale). Con la più rapida e semplice circolazione delle persone

nell’ambito dell’unione era negativa per quanto riguarda il recupero di persone

per sottoporle a procedimento richiedendo delle procedure e dei meccanismi

lunghi. Le persone circolano in modo libero, non ci sono più frontiere e allora

anche le decisioni giudiziarie circolano in modo più facile = nessun ostacolo

legato ai confini. Strumento nuovo che favorisce i contatti diretti tra le autorità

giudiziarie: trasmissione più facile e riconoscimento del medesimo valore che la

decisione ha nel paese in cui è stato adottato sia in campo civile che in campo

penale. L’elemento che creava maggiore complessità era la fase amministrativa

presso l’organo politico, con il mandato di arresto europeo questo passaggio è

eliminato mentre rimane fondamentale la fase giurisdizionale. Il ministro mantiene

una funzione di mera autorità centrale di riferimento ma nessun potere

decisionale. Questo comporta che il procedimento che ne risulta è un

procedimento molto più semplificato e proprio per rafforzare il principio di libera

circolazione i casi in cui è possibile rifiutare il mandato di arresto europeo sono

tassativamente elencati. Eliminare la discrezionalità e la violazione di limiti. Il

mandato di arresto europeo è il primo strumento creato dalle istituzioni europee

quando esse hanno iniziato a pensare a uno spazio giudiziario europeo = spazio

di legalità, libertà, giustizia e sicurezza previsto dal trattato di Amsterdam, che non

19

si sostituisce al territorio dei singoli stati membri ma è qualcosa di più e di nuovo

(come la cittadinanza europea). Questo comporta un’incrinatura del principio di

stretta territorialità e sovranità interna, che nella materia penale era

particolarmente accentuato. Con il trattato di Amsterdam gli strumenti legislativi

erano Azioni comuni

 Risoluzioni

 Decisioni (strumento istitutivo dell’Eurojust)

 Decisioni quadro (mandato di arresto europeo)

La decisione quadro serve per armonizzare le normative dei diversi stati membri

e per realizzare una reciproca fiducia, realizzando una sorta di spazio unico.

Dunque queste vincolano lo stato membro rispetto alle finalità e agli obiettivi da

realizzare, ma lasciano una libertà sulle forme e sulle modalità. Tanto più una

decisione sarà dettagliate e articolata, tanto più saranno compressi i margini di

libertà del paese membro per attuarla. Lo strumento opera nell’ambito del terzo

pilastro dell’UE.

Dopo il trattato di Lisbona: nuovi strumenti dell’unione europea = il nuovo

legislatore europeo è formato da due organi che devono co-decidere

Parlamento e Consiglio.

Regolamenti (Eurojust; Europol; Procura Europea)

Direttive (ordine europeo di indagine, diritti delle vittime)

Decisioni

Nell’ambito penale si usano le direttive al posto delle decisioni quadro, tuttavia i

paesi rimangono vincolati alle decisioni quadro che erano state approvate. Le

direttive devono essere recepite dal legislatore del singolo stato membro. Viene

scelto questo strumento per creare delle norme minime comuni.

Il legislatore italiano ha impiegato tre anni per applicare la direttiva in ragione del

fatto che era il primo strumento che arrivava dall’unione e ha fatto sorgere i

dubbi circa il sacrificio delle garanzie in materia di libertà personale, soprattutto

perché lo strumento che veniva dall’unione voleva essere rapido e semplificato.

Dibattito che ha fatto passare un po’ di tempo per la ricezione: legge 69/2005.

20

Definizione

È una decisione giudiziaria emessa da uno stato europeo, in vista dell’arresto e

delle consegna da parte di un altro stato membro al fine:

Dell’esercizio di azioni giudiziarie in materia penale

 Dell’esecuzione della pena,

 Di un misura di sicurezza privativa della libertà personale.

L’Italia darà esecuzione al mandato d’arresto europeo alle condizioni e alle

modalità stabilite dalla presente legge, sempre che il provvedimento cautelare

in base al quale il mandato è stato emesso sia stato sottoscritto da un giudice, si

motivato ovvero che la sentenza da eseguire sia irrevocabile. La legge italiana

che dà attuazione va oltre alla decisione quadro si ritiene per garantire il livello di

protezione della libertà personale. Nell’ambito del MAE dovranno sempre essere

garantiti i diritti fondamentali come garantiti dalla CEDU, e i principi e le regole

contenute nella costituzione italiana: emerge qui il dibattito interno circa

l’introduzione di strumenti proveniente dall’esterno e ingerenti sul sistema e sulle

garanzie interne. Il legislatore italiano mette subito in chiaro che il nuovo

meccanismo più attuale e innovativo rispetto all’estradizione non deve

comunque sacrificare le garanzie fondamentali previste nelle carte internazionali

e nazionali. Ancora come garanzia l’Italia rifiuterà la consegna del condannato

in caso in cui lo stato richiedente violi in modo grave e persistente i diritti

fondamentali previsti a livello internazionale e interno. Rispetto al procedura di

estradizione viene ridotto il ruolo attribuito all’autorità amministrativa – politica: al

ministro della giustizia che era il dominus della fase politica, nel MAE viene

attribuito il compito di autorità centrale che ha il compito di occuparsi della

trasmissione e della ricezione dei mandati di arresto, nonché della

corrispondenza. La legge sottolinea come il ministro dovrà procedere senza

indugio a trasmettere il MAE all’autorità competente. Invece se si tratta dell’Italia

che richiede, il ministro dovrà comunicare con l’altro paese membro. Quello che

viene rafforzato sono i rapporti diretti tra le autorità giudiziarie. “Senza indugio”

sta a evidenziare come non ci sia spazio per una valutazione discrezionale del

ministro. La legge dice che possa esserci una corrispondenza diretta tra le

autorità giudiziarie, possono dialogare in modo diretto senza domandare al

ministro, tuttavia dovrà sempre essere informato. La consegna di un imputato o

un condannato all’estero non può essere concessa senza la decisione favorevole

21

della corte d’appello, è questa una garanzia giurisdizionale. La competenza è

individuata con regole analoghe a quelle dell’estradizione. Possibilità di

provvedere all’arresto allora la competenza della corte di appello si radica

rispetto al luogo in cui l’arresto è avvenuto.

Contenuto

Dati identificativi della persona

 Sentenza esecutiva, provvedimento cautelare

 Indicazione del reato, circostanze che lo caratterizzano

 Pena che è stata inflitta o pena minima e massima stabilita

 Conseguenze che sono derivate dal reato

La consegna della persona è consentita se al MAE è allegata la copia del

provvedimento restrittivo, della sentenza, per quello che riguarda gli allegati la

disciplina è la stessa dell’estradizione, cioè devono essere allegati i medesimi atti

e le medesime indicazioni. Se mancasse uno degli allegati è possibile chiederlo

passando attraverso il ministro. L’allegazione dei documenti è condizione

necessaria per l’esame della richiesta.

17 marzo 2016

Lezione Avv. Daniele Barelli

Cittadina russa convivente con cittadini greco convive a Cipro, c’è una figlia, la

convivenza cessa e il padre si allontana. In assenza di un provvedimento di

assegnazione la madre porta la figlia in Russia, il padre tornato sporge denuncia

dopo una ventina di giorni per sottrazione di minore. La donna tornata in Russia

ottiene una sentenza di separazione con addebito al marito. La signora per motivi

di lavoro viene in Italia e una volta arrivata in albergo viene segnalato alla

procura generale la sua presenza in Italia e la signora viene portata in questura

dove apprende che a sua carico c’è un MAE. Portata a San Vittore attende la

decisione della corte di Appello dove ha operato la polizia giudiziaria che ha

fatto l’arresto. Nell’udienza il soggetto viene identificato e si chiede se accetta di

dare esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare inserita. Procedura SIS

prevede che una volta che il mandato sia emesso viene immesso in un sistema

che permette ai vari organi inquirenti di conoscere la pendenza dei mandati. La

signora non dà il suo consenso al MAE. Problema dell’ordinanza di custodia

cautelare. 22

La Corte di Appello chiede che sia inviata la documentazione, la difesa ha il

diritto di svolgere delle attività investigative e di istruttoria.

Nella valutazione dei gravi indizi di colpevolezza si parla di possibilità, valutazione

molto più leggera ma tuttavia bisogna sempre parlare di elementi concreti.

Dimostrato che non c’è stata alcuna sottrazione: denuncia è avvenuta tempo

dopo, dimostrato poi l’impossibilità per la stessa di far fronte al mantenimento a

se e al minore rimanendo in Cipro, = non c’è stato abbandono. I gravi indizi di

colpevolezza sono rimasti sulla carta, oltre alla denuncia del padre nulla c’era.

Il presupposto della misura cautelare in carcere era il pericolo di fuga. Modifica

della misura cautelare= arresti domiciliari (problema di territorialità).

La corte ha ritenuto che formalmente ci fossero tutti i presupposti, ma che

sostanzialmente non c’era la documentazione necessaria. La statuizione della

corte di appello che ha posto la signora in libertà inibisce l’esecuzione del

mandato in tutti gli stati europei se diviene definitiva cioè se il procuratore

generale non propone entro 10 giorni il ricorso in cassazione.

Il mandato di arresto potrebbe avere alla base una sentenza definitiva, in questo

caso non si sindacano i gravi indizi di colpevolezza poiché si è già statuito nella

sentenza. Si accerta che il procedimento si sia svolto secondo il principio di difesa,

rispetto del contraddittorio etc.

In una zona di confine tra Russia e ucraina si svolge un litigio, tizio prende a pugni

caio che accusa un dolore alla testa, dopo 3 giorni si reca all’ospedale e muore.

Tizio russo si trasferisce in Italia per lavoro e in seguito a dei controlli generali risulta

che a suo carico ci sia un mandato d’arresto ucraino. Il soggetto è portato presso

il carcere di Busto Arsizio e abbiamo l’udienza in cui il soggetto viene identificato

e sentito. A suo carico c’è un’accusa di omicidio colposo (reciproco ucraino del

nostro omicidio preterintenzionale). Il procuratore dispone la misura cautelare

della custodia in carcere. Sostituzione della misura con gli arresti domiciliari

poiché il soggetto aveva un domicilio e un lavoro stabile. In questo caso di specie

c’è un’istruttoria tra cui dei testimoni oculari che spiegano il collegamento tra la

condotta del soggetto e l’evento di lesione, e tra le lesioni e la morte. Il

procuratore generale chiede l’estradizione.

Sentenza finale: domanda fondata e da accogliere 23

31 marzo 2016

MANDATO DI ARRESTO EUROPEO

(2)

Meccanismo dell’estradizione rimane valido a livello internazionale, mentre

nell’ambito più ristretto dei 28 paesi dell’unione c’è questo nuovo strumento del

Mandato di Arresto Europeo che vuole andare a sostituire un meccanismo

farraginoso suddiviso in un momento amministrativo e in un momento

giurisdizionale come quello dell’estradizione. Il meccanismo nuovo si fonda sul

riconoscimento della libera circolazione e sul reciproco riconoscimento delle

decisioni giudiziarie, fondato su un’idea di reciproca fiducia del corretto

funzionamento delle istituzioni giudiziarie dei singoli paesi. L’armonizzazione è un

processo molto lungo e complesso soprattutto in relazione al procedimento

penale in riferimento all’acquisizione e valutazione delle prove. Una strada più

veloce rispetto a quella dell’armonizzazione è creare strumenti di cooperazione

sulla base di una reciproco fiducia che obbligano gli stati a eseguire le decisioni

giudiziarie di un altro paese membro. Il MAE ha due fondamenti normativi

importanti: decisione quadro 2002/584/GAI del 13 giugno 2002 e legge 22 aprile

2005 numero 69.

Definizione

È una decisione giudiziaria emessa da uno stato membro dell’unione europea, in

vista dell’arresto e delle consegna da parte di un altro stato membro di una

persona al fine dell’esercizio di azioni giudiziarie in materia penale o

dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privativa della libertà

personale.

La definizione contenuta nell’articolo 1 della legge 69 si discosta in certi termini

dalla definizione contenuta nella direttiva. Vengono fissate alcune condizioni dal

legislatore italiano e vanno oltre per eccesso alla normativa europea. L’Italia

darà esecuzione al mandato di arresto europeo sempre che il provvedimento

cautelare sia stato sottoscritto da un giudice e sia motivato o si tratti di una

sentenza già divenuta irrevocabile. Non è sufficiente che la decisione sia

24

sottoscritta da un organo diverso da quello giurisdizionale, non è sufficiente il p.m.

o il pubblico ufficiale. La semplificazione non potrà cedere davanti ai principi

fondamentali previsti dalla CEDU e dalla Costituzione, soprattutto quei principi

che attengono alla garanzia della libertà personale, diritto di difesa, principio di

uguaglianza, responsabilità penale e proporzione della pena. I tre anni che il

legislatore italiano ha impiegato per recepire la direttiva sono stati impiegati

soprattutto per individuare queste condizioni di operatività del MAE nel nostro

ordinamento poiché si temeva un non tener conto di alcuni principi a fronte di

esigenza di semplificazione e collaborazione. Qualora uno stato violasse i principi

che per l’Italia sono fondamentali, sarà rifiutata la collaborazione, la consegna

una volta accertate e contestate le violazioni. Il MAE limita il ruolo attribuito

all’autorità politica cioè al ministro = non ha alcuna funzione decisionale ma solo

di trasmissione e ricezione del mandato di arresto. Uno stato membro quando

vorrà ottenere la consegna di un soggetto che si trova nel Paese invierà il MAE

con la documentazione al ministro della giustizia che la trasmetterà all’autorità

giudiziaria. Nella procedura attiva invece cioè quando l’Italia intende inviare la

richiesta di consegna di una persona sarà il ministro a incaricarsi di questa

corrispondenza. Non escluso che nel caso in cui ci siano degli accordi tra i singoli

paesi membri dell’unione o a livello internazionale le autorità giudiziarie possono

dialogare tra loro saltando il passaggio al ministro che rimarrà solo informato.

Procedura Passiva

Quando all’Italia viene chiesta la consegna di un soggetto da parte di un altro

paese. La richiesta sarà inviato al ministro che senza ritardo, senza alcuna

valutazione discrezionale e politica la trasmette alla corte di appello (fase

giurisdizionale). Il MAE ha confermato e dato un ruolo centrale alla fase

giurisdizionale che deve sempre essere presente. La competenza della corte di

appello viene individuata con le stesse regole per l’estradizione dunque

competente la corte dove il soggetto condannato ha la residenza, domicilio, se

non è possibile individuare in subordine sarà competente la corte di appello di

Roma. Nel caso in cui il soggetto è arrestato, è competente la corte di appello

del luogo dove l’arresto si è verificato. Dalla legge sono fissati in modo preciso gli

elementi che devono essere contenuti: identità, cittadinanza, reato, pena e tutte

le altre caratteristiche conseguenze e particolarità che riguardano il fatto per cui

si chiede la consegna. Secondo la legge italiana devono essere allegati: la copia

25

del provvedimento restrittivo della libertà o la sentenza definitiva di condanna,

relazione sui fatti addebitati alla persona, disposizione di legge applicabili, dati

segnaletici utili per individuare la persona. Se lo stato membro non fornisce la

documentazione è possibile da parte del presidente della corte o delegato

chiedere al ministro di chiedere la documentazione, il ministro dovrà far anche

presente allo stato che ha emesso il MAE che questa documentazione è

elemento necessario per procedere alla valutazione della richiesta. Principio

della doppia incriminazione = l’Italia dà esecuzione al MAE solo se il fatto è

previsto come reato anche dalla legge italiana, fatta eccezione per reati

tributari. Il principio della doppia incriminazione subisce una grande deroga:

esistono 32 fattispecie in cui la consegna è obbligatoria (articolo 8), non sarà

necessario verificare se il fatto costituisce reato in uno dei due ordinamenti

perché si debba procedere alla consegna. Tuttavia non è così semplice valutare

se il fatto contestato rientri in una delle ipotesi dell’articolo 8.

Procedimento

Misure Cautelari = questa misura è adottato con ordinanza che deve essere

motivata a pena di nullità. Una volta che l’ordinanza cautelare è emanata

occorre procedere entro 5 giorni all’audizione dell’interessato, garanzia

fondamentale. È il presidente della corte o un delegato a condurre questa

audizione in cui deve darsi informazione del contenuto del MAE e della possibilità

di dare il consenso, che permette di seguire un iter più rapido e snello. A questa

audizione dovrà essere presente un difensore di fiducia o d’ufficio. Dell’ordinanza

cautelare dovranno essere informati i familiari o l’autorità consolare. Viene poi

fissata con decreto udienza in camere di consiglio. Non si dice ma sembra

naturale conseguenza del deposito il diritto delle parti di estrarre copia degli atti.

È sempre possibile chiedere ulteriore documentazione al fine della decisione sul

MAE e può svolgere ogni ulteriore accertamento, dunque ampi poteri istruttori.

Svolgendosi in camere di consiglio è necessaria la presenza del procuratore

generale e del difensore, non sono obbligati a comparire i rappresentanti dello

stato richiedente e il soggetto da consegnare. Viene emessa una sentenza entro

60 giorni dall’esecuzione della misura cautelare altrimenti la persona sarà rimessa

in libertà, tempi stretti che garantiscono la libertà della persona soggetta alla

limitazione. La decisione favorevole sarà pronunciata con sentenza laddove ci

sono gravi indizi di colpevolezza. La decisione contraria comporta il rifiuto alla

26


PAGINE

58

PESO

362.64 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.monti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale progredito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Bontempelli Manfredi.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto processuale penale progredito

Diritto Processuale Penale Progredito. Bontempelli
Appunto
Estradizione
Appunto
Mandato di arresto europeo
Appunto
Riconoscimento delle sentenze penali straniere
Appunto