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Appunti del corso di procedura penale con Franco della Casa

Appunti di Procedura penale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Della Casa dell’università degli Studi di Genova - Unige, facoltà di Giurisprudenza, del Corso di laurea magistrale in giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Procedura penale docente Prof. F. Della Casa

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ESTRATTO DOCUMENTO

c) sentenze con condanna a pena pecuniaria o a pena che non deve essere eseguita, o

sanzioni sostitutive: prima inappellabili dall'imputato; ora (a seguito di interventi Corte

cost. e legislatore) sono invece appellabili.

PM non può impugnare sentenze di condanna, salvo che il titolo di reato contenuto nella

sentenza sia diverso da quello a suo tempo specificato nell'imputazione: si ritiene eslusa

l'appellabilità sia in via principale che incidentale (ex art.595, in quanto proponibile solo

dalla parte titolata a proporre appello in via principale) ---> può semmai ricorrere per cass.

e, sfruttando la possibile conversione del ricorso in appello, neutralizzare il divieto di

reformatio in peius posto a garanzia dell'imputato unico appellante.

La parte civile: in mancanza di previsione espressa (principio di tassatività delle

impugnazioni), sembra escluso il suo diritto ad impugnare le sentenze di proscioglimento;

ma tale diritto va comunque affermato, a fronte del diritto cost. di difesa (l'impugnazione

peraltro le spetterebbe certamente nel processo civile). Tuttavia le sezioni unite nel 2007

hanno stabilito che la parte civile può appellare le sentenze emesse a norma dell'art 442

(cioè la sentenza di giudizio abbreviato)

Svolgimento del giudizio di impugnazione della sentenza di giudizio abbreviato

sempre in camera di consiglio, senza intervento del pubblico (anche se il 1°grado si era

svolto pubblicamente ---> ma la violazione di tale disp. comporta semplice irregolarità che

non influisce sulla validità dell'atto).

Possono essere assunte nuove prove nei limiti previsti dall'art.603, ma con gli adeguamenti

derivanti dal fatto che il rito fosse stato introdotto con richiesta semplice o complessa:

a) richiesta complessa: imputato mantiene, anche in appello, diritto alla riassunzione del

mezzo di prova già acquisito in 1°grado, purché ciò appaia necessario ai fini della

decisione; può inoltre chiedere in seconda istanza l'assunzione di una prova che, benché

indicata nella richiesta, non è stata assunta in 1°grado (si rimedia così a tale error in

procedendo, attuando al contempo diritto alla prova dell'imputato.

---> PM appellante ha ugualmente diritto alla riassunzione (ed assunzione, se omessa in

1°grado) delle prove contrarie a quelle che l'imputato aveva dedotto nella richiesta di

giudizio abbreviato

b) richiesta semplice: l'imputato ha rinunciato al diritto alla prova in 1 grado e tale

situazione si estende anche all'appello. Anche il pm appellante non può essere titolare di

un diritto alla prova contraria. Quindi in tale situazione l'integrazione probatoria è

affidata esclusivamente al giudice, il quale può assumere tutti i mezzi di prova che ritiene

necessari ai fini della decisione

SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO CON MESSA ALLA PROVA

(l.67/2014) L'imputato può chiedere già nel corso del procedimento l'affidamento in prova ai

servizi sociali come modalità per conseguire l'estinzione del reato.

I limiti di esperibilità della sospensione con messa alla prova(art.168-bis):

·Oggettivi: instaurabile solo per reati puniti, in astratto, con:

-> la sola sanzione pecuniaria o con pena detentiva non superiore (nel massimo) a 4 anni

(sola, congiunta o alternantiva alla pena pecuniaria)

-> reati ex art.550, c.2 (citazione diretta! puniti con pena detentiva di poco più grave).

Sono reati per cui sarebbe possibile l'affidamento in prova ai servizi sociali (ratio del rito

non è perciò evitare la carcerazione).

·Soggettivi: accesso al rito precluso a imputati che, avendo subito precedenti condanne,

sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza ---> negli altri casi

l'accesso al rito può essere chiesto una sola volta.

il perido di sperimentazione della sospensione con messa alla prova

Il rito ha avuto un lungo periodo di sperimentazione nella giustizia minorile (dal 1988): qui

può esere disposto anche d'ufficio dal giudice, senza limitazioni oggettive e soggettive

(ratio: salvaguardare lo sviluppo del minore dall'esperienza traumatica del processo).

Gli interessi che si perseguono chiedendo la sospensione con messa alla prova

Chiedendo il rito l'imputato persegue un duplice interesse: bloccare il processo e conseguire

l'estinzione del reato. L'interesse pubblico è quello alla deflazione processuale (in

particolare, chiusura del processo senza passare per il dibattimento) (quindi ragione di

economia processuale)

Sorge un dubbio di costituzionalita: a fronte del principio di presunzione di innocenza

(art.27, c.2 Cost) è lecito che l'imputato si sottoponga all'esecuzione della pena prima di

essere dichiarato colpevole di un reato, peraltro, destinato a estinguersi? Occorre

distinguere:

a) minore: il rito è giustificato dalla necessità di salvaguardarne lo sviluppo della personalità

(art.31 Cost. + tutela dignità ex art.2 Cost.).

b) adulto: il valore dell'economia processuale (pur coperto da art.111, c.2 Cost.) non è

sufficiente a derogare la presunzione di innocenza; perciò forti dubbi di cost.

Preclusioni alla sospensione con messa alla prova

il rito è precluso a chi abbia già optato per altro rito alternativo al dibatt.: giudizio abbrv.,

patteggiamento, oblazione;( tuttavia abbiamo una diversità di disciplina in favore del minore

poichè il rito è ammissibile anche se l'imputato abbia chiesto il giudiz abbreviato)

Tuttavia se la messa alla prova dovesse sortire esito negativo (con conseguente reflusso

nell'iter ordinario), l'imputato potrà chiedere uno di tali riti.

Fase introduttiva delle sospensione con messa alla prova

(art.474-bis, ter, quater)ricalcata sulla disciplina del patteggiamento, si tratta di un rito

consensuale che suppone la manifestazione di volontà dell'imputato condivisa dall'autorità

pubblica.

La richiesta è atto personalissimo dell'imputato che può compiere anche tramite difensore

con procura ad hoc

Vi sono 2 modalità introduttive di tale rito a seconda che l'imputato si attivi prima o dopo il

promovimento dell'accusa:

1) se la richiesta è presentata durante ind.prel. (prima cioè che sia promossa l'accusa), può

essere accolta solo col consenso del PM (tenuto a motivare un eventuale dissenso) ---> il

consenso del PM è necessario per garantire l'approdo al processo tramite esercizio

dell'azione penale.

2) se l'azione penale è già stata esercitata, la richiesta è presentata senza che occorra previo

consenso del PM; è invece necessaria un'intesa con l'ufficio locale per l'esecuzione penale

esterna (UEPE), cui spetta elaborare il programma del trattamento, esplicitando:

-> modalità del reinserimento sociale dell'imputato;

-> decalogo da seguire nel periodo di prova;

-> eventuali prescrizioni circa lavoro di pubblica utilità o attività di volontariato, e le

possibili condotte riparatorie (in vista della riappacificazione con la persona offesa)

A processo iniziato,la richiesta di sospensione con messa alla prova va fatta prima che il

difensore formuli le proprie conclusioni in udienza preliminare.; oppure

a) citazione diretta e giudizio direttissimo: prima che sia dichiarato aperto il dibattimento;

b) giudizio immediato: entro 15gg dalla notif.decreto che dispone il giudizio;

c) decreto penale di condanna: con l'opposizione.

Esito sulla richiesta di sospensione con messa alla prova

Sulla richiesta il giudice decide in camera di consiglio, sentite le parti (e, se c'è, la persona

offesa).

La richiesta è rigettata sè:

-> la volontà dell'imputato risulta in qualche modo coartata (la richiesta non è libera);

-> se la richiesta è presentata fuori termine;

-> se sono violati i limiti soggettivi ed oggettivi;

-> se non vi è consenso del PM (quando occorre) ma l'imputato può rinnovarla in limine al

dibattimento, nella speranza che un diverso giudice la accolga.

-> se il programma di trattamento è inidoneo al reinserimeto sociale (in base ai parametri ex

art.133);

-> se in atti vi fossero prove sufficienti per prosciogliere l'imputato (ma, in caso di

incerttezza, giudice deve accogliere il rito)

Se nel corso del processo (es.nel dibattimento) il reato più grave contestato (fuori dai limiti

oggettivi) viene derubricato, causa contestazione del fatto divero o riqulificazione giuridica

del fatto, in reato meno grave (compreso nei limiti oggettivi), l'imputato dovrebbe essere

rimesso in termini per chidere il rito [qualcosa di analogo accade, grazie agli interventi

Corte cost., per oblazione, patteggiamento e giud.abbr. ---> occorrerebbe un intervento

normativo sul punto].

La rinnovazione della richiesta di sospensione con messa alla prova

L'imputato può inoltre rinnovare la richiesta al giudice del dibattimento , prima che sia

dichiarato aperto il dibattimento; se invece tale giudice è il primo cui la richiesta (rigettata) è

stata fatta, resta aperta la via del ricorso in cass. contro il provvedimento di rigetto della

richiesta. Sempre con il ricorso per cassazione è impugnabile dal PM (su eventuale

sollecitazione p.offesa) il provvedimento che accoglie la richiesta, coi seguenti limiti:

-> solo per i motivi ex art.606;

-> precluse censure su questioni di fatto (es.idoneità del programma di trattamento)

In caso di annullamento con rinvio, gli atti sono restituiti al giudice del provv.impugnato,

che si pronuncia di nuovo sulla richiesta uniformandosi alla sentenza della cassazione

La durata della sospensione del processo con messa alla prova

il periodo di prova ha una durata minima (10gg, quando il prog.tratt. prevede lavoro di

pubblica utilità) e una durata massima:

-> max2anni, quando si procede per reati puniti con detenzione (sola, aggiunta o alternativa

alla pena pecuniaria);

-> max1anno, quando la pena è solo pecuniaria.

L'arco temporale decorre dal giorno in cui è sottoscritto il verbale di messa alla prova ed in

tale arco l'imputato deve adempiere obblighi e prescrizioni fissati dal giudice nell'ordinanza

di sospensione( tali obblighi e prescrizioni sono modificabili dal giudice, sentite le parti,

anche in corso d'opera e quindi anche contro la volontà dell'imputato) ---> sul rispetto di tali

obblighi vigila l'UEPE, che inoltre:

a) può proporre modifiche al programma;

b) redige la relazione sul decorso ed esito del periodo di prova.

La sospensione produce i seguenti effetti:

1)il processo ordinario è sospeso: siccome la prova potrebbe fallire (con ripresa del processo

ordinario), è comunque possibile assumere prove da cui potrebbe scaturire il

proscioglimeno, oppure prove (anche a carico) che rischierebbero di andare disperse, con

le modalità del dibattimento (a questa particolare assunzione incidentale della prova

procede, in camera di consiglio, il giudice che ha emesso l'ordinanza di sospensione

(giud.ind.prel., giud.ud.prel. o giud.dibatt., in base ai casi).

2)la prescrizione del reato è sospesa;

3)Il danneggiato costituito parte civile è praticamente costretto ad uscire dal processo

sospeso: quand'anche il procedimento ordinario riprendesse (a causa di esito della prova

negativo), i tempi sarebbero lunghi; può perciò coltivare la sua pretesa risarcitoria in sede

civile , destinato a proseguire senza bisogno di attendere l'esito del proc penale (tuttavia l'art

464-quater comma 8 introduce una eccezione alla regola che paralizza l'azione civile finché

è in corso il giudizio penale, ogni volta che il danneggiato inizialmente costituitosi parte

civile abbandona la sede inizialmente scelta per soddisfare la propria pretesa risarcitoria).

Decisioni conclusive della sospensione con messa alla prova

trascorso il periodo di sosp., il giudice valuta l'esito della prova (se positivo o negativo)

sulla base del materiale conscitivo fornito dall'UEPE:

1)Esito positivo: sentenza che dichiara estinto il reato, al termine di udienza in camera di

consiglio (cui sono invitate le parti e la persona offesa); non è esclusa l'applicazione di

sanzioni amministrative accessorie. La legge tace sull'impugnabilità: si ritiene perciò

-> l'appellabilità (da parte di PM per mettere in discussione l'esito positivo della messa

alla prova e dall'imputato interessato al proscioglimento nel merito): In queste

situazioni il giudice d'appello annulla l'estinzione del reato e decide nel merito, dopo

aver rinnovato, se occorre, il dibattimento.

-> ricorribilità in cassazione (PM, imputato e persona offesa): giudizio dagli spazi

angusti, visto che la valutazione dell'esito del periodo di prova non è sindabile in

cassazione. Residuano pertanto possibili doglianze riguardanti errores in procedendo

(es. omesso avviso alle parti e persona offesa dell'udienza decisoria) o errores in

iudicando (errata qualifica giuridica del fatto) o illogicità della motivazione.

2)Esito negativo: giudice ordina che il processo riprenda il suo corso ( implica quindi una

tacita revoca dell'ordinanza di sospensione). La revoca esplicita della sospensione , atta a

interrompere la prova, è possibile in presenza di condotte riprovevoli del sottoposto

(trasgressioni gravi e reiterate al programma di trattamento o alle prescrizioni imposte;

rifiuto del lavoro di pubblica utilità; commissione di un delitto non colposo o di un reato

della stessa indole di quello processato).

La decisione (presa in camera consiglio , alla presenza delle parti e persona offessa) è

riccorribile in cassazione. Tale decisione produce i suoi effetti dal momento in cui diviene

definitiva; tali effetti sono:

-> nel momento in cui diviene definitiva, impedisce che l'istanza di messa alla prova sia

reiterata;

-> il processo riprende il corso ordinario verso il dibattimento con possibilità per l'imputato

di optare per uno dei restanti riti alternativi (giudizio abbreviato, patteggiamento,

oblazione), con richiesta presentata prima della dichiarazione di apertura.

Se il fallimento della prova è accertato dal giud.dibatt. (cui la richieta è stata fatta), ci si

domanda sull'imparzialità di tale giudice nel proseguire il processo ordinario(perchè è lo

stesso giudice che si occupa della decisione di merito e che valuta l'esito della messa alla

prova): occorrerebbe intervento legislativo o una declaratoria di illegittimità costituzionale

che colpisce l'art 34 nella parte che non contempla questa situazione di incompatibilità

Se il procedimento ordinario si conclude con condanna a pena detentiva, essa va

determinata tenendo conto dell'eventuale periodo di affidamento in prova già trascorso: 3

giornate di prova valgono 1giorno di detenzione ovvero 250euro di pena pecuniaria

(nessuna corrispondenza è stabilita invece per le nuove pene detentive: reclusione

domiciliare e arresto domiciliare)

si possono ripresentare nuove richieste di messa alla prova?

La legge vieta nuove richieste di messa alla prova in caso di esito negativo della prova o di

revoca della relativa ordinanza

Nessun divieto esplicito invece sussiste per il condannato reduce dal fallito tentativo di

messa alla prova, di chiedere al pm uno dei benefici penitenziari volti a schivare la

carcerazione (affidamento in prova, detenzione domiciliare, semilibertà)

GIUDIZIO IMMEDIATO RICHIESTO DALL'IMPUTATO

Rientra fra i procedimenti speciali espressione di “giustizia consensuale”

(art.419, c.5) La semplificazione riguarda il salto dell'udienza preliminare, senza altri

vantaggi per l'imputato (es.diminuzione di pena): è classificabile entro la "giustizia

consensuale" (a differenza degli altri giudizi immediati) perché fondato sulla facoltà

dell'imputato di rinunciare alla chance difensiva dell'ud.prel. (signoria su tale situazione

processuale).

L'interesse dell'imputato in tale procedimento è rappresentato dal fatto che se dispone di

prove decisive della sua innocenza, può così accelerare i tempi del suo proscioglimento

dibattimentale (preferibile al proscioglimento provvisorio e revocabile, più correttamente

detto "non luogo a procedere") col quale potrebbe concludersi l'udienza preliminare

Svolgimento del giudizio direttissimo richiesto dallimputato

--Presupposto del rito è la dichiarazione dell'imputato (atto personalissimo), con cui rinuncia

all'udienza preliminare, presentata (pena inammissibilità) almeno 3gg prima dell'ud.prel.

--Il giudice verifica la legittimazione del richiedente e il rispetto del termne, quindi emette il

decreto di citazione a giudizio (art.419, c.6)

--secondo la giurisprudenza, il giudice può astenersi dalla citazione a giudizio (e imporre il

proseguimento del processo con le vie ordinarie) solo quando è in gioco una riunione di

procedimenti che la richiesta, se accolta, farebbe cessare, provocando una separazione delle

iudicande (da ciò deriva che le esigenze efficientistiche dl sistema prevalgono sulla volontà

dell'imputato)

--Optando per il giudizio immediato, l'imputato si preclude la possibilità di chiedere il

giudizio abbreviato, il patteggiamento e la sospensione con messa alla prova.

PROCEDIMENTI SPECIALI ESPRESSIONE DI GIUSTIZIA AUTORITATIVA

--Si fondano su un atto imperativo del giudice penale

--Elemento comune è l'imposizione alle parti private, specie l'imputato, di una

semplificazione procedurale che coincide con l'amputazione autoritativa di uno o più

segmenti della fase preliminare del procedimento di primo grado

--le ragioni che giustificano tale semplificazione sono:

***evidente fondatezza dell'accusa;

***esigenze di celerità a fronte di reati percepiti come allarmanti;

***scarsa gravità dei reati da perseguire

***opportunità di accorciare i tempi di definizione del rito penale ammettendo nuove

contestazioni nell'udienza preliminare o nel dibattimento

In tutte le ipotesi appena elencate, la legge processuale introduce deroghe al principio di

eguaglianza tra imputati (che imporrebbe che tutti subissero un procedimento con le

medesime fasi) e alla presunzione di non colpevolezza

GIUDIZIO IMMEDIATO RICHIESTO DAL PM (GIUDIZIO IMMEDIATO

ORDINARIO)

Il presupposto fondante tale procedimento è "l'evidenza della prova" (art.453, c.1),

ovviamente di colpevolezza dell'imputato (altrimenti PM dovrebbe chiedere archiviazione):

è perciò soppressa l'udienza preliminare, essendo superfluo verificare la fondatezza

dell'accusa.

Il PM è obbligato ad attivarsi in tal senso, salvo che ciò "pregiudichi gravemente le

indagini" rispetto alla completezza (ma la valutazione di questo pregiudizio poggia sulla sua

discrezionalità!).

Occorre precisare che l'evidenza della prova deve essere tale anche per il giudice poichè ad

esso si rivolge il pm per ottenere la citazione a giudizio immediato

I rischi connessi a tale procedimento

La legge pone condizioni ostative all'accoglimento della richiesta delpm al fine di

scongiurare un duplice rischio:

1)che la scelta del rito diventi una ingiusta sperequazione ai danni dell'imputato: per evitare

ciò è stabilito che L'imputato, prima che il rito sia disposto, deve essere messo in condizione

di interloquire col PM "sui fatti dai quali emerge l'evidenza della prova". A tal fine:

***non occorre che egli sia interrogato su quei fatti (altrimenti potrebbe boicottare il rito

rifiutandosi di comparire davanti al magistrato o sottraendosi all'atto investigativo)

***ma basta “l'invito a comparire” per l'interrogatorio, con atto nel quale siano descritti i

fatti che rendono evidente l'accusa (contestazione del fatto): solo l'irreperibilità dell'imputato

o un suo legittimo impedimento ostacolerebbero l'instaurazione del rito.

***Non è previsto l'avviso ex art.415-bis (avviso di chiusura delle indagini) [perciò

suddetto invito è essenziale all'indagato per l'informazione sul procedimento]

2)sotto il profile dell'economia processuale e dell'efficienza, la scelta di tale rito potrebbe

risultare controproducente in caso di connessione quando si procede cumulativamente anche

per reati la cui prova “non appare evidente” : In tali casi il giudice impone che il giudizio

immediato segua il suo iter scindendosi dalle vicende connesse. Se poi ritenesse

indispensabile mantenere il cumulo processuale, il giudice dovrebbe rigettare la richiesta del

pm imponendo che si proceda con rito ordinario per tutte le iudicande

termini della richiesta del giudizio immediato richiesto dal pm

il PM, entro 90gg dalla registrazione della notizia di reato (la prova "evidente" deve perciò

emerge in tale arco temporale) presenta la richiesta al gip formulando l'imputazione

(esercizio azione penale) e trasmettendo contestualmente il fascicolo indagine con la

corrispondente notizia di reato

Ammissibilità della richiesta di giudizio immediato richiesto dal pm

il giudice, entro 5gg dalla richiesta del PM (termine oridinatorio), ne verifica

l'ammissibilità, ovvero:

a) evidenza della prova;

b) rispetto del termine di 90gg;

c) avvenuto coinvolgimento dell'indagato (interrogatorio o comunque invito a comparire

con contestazione del fatto);

Il giudice può:

--rigettare la richiesta con decreto NON motivato: in tal caso gli atti ritornano al pm che

promuoverà eserciterà in altro modo l'azione penale

--accoglie la richiesta: anche il provvedimento che accoglie la richiesta è NON motivato

L'assenza di motivazione di entrambi i provvedimenti comporta che il decreto è

insindacabile nel merito (in particolare, valutazione sull'evidenza prova). Tuttavia non è

esclusa la critica di legittimità al decreto che accoglie la richiesta del pm quando emesso

senza previo interrogatorio (o equipollente invito a comparire) della persona indagata: In

tale ipotesi la giurisprudenza ravvisa una lesione al diritto di difesa riconducendola a nullità

a regime intermedio, che contamina la validità del decreto di giudizio immediato --->

giud.dibatt. dovrebbe dichiarare tale invalidità, restituendo gli atti al PM per l'ulteriore e

regolare corso del processo.

Occorre precisare che il decreto che accoglie la richiesta del PM ha identità di effetto ed

analogia di contenuti col decreto che (in via ordinaria) dispone il giudizio: l'assenza di

motivazione serve quindi anche a preservare l'imparzialità del giudice dibattimentale (così

come per decreto art.429)

Atti preliminari al dibattimento nel giudizio immediato ordinario

(art.465 e ss.) il salto dell'ud.prel. rende necessario qualche adattamento nel pre-

dibattimento.

Disposto il giudizio immediato, l'imputato può chiedere al gip il giudizio abbreviato, il

patteggiamento o la sospensione con messa alla prova entro 15gg dalla notificazione del

decreto di giudizio immediato (l'eventuale inammissibilità di una di tali richieste non è di

ostacolo all'instaurazione di altro rito alternativo per il quale l'imputato potrebbe optare in

via subordinata). Nello specifico:

a) Giud.abbrv.: come precisato dalla Corte cost., il termine per la richiesta decorre

dall'ultima notifica all'imputato o al difensore del decreto che dispone il giudizio

rispettivamente o dall'avviso data fissata per il dibattimento.

b) Patteggiamento: non è indicato termine entro cui sia prestato consenso dell'altra parte;

spetta perciò al giudice assegnarle un termine a tale.

---> IDEM per il consenso del PM nella sosp.messa alla prova.

Competente a pronunciarsi sulla trasformazione del rito è il gip. Se accoglie la richiesta,

fissa l'udienza per il rito alternativo scelto dall'imputato. Se rigetta, segue il normale iter,

formando il fascicolo per il dibattimento che, insieme al decreto di citazione, è subito

trasmesso al giudice competente per il giudizio

Tuttavia, la richiesta di patteggiamento, la richiesta COMPLESSA di giudizio abbreivato e

quella di sospensione con messa alla prova possono essere rinnovate al giudice del

dibattimento di primo grado prima della dichiarazione di apertura

IL GIUDIZIO IMMEDIATO CUSTODIALE

(art.453 c.1-bis). Si tratta di un nuovo caso di giudizio immediato introdotto nel 2008.

Va inastaurato quando l'indagato si trova in stato di "custodia cautelare" (cioè: custodia in

carcere; custodia in luogo di cura; arresti domiciliari), a condizione che la scelta del rito non

pregiudichi gravemente le indagini

la richiesta di giudizio immediato custodiale

La richiesta è formulata dal PM dopo che la valutazione dei "gravi indizi di colpevolezza"

posti a fondamento della misura cautelare ha acquisito una certa solidità, ovvero dopo che

(art.453, c.1-ter):

***il tribunale del riesame ha confermato la misura;

***è inutilmente decorso il termine per impugnare il provvedimento che dispone la misura.

Il giudice (GIP) rigetta la richiesta se:

a) se i gravi ind.colpevolezza vengono meno prima della sua decisione sulla richiesta

(cosicché il provv.cautelare andrebbe revocato o annullato).

b) se ritiene l'instaurazione del rito pregiudizivole per l'indagine (in ragione ad esempio

della sua incompletezza)

La richiesta è presentata entro 180gg dalla data di esecuzione della misura cautelare (quindi

anche a seguito di indagini che si sono protratte a lungo): l

La mancata esecuzione della misura custodiale rende impraticabile il rito (es.nel caso del

latitatnte, egli è "gratificato" con una udienza preliminare che non gli spetterebbe se invece

si costituisse ---> paradosso).

Critiche al giudizio immediato custodiale

1)assumere lo status di persona in custodia come presupposto per il rito priva l'imputato

delle chances divensive esercitabili a seguito dell'avviso di chiusura delle indagini e

nell'ud.prel. [il fatto che il rito sia imposto autoritativamente, senza consenso dell'imputato,

è perciò criticabile]

2)la scelta del giudizo immediato custodiale non può essere revocata quando l'insussistenza

dei gravi indizi affiora dopo l'accoglimento della richiesta stessa (comprime il dirito di

difesa)

3)se il giudizio immediato si giustifica in presenza di una misura custodiale erroneamente

disposta, la sua instaurazione è irrituale e lesiva di un diritto fondamentale: pensiamo al caso

in cui, scaduto il termine per il ricorso al tribunale del riesame e instaurato il giudizio

immediato, l'ordinanza custodiale sia revocata o sostituita con altro provvedimento

coercitivo, per l'attenuarsi degli indizi di colpevolezza o per essere insussistenti o sussistenti

in grado minimo le esigenze cautelari (la custodia cautelare sarebbe illegittima ma se nel

frattempo la richiesta fosse stata accolta, non si potrebbe tornare indietro e quindi si

imporrebbe il giudizio immediato ed avviso di chiusura dell'indagine e udienza preliminare

gli restano preclusi)( Lo stesso discorso vale nel caso di errore in iudicando, quando la

misura custodiale fosse disposta per un titolo di reato che si rivela sbagliato e censurato

dalla corte di cassazione. Anche qui la misura non doveva essere disposta ed oltra al danno

di una custodia cautelare illegittima, si ha la beffa di un processo senza avviso di chiusura

delle indagini e privo di udienza preliminare)

IL GIUDIZIO IMMEDIATO OBBLIGATORIO

(art.464, c.1) Il rito è imposto ex lege in caso di opposizione al decreto penale di condanna:

non occorre l'evidenza della prova, poiché l'accusa:

-> appare saldamente ancorata a fatti incontestabili (al punto che il gip li aveva ritenuti

sufficienti a giustificare la condanna);

-> ha inoltre per oggetto reati di scarsa gravità (la posta in gioco è una semplice pena

pecuniaria)

Ma si ricordi che da questa cerchia sono eslusi i molti reati soggetti a citazione diretta

davanti al giud.monocratico (art.464, c.1 ha perciò ambito di applicazione limitato).

Il procedimento è analogo al giudizio immediato ordinario, salvo l'atto introduttivo: è qui

non una richiesta del PM, bensì un decreto di citazione che il gip emette d'ufficio quando ha

constatato che ogni altra via a una soluzione anticipata del processo è preclusa, da ciò si

ricava:

--che l'instaurazione di tale rito non coincide mai con il promovimento dell'azione penale

--tale rito sia al contempo incompatibile con qualsiasi altra soluzione anticipata del giudizio

(patteggiamento, giudizio abbreviato, sospensione con messa alla prova), tranne che con

l'oblazione che può essere richiesta prima della dichiarazione di apertura del dibattimento

IL GIUDIZIO DIRETTISSIMO

la specialità di questo rito consiste nella soppressione pressoché totale della fase preliminare

ed una semplificazione del pre-dibattimento. Ciò perché l'accusa è a tal punto evidente da

rendere superflue la ricerca di mezzi e fonti di provanelle indagini preliminari e a la verifica

dell'udienza preliminare.

I presupposti del giudizio direttissimo

I presupposti sono (art.449):

-> situazione di flagranza che legittima l'arresto o l'allontanamento d'urgenza dalla casa

familiare;

-> confessiore resa a brevissima distanza dall'inizio dell'indagine.

La richiesta del giudizio direttissimo

Il PM deve procedere chiedendo il rito, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini

(completezza). Il termine entro cui presentare o citare a giudizio l'imputato è di 30gg (prima

15gg), durante i quali sono possibili indagini per confermare l'addebito.

---> quando il reato per cui è chiesto rito è connesso con altri che non presentano i requisiti

per il rito, si procede alla separazione, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini;

se mantenre il cumulo risulta indispensabile, si applica a tutti il rito ordinario.

Le modalità di svolgimento del giudizio direttissimo

differiscono in base allo status dell'imputato:

1)la persona in stato di custodia cautelare o arrestata:

*** una volta chiusa l'udienza di convalida dell'arresto essa è presentata direttamente dal pm

al giudice del dibattimento

***l'imputazione è contestata oralmente in udienza, prima che il dibattimento sia aperto

***con la contestazione del fatto, il pm provvede a formare il fascicolo del dibattimento e a

consegnarlo al giudice

***i testimoni possono essere presentati direttamente nell'udienza senza bisogno di previa

citazione

***l'imputato può chiedere un termine non superiore a 10 giorni per organizzare la propria

strategia difensiva (durante tale tempo il dibattimento è sospeso e il difensore può prendere

visione degli atti di indagine esistenti presso la segreteria del pm e di quelli inseriti nel

fascicolo del dibattimento e custoditi presso la cancelleria del giudice

2)imputato libero (cioè quello rimesso in libertà dopo l'udienza di convalida o quello che,

pur avendo confessato la propria responsabiltà penale entro i 30 giorni dalla registrazione

della notizia di reato, non si trova in stato di custodia cautelare):

***è citato a comparire all'udienza di giudzio direttissimo, convocata dal pm, nel rispetto di

un termine di 3 giorni

***l'imputazione è contestata per iscritto, nel decreto di citazione a giudizio

***il pm può compiere una breve indagine preliminare fino al decreto di giudizio

direttissimo

***il fascicolo del dibattimento è formato dal pm subito dopo l'emissione del decreto di

giudizio direttissimo

***il difensore ha diritto di essere avvertito della data fissata per il giudizio e di vedere,

acquisire copia degli atti di indagine esistenti presso la segreteria del pm e degli atti confluiti

nel fascicolo del dibattimento esistenti presso la cancelleria del giudice competente per il

giudizio

i casi differenti per l'instaurazione del giudizio direttissimo previste dall'art 449 cpp

·Arresto in flagranza da convalidare : PM, entro 48ore dall'arresto, può presentare

direttamente l'imputato davanti al giud.dibatt., per la convalida e il contestuale giudizio.

Esito:

a) se l'arresto è convalidato, si procede immediatamente al giudizio: il fascicolo dibatt. è

formato dal PM in udienza subito dopo convalida.

b) se l'arresto non è convalidato, giudice restituisce gli atti al PM; procede invece al rito

direttissimo quando imputato e PM vi consentono (art.449, c.2: c.d. "giudizio

direttissimo su accordo delle parti")

·Arresto in flagranza già convalidato: PM, entro 30gg dall'arresto, presenta l'imputato in

udienza al giud.dibatt.

·Allont.d'urgenza dalla casa familiare: pol.giud., entro 48ore e su disposizione del PM,

cita l'imputato per il giudizio direttissimo e per la contestuale convalida dell'arresto,

salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini [in tal caso pol.giud. provede

comunque, entro il medesimo termine, alla citazione per l'udienza di convalida]

·Confessione in interrogatorio: entro 30gg dall'iscrizione notizia di reato (entro tale

termine deve perciò intervenire la confessione!):

a) l'imputato in custodia cautelare è presentato a giudizio;

b) l'imputato libero è citato a comparire in udienza, almeno 3gg prima di tale udienza

(termine dilatorio). Il difensore:

-> è avvisato senza ritardo della data udienza, a cura del PM;

-> può prendere visione e di estrarre copia, nella segreteria del PM, della

documentazione relativa alle indagini.

Nel giudizio direttissimo l'imputato ha diritto di avviso della facoltà di chiedere altri riti

speciali

in ogni caso l'imputato ha diritto, protetto con sanzione di nullità, di essere avvertito della

facoltà di chiedere il giudizio abbreviato, il patteggiamento o la sospensione con messa alla

prova prima che sia dichiarato aperto il dibattimento. In caso di tali richieste, il giiudice del

dibattimento dovrebbe esaminarne l'ammissibilità in base ai criteri stabiliti per i suddetti riti

Ammissibilità del giudizio direttissimo

(art.452, c.1) il giudice, a fronte dell'iniziativa del PM (presentazione in udienza o decreto di

citazione) deve verificare le condizioni di ammissibilità del rito e se non sussistono, dispone

con ordinanza (motivata ma insindacabile) la restituzione degli atti al PM quando appunto

rileva che il giudizio direttissimo è stato proposto al di fuori dei casi consentiti (dall'art 449).

in tali ipotesi il pm procede ad esercitare l'azione penale in diverso modo (es.chiedendo

giudizio immediato).

I limiti al giudizio direttissimo possono quindi essere:

***la flagranza o confessione devono esservi a breve distanza dall'inizio del procedimento

***nel caso di arresto in flagranza, il giudizio direttissimo è subordinato alla condizione che

l'imputato rimanga in stato di limitazione della libertà personale , talchè il rito speciale è

precluso in assenza di esplicito consenso dell'imputato a piede libero

***la citazione direttissima deve avvenire entro 30 giorni dall'arresto in flagranza o 30 gg

dalla registrazione della notizia di reato per l'imputato che abbia reso confessione

***mancato rispetto dei termini (Il rito non sarebbe ammissibile se l'imputato fosse

presentato direttamente all'udienza dibattimentale oltre il 30 esimo giorno dall'arresto o in

stato di fermo

***ulteriore limite può discendere dall'opportunità di mantenere riuniti diversi procedimenti

penali quando fra essi ve ne sia alcuno che il pm intenda definire per direttissima. Tale

scelta comporta la separazione del procedimento speciale rispetto alle altre vicende

connesse (se però ragioni legate al buon esito delle indagini o ad esigenze di economia

processuale sconsigliano la separazione, il giudice ordina che si proceda cumulativamente e

nei modi ordinari in relazione a tutte le regiudicande)

IL GIUDIZIO DIRETTISSIMO DAVANTI A GIUDICE MONOCRATICO

in passato era escluso per i casi di arresto in flagranza intervenuto nei 15 (ora 30)gg o a

seguito dell confessione del reato avvenuta nei primi 15 (ora 30) gg dall'avvio dell'indagine

preliminare (tali limiti sono stati rimossi dalla corte costituzionale). Oggi tale giudizio può

essere promosso per gli stessi casi per i quali risulta ammissibile quello davanti al giudice

collegiale

(art.558) Si applica suddetta disciplina, ma con le seguenti particolarità:

·Udienza di convalida dell'arresto si svolge davanti al giudice del dibattimento se il PM

presenta l'arrestato all'udienza entro 48ore dall'arresto; altrimenti si svolge davanti al gip

(con successiva presentazione dell'imputato al giudice dibattimentale).

·Imputato può chiedere termine a difesa di max 5gg (invece che 10), e non ha diritto a

essere avvertito di tale facoltà.

I GIUDIZI DIRETTISSIMI C.D. ATIPICI

il fondamento di tali riti risiede nell'esigenza di giudicare con celerità reati percepiti come

gravi e allarmanti (c.d.urgenza repressiva), senza che occorra una particolare evidenza della

prova:

i giudizi direttissimi atipici nel tempo

--Tali giudizi previsti da leggi speciali, hanno conosciuto una fioritura nella cd “legislazione

di emergenza” affermatasi in italia fra il 1974 e il 1979

--la riforna del 1989 aveva sopprresso la maggior parte di tali giudizi lasciando sopravvivere

solo quelli che riguardavano i reati concernenti arimi ed esplosivi nonchè i reati commessi

col mezzo della stampa

i reati per cui oggi è presvisto il giudizio direttissimo atipico

1) reati concernenti armi ed esplosivi;

2) reati di discriminazione etnica, razziale e religiosa;

3) taluni reati commessi in occasioni di manifestazioni sportive;

4) reati collegati all'illegale ingresso e permanenza degli stranieri in Italia [presentazione

immediata dell'imputato davanti al giud.pace]

Per questi reati il giudizio direttissimo è il modo ordinario di procedere, salvo siano

necessarie "speciali indagini" (deroga non prevista per i reati di immigrazione, considerati

per definizione di facile accertamento). La conseguenza che ne deriva è far regredire il

procedimento alla fase preliminare. Occorre però precisare che:

-> la scelta del PM del normale iter processuale (invocando la deroga) è insindacabile;

-> il giudice dibattimebtale può invece sindacare l'apprezzamento negativo circa la necessità

di speciali indagini (in tal caso il giudice trasmette gli atti al pm che eserciterà l'azione

penale con altre modalità). Detto diversamente, il giudice non può imporre al pm di

promuovere il giudizio direttissimo sul presupposto che non sarebbero necessarie speciali

indagini ma può imporgli di procedere in altra maniera, tutte le volte che l'instaurazione

del giudizio direttissimo appaia ostacolata dalla necessità di speciali indagini

La necessità di "speciali indagini" sorge quando le investigazioni da compiere si rivelino,

per complessità e durata, incompatibili con la completezza che pur deve contrassegnare

anche il giudizio direttissimo atipico.

I termini dei giudizi direttissimi atipici

Circa la durata delle indagini nei riti atipici:

a)poichè tale rito può comportare una preliminare fase investigativa destinata a protrarsi per

un periodo di tempo ben superiore a quello del giudizio direttissimo ordinario (30 gg),

l'indagine del pm potrebbe durare anche alcuni mesi prima di arrivare al dibattimento si

ritiene che non debba essere applicato il termine dei giudizi direttissimi tipici

b) la giurisprudenza minoritaria impone invece di applicare i medesimi limiti (30gg

dall'arresto o dall'inizio dell'indagine)

le altre regole relative al giudizio direttissimo atipico

Per il resto si applica la disciplina del normale giudizio direttissimo

le possibili trasformazioni del giudizio direttissimo atipico

anch'esso può trasformarsi in giudizio abbreviato, patteggiamento, sospensione con messa

alla prova con richiesta da presentare prima che sia dichiarato aperto il dibattimento (così

come accade per il giudizio direttissimo tipico)

LA CONTESTAZIONE SUPPLETIVA DEL REATO CONCORRENTE E

CONTINUATO

può avvenire in due momenti:

1)quando avviene all'udienza preliminare:(art.423) essa realizza un singolare caso di

esercizio dell'azione penale, senza previa indagine preliminare;

2)quando invece avviene in dibattimento (art.517)essa comporta l'intera amputazione della

fase preliminare e predibattimentale.

Le ragioni di essere della contestazione supplettiva del reato concorrente e continuato

--giudicare insieme, cumulativamente le regiudicande connesse a norma dell'art 12 lettera b

--l'affiorare in udienza preliminare o nel dibattimento di un fatto che appaia in rapporto di

continuazione o di concorso formale con quello già contestato pone un problema di

applicazione della legge penale. Infatti se per tutti questi fatti fosse riconosciuta la

responsabilità dell'imputato, la pena dovrebbe essere quantificata nel rispetto della

proporzione stabilita dall'art 81 cp (e quindi uno svolgimento separato delle vicende

processuali riguardanti le regiudicande in questione renderebbe difficoltoso, se non

addirittura impossibile questo calcolo)[è vero che l'errore è rimediabile in sede di

esecuzione, ma è sempre meglio prevenirlo]

cosa non richiede la nuova contestazione del reato concorrente e continuato

La nuova contestazione (atto imperativo e insindacabile del PM), a differenza della

contestazione del fatto nuovo, non richiede

-> nè il consenso dell'imputato;

-> nè l'autorizzazione del giudice.

Le conseguenze della contestazione supplettiva del reato concorrente e continuato

--la sospensione dell'indagine preliminare se la nuova contestazione avviene nell'udienza

preliminare

--la sopprressione dell'intera fase preliminare del processo e del predibattimento, se essa

avviene nel dibattimento

--rischiano dunque di essere lesi i diritti dell'imputato che la legge associa alle fasi

soppresse. A compensare la perdita di tali garanzie, sono riconosciuti:

a) diritto a ottenere sospensione dell'udienza per preparare la difesa in ordine al nuovo

addebito (anche nel giudizio abbreviato)

b) diritto dell'imputato di essere ammesso all'oblazione per il reato concorrnte contestato in

dibattimento sia il diritto ad accedere a patteggiamento e al giudizio abbreviato per il reato

concorrente

c) diritto di tutte le parti all'assunzione di nuove prove in ragione della mutata regiudicanda

(anche nel giud.abbrv.)

PROCEDURE SPECIALI DI CARATTERE MISTO

Si tratta delle situazione ibride nelle quali la semplificazione procedurale scaturisce da atto

imperativo del magistrato combinato con il consenso dell'imputato o accordo delle parti

principali del processo

esse sono:il procedimento per decreto, il giudizio direttissimo esperibile previo consenso

delle parti e la contestazione supplettiva del fatto nuovo

IL PROCEDIMENTO PER DECRETO

(art.459)Il tratto caratteristico di tale rito è l eliminazione del dibattimento attuata in via

autoritativa dal giudice (su richiesta del pm) alla stregua dell'applicabilità di una pena

pecuniaria

tale procedimento quindi prevede che nel caso di reati di lievissima entità, la condanna può

essere emessa al termine dell'indagine preliminare, senza previo contraddittorio (perciò

condanna assume la forma del decreto).

Il condannato (imputato o civilmente obbligato alla pena pecuniaria) può:

a) accettare la chiusura anticipata del processo (diversi vantaggi, tra cui sconto di pena).

b) opporsi, provocando la prosecuzione del processo (contraddittorio differito).

Ne deriva qui il suo carattere misto (instaurato d'autorità sulla base del criterio della

punibilità del reato con pena pecuniaria, esso necessita di una manifestazione di volontà

dell'imputato, anche tacita, per concludersi)

ampliamento dell'ambito di applicazione del procedimento per decreto

--nel passaggio dal codice del 1930 a quello del 1988 l'ambito applicativo è stato esteso ai

reati per i quali la pena pecuniaria fosse applicata in sostituzione di una breve pena detentiva

--la legge 479 del 1999 ha ampliato ancora di più l'ambito che ora comprende anche i reati

perseguibili a querela della persona offesa (quindi non solo più quelli procedibili d'ufficio)

--infine nel 2001 è stabilito che vi sono compresi anche gli illeciti imputabili alle persone

giuridiche, in quanto sanzionati con pena pecuniaria

Fase introduttiva del procedimento per decreto (la richiesta)

l'atto introduttivo del rito è una richiesta del PM al gip, entro 6mesi dalla registrazione della

notizia di reato, allegando il fascicolo delle indagini.

La richiesta implica esercizio dell'azione penale, perciò contiene:

-> imputazione e dati per identificare l'imputato;

-> misura della pena da applicare, che PM può quantificare con una generosa diminuzione

(fino alla metà del minimo della pena edittale)

Casi di rigetto della richiesta di procedimento per decreto

La richiesta è rigettata se:

a)se dagli atti contenuti nel fascicolo dell'indagine risulta che l' imputato deve essere

prosciolto con una delle formule previste dall'art 129. Il giudice emette sentenza idonea a

chiudere definitivamente il processo ed impugnabile solo con il ricorso in cassazione (in

tutti gli altri casi invece il rigetto della richiesta comporta la restituzione degli atti al pm con

atto insindacabile del giudice)

b)per ragioni procedurali ( richiesta presentata fuori termine o relativa a reati puniti solo con

pena detentiva).

c) per assicurare l'esatta applicazione della legge penale sostanziale (cioè se il giudice ritiene

applicabile una misura di sicurezza personale, che non può essere disposta con decreto

penale oppure se reputa incongrua la pena proposta dal PM). A tal proposito occorre

precisare che il giudice non può modificare l'entità della pena quantificata nella proposta di

condanna ma si trova di fronte ad una alternativa secca che in caso non vi concordi

comporta la restituzione degli atti al titolare dell'accusa

d)non è più prevista, come causa di inammissibilità, l'opposizione del querelante (Corte

cost.).

Accoglimento della richiesta di procedimento per decreto -emissione del decreto penale

Se accoglie richiesta, giudice emette decreto di condanna, col segunete contenuto (art.460):

1)generalità dell'imputato e, quando occorre, quelle del civilmente obbligato;

2)enunciazione del fatto, delle circostanze e delle disposizioni di legge violate;

3)concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto, comprese le ragioni dell'eventuale

diminuzione della pena sotto il minimo edittale;

4)dispositivo; data; sottoscrizione del giudice e ausiliario.

5)Contiene inoltre (pena nullità) i seguenti avvisi all'imputato e civil.obbl. circa:

-> la possibiltià di opporsi entro 15gg dalla notifica del decreto; potendo optare per uno dei

riti speciali (può chidere giudiz immediato, giud.abbrveviato o patteggiamento (e

sospensione prova, come aggiunto dalla Corte costituzionale);

-> che in caso di mancata opposizione, il decreto diviene esecutivo (la condanna diviene

esecutiva) e il provvedimento irrevocabile

-> facoltà di nominare un difensore [da ciò si ricava che il decreto svolge quindi una

funzione analoga all'informazione di garanzia]

la conoscienza del decreto per l'imputato (le regole sulla notificazione)

Le indagini, culminate con decreto penale, possono benissimo svolgersi all'oscuro

dell'imputato (es indagine preliminare svolta senza il compimento di alcuno degli atti

garantiti)

Fondamentale è perciò la notifica decreto: Copia del decreto è comunicata al PM e

notificata al condannato, al difensore e al civilmente obbligato

Se non è possibile eseguire la notifica per causa di:

-> irreperibilità dell'imputato;

-> dichiarazione di domicilio ex art.161 inidonea o insufficiente (rischio che solo il

difensore, e non l'imputato, venga a sapere del decreto).

Giudice revoca il decreto e restituisce gli atti al PM (il processo prosegue dunque nelle

forme ordinarie o con altro rito speciale).

Inoltre a completamento di tali garanzie, la legge prevede un ulteriore rimedio e cioè la

restituzione in termini per proporre opposizione, tutte le volte che l'interessato dimostra di

non aver avuto tempestivamente conoscenza effettiva del decreto, per ragioni non imputabili

a sua colpa, sempre che non abbia volontariamente rinunciato a opporsi (tale rimedio è

esperibile successivamente all'emissione del decreto penale)

quando la notifica è ritualmente effettuata, la mancata opposizione al decreto equivale ad

accettazione della condanna (quind l'imputato presta il proprio tacito e definitivo consenso

alla scelta del rito speciale e alla decisione di merito che ne costituisce l'epilogo e il

contenuto)

il decerto penale (caratteristiche)

Scaduto il termine per opporsi, il decreto diviene definitivo e costituisce titolo per eseguire

la condanna (salvo che l'opposizione proposta da altri coimputati , condannati con decreto

per il medesimo reato, produca l'effetto estensivo, che può sfociare in revoca della

condanna).

Il decreto, sotto il profilo del ne bis in idem e ai fini del giudizio di revisione, è equiparato a

una normale sentenza di condanna. Vi sono però analogie con la sentenza di patteggiamento

(premio per non opporsi):

Tuttavia le caratteristiche proprie del decreto sono:

--decreto non sortisce effetti vincolanti nei giudizi civili e amm.

--decreto non può applicare una misura di sicurezza personale

--il condannato per decreto non ha l'obbligo di pagare le spese processuali e ne gli possono

essere applicate le sanzioni accessorie previste dalla legge penale

--la condanna è iscritta nel casellario giudiziale, ma non è menzionata nei certificati richiesti

dai privati.

--Il reato oggetto del decreto si estingue se nei 5 anni successivi (2, nel caso di

contravvenzioni) l'imputato non ne commette un altro della medesima indole; in tali ipotesi

il decreto non ostacola la concessione di una successiva sospensione condizionale della pena

[ma può al contrario giustificare la revoca di una precedente sospensione].

L'opposizione al decreto penale (conseguenze)

Opponendosi al decreto penale l'imputato (o il civilmente obbl.), anche a mezzo del dif.,

ottiene:

1)sospensione dell'esecuzione della condanna (quindi qui opposizione vale come

impugnazione della condanna)

2)che l'accertamento venga fatto in forme diverse da quelle del procedimento per decreto

(qui opposizione vale come dissenso rispetto al rito).

Le caratteristiche dell'opposizione al decreto penale

1)è priva dell'effetto devolutivo: infatti una volta proposta, il processo prosegue davanti al

giudice di primo grado e non davanti al giudice di grado superiore

2)l'opponente non deve necessariamente indicare i motivi della sua doglianza: infatti è

sufficiente indicare gli estremi del provvedimento di condanna, la sua data e il giudice

competente

3)benchè corredata di motivi, l'opposizione sarebbe comunque idonea ad attribuire

all'organo giurisdizionale piena cognizione su tutti i punti della decisione impugnata e

non solo su quelli toccati dai suddetti motivi

4)in tale situazione il giudice non è assoggettato al divieto di reformatio in peius: sicchè

l'opponente deve sapere che corre il rischio di una condanna più grave di quella fissata

nel decreto impugnato

5)infine l'opposizione sortisce un effetto estensivo, limitatamente ai casi in cui il decreto di

condanna sia stato ppronunciato contro una pluralità di imputati per il medesimo fatto

(presentata da uno o alcuni fra costoro, essa vale anche per gli altri, sicchè l'esecuzione

del decreto resta sospesa per tutti fino a che il processo non si concluda con pronuncia

irrevocabile). Occorre precisare che l'effetto estensivo non si risolve in automatica

estensione, al non opponente, degli effetti scaturenti dalla decisione successiva al

giudizio di opposizione. Infatti solo se tale giudizio si conclude con un proscioglimento

nel merito (il fatto non sussite, il fatto non è previsto dalla legge come reato, il fatto non

costituisce reato per la presenza di una causa di giustificazione) l'imputato non opponente

può lucrare il buon esito dell'iniziativa altrui. In tali casi il decreto di condanna è revocato

dal giudice.

Nello dpecifico ambito dell'opposizione a decreto penale, l'opposizione proposta

dall'imputato giova alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria che non si si

aopposta e viceversa quella proposta dal civilmente obbligato giova all'imputato che si è

astenuto dall'impugnare il decreto penale. Alla stessa conclusione si può approdare per i

procedimenti a carico di persone giuridiche (a riguardo l'art 73 dlgs 231/2001 prevede

che l'impugnazione proposta dall'imputato del reato da cui dipenda l'illecito

amministrativo giova all'ente e reciprocamete l'impugnazione proposta dall'ente giova

all'imputato del suddetto reato

6)con l'opposizione, l'imputato ripristina l'ordinaria situazione processuale subito

successiva all'esercizio dell'azione penale, nella quale è ancora possibile effettuare la

scelta di altro rito speciale allo stesso giudice (delle indagini preliminari) che ha emesso il

decreto penale

-giudizio immediato

-giudizio abbreviato-

-patteggiamento

-sospensione con messa alla prova

l'imputato deve essere avvertito di tale chance con preavviso che gli deve essere

comunicato, a pena di nullità, con lo stesso decreto di condanna

-la richiesta di oblazione va invece indirizzata al giudice procedente, da individuare nel

gip finchè il fascicolo per il dibattimento non è trasmesso al giudice dibattimentale

La scelta di uno di questi riti va fatta con l'atto di opposizione. La richiesta non può essere

presentata nel corso del giudizio successivo all'opposizione salvo il caso di modifiche

dell'imputazione per le quali l'imputato può normalmente contare su remissione in

termini, quantomeno per chiedere il patteggiamento, l'oblazione e il giudizio abbreviato

il giudice che riceve l'opposizione al decreto penale deve vagliarne l'ammissibilità

i requisiti sono:

-> legittimazione opponente; osservanza termine; corretta indicazione di estremi, data e

giudice che adottò il decreto. Il difetto di uno di questi requisiti comporta l'inammissibilità

dell'atto con la conseguenza che il decreto penale diventa esecutivo (non prima però che

l'ordinanza di inammissibilità diventi a sua volta definitiva)

Esito può essere:

a) inammissibile: l'ord.inamiss. è ricorribile in cass.; se diviene definitiva, il decreto diviene

definitivo.

b) ammissibile: il decreto è revocato, e (salvo scelta rito diverso) il processo si svolge

secondo le regole ordinarie

Il ruolo del querelante nel giudiio conseguente ad opposizione

La legge impone che il decreto penale sia comunicato (ma senza alcuna invalidità in caso di

omissione) al querelante, ma tace sulle sue facoltà di intervento: si ricordi però che la

persona offessa vanta un dirtto di essere citata in giudizio, costituendosi eventualmente parte

civile ed esercitando le relative facoltà.

GIUDIZIO DIRETTISSIMO SU ACCORDO DELLE PARTI

(art.449, c.2) La mancata convalida dell'arresto (ponendo in dubbio la "evidenza della

prova", invece enfatizzata dalla convalida) impedisce di regola l'instaurazione del giudizio

direttissimo, tuttavia vi si procede comunque col quando imputato e PM "vi consentono"

(quindi in tale rito oltre al requisito oggettivo dell'arresto in flagranza è richiesto anche

quello soggettivo del consenso delle parti)

Non sono previste forme particolari per il consenso:

-> PM: semplice citazione dell'imputato a comparire ogni volta che ritiene di non dover

chiedere l'archiviazione per il fatto o di non dover avviare nei suoi confronti l'indagine

preliminare

-> imputato: può dare il proprio consenso in forma scritta, orale, anche per mezzo del

difensore privo di procura ad hoc, può essere dedotto per fatti concludenti dal

comportamento dell'imputato che accetti l'iniziativa del pm volta ad instaurare il giudizio

direttissimo

CONTESTAZIONE SUPPLETIVA DEL FATTO NUOVO

E' la situazione nella quale il pm contesti all'imputato un nuovo fatto mentre è in corso il

processo per altra imputazione a carico del medesimo imputato.

Le caratteristiche che il fatto deve avere per applicare tale rito:

--deve trattarsi di un fatto non connesso ex art.12, lett.b

--occorre perciò consenso dell'imputato

Occorre distinguere il momento in cui il nuovo fatto è stato contestato (in udienza

preliminare o in dibattimento):

1)Contestazione in udienza preliminare

***In tal caso la sequenza procedurale è priva della fase dell'indagine preliminare

***prestando il proprio consenso, l'imputato rinuncia a quelle facoltà di intervento ed

assistenza che la legge gli assicura in detta fase (es il diritto di essere interrogato sul fatto

addebitato prima della richiesta di rinvio a giudizio; il diritto di difendersi di fronte a certe

iniziative del pm, per influire sull'esito dell'indagine

***poichè non è in gioco la decisione di merito, l'atto di consenso alla nuova contestazione

può provenire anche dal difensore ancorchè privo di mandato ad hoc

2)Contestazione in dibattimento

***la contestazione di un fatto nuovo comporta la soppressione dell'intera fase preliminare

del processo oltre che della fase predibattimentale (come nel giudizio direttissimo)

***l'imputato accettando tale contestazione, rinuncia a contrastare l'accusa nell'udienza

preliminare e si preclude quelle scelte che la legge impone di fare tra udienza preliminare e

apertura del dibattimento (giudizio abbreviato, patteggiamento, oblazione, sospensione con

messa alla prova i quali non possono essere chiesti in relazione al reato contestato)

***il processo è sospeso (da 20 a 40gg) e sono ammesse nuove prove, su richiesta

dell'imputato in riferimento al nuovo addebito (art.519).

***per tali motivi, la legge esige che il consenso provenga direttamente dall'imputato

presete nel dibattimento (infatti non è ammessa la contestazione di fatto nuovo a imputato

assente)

***si richiede inoltre, oltre al consenso dell'imputato presente, un atto autorizzativo del

giudice che vi sarà quando egli ritiene che la contestazione supplettiva non nuocia alla

speditezza del procedimento.

CAPITOLO 7 -IL GIUDIZIO

la fase del giudizio

Con il giudizio si apre una nuova fase del processo (che a sua volta sappiamo iniziare con

l'esercizio dell'azione penale)

l'instaurazione del Giudizio

il giudizio viene instaurato in base a:

a) decreto emesso dal giudice al termine dell'udienza preliminare (art.429);

b) decreto di giudiz immediato (art.456);

c) atto del PM davanti al tribunale in composizione monocratica (art.550); nonchè, se si

trova in stato di libertà, quando si procede a giudiz direttissimo;

d) presentazione dell'imputato direttamente in udienza dibattimentale da parte del PM (nel

giudizio direttissimo in caso di arresto o costudia cautelare).

I destinatari delle disposizioni del libro VII

--Le disposizioni del libro VII sono dettate per il tribunale in composizione collegiale e per

la corte d'assise, che sono sottoposti a disciplina identica (tranne per ciò che riguarda la

diversa competenza e composizione del collegio)

--in forza del rinvio generale previsto all'art 549, inoltre, esse si applicano, in quanto non sia

diversamente previsto, nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica

quindi qual'è il giudizio indicato dalla rubrica del libro VII?

--È il giudizio ordinario di primo grado, che culmina nel dibattimento pubblico, nel quale le

parti si affrontano per porre, in competizione tra loro, le basi probatorie della decisione

finale

--secondo le linee programmatiche del nuovo codice, è il giudizio di primo grado, e più

precisamente il dibattimento di primo grado, il momento centrale del processo (tale scelta ha

sempre rappresentato il significato della riforma del 1988 , volta ad attribuire il primato alla

giurisdizione piena del giudice dibattimentale). Ciò significa che si vuole che il dibattimento

sia la sede prioritaria per l'elaborazione della prova (in particolare per le “prove

dichiarative”, cioè esame dei testimoni e delle parti), con tendenziale inutilizzabilità ai fini

della decisione, degli elementi acquisiti altrove salvo alcune eccezioni (tale scelta è

indispensabile per attuare i caratteri del “sistema accusatorio” il quale è la ragione principale

della riforma)

--occorre ricordare che l'affermazione della centralità del dibattimento non è stata facile e

nemmeno priva di contrasti, ha dato luogo ad una complessa vicenda a partire dai primi anni

dell'entrata in vigore del codice, ha suscitato dibattito in dottrina e giurisprudenza ed ha

visto intervenire più volte la corte costituzionale, il legislatore ordinario e il legislatore

costituzionale (esso con la revisione dell'art 111 della costituzione). Comunque non si può

dire ancora di aver raggiunto un assetto pienamente soddisfacente rispetto al disegno

originario del 1988 (di tale evoluzione, anche se ormai ha solamente un valore storico, si

darà conto nei successsivi paragrafi, soprattutto per comprendere la normativa vigente)

le caratteristiche del giudizio nel sistema accusatorio

Nel dibattimento è richiesta l'attuazione dei caratteri del sistema accusatorio. Tale concetto

trova attuazione solo in maniera tendenziale e mai perfetta e perciò il suo valore come

principio generale normativo è alquanto labile

Va inoltre segnalato che la riforma dell'art 111 della cost, con l'obiettivo di introdurre nel

nostro ordinamento “i principi del giusto processo” non ha espressamente enunciato

un'opzione a favore del sistema accusatorio, tuttavia tale articolo ribadisce alcuni principi

del sistema accusatorio (ogni processo si svolge nel contraddittorio delle parti in condizioni

di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale – il processo penale è regolato dal principio

del contraddittorio nella formazione della prova)

quando può considerarsi accusatorio il giudizio

Detto ciò si stabilisce che il giudizio può considerarsi di tipo accusatorio, quando: la

formazione della prova pubblicamente nel contraddittorio delle parti,sul tema posto

dall'accusatore, davanti al giudice che ha il compito di decidere il merito (nel sistema

inquisitorio invece le prove sono formate unilaterlamente dallo stesso organo investito della

funzione di svolgere le indagini e formulare l'accusa, fuori udienza, con partecipazione solo

eventuale e comunque subordinata della difesa). Da questa definizione si ricavano alcuni

punti fermi di tale sistema fissati dall'art 111 costituz:

1)la parità delle parti: sancita attraverso la partecipazione di accusa e difesa su basi di parità

in ogni stato e grado del procedimento

2)l'oralità intesa come “oralità-immediatezza”: oralità intesa non solo come modalità di

escussione (cioè l'uso della voce nell'assunzione delle dichiarazioni dei testimoni e delle

parti) ma soprattutto va intesa come rapporto diretto tra il giudice e le prove

(immediatezza): colui che ascolta, che assume le prove, deve decidere. Occorre precisare

che l'oralità può esistere anche senza l'immediatezza come ad esemoio nel caso

dell'incidente probatorio dove infatti il giudice del dibattimento a cui spetta la decisione è

diverso da quello che ha acquisito la prva, e dovrà quindi utilizzare il verbale dell'atto.

3)il principio della concentrazione: si intende la tendenziale unità di tempo nella quale va

celebrato il giudizio, destinato a svolgersi in una sola udienza o in udienze contigue in

modo che la decisione sia il più vicino possibile alla rappresentazione dei fatti. Tuttavia

va detto che per i processi di qualche complessità ,tale principio tale principio è destinato

a rimanere sulla carta poichè per esigenze pratiche il dibattimento può durare anche

diversi mesi, attraverso udienze distanziate fra loro

4)la distinzione delle funzioni del giudice da quelle dell'organo dell'accusa e

dell'investigazione: solo così può essre assicurata la sua equidistanza dalle parti.

Altrimenti il giudice coinvolto nella ricostruzione dell'ipotesi di reato da verificare,

nonchè nella ricerca delle prove che la sostengono, vede pregiudicata l'oggettività di

giudizio necessaria per la valutazione finale (infatti nel modello inquisitorio il giudice

cumula in sè anche le funzioni del pm, ponendo il tema della decisione, assumendo le

prove d'ufficio e decidendo sul merito

indagini preliminari e dibattimento

il nodo centrale è rappresentato dai rapporti tra indagini preliminari e dibattimento.

Infatti non è sufficiente che i principi dell'oralità e del contraddittorio siano riconosciuti in

dibattimento perchè il processo possa essere definito di tipo accusatorio. Tale sietma trova

realizzazione solo in apparenza quando il dibattimento risulta condizionato dal contenuto

degli atti di indagine, i verbali dei quali vi si trasferiscano medinte lettura e vadano a

costituire fondamento per la decisione, con peso pari (se non superiore) a quello delle prove

acquisite oralmente. Anche ad ammettere che la lettura del verbale o la conferma del suo

contenuto da parte del testimone, valga a trasformare un atto scritto in orale (secondo la

riduttiva concezione dell'oralità), va ribadito che l'immediatezza, intesa come contatto

diretto con la prova, viene irrimediabilmente pregiudicata ogni volta che il giudice può

servirsi per la decisione finale, delle prove cpstituite fuori dal dibattimento assegnando loro

un valore non diverso da quelle escusse direttamente in sua presenza (ciò era quanto

accadea nel sistema adottato dai codici previgenti, secondo i quali i verbali delle prove

raccolte senza contraddittorio nell'istruttoria [fase corrispondente alle attuali imdagini

preliminari e condotta da un apposito giudice “istruttore”] erano pienamente utilizzabili nel

dibattimento) In ogni caso il giudice del dibattimento prendeva visione preventivamente del

fascicolo istruttorio; ma il giudice che conosce già il contenuto delle prove da assumere

vede diminuita la sua equidistanza poichè tende ad accettare i risultati dell'istruttoria (quindi

qui il dibattimento diveniva una ricapitolazione del contenuto del fascicolo).

Quindi in tale ambito rileva non chi compia le indagini prelim ma il valore assunto in

giudizio dagli atti compiuti. È tuttavia più coerente con la struttura accusatoria che titolare

delle indagini sia il pm. Chiaramente riservare ad una parte l'esclusiva nella raccolta degli

elementi di prova si giustifica in quanto essi tendenzialmente non abbiano valore come tali

davanti al giudice del dibattimento (se infatti sotto rale profilo viene meno la separazione tra

la fase delle indagini e quella del giudizio e l'accusatore è posto in grado di precostituire per

proprio conto le prove utilizzabili per la decisione finale, continuare a considerare l'attività

di indagine come meramente preparatoria per l'esercizio dell'azione penale rischia di

perpetuare un equivoco pericoloso sul ruolo del pm (l'attribuzione di maggiori poteri al pm

per l'esercizio della funzione investigativa deve essere bilanciata dalla inefficacia a fini

probatori degli atti da esso compiuti)

la legge delega aveva disciplinato in maniera analitica (nel testo originario dellart 2 n. 76),

l'utilizzabilità in giudizio degli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari,

creando un sistema che rappresentava una “soluzione di compromesso”. Ciò era inevitabile

perchè se si fosse dovuto costruire un sistema a carattere rigorosamente accusatorio, basato

su un'inchiesta preliminare di parte, nessuno degli elementi raccolti fuori dal dibattimento si

sarebbe potuto considerare utilizzabile per essere venuto meno il criterio dell'oralità-

immediatezza (intesa come contatto diretto tra giudice e prova) e l'inchiesta preliminare

dovrebbe cioè servire solo a raccogliere fonti di informazione che il pm può utilizzare

esclusivamente per le proprie determinazioni interne e per individuare le prove da introdurre

successivamente nel dibattimento. Un'impostazione di tal genere sarebbe risultata troppo

drastica perchè occorre tenere conto dei tempi delle indagini preliminari (infatti per quanto

la si possa accelerare, la fase delle indagini preliminari può avere una durata anche

cospicua) e diventava allora indispensabile il recupero di “prove precostituite” perchè

suscettibili di non essere più utiilmente acquisite in dibattimento ed inoltre degli atti er

propria natura “irripetibili”.

Alla delega si poteva criticare la scarsa precisione nel tracciare il confine che separa gli

elementi utilizzabili e no utilizzabili tra quelli raccolti nelle indagini preliminari.

In effetti la regolamentazione originaria risultava molto complessa ed in alcuni casi anche

incoerente , tanto che viene cancellata dalla corte costituzionale sul presupposto che anche

le dichiarazioni precedentemente rese dai testimoni al pm dovessero in linea di principio

utilizzarsi come prova

la questione è oggi superata perchè la disciplina vigente trova il suo parametro di

riferimento nell'art 111 della costituzione, il quale dopo aver ribadito che nel processo

penale la prova deve essere formata nel contraddittorio indica tassativamente (al comma 5)

le possibili eccezioni alla regola:

--consenso dell'imputato

--impossibilità oggettiva di realizzare il contraddittorio

--provata condotta illecita (diretta ad impedire o alterare la prova)

le prove che nel giudizio possono essere utilizzate a base della decisione finale

a riguardo vi sono due chiavi interpretative:

1)l' art.187 che ne delimita l'oggetto: la prova può avere per oggetto i fatti inerenti

imputazione, la punibilità e la determinazione pena o misura di sicurezza (il thema

decidendum è quindi delineato dal PM nel momento in cui esercita azione penale e ad

esso si deve fare capo nell'applicare i criteri di pertinenza e rilevanza ai fini della

decisione sull'ammissione delle prove)

2) l'art.526,c.1: il giudice non può utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da

quele “legittimamente acquisite” in dibattimento (tale norma codifica un principio di

legalità della prova). Il riferimento alla “prove legittimamente acquisite” include anche le

letture consentite in via di eccezione dei verbali di indagine

A sua volta l'art 526 comma 1 va collegato con l'art.191: le prove acquisite in violazione

dei divieti legali sono inutilizzabili. L'inutilizzabilità è rilevata d'ufficio in ogni stato e

grado del procedimento ed è specifico motivo di ricorso in cassazione

dal “principio di non dispersione della prova “ alla modifica dell'art 111 della

costituzione

Come già accennato a pochi anni dall'entrata in vigore del codice la centralità del

dibattimento era stata smentita da una serie di interventi della corte costituzionale (sentenze

24,254 e 255 del 1992) e dalle conseguenti modifiche legislative (del 1992) che aveva

snaturato l'aspetto di sede privilegiata se non proprio esclusiva per l'acquisizione delle

prove. La corte costituzionale infatti di fronte alle difficoltà riscomtrate in sede di prima

applicazione della riforma del codice e del nuovo metodo accusatorio si era resa interprete

del malessere manifestato da una consistente anche se non maggioritaria parte della

magistratura e quindi proprio tali sentenze le corte aveva cancellato alcune disposizioni che

miravano ad assicurare ai fini della decisione la prevalenza dei risultati probatori

effettivamente acquisiti nel dibattimento. Fu sufficiente modificare un numero esiguo di

articoli del codice per ribaltare alcuni dei contenuti principali della riforma, e ciò in nome di

un “principio di non dispersione dei mezzi di prova” in base al quale “tutto ciò che il

giudice conosce drettamente nel corso del dibattimento, quanto attraverso le carte del

procedimento, secondo le regole del contraddittorio overo in assenza di esso, può essere dal

giudice indifferentemenete utilizzato, con la sola mediazione del suo libero convincimento

circa il peso da attribuire a ciascun elemento”

Con questi interventi legislativi, il baricentro del processo si era allontanato dalla fase del

dibattimento a vantaggio della fase delle indagini preliminari e ciò ha inciso sull'architettura

complessiva del codice poichè aveva come punto di riferimento quella fase (e ciò vale con

riguardo alla funzione tipica delle indagini preliminari o dei giudizi speciali, dell'incidente

probatorio o dell'udienza preliminare) e ciò perchè un codice va considerato nel suo insieme

come un meccanismo di precisione i cui equilibri sono determinati da un sistema di

contrappesi tale che ogni spostamento ha ripercussioni su tutte le altre parti

il recupero della centralità del dibattimento si è presentato lungo e travagliato e si è concluso

con esiti non pienamente soddisfacenti:

--una prima inversione di tendenza si è avuta con la legge 267/1997 intesa a restituire in

qualche modo la priorità dell'acquisizione dibattimentale della prova limitandola però alle

dichiarazioni dell'imputato nei confronti di altre persone (tale riforma tuttavia era debole

perchè priva di una visione “globale” ed aveva allora subito la censura della corte

costituzionale)

--il parlamento è intervenuto successivamente con la già citata legge costituzionale 2/1999

che ha inserito nell'art 111 della costituz i “principi del giusto proceso” e in particolare il

principio del contraddittorio nella formazione della prova, del contraddittorio, della parità

delle parti, della terzietà ed imparzialità del giudice, della durata ragionevole del processo

--con particolare riferimento al processo penale, vengono elevate a rango costituzionale, con

qualche integrazione e qualche omissione, le disposizioni contenute nell'art 6 cedu (diritto di

conoscere l'accusa, diritto di preparare la difesa, diritto al controesame, diritto alla prova,

diritto all'interprete)

analisi del principio del contraddittorio nella formazione della prova

come già evidenziato l'intervento più significativo è rappresentato dall'affermazione

esplicita per il processo penale, del principio del contraddittorio nella formazione della

prova: in base ad esso va considerata come prova utilizzabile ai fini della decisione

soltanto quella assunta davanti al giudice con l'intervento delle parti. Sebbene tale

condizione si possa realizzare anche in momenti diversi (incidente probatorio, udienza

preliminare) la sede privilegiata è il dibattimento

poichè un'applicazione rigida di tale principio non sarebbe sempre sostenibile, la

costituzione indica le tre eccezioni, rinviando alla legge ordinaria per la loro disciplina.

Infatti l'art 111 comma 5 consente che si possa derogare al contraddittorio:

--per consenso dell'imputato

--per accertata impossibilità di natura oggettiva

--per effetto di una provata condotta illecita

la legge di attuazione del “giusto processo” e l'attuale ruolo del dibattimento

la riformulazione dell'art 111 della costituz, ed in particolare il riconoscimento del principio

del contraddittorio nella formazione della prova ha imposto di rivedere l'intera disciplina

concernente l'uso dibattimentale degli atti di indagine e più in generale il valore probatorio

degli elementi acquisiti al di fuori del giudizio

la citata legge 63/2001 (quella sul giusto processo) ha modificato alcune disposizioni chiave

dirette a regolare il sistema dei rapporti tra indagini preliminari e dibattimento

(riformulando in primo luogo l'art 500 sulle contestazioni nell'esame testimoniale)

tuttavia il raggiungimento dell'obbiettivo di ripristinare la centralità del dibattimento come

luogo privilegiato per realizzare il contraddittorio voluto dalla costituzione non è stato

esente da costi e ambiguità, infatti:

***il ritorno all'inutilizzabilità delle precedenti dichiarazioni ha indotto il legislatore a

limitare il diritto al silenzio dell'imputato che abbia riferito fatti concernenti la responsabilità

altrui (in pratica si ritiene venga imposto dovere per l'imputato di collaborare con il pm e

quindi contrario apparentemenete incoerente con l'inviolabilità del diritto di difesa)

***nell'intento di ristabilire la parità tra le parti (prima sbilanciata a favore del pm) è

previsto che pm e difensori possono consensualmente sottrarre al contraddittorio elementi

raccolti dall'una e dell'altra parte, fuori dall'udienza, unilateralmente e senza la presenza del

giudice (tale facoltà si manifesta sia mediante l'acquisizione concordata al fascicolo per il

dibattimento degli atti del pm e di investigazione difensiva, sia con l'accordo sulla

acquisizione, in sede di esame, delle precedenti dichiarazioni del testimone contenute nel

fascicolo del pm

comunque che il contraddittorio dibattimentale stia assumendo un ruolo residuale è

testimoniato dalle trasformazioni del giudizio abbreviato (il quale è stato trasformato da

consensuale allo stato degli atti in un vero e proprio giudizio ordinario di primo grado) e dal

peso progressivamente maggiore che è venuta assumendo l'udienza preliminare che oggi è

sede di un vero e proprio accertamento sul merito vista l'ampiezza dei poteri istruttori del

giudice e la necessità di un vaglio approfondito circa i presupposti del non luogo a

procedere

La struttura nell'ambito del giudizio

si distingue tra:

1) atti preliminari al dibattimento ("predibattimento");

2) dibattimento vero e proprio;

3) atti successivi (deliberazione e pubblicazione sentenza)

Atti preliminari al dibattimento (presidente e collegio)

fase che si estende dall'udienza preliminare agli atti introduttivi: ovvero ha come momento

iniziale la ricezione del decreto che dispone il giudizio (art.465)e come momento finale la

costituzione delle parti (art.484).

Il presidente

La competenza per tale fase è del Presidente del collegio giudicante (tribunale o corte

d'assise), mentre l'udienza del dibattimento è fissata dallo stesso giudice( giudice udienza

prel) col decreto che dispone il giudizio (luogo, giorno e ora della comparizione). Il decreto

va notificato all'imputato contro il quale si sia proceduto in assenza durante l'udienza

preliminare, nonchè all'imoutato e alla persona offesa comunque non presenti alla lettura del

provvedimento e alle altre parti private che non erano presenti

Per praticità, il giudice udienza.preliminare chiede il giorno e l'ora della comparizione al

Presidente del tribunale, che li individu sulla base dei criteri determinati dal consiglio

superiore della magistratura e glieli comunica anche con mezzi telematici; tuttavia il

Presidente , ricevuto il decreto che dispone il giudizio, può inoltre anticipare/differire

l'udienza per giustificati motivi, con decreto da notificare tempestivamente alle parti (art.132

disp.att.).

A fronte del carico di lavoro, occorre assicurare "priorità assoluta" nella formazione dei

ruoli di udienza e nella trattazione a talune categorie di processi, es. (art.132-bis):

-> processi per reati più gravi o di particolare allarme sociale;

-> processi a carico di imputati detenuti e quelli da celebrare con giudizio direttissimo o

immediato.

Il Presidente, su richiesta di parte, procede inoltre all'assunzione di prove non rinviabili,

negli stessi casi che (in sede di indagini preliminari e udienza preliminare) consentirebbero

un inc.prob. (art.467); si osservano le forme previste per il dibattimento

il collegio

E' invece di competenza del collegio l'eventuale sentenza anticipata di proscioglimento, se

l'azione penale è improcedibile o il reato estinto (art.469). Il proscioglimento

predibattimentale risponde a una logica di economia processuale (è inutile passare al

dibattimento quando la conclusione è già scontata e risulta dalle carte). Tuttavia prevale

sempre il proscioglimento nel merito su quello per estinzione del reato (ma se ci sono gli

estremi del proscioglimento per merito, la sentenza deve essere pronunciata in dibattimento)

La sentenza anticipata è possibile anche per non punibilità per particolare tenuità fatto, ma

previa audizione in camera consiglio anche della persona offesa ove quest'ultima compaia

Il proscioglimento anticipato non è possibile se:

1) risulta che il fatto non sussiste, non costituisce reato o l'imputato non lo ha commesso: in

tali casi il giudice (anche se il reato è estinto) deve pronunciare proscioglimento nel

merito (sentenza di assoluzione), il che non è consentito nel pre-dibat. (si deve perciò

procedere col dibatt.)

2) se il PM o l'imputato, che devono a riguardo essere sentiti, vi si oppongono (l'imputato ha

quindi un diritto al "giudizio di merito" (ove sarà possibile ottenere un proscioglimento

più favorevole).

La sentenza, pronunciata in camera di consiglio, è inappellabile, essendo intervenuta senza

il dissenso delle parti (è però ricorribile in cassazione)

atti preliminari al dibattimento (le altre attività necessarie)

1)Durante il termine per comparire, il fascicolo per il dibattimento rimane depositato nella

cancelleria del giudice competente per il giudizio e le parti hanno la facoltà di prenderne

visione ed estrarre copia.

Il fascicolo del pm è visibile nella segreteria del pm stesso

2)Almeno 7gg prima della data fissata per il dibattimento, le parti presentano le liste dei

testimoni, periti, consulenti tecnici e persone indicate dall' art.210, indicando le circostanze

su cui deve vertere l'esame (art.468): ciò pena inammissibilità (salvo caso ex art.493, c.2)ciò

per evitare in dibattimento prove "a sorpresa" e ciascuna parte deve conoscere i fatti che le

altre intendono provare (si dice quindi che tali liste hanno una funzione di discovery non

essendo destinate a sollecitare un provvedimento di ammissione delle prove)

Le parti chiedono quindi al Presidente di autorizzare la citazione delle persone indicate,(che

deve avvenire con decreto) rendendo obbligatoria la comparizione di tali soggetti [peralto

consulenti e testimoni, purchè indicati nelle liste, possono anche essere presentati

direttamente in udienza senza citazione]

La citazione è vietata solo per le testimonianze vietate dalla legge e per quelle

manifestamente sovrabbondanti (la valutazione al riguardo, non implica un giudizio sulla

ammissibilità, riservato al colegio, e nemmeno la conoscenza dei fatti in causa, dovendo

essere compiuta soltanto in base ai dati contenuti nelle liste)

Si deve notare che l'art 468 non menziona l'esame delle parti. Quindi se ne deduce che le

prove di tale tipo sono ammissibili senza bisogno di preavviso non potendo costituire una

sorpresa dato che le parti sono immanenti al processo (ciò però non vale per l'esame

dell'imputato in un procedimento connesso o collegato ed inoltre secondo la Corte

costituzionale anche nell'esame dell'imputato nello stesso procedimento, chiamato a rendere

dichiarazioni nei confronti di altre persone senza assumere la veste di testimone. Quindi in

tali ipotesi anche l'imputato andrebbe incluso nelle liste a pena di inammissibilità

dell'esame)

Inoltre è stabilito che il Presidente ha il potere di disporre la citazione dei soggetti sopra

elencati la citazione per la prima udienza (la data di inizio del dibattimento) o anche per

quelle successive nelle quali ne è previsto l'esame (si tratta di una razionalizzazione che

specialmente nei dibattimenti di lunga durata offre la possibilità di evitare l'inutile

comparizione di chi non dovrà partecipare all'udienza)

3)Insieme alle liste, può essere depositata la richiesta di acquisizione di verbali di prova da

altro procedimento penale (ex art.238),(tale deposito fa si che la parte nei cui confronti il

verbale può essere utilizzato, sia preavvisata della richiesta). Tuttavia lo scopo principale di

tale norma è rimandare l'eventuale citazione delle persone delle cui dichiarazioni si tratta,

anche se indicate nelle liste, al momento dell'ammissione della prova ed è evidente il

collegamento con le disposizioni secondo le quali:

--l'ammissione della prova orale deve seguire l'acquisizione del documento

--l'ammissione della prova orale (cioè della citazione) può essere rifiutata dal giudice nei

procedimenti per i gravi delitti di mafia e di criminalità organizzata se non ricorrono le

condizioni previste dall'art 190 bis (e cioè che l'esame riguardi fatti o circostanze diverse

ovvero sia ritenuto necessario sulla base di specifiche esigenze)

La ratio di tale disciplina è evitare la c.d."usura" dei testimoni (ovvero l'eccessiva

esposizione di essi agli inconvenienti e rischi di una ripetuta presentazione nelle aule di

giustizia delle persone in questione)

4)In deroga a quanto appena detto sulle regole relative al deposito delle liste testimoniali,vi

è il cd “diritto alla prova contraria” in virtù del quale ciascuna parte può ottenere la

citazione ed ammissione di testimoni, periti, consulenti sulle circostanze introdotte dalla

controparte anche senza averli in precedenza indicati nelle liste (tale diritto vale anche in

relazione alle circostanze cui si riferiscono i verbali di prova di altri procedimenti dei quali

venga chiesta l'acquisizione

5)E' invece disposta d'ufficio dal Presidente la citazione del perito nominato nell'incidente

probatorio: Dunque questo è sempre esaminato oralmente in dibattimento prima

dell'eventuale lettura della sua relazione.

L' Udienza dibattimentale

le modalità di svolgimento di tale udienza si conformano ai principi della pubblicità e dela

concentrazione ed hanno altresì lo scopo di realizzare pienamente il diritto dell'imputato di

partecipare e difendersi

Il potere ordinatorio è ripartito tra Presidente e l'intero colleggio (indicato come "giudice")al

presidente spetta la disciplina dell'udienza e la direzione del dibattimento,egli può avvalersi

della forza pubblica (art.470)e quando la legge non prevede una particolare forma, i

provvedimenti sono adottati oralmente, senza formalità e senza motivazione.

Il caso dell'imputato che impedisce il regolare svolgimento dell'udienza

Al Presidente, nell'ambito dei compiti di disciplina dell'udienza, spetta il potere di

ammonire l'imputato che si comporti in modo da impedire il regolare svolgimento

dell'udienza, di allontanarlo (con ordinanza revocabile in ogni momento) qualora persiste;

se l'imputato, riammesso in aula, dev'essere nuovamente allontanato, il Collegio può anche

comminare l'espulsione definitiva (scelta discrezionale).

L'arresto del testimone in udienza

E' vietato l'arresto del testimone in udienza (non si applica quindi arresto facoltativo in

flagranza); ugualmente va escluso l'arresto fuori dall'udienza, essendo venuti meno i

presupposti della flagranza.

La pubblicità nell'udienza dibattimentale

i poteri così ripartiti:

1) ilPresidente: impone divieti e limitazioni nell'accesso all'aula nei casi ex art.471 (che non

consente la presenza di alcune categorie di persona ed impone l'espulsione dall'aula per chi

turba lo svolgimento dell'udienza);

2)Collegio: decide con ordinanza revocabile, sentite le parti, sul procedere a porte chiuse

(art.473) e quindi viene del tutto meno la pubblicità, nei casi indicati all'art.472:

-> quando la pubblicità può nuocere al buon costume ovvero e al segreto nell'interesse

dello Stato (su richiesta dell'autorità competente; da non confondersi col "segreto di

Stato" in senso stretto, che preclude la conoscenza non solo al pubblico ma anche al

giudice);

-> su richiesta dell'interessato, per l'assunzione di prove che possono causare pregiudizio

alla riservatezza dei testimoni o parti private rispetto a fatti che non costituiscono

oggetto dell'imputazione [se l'interessato è assente o estraneo al processo, il giudice

provvede di ufficio] (Intercettazioni, perizie, testimonianze) nonchè alla tutela dei

minori

-> quando la pubblicità può nuocere alla pubblica igiene o turbare il regolare

svolgimento delle udienze (sottocategorie dell'ord.pubblico).

-> quando è necessario salvaguardare la sicurezza di testimoni o di imputati.

In questi due ultimi casi giudice può autorizzare la presenza della stampa (c.d.pubblicità

"mediata");

-> quando si procede alla ricognizione di persone che abbiano cambiato generalità a

scopi di protezione.

-> se la persona offesa lo richiede, il dibattimento si svolge in tutto o in parte, quando si

procede per delitti di pedofilia, violenza sessuale o tratta di persone [ma se la persona

offesa è minorenne, per tali delitti si procede sempre a porte chiuse] ---> in tali

procedimenti sono viette le domande sulla vita privata o sulla sessualità della p.offesa

se non sono necessarie alla ricostruzione del fatto.

Il Giudice può inoltre disporre che avvenga a porte chiuse l'esame dei minorenni.

Le riprese audiovisive del dibattimento per fini di divulgazione (sempre ambito della

pubblicità dell'udienza dibattimentale)

Si tratta di una forma peculiare di pubblcità connessa con l'esercizio del diritto di cronaca

(considerato a sua volta estrinsecazione del diritto di manifestazione del pensiero).

Quindi il giudice può autorizzare con ordinanza, in tutto o in parte, la ripresa fotografica,

fonografica o audiovisiva, ovvero la trasmissione (in diretta) radiofonica o televisiva

(art.147 disp.att.) l'accesso a tali mezzi è graduato a seconda degli interessi in gioco (ne

deriva che il giudice ha il potere di consentire solo la ripresa ma non la trasmissione in

diretta, anche se ciò non esclude che l'eventuale trasmissione differita possa avere inizio

anche appena chiusa l'udienza destinata a celebrare il dibattimento

tuttavia per l'accesso ai mezzi audiovisivi occorre il consenso delle parti in vista di:

1)tutela dei diritti della personalità, in primis dell'imputato. Qui il Giudice:

·anche se c'è consenso, nega le riprese quando ne deriva pregiudizio al sereno e regolare

svolgimento dell'udienza o alla decisione [studi di psicologia hanno evidenziato la

possibilità che la consapevolezza di essere ripresi, specie se in TV, comporta sensibili

alterazioni di comportamento nei partecipanti al dibattimento]. Ciò vale soprattutto per

la genuinità della testimomianza.

·consenso non occorre se sussiste un interesse sociale particolarmente rilevante alla

consocenza del dibattimento (interesse che deve pre-esistere all'accesso audiovisivi e

non scaturire dall'attenzione che essidedicano ad un certo processo)

2)tutela del diritto all'immagine: il Presidente interdisce la ripresa delle immagini di parti,

testimoni, periti, consulenti,interpreti e ogni altro soggetto che deve essere presente, se i

medesimi non vi consentono o la legge ne fa divieto (es.per i minori); la garanzia non si

estende al pubblico, che è volontariamente presente in aula.

Sospensione e rinvio dell'udienza dibattimentale

(art.477) quando non è possibile esaurire il dibattimento in una sola udienza, il Presidente ne

dispone la prosecuzione il giorno seguente: eventualità improbabile, visto il numero dei

processi da trattare quotidianamente e l'insufficienza cronica delle strutture disponibili. E'

perciò consentita la sospensione del dibattimento, per ragioni di assoluta necessità e per un

termine massimo di 10gg (termine ordinatorio raramente rispettato (quindi qui si ha

violazione "durata ragionevole" ex art.111, c.2 Cost.).

Altri casi di sospensione:

--quando occorre che sia risolta una questione pregiudiziale da parte del giudice civile o

ammimistrativo (art.479): in questo caso la sospensione è a tempo indeterminato, ma può

essere revocata se il giudizio civile o amm. non si è concluso entro 1anno;

--quando il giudice dispone perizia

--nei casi di nuove detreminazioni circa le prove, indicazioni alle parti dei nuovi temi di

prova e disposizione di nuove acquisizioni probatorie quando non è possibile procedere

nella medeima udienza

il rinvio a ruolo": a differenza della normale sospensione , non implica la prosecuzione del

dibattimento da dove è stato interrotto, ma determina la necessità di rinnovare la citazione e

ricominciare dall'inzio.

Partecipazione al dibattimento a distanza (ed esame a distanza)

la partecipazione a distanza ed i suoi obiettivi

disciplina istituita con legge 11/1998, applicabile quando è opportuno evitare la traduzione

dell'imputato detenuto nel luogo dell'udienza (art.146-bis disp.att.)

Gli obiettivi sono ridurre i rischi connessi con i frequenti spostamenti del detenuto (nonché i

tempi del dibattimento, evitando il fenomeno del cd "turismo giudiziario" di chi è imputato

in numerosi procedimenti pendenti in sedi diverse (anche molto lontane), ed i continui rinvii

delle udienze determinati dal diritto dell'imputato di partecipare a ciascun procedimento con

facoltà di scegliere quello in cui comparire

la partecipazione a distanza è disposta dal presidente nella fase predibattimentale e dal

collegio nel corso del dibattimento quando si procede per un delitto di stampo mafioso o

avente finalità di terrorismo, e qualora sussistano gravi ragioni di ordine pubblico, sicurezza

ovvero sia necessario evitare ritardi nello svolgimento del dibattimento. Indipendentemenete

dal reato per cui si procede, invece è disposta nel caso che il detenuto sia sottoposto al

regime del carcere duro

la comparizione personale dell'imputato invece è sempre disposta quando è indispensabile la

sua presenza per procedere a confronto, ricognizione o ad altro atto che implichi

l'osservazione della sua persona

Istituto che si affianca all'esame a distanza

l'esame a distanza ed i suoi obiettivi

riguarda l'esame a distanza dei collaboratori di giustizia (coloro ammessi a programmi di

protezione anche di tipo provvisorio, nei confronti dei quali il presidente e il collegio

possono adottare le cautele necessarie alla loro tutela, ovvero sentite le parti, l'esame

mediante collegamento audiovisivo, al quale si applicano in buona parte le regole previste

per la partecipazione a distanza

l'obiettivo è garantire la sicurezza del dichiarante (testimone o imputato) che può rendere

l'esame da luogo protetto e segreto

l'esame a distanza è doveroso, salvo che il giudice ritenga assolutamente necessaria la

presenza del dichiarante, per le persone ammesse a programmi di protezione chiamate a

deporre in un processo riguardante un delitto di stampo mafioso o terroristico, per le persone

che abbiano cambiato le generalità, per le persone indicate nell'art 210 sempre che si tratti di

delitti di stampo mafioso o aventi finalità di terrorismo

la presenza in udienza nei due istituti

La presenza in udienza è in entrambi i casi costituita da un collegamento audiovisivo, che

assicuri la contetuale visibilità delle persone che si trovano nel luogo collegato con l'aula di

udienza (occorre comunque ricordare che si tratta di presenza virtuale).

Nel caso della partecipazione a distanza dell'imputato, è ammessa la presenza del difensore

(o sostituto) nel luogo in cui si trova l'imputato collegato; ed inoltre il difensore presente

nell'aula dell'udienza deve poter invece consultarsi riservatamente con l'imputato collegato.

Ci si chiede se allora vi è rispetto del diritto di difesa. In proposito si consideri:

-> aggravio economico a carico dell'imputato derivante dalla necessità di munirsi di 2

difensori (uno nel luogo, uno in udienza);

-> la videoconferenza non è equiparbile pienamente alla presenza in aula e consente una

visione parziale e frammentaria di quanto accade in aula di udienza e comunque la

partecipazione al contraddittorio risulta sempre mediata dallo strumento tecnico

Tuttavia la Corte cost. ne ha dichiarato la legittimità

l'assunzione della testimonianza di un perito o testimone che si trova all'estero

la loro partecipazione all'udienza è assicurata tramite collegamento audiovisivo, secondo le

modalità ed i presupposti previsti dagli accordi internazionali

Verbale di udienza

la verbalizzazione dell'udienza dibattimentale è attività di grande rilievo e di delicatezza

poichè nel processo la decisione deve intervenire sulle prove legittimamente acquisite nel

dibattimento

duplice funzione del verbale di udienza:

1)promemoria a conforto per il giudice che deve decidere,da accludere al fascicolo

dibattimento, ai fini della decisione della consultazione in camera di consiglio

2)documentazione per il futuro, in vista dell'impugnazione.

Perciò nei verbali di assunzione delle prove sono ripodotte integralmente in forma diretta le

domande e le risposte (art.510) (ciò è fondamentale poichè nell'esame diretto le domande

contano quanto le risposte, perchè il vero significato di queste ultime può essere compreso

solo se si conosce come sono state sollecitate e ciò vale soprattutto per il controesame e le

contestazioni)

La verbalizzazione in forma integrale avviene solamente con appositi strumenti tecnici. Il

mezzo ordinario è la stenotipia, e solo in subordine la scrittura manuale [ in tale caso però se

il verbale è redatto in forma riassuntiva deve essere effettuata di regola la riproduzione

fonografica].

E invece' consentita la verbalizzazione soltanto in forma riassuntiva quando:

-> gli atti hanno contenuto semplice o limitata rilevanza;

-> si verifica una contingete indisponibilità degli strumenti di riproduzione (dovuta a eventi

straordinari, es. un guasto all'apparecchio) al di fuori dei casi la verbalizzazione riassuntiva

non dovrebbe essere autorizzata dal giudcie

Nella pratica l'uso della stenotipia è in genere accompagnato dalla verbalizzazione

sommaria con registrazione fonografica (che ha lo scopo di servire da riscontro alla

traduzione in chiaro del testo effettuata successivamente dagli stenotipisti).

In alcuni casi si procede anche alla videoregistrazione automatica integrale che consente una

più completa rappresentazione di quanto accade in uienza

Nel verbale sono indicati i riferimenti ai nastri registrati (che a loro volta vengono racchiusi

in apposite custodie numerate e sigillate)

in camera di consiglio, il giudice potrà esaminare le riproduzioni fonografiche o audiovisive

e il documento redatto mediante stenotipia

Le parti hanno potere di controllo sulla correttezza della documentazione ed a tal fine:

a)possono chiedere che sia data lettura di singoli brani (la lettura può essere disposta dal

Presidente anche d'ufficio);

b)possono proporre domande di rettificazione/cancellazione, sui cui il preidente decide con

ordinanza immediatamente (trattandosi di questione incidentale). Nello stesso modo il

presidente decide sulle dichiarazioni che le parti intendono far inserire nel verbale

Sono inoltre allegate al verbale (e tengono luogo della trascrizione integrale delle ragioni

esposte oralmente) le memorie scritte presentate a sostegno delle richieste e delle

conclusioni delle parti.

Costituzione delle parti e assenza dell'imputato

Il Presidente, prima di dare inizio al dibattimento, controlla la regolare costituzione delle

parti (art.484). La presenza dell'imputato è necessaria per:

-> il diritto alla difesa (vista la centralità del dibattimento e poichè in tale fase si ha la

formazione della prova)

-> l'assunzione di determinate prove (es.ricognizione o ispezione personale): a tal fine può

sempre essere disposto l'accompagnamento coattivo (art.490, sia che l'imputato assente

sia libero o detenuto); il provvedimento invece non è ammesso per l'esame, che può

svolgersi solo col consenso dell'imputato (salvo esame concernente la resp. di altri!).

L'abolizione della contumacia

per garantire in concretoil diritto dell'imputato a partecipare al dibattimento ed assicurare

con un certo margine di sicurezza che l'eventuale assenza sia dovuta ad una scelta

volontaria, il legislatore, a seguito di un iter normativo piuttosto lungo e travagliato ha

eliminato la figura del processo in contumacia (con la legge 67/2014) nell'intento di

garantire l'effettività del diritto di difesa e il rispetto di quanto stabilito dalle carte

internazionali

in passato infatti l'italia era stata più volte condannata dalla cedu per violazione dell'art 6

comma 1 cedu ed in tempi ancora recenti la corte europea ha dovuto censurare la mancanza

nell'ordinamento italiano di un adeguato rimedio che consentisse di riaprire il processo nei

confronti di imoutati condannati in contumacia con sentenza irrevocabile, senza che fosse

provata la loro effettiva conoscenza del procedimento. In seguito a ciò la legge 60/2005

aveva modificato l'art 175 con riferimento alla restituzione nel termine per proporre

impugnazione contro la sentenza o il decreto di condanna (ma anche tali rimedi si rivelarono

tutt'altro che perfetti per la salvaguardia integrale del diritto di difesa)

quindi per i motivi elencati maanche per esigenze di economia processuale (cioè evitare la

celebrazione di processi inutili con sentenze sostanzialmente destinate a non essere eseguite

stante l'irreperibilità degli imputati) il legisaltore ha dato vita ad una riforma epocale

facendo appunto scomparire dal nostro processo penale la contumacia (cosa peraltro che già

è avvenuta nella maggioranza degli ordinamenti, incluso quello della corte penale

internazionale)

l'eliminazione dell'istituto ben si armonizza con le linee del nostro sistema processuale,

salva la necessità di verificare come sarà attuata in concreto la nuova normativa sulla

sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili

quindi quando può celebrarsi il processo e come si deve e si può procedere a seconda della

situazione

il processo può celebrarsi solo ove l'imputato sia presente overo, in caso di assenza, sia

rimasto volontariamente assente, perchè comunque a conoscenza dell'esistenza del

procedimento. In mancanza, e cioè ove non vi sia certezza che l'imputato abbia avuto

effettivamente conoscenza del procedimento a suo carico (con conseguente non volontarietà

dell'assenza) il processo deve essere sospeso

le nuove norme su tale argomento sono quelle già indicate nell'udienza preliminare e la

disciplina concernente il dibattimento si richiama a quelle disposizioni (infatti sono

applicabili gli art 420 bis, ter, quater e quinques salvo alcune norme ad hoc dettate per il

giudizio), quindi:

***1)se l'imputato non compare e non risulta essere a conoscenza del procedimento, il

giudice rinvia l'udienza e dispone che l'avviso sia notificato personalmete a mezzo della

polizia giudiziaria(art 420 quater comma 1). Se nonostante ciò l'imputato rimane

irreperibile, il processo va sospeso secondo la procedura prevista dagli art: 420 quater

commi 2 e 3 e 420 quinques

--420 quater comma 2: Quando la notificazione ai sensi del comma 1 non risulta possibile,

e sempre che non debba essere pronunciata sentenza a norma dell'articolo 129 (cause di

non punibilit il giudice dispone con ordinanza la sospensione del processo nei confronti

dell'imputato assente. Si applica l'articolo 18, comma 1, lettera b). Non si applica l'articolo

75, comma 3.

--420 quater comma 3: Durante la sospensione del processo, il giudice, con le

modalit stabilite per il dibattimento, acquisisce, a richiesta di parte, le prove non

rinviabili.

--420 quinques: 1. Alla scadenza di un anno dalla pronuncia dell'ordinanza di cui al comma

2 dell'articolo 420-quater, o anche prima quando ne ravvisi l'esigenza, il giudice dispone

nuove ricerche dell imputato per la notifica dell'avviso. Analogamente provvede a ogni

successiva scadenza annuale, qualora il procedimento non abbia ripreso il suo corso.

2. Il giudice revoca l'ordinanza di sospensione del processo:

a) se le ricerche di cui al comma 1 hanno avuto esito positivo;

b) se l'imputato ha nel frattempo nominato un difensore di fiducia;

c) in ogni altro caso in cui vi sia la prova certa che l'imputato è a conoscenza del

procedimento avviato nei suoi confronti;

d) se deve essere pronunciata sentenza a norma dell'articolo 129.

3. Con l'ordinanza di revoca della sospensione del processo, il giudice fissa la data per la

nuova udienza, disponendo che l'avviso sia notificato all'imputato e al suo difensore, alle

altre parti private e alla persona offesa, nonché comunicato al pubblico ministero.

All'udienza di cui al comma 3 l'imputato può formulare richiesta ai sensi degli

• articoli 438 e 444.

***2)se viceversa esistono i presupposti per procedere ugualmente, a norma dell'art 420

bis, il dibattimento si celebra in assenza dell'imputato. L'ordinanza che abbia disposto di

procedere in assenza è revocata anche d'ufficio ove l'imputato compaia prima della

decisione. E se l'imputato prova che l'assenza è stata dovuta a incolpevole mancata

conoscenza della celebrazione del processo ovvero dimostra che versava nell'assoluta

impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento e

che la prova dell'impedimento è pervenuta con ritardo senza sua colpa, ha diritto di

formulare richieste di prova (il riconoscimento del diritto alla prova comporta anche la

possibilità di chiedere la rinnovazione delle prove già assunte, ferma la validità degli atti

regolarmente compiuti in precedenza)

completamente riscritto è anche l'art 489: in particolare l'imputato contro il quale si sia

proceduto in assenza nell'udienza preliminare (in questo caso il dibattimento) può rendere

dichiarazioni spontanee. Inoltre egli ha diritto di essere restituito nel termine per chiedere il

giudizio abbreviato e il patteggiamento (ciò ovviamente ove dimostri che l'assenza in

udienza preliminare sia stata dovuta ad incolpevole mancata conoscenza della celebrazione

del processo ovvero ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore

o altro legittimo impedimento e che la prova dell'impedimento sia pervenuta con ritardo

senza sua colpa)

***3)il dibattimento invece prosegue ordinariamente ove la sussistenza dei presupposti per

procedere in assenza dell'imputato non sia smentita: in tal caso la legge non riconosce

all'imputato, in caso di successiva presentazione in dibattimento, nessun diritto alla prova ne

la facoltà di optare per i riti speciali, ma solo la possibilità di rendere dichiarazioni

spontanee

la latitanza

infine va ricordato che l'assenza prevista dalla nuova normativa, come pure l'irreperibilità

non vanno confuse con la latitanza, essendo essa la situazione di chi si sottrae a determinate

misure coercitive o a un ordine di carcerazione

Questioni preliminari

Dopo l'accertamnto della costituzione delle parti e prima dell'apertura del dibattimento si

colloca il momento delle questioni preliminari

tali questioni devono essere proposte subito dopo il compimento per la prima volta delle

formalità previste dall'art 484 (verifica costituzione delle parti prima di iniziare il

dibattimento e nomina di sostituto del difensore dell'imputato se non presente), altrimenti

sono precluse. Cio significa che tale termine è stabilito a pena di decandenza e non è

ripristinabile nemmeno se per qualsiasi motivo occorre tornare alla fase precedente e

rinnovare gli atti introduttivi del dibattimento

si tratta di questioni che riguardano la regolare instaurazione del dibattimento o la sua

organizzazione, delle quali è opportuno subito liberarsi per evitare lo svolgimento di attività

che potrebbero rivelarsi inutili o invalide

esistono due gruppi di questioni preliminari:

1° gruppo di questioni preliminari riguarda

--la competenza per connessione o territorio

--nullità relative degli atti delle fasi anterori non ancora sanate, oppure eccepite all'udienza

preliminare ma non dichiarate dal giudice;

--la costituzione e intervento delle parti private diverse dall'imputato (nonchè degli enti

rappresentativi degli interessi lesi dal reato);

--l'inosservanza delle disposizioni relative alla composizione monocratica o collegiale del

tribunale (quando non si è tenuta l'ud.prel. o l'eccezione è stata respinta in quella sede);

--l'omissione dell'udienza preliminare nel procedimento davanti al giudice monocratico, per

i reati che la prevedono;

2° gruppo di questioni preliminari riguarda

--il contenuto del fascicolo del dibattimento

--la riunione o separazione dei giudizi.

Le questioni del secondo gruppo possono essere proposte anche successivamente, se la

possibilità di proporle sorge soltanto nel corso del dibattimento

la discussione delle questioni preliminari

La discussione di tali questioni è sintetica, e il giudice decide immediatamente con

ordinanza (art.491).

L' Esposizione introduttiva

(art.493)

Si tratta di un momento fondamentale del dibattimento, poichè il giudice non conosce nulla

dell'indagine preliminare, salvo l'imputazione e il numero limitato di atti contenuti nel

fascicolo del dibattimento (inoltre il rinvio a giudizio non è motivato!).

Il tema della discussione è quindi fissato dalle parti in limine litis. Infatti il giudice non è in

grado di svolgere un ruolo attivo, ne di stabilire le modalità di assunzione delle prove ma

interviene solo come destinatario delle iniziative del pm e dei difensori

Prima PM, poi nell'ordine i difensori delle parti private e difensore dell' imputato:

-> indicano i fatti che intendono provare e le prove di cui chiedono l'ammissione

-> possono accompagnare l'esposizione introduttiva con memorie scritte (ex art.121): esse

devono limitarsi ad argomentare e spiegare, senza riprodurre il contenuto dei verbali di

indagine o documenti non ancora acquisiti o non acquisibili (quindi devono considerarsi

consentite esclusivamente in funzione esplicativa o argomentativa)

L' ammissione delle prove

Al termine dell'esposizione introduttiva ha luogo l'ammissione di prove, con ordinanza del

giudice in seguito alle richieste formulate dalle parti.

Le regole generali sono dettate dall'art.190:

a) prove ammesse su richiesta di parte e, solo eccezionalmente nei casi stabiliti dalla legge,

d'ufficio;

b) il giudice deve provvedere sulla richiesta immediatamente ed espressamente

c) i provvedimenti di ammissione sono revocabili solo in contraddittorio;

d) la parte può rinunciare alle prove già ammesse solo se le altre parti vi acconsentono.

e) se la parte dimostra non averle potute indicare tempestivamente (senza colpa), sono

ammesse anche prove non incluse nelle lister depositate prima del dibattimento

il giudizio di ammissibilità delle prove

si basa su criteri predetreminati che limitano la discrezionalità del giudice rafforzando i

poteri delle parti

Le prove possono essere escluse solo se "vietate dalla legge" o "manifestament superflue o

irrilevanti"(il parametro della rilevanza è rappresentato dall'oggetto della prova)

sono in ogni caso ammesse le prove a discarico su fatti costituenti prove a carico, e

viceversa (si parla di presunzione di rilevanza)

Nuove prove possono essere assunte anche al termine dell'istruzione dibattimentale e

persino dopo l'inizio della discussione, ma solo quando è assolutamente necessario

inoltre le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti

contenuti nel fascicolo del pm, come pure della documentazione delle indagini difensive.

Eccezioni in ordine all'ammissibilità delle prove possono essere sollevate,inoltre,anche nel

corso dell'istruzione dibattimetale, poichè l'ordinanza pronunciata in apertura del

dibattimento è revocabile (ed in ipotesi del genere il giudice deve provvedere

immediatamente)

L'ammissione della prova può coincidere con l'acquisizione

ciò quando si tratti di prove reali, specie i documenti (categoria che include gli scritti ed

ogni altro strumento rappresentativo di fatti, persone o cose)

E' infatti previsto che per i documenti, le parti possono esaminarli prima del provvedimento

del giudice sulla domanda di ammissione; dopodiché, se non vengono esclusi, restano

acquisiti al processo e sono inseriti nel fascicolo dibattimentale (se ne deduce che i

documenti così ammessi non sono assoggettati al regime delle letture ex art.511 )(lettura

invece prevista per i verbali di prova di altri procedimenti e degli atti contenuti nel fascicolo

per il dibattimento)

Il Fascicolo per il dibattimento

Una delle novità più significative introdotte con il codce del 1988 consiste nella previsione

del doppio fascicolo:

-> fascicolo del PM, a disposizione delle parti (presso segreteria PM, con possibilità di

prenderne visione ed estrarne copia)

-> fascicolo del dibattimento, conosciuto anche dal giudice competente per il giudizio

(cancelleria del giudice)

formazione del fascicolo per il dibattimento

Il fascicolo per il dibattimento (art.431) è formato in contraddittorio dal giudice dell'udienza

preliminare (salvo eccezioni:es.giudizio direttissimo, formato dal PM).

Contenuto del fascicolo per il dibattimento

--degli atti appartenenti alla fase delle indagini prelim contiene solo quelli relativi alla

procedibilità e all'esercizio dell'azione civile

--i verbali degli atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria, dal pm e dal difensore

--i verbali degli atti assunti nell'incidente probatorio

--il certificato penale e i documenti relativi al giudizio sulla personalità

--le cose pertinenti al reato

--i documenti acquisiti e i verbali degli atti assunti all'estero mediante rogatori

internazionale (questi ultimi possono essere inclusi solo se si tratta di atti non ripetibili o

compiuti nel rispetto delle garanzie difensive previste dalla legge italiana)

--le parti possono concordare al suo interno l'acquisizione degli atti contenuti nel fascicolo

del pm, come pure la documentazione delle indagini difensive

--i verbali delle prove urgenti assunte dal presidente del tribunale o della cotte d'assise nella

fase degli atti preliminari

--i verbali degli atti compiuti in sede dibattimentale dal giudice astenutosi o ricusato, che a

seguito a dell'accoglimento della relativa istanza conservino efficacia

alcune precisazioni relative agli atti non ripetibili contenuti nel fascicolo per il dibattimento:

***non sono individuati in maniera tassativa dal codice (quindi non vi è un elenco chiuso)

***sicuramente sono compresi intercettazio, sequestri, perquisizioni

***deve trattarsi di irripetibilità intrinseca (dipendente dalla natura dell'atto) e non da

accertare in concreto a posteriori

l'utilizzabilità degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento (la lettura e l'indicazione)

gli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento, sebbene conosciuti dal giudice, non sono

direttamente utilizzabili ai fini della decisione fin tanto che non vengano acquisiti mediante

lettura

la lettura può essere disposta d'ufficio o su richiesta di parte secondo quanto stabilito dall'art

511

tuttavia il comma 5 dell'art 511 prevede che gli atti anzichè letti possono essere

semplicemente “indicati” dal giudice. L'indicazione ha valore di provvedimento acquisitivo,

ma ci sono comunque dei correttivi:

-> se c'è richiesta di parte, devono in ogni caso essere letti i verbali di dichiarazioni;

-> per gli altri atti la lettura viene disposta solo quando ci sia disaccordo sul contenuto.

La lettura degli atti contenenti dichiarazioni non può comunque precedere l'esame della

persona che le ha rese, salvo che l'esame non abbia luogo; idem per la relazione peritale (che

può essere letta solo dopo l'esame del perito)

[quindi tale norma indica la preferenza per l'escussione diretta ed orale in dibattimento].

Quindi la norma che si ricava è che la lettura è indispensabile affinchè gli atti contenuti nel

fascicolo del dibattimento abbiano valore per il giudizio. Al riguardo si applica il già citato

art 526 comma 1: il giudice non può utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da

quelle legittimamente acquisite nel dibattimento

La lettura delle dichiarazioni di querela o di istanza

la lettura delle dichiarazioni di querela o istanza vale solo ad accertare le condizioni di

procedibilità ( ciò significa che ai fini della decisione non rileva il contenuto narrativo di

tali atti, neanche se ha luogo l'esame del suo autore).

Il Fascicolo del PM

Contenuto del fascicolo del pm

a) atti d'indagine preliminari non inseriti nel fascicolo per il dibattimento

b) vi confluisce inoltre il fascicolo del difensore (che contiene gli elementi difensivi

presentati direttamente al giodice nel corso delle indagini preliminari)

c) documentazione delle attività integrative di indagini di PM e difensore successive al

decreto che dispone il giudizio: è depositata in segreteria, ma è inserita nel fascicolo del

PM solo quando da essa sia conseguitane l'ammissione di prove in dibattimento

La conoscenza del fascicolo del pm

tale fascicolo è noto alle parti ma non algiudice del dibattimento, poichè resta depositato

nella segreteria del pm, con facoltà per i difensori di prenderne visione ed estrarne copia

l'utilità del fascicolo del pm

--le parti in un primo momento se ne serviranno per formulare la propria ricostruzione dei

fatti e mettere a punto la propria strategia processuale

--i risultati delle indagini preliminari e delle investigazioni difensive documentati in tale

fscicolo costituiscono la traccia sulla quale verrà condotta l'istruttoria dibattimentale

--gli atti contenuti nel fascicolo del pm non possono essere acquisiti come prova nel

dibattimento, ma sono utilizzabili per le contestazioni

Le Contestazioni

possibili quando la persona sottoposta a esame (parte o testimone) rende dichiarazioni

contrastanti con quelle risultanti dalla documentazione redatta nelle fasi precedenti. In tal

caso PM e difensori possono, nel corso dell'esame, rilevare il contrasto e chidere

spiegazioni, eventualmente anche dando lettura dell'atto

Il giudice, per assicurare la correttezza delle contestazioni , può inoltre ordinare l'esibizione

del verbale nella parte in cui le dichiarazioni sono state utilizzate.

La contestazione va intesa in senso stretto

cioè per mezzo di essa possono farsi rilevare variazioni o contraddizioni rispetto alle

dichiarazioni precedenti rese dalla persona sottoposta ad esame, ma non è consentito il

riferimento ad altri atti o a dichiarazioni di persone diverse, contenuti nel fascicolo del pm.

Ciò non esclude che nel corso dell'esame possano essere utilizzati senza limite i risuktati

delle prove precedentemenete acquisite nel dibattimento, anche mediante domande dirette

(le quali però non costituiscono propriamente una contestazione) ed anzi, con riferimento

alle prove già acquisite, è previsto anche un potere d'ufficio del presidente di far rilevare al

testimone l'eventuale contrasto con le stesse, quando le sue dichiarazioni siano sospettate di

falsità o reticenza

la disciplina delle contestazioni (dove è contenuta)

a) nell'art.500, per l'esame dei testimoni;

b) nell'art.503, per l'esame delle parti.

I requisiti delle contestazioni

--che si tratti di dichiarazioni. Pertanto gli altri atti di indagine compiuti dal pm non possono

per questa via essere portati a conoscenza del giudice (restano atti a rilevanza meramente

interna, cioè “scienza privata” delle parti)

--possono essere impiegate esclusivamente le dichiarazioni le dichiarazioni in precedenza

rese dalla stessa persona che depone

--la contestazione può avere luogo solo sui fatti e le circostanze in ordine alle quali il

testimone o la parte abbiano già deposto (ciò per evitare che la lettura possa essere

strumentalizzata al fine di suggerire o condizionare le risposte, dando in ogni caso

prevalenza all'escussione orale)

il momento della contestazione

non occorre tuttavia attendere che l'esame sia concluso: si può immediatamente sottoporre a

contestazione qualsiasi affermazione, anche durante l'esame

le Contestazioni nell'esame testimoniale

l'art 500 (nonostante la precisa indicazione contenuta nella rubrica “contestazioni nell'esame

testimoniale”), contiene previsioni del tutto eterogenee, unificate solamente dalla

caratteristica comune di disciplinare il regime di utilizzazione probatoria delle dichiarazioni

del testimone non acquisite in contraddittorio

il comma 2 dell'art 500 invece prevede che: le dichiarazioni lette per le contestazioni sono

utilizzabili per valutare la credibilità del testimone.

Il comma 3 invece non riguarda le contestazioni ma regole relative al testimone che dopo

avr risposto alle domande di una parte si rifiuta di sottoporsi all'esame dell'altra:

Se testimone, dopo aver risposto alle domande di una parte, si rifiuta di sottoporsi all'esame

dell'altra, le sue dichiarazioni sono inutilzzabili (venuto meno il contraddittorio). Eccezioni,

per cui le dich.sono comunque utilizzabili:

a) consenso dell'altra parte

b) se la sottrazione a esame/controesame è dobuta a intimidazione o subornazione del

testimone, in quanto "provata condotta illecita"

c) se la sottrazione è involontaria (-> "impossibilità oggettiva" ex art.111, c.5).

Le disposizioni successve dell'art 500 elencano le ipotesi in cui (come eccezione) le

dichiarazioni contenute nel fascicolo del pm sono acquisite al fascicolo per il dibattimento,

esse sono:

--Il comma 4, che contiene una previsione di carattere generale relativa al Testimone di cui

risulta intimidazione (violenza,minaccia) o subornazione (offerta/promessa denaro/altra

utlità) affinché non deponga o deponga il falso: le sue precedenti dichiarazioni contenute nel

fascicolo del PM sono acquisite al fasc.dibatt [non occorre che siano state utilizzate per le

contestazioni!].

--il comma 7 che prevede che , le precedenti dichiarazioni del testimone contenute nel

fascicolo del PM possono essere acquisite al fascicolo dibattimentale su accordo delle parti

(l'accordo quindi può anche essere intervenuto nel corso dell'esame).

--il comma 6 è invece quello relativo al regime per le dichiarazioni assunte dal giudice

nell'udienza preliminare:

-> acquisibili al fasc.dibatt., a richiesta di parte, solo se sono state utilizzate per le

contestazioni;

-> ma utilizzabili come prove solo verso le parti che hanno partecipato alla loro assunzione

(ovvero se si è realizzato il contraddittorio) ---> altrimenti si applica la suddetta disciplina

generale.

Occorre infine ricordare che fra le dichiarazioni utilizzabili ai sensi del'art 500, e, nei casi

previsti, acquisite al fascicolo per il dibattimento, sono incluse quelle ricevute nel corso

delle investigazioni difensive e contenute nel fascicolo del difensore

il confronto tra versione precedente ed attuale dell'art 500 comma 3

La precedente versione dell'art.500 dettava la regola fondamentale sul valore delle

contestazioni (vi era stabilito che la precedente dichiarazione del testimone non può

costituire prova dei fatti in essa affermati, mentre può essere valutata dal giudice per

stabilire la credibilità della persona esaminata)

L'attuale versione invece tace sul punto, perciò si ritiene che (come confermato da Corte

cost.):

a) gli atti acquisiti al fasc.dibatt. valgano come prova;

b) gli altri sono utilizzabili solo per valutare credibilità del testimone.

i limiti di utilizzabilità delle precedenti dichiarazioni

l'art 500, tuttavia, non stabilisce in modo esplicito quale sia il valore probatorio delle

precedenti dichiarazioni (tranne il caso del comma 6). Comunque in base all'interpretazione

sistematica sembra doersi concludere che:

--le dichiarazioni acquisite al fascicolo per il dibattimento valgono come prova

--le dichiarazioni usate per le contestazioni ma non acquisite possono essere valutate solo

per stabilire la credibilità del testimone

tale impostazione è coerente con l'art 526 che subordina l'utilizzabilità delle prove ai fini

della deliberazione della sentenza alla loro legittima acqusizione nel dibattiemnto

occorre però tenere conto dell'art 526 comma 1 bis che vieta espressamente l'utilizzo com

prova della colpevolezza delle dichiarazioni di chi si è sempre volontariamente sottratto

all'esame dell'imputato (si tratta di una norma di chiusura che produce l'effetto di rendere

inutilizzabili, esclusivamente per la prova della colpevolezza, le dichiarazioni di chi si è

voluto sottrarre al contraddittorio, anche quando le stesse, alla stregua delle regole generali

sull'esame e sulle letture , potrebbero essere acquisite

Contestazioni e letture nell'esame delle parti e dell'imputato in procedimento separato

le parti

--per quanto riguarda le contestazioni nell'esame delle parti (imputato, parte civile,

responsabile civile, civilmente obbligato) la relativa disciplina è rimasta invariata rispetto

alla previsione originaria (differenza rispetto all'esame dei testimoni).

--per quanto attiene le modalità di contestazione si riproduce quasi alla lettera le previsioni:

***dell'art 500 comma 1 (le parti, per contestare in tutto o in parte il contenuto della

deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dal testimone e

� �

contenute nel fascicolo del pubblico ministero. Tale facolt pu essere esercitata solo se sui

fatti o sulle circostanze da contestare il testimone abbia gi deposto)

***dell'art 500 comma 2(Le dichiarazioni lette per la contestazione possono essere valutate

ai fini della credibilità del teste )

l'imputato

occorre prima di tutto indicare che sono acquisite al fascicolo dibattimentale le dichiarazioni

dell'imputato assunte dal pm cui il difensore abbia diritto di assistere, le dichiarazioni

assunte dalla polizia giudiziaria su delega del pm (ne sono escluse quelle da essa assunta di

propria iniziativa), le dichiarazioni rese al giudice nel corso del procedimento cautelare o in

sede di integrazione probatoria nell'udienza preliminare

vi sono vari casi per l'imputato:

1)l'esame dell'imputato sul fatto proprio: è facoltativo; l'imputato può rifiutare di

sottoporvisi ovvero restare assente e non può essere disposto l'accompagnamento coattivo.

Può essere data lettura del verbale delle precedenti dichiarazioni, mentre se l'imputato

accetta l'esame si applica la disciplina delle contestazioni di cui all'art 503. Se l'imputato nel

corso dell'esame rifiuta di rispondere (anziché all'intero esame) alle singole domande non è

possibile dare lettura delle precedenti dichiarazioni e nemmeno è possibile la contestazione

(del silenzio quindi si può solo far menzione ne verbale)

2)l'imputato che abbia precedentemente reso nel medesimo procedimento, dichiarazioni

concernenti la responsabilità di altri: ha l'obbligo di sottoporsi ad esame (e può essere

accompagnato coattivamente) se l'esame viene chiesto sul fatto altrui. (in tale caso si applica

la stessa disciplina prevista per l'esame dell'imputato in un procedimento separato) Se

invece l'esame non viene chiesto sul fatto altrui, l'imputato ha la facoltà di rifiutarlo o di

restare assente o contumace, e ciò permette la lettura del verbale delle dichiarazioni rese in

precedenza (tuttavia queste sono utilizzabili solo nei suoi confronti e non nei confronti di

altri senza il loro consenso. Comunque la legge 63/2001 ha previsto una deroga a tale

divieto stabilendo che le precedenti dichiarazioni possono essere utilizzate senza limiti se

l'imputato sia stato sottoposto a intimidazione o a subordinazione perchè si sottragga

all'esame)

3)l'imputato in un procedimento separato: non si distingue tra esame sul fatto proprio o

altrui in quanto il dichiarante interviene nel processo solo per essere sentito sulla

responsabilità di altri e ha sempre l'obbligo di presentarsi al giudice. Per quanto attiene lo

svolgimento dell'esame, il giudice dispone dell'accompagnamento coattivo, esame a

domicilio, rogatoria internazionale e qualunque altro modo previsto dalla legge con le

garanzie del contraddittorio e per le contestazioni si fa riferimento no all'art 503 ma al 500

in materia di testimonianza (alla quale tale tipo di esame è assimilato). Se invece l'esame

non può aver luogo, la lettura delle precedenti dichiarazioni è permessa solo in caso di

impossibilità sopravvenuta ed imprevedibile. Se l'esame ha luogo ma la persona esaminata

esercita la facoltà di non rispondere, può essere disposta la lettura ma solo con l'accordo

delle parti (di tutte le parti e non solo della persona nei cui confronti la dichiarazione

dev'essere utilizzata). Poiché come detto, si applica in questo esame l'art 500, è anche qui

prevista l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento (a prescindere dalla contestazione)

delle dichiarazioni di chi risulti essere stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o

promessa di denaro o altra utilità

4)il caso in cui il coimputato o l'imputato in un procedimento connesso o collegato debba

invece essere esaminato come testimone sui fatti concernenti la responsabilità di altri

quando viene meno l'incompatibilità a testimoniare: la conseguenza è che nelle

contestazioni si dovrà applicare la disciplina prevista dall'art 500. Inoltre occorre distinguere

se:

--si tratta di coimputato del medesimo reato (procedimento connesso ai sensi dell'art 12

� �

lettera a: se il reato per cui si procede stato commesso da pi persone in concorso o

cooperazione fra loro, o se pi persone con condotte indipendenti hanno determinato

l'evento )

--si tratta di imputato di un reato connesso ai sensi dell'art 12 lettera c (se dei reati per cui si

procede gli uni sono stati commessi per eseguire o per occultare gli altri [o in occasione di

questi ovvero per conseguirne o assicurarne al colpevole o ad altri il profitto, il prezzo, il

prodotto o l'impunit ) o collegato.

Solo nella seconda ipotesi l'imputato che abbia precedentemente reso dichiarazioni

concernenti la responsabilità di altri, essendo stato debitamente avvertito, assumerà la veste

formale di testimone. La stessa veste di testimone potrà essere assunta anche dall'imputato

che, pur non avendo reso precedenti dichiarazioni sulla responsabilità di altri, in

dibattimento accetti di rispondere in merito alla stessa, dopo avere ricevuto l'avvertimento.

Non può nemmeno escludersi che lo stesso soggetto debba essere esaminato sia come

testimone sul fatto altrui sia come imputato sul fatto proprio (viceversa nel caso di

殿

connessione di cui all'art 12 lettera � ovvero quando negli altri casi, l'incompatibilità a

testimoniare non viene meno, il dichiarante mantiene la veste di imputato)

Le altre letture consentite

Oltre alla lettura degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento e all'acquiszione, nei

casi stabiliti, degli atti utilizzati per le contestazioni (nonchè delle precedenti dichiarazioni

dell'imputato) sono previste ulteriori ipotesi di lettura, a richiesta di parte, con successiva

allegazione nel fascicolo per il dibattimento. Esse sono:

A) Atti di cui è sopravvenuta l'impossibilità di ripetizione in dibattimento (art.512)

solo se l'irripetibilità dipende da impossibilità assoluta e imprevedibile. L'effettiva portata di

questa previsione è rimessa alla elaborazione giurisprudenziale poichè i concetti di

imprevedibilità ed impossibilità sono molto elastici e rinviano ad un giudizio caso per caso

Gli atti qui in questione sono diversi da quelli irripetibili per loro natura e quindi si tratta di

verbali di prove che in condizioni normali sarebbero acquisite oralmente secondo le regole

generali, ma che accidentalmente sono venute meno. L'ammissibilità della lettura dipende

quindi da una valutazione a posteriori delle condizioni esistenti nel momento in cui l'atto è

stato compiuto

la disciplina in questione riguarda gli atti assunti dal pm, dal giudice nel corso dell'udienza

preliminare, dalla polizia giudiziaria, dai difensori delle parti private

secondo la giurisprudenza costituisce caso di irripetibilità sopravvenuta l'accertata

irreperibilità del testimone che abbia reso dichiarazioni in sede di indagini, sempre che tale

irreperibilità non fosse pronosticabile inanticipo (es nel caso di persona senza fissa dimora)

e quindi sia da considerare imprevedibile

occorre infine in tale sede rammentare che la cedu ha ravvisato la violazione dell'art 6

comma 3 lettera “d” cedu nel caso di condanna fondata esclusiamente su dichiarazioni rese

alla polizia giudiziaria da testimone successivamente divenuto irreperibile. Tale

impostazione è stata recepita dalla corte di cassazione, secondo cui le dichiarazioni

predibattimentali rese in assenza di contraddittorio, ancorchè legittimamente acquisite ai

sensi dell'art 512, non possono, conformememte ai principi enunciati dall'art 6 cedu, fondare

in modo esclusivo o determinante e quindi senza elementi di riscontro, l'affermazione della

responsabilità penale

B) Lettura (anche d'ufficio) del verbale di distruzione dei documenti formati mediante

intercett.illegali o raccolta illegale di informazioni ex art.240

(art.516, c.1-bis): in tal caso l'irripetibilità sopravvenuta non è imprevedibile (essendo la

distruzione imposta dalla legge).

Suddetto verbale è surrogato ai documenti distrutti (che costituivano corpo del reato, perciò

necessari per l'accertamento del fatto), affinché le informazioni contenute nel verbale siano

utilizzabili come prova, anche se i documenti in questione non possono essere più acquisiti

nel contraddittorio dibattimentale

inoltre l'art 240 esclude che al loro contenuto possa farsi riferimento nel verbale

C) Lettura dei verbali di prove di altri procedimenti nei casi ex art.238

(art.511-bis), ferma restando la precedenza dell'esame orale.

Lettura consentita solo se nel procedimento a quo è stato realizzato il contraddittorio,

oppure col consenso dell'imputato.

D) Lettura dei verbali di dichiarazioni rese da persona residente all'estero

(art.512-bis). Solo se tale persona è stata citata e non è comparsa e solo quando l'esame

risulta assolutamente impossibile (neanche mediante rogatoria internazionale); occorre

inoltre, per l'ammisibilità della lettura, valutare gli altri elementi di prova già acquisiti

(ovvero che sussistano dei riscontri, come avviene per le chiamate in correità).

Le letture vietate

art 514 comma 1: Fuori dei casi previsti dagli articoli 511 (letture consentite) 512 (lettura

atti sopravenuta impossibilitàdi ripetizione),512 bis (lettura dichiarazioni rese da persona

residente all'estero)e (lettura dichiarazioni rese dall'imoutato nell'udienza preliminare o

nelle indagini preliminari), non può essere data lettura dei verbali delle dichiarazioni rese

dall'imputato, dalle persone indicate nell'articolo 210 (persone imputate in un

procedimento connesso)e dai testimoni alla polizia giudiziaria, al pubblico ministero o al

giudice nel corso delle indagini preliminari o nell'udienza preliminare, a meno che

nell'udienza preliminare le dichiarazioni siano state rese nelle forme previste dagli articoli

498 (esame diretto e controdiretto dei testimoni) e 499 ( regole esame testimoniale), alla

presenza dell'imputato o del suo difensore.

Comma 2: Fuori dei casi previsti dall'articolo 511, è vietata la lettura dei verbali e degli

altri atti di documentazione delle attività compiute dalla polizia giudiziaria. L'ufficiale o

l'agente di polizia giudiziaria esaminato come testimone può servirsi di tali atti

tale deroga presenta problemi applicativi:

-> la legge consente l'applicazione delle forme ex art.498,499 (su richiesta) solo per

l'interrogatorio dell'imputato;

-> il requisito della "presenza dell'imputato o suo dif." (art.514) ha senso solo se riferito alle

dichiarazioni rese in interrogatorio dall'imputato su resp.altrui, quindi alla presenza del

COimputato o suo dif. (che hanno diritto a partecipare all'ud.prel.; non invece un

imputato in altro proc.); sono perciò escluse le dichiarazioni sulla resp.propria.

Escussione della prova Ordine di assunzione delle prove (art.496), salvo diverso accordo

delle parti:

1) prove indicate dal PM;

2) prove indicate da dif.parte civile, dif.resp.civile e dif.civil.obbl.;

3) prove indicate dal dif.imputato.

---> l'ordine interno fra le prove richieste da ciascun soggetto è lasciato alla sua

discrezionalità.

Esame prima dell'inzio dell'esame, il testimone:

-> è avvertito dell'obbligo di dire la verità;

-> è invitato (salvo minore under14), a rendere solenne dichiarazione di assunzione di

responsabilità;

-> è inviato a fornire le proprie generalità [in attuazione del principio del divieto

testimonianze anonime. Tuttavia gli ufficiali ed agenti di polizia chiamati a deporre con

riferimento ad attività svolte sotto copertura, forniscono le generalità di "sottocopertura"

(tale regola sulla copertura è stata recentemente estesa ai dipendenti dei servizi di

informazione per la sicurezza

Segue esame incrociato, condotto in prima persona da PM e difensori (con poteri solo

suppletivi del Presidente). Ordine (art.498):

1) esame diretto, condotto dalla parte che ha chiesto l'esame del testimone, alla quale

dunque spetta porre le domande per prima;

2) controesame, condotto dalle altre parti (secondo l'ordine di escussione della prova);

3) eventuali altre domande poste da chi ha chiesto l'esame. Si ritiene inoltre che possa

seguire un nuovo controesame (ma nei limiti di pertinenza dele domande)

Modalità dell'esame (art.499), le domande devono:

-> riguardare fatti specifici, cioè a domanda e risposta (senza consentire al testimone di

raccontare liberamente la sua esperienza);

-> essere pertinenti, ovvero riguardare fatti cui si riferisce l'oggetto di prova,l'imputazione):

Spetta al presidente assicurare la pertienza delle domande, avendo il potere di escluderle.

Possibile estendere l'interrogazione (verosimilmente nel controesame, ma teoricamente

anche nell'esame diretto) alle circostanze il cui accertamento è necessario per valutare la

credibilità del testimone (resta comunque sancito il limite invalicabile del rispetto della

persona, la cui tutela deve essere curata dal presidente)

Sono invece espressamene vietate le domande:

-> che possono nuocere alla sincerità delle risposte; (per sincerità si intende la

corrispondenza tra la dichiarazione e i fatti percepiti)

-> domande suggestive (che suggeriscono le risposte): vietate nell'esame ma non nel

controesame [quest'ultimo può essere condotto con maggior libertà, proprio perché è un

mezzo per saggiare l'attendibilità del testimone].

Dev'essere inoltre garantita la genuinità delle risposte (mancanza di condizionamenti), la

lealtà dell'esame, la correttezza delle contestazioni, il rispetto della persona: il Presidente a

tal fine interviene direttamente, su opposizione delle parti o d'ufficio.

Tutela dei soggetti deboli le seguenti previsioni:

1)Minore: l'esame di regola è condotto di regola dal Presidente, anche con l'ausilio di un

familiare o un esperto di psicologia infantile ---> (Corte cost.: idem per il maggorenne

infermo di mente, quando risulta che esame/controesame ad opera delle parti nuocerebbe

alla sua personalità)

D'ufficio o su richiesta di parte, esame di questi soggetti può svolgersi anche secondo

modalità ex art.398 c.5-bis, in luogo diverso dal tribunale

2)Delitti di pedofilia, violenza sessuale, tratta delle persone, atti persecutori, maltrattamenti

contro familiari o conviventi: la vittima minorenne (o maggorenne infermo di mente) viene

esaminata, su richiesta sua o del difensore, mediante l'uso di un vetro-specchio con impianto

citofonico.

Nei delitti a sfondo sessuale, sono inoltre vietate le domande su vita privata e sessualità

della persona offesa, se non necessarie alla ricostruzione del fatto (esse non sono ammesse

perciò nemmeno allo scopo di definirne la personalità).

3)Persona offesa in condizione di particolare vulneralibilità: se la persona offesa o il suo

difensore lo richiede,il giudice dispone l'adozione di modalità protette.

Esame delle parti

Dopo l'esame dei testimoni, periti, consulenti tecnici, sono esaminate le parti che lo hanno

richiesto o hanno acconsentito (art.503):

a) parte civile: è sentita in tale forma solo se non deve essere esaminata come testimone;

b) imputato: oltre a tutte le regole già conosciute relative al suo esame, occorre aggiungere

che egli in alternativa all'esame, può rendere dichiarazioni spontanee in ogni stato del

dibattimento (art.494: evita così di rispondere al controesame): esse non valgono come

mezzi di prova, ma hanno solo funzione argomentativa.

L'esame delle parti ha luogo appena terminata l'assunzione delle prove a carico e si

applicano le regole sull'esame dei testimoni (art.498,499): non è invece richiesto di giurare

la verità.

L'ordine di esame delle parti è: parte civile, resp.civile, civil.obbl., imputato.

Giudice gli sono attribuiti poteri di iniziativa probatoria:

·Presidente:

-> dopo esame e controesame, può rivolgere domande all'esaminato. Ciò avviene quando

le parti hanno esaurito le loro domande ed ha la funzione di contribuire alla completezza

dell'escussione,anche mediante la richiesta di precisazioni e chiarimenti

-> terminata l'istruzione dibattimentale (e in base ai relativi risultati), può indicare temi

di prova nuovi o più ampi: sui quali spetta però alle parti condurre il relativo esame (ed

eventualmente chidere l'assunzione di ulteriori mezzi).

·Collegio: quando risulta assolutamente necessario, può acquisire d'ufficio nuovi mezzi

di prova (art.507). Tale potere è esercitabile:

a) una volta terminata l'acquisizione delle prove (funzione integrativa);

b) (secondo Sez.Un.) anche se non vi è stata alcuna assunzione di prove, causa inerzia

delle parti (funzione suppletiva): non può essere assunta qualsiasi prova (in base alle

teorie personali dei giudici), ma solo quelle il cui valore è segnalato da altri atti del

processo.

Il collegio può disporre inoltre assunzione mezzi di prova relativi agli atti acquisiti al

fascicolo dibattimentale su accordo delle parti (ciò quando ritiene di verificare

direttamente tali prove).

Anche le parti possono chiedere l'ammissione di nuove prove quando di esse non è stato

possibile ottenere l'ammissione nei temi stabiliti (in tal caso il giudice deve provvedere

espressamente sulla domanda)

infine si deve precisare che se la prova non è stata richiesta dalle parti, il presidente deve

iniziare l'esame con lo scopo di verificare se la prova debba essere attribuita all'accusa o

alla difesa e di stabilire quindi a chi tocca l'esame diretto e il controesame

Divieti di utilizzo

Come sappiamo vi sono le norme generale secondo cui:

--le prove ammesse dal giudice in violazione dei divieti legali non sono utilizzabili (art.191).

La conseguenza è che le prove inutilizzabili non possono essere considerate nella

motivazione della sentenza che, in caso contrario, sarà soggetta ad annullamento da parte

della corte di cassazione .

--L'art 526 comma 1 che vieta, di conseguenza, di utilizzare per la deliberazione prove

diverse da quelle legittimamente acquisite, escludendo quindi gli elementi raccolti fuori dal

dibattimento che non vi hanno trovato ingresso nelle forme consentite

ne consegue quindi che il giudice potrà utilizzare per la decisione:

--le prove escusse nell'istruzione dibattimentale

--gli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento (a condizione che siano stati acquisiti

mediante lettura o indicazione)

--i verbali delle dichiarazioni impiegate per le contestazioni

--le altre letture consentite

--i documenti ammessi (inclusi i verbali di prove di altri procedimenti, le sentenze

irrevocabili acquisite)

--le prove reali (corpo del reato e cose pertinenti al reato)

Modificazioni dell'accusa

nel giudizio vale il principio fondamentale della corrispondenza tra accusa e

sentenza(art.521) : il gudice non può pronunciarsi su un fattio che non sia stato

preventivamente portato a conoscenza dell'imputato nei modi stabiliti dalla legge e

corrispondentemente l'imputato ha diritto di essere giudicato solo per il fatto che gli è stato

formalmente addebitato

la modifica della contestazione (contestazione di fatto diverso)

Pertanto se il fatto, così come accertato al termine del giudizio, non coincide con quello

contestato nell'accusa, giudice si astiene dal decidere e trasmette atti al PM affinché formuli

una nuova imputazione [il processo ricomincia da capo].

Per evitare questo epilogo il PM può nel corso del dibattimento (precisamente nel corso

dell'istruzione dibattimentale), modificare ed integrare l'accusa enunciata nel decreto che

dispone il giudizio: la modifica è contestata personalmente all'imputato; se assente gli si

notifica per estratto il verbale del dibattimento (art.520).

La modifica della contestazione è un potere esclusivo del pm

tuttavia il fatto storico, sebbene diversamente configurato, deve rimanere sostanzialmente lo

stesso o comunque occorre che la contestazione sia inerente ai fatti oggetto di giudizio

la nuova contestazione non può mai consentire al giuduce di eccedere dai limiti della

propria competenz: pertanto se si configura un reato di competenza superiore, va

pronunciata sentenza con trasmissione degli atti al pm presso il giudice competente. Se si

procede davanti al giudice monocratico e il reato, inseguito alla contestazione, risulta

attribuito al tribunale on composizione collegiale, il difetto di competenza dev'essere

rilevato o eccepito immediatamente, ovvero nel caso che la contestazione comporti la

sospensione del dibattimento, all'inizio della nuova udienza. Lo stesso accade ove, in luogo

di un reato per il quale non doveva essere tenuta l'udienza preliminare, ne risulti uno che la

prevede (in entrambi i casi va dispsota con ordinanza la restituzione degli atti al pm

Contestazione suppletiva del reato concorrente e circostanza aggravante

(art.517)

Consiste in un ampliamento dell'oggetto del giudizio

Si fa riferimento ai casi in cui emerga un reato connesso con quello per cui si procede

(perchè in concorso formale o in rapporto di continuazione) ovvero emerga una circostanza

aggravante

Va tenuto presente che, anche in mancanza della contestazione nel corso del dibattimento,

qualora per i reati concorrenti si dovesse pervenire all'emanazione di più sentenze

irrevocabili di condanna, la disciplina sostanziale del concorso formale e della

continuazione sarebbe applicabile, a vantaggio del condannato, nella fase dell'esecuzione.

Ciò non vale per le circostanze aggravanti che se non contestate non possono più essere

prese in considerazione

Riti speciali nel caso di modifica dell'imputazione o di contestazione supplettiva

nel caso di modifica dell'imputazione o di contestazione supplettiva l'imputato potrebbe

avere interesse ad ottenre il giudizio abbreviato o il patteggiamento poichè è cambiato il

quadro di riferimento in base al quale egli aveva scelto il giudizio dibattimentale

Al momento delle nuove contestazioni però, con l'istruzione dibattimentale già in corso, il

potere di formulare tali richieste risulterebbe essere venuto meno essendo il termine ultimo

fissato, di regola, in coincidenza con le conclusioni formulate all'udienza preliminare. Ci si

chiede se ciò rappresenti una compressione ingiustificata del diritto di difesa (secondo la

corte di costituzionale no perchè la modifica all'imputazione in dibattimento è uno di quegli

elementi che l'imputato deve considerare nel momento in cui sceglie il rito).

Tuttavia però quando la valutazione è stata condizionata da erroneità o incompletezza

dell'imputazione addebitabile al pm perchè:

--il fatto come contestato in dibattimento risultava già dagli atti di indagine al momento

dell'esercizio dell'azione penale

--l'imputato avesse tempestivamente formulato richiesta di patteggiamento

ingiustificatamente negata , ove la congruità della pena a suo tempo richiesta fosse venuta

meno in conseguenza della contestazione dibattimentale, rendendone impossibile

l'applicazione da parte del giudice del dibattimento

La corte ha stabilito l'incostituzionalità degli art 516 e 517 affermando che il giudice, una

volta accertati i presupposti appena detti, deve pronunciarsi sulla eventuale rochiesta di

applicazione della pena che l'imputato abbia avanzato reativamente alla nuova contestazione

Tale principio è stato esteso dalla coret costituzionale anche alla richiesta di giudizio

abbreviato nel caso di contestazione”tardiva” di un reato concorrente, in caso di diversità

del fatto e di contestazione di circostanza aggravante, che il pm non avesse erroneamente

contestato prima del rinvio a giudizio (in tal caso il giudizio abbreviato va innestato nel

dibattimento)

recentemente la corte costituzionale ha rimediato la propria precednte giurisprudenza in

nime di una tutela più avanzata del diritto di difesa, sempre in riferimento ai riti speciali,

affermando che a prescindere dalla modifica dell'imputazione, ogni volta che muti il tema

dell'accusa, l'imputato deve poter rivedere le proprie azioni riguardo al rito da seguire

(tuttavia tale orientamento al momento ha riguardato solo il rito abbreviato in rapporto alle

ipotesi di contestazione supplettiva e del fatto diverso)

infine l'incostituzionalità degli art 516 e 517 era stata dichiarata anche con riferimento

all'omessa previsione della facoltà di chiedere l'oblazione per il reato concorrente o il fatto

diverso derivante dalla modifica dell'imputazione, poichè tale facoltà può sorgere solo nel

momento stesso in cui il reato viene contestato

Contestazione del fatto nuovo

(rispetto al quale si potrebbe instaurare un proc.separato) il fatto "nuovo" si differenzia da

quello "diverso" perché può coesistere con l'imputazione originaria. Ipotesi:

·Se il fatto nuovo non si aggiunge a quello originario, ma in base all risultanze del

dibattimento lo sostituisce in toto, occorre una formale assoluzione dall'imputazione

originaria (in tal caso infatti l'accusa non potrebbe essere semplicemente modificata

poichè si configurerebbe una ritrattazione, non consentita, dell'azione penale già

esercitata, in quanto la stessa risulterebbe compatibile con la formulazione dell'altra

imputazione

·(nel caso contrario: art.518)il Fatto nuovo può essere contestato dal PM solo col

consenso dell'imputato (che perciò deve essere presente) e autorizzazione del giudice (se

contestazione non nuoce alla speditezza del processo). Se invece la contestazione non ha

luogo si avvia un procedimento separato nelle forme ordinarie (tale soluzione potrebbe

risultare più gradita alle parti, anche in vista della possibilità di accordarsi per il rito

abbreviato o il patteggiamento)

Cosa si può fare ed ottenere quando ci è una contestazione

Avvenuta (nelle varie forme) la contestazione:

-> l'imputato ha diritto a chiedere un termine a difesa, non inferiore a quello per comparire

in giudizio (art.519);

-> la persona danneggitata dal reato contestato in via suppletiva può costituirsi parte civile

all'apertura dell'ud.successiva alla contestazione.

-> possibile l'ammissione di nuove prove: diritto di tutte le parti (non del solo imputato,

come corretto dalla Corte cost.).

La violazione delle norme sulle contestazioni

La violazione delle norme sulle contestazioni è causa di nullità della sentenza di

condanna:la nullità è parziale e cioè relativa solo ai fatti e alle circostanza non regolarmente

contestate(resta invece valida la decisione sull'accusa principale ), quando la condanna

riguarda un fatto nuovo, reato concorrente o cirst.aggrv.

Le attività del giudice

non ha il potere di controllare preventivamente la correttezza della nuova contestazione;

Tuttavia dispone tuttavia la restituzione degli atti al PM (che riformulerà l'imputazione)

quando:

a) deve applicare il principio della corrispondeza tra accusa e sentenza (vedi sopra) qualora

ritenga il fatto diverso da come descritto nel decreto che dispone il giudizio, senza che il pm

abbia provveduto a modifcare l'accusa

b) la contestazione avviene fuori dai casi consentiti o l'accusa viene erroneamente

modificata.

Giudice può inoltre dare una qualificazione giuridica diversa da quella enunciata

nell'imputazione (art.521). Conseguenze:

-> se la riqulificazione comporta l'incompetenza del giudice, richiede la composizione

collegiale del tribunale o l'udienza preliminare, le conseguenza sono identiche a quelle

indicate, negli stessi casi, per le nuove contestazioni del fatto

Infine occorre menzionare che la corte europea dei diritti dell'uomo ha constatato la

violazione dell'art 6 comma 1 e comma 3 lettera “a “ e “b” relativo al diritto ad equo

processo, in un caso in cui la corte di cassazione aveva modificato la qualificazione

giuridica del fatto attribuito all'imputato. La violazione era inerente al diritto dell'imputato

ad essere informato della natura e dei motivi dell'accusa a suo carico, nonchè del suo diritto

a disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie a preparare la difesa. Se ne ricava che ,

la corretta qualificazione giuridica deve essere contestata all'imputato prima della sentenza

di condanna.

Deliberazione e pubblicazione della sentenza

Il giudizio si avvia così alla conclusione:

4.discussione finale (art.523): le parti intervengono nello stesso ordine stabilito per

l'esposizione introduttiva e l'assunzione delle prove.

5.Il preidente dirige e modera la discussione

Chiuso il dibattimento, è subito deliberata la sentenza (art.525 enuncia i principi

• dell'immediatezza della decisione e immutabilità del giudice)

conclusa le deliberazione, si dovrebbe di regola procedere subito dopo a redigereuna

• concisa esposizione di motivi di dritto e di fatto su cui la sentenza è fondata, in modo

che possano essere letti o esposti riassuntivamente in udienza assieme al dispositivo.

Tuttavia la redazione immediata dei motivi è solo facoltativa ed il giudice qualora

non sia possibile, può provvedere alla redazione dei motivi non oltre il 15 esimo

giorno da quello della pronuncia, depositando la sentenza in cancelleria (in caso di

particolare complessità, il giudice può indicare un termine più lungo, non eccedebnte

i 90 giorni)

i termini per la stesura della motivazione e il deposito della sentenza non sono

• perentori e quindi lal oro inosservanza non comporta conseguenze sul piano

processuale

I requisiti della sentenza

tra i suoi requisiti indicati dall'art 546 comma 1 hanno rilievo speciale:

--l'indicazione delle conclusioni delle parti

--nella motivazione l'indicazione dellel prove poste a base della decisione

--l'enunciazione delle ragioni per cui il giudice ritiene non attendibili le prove contrarie

--la mancanza di motivazione, mancanza o incompletezza del dispositivo, mancanza della

sottoscrizione sono causa di nullità della sentenza e costituisce motivo di ricorso per

cassazione

Il contenuto della Sentenza

(art.546):

a) intestazione «in nome del popolo italiano» e l'indicazione dell'autorità che l'ha

pronunciata";

b) generalità dell'imputato (o altre indicazioni personali che valgono a identificarlo) + le

generalità delle altre parti private;

c) imputazione;

d) indicazione delle conclusioni delle parti;

e) concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto, con l'indicazione delle prove poste a

base della decisione e delle ragioni per le quali il giudice ritiene non attendibili le prove

contrarie [tutela del diritto alla prova contraria]

f) dispositivo, con l'indicazione degli articoli di legge applicati + data e la sottoscrizione del

giudice.

La decisione

1)proscioglimento nel merito (che comporta sentenza di assoluzione)(art 530)

2)proscioglimento per improcedibilità o per estinzione del reato (che comporta sentenza di

non doversi procedere)(art 529 e 531)

3)casi classici di assoluzione:

--il fatto non sussiste

--l'imputato non ha commesso il fatto

--il fatto non costituisce reato (cioè il fatto sussiste ed è stato commesso dallimputato ma

manca uno degli elementi della fattispecie, ovvero risulta presente una causa di

giustificazione)

--per reato commesso da persona non imputabile o non punibile per altra ragione (vi rientra

anche la non punibilità per particolare tenuità del fatto)

--il fatto non è previsto dalla legge come reato (è il caso in cui l'accusa non corrisponda ad

alcuna fattispecie legale

--quando la prova manchi, sia insufficiente o contraddittoria (la contraddittorietà va riferita

all'ipotesi in cui sussistano sufficienti prove a carico dell'imputato alle quali si

contrappongono prove a discarico di uguale valore senza consentire la formulazione di un

giudizio certo in nessuna delle due direzioni. Quindi l'impossibilità di giungere ad

accertamento della colpevolezza conduce alla pronuncia di una formula che corrisponde

ad un accertamento positivo dell'innocenza)

--in caso di dubbio concernente l'esistenza di una causa di giustificazione o di una causa

personale di non punibilità

--in caso di dubbiosull'esistenza di una condizione di procedibilità o sul'esistenza di una

causa di estinzione del reato. L'estinzione del reato non può mai essere dichiarata quando

risulta evidente una causa di assoluzione nel merito (più favorevole all'imputato). Lo

stesso non vale per l'improcedibilità (se l'azione penale non doveva essere inizta o

proseguita, al giudice è preclusa la condanna e l'assoluzione)

4)sentenza di condanna : quanddo l'imputato risulti colpevole del reato contestato al di la di

ogni ragionevole dubbio (cioè alto grado di probabilità)

Con la sentenza di condanna il giudice decide anche sull'azione civile esercitata nel

processo penale

quando condanna l'imputato (e l'eventuale responsabile civile) al risarcimento del danno, è

tenuto a provvedere contestualmente alla liquidazione, ma se le prove acquisite non lo

consentono può pronunciare condanna generica. Solo in questa ultima ipotesi può mettere le

parti davanti al giudice civile, dove:

- -la parte civile può ottenere la condanna al pagamento di una provvisionale, che per legge è

imediatamente esecutiva

-- la condanna alle restituzioni e al risarcimento del danno, che può essere dichiarata

provvisoriamente esecutiva, a richiesta della parte civile, quando ricorrono giustificati

motivi valutati discrezionalmente

CAPITOLO VIII – IL PROCEDIMENTO DAVANTI AL TRIBUNALE IN

COMPOSIZIONE MONOCRATICA

Premessa. Il procedimento davanti all'organo giurisdizionale moncratico: dalle

direttive per l'emanazione del nuovo codice di procedura penale alla riforma del

giudice unico

--a differenza del codice del 1930, all'internodel quale l'attenzione per il procedimento

pretorile si esauriva in poche disposizioni sparse, nell'attuale codice le previsioni sono state

collocate in un libro apposito (libro VIII ) rubricato in origine “procedimento davanti al

pretore” ed oggi, grazie al dlgs 51/1998, “procedimento davanti al tribunale in

composizione monocratica”

--sino al 2 gennaio 2000 tale prcedimento risultava contraddistinto dall'assenza dell'udienza

preliminare e quindi avrebbe potuto essere ricondotto tra i procedimenti speciali

--nella direttiva contenuta nell'art 2 numero 12 della legge delega trova confermala volontà

di potenziare la competenza pretorile, attribuendo come competenza:

***i reati contravvenzionali

***i delitti punibili con la multa o la reclusione non superiore nel massimo a 4 anni

--per quanto attiene la forma del procedimento, l'art 2 n. 103 della legge delega imponeva

una disciplina basata su massima semplificazione poichè:

1)escludeva l'udienza preliminare

2)prevedeva incidenti probatori solo in casi eccezionali

3)si riconosceva al pm il potere di emettere il decreto di citazione a giudizio senza alcuna

verifica giurisdizionale

La logica che sostenea tali scelte, come le altre deroghe al modello ordinario previste nel

libro VII, poggiava sul'equivoco secondo cui i fatti di minore rilievo sul piano penale

consentirebbero una trattazione processuale più agile e meno garantita in considerazione

delle ridotte difficoltà di reperimento e valutazione della prova

--con l'approvazione della legge 254/1997 si è delegato il governo a ristrutturare gli uffici

giudiziari di primo grado secondo il modello del “giudice unico”: dunque si è soppresso

l'ufficio della procura della repubblica presso la pretura (trasferendone le funzioni alla

pricura della repubblica presso il tribunale) sia l'ufficio del pretore (trasferendone le

competenze al tribunale). Il tribunale avrebbe giudicato in composizione collegiale per una

percentuale di casi ancor più ridotta (ogni delitto punito con la pena della reclusione

superiore nel massimo a 20 anni) e a composizione monocratica. Inoltre era previsto che

dinanzi al nuovo giudice si applicassero le norme processuali vigenti per il procedimento

dinnanzi al pretore

--tuttavia le scelte della legge delega non venivano passivamente recepite dal governo: al di

la del parziale recupero di spazi operativi per il giudice collegiale (attuato attraverso

l'abbandono della disciplina dell'art 4 per la determinazione delle attribuzioni fra le due

conformazioni del tribunale) l'inadeguatezza della soluzione fornita per regolamentare il

procedimento era già avvertita e si rilevava come il trasferimento considerevole del carico

degli affari penali verso l'organo monocratico avrebbe comportato un impatto non

trascurabile sulla struttura e funzionalità del processo dinanzi al pretore, tale da far emergere

la necessità di ridisegnare il rito pretorile. Il legislatore delegato, non poteva far altro che

emanare disposizioni di mero coordinamento che si erano per lo più tradotte nella

sotituzione della parola “pretore” con la parola “giudice”

--con l'approvazione della legge 479/1999 sarebbero state introdotte le modifiche previste

dalle regole sul giudice unico. La crescita dei casi attribuiti al tribunale in composizione

monocratica ha spinto il legislatore ad effettuare con l'art 44 di detta legge, una integrale

rivisitazione delle disposizioni previste nel libro VIII.

Ne deriva la nuova disciplina del rito, ricompresa tra gli art 549-559, che presenta svariati

profili di autonomia rispetto alla precedente, per cui ora si distingue:

Tribunale in composizione collegiale (art.33-bis): competente per tutti una serie di

• dellitti + (norma di chiusura) delitti puniti con reclusione superiore (nel massimo) a

10anni, anche nell'ipotesi del tentativo; eccettuate le ipotesi ex art.33-ter

Tribunale in composizione monocratica (art.33-ter): competente per tutti i delitti

• sottratti al giudice collegiale (competenza residua) + delitti in materia di stupefacenti

ex art.73 T.U. 309/1990, salvo siano contestate talune aggrv. (es. ingente quantità,

che alzerebbe pena fino a 30anni).

I modelli processuali predisposti per il giudice monocratico

Sul piano della regolamentazione del procedimento si prevede l'udienza preliminare a fronte

delle ipotesi di reato che non possono essere oggetto della citazione diretta a giudizio da

parte del pm e quindi risultano predisposti due modelli processuali:

1) uno tendenzialmente omogeno al rito ordinario stabilito per il tribunale colleggiale

2) l'altro con elementi di specialità: assenza dell'ud.prel.; citazione diretta a giudizio da parte

del PM senza verifica giurisdizionale

le norme applicabili al procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica

su tale questione vige la disposizione generale prevista dall'art 549 secondo cui: Per tutto

ciò che non è previsto,nel libro o in altre disposizioni, si osservano le norme del rito

ordinaro, in quanto applicabili . Ne deriva che la disciplina del procedimento ordinario

(cioè per i reati attribuiti al tribunale in composizione collegiale) potrà essere richiamata se

risultano soddisfatte due condizioni:

1)la materia non sia regolata dagli art 550-559 od altrove (es le disposizioni di attuazione

relative al procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica ed alle sezioni

distaccate di tribunale, quelle in tema di organizzazione giudiziaria)

2)si deve verificare la compatibilità delle previsioni del procedimento ordinario con la

struttura del procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica (ad es non

potranno essere applicate le previsioni in tema di udienza preliminare per tutti i

procedimenti per i quali si procede nelle forme della citazione diretta a giudizio). Caso

particolare: per contro, nonostante l'assenza di accenni all'operatività del giudizio immediato

nelle disposizioni relative all'adozione dei procedimenti speciali nel rito monocratico, dove

si fa invece espresso riferimento al giudizio abbreviato, al patteggiamento, al procedimento

per decreto e al giudizio direttissimo, si deve ritenere che l'istituto possa applicarsi a fronte

di imputazioni per le quali l'azione penale davanti al giudice singolo dovrà essere esercitata

con la richiesta di rinvio a giudizio, dal momento che si prevede la celebrazione dell'udienza

preliminare ed acquista spazio operativo un rito che, è appunto caratterizzato

dall'eliminazione di tale fase

la fase delle Indagini preliminari

Si applica in toto la generale disciplina delle indagini preliminari (quindi le stesse

riguardanti il tribunale in composizione collegiale)

in passato invece era prevista una disciplina apposita con previsioni autonome in materia di

incidente probatorio, di durata e chiusura delle indagini preliminari:

1)per quanto riguarda l'incidente probatorio, si è visto che era previsto solo in casi

eccezionali l'eccezionalità si esprimeva con l'individuazione di urgenza nell'assunzione della

prova e verificando se tale situazione non era rimediabile con l'emissione immediata del

decreto di citazione a giudizio. Tale disciplina era insoddisfacente perchè da un lato non si

era previsto un meccanismo davvero in grado di ridurre significativamente le ipotesi

applicative dell'istituto e dall'altro si prevedeva un'altrenativa all'incidente probatorio

irrispettosa delle esigenze di tempestività nell'acquisizione della prova. Infatti:

***la possibilità di emettere il decreto di citazione diretta a giudizio pareva subordinata alla

completezza delle indagini, e se si sarebbe ravvisata la necessità di ulteriori atti investigativi

il giudice non sarebbe stato in condizione di dichiarare che si erano realizzati i presupposti

per l'emissione del decreto di citazione e non avrebbe potuto rigettare la richiesta di

incidente probatorio a fronte della necessità di assumere in tempi brevi la prova, la diversa

decisione del giudice di utilizzare per tal fine l'istruzione dibattimentale, doveva far i conti

col termine stabilito a difesa dell'imputato chiamato a giudizio (almeno 45 gg)

Non si doveva inoltre trascurare la circostanza che la decisione di emettere il decreto di

citazione spettava al pm, il quale poteva dissentire dalle considerazioni svolte dal giudice

circa la possibilità di adottare immediatamente tale provedimento, sulla base della

incompletezza delle indagini preliminari, con la conseguente non assunzione della prova

Quindi è accolta con favore la scelta del legislatore di abbandonare l'idea di regolamentare

in maniera parzialmente autonoma detto istitutto nei procedimenti davanti al tribunale in

composizione monocratica

2)per quanto riguarda le indagini preliminari la disciplina precedente stabiliva:

che il pm dovese concluderle entro 4 mesi (anzichè 6) dalla data in cui il nome della

• persona acui il reato era attribuito è iscritto nel registro delle notizie di reato.

Inoltre potevano aversi solo due proroghe, ciascuna per un periodo non superiore a 4

• mesi

il procedimento sulle richieste di proroga si svolgeva senza contraddittorio orale

Tuttavia la realtà dimostrò l'impossibilità di rispettare tale disciplina a causa della

complessità delle fattispecie di reato attribuite al giudice monocratico (es le problematiche

giudiziarie relative agli incidenti sul lavoro, le vicende in tema di inquinamento, di tutela

dell'ambiente che spesso richiedono accertamenti tecnici che incidono pesantemenete sui

tempi delle indagini) e quindi si deve osservare il termine ordinario di durata delle indagini

preliminari di 6 mesi con durata massima anche a seguito delle proroghe in 18 mesi (2 anni

nel caso di complessità delle investigazioni, della necessità di compimento di atti all'estero,

dall'indispensabilità del collegamento tra più uffici del pm

Occorre precisare che la disciplina passata della proroga prevedeva come detto un rinvio

alla disciplina ordinaria. Si trattava però di un rinvio non integrale poichè il giudice

provvede con ordinanza in camera di consiglio senza intervento del pm e dei difensori. Ci si

chiese se tale disciplina non contrastasse con l'art 3 della costituzione, ma in svariate

occasioni la corte di cassazione ritenne che la questione di illegittimità fosse infondata

poichè è sempre comunque ammesso un contraddittorio cartolare tra le parti alle quali la

richiesta di proroga è notificata con l'avviso della facoltà di presentare memorie entro 5

giorni dalla notificazione. Tuttavia ora trova applicazione la disciplina prevista per i

procedimenti collegiali (fissazione di udienza camerale nel caso in cui il giudice avesse

ritenuto che allo stato degli atti non si dovesse concedere la proroga)

la differenza di disciplina relativa all'archiviazione

originariamente rispetto al rito ordinario le differenze erano marcate poichè:

--se il giudice riteneva di non dover accogliere tale richiesta disponeva la restituzione degli

atti al pm con ordinanza, affinchè questo formulasse entro 10 gg l'imputazione, emettendo

decreto di citazione a giudizio

--l'opposizione della persona offesa era ammessa per ottenere il rigetto della richiesta e la

formulazione coatta dell'imputazione sulla base degli elementi di prova da essa indicati

--nel caso in cui il gip ravvisava l'esigenza di ulteriori indagini, doveva essere emesso il

decerto di archiviazione ed informato il procuratore generale, il quale a sua volta, se ne

avesse ravvisati i presupposti, avrebbe richiesto la riapertura delle indagini con avocazione

delle stesse.

Tale meccanismo era poco convincente perchè da un lato si rileva la contraddittorietà

dell'intervento del giudice che archiviava e contemporaneamente sollecitava la richiesta di

riapertura delle indagini e dall'altro il controllo giurisdizionale sull'esercizio dell'azione

penale risultava inadeguato in quanto laciava alla discrezionalità del procuratore generale la

decisione sulla necessità o meno di integrare l'attività investigativa

Le forme di esercizio dell'azione penale

il PM, se esclude opportunità di chiedere archiiazione, deve scegliere in quali forme

esercitare l'azione penale: a tal riguardo è prevista la distinzione tra i procedimenti per i

quali è prevista l'udienza preliminare e quelli per i quali è prevista la citazione diretta a

giudizio. Quindi:

Procedimenti con udienza preliminare (no citazione diretta): il pm esercita l'azione

• con:

->la richiesta di rinvio a giudizio;

-> oppure formulando l'imputazione, promuovendo i riti speciali.

Citazione diretta (no udienza preliminare): Il PM dispone la citazione diretta

• dell'imputato. Qui è anche previsto l'avviso ex art.415-bis, cioè l'avviso all'indagato

della conclusione delle indagini preliminari e della facoltà di prendere visione della

documentazione relativa alle indagini espletate , di presentare memorie, di produrre

documenti, di chiedere il compimento di ulteriori atti, di essere interrogato

Il PM, prima di mettere il decreto di citazione, dvee chiedere al Presidente del tribunale la

determinazione della data dell'udienza: finché tale data non è inserita nel decreto, esso non

può dirsi completo, cosicché non interrompe la prescrizione(come precisato dalle Sez.Un.

l'interruzione si produce dal momento dell'emissione e non della notificazione, del decreto

completo nel suo contenuto e sottoscritto dal PM e dall'ausiliario che lo asssite)

termini acceleratori per l'emissione del decreto

non sono previsti termini acceleratori per l'emissione del decreto, salvo reati di lesione

personale colposa grave o gravissima (sono quei fatti lesivi commessi con violazione delle

norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e sulla disciplina della circolazione

stradale). In tali casi il pm deve emettere il decreto entro 30gg dalla chiusura delle indagini

preliminari, fissando altresì la data della comparizione non oltre 90gg dall'emissione del

decreto.

I Casi di citazione diretta a giudizio

(art.550) quando si tratta di contravvenzioni, delitti puniti con reclusione non superiore a 4

anni o con multa (sola o congiunta a predetta detenzione (art.550, c.1) + alcune ipotesi

specifiche e tessative punite con pena più grave (art.550, c.2):

-> violenza/minaccia/resistenza a pubblico ufficiale;

-> oltraggio a magistrato in udienza aggravato; violazione di sigilli aggravata;

-> rissa aggravata (salvo ne sia derivata la morte o lesioni gravi/gravissime per qualcuno);

-> furto aggravato; ricettazione;

-> lesioni personali stradali, anche se aggravate (ipotesi aggiunta nel 2016, per cui è prevista

pena detentiva sino a 7 anni di reclusione)

N.b. si tratta in larga delle ipotesi prima sottoposte alla competenza pretorile (che però era

più ampia: es.omicidio colposo, maltrattamenti in famiglia, violazione di domicilio

aggravata, truffa aggravata

In caso tali previsioni siano violate:

a) fissazione di un'udienza preliminare per un reato per il quale si deve procedere a citazione

diretta: il giudice dell'udienza preliminare pronuncia d'ufficio o su eccezione di parte,

ordinanza di trasmette gli atti al PM per l'emissione del decreto di citazione diretta;

b) fissazione del dibattimento a seguito dell'esercizio dell'azione penale con citazione diretta

per un reato per il quale è prevista l'udienza preliminare: il giudice del dibattimento

dispone con ordinanza la trasmissione degli atti al pm, perchè richieda il rinvio a

giudizio, sempre che la relativa eccezione sia stata proposta entro il termine indicato

dall'art 491 comma 1 (subito dopo compiuto per la prima volta l'accertamento della

costituzione delle parti

Procedimenti connessi e citazione diretta a giudizio

i casi:

1)nel caso di procedimenti connessi, se la citazione diretta a giudizio è ammessa solo per

alcuni di essi, il pm deve esercitare l'azione penale per tutti attraverso la presentazione della

richiesta di rinvio a giudizio.

2)se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla cognizione del tribunale in

composizione collegiale ed altri a quella del tribunale in composizione monocratica, si

applicano le disposizioni relative al procedimento davanti al giudice collegiale, al quale

sono attribuiti tutti i procedimenti connessi

La violazione di tale regola può essere eccepita dalla parte entro il termine per

l'accertamento di costituzione delle parti

I contenuti del decreto di citazione a giudizio

(art.552, c.1) contenuto in parte analogo al decreto che dispone il giudizio emesso dal

giudice dell'udienza preliminare (art.429):

a) generalità imputato + generalità delle altre parti private, con l'indicazione dei difensori;

b) indicazione della persona offesa, qualora risulti identificata;

c) enunciazione del fatto, in forma chiara e precisa, delle circostanze aggravanti e di quelle

che possono comportare applicazione di misure di sicurezza, con l'indicazione dei relativi

articoli di legge;

d) indicazione del giudice competente per il giudizio nonché di luogo, giorno e ora della

comparizione, con l'avvertimento all'imputato che non comparendo sarà giudicato in

contumacia; (nonostante la sopprressione di tale status e quindi si ritiene che tale

situazione sia abrogata e sostituita con l'art 419 comma 1 che prevede l'applicazione degli

art 420 bis, ter, quater, quinques

h) data e sottoscrizione del PM e ausiliario che lo assiste.

Manca invece indicazione delle fonti di prova e dei fatti cui esse si riferiscono. Sono invece

previsti:

e) avviso che l'imputato ha facoltà di nominare un difensore di fiducia e che, in mancanza,

sarà assistito dal difensore d'ufficio [se invece si fosse svolta l'ud.prel. l'imputato sarebbe

già stato assistito da un dif.]

g) avviso che il fascicolo delle indagini preliminari è depositato nella segreteria del PM e

che le parti e i loro dif. possono prenderne visione ed estrarne copia [se vi fosse stata

udienza preliminare, tale discovery si sarebbe realizzata al momento della notificazione

dell'avviso che fissa l'udienza preliminare]

f) avviso che, qualora ne ricorrano i presupposti, l'imputato, prima della dichiarazione di

apertura del dibattimento, può presentare la richiesta di giud.abbreviato o patteggiamento,

ovvero la domanda di oblazione [non è invece strananmente citata sosp.prova]. Il PM

deve indicare i soli riti speciali in concreto esperibili ed in relazione ad essi i relativi

articoli di legge (al fine di richiamare l'attenzione sulle disposizioni che prevedono effetti

premiali per l'imputato).

Il PM potrebbe inoltre esprimere già nel decreto il suo consenso al patteggiamento,

indicando specie e misura della pena da applicare.

La nullità del decreto di citazione a giudizio

(art.552, c.2) Il decreto è nullo in caso di incertezza sull’identificazione dell’imputato, se

manca o è insufficiente l’enunciazione in forma chiara e precisa del fatto, o se manca o

è insufficiente l’indicazione del luogo, del giorno e dell’ora della comparizione. Inoltre, è

espressamente stabilito che il decreto è altresì nullo semanca l’avviso della possibilità di

nominare un difensore di fiducia, ovvero l’avviso della facoltà di chiedere prima

dell’apertura del dibattimento il giudizio abbreviato, il patteggiamento e l’oblazione.

Infine, il decreto è nullo se non è preceduto dall’avviso di conclusione delle indagini

preliminari, nonché dall’invito a presentarsi per rendere interrogatorio, qualora l’indagato

lo abbia richiesto entro il termine previsto.

Tutte queste ipotesi, con esclusione della nullità riguardante il mancato avviso della

conclusione delle indagini al difensore della persona offesa od a quest'ultima, quando si

procede per I reati di maltrattamenti contro familiari e conviventi, atti persecutori sono

considerate ipotesi di nullità generali dal momento che si riferiscono a previsioni

coinvolgenti l'intervento dell'imputato.

Devono invece essere ricondotte tra le nullità assolute quelle che conseguono all'accertato

difetto dei requisiti che incidono sulla funzione di vocatio in iudicium del provvedimento

(es in caso di mancata o insufficiente indicazione dell'imputato, del giorno, dell'ora e del

luogo della comparizione o dell'autorità giudiziaria davanti alla quale si deve comparire)

dichiarata la nullità del decreto di citazione a giudizio, si dovrà provvedere alla

rinnovazione dell'atto da parte del pm. Se invece è stata individuata una nullità che ha

impedito un valido passaggio dlla fase delle indagini al giudizio, alla dichiarazione di

nullità consegue la regressione del procedimento allo stato in cui è stato compiuto l'atto

nullo (la corte di cassazione ha precisato che tale regressione non è consentita laddove la

nullità del decreto di citazione a giudizio non precluda la progressione del procedimento

alla fase del giudizio tra le parti necessarie del rapporto processuale)

La notificazione del decreto di citazione e la trasmissione degli atti al giudice

dell'udienza di comparizione in dibattimento

--(art.552, c.3) il decreto di citazione è notificato a imputato, al suo difensore e alla persona

offesa almeno 60gg prima della data fissata per l'udienza di comparizione. Nei casi di

urgenza, di cui deve essere data motivazione, il termine è ridotto a 45gg.

--il decreto deve essere tradotto nella lingua dell'imputato alloglotta.

--Dopodiché il decreto è depositato dal PM nella segreteria, unitamente al fascicolo

contenente documentazione,atti e le cose ex art.416, c.2. (il fascicolo contenente la notizia

di reato, la dicumentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti

davanti al gip e qualora non debbano essere custoditi altrove il corpo del reato e le cose

pertinenti al reato)

--Segue la formazione del fascicolo per il dibattimento, trasmesso al giudice unitamente al

decreto di citazione immediatamente dopo la notificazione (art.553) (viene perciò meno il

contraddittorio sulla formazione fascicolo, cosicchè l'eventuale accordo delle parti per

ampliare contenuto fascicolo è rinviato all'udienza)

--nel tempo fra la trasmissione del fascicolo al tribunale e la celebrazione del

dibattimento,non è escluso un epilogo anticipato del processo

Gli atti urgenti

L' art.554 affronta e risolve il problema relativo all'individuazione dell'organo

giurisdizionale competente ad assumere gli atti urgenti ed a provvedere sulle misure

cautelari dal momento dell'emissione del decreto di citazione a giudizio, sino alla

trasmissione, insieme al fascicolo per il dibattimento al giudice del dibattimento stesso

gli atti che possono essere assunti sono quelli che nel corso delle indagini preliminari

possono consentire il ricorso all'incidente probatorio. La competenza spetta al gip.

Per quanto attiene le misure cautelari, la competenza è cosi ripartita:

1) giudice indagini preliminari : finché il decreto di citazione, insieme al fascicolo

dibattimentale, non è trasmesso al giudice (idem per misure cautelari);

2) Presidente del tribunale: dopo la trasmissione.

L' udienza di comparizione

--è un'udienza dibattimentale a tutti gli effetti e per ciò che non è previsto, si applica la

disciplina del libro VII (del dibattimento), in quanto compatibili

--Le particolarità di tale udienza deriva dall'assenza di una precedente udienza preliminare:

Liste dei testimoni, periti, consulenti e persone ex art.210 di cui le parti chiedono

• l'esame vanno depositate in cancelleria, pena inamissibilità, almeno 7gg prima

dell'udienza di comparizione. Quindi non vi è nessun riferimento all'indicazione delle

circostanze su cui deve vertere l'esame: la si ritiene comunque doverosa, altrimenti

viene meno la finalità di evitare "sorprese" perseguita dall'art.468.

Richiesta di patteggiamento: presentabile da imputato o PM prima dell'apertura del

• dibattimento (solo l'imputato può chiedere anche il giudizio abbreviato e l' oblazione

Tentativo di conciliazione obbligatorio,espletato dal giudice quando il reato è

• perseguibile a querela di parte: giudice verifica se il querelante è disposto a rimettere

la querela e il querelato ad accettare la remissione ---> visto che la remissione è

inefficace solo se il querelato l'ha espressamente o tacitamente ricusata, in caso di sua

assenza (quindi silenzio) giudice può comunque dichiarare l'estinzione del reato a

prescindere dall'accettazione della remissione. Inoltre, Secondo le SezioniUnite,

integra remissione tacita la mancata comparizione in udienza del querelante

previamente ed espressamente avvertito dal giudice che l'eventuale sua assenza sarà

interpretata come fatto incompatibile con la volontà di persistere nella querela.

Se le ipotesi di epilogo anticipato non sono state sfruttae, l'udienza di comparizione

• prosegue come una normale udienza dibattimentale, infatti:

Dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento, le parti:

-> indicano i fatti che intendono provare e chiedono l'ammissione delle prove;

-> possono concordare l'acquisizione al fascicolo dibatimenbtale di atti contenuti nel

fascicolo del PM e della documentazione delle indagini difensive

Nella prassi alla prima udienza si verifica la necessità dell'istruzione probatoria (c.d.udienza

di smistamento), mentre all'istruzione si procede in udienze successive [nulla vieta però che

l'istruzione abbia luogo già alla prima udienza].

I Procedimenti speciali alcune peculiarità:

Giudizio abbreviato e patteggiamento.: si applica la normale disciplina (in quanto

• compatibile) fuori dai casi di citazione diretta.

Nel caso di citazione diretta,di emissione del decreto penale di condanna e di

giudizio direttissimo, l'imputato formula la richiesta prima dell'apertura del

dibattimento o subito dopo l'udienza di convalida dell'arresto in flagranza.

Giudizio immediato: si applica solo se non si procede con citazione diretta

• (presupponendo lo svolgimento di ud.prel.).

Procedimento per decreto (art.557): con l'atto di opposizione, l' imputato può

• chiedere al gip l'emissione del decreto di citazione a giudizio,il giudizio abbreviato,

patteggiamento, oblazione, sopensione con messa alla prova prova. (ma la decisione

su sosp.prova è emessa dal giudice dibattimentale e non dal gip). Nel caso di

opposizione:

--il potere di rinviare a giudizio è attribuito al giudice

--il termine per comparire che deve intercorrere tra la notifica del decreto che dispone il

giudizio e la data fissata per il dibattimento è di 30 gg

--nel giudizio conseguente all'opposizione, l'impuato non può chiedere il giudizio

abbreviato, il patteggiamento,l'oblazione

Giudizio direttissimo

un discorso partiicolare riguarda il giudizio direttisimo, che a seguito di arresto in flagranza,

può aversi davanti al tribunale in composizione monocratica. Tuttavia alcuni interventi della

corte costituzionale hanno stabilito la possibilità di instaurare il giudizio direttissimo davanti

al tribunale in composizione monocratica sia nel caso di arresto in flagranza sia in quello di

confessione dell'indagato.

di regola è la polizia giudiziaria che ha eseguito l'arresto o ricevuto in consegna l'arrestato a

condurre il soggetto davanti al giudice del dibattimento, in base all'imputazione formulata

dal PM. Inoltre la pol.giud.:

-> cita, anche orlamente, la persona offesa e i testimoni;

-> avverte dell'udienza il difensore di fiducia (o in mancanza il dif.ufficio).

Se giudice non tiene udienza, ne fissa un'altra entro 48ore dall'arresto su sollecitazione della

polizia giudiziaria stessa.

il giudice in udienza autorizza la polizia giudiziaria a una relazione orale e quindi sente

l'arrestato per la convalida dell'arresto.

se PM ordina che l'arrestato sia posto a sua disposizione, è lui (e non la pol.giud.) a

presentarlo direttamente all'udienza entro 48ore dall'arresto [se il giudice non tiene

udienza, PM deve procedere nelle forme ordinarie, inoltrando la richiesta di convalida al

giud.ind.prel. ---> a differenza la pol.giud. non può quindi sollecitare il giudice: perchè???]

In attesa del giudizio di convalida, per evitare sovraffollamento carcerario:

1) PM dispone la custodia nei luoghi oe si eseguono gli arresti domiciliari

---> salvo si proceda per furto in abitazione, rapina o estorsione (presunzione di

inadeguatezza della custodia domiciliare per questi reati).

2) se arrestato non la disponibilità di un alloggio, questo non è idoneo o si trova fuori dal

circondario in cui è stato eseguito l'arresto, o emerge una pericolosità dell'arrestato

incompatibile con custodia domiciliare, PM dispone che sia custodito presso idonne

strutture nella disponibilità della polizia giudiziaria

6.se tali strutture della polizia giudiziaria non esistono o sono indisponibili o inidonee (o se

ricorrono altre ragioni di necessità e urgenza), PM dispone che l'arrestato sia condotto in una

casa circondariale

Ne deriva che è sempre necessario l'intervento del PM, cui è affidato il compito di decidere

il luogo della custodia dell'arrestato,anche se l'arrestato non è stato sottoposto a sua

disposizione.

Restante regolamentazione del giudizio direttissimo monocratico

1)Esito della convalida:

-> convalida negata: giudice restituisce gli atti al PM; procede comunque a giudizio

direttissimo se l'imputato e PM vi consentono.

-> convalida concessa: si procede immediatamente al giudizio.

2)L'imputato ha facoltà di chiedere un termine per preparare la difesa di max 5gg [davanti al

collegio sono invece 10!]

3)Subito dopo l'udienza di convalida, l'imputato può formulare richiesta di giudizio

abbreviato o patteggiamento: in tal caso il giudizio si svolge davanti allo stesso giudice del

dibattimento.

4)Altri casi il giudizio direttissimo è possibile anche in caso di confessione o arresto già

convalidato dal giud.ind.prel.

---> la richiesta di giud.abbrv. o patt. è fatta (non subito dopo l'udienza di convalida, che qui

manca) ma prima che sia aperto il dibattimento

Il dibattimento (art.559) non si distingue in base a citazione diretta o meno: il dibattimento

si svolge comunque secondo le norme stabilite per il procedimento davanti al collegio, in

quanto applicabili. Particolarità:

Verbale di udienza: è redatto soltanto in forma riassuntiva se le parti vi consentono e

• il giudice non ritiene necessaria la redazione in forma integrale; ciò anche fuori dai

casi ex art.140 (atti di contenuto semplice o limitata rilevanza; indisponibilità degli

strumenti di riproduzione o di ausiliari tecnici)

---> ratio: presunta semplicità delle vicende sottoposte alla competenza del

giud.mono.

Esame diretto e controesame di testimoni, periti, consulenti, persone ex art.210 e

• parti private: sono svolti dal PM e difensori, ma, su concorde richiesta delle parti,

l'esame può essere condotto direttamente dal giudice in base alle domande e

contestazioni proposte dal PM e dai difensori

Il giudice, nonostante la richiesta delle parti, non è comunque obbligato a svolgere

direttamente l'esame: Se gli atti del fascicolo dibattimento (su cui unicamente si

fonda la sua conoscenza del processo) non gli consentono una sufficiente

comprensione della fattispecie, cosicché si trova in difficoltà nel porre le domande.

(quindi “restituisce” alle parti il compito di cndurre l'esame)

In caso di impedimento (o morte) del giudice, la sentenza è sottoscritta dal

• Presidente del tribunale previa menzione della causa della sostituzione (inoltre

secondo le Sezioni Unite, il potere sostituivo debba estendersi anche alla

redazione integrale della motivazione)

Infine, ai sensi dell' art.72 ord.giud.) le funzioni del PM possono essere svolte, su

• delega nominativa del Procuratore della Repubblica presso il tribunale,

nell'udienza dibattimentale da:

-> uditori giudiziari;

-> vice-procuratori onorari addetti all'ufficio;

-> laureati in giurisprudenza che frequentano il secondo anno della scuola di

specializzazione;

-> personale in quiescienza da non più di 2 anni che nei 5 anni precedenti abbia svolto le

funzioni di uffiaciale di polizia giudiziaris

La delega può riguardare tutti i reati per cui si procede con citazione diretta.

Il mancato rispetto di tali limiti soggettivi non inficia la regolare costituzione della parte

pubblica.

CAPITOLO IX – LE IMPUGNAZIONI

Introduzione

definizione e tipi di impugnazione

Le impugnazioni penali sono rimedi giuridici a disposizione delle parti volti a rimuovere gli

svantaggi derivanti da una decisione del giudice penale, sul presupposto della sue erroneità

Distinzione tra impugnazioni ordinarie (appello, ricorso in cass.) e straordinarie (revisione;

ricorso straordinario per errore di fatto; rescissione del giudicato), a seconda che siano

esperibili contro decisioni non ancora o già divenute irrevocabili:

Quindi in senso stretto sono impugnazioni:

-> appello e ricorso in cassazione: anno prposti entro determinati termini, scaduti i quali la

sentenza diviene irrevocabile ed esecutiva;

-> revisione: ammessa in ogni tempo, anche se la pena è stata già eseguita o è estinta;

-> ricorso straordinario per errore di fatto e rescissione del giudicato: riguardano

provvedimenti irrevocabili, ma sono soggetti a termini perentorio (natura ibrida);

In senso più ampio possono considerarsi impugnazioni ordinarie:

-> opposizione a decreto penale di condanna;

-> opposizione al decreto del PM che decide (accogliemo o respingendo) sulla richiesta di

restituzione delle cose sequestrate.

-> ricorso per cassazione contro la sentenza della corte d'appello in materia di: estradizione,

riconoscimento sentenza penale straniera, esecuzione all'estero di una sentenza penale

italiana;

In senso più ampio è cosiderabile impugnazione straordinaria la revoca di sentenza di non

luogo a procedere non più impugnabile.

Aspetti particolari riguardano le impugazioni delle ordinanze relative alle misure cautelari

personali e dei provvedimenti relativi al sequestro a fini cautelari o probatori: accanto

all'appello e ricorso per cass., va aggiunta la richiesta di riesame (che ha come alternativa il

ricorso immediato per cassazione).

L'inquadramento dogmatico delle impugnazioni

1)modello dell'azione di annullamento ( o querela nullitatis): finalizzata alla rescissione

totale o parziale della sentenza impugnata, con relativo vincolo per il giudice rispetto ai

motivi dedotti) è riconducibile la revisione: poichè l'accogliemento comporta la revoca della

sentenza o del decreto penale di condanna (già divenuti irrevocabili) e la pronuncia di

sentenza di proscioglimento (ricorribile in cass.)

modello del gravame (finalizzato a devolvere al giudice l'intera causa, affinché

• giudichi ex novo con la medesima ampiezza di poteri del giudice a quo). Vi è

riconducibile l'opposizione al decreto penale con cui il condannato chiede il giudizio

immediato o non formula alcuna richiesta.

Gli ibridi: vi sono riconducibili l'appello e il ricorso per cassazione. Ciò poichè l

• appello nonostante è ricondubile al modello del gravame, si caratterizza come

parzialmente devolutivo attribuendo alla cognizione del giudice di secondo grado

solo i punti della decisione a cui si riferiscono i motivi proposti. Invece vi rientra

anche il ricorso per cassazione, poichè nonostante connesso al modello dell'azione di

annullamento, con riguardo ai vizi in procedendo e iudicando, in alcuni casi continua

ad essere praticato un giudizio di merito

Il princioio di tassatività delle impugnazioni

--Indicato all'art 568 comma 1, in base ad esso è la legge a stabilire i casi nei quali i

provedimenti del giudice sono soggetti ad impugnazione ed a detreminare il mezzo con cui

possono essere impugnati

--Tuttavia, il comma 2 del suddetto articolo, in attuazione art.111, c.7 Cost., prevede che

sono sempre ricorribili in cassazione, se non altrimenti impugnabili:

-> i provvedimenti con cui il giudice decide sulla libertà personale;

-> le sentenze, salvo quelle sulla competenza che possono dare luogo a conflitto di

giurisdizione o di competenza (il conflitto è risolto in maniera definitiva e inoppugnabili

dalla stessa Cassazione)

--Emerge quindi che le sentenze sono sempre ricorribili per cassazione ed invece appellabili

solo quando espressamente previsto dalla legge e con un mezzo di impugnazione che

varia a seconda degli elementi, in particolare:

**se si tratta di sentenza di primo grado appellable, il mezzo è l'appello o, se ne ricorrono i

presupposti, il ricorso immediato per cassazione;

**se invece si tratta di sentenza di primo grado inappellabile o di sentenza emessa dal

giudice d'appello, il mezzo è il ricorso per cassazione

--Anche i provvedimenti coi quali il giudice decide sulla libertà personale sono sempre

ricorribili in cassazione e sono peraltro soggetti anche ad altri mezzi di impugnazione

previsti dalla legge, es:

**riesame delle ordinanze che dispongono misure coercitive (in alternativa al ricorso

immediato in cass.);

**appello contro ordinanze in materia di misure cautelari personali per cui non è previsto

riesame.

--Per i provv.diversi dalle sentenze e non concernenti libertà personale vale ugualmente il

principio di tassatività, es:

**il ricorso in cassazione da parte del PM contro ordinanza che dichiara inammiss./rigetta la

richieta di revoca della sentenza di non luogo a procedere.

Caso particolare è quello relativo all'impugnazione dei provvedimenti abnormi

nulla prevede il codice sull'impuganzione del provvedimento "abnorme", ovvero che

(secondo giuris.):

-> per la singolarità e stranezza del suo contenuto, risulta avulso dall'intero ordinamento

processuale;

-> oppure, pur essendo in astratto manifestazione di potere legittimo, si esplica fuori delle

ipotesi previste, al di là di ogni ragionevole limite.

In base al principio di tassatività, tali provedimenti non sarebbero impuhnabili, tuttavia la

giurisprudenza li ritiene ricorribili in cassazione: secondo le Sezioni Unite, il termine per

impugnare decorre da quando l'interessato abbia avuto effettiva conoscenza del

provvedimento (in difetto di prova contraria, tale momento è quello indicato dal ricorrente).

Impugnabilità oggettiva per quanto riguarda le sentenze, l'impugnazione può essere totale

(intera sentenza) o parziale e cioè avere ad oggetto uno o più capi della sentenza, Es.:

-> può essere impugnata per le sole disposizioni penali o solo quelle civili (o per entrambe);

-> per le disp.penali e quelle in materia di misure di sicurezza (se ci si vuole dolere solo di

queste ultime, l'impugnazione è proposta al tribunale di sorveglianza);

-> per le sole disposzioni inerenti la confisca:l'impugnazione è proposta con gli stessi mezzi

previsti per impugnare disp.penali.

Impugnazione per i soli interessi civili (art.573) trattandosi di sentenze che decidono sulla

domanda per restituzioni, ris.danno, o che condannano al pagamento delle spece processuali

relative l'azione civile:

L'impuganzione dei capi extrapenali non sospende l'esecuzione delel disposizioni penali del

provvedimento impugnato.

L'imougnazione per gli interessi civili è comunque proposta e tratta con le forme ordinarie

del processo penale.

Impugnazione delle ordinanze emesse nel dibattimento o negli atti preliminarial

dibattimento (art.586) Se non è diversamente stabilito dalla legge, le ordinanze emesse nel

corso del pre-dibattimento e nel dibattimento sono impugnabili (pena di inammissibilità)

solo con l'impugnazione contro la sentenza, tuttavia:

--a tal fine la sentenza può essere impugnata anche solo per connessione con l'ordinanza

(per quanto riguarda il concetto di connessione, secondo alcuni si configura solo quando

l'ordinanza impugnata abbia influito sul dispositivo della sentenza, per altri basta che

l'ordinanza sia stata pronunciata nel corso del procedimento concluso con la sentenza).

--Casi in cui è possibile impugnazione disgiunta e anticipata:

a) ordinanza che sospende il dibattimento ex art.479 (ricorribile in cassazione);

b) ordinanze in materia di libertà personale, contro cui è ammessa l'impugnazione

immediata, indipendentemeete dall'impugnazione contro la sentenza

--Secondo Sez.Un., non è motivo di inamissibilità dell'impugnazione contro ordinanza

dibattimentale il fatto che nell'atto unico di impugnazione contro la sentenza manchi

l'espressa dichiarazioni di impugnare anche l'ordinanza, sempre che nell'atto stesso venga

denunciata l'illegittimità dell'ord.inanza esponendo le relative ragioni [favor impugnationis].

Titolari del diritto di impugnazione

Anche sotto il profilio oggettivo vige il principio di tasstività (art.568, c.3): se la legge non

distingue tra le diverse parti, il diritto a impugnare spetta a ciascuna di esse.

1)impugnazione del PM

--(art.570) il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale e il Procuratore generale

presso la corte di appello possono impugnare ,indipendentemente dalle conclusioni

presentate a suo tempo del rappresentante del PM,(che quindi non vincolano il titolare

dell'ufficio, neanche se accolte nella decisione).

7.Procuratore generale presso la corte d'appello: può impugnare nonostante

l'impugnazione/acquiescenza del pm presso il giudice che ha emesso il provvedimento

impugnato. L'eventuale concorrenza di impugnazioni (proposte da procuratore della

repubblica presso il tribunale e dal procuratore geberale presso la corte

d'appello)presuppone una duplice autonoma titolarità e quindi di possibili diverse

richieste ad opera dei due organi del pm, entrambi legittimati ad impugnare (il legislatore

ha tuttavia previsto il meccanismo di rinuncia all'impugnazione)

8.Rappresentante del PM che ha presentato le conclusioni: può impugnare (anche se le

conclusioni sono state accolte, ma a seguito di valutazione diversa sulla videnda

processuale).

--Il Rappresentante del PM che ha presentato le conclusioni (in 1°grado), se ne fa richiesta

nell'appello, può partecipare al successivo grado di giudizio come sostituto del Procuratore

generale presso la corte d'appello, se questi lo ritiene opportuno [ma gli avvisi spettano in

ogni caso al Proc.generale]

--la parte civile, la persona offesa non costituta parte civile, gli enti ed associazioni

intervenuti (quindi i soggetti non legittimati a impugnare capi penali della sentenza)

possono sollecitare, con richiesta motiva, il PM a impugnare; il PM, se non concorda,

pronuncia decreto motivato da notificare al richiedente.

2)impugnazione dell'Imputato e del suo difensore

impugnazione dell'imputato

--(art.571)l'imputato può proporre impugnazione personalmente o per mezzo di un

procuratore speciale (nominato anche prima della emissione del provvedimento da

impugnare).

--Possono impugnare anche (ipotesi di rappresentanza legale):

-> il tutore (se l'imputato è soggetto a tutela);

-> il curatore speciale (se l'imputato incapace naturale è sprovvisto di tutela);

-> chi esercita la respensobilità genitoriale (se l'imputato è minorenne).

Impugnazione del difensore

--(art.571, c.3) Può proporre impugnazione il difensore dell'imputato al momento del

deposito del provvedimento ovvero il difensore nominato dall'imputato proprio per la

presentazione dell'impugnazione

--si prevede che se si tratta di un terzo difensore di fiducia dell'imputato nominato per la

proposizione dell'atto di impugnazione, la sua nomina determina, in assenza di

manifetsazioni specifiche di volontà dell'imputato, la revoca dei due precedenti difensori

eventualmente nominati nel caso egli abbia però effettivamente presentato l'atto di

impugnazione

--L'imputato, nei modi previsti nella rinuncia, può togliere effetto all'impugnazione del

difensore, ma nel caso di imputato soggetto a tutela o incapace di intendere o volere, occore

il consenso del tutore e curatore speciale.

L'impugnazione per gli Interessi civili

--L'impugnazione dell'imputato non concerne solo i capi penali della sentenza, ma anche gli

interessi civili. Egli infatti può impugnare:

***i capi della sentenza che riguardano la sua condanna alle restituzioni ed al risarcimento

del danno e quelli relativi alla rifusione delle spese processuali

***contro le disposizioni della sentenza di assoluzione relative alle domanda da lui proposte

per il risarcimento del danno e la rifusione delle spese processuali

--l'impugnazione per gli interessi civili avviene con il mezzo previsto per le disposizioni

penali della sentenza

--tuttavia occorre considerare alcune situazioni:

>>>l'impugnazione dell'imputato contro la pronuncia di condanna penale o di assoluzione

estende i suoi effetti alla pronuncia di condanna alle restituzioni, al risarcimento dei danni e

alla rifusione delle spese processuali, se questa pronuncia dipende dal capo o dal punto

impugnato

>>>il richamo all'impugnazione della sentenza di assoluzione è limitato al caso in cui

l'imputato fosse stato assolto per difetto di imputabilità (formula che non gli consente di

richiedere la condanna della parte civile alla rifusione delle sese processuali) o con formula

diversa da quella piena, che non gli consente di chiedere la condanna del querelante alla

rifusione delle spese e al risarcimento del danno

>>>Quando nei confronti dell'imputato è stat pronunciata condanna, anche generica, alle

restituzioni o al risarcimento dei danni cagionati dal reato, a favore della parte civile, il

giudice d'appello e la corte di cassazione, nel dichiarare il reato estinto per amnistia o per

prescrizione, decidono sull'impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della

sentenza che concernono gli interessi civili

3)Impugnazione del responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la pena

pecuniaria

(art.575)

--Il Responsabile civile può proporre impugnazione con il mezzo che la legge attribuisce

all'imputato contro le disposizioni della sentenza riguardanti:

->la responsabilità dell'imputato

-> la condanna propria dell'imputato alle restituzioni, al risarcimento del danno ed alla

rifusione delle spese processuali.

--Il Resp.civile può inoltre impugnare la sentenza di assoluazione nella parte relativa alle

domande di rifusione spese e (ricorrendo colpa grave) e risarcimento del danno. Si tratta

della sentenza di assoluzione che ha deciso sulla domanda di rifusione delle spese

processuali sostenute per effetto dell'azione civile e, ricorrendo colpa grave, di risarcimento

dei danni, proposta avverso la parte civile; nonchè della sentenza di assoluzione che ha

deciso sulla do,manda di rifusione delle spese processuali sostenute dal responsabile civile

e, ricorrendo colpa grave, di risarcimento del danno, proposta avverso il querelante

--la persona civilemente obbligata per la pena pecuniaria ha diritto, nel caso sia stata

condannata, a proporre impugnazione, valendosi del mezzo che la legge attribuisce

all'imputato, contro le disposizioni della sentenza riguardanti la responsabilità di

quest'ultimo e contro quele relative alla condanna dell'imputato al pagamento della multa o

dell'ammenda.

4) Impugnazione della parte civile e del querelante

--(art.576) la Parte civile può impugnare:

1)la sentenza di condanna, nella sola parte relativa l'azione civile;

2)ai soli effetti della responabilità civile, la sentenza di proscioglimento pronunciata in

giudizio

3)la sentenza di condanna o di proscioglimento emessa nel giudizio abbreviato

--Il mezzo di impugnazione previsto era lo stesso del PM: Tuttavia il legislatore in seguito

alla preoccupazione che l'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento ad opera del pm,

ripercuotendosi sul potere di appello della parte civile, ne compromettesse la possibilità di

far valere la pretesa risarcitoria nel processo penale, ha svincolato l'impugnazione della

parte civile da tale parametro.

--Il silenzio circa quello che deve essere il mezzo di impugnazione ha dato luogo a

problematiche interpretative:

***l'interpretazione rigida del principio di tassatività prevederebbe come mezzo di

impugnazione della parte civile solo il ricorso per cassazione sia contro le sentenze di

condanna che contro quelle di proscioglimento. [si tratta di una interpretazione incoerente

con la ratio della riforma: ampliare possibilità di impugnazione per la parte civile

***le Sezioni Unite invece consentono anche l'appello, al pari di imputato e resp.civile.

---per quanto attiene la sentenza di condanna, la parte civile può impugnare i capi che in

vario senso riguardano l'azione civile: nel caso in cui il risarcimento le sia stato negato

oppure riconosciuto in misura inferiore a quella richiesta; nel caso in cui il giudice abbia

disposto la compensazione totale o parziale delle spese rispetto a imputato e responsabile

civile.

---per quanto attiene la sentenza di proscioglimento, si deve trattare di sentenza pronunciata

nel giudizio, oppure con il rito abbreviato cui la parte civile abbia consentito.

L'impugnazione è proposta ai soli effetti della responsabilità civile e secondo le sezioni

unite deriva che l'impugnazione della parte civile è ammessa anche se non contiene

l'indicazione che l'atto è proposto ai soli effetti cvili

--se, non avendo impugnato il pm, il proscioglimento dell'imputato è divenuto irrevocabile,

l'impugnazione della parte civile può essere finalizzata ad “eliminare l'effetto extrapenale

del giudicato” di assoluzione, cioè ad ottenere una forma di proscioglimento non preclusiva,

che le consente di esercitare senza vincoli l'azione in sede civile.

--la giurisprudenza comunque è orientata nel senso che la parte civile può impugnare anche

la sntenza di proscioglimento sfornita di efficacia preclusiva, in quanto l'art 576 comma 1

non distingue tra le forme proscioglitive e rappresenta una deroga all'art 538 comma 1, che

colega la decisione sul danno all'esistenza di una sentenza di condanna.

--è stato inoltre stabilito dalle sezioni unite che il giudice d'appello, nel dichiarare il reato

estinto per prescrizione, su impugnazione, anche ai soli effetti civili, della sentenza di

assoluzione ad opera della parte civile , può condannare l'imputato al risarcimento dei danni

a favore di quest'ultima

---si deve inoltre ritenere che la parte civile possa impugnare la sentenza di assoluzione

nella parte in cui la condanna alla rifusione delle spese processuali sostenute dall'imputato e

dal responsabile civile, e se vi stata colpa grave, anche al risarcimento dei danni

---la corte di cassazione stabilisce che la parte civile ha diritto di ricorrrere per cassazione

nei confronti della sentenza di secondo grado che l'ha condannata al pagamento delle spese

del procedimento anticipate dallo stato

---il querelante condannato al pagamento delle spese del procedimento, alla rifusione delle

spese ed al risarcimento del danno in favore dell'imputato e del responsabile civile, ha lo

stesso diritto di impugnazione riconosciuto alla parte civile. Perciò il querelante, non più

vincolato al mezzo di impugnazione previsto per il pm, può proporre impugnazione i soli

effetti della propria responsabilità per le spese e i danni contro la sentenza di assoluzione

perchè il fatto non susiste o perchè l'imputato non l'ha commesso, del cui deposito gli è

notificato avviso

se la parte civile costituita non impugna la sentenza di assoluzione

Alcune sezioni della corte di Cassazione stabiliscono che, per il principio di immanenza

della sua costituzione, la parte civile, una volta ammessa, abbia diritto di partecipare al

giudizio di impugnazine e di vedersi riconosciuto il diritto al risarcimento del danno,

sebbene non abbia impugnato la sentenza di proscioglimento di primo grado, appellata solo

dal pm. Una pronuncia delle sezioni unite ha aderito a tale orientamento stabilendo che il

giudice d'appello deve provvedere anche sulla domanda della parte civile che non abbia

proposto impugnazione

)Impugnazione della persona offesa, per i reati di ingiuria e diffamazione (abrogato)

(art.577) era eccezionalmente consentito alla parte civile che fosse pure persona offessa del

reato, di impugnare anche agli effetti penali contro le sentenze di condanna e

proscioglimento per i reati di ingiuria e diffamazione [speciale tutela dell'onore, della

dignità e del valore della persona].

Si tratta però ormai di fattispecie abolita; peraltro il reato di ingiuira (art 594 cp) è stato

soppresso nel 2016, costituendo ora illecito civile (se il fatto è doloso, oltre ad essere

obbligato al risarcimento del danno, soggiace anche alla sanzione pecuniaria civile, da 100 a

8000 euro, chi offende l'onore o il decoro di una persona presente, ovvero mediante

comunicazione telegrafica, telefonica, informatica, telematica, o con scritti o disegni, diretti

alla persona offesa. Su tale sanzione il giudice civile decide al termine del giudizio, qualora

accolga la domanda di risarcimento proposta dalla persona offesa, e il provento è devoluto a

favore della cassa delle ammende) (dlgs 7/2016)

Oggi la persona offesa può impugnare:

a) con ricorso per cassazione nei casi di nullità previsti all'art 419 comma 7

b) con ricorso per cassazione ex art.606, se costituita parte civile.

L'Interesse a impugnare

il soggetto lettimato a impugnare deve avervi interesse (art.568,c.4). Cioè l'impugnazione

deve essere volta ad eliminare un provvedimento pregiudizievole ed a sostituirlo con un

altro da cui consegua un risultato vantaggioso

L'interesse deve essere (Sez.Un.):

a) concreto: dall'impugnazione deve cioè derivare un risultato pratico favorevole per la

tutela di posizioni soggettive [non si tratta cioè di un mero interesse alla correttezza

astratta della decisione].

b) attuale, cioè persistente fino al momento della decisione sull'impugnazione.

Alcune osservazioni in base ai soggetti titolati:

1)PM: vigila sull'osservanza delle leggi, perciò in taluni casi potrà pure impugnare a

protezione dell'imputato(esempio, se il pm impugna per non far ricadere sull'imputato effetti

dannosi ascrivibili ad errori del giudice)

Inoltre si specifica che l'interesse ad impugnare del pm non è legato alla soccombenza

civilistica (calcolata in base al rapporto tra contenuto delle richieste e decisione)

2)Imputato. Ha vari interessi ad impugnare:

--ha interesse sul piano extrapenale a ricorrere per cassazione avverso le sentenze di

proscioglimento emesse nel giudizio abbreviato ed a impugnare le sentenze dibattimentali di

proscioglimento quando è stato assolto con una formula proscioglitiva che non ha efficacia

extrapenale, in modo da ottenere una formula di proscioglimento che rivesta tale efficacia

--Si configura inoltre l'interesse dell'imputato ad impugnare la sentenza assolutoria fondata

sull'art 530 comma 2(Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca,

insufficiente o contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha

commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato stato commesso da persona

imputabile) al fine di ottenere una decisione che, contenendo l'accertamento menzionato

all'art 652 (La sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunciata in seguito a

dibattimento ha efficacia di giudicato, quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o

che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto stato compiuto nell'adempimento di un

dovere o nell'esercizio di una facolt legittima, nel giudizio civile o amministrativo per le

restituzioni e il risarcimento del danno promosso dal danneggiato o nell'interesse dello

stesso, sempre che il danneggiato si sia costituito o sia stato posto in condizione di

costituirsi parte civile, salvo che il danneggiato dal reato abbia esercitato l'azione in sede

civile), produca effetti preclusivi sul piano extrapenale

--assoluzione per abolitio criminis: può ricorrere in cassazione contro sentenza di

assoluzione perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato, nella statuizione che

dispone la tramissione degli atti all'autorità amminsitrativa per applicare la sanzione amm.

all'illecito depenalizzato

--Nel caso di proscioglimento per particolare tenuità del fatto (che produce alcuni effetti

sfavorevoli), l'imputato ha interesse ad impugnare per ottenre una formula più favorevole.

--Inoltre, interesse dell'imputato ad impugnare se il giudice d'appello omette di pronunciarsi

sulla richiesta di applicazione della disciplina della continuazione (pena inferiore),

formulata con apposito motivo [giudice d'appello ha l'obbligo di pronunciarsi; non importa

se c'è rimedio in sede esecutiva]

--se è stato condannato, ha interesse ad impugnare quando dall'accoglimento

dell'impugnazione può derivare, ad esempio, l'esclusione o l'attenuazione della sua

responsabilità, una diminuzione di pena o la concessione di qualche beneficio, come la

sospensione condizionale della pena o la non menzione della condanna nel casellario

giudiziale

3)Il Responsabile civile: non ha interesse a impugnare circa titolo del reato e ammontare

della pena (poichè sono aspetti che non incidono sul diritto al risarcimento), mentre ha

interesse a impugnare per negare la responsabilità dell'imputato.

4)Il Civilmente obbligato per la pena pecunaria: ha interesse a impugnare per ottenere una

riduzione della pena pecuniaria inflitta all'imputato (visto che la deve pagare in caso di

insolvibilità imputato).

5)La Parte civile:

--può impugnare se il risarcimento del danno le è stato negato o riconosciuto in misura

inferiore, non invece se la sua richiesta è stata completamente accolta (al fine di ottenere un

risarcimento maggiore)

--nell'ipotesi in cui, non avendo impugnato il pm, il proscioglimento dell'imputato è

divenuto irrevcabile, la parte civile, ai soli effetti della responsabilità civile, ha interesse ad

impugnare la sentenza di assoluzione che abbia effetti preclusivi in sede extrapenale

--è stato chiarito dalle sezioni unite, che la parte civile non ha interesse ad impugnare la

sentenza di proscioglimento per improcedibilità dell'azione penale dovuta a difetto di

querela( trattandosi di una pronuncia meramente processuale che non ha effetti preclusivi in

sede civile)

La Forma dell'impugnazione

(art.581) l'impugnazione è proposta con atto scritto ove sono indicati (pena

INAMMISSIBILITA'):

a) il provvedimento impugnato, sua data, il giudice che lo ha emesso

a) i capi o i punti della decisione ai quali si riferisce l'impugnazione : i capi costituiscono

decisioni autonome entro la sentenza (es. Vi sono tanti capi quante sono le diverse

imputazioni contestate all'imputato); i punti sono invece inerenti la singola decisione,

cioè al singolo capo, e costituicono altrettanti temi affrontati nel suo ambito (es.titolo del

reato, elemento psicologico, circostanze, fatto, eventuali benefici)

b) le richieste;

c) i motivi, con l'indicazione specifica delle ragioni in fatto e diritto che sorreggono ogni

richiesta.

L'atto di impugnazione deve essere unitario

cioè deve contenere sempre i motivi, non essendo consentita una dichiarazione di

impugnazione separata dai motivi; ciò non esclude però la possibile presentazione di

“motivi nuovi”

la giurisprudenza ammette tuttavia che la dichiarazione di impugnazione e i motivi che la

sorreggono siano contenuti anche in due atti diversi, purché entrambi depositati nei termini

(senza necessità di unificazione formale dei due atti).

L'impugnazione redatta in lingua straniera

Secondo le Sezioni Unite, è inammissibile l'impugnazione redatta in lingua straniera

interamente o in uno degli elementi costitutivi, proposta da soggetto legittimato che non

conosca la lingua italiana, poichè chi non conosce l'italiano può infatti avvalsersi

dell'assistenza di un interprete di sua fiducia, anche a spese dello Stato in caso di indigenza.

Tuttavia tale previsione potrebbe essere superata dal nuovo testo dell'art 143 il cui comma 1

prevede per l'imputato che non conosce la lingua italiana, anche il diritto all'assistenza di un

interprete per le comunicazioni con il difensore “al fine di presentare una richiesta o una

memoria nel corso del procedimento” (si ritiene di dover estendere il termine “richiesta”

anche all'atto di impugnazione)

Il Nomen dell'impugnazione

è irrilevante il nomen che il proponente dà all'impugnazione: infatti l'impugnazione è

ammissibile indipendentemenete dalla qualificazione ad essa data dalla persona che l'ha

proposta (art 568 comma 5 primo periodo)

se l'impugnazione è proposta ad un giudice incompetente, questi trasmette gli atti al giudice

competente (art 568 comma 5 secondo periodo). Tale regola comprende incompetenza per

territorio,funzione

Occorre precisare che la giurisprudenza aveva distinto in realtà fra:

a) errore nell'enunciazione formale del mezzo (da valutare rispetto al contenuto sostanziale

dell'atto);

b) erronea utilizzazione di un mezzo di impugnazione non consentito (idem): solo in tal

caso, inamissibilità

Successivamente la giurisprudenza ha invece superato questa impostazione, escludendo

sempre inammissibilità. Quindi si deve aver riguardo solo alla volontà del soggetto di

sottoporre a sindacato la decisione impugnata ritenuta ingiusta, senza attribuire rilievo

alcuno all'errorre che potrebbe verificarsi nel momento della manifestazione di volontà o

anche alla scelta di proporre un mezzo di impugnazione diverso da quello prescritto. Ne

deriva che il giudice adito deve limitarsi a prendere atto della volontà di imougnare e

trasmettere gli atti (non necessariamente cin provvedimento giurisdizionale ma anche con

atto ammininistrativo) al giudice competente, al quale spetta il potere di procedere all'esatta

qualificazione del mezzo di impugnazione e di accertare l'esistenza dei suoi requisiti di

validità

Quindi le sezioni unite hanno poi precisato che l'unico limite esistente è rappresentato dalla

non imougnabilità del provvedimento (che esclude pertanto qualunque possibilità di

qualificare diversamente il mezzo di imougnazione proposto). Si deve però precisare che

qualora l'impugnante appelli contro una decisione solo ricorribile, visti i requisiti per il

ricorso per cassazione, solo la loro presenza consente di di qualificare l'appello

erroneamente proposto come ricorso

---> Caso particolare (art.621): se è impugnata sentenza che ha deciso in 2°grado su materia

inappellabile (giudice d'appello avrebbe dovuto rettificare l'appello in ricorso e

trasmettere gli atti a Cass.), Cass. annulla senza rinvio la sentenza e si pronuncia su

quell'appello qualificandolo come ricorso.

Modalità di presentazione dell'impugnazione

(art.582) Salvo diversa disposizione di egge, l'atto di impugnazione è presentato

personalmente o a mezzo di incaricato nella cancelleria del giudice che ha emesso il

provvedimento impugnato. Il pubblico ufficiale addetto vi appone l'indicazione del giorno in

cui riceve l'atto e della persona che lo presenta, lo sottoscrive, lo unisce agli atti del

procedimento e rilascia (se richiesto) attestazione della ricezione [secondo le Sez.Un.: in

caso di presentazione tramite incaricato, non occore l'autentica della sottoscrizione di parte].

Sono inoltre consentite le seguenti modalità:

1)le parti private e i difensori (quindi no il pm)

l'impugnazione può essere presentata anche:

***nella cancelleria del Tribunale o del giudice di pace del luogo in cui si trovano, se tal

luogo è diverso da quello in cui fu emesso il provvedimento impugnato

***davanti ad un agente consolare all'estero.

In tali casi l'atto è quindi subito trasmesso alla cancelleria del giudice che emise il

provvedimento impugnato

***Con Telegramma o con atto da trasmettere a mezzo di raccomandata alla cancelleria del

giudice che ha emesso il provvedimento impugnato:il pubblico ufficiale addetto allega agli

atti la busta contenente l'atto di impugnazione ed appone su di esso l'indicazione del giorno

della ricezione e la ropria sottoscrizione. L'impugnazione si considera proposta nella data di

spedizione del telegramma/raccomandata. Trattandosi di parti private, la sottoscrizione

dev'essere autenticata da notaio, dal difensore o da altra persona autorizzata.

l'indicazione dei mezzi di trasmissione è tassativa: ne deriva che è escluso telefax!

La cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato, senza ritardo,

comunica l'atto al PM presso lo stesso giudice e lo notifica alla parti private.

Per facilitare il compito della cancelleria, le parti devono depositare le copie dell'atto di

impugnazione occorrenti per la notficazione (altrimenti provvede la cancelleria a spese di

chi ha presentato l'impugnazione).

Se non è stata proposta impugnazione da parte del Procuratore generale, l'appello

dell'imputato gli è comunicato ai fini dell'eventuale appello incidentale.

L'omissione di tali comunicazioni non è causa di inammissibilità: comporta invece la

regressione del procedimento, con restituzione degli atti alla cancelleria per gli adempimenti

dovuti ed impedisce inoltre che cominci a decorrere il termine per appello incidentale e

ricorso per saltum.

2)Imputato detenuto o internato (art.123) Modalità particolari nel caso di:

9.Imputato detenuto o internato: presenta impugnazioni, dichiarazioni e richieste con

atto ricevuto dal direttore e immediatamente comunicato all'autorità competente.

10.Imputato in stato di arresto, detenzione domiciliare, o custodito in un luogo di cura:

presenta impugnazioni, dichiarazioni e richieste con atto ricevuto da un ufficiale di

pol.giud., il quale ne cura l'immediata trasmissione all'autorità competente.

Tali atti hanno la stessa efficacia che se presentati direttamnte all'autorità giudiziaria.

Termini per impugnare

(art.585) Il termine per proporre impugnazione (pena decadenza), per ciascuna delle parti, è

così graduato:

1)Di 15 gg., per i provvediment emessi in seguito a procedimento in camera di consiglio e

nel caso di motviazione redatta subito dopo la stesura del dispositio;

2)Di 30 gg., in caso di motivazione redatta non oltre il 15esimo giorno da quello della

pronuncia;

3)Di 45 gg., in caso di motivazione redatta in un termine superiore ai 15 gg., da indicare nel

dispositvio, non eccedente comunque il 90esimo giorno da quello della pronuncia.

Secondo le Sezioni unite, ove il giudice ritardi il deposito della motiazione della sentenza,

senza aver preventiamente indicato un termine nel dispositio, il termine per proporre

� �

impugnazione non di 45 gg. ma di 30, con decorrenza dal giorno in cui stata eseguita la

誕vviso

notiiazione o la comunicazione dell di deposito.

Tali termini decorrono:

1)Dalla notificazione o comunicazione dell'avviso di deposito del provvedimento emesso in

camera di consiglio.

Per quanto riguarda la sentenza di non luogo a procedere, è anche prevista una redazione

immediata dei motivi, nel qual caso si ricade nella regola successiva (sub b); qualora tale

sentenza sia motivata entro il 30esimo giorno dalla pronuncia, secondo le Sezioni unite alle

parti presenti non deve essere dato avviso del deposito ed il termine per impugnare decorre

dalla scadenza di tale termine, sempre che entro il medesimo sia depositata la motivazione;

2)Dalla lettura del provvedimento in udienza, quando è redatta anche la motivazione, per

tutte le parti che sono state o devono considerarsi presenti in giudizio, anche se non presenti

alla lettura;

3)Dalla scadenza del termine stabilito dalla legge o determinato dal giudice per il deposito

della sentenza ovvero, in caso di sentenza non depositata entro il 30esimo giorno o entro il

diverso termine indicato dal giudice, dal giorno in cui è stata eseguita la notificazione o la

comunicazione dell'avviso di deposito;

Casi particolari le seguenti ipotesi:

-> Sentenza di non luogo a procedere: secondo le Sezioni Unite, il termine è sempre di

15gg, sia quando è subito motivata (termine decorre dalla lettura in udienza) sia quando è

depositata entro 30gg (termine decorre da tale scadenza: per le altre sentenze è invece

30gg!).

-> Procuratore generale presso la corte d'appello: suddetti termini per lui decorrono da

quando riceve notificazione o comunicazione dell'avviso di deposito con l'estratto del

provvedimento, rispetto ai provvedimenti emessi in udienza da qualsiasi giudice della sua

circoscrizione diverso dalla corte di appello (tale previsione è stata modificata nel 2014

con l'eliminazione del riferimento della notificazione all'imputato contumace

-> Imputato e difensore: se per i due opera un termine diverso per impugnare (es.avviso

deposito notificato in giorni diversi) vale per entrambi il termine che scade per ultimo.

->secondo le sezioni unite se il termine "stabilito dalla legge o determinato dal giudice"

viene a cadre in un giorno festivo, esso è prorogato di diritto al giorno successivo non

festivo

presenza di una dicrasia normativa

la modifica dell'art 544 comma 2 (riduzione da 30 a 15 gg del termine per redigere la

motivazione non contestuale) non accompagnata da modifica dell'art 548 comma 2 (che

continua a collegare al mancato deposito della sentenza entro il 30 esimo giorno la

comunicazione al pm e la notificazione alle parti private dell'avviso di deposito della

sentenza stessa , ai fini del decorso dei termini per impugnare) da luogo a dicrasia

normativa con il problema della necessità o no dell'avviso di deposito alle parti in caso di

sentenza depositata oltre il 15 esimo giorno ma non oltre il 30 esimo giorno dalla

pronuncia, allorchè il giudice non abbia fissato un termine maggiore di 15 gg per il deposito

della motivazione.

Le sezioni unite, muovendo dalla premessa che il sistema delle impugnazioni collega il

decorso automatico dei termini per proporle, alternativamente, alla data prevista dalla legge

o fissata, con la conseguenza che il mancato rispetto di una di tali date impone la notifica e

la comunicazione dell'avviso di deposito, hanno concluso che quando il giudice, pur non

avendo fissato un termine maggiore di quello di 15 gg a lui normativamente assegnato,

depositi la sentenza oltre termine, ma entro il 30 esimo giorno, la cancelleria deve

obbligatoriamente far luogo a comunicazione o notificazione dell'avviso di deposito

la restituzione in termini nell'impugnazione

l'imputato condannato con decreto penale, che non ha avuto tempestivamente effettiva

conoscenza del provvedimento, è restituito, a sua richiesta, nel termine per proporre

opposizione, salvo che vi abbia volontariamente rinunciato

La presentazione di Motivi nuovi

Fino a 15gg prima dell'udienza possono essere presentati nella cancelleria del giudice della

impugnazione motivi nuovi (nel numero di copie necessarie per tutte le parti). Oggetto dei

nuovi motivi?

1) tesi estensiva: nuovi motivi possono riguardare anche capi e punti non impugnati nell'atto

originario (i motivi sono "nuovi", non "aggiunti");

2) tesi intermedia: ammette motivi nuovi solo se collegati ad un capo già impugnato,

concernenti però non solo punti già oggetto di impugnativa, ma altresì punti diversi

3) tesi restrittiva: possono riguardare solo i capi e punti già impugnati nell'originario atto di

impugnazione (tesi accolta dalle Sez.Unite e sostenuta dalla prevalente giurisprudenza)

N.b:

---se l'atto di impugnazione è inamissibile, tale inamissibilità si estende anche ai motivi

nuovi (che non rimediano quindi i vizi originari).

---il termine per presentare i nuovi motivi è stabilito pena di decadenza

Pluralità di mezzi di impugnazione contro la medesima sentenza e Conversione del

ricorso in appello

L'art.580 prevede l'potesi del concorso di mezzi di impugnazione ordinari contro la

medesima sentenza fissando la regola della conversione del ricorso in appello.

Ciò vale oggi (a causa della riscrittura dovuta dalla legge 46/2006)) solo nel caso di

connessione ex art.12 e quindi riguarda:

1)la situazione di un processo cumulativo concernente più imputati o più imputazioni verso

un solo imputato: qui la sentenza potrebbe essere divisibile in vari capi, ciascuno

impugnabile con il mezzo consentito dalla legge , potendo quindi un capo essere appelabile

ed un altro solo ricorribile

2)laregola si applica inoltre nel caso di concorso fra appello e ricorso per saltum (proposti

da soggetti diversi. Poichè il ricorso immediato è strumento per accelerare l'iter del

processo, e pervenire alla decisione definitiva in iure, tale ricorso non è proponibile nei casi

di mancata assunzione di una prova decisiva, quando lal parte ne ha fatto richiesta anche nel

corso dell'istruzione dibattimentale limitatamente ai casi previsti, ovvero nel caso di

mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta

dal testo del provedimento impugnato oppure da altri atti del processo specificamente

indicati nei motivi di gravame (pertanto quando il ricorso per saltum è proposto per uno di

tali motivi è convertito in appello). Tuttavia potrebbe accadere l'inverso, infatti, avendo

alcune parti appellato ed altre ricorso per saltum, entro 15 gg dalla notificazione del ricorso

le parti che hanno proposto appello possono dichiarare tutte di rinunciarvi per proporre

ricorso per cassazione in via diretta (allora è l'appello a convertirsi in ricorso e, se i motivi

non sono conformi al modello stabilito, le parti devono presentare nuovi motivi entro 15 gg

dalla dichiarazione suddetta)

L'art 580 invece non si applica più nei seguenti casi:

-> nei processi cumulativi per reati collegati ex art.371 (benché sussista la medesima ratio

ex art.580);

-> se vi è un solo imputato (condannato) e una sola imputazione, quando una parte può

appellare mentre l'altra solo ricorrere (es nel giudizio abbreviato la sentenza di condanna

è appellabile dall'imputato e non dal pm)

Inammissibilità dell'impugnazione

La verifica sulla ammissibilità dell'impugnazione spetta al giudice cui sono trasmessi senza

ritardo il provvedimento impugnato, l'atto di impugnazione e gli atti del procedimento

Ai sensi dell'art 591 l'impugnazione è inammissibile quando:

-> il proponente non è soggetto legittimato o è senza interesse;

-> il provvedimento non impugnabile;

-> violazione norme su forma, presentazione, termini dell'impugnazione

-> quando vi è rinuncia.

+ specifiche cause per ricorso: manifesta infondatezza dei motivi, motivi non consentiti o

non dedotti in appello.

L'inamissibilità è dichiarata:

1) preliminarmente, con ordinanza in camera di consiglio (ma senza garanzie ex art.127);

l'ordinanza è notificata all'impugnante ed è ricorribile in cassazione (salvo che non sia stata

emessa dalla corte stessa) e se proposta dall'imputato personalmente va notificata anche al

suo difensore

2) altrimenti, in ogni stato e grado del procedimento [salvo nel giudizio di rinvio, ove non

possono rilevarsi inamissibilità verificatisi in precedenti giudizi o nelle indagini

preliminari ]

Quando il giudice dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione dispone l'esecuzione del

provvedimento impugnato

Rapporto tra cause di inammissibilità e di non punibilità

se accanto ad una causa di inamissibilità sussiste una causa di non punibilità. ex art.129,

poichè pure per quest'ultima causa è prevista la declaratoria, anche d'ufficio, in ogni stato e

grado del processo, il giudice dell'impugnazione deve decidere a quale dare prevalenza

Vari interventi delle sezioni unite per evitare l'utilizzo dilatorio delle impugnazioni

Tali interventi hanno progressivamente ridotto l'operatività delle cause di estinzione del

reato in presenza di un ricorso inammissibile

Le sezioni unite hanno inizialmente confermato la distinzione tra:

1)cause di inamissibilità originarie (quelle indicate dall'art 591 lett “a,b,c”): renderebbero

l'atto di impugnazione inidoneo ad introdurre il nuovo grado di giudizio, impedendo di

rilevare e dichiarare eventuali cause di non punibilità

2)cause d'inammissibilità sopravvenute (rinuncia, manifesta infondetta dei motivi di

ricorso,enunciazione motivi non consentiti o non dedotti in appello): non ostacolerebbero

l'applicabilità dell'art 129, avendo l'atto di impugnazione, ammissibile ad origine per la

presenza dei prescritti requisiti, introdotto il grado di giudizio

Successivamente le sezioni unite hanno riaffrontato il tema e stabilito che la distinzione tra

tali tipi di cause, se poteva essere giustificata in assato per l'articolarso dell'impugnazione ne

due momenti della dichiarazione e dei motivi, non lo è più nel codice vigente, che ha

ricondotto ad unità l'atto di impugnazione, con presentazione contestuale della dichiarazione

e dei motivi. Pertanto tutte le cause di inammissibilità dell'impugnazione (salvo la rinuncia,

poichè intervenuta in rapporto ad impugnazione non inammissibile) dovrebbero essere

considerate come originarie e quindi tale da impedire la declaratoria delle cause di non

punibilità

Per le sezioni unite è inamissibile il ricorso in cassazione per far valere prescrizione del

reato maturata nel periodo di tempo intercorrente tra la pronuncia della sentenza di appello e

la decorrenza del termine per proporre ricorso (poichè quest'ultimo, non contenendo

censure avverso la decisione, ma chiedendo solo l'applicazione della causa estintiva

sopravvenuta, si atteggia come proposto per un motivo non consentito e va considerato

come “soltanto apparente” inidoneo quindi ad introdurre valido procedimento di

impugnazione )

Ancora, si ritiene che l'inammissibilità del ricorso per cassazione preclude la possibilità di

far valere o rilevare d'ufficio, nel giudizio di legittimità, l'estinzione del reato per

prescrizione maturata in data anteriore alla pronucia della sentenza d'appello ma non dedotta

dalla parte ne rileata dal giudice. Mentre è ammissibile il ricorso per cassazione col quale si

deduce, anche con unico motivo, l'intervenuta estinzione del reato per prescrizione maturata

prima della sentenza impugnata ed erroneamente non dichiarata dal giudice di merito

il momento da cui operano le cause di inammissibilità dell'impugnazione

fin dal momento nel quale l'atto di impugnazione invalido è stato proposto (tranne la

rinuncia)

La Rinuncia

(art.589) Atto negoziale con cui a parte che ha proposto impugnazione dichara di non

volersene più avvalere.

La rinuncia presuppone che l'impugazione sia stata proposta e sia ammissible (altrimenti il

giudice dichiarerà inamissibilità non per rinuncia, ma per una delle cause originarie).

La presentazione della rinuncia

a)ad uno degli organi competenti a ricevere l'impugnazione nelle forme e nei modi previsti

per presentare l'impugnazione (pre-udienza);

b) oppure, in dibattimento prima dell'inizio della discussione, con dichiarazione orale

verbalizzata.

Il termine finale per la presentazione della rinuncia

valevole pure per le parti private, è l'inizio della discussione. Tuttavia nè tale termine e nè le

modalità sono stabiliti a pena di nullità (quanto alle modalità, la giurisprudenza ritiene

sufficiente ai fini della rinuncia, la sicura provenienza del soggetto legittimato ed una

volontà espressa chiaramente)

La revoca della rinuncia

Situazione non prevista dal codice, tuttavia la giurisprudenza lo consente, se non è ancora

scaduto il termine per impugnare.

I soggetti che possono effettuare la rinuncia

1)ilPM: effettua la rinuncia presso (riparto delle competenza):

a) il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato, fino all'apertura del dibattimento;

b) giudice ad quem (quello dell'impuganzione), prima dell'inizio della discussione (anche se

a proporre rinuncia è stato un diverso PM).

nel caso di impugnazione trattata e decisa in camera di consiglio la dichiarazione di rinuncia

può essere ffettuata prima dell'udienza, dal pm che ha proposto l'impugnazione e,

successivamente, dal pm presso il giudice dell'impugnazione, anche se a proporla è stato

altro pm

2)le Parti private: rinunciano personalmente o per mezzo di procuratore speciale: è stato

specificato che il difensore di fiducio o d'ufficio dell'imputato sprovvisto di procura speciale

non può effettuare una valida rinuncia totale o parziale(anche se l'impugnazione l'ha

proposta lui), salvo che l'imputato sia presente alla dichiarazione di rinuncia fatta in udienza

e non vi si opponga.

Estensione dell'impugnazione

L'art.587 tratta i casi in cui impugnazione proposta da una parte privata (imputato,

resp.civile, civil.obbl.) giova anche ad un'altra parte.

L'estensione dell'impugnazione riguarda solo “processi plurisoggettivi” cioè o nel caso di vi

sono piu' imputati o nel senso che, accanto all'imputato sono presenti il responsabile civile

ed il civilmente obbligato per la pena pecuniaria

cosa comporta l'estensione dell' impugnazione

1)il non impugnante può partecipare al relativo giudizio senza avere impugnato;

2) anche se non partecipa, si giova della decisione favorevole (c.d. estenzione della

sentenza); controversa è invece la possibiltà per il non-impugnate di presentare "motivi

nuovi" propri (c.d. estensione della dichiarazione).

I casi di estensione dell'impugnazione

1)CONCORSO di piu' persone in uno stesso reato: l'impugnazione proposta da un imputato

giova anche agli altri, purché non fondata su motivi esclusivamente personali [sono motivi

escl.personali ad esempio quelli basati sulla mancanza di dolo o di colpa, sulla manca di

imputabililà; non lo sono: es. insussistenza del fatto].

Non-impugnante che partecipa:

a) se vi è appello incidentale del PM, può subire la reformatio in peius [meglio non

partecipare!]

b) può presentare motivi nuovi? secondo dottrina sì (entro 15gg prima udienza); secondo la

giursiprudenza no (l'estensione non può risolversi in una specie di restituzione in termini.

---> può tutt'al più ricorrere contro sentenza d'appello che accoglie i motivi del coimputato

che siano a lui estensibili senza che sia stata dichiarata l'estensione della sentenza nei suoi

confronti

Tuttavia la dottrina ritiene che anche se i motivi sono esclusivamente personali, il non-

impugnante si giova comunque di un proscioglimento ex art.129 basato su presupposti

comuni (es.estinzione del reato), o di una declaratoria di nullità totale della decisione

(es.irregolare costituzione del collegio giudicante).

2)RIUNIONE di procedimenti per reati diversi (non collegati): l'impugnazione proposta da

un imputato giova a tutti gli altri imputati solo se:

a) i motivi riguardano violazioni della legge processuale (cioè l'unico elemento unificante di

tali reati);

b) e non sono esclusivamente personali .

Es. irregolare costIituzione del collegio giudicante; svolgimento a porte chiuse del

dibattimento fuori dei casi consentiti (è invece motivo personale la violazione del diritto di

difesa del singolo imputato impugnante).

Altri soggetti a cui giova l'impugnazione

---l'art 587 comma 3 prevede che l'impugnazione proposta dall'imputato giova anche al

responsabile civile ed alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria (parte della

dottrina ritiene che ciò operi sia nel caso in cui l'imputato miri al proscioglimento e sia nel

caso in cui, indipendentemente dai motivi addotti dall'imputato, i soggetti in discorso se ne

avvalgano per presentare motivi nuovi propri

---l'art 587 comma 4 prevede infine l'ipotesi in cui impugnino il responsabile civile o il

civilemente obbligato per lal pena pecuniaria: tale impugnazine giova all'imputato anche

agli effetti penali, purchè non sia fondata su motivi esclusivamente personali

---l'art 72 dlgs 231/2001 prevede che e impugnazioni proposte dall'imputato del reato da cui

dipende l'illecito amministrativo e dall'ente, giovano, rispettivamente, all'ente e

all'imputato, purchè nn fndate su motivi esclusivamente personali

La Sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato

In base all'art 588 comma 1 l'esecuzione del provvedimento impugnato resta sospesa dal

momento della pronuncia, durante i termini per impugnare e fino all'esito del giudizio di

impugnazione. A tale regola tuttavia fanno eccezione numerse ipotesi, in virtu' delle quali i

provvedimenti sono immediatamente esecutivi; tra esse:

->ricorso per cassazione avverso l'ordinanza con cui il giudice provvede nel procedimento

in camera di consiglio (a meno che i giudice che 'ha emessa disponga diversamente)

-> appello contro ordinanze in materia di sequestro preventivo e contro il decreto di revoca

del sequestro emesso dal pm

-> ricorso per cassazione contro ordinanza che ha disposto la sospensione dibattimento per

attendere la decisione di una controversia civile o amministrativa(art. 479).

->il ricorso per cassazione contro l'ordinanza che decide sull'istanza di messa alla prova

->l'impugnazine per i soli interessi civili nn sospende l'esecuzione dele disposizioni penali

del prvvedimento impugnato

->il ricorso straordinario per la correzione dell'errore materiale o di fatto contenuto nei

provvedimenti pronunciati dalla corte di cassazione (a men che in casi di eccezionale gravità

vi provveda la corte stessa)

->il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che ha deciso il procedimento di esecuzione

(a meno che il giudice disponga diversamente

Caso particolare è quello relativo ai provvedimenti in materia di libertà personale

In base all'art 588 comma 2,Le impugnazioni contro i provvedimenti in materia di libertà

personale non hanno mai effetto sospensivo: es. impugnazione del PM non sospende

esecuzione della sentenza di proscioglimento o condanna a pena condizionalemte sospesa

(provvedimenti che comportano immediata scarcerazione del detenuto).

Situazioni in cui si ha l'intersecarsi della Sospensione dell'esecuzione del provvedimento

impugnato e dei casi di estensione dell'impugnazine

L'estensione può finire per sospendere l'esecuzione della sentenza anche a favore del non

impugnante verso il quale è ormai irrevocabile (non avendo lui impugnato)? secondo

Sezioni Unite no: la sentenza continua a eseguirsi verso non impugnante finché

eventualmente l'accoglimento dell'impugnazione non revoca il giudicato anche nei suoi

confronti.

La Condanna alla spese

L'art.592 comma 1 prevede che in cas di rigetta o dichiarazione di inammissibiità

dell'impugnazione, la parte privata privata che l'ha proposta è condannata alle spese de

procedimento.

Le sezioni unite hanno deciso che l'obbligo del giudice di condannare la parte civile alle

spese del procedimento, ne caso di rigetto dell'impugnazione da essa proposta contro la

sentenza di assoluzione dell'imputato, sussiste anche quando analoga impugnazione sia stata

proposta dal pm

Inoltre:

11.Imputato: se riporta condanna penale nel giudizio di impugnazione è condannata pure

alle spese dei giudizi precedenti, anche se in essi era stato prosciolto.

12.Coimputati che partecipano avvalendosi dell'effetto estensivo: sono condannati alle

spese in solido con l'imputato impugnante.

13.Parte civile: in caso di rigetto dell'impugnazione contro assoluzione, è condannata

alle spese anche se analoga impugnazione l'ha proposta il PM.

14.Se l'impugnazione è stata proposta per i soli interessi civili, la parte privata

soccombente è cndannata alle spese

Appello (premessa)

mezzo di impugnazione ordinario mediante il quale le parti che vi abbiano interesse e

ritengono viziata, per motivi di fatto di diritto la decisione del giudice di primo grado,

chiedono, con riferimento ad un o piu' capi e punti del provvedimento, una decisione de

giudice di secondo grado (giudice d'appello)

Come già anticipato, ha una struttura ibrida perchè, pur riconnettendosi al modello del

gravame, si caratterizza in senso parzialmente devolutivo ed attribuisce, infatti, alla

cognizione del giudice di secondo grado solo i punti della decisione ai quali si riferiscono i

motivi proposti

Quindi l'appello ha finito per conglobare sia la funzione di gravame (il giudice d'appello,

nei limiti segnati dai motivi proposti dalle parti, conferma o riforma la decisione impugnata,

salvi i casi in cui gli è riconosciuto il potere di decidere ex officio ultra petita) sia quella di

querela nullitatis (il giudice d'appello annulla la sentenza invalida e gli atti vengon restituiti

al giudice di origine)

Si tratta di un giudizio configurato dal legislatore più come strumento di controllo che come

nuovo giudizio, infatti:

-> le risultanze probatorie del 1°grado entrano a far parte del patrimonio di conoscenza del

giudice d'appello [mentre la rinnovazione del dibattimento è eccezionale];

-> la cognizione del giudice d'appello è limitata dai motivi proposti + divieto di reformatio

in peius (se ad appellare è il solo imputato).

Appellabilità oggettiva

L'appello non gode della tutela costituzinale diretta ex art.111 (a differenza del ricorso). Con

la rif.2006:

·Sentenze di proscioglimento: appellabili da imputato e PM solo in caso di

sopravvenienza/scoperta di prove nuove, le quali (pena inamissibiità): 1) siano decisive;

2) implicitamente, emergano nel breve termine per proporre appello [spazi angusti].

Sono inoltre sempre inappellabili:

-> sentenze prosglimento o non luogo a procedere, se relative a contravvenzioni punite

con la sola ammenda o pena alternativa.

-> sentenze di proglimentno nel giudizio abbreviato

+ dall'imputato, sentenza emessa perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il

fatto (manca interesse);

·Sentenze di condanna: appellabili, salvo quelle che hanno applicato la sola pena

dell'ammenda. Eccezioni:

-> sentenze di condanna in giudizio abbreviato: appellabili dal PM solo se modificano il

titolo di reato;

-> sentenze che accolgono patteggiamento: inappelabili, salvo dal PM in caso di

dissenso;

·Misure di sicurezza (disposte con sentenza di condanna o proscioglimento): occorre il

contestuale appello di un capo penale;

Le impugnazioni contro le sole disp.misure sicurezza sono invece proposte con appello a

Tribunale di sorveglianza

Interventi della Corte costituzionale:

a) PM: limiti all'appello delle sentenze di prosgl.imento incompatibili col principio di parità

delle parti (art.111,c.2 Cost.), a fronte dell'ampia possibilità per l'imputato di impugnare

la condanna. PM può perciò impugnare:

-> qualsiasi sentenza di prosglimento emessa in dibattimento (comprese contravvenzini

punite con ammenda o pena alternativa!): s.26/2007

-> anche le sentenze di proscigimento emesse nel giudizio abbreviato: s.320/2007

b) Imputato: riconosciuto il potere di impugnare le sentenze di proscioglimento in

diattimento purché vi abbia interesse. Tuttavia:

-> (s.85/2008) non può impugnare sentenze di prosciglimento relative alle

contravvenzioni punite con ammenda/pena alternativa, visto che simmetricamente non

può impugnare le condanne alla sola pena dell'ammenda (esclusione perciò razionale)

---> PM invece può impugnare tali sentenze (asimmetria che la Corte suggerisce al

legislatore di correggere, escludendo appello del PM);

-> (s.274/2009) può impugnare le sentenze di proscigimento emesse in giudizio

abbreviato solo in caso di non imputabilità dovuta a vizio totale di mente (visto che

tale sentenza presuppone la sua respnsabiità ---> interesse a ottenere assoluzione più

favorevole!).

La Corte ha invece ritenute legittima l'inappellabilità delle sentenze di non luogo a

procedere e di proscioglimento pronunciate dal giudice di pace.

Appellabilità soggettiva

In base all'art.593 comma 1 e 2 sono soggetti legittimati all'appello il PM e l'imputato.

Inoltre, in base alle regole generali sull'impugnazione il responsabile civile e civilmente

obbligato per la pena pecuniaria propongono impugnazione (nei casi consentiti) con il

mezzo che la legge attribuisce all'imputato

mentre dopo la modifica apportata dalla legge 46/2006, la parte civile e querelante

condannato alla spese/danni hanno diritto di impugnare svincolandosi dal mezzo previsto

per il pm

Giudice d'appello

Competenza così articolata:

a) sentenze del tribunale: appellate presso corte d'appello;

b) sentenze della corte d'assise: appellate presso corte d'assise d'appello;

c) sentenze del giudice in sede di giudizio abbreviato : corte d'appello (se si tratta di reati di

competenza del trib.) o cort d'assie d'appello (se si tratta di reati di competenza della corte

d'assise).

Forme e termini sono quelli previsti in via generale (salvo quanto previsto per l'appello

incidentale)

Appello incidentale

In base all'art.595 comma 1, la parte che non ha proposto impugnazione può proporre in

appello incidentale entro 15gg dalla comunicazione/notificazione dell'appello altrui (a cura

della cancelleria del giudice a quo, ex art.584).

L'appello incidentale perde efficacia in caso di inammissibilità/rinucia dell'appello

principale.

Diversi sono gli effetti in base a chi propone l'appello incidentale:

·PM: produce gli stessi effetti dell'appello principale, neutralizzando il divieto di

reformatio in peius (operante per l'appello del solo imputato); tali effetti peraltro non si

producono verso il coimputato non appellante che non partecipa al giudizio d'appello

(l'estensione delle sentenza è solo in bonam parem).

---> ratio: disincentivare l'appello principale dell'imputato per impedire il proliferare di

appelli a fini dilatori (Corte cost. non ha ravvisato profili di incost.).

·Imputato: l'appello incidentae,oltre a non produrre effetti di alcun tip nei cnfrnti del pm,

non gli fornisce particolari vantaggi (nn essendo esclusa, su appello principale del pm,

l'operatività dell'art 129 comma 1 o dell'art 597 comma 5)

Per quant attiene le modalità procedurali, l'art 595 comma 2 stabilisce che l'appello

incidentale è proposto, presentato e notificato in base alla normativa generale sulle

impugnazioni.

Due probematiche reative all'appelo incidentale sono:

A) Legittimazione a proporre appello incidentale: secondo le Sezini Unite nn può proporre

appello incidentale chi è privo del potere di proporre l'appello principale ---> il non

legittimato potrà invece ricorrere in cassazione determinando la conversione del ricorso

in appello ex art.580 (ma mantiene il contenuto del ricorso: ciè soli motivi di

legittimità!).

B) L' Oggetto dell'appello incidentale: secondo le Sez.Un., l'appello incidentale ha per

oggetto i soli punti della decisione investiti dall' appello principale nonchè i punti ad essi

legati da "connessione essenziale" (concetto previsto all'art.624 per il ricorso, che però

secondo Sez.Un. può essere richiamato in via generale). Cn tale previsione è stato così

risolto il precedente contrasto giurisprudenziale, che vedeva il conflitto di 3 tesi:

1) appello incidentale limitato ai soli punti dell'appello principale

2) appello incidentale limitato ai soli capi dell'appello principale (ma inerente anche punti

diversi);

3) appello incidentale senza limiti.

La congnizione del giudice d'appello (il principio del tantum devolutum quantum

appellatum)

vale il principio del tantum devolutum quantum appellatum (art.597, c.1): cognizione

limitata ai soli punti cui si riferiscono i motivi proposti

Precisazioni: oggetto del giudizio d'appello non sono i motivi, ma i punti (al contrario del

ricorso). I punti sono inerenti alla singola decisione (cioè al singolo capo della sentenza) e

costituiscono altrettanti temi da essa enucleabili. Il concetto di punto nn va confuso cn

quello di questione potendo ciascun punto comprendere astrattamente molteplici questioni

(anche non toccate dai motivi), tutte conoscibili dal giudice d'appello (---> modello del

gravame).

---> es. se il punto riguarda la qualif.giuridica del fatto, giudice non deve limitarsi a

verificare se il fatto corrisponda alla qualificazione operata nella sentenza impugnata o a

quella proposta dalla parte che appella; vaglia piuttosto tutte le qualif.astrattamente

ipotizzabili.

Si può inoltre applicare la regola della connessione essenziale ex art.624 (dettata per il

ricorso in cassazione): in base a tale regola, il giudice d'appello ha il potere – dovere di

decidere altresì in ordine a punti della sentenza che, pur nn impugnati, siano legati a quelli

impugnati da rapporto di pregiudizialità, interdipendenza o comunque connessione

essenziale con quelli devoluti. ---> es. giudice che riqualifica il reato come meno grave,

dovrà (per connessione) ridurre anche la pena, anche se l'appellante non gli ha devoluto il

relativo punto.

Eccezioni al principio del tantum devolutum quantum appellatum

alcune questioni sono devolute al giudice d'appello indipendentemente dai punti impugnati

perchè rilevabili d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento:

-> la dichiarazione del difetto di giurisdizone e dell' incompetenza per materia;

-> la declaratoria delle cause di non punibilità (art.129) e nullità assolute (e di quelle

intermedie, con relativi limiti);

-> la declaratoria di inutillizzabilità delle prove acquisite in violazione dei divieti legali;

-> violazione del ne bis in idem (con conseguente sentenza di proscioglimento).

-> la questione di legittimità costituzionale circa la norma da applicare.

Un'altra eccezione a tale principio è quella prevista dall'art 597 comma 5 in base al quale

con la sentenza possono inoltre essere applicate, anche d'ufficio la sospensione condizionale

della pena, la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, una o

più circstanze attenuanti. Può inoltre essere effettuato il giudizio di comparazione ex art 69

c.p. (in conseguenza applicazione delle nuove attenuanti, o nel caso di eslcusione di

aggravanti erroneamente applicate in 1°grado)

---> secondo certa dottrina, in analogia con quanto avviene per le circstanze attenuanti, il

giudice potrebbe applicare d'ufficio anche la nuova causa di non punibilià per

particolare tenuità del fatto. (tale soluzione però non convince dato i carattere

derogatorio dell'art 597 comma 5 insuscettibie di applicazione analogica)

Capi e punti Come precisato da Sez.Un., la cosa giudicata si forma sul capo, nel senso che

la decisione diventa irrevocabile solo quando sono divenute irretrattabili tutte le questioni

necessarie per il proscioglimento o per la condanna dell'imputato rispetto ad uno dei reati

attribuitigli. I punti della decisione possono invece essere oggetto unicamente della

preclusione correlata all'effetto devolutivo delle impugnazioni ed al principio della

disponibiità del processo in tale fase. Pertanto, in caso di condanna, la mancata

impugnazione della ritenuta colpevolezza dell'imputato fa sorgere una preclusione sul punto,

ma nn fa acquistare alla relativa statuizione l'autorità di cosa giudicata quando, per quello

stesso capo, l'imputato abbia devoluto l'indagine riguardante la sussistenza di circostanze e

la quantificazione della pena (di cnseguenza l'eventuale causa di estinzione del reato deve

essere rilevata fino al momento in cui diventi completa la pronuncia relativa al capo

I rapporti fra cognizione del giudice d'appello e contenuto della decisione (il divieto

della Reformatio in peius)

I commi 2, 3 e 4 dell'art. 597 si occupano dei poteri di decisione del giudice, delineando il

contenuto della sentenza di conferma o di riforma. La distizione basilare fra le ipotesi in cui

appellante sia (anche) il PM e le ipotesi in cui appellante sia il solo imputato.

---Quando ad appellare sia il PM, il contenuto della pronuncia del giudice di secondo grado

non incontra limiti L'art 597.2 distigue a seconda che il giudice, su appello del PM, riformi

o confermi la decisione di primo grado:

In caso di riforma, se l'appello riguarda una sentenza di condanna il giudice d'appello può

nei limiti della competenza del giudice di primo grado, dare al fatto una defiizione giuridica

piu' grave, mutare la specie o aumentare la quantità della pena, revocare benefici, applicare

misure di sicurezza ed adottre ogni altro provvedimento consentio dalla legge; se l'appello

riguarda una sentenza di proscioglimento, il giudice può pronunciare condanna ed emettre i

provvedimenti indicati ovvero prosciogliere per una causa diversa da quella enunciata nella

sentenza appellata.

In caso di conferma, il giudice d'appello può applicare, modifiare o escludere, nei casi

determinati dalla legge, le pene accessorie e le misure di sicurezza.

Dunque, quando ad appellare èil PM, si può avere un peggioramento della posizione

dell'imputato.

---Qualora, invece, appelli il solo imputato vige il divieto di reformati in peius, in base al

quale il giudice d'appello non può irrogare una pena piu' grave per specie o quantità,

applicare una misura di sicurezza nuova o piu' grave, prosciogliere l'mputato per una causa

meno favorevole di quella enunciata nella sentenza appellata, nè revocare i benefici. E'

tuttavia fatta salva la possibilità di dare al fatto una defiizione giuridica piu' grave, purchè

non venga superata la competenza del giudice di primo grado.

Il divieto di reformati in peius va riferito al solo dispositio e non alla motiazione della

sentenza, che quindi potrebbe anche risultare meno favorevole all'imputato; in secondo

luogo, non concerne le disposizioni civili, che possono essere rivalutate dal giudice. Quanto

alle pene accessorie, la giurisprudenza prevalente ritine non operante il divieto in questione

in caso di pene accessorie predeterminate dalla legge in ogni loro elemento e quindi non

rimesse alla valutazione discrezionale del giudice.

Occorre fare delle precisazioni facendo riferimento al'art 597 comma 4 secndo cui “In ogni

caso, se è accolto l'appello dell'imputato relativo a circostanze o a reati concorrenti (anche

se unificati per la continuazione) la pena complessiva irrogata è corrispondentemente

diminuita.” A riguardo le Sez.Un. hanno affermato che:

1) giudice non può eludere la norma compensando la riduzione di un elemento cost.pena

aumentandone un altro.

2) norma si applica "in ogni caso", e perciò anche quando a impugnare è il PM.

Tuttavia, se il giudice deve effettuare ex novo giudizio di bilanciamento cirst. (perché ha

escluso una cirst.aggrv. o ne ha riconsciuto una att.), può, senza incorrere nella violazione

del divieto in peius, confermare la pena applicata in primo grado, ribadendo il giudizio di

equivalente tra cist. (purché motivi adeguatamente).

Il Giudizio d'appello in camera di consiglio

L' art.599 disciplina le ipotesi in cui il giudizio di secondo grado (a fini acceleratori), si

svolge con il rito camerale, senza dover pervenire all'udienza dibattimentale (aggiungendole

a quella contemplata nell'art 443 comma 4) nei sequenti casi:

·Appello contro le sentenze emesse in esito a gidudizio abbreviato (-> art.443 comma

4).

·Quando l'appello ha esclusivamente per oggetto:

-> la specie o la misura della pena, anche con riferimento al giudizio di comparazione fra

circostanze,

-> oppure l'applicabilità delle circostanze attenuanti generiche, di sanzioni sostitutive,

della sospensione condizionale della pena o della non menzione della condanna nel

certificato del casellario giudiziale.

·[ABROGATO] concordato sui motivi: era previsto che la corte d'appello decideva in

camera di consiglio anche quando le parti, nelle forme previste per la rinuncia

all'impugnazione, ne facessero richiesta dichiarando di concordare sull'accoglimento, in

tutto o in parte, dei motivi d'appello, con rinuncia agli altri eventuali motivi. Se i motivi

dei quali veniva chiesto accoglimento comportavano una nuova determinazione della

pena, il pm,l'imputato, e il civlmente obbligato indicavano al giudice anche la pena sulla

quale erano d'accordo (se il giudice riteneva di non dover accogliere la richiesta,

ordinava la citazione a comparire al dibattimento, facendo perdere efficacia alla rinuncia

ed alla richiesta, potendo però venire riproposte nel dibattimento). La legge 14/1999 ha

ampliato l'ambito del concordato estendendolo a qualsiasi motivo d'appello, pur se

riguardante la responsabilità dell'imputato. Per giustificare la scelta abrogativa allora si è

addotta duplice motivazione:

***l'istituto avrebbe avrebbe fortemente ridimensionato l'interesse ad avvalersi del

patteggiamento (motivazione opinabile poichè concordato e patteggimento sono

strutturalmente e funzionalmente diversi)

***esso rendeva possibile un abbattimento considerevole della pena irrogata nel grado

precedente (motivazione che si armonizza con l'obiettivo di maggiore severità del

trattamento sanzionatorio)

Nelle situazioni appena elencate, la corte provvede in camera di consiglio con le forme ex

art.127, ma con alcune particolarità:

1)Innanzitutto, per il rito camerale è prevista l’emissione del decreto di citazione (dove il

rito medesimo va menzionato). Muovendo da ciò, la giurisprudenza si divide in merito alla

durata del termine per comparire: per la maggior parte delle pronunce è quello di 20 gg.

stabilito per la fase introdutva del giudizio d’appello, mentre per altre pronunce è quello di

10 gg. previsto dall’art. 127.1;

2)In secondo luogo, l'udienza è rinviata in ogni caso se sussiste un legittimo impedimento

dell'imputato che ha manifestato la volontà di comparire. Le sezioni unite hanno affermato

che l'imputato detenuto (o soggetto a misure limitative della libertà personale), il quale

abbia manifestato in qualsiasi modo e tempestivamente la volontà di comparire, ha diritto di

presenziare al giudizio camerale di appello avverso la sentenza pronunciata nel giudizio

abbreviata, anche qualora sia ristretto in luogo posto fuori dalla circoscrizione del giudice

procedente (in altra occasione le sezioni unite hanno precisato che la richiesta di

partecipazione può essere tratta anche da facta concludentia, dai quali possa desumersi

l'inequivoca manifestazione della volontà dell'imputato di comparire all'udienza camerale

(es la produzione da parte del difensore di un certificato medico attestante l'impedimento a

comparire dell'imputato con espressa istanza di rinvio)

3)In terzo luogo, mentre di regola PM e difensori sono senti solo se compaiono, in caso di

rinnovazione dell'istruzione dibattimentale il giudice assume le prove in camera di

consiglio, con la necessaria partecipazione di tali soggetti: se essi non sono presenti quando

disposta la rinnovazione, il giudice fissa una nuova udienza, facendo comunicare al PM e

notificare ai difensori copia del provvedimento. Invece, il legittimo impedimento del

difensore a comparire non costituisce motivo di rinvio dell'udienza camerale (poich per la

maggior parte della giurisprudenza , la relativa disciplina [ora art 420 -ter comma 5] non

applicabile ai procedimenti in camera di consiglio che si svolgono nelle forme previste

dall'art 127, ove la presenza del difensore ha carattere meramente virtuale)

Dopo la legge 479/19999 varie pronunce hanno ribadito l'inapplicabilit dell'art 420 ter

comma 5 nei procedimenti camerali diversi dall'udienza preliminare, persino se la presenza

del difensore vi sia prescritta come necessaria. Tale articolo invece trova applicazione pure

con riguardo al procedimento camerale d'appello disciplinato dall'art 599, a seguito di

appello avverso sentenza pronunciata nel giudizio abbreviato

Un aspetto particolare riguarda l'adesione del difensore all'astensione dalle udienze

proclamata dagli organismi di categoria (cd sciopero dei difensori): alcune pronunce delle

sezioni unite hanno riconosciuto di recente il diritto al rinvio dell'udienza camerale nel

giudizio abbreviato d'appello, purchè il difensore comunichi tempestivamente la sua volontà

di astensione, in base alle disposizioni di legge e al codice di autoregolamentazione delle

astensioni dalle udienze. E' stato infine affrontata la problematica relativa alla diversità di

posizioni, circa l'adesione all'estensione, tra il difensore dell'imputato o dell'indagato e

quello della persona offesa o della parte civile (secondo le sezioni unite, la situazione va

risolta nel senso che nelle udienze penali in cui la partecipazione del difensore non è

obbligatoria l'astensione del difensore della persona offesa o della parte civile non da diritto

al rinvio qualora il difensore dell'imputato o dell'indagato non abbia espressamente o

implicitamente manifestato analoga dichiarazione di astensione, così mostrando un proprio

interesse ad una celere definizione del procedimento

3)Infine, il provvedimento conclusivo non un'ordinanza ma una sentenza.

Per il resto, l'udienza si svolge senza pubblico e con verbale solo in forma riassuntiva

(Corte cost.: salvo che giudice disponda verbalizzazione integrale).

Provvedimenti in camera di consiglio in ordine all'esecuzione delle condanne civili

in 1°grado l'art 540 delinea due decisioni provvisoriamente esecutive:

·la Condanna (completa) alle restituzioni e al risarcimento del danno [dichiarata

provvisoriamente esecutiva su richesta della parte civile se ricorrono giustificati motivi].

-> parte civile: se giud.1°grado ha omesso di pronunciarsi su richiesta di provvisoria

esecuzione o l'ha respinta, parte civile può riproporla, con impugnazione della

sentenza, al giudice d'appello.

-> imputato e responsabile civile: se giudice di 1°grado ha dichiarato provvisoriamente

l'esecuzione, essi possono chiedere revoca o sospensione della provvisoria esecuzione

Giudice d'appello decide con ordinanza in camera di consiglio.

·La Condanna al pagamento della provvisionale (immediatamente esecutiva): imputato e

responsabile civile possono chiederne la sospesione. per gravi motivi.

Atti preliminari al giudizio d'appello

(art.601) L'inamissibilità dell'appello è subito dichiarata in camera di consiglio.

Altrimenti, il Presidente corte ordina la citazione dell'imputato appellante, dell'imputato

non appellante (se appella il PM o nei casi di estensione impugnazione) o se l'appello è

proposto per i soli interessi civili.

Inoltre è ordinata in ogni caso la citazione del responsabile civile, del civilmente obbligato

e della parte civile [quest'utlima è citata anche nel caso di appello del solo imputato contro

sentenza di proscioglimento ---> ella ha infatti interesse ad una formula di proscioglimento

non presclusiva dell'azione civile].

Quando si procede in camera di consiglio, ne è fatta menzione nel decreto di citazione

Esso contiene l'indicazione del giudice competente + requisiti ex art. 429 (decreto che

dispone giudizio) comma 1 lettere

a) generalità dell'imputato e altre parti private, + indicazione dei difensori [nullità se

imputato non identificato in modo certo]

f) [pena nullità] luogo, giorno e ora udienza + avvertimento all'imputato che non

comparendo sarà giudicato in contumacia (come si sa la contumacia non esiste più e

quindi si deve intendere il rinvio alla disciplina prevista dagli art 420 bis/420 quinques)

g) data + sottoscrizione giudice e ausiliario.

Notificazione del decreto di citazione

Notificazione almeno 20gg prima della data fissata per il giudizio d'appello (tale termine

vale anche per la notif. ai difensori).

Nullità del decreto di citazione

� �

Il decreto, infine, nullo, se l'mputato non identificato in modo certo, ovvero se manca o

insuffiente l'ndicazione di uno dei requisiti (indicazione del luogo, del giorno e dell'ora

della �

comparizione, con l'avvertiento all'imputato che se non compare sar giudicato in

contumacia).

Il dibattimento d'appello (linee generali)

(art.602) Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni relative al giudizio 1°grado.

Il dibattimento inizia con la relazione della causa, fatta dal Presidente (o da un consigliere

da lui delegato).

Nel dibattimento può essere data lettura, anche d'ufficio, di

1) atti del giudizio di 1°grado; (si intendono quelli compiuti direttamente nel dibttimento di

1 grado)

2) atti compiuti nelle fasi precedenti al giudizio di 1°grado (si intendono quelli compiuti

nelle fasi precedenti e letti. Cioè atti già inseriti nel fascicolo per il dibattimento e poi

acquisiti mediante lettura, oppure atti inseriti nel fascicolo del pm, che una volta letti

confluiscono nel fascicolo per il dibattimento del giudizio di 1 grado)

Da ciò si ricava che nel dibattimento d'appello non può entrare materiale probatorio che già

non sia stato utilizzato per la decisione di 1° grado ---> per l'acquisizione di prove non

utilizzate in 1°grado occorre rinnovare l'istruzione dibattimentale (art.603).

Il dibattimento d'appello (La rinnovazione dell'istruzione dibattimentale)

L'art.603 (richiamato per decisioni in camera di consiglio) è la norma cardine per la

disciplina della rinnovazione dell'istruzione dibattimentale in appello

è un meccanismo attivabile a richiesta di parte o d'ufficio:

In seguito a richiesta di parte, il giudice dispone la riassunzione di prove già acquisite nel

dibatmento di primo grado, o l'assunzione di nuove prove, quando ritiene di non essere in

grado di decidere allo stato degli atti. Va tuttvia precisato che per nuove prove la

giurisprudenza intende le prove preesistenti ma non acquisite nel dibatmento di primo

grado, e dunque non utiizzate per la decisione.

Qualora le prove sono sopravvenute o scoperte dopo il giudizio di primo grado, il giudice

dispone la rinnovazione dell'istruzione dibatmentale nei limiti previsti per il giudizio di

primo grado: si confiura così un'ipotesi di rinnovazione obbligatoria, a tutela del diritto delle

parti alla prove nei limit in cui è riconosciuto nel giudizio di primo grado.

La rinnovazione ex officio è prevista se il giudice la ritine assolutamente necessaria

Un altro caso di rinnovazione obbligatoria si aveva quando l'mputato, contumace in primo

grado, ne fa richiesta e prova di non essere potuto comparire per caso fortuito o forza

maggiore o per non aver conoscenza del decreto di citazione, sempre che in tal caso il fatto

non sia dovuto a sua colpa ovvero, quando l'atto di citazione per il giudizio di primo grado

stato notificato mediante consegna al difensore essendo l'imputato irreperibile o non

avendo eletto un domicilio idoneo, non si sia sottatto volontariamente alla conoscenza degli

at del procedimento.(regola abrogata in seguito all'abolizione dell'istituto della contumacia)

la rinnovazione dell'istruzione nel giudizio abbreviato

Profili di interesse presenta la rinnovazione nei procedimenti camerali quando si tratta di

giudizio abbreviato di secondo grado. La giurisprudenza riconosce un potere di

rinnovazione ex officio del giudice (sollecitabile anche dalle parti interessate), da esercitare

solamente nei casi di assoluta necessit Quanto all'imputato, si deve distinguere a seconda

che la sua richiesta di giudizio abbreviato sia stata semplice o complessa:

---Nel primo caso, egli ha rinunciato al diritto alla prova in primo grado e la sua scelta si

prolungata nel giudizio d'appello;

---Nel secondo caso, avendo subordinato la richiesta ad una integrazione probatoria,

conserva, entro tali limiti il diritto alla riassunzione anche in secondo grado.

La decisione sua rinnovazione dell'istruzione

La decisione sulla rinnovazione è assunta dal giudice, nel contradditorio delle parti con

ordinanza: di regola si procede immediatamente alla rinnovazione, in caso d'impossibilità il

dibatmento è sospeso per un periodo non superiore a 10 gg. �

Infine, a parere della dottina, il provvedimento che dispone la rinnovazione revocabile.

---> la decisione è a discrezione del giudice: non è sindacabile in Cassazione, salvo egli non

abbia adeguatamente motivato il rigetto della richiesta.

Situazione particolare in confronto della normativa CEDU

In riferimento a quanto previsto dall'art 6 comma 1 e 3 cedu, le sezioni unite hanno stabilito

che il giudice di 2 grado quando, su appello del pm o della parte civile, ritenga di riformare

nel senso dell'affermazione di responsabilità dell'imputato la sentenza di proscioglimento di

prime cure, sulla base di una diversa valutazione della prova dichiaratia ritenuta decisiva dal

primo giudice, deve disporre, anche d'ufficio, la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale,

mediante l'esame dei soggetti che hann res a dichiarazine in virtu' di unainterpretazione

convenzionamente orientata dell'art 603. Nel caso di mancata rinnovazione, la sentenza di

condanna pronunciata in appello è ricorribile per cassazione, sotto il profilo del vizio di

motivazione previsto dall'art 606 coma 1 lettera “e” e la corte di cassazione qualora accolga

il ricorso deve annullare con rinvio la sentenza impugnata

Sentenze conclusive del giudizio d'appello

Il giudizio d’appello può concludersi con sentenza di inammissibilità, di conferma, di

riforma, di

annullamento con trasmissione degli at al PM o con rinvio degli at al giudice che procedeva

al momento del verifiarsi di determinate nullità

1)Il giudice dichiara inammissibile l’appello con sentenza quando accerta una causa

d’inammissibilità non rilevata prima del dibattimento o insorta dopo la sua apertura.

2)Pronuncia sentenza di conferma quando, ritenendo non fondati i motii dell’appello, lo

rigetta e mantiene ferma la decisione di primo grado.

3)In base all’art. 605, pronuncia sentenza di riforma quando, accogliendo tutti o alcuni dei

motivi proposti modifcia in tutto o in parte la decisione di primo grado, salvo il divieto della

reformati in peius in caso di appello del solo imputato. Nel caso di riforma di una sentenza

di condanna, per sopravvenuta amnistai o prescrizione, il giudice d’appello, nel dichiarare

estinto il reato, decide sull’impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della

sentenza che concernono gli interessi civili.

Occorre osservare che l'art. 605 enuclea le due sentenze di conferma e di riforma al di fuori

dei casi previsti dall'art. 604, il quale, sott la rubrica questioni di nullità, configura varie

situazioni volte a coniugare il principio di conservazione degli atti ed il principio di

economia processuale. Infatti:

--Per un verso, la nullità che colpisce una parte della sentenza non travolge le altre parti che

non

dipendano da essa;

--Per altro verso, il giudice d'appello si sostiuisce a quello di primo grado, correggendone ed

integrandone la decisione.

Nel comma 1 dell'art. 604 è prevista la nullità della sentenza che abbia condannato per un

fatto diverso da quello contestato. In tal caso, il giudice d'appello dichiara la nullità in toto

della sentenza appellata e dispone la trasmissione degli atti al giudice di primo grado. Lo

sbocco è analogo qualora la sentenza di primo grado abbia applicato, senza che vi sia stata

contestazione, una circostanza aggravante per la quale la legge stabilisce una pena di specie

diversa da quella ordinaria del reato o una circostanza aggravante ad effetto speciale (la

quale comporta un aumento della pena superiore ad un terzo), e semprechè non vengano

ritenute prevalenti o equivalenti le circostanze attnuanti

In quest'ultimoo caso, o quando sono state applicate, senza preventiva contestazione,

circostanze aggravanti diverse da quelle previste ex art. 604.1, il giudice d'appello esclude le

circostanze aggravanti non contestate, effettua, se occorre, un nuovo giudizio di

comparazione e ridetermina la pena.

Quando, invece, il difetto di contestazione concerne un reato concorrente o un fatto nuovo,

il giudice dichiara nullo il relatio capo della sentenza ed elimina la pena corrispondente,

disponendo che del provvedimento sia data notiia al PM per le sue determinazioni.

[procedimento separati per i suddetti reati]: soluzione inidonea nel caso del concorso

formale eterogeneo (quanto uno stesso fatto configura più reati diversi: es.calunnia e falsa

testimonianza), perchè il procedimento separato per uno dei reati in concorso violerebbe il

ne bis in idem ---> sarebbe allora meglio annullamento totale della sentenza + trasmisione

atti al giudice di 1 grado � �

Qualora il giudice d'appello rilevi una nullit assoluta, o una nullit intermedia non sanata,

dalle quali sia derivata la nullit del provvedimento che dispone il giudizio o della sentenza

di primo grado, dichiara con sentenza la nullit e rinvia gli atti al giudice che procedeva

� �

quando si verifciata, davanti al quale, per non trova applicazione il divieto di reformatio

in peius (poich tale divieto implica necessariamente un termine di paragone rappresentato

da una precedente sentenza. Un simile presupposto manca quando questa sia stata cancellata

in quanto atto finale di un giudizio nullo e perci privo di effetti)

� �

Invece, trattandosi di altre nullit non sanate, il giudice d'appello pu ordinare la

rinnovazione degli atti nulli, oppure, una volta dichiarata la nullit decidere nel merito,

qualora riconosca che l'atto non fornisce elementi necessari per il giudizio [art 604 comma

5](quindi si ricade nelle categorie delle sentenze di riforma e di condanna).

La disciplina prevista dall'art 604 comma 5 dovrebbe operare con riguardo alle nullità che

afferiscono agli atti probatori dove il giudice può:

-> ordinare la rinnovazione degli atti nulli;

-> oppure, dichiarata la nullità e decidere nel merito, qualora riconosca che l'atto non

fornisce elementi necessari al giudizio.

L'Art.604, c.5-bis si riferisce a quando si è proceduto in assenza dell'imputato

Il giudice d'appello annulla sentenza e rinvia atti al giudice di 1°grado, se:

a) è provato che si sarebbe dovuto provvedere ex art. 420 ter [impedimento a comparire] o

420 quater [sospensione procedimento]: situazione patologica.

b) oppure, se l'imputato provi che l'assenza è stata dovuta ad una incolpevole ignoranza del

procedimento di 1°grado [che quindi si è svolto in assenza dell'imputato in modo

apparentemente fisiologico]

ーgrado

Nel nuovo giudizio di 1 si applica l'art.489, c.2, che rimette l'imputato nel termine

per formulare richieste di giudizio abbreviato e patteggiamento

altre ipotesi di nullità

--Nel caso in cui il giudice di primo grado abbia dichiarato erroneamente che il reato è estito

o che l’azione penale non poteva essere iniziata o proseguita, il giudice d’appello decide nel

merito, rinnovando, se occorre, il dibatmento. Quindi si ricade nella categoria delle sentenze

di riforma.

--In tale categoria, infine, è ricompresa anche l'potesi in cui il giudice d'appello riconosce

erronea la decisione del giudice di primo grado che ha respinto la domanda di oblazione. Ne

consegue l'accoglimento della domanda e la sospensione del dibattimento, per un termine

massimo non superiore a 10 gg., per il pagamento delle somme dovute; avvenuto il

pagamento, il giudice pronuncia sentenza di proscioglimento.

Se non viene proposto ricorso per cassazione, copia della sentenza di conferma o di riforma

in relazione alla pena, alle misure di sicurezza o alle disposizioni civili, insieme agli atti del

procedimento, è trasmessa senza ritardo,a cura della cancelleria, al giudice di primo grado

competente per l'esecuzione; altrimenti cioè se la sentenza è di riforma in relazione a punti

diversi, è competente per l'esecuzione il giudice d'appello

Invece, le pronunce del giudice d'appello sull'azione civile sono immediatamente esecutive.

Ricorso per cassazione (premessa) mezzo d'impugnazione ordinario, con cui le parti

chiedono annullamento per motivi di diritto della decisione pronunciata,

inappellabilmente in grado di appello, da un giudice di merito

Tuttavia, come poi si vedrà occorre ricrdare che in determinati casi la parte che ha diritto di

appellare la sentenza di 1 grado può proporre direttamente ricorso per cassazione

I motivi di diritto (tassativamente indicati dall' art.606), concernono:

---errori commessi dal giudice di merito nell'applicazione delle norme di diritto sostanziale

(errores in iudicando)

---errori commessi nell'appllicazione delle norme di diritto processuale (errores in

procedendo)

Come già anticipato si tratta di un procedimento a natura ibrida: perchè, pur ricnnettendosi

al modello dell'azione di annullamento, la decisione della corte di cassazione, in alcuni casi,

interviene nel merito, al di là dei motivi

Ricorribilità oggettiva

L'art.606 comma 2 stabiisce che il ricorso per cassazione è possibile contro sentenze

d'appello o inappellabili + il ricorso per saltum (detto anche ricorso immediato per

cassazione, cme si sa proponibile della parte legittimata ad appellare sentenza di 1°grado)

Inoltre, in casi particolari previsti dalla legge: ricorso contro:

-> ordinanze che dispongono una misura coercitiva + decisioni emesse in sede di riesame su

tali ordinanze

-> decisioni in sede di appello circa le altre ordinanze in materia di misure cautelari

personali (per cui non è previsto riesame).

-> sentenze del giudice di pace (disciplina particolare).

Ricorribilità soggettiva Previsto ricorso da parte di:

a) imputato (art.607);

b) PM (art.608);

Tuttavia come emerge dalle disposizioni generali, il respnsabile civile ed il civilmente

obbligato impugnano cn il mezzo che la legge attribuisce all'imputato, mentre parte civile e

querelante condannato alle spese e ai danni impugnano senza essere vincolati al mezzo

attribuito al pm

Quanto alle sentenze di nn luogo a procedere, ormai inappellabili, la persona offesa può

proporre ricorso per cassazione nei casi di nullità previsti dall'art 419 comma 7 relativi

all'avviso per l'udienza preliminare.

Mentre la persona offesa costituita parte civile può ricorrere per cassazione a norma dell'art

606

Sez.Un.: sebbene l'art.607-608 facciano riferimento alle sole sentenze di condanna/prosgl.è

ricorribile anche la sentenza d'annullamento pronunciata in appello (sempre che il ricorrente

abbia un interesse concreto ed attuale).

1)Imputato (art.607) L'imputato può ricorrere per cassazione contro:

-> sentenza di condanna o di proscioglimento (appellabili o inappellabili)

-> sentenza di non luogo a procedere (sempre inappellabile).

---> ricorso possibile anche solo contro le disposizioni sulle spese processuali [e interessi,

anche se qui stranamente non richiamati]

Escluso ricorso se imputato non vi ha interesse: es. se è stato assolto perché il fatto non

sussiste o per non aver commesso il fatto. (analoga inibizione, pur nel silenzio del codice,

vale anche per il ricorso contro le sentenze inappellabili di proscioglimento pronunciate con

le medesime formule in sede di giudizio abbreviato e contro le sentenze similari emesse nel

giudizio di primo grado o in appello

2)PM (art.608) diverse situazioni:

---il procuratore generale presso la corte d'appello può ricorrere per cassazione contro ogni

sentenza di condanna o proscioglimento pronunciata in grado d'appello o inappellabile

---il procuratore della repubblica presso il tribunale può ricorrere cntro ogni sentenza

inappelabile di cndanna o proscioglimento pronunciata dala corte d'assise, da tribunae,

ovver dal gip

---entrambi possn ricorrere direttamente per cassazione nei confornti di sentenze di primo

grado appellabili

---il procuratre della repubbica e il procuratre generae presso la corte d'appello possono

proporre ricorso per cassazione contro le sentenze di nn luogo a procedere inappellabili

---Si ricordino inoltre le norme generali su impugnazione: può ricorrere anche il

Rappresentante del PM che ha presentato le conclusioni in appello o (sentenza inappellabile

o ricorso per saltum) in 1°grado ---> la possibilità del PM1°grado di partecipare al

successivo grado riguarda però solo l'appello!

3) La Persona offesa può ricorrere contro la sentenza di non luogo a procedere

(inapellabile), anche ai fini penali:

a) in caso di mancato avviso all'ud.prel.;

b) se costituita parte civile, per tutti i motivi ex art.606.

I Motivi del ricorso per cassazione

Sono tassativamente indicati dall'art 606 cmma 1:

A) ESERCIZIO DA PARTE DE GIUDICE DI UNA POTESTA' RISERVATA DALA

LEGGE AD RGANI LEGISLATIVI O AMMINISTRATIVI OVVERO NON

CNSENTITA AI PUBBLICI POTERI: quando giudice esercita una potestà riservata a

organi legislativi o amministrativi, o non consentita ai pubblici poteri.

Es. Quando il giudie per analogia crea una norma penale incriminatrice, condannando per

un fatto nn previsto dalla legge come reato, oppure revoca una licenza comunale o

annulla un provvedimento del prefetto

B) INOSSERVANZA O ERRONEA APPLICAZIONE DELLA LEGGE PENALE O DI

ALTRE NORME GIURIDICHE DI CUI SI DEVE TENER CONTO

NELL'APPLICAZIONE DELLA LEGGI PENALE (es. Il ricorso per cassazione avverso

una sentenza di condanna per falso in testamento in atto pubblico al fine di denunciare

l'erronea appicazione delle norme civili che definiscono testamento e atto pubblico ).

C) INOSSERVANZA DELLE NORME PROCESSUALI STABILITE A PENA DI

NULLITÀ, INAMMISSIBILITÀ, DECADENZA, OPPURE INUTILIZZABILITÀ

(divieti probatori): Le Sezini Unite hanno stabiito che perché sia dichiarato

l'annullamento, occore che la prova inutilizzabile sia stata utilizzata dal giudice come

elemento determinante il suo ragionamento.

Non è invece censurabile la mera irregolarità.

D) MANCATA ASSUNZIONE DI UNA PROVA DECISIVA, QUANDO LA PARTE NE

HA FATTO RICHIESTA ANCHE NEL CORSO DELL'ISTRUZIONE

DIBATTIMENTALE, LIMITATAMENTE AI CASI EX ART.495 C.2 (che prevede i

diritto dell'imputato all'ammissione di prove a discarico su fatti costituenti prove a carico;

diritto del PM, nel caso opposto). Sulla decisività (capacità della prova di determinare

una decisione diversa) esistono due tesi:

1) va valutata rispetto alla motivazione della sentneza [critica: si finisce per risolvere

questa ipotesi in vizio della motivazione -> lett.E];

2) va valuta rispetto alla ricostruzione dei fatti contenuta nell'imputazione.

E) SE LA MOTIVAZIONE È MANCANTE, CONTRADDITTORIA,

MANIFESTAMENTE ILLOGICA; QUANDO IL VIZIO RISULTA DAL TESTO DEL

PROVVEDIMENTO IMPUGNATO OVVERO DA ALTRI ATTI PROCESSUALI

SPECIFICAMENTE INDICATI NEI MOTIVI DI GRAVAME. Casistica:

·Motivazione mancante: si ha riguardo ad effettiva omissione da ravvisare nn solo

nella totale mancanza della parte espositiva della decisione ma anche nella mancanza

di singoli momenti esplicativi. La giurisprudenza assimila alla motivazione mancante

-> la motivazione manoscritta illeggibile;

-> la c.d.motivazione apparente (individuabile ad esempio nel mero utilizzo di un

modulo a stampa, senza le opportune integrazioni).

Ammette la motivazione per relationem (nella quale il giudice per giustificare la

propria decisione rinvia ad altro provvedimento) purché il provvedimento cui si rinvia

sia conosciuto o conoscibile dalla parti, e la motivazione per relationem non si riduca

ad un'accettazione acritica della valutazione là contenuta.

·Motivazione contraddittoria: contrasto fra il discorso giustificativo del giudice di

merito e le risultanze probatorie acquisite nel processo.

·Motivazione manifestamente illogica: deve essere evidente e quindi deve trattarsi di

vizi macroscopici ("manifesti") concernenti la razionalità della decisione, ovvero si

distingue tra:

-> illogicità della giustificazione interna (incompatibilità tra premesse e conclusioni);

-> oppure, illogicità della giustificazione esterna (es.impiego di massime di

esperienza non plausibili).

Vizio deve risultare dal provv.impugnati o atti processuali speificamente indicati col

ricorso. In questo secondo caso il ricorrente deve (Sez.Un.):

1) individuare in modo specifico tali atti (es. riprodurli integralmente nel ricorso;

allegarne copia; indicare precisa collocazione nel fasc.dibatt.);

2) indicare gli elementi, emergenti da tali atti, che compromettono l'intero ragionamento

del giudice (rendendolo contradd. o manifest.ill.).

I motivi di ricorso indicati alle lettere “D” ed “E” non valgono come motivi di ricorso

immediato per cassazione (e quindi il ricorso eventualmente propsto si converte in appello):

La ragine di ciò è che, qualora fosse ammesso ricorso per saltum per i suddetti motivi, la

cassazione, nell'accoglierlo dovrebbe annullare cn rinvio, ed il giudice del rinvio è il giudice

cmpetente per l'appello , fuori dei casi in cui nel giudizio d'appello si sarebbe dovuto

annullare la sentenza di primo grado (e quindi la corte di cassazione rinvia appunto al

giudice di primo grado). Il normale rinvio al giudice d'appello svuoterebbe le ragioni di

economia processuale relative al ricorso per saltum

Inammissibilità del ricorso per Cassazione

Ricorso è inammissibile se proposto per:

a) motivi non consentiti o manifestamente infondati;

b) violazioni di legge non dedotte coi motivi dell'appello (salvi i casi di: ricorso per saltum;

questioni rilevabili in ogni stato e grado; questioni non deducibili in appello).

Vizi delle motivazione (lett.E): approfondimento

L'originaria disciplina dei vizi di motivazione, che faceva riferimento esclusivamente al

testo del provvedimento impugnato, aveva creato forti perplessità, perché disancorava

completamente il testo della sentenza dalla vicenda processuale da cui traeva origine. Dato

che la corte non poteva operare un raffonto con gli atti processuali, dovendo il vizio di

motivazione risultare dal testo del provvedimento impugnato, si era posto in luce che

sarebbero rimaste prive di rimedio alcune situazioni:

a) situazione in cui il giudice nella sentenza di condanna tenga conto di una prova che non

risulta dagli atti del processo (travisamento degli atti per invenzione); a tale situazione si

sarebbe potuto rimediare proponendo il ricorso ex 606/1 lettra C, per

inosservanza di una norma processuale stabilita a pena di inutiizzabilità, perché, a norma

dell'art. 526 “il giudice non può utiizzare ai fii della deliberazione prove diverse da quelle

legitmamente acquisite nel dibatmento”;

b) situazione in cui il giudice nella sentenza di condanna abbia travisato una prova,

sostenendo che vada intesa in un senso, mentre dagli at risulta che va intesa in senso

opposto ( travisamento delle risultanze probatorie); anche in questo caso si sarebbe potuto

ricorrere ex lettra C, sostenendo che la prova travisata è diversa da quella legitmamente

acquisita nel dibatmento con violazione art 526;

15.situazione in cui il giudice nella sentenza di condanna ignori una prova orientata in senso

decisivo a favore della difesa (travisamento degli atti per omissione); quest'ultima situazione

sarebbe stata priva di rimedio, forse ci si sarebbe potuto avvalere delle chances offrte dalla

revisione, sulla base di un’interpretazione estensiva, avallata, dopo alterne vicende, dalle

Sezioni unite, del concetto di “nuova” prova, scoperta o sopravvenuta dopo la condanna.

Le conseguenze apparivano di partiolare gravità nei casi di sentenza inappellabile o di

sentenza di condanna emessa per la prima volta in appello, per le quali, quindi, non si

avrebbe avuto un riesame nel merito.

Soluzioni a queste problematihe venivano vagliate dalla giurisprudenza. Per il travisamento

degli atti per omissione, le sezioni unite avevano sottlineato che il ricorrente doveva

dimostrare l’avvenuta rappresentazione al giudice della precedente fase di impugnazione,

degli elementi dai quali quest'ultio avrebbe dovuto ravvisare il detto travisamento, in modo

che la corte potesse verifiare dal testo del provvedimento impugnato se e come quegli

elementi fossero stati valutati cioè la corte con l’esame dei motii d’appello avrebbe potuto

stabilire se la decisione impugnata avesse preso in esame o no il travisamento degli atti per

omissione. Tale

soluzione però non poteva essere adottta se il travisamento degli atti per omissione

concernesse una sentenza inappellabile o una sentenza di condanna pronunciata in secondo

grado, su appello del PM avverso la sentenza di assoluzione o si fosse verificato con

riguardo a prove assunte in appello in caso di istruzione dibattimentale rinnovata.

In questo quadro si innesta la riforma del 2006 che, da un lato, riduceva l’ambito di

appellabilità delle sentenze di proscioglimento e, dall'altro lato, rivisitava l’art 606 lettra E.

L’operazione legislativa è discutiile, perché, per raggiungere l’obiettivo di riconoscere a chi

venga condannato per la prima volta in appello il diritto di riesame dell’accertamento della

sua colpevolezza e della condanna, sarebbe stato suffiente stabilire che la corte per decidere

su un vizio di motivazione di questa sentenza potesse accedere agli atti del processo e in

questo modo si sarebbe parificata la posizione di chi sia stato condannato in primo grado

con diritto di appellare e di chi lo sia

stato per la prima volta in appello. La soluzione da adottare non era quella di limitare

l’appello contro le sentenze di proscioglimento, che non elimina completamente la

possibilità di una condanna per la prima volta in secondo grado su appello del PM, ma

piuttsto di prevedere una completa rinnovazione dell’istruzione dibatmentale se la riforma

della sentenza di primo grado richiedesse una diversa valutazione di prove assunte con

l’attazione del contraddittorio, oppure quella di prevedere espressamente, nei confronti di

una sentenza di condanna emessa per la prima volta in grado di appello, un ulteriore grado

di giudizio che avrebbe potuto essere costiuito dal ricorso per cassazione, riconoscendo alla

corte, solo in questo caso, l’accesso agli atti

Cognizione della Cassazione cn la presentazione del ricorso

(art.609) La cognizione della Cass. è limitata ai motivi proposti

+ questioni rilevabili di ufficio in ogni stato e grado del processo

+ questioni non deducibili in appello [es.vizi verificatisi nel giudizio di appello nonchè

situazioni nuove dovute a mutamenti legislativi].

La Presentazione del ricorso per cassazione

salvo che la parte provveda personalmente, ricorso, memorie e motivi nuovi sono sottoscritti

(pena inammiss.) dal difensore cassazionista (iscritto in albo speciale della cassazione). Tale

difensore è quello:

a) nominato ad hoc per il ricorso;

b) in mancanza di nuova nomina, quello del giudizio precedente, purché cassazionista;

c) recentemente stabilito dalle sezioni unite che se non cassazionista, il ricorso può essere

proposto da avvocato cassazionista suo sostituto (di fiducia o di ufficio)

d) sempre le sezioni unite hanno stabilito che tali regole valgono anche per il difensore

d'ufficio dell'imputato latitante

Soltanto l'imputato può sottoscrivere personalmente il ricorso: quanto il ricorso è trasmesso

a mezzo posta, sua sottoscrizione deve essere autentica dal difensore cassazionista [si ricordi

che autenticazione non occorre in caso di trasmissione per mezzo di intermediario!]

La cnversione del ricorso per cassazione in appello

in cas di ricorso immediato per cassazione ad opera di una delle parti, si ha conversione del

ricorso in appello se la sentenza è appellata da una delle altre parti, a meno che, entro 15 gg

dalla notificazione del ricorso, le parti che hanno proposto appello dichiarino tutte di

rinunciarvi per proporre direttamente ricorso (qui è l'appello a cnvertirsi in ricorso)

Davanti alla corte di Cassazione le parti sono rappresentate dai difensori

Quindi il loro domicilio è preso i difensori per tutti gli atti che si compiono nel prcedimento,

tuttavia gli avvisi però deve essere inviati ai difensori sono notificati anche all'imputato

sprovvisto da difensore di fiducia ( in tale ipotesi, il presidente del collegio designa un

difensore d'ufficio); Inoltre all'imputato che nn conosce la lingua italiana dovrebbe essere

fornita la traduzione scritta di tali avvisi (regola nuova del 2014)

regole reative alla nomina del difensre nel caso di ricorso promosso per gli interessi civili

il presidente, se la parte ne fa richiesta, nomina un dfensore secondo le norme sul patrocinio

dei nn abbienti. Tale previsione va coordinata con la normativa specifica in base alla quale

la nomina del difensore viene effettuata da chi è stato ammesso al patrocinio gratuito (se

procede la cassazione, la scelta è operata tra gli iscritti negli elenchi degli avvocati per il

patrocinio a spese dello stato isitutiti sia presso i consigli dell'ordine del distretto di cortre

d'appello del luogo ove ha sede il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato e sia

al di fuori di tale distretto.

Atti preliminari al giudizio – La Sezione filtro

(istituita nel 2001, al suo interno la rotazione è assicurata mediante l'assegnazione biennale

dei consigieri che la compongono, i quai vi sono addetti solo a tempo parziale, rimanendo

per il resto assegnati alle sezioni di provenienza.

E' la settima sezione penale, che decide sull'ammissibilità dei ricorsi.

Il Presidente della corte, se rileva una causa di inamissibiità dei ricorsi (c.d. "spoglio"), li

assegna alla sezione filtro. A questo punto il Presidente della sezione filtro fissa la data per

la decisione in camera di consiglio. La cancelleria da comunicazione del deposito degli atti e

della data dell'udienza al Proc.generale ed ai difensori almeno 30gg prima (con

enunciazione della causa di inamiss.!).

---> lo "spoglio" è per prassi effettuato dalle singole sezioni su delega del Presidente).

Si applica il procedimento camerale ex art.611 (il procedimento in camera di consiglio) e

qualora l'inamissibiità non sia dichiarata, gli atti sono rimessi al Presidente della corte (che

assegna ricorso alle altre sezioni). Tuttavia occorre ricordare che la sezione filtro emette

sentenza in caso di estinzione del reato per:

-> morte del reo; remissione della querela, prescrizione del reato nel caso in cui manca la

costituzione di parte civile.

Occorre precisare che la sezione filtro o dichiara l'inammissibiità o restituisce il ricrso al

presidente della sezione di provenienza

i criteri in base ai quali il presidente della corte di cassazione assegna i ricorsi alle singole

sezioni

secondo i criteri previsti dalle leggi di ordinamento giudiziario

Atti preliminari al giudizio – Le Sezioni unite

(art.610, c.2) Il Presidente Cass., d'ufficio o su richiesta del Proc.generale/difensori, assegna

il ricorso alle Sezioni Unite quando:

a) le questioni proposte sono di speciale importanza;

b) oppure occorre dirimere contrasti insorti tra le decisioni delle singole sezioni.

Il ricorso è deciso dalle Sez.Un. anche su iniziativa della singola sezione, quando rileva che

il ricorso ad essa assegnato (dal Pres.Cass.) ha dato luogo o può dar luogo ad un contrasto

giuris. Il Pres.Cass. può restituire il ricorso alla sezione quando: sono già stati assegnati alle

Sez.Un. ricorsi sulla medesima questione; oppure se il contrasto giuris. risulta superato.

---> non può invece essere restituito il ricorso rimesso dalla sezione a seguito di una

decisione delle Sez.Un., enunciando le ragioni che posso dar luogo a un nuovo contrasto

giuris.

Le Sezini Unite sono composte da magistrati di tutte le sezioni penali e presiedute dal

Presidente della corte (o, su sua delega, dal Presidente aggiunto o dal Presidente di una

sezione): esse si pronunciano integralmente sul ricorso [non può decidere solo su alcuni

aspetti e rimandare il resto alle sezioni semplici]

Il prvvedimento di assegnazione produce conseguenze notevoli nel caso di richiesta di

Remissione del processo

Infatti è stabilito che l'avvenuta assegnazione della richiesta di remissione alle sezioni unite

o a sezine diversa da quella filtro, è immediatamente comunicata al giudice che procede. Il

giudice, ricevuta tale comunicazine, deve sospendere il processo prima dello svolgimento

delle conclusioni e della discussione ed inoltre non possono essere pronunciati il decreto che

dispone il giudizio la sentenza

come deve essere definito il ricorso assegnato alle sezioni unite

deve essere definito interamente, non essendo configurabie una decisione limitata ad alcune

questioni dedotte, con la contestuale riserva di definizione di quelle residue ad opera della

sezione semplice

Introduzione

---(art.610, c.3) il Presidente della corte di Cass. (se si tratta di Sez.Un.) ovvero il Presidente

della Sezione:

1) fissa la data dell'udienza pubblica o camerale (in base ai casi), e designa il relatore;

2) se giova alla speditezza della decesione, dispone riunioni e separazioni di giudizi.

---La cancelleria avvisa il Procuratore generale e i difensori almeno 30gg prima dell'

udienza, indicando se essa sarà publica o camerale.

---Nei casi di urgenza, le parti possono chiedere la riduzione dei termini stabiliti per il

giudizio di cassazine, in misura non superiore a 1/3: Se accglie tae richiesta, il Pres.idente la

dispone con decreto, di cui è fatta menzione negli avvisi (ai quali comunque le parti possono

rinunciare con l'atto del ricorso o dopo).

Il Procedimento in camera di consiglio

(art.611: non si applica art.127) Il ricorso per cassazione può essere giudicato in camera di

consiglio, invece che in pubbica udienza, quando il ricorso riguarda provvedimenti non

emessi nel dibattimento, salvo sentenze di giudizio abbreviato (anche se emesse in appello,

ove sono decise con rito camerale!). Inoltre negli altri casi previsti dalla legge. Es.:

-> sentenze inappellabili di nn doversi procedere emesse nel predibattimento

-> sentenze d'appello emesse in camera di consiglio (salvo che il giudizio d'appello si sia

svolto in ordine a giudizio abbreviato)

-> sentenze di patteggiamento emesse fuori dal dibattimento [prevista invece udienza

pubblica se la sentenza di patteggimento è emessa dopo la chiusura del dibattimento in

primo grado o in appello, quando il giudice abbia ritenuto ingiustificato il dissenso del

PM].

---va infine ricrdato che la corte di cassazione, a richiesta dell'imputato (o resp.civile) può

sospendere, in pendenza del ricorso, l'esecuzione della condanna civile, quando può

derivarne grave ed irreparabile danno (pure la decisione sulla richiesta di sospensione è

adottata cn ordinanza in camera di consiglio)

---Le parti possono: fino a a 15gg prima dell'udienza, presentare motivi nuovi e memorie;

fino a 5gg prima, memorie di replica. Il contraddittorio infatti avviene solo in forma

cartolare, giacché corte decide in camera di consiglio senza intervento dei difensori.

Il Dibattimento

---(art.614) quando non si deve decidere in camera di consiglio, si procede con udienza

pubblica.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher juliettju90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Procedura penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Della Casa Franco.

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