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ESTETICA
Una visione generale dell’ambito di ricerca dell’estetica può essere fornita analizzando un brano dell’opera
monumentale e incompiuta di Robert Musil: L’uomo senza qualità. Il romanzo è ambientato nella Vienna degli
anni appena successivi la Grande Guerra e narra la vicenda esistenziale e spirituale di Ulrich: una sorta di
“uomo ideale” che riassume in sé tutte le “non-qualità” del Novecento. Il ragazzo vive parzialmente alienato
dal mondo reale e del tutto privo di autentici interessi, descrivendo questa sua situazione come una vera e
propria malattia della volontà e una alienazione dal senso comune. Musil sottolinea l’importanza del potere
dell’immaginazione. Il consapevole utopismo dell’artista gli permette di porre in relazione la realtà e
l’immaginazione, percependo la realtà per quello che potrebbe essere e non per quello che è nel suo senso
più concreto. Le idee dell’artista sono quindi paragonabili a realtà non ancora esplorate. L’uomo che
possiede solo il senso della realtà vede il più concreto, mentre l’uomo della possibilità, che secondo Musil
è proprio l’artista, riesce ad andare oltre ciò che appare e percepire la dimensione simbolica della realtà.
Attraverso l’immaginazione dell’artista la realtà va oltre la realtà stessa. Il simbolo è elemento di unità, non
allegoria: la dimensione simbolica della realtà non è astratta, ma rappresenta il particolare che si fa sintesi
dell'universale.
STORIA DELL'ESTETICA
ORIGINE DELL'ESTETICA
Quando nasce l'Estetica?
Da un punto di vista filosofico si può collocare la nascita dell'Estetica nel 1750, data in cui viene pubblicato il
primo libro con il termine “estetica” nel titolo: Aesthetica di Alexander Gottlieb Baumgarten. La posizione
sarebbe legittima, ma forse non abbastanza completa per comprendere al meglio il fenomeno della corrente
Estetica. Alfred Baeumler scrive Estetica negli anni Trenta del Novecento e si pone proprio questo problema:
quando nasce effettivamente l'Estetica?
La riflessione estetica nasce con la concezione e l'apparizione del bello, secondo Baeumler. Un'affermazione
estremamente “problematica” che fa scaturire numerose discussioni. Il bello e l'arte sono concetti cardine
dell'Estetica, sviluppano una relazione fra interno ed esterno in una concezione della totalità che non può
essere scissa. Sempre secondo il pensiero di Baeumler, l’Estetica nascerebbe quando l'uomo iniziò a
confrontarsi con il bello e non quando l'uomo iniziò a confrontarsi con l’arte. Seguendo questa corrente di
pensiero dunque già la filosofia antica avrebbe iniziato il percorso estetico e Platone sarebbe il “fondatore”
inconsapevole dell'Estetica poiché nei suoi scritti è sottointesa una riflessione sulla bellezza, ovvero una
concezione prima dell'Estetica da ricercare.
L'atto di costituzione dell’Estetica come scienza si troverebbe quindi negli scritti di Platone. I dialoghi nei quali
il filosofo affronta il concetto della bellezza sono Simposio e Fedro, ovvero i “bellissimi dialoghi”. Baeumler
sostiene Platone non parli di bellezza naturale, ma di un entusiasmo riguardo la bellezza in una dimensione
pedagogica: l'educazione al bello si rifà ad una concezione pedagogica e dell'Eros. Il concetto di Eros è
strettamente collegato al concetto di bello, il legame è imprescindibile e determinante per Platone. Se si
considera l'Estetica come riflessione sulla bellezza e non sull'arte, Platone diviene fondatore dell'Estetica
quando scopre la bellezza, quindi concependola come metafisica del bello. Ma in quest’epoca non è una
disciplina autonoma, non si può individua una Estetica platonica, poiché non è possibile scindere l'Estetica
dalle altre discipline e le concezioni e dimensioni che costituiscono l'Estetica stessa.
Per quanto riguarda l'arte, invece, Platone ne diviene suo malgrado scopritore. Secondo Baeumler Platone
scopre l'arte mettendola fortemente in questione, criticandola, confutandola. Platone scopre l'arte
scoprendo il bello. La concezione di arte nella cultura greca antica si rifà ad una produzione esperta, una
produzione secondo norme e regole. L'artista era un artigiano, colui che sapeva produrre artigianalmente
ispirandosi a norme e principi e regole. Arte è capacità di eseguire qualcosa con perizia. Poesia e musica non
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erano considerate arte nella cultura greca antica poiché erano attività “patrocinate” dalle muse, quindi
attività ispirante e non determinate dall’abilità dell’uomo. La componente religiosa e di ispirazione non
apparteneva alla produzione dell'artigiano, quindi declassavano poesia e musica in una dimensione poietica
e non artistica. Tale visione era differente rispetto la concezione di Platone. Il bravo artista era colui che
sapeva produrre rispettando le regole. Platone critica l'arte in quanto i suoi prodotti, nella concezione greca
antica rappresentati dagli oggetti, sono imitazione. Gli oggetti della realtà sensibile sono imitazione e l'arte,
in quanto imitazione di quegli stessi oggetti, diviene imitazione dell'imitazione e quindi allontana
ulteriormente l’uomo dalla verità e dalle idee.
Se invece si considera l’Estetica come la filosofia dell'arte, secondo Baumler lo “scopritore” sarebbe
Aristotele. La nascita dell'Estetica si lega con la concezione della bellezza oppure con l'inizio della filosofia
dell'arte, punti di vista differenti che costituiscono due visioni e definizioni differenti dell'Estetica.
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Filosofia Estetica Arte Aristotele, La Repubblica
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Dimensione Estetica Bellezza Platone, Fedro e Simposio
SIMPOSIO
Nel Simposio Platone fonda la sua filosofia del Bello. Per Platone la metafisica del Bello si esprime nella
partecipazione stessa all'idea di Bellezza, la Bellezza è un'idea che non può essere intellettualizzata. Tutte le
cose sono belle in richiamo all'idea di Bellezza e alla partecipazione all'idea di Bellezza, non belle in sé. La
Bellezza, quindi, appartiene al mondo delle idee e non alle cose.
Recuperando il legame fra Bellezza ed Eros, nel Simposio il quesito rispetto cosa sia l'Eros viene risolto
chiamando in causa il concetto di Bellezza. I vari personaggi esprimono la loro concezione e definizione
dell'Eros, poi stabilita da Socrate che si fa voce del pensiero di Platone. Secondo Fedro, il primo invitato a
parlare, Eros sarebbe il più antico fra tutti gli dei e quello più meritevole di essere onorato perché spinge gli
uomini verso la virtù e la felicità. Pausania distingue due generi di Amore, un Amore “Volgare” verso il corpo
e un Amore “Celeste” verso l'anima. Erissimaco è un medico e considera Amore come un fenomeno naturale
strettamente legato all'armonia. Interviene poi Aristofane con il mito dell'androgino: diviso a metà da Zeus
geloso perché divenisse debole, si generano così gli umani che ora costantemente si cercano e per il nome di
Amore esprimono il desiderio di completare l'intero che erano in origine. L'ultimo a parlare prima
dell'intervento di Socrate è Agatone, il quale definisce Amore il dio più bello e nobile, testimonianza della
Bellezza. I cinque personaggi incarnano cinque concezioni non filosofiche del concetto di Eros, poi
sintetizzate filosoficamente da Socrate. Socrate non parla in prima persona, ma con un espediente teatrale
riporta un discorso “per sentito dire” e spiegando con le parole di Diotima, sacerdotessa dell'Amore e qui
Maestra dell'Eros. L'esposizione si estende su tre punti principali: 1) Il carattere demoniaco di Eros, 2) Il
carattere poietico di Eros secondo corpo e anima, quindi secondo un desiderio di immortalità, 3) I misteri
d'amore secondo cui il bello è un'idea.
DIOTIMA SUL CARATTERE DEMONIACO DI EROS
Eros non è un dio, ma un demone. Il suo potere è interpretare e trasmettere agli dei le preghiere e i sacrifici
e i sogni che vengono dagli uomini e agli uomini i doni e gli ordini dagli dei. Un dio non si mescola con gli
uomini, ma per mezzo di Amore ha colloqui con gli uomini. L'origine del potere mediativo di Eros deriva dai
suoi genitori. Quando nacque Afrodite gli dei banchettarono e fra questi vi era Poros, espediente e sagacia,
e Penia, povertà. Poros e Penia generarono Amore. Amore divenne seguace di Afrodite poiché generato alla
sua nascita, quindi concepito e strettamente legato al Bello. Il legame fra Eros e Bello è forte. Essendo figlio
di Penia, Eros è povero e lercio, scalzo e senza letto, sempre di casa con il bisogno per la madre povertà, quindi
forza che ha sempre bisogno di altro. Per parte di padre Poros è insidiatore dei belli e dei buoni, audace e
cacciatore, avido di intelligente e ingegnoso, dedito a filosofare per tutta la vita, stregone e sofista. Eros non
è mai pienezza, ma ricerca di questa attraverso ogni stratagemma possibile. Non è dio e non è uomo, ma
figura mortale fra i due con natura metamorfico. Eros è mancanza e capacità di trovare ciò di cui ha bisogno,
non è povero e non è ricco. Sempre teso a ottenere ciò di cui ha bisogno, una forza che cerca sempre, quindi
filosofo. Eros, infatti, come un filosofo punta e tende sempre verso altro – verso la conoscenza di cui ha
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bisogno. Nessuno degli dei cerca la filosofia e vuole diventare sapiente, nessun povero cerca la sapienza o la
filosofia perché fermo alla sua ignoranza e il ricco dio sapiente non cerca la sapienza perché già la possiede,
mentre Eros punta proprio alla sapienza. È necessario che Amore sia filosofo, poiché filosofo sta nel mezzo
fra sapiente e ignorante. Eros ha un bisogno che viene soddisfatto dalla conoscenza e dal possesso di questa
conoscenza, ma è un possesso che ha sempre e continuo bisogno di altro.
DIOTIMA SUL CARATTERE POIETICO DI EROS:
La dimensione generativa e poietica di Eros viene spiegata da Diotima con una seconda definizione altrettanto
interessante. Eros è la procreazione nel Bello secondo corpo e anima. Eros è poiesis, creazione dal nulla,
passaggio dal non essere all'essere perché forza generativa. È procreazione nel Bello perché procreazione
del Bello e del Buono, Eros è desiderio di generare cose belle – e non si possono generare cose brutte. Eros è
corpo e anima, la procreazione del bello passa attraverso il Bello e il Buono. La capacità generativa dell'uomo
è unica caratteristica divina dell'uomo, il divino è nell'uomo per la sua capacità di procreare il Bello. Il bello
è armonico, il brutto è disarmonico. Quando l'uomo si avvicina al Bello e dal Bello parte genera il bello. Eros
non è amore del bello, ma generazione del Bello.
DIOTIMA SUI MISTERI DI EROS E SUL BELLO COME IDEA
La scala amoris viene spiegata da Diotima a Socrate per iniziarlo ai misteri dell'Amore in un discorso di
carattere prettamente filosofico. Un cammino ascensionale, iniziatico, dal basso verso l'alto: un cammino
vero il Bello, guidati da Eros – stabilendo il legame inscindibile fra Eros e bellezza. L'amare un corpo bello è
il primo passo e il primo gradino della scala. Successivamente si comprende che amore un solo corpo bello
non è abbastanza, quindi nel secondo livello l'amare un carattere di un corpo bello riflette l’amore di quel
carattere in tutti i corpi belli: si ci fa amante di tutti i corpi belli per la caratteristica che rende quei corpi belli.
Il terzo passaggio è avere la capacità di passare dall'amore per il corpo e le sue caratteristiche sensibili
all'amore per le caratteristiche sovrasensibili, amare lo spirito oltre il corpo. Dall’amore per un corpo si
comprende la bellezza dei corpi per arrivare poi alla bellezza dell'anima. Si passa quindi dal mondo sensibile
al mondo delle anime, il mondo sovrasensibile. Il gradino successivo è la bellezza delle norme, la bellezza
delle leggi che governano il mondo e la realtà. Questa bellezza, però, non è sufficiente. Esiste un'altra bellezza
più alta: la bellezza delle scienze, la bellezza del sapere. Secondo Platone la scienza più bella è la Matematica
perché scienza dei rapporti e dei moti, immagine di un sapere della bellezza oggettiva. Dopo la bellezza delle
norme e delle leggi si prosegue verso la bellezza delle scienze e del sapere per volgere lo sguardo ad una
Bellezza che contempla per generare bei ragionamenti e bei pensieri. Pur partendo dalla sensibilità e dal
mondo fenomenico, il punto di arrivo di questo cammino è l'idea della Bellezza totalmente svincolata dal
sensibile. Trovandosi di fronte alla Bellezza come idea e non la bellezza in sé, conquistata questa idea di
Bellezza, si può generare e ispirare la bellezza stessa. Il carattere della Bellezza è l'eternità, non nasce né
perisce. La Bellezza non muta, non è opinabile o soggettiva, non è un valore o concetto relativo. La Bellezza
e l'idea di Bellezza rappresentano il livello più alto di oggettività. Le cose belle, invece, sono belle perché
partecipano all'idea di Bellezza. La bellezza è armonia, simmetria.
LA GRANDE TEORIA DEL BELLO
Per quanto riguarda il mondo greco si può quindi legare il concetto della Bellezza con i valori di oggettività,
moralità, quantità e alla concezione metafisica. La bellezza è oggettiva, spiegata dalla Grande Teoria del Bello
che ne dà una spiegazione oggettiva. Secondo la Grande Teoria la Bellezza ha delle caratteristiche principali
che ne determinano l’oggettività. Il primo carattere è il carattere quantitativo che può essere
quantitativamente appreso. La Bellezza risponde a dei criteri quantitativi, cioè le norme matematiche, il
Bello risponde al numero. Il secondo carattere è il carattere metafisico della Bellezza, ovvero la relazione
privilegiata della Bellezza con i principi strutturali della realtà. Il terzo carattere che determina l'oggettività
della Bellezza è il suo carattere ontologico per cui la Bellezza fa parte delle cose. Si presenta poi un carattere
basato sul rapporto fra Bellezza e Bene: il valore estetico del Bello esteriore deve sempre corrispondere ad
un carattere di Bellezza interiore e viceversa.
ARTE E POESIA PER PLATONE
La filosofia del Bello è un pensiero che ha come obiettivo la concezione metafisica. Invece quando Platone
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parla di arte la pone in questione e la critica, tenta di ridurla a una dimensione puramente esecutiva e
ricompositiva, essendo l’arte imitazione e quindi illusione. L'arte ottenebra la mente perché la allontana
dalla chiarezza che solo la filosofia può garantire all'uomo. Secondo Platone il poeta era divinamente
ispirato, la divinità ispirava il poeta perché parlasse attraverso la sua arte. Il fondamento della poesia, quindi,
non sarebbe la scienza, ma l'ispirazione. Poetici e musicisti sono artisti, essendo ispirati dal divino, che
riproducono le idee e generano quindi illusione. Il legame fra Eros e Bellezza, invece, diviene un legame
metafisico che non illude ma porta alla conoscenza. L'arte come techné viene condannata da Platone perché
inferiore, imitazione e illusione.
Per quanto riguarda la poesia, invece, si definiva per l'assenza di norme. Nel mondo greco antico la poesis si
basava sull'ispirazione, si era poeti quando si era ispirati dalle Muse. Non era la tecnica a definire la poesia
e il poeta. Nello Ione Platone da una definizione molto precisa di poeta: “Il poeta non è poeta per la sua
tecnica di poesia, ma perché ispirato da un potere e una forza poetica paragonabile a quella di un magnete,
attrae gli anelli di ferro e attribuisce a quegli anelli il potere di attrarre altri anelli. Come il magnete attrae e
conferisce la forza agli anelli, così la Musa ispira il poeta e trasmette lui le parole e la poesia che da Lei viene”.
La Musa era il magnete, il poeta era il primo anello e veniva seguito dall'aedo. Coinvolti erano anche gli
uditori, poiché coinvolti nel linguaggio potevano fare esperienza di qualcosa di superiore e ispirato. Il poeta
è “sacro, alato, leggero” in una esaltazione della sua figura, ma solo in merito alla sua relazione e al suo essere
ispirato dalla divinità. Una esaltazione e al tempo stesso una critica. L'intelletto e la tecnica non
caratterizzano il poeta, il quale si esprime nella sua massima forma solo per l'ispirazione della Musa. La
divinità toglie l'intelletto e si serve del poeta come un messaggero della poesia, la quale viene trasmessa
agli uomini proprio per la mediazione del poeta. Platone esprime il carattere inspiratorio della poesia e poi il
carattere profetico, essendo essa ispirata dalla divinità e manifestandone la volontà. Ione non è un poeta, nel
dialogo con Socrate emerge un livello inferiore che caratterizza la poesia, un anello successivo. L'aedo è un
interprete dell'interprete del divino, interprete del poeta interprete. Nel mondo greco la conoscenza passa
attraverso la vista, esaltata ed elevata rispetto gli altri sensi: la capacità di cogliere il reale passa attraverso
la vista. L'ultimo anello della catena è lo spettatore e qui è spettatore, oltre che semplice uditore. Anche lo
spettatore viene “posseduto” dalla poesia, posseduto dalla parola divina come gli “anelli” a lui precedenti –
neanche nel caso dello spettatore la fruizione della poesia passa attraverso la tecnica, ma è bensì una
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