Archeologia romana
L'archeologia è un metodo di fare storia che prevede l'utilizzo della cultura materiale: ovviamente ci sono fonti scritte e letterarie, ma questo è raro nel caso dell'archeologia, dato che si studiano gli oggetti che si trovano negli scavi, eseguiti con metodo stratigrafico e metodologia molto accurata. Nei ritrovamenti si hanno tanti tipi di frammenti o cocci, e molto importanti sono quelli delle anfore (sezione del museo dei mercati traianei a Roma), studiate da Schlesser a Roma, dove notò che avevano i bolli, ovvero delle firme.
Grazie ai bolli oggi ci è possibile conoscere il contenuto, la provenienza e il tipo di fattura; queste anfore in particolare sono di fattura spagnola, contenevano il garum (cibo con pesce) o l'olio. Roma, il Monte Testaccio è fatto in gran parte di cocci di anfore, diverse dalle anfore africane di forma più stretta e allungata, giunte dalle vie d'acqua (preferite).
Anfore e altri materiali
Le anfore diventano fondamentali per l'archeologia classica, che prende piede intorno al 900: si hanno poi le lucerne, altro materiale epigrafico, alcune hanno segni di bruciatura, dimostrando di provenire da contesti funerari (necropoli); sono molto comuni nella pianura padana. Altro oggetto di interesse sono i vasi, in particolare nella città di Arezzo (come sottolineato da Plinio), presentano una vernice rossa imperiale, con decorazioni a rilievo dell'età augustea. Si diffondono in varie parti dell'impero, con una produzione più corrente, ad esempio non decorata, facendo parte di una classe ben datata.
Lo scavo di Bedriacum, sito di Calvatone, è in provincia di Cremona: si trovava sulla via Postumia (Genova ad Aquileia): le ricerche sono nate dalle fonti antiche ristudiate nell'800, come del resto Troia venne riscoperta grazie ai testi antichi, infatti Tacito ricorda Bedriacum come villaggio tra Cremona e Verona, famoso per due battaglie romane del 69 DC, ovvero dopo la morte di Nerone, nell'anno dei 4 imperatori di cui l'ultimo sarà Vespasiano. La prima battaglia è tra le truppe di Ottone e Vitellio e la seconda tra Vitellio e Vespasiano. Questo luogo è segnato sulla mappa Peutingeriana a 22 km da Cremona, facendo partire da tal posizione le ricerche, che furono incentivate da un parroco del territorio, don Luchini: vennero trovati dei frammenti di una statua in bronzo, una vittoria su un globo (senza ali), dedicata alla vittoria di Marco Aurelio e Lucio Vero, risalendo quindi al 161/269 DC; venne riassemblata e integrati pezzi mancanti, ovvero le ali.
Calvatone e scoperte archeologiche
Risale all'età classica, venduta da proprietari ai musei di Berlino e regolarmente portata in Prussia, oltre che utilizzata in una festa in onore di Wincklemann: quando Berlino viene occupata durante la II Guerra Mondiale venne spostata alla zecca, poi sparendo nei saccheggi, per questo i russi ne crearono una copia in gesso (forse avevano l'originale); nel 2016 infatti sono comparse delle notizie dell'originale all'Ermitage di San Pietroburgo, schedata come una opera francese del 1600.
La città di Calvatone si ergerà in territorio vicino, ma non lo stesso di Bedriacum, di cui prenderà solo le spoglie; dato che il deposito archeologico di Calvatone è pochi centimetri sotto il livello del terreno, molti elementi, come un aratro, potevano influire negativamente sul deposito. A Cavaltone vengono eseguiti vari scavi, recentemente sono stati ritrovati dei mosaici (attualmente reinterrati): importantissima è la ceramica a vernice nera, materiale prodotto in ambito romano che indica la presenza romana in tutti i luoghi di ritrovamento (Mediterraneo) e tipica dell'età repubblicana (III-IV sec DC); si trovano anche lucerne a vernice nera tipiche del costume romano e la terra sigillata chiara, prodotta in Africa, tipica dell'età tardoantica: è caratteristica perché ricorda lo sviluppo degli oggetti dall'Africa nell'età di Settimio Severo (II sec. DC).
Infine ci sono anfore che provengono dall'isola di Rodi, particolari per le anse apiccate, erano tutte diverse in base al contenuto, e altra loro caratteristica è il colore della ceramica.
Il sito di Palmira
Sito di Palmira, nella provincia romana della Siria, una delle province più importanti anche per estensione geografica, conquistata da Traiano al di là dell'Eufrate, vincendo i Parti: le foto del sito, molto importante tra le aree archeologiche, sono prima del 2011 e degli scontri in Siria. Palmira si trova in mezzo al deserto, al centro di una enorme oasi, essendo tappa obbligata per le carovane che viaggiavano da oriente ad occidente, soprattutto dopo il II sec. DC monopolizzando il commercio.
Il nome più antico di Palmira è Tadmor, nome dato alla città fondata in tempi più moderni vicino al sito archeologico e riscoperta nel 1700, come mostra il dipinto di Hamilton, "Discovering the Ruins of Palmyra 1758", grazie a Dawkins e Wood, con un terzo uomo morto durante il viaggio (un architetto) pubblicano un libro, con i disegni dell'architetto Borra.
Il Grand Tour e la scoperta di Palmira
Il Grand Tour era considerato fondamentale per la formazione dei giovani aristocratici, come appunto Dawkings e Wood che giungono a Palmira accompagnati dall'architetto Borra, autore dei disegni di tali monumenti: sono delle vedute, dato che Borra era un famoso paesaggista (insegnante al Politecnico di Torino), come mostra quella del Dio Bel/Dio Sole con tratti molto precisi mostrando la forma di Pseudo Diptero (falso diptero, con due serie di colonne davanti alla cella) dato che qui si ha una sola serie di colonne davanti alla cella. Il tempio aveva un ampio tenemos e fu riutilizzato sia come chiesa che come moschea, mantenendosi a lungo (come il Pantheon); Wincklemann, legato alla nascita del neoclassicismo, mostra come fosse uso imitare le statue antiche, come quelle di Palmira, infatti Robert Adam fermandosi dagli aristocratici britannici creerà il soffitto alla Palmirese con decorazione geometrica.
Altra particolarità di Palmira sono le tombe a torre all'accesso della città, che collettive potevano includere fino a 300/400 persone; non si sapeva quasi nulla però dell'edilizia privata, non avendo mai scavato delle domus, che avrebbero dovuto presentare come ogni altro elemento della città l'influenza dal mondo orientale. Dopo il 1750 si hanno molti disegni del sito grazie allo sviluppo dei viaggi; le ricerche moderne a Palmira cominciano nel 2007 su una zona residenziale, sviluppandosi fino al 2010 al ritrovamento di una struttura della fase omaiade, ovvero del VII/III sec DC, mostrando come la città sia stata saccheggiata dall'imperatore Aureliano, ma non distrutta: infatti la casa ritrovata si era trasformata dividendosi in molti piccoli ambienti con parti produttive.
Riuso e conservazione
Fenomeno tipico di Roma qui presente è quello del riuso: si ha una scala per condurre ad un soppalco con un'iscrizione in greco, o gli altari del II/III sec AC dedicati ad un dio senza nome o i frammenti riutilizzati per creare un forno; le ricerche su Palmira ricominciano nel 2015 con l'uccisione di Khaled al Assad, protettore del centro di Palmira, dall'ISIS per non aver rivelato dove si trovasse il tesoro di Palmira (manifestazione con albero al Giardino dei Giusti a Milano e murales alla fabbrica del vapore): grazie a lui sono stati ricostruiti molti monumenti, come il Tetraphilo, posto in uno svincolo della grande via colonnata, presentando una sola colonna in granito egiziano (le altre in cemento). L'ISIS ha distrutto il tempio di Bel, come molti altri monumenti, di cui si conserva solo un portale d'ingresso, che si teme sia stato minato; altro edificio è il tempio di Baalshamir, come le tombe a torre, come del resto al teatro nel 2016. Il museo è stato completamente devastato, abbattendo le statue che non furono portate in salvo a Damasco: altro commercio molto importante per i terroristi è stato il mercato nero dell'arte, rendendo impossibile conoscere l'entità del saccheggio.
Oggi si attuano molte ricostruzioni 3D, tanto veritiere da non sembrare delle copie: si hanno diverse mostre, come quella di Roma dedica al palazzo di Ninive (saccheggiato come Dura Europos per gli scavi clandestini) e dopo la distruzione di Palmira sono stati aggiornati molti siti web con fotografie e documentazione del sito, materiali antichi e le prime fotografie fatte in loco (1864: esposte al Getty Museum) o il database dei ritratti di Palmira in tutto il mondo da parte di un'università della Danimarca, ma anche le fotografie di un viaggio del 1955 donata da un benefattore all'Università degli Studi e pubblicate online.
Ritratto e arte romana
L'arte greca ha avuto un posto privilegiato nella storia dell'arte antica, per questo l'arte romana a lungo venne considerata un periodo di decadenza di essa, fino alla definizione dei suoi caratteri autonomi, tra cui il ritratto, da parte di studiosi della fin dell'800. Il ritratto è un elemento caratterizzante dell'arte romana, ma non è stato inventato dai romani: esempio è il ritratto fisiognomico, ma anche quello simbolico (nome alla base che lo porta ad essere detto ritratto) con esempi greci sono l'Efebo Biondo (Atene, Museo dell'Acropoli), il ritratto tipologico, che riprende le caratteristiche tipiche di ogni figura, come quello di Pericle (Londra, British Museum) che si presenta in copia romana della testa su un'erma, mostrando le caratteristiche ideali dello stratega; altro esempio è Demostene, che nel suo ritratto riprende le caratteristiche del filosofo (la barba) il ritratto di ricostruzione, vuole rispondere alle caratteristiche del personaggio, sia fisiche che morali, come nel caso del ritratto di Omero.
Età ellenistica e ritratti fisiognomici
Molto importante per lo sviluppo dell'arte del ritratto è l'età ellenistica, dato che quella romana ne sarà uno sviluppo: il ritratto fisiognomico si sviluppa particolarmente in questo periodo con la personalità di Alessandro Magno, che presenta un ciuffo caratteristico che diventerà tipico di molti personaggi successivi, anche in Italia centrale. In tal zona periferica dell'arte ellenistica si trovano ritratti che richiamano il modello del ritratto fisiognomico, come il Busto Capitolino (Musei Capitolini) avendo di originale solo la testa, dato che il busto è moderno; questa statua viene identificata con Bruto, il fondatore della repubblica romana, rendendo il ritratto anche di ricostruzione: viene datato nel III sec AC e realizzato in bronzo, dando un'immagine delle virtù dei romani.
Nella categoria del ritratto tardoromano, II metà del II sec - II metà del I sec AC, si hanno dei ritratti che caratterizzano i patrizi, con verismo quasi esasperando le caratteristiche fisiognomiche: essi servivano per farsi riconoscere come uomini di una classe nobile, come il Patrizio Torlonia (nome dalla collezione Torlonia) e il ritratto di Osimo (località) con tutte le loro rughe, dato che solo i patrizi avevano il diritto di farsi ritrarre e di conservare i ritratti degli antenati (maschere dal volto del defunto).
Importanza di Polibio nel ritratto romano
Fonte molto importante per il ritratto romano è Polibio, greco che giunge a Roma nella metà del II sec AC: descrive le usanze romane dato che lo compliscono molto, come fa con i funerali romani, mostrando l'utilizzo delle maschere di cera per le esequie di uomini importanti, avendo il figlio o uno dei membri della famiglia sui rostra (porta la salma nel foro) a celebrare l'elogio funebre; si aveva poi la sepoltura e la sua immagine in una cassa di legno venne portata nel punto più visibile della casa, essendo anche dipinta per riprodurre il colorito. In occasione dei pubblici sacrifici le maschere erano poste fuori dalle loro casse, mentre nel caso dei funerali erano poste addosso a parenti che gli somigliavano in carattere e in fisionomia (fasci/littori), con successivi elogi agli antenati partendo dai più antichi.
Corrente ellenistica sobria e il ritratto di Pompeo
Esiste un corrente ellenistica più sobria, come mostra il ritratto di Pompeo Magno (Ny Carlsberg Cryptotec di Copenhagen: collezione anche di gessi), figlio di Pompeo, ritrovato nella tomba dei Vicini, copia dell'età tiberiana di un tipo che dovrebbe risalire alla prima metà del I sec AC, presentando le rughe e taglio della bocca dello stile realistico ma in modo sobrio ellenistico, ed il ciuffo del ritratto di Alessandro Magno. Sempre a questa corrente appartiene il ritratto di Cicerone presente ai Musei Capitolini, con una precisa interpretazione del personaggio e del suo carattere autoritario; altro esempio è il presunto ritratto di Silla ed infine il celeberrimo togato Barberini, che presenta il puntello (non indica per forza che sia una copia dal bronzo, dato che molte nascono con esso), che dovrebbe essere poco più antico dell'età augustea per la testa, mentre la toga con tanti avvolgimenti era tipica dell'età augustea (simbolo del cittadino romano, dato che i barbari portano i pantaloni e coloro che non hanno diritto di portare la toga non sono cittadini romani); i 3 personaggi raffigurano le 3 generazioni (80-15 AC), mostrando lo Ius Imaginum tipico di tal classe.
Tipologie di statue encomiastiche
Nel mondo romano si hanno varie tipologie di statue encomiastiche: esempio è il Generale di Tivoli, datato nel I sec AC, doveva essere nel santuario di Tivoli; che sia un generale si evince dal fatto che dovesse avere una spada nella mano sinistra e nell'altra una lancia, una corazza come puntello, facendo riconoscer il personaggio come eroe per meriti militari: le caratteristiche del volto come gli occhi infossati e lo sguardo volto verso l'alto, tipiche dei re ellenistici, sono tipiche dell'ellenismo patetico, ma il fatto che abbia molte rughe richiama la tradizione romana. In tal tipologia rientra anche un generale di Aquileia e la statua ritrovata pochi anni fa a Cividate Camuno in Lombardia: sempre ad Aquileia, al museo archeologico nazionale, si ha il doppio ritratto in stele funeraria che presenta il filone del ritratto imperiale romano, anche se datato all'epoca di Augusto quando lo stile cambia per la formazione dell'impero (diffuso in tutto l'impero). La città, colonia romana del II sec AC fondata per la difesa contro i barbari divenne con il tempo un luogo di grandi commercio con l'oriente (gli abitanti poi si spostano a Venezia).
Pitture femminili e datazione delle opere
Le pitture femminili sono realizzate in base a quelle delle imperatrici in carica (moda) e per questo sono fonte per la datazione delle opere: quella del doppio ritratto di Aquileia è la stessa di Agrippina Minore, ultima moglie di Claudio e madre di Nerone (50-75 DC); spesso nei piccoli monumenti funerari si pongono anche elementi tipici come i leoni o le pigne, assemblando in un monumento ridotto i simboli funerari con richiami ai mausolei. In un'altra del I sec DC si ha una coppia di coniugi con ritratto fisiognomico con la dextrarum iunctio, l'unione delle destre, gesto della concordia tra coniugi-famiglia imperiale: tal tradizione del ritratto romano prosegue, come mostra la stele del bambino (la madre si fa ritrarre con lui) del III sec AC o quella di Fausto Procula in cui indica di essere stato sediro per tre volte.
Ritratti imperiali e stile
Durante l'impero si hanno moltissime copie dei ritratti imperiali, avendo una grande importanza da Augusto in poi nel determinare lo stile di un periodo: ad esempio quelle di Ottaviano Augusto hanno uno stile più severo e in richiamo all'età classica, anche se si hanno differenze tra il ritratto di Ottaviano, detto Capo Partes (35-30 AC), con impronta ellenistica con fine del realismo, poi diventando Augusto presenta un'immagine idealizzata che pare più giovane di quando era in gioventù per il classicismo dello stile, mantenendo sempre il ciuffo a tenaglia; nell'età augustea nasce l'arte di corte e pregiata con opere come i camei (arte del lusso).
Augusto da Prima Porta
Nell'Augusto da Prima Porta dei Musei Vaticani si ha una statua ritratto che viene da una villa detta Alle Galline Bianche di Livia, sua moglie: ha una leggera tunica, corazza di tipo anatomico (riprende le fattezze del torace) di bronzo e ferro, richiamando il Doriforo di Policleto, essendone una delle tante copie, presentando un puntello con richiamo alla discendenza augustea, infatti il bambino con il delfino richiama la sua nascita da Venere; la ponderatio è la stessa del doriforo ma si ha il gesto dell'Ad Locutio, sempre presente come nella colonna traiana, ed il mantello detto Paludamentum: le decorazioni delle corazze hanno un preciso significato, qui si ha un episodio celebre della storia augustea circondato dal mondo pacificato dall'imperatore, tema tipico della pax augustea, come mostra il cielo-sole sopra la quadriga e sotto si ha la terra con la cornucopia che presenta l'abbondanza di frutti e una cerva, mostrando quindi Apollo e Diana. Apollo viene richiamato come dio della luce: ai fianchi della scena centrale si hanno le immagini della Germania e la Pannonia, due province vinte; nella parte più centrale si ha la rappresentazione di Tiberio che riceve dal re Fraante IV (dei Parti), barbaro come mostrano i pantaloni, gli vengono riconsegnate le insegne romane perse da Crasso nella battaglia di Carre, località oggi sul confine della Siria, nel 53 AC; oggi si discute ancora molto su chi sia tal personaggio, per questo non è casuale che la statua si trovi nella villa di Livia, madre di Tiberio, che grazie la sua capacità lo fece diventare imperatore.
Ritratti di Augusto
In uno dei celebri ritratti di Augusto dalla via Labicana presenta una toga amplissima tipica dell'età augustea, poi gli stivaletti, ed un volto idealizzato anche se si ha il segno delle guance incavate: si tratta di un ritratto che evidenzia l'importanza attribuita all'immagine dell'imperatore e la sua rappresentazione idealizzata in contrasto con i dettagli realistici come le guance incavate.
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