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Archeologia e storia dell'arte romana

Archeologia è un termine greco, il cui significato originale è diverso rispetto alla valenza attuale del termine; infatti in greco significa "storia antica del mondo" e veniva usato per definire i primi capitoli delle "Storie" di Tucidide (archaiologhia), in cui veniva narrata la storia più antica. Il significato attuale di "archeologia" è scienza storica che studia la civiltà materiale degli antichi, dove per civiltà materiale si intende tutto quello che è stato prodotto da una civiltà antica che non siano testi antichi e che viene utilizzato come documento per la ricostruzione del passato.

Quindi, mentre la storia antica si basa su fonti scritte, l'archeologia si basa sui manufatti; essa è una scienza umanistica che contribuisce a ricostruire le civiltà del passato a cui quindi si affiancano l'epigrafia, la numismatica e così via, che hanno come differenza il tipo di documentazione a cui fanno riferimento. L'oggetto di indagine sono dunque i manufatti che possono essere cocci ceramici che danno informazioni di tipo diverso oppure può essere un intervento dell'uomo sul territorio che trasforma per ricavarne autostrade o insediamenti; per l'ambito romano questa documentazione consiste nella centuriazione del territorio in cui cioè il territorio di una colonia veniva suddiviso per ricavarne lotti di terreno da distribuire ai coloni e in cui si ricavano anche strade.

Dunque, tutto quello che rientra nelle opere dell'uomo è oggetto di indagine dell'archeologia; essa si può applicare a tutte le civiltà del passato; soprattutto per quelle che non hanno lasciato fonti scritte l'indagine archeologica è l'unica fonte utile per la loro ricostruzione (è il caso della civiltà dell'isola di Pasqua).

Civiltà classica e archeologia

Con il termine civiltà classica si designa la civiltà greco-romana (si tratta infatti di un binomio indiscutibile), il cui oggetto di indagine è appunto la civiltà greco-romana diffusasi nel bacino del Mediterraneo, dall'Europa centrale fino al Mar Nero e ai confini dell'India.

Le date convenzionali che corrispondono a eventi storici fondamentali che definiscono l'ambito in cui si colloca la civiltà greco-romana sono: come inizio della civiltà greca la metà dell'XI sec a.C. (per le regioni dell'Attica e della Tessaglia), che corrisponde all'inizio del periodo protogeometrico; oppure un'altra data dell'inizio dell'età arcaica è l'ultimo quarto del VII sec (620 a.C. circa). Invece, per la fine del periodo classico abbiamo una serie di date diverse: 330 d.C., anno del trasferimento della capitale da Roma a Costantinopoli; in questo modo si sposta l'asse politico da occidente a oriente; 476 d.C., anno in cui viene deposto Romolo Augustolo, ultimo imperatore d'occidente.

Dal punto di vista della cultura classica ci sono altre due date che rappresentano degli eventi importanti e traumatici: 528 d.C., anno in cui Giustiniano chiude l'Accademia platonica di Atene; 1641 d.C., anno della conquista araba di Alessandria e quindi dalla distruzione della biblioteca e del museo, cioè del patrimonio storico archeologico dell'antichità. In realtà l'eredità culturale classica continua nell'impero d'oriente, quindi potremmo indicare come fine della classicità il 1553, anno della conquista di Costantinopoli e della fine dell'impero romano d'oriente.

Archeologia come scienza

L'archeologia è una scienza giovane, infatti ha meno di 250 anni: la sua data di inizio coincide con la pubblicazione della "Storia dell'antichità" di Winkelmann nel 1764; tuttavia, non si può parlare di archeologia in termini moderni se non dalla fine del XIX secolo perché, per circa un secolo, l'archeologia fu storia dell'arte antica che è solo una sua parte, dal momento che essa prende in considerazione l'intera produzione di una civiltà; dunque l'archeologia come scienza autonoma nasce solo dalla fine dell'800.

Archeologia romana

L'archeologia romana ha uno sviluppo storico non distinguibile dall’archeologia greca, infatti la civiltà romana presuppone quella greca così come alcune manifestazioni greche avvengono in età romana. La civiltà romana ha origine a Roma che venne fondata alle foci del Tevere nell’VIII sec; questo conferma la data convenzionale della fondazione della città, cioè il 753 a.C. Roma all'origine è una città al centro della penisola italica che allargherà la sua influenza fino a diventare il più grande impero, cioè fino agli inizi del II sec dC quando sotto Traiano raggiunse la sua massima estensione, con la conquista delle province orientali, soprattutto della Mesopotamia che venne poi abbandonata dal suo successore Adriano che consoliderà l'impero, escludendo la Mesopotamia.

Si tratta dunque di un'espansione enorme che comprende popolazioni e territori diversi con climi differenti e tradizioni altrettanto differenti. Quindi, l’archeologia in generale nel corso del tempo si specializza sempre più facendo ricorso a strumenti non solo umanistici, ma anche alle scienze vere e proprie, chiedendo aiuto ad altre discipline per migliorare l'analisi archeologica e questo comporta una specializzazione sempre più evidente. L’archeologia viene riferita a situazioni diverse tra loro, infatti sul dizionario le voci dedicate alle specializzazioni dell'archeologia sono moltissime perché si riferiscono alle varie attività dell'uomo, grazie a cui si può ricavare il maggior numero di informazioni possibili per ricostruire al meglio una civiltà del passato.

Questo vale anche per l'archeologia romana; importante è diventata anche l'analisi delle tecnologie antiche grazie a cui si è sviluppata l’archeologia navale e delle comunicazioni.

Storia dell'arte romana

La storia dell'arte romana è un settore specifico dell'archeologia, ma che cos'è la storia dell'arte romana? In questo caso vi è una difficoltà nel definire l'oggetto di indagine perché la definizione di storia dell'arte romana sottolinea i suoi lati negativi e le sue mancanze più che quelli positivi, quindi la sua disomogeneità, il suo eclettismo, la sua pluricentralità rispetto alla sua originalità, unicità e alla produzione propria dell'arte romana.

Questo perché, contrariamente alla storia dell'arte greca che è una manifestazione di un gruppo etnico e culturale ben definibile, unitario, riferibile a un preciso territorio, l'arte romana, nel suo periodo centrale, è l'espressione di un vasto stato uniculturale e multietnico con una forte stratificazione sociale determinata dal censo, cioè dalla ricchezza. Quindi ci sono diversi prodotti per le diverse classi, da quella nobile a quella servile che è disparatissima per origine, cultura, territorio e per il proprio passato.

Nel periodo più antico Roma e lo stato che si è aggregato intorno alla città furono dipendenti artisticamente dalla civiltà etrusca prima e dalle varie popolazioni italiche assoggettate poi (un esempio di arte etrusca è la lupa capitolina); in seguito si assistette al processo di espansionismo, quindi alla conquista della Magna Grecia, al contatto con la civiltà greca e all'assorbimento della cultura delle popolazioni vinte. L’arte romana autonoma intesa in senso proprio e originale si fa risalire al I sec aC, perché nelle fasi precedenti essa è indistinguibile dalle produzioni artistiche delle popolazioni con cui è entrata in contatto, anche perché gli artisti appartenevano alle popolazioni sottomesse; questo significa che l'arte romana si data dalla fine della repubblica e coincide con l'età imperiale, in particolare dal 30 a.C.

L’arte romana è il frutto di una fusione delle tradizioni etrusco italiche e di quelle greche che sono legate all'ellenismo prima e poi sono fortemente orientate verso l'arte classica. La prevalenza dell'una o dell'altra determina il prevalere di una delle due correnti che compongono, secondo Bianchi Bandinelli, l'arte romana e che sono: l'arte plebea, se prevale l’elemento etrusco italico, l'arte ufficiale o colta, se prevale l'elemento greco.

Vi sono però anche delle posizioni divergenti circa lo studio dell'arte romana rispetto ai testi di Bianchi Bandinelli, le cui ipotesi sono però le più unitarie che permettono cioè di dare una spiegazione unitaria di tutta arte romana. L’idea di Bianchi Bandinelli è che queste due correnti dell'arte romana rappresentino i due poli che, a seconda della situazione storica e politica, emergono in maniera più o meno evidente, cioè il filone plebeo che fa riferimento al sostrato etrusco italico e il filone ufficiale che fa riferimento all'arte greca. Questo doppio filone perdura fino all’epoca tardo antica, quando cioè l'unità si rompe a seguito del tracollo dell'impero e, entrando in crisi l'impero ufficiale, scompare il filone ufficiale e prevale quello plebeo che rappresenta il ceppo su cui si innesta l’arte medievale.

Le manifestazioni artistiche dei due filoni corrispondono a due committenti diversi: il filone plebeo costituisce la manifestazione artistica delle classi inferiori, quindi l’arte plebea è il frutto della committenza delle fasce inferiori della popolazione romana che si identificavano nelle manifestazioni più radicate nella loro cultura. Questo nell'ambito della produzione privata (monumenti funebri, ex voto, altari e così via), invece le opere d'arte ufficiali erano il frutto della commissione dei maggiorenti o dell'autorità massima e quindi fanno ricorso al linguaggio colto: da qui deriva il filone ufficiale o colto che è valido sia per l'ambito privato che per quello pubblico.

Quando l'arte romana viene realizzata nelle province reca in sé tracce più o meno evidenti della cultura della provincia stessa: l'arte romana delle province orientali ha una forte connotazione ellenizzante, quella delle province occidentali ha una forte connotazione di carattere celtico (il campo che si occupa di quest'arte è l’archeologia delle province romane). Spesso però in certe città fuori della penisola italica sono conservate delle testimonianze dell'arte ufficiale e non, che nella penisola italica sono scomparse.

Circa le produzioni più originali dell'arte romana che hanno fatto definire l'arte romana come autonoma rispetto a quella greca sono il ritratto e il rilievo storico narrativo. Bianchi Bandinelli identifica le manifestazioni dell'arte plebea nel ritratto e nelle produzioni di ambito privato (monumenti funerari) o nell’arte destinata all'ambito domestico in cui la tradizione etrusco italica è caratterizzata dal realismo nella resa dei volti, dalla semplicità dell’espressione, dalla sottolineatura degli elementi più importanti, attraverso una proporzione non naturalistica.

In certi monumenti funerari interessa maggiormente il volto dei personaggi, quindi la figura umana è ridotta a singole teste o busti: nella concezione artistica greca il corpo non è smembrabile, invece nella concezione etrusco italica la figura umana è sintetizzabile nel volto in cui vengono sottolineati degli elementi come gli occhi, grandi e ben delineati, le orecchie, rappresentate in una visione poco naturalistica, quasi a sventola, le rughe, fortemente accentuate e semplificate e l'acconciatura, soprattutto quella femminile, che segue la moda perché si tratta del tentativo di rendere una certa fase della vita di una persona; quindi si tratta di elementi semplici, ma fortemente sottolineati.

L’arte colta invece è l’espressione della classe dirigente e quindi si serve di altri strumenti perché ricorre a un linguaggio classico, cioè fa riferimento all'arte greca, che ha come caratteristiche il naturalismo, l'equilibrio, la misura e la solennità. Nella produzione di ritratti della famiglia di Augusto notiamo una idealizzazione molto forte e una tendenza ad adottare i lineamenti di Augusto tanto che a volte è impossibile distinguere le statue l'una dall'altra perché vengono cancellati i tratti caratterizzanti del singolo personaggio.

I ritratti di questi personaggi vengono attratti verso quelli di Augusto anche per un'operazione politica, cioè per avvicinare i suoi successori alla sua figura, in qualche modo legittimandoli; in più l'importanza dell'immagine in un mondo semianalfabeta era grandissima e infatti il ritratto dell'imperatore era la prima immagine che veniva replicata in decine di migliaia di esemplari sulle monete; Augusto aveva capito la maggiore efficacia dell'immagine rispetto al messaggio scritto.

La scelta del linguaggio classico non avviene a caso perché è il linguaggio delle opere d'arte classiche, cioè della produzione dell'età di Pericle (seconda metà del V sec), in particolare quella di Fidia, ad essere presa come modello da Augusto; anche la scelta del marmo è classicista perché l'acropoli di Atene è in marmo e Augusto sceglie di marmorizzare Roma perché il marmo è il simbolo della potenza e della ricchezza riconquistate e rappresenta il legame con l'età d’oro di Pericle.

Questi due filoni convivono nell'arte romana alternandosi o comparendo insieme fino all’età tardo antica, quando questa unità si spezza; l'ultimo monumento importanti d’occidente, dove questi due filoni si manifestano è l’arco di Costantino i cui rilievi storici sono fortemente plebei e sono degli antenati di certi rilievi medievali per certe scelte espressive; dunque il linguaggio plebeo sopravvive alla distruzione dell'impero e costituisce la base per l’arte medievale.

Invece due studiosi tedeschi più recenti Oëscher e Zanker considerano questa visione superata perché secondo loro non si tratta di due linguaggi contrapposti, anche ideologicamente. La visione di Bianchi Bandinelli era una visione di tipo marxista per cui il popolo si esprimeva con un linguaggio più immediato, spontaneo e genuino rispetto all'arte colta, arte più sofisticata e artefatta che aveva bisogno di richiamarsi sempre al passato; si tratta di una visione di tipo marxista perché egli divideva la produzione in filone plebeo o colto, a seconda della committenza.

Secondo Zanker e Oëscher non si tratta di un discorso economico, ma stilistico: le due correnti sarebbero due stili diversi che convivono nell'arte romana e che non devono essere contrapposti, ma devono essere adeguati alla funzione del documento, al messaggio che vogliono trasmettere e al pubblico al quale si rivolgono, quindi per un monumento funebre privato veniva utilizzato il linguaggio plebeo. Questa visione ha però dei difetti, quello di essere unilaterale, cioè il riflesso dell'arte ufficiale sulla produzione romana viene sempre semplificato; in più in questa visione dell’arte romana si limita a quella imperiale, mentre l'arte che viene prima viene trascurata.

Un’altra ipotesi di lettura è quella di Salvatore Settis che insiste sul policentrismo dell'arte romana per cui sono i vari centri con il loro sostrato locale che producono arte nel periodo romano. Tuttavia va sottolineata l'unitarietà del linguaggio dell'arte romana, cioè una pluralità di fonti che si esprimono con linguaggio comune comprensibile a tutti. Zanker vede però, e questo è il limite della sua visione, l'arte romana come un graduale processo di ellenizzazione dove il modello muta nel corso del tempo perché se nella produzione tardo repubblicana (epoca in cui si assiste all’affermazione dei grandi personaggi dell'aristocrazia) il modello è l'ellenismo (i modelli di riferimento sono quindi le corti e i sovrani ellenistici), nella produzione imperiale il modello è l'arte classica. Augusto, anche per cancellare queste influenze ellenistiche e per una scelta politica, sceglie il modello classico che diventerà per due secoli il modello di riferimento ufficiale.

Assorbendo il modello greco, la cultura romana assorbe lo sguardo retrospettivo: nella tradizione greca, dopo Fidia, gli artisti del IV sec già guarderanno a lui come un modello, quindi la cultura latina eredita l'idea di un periodo di riferimento in cui si è attuato il meglio della produzione artistica. Con il II sec, grazie anche ai circoli come quello degli Scipioni, viene importata questa idea dell'arte classica come un modello che però non può essere più superato.

Urbanistica romana

Urbanistica è la scienza che studia la città; la civiltà romana è una civiltà urbana cioè ha nella città il suo fulcro, il centro della vita associata e il luogo dove si concentrano le funzioni principali. Inoltre, la città è la sede dei poteri, sia quello centrale che quelli locali, cioè le province e i distretti e in più è la sede di residenza della classe dirigente e di gran parte della popolazione. In questo, la civiltà classica non è la prima, infatti in oriente tutte le civiltà sono di tipo urbano invece in occidente, prima della romanizzazione che ha contribuito all'urbanizzazione, alcune civiltà non erano di tipo urbano. La principale impronta della civiltà romana in un territorio conquistato, oltre alla realizzazione della rete di comunicazione connessa con l'espansione militare (perché le strade favorivano lo spostamento dell'esercito che

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Slavazzi Fabrizio.
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