Che materia stai cercando?

Corso di Anatomia Appunti scolastici Premium

Appunti di Scienze morfologiche basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Boccafoschi dell’università degli Studi Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn, Facoltà di Medicina e chirurgia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Scienze morfologiche docente Prof. F. Boccafoschi

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Lateralmente vi sono le cartilagini laterali e le cartilagini alari, che permettono di

mantenere aperte le narici. La parte cartilaginea permette di evitare continue fratture del

naso.

Le cavità nasali presentano una porzione inferiore detta vestibolo, in continuazione con le

narici e delimitato dalle cartilagini alari. La cavità nasale è divisa in due parti dette fosse

nasali tramite una parete detta setto nasale. Il setto è formato da: vomere (parte inferiore),

lamina perpendicolare dell’osso etmoide (parte superiore) e setto nasale cartilagineo

(parte anteriore).

Proseguendo troviamo i seni paranasali, cioè parti vuote che servono ad amplificare i

suoni e ad alleggerire il massiccio facciale. Essi permettono il riscaldamento dell’aria. I

seni paranasali sono: seno frontale, seno etmoidale, seno sfenoidale e seno mascellare.

Lateralmente troviamo le conche nasali superiore, media (che originano dall’etmoide) e

inferiore (origina dalla mascella).

Tra una conca nasale e l’altra c’è uno spazio vuoto detto meato (superiore, medio e

inferiore). L’aria che inspiriamo attraversa le cavità nasali passando dai tre meati. Vi sono

tre motivazioni funzionali che spiegano tutto ciò: si costringe l’aria ad entrare in passaggi

più stretti e il flusso che nelle narici è rettilineo qui diventa turbolento (si creano vortici)

perché la mucosa respiratoria è riccamente vascolarizzata e il fatto che l’aria sbatta contro

le pareti permette di riscaldarla. Inoltre, dato che la mucosa è formata anche da acqua,

possiamo umidificare l’aria e mantenere idratate le cavità nasali.

Gli odori sono rilevati da cellule sensoriali presenti nell’epitelio olfattorio (parte superiore),

mentre il resto della cavità nasale, escluso il vestibolo, è rivestito da epitelio respiratorio.

Nel primo le ciglia sono immobili e servono a legare le molecole odorose, mentre nel

secondo le ciglia sono mobili.

Faringe

E’ un organo muscolare diviso in: rinofaringe, orofaringe e laringofaringe.

Rinofaringe: è posteriore alle coane e al palato molle.

Orofaringe: spazio posteriore alla radice della lingua. Il suo margine anteriore è formato

dalla base della lingua e dalle fauci (apertura della cavità orale nella faringe)

Laringofaringe: inizia alla punta dell’epiglottide, si porta dietro alla laringe e termina dove

inizia l’esofago a livello della cartilagine cricoide.

Laringe

E’ l’organo della fonazione ed è una cavità cartilaginea. Ha la principale funzione di

impedire l’ingresso nelle vie aeree di cibo e liquidi.

L’apertura superiore della laringe è caratterizzata dalla presenza di una struttura detta

epiglottide. Durante la deglutizione, i muscoli estrinseci della laringe tirano la laringe verso

l’alto, in direzione dell’epiglottide, mentre la lingua spinge l’epiglottide verso il basso, così

che essa chiuda le vie aeree e diriga cibo e liquidi nell’esofago, che è localizzato dietro le

vie aeree. Per questo è importante che l’epiglottide sia elastica.

La laringe è formata da 9 cartilagini, ma le prime tre sono quelle più grandi e importanti.

La cartilagine epiglottica è quella più in alto; abbiamo poi la cartilagine tiroide,

caratterizzata da un angolo anteriore detto prominenza laringea (pomo d’Adamo).

Inferiormente alla cartilagine tiroide troviamo la cartilagine cricoide, che collega la laringe

alla trachea.

Successivamente troviamo due cartilagini aritenoidi (più profonde), alle cui estremità

superiori troviamo le cartilagini corniculate (tutte queste hanno un ruolo importante nel

linguaggio e sono cartilagini ialine). Infine abbiamo delle cartilagini cuneiformi (sono

cartilagini elastiche, con l’epiglottide).

Superiormente, il legamento tiroioideo unisce la cartilagine tiroide all’osso ioide;

inferiormente, il legamento cricotracheale unisce la cartilagine cricoide alla trachea. I

legamenti vestibolari e vocali sostengono le pieghe vestibolari e le corde vocali

rispettivamente.

Le corde vocali e l’apertura tra loro compresa sono dette glottide. Le pieghe vestibolari

non servono per il linguaggio ma chiudono la laringe durante la deglutizione. Le pieghe

vocali (corde vocali) producono suoni quando l’aria passa tra loro.

Le vie respiratorie inferiori

-Trachea

E’ un tubo rigido anteriore all’esofago, formata da anelli cartilaginei (di cartilagine ialina)

incompleti. Le cartilagini tracheali sono separate da legamenti anulari. Gli anelli sono

incompleti poiché dietro troviamo elementi tissutali e molli che permettono all’esofago di

dilatarsi anteriormente quando passa il cibo deglutito. Questo spazio, in particolare, è

riempito da tessuto muscolare liscio detto muscolo tracheale. Lo strato più esterno della

trachea (avventizia) è tessuto connettivo fibroso.

A livello dell’angolo sternale, la trachea si biforca a formare il bronco destro e sinistro.

La cartilagine tracheale più bassa ha una cresta mediana interna chiamata carena, che

dirige il flusso d’aria verso destra e sinistra.

-Polmoni

A mano a mano che si crea l’albero polmonare, troviamo bronchi secondari che a loro

volta si dividono in bronchi lobari, diversi per ogni polmone.

I polmoni sono organi di forma conica. Nella superficie laterale, troviamo un apice

superiore e una base inferiore, che poggia sul diaframma.

Il polmone destro ha una scissura orizzontale e una scissura obliqua, mentre quello

sinistro ha solo quella obliqua.

Nel polmone destro vi sono tre lobi e tre bronchi lobari (superiore, medio e inferiore),

mentre in quello sinistro vi sono due lobi e due bronchi lobari (superiore e inferiore).

La superficie mediale è più complessa perché troviamo un ilo polmonare, cioè una zona di

passaggio che presenta i bronchi, le arterie polmonari e le vene polmonari. Inferiormente

ai polmoni e al diaframma, molto spazio all’interno della gabbia toracica è occupato da

fegato, milza e stomaco. Il polmone destro è più corto del sinistro per la presenza a destra

del fegato. Il polmone sinistro è più alto ma più destro perché affiancato dal cuore.

Le superfici mediali polmonari sono a contatto con altre strutture più profonde tramite le

impronte (esofagea, aortica e cardiaca). Il parenchima quindi è utile per prendere contatto

con altre strutture più rigide, dato che è una struttura molle.

- L’albero bronchiale

Ogni polmone ha un sistema ramificato di conduzione dell’aria detto albero bronchiale, che

si estende dal bronco principale fino ai bronchioli terminali.

Dalla biforcazione della trachea troviamo il bronco principale. Poco prima di entrare nel

polmone il bronco principale di destra emette un bronco lobare superiore. Il bronco

principale e il bronco lobare entrano insieme nell’ilo del polmone. Il bronco lobare

superiore entra nel lobo superiore, mentre il bronco principale si divide nel bronco lobare

medio e inferiore.

I bronchi lobari si suddividono in bronchi terziari. Le cartilagini qui non sono più ad anello

ma sparisce la cartilagine fino ad arrivare ai bronchioli. Essi sono formati da epitelio

respiratorio e da una parte muscolare più profonda.

Si arriva fino ai lobuli polmonari (formati da diversi alveoli polmonari, con pareti sottili e

avvolti da una parete capillare anastomotica (non c’è un punto netto in cui si divide il

sangue venoso da arterioso.

I bronchioli sono la continuazione delle vie respiratorie che hanno perso la cartilagine di

sostegno.

La parte del polmone ventilata da un bronchiolo è detta lobulo polmonare.

Ogni bronchiolo si divide in bronchioli terminali, dai quali si formano dei bronchioli

respiratori. Questi ultimi si dividono in formazioni allungate con parete sottile detti dotti

alveolari. I dotti terminano nei sacchi alveolari, che sono alveoli organizzati in grappoli e

disposti intorno ad uno spazio centrale detto atrio.

Infine troviamo gli alveoli, delle sacche che vanno a costituire ogni polmone. Negli alveoli

abbiamo i pneumociti (o cellule alveolari) di primo ordine che sono cellule di tipo

strutturale. I pneumociti di secondo ordine secernono una sostanza surfactante (una

miscela di fosfolipidi e proteine che ricopre alveoli e bronchioli) che mantiene le pareti

alveolari aperte; quindi gli alveoli sono umidi. Inoltre queste cellule servono a riparare

l’epitelio alveolare quando le cellule alveolari squamose sono danneggiate.

Successivamente troviamo dei macrofagi che vanno a pulire le pareti alveolari dalle

particelle di polvere.

Ogni alveolo è circondato da una rete di capillari sanguigni ed è rivestito all'interno da uno

strato umido di cellule epiteliali. Solo circa 0,2µm separano l'aria contenuta negli alveoli

dal sangue dei capillari. E' qui che avviene lo scambio gassoso tra l'aria contenuta negli

alveoli e il sangue dei capillari.

Pleure

Sono due membrane sottilissime, quasi trasparenti. Vi è una pleura viscerale più interna e

una pleura parietale più esterna. La pleura viscerale aderisce strettamente alla superficie

polmonare penetrando in profondità a livello delle scissure interlobari, mentre la pleura

parietale aderisce alla superficie delle logge polmonari tramite una robusta fascia

connettivale endotoracica.

Tra le due troviamo uno spazio detto cavità pleurica, riempito da un liquido pleurico.

Esso ha tre funzioni principali:

- Riduzione dell’attrito tra i due foglietti pleurici e tra i due polmoni

- Creazione di un gradiente di pressione: durante l’inspirazione, la gabbia toracica si

espande e tira la pleura parietale verso l’esterno. La pleura viscerale aderisce alla pleura

parietale e il suo movimento in fuori espande il polmone. La pressione all’interno del

polmone cade sotto la pressione atmosferica all’esterno del corpo e per questo l’aria

esterna entra nel polmone.

La pleura parietale è a contatto con la faccia mediale del costato: il torace si allarga e

porta con sé i polmoni.

Tra i due foglietti c’è una pressione negativa che permette di mantenere legati i due

foglietti quando inspiriamo.

A livello dell’apice del polmone, la pleura parietale forma una cupola pleurica fissata allo

scheletro per mezzo di legamenti fibrosi e muscolari (apparato sospensore). La pleura,

come tutte le sierose, è costituita da mesotelio appiattito che poggia sopra una sottile

lamina di connettivo fibro-elastico. Questo a sua volta continua in uno strato sottosieroso

di connettivo lasso ricco di vasi, cellule muscolari lisce sparse e terminazioni nervose, che

aderisce alla superficie del polmone e, rispettivamente, alla fascia endotoracica.

Meccanica respiratoria

Gli atti respiratori, in condizioni di riposo, sono automatici e involontari: si succedono

regolarmente al ritmo di 12/16 al minuto e permettono di introdurre 7/8 litri d’aria al minuto.

E’ tuttavia possibile modificare volontariamente la frequenza e la portata, e in caso di

necessità il ritmo respiratorio si adegua automaticamente alle mutate condizioni

dell’organismo, in stretta relazione con l’apparato circolatorio.

L’inspirazione è la fase attiva. L’inspirazione è determinata da un doppio meccanismo,

diaframmatico e costale.

Il primo motore della ventilazione polmonare è il diaframma, la cupola muscolare che

separa la cavità toracica dalla cavità addominale. Quando è rilassato, il diaframma sporge

verso l’alto premendo contro la base dei polmoni (che sono a volume minimo). Quando il

diaframma si contrae, si tende e si appiattisce un po’ abbassandosi e ampliando la cavità

toracica e i polmoni (si crea un afflusso di aria). Quando il diaframma si rilassa, risale

verso l’alto, comprime i polmoni ed espelle aria.

Quando è necessario un maggior lavoro muscolare, intervengono i muscoli accessori che

contraendosi aumentano il volume toracico.

Tale fenomeno è dovuto alla depressione presente nelle cavità pleuriche, pari a -3, -5

mmHg, che mantiene distesi elasticamente i polmoni, tanto che anche dopo

un’espirazione forzata gli alveoli sono ancora beanti e contengono aria. Da ciò deriva il

fatto che i polmoni non si svuotano mai completamente d’aria, a meno di una perforazione

dl sacco pleurico (pneumotorace), grave incidente che porta all’ingresso d’aria nelle cavità

pleuriche e al collasso del polmone, che non può più espandersi durante l’inspirazione.

Superiormente abbiamo lo sternocleidomastoideo (inserzione su sterno e clavicola) che

contraendosi porta in alto clavicola e sterno. Esso è coadiuvato dai muscoli intercostali

esterni che allargano lateralmente la gabbia toracica (inspirazione profonda). Essi si

occupano inoltre di irrigidire la gabbia toracica durante la respirazione e prevenirne il

collasso quando il diaframma scende.

L’espirazione è un ritorno alla condizione normale. E’ un processo passivo a basso

consumo di energia. Essa parte a livello addominale (muscoli obliqui, trasverso

addominale, retto addominale, intercostali interni ed esterni e trasverso toracico).

Il controllo nervoso della respirazione

L’attività dell’apparato respiratorio si adatta automaticamente alle necessità

dell’organismo. Quando aumenta il fabbisogno di O2 e la produzione di CO2, sia il ritmo

respiratorio che la frequenza cardiaca aumentano portando ad un più intenso scambio

gassoso e ad un più rapido trasporto di sangue ossigenato ai tessuti che ne necessitano e

di sangue venoso ai polmoni (aumentando il lavoro muscolare, aumenta la necessità di

ossigeno).

L’automatismo della respirazione è controllato da centri nervosi localizzati nella formazione

reticolare dl bulbo encefalico (parte encefalica di collegamento tra encefalo e midollo

spinale), stimolati o inibiti da “recettori di tensione”o meccanocettori(situati nella parete

alveolare) e da “recettori chimici” o chemocettori (presenti a livello dell’arco aortico e della

biforcazione delle arterie carotidi comuni).

Vi è così un doppio controllo: uno legato alla distensione polmonare e uno all’attività

cardiaca.

I centri nervosi respiratori hanno come effettori i muscoli respiratori. L’impossibilità a

mantenere a lungo l’apnea è dovuta ai potenti impulsi che i centri nervosi inviano al

diaframma e ai muscoli intercostali esterni, sollecitandone la contrazione e quindi

l’inspirazione.

Malattie del sistema respiratorio

Le condizioni delle vie aeree e la differenza di pressione tra i polmoni e l'atmosfera sono

fattori importanti nel flusso d'aria dentro e fuori dai polmoni. Molte malattie alterano la

condizione delle vie aeree. Vi sono malattie restrittive (irrigidiscono i polmoni riducendo la

loro capacità vitale) e malattie ostruttive (restringono le vie aeree e interferiscono con il

flusso di aria)

- L'asma è dovuta ad una reazione allergica che provoca spasmi dei muscoli delle vie

aeree o eccessiva produzione di muco che riducono o occludono il lume delle vie aeree.

- La bronchite è una risposta infiammatoria che riduce il flusso d'aria ai polmoni ed è

causata dall'esposizione prolungata a sostanze irritanti quali il fumo, le sostanze inquinanti

dell'aria, o gli allergeni.

- La fibrosi cistica è una malattia genetica che provoca eccessiva produzione di muco che

ostacola le vie aeree. APPARATO DIGERENTE

Il peritoneo

Stomaco e intestino non sono strettamente legati alla parete addominale ma sono sospesi

mediante lamine di tessuto connettivo detti mesenteri. Essi impediscono che l’intestino

tenue diventi tortuoso e aggrovigliato in seguito alle continue contrazioni. Inoltre,

forniscono il passaggio a vasi sanguigni e nervi diretti al tubo digerente e contengono

linfonodi e vasi linfatici.

Il peritoneo (o membrana peritoneale) avvolge le parti viscerali distinguendosi in un

peritoneo parietale (a contatto con lo strato più profondo della parete addominale) e uno

viscerale (che avvolge la quasi totalità degli organi viscerali).

A sostenere le viscere troviamo il piccolo omento, il grande omento e il mesentere (di

colore giallo perché sono costituiti da tessuto connettivo adiposo).

Il grande omento è uno strato che avvolge anteriormente le viscere. Esso dà sostegno alle

porzioni intestinali.

A sostenere il tubo digerente nella parte intestinale troviamo anche il mesentere.

Il piccolo omento è superiore rispetto alla porzione intestinale e allo stomaco, perciò

sostiene la parte gastrica.

Funzioni dell’apparato digerente

1) Ingestione (assunzione selettiva del cibo)

2) Digestione (frammentazione meccanica e chimica del cibo in una forma utilizzabile

dall’organismo)

3) Assorbimento (delle molecole nutrienti nel sangue e nella linfa)

4) Compattazione (assorbendo acqua e consolidando i residui delle sostanze ingerite nelle

feci)

5) Defecazione (eliminazione delle feci)

L’apparato digerente scompone il cibo negli elementi biochimici primari per poterli

assorbire. Per poterli scomporre abbiamo un’azione meccanica ed enzimatica. La

masticazione è un’azione meccanica, coadiuvata da un’azione enzimatica che avviene

nella cavità boccale grazie agli enzimi della saliva. Nel tubo digerente c’è inoltre una parte

muscolare che svolge un’azione meccanica, facendo avanzare il cibo.

Abbiamo dei recettori che controllano le azioni meccaniche ed enzimatiche. Vi sono vari

strati muscolari più profondi (uno longitudinale e uno circolare) con azioni meccaniche non

identiche.

Il tratto circolare ha un’azione costrittiva sul tubo digerente, mentre quello longitudinale

aiuta la propulsione (avanzamento) del contenuto nel tubo digerente.

Verso il lume c’è una porzione più profonda mucosale che protegge le pareti del tubo

digerente da aggressioni chimiche e meccaniche (ci possono essere elementi ingeriti con

una consistenza dura): essa evita che elementi con pH aggressivo possano danneggiare

le pareti.

Vi è anche una ragione funzionale, cioè che riguarda la presenza di recettori che

permettono di recepire cambiamenti del pH, di composizione chimica (chemo-recettori) e

altri che percepiscono la distensione della parete del tubo digerente (meccano-recettori).

Vi è così una parte sensoriale e una risposta legata ai cambiamenti percepiti dai recettori.

Oltre ad una presenza vascolare (per nutrire il tessuto e per riassorbire gli elementi

scomposti così da immergerli nel torrente circolatorio).

Vi sono anche dei plessi, cioè una rete che va ad innervare le pareti del tratto digerente e

che va a stimolare la contrazione della muscolatura liscia.

il mesocolon è la parte sospensoria connettivale che permette di collocare il colon

(intestino crasso) nella cavità addominale.

Composizione dell’apparato digerente

L’apparato digerente è formato dal canale alimentare e dagli organi accessori.

Il canale alimentare (o tubo digerente) è un tubulo muscolo-membranoso esteso dalla

bocca all’ano. Esso comprende bocca, faringe, esofago, stomaco, intestino tenue e

intestino crasso. In particolare stomaco e l’intestino, costituiscono il tubo gastrointestinale.

Gli organi accessori sono i denti, la lingua, le ghiandole salivari, fegato, cistifellea e

pancreas.

Dall’interno all’esterno troviamo i seguenti strati di tessuto:

Mucosa

Epitelio

Lamina propria (strato di tessuto connettivo lasso)

Mucosa muscolare (strato di muscolatura liscia)

Sottomucosa (strato più spesso di tessuto connettivo lasso che contiene vasi sanguigni,

vasi linfatici, un plesso nervoso e, in alcuni tratti, le ghiandole che secernono il muco che

lubrifica il lume)

Muscolare esterna

Strato circolare interno (a volte addensato a formare valvole o sfinteri che regolano il

passaggio del materiale attraverso il tubo digerente)

Strato longitudinale esterno

Sierosa

Tessuto aereolare

Mesotelio

Vascolarizzazione

- L’intestino anteriore comprende bocca, faringe, esofago, stomaco e la prima parte del

duodeno. Sopra il diaframma, l’aorta toracica fornisce una serie di arterie esofagee per

l’esofago. Sotto il diaframma, l’intestino anteriore riceve sangue da rami del tronco

encefalico.

- L’intestino medio inizia all’apertura del dotto biliare e comprende il resto del duodeno, il

digiuno e l’ileo (la seconda e terza parte dell’intestino tenue) e l’intestino crasso fino a 2/3

del colon trasverso. Riceve il sangue dall’arteria mesenterica superiore.

- L’intestino posteriore comprende il resto dell’intestino crasso. E’ vascolarizzato dai rami

dell’arteria mesenterica inferiore.

Il sangue di tutto l’intestino che si trova sotto il diaframma drena nella vena porta epatica,

che entra nel fegato. Il sistema di vasi che collega la parte inferiore dell’intestino al fegato

è il sistema portale epatico.

Cavità buccale (orale)

Funzioni: ingestione, gusto, masticazione, digestione chimica, deglutizione, parola e

respirazione.

La bocca è delimitata dalle guance, dalle labbra, palato e lingua. La sua apertura anteriore

è rappresentata dalla fessura orale, mentre quella posteriore dalle fauci.

La cavità buccale è formata superiormente dalla mascella e inferiormente dalla mandibola.

Inferiormente troviamo soprattutto una porzione muscolare, tranne l’osso ioide che

rappresenta un punto di inserzione muscolare. Troviamo i denti (arcata superiore e

inferiore) con gli alveoli che permettono di articolare i denti con l’osso (l’articolazione è

detta gonfosi).

-I denti

Non nasciamo con la dentizione permanente (secondaria) ma con una dentizione decidua

(primaria). Gli adulti hanno normalmente 16 denti nella mandibola e 16 nel mascellare

superiore.

Nella dentizione permanente abbiamo gli incisivi centrali e laterali (denti di taglio), i canini

(adatti alla perforazione e allo strappare, due premolari (superfici ampie, adatte alla

frantumazione e alla macinazione) e tre molari (denti del giudizio).

I denti vengono numerati: a partire dall’arcata superiore, quella di destra si indica con 1,

quella di sinistra 2, quella inferiore-sinistra 3 e quella inferiore-destra 4. Questi numeri

sono accompagnati da un altro numero che indica la posizione del dente (1-2, 2-6 …).

Nella dentizione decidua si usa il 5 per la porzione destra, 6 per la superiore-sinistra, 7 per

l’inferiore-sinistra e 8 per l’inferiore-destra.

I denti anteriori hanno una morfologia diversa da quelli posteriori per una ragione

funzionale.

Ogni dente è inserito in una cavità detta alveolo, rivestito da un legamento periodontale.

La gengiva copre l’osso alveolare. La porzione più esterna è detta corona (quella

all’estremità più esterna è detta clinica, mentre quella che va in profondità ed è completa è

detta anatomica e viene nascosta da una porzione gengivale detta colletto) e si trova

sopra la gengiva. La porzione che si articola con l’alveolo è la radice, che presenta

legamenti paradontali. Troviamo poi il collo, ovvero il punto di incontro tra corona, radice e

gengiva. Lo spazio tra dente e gengiva è il solco gengivale.

La porzione più esterna che si osserva è lo smalto, che presenta durezza che ottimizza

l’azione meccanica di triturazione, oltre al fatto che la superficie dei denti è irregolare.

Più profondamente troviamo un altro strato tissutale detto dentina, che è meno compatta.

Essa è ricoperta di smalto nella corona e nel collo e di cemento nella radice.

La parte più interna vede una cavità riempita da una sostanza detta polpa (tessuto

connettivo lasso). Qui troviamo una parte muscolare e una nervosa. I nervi e i vasi entrano

nel dente tramite il forame apicale.

Nella radice c’è anche uno strato detto cemento che dà stabilità all’articolazione del dente

nell’alveolo.

La sovrapposizione dei denti quando la bocca si chiude si chiama occlusione e le superfici

dove avviene il contatto sono dette superfici occlusali.

-Lingua

Funzioni: aiuta l’introduzione del cibo, ha recettori sensitivi per il gusto, la struttura e la

temperatura, comprime e rompe il cibo, sposta il cibo tra i denti, secerne muco ed enzimi,

comprime il materiale masticato formando il bolo, più facile da deglutire e inizia la

digestione.

Sulla superficie presenta sporgenze dette papille linguali, i siti in cui si localizzano le

papille gustative. Vi sono tre tipi di papille: fungiformi, foliate e circumvallate, oltre alle

papille filiformi che invece non hanno la capacità di percepire il gusto come le prime ma

sono cheratinizzate.

Il fatto che vi siano parti rugose aumenta l’attrito, facilitando il rimescolamento.

I due terzi anteriori della lingua (corpo) occupano la cavità orale e il terzo posteriore

(radice) occupa l’orofaringe. In particolare, c’è una porzione anteriore (apice), un corpo e

la parte più profonda che porta all’istmo delle fauci detta fondo linguale. Inferiormente,

troviamo una porzione tissutale connettivale detta frenulo, che permette di non ribaltare la

lingua.

Tra i muscoli della lingua vi sono le ghiandole linguali, che secernono una parte della

saliva.

Oltre ad una muscolatura estrinseca, ne troviamo anche una intrinseca che compone solo

la struttura della lingua. Essa è formata da vari strati: longitudinale superiore, rasverso e

longitudinale inferiore. Essi agiscono contraendosi in diverse direzioni.

I muscoli intrinseci, contenuti internamente alla lingua, producono i movimenti fini della

lingua e e la parola.

I muscoli estrinseci, che originano altrove e si inseriscono sulla lingua, producono i

movimenti più forti nel mescolamento degli alimenti (genioglosso, palatoglosso e

stiloglosso).

- Ghiandole salivari

Permettono la formazione della saliva, utile per inumidire la bocca, digerire un po’ l’acido e

il grasso, detergere i denti, inibire la crescita batterica e inumidire il cibo per favorire la

deglutizione. La saliva è costituita per il 97% circa d’acqua e da altri soluti (amilasi

salivare, lipasi linguale, muco, lisozima, immunoglobulina A, elettroliti).

1) Ghiandole salivari intrinseche (linguali, labiali, buccali. Secernono saliva a una velocità

costante ma in piccole quantità, mantenendo umida la bocca e inibendo la crescita di

batteri)

2) Ghiandole salivari estrinseche (comunicano con la cavità orale tramite dei dotti):

-ghiandola parotide (sotto la belle, anteriormente al lobo dell’orecchio)

-ghiandola sottomandibolare (a metà del corpo della mandibola)

-ghiandola sottolinguale (nel pavimento della bocca)

Vi sono poi altre porzioni, ad esempio le tonsille che sono porzioni tissutali che hanno

un’attività legata al sistema immunitario. Questa porzione è detta anello di Waldeyer. Le

tonsille sono palatali, linguali e faringee e fungono da sentinelle, aiutando gli anticorpi.

- Palato

Separa le cavità orali da quelle nasali. Presenta una porzione anteriore detta palato duro

(osseo) che è supportata dai processi palatini delle ossa mascellari e dalle più piccole

ossa palatine. Esso presenta pliche palatine che aiutano la lingua nel mescolamento del

cibo.

Posteriormente troviamo il palato molle, formato da muscolo scheletrico e tessuto

ghiandolare, ma da nessun osso. Esso presenta un elemento detto ugola che permette di

mantenere gli alimenti in bocca finchè non si è pronti a inghiottire.

In questa zona troviamo il muscolo elevatore del palato e tensore del palato.

-Faringe

La faringe è un imbuto muscolare che collega la cavità orale all’esofago e la cavità nasale

alla laringe (punto di intersezione tra via digerente e respiratoria).

E’ formata da rinofaringe (solo respiratoria), orofaringe e ipofaringe (o laringofaringe.

Queste ultime sono legate sia alla respirazione che alla digestione).

La faringe presenta uno strato profondo di muscolatura scheletrica orientata

longitudinalmente e uno strato superficiale circolare. Il muscolo circolare è diviso in

costrittore faringeo superiore, medio e inferiore, che costringono il cibo verso il basso

durante la deglutizione.

-Esofago

Il tratto orofaringeo mette in comunicazione la cavità buccale e l’esofago. L’esofago è un

tubo muscolare dritto e in particolare un tratto di passaggio dalla cavità buccale allo

stomaco, che però non svolge nessuna funzione digestiva. Dopo aver attraversato il

mediastino, l’esofago penetra il diaframma a livello di un’apertura detta iato esofageo.

La parete è formata da una tonaca avventizia, una tonaca muscolare (strato longitudinale),

una tonaca muscolare (strato circolare), una tonaca sottomucosa e da una tonaca

muscolare mucosa, che porta alla tonaca mucosa con funzione protettiva.

Se osserviamo il tratto toracico, vediamo che l’esofago è a contatto con la colonna

vertebrale, perciò deve ampliarsi anteriormente.

L’esofago ha dei restringimenti dovuti all’incontro con altri organi (aorta, cuore e bronchi)

che limitano la sua estensione. Quando l’esofago attraversa il centro frenico diaframmatico

si porta nell’ultimo tratto di collegamento con lo stomaco. Il punto di passaggio tra esofago

e stomaco è dato dalla valvola cardias che si apre per permettere questo passaggio ma si

chiude per impedire il reflusso.

-Stomaco

E’ sostenuto dal piccolo omento.

Esso è una sacca muscolare localizzata nella cavità addominale superiore sinistra,

immediatamente sotto al diaframma. Funziona soprattutto come organo di accumulo di

cibo.

Lo stomaco è caratterizzato da una piccola curvatura (dall’esofago al duodeno) e grande

curvatura (dall’esofago al duodeno).

1) Regione cardiale (cardias)

2) Regione di fondo

3) Corpo

4) Regione pilorica (suddivisa in un antro e in un canale pilorico). Il canale pilorico termina

a livello del piloro (stretto passaggio attraverso il duodeno, circondato dallo sfintere

pilorico, che regola il passaggio del chimo nel duodeno).

La superficie gastrica è liscia esternamente ma se solleviamo la porzione più esterna

troviamo una parte muscolare suddivisa in vari strati: uno muscolare longitudinale, uno

muscolare circolare e uno muscolare obliquo (che riveste la mucosa più profonda).

La parete gastrica interna ha delle pieghe, fondamentali per permettere la distensione

della parete gastrica durante il riempimento dello stomaco.

La parete gastrica non presenta le stesse ghiandole:

-ghiandole cardiali: secrezione mucosa neutra; si trovano vicino al cardias.

-ghiandole gastriche: si dividono in ghiandole con secrezione acida, ghiandole che

elaborano HCl (cellule di rivestimento), ghiandole che secernono pepsinogeno e altre a

significato endocrino. Si trovano verso il corpo.

-ghiandole piloriche: si dividono in ghiandole piloriche con secrezione mucosa neutra e

altre che producono gastrina (regola la produzione di HCl) e serotonina (induce la

contrazione della muscolatura liscia). Si trovano nell’antro pilorico.

Lo svuotamento va verso il duodeno, che non riesce a contrastare la secrezione acida.

Quando c’è il riempimento dello stomaco, il pH diventa ancora più acido. Per non

danneggiare la parete gastrica, vicino alla valvola cardias abbiamo una secrezione neutra,

così come nella zona del duodeno, per proteggerlo. C’è necessità di mantenere il pH acido

perché gli enzimi lavorano solo in questo ambiente.

L’HCl permette l’attivazione del pepsinogeno, la forma inattiva della pepsina, un’enzima

che va a scomporre i peptidi.

La parete gastrica è formata da strati muscolari con diversi orientamenti per permettere

l’avanzamento del cibo e il suo rimescolamento.

Fasi della digestione

1) FASE CEFALICA: preparazione degli alimenti dell’apparato digerente alla digestione.

L’odore e la vista del cibo porta ad una aumento della salivazione: questa è una fase

precedente alla digestione e dura pochi minuti.

2) FASE GASTRICA: i plessi presenti sulla parete vanno a stimolare le ghiandole

gastriche: aumentano le secrezioni mucosali, pepsinogeno e HCl. Vi è una stimolazione

recettoriale dove i recettori avvertono che stiamo assumendo cibo. La gastrina viene

secreta e stimola la tonaca muscolare della parete dello stomaco, sollecitando il

rimescolamento. Dura 3-4 ore.

3) FASE INTESTINALE: il contenuto gastrico prosegue verso il duodeno, dove abbiamo

molti enzimi (pancreatici ed epatici). Questo ha sia un’azione attivatoria sulla fase

intestinale, sia un’azione inibitoria sulla fase gastrica. I recettori inibiscono l’attività delle

ghiandole gastriche e della muscolatura della parete intestinale. Rimane la peristalsi,

ovvero un’onda che permette lo svuotamento del sacco gastrico. E’ lunga e dura varie ore.

La durata delle ultime due fasi dipende dalla quantità e qualità del cibo ingerito.

Ormoni intestinali

- Gastrina: ormone che va a stimolare l’attività della muscolatura liscia della parete

gastrica.

- Enterocrimina: ormone che stimola la produzione del muco nel tratto duodenale

(funzione protettiva)

- Secretina: è l’ormone che viene attivato quando il chimo (cibo digerito a livello gastrico; il

bolo è invece il cibo che si trova all’interno della bocca). Essa agisce sulle secrezioni

pancreatiche ed epatiche e viene prodotta quando il chimo attraversa il tratto duodenale.

- Colecistochinina: prodotta quando il duodeno inizia a riempirsi. Ha un effetto stimolatorio

sul pancreas.

- Peptide gastrico inibitorio: viene secreto per spegnere l’attività gastrica.

- Peptide intestinale vasoattivo: secreto per attivare le attività dei tratti successivi al

duodeno; esso lavora attivando il riassorbimento intestinale.

-Intestino tenue

E’ posizionato inferiormente a stomaco e fegato. E’ diviso in tre regioni: duodeno, digiuno

e ileo (digiuno e ileo costituiscono l’intestino mesenteriale).

1) Duodeno: parte iniziale dell’intestino tenue. Inizia a livello della valvola pilorica,

abbraccia la testa del pancreas e termina a sinistra, in una curva chiamata fessura

duodeno digiunale.

Internamente il duodeno presenta delle sporgenze dette pliche circolari, che fanno fluire il

chimo lungo un percorso sulla mucosa, rallentando la sua progressione, causando un

maggior contatto con la mucosa e favorendo il rimescolamento completo, la digestione e

l’assorbimento dei nutrienti.

E’ presente un’attività secretoria, oltre a estroflessioni dette villi intestinali; essi proiettano

verso il lume dell’apparato digerente e che servono a moltiplicare la superficie di scambio

e di assorbimento. Il villo è formato da cellule epiteliali con una superficie irregolare.

Ognuna ha dei microvilli superficialmente, perciò moltiplica ancora di più la superficie di

assorbimento. La porzione profonda del villo presenta una ricca rete intestinale e porta il

contenuto assorbito nella circolazione sistemica. I villi spariscono nell’intestino crasso,

dove viene assorbita acqua.

Il duodeno avvolge la testa del pancreas e si suddivide in una porzione ascendente,

orizzontale e discendente. Vicino alla testa del pancreas abbiamo una papilla duodenale

maggiore e una papilla duodenale minore, in cui terminano i dotti epatici e pancreatici.

Nella papilla maggiore convergono i dotti epatici e il dotto pancreatico principale (nel

pancreatico si trova il dotto accessorio).

La superficie del duodeno è liscia.

2) Digiuno: presenta alte e ravvicinate pieghe circolari. La sua parete è spessa e

muscolosa e ha un ricco apporto di sangue. Qui avvengono la maggior parte della

digestione e dell’assorbimento.

3) Ileo: la sua parete è più sottile, meno muscolosa e meno vascolarizzata. Le sue pieghe

circolari sono più piccole e più rade e mancano nell’estremità distale.

Sul lato opposto all’inserzione mesenterica, l’ileo presenta noduli linfatici raggruppati detti

placche di Peyer, che diventano più grandi andando verso l’intestino crasso.

Giunzione ileocecale: parte finale dell’intestino tenue. Unisce ileo e cieco dell’intestino

crasso.

V valvola ileocecale: sfintere formato dalla muscolatura, che regola il passaggio di residui

di cibo nell’intestino crasso.

ANATOMIA MICROSCOPICA: vi è una grande superficie interna per permettere la

digestione e l’assorbimento. Per questo vi sono tre tipi di pieghe (circolari, villi e microvilli).

I villi sono più grandi nel duodeno; sono ricoperti da cellule cilindriche di assorbimento

(enterociti) e cellule calciformi che secernono muco.

La parte centrale contiene un’arteriola, un letto di capillari sanguigni, una venula e un

capillare linfatico detto chilifero. I capillari sanguigni assorbono la maggior parte dei

nutrienti, ma il capillare chilifero assorbe la maggior parte dei lipidi della dieta. Gli enterociti

assorbono lipidi trasformandoli in goccioline rivestiti da fosfolipidi e proteine detti

chilomicroni e poi li liberano nella parte centrale del villo.

Certi enzimi digestivi (enzimi dell’orletto a spazzola) sono immersi nelle membrane

plasmatiche dei microvilli e svolgono le fasi finali della digestione delle proteine e dei

carboidrati. Perché questo avvenga, il chimo deve entrare in contatto con i microvilli (zona

di contatto).

Il duodeno presenta ghiandole duodenali nella sottomucosa che secernono muco ricco di

bicarbonato, che neutralizza l’acidità dello stomaco e protegge la mucosa dai suoi effetti

erosivi.

-Intestino crasso

Ritroviamo strutture ampollari che si susseguono.

E’ formato da quattro regioni: cieco, colon, retto e canale anale.

L’intestino mesenteriale comunica con il crasso tramite la valvola ileo-cecale.

1) Cieco: l’estremità inferiore è legata all’appendice, un tubo che non ha un ruolo digestivo

ma legato all’attività immunitaria (presenta linfociti). A volte si infiamma per motivi legati ad

un’iperattività del sistema immunitario.

2) Colon: parte posta tra la giunzione ileocecale e il retto. Si divide in: ascendente,

trasverso, discendente e sigma. Il colon ascendente inizia a livello della valvola ileocecale

e a vicino al lobo destro del fegato forma la fessura destra (epatica), proseguendo poi

come colon trasverso. Vicino alla milza (a sinistra) troviamo la fessura sinistra (splenica)

che porta al colon discendente (regione iliaca o inguinale sinistra). Qui si crea una

struttura detta colon sigmoideo, che prosegue con il retto e il tratto anale (con uno sfintere

che controlla la defecazione).

Il retto ha tre pieghe trasversali rettali (valvole rettali) che lo rendono capaci di trattenere le

feci, eliminando i gas.

Il canale anale passa attraverso il muscolo elevatore dell’ano del pavimento pelvico e

termina con l’ano. La mucosa forma creste dette colonne anali e le depressioni tra di esse

sono dette seni anali. Quando le feci passano attraverso il canale, esercitano una

pressione sui seni inducendoli a produrre ulteriore muco e a lubrificare il canale anale

durante la defecazione.

L’ano è tenuto chiuso da due anelli muscolari: uno sfintere anale interno (formato da fibre

muscolari lisce della tonaca muscolare esterna) e uno sfintere anale esterno (formato da

muscolo scheletrico del diaframma pelvico). Lo sfintere interno è sotto il controllo

involontario, mentre lo sfintere esterno è sotto il controllo volontario e rende possibile

rimandare la defecazione. La defecazione in particolare è controllata da recettori

meccanici attivati dal riempimento del tratto rettale: essi producono un riflesso breve e uno

lungo (quello lungo permette di capire se è il momento di defecare oppure no).

Nell’intestino crasso non vi sono pieghe circolari o villi, ma vi sono cripte intestinali che

secernono muco. La lamina propria e la sottomucosa presentano abbondante tessuto

linfatico, che ha un’azione protettiva contro i batteri che popolano l’intestino crasso.

La superficie esterna dell’intestino crasso è formata da ampolle: sono parti tendinee

chiamate tenie sulla quale la parete intestinale si aggrappa, “arricciandosi” a formare

ampollotti. La superficie diventa liscia e ha un’attività legata all’assorbimento dell’acqua,

importante per la consistenza delle feci e per il mantenimento dell’idratazione. Infatti

l’intestino crasso si occupa del riassorbimento dell’acqua che viene prodotta da ghiandole

salivari, stomaco e intestino tenue: quando il riassorbimento è impedito (come nel caso di

infezioni batteriche), questo causa diarrea.

GHIANDOLE ANNESSE AL TUBO DIGERENTE

-Fegato: è una ghiandola che si trova subito sotto al diaframma. E’ riccamente

vascolarizzata.

Funzioni: accumula riserve alimenta

- -produce le proteine del sangue

-produce metaboliti

-può avere funzione emocateretica

-detossificazione

- produzione di sali biliari

Bile: è un liquido verde che contiene minerali, colesterolo, grassi neutri, fosfolipidi,

pigmenti e acidi biliari. Essa viene prodotta dagli epatociti. Il pigmento principale è la

bilirubina, che deriva dalla scomposizione dell’emoglobina. I batteri dell’intestino crasso

metabolizzano la bilirubina ad urobilinogeno, responsabile del colore marrone delle feci.

I sali biliari sono potenti tensioattivi (come il sapone), cioè permettono la scomposizione

dei grassi in piccole particelle, più facilmente aggredibili enzimaticamente (da enzimi detti

lipasi). Fanno parte della bile.

La secrezione biliare viene riversata nei sinusoidi epatici e viene riversata nei sinusoidi

epatici e viene accumulata nella vena centrolobulare. Infatti sia in questa vena che nella

traide troviamo diversi lobi.

Il fegato è formato da parenchima (tessuto molle) con una faccia anteriore e una

posteriore.

La faccia anteriore presenta un lobo destro (più grande) e uno sinistro (più piccolo), divisi

dal legamento falciforme. Questo legamento prosegue come legamento coronario (che

ancora il fegato al diaframma) e come legamento rotondo (che deriva dal dotto venoso di

Aranzio della circolazione fetale).

Nella parte posteriore troviamo il lobo sinistro e destro e nella parte centrale il lobo

quadrato (anteriore, accanto alla colecisti) e il lobo caudato (posteriore). Tra il lobo

quadrato e il lobo caudato troviamo la porta epatica, un punto di entrata per la vena porta

e per l’arteria epatica e un punto di uscita per le vie biliari (tutti questi vasi sanguigni sono

contenuti nel piccolo omento).

L’interno del fegato è formato da piccoli cilindri detti lobuli epatici, costituiti da una vena

centro lobulare che è circondata da cordoni di cellule dette epatociti. Gli spazi tra i cordoni

di epatociti sono canali colmi di sangue detti sinusoidi epatici. Dopo un pasto, quando il

sangue che proviene dall’intestino circola attraverso i sinusoidi epatici, gli epatociti

rimuovono rapidamente glucosio, amminoacidi, ferro, vitamine e altri nutrienti, per il

metabolismo o il deposito. Gli epatociti rimuovono e degradano anche ormoni, tossine,

pigmenti biliari e farmaci. Secernono nel sangue albumina, lipoproteine, fattori della

coagulazione, glucosio e altri prodotti.

Gli epatociti secernono la bile si canalicoli biliari; da qui, la bile passa nei duttili biliferi tra i

lobuli. La bile passa poi nel dotto epatico destro e sinistro.

Il fegato riceve sangue dalla vena porta del fegato e dall’arteria epatica. La prima riceve

sangue dalle vene di stomaco, intestino, pancreas e milza e lo porta al fegato.

Percorso sangue arterioso:

tronco celiaco -> arteria epatica comune -> arteria epatica propria -> arterie epatiche

destra e sinistra, che entrano nel fegato nella porta pepati.

Dopo essere stato elaborato dagli epatociti, il sangue si raccoglie nella vena centrale al

centro del lobulo. Il sangue delle vene centrali converge nelle tre vene epatiche destra,

media e sinistra, che si svuotano nella vena cava inferiore.

-Cistifellea (colecisti)

Sacco a parete muscolare per:

- accumulo dei sali biliari

- riassorbimento acqua ed elettroliti per concentrare la bile

E’ un sacchetto che accumula sali biliari, concentrandoli (eliminando acqua) e

immagazzinando la bile. Immette il contenuto epatico nel dotto epatico cistico e comune e

lo porta nel dotto epatico coledoco, per poi giungere al duodeno.

Ha una superficie esterna liscia e internamente sembra spugnosa.

Vi è un fondo, un corpo e un collo (che porta al dotto cistico, mediante il quale la bile entra

ed esce dalla cistifellea).

-Pancreas

E’ una ghiandola digestiva spugnosa, posteriore alla grande curvatura dello stomaco.

E’ diviso in una testa globosa (circondata sulla destra dal duodeno), una parte media detta

corpo e a sinistra una coda vicina alla milza.

Vi sono due dotti pancreatici: uno maggiore (principale) e uno accessorio. Vi è la papilla

duodenale maggiore (dove termina il dotto maggiore) e la papilla duodenale minore (dove

termina il duodeno minore).

il pancreas esocrino produce enzimi digestivi (amilasi, lipasi, nucleasi, proteasi e

peptidasi). Fino al duodeno, la scomposizione è stata solo parziale, perciò la

scomposizione termina nel duodeno, dove troviamo una ricchezza di enzimi digestivi.

La parte endocrina permette la secrezione di insulina e glucagone tramite le isole

pancreatiche. APPARATTO UROPOIETICO

Serve per depurare il sangue dalle scorie metaboliche e per eliminarle nelle urine.

Escrezione: processo di estrazione delle scorie dai liquidi dell’organismo e della loro

eliminazione. I reni eliminano anche le scorie azotate (molecole che contengono azoto),

tra le quali troviamo l’urea (iperazotemia: alta concentrazione di urea nel sangue).

L’apparato uropoietico è formato da:

1) Rene: produce urina

2) Uretere: trasporta l’urina nella vescica urinaria

3) Vescica urinaria:deposito temporaneo dell’urina prima dell’eliminazione

4) Uretra: conduce l’urina all’esterno; nel maschio trasporta anche il liquido seminale

I reni

Sono organi retroperitoneali, cioè hanno una fascia connettivale propria che deriva dal

peritoneo. Si trovano all’altezza della dodicesima costa e il rene sinistro è poco più alto di

quello destro.

Il rene sinistro ha delle porzioni anatomiche con cui entra in contatto diverse da quelle del

rene destro. Le adiacenze del rene destro vanno verso il duodeno, mentre il rene sinistro è

vicino alla coda del pancreas. Questa è una porzione che isola i reni ed è caratterizzata da

uno sdoppiamento detto fascia renale. Le due lamine vanno a creare una porzione detta

loggia renale.

Oltre al tessuto connettivale c’è un’abbondante presenza di tessuto adiposo che circonda

il rene; la sua funzione è quella di proteggere, infatti siamo nella dodicesima costa, che

non riesce a nascondere completamente il rene. Inoltre il rene è parenchimatoso, cioè è

un tessuto molle.

Se la fascia dà sostegno al rene, il tessuto adiposo lo protegge da insulti meccanici

provenienti dall’esterno.

Funzioni:

- filtrano il plasma sanguigno, separando gli scarti dalle sostanze chimiche utili ed

eliminandoli

- regolano volume e pressione del sangue mediante l’eliminazione o conservazione

dell’acqua

- regolano l’osmolarità dei liquidi corporei, controllando la quantità di acqua e di soluti

eliminati

- secernono l’enzima renina, che permette il controllo della pressione arteriosa e

dell’equilibrio elettrolitico

- secernono l’ormone eritropoietina, che stimola la produzione di globuli rossi e sostiene la

capacità di trasportare ossigeno al sangue

- collaborano alla sintesi dell’ormone calcitriolo, permettendo l’omeostasi del calcio

- collaborano con i polmoni a regolare la CO2 e l’equilibrio acido-base dei liquidi corporei

- nei periodi di digiuno prolungato, convertono gli amminoacidi in glucosio (glucanogenesi),

permettendo di mantenere normale il livello di glucosio.

Struttura del rene

Il rene contiene unità funzionali escretorie dette nefroni.

Verso il margine renale troviamo una fessura, l’ilo, dove il rene riceve i nervi, i vasi

sanguigni e linfatici e l’uretere.

Il rene è protetto da tre strati di tessuto connettivo:

- fascia renale fibrosa, sotto il peritoneo parietale, mantiene i reni e gli organi ad essi

associati uniti alla parete addominale

- capsula di grasso perirenale, uno strato di tessuto adiposo che mantiene i reni in

posizione

- capsula fibrosa, che racchiude il rene proteggendolo.

Il parenchima renale (tessuto ghiandolare che forma l’urina) circonda una cavità detta

seno renale, occupato da vasi sanguigni e linfatici, nervi e sistema di raccolta delle urine.

Il parenchima è diviso in due zone: una corticale esterna renale (più chiara) e una

midollare interna renale (più scura).

Le estensioni della corticale dette colonne renali dividono il rene in piramidi renali, di forma

conica. Una piramide e la corticale sovrastante costituiscono un lobo renale. La papilla di

ciascuna piramide si apre in una struttura detta calice minore, che raccoglie le urine. Due

o tre calici minori convergono a formare un calice maggiore e due o tre calici maggiori

convergono a formare la pelvi renale.

L’uretere è una continuazione tubulare della pelvi renale che drena l’urina fino alla vescica.

Circolazione del rene

Arteriosa

1) Origina dall’ilo renale, in particolare dall’arteria renale che entra nel parenchima renale

e deriva dall’aorta.

L’arteria renale si divide nelle arterie segmentali e ciascuna di esse si divide

ulteriormente nelle arterie interlobari.

Ciascuna arteria interlobare penetra nella colonna renale e si dirige all’interno delle

piramidi verso la giunzione cortico-midollare (tra la corticale e la midollare). Da queste

ultime troviamo arterie che si portano verso la corticale e altre che tornano indietro

verso la midollare. Le prime sono le arterie interlobulari, che vanno a creare strutture

rappresentate come “palline” e danno origine alla parte vascolare che si ritrova nel

nefrone. Le seconde sono le arterie rette, che riportano il sangue al parenchima.

Quando l’arteria interlobulare si dirige verso la corticale, si crea una serie di arteriole

afferenti che vanno a rifornire i nefroni. Esse creano una massa di capillari detta

glomerulo, racchiusa in una capsula glomerulare. Il glomerulo è drenato da un’arteriola

efferente, formata da capillari peritubulari.

Venosa

2) Dai capillari peritubulari il sangue passa nelle vene interlobulari, nelle vene arcuate,

nelle vene interlobari e nella vena renale. Quest’ultima lascia l’ilo e drena nella vena

cava inferiore.

La midollare riceve parte del flusso ematico renale, fornitogli da una rete di vasi detta

vasa recta (derivano dai nefroni iuxtamidollari, nella corticale profonda). I capillari dei

vasa recta terminano nelle venule che risalgono e si svuotano nelle vene arcuate e

interlobulari.

Intorno ad ogni arteria renale vi è un plesso renale di nervi e gangli. Esso comprende

l’innervazione simpatica e parasimpatica, così come fibre afferenti del dolore che vanno

dai reni verso il midollo spinale.

Il nefrone

E’ l’unità funzionale del rene.

E’ formato da due parti principali: un corpuscolo renale, che filtra il plasma sanguigno, e un

tubulo renale, che trasforma il filtrato in urina. La produzione di urina consiste in tre fasi:

- Filtrazione glomerulare: passaggio di liquido dal circolo sanguigno all’interno del nefrone,

che porta sia scorie che sostanze chimiche utili all’organismo. Il liquido filtrato dal sangue

è detto filtrato glomerulare; dopo il suo passaggio nel tubulo renale, la sua composizione si

modifica e diventa liquido tubulare.

-Riassorbimento tubulare e secrezione tubulare: modificano la composizione del liquido

tubulare. Le sostanze utili vengono riassorbite e riportate al sangue, mentre gli ioni

idrogeno e i farmaci vengono estratti dal sangue dai capillari peritubulari e secreti nel

liquido peritubulare, diventando parte dell’urina.

- Conservazione dell’acqua: si ottiene con il riassorbimento di acqua dal liquido tubulare,

così da eliminare le scorie metaboliche.

L’urina prodotta è ipertonica rispetto al plasma, cioè ha una percentuale di soluti più alta

rispetto a quella del plasma.

Corpuscolo renale

1) E’ costituito dal glomerulo e da una capsula glomerulare (di Bowman). Lo strato

viscerale (interno) è formato da cellule elaborate dette podociti, avvolte intorno ai

capillari del glomerulo. I due strati parietale e viscerale sono separati da uno spazio

capsulare di raccolta del filtrato.

I poli opposti del glomerulo sono detti polo vascolare e polo urinario.

A livello del polo vascolare, l’arteriola afferente (più grande) entra nella capsula

portando il sangue al glomerulo, mentre l’arteriola efferente (più piccola) lascia la

capsula portando via il sangue. A livello del polo urinario, lo strato parietale della

capsula si allontana dal corpuscolo e dà luogo al tubulo renale.

Funzione: filtrazione glomerulare. Le cellule del sangue e le proteine del plasma

sono trattenute nel circolo sanguigno perché sono troppo grandi per passare

attraverso la barriera. L’acqua passa liberamente e trasporta piccole particelle di

soluti (urea, glucosio, amminoacidi e elettroliti). L’acqua viene trasportata lungo

tutto il percorso tramite l’elevata pressione sanguigna del glomerulo.

Qualsiasi cosa lasci il circolo sanguigno deve passare attraverso la membrana di

filtrazione, formata da tre strati:

- Endotelio capillare (i capillari glomerulari hanno un endotelio fenestrato a nido

d’api con grandi pori di filtrazione)

- Membrana basale (permette il passaggio solo delle particelle molto piccole)

- Fessure di filtrazione

Tubulo renale

2) E’ un condotto che parte dalla capsula glomerulare e termina in corrispondenza

dell’apice di una piramide midollare. E’ diviso in: tubulo contorto prossimale, ansa

del nefrone, tubulo contorto distale e dotto collettore.

- Tubulo contorto prossimale: deriva dalla capsula glomerulare. Presenta microvilli

prominenti che permettono un alto grado di assorbimento. E’ responsabile del

riassorbimento e della secrezione tubulare (es. sodio, potassio, magnesio, fosfato,

cloro…).

Esso estrae i soluti dai capillari peritubulari e li secerne nel liquido tubulare,

facendoli passare nell’urina.

- Ansa di Henle: lunga porzione a forma di U del tubulo renale, localizzata in

prevalenza nella midollare. Si dirige verso la midollare, formando il ramo

discendente dell’ansa. Alla sua estremità più profonda, ruota a costituire il ramo

ascendente dell’ansa, che ritorna alla corticale. Le anse dei nefroni non sono uguali

in tutti i nefroni. Quelli che sono appena sotto la capsula del rene sono chiamati

nefroni corticali e hanno anse corte (alcuni non le hanno). I nefroni vicini alla

midollare sono detti nefroni iuxtamidollari e hanno anse molto lunghe e si

estendono fino all’apice della piramide renale (sono responsabili del mantenimento

del gradiente di salinità).

Dopo essere rientrata nella corticale renale, la parte ascendente dell’ansa del

nefrone prende contatto con l’arteriola afferente e con quella efferente; le due

arteriole e la parte terminale dell’ansa formano l’apparato iuxtaglomerulare, cioè un

dispositivo per monitorizzare il liquido che entra nel tubulo contorto distale e per

modificare le prestazioni del nefrone.

- Tubulo contorto distale: è una parte attorcigliata del tubulo renale localizzata nella

corteccia; è la parte terminale del nefrone. E’ più corto e meno contorto del tubulo

contorto prossimale. A differenza del TCP che assorbe soluti e acqua a una velocità

costante, il TCD li riassorbe a velocità variabili, determinate dall’ormone

aldosterone, che regola l’escrezione del sodio e del potassio. L’ormone paratiroideo

agisce sia sul TCP che sul TCD per regolare l’escrezione di calcio e fosfato.

- Dotto collettore: tubulo dritto che si porta in basso nella midollare. Fa parte del

tubulo renale, ma non del nefrone. Il riassorbimento che avviene in questa zona e

nei tratti reunienti varia a seconda delle necessità e delle attività ormonali o

farmacologiche; questo permette di avere un’urina più o meno concentrata.

Il riassorbimento può essere controllato per via endocrina o tramite un controllo

pressorio che coinvolge l’apparato iuxtaglomerulare.

1) La via endocrina coinvolge due elementi che variano la concentrazione di urina:

- Ormone ADH (antidiuretico o vasopressina): porta all’inibizione della diuresi,

riassorbendo più acqua e producendo meno urina. E’ prodotto dall’ipofisi.

- Aldosterone: è prodotto dal surrene (ghiandola endocrina). Ha l’effetto di

aumentare il riassorbimento di sodio e di ridurre quello di potassio.

2) L’altra via è invece pressoria (la pressione arteriosa ha un ruolo importante).

Apparato iuxtaglomerulare: è a contatto con il tubulo contorto distale e si trova tra

l’arteriola afferente e l’arteriola efferente.

Le cellule iuxtaglomerulari contengono renina, che ha un effetto attivante

sull’angiotensinogeno che si trasforma in angiotensina I; essa, per effetti enzimatici,

si trasforma in angiotensina II (che crea una vasocostrizione periferica). La

vasocostrizione periferica è uno degli elementi che permettono di aumentare la

pressione arteriosa. L’angiotensina II agisce anche sulla corticale del surrene

stimolando la secrezione di aldosterone che, a sua volta, induce nel tubulo distale il

riassorbimento di acqua e sodio.

Le cellule iuxtaglomerulari agiscono come pressocettori: se l’apparato

iuxtaglomerulare percepisce una pressione bassa, attiva la produzione di

angiotensinogeno che, trasformandosi in angiotensina I e II, porta la pressione a

livello funzionale tramite la vasocostrizione.

Il riassorbimento di glucosio, amminoacidi e proteine nel tubulo contorto distale è

totale.

Gli ureteri

La pelvi renale incanala l’urina verso l’uretere, un condotto muscolare retro peritoneale

che si estende fino alla vescica urinaria. Sono uno per rene e vanno a terminare passando

posteriormente alla vescica ed entrando in essa dal basso; la vescica perciò si riempie

inferiormente.

Gli ureteri non hanno alcun ruolo sulla produzione dell’urina ma solo sul suo trasporto.

Essi terminano con i due orifizi uretrali e l’orifizio uretrale che, collegati, formano il trigorio.

Questa parete vescicale è liscia.

Un piccolo lembo di mucosa agisce come una valvola all’apertura di ciascun uretere nella

vescica, impedendo all’urina di refluire nell’uretere quando la vescica si contrae.

L’uretere ha tre strati:

- avventizia: strato di tessuto connettivo che fissa l’uretere ai tessuti circostanti. Essa si

fonde prossimalmente con la capsula renale e distalmente con il tessuto connettivo della

parete vescicale.

- tonaca muscolare: costituita da due strati di muscolatura liscia per la maggior parte della

sua lunghezza, mentre la sua parte inferiore è formata da tre strati. Le onde peristaltiche di

contrazione della muscolatura portano l’urina verso il basso, dalla pelvi alla vescica.

- mucosa: costituita da un epitelio di transizione, che inizia nei calici minori del rene e si

estende da lì fino alla vescica. Il lume dell’uretere è molto stretto ed è facilmente ostruito

dai calcoli renali.

La vescica

La vescica urinaria è un serbatoio muscolare posto sul pavimento della cavità pelvica,

inferiormente al peritoneo e posteriormente alla sinfisi pubica. E’ ricoperta dal peritoneo

parietale sulla sua superficie superiore piatta e da un’avventizia fibrosa altrove.

La sua parte muscolare è detta muscolo detrusore ed è formata da tre strati separati di

muscolatura liscia (uno longitudinale interno, uno circolare medio e uno longitudinale

esterno). Quando la vescica è vuota, la mucosa ha varie pieghe dette pliche.

Le aperture dei due ureteri e quella dell’uretra delimitano una superficie liscia triangolare

detta trigono sul pavimento della vescica.

Per il controllo della minzione, abbiamo un controllo centrale e controlli periferici. Quando

la vescica si riempie, la parete si distende. I meccanocettori danno il segnale sensorio

centrale di riempimento. Quando la vescica è piena, la frequenza di questi segnali è

continua, perciò si percepisce l’urgenza.

L’arco riflesso locale percepisce la necessità di svuotare la vescica, ma nello stesso tempo

i segnali arrivano alla parte centrale che stimola la parte muscolare a svuotare la vescica o

ad inibire lo svuotamento.

Abbiamo un’innervazione vescicale simpatica e parasimpatica, dalle quali troviamo un

controllo sul rilascio o contrazione degli sfinteri. A livello centrale, abbiamo dei centri

corticali, dei centri nel midollo allungato e dei centri nel cervelletto che agiscono sul

controllo minzionale. Essi sono legati all’azione di tre nervi: ipogastrico, plenico e

pudendo.

L’uretra

L’uretra conduce l’urina fuori dal corpo. E’ costituita da tessuto muscolare liscio, per

ottimizzare il passaggio di urina.

Nella donna, la sua apertura detta meato uretrale esterno si trova tra l’orifizio vaginale e il

clitoride.

Nell’uomo invece è più lunga perché deve attraversare la ghiandola prostatica e la parte

peniena. L’uretra nell’uomo è divisa in tre segmenti: uretra prostatica (inizia a livello della

vescica urinaria e riceve lo sperma dalle ghiandole riproduttive), uretra membranosa (ha

una parete sottile dove l’uretra passa attraverso il pavimento muscolare della cavità

pelvica) e l’uretra spongiosa (passa attraverso il pene fino al meato uretrale esterno.

L’urina

E’ un liquido limpido e trasparente, di colore giallastro per la presenza di piccole quantità

di pigmenti biliari (urobilinogeno) e soprattutto urocromo e coproporfirine.

E’ debolmente acido (pH 6) ma può variare con la dieta (per es. pH 7 con una dieta

vegetariana). Negli stati febbrili o negli stati di denutrizione può abbassarsi fortemente,

mentre nelle infezioni può spostarsi all’alcalinità.

L’urea è il principale costituente dell’urina: si forma nel fegato e deriva dal metabolismo

delle proteine. L’acido urico deriva invece dal metabolismo delle nucleoproteine (basi

puriniche degli acidi nucleici).

Tra i sali inorganici, nell’urina sono contenuti soprattutto cloruri sotto forma di NaCl, fosfati

(di sodio, potassio, calcio e magnesio) e solfati.

Durante stati patologici si ritrovano nell’urina altre sostanze come il glucosio (diabete

pancreatico), l’albumina (malattie renali), la bilirubina e la biliverdina (ittero), elementi

figurati del sangue (lesioni dell’endotelio glomerulare).

La composizione dell’urina in condizioni normali, è: acqua circa 96%; urea, acido urico e

creatinina 2%; cloruri, fosfati, solfati e ossalati 2%.

SISTEMA ENDOCRINO

SIST. ENDOCRINO SIST. NERVOSO

- sistema di controllo più lento - sistema di controllo più veloce

Mediatori (danno indicazioni all’organo bersaglio)

- ormoni (raggiungono tutto il - neurotrasmettitori (azione

locale)

corpo tramite il circolo sanguigno) Sede d’azione:

-lontano dalla sede di rilascio - vicino alla sede di rilascio, in

corrispondenza della

sinapsi Cellule bersaglio:

- cellule in ogni parte del corpo - cellule muscolari, fibre

muscolari, scheletriche,cellule

epiteliali, ghiandolari e altri neuroni

Inizio degli effetti:

-da secondi a ore o giorni - millisecondi (risposta

immediata)

(range di durata ampio) Durata:

- lunga (da secondi a giiorni) - breve (millisecondi)

Gli ormoni

Sono messaggeri chimici che sono secreti nel sangue circolante e che stimolano risposte

fisiologiche in organi distanti.

Sono prodotti sia da ghiandole endocrine (ipofisi, ipotalamo, tiroide, timo, surreni,

pancreas, testicoli e ovaie) sia da cellule secretorie specializzate che si trovano in molti

tessuti e organi che non sono considerati ghiandole (encefalo, cuore, intestino tenue e

tessuto adiposo).

Gli ormoni hanno un effetto lontano.

- Quelli che sono legati al sistema circolatorio sono detti ormoni circolanti.

- Vi sono poi ormoni con effetto locale (divisi in paracrino e autocrino).

- Da un punto di vista biochimico, abbiamo ormoni liposolubili (affini ai grassi) e ormoni

idrosolubili (affini all’acqua). I primi comprendono gli ormoni steroidei e gli ormoni tiroidei. I

secondi comprendono i tipi ormonali di tipo amminico, peptidico e proteico.

In particolare, si può fare una specifica classificazione degli ormoni:

- Derivati degli aminoacidi: sono molecole di dimensioni ridotte, strutturalmente simili agli

aminoacidi. Esempi: derivati dalla tirosina (ormoni tiroidei e catecolamine, adrenalina e

noradrenalina); derivati del triptofano.

- Ormoni peptidici : formati da catene di aminoacidi e rappresentano il gruppo di ormoni più

imponente (es.tutti gli ormoni ipofisari)

- Ormoni steroidei : derivati del colesterolo. Sono gli ormoni dell’apparato riproduttivo e

della ghiandola surrenale

- Eicosanoidi : piccole molecole che presentano un anello a 5 atomi di carbonio ad

un’estremità. Coordinano le attività cellulari ed influenzano processi enzimatici (come la

coagulazione del sangue) che si verificano nei liquidi extracellulari.

Funzioni:

- contribuiscono a regolare la quantità di liquidi nel corpo

- hanno un ruolo metabolico e sul bilancio energetico

- hanno un ruolo sulla crescita e sullo sviluppo

- hanno un ruolo nella contrazione delle cellule muscolari

- controllano la secrezione ghiandolare e la funzione dei sistemi riproduttivi

- controllano l’attività del sistema immunitario

Un ormone con una funzione affine ai grassi si trova però in un ambiente acquoso

(circolatorio). Si formano delle molecole di trasporto (carrier) che permettono agli ormoni di

dotarsi di caratteristiche che li rendono adatti al trasporto.

La membrana cellulare è formata da fosfolipidi (costituiti anche da lipidi): l’ormone arriva

alla cellula bersaglio, si libera da carrier e grazie alla presenza di lipidi riesce ad

attraversare la membrana cellulare e poi il nucleo, creando un complesso ormone-

recettore nel nucleo.

Gli ormoni idrosolubili si immettono nel torrente circolatorio ma si trovano di fronte la

membrana cellulare. Devono così trovare un recettore di membrana specifico che attiva

una cascata intracellulare. A seconda della struttura dell’ormone, cambia la loro direzione.

Vi sono due forme di feedback:

- negativo: viene secreto l’ormone e la sua presenza inibisce la secrezione di altri ormoni

- posizione: la presenza dell’ormone nel torrente circolatorio ha un ruolo positivo perché

stimola la produzione di altri ormoni

Ipotalamo e ipofisi

L’ipotalamo regola le funzioni basilari dell’organismo (es. equilibrio idrico e impulso

sessuale) e svolge molti dei suoi compiti tramite l’ipofisi.

Ipofisi (ghiandola pituitaria): è una porzione che troviamo alla base dell’encefalo; è una

ghiandola esocrina.

Ritroviamo un lobo anteriore (adenoipofisi) e uno posteriore (neuroipofisi).

- Adenoipofisi: ha un aspetto ghiandolare. E’ costituita da un lobo anteriore (pars distalis),

una pars puberali (piccola massa di cellule intorno al peduncolo) e nel feto vi è anche una

pars intermedia (striscia di tessuto tra il lobo anteriore e posteriore). Presenta cellule

acidofile, basofile e cromofobe (le prime due secernono gli ormoni dell’ipofisi anteriore).

Essa è legata all’ipotalamo tramite il sistema portale ipofisario.

- Neuroipofisi: costituita da lobo posteriore (pars nervosa), peduncolo (che la collega

all’ipotalamo) e eminenza mediana. Essa non è una ghiandola ma presenta un tessuto di

tipo nervoso. Gli assoni viaggiano lungo il peduncolo formando un fascio detto tratto

ipotalamo-ipofisario e terminano nel lobo posteriore.

Ormoni ipotalamici

 - Ormoni di rilascio o liberatori (4): stimolano l’ipofisi anteriore a secernere i suoi

ormoni

- Ormoni inibitori (2): sopprimono la secrezione ipofisaria

- Ossitocina (OT) e ormone antidiuretico (ADH): sintetizzati nel cervello, ma

immagazzinati e secreti dall’ipofisi posteriore.

Ormoni dell’ipofisi anteriore (i primi 4 sono tropici o trofici perché stimolano la

 crescita di altre ghiandole endocrine; i primi due sono detti gonadotropine perché

hanno come bersaglio le gonadi)

- Ormone follicolo-stimolante (FSH): secreto da cellule ipofisarie dette gonadotrope.

I suoi organi bersaglio sono ovaie (stimola la produzione di ormoni ovarici e follicoli)

e testicoli (stimola la produzione di sperma)

- Ormone luteinizzante (LH): secreto dalle gonadotrope. Organi bersaglio: ovaie e

testicoli. Nelle donne stimola l’ovulazione e la secrezione di progesterone; negli

uomini stimola la secrezione di testosterone.

- Ormone stimolante la tiroide (TSH): secreto dalle cellule tireotrope. Organo

bersaglio: tiroide. Stimola la crescita della tiroide e la secrezione di ormone tiroideo.

- Ormone adrenocorticotropo (ACTH) o corticotropina: secreto da cellule

corticotrope. Organo bersaglio: corticale del surrene. E’ importante per la

regolazione delle risposte del corpo a situazioni di stress. Stimola la corteccia

surrenale a secernere glucocorticoidi.

Il surrene è diviso in corticale e midollare: la prima è sotto il controllo ipotalamico e

porta alla produzione di adrenalina e noradrenalina (esse hanno un effetto

sistemico: l’adrenalina stimola il battito cardiaco e viene prodotta in condizioni di

pericolo). La corticale è legata alla produzione di glucocorticoidi. Anche la porzione

corticale esterna è suddivisa in zone e questo evidenzia una secrezione ormonale

importante. Viene ad esempio prodotto aldosterone, che lavora sul riassorbimento

di acqua e sodio, sempre nella parte dedicata alla produzione di urina.

Quindi mentre la zona glomerulare produce mineralcorticoidi (aldosterone) e ha

come organo bersaglio il rene, la zona fascicolata produce glucocorticoidi (cortisolo

e corticosterone). Qui non vi è un organo bersaglio specifico e viene modificato il

metabolismo sistemico, cioè rende elementi utili per il metabolismo.

- Prolattina (PRL): secreta da cellule lattotrope, che aumentano durante la

gravidanza. Organo bersaglio: ghiandole mammarie, testicoli. Stimola le ghiandole

mammarie a produrre latte; negli uomini rende i testicoli più sensibili a LH,

portandoli a produrre più testosterone.

- Ormone della crescita (GH) o somatotropina: secreto da cellule dette

somatotrope. Organi bersaglio: fegato, osso, cartilagine, muscolo, grasso.

Favorisce la mitosi e la differenziazione cellulare, quindi una diffusa crescita

cellulare.

Ormoni dell’ipofisi posteriore

 - Ormone antidiuretico (ADH): è sintetizzato in neuroni detti nuclei sopraottici,

localizzati sul alto destro e sinistro dell’ipotalamo. Organo bersaglio: reni. L’ADH

incrementa la ritenzione idrica da parte dei reni, riduce il volume urinario e aiuta a

impedire la disidratazione. E’ detto anche vasopressina.

- Ossitocina (OT): è sintetizzata dai nuclei paraventricolari. Organi bersaglio: utero,

ghiandole mammarie. Ha diversi ruoli nella riproduzione. Durante il parto, stimola le

contrazioni e il flusso di latte. Stimola l’eccitazione sessuale e il legame madre-

figlio.

Non è sempre presente nell’uomo e nella donna.

Ghiandola pineale

E’ connessa alla volta del terzo ventricolo encefalico, sotto l’estremità posteriore del corpo

calloso.

Dopo la pubertà riduce la sua secrezione: si parla di involuzione. Essa è accompagnata

dalla comparsa di granuli di fosfato di calcio e carbonato di calcio che prendono il nome di

sabbia pineale.Durante la notte essa sintetizza melatonina, che può inibire la secrezione di

gonadotropina e prevenire la maturazione sessuale precoce. Può essere coinvolta nei

disturbi dell’umore, quali la sindrome premestruale e i disturbi affettivi stagionali.

Timo

E’ legato a tre apparati: endocrino, linfatico e immunitario.

E’ una ghiandola bilobata localizzata nel mediastino superiore, superiormente al cuore e

posteriormente al manubrio dello sterno.

Mentre nel feto e nel neonato ha dimensioni gigantesche rispetto agli organi vicini, dopo i

14 anni va incontro a una rapida involuzione.

Esso è la sede di maturazione di alcune cellule della serie bianca importanti per la difesa

immunitaria (linfociti T). Si occupa della secrezione di vari ormoni (timopoietina, timosina e

timulina) che stimolano lo sviluppo di altri organi linfatici e regolano lo sviluppo e l’attività

delle cellule T.

Tiroide

E’ la ghiandola endocrina più grande negli adulti e si trova inferiormente alla laringe. E’

costituita da due lobi (destro e sinistro) uniti da un ponte di tessuto detto istmo.

La tiroide riceve una delle quote più alte di flusso sanguigno del corpo, infatti è di colore

rosso scuro. E’ vascolarizzata da una coppia di arterie tiroidee superiori, che provengono

dalle carotidi esterne, e da una coppia di arterie tiroidee inferiori, che provengono dalle

arterie succlavie vicino alla clavicola.

La tiroide ha un aspetto istologico importante, infatti è formata da strutture tondeggianti

dette follicoli tiroidei rivestiti da cellule follicolari e che contengono una sostanza proteica

detta colloide. Nella colloide vengono stimolati gli ormoni tiroidei T e T (ormone tiroxina),

3 4

che sono immessi nel torrente circolatorio e portano ad un aumento del metabolismo

basale; questo metabolismo h a come effetto principale un aumento della temperatura

corporea, dell’appetito e dell’assunzione calorica. Abbiamo una stimolazione della sintesi

proteica e di glucosio e acidi grassi.

L’ormone tiroideo:

- stimola lo sviluppo cerebrale e la crescita ossea nel periodo prenatale e nell’infanzia

- accelera i riflessi

- aumenta il ritmo cardiaco e il metabolismo basale

- favorisce l’assorbimento intestinale dei carboidrati

- diminuisce il livello di colesterolo nel plasma

Per essere sintetizzati, T e T necessitano di iodio.

3 4

Vi sono soggetti con un’attività basale tiroidea alta, perciò vengono prodotti più T e T

3 4

(soggetti ipertiroidei) e altri che hanno un’attività bassa (ipotiroidei). Se non vi sono

eccessi patologici, l’ambiente esterno può aiutare a far stare meglio gli ipertiroidei: un

ambiente di montagna ad esempio è favorevole perché la tiroide va in carenza di iodio e

non riesce a produrne.

Tra i follicoli tiroidei vi sono ammassi di cellule C (cellule parafollicolari) che secernono

l’ormone calcitonina; essa ha come organi bersaglio le ossa e il suo effetto consiste nella

diminuzione della concentrazione di calcio nei fluidi (effetto inibitorio sugli osteoclasti).

Ghiandole paratiroidi

Sono piccole ghiandole ovoidali del collo (di solito sono 4). Solitamente si trovano sulla

superficie posteriore della tiroide ma spesso cambiano posizione. Sono vascolarizzate

dagli stessi vasi della tiroide.

L’ipocalcemia (carenza di calcio) stimola le cellule principali delle paratiroidi a secernere

l’ormone paratiroideo (PTH); esso aumenta i livelli del calcio nel sangue favorendo

l’assorbimento intestinale, inibendone l’escrezione urinaria e stimolando gli osteoclasti a

riassorbire calcio dall’osso.

Ghiandole surrenali

E’ adesa al polo superiore e alla superficie mediale di ciascun rene. La surrenale destra ha

una forma piramidale ed è appoggiata sul polo superiore del rene destro, mentre la

surrenale sinistra ha una forma a mezzaluna e si estende dall’ilo del rene al suo polo

superiore.

Le ghiandole surrenali sono retro peritoneali come i reni, comprese tra il peritoneo e la

parte posteriore del corpo.

La parte più interna è detta midollare del rene (colore che va dal grigio al rosso), mentre la

parte più esterna è detta corticale (colore giallognolo dovuto alla presenza di colesterolo e

altri lipidi).

La ghiandola surrenale riceve il sangue da: arteria surrenale superiore (ha origine

dall’arteria frenica del diaframma), arteria surrenale media (ha origine dall’aorta) e arteria

surrenale inferiore (ha origine dall’arteria renale).

Il sangue è drenato da una vena surrenale, che drena nella vena cava inferiore dalla

ghiandola surrenale di destra e nella vena renale sinistra della ghiandola surrenale di

sinistra.

Midollare: agisce sia come ghiandola endocrina che come ganglio del sistema

1) nervoso simpatico. La stimolazione da parte delle fibre nervose determina la

secrezione di una miscela di adrenalina, noradrenalina e dopamina. La secrezione

aumenta in condizioni di paura, dolore e stress. Questi ormoni integrano le azioni

del sistema nervoso simpatico: aumentano il metabolismo basale, la frequenza

cardiaca, mobilizzano glucosio e acidi grassi per soddisfare l’alto fabbisogno

energetico dell’organismo.

Corticale: circonda la midollare e produce corticosteroidi o corticoidi, che vengono

2) sintetizzati a partire dal colesterolo e altri lipidi. La corteccia è formata da 5 strati

tissutali:

- zona glomerulare: secerne mineralcorticoidi, che regolano l’equilibrio elettrolitico

del corpo. Il principale è l’aldosterone, che agisce sui reni a trattenere il sodio nei

liquidi corporei ed eliminare potassio nelle urine; l’aldosterone coopera al

mantenimento del volume ematico e della pressione arteriosa.

- zona fascicolata: le cellule sono dette spongiociti per il loro aspetto schiumoso

dovuto alla presenza di gocce di lipidi nel citoplasma. Secerne glucocorticoidi in

risposta all’ACTH dell’ipofisi. Il più potente è il cortisolo e il cortisone. Essi stimolano

il catabolismo di grassi e proteine, la gluconeogenesi e il rilascio di acidi grassi e

glucosio nel sangue. Questo aiuta l’organismo ad adattarsi allo stress e a riparare i

tessuti danneggiati.

- zona reticolare: le cellule secernono steroidi sessuali detti androgeni e una

quantità più piccola di estrogeni.

Pancreas

E’ una ghiandola annessa al tubo digerente, di forma allungata e con una forma spugnosa.

Si trova posteriormente allo stomaco, contigua al rivestimento peritoneale. E’ una

ghiandola esocrina ma ha anche un’attività endocrina legata alle isole pancreatiche (isole

di Langerhans). Esse sono formate da cellule alfa (producono insulina e glucagone) che

sono legate a cellule beta (che producono insulina).

L’effetto più importante di questi ormoni è la regolazione della glicemia, cioè la

concentrazione di glucosio nel sangue. L’ipoglicemia ha un effetto stimolatorio sulle cellule

alfa, che iniziano a produrre glucagone. L’iperglicemia invece stimola le cellule beta a

secernere insulina.

Le isole appartengono a 5 classi:

- Cellule alfa: secernono glucagone. Esso è secreto nell’intervallo tra i pasti, quando

diminuisce il glucosio nel sangue; stimola il rilascio di glucosio nel fegato e di acidi grassi

nel tessuto adiposo.

- Cellule beta: secernono insulina durante e immediatamente dopo il pasto, come risposta

all’aumento dei livelli di glucosio e amminoacidi. Essa stimola la maggior parte dei tessuti

ad assorbire questi nutrienti e ad immagazzinarli o metabolizzarli.

- Cellule delta: secernono somatostatina (ormone inibente l’ormone della crescita), che

viene secreta insieme all’insulina. Aiuta a regolare la velocità di assorbimento dei nutrienti

e modula l’attività delle altre isole.

- Cellule PP o F: secernono il polipeptide pancreatico, che inibisce la contrazione della

colecisti e la secrezione di enzimi pancreatici.

- Cellule G: secernono gastrina, che stimola la secrezione acida, la motilità e lo

svuotamento dello stomaco. SISTEMA NERVOSO

Svolge la sua funzione di coordinamento mediante tre livelli:

1) Attraverso gli organi di senso e le terminazioni nervose sensitive semplici, che

raccolgono informazioni sulle modificazioni all’interno dell’organismo e nell’ambiente

esterno e trasmettono messaggi codificati al midollo spinale e all’encefalo

2) Il midollo spinale e l’encefalo elaborano le informazioni in relazione all’esperienza

passata ed elaborano una risposta.

3) Il midollo spinale e l’encefalo inviano comandi principalmente ai muscoli e alle

ghiandole per formulare queste risposte.

Il sistema nervoso si divide in:

- Centrale (encefalo e midollo spinale, racchiusi nel cranio e nella colonna vertebrale)

- Periferico (nervi periferici che fuoriescono dal canale midollare e vanno verso la

periferia. E’ composto da nervi, cioè da fasci di fibre nervose o assoni tenute insieme da

tessuto connettivo fibroso, e gangli, cioè corpi tondeggianti localizzati a livello di un nervo

dove si concentrano i corpi cellulari dei neuroni.)

Il sistema nervoso periferico è diviso in:

- Compartimento sensitivo o somatico (afferente): trasporta al SNC segnali sensitivi dai

vari recettori (organi di senso e terminazioni nervose sensitive semplici). E’ volontario. E’

formato da:

> sensibilità somatica: raccoglie i segnali dai recettori localizzati a livello della cute,

muscoli, ossa e articolazioni

> sensibilità viscerale: raccoglie segnali provenienti dai visceri della cavità toracica e

addominale come cuore, polmoni, stomaco, vescica urinaria.

-Compartimento motorio (efferente): trasporta segnali dal SNC alle cellule delle ghiandole

e dei muscoli che mettono in atto le risposte dell’organismo. Le cellule e gli organi che

rispondono ai comandi provenienti dal sistema nervoso sono detti effettori. E’ formato da:

> efferenza motoria somatica: trasporta segnali ai muscoli scheletrici. Queste

informazioni determinano le contrazioni muscolari che sono sotto il

controllo volontario così come le contrazioni muscolari

involontarie dette riflessi somatici.

> efferenza motoria viscerale (sistema nervoso autonomo): trasporta segnali alle

ghiandole, al muscolo cardiaco e al muscolo liscio. Il controllo è

involontario. Le risposte di questo sistema e degli effettori sono detti

riflessi viscerali.

Il sistema nervoso autonomo ha due ulteriori divisioni:

- sistema simpatico: provvede a preparare l’organismo per l’azione accelerando, ad

esempio, il

battito cardiaco ed incrementando la frequenza inspiratoria ma inibendo la digestione

- sistema parasimpatico: tende ad avere un effetto calmante, abbassando, ad esempio,

il battito

cardiaco ma stimolando la digestione.

Vi sono poi recettori per la sensibilità speciale (tatto, udito, vista, gusto, olfatto, equilibrio).

Vie afferenti: informazioni sensitive portate al sistema nervoso centrale.

Vie efferenti: informazioni portate dal centro verso la periferia

Il neurone

E’ l’unità funzionale del sistema nervoso e svolge un ruolo comunicativo nel sistema. Ha 3

proprietà fisiologiche fondamentali:

- eccitabilità: rispondono a modificazioni ambientali dette stimoli

- conducibilità: i neuroni rispondono agli stimoli generando segnali elettrici trasmessi a

cellule distanti

- secrezione: quando il segnale elettrico raggiunge la terminazione di una fibra nervosa, il

neurone secerne un neurotrasmettitore chimico che attraversa la fessura sinaptica e

stimola la cellula che vi si trova a ridosso.

Il centro di controllo del neurone è il neurosoma, detto anche soma o corpo

 cellulare. Esso ha un nucleo singolo centrale, con un grande nucleolo.

Il soma dà origine a processi che si ramificano in un gran numero di dendriti, che

 rappresentano il sito principale per la ricezione dei segnali da altri neuroni. Alcuni

neuroni hanno un solo dendrite, mentre altri ne hanno migliaia.

Ad un polo del soma c’è una protuberanza detta monticolo assonico, dal quale

 origina l’assone (fibra nervosa). Il monticolo assonico e la parte vicina di assone

sono detti zona trigger perché qui il neurone genera i potenziali d’azione, ovvero i

cambiamenti elettrici che costituiscono il segnale nervoso. Un assone è

specializzato per la conduzione rapida di un segnale nervoso in punti molto lontani

dal soma. L’assone è mielinizzato.

Un neurone non ha mai più di un neurone.

Ogni ramificazione termina con un bottone sinaptico (bottone terminale), un piccolo

rigonfiamento che forma una giunzione (sinapsi) con una cellula muscolare, una

cellula ghiandolare o un altro neurone.

Neurone multipolare: hanno un assone e molti dendriti (encefalo e midollo spinale)

Neurone bipolare: hanno un assone e un dendrite (cellule olfattorie della cavità nasale,

neuroni della retina e dell’orecchio interno)

Neurone unipolare: hanno solo un singolo processo che abbandona il soma. Sono

rappresentati dai neuroni che trasportano segnali sensitivi al midollo spinale.

Neurone assonico: hanno multipli dendriti ma non hanno un assone. Comunicano

attraverso i loro dendriti e non generano potenziali d’azione (encefalo, retina e midollare

del surrene).

Sinapsi

E’ il punto di incontro tra un neurone e qualsiasi altra cellula. Nella maggior parte dei casi

l’altra cellula è un neurone.

Un neurone è una cellula nervosa capace di generare, condurre, trasmettere un impulso

nervoso ad altre cellule. L’impulso nervoso è un segnale elettrico, si origina a livello della

membrana plasmatica e si propaga lungo questa fino alla regione specializzata per la sua

trasmissione, la sinapsi.

Le sinapsi rendono possibile l’integrazione neurale (elaborazione dell’informazione). Un

neurone può avere un numero enorme di sinapsi e quindi la capacità di elaborare un gran

numero di informazioni.

Un segnale nervoso arriva ad una sinapsi attraverso il neurone presinaptico e poi può

continuare attraverso il neurone postsinaptico.

La conduzione dell’impulso può essere:

- continua (fibre nervose non mie linizzate)

- discontinua o saltatoria (fibre nervose mie linizzate

In relazione ai tipi cellulari si possono distinguere sinapsi interneuronali, neuromuscolari e

neuroepiteliali.

Le modalità di trasmissione dell’impulso nervoso ad un’ altra cellula variano in relazione al

tipo di sinapsi:

Sinapsi chimica

 E’ una giunzione a livello della quale il neurone presinaptico libera un

neurotrasmettitore per stimolare la cellula postsinaptica (es. giunzione

neuromuscolare). La giunzione neuromuscolare e molte altre sinapsi usano

l’acetilcolina come neurotrasmettitore; i neuroni postsinaptici del sistema nervoso

simpatico usano la noradrenalina.

Alcuni neurotrasmettitori (come il glutammato nell’encefalo e l’aspartato nel midollo

spinale) sono eccitatori e tendono a generare un segnale nervoso nella cellula

postsinaptica. Altri neurotrasmettitori sono inibitori e sopprimono le risposte nella

cellula postsinaptica.

In una sinapsi chimica, un ramo terminale della fibra nervosa presinaptica finisce in

un rigonfiamento detto bottone sinaptico. Esso è separato dalla cellula vicina da

uno spazio detto fessura sinaptica. Il bottone contiene vescicole secretorie legate

alla membrana dette vescicole sinaitiche, che contengono il neurotrasmettitore.

Queste vescicole sono legate ai siti di rilascio, pronte per liberare il

neurotrasmettitore quando necessario. Vi sono poi vescicole sinaitiche di riserva

poco lontane dalla membrana, pronte ad intervenire qualora le altre vescicole

esauriscano il loro contenuto.

Un segnale viaggia attraverso una sinapsi chimica sempre in un’unica direzione,

dalla cellula presinaptica con vescicole sinaitiche alla cellula postsinaptica con

recettori di neurotrasmettitori.

La sinapsi inizia quando un segnale nervoso arriva alla fine del neurone

presinaptico. Le vescicole sinaptiche liberano il neurotrasmettitore nella fessura

sinaptica, dove esso diffonde fino alla cellula postsinaptica e si lega ai recettori

della membrana di questa cellula. La cellula postsinaptica decide se dare inizio o no

ad un nuovo segnale nervoso, in base agli effetti composti degli input eccitatori o

inibitori sulle sinapsi che si trovano sui dendriti e sul soma.

Sinapsi elettriche

 Connette cellule unite in gap junctions, che permettono agli ioni di diffondere

direttamente da una cellula in quella vicina. Queste giunzioni hanno il vantaggio

della trasmissione veloce. I segnali possono viaggiare in entrambe le direzioni,

quindi non c’è modo di dirigere un segnale da un’origine specifica ad una

destinazione specifica. Midollo spinale

FUNZIONI:

- Conduzione: contiene fasci di fibre nervose che conducono informazioni che

percorrono il midollo spinale, connettendo i diversi livelli del tronco gli uni con gli altri e

con l’encefalo.

- Locomozione: i motoneuroni dell’encefalo sono responsabili dell’inizio del movimento

e ne determinano la velocità, la distanza e la direzione, ma le semplice contrazioni

muscolari ripetitive (movimento dei piedi quando si cammina) sono coordinate da

gruppi di neuroni del midollo spinale detti generatori dello schema centrale. Questi

circuiti nervosi producono la sequenza di stimoli ai muscoli estensori e flessori che

determina i movimenti alternati degli arti inferiori.

- Riflessi: sono risposte involontarie che coinvolgono encefalo, midollo spinale e nervi

periferici.

Il midollo spinale è una porzione cilindrica costituita da tessuto nervoso che origina dal

tronco encefalico a livello del forame occipitale; si trova nel canale vertebrale (ne occupa i

2/3).

IL midollo spinale dà origine a 31 paia di nervi spinali; la parte connessa ad ogni paio di

nervi è detta segmento.

Il midollo spinale si divide nelle porzioni cervicale, toracica, lombare e sacrale. Esso si

ingrossa in due punti: rigonfiamento cervicale (regione cervicale inferiore, dove dà origine

ai nervi degli arti superiori) e rigonfiamento lombare (regione lombosacrale, dove dà

origine ai nervi della regione pelvica e degli arti inferiori). Inferiormente al secondo

rigonfiamento, il midollo si assottiglia in un punto detto cono midollare. Il rigonfiamento

lombare e il cono midollare danno origine ad un fascio detto cauda equina, che innerva gli

organi pelvici e gli arti inferiori.

E’ formato da una porzione centrale che riempie il canale vertebrale e da esso escono

delle radici, che sono anteriori e posteriori: le prime sono motorie, le seconde sono

sensitive. Troviamo una radice posteriore a trasmissione afferente e una radice anteriore a

trasmissione efferente (motoria).

Nella “struttura a farfalla” troviamo le corna anteriori e posteriori che rappresentano la

controparte delle radici. Le corna posteriori connesse alle radici posteriori presentano le

afferenze (vie d’entrata) somatiche e viscerali (somatico = volontario, viscerale =

involontario). Una risposta motoria viscerale è la peristalsi, mentre una risposta somatica è

lo spostamento della gamba.

Meningi: tre membrane di tessuto connettivo fibroso che racchiudono midollo spinale ed

encefalo. Esse separano il tessuto del SNC dalle ossa delle vertebre e del cranio.

Le meningi svolgono il ruolo di barriera selettiva per le sostanze che possono raggiungere

il midollo (barriera ematocefalica).

Dalla superficie alla profondità, esse sono:

- Dura madre: forma un foglietto che aderisce al midollo spinale. Ha un alto contenuto di

collagene. Lo spazio tra la guaina e le ossa vertebrali è detto spazio epidurale ed è

occupato da vasi, tessuto adiposo e tessuto connettivo lasso.

- Aracnoide: formata da una membrana aracnoidea (che aderisce internamente alla dura

madre) e da una rete di fibre collagene ed elastiche che riempiono lo spazio tra la

membrana aracnoidea e la pia madre. Questo spazio è detto spazio subaracnoideo,

riempito dal liquido cefalorachidiano; inferiormente al cono midollare, questo spazio

prende il nome di cisterna lombare.

- Pia madre: è una membrana delicata che prosegue al di sotto del cono midollare come

un filamento fibroso (filo terminale) formando parte del legamento coccigeo (unisce midollo

spinale e coccige). Le estensioni della pia madre (legamenti denticolati) vanno verso la

dura madre, fissando il midollo spinale e limitandone le escursioni laterali.

Sostanza grigia e sostanza bianca

Il midollo spinale, come l’encefalo, è formato da due tipi di tessuto nervoso:

- Sostanza grigia ( centrale): colorazione scura per la scarsa quantità di mielina e per la

presenza di nuclei neuronali. Qui avvengono i contatti sinaptici tra i neuroni, cioè è il luogo

in cui avviene l’elaborazione delle informazioni.

Il midollo spinale ha un nucleo centrale di sostanza grigia, con una forma a farfalla.

Il nucleo è formato da corni posteriori (dorsali) e da corni anteriori (ventrali). Vi è poi un

corno laterale, su ciascun lato della sostanza grigia.

- Sostanza bianca (periferica) : tonalità più chiara per l’abbondante contenuto mielinico.

Essa circonda la sostanza grigia. E’ formata da fasci di assoni (tratti) che trasportano

segnali da una parte del SNC all’altra. Questi fasci si organizzano in tre paia detti cordoni

o funicoli (posteriore o dorsale, laterale e anteriore o ventrale); ciascun cordone si

suddivide in fasci o fascicoli.

Fasci

Fasci ascendenti: trasportano informazioni sensitive verso l’alto nel midollo spinale

Fasci discendenti: portano impulsi motori verso il basso.

Molti di questi fasci sono soggetti a decussazione quando attraversano in direzione

ascendente o discendente il tronco encefalico (vanno dal lato sinistro del corpo al destro e

viceversa). Per questo, il lato sinistro dell’encefalo riceve informazioni sensitive dal lato

destro del corpo e invia comandi motori a questo lato, mentre il lato destro dell’encefalo

riceve afferenze e controlla il lato sinistro del corpo.

Quando l’origine e la destinazione di un fascio sono su lati opposti del corpo, si dice che

sono contro laterali.

Nervi e gangli

Il midollo spinale è in comunicazione con il resto dell’organismo attraverso i nervi spinali.

1) NERVO

E’ un organo formato da numerose fibre nervose (assoni) connesse da tessuto connettivo.

Un nervo può contenere da poche fibre nervose a più di un milione.

Le fibre nervose sono di due tipi:

- sensitive (afferenti): portano informazioni da recettori sensitivi al SNC

- motorie (efferenti): portano impulsi dal SNC ai muscoli e ghiandole

Queste fibre possono essere attribuite al compartimento somatico o viscerale o a quello

generale o speciale a seconda degli organi che innervano.

I nervi possono essere:

- sensitivi (più rari): sono composti solo da fibre afferenti. Es. nervo olfattivo e ottico

- motori: trasportano solo fibre efferenti

- misti: costituito da fibre afferenti ed efferenti, perciò trasporta impulsi in due direzioni,

anche se ciascuna fibra nervosa all’interno del nervo conduce segnali in un’unica

direzione

2) GANGLIO

E’ unì’aggregazione di corpi cellulari neuronali all’esterno del SNC. Tra i corpi cellulari ci

sono i fasci di fibre nervose in arrivo e in partenza dal ganglio.

Nervi spinali

Vi sono 31 paia di nervi spinali (8 cervicali, 12 toracici, 5 lombari, 5 sacrali e 1 coccigeo).

Ogni nervo spinale, al di fuori dal foro di coniugazione, si divide in un branca anteriore ed

una posteriore.

- Branche prossimali

A poca distanza dal midollo spinale, la radice posteriore si ingrossa formando il ganglio

della radice posteriore, che contiene i corpi dei neuroni sensitivi. Nella radice anteriore non

c’è un ganglio corrispondente.

- Branche distali

Dopo l’emergenza dal foro intervertebrale, il nervo si divide in un ramo anteriore, in un

ramo posteriore e in piccoli rami meningei. Quindi ciascun nervo spinale si divide ad

entrambe le sue estremità: nelle radici anteriore e posteriore (quando si avvicina al midollo

spinale) e nei rami anteriore e posteriore (quando si allontana dalla colonna vertebrale).

Il ramo meningeo rientra nel canale vertebrale ed innerva meningi, vertebre e legamenti

spinali. Il ramo posteriore innerva muscoli e articolazioni di questa zona e la cute del

dorso. Il ramo anteriore innerva la cute e i muscoli delle regioni anteriori e laterali del

tronco e innerva gli arti.

Nervi intercostali: 12 paia di nervi misti che si dirigono lateralmente sulla parete toracica,

disponendosi tra un muscolo intercostale interno ed uno esterno, al di sotto della vena e

dell’arteria intercostali con le quali costituiscono i fasci vascolo-nervosi intercostali.

Plessi nervosi

Tranne che nella regione toracica, i rami anteriori si ramificano e si fondono a formare 5

plessi: cervicale, brachiale, lombare, sacrale e coccigeo.

1) Plesso cervicale: punto di innervazione craniale

2) Plesso brachiale: punto in cui convergono i nervi degli arti superiori.

- Nervo radiale: cute della regione posteriore del braccio, delle regioni posteriore e laterale

dell’avambraccio e del polso; articolazioni del gomito, polso e mano

- Nervo mediano: cute dei 2/3 laterali della mano, estremità distale del I-IV dito,

articolazioni della mano

- Nervo ulnare: cute palmare e mediale della mano e III-V dito; articolazioni del gomito e

della mano

Questi tre nervi hanno una terminazione periferica molto precisa. Quando ad esempio si

ha un formicolio, si capisce subito di che nervo si tratta (nervo ulnare dove c’è il pollice,

nervo mediano in mezzo alla mano)

3) Plesso lombare: plesso dal quale derivano i nervi degli arti inferiori

- Safeno: cute della superficie mediale della gamba

4) Plesso sacrale e coccigeo:

- Surale: permette l’inserzione del nervo peroneo nella cute della superficie laterale del

piede

- Tibiale: cute della regione posteriore della gamba, cute plantare, articolazioni del

ginocchio e del piede

- Peroneo: cute del terzo anteriore distale della gamba, del dorso del piede e del I-III dito;

articolazione del ginocchio

Riflessi somatici

Sono risposte ad una stimolazione (non sono spontanei), rapide (coinvolgono pochi

interneuroni), involontarie e stereotipate (si verificano ogni volta nello stesso modo)

presentate da ghiandole e muscoli.

- Riflessi viscerali: risposte delle ghiandole, muscolo cardiaco e muscolo liscio. Sono

controllati dal sistema nervoso autonomo.

-Riflessi somatici: risposte dei muscoli scheletrici (sollevamento della mano da qualcosa

che scotta). Sono controllati dal sistema nervoso somatico. Sono detti anche riflessi

spinali. Questi riflessi impiegano una via detta arco riflesso, da una terminazione nervosa

sensitiva al midollo spinale o al tronco cerebrale e indietro ad un muscolo scheletrico.

Un arco riflesso è formato da:

- Recettori somatici: localizzati nella cute, nei muscoli e nei tendini. Comprendono:

terminazioni nervose semplici per il caldo e il dolore nella cute, recettori di stiramento (fusi

muscolari).

- Fibre nervose afferenti: trasportano informazioni da questi recettori ai corni superiori del

midollo spinale

- Centro di integrazione

- Fibre nervose efferenti: hanno origine nel corno anteriore del midollo spinale e

trasportano impulsi motori ai muscoli scheletrici

- Muscoli scheletrici: gli effettori somatici che realizzano la risposta

Nel tipo più semplice di arco riflesso non c’è un interneurone. Il neurone afferente forma

una sinapsi direttamente con il neurone efferente; questo è detto arco riflesso

monosinaptico.

SISTEMA NERVOSO AUTONOMO

E’ un sistema nervoso motorio che controlla ghiandole, muscolatura cardiaca e

muscolatura liscia. E’ detto anche viscerale poiché gli organi bersaglio sono i visceri delle

cavità toracica e addominopelvica. Il SNA è responsabile dei riflessi viscerali (risposte alla

stimolazione inconsce, automatiche, stereotipate).

La risposta motoria si divide in somatica e autonoma.

Il sistema nervoso autonomo è involontario.

La parte autonoma si divide in simpatica e parasimpatica. La divisione simpatica (toraco-

lombare) prevede le risposte di emergenza (“lotta o scappa”) poiché dobbiamo preparare il

nostro organismo aumentando il metabolismo e migliorando il sistema muscolare

(aumentare la frequenza cardiaca e la frequenza respiratoria).

La controparte è la parasimpatica, legata ad una risposta di rilassamento (deprime l’attività

cardiaca e respiratoria e usa l’energia per aumentare il metabolismo).

Effetti della stimolazione simpatica

- Aumentato livello di attenzione

- Sensazione di energia ed euforia, spesso associata a sottostima del pericolo e a una

temporanea insensibilità agli stimoli dolorosi

- Aumentata attività dei centri cardiovascolare e respiratorio del bulbo e del ponte, che

porta ad un innalzamento della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca, della

frequenza e della profondità del respiro

- Generale potenziamento del tono muscolare (tensione, tremore)

- Mobilizzazione delle riserve energetiche attraverso la scissione di glicogeno da parte

delle cellule epatiche e muscolari e il rilascio di lipidi da parte del tessuto adiposo

Effetti della stimolazione parasimpatica

- Costrizione delle pupille, messa a fuoco egli oggetti vicini

- Secrezione delle ghiandole dell’apparato digerente

- Secrezione degli ormoni che determinano l’assorbimento di sostanze nutritizie dalle

cellule periferiche

- Aumento dell’attività della muscolatura liscia dell’apparato digerente

- Stimolazione e coordinamento alla defecazione

- Contrazione delle vescica urinaria durante la minzione

- Costrizione delle vie respiratorie

- Riduzione della frequenza cardiaca e della forza contrattile del miocardio

- Controllo del desiderio sessuale e stimolazione delle ghiandole dell’apparato riproduttivo

Encefalo e nervi cranici

Rostrale = in direzioni della fronte (superiore)

Caudale = in direzione del midollo spinale (inferiore)

Encefalo

E’ diviso in tre parti:

- Cervello

E’ formato da due emisferi cerebrali, ognuno caratterizzato dalla presenza di spesse

pieghe dette circonvoluzioni o giri, separate da invaginazioni dette solchi.

Un’invaginazione molto profonda (fessura longitudinale) separa l’emisfero destro da quello

sinistro. Sul fondo di questa fessura, gli emisferi sono connessi da un fascio spesso di

fibre nervose detto corpo calloso.

- Cervelletto

E’ posto più in basso rispetto al cervello e occupa la fossa cranica posteriore. Anch’esso

presenta giri, solchi e fessure.

- Tronco encefalico

E’ formato da diencefalo, mesencefalo, ponte e midollo allungato (o bulbo). Caudalmente,

il tronco encefalico termina a livello del forame magno del cranio e il SNC prosegue in

basso come midollo spinale.

E’ costituito da:

- Sostanza grigia: sede di neurosomi, dendriti e sinapsi. Forma uno strato superficiale

detto corteccia (sopra il cervello e cervelletto) e masse più profonde dette nuclei,

circondate da sostanza bianca.

- Sostanza bianca: più profonda (al controllo del midollo spinale). E’ composta di fasci

(raggruppamenti di assoni) che connettono una parte dell’encefalo all’altra e al midollo

spinale.

E’ avvolto da …

Meningi: membrane di tessuto connettivale, localizzate tra il tessuto nervoso e l’osso.

Proteggono l’encefalo e forniscono un sostegno strutturale per le sue arterie e vene. Sono:

dura madre, aracnoide e pia madre.

1) La dura madre è formata da:

- strato periostale esterno (equivalente al periostio delle ossa craniche)

- strato meningeo (più interno; è l’unico che continua nel canale vertebrale)

La dura madre è addossata alle ossa craniche, senza l’interposizione di uno spazio


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

84

PESO

414.99 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (ALBA, ALESSANDRIA, BIELLA, NOVARA,TORTONA, VERBANIA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tata!!! XD di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze morfologiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Boccafoschi Francesca.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Scienze morfologiche

Appunti di Istologia
Appunto
Il muscolo
Appunto
Connettivo di sostegno
Appunto
tessuto nervoso
Appunto