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Lezione 1 – 10/03/2020 (online)

Anatomia dell'apparato locomotore - Prof. Francesca Bonomini

Introduzione al corso e terminologia

Informazioni

L’e-mail della docente è francesca.bonomini@unibs.it, da contattare per dubbi; la docente risponderà sia durante l’orario di lezione sia in momenti successivi. Durante queste lezioni la docente mostrerà molte immagini prese da libri di testo consigliati, il materiale fornito è perciò coperto da copyright. La parte trattata verrà richiesta all’esame insieme alla parte di anatomia generale. L’esame è composto da una prova parziale scritta di 20 risposte multiple (propedeutica) (minimo 14 risposte esatte); il risultato della prova parziale è sempre valido e il superamento dà l’idoneità per accedere all’orale di neuroanatomia.

Obiettivi formativi del corso

Conseguimento di una prospettiva unitaria dell’organizzazione delle ossa e delle articolazioni nonché le più importanti informazioni di carattere funzionale, anatomo-clinico e anatomo-radiologico, in modo di avvicinare da subito lo studente di medicina al ragionamento clinico.

Terminologia di posizione

La terminologia di posizione è fondamentale per identificare la posizione di una struttura anatomica grazie all’identificazione di piani anatomici. Esistono termini anatomici relativi a tre piani:

  • Piano di dissezione detto coronale o frontale (azzurro)
  • Piano sagittale (rosso)
  • Piano trasverso orizzontale (verde)

Nel piano coronale si riconoscono strutture anatomiche che si trovano anteriormente al piano coronale, definite strutture anteriori o ventrali, e strutture anatomiche che si trovano posteriormente al piano definite strutture dorsali o posteriori.

Nel piano sagittale mediano si riconoscono strutture anatomiche in posizione mediale se tali strutture si trovano in vicinanza del piano sagittale mediano e strutture laterali se tali strutture si trovano in lontananza del piano sagittale mediano.

Nel piano trasversale o orizzontale si riconoscono strutture anatomiche superiori o craniali, se tali strutture si trovano al di sopra del piano e strutture inferiori o caudali, se tali strutture si trovano al di sotto del piano.

I termini anatomici distale e prossimale si utilizzano principalmente per gli arti:

  • Prossimale: struttura localizzata vicino al tronco
  • Distale: struttura localizzata lontana dal tronco

Una struttura come quella dell’articolazione della spalla è definita prossimale rispetto a strutture distali come l’articolazione a livello del polso. Questi termini sono fondamentali per definire la localizzazione di strutture ossee e di strutture anatomiche (muscoli e organi).

In questa immagine sono indicati altri sinonimi per indicare strutture distali e prossimali negli arti superiori e inferiori:

  • Arto superiore: le strutture laterali sono dette radiali; le strutture mediali sono dette ulnari
  • Arto inferiore: le strutture laterali sono dette fibulari o peroniere; le strutture mediali sono dette tibiali

Terminologia di movimento

Il corpo umano è in grado di muoversi nello spazio e le singole parti si muovono l’una rispetto all’altra. I movimenti sono permessi da organi come i muscoli: i muscoli scheletrici permettono il movimento delle ossa, i muscoli lisci permettono il movimento dei visceri. La terminologia di movimento è fondamentale per comprendere le interazioni di tutte le strutture anatomiche che restituiscono il movimento. I movimenti si distinguono in semplici e complessi.

Movimento di scivolamento: è il più semplice dei movimenti, è tipico delle articolazioni classificate come artrodie o condilartrosi, ed è dato dallo scivolamento/slittamento di due superfici ossee l’una sull’altra. Questo movimento non prevede componenti rotatorie o modificazioni angolari.

Movimento angolare: è tipico delle articolazioni dette ginglimi in cui è presente un angolo tra i due capi ossei. I movimenti angolari ci permettono di ridurre o ampliare l’angolo tra le due ossa. I movimenti angolari più classici nell’uomo sono la flessione (avambraccio su braccio → riduzione ampiezza dell’angolo) e l’estensione (avambraccio su braccio → aumento ampiezza dell’angolo).

Movimento di rotazione: è un movimento che permette a un osso o ad una parte del corpo di ruotare intorno al proprio asse principale. È tipico delle articolazioni dette enartrosi. Un esempio di questo movimento è la testa che fa "no" oppure quando si volge il capo verso destra o sinistra in posizione anatomica, ovvero retta.

Movimento di oscillazione: movimento di un osso o di una parte corporea; durante questo movimento l’asse viene mantenuto fisso in un punto.

Movimento di flessione: si svolge sul piano sagittale, permette l’avvicinamento di due parti corporee diminuendo l’angolo tra di esse. Un esempio di questo movimento è la flessione con elevazione anteriore e superiore dell’articolazione della spalla o anatomicamente dell’articolazione scapolo-omerale. La flessione permette un’elevazione antero-superiore.

Movimento di estensione: si svolge lungo il piano sagittale e permette l’allontanamento di due parti corporee aumentando l’angolo tra esse. È il movimento opposto della flessione; quando l’angolo compreso tra le due parti corporee è maggiore di 180° si parla di iperestensione. Un esempio è il movimento di estensione dell’articolazione scapolo-omerale che si ottiene quando l’arto superiore dalla posizione anatomica viene portato posteriormente.

Movimento di abduzione: si svolge lungo il piano frontale e permette di allontanare due parti corporee come quando, ad esempio, partendo con l’arto superiore in posizione anatomica questo si allontana dal tronco con un’ampiezza di movimento che può raggiungere i 180°. L’abduzione è un movimento laterale.

Movimento di adduzione: si svolge lungo il piano frontale e permette l’avvicinamento di due parti corporee, nel caso dell’arto porta all’avvicinamento dello stesso al piano sagittale. È il movimento opposto dell’abduzione.

Movimenti che fanno riferimento agli arti inferiori: il piede presenta una parte dorsale e una parte frontale da cui derivano:

  • Flessione dorsale: flessione che avviene nel piano sagittale del piede, il dorso del piede si avvicina alla parte anteriore della gamba e permette l’appoggio del tallone
  • Flessione plantare: la pianta del piede viene portata indietro e le dita verso il basso; questo movimento è permesso dai muscoli detti estensori e ha come risultato lo stare in punta di piedi.

Movimenti che fanno riferimento agli arti superiori e in particolare alla mano:

  • Pronazione: movimento che compiono la mano e l’avambraccio quando il palmo della mano ruota da anteriore (in posizione anatomica) a posteriore
  • Supinazione: movimento che compiono la mano e l’avambraccio in cui il palmo della mano da posteriore passa ad anteriore

I movimenti articolati composti sono dati dalla somma di più movimenti semplici. Nel caso del piede abbiamo movimenti di:

  • Inversione: somma di adduzione, flessione plantare e supinazione del piede che ha come risultato la pianta del piede rivolta verso l’interno
  • Eversione: somma di abduzione, flessione dorsale e pronazione del piede che ha come risultato la pianta del piede rivolta verso l’esterno

Movimento di circonduzione: movimento composto/complesso che si ottiene sommando i movimenti semplici di flessione, di estensione, di abduzione e adduzione. È tipico delle articolazioni anatomiche della spalla e dell’anca. Quando a livello dell’articolazione scapolo-omerale questi movimenti vengono compiuti in rapida successione si costruisce, insieme all’arto superiore, geometricamente un cono che ha il vertice nell’articolazione, che permette il movimento di circonduzione, e la base si trova distalmente rispetto all’articolazione.

Ossa

Le ossa sono strutture anatomiche che formano lo scheletro e sono unite dalle articolazioni. Le ossa possono essere considerate la parte passiva dell’apparato locomotore mentre i muscoli sono considerati la parte attiva in quanto permettono il movimento delle ossa.

A livello macroscopico l’osso è costituito da tre strutture:

  • Superficiale: in cui si trova la sostanza corticale formata da tessuto osseo di tipo compatto
  • Profonda: in cui si trova la sostanza spugnosa o trabecolare formata da tessuto osseo di tipo spugnoso
  • Midollare o interna: in cui è contenuto il midollo osseo (il midollo osseo è costituito a sua volta da due componenti: rossa emopoietica, gialla fibro-adiposa)

Classificazione delle ossa

Lo scheletro di un adulto è costituito da numerose ossa. Il numero delle ossa non è uguale in tutti gli individui: la variazione consiste nella presenza di ossa in più o in meno dovuta alla fusione di alcuni segmenti ossei (come le ossa del cranio degli anziani che vanno incontro a processi di fusione). Le ossa soprannumerarie possono essere:

  • Sesamoidi: si trovano all’interno dello spessore dei tendini
  • Accessorie: derivano dalla mancata fusione delle ossa durante i normali processi di accrescimento

Alcune ossa possono contenere delle cavità di tipo aeree e vengono definite ossa pneumatiche: le ossa del cranio sono un esempio di ossa pneumatiche. Per quanto riguarda la morfologia di tutte le ossa corporee si identificano tre tipologie:

  • Ossa lunghe: la dimensione lunghezza prevale sulle altre due, larghezza e spessore (due epifisi, una diafisi)
  • Ossa piatte: le dimensioni lunghezza e larghezza prevalgono sullo spessore (due epifisi, una diafisi)
  • Ossa brevi: le tre dimensioni sono equivalenti

Infine viene identificato un quarto tipo di ossa, quelle miste o anatomicamente irregolari, che presentano porzioni laminari tipiche delle ossa piatte e porzioni prismatiche tipiche delle ossa brevi. L’esempio di riferimento delle ossa irregolari sono le vertebre.

Lezione 2 – 11/03/2020 (lezione online)

Anatomia dell'apparato locomotore - Prof. F. Bonomini

Ossa irregolari

Questo tipo di ossa, comprendenti le vertebre (vedi figura 2), non possono essere classificate nelle altre categorie di ossa poiché hanno caratteristiche diverse ed hanno una forma estremamente irregolare. Nell’immagine si vede una vertebra con il corpo vertebrale abbastanza “tozzo”, mentre posteriormente al corpo si notano dei processi con forma laminare.

Figura 1 Ossa lunghe

Alle due estremità dell’osso si hanno due porzioni dette epifisi, al centro invece si ha il corpo cellulare detto diafisi. Nella figura 2 si osserva una sezione frontale dell’omero umano, in particolare a livello dell’epifisi si nota la struttura dell’osso, in questo caso tessuto osseo spugnoso, in cui si vedono le trabecole ossee, disposte in modo da conferire al tessuto osseo spugnoso la massima resistenza alle forze di compressione. A livello della diafisi, invece, è visibile la cavità midollare (contiene il midollo osseo). Nell’immagine, evidenziato in rosso, si delinea il periostio che riveste la superficie esterna delle ossa, tranne la superficie delle articolazioni dove è interrotto e si continua con la cartilagine articolare.

Figura 2

Il periostio è costituito da due strati di tessuto:

  • Strato interno, osteogenico
  • Strato esterno, più fibroso

Il periostio nell’insieme è un tessuto riccamente vascolarizzato ed innervato: la vascolarizzazione svolge funzione trofica mentre l’innervazione sarà responsabile delle sensazioni dolorose a causa di traumi ossei e fratture.

Oltre al periostio si ha un altro tessuto di rivestimento, l’endostio. Questo tessuto è più interno rispetto al periostio e riveste la cavità midollare, è costituito da cellule osteoprogenitrici, dunque anch’esso è vascolarizzato e svolge la funzione di nutrimento e formazione di nuove cellule dell’osso.

Articolazioni

A livello dello scheletro le ossa sono unite tra loro dalle articolazioni che, insieme ai muscoli, permettono il loro movimento nello spazio. Le articolazioni si dividono in due gruppi:

  • SINARTROSI: definite articolazioni per continuità, in quanto le due superfici articolari presentano interposto del tessuto e, a seconda delle caratteristiche di quest’ultimo, sono distinte in articolazioni immobili o semimobili.
  • DIARTROSI: definite articolazioni per contiguità, in questo caso non si ha interposizione di tessuto tra le due superfici articolari ma vi è una cavità articolare. Le superfici sono tenute in sede da legamenti e sono articolazioni mobili, dette anche sinoviali.

SINARTROSI

Si distinguono in suture, sinfisi e sincondrosi.

  1. Suture

    Nelle suture vi è interposizione di tessuto connettivo denso (fibroso) tra le superfici articolari. Queste articolazioni si trovano principalmente a livello delle ossa del cranio. Con il tempo le suture possono andare incontro ad un processo di ossificazione, in tal modo le ossa si saldano e non si avrà più una sutura vera e propria ma una sinostosi, in quanto al posto del tessuto connettivo fibroso vi sarà tessuto osseo.

    Le suture a loro volta si suddividono in:

    • Piane o armoniche: le superfici articolari hanno margini lisci e regolari (a livello del cranio tra le due suture nasali, “vedi figura 3”)
    • Dentate: i margini sono dentellati, interdigitati, ovvero si incastrano uno all’interno dell’altro (osso frontale e osso parietale, “vedi figura 4”)
    • Suture squamose: margini a becco di flauto, il tessuto osseo verso il margine si assottiglia a becco di flauto, i due margini si sovrappongono (es. osso temporale che si sovrappone al parietale, “vedi figura 5”)

    A livello del cranio si trova inoltre la schindelesi. Questa articolazione si viene a costituire tra l’osso sfenoide e il vomere: a livello dello sfenoide si ha una cresta ossea, che si va ad inserire all’interno di solco (o fessura) tra le due ali del vomere. Un’altra sinartrosi particolare a livello del cranio è la sinfisi dento-alveolare, detta anche gonfosi, si trova tra il dente e l’alveolo, cavità ossea che la accoglie (vedi figura 6). In questa articolazione c’è interposizione di tessuto, definito parodonto, che oltre a svolgere la funzione di legamento terrà in sede il dente.

  2. Sinfisi

    Nelle sinfisi si ha l’interposizione di cartilagine fibrosa, anche se talvolta si trova interposizione di tessuto connettivo. Tipici esempi di sinfisi si trovano:

    • A livello del bacino: le due ossa dell’anca a livello ventrale sono unite da una sinfisi pubica con interposizione di un cuscinetto di cartilagine fibrosa, ciò fa sì che l’articolazione non sia completamente immobile, particolarmente importante per le donne al momento del parto (vedi figura 7).
    • Fra i corpi di due vertebre adiacenti: definita sinfisi vertebrale, con interposizione di un cuscinetto fibroso, il disco intervertebrale (vedi figura 8).
  3. Sincondrosi

    In questo caso si ha interposizione di cartilagine ialina, che dà maggiore elasticità e va a costituire una sorta di ponte. Tipico esempio: tra la prima costa e lo sterno (vedi figura 9).

DIARTROSI

Le diartrosi, o articolazioni per contiguità o articolazioni sinoviali, sono tra le articolazioni più mobili e hanno infatti delle caratteristiche peculiari che fanno sì che le superfici articolari vengano mantenute nella loro sede durante il movimento (vedi figura 10).

Le superfici articolari presentano un rivestimento di cartilagine ialina, e tra le due superfici articolari, si trova la cavità articolare che è rivestita dalla membrana sinoviale. La membrana sinoviale produce un liquido con funzione lubrificante, giallo, limpido e viscoso, detto liquido sinoviale che favorisce i movimenti di queste articolazioni.

All’esterno dell’articolazione si trova un manicotto fibroso che riveste l’articolazione stessa, detto capsula articolare, che avvolge i due capi articolari e si inserisce sui margini delle cavità articolari, si presenta come uno strato di tessuto connettivo denso.

La capsula articolare può essere rinforzata da legamenti:

  • Legamenti intrinseci: costituiti da tessuto fibroso e fibroelastico incorporati nella capsula.
  • Legamenti estrinseci: distanti dall’articolazione, anche a distanza notevole.

Forma dei cavi articolari

Se si considera la forma dei capi articolari spesso le due superfici articolari non sono congrue, cioè a volte si hanno superfici articolari, come ad esempio a livello dell’articolazione della spalla, che hanno la forma di una porzione di sfera e altre superfici cave che non sono abbastanza ampie per accoglierle, dunque esistono dei dispositivi fibro-cartilaginei, rappresentati da labbri articolari, inseriti su uno dei cavi articolari e con funzione di ampliare la cavità, cosicché le due superfici articolari si possano adattare meglio tra di loro.

Talvolta, invece, le superfici articolari non sono armoniche, non combaciano quindi tra loro. In questo caso nelle diartrosi si possono trovare una o più formazioni fibro-cartilaginee, dette menischi o dischi (vedi figura 11). Ad esempio, si trovano a livello dell’articolazione del ginocchio dove la tibia non ha una superficie tale da poter accogliere i condili femorali, i menischi in questo caso fungono da dispositivi di correzione.

Classificazione diartrosi

  1. In base alla forma dei capi articolari: artrodie, enartrosi, condilartrosi, a sella, ginglimi.
  2. In base al grado di libertà di movimento: monoassiali, biassiali, triaxiali (pianificazione non completa, testo originale troncato).
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Scienze biologiche BIO/16 Anatomia umana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jamesmencacci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia dell'apparato locomotore e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Brescia o del prof Bonomini Francesca.
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