Estratto del documento

Storia dei rapporti tra stato e chiesa

Orientamenti cesaro-papista, teocratico, giurisdizionalista e separatista

Gelasio I, che divenne Papa alla fine del 400 d.C., fu il primo a toccare l'argomento dei rapporti tra stato e chiesa. In una sua lettera, egli teorizza i confini tra i due poteri, l’auctoritas della chiesa e la potestas dello stato, ritenendoli in perfetto equilibrio. Il mondo si regge su questi due poteri, il papa e l’imperatore (idea che domina in tutto il medioevo), ma il ruolo dei sacerdoti è ben più gravoso, dovendo essi rendere conto avanti a Dio dell’eventuale perdizione del re. Ciò sembra implicare la superiorità dell’autoritas del papa, e in effetti Gelasio I afferma che l’imperatore, pur avendo autorità suprema sul genere umano, deve abbassare il capo di fronte a coloro che sono preposti alle cose divine; tuttavia, egli aggiunge che gli stessi sacerdoti obbediscono alle leggi imperiali per quanto attiene alle cose temporali, che esulano dalla loro giurisdizione.

Orientamento cesaropapista

Il sistema cesaropapista andrà dal 500 d.C. (epoca di Giustiniano) al 1453 (caduta dell’impero di Bisanzio), ma in Russia rimarrà in piedi fino alla caduta del regime zarista. In un sistema cesaropapista la chiesa è sottomessa all’imperatore (che può convocare concili, definire le cose della fede, regolare la materia liturgica); la chiesa di Bisanzio, sfruttando la protezione dell’imperatore, si diffuse e diventò ricchissima, ma era sottomessa alle sue direttive. Nel frattempo, la chiesa di Roma si trovò lontana dall’imperatore, e il papa, sfruttando i lunghi tempi per le comunicazioni, riusciva a resistere al potere dell’imperatore, così acquistando più forza agli occhi dei credenti.

Il sistema cesaropapista è stato delineato da Giustiniano nel 535: il mondo si regge sul sacerdozio e l’impero (la stessa premessa presente nella lettera di Gelasio I), l’uno amministra le cose divine, l’altro quelle umane. Poiché entrambi derivano da un unico principio, niente starà a cuore degli imperatori quanto l’onestà dei sacerdoti, poiché essi pregano continuamente Dio anche per loro. Nulla si dice, invece, della condizione dell’imperatore nei confronti del papa. Si sviluppa l’idea che la chiesa sia uno strumento nelle mani dell’imperatore, perché, se all’imperatore sta a cuore che la chiesa si comporti in un determinato modo, è necessario il controllo da parte dello stato.

In realtà tutto parte da quell’idea del mondo come ordinatio ad unicum, che significa una struttura che viene riportata ad un’unica costituzione; in tutto il medioevo si tende proprio a creare questa unità tra l’impero e il papato: la norma canonica era anche norma dello stato e, in caso di contrasto, la prima doveva comunque prevalere tutte le volte in cui si andava a toccare la salvezza delle anime. Allo stesso modo, in un eventuale contrasto tra la norma divina (che era posta alla sommità della piramide) e la norma scritta della chiesa o dello stato, prevaleva la norma divina.

Tutto ciò era coerente con la mentalità medioevale; in questo periodo, infatti, nascono:

  • La scomunica, atto del Papa con il quale il soggetto veniva escluso dalla comunità; il problema è che spesso la scomunica colpiva comportamenti che esulavano dal fenomeno religioso, come quelli di chi coniava monete false, o compiva incesto o adulterio. Essa sarà inoltre utilizzata contro l’imperatore in vari momenti storici.
  • Il privilegio del foro, cioè il privilegio degli ecclesiastici di essere giudicati solo da tribunali ecclesiastici.
  • La decima, cioè l’obbligo di consegnare al clero la decima parte di quanto veniva prodotto.
  • Le decime papali, forme di tassazione che venivano introdotte per costruire qualcosa, finanziare una crociata, ecc.
  • Il diritto di patronato: chi finanziava la costruzione delle chiese acquisiva il diritto di esservi sepolto e nominarne il rettore.

Fino alla fine dell'800, la chiesa di Roma non pretendeva che ci si sposasse in chiesa (la chiesa di Bisanzio sì), la procedura normale richiedeva solo che il matrimonio si svolgesse alla presenza di testimoni, ma era possibile anche la via religiosa. Nel XII secolo si configura il matrimonio così come, più o meno, lo conosciamo noi oggi, e nasce la disputa tra la scuola di:

  • Bologna, con a capo Graziano (un grande codificatore, che raccolse tutto il materiale degli ultimi secoli della chiesa), che riteneva che il matrimonio si perfezionasse al momento della consumazione,
  • Parigi (tra gli esponenti vi era Pietro Lombardo) che riteneva che il matrimonio sorgesse attraverso il rito.

La chiesa scelse una soluzione intermedia, sostenendo che il matrimonio nasce e si perfeziona con il consenso, ma se il matrimonio non viene consumato è possibile la dispensa per inconsumazione (potere del Papa). La chiesa si avvicinerà all'inquisizione gradualmente, prima condannando la magia con delle pene sanzionatorie. Nel 1231, con Gregorio IX, venuta a mancare la tolleranza nei confronti degli eretici, furono creati appositi tribunali, organi non legati al luogo, ma direttamente alla Santa Sede, con una giurisdizione autonoma. Essi emanavano due editti:

  • Editto di grazia sollecitava alla confessione, entro un certo periodo.
  • Editto di fede, un documento che chiedeva ai cittadini di denunciare gli eretici.

L’accusato veniva portato in tribunale, sottoposto a tortura e di solito condannato. La chiesa non ha mai formalmente condannato a morte, ma consegnava il reo allo Stato, che lo metteva al rogo. L'inquisizione resterà in piedi fino al 1700/1800.

Sistema teocratico

Tra la fine del 1100 e l’inizio del 1200, il Papa non è più chiamato vicario di Pietro, ma vicario di Cristo e quindi, come lui, è considerato signore sia delle cose temporali che di quelle spirituali. Tutto comincia con papa Innocenzo III, che:

  • Interviene nella legittimazione dei figli naturali di un conte, con una decretale in cui specifica che, essendo il vicario di Cristo, ha la facoltà di decidere anche sul temporale.
  • Consacra il re di Germania come imperatore (che invece di regola era eletto dai principi elettori e incoronato dal papa), arrogandosi il diritto di valutarne la capacità.
  • In un'epistola paragona lo Stato alla luna e il Papato al sole (metafora che ritornerà nel medioevo). Tutto il potere deriva dal Papa che lo riceve da Dio e lo trasmette all'imperatore. Dante invece parlerà di due soli, impero e papato, che ricevono la luce da Dio e quindi brillano di luce propria.

La concezione teocratica è espressa nel 1302 da Bonifacio VIII nella bolla Unam Sanctam, ove si afferma la superiorità del pontefice: Dio ha affidato due spade, quella spirituale e quella temporale, al Papa che, però, non potendole usare entrambe, delega quella temporale all'imperatore, che quindi non è altro che un ministro mandatario. Ciò legittima l’intervento del Papa nelle cose temporali. La bolla nasce da un contrasto con Filippo il Bello (imperatore di Francia) che voleva tassare il clero. Il papa si oppone dicendo che il sovrano non può toccare le cose spirituali, ma l’imperatore si rivolge agli Stati generali, che firmano un documento che afferma che non è il papa, ma direttamente Dio a trasferirgli il potere.

L’esercito entra ad Anagni ed il Papa viene rinchiuso nel palazzo di famiglia (schiaffo di Anagni, condannato da Dante), ma la popolazione, ribellatasi all’esercito, lo libera due giorni dopo. Poco dopo, nel 1309, la sede papale si sposta da Roma ad Avignone ed inizia per la chiesa un periodo terribile, che dura fino agli inizi del 1400. Proprio in questo periodo, Marsilio da Padova scrive il Defensor pacis, ove afferma che il fine dello stato è dare la pace ai cittadini e che la Chiesa non si identifica con il Papa, ma con l'insieme dei fedeli (un concetto democratico, anche se alcuni vi hanno visto un orientamento conciliarista).

Invece, il Papa, ad Avignone, accentra tutti i poteri, decide su tutto e tassa tutta la cristianità. Nel 1377 il papa sposta di nuovo la sede da Avignone a Roma. Dopo la sua morte, la fazione italiana e quella francese si scontrano, ciascuna rivendicando la sede papale. I cardinali francesi eleggono un papa ma, dopo che questi, essendo italiano, decide che la sede debba rimanere a Roma, lo ritengono illegittimo e ne eleggono un altro; la chiesa si trova quindi con due papi, perciò indice il concilio di Pisa, ove si elegge un altro Papa. Tuttavia, non volendo gli altri due fare un passo indietro, l'umanità si trova con tre papi.

Di fronte all'impossibilità di riconciliare le parti, si fa strada nei teologi la teoria conciliarista: il concilio, avendo la funzione legislativa, è superiore al Papa, che ha la funzione esecutiva; se un papa cade nell'eresia o nello scisma, può essere deposto dal concilio, convocato dai vescovi o da chi abbia sufficiente autorità.

Questa teoria portò al Concilio di Costanza nel 1414, ove vengono emanati due decreti:

  • Haec Sancta, che afferma il ruolo deliberativo del concilio (che deriva il suo potere direttamente da Cristo, per cui chiunque, anche il Papa, è tenuto ad obbedirgli, altrimenti il concilio si può riunire per giudicarlo e condannarlo).
  • Frequens, che stabilisce che il concilio dovrà riunirsi periodicamente, per sempre. Il primo concilio successivo si ebbe cinque anni dopo il concilio di Costanza, poi dopo sette anni e poi ogni dieci anni (i luoghi vengono decisi un mese prima o dal concilio o dal papa con l'approvazione del concilio). E nel caso in cui fossero nominati due papi, il concilio si dovrà riunire ipso iure l'anno successivo.

Si crea un meccanismo al livello costituzionale, compiendo così una rivoluzione poiché la chiesa non è più una monarchia assoluta. Il concilio di Costanza incita i tre papi a fare un passo indietro (ma solo uno lo farà), quindi elegge un corpo elettorale formato da 30 membri (sei per ogni nazione), che elegge il pontefice Martino V (che entra nell'elenco dei papi ufficiali a differenza degli altri tre). Nel 1417 finalmente si pone fine allo scisma d'occidente. Martino V approverà i due decreti ma in favore fidem (cioè solo per tutto ciò che riguardava la fede ); alla sua morte viene eletto Eugenio IV, che pure approverà i due documenti a condizione di far salvi i diritti della sacra sede, cioè i diritti di preminenza della sede apostolica. Quindi, in realtà, nessuno dei due approvò davvero i due decreti, che però per secoli sono stati ritenuti validi.

Il conciliarismo andò sempre più smorzandosi. Il concilio di Basilea del 1431, convocato da Eugenio IV e da questi sciolto, si trasferisce a Ferrara ed elegge un antipapa (l’ultimo della storia); i sovrani del tempo, però, temendo il potere del concilio, appoggiarono Eugenio IV, che stipulò concordati con loro. Una dimostrazione del potere del papa a quell'epoca è data dalla bolla Intercaetera (1493): papa Alessandro VI, per regolare la contesa tra Spagna e Portogallo in merito ai territori del nuovo mondo, interviene tracciando una linea meridiana a 100 miglia dalle isole Azzorre e assegnando agli spagnoli le terre ad occidente e ai portoghesi quelle ad oriente. Quindi alla fine del 1400 il papa riacquista tutto il suo potere.

Riforma protestante e le reazioni della chiesa cattolica

Nel 1517, Martin Lutero, monaco agostiniano esemplare per 15 anni, dette una scossa terribile, originando la Riforma protestante con l’affissione delle sue 95 tesi. Lutero predicava l'inutilità delle opere per la salvezza dell'anima (l'uomo, per quanti sforzi possa fare, rimane un peccatore agli occhi di Dio, per cui, se si salva, è solo grazie alla sua misericordia) e la necessità della lettura del vangelo, ma non attraverso l'interpretazione della chiesa; egli rinnega i sacramenti e ritiene che i voti debbano essere a termine, in particolare quello di castità, infatti si sposerà con una suora.

In quel periodo, i contadini della Baviera si sollevano poiché si oppongono alle decime, vogliono eleggere i parroci e godere liberamente dei terreni per la caccia. Gli anabattisti, che ritenevano fosse giunto il momento di affermare il regno di Dio sulla terra, si uniscono ai contadini, assaltano le regge dei vari principi. Lutero appoggia i principi, perché per lui il principe è il capo della religione, cui spetta l'organizzazione e la difesa, anche armata, della chiesa, e che risponde delle proprie azioni solo davanti a Dio; la chiesa, invece, si deve interessare solo delle cose spirituali. Ed infatti Lutero affida il governo della chiesa ad un concistoro, cioè un'assemblea di nobili convocata dal principe.

Il luteranesimo porterà ad una spaccatura del mondo cristiano, ci sarà il trionfo del particolarismo e del localismo. Infatti nascono delle città stato, come quella che Calvino crea a Ginevra, portando il modello teocratico alle estreme conseguenze: egli nomina un gruppo di santi, gli anziani, per controllare le azioni di ogni cittadino, per cui per ogni atteggiamento sbagliato era prevista un’ammonizione. Alla terza ammonizione il soggetto veniva processato rischiando la morte.

Enrico VIII chiede che il matrimonio con Caterina d'Aragona venga sciolto dal papa, ma questi si oppone, non essendone i presupposti. Il re allora fa approvare dal parlamento l'atto di supremazia che lo nomina capo della Chiesa (in realtà non aveva nessun potere in relazione all'applicazione della parola di Dio o sui sacramenti, ma doveva regolare solo i ceti ecclesiastici in caso di comportamenti gravi). Tommaso Moro rifiuta di firmare l'atto di supremazia e viene decapitato insieme al cardinale Fischer.

Cristiano III diffonde il protestantesimo in Danimarca e poi in Norvegia, dopo averla conquistata; il principe Vasa in Svezia. L'ultimo monastero che cade nelle mani dei protestanti è il convento di Santa Brigida.

La curia romana (la stretta ortodossia) rispose in maniera intransigente al protestantesimo con il Concilio di Trento (1545-1564), ove si confermarono i 7 sacramenti, l'importanza delle opere e soprattutto il papa come capo della chiesa, senza fare alcuna concessione ai protestanti. Vi fu però anche un'apertura della Chiesa che cercò di venire incontro alle esigenze della popolazione attraverso gli ordini religiosi: i gesuiti ebbero il compito di indottrinare le classi più elevate, gli altri, come i cappuccini, di spiegare i dogmi della fede al popolo e avvicinarlo alla chiesa cattolica.

Interessante è la figura del cardinale Bellarmino, da una parte intransigente (fu uno dei giudici che condannò Giordano Bruno), dall'altra teorico mal visto dalla chiesa, perché scrisse il libro De Summo Pontefice, messo all'indice. Per Bellarmino esistono due spade: Dio ha dato quella temporale all'imperatore e quella spirituale al papa ma, essendo la spada spirituale superiore rispetto a quella temporale (perché lo spirito è superiore alla materia), tutte le volte in cui una questione temporale può incidere nel campo spirituale, mettendo in pericolo la salvezza delle anime (salus animarum), il papa deve intervenire. Quindi, mentre Bonifacio VIII predicava un potere diretto sulle cose temporali, per Bellarmino il papa aveva solo un potere indiretto.

Giurisdizionalismo: prevalenza dello stato sulla chiesa

Verso la metà del 1500 si ha lo scontro tra i luterani e Carlo V il cattolico. La guerra si conclude con la pace di Augusta del 1555, che afferma il principio cuius regio, eius religio (tutti devono seguire la religione del sovrano): chi non era d’accordo, aveva un privilegio flebile, lo ius emigrandi (poteva andare via dal regno).

Nella stessa epoca si ha la guerra tra i Borboni (ugonotti), protestanti francesi, e i Guisa, nata a causa del matrimonio tra Enrico di Borbone e Caterina de Valois; a Parigi, durante la notte di San Bartolomeo, tra il 23 ed il 24 agosto 1572, i cattolici fecero una vera a propria carneficina degli Ugonotti. Enrico di Borbone quindi si convertì al cattolicesimo e la guerra si concluse con l'editto di Nantes, la prima vera e propria forma di tolleranza religiosa, che affermava l'uguaglianza tra ugonotti e cattolici, ammessi a ricoprire cariche pubbliche e professare pubblicamente la loro religione in alcune zone.

La guerra dei 30 anni fu una serie di conflitti armati che dilaniarono l'Europa dal 1618 al 1648; iniziata come conflitto religioso fra cattolici e protestanti, si trasformò in lotta politica per l'egemonia tra la Francia e gli Asburgo. Essa si concluse con la pace di Westfalia, ove si stabilì che coloro che seguivano una religione diversa da quella del sovrano avevano il diritto di professarla privatamente. Nonostante passi avanti come questo, il 1500 e il 1600 sono segnati dall'inquisizione, con condanne terribili di cui la chiesa si deve e si è vergognata (la condanna di Giordano Bruno e l'abiura di Galileo Galilei).

Tra il 1600 e il 1700, in concomitanza con l'assolutismo, si sviluppa il sistema giurisdizionalista, influenzato dal:

  • Rinascimento (1400/1500), che vede la nascita dei principati, Stati accentrati dominati dalla volontà del principe. Machiavelli, nell’opera Il Principe giustificherà il male politico come ragion di stato: il principe, volpe senza pietà, può anche uccidere chi mette in pericolo il bene dello stato.
  • Luteranesimo: anche Lutero ritiene che il principe debba usare la spada per la tranquillità del popolo e che la chiesa debba essere organizzata dallo stato e sottoposta ad esso. Il mondo non può essere governato senza spargimenti di sangue, per cui il sovrano è sciolto da ogni vincolo morale e può violare tutti i comandamenti divini.

Lo stato assoluto che si afferma tra il 1500 e 1600 è uno stato burocratico e accentratore in cui i tre poteri sono nelle mani del sovrano. Esso si basa sul presupposto che il sovrano:

  • Deriva il proprio potere direttamente da Dio.
  • Non risponde a nessuno se non alla propria coscienza.
  • Può abbandonare i principi morali se è necessario.
Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 40
Balbi corso Pag. 1 Balbi corso Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Balbi corso Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Balbi corso Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Balbi corso Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Balbi corso Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Balbi corso Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Balbi corso Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Balbi corso Pag. 36
1 su 40
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/11 Diritto canonico e diritto ecclesiastico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher moati di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Balbi Raffaele.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community