Introduzione
Dirigere un’impresa significa prendere decisioni di reperimento, allocazione ed impiego di risorse per garantire efficacia ed efficienza ai processi che connotano la sua combinazione produttiva generale. Tutto ciò che è misurabile si può controllare e verificare nella sua efficienza/efficacia. Tutto il corso si basa sulla ricerca della giusta modalità di misurazione.
- Le misure possono essere fisiche (sono efficiente se riduco gli input materiali usati) o economiche (sono efficiente se riduco i costi). Le nostre analisi riguardano quindi solo il reddito operativo (+ tabella aree).
- Usiamo una logica previsionale per cercare di prevenire danni e perdite. Si usa anche un approccio consuntivo nel momento in cui si verifica una perdita e la si studia per capirne le cause (cattivo funzionamento dell’impresa).
Pianificato ≠ consuntivo, nel primo momento inizialmente si controlla la situazione di partenza e si pianifica di conseguenza un piano strategico e sintetico. Il controllo è quindi direzionale (stabilisce il percorso) ed operativo (verifica via via i risultati, che sono condizionanti per gli anni a venire). Nel secondo momento, alla fine dell’anno o del periodo esaminato controllo se tutto è andato come previsto e se no, lo correggo per riportarlo sulla via verso l’obiettivo. È importante tutto il complesso di piani e controlli insieme, non i singoli momenti.
Complessità organizzativa
Più l’azienda è grande, più l’attività di pianificazione e controllo è estesa, la logica alla base però rimane sempre la stessa. La prima cosa che devo fare è quindi studiare l’organizzazione dell’impresa (ad esempio quante ASA ha), anche se le diverse aree sono separate, vengono accomunate tutte dalla finanza.
- Procede tutto per gradini, prima si elabora il piano strategico delle singole ASA, poi quello complessivo che le relazione;
- Devo trovare un modo per legare le varie misure delle diverse ASA in modo da ottimizzarne la cooperazione.
Il metodo scelto stabilisce i momenti in cui l’impresa formalizza i piani industriali scelti (ogni 2/5/10… anni, dipende da quanto velocemente si modifica l’ambiente). Non esistono misure assolute, devo sempre riferirle all’oggetto (+ tabella di confronto contabilità generale/direzionale).
Contabilità direzionale
Nella contabilità direzionale il costo viene rilevato solo nel momento in cui consumo il fattore produttivo pagato perché l’oggetto di studio è il prodotto, scomposto nei singoli input con i relativi costi.
Tipi di costi
Noi utilizziamo il costo di produzione (“valore monetario delle risorse impiegate nei processi di produzione economica messi in atto dalle aziende”, definizione di Ceccherini, 1936). Che è diverso dal costo di acquisto (“quantità che ha origine in uno scambio monetario posto in essere per acquisire un fattore produttivo a date condizioni di negoziazione”, definizione di Coda, 1968).
Schema: i costi elementari sommati formano il costo di acquisizione dei fattori produttivi, che sommato al costo di impiego dei fattori produttivi dà il costo di produzione.
- Il nostro obiettivo è individuare le aree di efficientamento (miglioramento) dell’azienda. Conoscere il costo dei prodotti permette all’impresa di stimarne la marginalità per poter diminuire ove necessario il prezzo pur continuando a guadagnare.
Oggetti di calcolo: “entità a cui vengono riferiti i calcoli dei costi, possono essere costituiti da attività produttiva o risultato fisico tecnico parziale di essa” (Coda, 1968).
- Ad esempio possono essere (prodotti/servizi) o intermedi (unità produttive/fasi/funzioni aziendali/classi di clienti…).
Calcolo del costo
Analisi dei suoi elementi + scelta di quelli da attribuire all’oggetto (configurazione). I costi diretti vanno imputati ai rispettivi oggetti, quelli indiretti invece seguono un procedimento indiretto. Un costo è diretto o indiretto in funzione dell’oggetto in esame. La manodopera può essere diretta (“MOD”) o indiretta, non riferita all’attività. (+ schema costo aziendale).
Leva operativa
Aumento del reddito rispetto al fatturato. I costi poi possono essere specifici o comuni (fanno riferimento non all’unità di prodotto come quelli diretti o indiretti ma alla produzione in generale. I costi comuni sono a loro volta diversi da quelli congiunti (processi produttivi collegati, non posso scegliere di separarli). La maggior parte non sono calcoli ma stime, approssimazioni, sennò sarebbero diretti.
I costi di prodotto (rilevano sulle decisioni di efficienza) si differenziano poi da quelli di periodo che non variano la marginalità del prodotto, un costo viene attribuito al periodo quando il parametro di allocazione che lo contraddistingue è troppo alto o ipotetico.
Un costo può essere inoltre eliminabile o no in base al fatto che venga annullato nel momento in cui smetto di produrre la relativa unità di prodotto.
Costi/ricavi differenziali: differiscono fra alternative. Possono essere cessanti o emergenti, un costo che invece non viene modificato da alcuna decisione si dice “sommerso”.
- I costi figurativi invece non sono stati realmente sostenuti ma sono comunque rilevanti (ad esempio nel caso degli interessi sul capitale di rischio dell’imprenditore, o per quanto riguarda il salario dirigenziale e gli affitti figurativi su beni in uso gratuito, ad esempio per stimare l’economicità di organizzazioni non-profit).
Costi opportunità: “beneficio potenziale a cui si rinuncia quando si sceglie un’alternativa rispetto ad un’altra”. Ad esempio se faccio l’università rinuncio ad un guadagno di 15000$ l’anno, quindi sto sostenendo un costo opportunità di 15000.
- Lo “standard” è l’ipotesi di funzionamento aziendale su cui baso il costo di produzione.
Le aziende commerciali hanno meno il problema di determinazione del costo rispetto ad esempio di quelle manifatturiere perché la maggior parte del loro costo di produzione è costituito dal costo d’acquisto. Le aziende che lavorano su magazzino producono in base ad un certo obiettivo di vendita e hanno cicli produttivi continui con momenti di produzione e vendita anche distanti. Le aziende che invece lavorano su commessa non hanno gli stessi processi, ogni prodotto ha un ciclo a sé stante.
- Più l’oggetto di riferimento è piccolo più devo fare approssimazioni, più invece è grande e più i costi comuni diventano specifici.
Misurazione del costo pieno di prodotto
Esiste un processo diretto (prezzo di acquisto * quantità consumata = costo attribuito all’unità di prodotto) in cui i costi sono attribuiti mediante la valorizzazione ed uno indiretto, coefficiente di attribuzione (= costo indiretto) * quota consumata (della base di ripartizione) = quota di costo indiretto attribuita al prodotto.
Configurazioni di costo
- Direct Cost: non necessita di alcuna base di ripartizione;
- Full Cost: costi diretti + quote di costi indiretti attribuiti utilizzando basi di ripartizione;
- Variable Cost (diretti/indiretti): il full cost si ricava sommando costi variabili e fissi. (+ tabella direct/full cost)
L’impostazione tradizionale di attribuzione dei costi indiretti al prodotto si basa sulla ricerca di un legame di consumo tra i fattori produttivi e l’unità di prodotto. Ci sono due modalità di calcolo:
- I costi hanno un’unica base di ripartizione (ad esempio le ore di lavoro);
- Utilizzo di diverse basi di ripartizione in base alle classi omogenee di costi indiretti raggruppati e suddivisi in base all’orientamento ai fattori produttivi (ad esempio cosi di lavoro indiretti/ammortamenti industriali) o all’orientamento funzionale (si separano i costi di produzione dai costi generali di amministrazione e commerciali).
Metodo orientato alle risorse
Utile se la complessità è poca (se prevalgono i costi diretti e sono industriali o comunque facilmente riferibili all’unità di prodotto). Utile quindi se la manodopera diretta svolge il ruolo principale.
- Permette di valutare le rimanenze di prodotti finiti o determinare il prezzo di vendita.
Per gestire la complessità è necessario portare l’informazione di costo nel luogo fisico in cui le risorse sono consumate dai prodotti, per farlo bisogna però impostare la misurazione per livelli intermedi rappresentati dai cosiddetti “centri di costo”:
- I costi vengono localizzati nelle unità operative in cui sono generati (i centri di costo, CdC);
- Successivamente sono imputati all’unità di prodotto.
I centri di costo sono la destinazione intermedia nel processo logico di calcolo del prodotto, spesso corrispondenti ad unità tecnico organizzative. La loro individuazione avviene sulla base di un ammontare certo di risorse assegnate, un’omogeneità della tecnologia impiegata e dei risultati raggiunti. Se il CdC corrisponde ad un’unità organizzativa con a capo un responsabile allora coincide con un centro di responsabilità. Chi è a capo del centro di responsabilità deve quindi garantire l’efficienza/efficacia del suo centro di costo.
- Centro di spesa: responsabilità su un livello fissato massimo di spesa da non superare;
- Centro di ricavo: livello minimo di ricavi da conseguire;
- Centro di profitto: percentuale di profitto da raggiungere;
- Centro di investimento: profitti rapportati al capitale investito.
Fasi CdC dettaglio
- Individuazione e localizzazione dei CdC;
- Gerarchizzazione dei CdC;
- Allocazione dei costi ai CdC intermedi/finali;
- Imputazione dei costi dai centri di costo.
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