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Correnti della Filosofia del diritto Appunti scolastici Premium

Appunti di filosofia del diritto, frutto di una rielaborazione personale a seguito di quanto esposto dal professore a lezione e previa lettura del testo consigliato per lo studio della materia (Faralli, Le grandi correnti della filosofia del diritto).
argomenti trattati:
- giusnaturalismo
- positivismo
- teorie giuridiche antiformaliste
- realismo giuridico

Esame di Filosofia del diritto docente Prof. A. Rotolo

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Grozio afferma inoltre l'indipendenza del diritto naturale da Dio, attribuendo alla

moralità carattere prettamente immanentistico, razionalistico e laico.

Si pensa che il giusnaturalismo moderno si differenzi da quello passato per il

soggettivismo che lo caratterizza, ma è una differenza che appare un po' forzata perchè il

giusnaturalismo antico e medievale non è soltanto oggettivistico. Certo è che da Grozio in

poi il diritto naturale viene inteso come norma posta dall'autonoma attività del soggetto che

si esplica nella ragione, strumento della soggettività umana.

Il giusnaturalismo moderno comprende un periodo che va dal XVII al XVIII secolo e i

giusnaturalisti hanno delle caratteristiche comuni:

il laicismo (la fonte del diritto naturale è solo la ragione umana)

• l'atteggiamento individualistico (interesse per i diritti soggettivi innati dell'uomo)

• il razionalismo (fanno il tentativo di costruire una scienza del diritto che abbia lo stesso

• grado di rigore e di sistematicità della scienza naturale. Per farlo utilizzano strumenti

come lo stato di natura e il contratto sociale con cui mirano a dimostrare la derivazione

logica del diritto e dello Stato dall'individuo)

l'astrattismo e l'antistoricismo (la fonte del diritto naturale è un'essenza immutabile

• della natura umana, la ragione astratta, e le norme da essa dettate sono valide

eternamente e universalmente)

Giusnaturalismo nel Seicento

Pufendorf: autore del De iure naturae et gentium, opera nella quale si propone di

• costruire un sistema organico e scientifico del diritto naturale; basandosi sulla scienza

fisica afferma che la scienza della morale e del diritto determina le leggi degli enti morali

o entia moralia. Pufendorf accoglie la concezione laica e razionalista del diritto naturale,

ma nella sua vita manifesta dei momenti di incoerenza scivolando nel volontarismo.

Pufendorf spiega il passaggio dallo stato di natura allo stato civile in cui l'uomo non è più

libero e attribuisce al sovrano mediante il contratto sociale il potere di fare leggi: la legge

sarebbe la decisione con cui un superiore obbliga un sottoposto ad agire conformemente

alle sue decisioni. Nel sottoposto si genera un obbligo (obligatio).

Pufendorf distingue inoltre tra diritti perfetti, muniti di sanzione, e diritti imperfetti, che

non sono coattivi ma affidati alla coscienza di ciascuno. Comincia quindi a nascere il

problema della distinzione tra diritto e morale.

Hobbes: negli Elementa philosophiae sostiene che per natura gli uomini siano propensi

• a sopraffarsi e quindi lo stato di natura è uno stato di bellum omnium contra omnes

(guerra di tutti contro tutti). Ma lo spirito di conservazione dell'uomo lo porta alla prima

legge naturale, che è quella della ricerca della pace per difendere se stesso con ogni

mezzo possibile. Le leggi di natura di cui parla Hobbes sono immutabili ed eterne, ma

non sono vere e proprie leggi dal momento che è legge solo il comando di chi ha il

potere sugli altri: perciò le leggi naturali possono essere considerate vere e proprie leggi

solo se si riconducono al comando di Dio. Inoltre le leggi naturali non sono sufficienti ad

assicurare la pace, ma è necessario il timore di un'autorità, la quale viene istituita

mediante il patto sociale, suddiviso in due momenti (pactum unionis, subiectionis): lo

Stato che nasce da questo patto è assoluto, è il grande Leviatano, gli individui che lo

compongono si spogliano dei propri diritti e attribuiscono potere illimitato ad un sovrano

assoluto. Quello che manca in Hobbes, ma che sarà presente il Locke, è una

concezione dello Stato come libera e volontaria creazione degli individui per la

protezione e la garanzia dei diritti naturali, creazione che può essere sciolta qualora non

adempia questa funzione.

Locke: scrive Due trattati sul governo in cui viene spiegata la necessità di

• un'organizzazione politica della società con leggi fisse poiché il diritto naturale non è

sufficiente in quanto non tutti lo considerano vincolante. Gli uomini costituiscono lo Stato

3

mediante il contratto sociale, che deve garantire gli stessi diritti che essi avevano nello

stato di natura: tra questi diritti è compresa anche la proprietà, in cui si include anche la

vita e la libertà. Per queste ragioni possiamo dire che Locke oppone alla concezione

assolutistica di Hobbes una concezione democratica e liberale.

Nel caso in cui lo Stato non persegua i fini stabiliti si può ritornare allo stato di natura

mediante l'appello al cielo, previsto nei seguenti casi: conquista (sottomissione

violenta ad una aggressione esterna), usurpazione da parte di un membro della

comunità, tirannide e dissoluzione del governo se usurpa le funzioni del potere

legislativo.

Giusnaturalismo nel Settecento

Il razionalismo si accentua ancora di più con l'affermarsi dell'Illuminismo, che pone nella

ragione una fiducia illimitata e rifiuta tutte le credenze che non sono riconducibili ad

esperienza e ragione. Il giusnaturalismo illuministico si caratterizza per la volontà di

indirizzare la ricerca a fini pratici. Vediamo qualche esponente:

Thomasius: è il primo ad affermare la libertà di pensiero e di coscienza soffermandosi

• sul fatto che la morale è intima nell'uomo e ciò che ha sede nella coscienza non può

essere soggetto a coazione.

Kant: affronta il problema della distinzione tra diritto e morale. Per Kant il diritto è

• "l'insieme delle condizioni per le quali l'arbitrio di ognuno può accordarsi con l'arbitrio

degli altri secondo una legge universale di libertà". La libertà è per Kant l'unico diritto

innato e lo Stato è visto come lo strumento mediante il quale agli individui è assicurato il

godimento di tale libertà: per questo lo Stato kantiano viene definito Stato di diritto,

perché ha come fine la garanzia delle libertà individuali attraverso il diritto. Il diritto per

Kant inoltre serve anche a coordinare le libertà dei vari Stati col fine di costruire una

società universale.

In Inghilterra l'Illuminismo non ha grande diffusione, dal momento che si diffonde l'empirismo che

rifiuta l'astratto razionalismo. Anche in Italia l'Illuminismo non ha grande diffusione. La maggiore

fortuna ce l'ha in Francia, in una società che si stava trasformando con l'avvento della borghesia.

Rousseau: differentemente da Hobbes, per lui lo stato di natura è positivo, l'uomo è

• buono per istinto, ma non è guidato dalla ragione, bensì dalla pietas. Secondo

Rousseau lo stato di natura cessò con l'introduzione della proprietà che cominciò a

creare disuguaglianze: per la tutela della libertà degli associati è necessario formare uno

Stato attraverso il contratto sociale: lo Stato è legittimo solo se gli individui gli hanno

conferito i loro diritti naturali e lo Stato glieli restituisce sotto forma di diritti civili. La

ragione dell'esistenza dello Stato è quindi per Rousseau la garanzia di quei diritti che

sono insiti nella natura dell'uomo, primi tra tutti libertà ed eguaglianza. Il concetto di

contratto sociale è collegato al concetto di volontà generale, che coincide con ciò che è

comune a tutti ed è l'unica fonte della legge alla quale nessuno può essere superiore ed

ha la funzione di garantire la libertà.

Critiche al giusnaturalismo

Il 1804 segna la fine del giusnaturalismo con l'entrata in vigore del codice napoleonico e la

morte di Kant. In ambito politico si verifica un capovolgimento del rapporto tra individuo e

Stato: con l'idealismo si afferma lo Stato etico, che priva di ogni valore l'individuo singolo.

In ambito pratico-politico con le codificazioni non ci si pone più il problema del rapporto tra

diritto naturale e diritto civile.

Nell'Ottocento vengono mosse numerose critiche al giusnaturalismo e Bobbio le

raggruppa in in due gruppi, a seconda che siano mosse contro il sostantivo diritto o contro

l'aggettivo naturale. 4

Il primo gruppo di critiche (contro "diritto") è mosso prevalentemente dai giuristi, i quali

affermano che il diritto naturale non può essere considerato vero e proprio diritto perchè

manca della caratteristica dell'agire pratico propria del diritto. Inoltre il diritto naturale

esprime solo un'esigenza, una proposta di diritto futuro. E infine non è in grado di garantire

da solo la sicurezza degli uomini (tant'è che c'è l'esigenza di formare uno Stato).

Il secondo gruppo di critiche è mosso prevalentemente dai filosofi, che sollevano il

problema della difficoltà di attribuire un significato specifico a "natura", dal momento che

sono stati individuati almeno nove significati; e da qui poi nasce il problema

dell'individuazione di quali siano i diritti da considerarsi naturali. Ma rimane fermo il fatto

che anche se si riuscisse a dare un significato univoco di natura, non si potrebbe

comunque trarre un criterio per distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, poiché

non si può trarre un giudizio di valore da un giudizio di fatto.

In linea generale, il giusnaturalismo viene criticato per il suo astrattismo e per il suo

antistoricismo poiché le norme ricavate dalla ragione sono immutabili ed eterne,

universalmente ed eternamente valide, ignorano la storia.

Funzione storica del giusnaturalismo e rinascita nel Novecento

La dottrina del diritto naturale è stata il fondamento su cui è stato edificato lo Stato

costituzionale democratico: per questo si verifica una rinascita del giusnaturalismo nel

Novecento in Europa soprattutto in Italia e Germania che avevano vissuto l'esperienza dei

regimi totalitari.

L'idea novecentesca del giusnaturalismo però è una nozione sociologica, un diritto che ha

la sua fonte nella natura della società, che è storia. In questo modo giusnaturalismo e

storicismo si incontrano. Del giusnaturalismo tradizionale rimane la negazione della

riduzione del diritto alle norme poste dalla volontà del legislatore sia per la necessita di

adattare il diritto alle trasformazioni della società sia per l'esigenza di salvaguardare la

libertà degli individui.

Positivismo giuridico

È una corrente di pensiero che si sviluppa nella seconda metà dell'Ottocento e per gran

parte del Novecento, anche se sono presenti degli antecedenti persino nel mondo greco:

Trasimaco e Archelao concepivano il diritto come la volontà dello Stato.

I giuristi romani, come Ulpiano, mescolavano affermazioni di carattere giusnaturalistico

con affermazioni di carattere giuspositivistico; attraverso la concezione ulpianea accenni al

positivismo giuridico si hanno anche nel Medioevo.

N.B. Il positivismo giuridico si sviluppa contemporaneamente al positivismo filosofico, con

il quale non va confuso.

Positivismo filosofico e positivismo giuridico

In primis quello che differenzia queste due correnti è la diversa concezione di "positivo":

In positivismo giuridico si fa riferimento a ciò che è positivo nel senso di posto, stabilito

• da una autorità.

In positivismo filosofico si fa riferimento a positivo nel senso di concreto, reale, effettivo.

In secondo luogo differiscono anche per origini e sviluppi:

Il positivismo filosofico è caratterizzato dal metodo che si fonda sui fatti positivi

• conosciuti attraverso l'esperienza. È rifiutata ogni metafisica, mentre è privilegiato uno

studio empirico e sociologico. Spesso però alcuni pensatori finiscono per cadere nel

determinismo storico e nell'evoluzionismo, trasformando la sociologia in una sorta di

metafisica delle scienze sociali. 5

Il positivismo giuridico invece abbraccia una concezione del diritto come il prodotto

• della volontà dello Stato e si propone di elaborare un metodo di studio logico-

concettuale.

Tuttavia queste due correnti presentano delle caratteristiche comuni:

Il bersaglio polemico, cioè le concezioni giusnaturalistiche (il positivismo filosofico

• critica la natura non empirica e non fattuale del diritto naturale, il positivismo giuridico

critica il diritto naturale perchè non si esplica nel prodotto della volontà dello Stato).

L'idea di voler costruire una scienza del diritto (per il positivismo filosofico deve essere

• una scienza empirica, per quello giuridico una scienza formale).

Origini del positivismo giuridico

Teoria delle codificazioni

La razionalizzazione del diritto, necessità enunciata dal giusnaturalismo, incontra anche

un'esigenza pratica di porre rimedio alla confusione e all'incertezza delle norme vigenti

provocate dalla degenerazione del diritto comune, e un'esigenza politica di eliminare tutti

gli enti intermedi tra Stato e cittadino che limitassero il potere del primo. Così entrano in

vigore i primi codici:

Prussia nel 1794

• Francia nel 1804 (Code Napoléon)

• Austria nel 1811

Nella codificazione l'esigenza della razionalizzazione opera in due sensi: si cerca di

trasferire in norme positive i principi di diritto naturale e si cerca di dare sistematicità e

logicità al diritto vigente, ma viene perseguito maggiormente quest'ultimo obiettivo. Infatti

le codificazioni costituiscono il ponte fra giusnaturalismo e giuspositivismo, dal momento

che si arriva a non riconoscere altro diritto se non quello posto dal legislatore.

Utilitarismo inglese

Abbiamo precedentemente accennato al fatto che la filosofia inglese era tradizionalmente

orientata all'empirismo e rifiutava quindi l'illuminismo; vediamo in particolare due pensatori

che hanno contribuito alla formazione del pensiero giuspositivista:

Bentham: definisce il diritto come il comando di un ente sovrano e sostiene la necessità

• di una codificazione che sia articolata in diritto civile, penale, costituzionale. Questa

codificazione avrebbe realizzato il principio della massima felicità per il maggior numero

di persone (the greatest happyness for the greatest number of people) tipico del

pensiero utilitaristico. Bentham tratta comunque il diritto per come dovrebbe essere.

È Austin che si occupa del diritto quale è: richiamando il pensiero di Hobbes, dice che il

• diritto è un comando e che chi è comandato è vincolato per il timore di una sanzione.

Prendendo spunto da una concezione volontaristica e imperativistica del diritto,

manifesta il suo interesse nella volontà di costruire un sistema razionale del diritto.

Austin presenta in comune con la teoria generale tedesca la costruzione di un sistema di

concetti generali e formali e il riferimento agli ordinamenti positivi con la particolarità che

Austin arriva a determinare i concetti attraverso un metodo storico-comparativo.

Scuola storica e giurisprudenza post-kantiana

La scuola storica si definisce nel corso di una polemica che nasce in Germania all'inizio

dell'Ottocento. La Germania era suddivisa in tanti staterelli in cui vigeva ancora il diritto

comune: c'erano correnti favorevoli alla codificazione su modello prussiano e francese e

altre correnti che difendevano i caratteri nazionali germanici.

Da un lato,Thibaut, giurista post-kantiano, pensava che il codice fosse il mezzo migliore

per dare ordine e sistematicità al diritto vigente, dall'altro, Savigny, esponente della scuola

storica, sosteneva che il mezzo per raggiungerli fosse una scienza del diritto organica e 6

progressiva che può essere comune all'intera nazione. Savigny sviluppa un'articolata

concezione del diritto, considerandolo una caratteristica di ogni popolo che si sviluppa

per fasi successive:

Prima si manifesta come consuetudine

• Poi come diritto scientifico, elaborato scientificamente dai giuristi

• E solo alla fine si manifesta in forma legislativa

Quindi abbiamo una contrapposizione tra una concezione del diritto

come variabile indipendente dalla società, creato di volta in volta dall'arbitrio di chi ha il

• potere

come variabile dipendente dalla società che si forma attraverso l'intero passato della

• nazione ed esprime lo "spirito del popolo"

L'elaborazione scientifica del diritto, che proponeva Savigny, partiva dal materiale storico

ed era compiuta con senso storico, ma progressivamente si manifestò la tendenza ad

allontanarsi da questa posizione e ad indirizzarsi verso concetti isolati dalla storia.

Questo passo lo compie la Pandettistica, che elabora un metodo logico-concettuale

simile a quello dei giuristi post-kantiani. Così Pandettistica e giurisprudenza post-kantiana

stendono le basi per il metodo formalistico proprio del positivismo giuridico

Sviluppi e aspetti del positivismo giuridico tedesco

I principi e il metodo teorizzati dalla Pandettistica e dai giuristi post-kantiani vengono

approfonditi nella seconda metà dell'Ottocento dal positivismo giuridico che si configura

come formalismo giuridico (studio delle norme formalmente valide).

Individuiamo due filoni:

Giurisprudenza dei concetti Teoria generale del diritto

Si sostanzia nell'elaborazione di concetti È l'espressione più elaborata della dogmatica

giuridici generali dedotti dalle norme esistenti giuridica.

assunte come dogmi: si ha un grande

raffinamento della scienza giuridica con la

definizione di concetti che sono rimasti

fondamentali nello studio del diritto (diritto

soggettivo, diritto oggettivo, persona giuridica,

negozio giuridico, ecc.) e con la

determinazione dei caratteri differenziali del

diritto, anche se su questo punto emergono

opinioni contrastanti: alcuni considerano

l'imperatività carattere essenziale, altri

definiscono la norma un giudizio logico-

ipotetico; alcuni considerano essenziale la

statualità, altri sostengono che qualsiasi

gruppo sociale possa produrre diritto.

Bobbio divide il positivismo giuridico sotto tre profili, connessi per motivi storici:

Metodologico: in opposizione al giusnaturalismo, si presenta come uno studio

• avalutativo, oggettivo, descrittivo del diritto quale è.

Teorico: secondo la teoria statalistica del diritto il diritto è collegato alla formazione di un

• potere sovrano capace di esercitare la coazione. Si collegano a questa teoria anche

quella imperativistica (le norme sono comandi), quella della supremazia della legge sulle

altre fonti, quella della completezza e coerenza dell'ordinamento giuridico, ecc.

Ideologico: il positivismo giuridico fa coincidere il criterio di validità o invalidità di una

• norma con il criterio di giustizia o ingiustizia di essa. 7

Critiche al positivismo giuridico

Le critiche al giuspositivismo sono state mosse principalmente sotto il profilo ideologico in

quanto si ritiene che sia responsabile di aver avvallato la politica degli Stati totalitari. Da

questo punto di vista le critiche vengono fatte maggiormente dal rinato giusnaturalismo.

Ma bisogna chiarire che non c'è alcuna derivazione delle teorie dei regimi totalitari dal

positivismo giuridico, dal momento che la loro matrice è filosofica (Hegel e Nietzsche).

Il modello di Stato elaborato dai giuspositivisti infatti non è quello totalitario, ma lo Stato di

diritto, che prevede la centralità della legge deliberata dal Parlamento rappresentativo, a

garanzia dei diritto dei cittadini. La legge è generale e astratta così che possa garantire

imparzialità ed eguaglianza.

Il giuspositivismo riceve inoltre delle critiche come teoria del diritto da parte delle teorie

antiformalistiche: bersagli polemici saranno lo statualismo, la completezza, l'imperatività, il

ruolo dichiarativo del giudice, ecc.

Sviluppi del positivismo giuridico nel Novecento

Hans Kelsen

Elabora una "dottrina pura" nel senso che studia il diritto nella sua struttura normativa, cioè

nella sua forma. L'obiettivo di Kelsen è quello di costruire una dottrina scientifica,

avalutativa e autonoma, depurata da ogni ideologia e da ogni elemento naturalistico; si

tratta di una dottrina critica sia nei confronti del giusnaturalismo, sia nei confronti delle

concezioni sociologiche che riducono il diritto a mero fenomeno empirico (queste

premesse sono ispirate al neokantismo).

Kelsen definisce l'essenza del diritto alla luce di tre profili:

Kelsen si occupa anche della nomodinamica, lo studio della norma in rapporto alle altre

norme: un insieme di regole costituisce un ordinamento e la validità è la connessione tra

regole di un ordinamento. Per Kelsen ci sono due tipi di ordinamenti:

Profilo formale Profilo materiale Profilo funzionale

Il diritto viene ricondotto alla sfera Il diritto viene caratterizzato Il diritto viene considerato una

del dover essere e non dell'essere nell'ambito della normatività per il specifica tecnica di controllo

contenuto, la sanzione sociale

Il diritto appartiene al mondo del L'attribuzione di una conseguenza Una volta attribuito un contenuto

dover essere, la natura a quello ad una condizione porta Kelsen a al diritto (sanzione), viene

dell'essere. Mentre la natura è dover specificare le caratteristiche introdotta l'idea che il diritto sia

costituita da fenomeni legati tra di peculiari di una norma giuridica una tecnica di controllo sociale

loro dal principio di causalità, il rispetto ad altri tipi di norme che serve a far si che in una

diritto è costituito da norme (nomostatica). Nella Dottrina società siano tenuti determinati

enuncianti un nesso tra eventi pura del diritto Kelsen dichiara comportamenti.

espresso mediante un giudizio che l'elemento fondamentale della

fondato sul principio di giuridicità è la sanzione, intesa

imputazione, che consiste come elemento interno della

nell'assumere un fatto come norma giuridica, ribaltando così la

condizione e un altro come tradizionale distinzione tra norme

conseguenza. primarie e secondarie:

1) sono norme primarie quelle

che prescrivono una sanzione

2) sono norme secondarie quelle

che prescrivono certi

comportamenti.

Anche il concetto di diritto

soggettivo è ricondotto alla

sanzione come possibilità

giuridica di provocare la sanzione. 8

Ordinamento o sistema statico Ordinamento o sistema dinamico

Le regole sono connesse tra loro in maniera Le regole sono connesse tra loro non in virtù

logica. del loro contenuto, ma perchè sono emanate

In ogni ordinamento statico sono presenti da chi è autorizzato ad emanarle.

solamente norme di condotta, che In ogni ordinamento dinamico, oltre alle norme

prescrivono certi comportamenti. di condotta, sono presenti norme di

competenza, che prescrivono chi e con quali

formalità può o deve emanare norme

Ne deriva che negli ordinamenti dinamici c'è un sistema a struttura piramidale: alla base

ci sono le norme individuali, che derivano la loro validità da una norma superiore, la quale

è valida perchè posta in essere da organi cui un'altra norma superiore attribuisce poteri e

così via. Per evitare il paradosso del regresso all'infinito, Kelsen pone al vertice del

sistema la Grundnorm o norma fondamentale, che è il fondamento di validità di tutto il

sistema di norme che compongono un ordinamento giuridico. Il punto critico della dottrina

kelseniana sta nel fatto che questa norma non è posta ma presupposta e Kelsen stesso,

rifacendosi al neokantismo la definisce presupposto logico-trascendentale

dell'ordinamento giuridico.

Norberto Bobbio

Compone positivismo giuridico di stampo kelseniano (modo avalutativo e scientifico di

accostarsi allo studio del diritto) e filosofia analitica, che afferma la necessità di una ricerca

non volta a valori ultimi, ma limitata a dare chiarezza e rigore ad ogni tipo di linguaggio.

Alla luce di ciò, Bobbio sostiene che la scienza giuridica ha tutti i titoli per essere

considerata scienza, in quanto faccia analisi del linguaggio del legislatore, al fine di

conferire ad esso il carattere di discorso rigoroso, chiarendone le proposizioni iniziali,

definendone e completandone le regole di trasformazione e ordinandolo in un sistema

coerente.

Per più di 15 anni Bobbio fu diretto a sviluppare le linee di una teoria formale del diritto su

modello kelseniano da un lato, mentre dall'altro a difendere gli attacchi mossi al

positivismo da parte dei giusnaturalisti.

Dall'insegnamento di Bobbio è nata la scuola analitica nord-occidentale di filosofia e teoria

generale del diritto.

Sorge però un problema: la validità di una norma implica la sua obbligatorietà, nel senso

che comporta che tale norma, attraverso una scelta di valore, venga assunta come criterio

guida del comportamento. In questo sta la causa del fallimento del "connubio" tra filosofia

analitica e teoria kelseniana: quest'ultima non è descrittiva, ma detta comportamenti da

tenere e, in quanto tale, non è scienza perchè non può esserci conoscenza oggettiva dei

valori. Per queste ragioni Bobbio alla fine degli anni Sessanta, riconosce l'insufficienza di

una teoria meramente strutturale del diritto, ammettendo che il diritto non è un sistema

chiuso e indipendente, bensì è, rispetto al sistema sociale considerato nel suo complesso,

un sottosistema che sta accanto e in parte si sovrappone e in parte si contrappone ad altri

sottosistemi, e ciò che lo distingue dagli altri è la funzione. Da qui la necessità di

un'analisi funzionale che deve affiancare la teoria formale del diritto.

Herbert L.A. Hart

Da Austin e Bentham riprende la distinzione del diritto quale è e quale dovrebbe essere,

rappresentandola come la distinzione tra diritto e morale. Hart attribuisce così al diritto, sul

piano dell'indagine scientifica, assoluta indipendenza da considerazioni di valore.

Da Kelsen, invece, Hart prende il concetto di norma sostituendolo al concetto di Austin

come comando coattivo: il comando richiede un appropriato rapporto tra chi comanda e il 9


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luigi1992 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Rotolo Antonino.

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