Contesto Controllo
Strategia Proprietà Governance Managemen
ambientale t
1. DIMENSIONE AZIENDALE E DISPERSIONE DELLA STRUTTURA
AZIONARIA
Grandi imprese quotate ad azionariato diffuso
-‐ Settori Ricerca della Diffusa; -‐ Mercato
-‐ Trasparente
grandi grande separazione controllo
-‐ CdA
proprietà e
dimensioni dimensione societario
indipendente
controllo
-‐ ALTA dal -‐ Aumento
protezione indebitamen
Management
investitori to
-‐ Piani di
incentivazio
ne azionaria
Società quotata con uno o più azionisti di riferimento
-‐ Settori Ricerca Concentrata nelle -‐ Aumento
-‐Trasparente
medie e grande mani di uno o più indebitamen
-‐ CdA
grandi azionisti di
dimensione to
indipendente
dimensioni riferimento dall’azionista
-‐ BASSA di controllo
protezione
degli
investitori Piccole imprese imprenditoriali
Settori Chiusa e Poco Organi di
Focalizzazione concentrata nelle trasparente governo,
frammentati mani della verso ruolo
famiglia l’esterno, formale
CdA
imprenditoriale espressione
della 1
proprietà
2. FORME GIURIDICHE ALTERNATIVE
Cooperative di produzione e lavoro
Settori Numero limitato Organi di Bassi costi di
Focalizzazione
piccole e di soci-‐ governo sono agenzia
medie i partner
dipendenti
dimensioni della società
Partnership professionale
-‐ Servizi -‐ Numero Organi di
Focalizzazione
governo
professionali limitato di soci formato dai
-‐ Settori -‐ No separazione partner della
proprietà/contro
medio-‐piccoli società
llo
Istituti non profit
Servizi alla Operano in Concentrata nelle Organi di
persona, settori con mani dei governo sono
attività asimmetrie soci/partner, no i donatori ed
distribuzione del i beneficiari
culturali. informative rendimento del servizio
residuale
3. CONTROLLO E INFLUENZA DELLO STATO
Imprese a controllo statale
Settori in cui Diversificazio Concentrata nelle Organi di
la ne dei settori mani dello governo
concorrenza di attività, rappresentan
stato/Enti Locali
tra imprese dimensione o gli enti che
private ne
medio grande
genera possiedono
risultati la proprietà 2
insoddisface
nti Imprese dei settori regolamentati
Settori Settori medio-‐ Concentrazione Organi di
regolamentat nelle mani dello governo
grandi
i, Public rappresentan
stato-‐ Enti locali o gli enti che
Utilities ne
possiedono
la proprietà
4. TIPO ED INTENSITÀ DI RELAZIONI TRA IMPRESE
Gruppi piramidali
Bassa tutela Diversificazio Organi di Come uno o
Separazione:
investitori, ne, dimensioni governo pochi
-‐proprietà
normativa devono azionisti di
medio-‐grandi (frazionata tra
fiscale essere riferimento
azionisti) indipendenti
favorevole -‐controllo da azionisti
(azionista di di controllo
maggioranza del capogruppo
capogruppo)
Network di impresa
Filiere Definita da Singole imprese Legami Relazione tra
produttive di impresa controllate da contrattuale, imprese di
beni di una famiglia azionari e natura
leader
natura sociali tra le contrattuale
imprenditoriale imprese o da norme
complessa influenzano il sociali
funzionamen
to degli
organi di
governo
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CAPITOLO 1 IL GOVERNO DELLE IMPRESE
(Capo Parmalat)
La corporate governance è un articolato complesso di regole, relazioni, ruoli e funzioni che
lega i soci, le strutture di vertice e gli altri attori aziendali (stakeholder), concorrendo a
determinare i caratteri di struttura e di funzionamento delle aziende e, in ultima istanza, le
sue performance.
La corporate governance coinvolge una moltitudine di organi, tutti legati tra loro.
L’assemblea dei soci nomina:
-‐ Il CdA;
-‐ Il collegio sindacale;
-‐ La Società da Revisione.
Il CdA nomina:
-‐ Top management;
-‐ L’Audit Committee;
-‐ IA staff.
L’evoluzione storica del dibattito sulla corporate governance
La nascita delle public company
All’inizio del IXI secolo gli imprenditori conducevano i loro affari attraverso forme giuridiche
alternative alle società di capitali, nessuna delle quali garantiva la responsabilità limitata per i
debiti della società. In caso di insolvenza della società i creditori potevano rifarsi sul
patrimonio dei soci e dei lori familiari. Tale scarsa responsabilità limitava l’interesse da parte
di potenziali investitori a partecipare al capitale di rischio di imprese e come conseguenza il
conferente del capitale di rischio e quello di amministratore coincidevano della figura del
socio gestore o dell’imprenditore.
La situazione cambia verso la metà del XIX secolo, quando l’ordinamento giuridico consente
agli imprenditori di creare delle entità legali dotate di personalità propria, ovvero le società di
capitali. Le società potevano cioè assumere la titolarità di diritti e responsabilità legali che
precedentemente erano attribuite solo alle persone fisiche, potevano acquistare la proprietà
di beni, redigere contratti, citare ed essere citate in giudizio. 4
Le società di capitali consentivano:
-‐ Di avere responsabilità limitata al capitale conferito;
-‐ Il diritto di voto su decisioni importanti;
-‐ Di ricevere una quota del rendimento residuale.
Inoltre, le società di capitali consentivano agli imprenditori di acquisire con maggiore facilità
le risorse finanziarie necessarie per la crescita e lo sviluppo dell’impresa.
Il modello delle società di capitali ottiene subito un largo consenso. Esso viene utilizzato sia
dagli imprenditori ch e vogliono aprire il capitale a soci esterni, sia da coloro che, pur
mantenendo il controllo assoluto del capitale, desiderano godere del beneficio della
responsabilità limitata.
Agli inizi del XX secolo alcune imprese statunitensi e britanniche si quotano in borsa. Le
conseguenze della quotazione sono le seguenti:
-‐ L’aumento del numero degli azionisti che partecipano alla società;
-‐ Si riduce, fino a scomparire, il legame tra azionisti e imprenditore e il management che
gestisce l’impresa.
Negli anni ’30 in USA iniziano i primi studi sule Public Company. Berle e Means analizzano
le più grandi imprese del settore ferroviario, dei servizi pubblici ed industriali. Scoprono
che in tutti e tre i settori il primo azionista aveva meno dell’1%del capitale e che la somma
delle quote dei primi 20 azionisti era pari rispettivamente a: 2,7%, 4% e 5,1%.
Nasce così la moderna società ad azionariato diffuso (public company), che si caratterizza per
la separazione della figura degli azionisti che conferiscono il capitale di rischio con quella dei
manager che gestiscono l’impresa.
La frammentazione della struttura proprietaria tra un elevato numero di risparmiatori, che
non hanno alcun potere di gestione sulla società, e l’affermarsi di una classe di manager
professionisti, che assume le decisioni più importanti per la vita economica dell’impresa,
danno origine al fenomeno della SEPARAZIONE TRA PROPRIETA’ E CONTROLLO.
La separazione tra la proprietà e il controllo che si verifica nelle grandi imprese statunitensi,
dove la persona che gestisce l’impresa o partecipa al CdA è un manager stipendiato che non
possiede azioni della società, dà avvio al dibattito sulla corporate governance, ovvero ci si
domanda se il management che gestisce l’impresa, prendendo in essa decisioni importanti,
possa andare a sacrificare la creazione di valore azionario nel proprio interesse.
Gli studi riprendono negli anni ’60. Difatti, negli anni che seguono la pubblicazione del lavoro
si contano solo pochi contributi di rilievo sul tema della corporate governance. In questo
periodo il dibattito sulla CG rimane di pertinenza degli uomini d’affari e della giurisprudenza.
Sul fronte teorico nascono due teorie:
-‐ Teorie manageriali d’impresa: nascono come conseguenza del problema della
separazione tra proprietà e controllo.
Queste teorie rigettano il modello classico secondo cui l’obiettivo principale
dell’impresa debba essere la massimizzazione del valore azionario e quindi del
profitto, ribattendo che, almeno nelle società ad azionariato diffuso, tale obiettivo deve
essere sostituito o affiancato dalla soddisfazione della funzione di utilità dei massimi
dirigenti aziendali. I manager devono comunque sempre garantire un certo livello di
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profitto per attuare un’accettabile politica dei dividendi, per finanziare gli investimenti,
per preservare una buona immagine
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