IL RUOLO DELLA CORPORATE GOVERNANCE NELLE STRATEGIE
D’IMPRESA
LA CORPORATE GOVERNANCE: UNA DEFINZIONE
governance
Il termine deriva dalla parola latina gubernare, che significa governare, guidare.
L’espressione corporate governance è di più recente utilizzo e indica i meccanismi di
funzionamento e i processi di governo delle imprese.
Negli anni si è affermata una concezione ristretta e una allargata di governance.
1) Concezione ristretta tende a focalizzarsi sulle regole di funzionamento degli organi di
governo delle grandi imprese con molti azionisti, dove la proprietà delega la gestione ai
manager.
il rischio che i manager non perseguono gli interessi degli azionisti è alto in quanto questi
non hanno gli strumenti, le informazioni e gli incentivi per controllarne l’operato.
La corporate governance, dinque, è vista come lo strumento attraverso il quale i manger sono
monitorati e incentivati a perseguire gli interessi degli azionisti al fine di creare valore
azionario.
2) Concezione allargata sottolinea come la distanza tra proprietà e controllo non è
l’unico aspetto rilevante, in quanto avviene solo nei casi di imprese quotate e di grandi
dimensioni. Nella realtà molte imprese non hanno questo “problema” avendo una
compagine azionaria concentrata.
si pone in luce la necessità di considerare che le imprese non possono avere come unica
preoccupazione l’obiettivo di creazione del valore azionario ma devono anche soddisfare le
prospettive e gli interessi dei vari stakeholder.
La progettazione di una buona governance ha per oggetto molti meccanismi e processi sia
interni sia esterni al fine di tutelare i diversi interessi coinvolti.
La CG può essere dunque definita come l’insieme dei meccanismi e processi volti a gestire
le relazioni con gli stakeholder, determinare la direzione strategica dell’impresa e
controllare la performance aziendale. Essa definisce sia i diritti e le responsabilità dei
differenti partecipanti di un’azienda, sia le regole e le procedure per assumere le principali
decisioni aziendali.
gestire le relazioni con i vari stakeholder dell’impresa: la CG è vista come un
mezzo per favorire l’armonia tra l’impresa e i soggetti che le forniscono contributi.
Determinare la direzione strategica dell’impresa: la CG permette di definire la
mission e gli obiettivi aziendali per soddisfare gli interessi degli stakeholder.
Controllare la performance d’impresa. Le regole di CG permette di dare un giudizio
immediato sulle scelte strategiche aziendali e intervenire in caso di difformità rispetto
agli obiettivi predeterminati.
il rafforzamento delle regole di CG ha riguardato soprattutto il CDA e il suo ruolo di
monitoraggio del management a beneficio di tutti gli azionisti e degli stakeholder aziendali e
per limitarne comportamenti opportunistici.
Gli attori principali della CG di una impresa sono essenzialmente 3:
Azionisti
Management
Consiglio di amministrazione
GLI AZIONISTI
LA SEPARAZIONE TRA PROPRIETA’ E CONTROLLO (PUBBLIC COMPANY)
I fattori che hanno portato alla creazione di grandi imprese quotate a azionariato diffuso,
soprattutto in America, sono dati dalla necessità di raccogliere ingenti capitali freschi,
diversificare il rischio e la necessità di avere dei rendimenti di scala crescenti tramite
l’integrazione verticale lungo la filiera produttiva.
la conseguente separazione tra proprietà e controllo fa emergere la crisi del
paradigma neoclassico che vedeva l’impresa come una black box in cui gli interessi tra le due
categorie di soggetti erano allineati.
Nelle public company l’azionista di fatto vanta un diritto di proprietà sulla propria quota di
capitale, ma non hanno autorità nella selezione del management e del suo compenso ed inoltre
non influenzano le scelte di investimento e finanziamento.
L’AZIONARIATO CONCENTRATO E DIFFUSO
Nelle società ad azionariato diffuso i manager tendono con il tempo ad assumere rilevanza e
responsabilità sempre maggiori. Dall’altro canto gli azionisti sono poco coinvolti nell’attività di
gestione e il loro incentivo a verificare che i dirigenti e gli amministratori agiscano
coerentemente con i lori interessi si riduce proporzionalmente alla dimensione
dell’investimento effettuato.
intorno a questa conclusione si è sviluppata la teoria dell’agenzia.
principal
In generale un rapporto di agenzia è definito come un contratto in virtù del quale il
agent
attribuisce all’ un certo livello di autorità, delegando l’assunzione di decisioni e lo
svolgimento di determinate mansioni in suo favore.
Il problema sorge quando gli individui hanno interessi dissimili e quando il principal non è in
grado di verificare immediatamente e facilmente l’operato dell’agent
entrambi i soggetti intendo massimizzare la propria utilità
Nelle società ad azionariato diffuso si pone questo problema gli azionisti delegano al CDA il
potere di assumere decisioni, di controllare i managers e di determinarne la retribuzione.
Al contrario nelle società ad azionariato concentrato questa separazione tra proprietà e
controllo risulta limitata e di conseguenza anche il tradizionale problema d’agenzia. In questo
caso si potrebbe verificare un problema di agenzia tra soci maggioranza e quelli di minoranza.
L’IDENTITA’ DELL’AZIONISTA
L’identità di un azionista permette di comprendere meglio l’incidenza della struttura
proprietaria, in quanto non tutti le categorie di azionisti perseguono le medesime finalità.
1) La famiglia: la maggior parte delle aziende quotate che hanno un azionariato
concentrato è controllata da una famiglia imprenditoriale (Europa, Asia); ciò implica un
rilevante investimento in HR e di ricchezza nell’organizzazione aziendale che spinge a
impedire o limitare qualsiasi tipo di partecipazione sterna al capitale.
oltre ai problemi di agenzia tradizionali quali, il focus sui profitti a breve termine e la
riluttanza a investire in progetti innovativi, le aziende familiari sono caratterizzate anche da
problemi di agenzia specifici: i manager assumono un potere decisionale che travalica il suo
ruolo formale e le sue competenze data la loro appartenenza alla famiglia proprietaria
(management entrenchement).
Sul tema del legame tra famiglia e problemi di agenzia la letteratura è divisa.
Da un lato si sottolinea come data la sovrapposizione dei ruoli, la famiglia, come
grande azionista ha un incentivo maggiore a controllare l’operato del management
(vantaggio d’agenzia)
Dall’altro, si sostiene che la famiglia possa sfruttare la posizione di controllo per
estrarre risorse a discapito degli altri azionisti (svantaggio d’agenzia)
2) Lo stato: la sua partecipazione alla proprietà delle imprese è nota per la sua
funzionalità al raggiungimento di obiettivi di benessere pubblico, quali politiche di
prezzo competitive e sviluppo o mantenimento dei livelli occupazionali.
le imprese partecipate dallo stato godono spesso di situazione di liquidità, acceso e costo al
credito particolarmente vantaggiose.
3) Gli investitori istituzionali: (fondi comuni di investimento, fondi pensione) la loro
presenza fa godere all’impresa vantaggi dettati dalla prospettiva temporale di lungo
periodo dell’investimento effettuato da tali azionisti, ed è in grado di incidere
positivamente sulle performance finanziarie delle imprese partecipate.
ciò comporta la quasi risoluzione dei problemi d’agenzia, in quanto essi avendo una
maggiore capacità di acquisire e elaborare informazioni e avendo maggiori incentivi a
esercitare l’attività di controllo, possono esercitare un ruolo di forte influenza sul management.
Esiste un legame di multi agenzia, poiché l’investitore istituzionale è allo stesso tempo
principal delle imprese e agent dei propri clienti (i risparmiatori).
IL MANAGEMENT E I CONFLITTI DI AGENZIA CON LA PROPRIETA’
Il problema d’agenzia che si crea tra proprietà e management sorge in presenza di:
Incertezza: sul risultato dell’azione dell’agent, in quanto condizionato da eventi fuori
dal suo controllo.
Asimmetria informativa: il principal non possiede le sufficienti info per osservare
direttamente l’operato del managemnet.
i manager potranno agire quindi con un’ampia discrezionalità che si potrebbe manifestare in
modi diversi:
1) Focus su attività a breve termine, a spese del valore di lungo periodo degli azionisti,
al solo fine di incrementare il proprio reddito o il consumo di risorse sul lavoro. Attività
che si sostanzia in uno spreco di risorse ed è tipicamente collegata all’entità
dell’eventuale partecipazione del management al capitale.
2) Overinvestements, ovvero promozione di percorsi strategici di lungo periodo orientati
alla crescita delle dimensioni aziendali piuttosto che all’aumento dei profitti.
il fine di questa azione è quello di incrementare il proprio potere e di migliorare la loro
reputazione professionale (es: diversificazione non correlata), inoltre data la maggiore
complessità strategica che l’attuazione di questa strategia comporterebbe essi possono essere
qualificati come “risorse indispensabili” nonché difficilmente sostituibili
Infine i manager utilizzano queste strategie di crescita per ridurre il rischio specifico
dell’azienda diversificando il portafoglio di business.
Questa divergenza di ottiche tra proprietari e manager finisce per generare costi aziendali, noti
come costi d’agenzia, i quali possono avere natura e finalità differenti.
1) Costi di monitoraggio: sono le risorse che gli azionisti dedicano alle ispezioni,
cercando di prevenire ed eventualmente interrompere