Controllo delle performance
La misurazione delle performance aziendali si avvale di metodologie che non sono standardizzate
ma variano avvalendosi di misure diverse a seconda dello scopo conoscitivo che ci prefiggiamo.
La performance aziendale indica un concetto di risultati, attività svolta, obiettivi ecc…, la
prestazione di un’impresa dipende dal suo finalismo.
Vi sono due correnti di studio su quello che può essere il finalismo di un’impresa:
Shareholder value (visione classica) si produce valore per gli azionisti ritenendo che le
1. imprese abbiano un unico dovere ovvero i profitti come la base per la remunerazione degli
azionisti. Il finalismo è quindi prettamente economico.
Stakeholder value ci si focalizza verso i portatori d’interessi, vanno soddisfatti questi
2. interessi in potenziale conflitto con quelli degli stakeholder.
Per misurare le diverse soddisfazioni si dovranno fare delle misurazioni diverse in modo da
catturare in modo specifico una determinata categoria. I finalismi possono essere economici,
ambientali o sociali. Nella prima ottica si parte dai bilanci e si individuano strumenti di misurazione
per capire fino a che punto i bilanci possono essere una misura adatta. I bilanci di sostenibilità
intervengono come strumenti di misura nella seconda ottica.
La misurazione del capitale economico di un’impresa è una misura effettuata oggi che esprime la
capacità prospettica di produrre reddito in futuro, questa ritorna utile ai manager per gestire
l’impresa in primis, oltre che nelle situazioni straordinarie come metodo d’analisi.
Il concetto di gestione in senso tradizionale è un supporto all’operato dei manager, l’ efficienza
rappresenta il raggiungimento degli obiettivi con meno risorse possibili mentre l’efficacia misura la
capacità di raggiungere gli obiettivi.
ROV V
( ) ( )
ROI x TURNOVER
=ROS CI
Il ROI è un indicatore di efficienza economica (Input su Output) da non confondere con la
produttività (Output su Input) secondo il principio di minimo mezzo ovvero massimizzazione di
output a parità di input oppure minimizzazione di input a parità di output.
Esistono tre livelli d’efficienza:
Singolo fattore produttivo (es. del lavoro, delle materie prime ecc…)
1. Di processo: si guarda la combinazione dei fattori produttivi nel processo (es. processo di
2. assemblaggio)
Aziendale
3. pag. 1
Sistema tradizionale di pianificazione & controllo
Il controllo di gestione secondo Robert Anthony era distinto tra pianificazione strategica ed
operativa. Il controllo manageriale per quanto riguarda la parte centrale della piramide doveva
avvenire analizzando l’utilizzo efficace ed efficiente delle risorse impiegate.
Efficienza = Input su Output il risultato economico è una misura di efficienza (costi su ricavi)
rappresenta una misura di flusso che assume pieno significato in relazione con gli stock di
riferimento.
RN flusso)
(
ROE= PN stock)
(
Efficacia = Output su Output è un rapporto tra risultati
• Esterna capacità di un’azienda di farsi carico dei bisogni che derivano dalla domanda,
efficacia strategica
• Interna capacità di raggiungere gli obiettivi che l’azienda si è prefissata
EFFICACIA ESTERNA INTERNA
Output Atteso Output Atteso Output Obiettivo
∙
=
Output Realizzato Output Obiettivo Output Realizzato
Output atteso = attesa da parte della domanda, corrisponde ai bisogni dei consumatori espressi
rispetto ad un certo prodotto
Output obiettivo = offerta che l’azienda decide di offrire al mercato rispetto all’attesa
Nel controllo di gestione gli obiettivi sono dati e fanno parte della pianificazione strategica che si fa
carico delle attese (efficacia esterna), quello di gestione si limita quindi a realizzare gli obiettivi dati
(efficacia interna). Pianificazione strategica decisioni
Controllo direzionale decisioni
Controllo operativo azioni
C’è all’interno dell’impresa chi decide e chi è invece un mero esecutore degli ordini viene
richiamato molto il modello fordista. Le decisioni possono essere quindi secondo questo modello:
1) strategiche oppure date come 2) obiettivi da perseguire.
Limiti del modello di sistemi di pianificazione & controllo
Negli anni ’80 furono poste diverse critiche a questa visione in quanto:
• Il flusso di informazioni era unidirezionale in modo gerarchico verticale, l’approccio era
tipico top-down su obiettivi strategici.
Le informazioni venivano definite per ogni livello organizzativo:
Base operativa _ strutturate
o Management _ non strutturate di continuità (problem solving)
o Vertice _ non strutturate di cambiamento (problem founding)
o pag. 2
• La complessità dei mercati e dei sistemi informativi attuali, la mancanza di procedure
portano al rischio di perdita di controllo del business
• Le strategie emergono dal basso stravolgendo la logica della piramide
• Oggi non può esistere un sistema suddiviso in tre aspetti distinti uno dall’altro
Evoluzione dei sistemi di pianificazione & controllo
Le critiche poste al sistema tradizionale di Anthony convergono in un movimento chiamato Beyond
Budgeting Roundtable (BBRT) promosso da Hope & Fraser nel 2003 ma già presente a partire dagli
anni ’90.
Strumenti di controllo di gestione tradizionali
Struttura organizzativa del controllo di gestione
Costruita sulla base della struttura organizzativa in base a centri di responsabilità (unità
organizzative), la suddivisione avviene quindi non solo per compiti ma anche per responsabilità fra
le varie aree aziendali. L’autorità è il potere che deriva dalla posizione cui si occupa in forte
connubio con la responsabilità. I centri vengono definiti in funzione delle responsabilità
traducendole in risultati finanziari da perseguire (centri di responsabilità economica) ovvero
rappresentano i risultati economici di cui si deve rendere conto. I centri possono essere
d’investimento, profitto, ricavo, costo o spesa.
Centro d’investimento
Capacità di perseguire un certo ROI obiettivo, il centro gestisce le leve da cui dipendono questi
risultati per cui abbiamo pochi centri a livello organizzativo in grado di influenzare i tanti fattori che
determinano il ROI. Il CEO ha una responsabilità ancora più ampia in quanto incide anche su tutta
la dimensione finanziaria, corrisponde quindi al ROE la sua competenza.
Nelle aziende articolate in business uniti centri d’investimento puri sono i manager delle business
unit a cui viene attribuita la responsabilità del ROI. In questo ambito il CEO svolge una funzione di
gestione di portafoglio di business e allocazione delle risorse. Il ROI diventa quindi una sorta di
prezzo di mercato che rappresenta un indicatore di performance dei vari centri.
Centro di profitto
Gestisce solo le leve del risultato operativo, unità organizzativa all’interno del business le varie
linee di prodotto rispondono solo del risultato prodotto. In alcuni casi di accentramento il CEO
dimezza la responsabilità della business unit riducendo il profitto.
Centro di ricavo
Gestiscono solo una parte del risultato operativo (es. direttore commerciale) in un’azienda un unico
centro di ricavo non esiste in quanto decide anche su alcuni costi. Esistono piuttosto centri di
margine commerciale (ricavi di vendita – costi commerciali).
Centro di costo
Produzione, approvvigionamenti, logistica, sistemi di pianificazione e controllo, CFO; in questi
costi prevale l’efficienza
Centro di spesa
Particolare tipologia di centro di costo, è un’unità organizzativa per la quale è possibile avere una
standardizzazione e uniforme metodologie operative (lavoro in modo ripetitivo, prevedibilità). Per
uno standard vengono scritte procedure definendo i modelli di riferimento.
Nel centro di spese le attività non si svolgono in condizioni standard e uniformi (es. ricerca e
sviluppo). In questi centri prevale l’efficacia e la qualità
Struttura informativa del controllo di gestione
Intesa come struttura informativa contabile le informazioni vengono desunte dalla contabilità
aziendale. pag. 3
_ Contabilità generale _
Osserva l’azienda nel suo insieme analizzando i rapporti tra azienda e terzi in modo esclusivamente
consuntivo e non preventivo. Il documento finale che viene redatto è il bilancio d’esercizio che non
corrisponde necessariamente a quello pubblicato, può avere diverse periodicità di riferimento.
_ Contabilità analitica _
È analitica ovvero ha come oggetto d’analisi non solo l’azienda ma tutto ciò che è rilevante ai fini
decisionali. Sono quindi sottoposti all’analisi le attività, i centri di responsabilità e i centri di costo.
La contabilità analitica ha la particolarità di essere sia consuntiva che preventiva. I documenti
prodotti da questa sono il budget e i reporting consuntivi permettendo un analisi degli scostamenti
tra i due.
Ad oggi i sistemi informatizzati di pianificazione e controllo permettono l’analisi e la gestione
unificata delle due contabilità permettendo un’analisi incrociata tra le due e la riconciliazione dei
risultati in qualsiasi momento.
Processi di controllo
Le informazioni contabili vengono rilevate e messe a disposizione dei centri di responsabilità, sono
quei meccanismi attraverso i quali le informazioni si tramutano in decisioni. I sistemi (ICT) sono
processi di controllo.
Stile direzionale
Filosofia su cui i manager gestiscono le azienda, rappresenta la cultura aziendale
Performance Managment System (PMs)
Esistono differenti controlli con interdipendenze fra di loro, questo sistema tiene e considera le
interdipendenze tra i vari controlli all’interno dell’azienda. In questo modello il concetto di
controllo manageriale così inteso nella piramide di Anthony non ha ragione di esistere, ci vuole un
sistema in grado di unificare i tre livelli.
Questo sistema elaborato da Ferreira e Otley per essere compreso appieno in una visione olistica
deve essere analizzato secondo 12 dimensioni chiave.
Visione e missione
1. Fattori chiave di successo
2. Struttura organizzativa
3. Piani e strategie
4. Misure chiave di performance
5. Target
6. Processi per valutare la performance
7. Ricompense
8. Flussi informativi
9. Tipo di utilizzo
10. Cambiamento
11. Forza e coerenza
12. pag. 4
Possiamo quindi suddividere i punti dal 1 all’ 8 come componenti strutturali mentre gli ultimi sono
componenti di processo e fattori esogeni che riguardano il contesto e la cultura organizzativa in cui
l’impresa si cala identificandosi quindi come fattori esterni.
I fattori di contesto possono essere:
• Normativi
• Di settore, analisi delle cinque forze di Porter:
Clienti - Concorrenti – Fornitori – Potenziali entranti (Barriere) – Prodotti sostitutivi
o
• Politici
• Congiunturali economici
• Geografici
• Culturali
• Tecnologici
Sarebbe quindi opportuno effettuare un’analisi PESTEL in grado di analizzare tutti questi aspetti, la
cultura organizzativa ha una notevole influenza in quanto rappresenta i valori condivisi all’interno
dell’impresa che è essa stessa una comunità basata sui valori al di fuori degli aspetti formali.
Esistono diversi prototipi di cultura organizzativa, si possono identificare quattro idealtipi che
originano quattro diverse filosofie di gestione:
Calde/fredde: misura il grado di empatia nel relazionarsi con gli altri, relazioni di reciprocità. Il
clima cambia frequentemente la cultura ha radici molto più profonde.
Vicine/lontane: interagire in modo diretto o indiretto con il controllo e il coordinamento
Il un ciclo di vita professionale di un manager si affrontano tutte queste fasi partendo dalla
burocrazia passando per le altre con l’assunzione dell’autorevolezza, non essendo possibile
essere sempre presenti nei lavori di gruppo si instaura un rapporto di fiducia stando lontani
ma rassicuranti.
I) Burocrazia
Si ha una sorveglianza dei comportamenti degli individui in modo diretto (es. caporeparto in catena
di montaggio). Il focus è incentrato nel rispetto delle regole e delle procedure prestabilite, il
controllo avviene in concomitanza con la definizione delle procedure e compiti. Il presupposto di
questo modello è il fatto che vi sia una formalizzazione del lavoro basandosi su standard, alcune
organizzazioni come la pubblica amministrazione sono storicamente burocratiche. Le procedure e il
diritto appiattiscono i bisogni in base anche alle dimensioni, business, internazionalizzazione e
complessità dell’organizzazione.
Meccanismo di controllo: controllo delle azioni
II) Gruppo
La collaborazione fra tutti i livelli avviene spontaneamente e in modo partecipativo traducendosi in
un lavoro di gruppo. Vi è una sistematica collaborazione sia orizzontale che verticale, una
rappresentazione è data dal modello giapponese del TQM attraverso i team inter funzionali , in
questi team il singolo rinuncia un po’ a se stesso per sviluppare un servizio di qualità e del bene
comune.
Meccanismo di controllo: controllo del gruppo, influenza gli individui
III) Fiducia
Ci si basa sulla reciprocità e solidarietà dando incentivi motivazionali interni all’individuo. La
fiducia permette di non fare procedure decentralizzando il potere ma la stessa ha un ciclo di vita,
tendiamo a darle credito fino ad un certo punto e nel momento della perdita si ha un vistoso crollo
della stessa. Tutte le aziende non profit si basano su questo modello ovvero sulla fiducia, in questo
modello non vi sono sistemi di controllo tradizionale.
Meccanismo di controllo: controllo della cultura organizzativa, si seleziona e forma il personale in
modo specifico pag. 5
IV) Risultati
Si mantiene una discrezionalità decisionale ma le relazioni sono fredde, non c’è più la fiducia si
controllano i risultati. Questo tipo di visione ha due caratteristiche: 1) dare autonomia, 2) attendersi
risultati dai manager. A differenza della burocrazia viene concessa la discrezionalità di scelta non
dicendo gli standard da seguire ma si elargiscono incentivi estrinseci, vengono dati a consuntivo
premi o punizioni sulla base dei risultati. Questa filosofia si sposa perfettamente con il controllo
manageriale tradizionale proposto da Anthony.
Meccanismo di controllo: controllo di gestione “tradizionale”
Un sistema di PMs prende in considerazione più sistemi di controllo, il tutto con il solo scopo che le
persone si comportino in modo corretto, efficiente ed efficace. L’ attenzione si focalizza sui
comportamenti per il raggiungimento degli obiettivi.
Visione e missione
1)
La missione è la ragione esistenziale di un’organizzazione non guarda direttamente al futuro ma è
fortemente radicata nel passato dell’impresa. Risponde a domande come: Perché esisto ? Cosa ci
faccio qui ? Il profitto non può essere un motore motivazionale, spesso la ragione è scritta
nell’oggetto sociale.
Visione guarda al futuro e alle prospettive di sviluppo. Si concretizza in obiettivi generali e
ambizioni di lungo periodo, devo però poter vedere la fine di questa visione anche se non si presta
alla misurazione diretta.
“La missione è la stella polare, la visione è invece una montagna da scalare” cit. Paletta
Fattori chiave di successo
2)
Sono i fattori chiave che devono esserci per ottenere successo, occorre capire anche quanto la
struttura ne è a conoscenza degli stessi. Non necessariamente questi strumenti sono rivolti al cliente
dipende dalla visione, ci danno un criterio operativo per misurare la capacità di arrivare
all’obiettivo. Non è quindi sufficiente la loro rivelazione ma devono essere portati a conoscenza di
tutta la struttura aziendale.
Per perseguire i fattori critici di successo si ricorre alla struttura organizzativa e ai piani e strategie
che sono strettamente correlati fra loro:
• Diversificazione – Multi divisionale
• Economie di scala – Funzionale
• Creatività - Matrice
Struttura organizzativa
3)
Come vengono suddivisi i ruoli, compiti e come si svolge il lavoro all’interno del PMs non solo
individuando i centri di responsabilità.
Piani e strategie
4)
Si assume un cambiamento radicale rispetto alla visione tradizionale la quale parte dalla
pianificazione strategica, qui viene fornita una visione molto più ampia analizzando come vengono
formulate e comunicate le strategie.
Misure chiave di performance
5)
Come sono specificate e comunicate e quale ruolo giocano analizzando se vi sono omissioni
significative. Occorre capire fino a che punto l’impresa è in grado di misurare i fattori critici di
successo, questi derivano da come abbiamo risposto alle domande precedenti; gli indicatori possono
pag. 6
essere definiti solo dopo aver definito tutto il resto in quanto se venissero prima rappresenterebbero
dei semplici dati e statistiche.
Target
6)
Sono strettamente collegati agli indicatori e rappresentano il loro valore atteso, una meta che ci si
prefigge di raggiungere. Devono essere appropriati e deve essere chiara la sfida che si pongono in
essere, azioni che metto in campo per raggiungere il target. Si tende a fissare target realistici ma
ambiziosi con un certo impegno interviene la psicologia, si focalizzano mete nel lungo periodo
ambiziose raggiungibili attraverso obiettivi di breve periodo accessibili come fattore motivazionale.
Processi per valutazione performance
7)
Si analizzano gli aspetti oggettivi, soggettivi e misti. Dipende dal tipo di organizzazione possono
essere quantitativi o personali. Si ha un trade-off nella scelta del processo di valutazione in q
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