APPUNTI DI
CONTROLLI AUTOMATICI
PARTE 2
Luca A. Pettinari
Queste note sono state redatte dal corso di "Elementi di Controlli Auto-
matici" risalente all’ a.a. 2012/2013, tenute dal Prof. Tommaso Leo presso
l’Universitá Politecnica delle Marche. Tengo a sottolineare che queste note non
hanno, nella maniera piú assoluta, alcuna pretesa di sostituirsi ad un buon testo
di automatica: il loro unico scopo é quello di riassumere i principali argomenti
affrontati nella seconda parte del corso in un unico manoscritto, seguendone lo
svolgimento cronologico abbastanza fedelmente. Quest’opera non é gravata da
diritto d’autore, dunque é di libero uso e consultazione.
Segnalazioni su errori ed inconsistenze saranno piú che gradite, rivolgendovi a
me per posta elettronica all’indirizzo: regheliuk61@gmail.com.
i
Indice
1 Sistemi di controllo a controreazione 1
1.1 La controreazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.1.1 Relazioni ingresso-uscita . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.1.2 Effetto della controreazione . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
2 Stabilitá dei sistemi a controreazione 8
2.1 Criterio di Nyquist . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
2.1.1 Lemma del mapping . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
2.1.2 Percorso di Nyquist . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
2.1.3 Diagramma di Nyquist . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
2.1.4 Criterio di stabilitá . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
2.1.5 Casi critici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
2.2 Sistemi a stabilitá regolare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
2.2.1 Margini di stabilitá . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
3 Fedeltá di risposta 23
3.1 Fedeltá di risposta a regime permanente . . . . . . . . . . . . . . 24
3.1.1 Forzamento polinomiale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
3.1.2 Condizioni di tipo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
3.1.3 Condizioni di tipo nei sistemi a controreazione . . . . . . 28
3.1.4 Caratterizzazione dell’errore . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
3.1.5 Forzamento sinusoidale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
3.2 Fedeltá di risposta a disturbi additivi . . . . . . . . . . . . . . . . 33
3.3 Sensibilitá alle variazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
3.4 Comportamento a regime transitorio . . . . . . . . . . . . . . . . 41
3.4.1 Parametri globali nel dominio del tempo . . . . . . . . . . 42
3.4.2 Parametri globali nel dominio della frequenza . . . . . . . 47
ii
4 Sintesi nel dominio della frequenza 50
4.1 Specifiche di sintesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 50
4.1.1 Specifiche univoche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51
4.1.2 Specifiche lasche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 52
4.2 Diagrammi di Nichols . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 54
4.2.1 Luoghi a modulo costante e luoghi a fase costante . . . . 55
4.2.2 Carta di Nichols . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 57
4.3 Procedura di sintesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61
4.3.1 Controllore di primo tentativo . . . . . . . . . . . . . . . 62
4.3.2 Reti correttrici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63
4.3.3 Verifica in catena chiusa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69
4.3.4 Vantaggi e svantaggi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69
4.4 Esempio di sintesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69
5 Sintesi nel dominio della variabile complessa 75
5.1 Luogo delle radici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 75
5.1.1 Regole di costruzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 77
5.1.2 Esempio di luogo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 84
5.2 Procedura di sintesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 86
5.2.1 Specifiche lasche nel piano di Gauss . . . . . . . . . . . . 87
5.2.2 Reti correttrici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 89
5.2.3 Coefficiente di guadagno del controllore . . . . . . . . . . 91
5.2.4 Vantaggi e svantaggi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 92
5.3 Esempio di sintesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 93
iii
Capitolo 1
Sistemi di controllo a
controreazione
Nello studio del problema del controllo, l’analisi degli aspetti comportamen-
tali é finalizzata al raggiungimento di criteri e tecniche che permettono il pro-
getto di un controllore che realizzi in un sistema da controllare un particolare
modelli poveri
comportamento desiderato. Visto che i d’informazione sono
quelli che tradizionalmente prevedono architetture di controllo piú semplici (so-
no modelli a rappresentazione IO, meno articolata della precedente ISO), d’ora
in poi la trattazione si occuperá dell’analisi e sintesi di sistemi di controllo SISO
controreazione,
(single-input,single-output), con architettura a come nella fi-
gura sottostante:
r(t) e(t) y
Controllore Processo
− Trasduttore
Figura 1.1
Per questa classe di sistemi non ha senso parlare di proprietá strutturali in
quanto non sono modelli corredati con lo stato, ma ha altresí senso trattare le
proprietá comportamentali, concentrando lo studio su l’unica informazione di-
funzione di trasferimento.
sponibile, ossia la Lo studio di tali proprietá, cioé
la stabilitá, il comportamento a regime, sensibilitá alle variazioni parametriche,
1
1.1. LA CONTROREAZIONE
condurranno a studiare il concetto di la fedeltá di risposta, ossia la proprietá di
un certo processo di avere un andamento desiderato della risposta.
1.1 La controreazione
La controreazione o retroazione negativa é la caratteristica di un sistema
misura
dinamico di tenere conto delle delle uscite per modificare le caratteri-
stiche del sistema stesso. Architetture di controllo che riportano lo schema in
controreazione presentano diversi vantaggi:
• Robustezza del sistema retroazionato, ovverosia margini di stabilitá piú
ampi anche per sistemi che in catena aperta presentano comportamenti
instabili.
• Fedeltá di risposta, cioé la capacitá intrinseca di questi sistemi di seguire
in uscita l’andamento di un ingresso impresso.
• Insensibilitá ai disturbi ed alle variazioni parametriche del sistema stesso.
Per questi ed altri motivi, le architetture di controllo che permettono di raggiun-
gere buoni risultati, e dunque le piú usate, sono proprio quelle che considerano
uno schema in controreazione:
Vedremo nei prossimi capitoli che la retroazione non é tutto, ma permette di
controllore,
realizzare il generalmente piazzato in serie al sistema da control-
lare, con tecniche ben precise che permettano il raggiungimento di particolari
richieste sul sistema. Ad esempio nella figura 1.2 si potrebbe desiderare che il
picco del transitorio sia tenuto piú basso possibile: lo schema in controreazione
permette di realizzare un controllore ben preciso che, coerentemente con il fat-
to di volere un inseguimento dell’uscita, abbassi anche il picco del transitorio.
In definitiva, baseremo le tecniche di sintesi sempre partendo da uno schema a
controreazione e mai in catena aperta.
1.1.1 Relazioni ingresso-uscita
I modelli poveri sono quei sistemi dinamici di cui non si conosce una descri-
zione coerente per mezzo di equazioni differenziali. Ad esempio é molto difficile
scrivere in termini equazioni la dinamica della pressione aortica, che dipende
dal miocardio, dotato di un proprio centro di innervazione dei tessuti, in cui
il compito di assegnare gli "ingressi" (stimoli elettrici che causano i potenziali
d’azione, dunque la contrazione) é devoluto ad un centro di innervazione proprio
del cuore (NSA, nodo seno-atriale). La teoria dei sistemi e del controllo offre
un ampio spettro di tecniche che permettono di ricavare realizzazioni del siste-
ma, ovverosia rappresentazioni ISO (input-state-output), ma in genere i modelli
2
1.1. LA CONTROREAZIONE
3.5
3
2.5
2
1.5
1
0.5
0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 50
Time (seconds)
Figura 1.2: In grigio l’ingresso; in blu, la risposta ad esso di un sistema
retroazionato.
poveri non sono sufficientemente noti (neanche a livello teorico) da consentire
qualsiasi indagine modellistica. L’unica cosa che si sa di questi sistemi é che
sono stabili, cioé hanno traiettorie in spazio di stato limitate ad un certo in-
oscilloscopio,
torno. Per questi allora é possibile determinare, per uso di un
la risposta armonica, forzando il sistema a riposo attraverso armoniche fonda-
mentali a frequenza crescente. Una volta ottenuta questa, si puó scrivere la
funzione di trasferimento del sistema e incominciare la sintesi di un controllore.
Anzi c’é di piú: per effettuare la sintesi del controllore analogico con la tecnica
di sintesi in frequenza, per la sua natura prettamente grafica, non occorrereb-
be nemmeno una descrizione matematica della funzione di trasferimento, ma
basterebbero soltanto i diagrammi di Bode della funzione di risposta armoni-
ca. Detto questo riportiamo la definizione di funzione di trasferimento di un
sistema, discutendone alcune caratteristiche. S
F (s)
Def. La funzione di trasferimento di un dato sistema si definisce come
la trasformata di Laplace della risposta impulsiva di tale sistema, a partire da
condizioni iniziali nulle.
Nei sistemi LTI la forma della funzione di trasferimento non puó che essere
quella di funzione razionale fratta, e si puó scrivere come rapporto di due polino-
3
1.1. LA CONTROREAZIONE
N (s) D(s)
mi, detti (numeratore) e (denominatore). Questo perché sistemi del
genere sono retti da sistemi di equazioni differenziali, le cui trasformate di La-
place danno sempre funzioni algebriche. Si puó dimostrare banalmente che, data
F (s),
una funzione di trasferimento si ha la seguente relazione ingresso-uscita:
Y (s) = F (s)U (s)
Dove Y(s) e U(s) sono le trasformate di Laplace rispettivamente dell’ingresso e
dell’uscita. In merito alla funzione di trasferimento é bene soffermarsi sul grado
F
totale che puó avere .
F (s)
Def. Sia una funzione razionale fratta, espressa come:
m m−1
N (s) b s + b s + . . . + b
m m−1 0
F (s) = = n n−1
D(s) s + a s + . . . + a
n−1 0
F n > m. F n = m.
strettamente propria propria
si dice se si dice se
Osserviamo che il denominatore si puó scrivere sempre come polinomio mo-
N (s) D(s)
nico (coefficiente di grado massimo unitario) dividendo e per il coef-
ficiente di grado massimo del denominatore. Le funzioni trasferimento possono
essere al piú funzioni razionali proprie, altrimenti il sistema in considerazione
x(t)
sarebbe acausale. Ricordiamo infatti che l’evoluzione di un sistema (e quin-
t di separazione
di anche le uscite) al tempo é l’elemento tra storia passata e
futuro ed é noto a partire dalle condizioni iniziali che tengono conto del passato,
t
e dagli stimoli impressi conosciuti fino al tempo (t escluso) che permettono
di conoscere l’evoluzione esattamente in quell’istante. Noti quindi ingressi e
t
condizioni iniziali al tempo potremmo conoscere la dinamica del sistema solo
nell’istante immediatamente successivo. Come esempio, consideriamo una fun-
zione di trasferimento che sia non propria; allora potrá essere scritta in genere
nella seguente forma: l l−1
b s + b s + . . . + b
l l−1 0
m−n
F (s) = s + n n−1
s + a s + . . . + a
n−1 0
Per questo sistema, consideriamo la risposta al gradino, segnale definito nel
seguente modo: ≤
0 t 0
δ (t) =
−1 1 t > 0
Per quanto detto prima, conveniamo sul fatto che qualsiasi sistema causale
t = 0.
inizierá a rispondere dopo l’istante Se la funzione di trasferimento non é
propria si entra in contraddizione con questo fatto. Consideriamo per semplicitá
4
1.1. LA CONTROREAZIONE
−
m n = 1, s
che e computiamo l’uscita nel dominio tramite F:
l l−1
b s + b s + . . . + b 1
l l−1 0 ·
Y (s) = F (s)U (s) = s + n n−1
s + a s + . . . + a s
n−1 0
l l−1
b s + b s + . . . + b
l l−1 0
= 1 + n+1 n−1
s + a s + . . . + a s
n 0
Dalla teoria delle trasformate di Laplace, é noto che l’antitrasformata dell’unitá
é pari all’impulso di Dirac nell’origine. Quindi antitrasformando la precedente
otteniamo un primo termine pari all’impulso piú l’antitrasformata del termine
secondo, che sará in genere una combinazione lineare di funzioni polinomiali,
esponenziali e sinusoidali. L’impulso nell’origine ci restituisce un valore ancor
prima che il segnale d’ingresso inizi ad assumere valori diversi da zero, cosa che
é sufficiente per attestare l’acausalitá di sistemi del genere.
1.1.2 Effetto della controreazione
Lo schema a blocchi tipico a cui si puó ricondurre un sistema dinamico
a controreazione, o retroazione negativa, é rappresentato nella seguente figura:
Considerando tutte le grandezze nel dominio della variabile complessa, abbiamo:
r e F (s)
−
v H(s)
Figura 1.3
• F (s): é la funzione di trasferimento del sistema, ed in essa puó essere in-
F
clusa anche quella del controllore: infatti generalmente con , che descrive
G(s),
nell’insieme il sistema controllato, si indica il prodotto in cascata di
P (s)
funzione di trasferimento del controllore, e funzione di trasferimento
del sistema da controllare (impianto/processo).
• H(s): é la funzione di trasferimento dell’anello di retroazione, e viene an-
che detta guadagno in retroazione: esprime l’azione del trasduttore che
é a tutti gli effetti un sistema dinamico. Infatti in questo blocco si con-
siderano condensati sia gli appositi sistemi di misurazione (senza i quali
la retroazione non é realizzabile) sia le linee di trasmissione del segnale,
che generalmente é una grandezza elettrica affinché possa essere confron-
tata ed elaborata in ingresso da sistemi elettronici, che nella stragrande
5
1.1. LA CONTROREAZIONE
maggioranza dei casi (sono un’eccezione ad esempio gli impianti petrolchi-
mici dove un contatto elettrico puó risultare fatale) hanno il compito di
imprimere l’azione di controllo.
• F (s)H(s): viene detta guadagno in anello.
• U (s): é il segnale di riferimento in ingresso (set-point). L’azione di con-
trollo viene impressa in base alla differenza fornita dall’uscita (successi-
u,
vamente trasdotta) e appunto il riferimento tramite un controllore che
sará, come vedremo, opportunamente progettato in base alle specifiche
offerte da questo schema di controllo.
• E(s): é il segnale di errore, dato della differenza tra il segnale di ingres-
u, V (s) =
so della catena diretta, cioé e il segnale di retroazione, cioé
H(s)Y (s).
• Y (s): F u
é il segnale d’uscita dal blocco rispetto al segnale quando il
sistema viene retroazionato.
L’effetto della controreazione cambia nettamente il comportamento di un siste-
F
ma, finora descritto dalla funzione ingresso-uscita , detta anche funzione di
catena aperta.
trasferimento in Esistono sistemi stabili che, se retroazionati
senza il progetto di un opportuno controllore, assumono comportamento insta-
bile. Matematicamente, tale effetto si traduce con il cambiamento della funzione
u y; F
di trasferimento tra e infatti non lega piú questi due, ma l’uscita con la
W
variabile errore. Sia pertanto la nuova funzione di trasferimento del sistema
una volta retroazionato: Y (s)
W (s) := U (s)
Si consideri la variabile d’errore: Y (s)
− ⇒ ⇒
E(s) = U (s) V (s) U (s) = E(s) + V (s) = + H(s)Y (s)
F (s)
1 + H(s)F (s)
U (s) = Y (s)
F (s)
W catena
Ricordando la definizione di , detta funzione di trasferimento in
chiusa, si ottiene infine: F (s)
W (s) = (1.1)
1 + F (s)H(s)
Quest’ultima é la forma che assume la nuova funzione di trasferimento una volta
H(s)
chiusa in anello di reazione. Inoltre, supponendo di riuscir a realizzare una
6
1.1. LA CONTROREAZIONE
W
di valore unitario, la funzione diventa semplicemente:
F (s)
W (s) = 1 + F (s)
7
Capitolo 2
Stabilitá dei sistemi a
controreazione
Il problema fondamentale che si presenta quando si progetta un dispositivo di
controllo é che complessivamente il sistema controllato che si ottiene abbia una
dinamica adeguata e dettata da specifiche comportamentali. La piú importante,
da cui discendono in maniera imprescindibile tutte le altre, é la stabilitá BIBO
(bounded-input, bounded-output) dei sistemi a controreazione. In relazione a
tale problema fondamentale, il criterio di Nyquist costituisce uno strumento
potente poiché consente di stabilire se un sistema, di cui si conosce la risposta
F (s),
armonica della funzione di trasferimento a ciclo aperto sia esternamente
stabile una volta chiuso con anello di retroazione. Il punto di forza di questo
criterio risiede nel fatto di essere sostanzialmente un metodo grafico, da cui é
possibile individuare immediatamente la stabilitá di un sistema a controreazione;
inoltre costituisce un’utile guida per giudicare l’efficacia dei possibili interventi
F (jω),
che, attraverso opportune modifiche della migliorino il comportamento
dinamico del corrispondente sistema retroazionato. A fronte di ció che si é
app
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