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Contratto e negozio giuridico, Diritto privato

Appunti di Diritto privato per l'esame di Diritto privato della professoressa Cozzi. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il contratto, il negozio giuridico, la causa
di irrevocabilità e il termine di irrevocabilità, l'inizio dell'esecuzione della prestazione.

Esame di Diritto privato dal corso del docente Prof. M. Cozzi

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2. Contratto mediante offerta al pubblico: (art.1336) il contratto è concluso quando il

soggetto effettivamente “paga” alla cassa. La proposta deve contenere una proposta alla

vendita tramite offerta in vetrina che può essere, tuttavia, revocata nello stesso modo in

cui è stata posta in essere “togliendo” il bene dalla vetrina;

3. Contratti reali: non è sufficiente il consenso ma è necessaria anche la consegna;

4. Contratti per acquisti telematici: “ricalca” gli estremi del contratto semplice ma

differisce in alcuni punti. L'individuazione del soggetto è fatta esclusivamente tramite il

riconoscimento della carta di credito, in questo caso potrebbe sorgere un un vizio di

volontà, che l'ordinamento tuttavia non riconosce dato che i due soggetti che

concludono l'operazione non possono “vedersi”. Non è possibile oltretutto accertare

nemmeno la capacità naturale della controparte, che viene presunta alla base del fatto

che riesce ad utilizzare il PC. Per attribuire questo tipo di contratto a un soggetto è

richiesta la firma digitale che, in questo caso, ha la stessa valenza di una scrittura

privata.

5. Contratto concluso con condizioni generali: (art. 1341) contratto concluso tramite

sottoscrizione di condizioni generali, tali condizioni sono un insieme di clausole che

non sono inserite nel contratto vero e proprio, ma sono tuttavia parte di esso, essendo

specificate a parte. Sono tipiche di grandi aziende che per motivi di tempo non possono

contrattare a uno a uno i clienti. Tali condizioni devono essere conoscibili dal cliente che

con ordinaria diligenza deve leggere e successivamente sottoscrivere. Si tratta, però, di

condizioni imposte senza alcun tipo di trattativa e senza possibilità di essere modificate

da parte del cliente. L'ordinamento prevede, quindi, una forma di tutela da parte del

cliente, il quale deve osservare tali condizioni esclusivamente se specificatamente

sottoscritte. Una forma di tutela più diretta è rappresentata dal caso delle norme abusive

che è possibile rendere nulle mantenendo ancora valido il contratto (nullità speciale). La

condizione detta inibitoria collettiva impedisce all'imprenditore di utilizzare tali norme

abusive anche in futuro.

• Oggetto del contratto: (art.1446) è definito oggetto del contratto l'utilità economica che si

vuole attribuire al contratto. Tale oggetto deve essere:

1. Possibile: e cioè deve essere un'azione non impossibile (es. vendita di beni di proprietà)

2. Lecito: non deve andare contro la legge (es. vendita di beni illegali);

3. Determinato o determinabile: il valore che viene attribuito all'oggetto deve avere una

quantificazione, o in alternativa deve essere “stimabile” a volte anche da arbitratori.

• Causa del contratto: si definisce causa del contratto l'intento che le parti vogliono

raggiungere attraverso uno specifico negozio.

Tuttavia per stabilire tale intento è necessario stabilire la qualificazione del contratto, in

quanto a seconda del tipo di contratto (compravendita, permuta, appalto...) si applica una

diversa disciplina – Causa concreta, Causa astratta. (I problema della causa).

La causa, ovviamente, deve rispettare la legge e non andare in contrasto, ovviamente, con le

norme imperative che limitano l'autonomia privata. Se così non fosse, la causa verrebbe

considerata come un elemento illecito del contratto, rendendolo nullo. (II problema della

causa).

Nello specifico, il Codice detta 3 norme per la limitazione della causa ai limiti della legge:

1. art. 1343 – Illeicità della causa: che specifica che la causa è dichiarata illecita quando

contraria a norme imperative, di ordine pubblico e di buon costume;

2. art. 1344 – Contratto in frode alla legge: contratto “piegato” dalle parti al fine di

aggirare le norme imperative e quindi eludere la legge;

3. art. 1345 – Motivo illecito: il contratto è illecito quando le parti si sono determinate a

concluderlo esclusivamente per un motivo illecito comune ad entrambe le parti.

• Forma del contratto: è la veste assunta dal contratto per essere riconosciuta

dall'Ordinamento. Può essere di molte forme, nello specifico può avere una forma tipica e

cioè una forma prevista dalla legge; oppure una forma atipica che non è una forma

prettamente prevista dalla legge, ma decisa di comune accordo tra le parti. La forma può

essere inoltre mista quando presenta elementi di più contratti tipici.

I contratti atipici e misti hanno la peculiarità di essere comunque riconosciuti

dall'ordinamento, ma differiscono dai contratti tipici in quanto presentano elementi ultronei.

In materia di tali elementi si è provveduto a disciplinare i contratti in diversi modi:

1. Assorbimento: in caso di elementi in più, dichiarati “marginali”, allora questi elementi

vengono “assorbiti” dallo schema tipico;

2. Combinazione: contratti che presentano elementi di più tipologie che vengono,

pertanto, “combinate” a formare un nuovo tipo di contratto (contratto misto);

3. Analogia: nel caso di contratti con elementi ultronei fondamentali per il contratto

stesso. In questo caso bisogna cercare la disciplina che regola quella prestazione ed

applicarla al contratto.

A prescindere dalla forma che può assumere un contratto, esso presenta certe sostanziali

funzioni:

1. “Ad substantiam”: “per la validità”, se non presenta nessuna forma, il contratto è nullo;

2. “Ad provationem”: per dare prova dell'esistenza dell'atto;

3. Funzioni di pubblicità: la forma deve avere il carattere di essere pubblico per essere

valido;

4. Opponibilità: per opporre il contratto a un soggetto piuttosto che ad un altro;

5. Per risolvere contrasti tra più soggetti: se vi sono più cessionari di uno stesso bene,

“vince” chi ha notificato per primo la cessione.

Oltre alle funzioni tipiche che la forma assume, è possibile distinguere altre funzioni che la

forma ha assunto nel tempo:

1. Tutela da parte della parte debole: si tende a proteggere la parte che nel contratto

risulta più “debole” (spesso è il consumatore);

2. Informazione & trasparenza: sono obblighi della forma, in quanto la mancanza

dell'informazione all'interno del contratto porta alla “nullità speciale” che annulla le

clausole particolari, ma mantiene l'efficacia del contratto;

3. Forma convenzionale – Volontaria: è una forma atipica dei contratti, dove le parti di

comune accordo decidono il tipo di forma da dare al contratto. Questo tipo di contratti è

sempre Ad substantiam e mai Ad provationem, in quanto se avesse la funzione di Ad

provationem allora sarebbe stato un contratto tipico creato dalla legge. Tuttavia

l'inosservanza della forma volontaria porta alla nullità del contratto, che deve essere

rilevata dal soggetto in questione, e mai d'ufficio in quanto la forma volontaria tutela un

interesse individuale.

V. Elementi accidentali ed Effetti del contratto

Tra tutte le clausole presenti nel contratto ce ne sono alcune che sono essenziali in quanto previste

dalla legge, ed altre che sono inserite in maniere accidentale dalla parti. Tali elementi accidentali

sono Condizione, Termine, Modo.

• Condizione: evento futuro ed incerto al quale si subordina l'inizio o la cessazione degli

effetti del contratto. Tale condizione pone la controparte in una situazione di “aspettativa”.

Tale condizione può essere di due tipi:

1. Sospensiva: quando si sospendono gli effetti del contratto fino al verificarsi dell'evento;

2. Risolutiva: in quanto fa cessare gli effetti del contratto nel momento in cui si verifica

l'evento, o nel momento in cui la condizione si avvera.

Tali effetti retro-agiscono nei confronti del contratto. Tuttavia, per poter definirsi condizione

ha bisogno di essere lecita e quindi deve essere una condizione che rispetti la legge pena la

nullità del contratto; deve essere possibile e cioè che la condizione deve potersi

effettivamente verificare, al contrario se la condizione è impossibile porta all'annullamento

del contratto in caso di condizione sospensiva, e all'annullamento della condizione in caso di

condizione risolutiva; deve essere casuale e cioè dettata dal caso o dal comportamento di

un terzo estraneo al contratto; deve essere infine potestativa in quanto l'efficacia della

condizione deve essere subordinata da una delle parti, non deve essere però per quella parte

indifferente porre in essere un comportamento che faccia verificare quell'evento. La

condizione potestativa differisce sostanzialmente dalla condizione meramente potestativa

in quanto in quest'ultimo caso la condizione è completamente subordinata da una delle parti

senza che l'altra possa fare nulla; in questo caso, se la condizione è posta dall'alienante allora

la condizione è nulla. Nel caso in cui venga posta dall'acquirente, invece, si verifica

un'attribuzione di un potere di recesso da parte dell'acquirente; tutto questo perché si esce

dal campo della condizione se le circostanze che spingono a concludere il contratto non

riguardano solo i motivi individuali dei soggetti ma appaiono come il presupposto

oggettivo che giustifica il contratto (presupposizione).

• Termine: evento futuro ma certo (anche se non si conosce la collocazione temporale);

clausola con cui si circoscrive nel tempo l'inizio o la cessazione degli effetti del contratto,

tale termine può essere iniziale o finale;

• Modo: presente nei contratti di donazione: limita la donazione come un onere, obbligo

imposto al beneficiario del bene mediante un modo-limitazione.

Il contratto stipulato tra le parti ha, quindi, forza di legge tra le parti e la volontà contrattuale una

volta emessa è irrevocabile (art. 1372); produce di conseguenza effetti riconosciuti dalla legge. Il

contratto non può essere sciolto se non per mutuo consenso delle parti o per cause previste dalla

legge.

Il contratto non può essere quindi modificato in nessun modo unilateralmente da una parte senza il

consenso dell'altra, è possibile però mettersi d'accordo ponendo in essere un nuovo contratto che

contenga tali modifiche. Fanno eccezione a questa regola le banche e le aziende che lavorano su

appalti, in quanto possono modificare unilateralmente il contratto entro certi limiti.

Contestualmente non è possibile che uno dei contraenti possa sciogliere unilateralmente il vincolo

contrattuale. Tuttavia è possibile riconoscere a una delle parti il diritto di recesso, in quanto diritto

potestativo che consiste nella dichiarazione unilaterale recettizia (che non esige una forma

particolare se non espresso) che ha come effetto quello di troncare immediatamente il contratto al

momento in cui la controparte recepisce tale azione (contratto troncato ex-nunc). Tale azione

richiede un congruo preavviso e si collega al diritto di pentirsi di una delle parti.

Al diritto di recesso si collega una somma di denaro versata da una parte all'altra al momento della

stipula del contratto per poter usufruire del diritto di recesso, tale somma è chiamata caparra. Se a

recedere è colui che ha versato la caparra, allora la controparte può tenere la caparra; se a recedere,

invece, e colui che non ha versato la caparra, allora la controparte ha diritto a ricevere il doppio

della somma pattuita come caparra; se non recede nessuno dal contratto, la caparra si considera

come “acconto” per il bene o servizio; se, infine, la caparra non era stata versata si considera come

multa penitenziale e il contratto verrà troncato al momento del versamento della somma.

Parlando di tipologia di effetti che il contratto genera, è possibile distinguere 3 tipi di effetti:

• Effetti reali: in quanto è molto importante stabilire il preciso momento in cui si trasferisce

la proprietà, in relazione al problema del trasferimento dei rischi:

1. cose di specie e infungibili: per le cose determinate e insostituibili, l'effetto reale si

produce dopo il consenso cosi come il passaggio di proprietà; in questo caso non è

necessaria la consegna;

2. cose di genere e fungibili: per le cose sostituibili l'effetto traslativo si produce nel

momento della specificazione del bene, ovvero nel momento della misurazione del bene

in questione;

3. cose future: l'effetto traslativo si ottiene con la creazione del bene;

4. cose altrui: l'effetto traslativo si genera quando l'alienante acquista il bene dal terzo e ne

diventa proprietario;

• Effetti obbligatori: intesi come obblighi da parte dei contraenti;

• Effetti tra le parti: in merito al principio di relatività degli effetti tra le parti si dice che

il contratto stipulato produce effetti esclusivamente tra le parti, le parti in questione non

possono in alcun modo imporre a un terzo estraneo al contratto una modifica alla sua

situazione giuridica. Esistono, però, delle eccezioni in merito, in quanto il terzo potrebbe

essere obbligato in un contratto solo ed esclusivamente nei casi in cui potrebbe trarne un

vantaggio, vantaggio che potrebbe, però, decidere di non “sfruttare”. Di conseguenza quei

contratti che hanno come oggetto la promessa del terzo hanno effetti solo tra le parti del

contratto, e mai verso il terzo.

Esistono tuttavia, dei contratti esclusivamente a favore del terzo (contratti a favore del

terzo – Es. assicurazione sulla vita con beneficiario un terzo) in cui le parti stipulano un

contratto che porta benefici a un terzo esterno al contratto stesso. Questo tipo di contratto è

“revocabile” fino a quando il terzo non dichiara di non voler “approfittare” di tali benefici.

VI. Simulazione, interpretazione, integrazione e cessione del contratto

La simulazione (art. 1414), del contratto viene posta in essere con la stipula di un contratto fittizio

che ha effettivamente valenza giuridica, ma in modo tale che all'apparenza del terzo il contratto

esista quando in realtà non c'è.

È possibile distinguere due tipi di simulazione:

• Simulazione assoluta: che consiste nella stipula effettiva del contratto (chiamato contratto

apparente), ma che, di comune accordo tra le parti, non avrà nessun effetto;

• Simulazione relativa: avviene con la stipula del contratto apparente, che avrà in realtà

effetti “diversi” da quelli descritti nel contratto e che sono la vera espressione della volontà

delle parti. I reali effetti che il contratto produrrà andranno a formare il contratto

dissimulato.

Come descritto nell'art. 1414 II comma, gli effetti che il contratto simulato andrà a produrre

saranno nulli nella simulazione assoluta, e saranno limitati agli effetti del contratto dissimulato nella

simulazione relativa.

La simulazione di per sé non è vietata, ma assume un carattere di illegalità quando la simulazione

ha per fine uno scopo illecito ed è impossibile per tutti i negozi unilaterali recettizi.

Per la validità di un contratto simulato quindi, sono necessarie due condizioni: presenza di un

contratto simulato; presenza di un accordo simulatorio tra le parti; condizioni che non sono

altro che i presupposti per la validità di un contratto simulato.

La simulazione può essere fatta, anche per conto di soggetti non specificati nel contratto stesso

dando vita alla interposizione di soggetti fittizia. In questo caso, nel contratto simulato viene

“interposto” un soggetto-prestanome (interposto) come parte di un contratto, che in realtà avrà

effetti tra il venditore e il compratore effettivo (interponente). Si tratta di un accordo a tre, in cui

tutti e tre i soggetti del contratto devono prestare il loro consenso per la validità di tale atto.

Tuttavia, dei terzi potrebbero avere dei “pregiudizi” nei confronti di tale contratto e possono, in

virtù degli artt. 1415-1416, chiedere la verifica della simulazione sul contratto se il contratto in

questione, appunto, pregiudica il loro interesse. I terzi aventi causa possono far, quindi, emergere

gli effetti della simulazione.

Può accadere però, che il “finto acquirente” venda il bene (oggetto del contratto simulato), ad un

sub-acquirente. In questo caso l'effettivo alienante può far valere il suo diritto e farsi restituire il

bene, solo nel caso in cui riesca a dimostrare la malafede del sub-acquirente.

Contestualmente, i creditori del “titolare apparente” non possono vantare alcun tipo di credito verso

il bene simulato, tuttavia se essi abbiano iniziato procedimenti in buonafede verso quel bene, allora

quel bene rimane a disposizione dell'interesse del creditore.

Si parla di contratto fiduciario quando un “soggetto-fiduciante” trasferisce a un “fiduciario” un

bene tramite un accordo (patto fiduciante) che stabilisce che il fiduciario utilizzi tale bene nella

maniere stabilita nel contratto (conservi, investa...).

In questo caso il fiduciario diventa effettivamente proprietario del bene oggetto del contratto, ma


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e metodi quantitativi per le aziende (Facoltà di Scienze Politiche e di Scienze della Comunicazione)
SSD:
Università: Teramo - Unite
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Domenicodp89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Teramo - Unite o del prof Cozzi Maria Vittoria.

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