MACRO ECONOMIA
Non interessano più singoli soggetti o singoli gruppi, i loro comportamenti o funzionamento di
certi mercati, ma riguardano tutta l’economia. L’ottica della macroeconomia è un’ottica
aggregata. Non vengono specificati singoli settori ma si ha presente l’intera economia nel
suo complesso.
Politica del lavoro, politica economia, fanno parte della macroeconomia. PIL
Il concetto della macroeconomia è il PIL. Misura il benessere. L’obiettivo principiale è il
ossia il valore di mercato di beni e servizi finali prodotti in un paese in un determinato
periodo di tempo.
il PIL è una misura di quello che si produce globalmente in un paese e quindi la variazione
della ricchezza ossia quello che si va ad accumulare alla ricchezza precedentemente prodotta
in un anno.
E’ un valore che ci può dare un’indicazione riguardo un singolo paese da un confronto tra 2
periodi, però di per sé come valore assoluto non ci consente di confrontare il PIL di 1 paese e il
PIL di un altro.
Il PIL della svizzera e quello della Nigeria, il secondo è 1.121.000.000$ e svizzera
100.000.000$, quindi si deve rapportare quindi il valore assoluto al paese. Ossia è necessario
dividere il PIL per numero di abitanti del paese, ossia PIL PRO-CAPITE.
PIL PRO-CAPITE= PIL/POPOLAZIONE
Un altro indicatore è il PIL PER LAVORATORE ossia PIL PER LAVORATORE=PIL/occupati
Il PIL è un valore di mercato ossia le quantità che noi indichiamo del PIL non sono le
quantità fisiche dei beni e servizi, ma il loro ammontare del valore. Ossia PIL=Sommatoria di
(quantità x prezzo)
Nel confronto tra 2 anni, Non contano le quantità ma l’entità relativa ai prezzi.
BENI:
Alcuni beni prodotti non hanno un prezzo di mercato sono per esempio il lavoro domestico e i
servizi dello stato. Il lavoro domestico non viene incluso nel PIL. Se la casalinga dovesse
andare a lavoro, allora vi è una distorsione perché vi sarà per esempio la presenza della baby-
sitter e quindi la comparsa di uno stipendio.
I beni della pubblica amministrazione sono sempre inclusi e sono calcolati sulla base dei costi.
Quindi si calcolano, per esempio per l’ASL, i costi delle medicine, medici, utenze, ecc.
Bisogna distinguere spesa pubblica e servizi pubblici che rientrano nel PIL dai trasferimenti
ossia erogazioni di denaro (erogazione 600 euro a fondo perduto per lavoratori ecc.) a titolo
gratuito (cassa integrazione, buoni spesa). Non rientrano nel PIL.
Beni e servizi finali: un bene finale è il prodotto finale ossia l’oggetto che è passato da tutta
una serie precedente di fasi produttive. Es: un panino è un bene finale perché è pronto per il
suo consumo. La farina e il grano non sono beni finali. Al bene finale si contrappone il bene
intermedio ossia una tappa del processo produttivo che viene compiuto per arrivare al bene
finale. Se includessimo nel PIL tutti i beni sia quelli finali che quelli intermedi, lo
conteggeremmo più di una volta e quindi nel prezzo del pane sono compresi i prezzi degli altri
beni per esempio la farina. Per calcolare il PIL si calcola solo il valore dei beni finali e non il
valore dei beni intermedi.
Beni e servizi finali, quindi prodotti fisici ma anche i servizi non fisici es. il commercialista. Non
hanno materialità fisica ma hanno ricchezza e quindi fanno parte del PIL.
Tra i costi fissi abbiamo il valore dei macchinari, delle fabbriche e stabilimenti, ecc. Quindi
sono beni capitali che non esauriscono la loro utilità in un’atto produttivo ma riproducono il
loro valore nel corso del tempo. Si chiamano beni capitali e rientrano nel calcolo del PIL quelli
che sono prodotti in quell’anno ossia di nuova produzione in quell’anno.
PAESE:
Rientrano nel PIL in Italia anche quei beni prodotti in Italia da aziende straniere. Si parla di
PNL ossia prodotto nazionale lordo. Il PIL riguarda tutto beni e servizi prodotti in un paese da
tutte le aziende. Nel PNL si individuano beni prodotti dalle aziende italiane. Le aziende italiane
in altri stati rientrano nel PNL e non nel PIL. Un’impresa americana che produce in italia
rientra nel PIL ma non nel PNL quindi bisogna sottrarlo dal PNL.
ARCO DI TEMPO:
Il PIL si riferisce sempre ad un arco temporale che solitamente è un anno ma anche
trimestrale ecc. Ci sono beni capitali che producono utilità in più anni, si deve introdurre nel
PIL solo i beni prodotti in quell’anno.
Una casa comprata nell’anno ma costruita 20 anni fa, non rientra nel PIL. Ma le commissioni
si. La ristrutturazione rientra nell’PIL.
Ci sono attività che iniziano in un anno ma che terminano nell’anno successivo. Anche in
questo caso si integrano i beni intermedi prodotti nell’anno in questione.
Quindi se abbiamo farina e acqua usati nel 2008. E il panino viene prodotto nel 2009, nel
2009 viene detratto il valore della farina e acqua. In questo contesto si introduce il valore
aggiunto. Ossia incremento del bene in una fase produttiva ad un bene intermedio. Valore di
vendita di un bene finale ossia il panino a 2 € si compone dalla somma dei valori aggiunti
delle varie fasi produttive. Ossia 0,50+0,70+0,80.
PIL = SPESA
Se vendo un panino a 2€, c’è un soggetto che acquista il panino a 2 euro e un soggetto che lo
vende. Al PIL corrisponde un’entità di pari valore che è la relativa spesa. Quindi il PIL
rappresenta la spesa complessiva ossia la spesa aggregata. La parte non venduta di
un’azienda fa parte del PIL e quindi non rientrano nel PIL successivo.
Componenti della spesa aggregata:
Consumi: sono beni finali ossia quei beni che danno luogo ad un atto di consumo
quindi sono gli acquisti da parte delle famiglie e si differenziano in beni di consumi
durevoli es. automobili, consumi non durevoli ossia il consumo si realizza in un
unico atto di consumo. Poi ci sono servizi attività economica che hanno utilità
economica che però non sono tangibili.
Investimenti: acquisti delle aziende. Vi sono due soggetti nell’economia ossia il
consumatore e produttore quindi famiglie e imprese. Le famiglie consumano e le
imprese producono beni. Le spese sono acquisti che vengono fatte dalle imprese.
Acquisto di beni capitali ovviamente nuovi: investimenti durevoli da parte delle
o imprese.
Acquisto di immobili residenziali nuovi ossia immobili che società immobiliari
o comprano e vendono alle famiglie.
Investimenti in scorte ossia beni che sono prodotti dalle imprese nell’anno di
o riferimento, sono presenti nei magazzini pronti per essere venduti. Sono beni
ancora da vendere.
Non sono considerati nel PIL tutto ciò che è monetario ossia se un’azienda
o acquista materia prima o macchinari, quell’attività è considerata nel PIL. Se
l’impresa acquista un BOT o PcT non rientra nel PIL. Beni e servizi reali e non
finanziari.
Non sono comprese le materie prime che sono beni intermedi, perché abbiamo
o detto che stanno dentro i prodotti finali.
Spesa pubblica: investimenti fatti dallo Stato e amministrazioni locali. Rientrano
stipendi ai medici, insegnanti, ecc. Tutto quello che lo Stato spende è spesa pubblica.
Esportazioni nette: ossia saldo tra (= esportazioni – importazioni) prodotti da uno
stato e venduti ad un acquirente estero.
Eguaglianza (identità!) PIL = SPESA
Y=C+I+G+NX
C= consumi
I= investimenti
G= spesa pubblica
NX= esportazioni nette (è parte della spesa che va ad acquistare prodotto del PIL e
sono soggetti che acquistano gli operatori esterni. Dagli operatori esteri dobbiamo
detrarre quello che vendiamo).
PIL = SPESA = REDDITI
Il PIL viene speso, quindi c’è qualcuno che acquista e qualcuno che guadagna. A fronte di
queste vendite c’è il reddito di chi vende. Il reddito si ripartisce tra tutti coloro che in qualche
maniera partecipano al processo produttivo perché il reddito del 2€ del panino non è il reddito
del panettiere (il reddito del panettiere è 1,20 – 0,70 farina (parte farina e parte grano).
Quindi si divide in:
Fornitori materie prime
Lavoratori
Stato
Fornitori di denaro
Quello che resta diventa profitto dell’imprenditore.
PIL NOMINALE VS PIL REALE
Il PIL viene prezzato ossia calcolato q.tà x prezzi.
Tasso di crescita del PIL del 2019= (PIL REALE 2019-PIL REALE 2018)/PIL REALE 2018
Variazione: (PIL NOMINALE ANNO2-PIL NOMINALE ANNO1)/PIL NOMINALE ANNO1= NUMERO
DECINALE*100= ES. 140% quindi +40%
Il PIL NOMINALE sovrastima la variazione. Ossia una parte di questo aumento non è che noi
possiamo godere di una maggiore quantità di beni ma semplicemente i beni di quei beni sono
cambiati. Una parte dell’incremento deriva dal prezzo delle pizze che è aumentato. Quindi è
vero che la produzione è aumentata ma anche che sono aumentati i prezzi. Se la q.tà di beni
sarebbe stata uguale ma non il prezzo, il PIL sarebbe aumentato ma non ci sarebbe stato un
incremento del consumo. Quindi non rappresenterebbe alcun incremento reale.
Il PIL REALE riflette la variazione del PIL nominale depurato dall’effetto prezzo ossia quanta
parte del PIL dipenda effettivamente dal miglioramento del benessere e non solo dall’aumento
di prezzo. L’obiettivo è neutralizzare l’effetto prezzo. Il procedimento è prendere i prezzi
dell’anno 1 e quindi ca