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Contabilità gestionale (o analitica)

Riassunto completo ed esaustivo sulla contabilità gestionale: definizione, caratteristiche ed applicazione in ambito aziendale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Bubbio dell’università degli Studi Carlo Cattaneo - Liuc.

Esame di Programmazione e controllo docente Prof. A. Bubbio

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• Costi indiretti : s’imputano secondo procedimenti di ripartizione. Esempi: costi comuni di produzione e costi di

struttura

• Costi rilevanti o evitabili : differiscono tra diverse alternative si scelta che influiscono sul risultato finale del calcolo

economico su cui verrà formulato il giudizio di convenienza. Sono definiti anche evitabili in quanto non presenti in

alcune scelte piuttosto che in altre

• Costi irrilevanti o inevitabili : la loro considerazione non incide sul risultato dell’analisi. Un tipo di costo inevitabile è

il costo sommerso poiché sostenuto in passato e non recuperabile

• Costi differenziali : ottenuti dalla differenza tra i costi di diverse alternative scegliendone una come base

• Costi di opportunità : non comportano esborso monetario ma misurano una perdita in termini di mancato

guadagno nell’ipotesi di impiego alternativo di fattori produttivi

• Costi cessanti : non sono più sostenuti in seguito alla decisione presa.

• Costi emergenti : costi da sostenere in seguito alla decisione presa

• Costi consuntivi o effettivi : misurano a posteriori il valore delle risorse impiegate.

• Costi preventivi : costi da sostenere per svolgere la produzione. Si definiscono costi standard se riferiti a

condizioni ipotetiche e servono come punto di riferimento nell’ambito della redazione del budget

• Costi controllabili: costi influenzati da decisioni di breve periodo di chi ne ha la responsabilità all’interno

dell’organizzazione aziendale (costi variabili)

• Costi non controllabili : non sono influenzati da decisioni di un responsabile di unità organizzativa (costi fissi.)

• Costi variabili : al variare della quantità prodotta, variano in misura proporzionale, più o meno che proporzionale.

In caso di produzione zero il costo non è sostenuto. L’andamento dei costi proporzionali è rappresentato da una

retta passante per l’origine. La sua inclinazione varia al variare di MX, nonché dal coefficiente di produttività

• Costi fissi : non variano al variare del volume di produzione a condizione che non si superino i limiti della capacità

produttiva data. (andamento a gradini)

• Costi misti : composti da una parte fissa e da una parte variabile (costo energia =formato da canone e da

ammontare dei consumi)

Variabilità dei costi

COSTO UNITARIO DI PRODOTTO Costo totale della produzione

Volume della produzione

I costi variabili incidono in misura fissa: aumentando/diminuendo il volume della produzione il quantitativo di materia

prima non cambia

I costi fissi incidono in misura variabile sul costo unitario: decrescono in caso di aumento di produzione e crescono in

caso contrario. La minor incidenza dei costi fisi a livello unitario comporta un maggior grado di sfruttamento della capacità

produttiva, realizzando le “economie di scala”. IL FULL COSTING

Questo sistema si fonda sul principio secondo il quale alla determinazione del costo totale dell’oggetto di calcolo devono

concorrere i costi di tutti i fattori che hanno contribuito, direttamente o indirettamente, al suo ottenimento. Utilizzando

questo sistema si va a ragionare sulla rimuneratività del prezzo di vendita. Generalmente l’azienda è tuttavia price taker

(il prezzo lo subisce) e non price maker, ossia quando si è leader di mercato o ci si muove in un mercato di mono

oligopolio.

Il costo pieno (costo full) è determinato aggiungendo al costo direct i costi fissi generali attraverso una ripartizione degli

stessi secondo criteri soggetti, che possono prendere a riferimento i volumi di produzione o le attività richieste dalla

produzione stessa.

Il costo full è utilizzato:

• Come base per a determinazione del prezzo di vendita, con l’aggiunta di una quota % di utile

• Come elemento di confronto con il prezzo di mercato di un prodotto standard, per decidere se e quanto produrre

in funzione dei margini di utile che il mercato consente di ottenere: qualora il costo sia coperto dal prezzo di

vendita del prodotto, si agisce in termini di riduzione di diseconomie di scala o razionalizzazione dei costi.

CONFIGURAZIONE DI COSTO: aggregazione progressiva di costi diretti e indiretti riferibili all’oggetto di costo; nelle

imprese si determinano configurazioni come:

• Costo primo : somma dei costi variabili e costi fissi specifici, imputabili direttamente all’oggetto di costo in modo

esclusivo (materia prima e manodopera). Utile per ragionare sulla politica di approvvigionamento dell’azienda.

• Costo industriale: determinato aggiungendo al costo primo una quota di comuni costi di produzione, imputati

indirettamente secondo differenti criteri di ripartizione.

• Costo complessivo : calcolato aggiungendo al costo industriale una quota di costi generali dell’impresa,

scegliendo il criterio di ripartizione ritenuto più idoneo.

• Costo economico – tecnico : calcolato aggiungendo al costo complessivo quote di oneri figurativi anch’essi

imputati indirettamente. Questi oneri sono costi che non determinano uscite monetarie nei calcoli di convenienza

economica: stipendi direzionali.

La differenza tra ricavi di vendita e costo complessivo rappresenta l’utile/guadagno dell’imprenditore. La quota di utile che

residua dopo la copertura degli oneri figurativi rappresenta il profitto netto nell’imprenditore.

CRITERI DI IMPUTAZIONE DEI COSTI INDIRETTI L’imputazione dei costi indiretti richiese la scelta della base di riparto

su cui procedere alla distribuzione di tali costi. L’imputazione può essere:

• Su base unica aziendale : aggregazione di tutti i costi indiretti e ripartizione del loro valore totale utilizzando

un’unica base di riparto. Tipico di aziende con processi produttivi semplici e aventi costi indiretti non elevati.

• Su base multipla aziendale : si aggregano i costi da ripartire in gruppi omogenei e per ogni gruppo viene scelta

una opportuna base di calcolo in funzione della natura dei costi e dell’obiettivo di calcolo. Adatta a realtà

produttive più complesse. In questo caso i costi indiretti, poiché non attribuibili immediatamente al prodotto,

devono essere prima localizzati in centri di costo.

CENTRI DI COSTO Unità organizzative aziendali cui sono attribuiti i costi indiretti, in attesa della loro imputazione alle

singole produzioni che li hanno determinati.

In fase di organizzazione della COAN l’azienda definisce un piano dei centri di costo basandosi su due criteri:

• Omogeneità delle operazioni riferibili al centro di costo, tenendo conto del tipo di attività

• Individuazione di un responsabile del centro di costo, avente il compito di gestire l’utilizzo delle risorse

I centri di costo possono essere:

• Reali: corrispondono a unità organizzative che sono possibili individuare fisicamente (reparto/ufficio.)

• Virtuali: privi di riferimento all’organizzazione ma creati solo per accumulare costi indiretti (costi per bollo,

assicurazione)

Il processo di attribuzione dei costi ai centri di costo è definito LOCALIZZAZIONE. Rispetto a quest’ultima i costi sono:

• Diretti: il costo è imputato al centro (quota di ammortamento mezzo di trasporto utilizzato in un unico reparto.)

• Indiretti: essendo costi riferibili a più centri, occorre individuare i parametri di localizzazione.

CENTRI DI COSTO IN BASE ALL’ATTIVITA’ SVOLTA:

• Centri produttivi: coincidenti con i reparti che svolgono il processo di trasformazione.

• Centri ausiliari: coincidenti con unità operative che svolgono funzioni di supporto alla produzione (manutenzione).

I servizi forniti da questi centri sono misurabili in unità fisiche.

• Centri comuni di servizi alla produzione: forniscono prestazioni ai vari centri produttivi ma i cui servizi non sono

misurati in unità fisiche (controllo qualità.)

• Centri funzionali: definiti in base alle funzioni aziendali (amministrazione, area commerciale.)

I centri ausiliari e i centri comuni di servizi alla produzione sono centri di costo INTERMEDI in quanto il loro costo totale

non è imputato all’oggetto finale di calcolo ma localizzato nei centri produttivi. L’imputazione da centro di costo a un altro

centro di costo di definisce ribaltamento.

I costi riguardanti i centri funzionali sono imputati:

• Direttamente sull’oggetto di calcolo

• Su altri centri di costo quando non è possibile individuare un parametro d’imputazione adeguato.

L’ACTIVITY BASED COSTING

Con il sistema di calcolo a full costing i costi comuni e generali sono ripartiti attraverso parametri volumetrici e quindi sono

inevitabilmente più costosi i prodotti ad alti volumi di produzione e vendita. Processi produttivi sempre più complessi richiedono

numerose attività di supporto che non dipendono da volumi di produzioni ma ad esempio dal numero di parti del componente.

Tali attività perciò comportano il sostenimento di costi comuni di produzione o generali, che devono essere imputati all’oggetto

di costo attraverso opportune basi d’imputazione.

L’ABC determina il costo pieno dell’oggetto di calcolo sommando ai costi variabili e ai costi fissi diretti e i costi indiretti delle

attività svolte per produrlo e collocarlo sul mercato.

Per effettuare tale imputazione occorre individuare i fattori che esprimono la domanda di attività, ossia gli activity cost drivers.

Per realizzare questo sistema occorre:

• Identificare le attività svolte per ottenere e vendere l’oggetto di misurazione. Su questa base sono definiti i centri di

attività, che corrispondono a un processo o a un reparto.

• Calcolare il costo totale delle singole attività attribuendo i costi delle risorse consumate ai centri mediante opportuni

parametri

• Identificare gli activity cost drivers, ossia i fattori che esprimono la domanda di attività da parte degli oggetti di costo e

che ne misurano la frequenza e l’intensità di impiego

• Calcolare il costo unitario di ogni activity driver dividendo il costo dell’attività per il numero delle volte in cui l’activity

driver è stato attivato. L’imputazione del costo dell’attività all’oggetto di calcolo avviene moltiplicando il costo unitario

dell’activity driver per il numero di activity drivers assorbiti dall’oggetto di costo che ha richiesto l’attività.

• L’ABC è quindi a tutti gli effetti, un full costing su base multipla, dove i costi comuni e generali raggruppati nei centri di

attività sono ripartiti utilizzando come base di imputazione gli activity cost drivers.

Rispetto al full costing tradizionale l’ABC presenta una maggiore accuratezza e una minore soggettività nella determinazione

dei parametri d’imputazione dei costi, allo stesso tempo, grazie all’analisi accurata dei processi, si è rivelato un ottimo strumento

e un’importante risorsa per ampliare e migliorare la conoscenza dei fenomeni aziendali.

L’UTILIZZO DEI COSTI PER L’ANALISI DIFFERENZIALE

L’utilizzo ottimale della struttura e della capacità produttiva dell’impresa richiede che si assumano decisioni di breve periodo

sulla base dei dati di costo, di ricavo e di risultato forniti dalla COAN. Ciò si verifica quando l’impresa:

• Valuta la rimuneratività dei singoli prodotti per individuare il mix più conveniente da promuovere sul mercato.

• Prendere decisioni di make or buy (svolgere internamente o esternamente un’attività)

• Decidere di accettare o rifiutare un nuovo ordine di fornitura che comporti un aumento della produzione.

Per affrontare scelte di questo tipo l’impresa utilizza l’analisi differenziale, ossia il confronto tra costi e ricavi di attività tra loro

alternative, allo scopo di definire il risultato differenziale che comporterebbe ciascuna scelta.

SCELTA DEL MIX DEI PRODOTTI Una scelta di questo tipo si basa su una valutazione di redditività comparata, effettuata

utilizzando il margine di contribuzione unitario. All’impresa si possono presentare due situazioni:

• Per il prodotto di cui si vuole aumentare la produzione non esistono vincoli produttivi o di mercato: in questo caso è

scelto il prodotto con il margine di contribuzione unitario più elevato

• Per il prodotto considerato esiste un vincolo di mercato (l’aumento della vendita comporta una riduzione delle vendite di

un altro prodotto) o un vincolo produttivo (l’aumento della produzione dell’articolo più remunerativo si sostituisce alla

produzione di uno meno remunerativo). In questo caso la scelta avviene sulla base del margine di contribuzione

relativo rapportato al fattore che costituisce un vincolo (ore macchina.)

= fattore produttivo scarso: fattore disponibile in misura limitata, che in caso di aumento della produzione viene tolto

dalla prod. Meno conveniente e trasferito a quella più conveniente

SCELTA DI MAKE OR BUY L’impresa assume queste scelte quando:

• Necessitando di un nuovo componente, deve decidere se acquistarlo o produrlo al proprio interno.

• Vuole valutare l’opportunità di produrre al proprio interno il componente che sta acquistando da fornitori esterni e

viceversa. La stessa analisi è effettuata per affidare a imprese esterne alcune fasi del processo produttivo.

L’analisi differenziale confronta i costi/ricavi rilevanti delle due alternative, ossia i costi evitabili in una situazione rispetto a quella

di confronto. Normalmente si tratta di costi variabili, talvolta anche di costi fissi a condizione che possano essere impiegati in

altre produzioni


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Angila945 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Programmazione e controllo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Cattaneo - Liuc o del prof Bubbio Alberto.

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