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Confronto tra i diversi modelli di capitalismo

Il sistema produttivo nel capitalismo del nord Europa

L’organizzazione produttiva e le strategie competitive che caratterizzano il capitalismo del nord Europa sono fortemente influenzate da un mix di regolazione dato dall’azione di più attori, ovvero:

Dallo stato. Esso gioca un ruolo proattivo dato che ha svolto una decisa azione di agency volta a sostenere le attività economiche collegate all’innovazione attraverso politiche e investimenti pubblici con tre principali meccanismi:

  • L’azione dello stato a sostegno dell’arena economica. Infatti troviamo i più alti livelli di investimenti e spesa per le attività di ricerca e sviluppo.
  • Presenza di un settore pubblico efficiente ed efficace. Infatti troviamo maggior presenza di occupati nel settore pubblico e la valutazione dei servizi/beni offerti è tra le più alte.
  • Il ruolo svolto dal welfare come fattore produttivo per indirizzarsi verso l’enabling welfare state, orientato sull’offerta che mantiene elevate garanzie per i lavoratori che permette un adattamento dinamico in base alle esigenze.

Dagli attori della rappresentanza degli interessi, ovvero dal sistema di relazioni internazionali. Questo assetto ha portato a elevati minimi salariali rendendo non perseguibili strategie competitive incentrate sulla via bassa ma rendendo la produttività e l’innovazione una necessità per le imprese.

Dalle banche, le quali stanno avendo importanti trasformazioni. Offrire un mix fra strumenti di credito tradizionali assieme a forme innovative di finanziamento associate all’alta tecnologia (venture capital).

Dalle grandi imprese. Le loro modalità sono incentrate sulla partecipazione (diffusione learning organization - meccanismi che promuovono partecipazione, apprendimento) e sulla riduzione dello spazio per una competizione sul prezzo. Viene promossa quindi la produttività del lavoro.

Esempi

  • Svezia --- troviamo grandi multinazionali specializzate nell’alta tecnologia (Ericsson) ma anche più tradizionali (Volvo, Ikea, Electrolux). Imprese strategiche di grandi dimensioni ad apertura internazionale. Si basa su innovazione e qualità dei prodotti.
  • Danimarca --- anche le imprese di piccole dimensioni si caratterizzano per una forte innovazione.

Conclusione: Tutti e 4 i paesi hanno una maggiore specializzazione in occupazioni legate all’attività dell’alta tecnologia (1a Danimarca, 2a Svezia). Svezia, Danimarca e Finlandia hanno una quota di brevetti high-tech sulla popolazione superiore alla media EU.

Nel capitalismo continentale

Similitudini con le economie coordinate di mercato, ovvero i problemi di coordinamento nelle azioni delle imprese è risolto tramite interazione strategica (elevata cooperazione basata su meccanismi che dipendono da reputazione e fiducia).

A riguardo dell’intervento dello stato, questo modello si accomuna a quello dell’Europa del Nord, uno stato difensore degli interessi nazionali e attento a favorire il consolidamento di grandi imprese soprattutto in settori quali logistica, comunicazioni, trasporti e finanziari (Germania anche manifatturiero). Lo stato adotta politiche efficaci per lo sviluppo economico. In Germania e Austria l’economia continua a basarsi sul capitale “paziente” delle banche.

Le relazioni industriali sono basate, anche in questo caso, sulla partecipazione e su commitment. Tali pratiche hanno favorito la moderazione salariale e la flessibilità del lavoro ma con una strategia diversa rispetto ai paesi scandinavi.

Gli investimenti e le spese in ricerca e sviluppo sono superiori alla media europea ma nettamente inferiori ai paesi con modello di capitalismo del nord. Le imprese di grandi dimensioni hanno sviluppato i modelli partecipativi organizzativi a cui sono indirizzate le politiche industriali e per l’innovazione. Infatti troviamo una produttività del lavoro superiore alla media europea ma sempre inferiore a quella dei paesi del Nord Europa.

Esempi

  • Germania --- Si è consolidato dagli anni ’50 un sistema del credito caratterizzato da istituti bancari di grandi dimensioni, un sistema associativo molto forte e dense reti collaborative tra imprese. Caratterizzato da una forza lavoro stabile e specializzata, con elevati salari e molta tutela. Anni ’80 ci si concentra su diversificazione e qualità dei prodotti. Nuovo modello con 3 componenti: flessibilità interna del lavoro, molti investimenti tecnologici e importante ruolo delle banche. Anni 2000 difficoltà pesanti, si ha crescita economica senza crescita occupazionale ma in seguito forte ripresa grazie all’export, alle riforme sul mercato, al processo di liberalizzazione e alla coalizione tra partiti. Troviamo notevoli cambiamenti nell’area del credito che si basa su un modello di banca di investimento che porta ad un disallineamento tra esigenze del sistema finanziario e delle imprese. Mantenendo comunque importante il ruolo delle banche.
  • Francia --- Lo stato è intervenuto nei casi di campioni nazionali e con una forte spesa a sostegno dei disoccupati e per le persone in difficoltà economica. Anni ’80: diminuzione dei sussidi alle imprese, ampliamento ruolo del mercato azionario, processi di liberalizzazione. Attualmente si è riscontrato un aumento del ruolo della borsa. Questo processo di ampliamento non ha portato all’avvicinarsi al modello anglosassone ma simile. Stato riveste il ruolo di attivatore del mercato ma risente dell’idee del passato. Sindacati sono molto deboli dovendo far intervenire lo stato. Ecco perché la funzione di coordinamento che in Germania era svolta dal versante associativo, in Francia è svolto dal settore pubblico.

Conclusioni: In pratica Francia e Germania abbandonano il modello tradizionale, non avvicinandosi al modello anglosassone ma creando un modello ibrido nel quale le caratteristiche del passato continuano a rivestire un ruolo importante.

Nel capitalismo anglosassone

In Irlanda e nel Regno Unito siamo caratterizzati da una forte presenza di attività economiche legate all’innovazione e al settore dei servizi. Dagli anni ’80 è stata presente una massiccia deindustrializzazione che ha portato ad una riduzione delle attività manifatturiere. Questo modello si caratterizza per relazioni poco stabili, di breve periodo e con reti poco strutturate perché è il mercato che regola i rapporti tra le imprese.

Molto sviluppato è il settore terziario, che nel tempo ha favorito elevati livelli occupazionali ma anche lavoratori vulnerabili e con bassi salari. Il settore del credito riveste un ruolo importante in cui troviamo grande disponibilità di strumenti di finanziamento basati sul mercato azionario. Maggior peso rispetto alla media UE lo assumono le venture capital.

Per quanto riguarda gli aiuti dello stato sono molto bassi nel Regno Unito, in Irlanda non spiccano ma si aggirano nella media europea. Possiamo notare come, nonostante i pochi aiuti sociali, questi si dimostrino efficaci all’interno del paese. NB: la spesa in ricerca e sviluppo è nettamente inferiore a quella di tutti gli altri paesi infatti è al di sotto della media europea.

Regno Unito e Irlanda non hanno le stesse caratteristiche ma anzi si sono andati a sviluppare nel tempo delle sostanziali differenze, nonostante ciò possiamo includerle nello stesso modello di capitalismo.

Esempi

  • Regno Unito --- Fino agli anni ’60 troviamo imprese di grandi dimensioni che reperivano risorse all’interno del mercato finanziario. Era inoltre presente una forza lavoro con competenze per lo più generali questo per facilitare la ricerca di sempre continui e nuovi lavori favorendo così un’elevata mobilità dei lavoratori. Questo induce ad una bassa produttività del lavoro, totalmente contrario ai modelli visti in precedenza. Quindi le imprese non ricercano un’alta qualità dei prodotti e nemmeno il coinvolgimento dei propri lavoratori. Negli anni ’70 la produttività del lavoro è considerevolmente inferiore a Francia e Germania. In questo periodo si avvia un processo di deindustrializzazione per cercare di copiare il modello organizzativo del Giappone, fallendo. Nasce quindi un’economia basata su: sviluppo dei settori dell’alta tecnologia e dei servizi avanzati, crescita di quei servizi a bassa qualificazione. Dall’inizio degli anni ’90 fino ai giorni della crisi il Regno Unito vive un periodo di Great Moderation ovvero crescita del PIL, elevata occupazione, bassa inflazione e stabilità microeconomica ma anche elevati problemi di produttività provocando poi un ritardo e maggiori difficoltà di uscita dalla crisi.
  • Irlanda --- Fino agli anni ’60 troviamo una politica di tipo industrialization by invitation ovvero politiche per lo più di modifica dell’economia basata su agricoltura e politiche protezioniste. Un modello che mirava a: riduzione spesa pubblica e riduzione delle tasse per attirare investimenti esteri. Una politica che adottava strumenti e strategie di attrazione di tali investimenti come IDA. La messa a punto di condizioni di costo per attrarre le imprese estere, ma anche per il tentativo di creare le condizioni di contesto affinché tali imprese perdurino localmente. Questo avviene grazie a pratiche di concertazione. Come nel Regno Unito anche l’Irlanda ha avuto il suo periodo moderato comunque facendo sfociare gli elementi principali di criticità. Ovvero la forte dipendenza da imprese multinazionali che non si sono veramente radicate nel paese ma anche la forte dipendenza a forme di indebitamento privato che portò alla bolla edilizia.

Conclusioni: Tutti e due i paesi hanno avuto un vantaggio competitivo molto forte nel settore dei servizi avanzati come finanza e il settore delle assicurazioni e pensioni. Si conferma così la competitività dei servizi e la marcata finanziarizzazione del capitalismo anglosassone che però ha esposto questo modello alla crisi finanziaria che è qui esplosa prima degli altri paesi europei.

Nel capitalismo mediterraneo

Un primo elemento importante è il ruolo svolto dallo stato. Esso è una macchina amministrativo-burocratica che frena i processi di sviluppo, spende poco in politiche per lo sviluppo e l’innovazione, spende male facendo poco efficaci. In questo modello si ha un sistema di regole, autorizzazioni e vincoli che incidono in maniera significativa (negativamente, infatti è ritenuto il principale fattore di ostacolo nell’area economica).

Si ha una bassa spesa in politiche per lo sviluppo e per l’innovazione. In più la crescente questaviene rafforzata dalla crescente ricerca della stabilità macroeconomica attraverso l’austerity. In tutti e 4 il debito pubblico ha raggiunto un livello molto elevato portando ad un’ulteriore richiesta di diminuzione della spesa. In questi paesi il rapporto percentuale tra debito e PIL è nettamente superiore alla media europea (87%), ad esempio in Italia si tocca il 132%, in Grecia addirittura il 177%. Questi dati sono stati frutto anche della recente crisi che ha inasprito ancora di più le politiche di stimolo alla crescita economica, provocando una conseguente catena di diminuzione degli investimenti allo sviluppo, poi quelli privati e infine contrazione dei consumi.

In questo modello è presente una bassa diffusione degli strumenti finanziari per le attività a rischio. Quindi si spende poco per le politiche di sviluppo, e si spende pure male infatti il rendimento del settore pubblico è tra i più bassi d’Europa. Le politiche attuate sono comunque sempre poco efficaci. Il sistema del credito è caratterizzato da una forte presenza di banche, dove solo in alcune di esse si ha un’elevata concentrazione della proprietà, e i mercati finanziari sono poco sviluppati.

Un’altra importante caratteristica è la bassa produttività del lavoro (problema strutturale). Possiamo concludere che è un modello pressoché instabile e altalenante.

Esempi

  • Italia --- Ha un maggior peso delle attività manifatturiere sviluppate grazie al capitalismo familiare, al ruolo importante delle piccola impresa e la presenza dei distretti industriali. Nella metà degli anni ’70 si è rafforzata la concentrazione territoriale nella “terza Italia” ovvero regioni come Toscana, Emilia e Veneto. Definito come il Made in Italy, aveva come punti di forza la competitività dei costi e un livello medio di qualità. Per quanto riguarda il credito, questo modello si fonda su tre risorse; il capitale familiare, i lavoratori che si mettevano in proprio era come se ricevessero i fondi dai datori di lavoro precedenti, rapporto molto legato alla fiducia. A partire dagli anni ’90 a causa della competizione internazionale, dell’€ e della crisi dei mercati del consumo rese instabile l’equilibrio di questi paesi. Possiamo definire il modello italiano come un modello “regionalizzato” con una forte presenza di piccole e medie imprese export-oriented.
  • Spagna --- Dagli anni ’90 sperimenta una forte crescita economica grazie a un indebitamento interno privato, alla liberalizzazione di alcuni settori, alla privatizzazione dell’America Latina e infine ad una regolazione del mercato immobiliare che ha favorito una crescita molto marcata e di lunga durata di tale settore. Spagna si specializza su 2 settori: turismo e costruzioni. Questi due segmenti hanno sviluppato un diffuso consenso elettorale, creato rilevanti introiti derivanti dalla tassazione della proprietà e una conseguente crescita occupazionale. Ciò nonostante si percepirono elementi di debolezza come la facilità di concessione del credito. La Spagna fu il paese mediterraneo che risentì maggiormente della bolla immobiliare.

In entrambi i paesi si notò una forte difficoltà a rispondere alle pressioni della crisi.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Erika_P di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Ricciuti Roberto.
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