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Conflitto e riconciliazione

Appunti di Conflitti nei gruppi sociali e processi di mediazione del prof. Melotti sul Conflitto e riconciliazione: il conflitto sociale, Dilemma del prigioniero, tragedia delle risorse comuni, la competizione, percezione di ingiustizia, gli errori di percezione, azione conflittuale.

Esame di Conflitti nei gruppi sociali e processi di mediazione docente Prof. G. Melotti

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CONFLITTO E RICONCILIAZIONE (Dispensa)

Gli elementi del conflitto sono simili in diverse situazioni; possiamo esaminare il

conflitto tra le nazioni nella corsa agli armamenti, tra fazioni religiose o nei bisticci

tra coniugi che ci troveremo sempre di fronte agli stessi elementi. Che il conflitto sia

tra nazioni oppure tra datore di lavoro e lavoratori, le persone coinvolte hanno

l’impressione che se uno guadagna qualcosa l’altro ci perde. Il conflitto significa

anche coinvolgimento, impegno, riconoscimento delle richieste dell’altro, gestione

delle differenze, tensione al cambiamento. Se il conflitto è compreso e riconosciuto,

può stimolare relazioni umane rinnovate e migliorate. La riconciliazione è la

risultante di un conflitto gestito con creatività e con l’intenzionalità di trovare una

soluzione.

Il è un’interazione tra attori (individui, gruppi, organizzazioni ecc.),

conflitto sociale

in cui almeno un attore percepisce un’incompatibilità (di obiettivi e/o interessi e/o

azioni) con uno o più attori nella dimensione del pensiero e delle percezioni, nella

dimensione emozionale e/o nella dimensione della volontà in modo tale da avvertire

che la realizzazione (dei propri pensieri, emozioni, volontà) venga ostacolata da un

altro attore.

Nasce il dilemma: come conciliare l’interesse individuale con il benessere comune?

Per isolare e studiare tale dilemma, gli psicologi sociali hanno usato degli

esperimenti di laboratorio che consentono di mettere in evidenza il nucleo di molti

conflitti sociali reali. se il prigioniero A

Dilemma del prigioniero

confessa e il B non confessa, il procuratore garantisce immunità ad A e usa la

confessione di A per condannare B alla pena massima. Se entrambi confessano,

ognuno riceve una pena moderata. Se nessuno confessa, ognuno è accusato di un

crimine minore e riceve una condanna lieve. Tra tutte le decisioni quella del

tradimento rappresenta la posizione migliore, perché sfrutta la cooperazione degli

altri o protegge dal loro possibile sfruttamento. Non cooperando entrambe le parti

finiscono peggio che se avessero avuto fiducia reciproca ottenendo così un

vantaggio comune. Questo dilemma spesso porta ad una assenza di collaborazione.

Hardin,ecologista possono essere

La tragedia delle risorse comuni

rappresentate dall’aria, dall’acqua, dalle balene, dai biscotti, da ogni risorsa

condivisa e limitata. Se tutti usano una risorsa con moderazione, essa può riformarsi

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alla velocità con cui è stata utilizzata. L’erba ricrescerà, le balene si riprodurranno e

la scatola dei biscotti sarà riempita. Viceversa si verificherà la tragedia delle risorse

comuni. L’inquinamento ambientale è la somma di molte contaminazioni minori,

ognuna delle quali giova ai singoli inquinatori molto più di quanto potrebbe giovare

a loro e all’ambiente se cessassero di inquinare. Sporchiamo gli spazi pubblici

mentre teniamo puliti inostri spazi personali. Quando le risorse non vengono

ripartite, le persone spesso consumano più di quelo di cui hanno consapevolezza. Il

dilemma del prigioniero e la tragedia delle risorse comuni hanno tre caratteristiche

simili. Prima di tutto entrambe inducono le persone a spiegare il loro

comportamento su una base situazionale e a spiegare il comportamento degli altri

su base disposizionale. La maggior parte delle persone non si rende conto che gli

altri incorrono nello stesso errore fondamentale di attribuzione nei loro riguardi. La

seconda caratteristica riguarda il fatto che le ragioni spesso cambiano. Prima la

gente è ansiosa di massimizzare le proprie risorse con facilità, poi di minimizzare le

perdite, infine di salvare la reputazione ed evitare sconfitte. La terza caratteristica si

riferisce al fatto che la maggior parte dei conflitti nella vita reale, così come il

dilemma del prigioniero e la tragedia delle risorse comuni, sono giochi a somma

. I benefici e le perdite delle due parti non danno necessariamente

diversa da zero

un totale di zero: entrambi possono vincere o perdere.

In queste situazioni come si possono indurre le persone a cooperare al fine di

ottenere reciprocamente risultati migliori? Dare regole nella vita di tutti i giorni il

porre regole ha dei costi, costi di amministrazione e di applicazione delle regole, e

costi per la diminuita libertà personale. Nasce una domanda fino a che punto i costi

insiti nel porre e avere regole superano i benefici? Piccolo è bello c’è un altro

modo per risolvere idilemmi sociali: formare gruppi piccoli, dove ogni persona si

sente più responsabile ed efficace. Quando un gruppo amplia le sue dimensioni, le

persone sono più propense a pensare ad una scusa per non cooperare. Nei gruppi

più piccoli le percezioni si sentono più identificate con il successo del gruppo. In

comunità grandi siccome il danno procurato da una persona può sottovalutare la

responsabilità personale, dove possibile le grandi comunità dovrebbero essere

divise in territori più piccoli. Comunicare per risolvere un dilemma sociale, le

persone devono comunicare. In laboratorio come nella vita reale, la comunicazione

di gruppo talvolta degenera in minacce e insulti. Più spesso la comunicazione

permette alle persone di cooperare, discutere su un dilemma ha come esito la

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formazione di un’identità di gruppo. Esperimento di Dawes: a me e a sei sconosciuti

vengono dati 6euro che possiamo dare agli altri e se lo facciamo verrà raddoppiato e

lo sperimentatore consegnerà 2 euro a ognuno degli estranei. Nessuno saprà se ho

deciso di dare o di tenere il denaro. Se tutti diamo il denaro, ognuno intasca 12

euro, se noi teniamo i 6 euro e tutti gli altri li danno noi intaschiamo 18 euro. Se noi

diamo e gli altri tengono noi non intaschiamo niente. La cooperazione è

reciprocamente vantaggiosa, ma prevede un rischio. Con una comunicazione aperta,

chiara schietta tra le parti si tende a ridurre la sfiducia e permette alle persone di

raggiungere degli accordi che conducono a miglioramenti comuni. Variare i

profitti la cooperazione nasce quando gli sperimentatori cambiano la matrice del

profitto per incrementare i compensi legati alla cooperazione e ridurre quelli per la

competizione. La variazione nei profitti aiuta anche a risolvere dilemmi reali.

Richiamarsi a norme altruistiche la maggior parte delle persone aderisce alle

norme della responsabilità sociale, della reciprocità della giustizia e del

mantenimento dei propri impegni e che, in realtà il problema è come suscitare tale

sensibilità anche negli altri. Un modo è quello di utilizzare l’influenza di un capo

carismatico che stimoli le persone a cooperare o definire le situazioni in modo che

implichino delle regole di cooperazione. La comunicazione può anche stimolare

regole altruistiche . quando le condizioni sperimentali permettevano la

comunicazione, i partecipanti alla prove di laboratorio spesso si appellavano alla

norma della responsabilità sociale.

LA COMPETIZIONE

Le ostilità spesso nascono quando i gruppi competono per lavori, alloggi o risorse

insufficienti. Sherif fece esperimenti con ragazzini di 11 e 12 anni. Dopo aver

studiato le radici sociali della crudeltà, Sherif introdusse alcuni elementi essenziali in

varie esperienze di campeggi estivi di tre settimane. In uno di questi studi divise 22

ragazzi di Oklaoma city, che non si conoscevano tra loro, in due gruppi, li portò in un

campeggio di boy scout in autobus separati e li sistemò in ranch distanti. Per buona

parte della prima settimana ogni gruppo non seppe dell’esistenza dell’altro.

Cooperando in varie attività i membri di ogni gruppo si compattarono. Un gruppo

era “Aquile”, l’altro “Serpenti a Sonagli”. Questi ultimi si accorsero dell’altro gruppo

perché nel loro campo da baseball, i responsabili del campo proposero giochi

competitivi e entrambi i gruppi risposero con entusiasmo. Da qui il campo estivo

degenerò in battaglia. Il conflitto iniziò con una serie di soprannomi che gli uni

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davano agli altri durante le attività competitive, poi con lo spargimento di rifiuti

nella sala mensa, pestaggi ecc. la competizione vincitori-vinti aveva prodotto un

intenso conflitto. Il loro comportamento scellerato era scatenato da una situazione

perversa, di competizione e conflitto. La competizione alimenta conflitto quando: -le

persone percepiscono che risorse come denaro, lavoro o potere sono limitate e

disponibili in un gioco a somma diversa da zero( quando il guadagno degli altri

equivale alle proprie perdite); - le persone percepiscono l’outgroup come potenziale

competitore. Sherif ha reso degli estranei in nemici, ma anche poi rese dei nemici in

amici con gli obiettivi sovraordinati.

PERCEZIONE DI INGIUSTIZIA

Secondo alcuni le persone percepiscono la giustizia come equità; la distribuzione di

ricompense in proporzione ai contributi individuali. Se una delle due persone

contribuisce di più e ha meno benefici dell’altra, si sentirà sfruttata e irritata; dal

canto suo,l’altra persona potrà sentirsi uno sfruttatore e avvertire senso di colpa. E’

possibile che una delle due persone sia più sensibile all’iniquità rispetto all’altra. La

percezione di iniquità nelle relazioni sta alla base di un’altra teoria utilizzata per

spiegare il conflitto la secondo la quale

teoria della deprivazione relativa,

sentimenti di scontentezza e do ostilità sorgono dalla convinzione che altre persone

e altri gruppi si trovino in condizioni migliori rispetto alle propeie o a quelle del

proprio gruppo. Le persone che sperimentano deprivazione relativa percepiscono

iniquità tra ciò che hanno dato e ciò che hanno ricevuto in una relazione passata.

GLI ERRORI DI PERCEZIONE

Il conflitto è la percezione di un’incompatibilità tra azioni e obiettivi. In realtà molti

conflitti non contengono altro che un piccolo nucleo di obiettivi incompatibili. Il

problema maggiore è rappresentato da errori di percezione in merito alle ragioni e

agli obiettivi degli altri. Grazie all’errore fondamentale di attribuzione ogni persona

o gruppo vede l’ostilità dell’altro come il riflrsso di una disposizione negativa o

malvagia. Anche il solo fatto di essere parte di un gruppo scatena il pregiudizio

dell’ingroup. Gli stereotipi negativi dell’outgroup, una volta formati, resistono

spesso alle prove che li confutano. Così non dovrebbe sorprendere, ma far riflettere,

scoprire che le persone in conflitto, ovunque nel mondo , si formano immagini

distorte dell’altro. 4


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in educatore sociale e culturale (BOLOGNA, RIMINI)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Conflitti nei gruppi sociali e processi di mediazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Melotti Giannino.

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