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Conflitto e riconciliazione

Gli elementi del conflitto sono simili in diverse situazioni; possiamo esaminare il conflitto tra le nazioni nella corsa agli armamenti, tra fazioni religiose o nei bisticci tra coniugi e ci troveremo sempre di fronte agli stessi elementi. Che il conflitto sia tra nazioni oppure tra datore di lavoro e lavoratori, le persone coinvolte hanno l’impressione che se uno guadagna qualcosa l’altro ci perde. Il conflitto significa anche coinvolgimento, impegno, riconoscimento delle richieste dell’altro, gestione delle differenze, tensione al cambiamento. Se il conflitto è compreso e riconosciuto, può stimolare relazioni umane rinnovate e migliorate. La riconciliazione è la risultante di un conflitto gestito con creatività e con l’intenzionalità di trovare una soluzione.

Il conflitto sociale

Il conflitto sociale è un’interazione tra attori (individui, gruppi, organizzazioni ecc.), in cui almeno un attore percepisce un’incompatibilità (di obiettivi e/o interessi e/o azioni) con uno o più attori nella dimensione del pensiero e delle percezioni, nella dimensione emozionale e/o nella dimensione della volontà in modo tale da avvertire che la realizzazione (dei propri pensieri, emozioni, volontà) venga ostacolata da un altro attore.

Nasce il dilemma: come conciliare l’interesse individuale con il benessere comune? Per isolare e studiare tale dilemma, gli psicologi sociali hanno usato degli esperimenti di laboratorio che consentono di mettere in evidenza il nucleo di molti conflitti sociali reali.

Il dilemma del prigioniero

Se il prigioniero A confessa e il B non confessa, il procuratore garantisce immunità ad A e usa la confessione di A per condannare B alla pena massima. Se entrambi confessano, ognuno riceve una pena moderata. Se nessuno confessa, ognuno è accusato di un crimine minore e riceve una condanna lieve. Tra tutte le decisioni, quella del tradimento rappresenta la posizione migliore, perché sfrutta la cooperazione degli altri o protegge dal loro possibile sfruttamento. Non cooperando, entrambe le parti finiscono peggio che se avessero avuto fiducia reciproca ottenendo così un vantaggio comune. Questo dilemma spesso porta a un'assenza di collaborazione.

La tragedia delle risorse comuni

Hardin, ecologista, descrive la tragedia delle risorse comuni che possono essere rappresentate dall’aria, dall’acqua, dalle balene, dai biscotti, da ogni risorsa condivisa e limitata. Se tutti usano una risorsa con moderazione, essa può riformarsi alla velocità con cui è stata utilizzata. L’erba ricrescerà, le balene si riprodurranno e la scatola dei biscotti sarà riempita. Viceversa, si verificherà la tragedia delle risorse comuni. L’inquinamento ambientale è la somma di molte contaminazioni minori, ognuna delle quali giova ai singoli inquinatori molto più di quanto potrebbe giovare a loro e all’ambiente se cessassero di inquinare. Sporchiamo gli spazi pubblici mentre teniamo puliti i nostri spazi personali. Quando le risorse non vengono ripartite, le persone spesso consumano più di quello di cui hanno consapevolezza.

Caratteristiche dei conflitti

Il dilemma del prigioniero e la tragedia delle risorse comuni hanno tre caratteristiche simili:

  • Entrambe inducono le persone a spiegare il loro comportamento su una base situazionale e a spiegare il comportamento degli altri su base disposizionale.
  • Le ragioni spesso cambiano. Prima la gente è ansiosa di massimizzare le proprie risorse con facilità, poi di minimizzare le perdite, infine di salvare la reputazione ed evitare sconfitte.
  • La maggior parte dei conflitti nella vita reale, così come il dilemma del prigioniero e la tragedia delle risorse comuni, sono giochi a somma diversa da zero. I benefici e le perdite delle due parti non danno necessariamente un totale di zero: entrambi possono vincere o perdere.

Indurre la cooperazione

In queste situazioni, come si possono indurre le persone a cooperare al fine di ottenere reciprocamente risultati migliori? Dare regole nella vita di tutti i giorni comporta dei costi, costi di amministrazione e di applicazione delle regole, e costi per la diminuita libertà personale. Nasce una domanda: fino a che punto i costi insiti nel porre e avere regole superano i benefici?

Piccolo è bello

C’è un altro modo per risolvere i dilemmi sociali: formare gruppi piccoli, dove ogni persona si sente più responsabile ed efficace. Quando un gruppo amplia le sue dimensioni, le persone sono più propense a pensare a una scusa per non cooperare. Nei gruppi più piccoli le percezioni si sentono più identificate con il successo del gruppo. In comunità grandi, siccome il danno procurato da una persona può sottovalutare la responsabilità personale, dove possibile le grandi comunità dovrebbero essere divise in territori più piccoli.

Comunicare

Per risolvere un dilemma sociale, le persone devono comunicare. In laboratorio come nella vita reale, la comunicazione di gruppo talvolta degenera in minacce e insulti. Più spesso la comunicazione permette alle persone di cooperare; discutere su un dilemma ha come esito la formazione di un’identità di gruppo.

Esperimento di Dawes: a me e a sei sconosciuti vengono dati 6 euro che possiamo dare agli altri e se lo facciamo verrà raddoppiato e lo sperimentatore consegnerà 2 euro a ognuno degli estranei. Nessuno saprà se ho deciso di dare o di tenere il denaro. Se tutti diamo il denaro, ognuno intasca 12 euro, se noi teniamo i 6 euro e tutti gli altri li danno noi intaschiamo 18 euro. Se noi diamo e gli altri tengono, noi non intaschiamo niente. La cooperazione è reciprocamente vantaggiosa, ma prevede un rischio.

Con una comunicazione aperta, chiara e schietta tra le parti si tende a ridurre la sfiducia e permette alle persone di raggiungere degli accordi che conducono a miglioramenti comuni.

Variare i profitti

La cooperazione nasce quando gli sperimentatori cambiano la matrice del profitto per incrementare i compensi legati alla cooperazione e ridurre quelli per la competizione. La variazione nei profitti aiuta anche a risolvere dilemmi reali.

Richiamarsi a norme altruistiche

La maggior parte delle persone aderisce alle norme della responsabilità sociale, della reciprocità della giustizia e del mantenimento dei propri impegni e che, in realtà, il problema è come suscitare tale sensibilità anche negli altri. Un modo è quello di utilizzare l’influenza di un capo carismatico che stimoli le persone a cooperare o definire le situazioni in modo che implichino delle regole di cooperazione. La comunicazione può anche stimolare regole altruistiche. Quando le condizioni sperimentali permettevano la comunicazione, i partecipanti alle prove di laboratorio spesso si appellavano alla norma della responsabilità sociale.

La competizione

Le ostilità spesso nascono quando i gruppi competono per lavori, alloggi o risorse insufficienti. Sherif fece e...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Conflitti nei gruppi sociali e processi di mediazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Melotti Giannino.
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