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Appunti di Conflitti nei gruppi sociali e processi di mediazione del prof. Melotti sul Conflitto e mediazione: cos’è la mediazione, 4 caratteristiche importanti, Storia della mediazione, livelli di intervento della mediazione, Caratteristiche generali della mediazione.

Esame di Conflitti nei gruppi sociali e processi di mediazione docente Prof. G. Melotti

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Caratteristiche generali della mediazione (Wall et al. 2001) Risultati

Determinanti Caratteristiche Fattori che ottenuti

della influenzano i

degli approcci dalle parti

mediazione risultati Risultati

della

Interazione Modelli di

mediazione mediazione

fra le parti mediazione Risultati

ottenuti dal

mediatore

Figura 1

Caratteristiche generali della mediazione (Wall et al. 2001)

Perché una mediazione abbia luogo occorrono due processi:

• le parti devono richiedere la presenza di un terzo come mediatore;

• il soggetto terzo deve essere d’accordo a mediare.

• La pratica della mediazione è quindi un processo volontario e consensuale, nel quale le

• parti giocano un ruolo attivo nell’assumersi la responsabilità della disputa e giungere

ad un accordo finale. Essa inoltre, proprio perché pratica alternativa, è confidenziale,

nel senso che le parti si esprimono liberamente e secondo i tempi stabiliti insieme

(Gaddi et al. 2003).

Il ruolo delle norme

La letteratura mostra che due fattori – le norme e i benefici attesi – sono fondamentali

• nel modellare questi due processi interdipendenti.

Consideriamo le norme, che sono strettamente collegate alla cultura di riferimento.

• Per esempio, in Paesi come la Cina, il Giappone, la Tailandia o la Turchia, le norme

rappresentano una potente variabile nel motivare le parti a richiedere la presenza di

una terza parte nella soluzione delle dispute.

Negli Stati Uniti la mediazione è meno utilizzata dalla popolazione (solo il 10% delle

• dispute cerca la soluzione attraverso la presenza di una terza parte). Gli autori

spiegano questo atteggiamento rimandando alla cultura di appartenenza

3

Per esempio che nella soluzione di conflitti, gli Asiatici preferiscono utilizzare strategie

• mediazionali che frenano l’animosità interpersonale e si preoccupano del bene

collettivo, mentre i Nordamericani e gli Europei preferiscono strategie di confronto

diretto che presuppongono una concezione della mediazione come vincitori-perdenti.

Il ruolo della cultura

Per esempio, in un’azione di mediazione culturale con donne migranti, Cima (2005)

• racconta che per la cultura albanese accogliere significa andare a casa di chi ha bisogno

e accompagnare. In questo modo è stata rivista la pratica della mediazione: “Lo spazio

dell’accoglienza richiedeva che qualcuna delle donne del luogo andasse in visita,

entrasse nella loro casa. Era esattamente il contrario di quanto avevamo pensato e

costruito nel Punto Ascolto” (p. 68).

L’inizio della mediazione

Viene proposto un colloquio di mediazione, che vede coinvolte tutte le parti e

• dovrebbe auspicare la disponibilità di tutti a partecipare attivamente ad esso e a

cercare un accordo comune per giungere a una soluzione ottimale.

Se questo non succede, una delle parti può prendere l’iniziativa. E’ il mediatore allora

• che prende contatto con l’altra parte e cerca di convincerla a partecipare al colloquio.

Il modello a tappe

Ma quale tecnica è la più adatta ad affrontare la disputa?

• I modelli a tappe sono quelli maggiormente utilizzati nella pratica di mediazione. Uno

• di questi, proposto da Beer e Stief (1997), prevede sette passaggi:

la dichiarazione di apertura, spesso attraverso un colloquio;

• i tempi di dialogo per ciascuna persona;

• lo scambio di argomenti e il dibattito;

• la costruzione di un’agenda (e di regole) per lo svolgimento del dibattito;

• la costruzione dell’accordo fra le parti, ovvero l’arrivo ad una soluzione condivisa;

• la stesura scritta dell’accordo, che permette di verificare che tutto sia stato compreso

• allo stesso modo;

la chiusura della mediazione.

Il colloquio: l’ambientazione

Deve avvenire in un’atmosfera piacevole;

• Scegliere un ambiente tranquillo, silenzioso, accogliente, in modo da favorire la

• concentrazione sui problemi e la pacatezza della discussione;

Disporre I posti in modo che vi sia una comunicazione paritaria (es. le parti in conflitto

• non devono trovarsi nè troppo vicine (pericolo che si venga alle mani..) nè troppo

distanti). 4

Uso di un tavolo.

• Ok per fiori e bevande;

• Valorizzare e apprezzare la partecipazione delle parti.

Il colloquio: regole fondamentali

presentarsi (nome, professione, qualifiche specialistiche e/o precedenti esperienze,

• qualcosa di privato);

Riassumere alle parti tutte le informazioni che il mediatore possiede sulla situazione.

• Evitare di dare l’impressione che una parte sia avvantaggiata.

Ricordare le regole fondamentali del colloquio:

• Lasciar finire di parlare!

• Niente offese o litigi.

• Nel colloquio il mediatore guida e interviene quando necessario.

• Assicurare la riservatezza di ciò che verrà detto.

• Importante che le parti si sfoghino e che si mettano tranquille. In questo modo spesso

• le parti ascoltano il punto di vista degli altri per la prima volta;

Creare le condizioni di un turno comunicativo alla pari.

• Riformulare spesso ciò che viene affermato dalle parti al fine di evitare

• fraintendimenti.

I contendenti devono arrivare alla fine di questa fase avendo il più possibile chiaro ciò

• che è stato detto e come si è arrivati a dirlo

Modello di mediazione cross-culturale (Gulliver, 1979)

studi etnografici negli Stati Uniti, Canada e Tanzania

• Otto tappe

• ricerca di un’arena, ovvero le parti stabiliscono dove la negoziazione si svolgerà.

• L’arena in questo caso ha un duplice significato, poiché si intende non solo il luogo

fisico in cui avverranno gli incontri, ma anche il pattern di interazioni fra le parti.

Definizione di un piano e degli argomenti.

• Esplorazione del campo. Questa tappa prevede che i partecipanti alla disputa diano la

• loro versione dei fatti, enfatizzando le differenze e le cause del disaccordo.

Restrizione delle differenze. A questo punto i partecipanti cominciano a muoversi

• verso la cooperazione, cercando di trovare potenziali punti di accordo.

Preliminari per il patteggiamento finale.

• Patteggiamento finale, ovvero incremento delle convergenze di posizione.

• Ritualizzazione dei risultati. Questa fase si caratterizza in maniera diversa a seconda

• del contesto culturale nel quale avviene. Se nel mondo occidentale questa fase

consiste prevalentemente nella sottoscrizione di un accordo da firmare, in contesti

5

non-occidentali (es. Gambia) la ritualizzazione dell’accordo può avvenire tramite una

preghiera, una stretta di mano, uno scambio di oggetti, una bevuta insieme.

Messa in atto dei risultati.

Tecniche maggiormente utilizzate nella mediazione

Tecniche Esempi

Centrate sui soggetti

Raccogliere informazioni dai partecipanti o tramite documenti scritti

• Esercitare pressione

• Riflessiva usare humor o trasparenza

• Promuovere empowerment suggerire come giungere a una soluzione

• Non azione monitorare semplicemente la disputa

• Centrate sulla relazione

Tranquillità sviluppare fiducia nella mediazione

• Stabilire un piano

• Raccordo convincere una parte ad accettare l’altra

• Integrazione

• Problem solving

• Rappresentazione chiedere a una parte di assumere la posizione dell’altro

Il contesto nella mediazione

differenze rilevanti rispetto al contesto di attuazione della pratica e alle condizioni

• nelle quali la mediazione ha luogo (per esempio, se la mediazione avviene in un

contesto interculturale, scolastico, o familiare).

L’importanza del contesto nel costruire ciò che le persone fanno o dicono è un

• elemento centrale che bisogna considerare anche quando si fa mediazione. E’ il

contesto che ci fa scegliere alcune parole e non altre, che ci fa agire in un determinato

modo piuttosto che in un altro.

importante il processo di influenza: chi parla, dove e quando, se è un membro di quale

• gruppo, in quale occasione, con quali scopi.

Gli esiti della mediazione per le parti

le soluzioni e i benefici non sono univoci, ma si differenziano a seconda del target

• considerato.

soggetti della disputa – maggiori risultati:

• 6

accordo e soluzione del problema. Sebbene gli studi riportino dati differenti a seconda

• del tipo di mediazione, possiamo dire che in media tale risultato è ottenuto nel 75% dei

casi (Wall et al., 2001).

la soddisfazione, nel senso che il processo di mediazione ha saputo essere per i

• soggetti coinvolti una pratica alternativa di soluzione del conflitto, oltre ad essere

economica, veloce e duratura, perché migliora le relazioni interpersonali

altro esito importante: gli individui vengono responsabilizzati alla soluzione del

• problema, dando loro le basi per affrontarlo in maniera costruttiva e collaborativa.

Gli esiti della mediazione per il mediatore

se la mediazione va a buon fine, il mediatore può ottenere credito e prestigio, oltre che

• soddisfazione personale. I benefici possono esserci anche se la mediazione fallisce.

Shulman (1996) indica che può verificarsi nel mediatore un aumento della sensibilità

culturale e alla capacità di lavorare in interazione con più soggetti o con i colleghi,

trovando il tempo di confrontarsi e relazionarsi a fondo.

Un beneficio che possiamo chiamare indiretto della mediazione: uscire dalla logica

• dell’emergenza e darsi tempo per pensare, aprire, riflettere perché quel tempo che

sembra perso viene poi guadagnato in termini di competenze professionali, ma anche

di competenze riconosciute ad un territorio” (Cima 2005, p. 105).

Collegato a ciò ritengo un importante esito superare i pregiudizi e gli stereotipi nei

• confronti degli altri che possono risultare degli ostacoli fondamentali al processo di

mediazione, poiché rischiano di accentuare le differenze dei gruppi o degli individui

contrapposti, allontanando così le possibilità di conoscenza e di comunicazione proprie

della mediazione.

Ostacoli alla buona riuscita della mediazione

il livello di conflitto, la disponibilità delle risorse, la tipologia di problemi

• 1. Se aumenta il livello di conflittualità, le possibilità che si giunga ad un accordo

• diminuiscono. Ciò significa che non sempre la mediazione funziona, e soprattutto non

necessariamente si traduce in un accordo, laddove vi sono delle risorse limitate per le

parti coinvolte.

2. non tutte le problematiche si possono risolvere con la mediazione: per esempio a

• somme di denaro è poco probabile che trovino una risoluzione attraverso la pratica

della mediazione. Ma anche su tematiche “care” alla mediazione, come può essere

quella culturale o interculturale, ci possono essere dei fattori che fanno fallire il

processo: per esempio, quando il mediatore esprime un parere personale, non facendo

più da tramite, ma sostituendosi all’operatore.

3. Effetti del potere. In altre parole, le tecniche che il mediatore utilizza possono

• portare ad un accordo quando però il potere delle parti è equilibrato. Questo è

fondamentale, perché se una delle due parti ha maggior potere dell’altro (in termini di

7

risorse, competenze e quant’altro), è probabile che gli effetti della mediazione si

affievoliscano a scapito di un aumento del conflitto.

Limiti della mediazione

nodi problematici intrinseci alla mediazione: la presenza di terzi non totalmente

• neutrali, che potrebbero far propendere per una soluzione piuttosto che arrivare ad un

accordo comune;

il delicato equilibrio giocato dal potere che, se non gestito con abilità, può portare le

• parti ad un irrigidimento e ad un aumento della conflittualità.

La mediazione è una pratica che può assumere un forte potere, in quanto (se male

• utilizzato), ha in sé le potenzialità per diventare uno strumento capace di influenzare e

dirigere la libertà e le opinioni delle parti. Un rischio infatti in cui la mediazione può

incorrere quella di fare una diagnosi del problema e non aiutare gli operatori e gli

utenti a costruire un percorso di risoluzione alternativa. Se il mediatore “fa riferimento

ad un cioè esprime un suo parere personale (utilizzando quindi il potere che

io penso,

ha di influenzare con le proprie opinioni le parti), non siamo più in un dispositivo di

mediazione” (Cima, 2005, p. 88).

utilizzare la mediazione in combinazione con altri strumenti, quali la psicoterapia o il

• counseling e interpretare ciò che si fa. Questo tipo di approccio permette al mediatore

di assistere meglio le parti nella gestione delle emozioni e delle interazioni

psicologiche. Ciò presuppone una grande preparazione del mediatore dal punto di vista

relazionale, comunicativo e psicologico, aspetti che non possono essere lasciati

all’improvvisazione o alla buona volontà di chi pratica questa tecnica.

Vantaggi della mediazione

particolarmente efficace nei conflitti sociali in cui gli individui intrattengono dei

• rapporti di lunga durata nel tempo e che devono obbligatoriamente continuare a

comunicare anche dopo l’eventuale soluzione (ad esempio nei rapporti di vicinato).

acquisizione di una consapevolezza e di una responsabilizzazione degli individui

• coinvolti rispetto alle problematiche in gioco. In altre parole, la mediazione riconosce i

soggetti come (Bandura, 2002) ovvero come agenti attivi capaci di porsi degli

agency

obiettivi e di pianificare le proprie azioni e questo ci sembra uno dei vantaggi più

importanti della mediazione dal punto di vista del benessere psicologico delle parti

coinvolte.

La mediazione può ripristinare una comunicazione interrotta o compromessa,

• permettendo l’ascolto delle parti, il confronto reciproco e il rispetto dei tempi di

ognuno.

costi ridotti.

• 8

Il mediatore

Ruolo del mediatore

Cercare una soluzione “buona”.

• Possono essere anche 2, uomo e donna, soprattutto in conflitti aspri o quando è

• coinvolta una coppia.

Deve essere rilassato, in buona forma, riconoscere i sentimenti.

• È responsabile dell’andamento del colloquio: deve porre obiettivi a breve termine,

• riassumere spesso ….(Besemer, 1999)

Punti chiave

L’aspetto relazionale nella mediazione è una determinante fondamentale. Tarozzi

• (2001) a questo proposito parla di relazione intrapresa nella mediazione in maniera

intenzionale.

Influenza dei modelli mentali

Gli studi psicologici hanno messo in luce come i modelli mentali del mediatore

• possano influenzare l’atto di mediazione, soprattutto quando è presente un conflitto

fra le parti – che presuppone un conflitto fra modelli mentali diversi -, nel momento in

cui egli crea dei significati condivisi per arrivare ad una soluzione comune. Tali

significati condivisi però spesso si basano sui modelli mentali del mediatore e questo è

un aspetto non irrilevante nel processo mediativo.

Il ruolo delle emozioni

Le poche ricerche psicologiche su questo tema hanno messo in luce l’importanza delle

• emozioni nella mediazione, in quanto capaci di avere importanti conseguenze sugli

obiettivi, sulle strategie e sulle scelte del mediatore (Lanzetta, 1989). Gli studi

mostrano che le emozioni positive o negative possono influenzare il modo in cui una

persona interpreta un problema, il tipo di informazioni che usa e il tipo di processo

cognitivo che adotta per costruire una risposta (Forgas e Fiedler, 1996).

Le emozioni positive aumenterebbero la tendenza a utilizzare delle strategie

• collaborative, oltre alla fiducia nelle proprie aspettative ed azioni.

La rabbia, e in generale un umore negativo, sarebbe di ostacolo perché diminuirebbe

• nel mediatore la capacità di essere accurato nella valutazione delle parti e lo

renderebbe più propenso ad adottare strategie competitive (Carnevale e Isen, 1986;

Carnevale e Pruitt, 1992).

Tecniche del mediatore

Evitare domande dirette. Porle in maniera semplice, chiare e avalutative

• Es. Perché lei è irato? (no)

• Sento che lei è irato (partecipazione empatica).

• 9

Che cosa ne pensate di questo problema? (ok)

• Sì alle domande aperte, che permettono a tutti di esprimere punti di vista con la

• massima libertà (es. Quali soluzioni vedreste con maggior favore?)

I metodi attivo

1.ascolto = ascoltare con l’obiettivo di comprendere a fondo il punto di vista

dell’altro. Chi si sente compreso e accettato è più disposto ad ascoltare l’altra parte.

Decodificare sentimenti impliciti ai fatti.

• riepilogo:

2. serve a sottolineare ciò che è più importante, a mettere in ordine.

conoscere i messaggi del corpo.

3. brainstorming

4. = raccolta di idee creative, poi vengono scelte le più adatte per

procedere.

rispecchiare e parafrasare=

5. ripetere con parole proprie quello che hanno detto gli

altri. Usare con parsimonia il primo (solo per messaggi importanti), altrimenti si può

dare l’impressione all’altro che non sa esprimersi.

Le competenze psicologiche

Lo “stare in mezzo” del mediatore diventa utile per favorire (Ardone e

l’equivicinanza

• Chiarolanza, 2007), “la quale si realizza sia nel patto fondato sul sentimento di fiducia

che il mediatore stabilisce con i clienti sia nella capacità di saper accogliere e integrare

in sé la dualità delle posizioni e dei valori”

Rischio, da parte del mediatore, di immedesimarsi con l’utente, con la sua condizione

• di bisogno e con il suo stato emotivo oppure di lasciarsi trascinare in direzione

contraria, identificandosi con la società di accoglienza o con le esigenze del servizio,

facendosi portavoce di esso e imponendo regole e prescrizioni.

La mediazione e il mediatore linguistico-culturale

La mediazione linguistico -culturale

è una strategia di lavoro che prevede l’impiego di personale straniero.

• l'intervento attivo teso a promuovere l'inserimento dei nuovi soggetti nella realtà

• economica, sociale, istituzionale e giuridica del paese ospitante, che non si limiti alla

mera traduzione linguistica.

Affinché ci sia “vera” mediazione interculturale è necessario non solamente la

• traduzione, ma anche una riflessione piena su come si è arrivati a conoscere

quell’aspetto, a rappresentarsi quel problema, a sentire quel disagio.

Esempio: caso di una mediazione culturale a scuola con una bambina senegalese, nella

• quale i mediatori senegalesi hanno svolto il loro lavoro parlando solamente italiano,

giungendo a modificare gli scenari che le maestre e gli altri operatori si erano fatti

della bambina senza mai parlare la lingua wolof. “Le due voci costituirono

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immediatamente un modo di vedere, ci invitarono a non fermarci alle nostre

altro

eziologie ma a fare spazio”

Gli ambiti di un proficuo intervento del mediatore culturale

1. Situazioni di emergenza. Spesso è il caso del lavoro di interpretariato nei confronti

• di ragazzi appena giunti da un paese straniero. Ma, trattandosi di situazioni limitate e

a termine dovrebbero terminare una volta cessata l’emergenza.

2. Funzione di back office. Non sportello e/o assistenza diretta ma consulenza ai

• responsabili dei vari servizi per tutto ciò che riguarda la formazione e l’aggiornamento

degli insegnanti, l’acquisto di materiali, l’organizzazione scolastica, le scelte

strategiche, ecc.

3. Animazione interculturale. Attualmente questa figura è legata a interventi sporadici

• di carattere infomrativo. Si tratta di andare oltre giungendo alla figura dell’animatore

culturale.

Altri campi di azione del mediatore culturale

Uffici delle amministrazioni pubbliche (USL, questure, consultori, sindacati, istituzioni

giudiziarie)

A scuola con I bambini immigrati (accoglienza e prima fase di inserimento). Il

mediatore aiuta a ricostruire la biografia e il percorso scolastico precedente.

2bis) Dare prestigio alla lingua e alla cultura del bambino.

Con le famiglie immigrate

Aiuta le famiglie nel primo contatto con le istituzioni. Ma anche può risolvere conflitti

generazionali, di coppia..

4. Con insegnanti e operatori

I compiti del mediatore linguistico/culturale

Assicurare e permettere una reciproca comprensione tra operatori dei servizi e utenti

• migranti;

Accoglie I migranti, informandoli sui servizi;

• Interpretariato (soprattutto nei servizi, questure…);

• Scambio di saperi fra comunità

Competenze specifiche

Conoscere le lingue degli interlocutori;

• Conoscere la struttura sociale e la rete dei servizi del territorio;

• Avere una buona competenza comunicativa;

• Conoscere le specificità, le tradizioni e gli usi di entrambe le culture (modelli educativi,

• modelli familiari, ecc.);

Conoscere I testi di legge (su immigrazione, lavoro, salute, scuola);

• 11

Attenersi alla deontologia professionale;

• Saper mantenere l’equidistanza da entrambi gli interlocutori;

• Riuscire a rendere non affettiva la relazione;

• Saper gestire situazioni conflittuali

Competenze del mediatore come operatore pedagogico

Consapevolezza dell’infinità del proprio compito.

1. Da qui il senso del limite e

• dell’imperfezione da trasformare in caratteristica positiva, maggiore consapevolezza e

responsabilità nei confronti di ogni azione e decisione.

Competenza pedagogica:

2. le relazioni che egli instaura sono sempre relazione

• educative e richiedono conoscenze ed abilità specifiche: tecniche della

comunicazione, dell’animazione, della conduzione del gruppo, di identificazione

personale, di tipo manageriale.

Ascolto comprensivo… un esperimento.

Carl Rogers in un testo intitolato "Comunicazione, blocco e facilitazione":

"Voglio proporvi un piccolo esperimento di laboratorio che potrete tentare per saggiare

la qualità della vostra comprensione. La prossima volta che avrete una discussione con

vostra moglie, o col vostro amico, o con un gruppetto di amici, fermate la discussione,

e, per esperimento, ponete questa regola: che ognuno non possa esprimere la propria

argomentazione se non dopo avere preliminarmente riesposto le idee e le sensazioni

dell'interlocutore con esattezza e con la conferma di costui. Questo vorrebbe dire

semplicemente che prima di presentare il proprio punto di vista, sarebbe necessario

assimilare il quadro di riferimento dell'interlocutore, per comprendere le sue idee e le

sue sensazioni, così da essere in grado di poterle riassumere al posto suo. Semplice,

vero? Ma se fate la prova, scoprirete che è una delle cose più difficili che abbiate mai

tentato di fare".

Rogers: l’approccio basato sulla persona

Qui Rogers ci spiega cosa intende per "ascolto comprensivo" (l'ascolto è un accogliere

• la parola dell'altro) sul piano della modalità operativa della gestione della relazione

con l'immigrato:

1) ascoltare attentamente la richiesta o il discorso

• 2) prima di dare una risposta accertarsi se abbiamo capito quello che ha detto l'altro

• ripetendone sinteticamente il discorso 3) conoscere il quadro di riferimento culturale

dell'interlocutore

per comprendere le sue idee e sensazioni

• 4) riassumere al posto suo tenendo conto di questi elementi per verificare se abbiamo

• effettivamente capito

5) dare una risposta.

• 12

Osservare

Ovvero evitare di osservare per giudicare, definire o classificare ma bisogna osservare

• per comprendere.

Occorre saper mettere "tra parentesi" i propri giudizi- anche se non è facile- :

• bisogna fare quello che Edmund Husserl chiamava "sospendere il giudizio".

La relazione come gioco di specchi

La relazione è un "atto speculare" che ognuno costruisce la propria immagine e quella

• dell'altro. Nel nostro caso l'operatore si costruisce un'immagine dell'immigrato e

l'immigrato si costruisce un immagine dell'operatore. Si può anche dire che

l'operatore ha già una immagine prefabbricata dell'immigrato e anche l'immigrato ne

ha una dell'operatore e del suo ruolo. L'immagine che ha l'immigrato è filtrata dal suo

modello culturale e quando si parla di modello culturale occorre intendere il suo

modo di rapportarsi con il mondo dei servizi (modello appreso nel proprio paese di

origine).

Sta all'operatore comprendere questo per evitare di interpretare male certi

• atteggiamenti e trovare le modalità adeguate alla comprensione dell'immigrato.

Focalizzarsi sull’individuo

Ogni storia di migrazione è una storia a sè; l'immigrato non può essere identificato

• soltanto con il proprio modello culturale di provenienza. Va colto la specificità della

sua storia come persona. Non può essere inglobato all'interno di una categoria

generale che spesso non spiega niente.

Ogni immigrato ha una biografia e una storia, una sua esperienza prima di arrivare in

• Italia.

Riconoscere l’altro non solo come problema, ma anche come risorsa

• L'operatore deve usare il metodo biografico per ricostruire l'insieme delle esperienze

• dell'immigrato.

La mediazione scolastica: obiettivi

Prevenire la violenza scolastica;

• Migliorare la convivenza;

• Costruire valori interculturali condivisi

• Anche l’insegnante può porsi nell’ottica della mediazione, oppure può essere

• affiancato da questa figura 13


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in educatore sociale e culturale (BOLOGNA, RIMINI)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Conflitti nei gruppi sociali e processi di mediazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Melotti Giannino.

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