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Condizioni di rischio nello sviluppo della comunicazione

La capacità di usare il linguaggio è la conquista più importante degli esseri umani: è soprattutto un modo particolarmente flessibile ed efficace per comunicare, poiché è un sistema simbolico condiviso dagli altri membri della comunità di riferimento.

Acquisizione del linguaggio

Comunicazione (anche non verbale) ←← linguaggio (strumento per pensare – livello intraindividuale). Acquisire il linguaggio significa divenire competenti in tutti i suddetti aspetti:

  • Fonologia = studio dei suoni
  • Semantica = significato delle parole e delle modalità di acquisizione del lessico
  • Sintassi = insieme di regole di combinazione delle parole per la costruzione di frasi dotate di senso (grammatica)
  • Pragmatica = regole che governano l’uso effettivo del linguaggio (contesto)

In altre parole, il bambino deve poter sviluppare queste caratteristiche per usare il sistema linguistico:

  • Analizzare e segmentare i suoni linguistici (fonemi, morfemi / parole e frasi)
  • Padroneggiare i pattern articolatori necessari per produrre i singoli fonemi e le sequenze di fonemi (parole)
  • Acquisire e ampliare il vocabolario
  • Padroneggiare le regole morfologiche e sintattiche che consentono di combinare morfemi, fonemi e frasi corrette e dotate di senso
  • Utilizzare le diverse funzioni del linguaggio in relazione al contesto e all’interlocutore
  • Padroneggiare le abilità necessarie a produrre un discorso

Funzioni del linguaggio

  • Comunicare con noi stessi e con gli altri
  • Descrivere il mondo
  • Inventare qualcosa che non esiste (favola)
  • Condurre un ragionamento collegando idee
  • Convincere gli altri a fare qualcosa
  • Può parlare di se stesso (metalinguaggio)

Proprietà del linguaggio come sistema comunicativo

  • Creatività = produrre un numero infinito di messaggi in un numero finito di unità base
  • Arbitrarietà = la relazione tra suoni e significati è arbitraria, il significato non può essere ricavato dalla forma del suono ma deve essere appresa e trasmessa culturalmente
  • Relazione iconica tra significato e forma del linguaggio: “bam bam” “ciao” (corrispondenza tra gesto e significato). Più facile da apprendere, ma più limitata nel rappresentare e trasmettere concetti astratti

Diverse prospettive relative al linguaggio e al suo sviluppo

Maturazione vs apprendimento (Chomsky vs Skinner)

a) Secondo il comportamentismo l’apprendimento del linguaggio si spiega in base al condizionamento operante. Importanza dell’ambiente, ruolo passivo del bambino (fruitore di stimoli).

b) Approccio innatista Chomsky: sviluppo del linguaggio come processo di scoperta di regole e verifica di ipotesi sull’applicazione di regole linguistiche, che derivano da un dispositivo innato LAD basato su una GU (grammatica universale). Irrilevanza dell’ambiente e ruolo attivo del bambino (processo attivo e creativo).

  • La conoscenza linguistica precede l’esecuzione (si possiedono le regole prima di usarle)
  • Linguaggio è indipendente dalla cognizione e della capacità comunicativa
  • L’input linguistico è irrilevante e perciò trascurato (perché è predeterminato)

c) Piaget: Linguaggio e cognizione

  • Interdipendenza fra linguaggio e cognizione
  • Linguaggio non deriva dalla maturazione biologica né è esito di condizionamenti, ma si sviluppa come completamento dei processi cognitivi che caratterizzano il periodo sensomotorio. L’esecuzione precede la competenza (conoscenza)

Ipotesi cognitiva sull’acquisizione del linguaggio

Quali sono i prerequisiti cognitivi che precedono la comparsa del linguaggio?

  • Gioco simbolico, combinatorio, imitazione differita, uso di strumenti (correlate con sviluppo del linguaggio), permanenza dell’oggetto e relazioni spaziali

VI stadio sensomotorio: alcune abilità cognitive correlano con la comparsa del linguaggio. Abilità cognitive non verbali acquisite nello stadio sensomotorio precedono quelle cognitive e verbali. Linguaggio e cognizione possono avere sviluppi paralleli.

I diversi approcci si differenziano quindi per “quanto è innato o acquisito lo sviluppo del linguaggio”.

Intenzionalità: il bambino alla nascita è già in grado di comunicare intenzionalmente oppure l’intenzionalità emerge a 9 mesi in corrispondenza della distinzione mezzi/scopo?

Fonologia: si ha la capacità innata di percepire e discriminare i suoni/fonemi oppure è l’esposizione a una particolare lingua determina i progressi in questa abilità?

Grammatica: bambino parte da una conoscenza grammaticalmente innata dovendo partire da un input limitato oppure l’acquisizione è graduale da strutture linguistiche più concrete a quelle più astratte?

Concezioni riguardo lo sviluppo linguistico

  • Dominio-generale: il linguaggio non ha uno sviluppo autonomo; sintassi e semantica derivano da un’organizzazione generale dell’intelligenza. Soggetto/verbo/oggetto derivano dalla concettualizzazione dei ruoli di agente/azione/oggetto espressi inizialmente a livello non verbale.
  • Dominio-specifico: la conoscenza grammaticale si applica solo all’informazione linguistica e tale elaborazione avviene all’interno di un modulo indipendente da altri moduli. Ricerche che identificano nel neonato le preferenze attentive per il linguaggio: distinzione tra stimoli acustici linguisticamente rilevanti e non; abilità linguistiche preservate rispetto alle attività non verbali (Sindrome di Williams).

Il linguaggio si sviluppa indipendentemente da altre funzioni psichiche. Queste concezioni si legano alle teorie innatiste vs acquisite.

Aspetti rilevanti dello sviluppo comunicativo

  1. Comunicazione triadica - Nei primi mesi di vita la comunicazione è espressiva o affettiva tra madre e bambino, cioè riguarda la diade stessa (interazione faccia a faccia). Essa sarebbe infatti caratterizzata da sincronia, contingenza, coordinazione, turn taking, pseudo dialoghi, altro intenzionale (il bambino non ha aspettative né intenzioni verso la metà del primo anno di vita l’interazione diventa triadica (il bimbo guarda attentamente l’adulto e l’oggetto esterno) = l’oggetto diventa “argomento di comunicazione”.
  2. Attenzione condivisa - Guardando lo stesso oggetto, condividendo un focus attentivo esterno alla diade, il bambino manifesta la capacità di riferimento sociale (> coinvolgimento sociale reciproco). Legato a capacità di monitoraggio visivo:
    • 8 mesi – comincia a seguire la linea di sguardo del suo interlocutore quando è accompagnato da un cambio di orientamento della testa: se la mano dell’adulto (indicazione) e l’oggetto si trovano nel campo visivo del bambino;
    • 10-13 mesi – il bambino dirige l’attenzione dell’adulto verso l’oggetto esterno; a 12 mesi è in grado di identificare un oggetto tra due identici usando lo sguardo del genitore.
  3. Comunicazione intenzionale - Fase pre-intenzionale (primi 6 mesi) – il bambino produce comportamenti (piango, sorrisi) che fungono da segnali per l’adulto (l’adulto inferisce che i comportamenti del bambino sono segnali). Fase intenzionale (9-10 mesi) – il bambino produce comportamenti che hanno per lui o per lei valore di segnale o vengono prodotti al fine di soddisfare i propri scopi.

Competenze pre-verbali

È necessario evidenziare la presenza di 2 transizioni che caratterizzano lo sviluppo nel 1° anno di età:

  1. Passaggio dalla comunicazione pre-intenzionale a intenzionale - Cosa si intende per intenzionalità? L’individuo, in questo caso il bambino, si dimostra “agente”, quando si dimostra un essere autonomo capace di usare mezzi per raggiungere scopi. Analisi più approfondita dell’intenzionalità:
    • Capacità di raggiungere uno scopo (4 sottostadio, 8-12 mesi). Il bambino si avvicina ad un oggetto o ad un luogo.
    • 12 mesi: capacità di comunicare intenzionalmente (sguardo, gesti, parole).
    • Prima 12 mesi: intenzionalità a posteriori (cioè sull’esito dell’azione – accomodazione)
    • 2° anno: intenzionalità a priori (il mezzo viene distinto dal a fine a priori – assimilazione).

    Come valutare l’intenzionalità del bambino che ancora non parla? È necessario che riconosca il cambiamento atteso nell’azione (e che il mezzo non è il più efficace per raggiungere lo scopo) e sia in grado di cambiare il mezzo strumento inefficace trovandone un altro.

    NB: È importante distinguere la comunicazione intenzionale dall'avere intenzioni o aspettative:

    • Avere intenzioni = ramificare l’azione per uno scopo.
    • Avere aspettative = considerare gli oggetti sociali come strumenti per raggiungere i propri scopi.

    [Distinzione tra attribuzione di agenticità (attribuire all’azione l’autonomia nell’usare mezzi per raggiungere scopi) e attribuzione di intenzione (attribuire ad un altro l’intenzione nel compiere un’azione).]

    Tappe dello sviluppo comunicativo intenzionale (* guarda parte sul gesto di indicare)

    • Bambino usa adulto (mezzo) ← oggetto (scopo) ← bambino ha intenzioni
    • Bambino usa adulto (agente) ← oggetto (scopo) ← funzione richiestiva
    • Bambino usa adulto (mezzo) ← adulto (scopo) ← bambino ha intenzioni comunicative, cioè vuole influenzare lo stato interno dell’interlocutore; vuole cambiare l’interesse dell’adulto ← funzione dichiarativa = cambiamento dello stato interno del destinatario

    In altre parole, il bambino quando utilizza solamente la funzione richiestiva sa riconoscere esclusivamente l'agenticità dell'altro, mentre quando utilizza la funzione dichiarativa - dimostrando un interesse nell'influenzare lo stato interno dell'adulto – sa riconoscere nell'altro anche quest'ultimo aspetto.

  2. Passaggio dalla comunicazione pre-verbale a verbale

    A tale proposito, esistono due linee di pensiero:

    • Discontinuo - le capacità comunicative pre-verbali non sono in relazione con il linguaggio: il linguaggio è un organo mentale che emerge con la maturazione di “modelli specifici” e coincide con la comparsa della grammatica. Alcuni processi (fonologici e sintattici / a base più innata) possono essere speciali e specifici per l’elaborazione del materiale linguistico. Aspetti come semantica e pragmatica (base più esperienziale) possono usare meccanismi più generali di elaborazione dell’informazione.
    • Continuità - c’è una relazione tra comunicazione pre-verbale e sviluppo del linguaggio: lo sviluppo linguistico è assolutamente collegato a domini quali percezione, memoria, abilità. La competenza comunicativa è più ampia di quella linguistica: l’abilità si specializza e si modularizza successivamente.

    Fasi della comunicazione verbale antecedenti la comparsa delle parole:

    • Prime due settimane ← suoni vegetativi (ruttini, sbadigli) e suoni legati al pianto.
    • 1-2 mesi → suoni dissociati dal pianto, prodotti in stato di calma.
    • 2-3 mesi → primi imitazioni vocaliche.
    • 3-6 mesi → suoni non di pianto, ai suoni vocalici si uniscono i consonantici ← protoconversazione
    • 6-7 mesi → lallazione canonica (consonante vocale “cu, ba, ma”) ← lallazione reduplicata (“mama”)
    • 10-12 mesi → lallazione variata (“bada, dadu”) ← protoparole

    Relazione fra lallazione e prime parole:

    • Ipotesi della discontinuità ← c’è un ordine universale di acquisizione della fonologia.
    • Ipotesi della continuità → il bambino usa nelle prime parole gli schemi fonetici più frequentemente sperimentati nella fase della lallazione ← ruolo attivo sia nella produzione che nella percezione dei suoni ← differenze individuali nella preferenza fonetica e nella stabilità di questa preferenza.

Comunicazione non verbale

Quali sono le caratteristiche del gesto comunicativo?

Bambini:

  • Triadico
  • Distale
  • Contatto visivo o alternanza di sguardo
  • Funzione richiestiva e dichiarativa

Primati non umani:

  • Diadico
  • Di contatto
  • No contatto visivo o alternanza di sguardo
  • Funzione richiestiva

Bambini con autismo:

  • Triadico
  • Prevalentemente di contatto
  • Contatto visivo o alternanza di sguardo
  • Prevalentemente funzione richiestiva

Gesti deittici (10-12 mesi) → indicare, mostrare, dare, richiedere

Gesti referenziali/rappresentativi/simbolici (12-15 mesi) → scuotere la testa (sì/no); fare ciao, cullare, battere le mani = bravo ← sono gesti a cui si può attribuire una certa etichetta semantica non variabile contestualmente. [Diversamente dai gesti deittici, i gesti referenziali non variano rispetto al contesto ← i gesti deittici hanno senso solo al variare del contesto in cui vengono prodotti.]

Genesi dei gesti referenziali

  • Contestualizzazione – nascono all’interno di routine sociali e giochi con l’adulto e vengono appresi prevalentemente per imitazione (sono molto legati a situazioni specifiche).
  • Decontestualizzazione – utilizzo generalizzato al di fuori del contesto di origine.

Come vengono valutati i gesti? In base a:

  • Intenzionalità comunicativa
  • Uso di segni convenzionali (condivisi al contesto di appartenenza)
  • Riferimento a oggetto/evento esterno

Principio di economia del primo vocabolario (14 mesi)

Pochissimi bambini hanno una sovrapposizione tra etichetta lessicale (verbale) e etichetta gestuale. ← per etichettare un referente il bambino preferisce usare o un canale gestuale o uno lessicale, evitando sovrapposizioni (lo si indica con la parola o col gesto senza combinazione tra le due ← economia evita la ridondanza dell’informazione).

Equipotenzialità del sistema comunicativo gestuale e lessicale (16 mesi) → n gesti = n parole. Potremmo sapere che un bambino ha ugual numero di gesti e parole (questo costituisce il repertorio ← cosa il bambino conosce del mondo e di cui fa esperienza), ma il nostro scopo è correlarlo con la frequenza d’uso, che vuol dire quello che effettivamente il bambino usa e si evince che il bambino può usare più gesti che parole. 20 mesi → qui la prospettiva di lettura cambia; il linguaggio deve poter cambiare e ci dobbiamo aspettare una certa prevalenza delle parole sui gesti. Se ciò non accade, ovviamente bisogna considerare lo stile individuale del bambino, ma comunque dobbiamo essere accorti e fare attenzione per evitare un disturbo (può essere un campanello di allarme).

Nello studio della relazione tra gesti e linguaggio è importante considerare sia il repertorio che la frequenza d’uso: un’alta frequenza d’uso implica la possibilità - a livello simbolico - di elaborare il significato del referente e di offrire un’etichetta comunicativa non verbale per il referente ← il bambino impara a generalizzare l’etichetta gestuale a più esemplari dello stesso referente (gesto del telefono davanti a diversi oggetti e in diverse situazioni, processo di decontestualizzazione) ← funzione di scaffolding del gesto nello sviluppo linguistico.

Funzione del gesto di indicare nei bambini piccoli

Origine del gesto di indicare

Vygotskji → gesto strumentale che emerge dai tentativi falliti di raggiungere l’oggetto (deriva dal gesto di prensione)

Werner e Kaplan → gesto di indicare e gesto di prensione hanno due linee evolutive diverse; l’indicare ha fondamentalmente una funzione contemplativa o dichiarativa

Butterworth → l’indicare fin dalla sua comparsa (10-12 mesi) viene prodotto in contesti comunicativi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mutanda90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Condizioni di rischio nello sviluppo della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Longobardi Emiddia.
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