La comunicazione verbale
Capitolo 3: Problemi di epistemologia e di metodo
Epistemologia = discorso scientifico che assume come proprio oggetto le scienze stesse per definirne la natura, i tipi e i rapporti. Il discorso scientifico deve essere rigoroso, e per esserlo, esso deve essere razionale, cioè esplicitare e controllare il proprio fondamento, la propria giustificazione. Louis Hjemslev definisce per qualsiasi teoria scientifica tre requisiti:
- Coerenza, ossia assenza di contraddizioni interne.
- Completezza, che chiede che tutti i dati a noi disponibili sull'oggetto siano effettivamente spiegati.
- Semplicità, ossia è meglio se chiede di postulare meno, ossia chiede un minor numero di ipotesi esplicative.
Non basta, però, che un discorso sia razionale, ma deve anche avere rilevanza, ossia avere una portata significativa per la conoscenza sistematica di un certo ambito di realtà. Per essere adeguata all'oggetto, un'ipotesi deve non solo mirare a cogliere gli aspetti più essenziali di quell'oggetto, ma mettere a fuoco la funzione dell'oggetto stesso rispetto ad un contesto più vasto.
Distinzione tra oggetto reale e oggetto formale. Il primo è qualsiasi cosa che muove il nostro interesse conoscitivo e che noi problematizziamo. Nel nostro caso il problema è la comunicazione umana verbale. L'oggetto formale è il punto di vista particolare proprio di ciascuna scienza. Ogni scienza può dire cose completamente diverse a proposito dello stesso oggetto reale.
Con dato intendiamo proprio quello che ci è dato, cioè quello che ci risulta dall'esperienza. La modalità tipica secondo la quale l'esperienza ci interpella è la sua "assurdità".
La scienza costruisce il collegamento razionale tra dato e fatto elaborando dei modelli, cioè delle rappresentazioni del fatto che lo descrivono e lo spiegano. Il modello interpreta l'oggetto reale nei suoi tratti, manifesti e nascosti. La comunicazione verbale costruisce un modello per spiegare la correlazione tra l'evento che chiamiamo senso e l'evento materiale che veicola il senso.
Alla base del messaggio verbale si trovano le lingue storico-naturali. La presenza nella mente dei suoni, però, è solo virtuale, perché non ho sempre presenti nella testa tutte le parole di una lingua, e poi questa presenza non consta di rappresentazioni e immagini foniche concrete. La lingua, quindi, non è un dato, perché non la si riscontra come esistente e osservabile in qualche luogo. La lingua è un sistema segnico, è "astratta". Essa è un sistema di correlazioni tra immagini di suoni e schemi concettuali, o anche tra ipotesi di suoni e ipotesi di pensieri.
Il metodo è il "percorso per acquisire il sapere". Comporta la scoperta e la verifica. Nella prima fase brilla l'idea e ci vuole pazienza e capacità di cogliere i particolari con esprit de finesse. Poi il sapere viene messo alla prova. Tuttavia, il rapporto tra dato e teoria non è paritetico, perché ci potrebbe essere un solo dato che confuta la teoria. L'ipotesi implica il dato, ma la verità del dato non comporta in assoluto la verità della teoria.
- p → q = p implica q
- p → q ¬q ¬p
- p implica q, ma q è falso, allora anche p è falso
- p → q q
- p implica q e q è vero: non possiamo concludere che p sia vero
L'osservazione di un numero consistente di dati consente di rivelarne l'uniformità sotto un certo aspetto. Si formula, dunque, un'ipotesi, di cui quell'aspetto è una conseguenza logica. Ma per quanto siano numerosi i dati che verificano l'ipotesi, potrà sempre presentarsi un dato che la falsifica.
Troviamo tre livelli di astrazione:
- Generalizzazione, ossia il procedimento induttivo, dal particolare al generale. Per tutte le x vale che p (dove x vale, ad esempio, "essere un gatto" e p "avere la coda). Questa prima ipotesi si caratterizza per l'omogeneità categoriale tra dati e teoria: la teoria ha le medesime proprietà del dato.
- Quando si passa dai dati al concetto non osservabile. Si ipotizza la nozione di valore (un terreno, un'auto hanno un valore), che è un dato che non è osservabile. Per astrazione si intende, in generale, il processo di formazione di concetti a partire dall'esperienza. Astrarre significa "strappare via" il modo d'essere dall'essere che lo possiede. Esempio: il fonema. Nikolaj S. Trubeckoj per primo distinse suoni e fonemi. I suoni si possono analizzare nel loro aspetto fisico e nella loro produzione, e si parla di analisi fonetica. Ma al linguista le differenze tra i suoni interessano non per il loro aspetto fonetico, ma perché servono per costruire parole diverse. A questo livello non si parla di foni, ma di fonemi, e l'indagine linguistica che se ne occupa è la fonologia. Ed esempio, le differenze nel pronunciare la r sono fonetiche, non fonologiche, perché il significato della parola non cambia se si pronuncia la r in modo diverso. Ma se in rana sostituisco la r con la l, ottengo una parola diversa. Tali parole si differenziano sia foneticamente che fonologicamente. A Trubeckoj dobbiamo la prova della commutazione: sostituiamo un suono all'altro e verifichiamo se il significato della parola cambia. Se sì, i due suoni sono fonemi (r e l di rana e lana).
- Dai dati a entità nascoste. Questo tipo di spiegazione è formulato a partire da indizi. Es: Luigi esce, spegne la luce, chiude a chiave, dopo qualche ora torna e la porta è aperta e la luce accesa. Insospettito da questi indizi, Luigi ipotizza che qualcuno aveva la chiave ed è entrato.
Quindi: con la generalizzazione si estende a tutti quel che abbiamo visto essere sì molti. Con l'astrazione si mettono in luce proprietà nascoste o entità nascoste a partire da indizi. "Spiegare" significa attribuire alla parte la funzione che essa ha nel tutto, anche quando il tutto resta nascosto.
I livelli più alti di astrazione nella comunicazione verbale sono toccati in generale dalla inferenza comunicativa. È il caso dei connettivi non manifestati ("Mio figlio non guida. Ha 15 anni").
Capitolo 4: Linguaggio e ragione
La parola logica conserva solo una parte del significato della parola lógos. Essa aveva tre accezioni:
- Discorso/parola/linguaggio.
- Ragione.
- Calcolo.
Ma lógos è omonimico o polisemico?
Omonimia e polisemia
Esempio: fiera = mercato locale periodico, ecc... oppure belva o animale selvaggio. Queste sono parole omonime, ossia due parole distinte il cui significante è identico. Esempio: carta = può essere quella dei diritti umani o la carta di Fabriano. La carta dei diritti umani è un testo scritto e tendenzialmente la carta – materiale fisico – è supporto dei testi scritti. In questo caso si parla di polisemia. Altro esempio: Nagel (unghia e chiodo).
In lógos, l'ipotesi è quella di mostrare che il linguaggio umano è permeato di ragione e che la ragione coincide per molti suoi aspetti con il linguaggio. L'ipotesi è che ci sia polisemia tra (2) ragione e (3) discorso (tra ragione e calcolo c'è già).
Paragoniamo la ragione ai sensi. Essa potrebbe essere l'organo che rapporta l'uomo con l'insieme dell'esperienza e della realtà. L'uomo è capace di oltrepassare nella sua immaginazione le esperienze fatte, collocare i dati in un orizzonte più ampio rispetto alla propria esperienza diretta. La ragione va paragonata con gli organi percettori. La vista ci mette in rapporto con una parte della realtà, un ambito della realtà, in modo analogo abbiamo un organo, la ragione, che percepisce la totalità dell'esperienza e della realtà. Con la ragione siamo linkati con la realtà a cui buttiamo addosso le categorie. La ragione ci mette in rapporto con la realtà che noi descriviamo con il linguaggio → nesso intrinseco tra ragione/logos e linguaggio.
Platone riteneva che il lógos non era solo una successione di elementi, ma ci voleva un legame inferenziale. Quando noi combiniamo le parole, nell'ambito della composizionalità, il principio di composizionalità è alla base della sintassi → la sintassi ha alla base un principio di composizionalità. La sintassi è la disposizione delle parole sulla linea sintagmatica, è il procedimento sintattico. La sintassi è l'ambito della combinazione significativa delle parole, cioè la sintassi è quell'ambito in cui a partire da elementi significati dotati di significato, a partire da eventi significativi, otteniamo una combinazione anch'essa significativa. Es: "il bambino dorme". Una combinazione che non è la semplice sommatoria, è una combinazione significativa che non è la semplice somma dei significati dei simboli elementi. Alla base della sintassi c'è la composizionalità, retto dalla congruità. Un'anticipazione di composizionalità e congruità, si ebbe nel dialogo Il sofista tra lo straniero, Socrate, e Teeteto. Si chiedono come possono combinare le parole. Le parole si combinano a caso? L'intreccio delle parole come avviene? Quindi si interrogano sulla symploké. Sym → samt; Pleko → plico; C'è anche in Flechten, tedesco.
Platone dice che se prendiamo i nomi (totalità delle parole), ci sono due classi, gli onomata → sostantivi nomi propri e comuni, e i remata → verbi. Quindi prendiamo un gruppo di onomata come "Luigi, Socrate..." e altri remata che sono verbi come "correre, dormire, lavorare...". Come avviene la symploké? Possiamo intrecciare le parole a caso? Se mi colloco nel primo ambito e compilo elementi appartenenti al primo gruppo degli onomata, avrò un elenco, non brilla molto senso, non si sente intreccio, elenco solo una serie di testi. Se prendo i remata (verbi) e li combino, avrò un elenco di azioni ma non si sente brillare un senso di nessi costitutivi. Ma se prendo un elemento del primo gruppo e lo combino con un elemento del secondo gruppo, brilla un senso particolare, avviene symploké, nasce un testo minimo.
Platone, però, lascia qualcosa d'indefinito se quelli che fanno le azioni, ossia gli agenti, sono delle entità qualsiasi o soltanto delle entità che possono fare una certa azione. Per combinare le parole dobbiamo combinare parole predisposte a combinarsi l'una con l'altra e possiamo pertanto combinare nomi di azioni con nomi di entità che possono svolgere quelle azioni. Possiamo combinare modi di essere come azioni con le entità che svolgono azioni. Si possono combinare parole con funzioni diverse, cioè parole con funzioni complementari, devono essere modi di essere, azioni, e entità che possono svolgere quelle azioni.
Esempio: con camminare posso mettere il bambino, Socrate, ecc... ma non posso mettere argomenti come gioia, aria, ecc... Dunque nella buona formazione di un discorso dobbiamo distinguere, oltre al livello di grammaticità, il livello più profondo della coesione logico-semantica, ossia la congruità. Il principio di congruità è il principio che domina la costituzione del senso. È il principio, la legge che domina la costituzione di sensi. Gioca sul nesso predicativo-argomentale. Dice quali sono i criteri ammessi da un significato. La congruità condiziona la sensatezza, che però non va confusa con la verità: un discorso falso è sensato, quindi congruo. Una costruzione è congrua anche se è contraddittoria.
Nella caratterizzazione dei predicati è importante il numero dei loro argomenti. Passeggiare è un predicato a un posto argomentale, o monadico → P x. Infatti si può dire Paolo passeggia, Paolo e Agnese passeggiano. Altri verbi: nascere, morire. Per avere queste situazioni basta un solo essere. Per litigare, invece, servono almeno due entità. Si parla dunque di predicati a due posti, o diadici → P (x , x ). In questa classe rientrano molti dei verbi transitivi: mangiare, uccidere, ecc... alcune lingue hanno predicati triadici → P (x , x , x ).
Esempio:
- Luigi dà un libro a Pietro x P x x1 x2 x3
Tra i verbi: dare, dire, promettere, insegnare, ecc... Ma ci sono anche predicati a quattro posti o tetradici → P (x , x , x , x ).
Esempio:
- Mio zio ha venduto la casa a un amico per 300.000 euro x P x x x1 x2 x3 x4
Poi ci sono anche predicati a cinque posti o pentadici → P (x , x , x , x , x ).
Esempio:
- Luigi affitta la sua casa per un anno a Pietro a 1000 euro mensili x P x x x x1 x2 x3 x4 x5
Questi esempi, però, rientrano tutti nella classe dei verbi. Ci sono anche predicati che non sono verbi. Aggettivi, per esempio: bianco, rosso, intelligente → sono monadici, perché basta un solo essere per essere così. Tra gli avverbi: nervosamente. Esempio:
- Luigi beve il caffè nervosamente
dove nervosamente caratterizza immediatamente non un'entità, ma un evento, un evento-azione espresso dal verbo bere: il bere di Andrea è nervoso.
I predicati diadici sono numerosi tra gli aggettivi, gli avverbi, le congiunzioni e le preposizioni. Esempio: adatto.
- Questo vestito è adatto alla stagione invernale x P x1 x2
Tra gli altri: uguale, diverso, davanti, sopra, ecc...
A parte il numero, è importante anche la qualità degli argomenti. Infatti ciascun posto argomentale ammette certi argomenti e ne esclude altri. Esempio: intelligente.
- "Paolo è intelligente"
- "Questo libro è intelligente"
- "Questa parete è intelligente"
- "Questo discorso è intelligente"
- "Questo cane è intelligente"
- "Questo lavoro è intelligente"
La parete non può essere intelligente. Il predicato intelligente sceglie lui i suoi argomenti, per esempio esseri umani, ma anche cane. Sono argomenti congrui sia animali, che esseri umani, elementi non umani ma umanizzati, quando abbiamo come argomento "libro, proposta, lavoro" abbiamo come soggetto un'attività umana legata a un comportamento volontario.
Esempio: un uomo rise. Il nome uomo si riferisce ad un essere che si caratterizza per i predicati "umano" (U), "maschio" (M), "adulto" (A). Ciascuno di questi predicati può essere analizzato al suo interno in una serie di predicati. Dunque uomo può essere tradotto così: ∀x : Ux ∧ Mx ∧ Ax.
Importante è anche l'ordine degli argomenti. Consideriamo dare e ricevere. Apparentemente la loro differenza sta nel fatto che, passando dall'uno all'altro, il primo e il terzo argomento si scambiano tra loro:
- Chiara dà un libro a Simone x P x x1 x2 x3
- Simone riceve un libro da Chiara x P x x3 x2 x1
Tuttavia, il diverso ordine degli argomenti corrisponde a una diversa prospettiva di lettura della situazione. Prima è Chiara che ha e che poi non ha più, nella seconda è Simone che prima non aveva e ora ha. Dare e ricevere, vendere e comperare, destra e sinistra.
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Psicologia della comunicazione 2
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Comunicazione verbale - parte 1
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Appunti Comunicazione verbale
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La comunicazione non verbale