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La comunicazione verbale

Lo scambio comunicativo

Un primo accostamento al concetto

Il termine comunicazione viene dal latino communicatio, nome deverbale del verbo comunico. Contiene il formativo cum (“con”) e la radice munus, che in latino significa: “dono” e “compito”. Questa radice si ritrova in municipium, matrimonium… con il valore generico di “qualcosa che spetta, che tocca a”.

Un oggetto prezioso richiede cure. Un “bene” impone al proprietario nuovi obblighi. Nella nostra cultura alcuni regali richiedono una cura specifica: è uso aprire subito una scatola di cioccolatini e offrirne al donatore. Lo stesso vale per quelli che chiamiamo messaggi. Il bene crea responsabilità.

Responsabilità è una parola che ha la stessa radice di risposta; la risposta è il comportamento normale di colui al quale viene rivolta una domanda: si crea uno scambio. In molte lingue un unico aggettivo significa “benvoluto” (dear) e “costoso” (expensive); latino carus, italiano e spagnolo caro, francese cheer, tedesco teuer.

Il verbo latino comunico significava mettere in comune un bene di qualsiasi genere. Il significato di “comunicare” è quello di “mettere a disposizione di un altro”. Quanto viene scambiato nella comunicazione non può essere un bene materiale, si deve trattare di segni. Non segni qualsiasi, ma segni che producono senso.

Ritroviamo un’immagine della comunicazione intesa come “scambio di beni e di segni” nella figura del dio Mercurio, che è messaggero degli dei, ma anche protettore del commercio. Mercurio è anche il dio dell’ermeneutica.

Comunicazione, comunità e cultura

Occorre mettere a fuoco il nesso tra comunicazione e comunità. Comunità linguistica indica l’insieme di coloro che comunicano fra loro, facendo uso di una lingua storico–naturale. Il nesso tra comunicazione e comunità è mediato dal concetto di cultura.

La cultura è l’insieme dell’informazione non genetica che passa attraverso le diverse generazioni. La cultura è la “grammatica” di una comunità. Una cultura è un insieme di testi cioè di conoscenze e credenze, principi e valori. La cultura non vive soltanto di identità, ma di differenze.

Teoricamente, lo “scambio di beni” che si verifica nell’interazione comunicativa è tanto maggiore quanto maggiore è la diversità tra coloro che interagiscono. La diversità comporta il rischio che la comunicazione non abbia successo, perché diminuisce il “condiviso” (common ground) che costituisce la base dello scambio. Common ground indica lo sfondo condiviso tra coloro che prendono parte a un’interazione comunicativa.

Solo se ci conosciamo la comunicazione è possibile. La comunicazione implica novità, quindi differenza fra la cultura del mittente e del destinatario.

Comunità e società civile

La comunicazione sta a fondamento della convivenza umana. Un professionista della comunicazione ha la responsabilità di farsi carico della buona salute della comunicazione. “Fare comunità” è il compito essenziale della comunicazione; significa creare intesa. Se questo compito non è assolto, la comunicazione deve considerarsi fallita.

La qualità del consenso ottenuto è assicurata costruendo il consenso attraverso la pratica condivisa della ragione. L’alternativa è l’irragionevolezza condivisa. Questo pericolo l’avevano già colto gli Ateniesi: la democrazia di Atene era fondata sulla discussione libera tra i cittadini. Il luogo della discussione era l’assemblea (ekklesia), in cui ciascuno aveva il diritto di manifestare il proprio parere.

La democrazia è la forma di organizzazione civile in cui l’unica forza ammessa è quella della parola. L’efficacia della parola era indispensabile per diventare un cittadino autorevole. Vennero a formare un piccolo mercato dell’arte comunicativa. E così la competenza di chi si occupava di comunicazione diventò una professione.

Il comunicazionista è colui che ha una consapevolezza sistematica degli strumenti della comunicazione e che sa come usarli perché la comunicazione sia efficace. Un comunicazionista deve possedere: i segreti della comunicazione e gli specifici settori di attività umana in cui si applicano le strategie comunicative.

Se la professionalità si limita a ricercare l’efficacia della comunicazione, la democrazia resta a rischio. Le profonde riflessioni su questo rischio dei grandi filosofi greci puntavano alla costruzione di un modello di comunicazione pubblica che voleva contemperare efficacia e ragionevolezza. Si costituì così il corpus dottrinale della retorica classica.

La democrazia ateniese aveva favorito la nascita delle prime forme di teoria della comunicazione. Ma queste teorie erano caratterizzate da pratiche diverse dalla comunicazione moderna. Per l’antico poeta romano Ennio, la comunicazione del sapere arricchiva il destinatario senza impoverire il donatore: in molti contesti, dopo che ho comunicato il mio sapere splende meno. Molta comunicazione è dunque un commercio.

Verso un modello della comunicazione verbale

La comunicazione rappresenta un momento essenziale dell’interazione umana e questa è riconducibile all’incontro di azioni: i modelli elaborati nel corso del ‘900 in ambito linguistico ne hanno dato alcune prospettive parziali.

I primi modelli

Il primo “modello” della comunicazione è il circuit de la parole di Ferdinand de Saussure. Gli interlocutori si scambiano segni: ciascuno dei due produce segni materiali e interpreta quelli prodotti dall’interlocutore in base alla propria conoscenza della lingua.

Nella Sprachentheorie del 1934 Karl Bühler elabora il concetto di lingua come strumento per comunicare. Bühler colloca il segno al centro di un triplice rapporto che coinvolge il livello oggettuale, il mittente e il ricevente in tre fasci di relazioni. Per l’emittente il segno è un sintomo, che ha funzione di espressione; il ricevente coglie il segno come segnale che ha la funzione di appello; rispetto all’oggetto il segno è un simbolo che funge da rappresentazione.

Claude Elwood Shannon riduce la comunicazione a trasmissione di informazione e definisce le limitazioni alla comunicazione in termini di disturbi del canale: si può definire la capacità di un canale come quantità massima di scambio informativo tra sorgente e ricevitore. Una trasmissione priva di errori è possibile solo se la quantità di informazione comunicata nell’unità di misura prescelta è minore della corrispondente capacità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

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