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comunicazione pubblica - storia del giornalismo Appunti scolastici Premium

dispensa per l'esame di comunicazione pubblica del professor Franz Foti, cdl in scienze della comunicazione. L'argomento trattato è la storia del giornalismo, la stampa italiana intrecciata con la storia economica e politica italiana, dal 1500 all'era moderna, i nascenti quotidiani, i giornalisti che hanno fatto la storia.

Esame di Comunicazione pubblica docente Prof. F. Foti

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Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

espressione e richieste di abolire il privilegio e la censura preventiva.

1665 Francia. Parigi. Nasce il primo esempio di un periodico diretto al mondo dei

dotti o, comunque, al pubblico più colto della Parigi di Luigi XIV rientrando

nella politica culturale del Re Sole che ha nelle Accademie i punti di forza, si

chiama “Journal des Sçavans” (poi “des Savants”). È un settimanale (lo sarà

fino al 1724), diventerà poi un mensile. Basato sui libri che si pubblicano in

Francia e all’estero, rimarrà in tutt’Europa un modello.

1668 Italia. Si intravede la prima esperienza del giornalismo letterario ed erudito

con l’uscita trimestrale del “Giornale dei Letterati”, si avverte che la fase più

rigida della Controriforma non può durare a lungo e che occorre governare in

modo diverso il mondo della cultura.

1688-1689 Profugo in Olanda, John Locke sostiene che il diritto alla vita, alla libertà e

alla proprietà erano diritto naturali ed inalienabili degli uomini. Dalla

tolleranza religiosa derivano anche la libertà di stampa, di associazione e di

parola.

1695 Inghilterra. Il Parlamento abolisce il Licensing Act (abolizione della censura

preventiva).

Fine Seicento Italia. Escono le gazzette di Torino, Bologna, Mantova, Messina, Parma,

inizio Settecento Modena e Rimini.

“Il Sincero” di Genova (veniva compilato da Luca Assarino, ex mercante,

scrittore versatile e abile nel destreggiarsi tra il Senato genovese e le corti di

Parigi e di Torino. La sua figura “professionale” è la prima che spicca nelle

carte giornalistiche di quei tempi), “I successi del mondo” di Torino e il

“Rimino” di Rimini. Le gazzette di Genova e Torino dureranno trent’anni.

1700 Inghilterra. Nasce la monarchia costituzionale, cioè sottomessa alle leggi.

1702 Inghilterra. Londra. Nasce il primo quotidiano moderno, il “Daily Courant”.

Durerà trentatré anni. Nuovo per i contenuti e per la diffusione favorita

dall’avvio del servizio postale. In Inghilterra si potevano affrontare più

liberamente temi politici in una contrapposizione già netta tra conservatori e

liberali.

1710 Italia. Venezia. Si sviluppa e fiorisce il giornalismo letterario italiano (seconda

esperienza). Ricordiamo che Venezia fin dal Rinascimento, con il lavoro di

Aldo Manuzio e i suoi discepoli, è la capitale dell’arte della stampa. Con il

“Giornale dei letterati d’Italia”, una rivista trimestrale, promossa da Scipione

Maffei, Antonio Vallisnieri e Apostolo Zeno, Venezia eserciterà per trent’anni

(per tutta la durata della rivista) una vasta influenza nella repubblica delle

lettere.

1719 Inghilterra. Londra. Defoe è il primo romanziere che apre la lunga serie dei

feuilletons pubblicando Robinson Crusoe a puntate sul “Daily Post”.

Italia. Lo Stato della Chiesa continua la sua lotta contro i gazzettieri. Clemente

XI manda a morte l’abate Gaetano Volpini ritenendosi calunniato da un suo

scritto.

1740 Italia. Firenze. Terza esperienza di giornalismo letterario, esce “Novelle

letterarie” (il contenuto abbraccia molti rami del sapere: storia, teologia,

scienza e diritto).

1750 Italia. Venezia. Periodo illuminista e del furore di Goldoni, influenzato dalla

massoneria e da quel genere giornalistico culturale creato a Londra da Richard

Steele e Joseph Addison con il “Tatler” e lo “Spectator” (questi due periodici –

di più il secondo - si rivolgono a un pubblico più ampio di quello dei dotti,

appartenente alla borghesia colta, e lo coinvolgono nei dibattiti culturali

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attraverso l’uso dei dialoghi creati dal giornalista).

1760 Italia. Venezia. Prima traduzione del modello “Spectator” di Gaspare Gozzi.

Esce la sua “Gazzetta Veneta”, due volte la settimana e dura due anni. Nella

“Gazzetta Veneta” la pubblicità entra inserita in alcuni racconti del Gozzi per

sostenere i bilanci. Si può parlare di una prima forma di “pubblicità

redazionale”. Otto pagine compilate direttamente da lui con racconti che

prendono spunto da fatti di cronaca e con una corrispondenza con i lettori

basata su lettere autentiche o inventate. Con semplicità e decoro vi si trovano

narrati fatti di cronaca, novelle, recensioni e “ciance”.

1763-1765 Italia. Venezia. Chiude la Gazzetta Veneta, nasce la “Frusta letteraria” di

Giuseppe Baretta, quindicinale.

1764 Italia. Brescia e Milano. Pietro e Alessandro Verri con Cesare Beccaria (che

nello stesso anno pubblica Dei delitti e delle pene) traducono in un giornale,

“Il Caffè”, la lezione illuministica dell’Ecyclopédie di Diderot e D’Alambert,

che trova adepti a Venezia – tipo Elisabetta Caminer – e a Milano. “Il Caffè”,

che aveva lo scopo di sostenere le riforme e risvegliare le coscienze, resterà il

miglior prodotto italiano dell’Illuminismo.

1776 Rivoluzione Americana.

1777 Il primo foglio quotidiano di Parigi, il “Journal de Paris”.

1787 Stati Uniti d’America. Nasce la Costituzione federale americana.

Inghilterra. Il liberale Edmund Burke può proclamare che la stampa è “il

quarto potere”. Tra i polemisti spiccano grandi scrittori, come Daniel Defoe e

Jonathan Swift.

26 agosto 1789 Francia. Rivoluzione Francese. Articolo 11 della Dichiarazione dei diritti

dell’uomo e del cittadino dice: “La libera comunicazione del pensiero e delle

opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo: ogni cittadino può dunque

parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo rispondere dell’abuso di questa

1

libertà nei casi determinati dalla legge” . Due anni dopo lo stesso diritto viene

sancito dal primo emendamento alla Costituzione nordamericana. Con la

nascita del giornalismo politico si forma l’opinione pubblica. Aumentano i

lettori delle gazzette nei sempre più diffusi caffè o in quei “gabinetti di lettura”

che, sull’esempio francese, nascono in diverse città.

Esaltazione dei principi dell’89 in Italia.

Firenze. “Gazzetta universale” dell’Abate Vicenzo Piombi. Molto aperto e

accurato.

Venezia. “Notizie del mondo” di Giuseppe Compagnoni, “Gazzetta urbana

veneta” di Antonio Piazza, un periodico che va ricordato perché è il primo

basato sulla cronaca cittadina.

Stato della Chiesa. “Gazzetta di Bologna” – Bologna -, “Notizie politiche” –

Roma.

Milano. “Corriere di gabinetto” (uscito già nel 1786) dei fratelli Pirola vanta

mille associati.

1790 Restrizioni sulla stampa. Si proibisce la lettura delle gazzette e dei libri, si

controlla la circolazione dei fogli stranieri e i caffè e i gabinetti vengono

sorvegliati dalla polizia. Cambiano registro la “Gazzetta Ufficiale” e le

“Notizie del mondo”, viene soppresso “Notizie politiche”.

Diffusione clandestina dei fogli stranieri tipo “Moniteur universal” fondato a

Parigi allo scoppio della Rivoluzione che arriva fino a Milano.

1 Il modello francese aveva la caratteristica di porre la legge quale unico limite predeterminato e diretto a reprimere gli

abusi della libertà di espressione. Corso Operatori Ufficio Stampa

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“Gazzetta di Lugano”, edita dal tipografo Giambattista Agnelli e diretta

dall’abate Giuseppe Vanelli, è quella più diffusa nell’Italia del Nord.

Stato della Chiesa. La voce più importante dello schieramento papale

(combattono non solo le dottrine rivoluzionarie ma anche gli ideali di libertà e

di uguaglianza, cercando di sradicare i principi illuministici) è il “Giornale

ecclesiastico di Roma” (1785-1798) diffuso in tutta Italia. Troppo di parte

viene soppresso dal governo austriaco.

1791 Stati Uniti d’America. I emendamento della Costituzione federale americana,

afferma: “Il Congresso non potrà fare alcuna legge per il riconoscimento di

qualsiasi religione, e per proibire il libero culto, e per limitare la libertà di

parola o di stampa, o il diritto che ha il popolo di riunirsi in forma pacifica e

2

inoltrare petizioni al governo per la riparazione dei torti subiti” .

Italia. Firenze. Esce il primo periodico femminile, il Giornale delle dame, poi

usciranno a Venezia La donna galante ed erudita di Venezia e a Milano il

Giornale delle nuove mode di Francia e d’Inghilterra.

15 maggio 1796 Napoleone Bonaparte entra a Milano. Cadono le restrizioni sulla stampa.

1796-1799 Triennio rivoluzionario. Nascono quaranta giornali a Milano, venti a Genova e

una decina a Venezia, Roma e Napoli. Nascono le prime forme di giornalismo

politico. Nasce il tricolore italiano – su proposta del giornalista Compagnoni -,

si comincia a parlare di unità d’Italia.

Nello Statuto della Cisalpina, art. 354, si assicura la libertà di espressione e si

esclude ogni tipo di censura preventiva.

Milano diventa capitale della stampa.

In Italia i migliori giornalisti sono: Carlo Salvador e Gaetano Porro – lombardi

- Ugo Foscolo e Giuseppe Valeriani – veneti – Melchiorre Gioia, Giovanni

Rasori e Giuseppe Poggi – piacentini – Giuseppe Lattanti – romano – Pietro

Custodi e Giovanni Ranza – piemontesi – Bartolomeo Benincasa e Giuseppe

Compagnoni – emiliani – Matteo Galdi e Carlo Lauberg – napoletani.

1796 Milano. Esce il primo foglio libero compilato dal Rasori, il Giornale degli

amici della libertà e dell’uguaglianza, seguono: Il termometro politico della

Lombardia di Salvador, il giornale dei Patrioti di Italia degli emigrati

meridionali, il Tribuno del Popolo del Custodi e L’Amico del popolo del

Ranza, soppressi dopo pochi numeri.

Milano. Carlo Barelle, libraio intraprendente, con la soppressione di molte

testate giudicate ostili dai governanti francesi, viene spinto dalla voglia di far

uscire un foglio senza né titolo né data, molto spregiudicato nei contenuti e nei

toni, un successo che vanta quattromila copie vendute e che prenderà il nome

di “senza titolo”.

1798 Milano. Il giornale più famoso del Triennio è il “Monitore italiano” (poi

Cisalpino, dal “Moniteur Universal” di Parigi diventato il foglio preferito di

Napoleone dittatore) che apre la serie dei monitori in Italia che appariranno a

Venezia, Firenze, Roma e Napoli.

Milano. Esce “Il Redattore” foglio ufficioso compilato dal Lauberg, la sua

testata porta alla ribalta il termine con cui ancora oggi vengono definiti i

giornalisti che compilano i mezzi dell’informazione.

Milano. Vanno in carcere: Barelle, Ranza e Custodi.

I Giornale politici del tempo sono: a Bologna (il Monitore bolognese, tra

moderato e democratico), a Modena (Giornale repubblicano di pubblica

2 Il modello americano si caratterizza quale pieno riconoscimento della libertà anche nei confronti della legge. Così è

nata la visione di una stampa “guardiana” dei poteri. Corso Operatori Ufficio Stampa

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istruzione), a Brescia (Il Giornale democratico, fondato, subito dopo

l’insurrezione contro Venezia, da un ventenne, Giovanni Labus, ammiratore

del Foscolo), a Genova (la Gazzetta nazionale genovese, come strumento di

battaglia dei democratici – compilata da Contardo Solari, Giuseppe Crocco e

Abate Antonio Pagano, poi Gazzetta nazionale della Liguria e Gazzetta di

Genova, , settimanale che durerà fino al 1878). Concorrente della gazzetta era

il settimanale moderato, Annali politico-ecclesiastici di Eustachio Degola,

giansenista. A Roma (il Monitore di Roma, repubblicano poi moderato

compilato da Urbano Lampredi, prolisso) , a Napoli (il Monitore napoletano è

edito da una donna Eleonora Pimental, democratico-giacobino, morirà al

patibolo)

1799 Le truppe francesi sono costrette dalle forse austrorusse ad abbandonare la

penisola. Le Repubbliche crollano. Tutti i giornali democratici scompaiono.

Rimarrà la Gazzetta di Bologna.

1800 Milano. Pietro Custodi lancia “L’Amico della libertà” bisettimanale che

chiude dopo venticinque numeri. Giuseppe Lattanti lancia nel 1801 un

quotidiano di impronta commerciale. Si intitola “Il colpo d’occhio giornaliero

sulla città di Milano, ossia annunzio di economia, arti e commercio”. Foglio di

servizio, verrà soppresso per ordine di Francesco Melzi, vicepresidente della

Cisalpina.

1803 Nella repubblica Cisalpina un decreto di gennaio regola più rigorosamente la

censura preventiva – affidata al Magistrato di revisione – e dà direttive

fondamentali a stampatori e giornalisti: non recare offesa alla religione di

Stato e alla pubblica morale; non attentare all’ordine pubblico e al rispetto

dovuto al governo e alle autorità; non provocare il turbamento dell’armonia

verso i governi amici; non diffamare le persone.

1806 Con l’incoronazione di Napoleone a imperatore dei francesi e re d’Italia,

questo assetto subisce alcune modifiche, infatti viene abolita la censura

preventiva e cambiato il nome alla Magistratura di revisione che si chiamerà

“Ufficio della libertà di stampa”. In questo periodo i fogli politici assomigliano

tutti al Moniteur di Parigi. Escono due volte alla settimana, quattro pagine, rari

i quotidiani.

1805-1815 Milano. Il “Giornale Italiano” nasce da un progetto di Vincenzo Cuoco accolto

dal Melzi. Il contratto prevede che il governo stipendi Cuoco, due redattori (di

cui uno è Benincasa) e il correttore di bozze. Le altre spese sono a carico dello

stampatore, Federico Agnelli. L’intento del giornale è di contribuire a

“formare lo spirito pubblico di una nazione”. Buone le vendite così come

quelle de “Il Corriere di Milano” compilato da Francesco Pezzi.

Il regime repressivo sulla stampa politica risveglia il giornalismo letterario.

Si sviluppa anche “Il Corriere delle Dame”, periodico diretto al pubblico

femminile. Nasce nel 1804 a Milano, fondato da Carolina e Giuseppe Lattanti

ed esce a otto pagine. Tutti i numeri hanno l’illustrazione di un figurino di

moda e un ragguaglio sintetico dei principali fatti della settimana, intitolato

Termometro politico. Per il resto si va dai raccontini agli aneddoti, dai pensieri

morali alle cronache teatrali e alle poesie. Non mancano i consigli alle dame

per come comportarsi in società, come allevare i figli e le sciarade.

1814-1815 Congresso di Vienna (sancisce l’alleanza tra trono e altare che crea

un’organizzazione sopranazionale per il mantenimento dell’ordine e della

pace)

Italia. Una vera forma di giornalismo politico non esiste, le idee nuove si

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esprimono attraverso i fogli letterari e culturali. Centrale è nei primi anni il

dibattito tra i romantici – che si rifanno ai principi liberali – e i classicisti.

Italia. Lombardia. Continua la popolarità del Corriere delle Dame – moda,

cucina, giardinaggio e mondanità -

1816 Italia. Milano. Nasce il mensile, la “Biblioteca italiana”, promosso dagli

austriaci allo scopo di conquistare simpatie nel mondo intellettuale o, almeno,

di ridurne l’avversione. Viene chiesto a Ugo Foscolo e a Vincenzo Monti di

dirigerla, ma non accettano, e poi a Giuseppe Acerbi. Quest’ultimo invitò più

di quattrocento personaggi illustri a collaborare, ma molto come il Manzoni e

il giurista Gian Domenico Romagnoli declinano. Un segno importante venne

dato quando Madame de Staël pubblicò un articolo che inizia la grande

polemica tra romantici e classicisti. La rivista comunque dura poco e non

riesce neanche Paride Zajotti, giornalista austriacante dotato di talento, a

riportarla in auge.

1816 Si contrappone alla “Biblioteca” il periodico più significativo di questi anni “Il

Conciliatore”, fondato a Milano nel 1818 da Luigi Porro Lambertenghi e

Federico Confalonieri. Promosso da una cerchia di romantici, ammiratori di

Madame de Staël e seguaci di Romagnosi. Compilato da Ludovico Di Breme,

Silvio Pellico, Giovanni Berchet e Pietro Corsieri, stampato dal tipografo

Vincenzo Ferrario, garantito finanziariamente dai due aristocratici illuminati

(Porro Lambertenghi e Federico Confalonieri). Il giornale, settimanale, figlio

del Caffè, si presenta come un foglio scientifico – letterario in 4 pagine. Fin

dal primo numero si avvertono l’impronta moderatamente liberale e il respiro

europeo. Il “foglio azzurro”, così chiamato dal colore della carta suscita le

reazioni della “Biblioteca” paladina dei classicisti e di altri fogli

filogovernativi. Nel 1819 gli austriaci ne imposero la chiusura.

1820-1821 I moti. Iniziano a muoversi le sette in vari paesi d’Europa. I carbonari delle

Romane e del Napoletano riescono a far circolare clandestinamente dei fogli

tipo “L’illuminatore”, che proclamava guerra ai preti e al potere temporale del

Papa, chiedendo libertà e unità sotto una monarchia costituzionale (filo

conduttore di tutti gli altri fogli presenti all’epoca).

1821 Italia. Firenze. Nasce il mensile “Antologia, giornale di scienza, lettere ed arti”

(un esempio efficace di quel lavoro politico e culturale diretto a formare

un’opinione in grado di premere sul governo e spingerli alle riforme) fondato e

animato da Gian Pietro Vieusseux, ricco mercante, uomo colto ma soprattutto

conoscitore di molti paesi, aveva aperto due anni prima sempre a Firenze un

gabinetto di lettura. (Collaboratori: Giuseppe Montani, seguace di Romagnoli,

che fa venire da Milano, e Niccolò Tommaseo. Vieusseux scoprì giovani

scrittori come Carlo Cattaneo e Giuseppe Mazzini.

1824 Italia. Milano. Escono gli “Annali Universali di Statistica”. L’editore è

Francesco Lampato, il quale aveva capito l’importanza della pubblicistica

tecnico – economica richiesta dalla operosa borghesia lombarda. Dal 1827 gli

Annali sono diretti dal Romagnoli e diventano una scuola per uomini come

Cattaneo, Cesare Cantù e Cesare Correnti.

1828 Italia. Genova. “L’Indicatore genovese” vede il giovane Mazzini e i suoi amici

conferire accenti appassionati e fortemente polemici verso i conservatori e i

reazionari. Dopo un anno viene interdetto dalle autorità.

1829 Italia. Livorno. Mazzini collabora con “L’Indicatore livornese”, fondato da

Francesco Domenico Guerrazzi.

Italia. Parma. Nasce sotto il governo moderato di Maria Luigia, “L’Eclettico”

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di Francesco Pastori, un liberale aperto alle teorie socialistiche di Saint –

Simon.

Altre restrizioni sulla stampa in Italia.

1830 USA. Nasce la “penny press”: “Sun” – “Herald”.

1833 Viene soppresso il periodico di Vieusseux dal Granduca di Toscana. Anche nel

Regno Sardo, dove è salito al trono Carlo Alberto nel 1831, aumentano le

angherie censorie e gli atti repressivi. Mazzini va in esilio e a Marsiglia, nel

1832, fonda la Giovane Italia e una rivista con lo stesso titolo. Dura poca ma

segna l’avvento nella lotta politica del giornalismo mazziniano. Nel sottotitolo,

accanto all’invocazione virgiliana all’Italia, Mazzini colloca questa frase del

Foscolo: “Scrivete. Perseguitate con la verità i vostri persecutori”.

Periodo di modernizzazione: la macchina a vapore, le ferrovie, il gas, la

corrente elettrica; e per quanto riguarda i giornali, il passaggio dalle prime

applicazioni pratiche del telegrafo ai progressi della fotografia.

1834 Italia. Torino. Carlo Alberto muta l’ufficiosa “Gazzetta Piemontese” da

trisettimanale in quotidiano, nuovo direttore è Felice Romani.

Importante invece l’opera del tipografo Giuseppe Pomba, che è il principale

artefice della trasformazione della stampa piemontese. Già nel 1829 chiede al

sovrano il privilegio di esclusiva per introdurre a Torino la macchina da

stampa a doppio cilindro, mossa dal vapore, che il “Times” di Londra aveva

adottato già nel 1814. Pomba capisce che la nuova moda è quella dei periodici

illustrati (quei “magazzini pittorici” lanciati nel 1832 dal “Penny Magazine” di

Londra imitato prima in Francia e poi in Italia). Esce così il “Teatro

Universale. Raccolta enciclopedica e scenografica”, ogni fascicolo è di 16

pagine di un formato che si avvicina al giornale tabloid di oggi, e contiene da

12 a 20 incisioni. Il direttore è Davide Bertolotti, giornalista noto che si

proclama estraneo alla politica. Un successo.

1837 Si sviluppano i primi popolari. Il più importante è considerato “Letture

popolari”, fondato da Lorenzo Valerio a Torino.

1846 Italia. Torino. “L’Antologia italiana” e “Il Mondo illustrato” del Pomba. Il

primo è un mensile culturale diretto da Frnacesco Predari, al quale collaborano

Cesare Balbo, Cavour, Gioberti e D’Azeglio. Con il secondo siamo in un altro

campo giornalistico più commerciale. È un settimanale con immagini che

contribuisce ad alimentare quell’esigenza che i patrioti propagandano con la

frase “aprire il Piemonte all’Italia”.

7 febbraio 1847 Cattaneo parla “del possente, manifesto e improvviso progresso del

giornalismo in tutta Italia”.

15 marzo 1847 – Svolta della stampa che parte con l’Editto di Pio I e si conclude con l’Editto

26 marzo 1848 Albertino, che nell’articolo 28 accoglie il principio francese: ““La Stampa”

sarà libera, ma la legge ne reprimerà gli abusi”. Le disposizioni principali:

Affermazione della libertà di manifestazione del pensiero per mezzo della

• stampa e di qualsivoglia mezzo meccanico atto a riprodurre segni figurativi;

Ogni cittadino maggiorenne, le società anonime o in accomandita e i

• “corpi morali” riconosciuti tali possono pubblicare “un giornale o scritti

periodici”;

Il tipografo deve apporre sullo stampato i propri dati e l’anno di stampa

• Tutti i giornali devono avere un “gerente responsabile” (“teste di legno”,

• in cambio di poche lire si addossavano l’onere dei reati).

16 giugno 1848 Italia. Torino. Periodo della guerra di indipendenza, compare il quotidiano che

rappresenta un’autentica novità editoriale e giornalistica, la “Gazzetta del

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popolo” creata da Giovan Battista Bottero, che la dirige, e da Felice Govean.

Prezzo basso, piccolo formato, molte notizie date con tempestività, linguaggio

semplice e chiaro anche nei commenti. Liberale e anticlericale. Il suo

programma: “Italia unita sotto la monarchia dei Savoia con Roma capitale”.

Genova. Di stampo filodemocratico escono: “Il Balilla” plurisettimanale e il

“Diario del popolo” quotidiano diretto da Goffredo Mameli, repubblicano.

Sempre di stampo repubblicano è “L’Italia del popolo” diretto da Mazzini.

1850 - 1860 Torino patria della cultura. La “Gazzetta del popolo” e “L’Opinione” sono i

più diffusi (ne erano nati 13), di sostegno a Cavour e di accentuazione

anticlericale, hanno un disegno giornalistico – editoriale innovativo: dare

molte notizie, anche pettegole, svolgere campagne popolari. Nella “Gazzetta

del Popolo” si intravede il germe del quotidiano d’informazione e di opinione

a larga diffusione come lo intendiamo oggi.

“Espero” tentativo di un quotidiano della sera. Il “Pasquino” (1856-1915)

settimanale umoristico.

Novità. Viene fondata la prima agenzia di notizia a somiglianza delle ormai

famose agenzie Havas, in attività a Parigi dal 1835, Wolf a Berlino e Reuters a

Londra. Alla fine del 1852 viene attivato il collegamento fra Torino e Parigi

col telegrafo elettrico: un’innovazione che consente di ricevere rapidamente le

informazioni parigine e quelle delle capitali collegate con quella francese.

L’idea è di Cavour. Come direttore viene scelto il giornalista Guglielmo

Stefani, che dirige il quotidiano ufficioso la Gazzetta piemontese. L’impresa a

carattere familiare – e per questo prende il nome di “Agenzia Stefani –

telegrafia privata” – nasce il 25 gennaio 1853.

Genova. “Il San Giorgio” (poi La Nazione) fondato dal gruppo di Nino Bixio,

vicino a Garibaldi e critico verso Mazzini è quello ad avere più fortuna.

Milano. Si salva, dalle repressioni austriache, la “Gazzetta di Milano” edito e

compilato da G.B. Manini, quotidiano ufficiale del governo. Le novità

milanesi sono: il settimanale Nuovo Emporio (1856 – 1860) basato solo sulle

notizie di cronaca, anche nera; due settimanali umoristico-letterario che durano

poco “L’Uomo di pietra” redatto da Cletto Arrighi e “Il Pungolo” di Leone

Fortis e “Il Crepuscolo”, settimanale letterario di Carlo Tenca.

Roma. Prima serie dell’”Osservatorio Romano” (1850), quello da cui prende il

nome oggi è uscito nel 1860.

Gli analfabeti in Italia sono il 75 per cento della popolazione, all’incirca 25

milioni di anime. Il successo editoriale della “Gazzetta del Popolo” con 10.000

copie è un fatto solitario, gli altri hanno una media di 2.000 copie.

Si costruiscono le prime rotative. Dal 1848 ne impiega una veloce il Times di

Londra. E dal 1851 un cavo sottomarino collega telegraficamente la Francia e

l’Inghilterra. Sono già trascorsi parecchi anni da quando Hegel, il grande

pensatore tedesco, ha pronunciato una frase famosa: “la lettura del quotidiano

è la preghiera dell’uomo moderno”.

1859 - 1870 Periodo in cui avviene l’unificazione nazionale. L’Italia è un paese

essenzialmente agricolo. L’industria prevale al nord (Piemonte e Lombardia).

Sulla piazza milanese circolano diversi giornali, quattro dominano il mercato:

1. “Gazzetta di Milano” (rende famosa la casa editrice della Sonzogno).

2. “La Lombardia”

3. “Il Pungolo” (fondato da Leone Fortis)

“La Perseveranza” (fondato da un gruppo di notabili della destra e diretto da

Pacifico Valessi e poi da Ruggero Borghi; vive fino al 1920)

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1865 Milano. Nasce “Il Sole”, il primo quotidiano economico, commerciale e

finanziario, legato alla nascente industria laniera lombarda.

Torino perde potere con il trasferimento della capitale a Firenze. Anche

l’Agenzia Stefani segue il Governo a Firenze, dove vengono trasferiti

l’”Opinione”, “Il Diritto” e “L’Armonia”.

Firenze. “La Nazione” fondato da Bettino Ricasoli nel 1859 con la

collaborazione gestionale della casa editrice Barbera.

Genova. “La Gazzetta di Genova” rimane il giornale più venduto.

Sud Italia. “Il Giornale di Sicilia”, nato come espressione del gruppo

democratico crispino è divenuto in seguito filoministeriale, segna l’inizio

dell’attività editoriale della famiglia Ardizzone, ancora oggi proprietaria di

questa testata.

Roma. Novità: esce nel 1861 la serie dell’”Osservatore Romano” quotidiano

che continua tuttora come voce ufficiale della Santa Sede.

1867 Milano. “Il Gazzettino Rosa” fondato da Achille Bizzoni e Felice Cavallotti

(di sinistra).

1868 Lodi. “La Plebe” fondato da Enrico Bignami (diventa quotidiano quando si

trasferisce a Milano nel 1674).

Periodo in cui in Italia girano troppi giornali, motivo per cui quasi tutti

falliscono e molti giornalisti vengono corrotti dai governi. Inoltre all’estero il

telegrafo viene sfruttato per la trasmissione delle notizie, in Italia siamo ancora

distanti. I grandi editori del tempo/librai/stampatori del tempo sono Sonzogno

ed Emilio Treves.

Milano. Nel 1866 Edoardo Sonzogno varando “Il Secolo” apre la strada che

porta alla creazione del quotidiano all’italiana. Tre le scelte fondamentali di

Sonzogno:

seguire la linea politica democratica, garantita dalla lunga direzione di

• Ernesto Teodoro Moneta, campione del pacifismo mondiale e futuro premio

Nobel;

potenziamento della cronaca cittadina finora quasi inesistente anche su “Il

• Pungolo” (la cronaca veniva compilata da Carlo Romussi il quale dava voce

anche alla povera gente);

dare ampio spazio agli articoli e alle rubriche di varietà e al romanzo a

• puntate – feuilleton - (due al giorno) copiando la ricetta che i più diffusi

quotidiani parigini avevano adottato durante il dominio di Napoleone III.

Altra novità viene nominato un “amministratore in capo” al posto del

ragioniere. All’epoca era Enrico Reggiani e con lui nasce la figura del direttore

amministrativo. L’americana Associated Press e l’inglese Reuters possono

navigare con il primo cavo sottomarino che collega Terranova e l’Irlanda.

1870 Molti giornali per far quadrare i conti sfruttano la pubblicità, soprattutto di

prodotti farmaceutici. Attilio Manzoni, che li commerciava, fonda la prima

concessionaria di pubblicità (1870 – la Manzoni è tuttora esistente). Pensata

come tramite fra i giornali e gli inserzionisti.

Altra novità, una vera astuzia del famoso commerciante, è l’invenzione delle

necrologie.

5 marzo 1876 Milano. Nasce il “Corriere della Sera”. Quotidiano del pomeriggio, da cui il

nome. Lo dirige un giornalista napoletano: Eugenio Torelli Viollier che ha

fatto la gavetta all’”Indipendente” di Alexandre Dumas (il giornale che lo

scrittore francese aveva pubblicato a Napoli dopo l’ingresso di Garibaldi) e in

alcuni quotidiani di Milano tra i quali “Il Secolo” che ora vuole sfidare. Vuole

creare un foglio di destra rivolto a quella borghesia milanese che si sente già

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arrivata. Purtroppo tredici giorni dopo, la “rivoluzione parlamentare” rovescia

la Destra e al governo va la Sinistra guidata da Agostino Depretis. Vita

difficile per il neo foglio, infatti nei primi cinque anni rischia più volte di

dover chiudere. “Il Secolo” rimane ancora il giornale più venduto. Il riscatto

del Corriere avviene nel 1882, quando Torelli Viollier decide di uscire con

numeri di 6 pagine.

Giornali del tempo.

In Inghilterra abbiamo il “Times”. Qui si affermano i quotidiani a un penny e

quelli della sera a mezzo penny (tipo “Evening News”) e i settimanali di

diversa impronta: quelli popolari della domenica, come l’”Observer” e il

“Sunday Times”, quelli illustrati come l’”Illustrated London News” e quelli

satirici come il “Punch”.

In USA Gordon Bennet, con il New York Herald, impone un giornalismo fatto

di réportages, di fatti diversi, di echi di cronaca e di curiosità: un giornalismo

che Joseph pulitzer e più tardi W.R. Hearst sviluppano accentuandone gli

aspetti più raccapriccianti. La stampa di qualità ha il proprio vessillo nel “New

York Times” lanciato nel 1851.

1878 Roma. Nasce “Il Messaggero”, fondato dal giovane giornalista Luigi Cesana.

È un quotidiano popolare in piccolo formato. Dovette il suo primo successo

all’ampiezza della cronaca. Organo di libera democrazia, propugnatore della

guerra di Libia e di quella italo-austriaca.

1883 Roma. Nasce “La Tribuna” prettamente politico di proprietà del Principe

Maffeo Sciarpa.

1885 Milano. Svolta decisiva per il “Corriere della Sera”, grazie al cotoniere

Benigno Crespi, convinto che un giornale possa essere anche un buon affare,

entra in società con Torrelli Viollier. Le 100.000 lire sborsate dal Crespi

servono a costruire una nuova serie dotata di due rotative, a fare uscire il

giornale in tre edizioni (mattino, pomeriggio e sera), a servirsi del telegrafo e

ad aumentare il numero dei redattori che diventano sedici.

Torino. “La Gazzetta del Popolo” si riassesta e viene incalzata dalla “Gazzetta

del Piemontese” che 1895 si trasformerà ne “La Stampa” (il successo della

testata arriva nel 1900 quando diventa proprietario e direttore Alfredo

Frassati, uno dei padri del giornalismo italiano. Si ispira al giornalismo

tedesco).

Bologna. “Il Resto del Carlino” (perché veniva dato nelle tabaccherie come

resto a chi, con una moneta da 10 centesimi = “carlino”, comprava un sigaro

toscano che ne costava 8) nasce in piccolo formato (prezzo 2 centesimi) come

foglio locale di tendenza democratica. Aumenta subito il suo formato con il

direttore Amilcare Zamorani, che lo trasforma in uno dei più moderni giornali

italiani. Vi collaborano Carducci, Pascoli e D’Annunzio.

1886 Genova. “Il Secolo XIX” viene fondato da Ferruccio Macola e si impone

subito per la novità e per l’ampiezza dei suoi servizi dall’America Latina. Nel

1897 viene acquistato dall’industriale Ferdinando Maria Perrone, esponente

del gruppo cantieristico e siderurgico Ansaldo, e affidato a Luigi Vassallo.

1887 Venezia. “Il Gazzettino” fondato da Giampiero Salamini.

Trieste. “Il Piccolo” fondato nel 1981 da Teodoro Mayer, un giovane animato

da spirito irredentista al quale le autorità di Vienna si sono decise a concedere

l’autorizzazione.

1896 Roma. Nasce “L’Avanti”, direttore è Leonida Bissolati, redattore capo Ivanoe

Bonomi. Riprende il nome dell’organo della socialdemocrazia tedesca, suscita

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molto interesse, attira parecchi intellettuali (tra i primi abbonati c’è Benedetto

Croce) e diventa in breve tempo un forte emblema politico.

Nasce la stampa cattolica. Su alcuni fogli influenti come “L’Osservatore

cattolico” di Milano, “L’Avvenire” di Bologna, “Il Cittadino” di Brescia e

“L’Eco di Bergamo” matura il dibattito sul problema della partecipazione dei

cattolici alla vita pubblica e sui temi sociali.

1896 Nasce a Milano la “Gazzetta dello Sport” come bisettimanale legata

soprattutto al ciclismo. Diventerà quotidiano dopo il 1919.

1900 La grande sfida del “Corriere” avviene quando diventa gerente, dopo la morte

di Torelli Viollier, del quotidiano Luigi Alberini (si ispira al giornalismo

anglosassone). Infatti la “Società E. Torelli Viollier e C.” diventa la “Società

L. Albertini e C. per la pubblicazione del ‘Corriere della Sera’ e altre

pubblicazioni”.

1901 Il 48,7 degli italiani è analfabeta. L’Italia ha 32 milioni di abitanti. Gli abitanti

di Milano sono 491.000, quelli di Roma 460.000, Napoli supera il mezzo

milione.

L’impiego del telegrafo ha reso più veloce la circolazione delle informazioni

alla quale il telefono darà la tempestività necessaria. Tra il 1902 e il 1903

entrano in funzione le linee telefoniche a lunga distanza Milano-Roma e

Milano-Parigi.

Epoca giolittiana. Continua la corruzione.

Solo tre quotidiani tirano sulle 100.000 copie: “Il Secolo”, il “Corriere della

Sera” e “La Tribuna”. Giornali in deficit. Prezzo di vendita 5 centesimi, poco

remunerativo per un giornale privo di pubblicità.

Installazione lenta ancor più della rotativa della lynotipe, messa a punto a

Baltimora nel 1884; in Italia nel 1906 ne sono installate solo 90,

prevalentemente a Milano. Più lento ancora sarà l’impiego del cliché a retino,

collaudato nel 1980 che consente una buona riproduzione delle fotografie sulla

carta dei quotidiani. L’industrializzazione richiede, quindi, una maggiore

diffusione, che si persegue aumentando il numero delle pagine e arricchendone

i contenuti e che, a sua volta, procura maggiori introiti pubblicitari; e spinge,

inoltre, a costituire aziende nelle quali si integrino un quotidiano e almeno uno

o due periodici.

I primi cambiamenti fisionomici e strutturali dei giornali. La tendenza generale

è del formato grande (con la pagina suddivisa in cinque colonne).

1904 La foliazione normale diventa di 6 pagine ma già nel 1906 i quotidiani più

forti – “Corriere della Sera” in testa – cominciano ad uscire a 8 pagine alcune

volte alla settimana. Si delineano le suddivisioni per argomenti con testatine

apposite: la cronaca cittadina, quella giudiziaria alla quale viene dato molto

spazio, le notizie teatrali, le “recentissime”. Una rubrica abituale in molti

quotidiani è la rassegna delle riviste e dei giornali. Il romanzo d’appendice

resta, ma non compare più “a fogliettone” in prima pagina. Sono, invece,

occasionali e succinte le notizie sportive. I quotidiani del mattino non escono

più il lunedì. La prima non diventa la pagina-vetrina che presenta le

informazioni più importanti ma di ogni genere e che Dario Papa aveva tentato

di importare da New York. I modelli restano il londinese “Times” e i parigini

“Le Matin” e il “Temps”: giornali seri ma anche seriosi. In prima pagina c’è

posto soltanto per le informazioni e gli orientamenti politici, per uno spunto

culturale e, quando l’occasione è buona, per la corrispondenza di un inviato.

Si sviluppa il concetto di redazione, con un direttore, quasi monarca, un

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caporedattore, il suo factotum. Crescono gli inviati, noti come vedettes del

giornalismo. Nascono i critici teatrali e letterari. I giornali italiani sono rivolti

a tutti e non esiste la distinzione che caratterizza la stampa estera. L’uso delle

fotografie prende il posto dei disegni di Ettore Ximens e Achille Beltrame.

Albori del giornalismo sportivo. Già nel 1892 si intravedono i primi

settimanali dedicati al ciclismo. Nel 1896 nasce a Milano la “Gazzetta dello

Sport”. Esce due volte la settimana, ma dal 1908, in seguito al successo del

Giro d’Italia, per tre volte, adottando la carta di colore rosa che ancora la

contraddistingue. La Casa editrice Sonzogno, che in questa fase ne è

proprietaria, trasformerà la “rosea” in quotidiano soltanto nel 1919.

1908 Si arriva a riunire tutte le associazioni giornalistiche esistenti nella

Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI). I direttori dei maggiori

quotidiani, evidentemente interessati ad una più marcata

professionalizzazione, ne sono stati i maggiori fautori insieme con vari

esponenti politici tra i quali spiccano alcuni leader del socialismo riformista e

del cattolicesimo liberale. Il primo contratto nazionale di lavoro tra editori e

giornalisti viene stipulato nel 1911 e definisce tra l’altro:

il giornalista professionista;

• la limitazione dei contratti a termine;

• la disciplina dell’indennità fissa e mobile per i casi di risoluzione del

• rapporto di lavoro;

la posizione contrattuale dei redattori ordinari, corrispondenti e degli

• aiuto agli uffici corrispondenza.

Nel 1920 la FNSI porrà il problema della libertà di stampa e dell’autonomia

professionale dei giornalisti. Mussolini contrappone un Sindacato fascista dei

giornalisti alla FNSI.

Con Luigi Albertini in testa al “Corriere della Sera”, Alfredo Frassati alla

guida de “La Stampa” di Torino, e la nascita a Roma del “Giornale d’Italia”

diretto da Alberto Bergamini, prende l’avvio, fra il 1900 e il 1901, una

straordinaria stagione dell’editoria e del giornalismo d’opinione e di

informazione.

Albertini appartenente alla Destra storica sarà sempre avversario di Giolitti.

Rimarrà incontrastato per tutti i primi 15 anni del 1900. Nel 1904 è pronta la

nuova sede in via Solferino (modellata su quella del “Times”) dove si

compongono e si stampano, con lynotipes e rotative modernissime, oltre al

“Corriere della Sera” e alla “Domenica del Corriere” i nuovi supplementi: “La

lettura” – 1901 – mensile diretto dal commediografo Giuseppe Giocosa,

suocero dell’Albertini, il “Romanzo mensile” – 1903 -, il “Corriere dei

Piccoli” – 1909. Nasce la disciplina all’interno della redazione, non più

scompigliati, ma “corrieristi”. Il quotidiano si presenta con sei colonne e titoli

di taglio (molto più vivace). Nel 1904 il Corriere è il più venduto in Italia.

Torino. Alfredo Frassati conduce “La Stampa”. Frassati imita i giornali

tedeschi, come il “Frankfurter Zeitung”, di solido impianto, ricchi di prestigio

e di ambito regionale o provinciale. “La Stampa” e “La Gazzetta del Popolo”

sono in concorrenza: sul piano della cronaca locale e giudiziaria, sul quello dei

servizi all’estero e su quello della linea politica. La prima è ispirata ai principi

del riformismo liberale e sostenitrice della “democrazia industriale”, appare

più in sintonia con idee nuove che maturano nel Nord, e con le novità

industriali che avanzano a Torino. Il secondo è più vicino a posizioni

nazionalconservatrici.

Giornalisti del tempo: Luigi Einaudi (passerà poi al Corriere), Francesco

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Saverio Nitti, ma anche Giuseppe Antonio Borghese, Giuseppe Bevione,

Virginio Gayda e Mario Bassi. Quest’ultimo è inviato speciale che cercherà di

fare concorrenza a Barzini. Nascono i primi accordi con testate estere,

importante quella con il “New York Herald”, il più celebre quotidiano del

mondo per la tempestività e per la spericolatezza dei suoi inviati speciali.

Periodo di concorrenza tra “La Stampa” e “Corriere della Sera”, soprattutto

sulla parte culturale. È Alberto Bergamini, però, che istituzionalizza l’area

culturale nella terza pagina. Inoltre introduce nel suo “Giornale d’Italia” alcuni

propositi “americanizzanti” di Dario Papa: le notizie e gli articoli più

interessanti in prima pagina, servizi dall’estero ma anche una ricca cronaca

cittadina, molte interviste e i primi referendum tra i lettori. Ma con il “Corriere

della Sera” la “terza pagina” diventa la più famosa e ambita. Prima era in

prima pagina nella posizione detta di “spalla e di risvolto” (ultima colonna

della prima pagina e gira in seconda). Grandi firme del tempo: Gabriele

D’Annunzio, Francesco Pastonchi e Luigi Pirandello.

Periodo di successo anche per le edizioni locali e la diffusione in provincia:

“Caffaro” di Genova, “Gazzettino”, “Il Resto del Carlino”, “Secolo XIX”, “Il

Messaggero”.

Periodo Inizia l’intreccio tra potenti industriali e finanziari, tra politica e giornali: il

giolittiano caso Tribuna. Caduta in deficit viene aiutata dalla Banca Commerciale, la

1903 – 1914 Banca di Italia e da alcuni industriali siderurgici e zuccherieri. Industriali del

tempo: Piaggio, Maraini, Buzzone e i fratelli Bondi.

(Giolitti sfrutta la

scissione fra Primi quotidiani di partito. Di sinistra: a Milano “Il Tempo”, diretto da Treves

riformisti moderati e dal 1902, soccombe nel 1910. “Il Lavoro” di Genova, fondato nel 1903 a

rivoluzionari opera del movimento cooperativo degli scaricatori del porto, che è destinato a

(sindacalisti) per durare. Cattolici: “Il Momento” (Torino, 1903) e il “Corriere di Italia” (Roma,

indebolire il Partito 1906). 1908 nasce la società editrice romana, promossa dal conte Giovanni

Socialista. Offerta di

Ministeri ai moderati Grosoli, che mira a organizzare un vero e proprio trust della stampa cattolica.

(Turati e Bissolati) e A favore di Giolitti e per la guerra di Libia: “Giornale di Italia”, “Il Mattino”,

riforme sociali: “Il Secolo XIX” e i due maggiori fogli vicini a lui, “La Stampa” e “La

nazionalizzazione Tribuna”. Seguono “Il Messaggero”, il “Giornale di Sicilia”, il “Resto del

delle ferrovie e Carlino” e la “Gazzetta di Venezia”. Contro Giolitti: Gaetano Salvemini, che

legalizzazione dei

sindacati) nel 1911 crea il settimanale “L’Unità”; Prezzolino, esercita un ruolo

equilibratore all’interno del movimento che fa a capo a “La Voce”; Gaetano

Mosca, l’autorevole collaboratore del Secolo. Primo inviato estero del Corriere

della Sera: Barzini (1907)

1912 Benito Mussolini (idealista – rivoluzionario) assume la direzione

dell’”Avanti”.

Prima Guerra I giornali erano così schierati. INTERVENTISTI: “Corriere della Sera”,

Mondiale “Gazzetta del Popolo”, “Il Resto del Carlino”, “Il Messaggero”, Roma;

1914 - 1918 DEMOCRATICI: “Il Secolo”, il “Gazzettino” e il riformista “Il Lavoro”;

NEUTRALISTI: “La Stampa”, “La Tribuna”, “La Nazione”, “Il Mattino”.

Periodo di censura della stampa.

Primo dopo Tre fasi: patriottismo, crisi politica e mito della forza.

guerra I fogli più venduti sono: il “Corriere della Sera” (mezzo milione di copie), “La

Stampa” (200 mila). I Perrone si aggiudicano il Messaggero, già proprietari

del Secolo XIX. Mussolini fonda nel 1914 Il Popolo d’Italia. Ma non riesce a

tenerlo in vita economicamente. Subentrano quindi alcuni gruppi industriali in

aiuto: Breda, Ilva ed Eridania.

Inoltre, nel 1918 Mussolini si accorda con i Perrone da cui ottiene un prestito.

“Il Popolo d’Italia” diventa il quotidiano “dei combattenti e dei produttori”.

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Il conte Grosoli (vice presidente del Banco di Roma) nel 1916 raggruppa tutte

le testate cattoliche in una nuova società, l’Unione Editoriale Italiana. Le

testate cattoliche di spicco sono L’Italia a Milano, il Corriere d’Italia a Roma,

“Il Momento” a Torino e “L’Avvenire d’Italia” a Bologna. Nel 1919, infine

esce a Roma “Il Popolo Nuovo”, organo settimanale del neo nato partito

popolare di don Sturzo.

Partiti del periodo: comunista (nato a Livorno - 1921), partito socialista,

partito popolare (Don Sturzo), fascista (Mussolini, D’Annunzio).

Giornali. Comunisti: “Avanti”, “Ordine Nuovo” (segue le attività di Gramsci),

“Il Lavoratore”, “Il Comunista” (del partito); Socialisti: “La Voce

Repubblicana”, “La Giustizia” di Treves e Turati; Fascisti: “Popolo D’Italia”,

“Il Popolo di Trieste”, “La Voce di Mantova”, “L’Azione”.

1924 Entra in vigore un decreto legge restrittivo della libertà di stampa, predisposto

da Mussolini. Questo favorì l’allineamento di tante testate al nascente

movimento e poi al regime in maniera lenta ma progressiva.

1925 Inizia la dittatura di Mussolini.

Periodo fascista Fascismo come dottrina dell’azione. Le testate sono controllate da Mussolini:

Il “Corriere della Sera” con Albertini (si è “fascistizzato”); “La Stampa” (è

edita da una società controllata dalla Fiat) con Frassati (Mussolini è molto

attento alle richieste di Agnelli); “Il Messaggero” con i Perrone e poi con Pier

Giulio Breschi. A Roma “La Tribuna” dei Perrone assorbe “l’Idea Nazionale”

diretta da Roberto Forges Davanzati. A Venezia “Il Gazzettino” diretto da

Talamini. “Il Resto del Carlino” diretto da Leandro Arpinati, passa poi a

Missiroli, poi a Giorgio Pini (imposto da Mussolini), “Il Mattino” e il Roma

vengono accollati al Banco di Roma (1930 – “fascistizzati”), la prima volte

che un ente possegga due testate.

La stampa italiana viene sottoposta a un sistema di controllo ispirato al

concetto che “in un regime totalitario la stampa è un elemento di questo

regime, una forza al suo servizio”…

Mussolini riesce a controllare la stampa attraverso un suo Ufficio Stampa da

cui partono tutti i comunicati, i volantini, le veline. Unici testi pubblicabili.

Anche l’Agenzia Stefani passa al servizio di Mussolini.

1926 Il regime cerca di crearsi benemerenze provvedendo nel 1926 alla costituzione

dell’Istituto nazionale di previdenza per i giornalisti (l’attuale INPGI); il

contratto di lavoro viene esteso ai giornalisti dei periodici, è possibile

utilizzare i pubblicisti nelle redazioni.

1927 - 28 I giornalisti devono essere iscritti ad un albo fascista e posseggono un

sindacato fascista. L’Albo viene istituito col regio decreto 26 febbraio 1928, n.

384. contemporaneamente si decreta l’abolizione dei collegi dei probiviri.

D’ora in avanti per esercitare la professione occorre essere iscritti in uno dei

tre elenchi dell’Albo: professionisti, praticanti e pubblicisti. E l’iscrizione si

ottiene se si ha un regolare contratto con un quotidiano.

1930 Nasce la radio. Alla radio passano solo le notizie diramate dalla Stefani.

Nuove norme penali: per i reati commessi a mezzo della stampa viene

accentuata la responsabilità del direttore e sono largamente estesi rispetto al

Codice Zanardelli del 1890 i casi di vilipendio.

Modernizzazione della stampa. Parte da Torino con “La Gazzetta del Popolo”,

fascista e appartenente alla Sip, il gruppo elettrico semipubblico che ha forti

interessi nella telefonia e nella radiofonia. La modernizzazione si sviluppa su

tre piani: tecnico, editoriale e giornalistico. La costruzione di nuovi

stabilimenti e l’ammodernamento degli impianti di produzione (rotative più


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Docente: Foti Franz
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Foti Franz.

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