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comunicazione pubblica - storia del giornalismo

dispensa per l'esame di comunicazione pubblica del professor Franz Foti, cdl in scienze della comunicazione. L'argomento trattato è la storia del giornalismo, la stampa italiana intrecciata con la storia economica e politica italiana, dal 1500 all'era moderna, i nascenti quotidiani, i giornalisti che hanno fatto la storia.

Esame di Comunicazione pubblica docente Prof. F. Foti

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popolo” creata da Giovan Battista Bottero, che la dirige, e da Felice Govean.

Prezzo basso, piccolo formato, molte notizie date con tempestività, linguaggio

semplice e chiaro anche nei commenti. Liberale e anticlericale. Il suo

programma: “Italia unita sotto la monarchia dei Savoia con Roma capitale”.

Genova. Di stampo filodemocratico escono: “Il Balilla” plurisettimanale e il

“Diario del popolo” quotidiano diretto da Goffredo Mameli, repubblicano.

Sempre di stampo repubblicano è “L’Italia del popolo” diretto da Mazzini.

1850 - 1860 Torino patria della cultura. La “Gazzetta del popolo” e “L’Opinione” sono i

più diffusi (ne erano nati 13), di sostegno a Cavour e di accentuazione

anticlericale, hanno un disegno giornalistico – editoriale innovativo: dare

molte notizie, anche pettegole, svolgere campagne popolari. Nella “Gazzetta

del Popolo” si intravede il germe del quotidiano d’informazione e di opinione

a larga diffusione come lo intendiamo oggi.

“Espero” tentativo di un quotidiano della sera. Il “Pasquino” (1856-1915)

settimanale umoristico.

Novità. Viene fondata la prima agenzia di notizia a somiglianza delle ormai

famose agenzie Havas, in attività a Parigi dal 1835, Wolf a Berlino e Reuters a

Londra. Alla fine del 1852 viene attivato il collegamento fra Torino e Parigi

col telegrafo elettrico: un’innovazione che consente di ricevere rapidamente le

informazioni parigine e quelle delle capitali collegate con quella francese.

L’idea è di Cavour. Come direttore viene scelto il giornalista Guglielmo

Stefani, che dirige il quotidiano ufficioso la Gazzetta piemontese. L’impresa a

carattere familiare – e per questo prende il nome di “Agenzia Stefani –

telegrafia privata” – nasce il 25 gennaio 1853.

Genova. “Il San Giorgio” (poi La Nazione) fondato dal gruppo di Nino Bixio,

vicino a Garibaldi e critico verso Mazzini è quello ad avere più fortuna.

Milano. Si salva, dalle repressioni austriache, la “Gazzetta di Milano” edito e

compilato da G.B. Manini, quotidiano ufficiale del governo. Le novità

milanesi sono: il settimanale Nuovo Emporio (1856 – 1860) basato solo sulle

notizie di cronaca, anche nera; due settimanali umoristico-letterario che durano

poco “L’Uomo di pietra” redatto da Cletto Arrighi e “Il Pungolo” di Leone

Fortis e “Il Crepuscolo”, settimanale letterario di Carlo Tenca.

Roma. Prima serie dell’”Osservatorio Romano” (1850), quello da cui prende il

nome oggi è uscito nel 1860.

Gli analfabeti in Italia sono il 75 per cento della popolazione, all’incirca 25

milioni di anime. Il successo editoriale della “Gazzetta del Popolo” con 10.000

copie è un fatto solitario, gli altri hanno una media di 2.000 copie.

Si costruiscono le prime rotative. Dal 1848 ne impiega una veloce il Times di

Londra. E dal 1851 un cavo sottomarino collega telegraficamente la Francia e

l’Inghilterra. Sono già trascorsi parecchi anni da quando Hegel, il grande

pensatore tedesco, ha pronunciato una frase famosa: “la lettura del quotidiano

è la preghiera dell’uomo moderno”.

1859 - 1870 Periodo in cui avviene l’unificazione nazionale. L’Italia è un paese

essenzialmente agricolo. L’industria prevale al nord (Piemonte e Lombardia).

Sulla piazza milanese circolano diversi giornali, quattro dominano il mercato:

1. “Gazzetta di Milano” (rende famosa la casa editrice della Sonzogno).

2. “La Lombardia”

3. “Il Pungolo” (fondato da Leone Fortis)

“La Perseveranza” (fondato da un gruppo di notabili della destra e diretto da

Pacifico Valessi e poi da Ruggero Borghi; vive fino al 1920)

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1865 Milano. Nasce “Il Sole”, il primo quotidiano economico, commerciale e

finanziario, legato alla nascente industria laniera lombarda.

Torino perde potere con il trasferimento della capitale a Firenze. Anche

l’Agenzia Stefani segue il Governo a Firenze, dove vengono trasferiti

l’”Opinione”, “Il Diritto” e “L’Armonia”.

Firenze. “La Nazione” fondato da Bettino Ricasoli nel 1859 con la

collaborazione gestionale della casa editrice Barbera.

Genova. “La Gazzetta di Genova” rimane il giornale più venduto.

Sud Italia. “Il Giornale di Sicilia”, nato come espressione del gruppo

democratico crispino è divenuto in seguito filoministeriale, segna l’inizio

dell’attività editoriale della famiglia Ardizzone, ancora oggi proprietaria di

questa testata.

Roma. Novità: esce nel 1861 la serie dell’”Osservatore Romano” quotidiano

che continua tuttora come voce ufficiale della Santa Sede.

1867 Milano. “Il Gazzettino Rosa” fondato da Achille Bizzoni e Felice Cavallotti

(di sinistra).

1868 Lodi. “La Plebe” fondato da Enrico Bignami (diventa quotidiano quando si

trasferisce a Milano nel 1674).

Periodo in cui in Italia girano troppi giornali, motivo per cui quasi tutti

falliscono e molti giornalisti vengono corrotti dai governi. Inoltre all’estero il

telegrafo viene sfruttato per la trasmissione delle notizie, in Italia siamo ancora

distanti. I grandi editori del tempo/librai/stampatori del tempo sono Sonzogno

ed Emilio Treves.

Milano. Nel 1866 Edoardo Sonzogno varando “Il Secolo” apre la strada che

porta alla creazione del quotidiano all’italiana. Tre le scelte fondamentali di

Sonzogno:

seguire la linea politica democratica, garantita dalla lunga direzione di

• Ernesto Teodoro Moneta, campione del pacifismo mondiale e futuro premio

Nobel;

potenziamento della cronaca cittadina finora quasi inesistente anche su “Il

• Pungolo” (la cronaca veniva compilata da Carlo Romussi il quale dava voce

anche alla povera gente);

dare ampio spazio agli articoli e alle rubriche di varietà e al romanzo a

• puntate – feuilleton - (due al giorno) copiando la ricetta che i più diffusi

quotidiani parigini avevano adottato durante il dominio di Napoleone III.

Altra novità viene nominato un “amministratore in capo” al posto del

ragioniere. All’epoca era Enrico Reggiani e con lui nasce la figura del direttore

amministrativo. L’americana Associated Press e l’inglese Reuters possono

navigare con il primo cavo sottomarino che collega Terranova e l’Irlanda.

1870 Molti giornali per far quadrare i conti sfruttano la pubblicità, soprattutto di

prodotti farmaceutici. Attilio Manzoni, che li commerciava, fonda la prima

concessionaria di pubblicità (1870 – la Manzoni è tuttora esistente). Pensata

come tramite fra i giornali e gli inserzionisti.

Altra novità, una vera astuzia del famoso commerciante, è l’invenzione delle

necrologie.

5 marzo 1876 Milano. Nasce il “Corriere della Sera”. Quotidiano del pomeriggio, da cui il

nome. Lo dirige un giornalista napoletano: Eugenio Torelli Viollier che ha

fatto la gavetta all’”Indipendente” di Alexandre Dumas (il giornale che lo

scrittore francese aveva pubblicato a Napoli dopo l’ingresso di Garibaldi) e in

alcuni quotidiani di Milano tra i quali “Il Secolo” che ora vuole sfidare. Vuole

creare un foglio di destra rivolto a quella borghesia milanese che si sente già

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arrivata. Purtroppo tredici giorni dopo, la “rivoluzione parlamentare” rovescia

la Destra e al governo va la Sinistra guidata da Agostino Depretis. Vita

difficile per il neo foglio, infatti nei primi cinque anni rischia più volte di

dover chiudere. “Il Secolo” rimane ancora il giornale più venduto. Il riscatto

del Corriere avviene nel 1882, quando Torelli Viollier decide di uscire con

numeri di 6 pagine.

Giornali del tempo.

In Inghilterra abbiamo il “Times”. Qui si affermano i quotidiani a un penny e

quelli della sera a mezzo penny (tipo “Evening News”) e i settimanali di

diversa impronta: quelli popolari della domenica, come l’”Observer” e il

“Sunday Times”, quelli illustrati come l’”Illustrated London News” e quelli

satirici come il “Punch”.

In USA Gordon Bennet, con il New York Herald, impone un giornalismo fatto

di réportages, di fatti diversi, di echi di cronaca e di curiosità: un giornalismo

che Joseph pulitzer e più tardi W.R. Hearst sviluppano accentuandone gli

aspetti più raccapriccianti. La stampa di qualità ha il proprio vessillo nel “New

York Times” lanciato nel 1851.

1878 Roma. Nasce “Il Messaggero”, fondato dal giovane giornalista Luigi Cesana.

È un quotidiano popolare in piccolo formato. Dovette il suo primo successo

all’ampiezza della cronaca. Organo di libera democrazia, propugnatore della

guerra di Libia e di quella italo-austriaca.

1883 Roma. Nasce “La Tribuna” prettamente politico di proprietà del Principe

Maffeo Sciarpa.

1885 Milano. Svolta decisiva per il “Corriere della Sera”, grazie al cotoniere

Benigno Crespi, convinto che un giornale possa essere anche un buon affare,

entra in società con Torrelli Viollier. Le 100.000 lire sborsate dal Crespi

servono a costruire una nuova serie dotata di due rotative, a fare uscire il

giornale in tre edizioni (mattino, pomeriggio e sera), a servirsi del telegrafo e

ad aumentare il numero dei redattori che diventano sedici.

Torino. “La Gazzetta del Popolo” si riassesta e viene incalzata dalla “Gazzetta

del Piemontese” che 1895 si trasformerà ne “La Stampa” (il successo della

testata arriva nel 1900 quando diventa proprietario e direttore Alfredo

Frassati, uno dei padri del giornalismo italiano. Si ispira al giornalismo

tedesco).

Bologna. “Il Resto del Carlino” (perché veniva dato nelle tabaccherie come

resto a chi, con una moneta da 10 centesimi = “carlino”, comprava un sigaro

toscano che ne costava 8) nasce in piccolo formato (prezzo 2 centesimi) come

foglio locale di tendenza democratica. Aumenta subito il suo formato con il

direttore Amilcare Zamorani, che lo trasforma in uno dei più moderni giornali

italiani. Vi collaborano Carducci, Pascoli e D’Annunzio.

1886 Genova. “Il Secolo XIX” viene fondato da Ferruccio Macola e si impone

subito per la novità e per l’ampiezza dei suoi servizi dall’America Latina. Nel

1897 viene acquistato dall’industriale Ferdinando Maria Perrone, esponente

del gruppo cantieristico e siderurgico Ansaldo, e affidato a Luigi Vassallo.

1887 Venezia. “Il Gazzettino” fondato da Giampiero Salamini.

Trieste. “Il Piccolo” fondato nel 1981 da Teodoro Mayer, un giovane animato

da spirito irredentista al quale le autorità di Vienna si sono decise a concedere

l’autorizzazione.

1896 Roma. Nasce “L’Avanti”, direttore è Leonida Bissolati, redattore capo Ivanoe

Bonomi. Riprende il nome dell’organo della socialdemocrazia tedesca, suscita

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molto interesse, attira parecchi intellettuali (tra i primi abbonati c’è Benedetto

Croce) e diventa in breve tempo un forte emblema politico.

Nasce la stampa cattolica. Su alcuni fogli influenti come “L’Osservatore

cattolico” di Milano, “L’Avvenire” di Bologna, “Il Cittadino” di Brescia e

“L’Eco di Bergamo” matura il dibattito sul problema della partecipazione dei

cattolici alla vita pubblica e sui temi sociali.

1896 Nasce a Milano la “Gazzetta dello Sport” come bisettimanale legata

soprattutto al ciclismo. Diventerà quotidiano dopo il 1919.

1900 La grande sfida del “Corriere” avviene quando diventa gerente, dopo la morte

di Torelli Viollier, del quotidiano Luigi Alberini (si ispira al giornalismo

anglosassone). Infatti la “Società E. Torelli Viollier e C.” diventa la “Società

L. Albertini e C. per la pubblicazione del ‘Corriere della Sera’ e altre

pubblicazioni”.

1901 Il 48,7 degli italiani è analfabeta. L’Italia ha 32 milioni di abitanti. Gli abitanti

di Milano sono 491.000, quelli di Roma 460.000, Napoli supera il mezzo

milione.

L’impiego del telegrafo ha reso più veloce la circolazione delle informazioni

alla quale il telefono darà la tempestività necessaria. Tra il 1902 e il 1903

entrano in funzione le linee telefoniche a lunga distanza Milano-Roma e

Milano-Parigi.

Epoca giolittiana. Continua la corruzione.

Solo tre quotidiani tirano sulle 100.000 copie: “Il Secolo”, il “Corriere della

Sera” e “La Tribuna”. Giornali in deficit. Prezzo di vendita 5 centesimi, poco

remunerativo per un giornale privo di pubblicità.

Installazione lenta ancor più della rotativa della lynotipe, messa a punto a

Baltimora nel 1884; in Italia nel 1906 ne sono installate solo 90,

prevalentemente a Milano. Più lento ancora sarà l’impiego del cliché a retino,

collaudato nel 1980 che consente una buona riproduzione delle fotografie sulla

carta dei quotidiani. L’industrializzazione richiede, quindi, una maggiore

diffusione, che si persegue aumentando il numero delle pagine e arricchendone

i contenuti e che, a sua volta, procura maggiori introiti pubblicitari; e spinge,

inoltre, a costituire aziende nelle quali si integrino un quotidiano e almeno uno

o due periodici.

I primi cambiamenti fisionomici e strutturali dei giornali. La tendenza generale

è del formato grande (con la pagina suddivisa in cinque colonne).

1904 La foliazione normale diventa di 6 pagine ma già nel 1906 i quotidiani più

forti – “Corriere della Sera” in testa – cominciano ad uscire a 8 pagine alcune

volte alla settimana. Si delineano le suddivisioni per argomenti con testatine

apposite: la cronaca cittadina, quella giudiziaria alla quale viene dato molto

spazio, le notizie teatrali, le “recentissime”. Una rubrica abituale in molti

quotidiani è la rassegna delle riviste e dei giornali. Il romanzo d’appendice

resta, ma non compare più “a fogliettone” in prima pagina. Sono, invece,

occasionali e succinte le notizie sportive. I quotidiani del mattino non escono

più il lunedì. La prima non diventa la pagina-vetrina che presenta le

informazioni più importanti ma di ogni genere e che Dario Papa aveva tentato

di importare da New York. I modelli restano il londinese “Times” e i parigini

“Le Matin” e il “Temps”: giornali seri ma anche seriosi. In prima pagina c’è

posto soltanto per le informazioni e gli orientamenti politici, per uno spunto

culturale e, quando l’occasione è buona, per la corrispondenza di un inviato.

Si sviluppa il concetto di redazione, con un direttore, quasi monarca, un

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caporedattore, il suo factotum. Crescono gli inviati, noti come vedettes del

giornalismo. Nascono i critici teatrali e letterari. I giornali italiani sono rivolti

a tutti e non esiste la distinzione che caratterizza la stampa estera. L’uso delle

fotografie prende il posto dei disegni di Ettore Ximens e Achille Beltrame.

Albori del giornalismo sportivo. Già nel 1892 si intravedono i primi

settimanali dedicati al ciclismo. Nel 1896 nasce a Milano la “Gazzetta dello

Sport”. Esce due volte la settimana, ma dal 1908, in seguito al successo del

Giro d’Italia, per tre volte, adottando la carta di colore rosa che ancora la

contraddistingue. La Casa editrice Sonzogno, che in questa fase ne è

proprietaria, trasformerà la “rosea” in quotidiano soltanto nel 1919.

1908 Si arriva a riunire tutte le associazioni giornalistiche esistenti nella

Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI). I direttori dei maggiori

quotidiani, evidentemente interessati ad una più marcata

professionalizzazione, ne sono stati i maggiori fautori insieme con vari

esponenti politici tra i quali spiccano alcuni leader del socialismo riformista e

del cattolicesimo liberale. Il primo contratto nazionale di lavoro tra editori e

giornalisti viene stipulato nel 1911 e definisce tra l’altro:

il giornalista professionista;

• la limitazione dei contratti a termine;

• la disciplina dell’indennità fissa e mobile per i casi di risoluzione del

• rapporto di lavoro;

la posizione contrattuale dei redattori ordinari, corrispondenti e degli

• aiuto agli uffici corrispondenza.

Nel 1920 la FNSI porrà il problema della libertà di stampa e dell’autonomia

professionale dei giornalisti. Mussolini contrappone un Sindacato fascista dei

giornalisti alla FNSI.

Con Luigi Albertini in testa al “Corriere della Sera”, Alfredo Frassati alla

guida de “La Stampa” di Torino, e la nascita a Roma del “Giornale d’Italia”

diretto da Alberto Bergamini, prende l’avvio, fra il 1900 e il 1901, una

straordinaria stagione dell’editoria e del giornalismo d’opinione e di

informazione.

Albertini appartenente alla Destra storica sarà sempre avversario di Giolitti.

Rimarrà incontrastato per tutti i primi 15 anni del 1900. Nel 1904 è pronta la

nuova sede in via Solferino (modellata su quella del “Times”) dove si

compongono e si stampano, con lynotipes e rotative modernissime, oltre al

“Corriere della Sera” e alla “Domenica del Corriere” i nuovi supplementi: “La

lettura” – 1901 – mensile diretto dal commediografo Giuseppe Giocosa,

suocero dell’Albertini, il “Romanzo mensile” – 1903 -, il “Corriere dei

Piccoli” – 1909. Nasce la disciplina all’interno della redazione, non più

scompigliati, ma “corrieristi”. Il quotidiano si presenta con sei colonne e titoli

di taglio (molto più vivace). Nel 1904 il Corriere è il più venduto in Italia.

Torino. Alfredo Frassati conduce “La Stampa”. Frassati imita i giornali

tedeschi, come il “Frankfurter Zeitung”, di solido impianto, ricchi di prestigio

e di ambito regionale o provinciale. “La Stampa” e “La Gazzetta del Popolo”

sono in concorrenza: sul piano della cronaca locale e giudiziaria, sul quello dei

servizi all’estero e su quello della linea politica. La prima è ispirata ai principi

del riformismo liberale e sostenitrice della “democrazia industriale”, appare

più in sintonia con idee nuove che maturano nel Nord, e con le novità

industriali che avanzano a Torino. Il secondo è più vicino a posizioni

nazionalconservatrici.

Giornalisti del tempo: Luigi Einaudi (passerà poi al Corriere), Francesco

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Saverio Nitti, ma anche Giuseppe Antonio Borghese, Giuseppe Bevione,

Virginio Gayda e Mario Bassi. Quest’ultimo è inviato speciale che cercherà di

fare concorrenza a Barzini. Nascono i primi accordi con testate estere,

importante quella con il “New York Herald”, il più celebre quotidiano del

mondo per la tempestività e per la spericolatezza dei suoi inviati speciali.

Periodo di concorrenza tra “La Stampa” e “Corriere della Sera”, soprattutto

sulla parte culturale. È Alberto Bergamini, però, che istituzionalizza l’area

culturale nella terza pagina. Inoltre introduce nel suo “Giornale d’Italia” alcuni

propositi “americanizzanti” di Dario Papa: le notizie e gli articoli più

interessanti in prima pagina, servizi dall’estero ma anche una ricca cronaca

cittadina, molte interviste e i primi referendum tra i lettori. Ma con il “Corriere

della Sera” la “terza pagina” diventa la più famosa e ambita. Prima era in

prima pagina nella posizione detta di “spalla e di risvolto” (ultima colonna

della prima pagina e gira in seconda). Grandi firme del tempo: Gabriele

D’Annunzio, Francesco Pastonchi e Luigi Pirandello.

Periodo di successo anche per le edizioni locali e la diffusione in provincia:

“Caffaro” di Genova, “Gazzettino”, “Il Resto del Carlino”, “Secolo XIX”, “Il

Messaggero”.

Periodo Inizia l’intreccio tra potenti industriali e finanziari, tra politica e giornali: il

giolittiano caso Tribuna. Caduta in deficit viene aiutata dalla Banca Commerciale, la

1903 – 1914 Banca di Italia e da alcuni industriali siderurgici e zuccherieri. Industriali del

tempo: Piaggio, Maraini, Buzzone e i fratelli Bondi.

(Giolitti sfrutta la

scissione fra Primi quotidiani di partito. Di sinistra: a Milano “Il Tempo”, diretto da Treves

riformisti moderati e dal 1902, soccombe nel 1910. “Il Lavoro” di Genova, fondato nel 1903 a

rivoluzionari opera del movimento cooperativo degli scaricatori del porto, che è destinato a

(sindacalisti) per durare. Cattolici: “Il Momento” (Torino, 1903) e il “Corriere di Italia” (Roma,

indebolire il Partito 1906). 1908 nasce la società editrice romana, promossa dal conte Giovanni

Socialista. Offerta di

Ministeri ai moderati Grosoli, che mira a organizzare un vero e proprio trust della stampa cattolica.

(Turati e Bissolati) e A favore di Giolitti e per la guerra di Libia: “Giornale di Italia”, “Il Mattino”,

riforme sociali: “Il Secolo XIX” e i due maggiori fogli vicini a lui, “La Stampa” e “La

nazionalizzazione Tribuna”. Seguono “Il Messaggero”, il “Giornale di Sicilia”, il “Resto del

delle ferrovie e Carlino” e la “Gazzetta di Venezia”. Contro Giolitti: Gaetano Salvemini, che

legalizzazione dei

sindacati) nel 1911 crea il settimanale “L’Unità”; Prezzolino, esercita un ruolo

equilibratore all’interno del movimento che fa a capo a “La Voce”; Gaetano

Mosca, l’autorevole collaboratore del Secolo. Primo inviato estero del Corriere

della Sera: Barzini (1907)

1912 Benito Mussolini (idealista – rivoluzionario) assume la direzione

dell’”Avanti”.

Prima Guerra I giornali erano così schierati. INTERVENTISTI: “Corriere della Sera”,

Mondiale “Gazzetta del Popolo”, “Il Resto del Carlino”, “Il Messaggero”, Roma;

1914 - 1918 DEMOCRATICI: “Il Secolo”, il “Gazzettino” e il riformista “Il Lavoro”;

NEUTRALISTI: “La Stampa”, “La Tribuna”, “La Nazione”, “Il Mattino”.

Periodo di censura della stampa.

Primo dopo Tre fasi: patriottismo, crisi politica e mito della forza.

guerra I fogli più venduti sono: il “Corriere della Sera” (mezzo milione di copie), “La

Stampa” (200 mila). I Perrone si aggiudicano il Messaggero, già proprietari

del Secolo XIX. Mussolini fonda nel 1914 Il Popolo d’Italia. Ma non riesce a

tenerlo in vita economicamente. Subentrano quindi alcuni gruppi industriali in

aiuto: Breda, Ilva ed Eridania.

Inoltre, nel 1918 Mussolini si accorda con i Perrone da cui ottiene un prestito.

“Il Popolo d’Italia” diventa il quotidiano “dei combattenti e dei produttori”.

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Il conte Grosoli (vice presidente del Banco di Roma) nel 1916 raggruppa tutte

le testate cattoliche in una nuova società, l’Unione Editoriale Italiana. Le

testate cattoliche di spicco sono L’Italia a Milano, il Corriere d’Italia a Roma,

“Il Momento” a Torino e “L’Avvenire d’Italia” a Bologna. Nel 1919, infine

esce a Roma “Il Popolo Nuovo”, organo settimanale del neo nato partito

popolare di don Sturzo.

Partiti del periodo: comunista (nato a Livorno - 1921), partito socialista,

partito popolare (Don Sturzo), fascista (Mussolini, D’Annunzio).

Giornali. Comunisti: “Avanti”, “Ordine Nuovo” (segue le attività di Gramsci),

“Il Lavoratore”, “Il Comunista” (del partito); Socialisti: “La Voce

Repubblicana”, “La Giustizia” di Treves e Turati; Fascisti: “Popolo D’Italia”,

“Il Popolo di Trieste”, “La Voce di Mantova”, “L’Azione”.

1924 Entra in vigore un decreto legge restrittivo della libertà di stampa, predisposto

da Mussolini. Questo favorì l’allineamento di tante testate al nascente

movimento e poi al regime in maniera lenta ma progressiva.

1925 Inizia la dittatura di Mussolini.

Periodo fascista Fascismo come dottrina dell’azione. Le testate sono controllate da Mussolini:

Il “Corriere della Sera” con Albertini (si è “fascistizzato”); “La Stampa” (è

edita da una società controllata dalla Fiat) con Frassati (Mussolini è molto

attento alle richieste di Agnelli); “Il Messaggero” con i Perrone e poi con Pier

Giulio Breschi. A Roma “La Tribuna” dei Perrone assorbe “l’Idea Nazionale”

diretta da Roberto Forges Davanzati. A Venezia “Il Gazzettino” diretto da

Talamini. “Il Resto del Carlino” diretto da Leandro Arpinati, passa poi a

Missiroli, poi a Giorgio Pini (imposto da Mussolini), “Il Mattino” e il Roma

vengono accollati al Banco di Roma (1930 – “fascistizzati”), la prima volte

che un ente possegga due testate.

La stampa italiana viene sottoposta a un sistema di controllo ispirato al

concetto che “in un regime totalitario la stampa è un elemento di questo

regime, una forza al suo servizio”…

Mussolini riesce a controllare la stampa attraverso un suo Ufficio Stampa da

cui partono tutti i comunicati, i volantini, le veline. Unici testi pubblicabili.

Anche l’Agenzia Stefani passa al servizio di Mussolini.

1926 Il regime cerca di crearsi benemerenze provvedendo nel 1926 alla costituzione

dell’Istituto nazionale di previdenza per i giornalisti (l’attuale INPGI); il

contratto di lavoro viene esteso ai giornalisti dei periodici, è possibile

utilizzare i pubblicisti nelle redazioni.

1927 - 28 I giornalisti devono essere iscritti ad un albo fascista e posseggono un

sindacato fascista. L’Albo viene istituito col regio decreto 26 febbraio 1928, n.

384. contemporaneamente si decreta l’abolizione dei collegi dei probiviri.

D’ora in avanti per esercitare la professione occorre essere iscritti in uno dei

tre elenchi dell’Albo: professionisti, praticanti e pubblicisti. E l’iscrizione si

ottiene se si ha un regolare contratto con un quotidiano.

1930 Nasce la radio. Alla radio passano solo le notizie diramate dalla Stefani.

Nuove norme penali: per i reati commessi a mezzo della stampa viene

accentuata la responsabilità del direttore e sono largamente estesi rispetto al

Codice Zanardelli del 1890 i casi di vilipendio.

Modernizzazione della stampa. Parte da Torino con “La Gazzetta del Popolo”,

fascista e appartenente alla Sip, il gruppo elettrico semipubblico che ha forti

interessi nella telefonia e nella radiofonia. La modernizzazione si sviluppa su

tre piani: tecnico, editoriale e giornalistico. La costruzione di nuovi

stabilimenti e l’ammodernamento degli impianti di produzione (rotative più

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veloci, che possono stampare anche a colori, e procedimenti migliori per

riprodurre le fotografie) sono le iniziative più importanti sul piano tecnico.

L’aumento delle pagine (fino a 12 in alcuni casi), il rilancio dei giornali della

sera, la creazione del numero del lunedì, quasi tutto sportivo, l’infittirsi delle

edizioni straordinarie nelle numerose occasione che il regime offre, le

campagne promozionali e una distribuzione più rapida, consentita dallo

sviluppo della motorizzazione, sono le maggiori novità editoriali.

Infine, sul piano giornalistico le novità comuni ai quotidiani nazionali e ai

regionali più ricchi sono una maggiore diversificazione dei contenuti,

l’impiego più esteso delle fotografie, un’impaginazione di tipo orizzontale,

con titoli che tagliano le colonne delle pagine, l’ampliamento dello sport e una

continua ricerca di prestigio attraverso le grandi “firme” (inviati speciali e

collaboratori della terza pagina). Stagione trionfale della terza pagina.

La “Gazzetta del Popolo” viene settimanalizzata facendolo diventare un

giornale per tutta la famiglia.

“La Stampa” tra il 1929 e il 1932 passa sotto tre direttori: Curzio Malaparte,

Augusto Turati e poi Alfredo Signoretti. Con lui “La Stampa” trova il

successo, imitando il “Corriere della Sera” (famoso per la scrittura, la

precisione del notiziario e le grandi firme della terza pagina). Alle grandi firme

si affiancano temi cinematografici, di moda e di varietà più frequenti

nell’edizione del pomeriggio. La tiratura arriva al mezzo milione.

Nascono nuovi settimanali – femminili, sportivi, di cinema o per i ragazzi – di

impronta commerciale, che incontrano un crescente successo: e si delineano,

prima con Angelo Rizzoli e poi con Arnoldo Mondadori. Al momento però il

mercato è dominato dalla “Domenica del Corriere” che vende 600 mila copie.

1937 - 1939 Due novità nel campo dei settimanali di attualità: “Omnibus” e “Tempo”.

Omnibus, creato e diretto da Leo Longanesi ed edito da Rizzoli, esce con 16

pagine grandi formato Longanesi. È la base dell’Europeo e del Mondo.

Il Tempo esce nel 1939 a Milano, edito da Arnoldo Mondadori e diretto dal

figlio Alberto. Sul modello di Life, americano, le immagini assumono una

funzione informativa diretta. Nascono così anche in Italia il fototesto e la

figura del fotoreporter.

Nel 1936 si hanno sei edizioni giornaliere del giornale radio (le due redazioni

erano tutte concentrate a Roma) e la radio diventa il mezzo di informazione

più seguito e più tempestivo.

1939 Indro Montanelli diventa un inviato di spicco del “Corriere della Sera”.

Periodo di Guerra Pwb (Psychological Welfare Branch): creato dal Governo militare alleato sia

per fare propaganda sia per pilotare il ritorno della libertà di stampa nei

territori via via liberati dai tedeschi.

Napoli. “Il Mattino” e “Il Roma” gestiti dall’armatore Achille Lauro e

appartenenti al Banco di Napoli sono stati soppressi dal Pwb.

Lotta al fascismo. “Gazzetta del Mezzogiorno” con Badoglio in testa; “Il

Risorgimento” diretto da Floriano Del Secolo che è stato nominato su

indicazione di Croce, diventa il più diffuso del Regno del Sud, con una punta

record di 289.000 copie.

Nasce il nuovo partito comunista con Togliatti. Contro il fascismo si schierano

da una parte i comunisti che nel nord guidano la guerra partigiana e i Comitati

di liberazione nazionale e dall’altra la Chiesa di Pio XII.

26 ottobre 1944 Nasce un nuovo ente pubblico monopolistico, la Rai (Radio Audizioni Italia),

sotto le dipendenze del ministero delle Poste. Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

Dopo la guerra Nasce l’Ansa (Agenzia nazionale stampa associata)

Milano: capitale del rotocalco. Esce “Oggi” diretto da Edilio Rusconi (editore

Rizzoli). Ha 16 pagine formato tabloid e costa 15 lire.

Esce “L’Europeo” edito da Gianni Mazzocchi (Domus) e diretto da Arrigo

Benedetti, il giornalista che aveva fatto esperienza dell’”Omnibus” di

Longanesi e poi aveva diretto, insieme con Mario Pannunzio, il settimanale

“Oggi”. “L’Europeo” con la sua linea liberaldemocratica, lo stile cronachistico

adottato per raccontare la politica, gli articoli di costume e quelli di inchiesta

voluti da Benedetti diventa il settimanale modello per il giornalismo italiano.

1945/46 Viene creato “Il Tempo” il settimanale dei fototesti di attualità, la cui testata

era stata regalata da Mondadori a un gruppo di socialisti. Esce diretto da

Arturo Tofanelli, l’ex redattore capo dell’esordio del settimanale

mondadoriano.

Maggiore diffusione della “Domenica”, i rotocalchi di fotoromanzi (tipo

Grand Hotel) e quelli femminili.

1 gennaio 1946 Il passaggio dei poteri dal Governo militare alleato a quello italiano nelle

regione del Nord segna la fine della tutela del Pwb anche sulla radio

Il pubblico della radio aumenta notevolmente raggiungendo i 4 milioni e

300.000 entro il 1952.

La Democrazia Cristiana si assicura il ministero delle Poste (nella persona di

Mario Scelba) a cui competono i rapporti con la Rai. La DC entra in possesso

della Rai.

Partito comunista (Togliatti): “L’Unità” (Roma, Milano, Torino e Genova).

Sette quotidiani di cui “Milano sera” che da dicembre 1945 è diretto da

Corrado De Vita e fatto da Gaetano Afeltra.

Partito socialista (Nenni): quattro quotidiani di cui “L’Avanti” (Roma e

Milano), “Il Lavoro Nuovo” di Genova e il “Sempre Avanti” di Torino.

15 aprile 1947 Viene approvato l’Art. 21 della Costituzione

8 febbraio 1948 Legge sulla stampa n. 47: per pubblicare un giornale è sufficiente la procedura

formale della registrazione; è confermata la figura del direttore responsabile,

sul quale gravano responsabilità molto estese; il direttore e l’editore non

possono essere cittadini stranieri; si stabilisce il diritto di rettifica (art. 8); le

pene per il reato di diffamazione sono aggravate; si instaurano norme severe

per le “pubblicazioni destinate all’infanzia” e per quelle a “contenuto

raccapricciante o impressionante”; si riconoscono i giornali murali

sottoponendoli alle stesse norme dei periodici.

L’Onu (nata nel 1945) approva la Dichiarazione universale dei diritti

dell’uomo che enuncia non soltanto il principio della libertà di espressione ma

anche il diritto di tutti all’informazione.

Giornali liberali: “Gazzetta del popolo” di Torino, “Il Giornale” di Napoli e

“La Sicilia” di Catania.

1949 Banco di Napoli (dipende da IRI quindi dalle autorità di governo): “Il

Mattino” (Diretto da Giovanni Ansaldo), “Il Corriere di Napoli”

Achille Lauro: “Il Roma”.

Bologna: alcuni imprenditori (tra cui Eridania) rilevano “Il Giornale

dell’Emilia”, “Il Resto del Carlino” e “La Nazione” (Firenze l’anno prima).

Milano: la Confindustra compra il vecchio “Sole” e il “24 Ore”, fondato con

criteri più moderni nel 1946 da un operatore finanziario, Piero Colombi.

Inoltre aveva rilevato a Roma anche il “Globo”, fondato dal giornalista Luigi

Barzini jr. Così essa detiene tutti i quotidiani specializzati nell’informazione

Corso Operatori Ufficio Stampa

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Anno 2004

economica e finanziaria. Entra nella loro proprietà anche “Il Giornale d’Italia”.

Fonda l’AGA (Agenzia giornali associati)

Giornali in testa: “Il Corriere della Sera” supera le 300.000 copie; “La

Stampa” 200.000; “La Gazzetta del Popolo” 150.000, “Il Messaggero”

140.000 e “Il Tempo” 100.000. Al Corriere spiccano le corrispondenze dagli

Stati Uniti di Ugo Stille, gli articoli di Indro Montanelli e di Guido Pievene, i

racconti di Moravia, le critiche letterarie di Pietro Pancrazi e di Emilio Cecchi

e quelle teatrali del vecchio Renato Simoni.

Confronto tra Corriere e Stampa: a Milano i Crespi erano conservatori, a

Torino il capo della Fiat (Vittorio Valletta) era aperto nei confronti della

socialdemocrazia di Saragat. Al Corriere il direttore è Mario Missiroli e alla

Stampa è Giulio de Benedetti.

Novità: scoop sensazionali, grossi titoli e fotografie di dive seminude.

1950 Milano. Nasce “La Notte” diretto da Nino Nutrizio. Novità: una pagina intera

dedicata alla guida degli spettacoli, con un succinto riassunto della trama dei

film e le pagelle con i voti del critico e le preferenze del pubblico, che si

intitola “Dove andiamo stasera”.

Settimanali: nasce “Epoca” lanciata da Arnoldo Mondadori e diretta dal figlio

Alberto, segue la scia dell’americano “Life”.

Situazione: “Domenica del Corriere” 600.000/900.000 copie; “Oggi”

500.000/760.000; “Epoca” 200.000/500.000; “Il Tempo” 150.000/420.000;

“L’Europeo” che è il settimanale di migliore qualità e non conformista

100.000/130.000.

“Oggi” vende di più anche per le storie su famiglie reali, divi del cinema e

vecchi personaggi (Mussolini), ma anche per storie di miracoli o delle visioni

di Pio XII.

1953 Morte di Stalin, il partito comunista perde colpi. Finisce l’era di De Gasperi.

Forti migrazioni dal Sud al Nord d’Italia conseguente ad una forte espansione

industriale e commerciale.

Rottura tra Arrigo Benedetti (direttore di Europeo) e Angelo Rizzoli

(proprietario dello stesso da più di un anno). Benedetti e amici, tra cui Eugenio

Scalfari, collaboratore economico dell’Europeo e del Mondo, fondano un

nuovo settimanale, “L’Espresso”. Maggior finanziatore dell’impresa è

Adriano Olivetti, uno dei più grandi industriali italiani. Partecipa anche un

giovane editore Carlo Caracciolo.

1954 Nasce a Milano il TG e vi rimarrà fino al 1958. Va in onda alle 20.30.

2 ottobre 1955 Roma. Esce “L’Espresso”. Benedetti è rimasto fedele al formato grande.

Sedici pagine, 50 lire. Il prezzo dei quotidiani sta passando da 20 a 25 lire.

Scalfari diventa direttore amministrativo e scrive pezzi per l’economia.

Particolarità: il carattere bastone.

21 aprile 1956 Milano. Spunta “Il Giorno”. Tre sono le circostanze che ne hanno determinato

la nascita: l’intraprendenza di Gaetano Baldacci (inviato speciale del “Corriere

della Sera”), la necessità che Enrico Mattei, presidente dell’Eni, sente da

tempo di poter disporre di un proprio strumento giornalistico e il desiderio che

anima l’editore Cino del Duca, re della presse du cœur francese, di ritornare in

Italia con un’iniziativa di prestigio. Dalla combinazione di questi tre fattori

nasce un quotidiano di battaglia politica e, nello stesso tempo, radicalmente

nuovo sotto il profilo editoriale e giornalistico che sfida, nel suo terreno

privilegiato, Milano, l’egemonia del “Corrierone”. Il modello è il londinese

“Daily Express”. Si presenta con una prima pagina a vetrina, cioè con molti

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Anno 2004

titoli e notizie anche di varietà. Al posto dell’articolo di fondo c’è una breve

“Situazione” nella quale Baldacci riesce a esprimere un particolare talento. La

terza pagina è abolita e gli articoli di intrattenimento culturale vanno

nell’inserto in rotocalco, completato da quella che è la novità più ardita per un

foglio del mattino: una pagina intera di fumetti e giochi.

Nuovo per le rubriche personalizzate, per l’attenzione dedicata al mondo del

cinema, della televisione e dello sport. Infine, è il primo quotidiano

d’informazione che pubblica una pagina di economia e finanza.

1952 Trasmissioni sperimentali del Telegiornale e telecronache: inaugurazione della

Fiera di Milano e la benedizione Urbi et Orbi impartita da Pio XII; nel primo

telegiornale si parla della prima regata storica di Venezia, i funerali del conte

Sforza, ex ministro degli Esteri, gli aspetti curiosi della campagna elettorale

americana, una corrida in Portogallo e il Gran Premio di Monza.

3 gennaio 1954 Inizio ufficiale delle trasmissioni televisive. Il telegiornale va in onda alle

20.30, viene letto da speakers ed è replicato tale e quale nella tarda serata. Il

primo direttore è Vittorio Veltroni. Gli succedono, nel giro di un quinquennio,

Massimo Rendina e Leone Piccioni, che militano nella DC.

19 novembre “Lascia o raddoppia” di Mike Buongiorno porta i telespettatori a punte di 10

1955 milioni.

1957 Carosello (pubblicità)

1957 Milano. Nasce “Gente” settimanale di attualità e varietà fondato da Edilio

Rusconi dopo il suo distacco da Rizzoli.

1960 Tribuna elettorale

1961 Tribuna politica

Novembre 1961 Nasce Rai 2 e TG2. Il telegiornale è prerogativa di Rai 1 (filo governativo) e

presto verrà diretto da Enzo Biagi, chiamato da Ettore Bernabei, direttore

generale Rai.

Al “Corriere della Sera”, la crisi direzionale si chiude il 14 ottobre con la

formazione di una trojka: Alfio Russo, direttore della Nazione ed esponente

della vecchia guardia di via Solferino, Michele Mottola e Gaetano Afeltra

diventano i due vice direttori.

Russo ha come obiettivo lo svecchiamento del “Corrierone”. Rinnova la

cronaca cittadina, lo sport e gli spettacoli; apre una rubrica della posta dei

lettori (neppure il grande Albertini l’aveva mai fatto); valorizza inviati speciali

più moderni, come Egisto Corradi, Pietro Ottone, Alberto Cavallari ed Enzo

Bettiza, che fanno corona al re Montanelli. Nel 1965 Cavallari fa uno scoop

intervistando il nuovo Papa, Paolo VI. Entrano al Corriere vari giovani tra cui

la prima redattrice, Giulia Borghese.

1962 Il primo rotocalco

12 luglio 1962 Il primo collegamento con gli Stati Uniti (si apre l’era dei satelliti)

1963 I giornalisti e pubblicisti hanno ottenuto l’istituzione dell’Ordine professionale

con la legge 3 febbraio, che fissa i principi deontologici: il diritto di cronaca ha

due limiti insuperabili, il rispetto della persona umana e la verità sostanziale de

fatti; i giornalisti devono lavorare per rafforzare la fiducia tra la stampa e i

lettori; le sanzioni disciplinari sono quattro: avvertimento, censura,

sospensione e radiazione.

1965-66 Iniziano le prime concentrazioni editoriali ad opera di Attilio Monti e

dell’imprenditore chimico Nino Rovelli (in Sardegna).

1965 Spunta “Il Sole 24 Ore”, quotidiano finanziario, economico, politico.

L’editore è Confindustria e primo direttore è Mauro Masone. Il boom del

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giornale è legato a Gianni Locatelli, direttore dal 1983, seguito da Salvatore

Carruba nel 1993. È il primo giornale economico-finanziario d’Europa quanto

a tiratura, avendo superato il “Financial Times”. Diviene un gruppo editoriale:

stampa libri e periodici. Ha acquisito la casa editrice Pirola. Nel 2001 Guido

Gentili diviene direttore, mentre Ernesto Auci diventa amministratore delegato

del gruppo.

1968 Esce il TG delle 13,30

21 luglio 1969 La diretta: la discesa dell’uomo sulla Luna

1966 Attilio Monti, imprenditore (petrolio), acquista “Il Resto del Carlino”, “La

Nazione”, “Lo Stadio”, “Il Giornale d’Italia” (che la Confindustria non riesce

più a gestire) e il “Telegrafo” di Livorno.

1968 Nasce “Avvenire” sostenuto da Papa Paolo VI. La prima direzione è affidata a

Leonardo Valente, che nell’anno successivo viene sostituito da Angelo

Narducci. Entrambi volevano un giornale che informasse e documentasse in

modo critico e non scandalistico. È il quotidiano cattolico ad usare per la

prima volta in Italia la teletrasmissione in fac-simile.

1968/69 Giovanni Spadolini (per anni direttore del “Resto del Carlino”) prende il

posto di Russo al “Corriere”.

Alberto Ronchey (corrispondente da Mosca per “La Stampa”) prende il posto

di De Benedetti alla “Stampa”.

Domenico Bartoli va al “Resto del Carlino”.

Alberto Cavallari e Piero Ottone diventano direttori del “Gazzettino” e del

“Secolo XIX”.

18 maggio 1967 Settimanali. Due novità: estensione dell’utilizzo del colore e nascita di

“Panorama”.

Dopo “Der Spiegel” in Germania federale e “L’Express” in Francia, anche

l’Italia punta sui settimanali di attualità (newsmagazine tipo “Time” e

“Newsweek”). L’editore Mondadori decide così di convertire il mensile

Panorama in settimanale. Diretto da Lamberto Sechi. Concorrente

“L’Espresso” di Eugenio Scalfari.

Agenzie stampa. Ansa, Agi (Agenzia Italia) acquisita dall’Eni (1964), Adn

Kronos, che inizia a installare (1968) una rete telescrivente e che opera

nell’orbita del partito socialista, ASCA (Agenzia Stampa cattolica associata –

1969 -) è la fonte ufficiosa del partito della Democrazia cristiana. AGA

(agenzia giornali associati – 1976 -) della Confindustria.

12 dicembre Ha luogo l’attentato di Piazza Fontana. Il “Corriere” esorta la magistratura ad

1969 andare a fondo e inizia a pubblicare le varie versioni della polizia, mentre gli

altri grandi quotidiani insinuano forti dubbi sulle forze dell’ordine. Il

“Corriere” sembra isolato e da destra e da sinistra giungono attacchi, che

costringono per la prima volta a togliere le scritte sui furgoni per la

distribuzione.

28 aprile 1971 Roma. Nasce “Il Manifesto” ed esce a 4 pagine, viene venduto a 50 lire

anziché a 90 come gli altri, punta ad una diffusione nazionale. Direttore

politico è Luigi Pintor, direttore responsabile Luciana Castellina.

11 aprile 1972 Roma. Esce “Lotta continua”, è un tabloid squillante e aggressivo, con titoli

slogan, vignette e fotografie.

Crescita del settimanale “Famiglia Cristiana” si vende nelle parrocchie e nei

circoli cattolici: il sacerdote che lo dirige, Giuseppe Zilli, riesce a dare ai

contenuti e al linguaggio del periodico delle Edizioni Paoline un’impronta più

consona ai mutamenti di mentalità della società italiana.

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Cambi al vertice al “Corriere”. La Crespi decide bruscamente di licenziare

Spadolini. Piero Ottone, nuovo direttore del “Corriere” predica un

giornalismo liberal. Con lui nuovi inviati tra cui Gianpaolo Pansa e Giuliano

Zincone; apre il giornale al dibattito sui problemi economici e finanziari (in

particolare con gli interventi dell’economista Luigi Spaventa); pubblica in

prima pagina gli articoli di Pier Paolo Pisolini. All’interno della redazione si

alzano voci critiche (Montanelli) sull’operato di Ottone.

La famiglia Crespi (“Corriere della Sera”) è in crisi, subentra Eugenio Cefis,

presidente della Montedison, legato al segretario della DC, Fanfani; ma

Agnelli arriva prima di lui e anche il petroliere Angelo Moratti.

1973 Una parte della famiglia Perrone, titolare del 50% del quotidiano romano “Il

Messaggero” e del “Secolo XIX”, vende le proprie quote all’editore Edilio

Rusconi.

1974 Cefis (Montedison) acquista “Il Messaggero” e lo affida alla direzione di Italo

Pietra, il giornale diventa filo socialista. Nel 1975 gli succede Luigi Fossati.

24 giugno 1974 Nasce “Il Giornale” fondato e diretto da Indro Montanelli. La novità è che le

azioni appartengono ai redattori (nasce come una società di redattori).

Nasce per andare contro il “Corriere” comunista. Con una linea politica

moderata e con una formula delle più tradizionali, “Il Giornale” si rivolge a

quei cittadini “che non ne possono più”, che considerano Piero Ottone e

Arrigo Levi, direttore de “La Stampa”, quasi dei sovvertitori, e che il partito

comunista prenda il sopravvento attraverso il compromesso con la Democrazia

Cristiana in crisi. Prima garantito economicamente dalla Montedison, poi da

Giovanni Boroli della De Agostani e poi da Silvio Berlusconi, il re dei

network.

1 agosto 1974 Torino. Chiude “La Gazzetta del Popolo”. Cefis lo abbandona e Alberto

Caprotti, gestore, lo chiude.

Crisi trio Crespi-Agnelli-Moratti. Andrea Rizzoli acquista tutto il gruppo di

via Solferino (con l’ausilio di Cefis). Ai primi di luglio con 50 miliardi si

assicura la presidenza del gruppo. Ma sarà suo figlio Angelo il factotum.

Alla direzione del Corriere ci sarà Ottone. Buoni rapporti con il Pci. Il giornale

è particolarmente attento alle attività della Montedison. All’interno subentrano

nuovi contributi giornalistici, in particolare quelli di Enzo Biagi e Alberto

Ronchey. “Il Corriere è comunista?” titola la copertina del 25 agosto di

Panorama.

1976 Angelo Rizzoli decide di potenziare “Il Corriere” (parte l’edizione romana il

18 febbraio), acquista nuove testate, tenta di inserirsi nel campo televisivo e

lancia il quotidiano “popolare”. Ottiene: gestione del “Mattino” (insieme con

la società democristiana Affidavit), de “La Gazzetta dello Sport”, dell’”Alto

Adige” di Bolzano e del “Piccolo” di Trieste. I democristiani non vedono il

Corriere come un giornale cattivo, i socialisti, ora guidati da Bettino Craxi,

sono scontenti e sospettosi. Il Pci è preoccupato e guardingo. “L’Unità”

dell’ottobre 1976 critica l’editore quando tenta l’operazione TeleMalta che

potrebbe insidiare il servizio pubblico.

1977 Ricapitolizzazione del Gruppo. Chi ha messo i soldi? Roberto Calvi del Banco

Ambrosiano e il finanziere Umberto Ortolani? Oppure Licio Gelli, capo della

Loggia segreta P2 e lo IOR (Istituto opere di Religione)? In realtà si scoprirà

in seguito che questi sono stati i veri protagonisti dell’affare. È il momento

dell’ascesa di Bruno Tassan Din nel controllo del Gruppo, che ora conta 10

mila dipendenti.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Docente: Foti Franz
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Foti Franz.

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