Corso operatori ufficio stampa
Sessione autunnale anno 2004
Appunti corso per operatori ufficio stampa
Organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Regione Lombardia
Presidente: Franco Abruzzo
Coordinatore del corso: Franz Foti
Prima parte: storia del giornalismo
A cura di Laura Cianci e Barbara Reverberi
Prefazione
Colte da un raptus improvviso, abbiamo deciso di trascrivere tutti gli appunti, presi lezione dopo lezione, in formato elettronico. Per premiare la pazienza, la tenacia e la continuità abbiamo pensato di lasciare nella “storia” dei corsi per operatori uffici stampa la nostra “opera”: un insieme di commenti, leggi, esperienze, consigli e note tecniche.
Nella prima parte, la storia del giornalismo italiano tratta dal Codice dell’informazione di Franco Abruzzo, la Bibbia del futuro giornalista, integrata con notizie tratte dalla Storia del giornalismo di Paolo Murialdi.
Nella seconda, le principali leggi tratte dal Codice che abbiamo letto e commentato in aula sotto la guida esperta di Laura Caramella e Corso Bovio. Alla base la convinzione che il giornalista deve esercitare “l’insopprimibile diritto di informazione con il rispetto delle norme dettate a tutela della personalità altrui e dell’obbligo inderogabile di salvaguardia della verità sostanziale dei fatti narrati con la lealtà e la buona fede imposte dai doveri che ne qualificano ineludibilmente l’operato” (F. Abruzzo, Codice dell’Informazione, Centro di Documentazione Giornalistica, III Ed., Vol. 2, pag. 2328).
Nella terza ed ultima parte, invece, si trovano tutte le informazioni tecniche per il comunicatore e l’addetto stampa: chi è, che cosa deve e non deve fare, che cosa e come deve scrivere.
Il corso, coordinato da Franz Foti, è di 120 ore di aula con esercitazioni (comunicati stampa, simulazioni di conferenze stampa, preparazione di cartelle stampa). La frequenza è obbligatoria. Scopo del corso è preparare gli operatori degli uffici stampa e trasformarli in giornalisti, fornendo loro gli strumenti per affrontare e superare la prova d’esame, che consente l’iscrizione all’Albo dei pubblicisti.
Il corso è organizzato in moduli e prevede approfondimenti sulla comunicazione interna ed esterna, su aspetti giuridici e deontologici. Per la realizzazione di questa raccolta di appunti, ringraziamo Franz Foti, docente coordinatore del Corso per Operatori degli Uffici Stampa, presenza costante e severa, che ci ha incoraggiato nella stesura.
Non ci resta che augurarvi buona lettura!
La stampa italiana e la storia
La stampa italiana si intreccia con la storia economica e politica italiana.
- 1438-1450: Germania. Magonza. Gutenberg sviluppa le sue tecniche innovative di stampa (realizzava la pagina legando i caratteri, poi la pagina subiva l’inchiostratura sul piano del torchio. Più avanti la pagina sarà completata, sistemando i caratteri in un “telaio”, che aveva il formato della pagina). Gutenberg conclude nel 1455 la prima opera che verrà stampata, una Bibbia in latino (testo di 1.286 pagine, due colonne per pagina da 42 righe), nota come “Bibbia mazzarina”, perché acquistata dalla biblioteca del cardinale italo-francese Giulio Raimondo Mazzarino.
- XI sec: Compaiono un po’ ovunque i primi avvisi a stampa, fogli volanti, almanacchi, bollettini.
- 1563: Italia. Venezia. Nasce il nome di Gazzetta. Un avviso che veniva messo in vendita a una gazeta (moneta d’argento da due soldi) dà il titolo alla Gazzetta.
- 1600: Nascono le prime Gazzette, quindicinali o settimanali, che affiancano gli avvisi e i fogli di notizie manoscritte.
- 1605-1609: Anversa, Augusta, Strasburgo sono le prime città in cui compaiono le gazzette.
- 1617-1621: Compaiono le gazzette anche ad Amsterdam, Parigi, Vienna e Londra.
- 1631: Francia. Parigi. Esce “La Gazette” per volere di Richelieu. Compilata da Théophraste Renaudot, un ex medico che scrive con uno stile pungente (di cui serve soprattutto il Mazzarino durante la Fronda) e possiede un talento versatile. Era di quattro pagine e non arrivava alle mille copie. Per renderla sempre più attraente inserì supplementi dedicati ad eventi particolari e soprattutto piccoli annunci commerciali. Questa prima forma di pubblicità servì a far diminuire il prezzo di vendita. Nel 1672 si avranno dodicimila abbonati.
- 1636: Italia. Firenze. Prima comparsa non documentata delle Gazzetta fiorentina.
- 1639: Italia. Genova. Prima comparsa documentata della gazzetta genovese.
- Le prime gazzette hanno il formato dei libri – la misura più diffusa è il 15 x 23 cm – ed escono a due o a quattro pagine. Le otto pagine e la periodicità arrivano, in qualche caso, nella seconda metà del Seicento quando alle vendite effettuate alle stamperie e in qualche bottega di libraio si aggiungono i primi abbonati.
- In Europa l’esercizio della stampa e l’attività giornalistica sono sottoposti al regime di esclusiva (il privilegio concesso dal principe; di qui la definizione di gazzetta privilegiata) e alla censura preventiva.
- In Italia invece gli eventi della Riforma e della Controriforma segnano in maniera diversa le attività di stampa. Da una parte, con la pace di Vestfalia che conclude nel 1648 la Guerra dei Trent’Anni, si è aperta l’era dei grandi Stati secolarizzati nei quali comincia a farsi strada la tolleranza religiosa; dall’altra parte ci sono la frammentazione della penisola, i roghi dell’inquisizione, l’Indice dei libri proibiti e una censura ecclesiastica severa, che si somma o si sovrappone a quella esercitata dal sovrano.
- 1660: Germania. Lipsia. Nasce il primo quotidiano, “Notizie fresche degli affari di guerra e del mondo“ che diventerà presto “Leipziger Zeitung”. Anche Amsterdam e Londra sviluppano i primi quotidiani.
- 1664: Inghilterra. Areopagitica di John Milton. Rivendicazioni della libertà di espressione e richieste di abolire il privilegio e la censura preventiva.
- 1665: Francia. Parigi. Nasce il primo esempio di un periodico diretto al mondo dei dotti o, comunque, al pubblico più colto della Parigi di Luigi XIV rientrando nella politica culturale del Re Sole che ha nelle Accademie i punti di forza. Si chiama “Journal des Sçavans” (poi “des Savants”). È un settimanale (lo sarà fino al 1724), diventerà poi un mensile. Basato sui libri che si pubblicano in Francia e all’estero, rimarrà in tutta Europa un modello.
- 1668: Italia. Si intravede la prima esperienza del giornalismo letterario ed erudito con l’uscita trimestrale del “Giornale dei Letterati”, si avverte che la fase più rigida della Controriforma non può durare a lungo e che occorre governare in modo diverso il mondo della cultura.
- 1688-1689: Profugo in Olanda, John Locke sostiene che il diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà erano diritto naturali ed inalienabili degli uomini. Dalla tolleranza religiosa derivano anche la libertà di stampa, di associazione e di parola.
- 1695: Inghilterra. Il Parlamento abolisce il Licensing Act (abolizione della censura preventiva).
Fine Seicento Italia. Escono le gazzette di Torino, Bologna, Mantova, Messina, Parma, Modena e Rimini. “Il Sincero” di Genova (veniva compilato da Luca Assarino, ex mercante, scrittore versatile e abile nel destreggiarsi tra il Senato genovese e le corti di Parigi e di Torino. La sua figura “professionale” è la prima che spicca nelle carte giornalistiche di quei tempi), “I successi del mondo” di Torino e il “Rimino” di Rimini. Le gazzette di Genova e Torino dureranno trent’anni.
- 1700: Inghilterra. Nasce la monarchia costituzionale, cioè sottomessa alle leggi.
- 1702: Inghilterra. Londra. Nasce il primo quotidiano moderno, il “Daily Courant”. Durerà trentatré anni. Nuovo per i contenuti e per la diffusione favorita dall’avvio del servizio postale. In Inghilterra si potevano affrontare più liberamente temi politici in una contrapposizione già netta tra conservatori e liberali.
- 1710: Italia. Venezia. Si sviluppa e fiorisce il giornalismo letterario italiano (seconda esperienza). Ricordiamo che Venezia fin dal Rinascimento, con il lavoro di Aldo Manuzio e i suoi discepoli, è la capitale dell’arte della stampa. Con il “Giornale dei letterati d’Italia”, una rivista trimestrale, promossa da Scipione Maffei, Antonio Vallisnieri e Apostolo Zeno, Venezia eserciterà per trent’anni (per tutta la durata della rivista) una vasta influenza nella repubblica delle lettere.
- 1719: Inghilterra. Londra. Defoe è il primo romanziere che apre la lunga serie dei feuilletons pubblicando Robinson Crusoe a puntate sul “Daily Post”. Italia. Lo Stato della Chiesa continua la sua lotta contro i gazzettieri. Clemente XI manda a morte l’abate Gaetano Volpini ritenendosi calunniato da un suo scritto.
- 1740: Italia. Firenze. Terza esperienza di giornalismo letterario, esce “Novelle letterarie” (il contenuto abbraccia molti rami del sapere: storia, teologia, scienza e diritto).
- 1750: Italia. Venezia. Periodo illuminista e del furore di Goldoni, influenzato dalla massoneria e da quel genere giornalistico culturale creato a Londra da Richard Steele e Joseph Addison con il “Tatler” e lo “Spectator” (questi due periodici – di più il secondo - si rivolgono a un pubblico più ampio di quello dei dotti, appartenente alla borghesia colta, e lo coinvolgono nei dibattiti culturali attraverso l’uso dei dialoghi creati dal giornalista).
- 1760: Italia. Venezia. Prima traduzione del modello “Spectator” di Gaspare Gozzi. Esce la sua “Gazzetta Veneta”, due volte la settimana e dura due anni. Nella “Gazzetta Veneta” la pubblicità entra inserita in alcuni racconti del Gozzi per sostenere i bilanci. Si può parlare di una prima forma di “pubblicità redazionale”. Otto pagine compilate direttamente da lui con racconti che prendono spunto da fatti di cronaca e con una corrispondenza con i lettori basata su lettere autentiche o inventate. Con semplicità e decoro vi si trovano narrati fatti di cronaca, novelle, recensioni e “ciance”.
- 1763-1765: Italia. Venezia. Chiude la Gazzetta Veneta, nasce la “Frusta letteraria” di Giuseppe Baretta, quindicinale.
- 1764: Italia. Brescia e Milano. Pietro e Alessandro Verri con Cesare Beccaria (che nello stesso anno pubblica Dei delitti e delle pene) traducono in un giornale, “Il Caffè”, la lezione illuministica dell’Ecyclopédie di Diderot e D’Alambert, che trova adepti a Venezia – tipo Elisabetta Caminer – e a Milano. “Il Caffè”, che aveva lo scopo di sostenere le riforme e risvegliare le coscienze, resterà il miglior prodotto italiano dell’Illuminismo.
- 1776: Rivoluzione Americana.
- 1777: Il primo foglio quotidiano di Parigi, il “Journal de Paris”.
- 1787: Stati Uniti d’America. Nasce la Costituzione federale americana. Inghilterra. Il liberale Edmund Burke può proclamare che la stampa è “il quarto potere”. Tra i polemisti spiccano grandi scrittori, come Daniel Defoe e Jonathan Swift.
- 26 agosto 1789: Francia. Rivoluzione Francese. Articolo 11 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino dice: “La libera comunicazione del pensiero e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo: ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge”. Due anni dopo lo stesso diritto viene sancito dal primo emendamento alla Costituzione nordamericana. Con la nascita del giornalismo politico si forma l’opinione pubblica. Aumentano i lettori delle gazzette nei sempre più diffusi caffè o in quei “gabinetti di lettura” che, sull’esempio francese, nascono in diverse città. Esaltazione dei principi dell’89 in Italia.
- Firenze. “Gazzetta universale” dell’Abate Vicenzo Piombi. Molto aperto e accurato. Venezia. “Notizie del mondo” di Giuseppe Compagnoni, “Gazzetta urbana veneta” di Antonio Piazza, un periodico che va ricordato perché è il primo basato sulla cronaca cittadina. Stato della Chiesa. “Gazzetta di Bologna” – Bologna -, “Notizie politiche” – Roma. Milano. “Corriere di gabinetto” (uscito già nel 1786) dei fratelli Pirola vanta mille associati.
- 1790: Restrizioni sulla stampa. Si proibisce la lettura delle gazzette e dei libri, si controlla la circolazione dei fogli stranieri e i caffè e i gabinetti vengono sorvegliati dalla polizia. Cambiano registro la “Gazzetta Ufficiale” e le “Notizie del mondo”, viene soppresso “Notizie politiche”. Diffusione clandestina dei fogli stranieri tipo “Moniteur universal” fondato a Parigi allo scoppio della Rivoluzione che arriva fino a Milano.
- “Gazzetta di Lugano”, edita dal tipografo Giambattista Agnelli e diretta dall’abate Giuseppe Vanelli, è quella più diffusa nell’Italia del Nord. Stato della Chiesa. La voce più importante dello schieramento papale (combattono non solo le dottrine rivoluzionarie ma anche gli ideali di libertà ed uguaglianza, cercando di sradicare i principi illuministici) è il “Giornale ecclesiastico di Roma” (1785-1798) diffuso in tutta Italia. Troppo di parte viene soppresso dal governo austriaco.
- 1791: Stati Uniti d’America. I emendamento della Costituzione federale americana, afferma: “Il Congresso non potrà fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione, e per proibire il libero culto, e per limitare la libertà di parola o di stampa, o il diritto che ha il popolo di riunirsi in forma pacifica e inoltrare petizioni al governo per la riparazione dei torti subiti”2.
- Italia. Firenze. Esce il primo periodico femminile, il Giornale delle dame, poi usciranno a Venezia La donna galante ed erudita di Venezia e a Milano il Giornale delle nuove mode di Francia e d’Inghilterra.
- 15 maggio 1796: Napoleone Bonaparte entra a Milano. Cadono le restrizioni sulla stampa.
- 1796-1799: Triennio rivoluzionario. Nascono quaranta giornali a Milano, venti a Genova e una decina a Venezia, Roma e Napoli. Nascono le prime forme di giornalismo politico. Nasce il tricolore italiano – su proposta del giornalista Compagnoni -, si comincia a parlare di unità d’Italia. Nello Statuto della Cisalpina, art. 354, si assicura la libertà di espressione e si esclude ogni tipo di censura preventiva. Milano diventa capitale della stampa. In Italia i migliori giornalisti sono: Carlo Salvador e Gaetano Porro – lombardi - Ugo Foscolo e Giuseppe Valeriani – veneti – Melchiorre Gioia, Giovanni Rasori e Giuseppe Poggi – piacentini – Giuseppe Lattanti – romano – Pietro Custodi e Giovanni Ranza – piemontesi – Bartolomeo Benincasa e Giuseppe Compagnoni – emiliani – Matteo Galdi e Carlo Lauberg – napoletani.
- 1796: Milano. Esce il primo foglio libero compilato dal Rasori, il Giornale degli amici della libertà e dell’uguaglianza, seguono: Il termometro politico della Lombardia di Salvador, il giornale dei Patrioti di Italia degli emigrati meridionali, il Tribuno del Popolo del Custodi e L’Amico del popolo del Ranza, soppressi dopo pochi numeri. Milano. Carlo Barelle, libraio intraprendente, con la soppressione di molte testate giudicate ostili dai governanti francesi, viene spinto dalla voglia di far uscire un foglio senza né titolo né data, molto spregiudicato nei contenuti e nei toni, un successo che vanta quattromila copie vendute e che prenderà il nome di “senza titolo”.
- 1798: Milano. Il giornale più famoso del Triennio è il “Monitore italiano” (poi Cisalpino, dal “Moniteur Universal” di Parigi diventato il foglio preferito di Napoleone dittatore) che apre la serie dei monitori in Italia che appariranno a Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Milano. Esce “Il Redattore” foglio ufficioso compilato dal Lauberg, la sua testata porta alla ribalta il termine con cui ancora oggi vengono definiti i giornalisti che compilano i mezzi dell’informazione. Milano. Vanno in carcere: Barelle, Ranza e Custodi. I Giornale politici del tempo sono: a Bologna (il Monitore bolognese, tra moderato e democratico), a Modena (Giornale repubblicano di pubblica istruzione), a Brescia (Il Giornale democratico, fondato, subito dopo l’insurrezione contro Venezia, da un ventenne, Giovanni Labus, ammiratore del Foscolo), a Genova (la Gazzetta nazionale genovese, come strumento di battaglia dei democratici – compilata da Contardo Solari, Giuseppe Crocco e Abate Antonio Pagano, poi Gazzetta nazionale della Liguria e Gazzetta di Genova, settimanale che durerà fino al 1878). Concorrente della
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