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Capitolo 1: geopolitiche del passato: memoria pubblica, trauma culturale e riconciliazione

Anna Lisa Tota Nel contesto delle democrazie occidentali il discorso pubblico sul passato e sulle dimensioni etiche della memoria assume uno spazio ed una rilevanza del tutto inedite. Ogni volta che l'orientamento al futuro prende forma nel discorso pubblico, si riafferma una specifica concezione del passato, che può prevalere anche nel discorso politico: ad esempio, per quanto riguarda l'articolazione delle relazioni internazionali ha preso piega la politica del "we regret", la politica della riconciliazione che consiste nel perdonare senza dimenticare, per salvaguardare la dimensione etica della memoria. Il "we regret" riappacifica e tacita le vittime che vedendo riconosciuto il danno subìto non possono più avanzare pretese.

Nella ricostruzione diacronica del passato si affianca la memoria pubblica, che sostanzialmente riguarda le modalità con cui il passato continua a regolare il presente (sono quegli eventi storici che ricordiamo tutt'oggi). La memoria pubblica guarda al passato come ad un ingrediente del presente, è ciò che del passato resta nel discorso pubblico attuale. Gli spazi in cui si costruisce il passato, quindi la memoria pubblica, sono gli stessi in cui ogni anno sono organizzate commemorazioni ai caduti, perché nella cultura occidentale è la morte l'unica cosa che vale più della vita stessa. La memoria pubblica è stata analizzata da numerosi studiosi, i quali si sono soffermati sull'attenzione specifica per la dimensione pubblica del passato la quale rappresenta una chiave di lettura privilegiata per comprendere come le relazioni di potere siano articolate in quel determinato contesto nazionale e come la definizione pubblica dell'identità nazionale che ne deriva sia il prodotto di quella stessa articolazione delle relazioni di potere.

La relazione tra memoria e trauma rappresenta un focus centrale negli studi sulla memoria ed è stata analizzata estesamente da numerosi studiosi; il modello del culturale trauma (Alexander, Eyerman, Giesen etc.) analizza il rapporto tra memoria, identità e discorso pubblico in quanto focalizza l'attenzione sulle modalità attraverso cui le memorie e le contro-memorie diventano basi costitutive per la formazione delle identità collettive e nazionali, descrivendo cioè come si costruisce la memoria pubblica di un particolare evento traumatico. Un trauma non è qualcosa che esiste naturalmente, è costruito dalla società; inoltre i traumi individuali e quelli sociali sono del tutto differenti in quanto nel primo la causa scatenante è la psiche del singolo individuo, mentre il secondo è scatenato soprattutto dagli attori sociali e dai gruppi di pressioni. Un processo efficace di rappresentazione collettiva del trauma deve affrontare diverse questioni:

  • Deve definire la natura del danno;
  • Deve definire la natura delle vittime;
  • Deve stabilire quale sia la relazione tra le vittime colpite dal trauma e il pubblico più ampio;
  • Deve attribuire le responsabilità.

Il modello del trauma culturale è legato strettamente alla politica del we regret in quanto riesce a trasformare il trauma in un monito per le generazioni future. Gli stati confessano pubblicamente le loro colpe, i capi di stato rendono onore alle vittime cosicché i traumi di una collettività diventino i traumi di una nazione. La riconciliazione si distacca dall'oblio perché la prima non implica la negazione di ciò che è avvenuto, ma il suo pieno riconoscimento e disvelamento. La riconciliazione è ciò che rende possibile la memoria pubblica di quell'evento passato.

L'arte pubblica rappresenta uno degli strumenti più efficaci con cui il passato si inscrive nella sfera pubblica stessa ma non può fornire una ricostruzione oggettiva del passato, assicurata solamente dalla verità giudiziaria e politica. Non tutte le società odierne sono così legate al passato come quella occidentale: gli zingari ad esempio (gypsy) non hanno una loro storia ma vivono in un presente permanente in cui la memoria è frammentata e dispersa perché tramandata oralmente.

Capitolo 2: la difesa della nazione: il Rapporto della Commissione sull'11 settembre

Robin Wagner-Pacifici Un evento diventa storico quando cambia il corso della storia stessa. L'inscrizione di un evento nella storia ha conseguenze importanti perché da un lato è un atto di delimitazione e di cautela mentre dall'altro è un atto di enfatizzazione ed inclusione. In questo contesto, il Rapporto della Commissione sull'11 settembre è stato strutturato come un documento storico.

Nato dalla volontà degli americani di avere un'inchiesta ufficiale sugli eventi dell'11 settembre 2001, il Rapporto è stato pubblicato dopo due anni di indagini, interrogatori e udienze ed è subito diventato un best-seller. È stato scritto sotto forma di una narrazione storica e include anche la storia di Al Qaeda, il fenomeno del "nuovo terrorismo", del contro-terrorismo, delle Agenzie di Intelligence americane, delle azioni dell'Amministrazione Clinton e Bush e si chiude con una serie di proposte per la riorganizzazione del sistema USA di intelligence. Nel rapporto non sono presenti foto di funzionari americani, ma solo del nemico: questo perché si vuole rappresentare il nemico come un agente attivo, visibile, mentre lo Stato-nazione americano è rappresentato come la vittima in modo da non concentrare la responsabilità dell'accaduto sugli americani o sulle loro politiche estere.

Per quanto riguarda la struttura narrativa del Rapporto, questo si ripropone di raccontare il dirottamento dei quattro aerei contemporaneamente cercando sempre di sottolineare l'impotenza dell'equipaggio che in alcuni casi (ad esempio nella vicenda riguardante l'aereo schiantatosi in Pennsylvania) ha lottato contro i terroristi fino alla morte, pur di salvare la propria nazione. Una particolarità di questo Rapporto è il modo in cui ne escono descritti gli Stati Uniti: sono una nazione incredibilmente potente ma allo stesso tempo totalmente inerte, con una tecnologia avanzata che effettua comunque una miriade di errori di calcolo spesso fatali.

Capitolo 3: commemorazione e politiche di riconoscimento. Il Memoriale dei veterani della guerra di Corea

Barry Schwartz, Todd Bayma Il Memoriale dei veterani della guerra di Corea è il monumento più elaborato tra quelli del secondo dopoguerra sul Washington Mall, promuove la solidarietà ed è il riconoscimento ufficiale di tutti i sacrifici fatti in nome di uno Stato.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

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