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Capitolo 5: memorie e luoghi di Eretz Israel e di Filastyyna (Aide Esu)

In Israele e Palestina la prepotenza narrativa dei luoghi sacri delle tre religioni monoteiste attribuisce alla

dimensione spaziale forti connotazioni idealistico-religiose e per questa ragione qui, più che in altri paesi, lo

spazio e la memoria sono indissolubilmente legati. Lo spazio funge non solo da catalizzatore per la

sopravvivenza della memoria ma produce senso di appartenenza e di continuità nel tempo dell’identità. A

questo proposito è stato introdotto da Bell il concetto di “mythscape”, una dimensione spazio-temporale

campo di lotta per il controllo della memoria e la formazione dei miti. Lo spazio immaginato/sognato nelle

diaspore si nutre di narrazione della memoria edificate su costruzioni solide, capaci di suscitare pathos

identificativo e di rafforzare il senso di appartenenza. Per gli ebrei della diaspora il sionismo politico porta a

compimento il sogno del popolo senza terra, la creazione dello Stato di Israele mentre per l’identità del

popolo palestinese è lo sradicamento territoriale il problema centrale, la terra è il focus su cui è fondata

l’identità nazionale. I luoghi sono costantemente ricordati e diventano parte integrante delle cerimonie. La

memoria culturale dei palestinesi e degli israeliani si nutre di rappresentazioni simboliche celebrate nella

poesia e nell’arte figurativa.

Nella memoria collettiva israeliana Kfar Etzion rappresenta l’esempio fondante del mito nazionalista: è un

evento fondante di eroismo e martirio. La coincidenza temporale che lega la battaglia di Kfar Etzion con la

proclamazione dello Stato di Israele rendono questo evento un perfetto mito originario sul quale edificare

l’idea di nazione e gli orfani di questa battaglia sono divenuti il medium della memoria che hanno addirittura

fondato una Comunità della Memoria incaricata di mantenere vivo il ricordo attraverso conferenze,

programmi radio, giornali, commemorazioni pubbliche.

Per i Palestinesi la guerra del 1948 segna la Al-Nakba, la catastrofe, identificata con l’esilio e la perdita della

terra, con la conseguente trasformazione della sua società, la scomparsa della vita urbana, l’azzeramento

della società dirigente. Privati della loro nazione, ogni matriarca e patriarca diventa un agente della

costruzione della memoria, mostra le chiavi della casa perduta in Palestina, narra il paese perduto ed inculca

nelle giovani generazioni la determinazione a tornare. Nella memoria collettiva dei Palestinesi la perdita e

l’esilio sono la trama che tesse la narrazione dell’identità.

Gli studiosi palestinesi hanno dato una grande attenzione alle memorie del villaggio attribuendo alla

fotografia un ruolo rilevante perché testimonia il passato, rievoca il dolore della perdita, consolita l’identità e

l’appartenenza del popolo espulso.

Capitolo 6: la memoria negata in Europa (Marita Rampazi)

La negazione cui allude il titolo del saggio fa riferimento alle rimozioni e alle forzature che hanno

caratterizzato la costruzione delle memorie poste a fondamento delle identità nazionali in Europa; sono

dimenticanze funzionali alla realizzazione della più importante invenzione politico-istituzionale dell’età

moderna: la convergenza fra stato, nazione e società. Questo nuovo modello di statualità ha implicato la

negazione delle molteplici tradizioni culturali pre-esistenti per fare in modo che tutti i cittadini si sentissero

legati alla condivisione di “sangue, radici, lingua” e spesso religione.

La memoria muore con ciascun individuo, quindi si è fatto ricorso alla memoria collettiva come memoria di

gruppo, che si tramanda di generazione in generazione finché sussistono le condizioni che giustificano

l’esistenza del gruppo stesso:

- Ciò che viene chiamato memoria collettiva non concerne il ricordare ma lo stipulare un accordo;

- Questo accordo si tramanda tramite la “narrazione”.

La narrazione ricostruisce la durata di un soggetto individuale e collettivo nonostante il cambiamento

provocato dal passare del tempo ed è tramite la narrazione stessa che ciò che è individuale diventa collettivo,

condiviso.

La riflessione sui fondamenti e le forme di cittadinanza in Europa ha conosciuto una forte accelerazione,

dovuta ad una serie di eventi: in primo luogo l’allargamento dell’Unione Europea ha posto il problema sulle

radici cristiane dell’Europa; in secondo luogo c’è il problema rappresentato dai flussi migratori che rischiano

di stravolgere la fisionomia di interi quartieri e in terzo luogo bisogna rendersi conto che la transnazionalità

di molti fenomeni della vita quotidiana rende sempre più difficile garantire la tutela dei cittadini entro il

raggio d’azione territoriale dello stato nazione. Secondo Cella l’effetto principale della globalizzazione

consiste nell’allentamento progressivo del rapporto che lega lo spazio fisico alle forme dell’esperienza ed in

particolar le nuove forme di comunicazione stanno contribuendo a provocare l’erosione dei confini tra gli

stati, rendendoli evanescenti. Cella afferma che un’identità ha sempre bisogno di un confine perché permette

di valutare gli aspetti che la rendono diversa dalle altre, e se non si può usufruire di confini fisici si ricorre a

confini simbolici. La memoria del cittadino europeo inizia col 1991, con il Trattato di Maastricht, in cui

nasce formalmente l’Europa: a seguito di questo Trattato si è approfondita l’integrazione economica e

sociale sostenuta dagli sviluppi del mercato unico, in particolare dalla liberalizzazione della circolazione di

persone beni e capitali, si è delineata l’emergenza immigrazione soprattutto nei Paesi dell’UE che confinano

con l’Est europeo e in quelli che affacciano sul Mediterraneo e nel frattempo si è intensificata la riflessione

sulle radici storico-culturali della cittadinanza post-nazionale, grazie soprattutto alla proclamazione nel 2000

della Carta dei Diritti fondamentali del cittadino europeo.

Capitolo 7: memoria collettiva e insegnamento della storia (Alessandro Cavalli)

Per tutto il XIX e la metà del XX secolo in Europa è affidato alla scuola il compito di fare la nazione tramite

l’insegnamento della storia nelle scuole, che deve non solo costruire un mito sulle origini remote della

nazione onorate dalle gesta di eroi che si sono battuti per noi ma deve anche fondare la solidarietà tra quelli

che saranno i prossimi cittadini superando le divisioni regionali e sociali. Nell’ultimo mezzo secolo (a

seguito quindi della Seconda Guerra Mondiale) si è assistito in Europa ad un lento decadimento

dell’insegnamento di questa disciplina, le cui ragioni variano da stato a stato:

- In Italia c’era da fare i conti da un lato con il fascismo e la resistenza e dall’altro con la presenza nel

dopoguerra del più grande partito comunista occidentale; i politici e gli intellettuali di quel tempo

hanno avanzato l’ipotesi che l’insegnamento della storia recente avrebbe potuto scivolare facilmente

nell’indottrinamento a seconda dell’orientamento politico del docente.

- In Germania il peso del passato recente era ancora più schiacciante, anzi è forse lo stato in cui il

problema dell’insegnamento della storia è stato più discusso.

- Per la Spagna le difficoltà d’insegnamento della storia riguardano soprattutto il tema della guerra

civile e quindi della riconciliazione nazionale perché una guerra civile espone agli occhi di tutti le

divisioni interne al corpo della nazione, che ne esce sempre indebolita.

- Per l’Inghilterra e la Francia, vincitori del conflitto, il problema non è rappresentato dal passato

recente, ma dal processo di decolonizzazione che ha costretto le due superpotenze ha ridurre

drasticamente i loro confini: il paradigma nazionale nell’insegnamento della storia tende a

selezionare e ad escludere tutto quanto risulta scomodo per la coscienza e l’orgoglio nazionali.

- Nei paesi come la Svizzera e quelli scandinavi il paradigma nazionale ha mantenuto una presa

notevole nell’insegnamento della storia, anche perché nel loro recente passato non c’è spazio per

aspirazioni coloniali o conflitti mondiali.

L’eclissi del paradigma nazionale ha lasciato una specie di vuoto nei paesi del nucleo originario dell’Unione

Europea che ha messo in crisi l’insegnamento della storia, crisi leggibile in una serie di fenomeni tra loro

connessi:

- La ridotta importanza di una religione civile imperniata nella sacralità della patria e dei suoi confini;

- La necessità di allargare l’insegnamento ad altri saperi e quindi la tendenziale riduzione dello spazio

della storia nel curricolo scolastico;

- Il compito di orientare alla comprensione del mondo contemporaneo è stato affidato

all’insegnamento degli studi sociali;

- La storia non è una materia di studio molto amata dagli studenti a causa soprattutto della reticenza

degli insegnanti ad affrontare questioni controverse ed emotivamente coinvolgenti, all’insegnamento

nozionistico basato sulla sequenza cronologica dei fatti e all’incapacità degli insegnanti stessi di

cogliere i nessi tra le vicende del passato e i problemi del presente.

L’identità europea non si fonda sull’identificazione di un passato comune ma sul superamento delle divisioni

che hanno caratterizzato la sua storia fino alle due guerre del XX secolo: l’insegnamento della storia

dovrebbe quindi partire dal presupposto che le controversie non devono essere rimosse ma affrontate

esplicitamente.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Comunicazione pubblica della facoltà di Lettere e filosofia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La memoria pubblica di Rampazi, Tota. Tra gli argomenti trattati vi sono i seguenti: geopolitiche del passato: memoria pubblica, trauma culturale e riconciliazione, la difesa della nazione: il Rapporto della Commissione sull’11 settembre.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in informazione, editoria e giornalismo
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Aspasia1989 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Tota Annalisa.

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