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comunicazione pubblica - Il codice dell'informazione e le sue applicazioni

dispensa per l'esame di comunicazione pubblica del professor Franz Foti, cdl in scienze della comunicazione. L'argomento trattato è il codice dell'informazione e le sue applicazioni, la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, le leggi sull'editoria, la pubblicità, l'informazione sanitaria, la legge sulla privacy...

Esame di Comunicazione pubblica docente Prof. F. Foti

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ESTRATTO DOCUMENTO

Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

PUBBLICITÀ INGANNEVOLE E COMPARATIVA:

Decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74

(Abruzzo pag. 707)

Attuazione della Direttiva 84/450/CEE, come modificata dalla direttiva 97/55/CE in materia di

pubblicità ingannevole e comparativa.

(Ricorda. Esistono tre garanti: concorrenza o antitrust, privacy e telecomunicazioni). La pubblicità è

più controllata dell’informazione.

Art. 1.

Finalità

1. Il presente decreto ha lo scopo di tutelare dalla pubblicità ingannevole e dalle sue

conseguenze sleali i soggetti che esercitano un'attività commerciale, industriale, artigianale

o professionale, i consumatori e, in genere, gli interessi del pubblico nella fruizione di

messaggi pubblicitari, nonché di stabilire le condizioni di liceità della pubblicità

comparativa. (Comma così modificato dall'art. 2 del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n.

67)

2. La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta.

Art. 2.

Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende:

a) per "pubblicità", qualsiasi forma di messaggio che sia diffuso, in qualsiasi modo,

nell'esercizio di un'attività commerciale, industriale, artigianale o professionale allo

scopo di promuovere la vendita di beni mobili o immobili, la costituzione o il

trasferimento di diritti ed obblighi su di essi oppure la prestazione di opere o di

servizi;

b) per "pubblicità ingannevole", qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa

la sua presentazione, induca in errore o posso indurre in errore le persone fisiche o

giuridiche alle quali è rivolta o che esso raggiunge e che, a causa del suo carattere

ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per

questo motivo, leda o possa ledere un concorrente;

b-bis) per "pubblicità comparativa", qualsiasi pubblicità che identifica in modo esplicito

o implicito un concorrente o beni o servizi offerti da un concorrente; (Lettera

aggiunta dall'art. 3 del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 67)

c) per "operatore pubblicitario", il committente del messaggio pubblicitario ed il suo

autore, nonché, nel caso in cui non consenta all'identificazione di costoro, il

proprietario del mezzo con cui il messaggio pubblicitario è diffuso.

Art. 3.

Elementi di valutazione

1. Per determinare se la pubblicità sia ingannevole se ne devono considerare tutti gli elementi,

con riguardo in particolare di suoi riferimenti:

a. alle caratteristiche dei beni o dei servizi, quali la loro disponibilità, la natura,

l'esecuzione, la composizione, il metodo e la data di fabbricazione o della

prestazione, l'idoneità allo scopo gli usi, la quantità, la descrizione, l'origine

geografica o commerciale, o i risultati che si possono ottenere con il loro uso, o i

risultati e le caratteristiche fondamentali di prove o controlli effettuati sui beni o sui

servizi;

b. al prezzo o al modo in cui questo viene calcolato, ed alle condizioni alle quali i beni

o i servizi vengono forniti; Corso Operatori Ufficio Stampa

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c. alla categoria, alle qualifiche e ai diritti dell'operatore pubblicitario, quali l'identità, il

patrimonio, le capacità, i diritti di proprietà intellettuale e industriale, ogni altro

diritto su beni immateriali relativi all'impresa ed i premi o riconoscimenti.

Art. 3-bis

Condizioni di liceità della pubblicità comparativa

1. Per quanto riguarda il confronto, la pubblicità comparativa È lecita se sono soddisfatte le

seguenti condizioni:

a. non È ingannevole ai sensi del presente decreto;

b. confronta beni o servizi che soddisfano gli stessi bisogni o si propongono gli stessi

obiettivi;

c. confronta oggettivamente una o più caratteristiche essenziali, pertinenti, verificabili e

rappresentative, compreso eventualmente il prezzo, di tali beni e servizi;

d. non ingenera confusione sul mercato fra l'operatore pubblicitario ed un concorrente o

tra i marchi, le denominazioni commerciali, altri segni distintivi, i beni o i servizi

dell'operatore pubblicitario e quelli di un concorrente;

e. non causa discredito o denigrazione di marchi, denominazioni commerciali, altri

segni distintivi, beni, servizi, attività o circostanze di un concorrente;

f. per i prodotti recanti denominazione di origine, si riferisce in ogni caso a prodotti

aventi la stessa denominazione;

g. non trae indebitamente vantaggio dalla notorietà connessa al marchio, alla

denominazione commerciale o a altro segno distintivo di un concorrente o alle

denominazioni di origine di prodotti concorrenti;

h. non presenta un bene o un servizio come imitazione o contraffazione di beni o

servizi protetti da un marchio o da una denominazione commerciale depositati.

2. Il requisito della verificabilità di cui al comma 1, lettera c), si intende soddisfatto quando i

dati addotti ad illustrazione della caratteristica del bene o servizio pubblicizzato sono

suscettibili di dimostrazione.

3. Qualunque raffronto che fa riferimento a un'offerta speciale deve indicare in modo chiaro e

non equivoco il termine finale dell'offerta oppure, nel caso in cui l'offerta speciale non sia

ancora cominciata, la data di inizio del periodo nel corso del quale si applicano il prezzo

speciale o altre condizioni particolari o, se del caso, che l'offerta speciale dipende dalla

disponibilità dei beni e servizi.

(Articolo inserito dall'art. 4 del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 67)

Art. 4.

Trasparenza della pubblicità

1. La pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile come tale; in particolare, la pubblicità a

mezza di stampa deve essere distinguibile dalle altre forme di comunicazione al pubblico,

con modalità grafiche di evidente percezione.

2. I termini "garanzia", "garantito" e simili possono essere usati solo se accompagnati dalla

precisazione del contenuto e delle modalità della garanzia offerta. Quando la brevità del

messaggio pubblicitario non consente di riportare integralmente tali precisazioni, il

riferimento sintetico al contenuto ed alle modalità della garanzia offerta deve essere

integrato dall'esplicito rinvio ad un testo facilmente conoscibile dal consumatore in cui siano

riportate integralmente le precisazioni medesime.

3. È vietato ogni forma di pubblicità subliminale. Corso Operatori Ufficio Stampa

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Art. 5.

Pubblicità di prodotti pericolosi per la salute e la sicurezza dei consumatori

È considerata ingannevole la pubblicità che, riguardando prodotti suscettibili di porre in pericolo la

salute e la sicurezza dei consumatori, ometta di darne notizia in modo da indurre i consumatori a

trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza.

Art. 6.

Bambini e adolescenti

È considerata ingannevole la pubblicità, che, in quanto suscettibile di raggiungere bambini ed

adolescenti, possa, anche indirettamente, minacciare la loro sicurezza o che abusi della loro naturale

credulità o mancanza di esperienza o che, impiegando bambini ed adolescenti in messaggi

pubblicitari, abusi dei naturali sentimenti degli adulti per i più giovani.

Art. 7.

Tutela amministrativa e giurisdizionale

1. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, istituita dall'articolo 10 della legge 10

ottobre 1990, n. 287, esercita le attribuzioni disciplinate dal presente articolo.

2. I concorrenti, i consumatori, le loro associazioni ed organizzazioni, il Ministro dell'industria,

del commercio e dell'artigianato, nonché ogni altra pubblica amministrazione che ne abbia

interesse in relazione ai propri compiti istituzionali, anche su denuncia del pubblico,

possono chiedere all'autorità garante che siano inibiti gli atti di pubblicità ingannevole o di

pubblicità comparativa ritenuta illecita ai sensi del presente decreto, la loro continuazione e

che ne siano eliminati gli effetti.

3. L'Autorità può disporre con provvedimento motivato la sospensione provvisoria della

pubblicità ingannevole o della pubblicità comparativa ritenuta illecita, in caso di particolare

urgenza. In ogni caso, comunica l'apertura dell'istruttoria all'operatore pubblicitario e, se il

committente non è conosciuto, può richiedere al proprietario del mezzo che ha diffuso il

messaggio pubblicitario ogni informazione idonea ad identificarlo.

4. L'Autorità può disporre che l'operatore pubblicitario fornisca prove sull'esattezza materiale

dei dati di fatto contenuti nella pubblicità se, tenuto conto dei diritti o interessi legittimi

dell'operatore pubblicitario e di qualsiasi altra parte nella procedura, tale esigenza risulti

giustificata, date le circostanze del caso specifico. Se tale prova È omessa o viene ritenuta

insufficiente, i dati di fatto dovranno essere considerati inesatti.

5. Quando il messaggio pubblicitario È stato o deve essere diffuso attraverso la stampa

periodica o quotidiana ovvero per via radiofonica o televisiva o altro mezzo di

telecomunicazione, l'Autorità Garante, prima di provvedere, richiede il parere dell'Autorità

per le garanzie nelle comunicazioni.

6. L'Autorità provvede con effetto definitivo e con decisione motivata. Se ritiene la pubblicità

ingannevole o il messaggio di pubblicità comparativa illecito accoglie il ricorso vietando la

pubblicità non ancora portata a conoscenza del pubblico o la continuazione di quella già

iniziata. Con la decisione di accoglimento può essere disposta la pubblicazione della

pronuncia, anche per estratto, nonché, eventualmente, di un'apposita dichiarazione

rettificativa in modo da impedire che la pubblicità ingannevole o il messaggio di pubblicità

comparativa ritenuto illecito continuino a produrre effetti.

7. Nei casi riguardanti messaggi pubblicitari inseriti sulle confezioni di prodotti, l'Autorità,

nell'adottare i provvedimenti indicati nei commi 3 e 5, assegna per la loro esecuzione un

termine che tenga conto dei tempi tecnici necessari per l'adeguamento.

8. La procedura istruttoria È stabilita con regolamento, emanato ai sensi dell'articolo 17,

comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in modo da garantire il contraddittorio, la

piena cognizione degli atti e la verbalizzazione. Corso Operatori Ufficio Stampa

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9. L'operatore pubblicitario che non ottempera ai provvedimenti d'urgenza o a quelli inibitori o

di rimozione degli effetti adottati con la decisione che definisce il ricorso È punito con

l'arresto fino a tre mesi e con l'ammenda fino a lire cinque milioni.

10. Al proprietario del mezzo di diffusione del messaggio pubblicitario che omette di fornire le

informazioni di cui al comma 3 può essere irrogata dall'Autorità una sanzione

amministrativa da due a cinque milioni di lire.

11. I ricorsi avverso le decisioni definitive adottate dall'Autorità rientrano nella giurisdizione

esclusiva del giudice amministrativo.

12. Ove la pubblicità sia stata assentita con provvedimento amministrativo, preordinato anche

alla verifica del carattere non ingannevole della stessa o di liceità del messaggio di

pubblicità comparativa, la tutela dei concorrenti, dei consumatori e delle loro associazioni e

organizzazioni È esperibile solo in via giurisdizionale con ricorso al giudice amministrativo

avverso il predetto provvedimento.

13. È comunque fatta salva la giurisdizione del giudice ordinario, in materia di atti di

concorrenza sleale, a norma dell'articolo 2598 del codice civile nonché, per quanto concerne

la pubblicità comparativa, in materia di atti compiuti in violazione della disciplina sul diritto

d'autore protetto dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni e del marchio

d'impresa protetto a norma del regio decreto 21 giugno 1942, n. 929, e successive

modificazioni, nonché delle denominazioni di origine riconosciute e protette in Italia e di

altri segni distintivi di imprese, beni e servizi concorrenti.

14. Per la tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti derivanti dalle

disposizioni del presente decreto si applica l'articolo 3 della legge 30 luglio 1998, n. 281

(Articolo così sostituito dall'art. 5 del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 67)

Art. 8.

Autodisciplina

1. Le parti interessate possono richiedere che sia inibita la continuazione degli atti di pubblicità

ingannevole o di pubblicità comparativa ritenuta illecita, ricorrendo ad organismi volontari e

autonomi di autodisciplina. (Comma così sostituito dall'art. 6 del decreto legislativo 25

febbraio 2000, n. 67)

2. Iniziata la procedura davanti ad un organismo di autodisciplina, le parti possono convenire

di astenersi dall'adire l'Autorità garante sino alla pronuncia definitiva.

3. Nel caso in cui il ricorso all'Autorità sia stato già proposto o venga proposto

successivamente da altro soggetto legittimato, ogni interessato può richiedere all'Autorità la

sospensione del procedimento in attesa della pronuncia dell'organismo di autodisciplina.

L'Autorità, valutate tutte le circostanze, può disporre la sospensione del procedimento per un

periodo non superiore a trenta giorni.

Art. 9.

Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella

Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

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PRIMA LEGGE SULLA TV:

nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva 103/1975

(Abruzzo pag. 947)

La diffusione circolare di programmi radiofonici via etere o, su scala nazionale, via filo e di

programmi televisivi via etere, o, su scala nazionale, via cavo e con qualsiasi altro mezzo

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costituisce, ai sensi dell’articolo 43 della Costituzione, un servizio pubblico essenziale ed a carattere

di preminente interesse generale, in quanto volta ad ampliare la partecipazione dei cittadini e

concorrere allo sviluppo sociale e culturale del Paese in conformità ai principi sanciti alla

Costituzione. In servizio è pertanto riservato allo Stato.

L’indipendenza, l’obiettività e l’apertura alle diverse tendenze politiche, sociali e culturali, nel

rispetto delle liberà garantite dalla Costituzione, sono principi fondamentali della disciplina del

servizio pubblico televisivo.

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LEGGI SULL’EDITORIA:

Legge 416/1981 (Abruzzo pag. 976)

Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria.

L’articolo 42 sostituisce l’art. 8 della 47/48 per quanto riguarda il diritto di rettifica.

Legge 67/1987 (Abruzzo pag. 1004)

Rinnovo della L. 416/81 che disciplina le imprese editrici e le provvidenze per l’editoria.

Gli artt. 5 e 6 disciplinano sulla trasparenza della pubblicità nell’ente pubblico.

20

LEGGE MAMMI’ 223/1990

Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato.

(Abruzzo pag. 1044)

(pubblicata sul supplemento ordinario n. 53 alla G.U. n.185 serie generale parte prima del 9/8/1990)

TITOLO I

DIFFUSIONE DI PROGRAMMI RADIOFONICI E TELEVISIVI

Art. 1.

(Principi generali)

1. La diffusione di programmi radiofonici o televisivi, realizzata con qualsiasi mezzo tecnico, ha

carattere di preminente interesse generale.

2. Il pluralismo, l'obiettività, la completezza e l'imparzialità dell'informazione, l'apertura alle

diverse opinioni, tendenze politiche, sociali, culturali e religiose, nel rispetto delle libertà e dei

diritti garantiti dalla Costituzione, rappresentano principi fondamentali del sistema

radiotelevisivo che si realizza con il concorso di soggetti pubblici e privati ai sensi della

presente legge.

Art. 10

(Telegiornali e giornali radio - Rettifica Comunicati di organi pubblici)

1. Ai telegiornali e ai giornali radio si applicano le norme sulla registrazione dei giornali

periodici contenute negli articoli 5 e 6 della legge 8 febbraio 1948, n. 47; i direttori dei

telegiornali e dei giornali radio sono, a questo fine, considerati direttori responsabili.

2. Chiunque si ritenga leso nei suoi interessi morali o materiali da trasmissioni contrarie a

verità, ha diritto di chiedere al concessionario privato o alla concessionaria pubblica ovvero

alle persone da loro delegate al controllo della trasmissione che sta trasmessa apposita

rettifica, purché questa ultima non abbia contenuto che possa dar luogo a responsabilità

penali.

20 Ministero delle Poste e Telecomunicazioni. Corso Operatori Ufficio Stampa

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3. La rettifica è effettuata entro quarantotto ore dalla ricezione della relativa richiesta, in fascia

oraria e con il rilievo corrispondenti a quelli della trasmissione che ha dato origine alla

lesione degli interessi.

Trascorso detto termine senza che la rettifica sia stata effettuata, l'interessato può trasmettere

la richiesta al Garante, che provvede ai sensi del comma 4.

4. Fatta salva competenza dell'autorità giudiziaria ordinaria a tutela dei diritti soggettivi, nel

caso in cui il concessionario privato o la concessionaria pubblica ritengano che non

ricorrono le condizioni per la trasmissione della rettifica, sottopongono entro il giorno

successivo alla richiesta la questione al Garante che si pronuncia nel termine di cinque

giorni. Se il Garante ritiene fondata la richiesta di rettifica quest'ultima, preceduta

dall'indicazione della pronuncia del Garante stesso, deve essere trasmessa entro le

ventiquattro ore successive alla pronuncia medesima.

5. Il Governo, le Amministrazioni dello Stato, le Regioni e gli enti pubblici territoriali, per

soddisfare gravi ed eccezionali esigenze di pubblica necessità, nell'ambito interessato da

dette esigenze, possono chiedere ai concessionari privati o alla concessionaria pubblica la

trasmissione gratuita di brevi comunicati. Detti comunicati devono essere trasmessi

immediatamente.

6. Sono fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 22, primo comma, della legge 14 aprile

1975, n. 103.

TITOLO IV - SANZIONI

Art. 30.

(Disposizioni penali)

1. Nel caso di trasmissioni radiofoniche o televisive che abbiano carattere di oscenità il

concessionario privato o la concessionaria pubblica ovvero la persona da loro delegata al

controllo della trasmissione è punito con le pene previste dal primo comma dell'articolo 528

del codice penale.

2. Si applicano alle trasmissioni le disposizioni di cui agli articoli 14 e 15 della legge 8

febbraio 1948, n. 47.

3. Salva la responsabilità di cui ai commi 1 e 2 fuori dei casi di concorso, i soggetti di cui al

comma 1 che per colpa omettano di esercitare sul contenuto delle trasmissioni il controllo

necessario ad impedire la commissione dei reati di cui ai commi 1 e 2 sono puniti, se nelle

trasmissioni in oggetto è commesso un reato, con la pena stabilita per tale reato diminuita in

misura non eccedente un terzo.

4. Nel caso di reati di diffamazione commessi attraverso trasmissioni consistenti

nell'attribuzione di un fatto determinato, si applicano ai soggetti di cui al comma 1 le

21

sanzioni previste dall'articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 .

5. Per i reati di cui ai commi 1, 2 e 4 del presente articolo si applicano le disposizioni di cui

all'articolo 21 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Per i reati di cui al comma 4 il foro

competente e determinato dal luogo di residenza della persona offesa.

6. Sono puniti con le pene stabilite dall'articolo 5-bis del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95,

convertito, con modificazioni, dalla legge 7 giugno 1974, n. 216, e successive modificazioni,

il titolare di concessione di cui all'articolo 16 o di concessione per servizio pubblico ovvero

la persona dagli stessi delegata che violi le disposizioni di cui agli articoli 12, 13, 14, 17 e di

cui al comma 2 dell'articolo 37 della presente legge. Le stesse pene si applicano agli

amministratori della società titolare di concessione ai sensi dell'articolo 16 o di concessione

21 La Corte Costituzionale, con sentenza 19-23 febbraio 1996, n. 42 (G.U. 28 febbraio 1996, n. 9, serie speciale), ha

dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 30 comma 4 e 5, sollevata in riferimento agli

artt. 3 e 25 Cost. Corso Operatori Ufficio Stampa

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per servizio pubblico o che comunque la controllano direttamente o indirettamente, che non

trasmettano al Garante l'elenco dei propri soci.

22

7. .

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LEGGE SUI GIORNALI ONLINE 338/2000 art. 153

(Abruzzo pag. 1069 – regolamentazione dell’informazione)

Art. 153.

(Imprese editrici di quotidiani e periodici)

1. Gli stanziamenti relativi ai contributi di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive

modificazioni, sono, per l'anno 2001, incrementati di lire 40 miliardi.

2. La normativa di cui all'articolo 3, comma 10, della legge. 7, agosto 1990, n. 250, e

successive modificazioni si applica esclusivamente alle imprese editrici di quotidiani e

periodici, anche telematici, che, oltre che attraverso esplicita menzione riportata in testata,

risultino essere organi o giornali di forze politiche che abbiano il proprio gruppo

parlamentare in una delle Camere o rappresentanze nel Parlamento europeo o siano

espressione di minoranze linguistiche riconosciute, avendo almeno un rappresentante in un

ramo del Parlamento italiano nell'anno di riferimento dei contributi.

3. I quotidiani e i periodici telematici organi di movimenti politici di cui al comma 2 debbono

essere comunque registrati presso i tribunali. Le richieste di contributi, ai sensi del presente

articolo, per tali testate non sono cumulabili con nessuna altra richiesta analoga, che viene

automaticamente annullata. Il contributo é pari al 60 per cento dei costi del bilancio

d'esercizio dell'impresa editrice, certificati ai sensi di legge e riferiti alla testata.

4. Entro e non oltre il 1° dicembre 2001 le imprese editrici di quotidiani o periodici organi di

movimenti politici, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 3, comma 10, della legge 7

agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni, possono costituirsi in società cooperative, il

cui oggetto sociale sia costituito esclusivamente dalla edizione di quotidiani o periodici

organi di movimenti politici. A tali cooperative sono attribuiti i contributi di cui all'articolo

3, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni.

5. Le imprese di cui al comma 4, per accedere ai contributi debbono, fermi restando i requisiti

di cui alla vigente normativa:

a. aver sottoposto l'intero bilancio di esercizio al quale si riferiscono i contributi alla

certificazione di una società di revisione scelta tra quelle di cui all'elenco apposito

previsto dalla CONSOB;

b. editare testate con una diffusione formalmente certificata pari ad almeno il 25 per

cento della tiratura complessiva se nazionali ovvero almeno al 40 per cento se locali.

Ai fini del presente articolo, si intende per diffusione l'insieme delle vendite e degli

abbonamenti e per testata locale quella la cui diffusione complessiva È concentrata

per almeno l'80 per cento in una sola regione;

c. adottare una norma statutaria che introduca il divieto di distribuzione degli utili

nell'esercizio di riscossione dei contributi e nei cinque successivi.

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22 Sostituisce art. 195, d.p.r. 29 marzo 1973, n. 156. Corso Operatori Ufficio Stampa

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Laura Caramella: 150/2000 – 241/90

Informazione = ha un emittente, una traiettoria e un destinatario (attività one way).

È un processo che non ha bisogno di feedback, il giornalista scrive senza sapere che cosa capisce

chi legge.

Comunicazione = è un’attività, un processo, perché è più importante che cosa il destinatario

capisce e trasmette/risponde (feedback). È un processo che segue delle regole.

Con la legge 150/2000 si crea la funzione dell’ufficio stampa, dell’urp e del portavoce.

Ufficio stampa = rappresenta l’informazione e tratta con i mass media (istituzione che nella PA non

è obbligatorio avere).

Urp = rappresenta la comunicazione pubblica (obbligatoria) e ha una funzione amministrativa,

risponde al cittadino e agli associati

Portavoce = figura che non deve essere professionista, può essere visto come un fiduciario (art. 7) e

risponde solo nell’ambito del rapporto di fiducia col capo.

Con la legge si riconoscono queste tre figure e per l’ufficio stampa si richiede la professionalità,

quindi chi opera negli stessi deve essere giornalista. Nell’ente pubblico l’ufficio stampa risponderà

come funzionario al codice pubblico (contratto) e come giornalista all’albo (codice

dell’informazione).

Legge 241/90 trasparenza amministrativa

Codice dell’informazione:

Che cos’è un dato personale? Qualsiasi informazione riferita a persona fisica o giuridica. Il titolare è

colui che raccoglie i dati, mentre l’interessato è la persona a cui i dati si riferiscono.

identificativi

DATI sensibili

giudiziari

Si può trattare il dato personale in ambito giornalistico.

Ruolo del giornalista = deve riconoscere e sapere come trattare i dati. In realtà con questa legge

chiunque trasmetta informazioni suscettibili deve sottostare alle legge (principio dell’essenzialità, in

questo caso si deve delimitare il diritto di cronaca).

Per capire il codice occorre conoscere i limiti e i criteri del diritto di cronaca.

Il diritto di cronaca segue queste regole:

 L’informazione deve essere di interesse pubblico (l’informazione è un diritto della

collettività, l’interesse pubblico non è mera curiosità)

 La notizia deve essere vera in quanto verificata secondo la regola delle tre fonti (l’originale,

l’opposta e l’indipendente). Importante! I mass media non sono FONTI. La fonte è

l’interessato a quella notizia.

 Rielaborazione del dato

 Pubblicazione

Dovere di cronaca = interfaccia con gli organi di informazioni

Il giornalista deve seguire queste regole dell’informazione utili prima della pubblicazione:

 Bisogno

 Interesse

 Diritto Corso Operatori Ufficio Stampa

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L’espressione del giornalista segue uno stile che ha queste caratteristiche:

 Interesse pubblico

 Accertamento della notizia, veridicità dei fatti

 Civiltà del linguaggio = continenza = intesa come moderazione e rispetto dell’esposizione

(permette di dire la verità)

Quindi:

il giornalista può scrivere tutto solo se vengono rispettate queste regole:

 Dignità

 Continenza

 Veridicità

 Interesse pubblico alla conoscenza dei fatti

A queste regole si allacciano il diritto di cronaca e la tutela della privacy.

Corso Bovio: elementi di diritto – storia della TV – legge sulla stampa 47/48

Elementi di diritto

(La Costituzione Italiana fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947,

promulgata dal Capo provvisorio dello Stato il 27 dicembre 1947, pubblicata nella Gazzetta

Ufficiale 27 dicembre 1947, n. 298, ediz. Straord. ed entrò in vigore il 1 gennaio 1948.)

Il cardine del mondo dell’informazione è l’articolo 21 della Costituzione. Lo si voleva cambiare

negli anni ’80, ma i lavori non portarono a nulla.

1946-47 venne definito dall’Assemblea Costituente

Il quell’epoca il mondo dei media si riferiva esclusivamente alla stampa. Questo rappresenta un

primo difetto, dovuto all’evoluzione dei media. L’articolo è dunque antico perché si occupa della

stampa e perché lo fa in relazione ad un determinato periodo storico evidenziando problematiche

adatte a quel contesto: ad esempio per metà tratta del sequestro della stampa periodica pensando al

fascismo.

Art. 21

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni

altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’Autorità giudiziaria nel caso di delitti,

per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazioni delle norme

che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. …..”

LIMITI:

 Norma datata in quanto viene considerata solo la carta stampata come media

 Manca il pluralismo dell’informazione

 La parte relativa al sequestro riempie la legge ma è praticamente inutile

Tutti hanno diritto di informazione = libertà di espressione

Si afferma la libertà di espressione. E allora quando è giustificata una limitazione?

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Art. 3

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di

sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni pubbliche, di condizioni personali e sociali. È

compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di

fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e

l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del

Paese.”

IMPORTANTE: L’articolo 3 dice che tutti i cittadini hanno pari diritti: questo è già un limite alla

libertà di espressione. Non posso offendere il sentimento religioso, non posso vilipendere le

massime cariche dello Stato. Non posso “diffondere notizie false e tendenziose” per provocare il

ribasso o il rialzo delle quotazioni alla Borsa (reato di aggiotaggio, è un reato societario).

RELIGIONE = non si può criticare (vilipendere è proibito)

GIUSTO PROCESSO = deve essere condotto dalla pari difesa dell’accusa

Il Parlamento può imporre limitazioni alla libertà di espressione quando c’è da difendere un bene

che trova riconoscimento nella Costituzione.

Non si possono pubblicare notizie che possano alterare la fiducia dei consumatori per un‘impresa

(aggiotaggio).

Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto o ogni altro mezzo

d’informazione. In alcuni casi però è necessario il permesso dello Stato (vedi settore

radiotelevisivo).

Storia della televisione

1948 monopolio dello Stato sulla Tv (RAI)

1956-58 il monopolio radio televisivo è oggetto di critica, cominciano così ad essere

privatizzati i primi mezzi radio televisivi.

Il monopolio RAI fu oggetto di pacifica tolleranza fino al ’55, quindi venne criticato e si fece strada

la possibilità di liberalizzare le emittenti.

1950 Un editore del tempo voleva dar vita ad un’emittente privata, TEMPO TV, va

dal Ministro delle Poste e Telecomunicazioni e questo gli nega il permesso.

L’editore fa ricorso al Consiglio di Stato e si appella all’articolo 43 che

stabilisce la possibilità di monopoli pubblici.

Art. 43

É un articolo superato, che stabilisce il diritto di monopolio pubblico (oggi obsoleto)

anni 60 periodo della nazionalizzazione dell’energia elettrica

Anni in cui si cominciò a distribuire i canali tv e radio negli stati europei, ma erano troppo cari,

quindi si privilegiava il monopolio.

1974 fu chiesto alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sul monopolio della TV.

Due furono le proposte:

La concessione di un’emittente via cavo a livello locale (nasce Tele

• Biella)

La concessione di posizionare dei ripetitori per emittenti straniere

• (nasce Monteceneri).

Si comincia a parlare di pluralismo. Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

La RAI all’epoca era del Governo = della maggioranza.

1975 Entra in vigore una riforma RAI che prevede la creazione di 3 reti (nascono

RAI UNO, DUE e TRE, le prime tribune politiche) per evitare che la RAI

fosse monopolio de governo di maggioranza. In questo modo invece la RAI

diventa pluralista per ammettere tutte le forze politiche e socialmente

importanti. Viene introdotta anche la Rettifica radio televisiva, che era solo

per la carta stampata. La legge 103/75 promuove la liberalizzazione delle

emittenti via cavo e l’inserimento di ripetitori per emittenti straniere.

1976 Un altro magistrato solleva una nuova questione: è riservato alla RAI il

monopolio per la radio e la TV per l’etere a livello nazionale e locale? Solo a

livello nazionale. Viene fuori il problema della limitazione dei ripetitori, solo

pochi ricchi potevano permetterseli. Quindi si apre la porta alle emittenti

locali. Cosa che andò degenerando perché tra i piccoli emittenti locali c’era

qualcuno che si ingrandiva a discapito di altri: limitare il parametro “locale”

era molto difficile. Da qui nasce un limite alla rete locale (alle reti di

ripetitori). Si apre l’etere a TV locali. Periodo anche in cui si diffondevano

sempre più le videocassette quindi più emittenti potevano trasmettere lo

stesso film (definita come INTERNESSIONE DI CASSETTAZIONE), così

facendo la diffusione avveniva su tutto il territorio nazionale.

1976 – 1984 Regna il caos, mancano le leggi per chiarire il concetto di “locale”.

1984 Nascono Rete 5, Rete 4 e Italia 1. Contrasto con la Costituzione, perché il

pluralismo era permesso ma solo a livello locale, non nazionale.

1990 Craxi legittimò le reti Mediaset con la Legge Mammì. Secondo questa

normativa l’etere è un bene di tutti perché attraverso l’etere comunicano

ambulanze, controllori di volo, polizia… Occorre regolamentarlo: è lo Stato

che deve distribuire le diverse fasce. A differenza della carta stampata, qui

non può esserci una libertà illimitata. Anche i privati possono avere uno

spazio, ma è lo Stato che deve concedere il permesso e la banda. Nel 1990

viene individuato un sistema: lo Stato fa una mappatura delle bande, distingue

quelle nazionali da quelle locali e tutti possono chiedere l’assegnazione della

banda. Le disposizioni transitorie della Legge Mammì affermavano che chi

già aveva uno spazio, delle Reti (Berlusconi), lo poteva tenere, questo ha fatto

sì che mancasse una concorrenza reale nell’assegnazione degli spazi. Se

qualcuno può permettersi di richiedere una connessione può riceverla. Lo

Stato ha il compito di dividere l’etere tra le diverse fasce, quindi chi vuole

creare un’emittente deve coprire solo delle zone e deve chiedere il permesso

allo Stato (Ministro delle Poste).

1997 Legge Meccanico: nasce l’AGCOM (autorità dell’informazione che concede

le frequenze). Tiene l’anagrafe dei soggetti che operano nel campo

dell’informazione e fa le piante dei sistemi di radiocomunicazione.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è un’autorità indipendente, istituita dalla legge

249 del 31 luglio 1997. Indipendenza e autonomia sono elementi costitutivi che ne caratterizzano

l’attività e le deliberazioni. Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

Al pari delle altre autorità previste dall’ordinamento italiano, l’Agcom risponde del proprio operato

al Parlamento, che ne ha stabilito i poteri, definito lo statuto ed eletto i componenti.

Sono organi dell’Autorità: il Presidente, la Commissione per le infrastrutture e le reti, la

Commissione per i servizi e i prodotti, il Consiglio.

Ciascuna Commissione è organo collegiale, costituito dal Presidente e da quattro Commissari.

Il Consiglio è costituito dal Presidente e da tutti i Commissari.

L’Agcom è innanzitutto un’autorità di garanzia: la legge istitutiva affida all’Autorità il duplice

compito di assicurare la corretta competizione degli operatori sul mercato e di tutelare i consumi di

libertà fondamentali dei cittadini. In questo senso, le garanzie riguardano:

 gli operatori, attraverso:

l’attuazione della liberalizzazione nel settore delle telecomunicazioni, con le attività

o di regolamentazione e vigilanza e di risoluzione delle controversie;

la razionalizzazione delle risorse nel settore dell’audiovisivo;

o l’applicazione della normativa antitrust nelle comunicazioni e la verifica di eventuali

o posizioni dominanti;

la gestione del Registro Unico degli Operatori di Comunicazione;

o la tutela del diritto d'autore nel settore informatico ed audiovisivo.

o

 gli utenti, attraverso:

la vigilanza sulla qualità e sulle modalità di distribuzione dei servizi e dei prodotti,

o compresa la pubblicità;

la risoluzione delle controversie tra operatori e utenti;

o la disciplina del servizio universale e la predisposizione di norme a salvaguardia

o delle categorie disagiate;

la tutela del pluralismo sociale, politico ed economico nel settore della

o radiotelevisione.

Pregiudiziale a ogni altro obiettivo è stata tuttavia e continua a essere l’innovazione tecnologica,

destinata ad arricchire il quadro delle risorse disponibili, a innestare nuovi processi produttivi, a

favorire la formazione di nuovi linguaggi e l’alfabetizzazione dei cittadini verso la società

dell’informazione.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è un’autorità “convergente”.

La definizione fa riferimento alla scelta del legislatore italiano di attribuire a un unico organismo

funzioni di regolamentazione e vigilanza nei settori delle telecomunicazioni, dell’audiovisivo e

dell’editoria. Si tratta di una scelta giustificata dai profondi cambiamenti determinati dall’avvento

della tecnologia digitale, che attenua, fino ad annullarle, le differenze fra i diversi mezzi, diventati

veicolo di contenuti – immagini, voce, dati – sempre più interattivi. Telefono, televisione e

computer sono destinati a integrarsi, a convergere sulla medesima piattaforma tecnologica,

ampliando in tal modo la gamma dei servizi disponibili.

Il modello adottato dall’Autorità rappresenta quasi un’eccezione nel panorama internazionale ed è

guardato oggi con crescente interesse da molti paesi.

2004 Legge Gasparri = rimane sempre presente il fatto che l’etere è di tutti ma

non devono esserci sovrapposizioni.

Oggi c’è libertà nella diffusione del proprio pensiero attraverso il mezzo televisivo, ma controllato

dalla Stato perché l’etere è un bene comune. La stampa al contrario non può essere soggetta ad

alcun controllo preventivo: né ad autorizzazioni né a censure. Con l’autorizzazione lo Stato dà il

permesso per svolgere una certa attività per un certo periodo di tempo (ad es. la patente). Nel

prodotto intellettuale si ha un sistema di censura quando viene letto prima da una commissione, che

dà il parere per il visto si stampi o meno. É una pratica caduta in disuso. La materia della carta

stampata non può avere controllo preventivo. Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

La nostra Legge sulla Stampa/ n. 47 – 08.02.1948 è stata fatta dall’Assemblea Costituente (quello

speciale parlamento che operò per un periodo dopo il referendum per repubblica o monarchia).

Dopo provvederanno Senato della Repubblica e Consiglio.

Anch’essa obsoleta. Con questa legge si dà un nome al responsabile della testata. Si attua solo a

stampati pubblicati (in quanto mandati al pubblico).

La stampa non può essere sottoposta a censura, gli editori però sono costretti a registrare le testate al

tribunale. Gli editori nel colophon o tamburino devono riportare i dati sulla testata: registrata presso

il Tribunale…. La carta stampata è libera, ma può contenere qualcosa che offende, quindi il

colophon permette di risalire a chi ne risponde. In regime di pubblicità legale si ha l’obbligo di

indicare chi pubblica la testata. Ogni stampato, anche occasionale, deve avere le indicazioni

obbligatorie relative all’editore (se ha una tiratura superiore alle 500 copie). Anche riviste aziendali

(house organ, bollettini, depliant, brochure). Può essere evitato quando si conoscono i destinatari e

quando è saltuaria la pubblicazione. Mentre quando il numero è tale da non riuscire più a

individuare il destinatario – in ogni caso quando la tiratura supera le mille unità - e quando la

pubblicazione diventa periodica, è meglio iscrivere qualsiasi stampato. Per un periodico si deve

registrare il Direttore Responsabile (che da ora può essere anche di nazionalità europea, vale la

autocertificazione). Per registrarsi l’editore si presenta al Tribunale. Deve essere cittadino

comunitario, maggiorenne, godere dei diritti civili e non aver riportato condanne infamanti. Il

direttore deve essere iscritto all’Albo dei Giornalisti nell’Elenco Pubblicisti. Il tribunale non ha

diritto di controllare nulla, tiene solo il registro con i nomi dei responsabili delle testate.

Le pubblicazioni periodiche devono avere la “targa” (colophon) e essere registrate, mentre i

volantini debbono solo riportare chi è l’editore.

Le testate web devono registrarsi al ROC per godere delle agevolazioni e in ogni caso hanno

l’obbligo della registrazione al Tribunale per evitare una sanzione penale con sequestro della testata.

Grasso: le authorities

Nel nostro ordinamento, caratterizzato da un elevato grado di tecnicismo, il nostro legislatore ha

sentito l’esigenza di creare delle istituzioni autonome e indipendenti dal governo. Si tratta delle

cosiddette AUTHORITIES, che assommano funzioni amministrative, giudiziali (quasi giudiziarie)

e legislative.

Esistono diverse authorities:

 concorrenza e del mercato

 privacy

 telecomunicazioni

GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO (antitrust L. 281 10/10/90).

É un organo collegiale con un presidente. É bipartisan. L’attuale presidente è il prof. Tesauro ed ha

sede a Roma. Nasce per attuare una direttiva europea in Italia:

 Vigila sulle intese restrittive della concorrenza a danno dei consumatori

 Vigila sulla pubblicità comparativa e ingannevole.

Ogni anno fa una relazione che viene inviata alla Camera per aiutare l’esecutivo e i legislatori a

dare un parere sulla sua attività e suggerimenti per correttivi in questi ambiti.

Cos'è l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nota anche come Autorità Antitrust, è una

"Autorità indipendente" istituita dalla legge n. 287 del 10 ottobre 1990 ("Norme per la tutela

della concorrenza e del mercato"). Con il termine Autorità indipendente si fa riferimento a

un'amministrazione pubblica che prende le proprie decisioni sulla base della legge, senza possibilità

di ingerenze da parte dell'Esecutivo. Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

Essa ha anche competenze in materia di pubblicità ingannevole e di pubblicità comparativa, così

come stabilito dal decreto legislativo n. 74 del 25 gennaio 1992, modificato dal decreto legislativo

n. 67 del 25 febbraio 2000, emanati in attuazione di Direttive comunitarie.

L'Autorità è un organo collegiale, un organo, cioè, formato da più persone, che prendono le

decisioni votando a maggioranza. É composta da un Presidente e da quattro Componenti nominati,

di concerto, dai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Il Presidente

Giuseppe Tesauro (nominato il 1° gennaio 1998) e i quattro componenti, Marco D'Alberti e

Michele Grillo (nominati l'11 novembre 1997), Nicola Cesare Occhiocupo e Carlo Santagata de

Castro (nominati il 16 febbraio 2000), durano in carica sette anni senza possibilità di un secondo

mandato.Il Segretario Generale dell'Autorità (Rita Ciccone), che è nominato dal Ministro delle

Attività Produttive su proposta del Presidente dell'Autorità, sovrintende al funzionamento dei

servizi e degli uffici. Il personale, tra quello in organico e quello con contratto a tempo determinato,

è attualmente composto da 182 dipendenti e potrà raggiungere le 220 unità.

Quali sono i compiti dell'Autorità

L'Autorità ha il compito di applicare la legge n. 287 del 1990 vigilando:

a. sulle intese restrittive della concorrenza,

b. sugli abusi di posizione dominante,

c. sulle operazioni di concentrazione che comportano la costituzione o il rafforzamento di una

posizione dominante in modo tale da eliminare o ridurre in misura sostanziale e duratura la

23

concorrenza .

L'Autorità ha anche il compito di applicare le norme contenute nel decreto legislativo n. 74 del

1992, con le modifiche apportate dal decreto legislativo n. 67 del 2000, in materia di pubblicità

ingannevole e di pubblicità comparativa.

A questi compiti si aggiungono l'attività di segnalazione al Parlamento e al Governo e l'esercizio

dell'attività consultiva.

Introducendo una normativa antitrust nazionale il legislatore ha voluto, tra l'altro, dare attuazione

all'articolo 41 della Costituzione, che riconosce espressamente la libertà di iniziativa economica

privata, e adeguare il nostro ordinamento a quello comunitario.

I principali obiettivi sono:

a. assicurare le condizioni generali per la libertà di impresa, che consentano agli

operatori economici di poter accedere al mercato e di competere con pari

opportunità;

b. tutelare i consumatori, favorendo il contenimento dei prezzi e i miglioramenti della

qualità dei prodotti che derivano dal libero gioco della concorrenza.

Per ciò che concerne l'applicazione della normativa sulla pubblicità ingannevole, compito

dell'Autorità è quello di "inibire" la divulgazione dei messaggi pubblicitari giudicati ingannevoli.

La pubblicità ingannevole viene vietata, oltre che per la capacità di indurre in errore e quindi di

causare un danno al consumatore, anche per le distorsioni della concorrenza che indirettamente è in

grado di produrre.

L'Autorità ha inoltre il compito di giudicare le controversie in materia di pubblicità comparativa,

verificando se sono soddisfatte le condizioni di liceità della comparazione pubblicitaria.

23 (*) L'articolo 11, comma 2, della Legge n. 57/01, modificando l'articolo 9 della legge n.192/98, attribuisce

all'Autorità la facoltà di intervenire in materia di abuso di dipendenza economica.

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Sessione autunnale

Anno 2004

Da chi è finanziata

L'Autorità è finanziata con uno stanziamento annuale in un apposito capitolo dello stato di

previsione del Ministero delle Attività Produttive .

Per il 2004 esso ammonta a 22,768 milioni di euro. L'Autorità provvede autonomamente, nei limiti

di questo fondo, alla gestione delle spese per il proprio funzionamento.

Il consuntivo della gestione finanziaria, approvato dall'Autorità entro il 30 aprile di ogni anno, è

assoggettato al controllo della Corte dei Conti.

Com'è organizzata

Al funzionamento degli uffici dell'Autorità sovrintende il Segretario Generale, che ne risponde al

Presidente.

Per quanto riguarda l'attività istruttoria, la struttura dell'Autorità, così come stabilito nel marzo

2000, prevede una Direzione Generale Istruttoria articolata nelle seguenti Direzioni settoriali:

 Direzione A : Industria di base ed energia (industria estrattiva, minerali non metalliferi,

costruzioni, industria petrolifera, energia elettrica, gas, acqua, riciclaggio e smaltimento

rifiuti).

 Direzione B : Agroalimentare e farmaceutico (agricoltura, industria alimentare e delle

bevande, industria farmaceutica, grande distribuzione).

 Direzione C : Industria manifatturiera e trasporti (chimica, gomma e materie plastiche,

metallurgia, meccanica, elettronica (esclusi prodotti informatici), tessile e abbigliamento,

legno e carta, vetro, manifatturiere varie, mezzi di trasporto, trasporti e infrastrutture dei

trasporti, noleggio di mezzi di trasporto).

 Direzione D : Comunicazioni (telecomunicazioni, radiotelevisione, diritti televisivi,

informatica, editoria e stampa, servizi pubblicitari).

 Direzione E : Servizi finanziari e postali (servizi finanziari, credito, assicurazioni, servizi

postali, attività immobiliari).

 Direzione F : Attività professionali, ricreative ed altri servizi (attività professionali,

istruzione, turismo, discografico, cinema, altre attività ricreative e culturali, attività sportive,

altri servizi).

La Direzione Generale Istruttoria si avvale dell'Ufficio Analisi dei Mercati, che svolge

approfondimenti in relazione alle metodologie di analisi delle situazioni di mercato.

Ciascuna delle Direzioni settoriali svolge, per i settori di rispettiva competenza, attività di indagine

e di analisi delle pratiche restrittive della concorrenza, delle concentrazioni tra imprese, della

pubblicità ingannevole e comparativa.

Alla Direzione Generale Istruttoria si affiancano:

 L'Ufficio di Coordinamento cura l'armonizzazione e il corretto adempimento delle

procedure.

 Il Servizio Giuridico svolge attività di analisi di temi e questioni di carattere giuridico

inerenti all'attività dell'Autorità. Presta consulenza giuridica alle Direzioni e agli Uffici,

esprimendo pareri su specifiche questioni relative a casi e procedimenti.

 La Direzione Risorse Informative cura lo sviluppo e la gestione del patrimonio

informativo dell'Autorità. È articolata in due uffici: Ufficio Statistico e per la Gestione

Documentale e Ufficio Documentazione e Biblioteca.

 L'Ufficio di Segreteria cura gli adempimenti necessari per le riunioni dell'Autorità e

provvede alla tenuta dei verbali e delle delibere, curandone la conservazione. Svolge altresì

attività di supporto alle funzioni di coordinamento del Segretario Generale.

 La Direzione Amministrazione e Personale cura gli affari amministrativi, e la gestione e la

formazione del personale. È articolata in Ufficio Amministrazione e Ufficio del Personale.

 L'Ufficio per i Servizi Tecnologici che garantisce l'erogazione dei servizi informatici e di

telecomunicazione, attraverso lo sviluppo e la gestione della infrastruttura tecnologica

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Sessione autunnale

Anno 2004

dell'Autorità e fornendo la necessaria assistenza agli utenti; recepisce e soddisfa le esigenze

di automazione delle Direzioni e degli Uffici, anche attraverso lo sviluppo di prodotti

applicativi per la gestione dei processi istituzionali e delle risorse.

Il Gabinetto del Presidente è composto dal Capo di Gabinetto, da non più di due assistenti e tre

addetti di segreteria.

Rispondono direttamente al Presidente:

 La Direzione Studi e Relazioni Istituzionali, che segue l'andamento della situazione

concorrenziale in Italia e all'estero e cura i rapporti correnti con le istituzioni dell'Unione

europea, con altri organismi internazionali, con le istituzioni nazionali e con le pubbliche

amministrazioni.

 L'Ufficio Stampa, che cura i rapporti con gli organi di informazione, provvedendo tra l'altro

alla stesura e diffusione dei comunicati stampa, e segue l'organizzazione delle

manifestazioni esterne dell'Autorità.

A ciascun Componente dell'Autorità sono assegnati due assistenti e un addetto di segreteria. Le loro

funzioni sono definite dal Componente stesso.

Nel dicembre 1998 è stato istituito il Collegio dei revisori, cui è affidato il compito di effettuare il

riscontro degli atti della gestione finanziaria e di esprimere un parere sul progetto di bilancio

preventivo, nonché sul rendiconto annuale.

É sottoposta a particolari regole di comportamento?

L'esigenza di un comportamento particolarmente rigoroso, avvertita fin dalla sua costituzione, ha

condotto l'Autorità all'approvazione, nell'agosto 1995, di un codice etico a cui devono attenersi tutti

gli appartenenti ad essa.

Questo codice è parte integrante del contratto che regola il rapporto con i dipendenti e fornisce

direttive in merito al corretto svolgimento dei compiti affidati e ai rapporti con il pubblico.

Riguardo al primo aspetto, costituiscono requisiti indispensabili l'imparzialità, la riservatezza, la

correttezza nei rapporti con soggetti interessati a qualunque titolo all'attività svolta dall'Autorità. Il

codice non afferma solo principi generali, ma fornisce anche disposizioni pratiche su tutta una serie

di questioni: dal conflitto di interessi ("il dipendente si astiene dal partecipare all'adozione di

decisioni o ad attività dell'Autorità che possano coinvolgere, direttamente o indirettamente, interessi

finanziari o non finanziari propri o di parenti entro il quarto grado o conviventi") all'invio di regali

("il dipendente non accetta, neanche in occasione di festività, per sé o per altri, regali o altre utilità

aventi valore economico da soggetti in qualsiasi modo interessati dall'attività dell'Autorità, ad

eccezione di regali d'uso di modico valore").

Le funzioni di vigilanza sull'applicazione del codice etico sono assegnate ad un magistrato, che è

nominato dalla stessa Autorità per sette anni e non può essere riconfermato. Attualmente queste

funzioni sono svolte dal Professor Vittorio Guccione, Presidente Onorario della Corte dei Conti.

Che rapporto c'è tra Autorità e Governo?

L'Autorità va ricompresa tra le "Autorità Indipendenti", che svolgono la propria attività e

prendono decisioni in piena autonomia rispetto al potere esecutivo.

All'indipendenza dell'Autorità contribuiscono, tra l'altro, le modalità di nomina e i requisiti del

Presidente e dei Componenti, i quali sono nominati congiuntamente dai Presidenti di Camera e

Senato e non possono essere confermati nella carica alla scadenza dei sette anni.

In particolare, il Presidente viene scelto tra persone di notoria indipendenza che abbiano ricoperto

alte cariche istituzionali; i quattro Componenti sono scelti tra persone di notoria indipendenza da

individuarsi tra magistrati del Consiglio di Stato, della Corte dei Conti o della Corte di Cassazione,

professori universitari ordinari e personalità di alta e riconosciuta professionalità provenienti da

settori economici. Corso Operatori Ufficio Stampa

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Anno 2004

Cosa sono le intese restrittive della concorrenza

Talvolta le imprese, invece di competere tra loro, si mettono d'accordo e coordinano i loro

comportamenti sul mercato. La cooperazione tra imprese può avere l'obiettivo o l'effetto di

restringere la concorrenza.

Ciò accade, ad esempio, quando più imprese fissano congiuntamente i prezzi o si spartiscono i

mercati, attraverso la costituzione dei cosiddetti cartelli anticoncorrenziali. Intese di questo tipo,

alterando il gioco della concorrenza, riducono gli incentivi a operare in modo efficiente e ad offrire

prodotti con prezzi e caratteristiche tali da soddisfare al meglio le esigenze dei consumatori.

Possono risultare restrittive della concorrenza anche intese realizzate tra imprese che operano in

stadi successivi di un processo produttivo (ad esempio, un accordo di esclusiva tra il produttore e il

distributore di un bene, oppure tra il fornitore di una materia prima e un'impresa manifatturiera), in

particolare quando sono tali da ostacolare l'entrata sul mercato di nuovi concorrenti.

Quando un'intesa tra imprese comporta, anche solo potenzialmente, una consistente restrizione della

concorrenza all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, essa è vietata (articolo 2

della legge n. 287/90).

Tenendo conto del fatto che il coordinamento anticoncorrenziale dei comportamenti delle imprese

può realizzarsi in vari modi, la legge non considera intese soltanto gli accordi formali tra gli

operatori economici, ma tutte le attività in cui è possibile individuare il concorso volontario di più

operatori diretto a regolare i propri comportamenti sul mercato. Sono pertanto ritenute intese sia le

pratiche concordate, sia le deliberazioni di associazioni e consorzi.

Se sono soddisfatte alcune particolari condizioni, l'Autorità ha il potere di autorizzare, per un

periodo limitato, intese che risultano restrittive della concorrenza (articolo 4 della legge n. 287/90).

Per ottenere un'autorizzazione è necessario che le imprese interessate dimostrino che tali intese

comportano miglioramenti nelle condizioni di offerta sul mercato, che le restrizioni della

concorrenza sono strettamente necessarie per conseguire tali effetti positivi e che i miglioramenti

delle condizioni di offerta arrecano un sostanziale beneficio per i consumatori (ad esempio,

determinando una riduzione dei prezzi o rendendo disponibile un prodotto che altrimenti non

sarebbe offerto).

Il 1° luglio 1996 l'Autorità ha pubblicato un formulario per le imprese al fine di favorire la

comunicazione volontaria delle intese e l'eventuale richiesta di autorizzazione in deroga.

E un abuso di posizione dominante?

Il funzionamento del mercato non viene distorto, di per sé, dal fatto che un'impresa raggiunga

grandi dimensioni. Talvolta, per operare in modo efficiente, è necessario essere attivi su larga scala

o in più mercati.

Inoltre, un'impresa può crescere proprio grazie al suo comportamento "virtuoso" sul mercato,

offrendo prodotti che meglio di altri, anche tenuto conto del prezzo, soddisfano le esigenze dei

consumatori. Si dice che un'impresa detiene una posizione dominante quando essa vende gran parte

dei prodotti di un determinato mercato e quando, a causa delle caratteristiche economiche di quel

mercato, nonché, eventualmente, di vincoli istituzionali, le possibilità di reazione degli altri

concorrenti, effettivi o potenziali, sono limitate, così che essa può comportarsi in modo

significativamente indipendente dai concorrenti e dai consumatori.

La legge non vieta la posizione dominante in quanto tale, ma pone dei vincoli ai possibili

24

comportamenti di un'impresa che si trova in questa situazione .

È vietato che una o più imprese abusino di una posizione dominante all'interno del mercato

nazionale o in una sua parte rilevante (articolo 3 della legge n. 287/90).

24 In alcuni casi la legge ha previsto veri e propri limiti. Il decreto-legge 30 gennaio 1999, n.15, come modificato, in

sede di conversione, dalla legge 29 marzo 1999, n. 78, ha stabilito che nessun soggetto possa acquisire più del 60%

dei diritti di trasmissione in esclusiva, in forma codificata, di partite del campionato di calcio di serie "A" (art. 2).

L'Autorità è tenuta a pronunciarsi entro 60 giorni qualora tale limite venga superato e può eventualmente derogare ad

esso, sentita l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

I principali esempi di abuso consistono nel praticare prezzi o condizioni ingiustificatamente gravosi

o nell'adottare comportamenti volti ad ostacolare l'accesso al mercato di altri concorrenti o a indurre

questi ultimi ad abbandonare l'attività.

Parliamo ora delle operazioni di concentrazione e di quando vengono vietate

Un'impresa può crescere non soltanto aumentando le vendite dei propri prodotti nel mercato, ma

anche concentrandosi con altre imprese. Un'operazione di concentrazione si realizza quando

un'impresa si fonde con un'altra o ne acquisisce il controllo, cioè la possibilità di esercitare

un'influenza determinante sull'attività della stessa. Si ha, inoltre, un'operazione di concentrazione

quando due imprese mettono insieme le proprie attività attraverso la creazione di un'impresa

comune, controllata da entrambe.

Ciò che preoccupa, dal punto di vista del funzionamento del mercato, è la possibilità che

un'impresa, concentrandosi con altri operatori in precedenza indipendenti, riduca in modo

sostanziale e durevole la concorrenza accrescendo così la propria capacità di aumentare i prezzi o

praticare condizioni svantaggiose per gli utenti.

Pertanto, la legge n. 287/90 richiede che tutte le operazioni di concentrazione in cui il fatturato delle

imprese interessate supera determinate soglie, prima di essere realizzate, siano comunicate

all'Autorità. La legge stabilisce che un'operazione di concentrazione deve essere notificata se il

fatturato realizzato nel territorio italiano dall'impresa acquisita o se il fatturato realizzato nel

territorio italiano dall'insieme delle imprese interessate superano determinate soglie che vengono

aggiornate annualmente tenendo conto dell'inflazione. L'aggiornamento di maggio 2004 ha portato

25

queste soglie, rispettivamente, a 41 milioni di euro e 411 milioni di euro .

Il 1° luglio 1996 è entrato in vigore il formulario per la comunicazione preventiva delle

concentrazioni (modificato nel 1998). In tale occasione, si è chiarito che non realizzano una

concentrazione, in aggiunta alle operazioni già escluse dall'articolo 5 della legge 287/90

(acquisizione di partecipazioni a fini meramente finanziari e imprese comuni cooperative) e alle

operazioni intragruppo (realizzate fra società già sottoposte al controllo di un unico soggetto), le

operazioni i cui partecipanti non svolgono alcuna attività economica. Inoltre, non vi è obbligo di

notifica per quelle concentrazioni i cui effetti non si esplicheranno sui mercati italiani.

L'Autorità esamina gli effetti sulla concorrenza di tutte le operazioni comunicate. Quando ritiene

che una concentrazione comporti la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante, così

da ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza, essa ne vieta la realizzazione (articolo 6

della legge n. 287/90).

La legge prevede un'ulteriore possibilità, oltre a quella di vietare le operazioni di concentrazione

restrittive della concorrenza. Una concentrazione restrittiva della concorrenza può essere autorizzata

dall'Autorità a condizione che vengano apportate modifiche rispetto al progetto originario, idonee a

rimuovere gli aspetti distorsivi. Ad esempio, un'operazione può essere autorizzata subordinatamente

alla cessione a un terzo di un impianto o di una parte dell'impresa acquisita.

Cosa si intende per pubblicità ingannevole e pubblicità comparativa

Dal 1992 l'Autorità è l'organo incaricato dell'applicazione del decreto legislativo n.74 che, dando

attuazione ad una direttiva della Comunità Europea, ha introdotto anche in Italia una disciplina in

materia di Pubblicità Ingannevole.

Si ritiene "ingannevole" qualsiasi pubblicità che, in qualunque modo, compresa la sua

presentazione, induca in errore o possa indurre in errore le persone fisiche e giuridiche alle

quali è rivolta e che abbia la capacità di pregiudicare il comportamento economico di questi

25 Per quanto concerne la distribuzione cinematografica, devono essere comunicate preventivamente all'Autorità le

concentrazioni che comportino il controllo diretto o indiretto di una quota di mercato superiore al 25% in almeno una

delle 12 città capo zona (articolo 26 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28).

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soggetti oppure possa ledere un concorrente. La nozione di pubblicità è molto ampia e si estende

fino a comprendere la stessa confezione dei prodotti.

Secondo l'articolo 1 del decreto la pubblicità deve essere "palese, veritiera e corretta". In

particolare l'articolo 4 fa riferimento alla trasparenza della pubblicità che deve essere "chiaramente

riconoscibile" come tale.

Una particolare attenzione viene posta ai messaggi pubblicitari che riguardano prodotti che mettano

in pericolo la salute dei consumatori e che possono raggiungere bambini o adolescenti.

L'Autorità non può agire d'ufficio, ma si può attivare solo a seguito di una denuncia, che può

essere effettuata da:

a. singoli consumatori

b. associazioni di consumatori

c. concorrenti delle imprese che divulgano i messaggi presunti ingannevoli

d. Ministero delle Attività Produttive e ogni pubblica amministrazione che ne ha

interesse in relazione ai propri fini istituzionali, anche su denuncia del pubblico.

L'11 aprile 2000 è entrato in vigore il decreto legislativo n. 67, che attribuisce all'Autorità la

competenza a giudicare le controversie in materia di pubblicità comparativa. Con il nuovo decreto

legislativo, alla finalità di tutela dalla pubblicità ingannevole viene affiancata quella di verificare le

condizioni di liceità della comparazione pubblicitaria, riconducibili, in termini generali, a due: che

la pubblicità comparativa non sia ingannevole e che non risulti "sleale".

Le Direzioni settoriali intrattengono rapporti con altre Amministrazioni Pubbliche: in particolare

con l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (istituita con legge 31 luglio 1997, n. 249),

che esprime un parere non vincolante sull'ingannevolezza dei messaggi pubblicitari diffusi

attraverso stampa, radio e televisione e sull'illiceità della comparazione di beni e servizi.

Cosa sono i poteri di segnalazione e consultivi dell'Autorità

A complemento delle competenze nel controllo degli atti e dei comportamenti delle imprese,

all'Autorità sono stati attribuiti alcuni poteri volti a sollecitare, anche nell'attività legislativa e

regolamentare, un'adeguata considerazione delle esigenze della concorrenza e del mercato.

L'Autorità non può certo sostituirsi al Governo e al Parlamento nel decidere quali norme (leggi,

regolamenti, provvedimenti amministrativi di carattere generale) debbano regolare il funzionamento

dell'economia. Tuttavia, essa ha il potere di segnalare al Governo, al Parlamento o alle

amministrazioni pubbliche competenti i casi in cui provvedimenti normativi già vigenti, o in via di

formazione, siano tali da introdurre restrizioni della concorrenza che non risultano giustificate in

base ad esigenze di interesse generale (articoli 21 e 22 della legge n. 287/90).

L'Autorità utilizza i propri poteri di segnalazione specie nei casi in cui provvedimenti normativi

limitano la concorrenza ad esclusivo vantaggio delle imprese già operanti nel mercato, ad esempio

sottomettendo l'esercizio di un'attività o l'accesso a un mercato a restrizioni quantitative, oppure

stabilendo diritti esclusivi in certe aree o imponendo pratiche generalizzate in materia di prezzi e di

condizioni di vendita.

Inoltre, come espressamente richiesto dall'articolo 24 della legge n. 287/90 essa, nei primi anni di

attività ha presentato tre rapporti al Presidente del Consiglio circa le azioni da promuovere per

adeguare ai principi della concorrenza la normativa in materia di appalti pubblici, distribuzione

commerciale e concessioni di servizi di pubblica utilità.

L'Autorità, infine, per le materie di propria competenza è chiamata ad esprimere un parere

obbligatorio sulla definizione delle concessioni e degli altri strumenti che regolano l'esercizio dei

servizi di pubblica utilità ai sensi della legge n. 481 del 1995, che istituisce le autorità di settore.

Cosa sono le indagini conoscitive

Quando il funzionamento di un mercato o di un settore presenta delle caratteristiche che lasciano

presumere l'esistenza di ostacoli all'operare della concorrenza, l'Autorità può avviare di propria

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iniziativa, o a seguito di sollecitazioni di organi pubblici, indagini conoscitive di natura generale

sullo stesso mercato o settore.

Nel corso di questi anni sono state condotte numerose indagini conoscitive.

GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI (privacy Legge 675/1996).

É un organo collegiale costituito da un presidente e tre membri che possono stare in carica solo

quattro anni (non rinnovabili). Sono eletti due dalla Camera e due dal Senato. Anch’essa nasce per

attuare una direttiva europea. L’attuale presidente è Rodotà.

Cosa fa?

 Tutela la diffusione e il trattamento dei dati sensibili (dati del singolo su opinioni politiche,

religiose, gusti sessuali, salute), cioè quei dati che costituiscono i diritti personali

 Controlla la conformità del trattamento

 Esamina segnalazioni e reclami

 Dà autorizzazioni generali al trattamento.

Anch’essa informa annualmente Parlamento e Governo proponendosi come un consulente in

materia.

Se si fa il giornalista non occorrono autorizzazioni.

Chi è il Garante?

Presidente Stefano Rodotà

Componenti Giuseppe Santaniello Vice presidente

Gaetano Rasi - Mauro Paissan

Segretario generale Giovanni Buttarelli

Il Garante per la protezione dei dati personali è un’autorità indipendente istituita dalla legge sulla

privacy (legge 31 dicembre 1996 n. 675) per assicurare la tutela dei diritti e delle libertà

fondamentali ed il rispetto della dignità nel trattamento dei dati personali.

É un organo collegiale, composto da quattro membri eletti dal Parlamento, i quali rimangono in

carica per un mandato di quattro anni rinnovabile.

L’attuale collegio si è insediato il 19 marzo 2001.

L’Ufficio del Garante, al quale sovrintende il Segretario generale, è articolato, oltre che in alcune

unità temporanee, in dipartimenti e servizi:

Compiti del Garante

L’attività del Garante, iniziata nel 1997, ha riguardato ogni settore della vita sociale economica e

culturale del Paese in cui si sia manifestata l’esigenza della protezione dei dati personali.

Sotto tale aspetto, speciale interesse hanno rivestito i provvedimenti adottati in materia di attività

delle pubbliche amministrazioni, sanità, lavoro, credito ed assicurazioni, giornalismo,

telecomunicazioni, videosorveglianza, marketing.

I compiti del Garante sono attualmente specificati nell’art. 31 della legge 675/1996, dove vengono

indicati, tra l’altro:

 il controllo della conformità dei trattamenti di dati personali a leggi e regolamenti e la

segnalazione ai titolari o ai responsabili dei trattamenti delle modifiche da adottare per

conseguire tale conformità;

 l’esame delle segnalazioni e dei reclami degli interessati, nonché dei ricorsi presentati ai

sensi dell’art. 29 della legge;

 l’adozione dei provvedimenti previsti dalla normativa in materia tra cui, in particolare, le

autorizzazioni generali per il trattamento dei dati sensibili;

 la promozione, nell’ambito delle categorie interessate, della sottoscrizione dei codici di

deontologia e di buona condotta; Corso Operatori Ufficio Stampa

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 il divieto, in tutto od in parte, ovvero il blocco del trattamento di dati personali quando per la

loro natura, oppure per le modalità o gli effetti di tale trattamento, vi sia il rischio concreto

di un rilevante pregiudizio per l’interessato;

 la segnalazione al Governo dei provvedimenti normativi di settore, la cui adozione si

manifesti opportuna, e la formulazione dei pareri richiesti dal Presidente del Consiglio o da

ciascun ministro in ordine ai regolamenti ed agli atti amministrativi inerenti alla materia

della protezione dei dati personali;

 la predisposizione di una relazione annuale sull’attività svolta e sullo stato di attuazione

della legge e la sua trasmissione al Parlamento e al Governo;

 la partecipazione alle attività comunitarie ed internazionali di settore, quale componente

delle autorità comuni di controllo previste da convenzioni internazionali (Europol,

Schengen, Sistema informativo doganale);

 il controllo, anche a richiesta degli interessati, sui trattamenti dei dati personali effettuati da

forze di polizia e dai servizi di informazione e di sicurezza;

 l’indicazione degli accorgimenti da adottare nell’uso dei dati "semi-sensibili" (cd. prior

checking, introdotto dal d.lg. n. 467/2001).

GARANTE PER LE TELECOMUNICAZIONI (AGCOM).

Il presidente è Cheli ed ha sede a Napoli. La nomina è con decreto del Presidente della Repubblica

su indicazione del Presidente del Consiglio con parere delle commissioni parlamentari. La carica ha

durata di sette ani non rinnovabili. Esistono due Commissioni:

Una per le infrastrutture delle reti (vigila sul mezzo)

Una per i prodotti e per il servizio offerto sul mezzo di telecomunicazioni (contenuti).

Agicom vigila, delibera e tratta del pluralismo (par condicio in tempo di elezioni e non). Si occupa

della tutela dei minori. Delibera attraverso il Consiglio (delle due Commissioni), ad esempio:

Come ripartire le frequenze

Verifica dei bilanci degli operatori delle comunicazioni

Tiene il registro nazionale degli operatori della comunicazione (ROC) che contiene tutti i soggetti

che fanno comunicazione, le imprese editrici e le TV locali.

Chi si deve iscrivere al ROC

I soggetti in elenco devono provvedere all'iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazioni

(R.O.C.) entro la data del 31/12/2001 (Legge 31 luglio 1997, n. 249):

 soggetti esercenti l’attività di radiodiffusione;

 imprese concessionarie di pubblicità;

 imprese di produzione e distribuzione di programmi radiotelevisivi;

 imprese editrici di giornali quotidiani, periodici o riviste;

 agenzie di stampa di carattere nazionale;

 soggetti esercenti l’editoria elettronica e digitale;

 imprese fornitrici di servizi di telecomunicazioni e telematici.

Laura Caramella: il codice deontologico - terminologia

Il codice deontologico del giornalista o codice dell’informazione entra in vigore nell’agosto del

1998 e nasce come costola della legge sulla Privacy 675/1996, abolita dal codice di protezione dei

dati personali o della Privacy entrato in vigore il 1° gennaio 2004.

In generale il giornalista ha il dovere di essere corretto nell’esercizio del diritto di cronaca:

possiamo altresì dire che il diritto di cronaca è bilanciato dal diritto di privacy de soggetti interessati

Il codice deontologico impone:

1. che venga accertato l’interesse pubblico della notizia Corso Operatori Ufficio Stampa

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2. che vengano accertati i fatti, che siano veritieri, attraverso l’ascolto di fonti opposte

3. che l’esposizione rispetti i principi della continenza

4. che si rispetti la dignità della persona.

Terminologia:

TRATTAMENTO: qualsiasi forma di utilizzo dei dati (raccolta, classificazione, registrazione,

diffusione, comunicazione)

DATO PERSONALE: qualsiasi informazione su un soggetto

DATO SENSIBILE: le informazioni di un soggetto che riguardano salute, vita sessuale,

appartenenza religiosa, politica, sindacale, origine razziale.

TITOLARE: colui il quale conserva i dati

INTERESSATO: il soggetto

Le regole del codice deontologico si applicano anche ai non giornalisti (chiunque) che fanno attività

giornalistica anche temporaneamente.

I giornalisti facendo attività civica d’informazione devono poter trattare i dati in modo particolare.

Cosa devono fare?

1. rispettare i limiti del diritto di cronaca e quindi il rispetto della dignità umana nella

salvaguardia dell’essenzialità dell’informazione

2. rivelare l’identità

3. rivelare la finalità

4. evitare artifici e pressioni indebite

5. tutelare i minori

Cosa possono non fare (quali privilegi)?

1. non sono tenuti a fare l’informativa preventiva per iscritto per la raccolta dei dati

2. non devono chiedere il consenso all’interessato per trattare i suoi dati

3. non devono chiedere autorizzazioni al garante.

Cosa possono fare?

1. possono trattare dati, fatti e circostanze che siano stati resi noti anche attraverso propri

comportamenti in pubblico

2. possono continuare nel trattamento e nella conservazione dei dati senza limiti di tempo (Il

diritto di cronaca in questo caso si contrappone perfino al diritto all’oblio, se risponde ad un

interesse pubblico e c’è l’attualità).

Il giornalista ha un diritto/dovere di privacy attenuato: deve rispettare la privacy delle sue fonti e

non rivelarle, tranne nel caso in cui, durante un processo, il giudice lo costringa a farlo. Il

giornalista può trasferire dati all’estero.

Nella ricerca dei dati sono naturalmente assolutamente vietate le tecniche invasive e rispettare

alcune regole:

1. rispetto del domicilio (luogo dove il soggetto esercita funzioni personali, ad es. ospedale)

2. dovere di rettificare le inesattezze

3. tutela dei dati sensibili e dei familiari non direttamente coinvolti.

CODICE IN MATERIA DI PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI (2004)

Entra in vigore il 1° gennaio 2004 il decreto legislativo n. 196 del 30 giugno 2003, denominato

“Codice in materia di protezione dei dati personali”. Il Codice, che rappresenta il primo tentativo

al mondo di comporre in maniera organica le innumerevoli disposizioni relative, anche in via

indiretta, alla privacy, riunisce in unico contesto la legge 675/1996 e gli altri decreti legislativi,

regolamenti e codici deontologici che si sono succeduti in questi anni, e contiene anche importanti

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innovazioni tenendo conto della “giurisprudenza” del Garante e della direttiva Ue 2000/58 sulla

riservatezza nelle comunicazioni elettroniche.

Il Testo unico è ispirato all’introduzione di nuove garanzie per i cittadini, alla razionalizzazione

delle norme esistenti e alla semplificazione degli adempimenti e sostituirà la legge “madre” sulla

protezione dei dati, la n. 675 del 1996.

Il Codice è diviso in tre parti:

 la prima è dedicata alle disposizioni generali, riordinate in modo tale da trattare tutti gli

adempimenti e le regole del trattamento con riferimento ai settori pubblico e privato;

 la seconda è la parte speciale dedicata a specifici settori. Questa sezione, oltre a disciplinare

aspetti in parte inediti (informazione giuridica, notificazioni di atti giudiziari, dati sui

comportamenti debitori), completa anche la disciplina attesa da tempo per il settore degli

organismi sanitari e quella dei controlli sui lavoratori;

 la terza affronta la materia delle tutele amministrative e giurisdizionali con il

consolidamento delle sanzioni amministrative e penali e con le disposizioni relative

all’Ufficio del Garante.

Ecco, in sintesi, alcuni dei punti rilevanti del testo, che in molte parti recepisce e codifica le

numerose pronunce emanate e i pareri forniti in questi anni dal Garante.

Sanità

In ambito sanitario si semplifica l’informativa da rilasciare agli interessati e si consente di

manifestare il necessario consenso al trattamento dei dati con un’unica dichiarazione resa al medico

di famiglia o all’organismo sanitario (il consenso vale anche per la pluralità di trattamenti a fini di

salute erogati da distinti reparti e unità dello stesso organismo, nonché da più strutture ospedaliere e

territoriali).

Per il settore sanitario vengono inoltre codificate misure per il rispetto dei diritti del paziente:

distanze di cortesia, modalità per appelli in sale di attesa, certezze e cautele nelle informazioni

telefoniche e nelle informazioni sui ricoverati, estensione delle esigenze di riservatezza anche agli

operatori sanitari non tenuti al segreto professionali.

Vengono introdotte (a partire dal 1 gennaio 2005) le cosiddette ricette impersonali, la possibilità

cioè di non rendere sempre e in ogni caso immediatamente identificabili in farmacia gli intestatari

di ricette attraverso un tagliando predisposto su carta copiativa che, oscurando il nome e l’indirizzo

dell’assistito, consente comunque la visione di tali dati da parte del farmacista nei casi in cui sia

necessario.

Per i dati genetici viene previsto il rilascio di un’apposita autorizzazione da parte del Garante,

sentito il Ministro della salute.

Per quanto riguarda le cartelle cliniche sono previste particolari misure per distinguere i dati

relativi al paziente da quelli eventualmente riguardanti altri interessati (comprese le informazioni

relative ai nascituri), ma anche specifiche cautele per il rilascio delle cartelle cliniche a persone

diverse dall'interessato.

Lavoro

Viene confermata l’elaborazione di un codice di deontologia e buona condotta che dovrà fissare

regole per l’informativa ed il consenso anche degli annunci per finalità di occupazione (selezione

del personale) e della ricezione dei curricula.

Il Codice affronta anche la questione dei controlli a distanza con la riaffermazione di quanto

sancito dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori (legge 300/1970). Il lavoratore domestico è tenuto

a mantenere la necessaria riservatezza per tutto quanto si riferisce alla vita familiare.

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Trattamento dati personali in ambito giudiziario

Vengono meglio garantiti i diritti della personalità delle parti. Il Codice prevede anche che

l’interessato possa chiedere, nel processo, di apporre sulla sentenza un’annotazione con la quale si

avvisa che, in caso di pubblicazione del verdetto su riviste giuridiche o su supporti elettronici o di

diffusione telematica, devono essere omessi i dati dell’interessato. La versione della sentenza così

pubblicata va sempre “criptata” quando si tratta di minori.

Con disposizione espressa si attribuisce maggiore tutela ai minori non solo nel processo penale,

ma anche nei procedimenti civili e amministrativi.

Pubblica amministrazione

Il Codice innova anche, raccogliendo indicazioni del Garante, nella materia della notificazione degli

atti giudiziari e degli atti amministrativi e impone la regola della busta chiusa per i casi di notifica

effettuata a persona diversa dal destinatario.

Viene sancita espressamente la necessità per gli enti pubblici di approvare regolamenti per i

trattamenti dei dati sensibili, ma solo con il parere conforme del Garante.

Liste elettorali

Le liste elettorali non possono essere più usate per promozione commerciale, ma solo per scopi

collegati alla disciplina elettorale e per finalità di studio ricerca statistica, scientifica o storica o a

carattere socio assistenziale.

Telecomunicazioni

I cittadini potranno meglio scegliere se essere inseriti nell’elenco telefonico o le modalità con le

quali comparire sull’elenco: potranno decidere, in particolare, se far usare i loro numeri telefonici e

indirizzi anche per informazioni commerciali o solo per comunicazioni interpersonali.

Vengono previste misure per combattere il fenomeno delle chiamate di disturbo.

Confermato il diritto a ricevere, su richiesta, fatture dettagliate (con le ultime tre cifre “in chiaro”)

in caso di contestazione.

Spamming

L'invio di messaggi attraverso sistemi automatizzati (Sms, Mms, fax, posta elettronica) richiede il

consenso degli interessati. Il cliente deve essere informato della possibilità di opporsi a "messaggi

indesiderati".

Internet, video sorveglianza, direct marketing, “centrali rischi” private

Per settori così delicati il codice conferma la previsione di appositi codici deontologici che fissano

regole specifiche.

Sanzioni

Sanzioni pecuniarie e penali aumentate per chi viola la privacy, in particolare per l’uso dei dati

senza consenso degli interessati, per il mancato adempimento nei confronti di un provvedimento del

Garante, per la mancata informativa agli interessati sull’uso che si intende fare dei dati che li

riguardano.

Misure di sicurezza

Vengono rafforzate, in un quadro di evoluzione tecnologica, le misure di sicurezza contro i rischi di

distruzione, intrusione o uso improprio. Alle precauzioni già previste nella normativa precedente

(password, codici identificativi, antivirus etc.) che entrano in vigore il 1 gennaio 2004, se ne

aggiungono altre come: password di non meno di otto caratteri, autenticazione informatica, sistemi

di cifratura, procedure per il ripristino dei dati, etc). Corso Operatori Ufficio Stampa

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Notificazione

Semplificata la notificazione, ovvero dell’atto con cui l’impresa, il professionista o la pubblica

amministrazione segnala all’Autorità i trattamenti di dati che intende effettuare. La notifica dovrà

essere effettuata solo in particolari casi di trattamento di dati sensibili (specie se sanitari) con

determinate modalità d’uso, ma anche per trattamenti particolarmente a rischio, effettuati con

strumenti elettronici, nel campo della profilazione dei consumatori, oppure in relazione a

procedure di selezione del personale e ricerche di marketing, nonché in ipotesi di utilizzo di

informazioni commerciali e relative alla solvibilità .

Diminuiscono le ipotesi di notifica obbligatoria, e vengono snellite anche le modalità della stessa:

solo per via telematica, seguendo le indicazioni del Garante quanto all’utilizzo della firma digitale.

Consenso

Il codice della privacy sviluppa il principio del bilanciamento degli interessi con uno snellimento

degli adempimenti a carico delle aziende. Resta sostanzialmente confermata la necessità del

consenso, ma si prevedono alcune altre ipotesi di esonero con riferimento a settori specifici.

Informativa

Rimane fermo l’adempimento dell’informativa agli interessati preventiva al trattamento dei dati.

Il Garante può, comunque, individuare modalità semplificate in particolare per i servizi telefonici di

assistenza e informazione al pubblico (call center).

________________________________________________________________________________

Codice deontologico

ORDINE DEI GIORNALISTI - Consiglio Nazionale

Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività

giornalistica ai sensi dell’art. 25 della legge 31 dicembre 1996, n. 675.

Art. 1. Principi generali

1. Le presenti norme sono volte a contemperare i diritti fondamentali della persona con il diritto

dei cittadini all’informazione e con la libertà di stampa.

2. In forza dell’art. 21 della Costituzione, la professione giornalistica si svolge senza

autorizzazioni o censure. In quanto condizione essenziale per l’esercizio del diritto dovere di

cronaca, la raccolta, la registrazione, la conservazione e la diffusione di notizie su eventi e

vicende relativi a persone, organismi collettivi, istituzioni, costumi, ricerche scientifiche e

movimenti di pensiero, attuate nell’ambito dell’attività giornalistica e per gli scopi propri di tale

attività, si differenziano nettamente per la loro natura dalla memorizzazione e dal trattamento di

dati personali ad opera di banche dati o altri soggetti. Su questi principi trovano fondamento le

necessarie deroghe previste dai paragrafi 17 e 37 e dall’art. 9 della direttiva 95/46/CE del

Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea del 24 ottobre 1995 e dalla legge n.

675/1996.

Art. 2. Banche dati di uso redazionale e tutela degli archivi personali dei giornalisti

1. Il giornalista che raccoglie notizie per una delle operazioni di cui all’art. 1, comma 2, lettera b),

della legge n. 675/1996 rende note la propria identità, la propria professione e le finalità della

raccolta, salvo che ciò comporti rischi per la sua incolumità o renda altrimenti impossibile

l’esercizio della funzione informativa; evita artifici e pressioni indebite. Fatta palese tale attività,

il giornalista non è tenuto a fornire gli altri elementi dell’informativa di cui all’art. 10, comma 1,

della legge n. 675/1996. Corso Operatori Ufficio Stampa

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2. Se i dati personali sono raccolti presso banche dati di uso redazionale, le imprese editoriali sono

tenute a rendere noti al pubblico, mediante annunci, almeno due volte l’anno, l’esistenza

dell’archivio e il luogo dove è possibile esercitare i diritti previsti dalla legge n. 675/1996. Le

imprese editoriali indicano altresì fra i dati della gerenza il responsabile del trattamento al quale

le persone interessate possono rivolgersi per esercitare i diritti previsti dalla legge n. 675/1996.

3. Gli archivi personali dei giornalisti, comunque funzionali all’esercizio della professione e per

l’esclusivo perseguimento delle relative finalità, sono tutelati, per quanto concerne le fonti delle

notizie, ai sensi dell’art. 2 della legge n. 69/1963 e dell’art. 13, comma 5, della legge n.

675/1996.

4. Il giornalista può conservare i dati raccolti per tutto il tempo necessario al perseguimento delle

finalità proprie della sua professione.

Art. 3. Tutela del domicilio

1. La tutela del domicilio e degli altri luoghi di privata dimora si estende ai luoghi di cura,

detenzione o riabilitazione, nel rispetto delle norme di legge e dell’uso corretto di tecniche invasive.

Art .4. Rettifica

1. Il giornalista corregge senza ritardo errori e inesattezze, anche in conformità al dovere di rettifica

nei casi e nei modi stabiliti dalla legge.

P.S. è un diritto che si combina con quello della Privacy. La rettifica deve essere inviata tramite fax

(ha valore legale ed è il mezzo migliore anche rispetto alle lettere e alle email) a chi ha firmato il

pezzo, al caporedattore e al direttore Responsabile, con una lettera di accompagnamento nella quale

si spiega il motivo della rettifica e in cui si avvisa dell’invio del testo da rettificare. Il testo deve

essere breve ma positivo, in definitiva si scrive tutto quello che si vuole far pubblicare (in definitiva

la lettera la imposti pensata per il Direttore avvertendolo dell’errore, mentre il testo va costruito

pensando al pubblico che lo legge, infatti il testo di rettifica non si modifica). Anche l’agenzia

stampa deve rettificare. Di solito questo comporta una inimicizia con la testata e il giornalista,

quindi prima di farla bisogna essere proprio sicuri che l’errore sia grave e nocivo

all’organizzazione. Altra cosa che può succedere e che in coda alla lettera di rettifica venga inserita

una risposta (nota come filo di nota) dall’autore del pezzo in questione, solitamente non è di scuse

ma di motivazione. Risultato: parità se va bene, altri attacchi se va male.

Una buona lettera potrebbe essere così impostata:

“Egregio Direttore, leggiamo con disappunto nell’articolo pubblicato oggi, a pagina…, dal titolo…,

a firma…., che ….Dobbiamo precisare che si tratta di informazioni errate perché…Cordiali saluti”

(ottimo sarebbe accompagnare la lettera con la fotocopia del pezzo). Qui bisogna scrivere le

motivazioni, le lamentele, le pressioni etc. etc. (lettera breve max 30 righe), nel testo ufficiale più

che scrivere tutto ciò che non si deve dire è meglio inserire proprio quello che vogliamo venga

scritto e su cui attirare l’attenzione (mai inserire lo sfogo, la rabbia!!). In fondo al testo bisogna

inserire la formula: “Ai sensi dell’art. 8 della legge 8 febbraio 1948 n. 47, La invito a volere

provvedere alla pubblicazione di quanto sopra con il dovuto rilievo”. Meglio avvisare

telefonicamente l’autore dell’articolo di quanto sta per accadere. Nei casi di refusi si può scrivere

due righe in forma più amichevole.

La rettifica può essere fatta anche se la cosa può essere vera, ad es. una foto compromettente può

essere rettificata se offensiva (con il diritto di difesa si ha anche quello di mentire).

Art. 5. Diritto all’informazione e dati personali

1. Nel raccogliere dati personali atti a rivelare origine razziale ed etnica, convinzioni religiose,

filosofiche o di altro genere, opinioni politiche, adesioni a partiti, sindacati, associazioni o

organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché dati atti a rivelare le

condizioni di salute e la sfera sessuale, il giornalista garantisce il diritto all’informazione su fatti

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di interesse pubblico, nel rispetto dell’essenzialità dell’informazione, evitando riferimenti a

congiunti o ad altri soggetti non interessati ai fatti.

2. In relazione a dati riguardanti circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o

attraverso loro comportamenti in pubblico, è fatto salvo il diritto di addurre successivamente

motivi legittimi meritevoli di tutela.

Art. 6. Essenzialità dell’informazione

1. La divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o sociale non contrasta con il rispetto

della sfera privata quando l’informazione, anche dettagliata, sia indispensabile in ragione

dell’originalità del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto,

nonché della qualificazione dei protagonisti.

2. La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se

le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica.

3. Commenti e opinioni del giornalista appartengono alla libertà di informazione nonché alla

libertà di parola e di pensiero costituzionalmente garantita a tutti.

Art. 7. Tutela del minore

1. Al fine di tutelarne la personalità, il giornalista non pubblica i nomi dei minori coinvolti in fatti

di cronaca, né fornisce particolari in grado di condurre alla loro identificazione.

2. La tutela della personalità del minore si estende, tenuto conto della qualità della notizia e delle

sue componenti, ai fatti che non siano specificamente reati.

3. Il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al

diritto di critica e di cronaca; qualora, tuttavia, per motivi di rilevante interesse pubblico e fermo

restando i limiti di legge, il giornalista decida di diffondere notizie o immagini riguardanti

minori, dovrà farsi carico della responsabilità di valutare se la pubblicazione sia davvero

nell’interesse oggettivo del minore, secondo i principi e i limiti stabiliti dalla “Carta di Treviso”.

Art. 8. Tutela della dignità delle persone

1. Salva l’essenzialità dell’informazione, il giornalista non fornisce notizie o pubblica immagini o

fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesive della dignità della persona, né si

sofferma su dettagli di violenza, a meno che ravvisi la rilevanza sociale della notizia o

dell’immagine.

2. Salvo rilevanti motivi di interesse pubblico o comprovati fini di giustizia e di polizia, il

giornalista non riprende né produce immagini e foto di persone in stato di detenzione senza il

consenso dell’interessato.

3. Le persone non possono essere presentate con ferri o manette ai polsi, salvo che ciò sia

necessario per segnalare abusi.

Art. 9. Tutela del diritto alla non discriminazione

1. Nell’esercitare il diritto dovere di cronaca, il giornalista è tenuto a rispettare il diritto della

persona alla non discriminazione per razza, religione, opinioni politiche, sesso, condizioni

personali, fisiche o mentali.

Art. 10. Tutela della dignità delle persone malate

1. Il giornalista, nel far riferimento allo stato di salute di una determinata persona, identificata o

identificabile, ne rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza e al decoro personale, specie nei

casi di malattie gravi o terminali, e si astiene dal pubblicare dati analitici di interesse

strettamente clinico.

2. La pubblicazione è ammessa nell’ambito del perseguimento dell’essenzialità dell’informazione

e sempre nel rispetto della dignità della persona se questa riveste una posizione di particolare

rilevanza sociale o pubblica. Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

Art. 11. Tutela della sfera sessuale della persona

1. Il giornalista si astiene dalla descrizione di abitudini sessuali riferite ad una determinata persona,

identificata o identificabile.

2. La pubblicazione è ammessa nell’ambito del perseguimento dell’essenzialità dell’informazione

e nel rispetto della dignità della persona se questa riveste una posizione di particolare rilevanza

sociale o pubblica.

Art. 12. Tutela del diritto di cronaca nei procedimenti penali

1. Al trattamento dei dati relativi a procedimenti penali non si applica il limite previsto dall’art. 24

della legge n. 675/1996.

2. Il trattamento di dati personali idonei a rivelare provvedimenti di cui all’art. 686, commi 1,

lettere a) e d), 2 e 3, del codice di procedura penale è ammesso nell’esercizio del diritto di

cronaca, secondo i principi di cui all’art. 5.

Art. 13. Ambito di applicazione, sanzioni disciplinari

1. Le presenti norme si applicano ai giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti e a chiunque

altro, anche occasionalmente, eserciti attività pubblicistica.

2. Le sanzioni disciplinari, di cui al titolo III della legge n. 69/1963, si applicano solo ai soggetti

iscritti all’albo dei giornalisti, negli elenchi o nel registro.

Il Presidente: PETRINA

________________________________________________________________________________

Legge Gasparri - 112/2004

Art. 4. (Principi a garanzia degli utenti)

1. La disciplina del sistema radiotelevisivo, a tutela degli utenti, garantisce:

a. l'accesso dell'utente, secondo criteri di non discriminazione, ad un'ampia varietà di

informazioni e di contenuti offerti da una pluralità di operatori nazionali e locali,

favorendo a tale fine la fruizione e lo sviluppo, in condizioni di pluralismo e di libertà di

concorrenza, delle opportunità offerte dall'evoluzione tecnologica da parte dei soggetti

che svolgono o intendono svolgere attività nel sistema delle comunicazioni;

b. la trasmissione di programmi che rispettino i diritti fondamentali della persona, essendo,

comunque, vietate le trasmissioni che contengono messaggi cifrati o di carattere

subliminale, o che contengono incitamenti all'odio comunque motivato o che, anche in

relazione all'orario di trasmissione, possono nuocere allo sviluppo fisico, psichico o

morale dei minori, o che presentano scene di violenza gratuita o insistita o efferata o

pornografiche, salve le norme speciali per le trasmissioni ad accesso condizionato che

comunque impongano l'adozione di un sistema di controllo specifico e selettivo;

c. la diffusione di trasmissioni pubblicitarie e di televendite leali ed oneste, che rispettino la

dignità della persona, non evochino discriminazioni di razza, sesso e nazionalità, non

offendano convinzioni religiose o ideali, non inducano a comportamenti pregiudizievoli

per la salute, la sicurezza e l'ambiente, non possano arrecare pregiudizio morale o fisico

a minorenni, non siano inserite nei cartoni animati destinati ai bambini o durante la

trasmissione di funzioni religiose e siano riconoscibili come tali e distinte dal resto dei

programmi con mezzi di evidente percezione con esclusione di quelli che si avvalgono

di una potenza sonora superiore a quella ordinaria dei programmi, fermi gli ulteriori

limiti e divieti previsti dalle leggi vigenti; Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

d. la diffusione di trasmissioni sponsorizzate che rispettino la responsabilità e l'autonomia

editoriale del fornitore di contenuti nei confronti della trasmissione, siano riconoscibili

come tali e non stimolino all'acquisto o al noleggio dei prodotti o dei servizi dello

sponsor, salvi gli ulteriori limiti e divieti stabiliti dalle leggi vigenti in relazione alla

natura dell'attività dello sponsor o all'oggetto della trasmissione;

e. la trasmissione di apposita rettifica, quando l'interessato si ritenga leso nei suoi interessi

morali o materiali da trasmissioni o notizie contrarie a verità, purché tale rettifica non

abbia contenuto che possa dare luogo a responsabilità penali o civili e non sia contraria

al buon costume;

f. la diffusione di un congruo numero di programmi radiotelevisivi nazionali e locali in

chiaro, ponendo limiti alla capacità trasmissiva destinata ai programmi criptati e

garantendo l'adeguata copertura del territorio nazionale o locale; la presente disposizione

non si applica per la diffusione via satellite;

g. la diffusione su programmi in chiaro, in diretta o in differita, delle trasmissioni televisive

che abbiano ad oggetto eventi, nazionali e non, indicati in un'apposita lista approvata con

deliberazione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni in quanto aventi

particolare rilevanza per la società.

2. É favorita la ricezione da parte dei cittadini con disabilità sensoriali dei programmi

radiotelevisivi, prevedendo a tale fine l'adozione di idonee misure, sentite le associazioni di

categoria.

3. Il trattamento dei dati personali delle persone fisiche e degli enti nel settore radiotelevisivo é

effettuato nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali, nonché della dignità umana, con

particolare riferimento alla riservatezza e all'identità personale, in conformità alla legislazione

vigente in materia.

Art. 10. (Tutela dei minori nella programmazione televisiva)

1. Fermo restando il rispetto delle norme comunitarie e nazionali vigenti a tutela dei minori e

in particolare delle norme contenute nell'articolo 8, comma 1, e nell'articolo 15, comma 10,

della legge 6 agosto 1990, n. 223, le emittenti televisive devono osservare le disposizioni per

la tutela dei minori previste dal Codice di autoregolamentazione TV e minori approvato il 29

novembre 2002. Eventuali integrazioni, modifiche o adozione di nuovi documenti di

autoregolamentazione sono recepiti con decreto del Ministro delle comunicazioni, emanato

ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, previo parere della

Commissione parlamentare di cui alla legge 23 dicembre 1997, n. 451.

2. Le emittenti televisive sono altresì tenute a garantire, anche secondo quanto stabilito nel

Codice di cui al comma 1, l'applicazione di specifiche misure a tutela dei minori nella fascia

oraria di programmazione dalle ore 16,00 alle ore 19,00 e all'interno dei programmi

direttamente rivolti ai minori, con particolare riguardo ai messaggi pubblicitari, alle

promozioni e ad ogni altra forma di comunicazione commerciale e pubblicitaria. Specifiche

misure devono essere osservate nelle trasmissioni di commento degli avvenimenti sportivi,

in particolare calcistici, anche al fine di contribuire alla diffusione tra i giovani dei valori di

una competizione sportiva leale e rispettosa dell'avversario, per prevenire fenomeni di

violenza legati allo svolgimento di manifestazioni sportive.

3. L'impiego di minori di anni quattordici in programmi radiotelevisivi, oltre che essere vietato

per messaggi pubblicitari e spot, é disciplinato con regolamento adottato ai sensi

dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, dal Ministro delle

comunicazioni, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il

Ministro per le pari opportunità, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della

presente legge.

4. Alla verifica dell'osservanza delle disposizioni di cui al presente articolo, e di cui ai commi

da 10 a 13 dell'articolo 15 della legge 6 agosto 1990, n. 223, provvede la Commissione per i

Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

servizi e i prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in collaborazione con il

Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione TV e minori, anche sulla base

delle segnalazioni effettuate dal medesimo Comitato. Conseguentemente, all'articolo 1,

comma 6, lettera b), numero 6), della legge 31 luglio 1997, n. 249, sono aggiunti, in fine, i

seguenti periodi: "In caso di inosservanza delle norme in materia di tutela dei minori, ivi

comprese quelle previste dal Codice di autoregolamentazione TV e minori approvato il 29

novembre 2002, e successive modificazioni, la Commissione per i servizi e i prodotti

dell'Autorità delibera l'irrogazione delle sanzioni previste dall'articolo 31 della legge 6

agosto 1990, n. 223. Le sanzioni si applicano anche se il fatto costituisce reato e

indipendentemente dall'azione penale. Alle sanzioni inflitte sia dall'Autorità che dal

Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione TV e minori viene data

adeguata pubblicità e la emittente sanzionata ne deve dare notizia nei notiziari diffusi in ore

di massimo o di buon ascolto".

5. In caso di violazione delle norme in materia di tutela dei minori, le sanzioni sono applicate

direttamente secondo le procedure previste dal comma 3 dell'articolo 31 della legge 6 agosto

1990, n. 223, e non secondo quelle indicate dai commi 1 e 2 dell'articolo 31 della medesima

legge n. 223 del 1990, e dalle sezioni I e II del Capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689.

Il Ministero delle comunicazioni fornisce supporto organizzativo e logistico all'attività del

Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione TV e minori mediante le

proprie risorse strumentali e di personale, senza ulteriori oneri a carico del bilancio dello

Stato.

6. I limiti minimo e massimo della sanzione pecuniaria prevista al comma 3 dell'articolo 31

della legge 6 agosto 1990, n. 223, sono elevati, in caso di violazione di norme in materia di

tutela dei minori, rispettivamente a 25.000 e 350.000 euro.

7. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni presenta al Parlamento, entro il 31 marzo di

ogni anno, una relazione in materia di tutela dei diritti dei minori, sui provvedimenti adottati

e sulle eventuali sanzioni irrogate. Ogni sei mesi, l'Autorità per le garanzie nelle

comunicazioni invia alla Commissione parlamentare per l'infanzia di cui alla legge 23

dicembre 1997, n. 451, una relazione informativa sullo svolgimento delle attività di sua

competenza in materia di tutela dei diritti dei minori, con particolare riferimento a quelle

previste dal presente articolo, corredata da eventuali segnalazioni, suggerimenti o

osservazioni.

8. All'articolo 114, comma 6, del codice di procedura penale, dopo il primo periodo, é inserito

il seguente: "É altresì vietata la pubblicazione di elementi che anche indirettamente possano

comunque portare alla identificazione dei suddetti minorenni".

9. Il Ministro delle comunicazioni, d'intesa con il Ministro dell'istruzione, dell'università e

della ricerca, con decreto da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore

della presente legge, dispone la realizzazione di campagne scolastiche per un uso corretto e

consapevole del mezzo televisivo, nonché di trasmissioni con le stesse finalità rivolte ai

genitori, utilizzando a tale fine anche la diffusione sugli stessi mezzi radiotelevisivi in orari

di buon ascolto, con particolare riferimento alle trasmissioni effettuate dalla concessionaria

del servizio pubblico radiotelevisivo.

10. Le quote di riserva per la trasmissione di opere europee, previste dall'articolo 2, comma 1,

della legge 30 aprile 1998, n. 122, devono comprendere anche opere cinematografiche o per

la televisione, comprese quelle di animazione, specificamente rivolte ai minori, nonché

produzioni e programmi adatti ai minori ovvero idonei alla visione da parte dei minori e

degli adulti. Il tempo minimo di trasmissione riservato a tali opere e programmi é

determinato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

Corso Bovio – Avv. Malaveda: diffamazione

DIFFAMAZIONE

Il principio della libera espressione del proprio pensiero è riconosciuto come convenzione a livello

della Unione Europea. 

Art 21 Codice Penale giusta causa, non punibile colui che esercita un diritto,

in rapporto alla situazione ovviamente (legittima

difesa): il diritto alla difesa è un diritto assoluto

Art 21 Costituzione riconosce il diritto di manifestare il proprio pensiero

 La diffamazione non è punibile se si esercita un diritto

 I reati gravi sono rappresentati dai delitti (rapina, omicidio), mentre quelli meno gravi sono

sanabili con contravvenzioni

 La DIFFAMAZIONE è un delitto: è, come l’ingiuria, un reato contro l’onore. La differenza

è che nella prima la persona è assente, mentre quando si parla di ingiuria, la persona è

presente.

 Nel caso della diffamazione si va a toccare la reputazione, mentre l’ingiuria può essere un

insulto o un’insinuazione

Quando viene commesso il reato di diffamazione? Quando viene lesa la reputazione

Il “Decalogo” sulla questione è rappresentato da una sentenza del 1984. Da qui sono stati elaborati

3 criteri in base ai quali il giornalista può invocare il diritto di difesa:

1. correttezza dell’informazione (veridicità del fatto)

2. interesse pubblico

3. continenza formale

Il diritto di cronaca al parti del diritto di critica sono propri dell’informazione.

La SATIRA ha come soggetto i potenti. Ci sono poi i VIGNETTISTI, che fanno informazione

attraverso il disegno.

La Legge 69/63 art. 2 impone la tutela della fonte orale, cioè di non rivelare la fonte se gli viene

chiesto.

L’art. 59 del Codice Penale riconosce l’applicabilità che il 51 è stato esercitato in maniera non

corretta: se sono convinta della veridicità di un fatto e sull’affidabilità della fonte e poi è dimostrato

il contrario è BUONA FEDE.

Se riporto dichiarazioni altrui virgolettate e nel virgolettato è contenuta una diffamazione nei

confronti di altri, il giornalista è ritento corresponsabile, quando non è ufficiale.

Le sezioni unire della Cassazione sono le più alte e sono composte da 9 giudici. Ciò che decidono è

inappellabile: il giornalista che riporta fedelmente le opinioni altrui e questo altrui è persona

talmente importante che parla in maniera diffamatoria di altri, il giornalista se riporta è punibile.

In definitiva occorre essere cauti (omissione cauta di qualche termine).

Posso REGISTRARE e VIDEO REGISTRARE se sono presente e gli altri mi vedono (il

registratore potrebbe essere anche nascosto). Il registrato può avere copia del nastro.

La diffamazione su un mezzo di diffusione ad alta diffusione può prevedere una pena pecuniaria

rafforzata.

Della salute, sessualità, credenze religiose… posso parlare solo se È LA NOTIZIA (malato di AIDS

punta la siringa contro direttore di banca). L’art. 25 delle Legge sulla Privacy ammette la diffusione

del dato solo se è essenziale.

(ANSA) - ROMA, 26 OTT - Niente più carcere per i giornalisti che diffamano. È questa la novità

sostanziale del testo sulla diffamazione approvato a larghissima maggioranza dall'Aula della

Camera. Il provvedimento passa all'esame del Senato.

NIENTE PIÙ CARCERE - La diffamazione semplice e quella a mezzo stampa restano dunque dei

reati ma non potranno più essere puniti con il carcere, come adesso.

Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

LA SANZIONE - Il giornalista che diffama potrà essere condannato al pagamento di una sanzione

pecuniaria: nel caso in cui il danno provocato non sia quantificabile non potrà superare il tetto dei

30.000 euro.

Nei casi di diffamazione semplice è prevista una multa fino a 3.000 euro, che può arrivare fino a

10.000 se, diffamando, si attribuisce un fatto determinato.

Se poi l'offesa viene fatta attraverso giornali o "con qualsiasi altro mezzo di pubblicità", la multa

può arrivare fino a 8 mila euro. Sempre che il giornalista decida di non rettificare la sua notizia.

Nel caso di prima condanna, il magistrato, per quanto riguarda la sanzione disciplinare, dovrà

rivolgersi all'ordine professionale.

L'INTERDIZIONE - In caso di recidiva invece potrà disporre lui stesso come pena accessoria

l'interdizione dalla professione per un periodo da uno a sei mesi.

LA RETTIFICA - Il giornalista non potrà essere punito comunque nel caso rettifichi la sua notizia

nei modi e nei tempi indicati.

L'azione civile per il risarcimento del danno si prescrive entro un anno dalla pubblicazione.

IL DIRETTORE - Per quanto riguarda la responsabilità del direttore, nel testo si legge che "fuori

dai casi di concorso" il direttore o il vicedirettore responsabile rispondono del reato commesso

solo "se il delitto è conseguenza della violazione dei doveri di vigilanza sul contenuto della

pubblicazione”. La pena per loro, in ogni caso, è ridotta di un terzo.

I LIBRI - Nel caso in cui a diffamare non sia il cronista, ma ad esempio 1' autore di un libro, cioè

di una pubblicazione non periodica, questi per evitare la condanna dovrà1 pubblicare a proprie

spese, ed entro due giorni dalla richiesta, la rettifica o la replica dell'offeso "su almeno due

quotidiani a tiratura nazionale".

LA NORMA SALVA JANNUZZI - Le condanne detentive già decise prima dell'entrata in vigore

della legge si possono trasformare in pena pecuniaria qualora la condanna non sia ancora stata

eseguita o sia in corso di esecuzione. È quella che e1 stata definita " salva-Jannuzzi" perchè

eviterebbe il carcere al senatore-giornalista. (ANSA).

(ANSA) - ROMA, 26 OTT - "La legge rappresenta un compromesso. Restano dubbi

sull'applicazione della pena accessoria della sospensione dalla professione, norma che potrà essere

modificata dal Senato ma occorre riconoscere che la Camera ha fatto uno sforzo complessivo che

va certamente apprezzato": così l'Ordine nazionale dei giornalisti commenta l'approvazione alla

Camera della nuova normativa in materia di diffamazione a mezzo stampa, che ora passerà al

Senato.

Per l'Ordine, si tratta di una riforma che da una parte allarga la sfera delle libertà individuali,

dall'altra offre garanzie concrete al cittadino che sì ritiene offeso. È importante - sottolinea

l'Ordine dei giornalisti - che per il reato di diffamazione a mezzo stampa sia stato abolito il

carcere, ma lo è ancora di più che sia stato dato valore concreto alla rettifica, troppo spesso

inattuata e inapplicata”. (ANSA).

(ANSA) - ROMA, 26 OTT - L'approvazione alla Camera della legge sulla diffamazione

rappresenta, per il segretario della Fnsi Paolo Serventi Longhi, "un passo in avanti”', anche se

occorrono alcune modifiche quando il testo passerà al Senato.

In particolare, il sindacato esprime preoccupazione per il fatto che "sia affidata al giudice la

responsabilità di comminare la pena accessoria dell'interdizione temporanea dalla professione

giornalistiche in alcuni casi particolarmente gravi. Occorre - sottolinea Serventi - difendere il

ruolo di autogoverno deontologico della categoria affidato all'Ordine dei giornalisti che, solo, ha il

potere dì sanzionare le violazioni alla correttezza professionale".

Per la Fnsi bisogna anche rivedere "alcuni dei tetti ai risarcimenti danni in seguito agli

emendamenti peggiorativi introdotti durante la discussione alla Camera. Per queste ragioni,

d'intesa con l'Ordine e con l'unione Nazionale Cronisti, ci riserviamo di proporre emendamenti

migliorativi n sede di discussione al Senato". Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

Comunque per il sindacato, la legge approvata alla Camera, che cancella le pene detentive per i

giornalisti e fissa tetti ai risarcimenti danni, "elimina due grossi ostacoli alla libertà di

espressione". (ANSA).

RETTIFICA (Art. 8 legge 47 del ’48), si chiede quando sono apparse sul giornale immagini, atti o

dichiarazioni negative, che possono ledere l’immagine.

Si scrive al direttore responsabile, che ha l’obbligo di pubblicarla.

Il CODICE DI PROCEDURA PENALE in vigore dal 1989 parla anche del testimone. Prevede

alcuni casi in cui il testimone possa non rispondere, come ad esempio la testimonianza nei confronti

di un familiare. Alcune categorie di persone sanno di non poter testimoniare (sacerdoti, medici,

avvocati…) perché coperti dal segreto professionale.

Art. 200 del codice di procedura penale: rientra al comma 2 solo il giornalista professionista. Se la

fonte è necessaria per proseguire nelle indagini, il codice permette la deroga per il giornalista che

può essere sollevato dal tenere segreta la fonte.

Tale particolare però è smentito dall’art. 10 della Costituzione Europea, che sancisce il diritto

assoluto all’informazione: in questo caso viene condannata la nazione che lo consente.

La RETTIFICA TV va indirizzata al Concessionario per iscritto.

Sergio Borsi

Contratto Nazionale di lavoro giornalistico (FIEG-FNSI)

(1° Marzo 2001 - 28 Febbraio 2005)

MATERIA DEL CONTRATTO

Art. 1

Il presente contratto regola il rapporto di lavoro fra gli editori di quotidiani, di periodici, le agenzie

di informazioni quotidiane per la stampa, l'emittenza radiotelevisiva privata di ambito nazionale e

gli uffici stampa comunque collegati ad aziende editoriali, ed i giornalisti che prestano attività

giornalistica quotidiana con carattere di continuità e con vincolo di dipendenza anche se svolgono

all'estero la loro attività.

La regolamentazione dei rapporti di lavoro intercorrenti fra le aziende di giornali elettronici ed i

redattori addetti è disciplinata dall'Allegato N.

La legge su «Ordinamento della professione giornalistica» del 3 febbraio 1963, n. 69 garantisce

l'autonomia professionale dei giornalisti e fissa i contenuti della loro deontologia professionale

specificando che «è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica,

limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo

inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà

e dalla buona fede».

Dichiarazione a verbale

La Federazione Nazionale della Stampa per quanto la concerne ed in base ai mandati ricevuti

dichiara che le norme del contratto nazionale di lavoro giornalistico costituiscono, nel loro

complesso, il trattamento economico e normativo minimo inderogabile per ogni prestazione di

lavoro giornalistico subordinato; esse, pertanto, si applicano ai giornalisti che prestino attività

subordinata nei quotidiani, nei periodici, nelle agenzie di stampa, nelle emittenti radiotelevisive e

negli uffici stampa di qualsiasi azienda. Corso Operatori Ufficio Stampa

Sessione autunnale

Anno 2004

Nota a verbale

Le parti convengono che ai giornalisti assunti successivamente alla data di stipula del presente

contratto dalle emittenti radiotelevisive private di ambito locale collegate con aziende editoriali

troverà applicazione la regolamentazione prevista dal contratto collettivo 3 ottobre 2000 per la

regolamentazione del lavoro giornalistico nelle imprese di radiodiffusione sonora e televisiva in

ambito locale.

Resta confermata l'applicazione del contratto nazionale stipulato tra FIEG e FNSI per i giornalisti

della emittenza di cui sopra assunti anteriormente alla stipula del presente contratto.

Art. 2

Le norme del presente contratto si applicano anche ai collaboratori fissi, cioè ai giornalisti addetti ai

quotidiani, alle agenzie di informazioni quotidiane per la stampa, ai periodici, alle emittenti

radiotelevisive private e agli uffici stampa comunque collegati ad aziende editoriali, che non diano

opera giornalistica quotidiana purché sussistano continuità di prestazione, vincolo di dipendenza e

responsabilità di un servizio.

Agli effetti di cui al comma precedente sussiste:

 continuità di prestazione allorquando il collaboratore fisso, pur non dando opera

quotidiana, assicuri, in conformità del mandato, una prestazione non occasionale,

rivolta a soddisfare le esigenze formative o informative riguardanti uno specifico

settore di sua competenza;

 vincolo di dipendenza allorquando l'impegno del collaboratore fisso di porre a

disposizione la propria opera non venga meno tra una prestazione e l'altra in

relazione agli obblighi degli orari, legati alla specifica prestazione e alle esigenze di

produzione, e di circostanza derivanti dal mandato conferitogli;

 responsabilità di un servizio allorquando al predetto collaboratore fisso sia affidato

l'impegno di redigere normalmente e con carattere di continuità articoli su specifici

argomenti o compilare rubriche.

Le norme del presente contratto si applicano altresì ai giornalisti che prestano soltanto opera di

collaboratori o di articolisti con i quali l'editore abbia esplicitamente convenuto tale applicazione

per iscritto.

Il collaboratore fisso ha diritto ad una retribuzione mensile proporzionata all'impegno di frequenza

della collaborazione ed alla natura ed importanza delle materie trattate ed al numero mensile delle

collaborazioni. Tale retribuzione ivi comprese in quanto di ragione le quote di tutti gli elementi

costitutivi della retribuzione medesima non potrà comunque essere inferiore a quella fissata nella

tabella allegata al presente contratto (pag. ) rispettivamente per almeno 4 o 8 collaborazioni al

mese. Limitatamente ai collaboratori fissi addetti ai periodici nella tabella allegata al presente

contratto è fissata anche la retribuzione minima per almeno 2 collaborazioni al mese.

POTERI DEL DIRETTORE

Art. 6

La nomina del direttore di un quotidiano, periodico o agenzia di informazioni per la stampa è

comunicata dall'editore al comitato o fiduciario di redazione con priorità rispetto a qualunque

comunicazione a terzi, almeno 48 ore prima che il nuovo direttore assuma la carica.

Le facoltà del direttore sono determinate da accordi da stipularsi tra editore e direttore, tali, in ogni

caso, da non risultare in contrasto con le norme sull'ordinamento della professione giornalistica e

con quanto stabilito dal presente contratto. Questi accordi, con particolare riguardo alla linea

politica, all'organizzazione ed allo sviluppo del giornale, del periodico o dell'agenzia di

informazioni per la stampa sono integralmente comunicati dall'editore al corpo redazionale tramite

il comitato o fiduciario di redazione, contemporaneamente alla comunicazione della nomina del

direttore.


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Docente: Foti Franz
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Foti Franz.

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