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2) come definizione di due entità separate, dove la società civile rappresenta la comunità di

cittadini, portatrice di bisogni particolaristici. Lo Stato svolge funzioni di mediazione tra

esigenze contrapposte. Lo stato ha un compito di coordinamento e connessione tra le diverse

anime che compongono la società. Stato e società civile sono considerate delle entità

separate in questo caso. La società civile in opposizione allo stato.

Molti individuano nella polis aristotelica i caratteri della società civile: una comunità di cittadini che

è una sorta di corpo intermedio tra la famiglia e lo stato. Già al tempo però la polis raccoglieva sì un

insieme ampio di individui con aggregazioni variabili, ma non raccoglieva tutti i cittadini. Dalla

polis erano infatti esclusi gli schiavi, le donne, i meteci, i cittadini stranieri.

La società civile come evoluzione dello stato di natura – Hobbes e Locke

Hobbes dice che nello stato di natura ciascun uomo vive libero di rispondere ai propri desideri e alle

proprie esigenze mentre nella comunità egli rinuncia a questo diritto generale che trasferisce per

contratto ad un'altra persona in grado di regolare le controversie e di assicurare la difesa di tutti. La

condizione della comunità che così ne deriva rappresenta il superamento dello stato di natura

(Leviatano -1651). Questa predisposizione non solo provoca una valutazione negativa dell'uomo

nella condizione di stato di natura, in cui egli è preda degli istinti che gli rendono difficile la

coesistenza con gli altri suoi simili, ma determina anche la necessità di una coercizione.

Contrariamente a quanto farà successivamente Locke, Hobbes dà un giudizio negativo non solo

della democrazia, ma anche della retorica: “la democrazia è in effetti un'aristocrazia di oratori” in

quanto nell'assemblea emergono quei pochi che riescono con vari espedienti retorici a portare la

maggioranza dalla propria parte.

In Saggio sul governo civile, Locke identifica la società civile nell'organizzazione della comunità

dei cittadini, dove il sovrano assoluto decentra, o quanto meno negozia con altri, alcune delle sue

funzioni (Senato e Parlamento). Per Locke esistono due tipi di contratto: il primo tipo stabilisce la

società civile per cui gli uomini decidono di privarsi di alcuni loro diritti per entrarne a far parte e

per vedere assicurata la possibilità della convivenza; con il secondo, in gran parte simile a quello

già definito da Hobbes, gli stessi cittadini decidono di affidare allo stato la potestà di emanare delle

leggi in difesa dei loro stessi interessi. Inoltre lui dice che nella società civile non solo ci potrà

essere conflitto di interessi, ma anche divergenza e confronto di opinioni; Locke dunque compie un

importante passo in avanti rispetto ad Hobbes non solo perché abbandona il connaturato

pessimismo di questo autore, ma soprattutto perché introduce accanto all'idea di società civile,

anche quella di opinione pubblica che diventa un elemento essenziale della nuova conformazione

della società. Essendo ogni individuo dotato di capacità raziocinante, egli è in grado di discutere

con i propri simili e per assicurarsi una corretta soluzione delle dispute che possono sorgere, è

anche cosciente dell'esigenza di un'autorità superiore incaricata appunto di questo compito.

La società civile (significato attuale) (Ginsborg 2004, 164-167)

La società civile rappresenta uno spazio a disposizione degli individui per protestare e organizzarsi

contro l'arbitrio e l'arroganza, per migliorare la qualità dell'ambiente locale, per collegare la loro

esistenza a quella di altri individui in luoghi remoti. Rappresenta un terreno di apprendimento,

necessariamente pluralista e tollerante, dotato di una forte dinamica trasformativa.

Essa è proiettata verso una solidarietà orizzontale piuttosto che su fedeltà verticale.

Ginsborg dice che la società civile è il luogo attraverso il quale istanze che sono sotto-rappresentate

cercano di acquisire visibilità e riconoscimento da parte degli altri attori presenti sulla scena

pubblica. La società civile è infatti il luogo in cui si formano opinioni e mutamenti innovati che non

trovano spazio nelle istituzioni e nelle organizzazioni consolidate. Tutto questo crea un ambiente

che cambia: al crescere degli attori che si presentano sulla scena pubblica aumentano infatti i flussi

comunicativi e questi portano ad un forte potenziale trasformativo. Qual è la direzione del

cambiamento tocca sperimentarlo di volta in volta.

3) L'opinione pubblica (Mancini 2003, 20)

Dal momento in cui la società civile si distingue dallo stato, tra queste due entità deve esistere un

flusso comunicativo che consenta loro di dialogare, che consenta di trasmettere allo stato e ai suoi

organi le volontà e le richieste dei cittadini riuniti nella società civile e viceversa di informare questi

ultimi sulle attività e sulle decisioni assunte dallo stato.

L'opinione pubblica è l'insieme delle grandi correnti d'opinione, a volte diverse a volte addirittura

contrapposte tra loro, dominanti all'interno di una particolare società.

I flussi comunicativi sono estremamente importanti perché i cittadini, seppur in misura limitata,

diventano sempre di più degli interlocutori con cui le istituzioni possono e devono trovare forme di

comunicazione e di dialogo, anche per confrontarsi.

Forme di confronto e di raccordo: oltre alla nascita di nuove classi sociali c'è anche un altro

soggetto che diventerà nel corso del tempo sempre più importante e che è costituito dal sistema dei

media. Nel '500 cominciano a essere messi in circolazione particolari strumenti come la stampa e si

ha dunque la possibilità di far circolare l'informazione in maniera sempre più veloce.

Per capire la portata di questi cambiamenti gli Storici documentano lo sviluppo proprio dei prodotti

a stampa: alcuni si oppongono alla produzione di testi scritti e per questo viene messa a tema la

libertà della circolazione delle idee.

La responsabilità dei cittadini, credere facilmente all'incredibile: video Youtube.

Le domande che ci si pone a riguardo sono molte, tra cui: è giusto che circoli tutto questo

materiale? A chi spetta l'autorità per stabilire se è opportuno o meno la circolazione di idee che non

sono sottoposte al vaglio delle istituzioni? Tutto questo non rischia di spostare troppo il potere verso

coloro che prima non l'avevano?

Queste sono le questioni di cui ci si occupava già nel 1600 quando la stampa imponeva una

massiccia messa in circolazione di contenuti sui quali però le istituzioni cercavano di ottenere il

controllo; c'era un tentativo di bloccare questa circolazione e sia il parlamento che il sovrano

assoluto cercarono in qualsiasi misura di limitare, bloccare e selezionare la messa in circolazione di

contenuti informativi.

Lezione 9

La faticosa conquista della libertà di stampa

E' la Gran Bretagna il paese dove la storia del rapporto tra stampa e Parlamento disegna le sue tappe

principali (Jefferson e Madison possono senz'altro essere annoverati tra i padri fondatori del

moderno giornalismo).

− licensing act: secondo questa legge qualsiasi pubblicazione a stampa, per poter circolare,

deve avere una specifica autorizzazione del Parlamento. Viene abolito nel 1695; è una sorta

di licenza che il parlamento ha e che gli permettere di selezionare la circolazione delle

notizie all'interno della società. È in gioco il rapporto tra segreto e pubblicità e questo nasce

da un conflitto interno alle istituzioni stesse. Nonostante l'abrogazione del Licensing Act

continua però un lungo periodo di forti contrasti tra Parlamento e Governo da un parte, e le

nascenti strutture della stampa dall'altra; in gioco è il diritto a pubblicare i resoconti dei

dibattiti parlamentari che i giornalisti del tempo sostengono debbano essere pubblici in

quanto coinvolgono gli interessi dei cittadini. Nella nuova filosofia del giornalismo liberale

la stampa costituisce un mezzo di informazione e di mobilitazione dell'opinione pubblica e

quindi essa ha il diritto/dovere di sapere ciò che sta avvenendo nel luogo dove si decidono le

sorti dei cittadini.

− law of libel: secondo questa legge la stampa non può esprimere opinioni nei confronti della

Corona e del Parlamento. Viene abolita nel 1792; successivamente viene autorizzata la

possibilità da parte dei giornalisti di documentare cosa succede in Parlamento.

− autorizzazione dei votes: brevi riassunti di alcuni dibattiti parlamentari, autorizzati a partire

dal 1681. Si sviluppa un' intrigo che oppone trasparenza e segreto. In realtà il processo di

trasparenza dei dibattiti parlamentari appare inarrestabile.

Ci sono degli autori come Milton, Bentham e Mill il cui pensiero e la cui azione risultano essenziali

per capire come si sia giunti alle attuali problematiche della pubblicità e quindi della comunicazione

pubblica. Tutti questi autori hanno in comune un oggetti di riflessione e di intervento: la libertà di

stampa.

John Milton (1606-1674)

Secondo il self righting principle, la verità può emergere solo dal libero confronto tra le idee e

questo processo non può essere arrestato da nulla (neanche dalle istituzioni superiori).

Le idee negative sono sconfitte dalla forza della ragione e per questo è assolutamente inutile vietare

alle idee sbagliate o malvagie di essere diffuse liberalmente.

Il self righting principle costituisce quindi l'idea più radicale e più rivoluzionaria del liberalismo.

Presuppone:

− ottimismo della ragione; esclude ogni necessità di vincoli e limiti alla circolazione delle idee

tra le quale inevitabilmente trionferà quella corretta. L'informazione giornalista e quindi la

pubblicità rientrano nel novero dei beni che devono avere libera circolazione e non possono

essere sottoposti a limiti e vincoli.

− responsabilizzazione individuale; a ciascuno deve essere lasciato il compito, non sempre

facile, di sapere scegliere e di scegliere giusto.

Milton scrive quando era ancora in vigore il licensing act.

Scrive un libro molto polemico intitolato Aeropagitica (trattato scritto durante la Guerra civile

inglese e pubblicato nel 1644): il titolo fa riferimento al nome di una collina ateniese dove si

riunivano i nobili per discutere delle più importante cause giudiziarie. (XI – VIII secolo a.C);

Aeropagitica è una chiara espressione del conflitto tra le istituzioni del potere assoluto e le nascenti

istituzioni della democrazia rappresentativa, oltre ad essere l'opera in cui vengono per la prima volta

espressi con forza e determinazione i motivi che giustificano ed impongono la libertà di stampa

Discussioni che avrebbero portato alla libera circolazioni delle informazioni all'interno della

società: lui è contrario al fatto che il parlamento debba apporre la sua autorizzazione su quello che

circola nel paese. Milton è difensore della libertà intellettuale e si scaglia contro l'Editto sulla

stampa con il quale il Parlamento aveva stabilito che tutte le opere prima della loro pubblicazione

dovessero essere esaminate dai censori, in modo tale che sia l'autore che lo stampatore potessero

essere identificati ed eventualmente puniti per legge qualora le idee espresse all'interno dell'opera

non fossero considerate legali. Non è opportuno, dice Milton, che una autorità centrale e superiore

faccia da filtro e quindi stabilisca cosa può circolare e cosa no perché la censura può portare ad

effetti negativi nel paese e nella società.

I motivi dei contrasti vanno rintracciati nella complessità della fase di trasformazione: innanzitutto

all'interno stesso del Parlamento si confrontano punti di vista diversi anche a proposito di nozioni

fondamentali, come la libertà di stampa, proprie del nuovo modello di società che si sta costruendo.

A coloro che, assieme ai sostenitori del regime dello stato assoluto, propugnano vincoli e limiti alla

circolazione delle idee, si contrappongono invece i fautori delle nuove idee del liberalismo che

stanno cominciando a diffondersi.

Parla del principio della responsabilità individuale sostenendo che gli individui sono gli unici a

dover esprimere valutazioni per ciò che li riguarda. Questo principio sarà alla base dello sviluppo

del giornalismo contemporaneo. Milton era stato anche accusato di aver pubblicato due bravi saggi

polemici in favore del divorzio che gli avevano posto alcuni problemi con la censura.

Dice che è importante pensare alle modalità riguardanti la circolazioni delle idee in quanto se

blocchiamo lo scambio creiamo un forte danno in quanto non diamo modo di sviluppare questo

confronto tra idee diverse. Il confronto la discussione e lo scambio sono fondamentali.

La natura delle discussioni passate sono ancora attuali.

Con Milton si afferma dunque almeno a livello teorico quello stretto intreccio tra libertà dei

commerci e libertà delle idee che costituisce il nucleo centrale delle società democratiche.

Jeremy Bentham

Bentham è considerato uno dei principali esponenti di quello che è stato definitivo utilitarismo

(quanta più comunicazione c'è, tanto più si potrà ricercare la verità): la virtù consiste nel cercare di

recare il massimo di beneficio al più grande numero di persone.

Scrive (An Essay on Political Tactics) quando il licensing act è stato già abolito: riflette sulla

pubblicità e si interroga se è utile/funzionale oppure no: lui è a favore dalla circolazione libera delle

idee e delle informazioni; dice infatti che è fondamentale che i cittadini vedano quello che le

istituzioni producono/fanno. Questi sono anche gli anni in cui il Parlamento inizia ad acquisire

maggiore legittimità.

Nel secolo scorso la discussione su cosa potevamo vedere di quello che succedeva in Parlamento si

è espressa con, come accade di solito per le questioni generali, qualcuno pro e qualcuno contro,

esattamente come è avvenuto quando Bentham scriveva sulla pubblicità e sulla possibilità della

circolazione delle idee.

Jeremy Bentham – I vantaggi della pubblicità (1748-1832)

− la pubblicità può spingere i membri dell'assemblea a compiere il loro dovere; il pubblico

infatti costituisce una sorta di tribunale di fronte al quale vengono giudicati tutti gli errori

commessi da coloro che esercitano il potere politico;

− la pubblicità può contribuire ad accrescere la fiducia del popolo nelle assemblee legislative;

il segreto infatti tende a far sorgere sospetti, paure, timori che allontanano il pubblico dei

cittadini dall'attività legislativa, e al contrario la fiducia nelle istituzioni pubbliche si basa

sulla possibilità di vedere che cosa esse producono, come lavorano, chi vi prende parte.

− la pubblicità circa il buon funzionamento delle istituzioni può influenzare tutto il popolo

(funzione educativa dell'assemblea legislativa); se i nostri rappresentanti hanno una

posizione coerente e corretta questo fa sì che in qualche modo la popolazione sia sollecitata

a tenere comportamenti altrettanto adeguati in quanto l'ordine stesso che regna nelle

assemblee legislative può trasferirsi per imitazione a tutto il popolo;

− la pubblicità consente agli elettori di scegliere con più criterio i propri rappresentati; essi

infatti hanno modo di vedere all'opera i propri rappresentati e di giudicarli avendo sufficienti

elementi di valutazione: gli elettori possono scegliere con cognizione di causa;

− la pubblicità consente ai membri delle assemblee di avvantaggiarsi anche del processo di

comunicazione inverso e di potersi avvalere quindi delle idee di tutti coloro che sono esterni

all'assemblea. Siamo nel 1700 quando lui scrive e c'è nuovamente un'idea riguardante

l'importanza del pubblico e dei cittadini; se si sviluppa questo flusso comunicativo non solo

top-down ma anche e soprattutto bottom-up allora le istituzioni possono raccogliere idee,

suggerimenti e spunti che potrebbero aiutare a migliorare il loro lavoro. Idea di feedback:

trovare dei canali per far sapere alle istituzioni quando qualcosa non funziona. Il voto palese

è fondamentale perché i cittadini possono capire con chi hanno a che fare: vi è in questo

modo una legittimazione delle istituzioni.

Jeremy Bentham – I limiti della pubblicità

Bentham non si nasconde dal dire che la pubblicità presenta anche dei limiti, degli svantaggi e

comporta dei rischi.

− la separazione che esiste tra rappresentante e rappresentato fa sì che spesso il pubblico non

disponga degli strumenti per giudicare le attività delle istituzioni e utilizza spesso un metro

di giudizio superficiale;

− sapere come le proprie azioni verranno giudicate si riflette anche sul modo in cui gli attori

agiscono all'interno dell'assemblea, cercando di ottenere consenso a scapito di decisioni

meno visibili e popolari (es: pena di morte negli usa). Tale obiezione è stata ripetuta anche in

tempi più recenti quando si è cominciato a parlare dell'introduzione delle telecamere

all'interno delle aule del Parlamento; anche in questa occasione si è obiettato che i membri

delle Camere potevano essere indotti a comportamenti destinati più a guadagnarsi il favore

di chi li stava guardando sullo schermo che non a migliorare la qualità delle leggi in

discussione; l'incapacità di giudizio si riflette quindi sugli stessi attori che agiscono

all'interno dell'assemblea;

− la pubblicità espone i parlamentari ai nemici e anche al monarca assoluto che osteggia il

potere del parlamento; in questo modo gli avversari dell'assemblea legislativa possono

limitarne la libertà di giudizio e di scelta.

Si parla di going public in quanto si deve cercare di inseguire le preferenze dell'interlocutore: il

fatto che i cittadini vedano quali sono le mie posizioni può far si che le mie posizioni si costruiscano

verso la massimizzazione del consenso. È importante però osservare anche le ambiguità che stanno

dentro le nostre stesse preferenze.

Jeremy Bentham – gli oggetti a cui si applica la pubblicità

Devono diventare oggetto di pubblicità:

− la sostanza di ciascuna proposta di legge

− la sostanza dei discorsi in favore o contrari a ciascuna proposta

− l'ambito generale di legge in cui la proposta si inserisce

− il numero dei voti ottenuti

− il nome dei votanti

− i documenti che sono serviti alla formulazione di ogni proposta

Con le indicazioni di Bentham l'intero processo decisionale appare proposto all'attenzione del

pubblico esterno: così appaiono svelate le proposte dei favorevoli e le obiezioni dei contrari e

l'insieme dei documenti e dei dati che sono stati alla base della decisione.

Bentham sviluppa una riflessione sulle implicazioni del collegamento cittadini-istituzioni; è

consapevole che si tratta di una scommessa complicata che ha da una parte aspetti positivi e

dall'altra un lato oscuro che rende la pubblicità anche pericolosa.

Le idee non necessariamente nascono dalle istituzioni ma possono sorgere da qualunque punto della

società. Inoltre la comunicazione pubblica non è fatta solo di discorsi e di parole, in realtà dentro

alle attività ci sono anche, e soprattutto, le scelte concrete e i comportamenti effettivi che le

istituzioni compiono; è inevitabile dunque una discrepanza tra parole e comportamenti.

In questa logica della pubblicità, che è la base della democrazia e permette una gestione più

condivisa delle scelte collettive, inevitabilmente ci sono dei contrasti dal punto di vista degli

obiettivi: qualunque argomento si accompagna all'utilizzo di concetti che hanno per forza dei lati

ambigui. Per Bentham dunque la pubblicità delle assemblee legislative e l'opinione pubblica

costituiscono elementi fondanti del nuovo modello di società che si sta costruendo.

Lezione 10 – Seconda parte

L'editto sulla stampa (Italia, 1848)

E' previsto il principio della libertà di espressione del pensiero per ogni cittadino maggiorenne che

goda dei diritti civili; Si stabilisce la necessità di correggere gli eccessi;

Si elencano a questo riguardo i reati passibili di sanzioni:

− non si deve offendere la religione di stato e la morale pubblica;

− non si deve attentare all'ordine pubblico;

− non si devono turbare i rapporti con i governi amici;

− nulla deve essere diretto a infamare le persone.

Nel 1848 viene quindi finalmente promulgato lo Statuto Albertino e l'Editto sulla stampa le cui

norme resteranno in vigore anche dopo l'Unità d'Italia. Così mentre si riconosce, sulla base dei

principi del liberalismo, che la libera concorrenza delle idee è di stimolo per l'armonico e ordinato

progresso della vita pubblica e per la ricerca delle soluzioni migliori per i problemi della comunità,

si dettano anche però alcune norme di potenziale carattere restrittivo.

Nascono tutta una serie di leggi che certificano e sanciscono l'importanza della libertà di

espressione e quindi anche di stampa; tutte queste norme prevedono però anche delle discussioni

sulla difficoltà di applicare non solo l'espressione della libertà ma anche cosa è previsto come reato

(sanzioni che possono in qualche misura ridurre la nostra libertà di espressione).

Fin dalla sua nascita quello italiano è stato un giornalismo fortemente coinvolto con le vicende

politiche del paese, un giornalismo di derivazione letteraria, ma anche politica. É l'opinione

pubblica che ora chiede di essere informata su temi di interesse generale. Ed è da da questa sempre

più pressante richiesta derivano i contrasti tra un organo, il Parlamento, che pur nascendo come

espressione della volontà dei cittadini tende nello stesso tempo a preservare una dimensione di

separazione dalla vita di ogni giorno, ad un sistema della comunicazione di massa.

Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America (1787)

Il Congresso non promulgherà leggi che favoriscano qualsiasi religione, o che ne proibiscano la

libera professione, o che limitano la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di

riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per riparazione di torti.

I processi di cui ci stiamo occupando non sono mai conclusi, anzi cambiano in base alle varie

circostanze.

La censura (Caroli, 2003)

La parola censura indica una forma di controllo che può dipendere da ragioni amministrativi e/o

morali. Può essere attuata dalle istituzioni (per strategie di potere o per “eccesso di zelo”). Può

anche dipendere dall'interiorizzazione non consapevole di presunti codici morali e regole non

scritte, da parte di coloro ai quali le regole sono rivolte.

La censura presenta delle dinamiche complicate e non è qualcosa che si verifica solo nei regimi

totalitari (è proprio in questi regimi che si usano strategie di persuasione: il fascismo per esempio

mise a disposizione nel nostro paese delle Istituzioni che avevano l'obiettivo di convincere la

popolazione; il fascismo usò strumenti comunicativi per far sentire alla popolazione il senso di

appartenenza).

Con il termine “ecco di zelo” intendiamo il trovarsi ad applicare in un modo restrittivo delle

indicazioni di massima (es: morale comune).

Per quanto riguarda le ragioni amministrative in riferimento alla censura possiamo utilizzare come

esempio la legge Mammì (1990): legge che bandisce dalla televisione i film destinati solo ad un

pubblico maggiorenne: non possono essere trasmessi film che sono vietati ai minori di diciott'anni

salvo in una fascia oraria particolare che è quella che va dalle 23.00 alle 7.00 del mattino. La

televisione si finanzia attraverso non solo il canone ma anche grazie alla pubblicità e per aumentare

la possibilità che il film venga venduto si cerca di alleggerirlo delle scene che potrebbero incappare

in giudizi negativi da parte della amministrazione: è una sorta di auto-censura (interviene una sorta

di censura economica per evitare che il film venga trasmesso solo in una certa fascia oraria o non

venga proprio trasmesso). La censura ha prodotto il materiale per moltissime riflessioni che ci

dicono molto sulla libertà di espressione e sul suo controllo come oggetto di negoziazione.

La relazione della commissione parlamentare antimafia sulla condizione dei giornalisti in

Italia (febbraio 2016)

La condizione dei giornalisti italiani minacciati dalle mafie e da altri poteri è molto grave,

condiziona la libertà di stampa e richiede perciò interventi urgenti, anche sul piano legislativo, come

propone la relazione approvata il 5 agosto 2015 dalla commissione parlamentare antimafia, a

conclusione di un'indagine sul fenomeno, condotta nell'arco di dodici mesi. Lo hanno detto tutti i

parlamentari intervenuti lunedì 29 febbraio 2016, nell'Aula della Camera, nella discussione generale

sul circostanziato documento dell'Antimafia.

Dal 2006 sono 2750 i cronisti italiani intimiditi, con un picco negativo negli ultimi 10 mesi del

2014.

Ciò che spinge le mafie a condizionare l'informazione è l'esigenza di sopravvivere delle mafie

stesse, oltre che la mancanza di leggi a riguardo.

La libertà di espressione non è un processo lineare e graduale che inizia alle origini della

comunicazione pubblica e che prosegue senza intoppi fino ai giorni nostri; è un ambito

fondamentale le cui caratteristiche rimangono ambigue oggi come lo erano in passato.

Libertà di stampa in Italia (2015)

Peggiora lo stato della libertà di stampa nel nostro paese; nella speciale classifica redatta da

Reporter senza frontiere l'Italia precipita di 24 posizioni, dal 49esimo posto al 73esimo. Pesano in

questi ultimi 12 mesi “l'esplosione di manacce, in particolare della mafia e procedimenti per

diffamazione ingiustificati”.

In Italia nei primi dieci mesi del 2014 si sono verificati 43 casi di aggressione fisica e sette casi di

incendio doloso a case o auto di giornalisti. I processi per diffamazione “ingiustificati”, secondo

dati Rsf raccolti dall'associazione “Ossigeno per l'informazione” che da anni registra notizie sui

giornali minacciati in Italia, sono aumentati da 84 nel 2013 a 128 nei primi dieci mesi del 2014.

stupisce che in graduatoria il nostro paese sia superato anche da Paesi come l'Ungheria del discusso

Premier Orban (65esimo posto) o come Burkina Faso e Niger (46esimo e 47esimo posto). Peggio

dell'Italia in Europa è riuscita a fare solo Andorra caduta in un anno di 27 posizioni a causa delle

difficoltà incontrate dai giornalisti nel raccontare le attività di banche del piccolo Paese fra Francia

Spagna.

Dieudonné, arrestato il comico. In Francia libertà d'espressione ma non troppo

Per il controverso show man, più volte accusato di antisemitismo durante i suoi spettacoli, sono stati

disposti gli arresti domiciliari per apologia di terrorismo, dopo la pubblicazione di un post su

Facebook in cui ha scritto “Je suis Charlie Coulibaly”. (Il Fatto Quotidiano)

Dieudonné è un personaggio che venne accusato più volte di antisemitismo nei suoi spettacoli; lui

in quest'ultima occasione si difende dicendo che voleva mettere in luce l'ipocrisia riguardante il

modo di gestire la libertà di espressione e le ambiguità connesse, usando quella espressione.

C'è da dire che la libertà di espressione riguardo alla quale noi tutti firmeremo a scatola chiusa ha in

realtà delle forti conseguenze che sono non solo positive ma anche negative.

Lezione 11

Libertà di espressione e libertà di stampa: ambiguità dei processi

Noi ci consideriamo un paese democratico e avanzato ma i dati descrivono una realtà distante dalla

percezione diffusa di senso comune: i dati sulla libertà diffusa relativa al ruolo dei giornalisti ad

esempio è qualcosa che allarma molto nel nostro paese, ma non solo.

Siamo purtroppo poco abituati a ragionare al di là delle etichette.

Vorremmo un'Europa che riconosce a tutti la libertà di espressione non mettendo barriere e veti?

La risposta non è così scontata come potrebbe sembrare perché le dinamiche che stanno

attraversando l'Europa oggi mostrano un quadro segmentato. Importante è il ruolo del contesto.

La comunicazione pubblica ha l'obiettivo di richiamare certe questioni. Come abbiamo detto

l'ambito è conflittuale e il conflitto non è una cosa intrinsecamente negativa in quanto a volte

permette di mettere a confronto dei punti di vista differenti che possono portare ad una soluzione.

I sistemi di regole possono essere più o meno interiorizzati: i riti e i momenti di celebrazione sono

nelle intenzioni delle istituzioni dei momenti per mettere a tema qualcosa che si considera rilevante

(es: giornata della memoria → l'obiettivo è quello di trovare delle modalità utili per far sì che alcune

circostanze che hanno prodotto danni morali, fisici economici non vengano riprodotte. Le istituzioni

infatti si trovano nella condizione di trovare delle forme per far aumentare il dibattito su certe

questioni.

Su nessuna questione c'è condivisione ed è difficile decidere subito in che direzione andare e come

muoversi, ma il conflitto in quanto tale produce comunicazione, sentieri, confronti, dibattiti e ci

permette di trovare punti di mediazione.

La libertà nella “Nuova Turchia”: 68000 siti web bloccati, tra cui quello di Charlie Hebdo

Circa 68 mila siti Web sono attualmente bloccati in Turchia, secondo l'ente di monitoraggio

indipendente, “Engelli Web”. Solo nel 2014, in Turchia, la TIB, l'Autorità per le Telecomunicazioni,

ha bloccato 22.645 siti Web senza un ordine del Tribunale, secondo l'ultimo rapporto di una delle

più autorevoli associazioni per i diritti umani, in Turchia, l'IHD.

Tra gli ultimi siti oscurati vi sono quello della rivista satirica francese Charlie Hebdo, quello della

prima associazione sull'ateismo, www.ateizmdernegi.org; il blog di Eksi Sozluk (Dizionario

pungente) e quello di Inci Sozluk (Dizionario Perla), due forum molto popolari, incriminati con

l'accusa di disprezzo per i valori religiosi. Nel formulare la denuncia penale, la TIB ha affermato

che gli insulti contro i valori religiosi possono violare la quiete pubblica.

L'articolo 216 del codice penale turco prevede pene detentive per blasfemia per coloro che siano

accusati di provocare odio e inimicizia nel popolo. Nella Costituzione, all'articolo 24 su “I Diritti

Fondamentali” si afferma: “Ciascun cittadino gode della libertà di espressione, di credo religioso e

di opinione”. Nella realtà invece non vi è alcun diritto per gli atei e gli agnostici, e ve ne sono pochi

per coloro che non appartengono alla maggioranza islamica sunnita.

Il vicepresidente dell'associazione degli atei, appena messa fuori legge da un tribunale di Ankara, ha

dichiarato: “Vi è u doppio standard in Turchia. Quando un ateo insulta un musulmano viene punito.

Ma quando un musulmano insulta un ateo è applaudito”. Benvenuti nella Nuova Turchia!

Stuart Mill – Saggio sulla libertà

È giusto che una maggioranza possa decidere per una minoranza? A quali condizioni è meglio che i

cittadini decidano? Cosa potrebbe esserci al di sopra della nostra libertà individuale? Perché la

libertà è un concetto ambiguo? Perché la libertà non è sempre positiva? Qual'è la posta in gioco

delle relazioni tra i cittadini e le istituzioni?

Mill scrive a metà de l'800.

Dice che la libertà di stampa è data ormai per acquisita e per questo possiamo immaginare che non

sia più necessario insistere sul fatto che i governi esecutivi debbano decidere quali argomentazioni

devono essere espresse e quali no. Nella storia ci sono stati tanti processi contro la stampa.

Gli obiettivi che vengono posti sono stati e sono tutt'ora oggetto continuo di tensioni,

complicazioni, resistenze, difficoltà e nulla di tutto questo deve essere dato per scontato.

Questo saggio mette in discussione e riflette proprio sulla relazione che si instaura tra individuo e

contesto in cui vive, oltre che fra l'individuo e la molteplicità degli individui presenti in quello

stesso contesto.

Lui non è interessato a convincerci che il suo punto di vista sia quello giusto ma è interessato a

sviluppare un confronto diretto tra i diversi punti di vista.

Tutti i cittadini dovrebbero essere liberi di scegliere e decidere: questo è il suo assunto di partenza.

Inoltre la libertà non è sempre un concetto positivo in quanto è difficile stabilire i confini: la libertà

comporta anche sempre una assunzione di responsabilità. Il fatto di avere molte possibilità equivale

quasi a non averne alcuna perché produce una forte ansia individuale: finalmente sono libero, ma

come la gestisco questa mia libertà? Importante evidenziare le contraddizioni.

Le sue domande sono molte attuali, alcuni passaggi descrivono la nostra condizione attuale e

sollecitano altre domande su quello che siamo diventati noi oggi. La comunicazione pubblica più

che una tecnica quindi può essere definita come la possibilità di mettere a disposizione di tutti delle

riflessioni su cui magari ancora oggi non siamo in grado di rispondere in maniera adeguata.

A secondo della relazione che le istituzioni hanno con i cittadini ne consegue un certo modo di

configurare la libertà. Per esempio in uno stato liberale tutti devono essere lasciati liberi di

comportarsi secondo le loro preferenze e come meglio credono sia giusto per loro; all'estremo

opposto invece ad esempio troviamo lo stato etico che decide ogni cosa per i cittadini e al posto

loro, imponendo regole talvolta molto restrittive (lo stato etico si fa carico anche delle decisioni

sulla vita e la morte dei cittadini: stabilisce quali sono i limiti della nostra libertà).

I processi di comunicazione pubblica si modificano a seconda delle caratteristiche dei diversi attori

e per questo dobbiamo fare attenzione non solo agli scambi comunicativi ma anche alla natura dei

soggetti che producono la comunicazione.

Mill si occupa di un tipo speciale di libertà: libertà civile o sociale

La libertà civile o sociale riguarda una domanda su cosa la società può pretendere dall'individuo e

su quale è la natura dei limiti che la società può esercitare sull'individuo.

Le istituzioni possono decidere per noi? Possono farlo sempre o solo in certe circostanze?

C'è una questione di equilibro molto difficile da raggiungere: storicamente per far raggiungere la

libertà del popolo si è dovuto limitare il potere del sovrano assoluto, con conseguente aumento del

potere dei cittadini. Prima infatti la comunicazione era solo dall'alto verso il basso poi

progressivamente queste posizioni si sono ridimensionate.

Come si fa a garantire che questi governanti (sovrano, parlamento e più in generale istituzioni) non

abusino del potere?

Il fatto che le cariche dello stato e i governi siano elettivi determina una possibilità di rinnovamento

della classe politica, anche se con grande difficoltà e resistenza.

La verità può essere raggiunta soltanto attraverso il più ampio scambio di opinioni

Qualsiasi limitazione posta a tale scambio comporta una minaccia e un intralcio sulla strada della

verità. Non è però facile stabilire i confini di una discussione leale.

Mill articola il suo pensiero attorno a due principali opzioni delle quali analizza pregi e difetti. Il

suo punto di partenza è: il silenzio imposto alla singola opinione danneggia l'intera umanità.

Muovendo da questa affermazione egli costruisce la sua alternativa: un'opinione può essere giusta

o erronea; in entrambi i casi costringerla al silenzio significa togliere all'uomo un'occasione di

emancipazione. Sono diversi i punti attorno ai quali articoli il suo ragionamento:

− una opinione alla quale non è concesso di essere espressa può essere vera; il danno che ne

deriva all'umanità è evidentemente enorme.

− quando anch'essa fosse erronea può tuttavia contenere alcuni elementi di verità e, in ogni

caso, anche l'opposta opinione vera può giovarsi del confronto con quella erronea in quanto

solo dal confronto delle idee potrà emergere la verità;

− solo se esiste libertà di circolazione delle idee ci sarà la possibilità che la verità non venga

percepita come pregiudizio bensì come argomento razionale dotato di propria legittimità;

− la verità rischia di perdere il suo effetto vitale sulla condotta umana se manca la libertà

d'opinione e di discussione.

Tirannia della maggioranza

Con questo saggio Mill, sembra definire una volta per tutte, dopo anni di tentativi e di discussioni, i

principi guida del liberalismo, almeno nei riguardi della libertà di pensiero. L'opera di questo autore

non è solo un inno al libero scambio delle idee e ai grandi risultati che esso consente di raggiungere,

ma anche un rifiuto di qualsiasi normativa che tenti di regolamentare tale scambio. Mill, uno dei

pensatori cardine del liberalismo, più di ogni altro esalta la dimensione dell'individualismo: il

perenne conflitto delle opinioni che egli sembra enfatizzare in continuazione comporta infatti un

processo di frammentazione dei punti di vista che rifiuta la tirannia di un pensiero maggioritario.

Ciò che conta è che ognuno possa esprimere il proprio pensiero e non essere sottoposto alla volontà

egemone dei più. La libertà dei singolo può essere limitata solo quando essa rischia di apportare

danno agli altri. Il timore della tirannia della maggioranza diventa la causa che esalta la potenzialità

dei punti di vista e la necessità di un loro continuo confronto e dibattito.

Mill pone quindi una questione che diventerà centrale nei decenni e nei secoli successivi e che ha a

che fare con la tirannia della maggioranza, ovvero l'idea appunto che la popolazione tenda

progressivamente ad assestarsi ed a omologarsi su una serie di dimensioni che sono comuni. Mill

ritiene invece che uno dei principali vantaggi per la società sia quello di coltivare le differenze tra i

cittadini all'interno della stessa popolazione.

Tirannia della maggioranza: diventiamo tutti un po' più uguali, si verifica una omologazione.

In situazioni complicate dove è difficile comprendere quale è la strada più corretta, bisogna

confrontare tra loro le varie diverse posizioni. Per evitare lo schiacciamento sulle opinioni della

maggioranza bisogna immaginare che le persone siano consapevoli di ciò che li accade attorno.

Riflessione non solo sulla sua epoca (1800) ma anche su questioni che hanno a che fare con la

nostra quotidianità. La consapevolezza è uno degli aspetti più importanti per la capacità di

interagire con le istituzioni.

L'ottimismo di Mill circa la natura umana lo porta a concludere così il suo lavoro: “si deve rendere

onore ad ogni persona,qualunque sia l'idea da essa abbracciata, che sa riconoscere ed apprezzare

con lealtà ed onestà i propri avversari e le opinioni da questi professate, e che nulla esagera di

quanto può loro recar danno e nulla nasconde di quanto può loro giovare”.

La conclusione del saggio di Mill si colloca nello spirito del cosiddetto “ottimismo della ragione”

che caratterizza il pensiero illuminista ponendosi come superamento definitivo dei secoli

dell'oscurantismo e del potere assoluto.

Libertà come dimensione relazionale

Mill ci dice che la libertà è una dimensione relazionale socialmente costruita, è dunque una vera e

propria conquista: è frutto di connessioni, comunicazioni, relazioni tra tutti gli attori che

compongono la scena.

Negare che una opinione contraria alla nostra possa essere vera significa attribuirsi una sorta di

infallibilità. Molte della nostre convinzioni dipendono dal fatto che siamo stati socializzati a pensare

a certe cose in un certo modo; molte delle nostre convinzioni nascono dal caso. Infatti trovare

esteticamente belle alcune cose a scapito di altre non è mai l'effetto di un criterio oggettivo ma anzi

è collegato alle nostre esperienze quotidiane.

C'è quindi qualcuno che ci impone di pensarla in un modo piuttosto che in un altro.

Esempio storia di Semmelweis: riflette sul fatto che le donne muoiono sì di parto ma con

percentuali diversissime da paese a paese. Nella Vienna della metà de l'800 documenta questa

scoperta facendo delle sperimentazione. Arriva a produrre anche un discorso pubblico a riguardo

ma la massima istituzione medica del suo tempo non accettò i risultati del suo studio: per decenni le

donne continuarono a morire di parto.

Lezione 12

John Stuart Mill (1806-1873)

La necessità della libertà di opinione e di espressione, ai fini del benessere mentale dell'umanità,

dipende dalle seguenti ragioni:

− Ogni opinioni costretta al silenzio può, per quanto possiamo sapere con certezza, essere

vera. Negarlo significa presumere di essere infallibili;

− Anche se l'opinione repressa è un errore, essa può contenere, e spesso contiene, una parte di

verità. Solo mediante il confronto tra opinioni contrapposte il resto della verità ha una

probabilità d emergere;

− Anche se l'opinione accettata costituisse l'intera verità, se non si permette che sia

vigorosamente e accanitamente contestata, la maggior parte dei suoi seguaci la accetterà

come se fosse un pregiudizio, con scarsa comprensione e percezione dei suoi fondamenti

razionali. Il significato stesso della dottrina rischierà di affievolirsi e svanire e perderà il suo

effetto vitale sul carattere e sul comportamento degli uomini; noi dobbiamo essere in grado

di argomentare e difendere le nostre posizioni e le ragioni che ci portano a sostenere una

idea a discapito di un'altra.

− “Facoltà umane quali la percezione, il giudizio, il discernimento, l'attività mentale e persino

la preferenza morale, si esercitano soltanto nelle scelte. Chi fa qualcosa perché è l'usanza

non opera una scelta, né impara a discernere o a desiderare ciò che è meglio. I poteri mentali

e morali, con quelli muscolari, si sviluppano soltanto con l'uso” (67); importante riflettere

sugli effetti che le nostre scelte determinano. Mill sottolinea l'importanza del nostro ruolo e

delle nostre competenze.

Confronto/Scambio/messa in tensione di differenze/raccordo tra posizioni

=

comunicazione pubblica

L'esperimento di Asch (1955)

L'ipotesi di Asch è che l'appartenenza a un gruppo porta a modificare il proprio comportamento e i

propri giudizi per confrontarsi alle aspettative del gruppo.

Gli interrogativi da cui muove nel suo esperimento del confronto delle linee sono:

Quale grado di autonomia conservano le persone quando sono messe di fronte a una pluralità di

individui che esprimono unanimemente valutazioni diverse dalla sua?

Quali condizioni limitano gli effetti che la pressione nel gruppo esercita sull'individuo?

Quale dei segmenti numerati corrisponde il primo? A quale dei segmenti è uguale?

Il protocollo sperimentale prevedeva che 8 soggetti, di cui 7 complici dello sperimentatore

all'insaputa dell'ottavo, si incontrassero in un laboratorio, per quello che veniva presentato come un

normale esercizio di discriminazione visiva. Lo sperimentatore presentava loro delle schede con tre

linee di diversa lunghezza; su un'altra scheda aveva disegnato un'altra linea, di lunghezza uguale ad

una delle tre linee della prima scheda. Chiedeva a quel punto ai soggetti, iniziando dai complici,

quale fosse la linea corrispondente nelle due schede. Dopo un paio di ripetizioni “normali”, alla

terza serie di domande i complici iniziavano a rispondere in maniera concorde e palesemente errata;

il vero soggetto sperimentale, che doveva rispondere per ultimo o penultimo, in un'ampia serie di

casi iniziava regolarmente a rispondere anche lui in maniera scorretta, conformemente alla risposta

sbagliata data dalla maggioranza di persone che aveva risposto prima. Il 75% dei soggetti si adeguò

alla risposta errata del gruppo almeno una volta su 12 amministrazioni. In termini assoluti i soggetti

sperimentali diedero risposte palesemente errate in un terzo dei casi (32%), mentre senza il

condizionamento del gruppo le risposte esatte salivano al 98%. Con l'introduzione di un altro

soggetto sperimentale, la percentuale delle risposte errate calò al 10%. In un'altra variante fu

introdotto un complice che rispondeva sempre correttamente, in questo caso la percentuale di

risposte errate fu solo 5,5%. L'ipotesi del conformarsi del singolo ad una maggioranza unanime

risultava quindi verificata.

Perché tutto questo?

→ bisogno di sentirci parte e accolti dalla maggioranza, anche se questo crea complicazioni

all'interno della società (pensiamo alla seconda guerra mondiale e agli orrori che stavano

accadendo: in quel caso era molto difficile individualmente sottrarsi e prendere posizione → timore

di distinguersi). Sicuramente il fatto che pensiamo tutti alla stessa cosa non è un bene.

Il problema è capire come la società può tutelarsi da una eccessiva omologazione delle

caratteristiche degli individui che la compongono.

Il confronto è l'unica strada e bisogna bilanciare gli equilibri tra i vari attori presenti sulla scena per

far sì che si stabiliscano delle relazioni tra loro. I processi comunicativi non sono delle tecniche ma

sono dei reagenti e attraverso la discussione noi riusciamo a far emergere se una opinione contiene

qualche elemento di verità e qualcosa che serve al benessere collettivo. La forza delle idee viene

accentuata nel momento in cui c'è qualcuno che vuole contrastarle. Mill continua a essere convinto

dell'importanza dell'errore e ci costringe a riflettere sulla rilevanza del processo e sulla strada che

percorriamo. All'errore diamo nella maggior parte dei casi una connotazione negativa, e sbagliamo.

La discussione

Il metodo della discussione si basa sulla dialettica socratica: si tratta di discussioni negative, nelle

quali il maestro cerca di smontare le opinioni dell'allievo per fare in modo che questo: “resosi conto

della sua ignoranza, si incamminasse verso una convinzione solida, fondata sulla chiara

comprensione del significato delle dottrine e dell'evidenza a loro favore”.

Lo scopo era “far sì che l'allievo comprendesse la propria opinione e (per necessaria correlazione)

l'opposta, e fosse in grado di affermare i fondamenti dell'una e confutare quelli dell'altra”.

Maieutica (dal greco arte della levatrice): si tratta di una tecnica per cui attraverso il dialogo, le

convinzioni e le idee vengono portate alla luce e mostrate agli interlocutori in ragione dei passaggi

logici propri del discorso. Le idee ci sono ma sono in forma embrionale (metafora con il blocco di

pietra prima che lo sculture faccia la cesellatura). È la critica che consente all'individuo di scegliere.

Il contenuto del confronto deve, come la lava, produrre dei percorsi, dei cammini, dei sentieri molto

eterogenei e la comunicazione deve rappresentare una fonte di apprendimento; nella relazione con

l'altro e con noi stessi impariamo e capiamo meglio che cosa vogliamo, riuscendo a precisare

meglio i nostri obiettivi. Mill ha un'idea molto positiva dell'individuo e delle sue potenzialità.

Lui è molto più a favore dell'individuo che alle pressioni che la società può esercitare.

− incontrollabile fiducia nell'ottimismo della ragione;

− la possibilità di sostenere anche opinioni false deve essere preservata in quanto l'opinione

falsa può comunque contenere alcuni elementi di verità e la verità può in ogni caso giovarsi

del confronto con l'opinione erronea;

− la verità rischia di perdere il suo effetto vitale sulla condotta umana se manca la libertà

d'opinione e discussione;

− l'intervengo che limita la libertà del singolo si giustifica solo se questa può recare danni ad

altri, mentre ciascuno è libero se lo desidera e lo ritiene giusto di arrecare danno a se stesso.

Apprendimenti del saggio On Liberty

− concezione della natura umana come potenzialmente creativa, attiva;

− obiettivo: migliorare le condizioni di vita dei singoli e il benessere della collettività; Mill ci

fornisce un metodo, un obiettivo e delle indicazione su come perseguire questo obiettivo;

− metodo: attività e riflessione critica su basi razionali, dialogo e confronto per individuare i

fondamenti delle opinioni, applicazione della dialettica socratica (critica per forzare gli

interlocutori a riconoscere e ad esplicitare i fondamenti delle loro opinioni e a rimetterli

costantemente in discussione);

Quando Mill scrive è un periodo di grandi rivoluzioni e trasformazioni per cui sollecita a svolgere

un lavoro che lascia spazio all'approfondimento che dovrebbe andare a vantaggio della collettività

favorendo la crescita dell'individuo. Mill ha una concezione negativa delle trasformazioni che

l'opinione pubblica ha subito ed elogia l'eccentricità (individui che sperimentano le diverse

possibilità con l'obiettivo di raggiungere le condizioni più utili per l'individuo stesso).

Lezione 13

Elementi che sono attuali e quelli che non lo sono nelle argomentazioni di Mill:

Alcuni spunti per riflettere sull'attualità delle riflessioni di Mill;

− Rischi di possibili ingerenze della maggioranza nei confronti della minoranze ; (es: scontro

Turchi-Armeni/il PD con la minoranza: dinamiche interne ai partiti/pluralismo religioso:

rapporto stato-chiesa e quindi discussione crocifisso nelle aule, possibilità di aprire le

moschee). La minoranza potrebbe avere importanti ruoli e metterci a disposizioni altri modi

di pensare nelle relazioni interne. Mill dice che si deve praticare la comunicazione ed

affrontare le questioni da un punto di vista razionale con l'ausilio dei dati empirici.

− Rischi che dipendono dal mancato controllo sull'operato delle istituzioni da parte della

pubblica opinione o di specifiche autorità; (es: dilagare della corruzione. L'Italia è uno dei

paesi più corrotti d'Europa, primo soltanto dopo la Bulgaria). Il mancato controllo su quello

che succede sulla scena pubblica da parte delle istituzioni è molto importante.

− Rischi di ingerenze dello stato nei confronti delle scelte dei singoli cittadini ; si ha a che fare

con uno Stato debordante nei confronti dei cittadini che vengono schiacciati dalla sua

prevaricazione; (es: ambiti → la tassazione sui liberi professionisti, partite IVA). Mill non ci

dà delle soluzioni, ci dice che su queste questioni che sono rilevanti per tutti oltre che per il

paese, è necessario che si sviluppi il confronto e che i cittadini siano coinvolti in modo

competente. Lo stato non deve entrare nell'esistenza dei singoli salvo nel momento in cui i

comportamenti dei singoli possano diventare lesivi nei confronti degli altri individui. Altra

cosa che è oggetto di discussione adesso sono le scelte di fine vita: oggi è vietato per il

cittadino decidere per la sua conclusione di vita. Un medico può quindi non tenere conto di

quello che noi cittadini abbiamo scelto per la nostra vita. Tutto questo è dovuto alla

mancanza di una discussione consapevole su questi temi: si arriva troppo presto e troppo

superficialmente a prendere decisioni. Tutto deve diventare spunto di riflessione.

− Rischi sul mancato accordo a proposito di cosa deve essere pubblico e cosa privato .

Alexis de Tocqueville (1805-1859)

Opera: La democrazia in America (testo classico francese che riflette sui punti di forza e sulle

debolezza degli Stati Uniti d'America nel 1830). Primo volume 1835. Secondo volume: 1840.

Tocqueville verifica vantaggi e limiti di molto delle conquiste, la democrazia, la libertà di opinione

e di stampa, per le quali si sta ancora lottando in Europa. È anche un critico acceso per ciò che

concerne la tirannide della maggioranza (segue e conferma molte delle affermazioni di Mill)

considerata da uno dei maggiori rischi e minacce per la democrazia statunitense. I freni alla

possibilità che il governo della maggioranza si trasforma in una sorta di dittatura sono collegati:

− alla difesa della libertà di stampa “solo rimedio alla maggior parte dei mali prodotti

all'uguaglianza”; si fa riferimento all'assetto legislativo;

− al decentramento amministrativo;

− alla storia del processo democratico negli Stati Uniti;

− alle abitudini e ai costumi degli americani che hanno una lunga tradizione a riunirsi in

associazioni; l'America è il paese che più di tutti riesce a favorire tale comunicazione tra

istituzioni e stato grazie anche alle entità che stanno nel mezzo: le istituzioni cercano di

convincere e influenzare l'opinione pubblica la quale col tempo perde una autonoma

capacità di tematizzazione. La società è tanto più vitale se le persone che ne fanno parte non

sono tutte uguali bensì se hanno esperienze diverse. Se tutti siamo uguali diventiamo

facilmente manipolabile dalle istituzioni.

Una delle manifestazioni più immediate di questa comune partecipazione alla gestione degli affari

generali è la diffusione dell'associazionismo: le varie associazioni rappresentano l'insieme dei

gruppi che raccolgono individui che ad esempio sono accomunati dallo stesso problema o dallo

stesso obiettivo (le associazioni consentono quindi agli individui di esprimere con maggiore forza le

loro posizioni). Le associazioni che Tocqueville osserva si distinguono in due principali tipologie:

quelle che è possibile definire civili, miranti ad obiettivi specifici e delimitati, ma sempre di

interesse generale, e le associazioni politiche che si propongono scopi ancora più generali e che

richiedono la partecipazione di un più vasto numero di persone, prefiggendosi il governo dell'intera

comunità e non solo di una parte di essa. Tra associazionismo civile e associazionismo politico

esiste un rapporto diretto e bidirezionale e la diffusione di questi due associazionismi costituisce

così una delle principali strutture portanti della democrazia statunitense.

La libertà di stampa è direttamente collegata alla diffusione dell'associazionismo e alla

partecipazione della gestione degli affari della comunità. Gli Stati Uniti sono il paese dove esiste il

maggior numero di giornali e il maggior numero di associazioni. La partecipazione alle associazioni

implica comunicazione, dialogo, scambio di idee tra i membri della stessa associazione e tra le

diverse associazioni che agiscono all'interno della comunità: il giornale è il miglior strumento per

sviluppare questo dialogo e per discutere degli affari dell'intera comunità.

Ulteriore elemento che lui osserva nella democrazia statunitense è l'atteggiamento dei funzionari

pubblici dei quali ammira non soltanto la dedizione al lavoro, ma soprattutto la capacità di non porsi

al di sopra dell'ordinario cittadino: essi sono come tutti gli altri appartenenti alla comunità, aperti e

disponibili alle richieste che provengono dall'esterno. Diverso il comportamento dei funzionari

pubblici europei soprattutto interessati a mettere in luce la superiorità del loro ruolo, i benefici e gli

attributi che ne derivano.

Jurgen Habermas: la teoria dell'opinione pubblica

Scrive negli anni '60 del secolo scorso e cerca di rileggere come è cambiato il passato.

Testo: Storia e critica dell'opinione pubblica (1962).

Le diverse fasi dell'evoluzione dell'opinione pubblica (Habermas, 1962)

- l'opinione pubblica borghese o critica: inizio '700

- l'opinione pubblica ricettiva: metà '800

- l'opinione quasi pubblica: fine '800 e inizio '900

Due aspetti sono particolarmente importanti nel discorso di Habermas:

- la compenetrazione di sfera pubblica e ambito privato

- il passaggio del pubblico culturalmente critico al pubblico consumatore di cultura

− Prima fase: Momento particolarmente effervescente dove l'opinione pubblica svolge un

ruolo attivo/creativo e cerca di far sentire la sua voce proponendo idee. Questo è un

momento storico particolare (rivoluzione industriale) e l'opinione pubblica rappresenta

l'espressione di un nuovo “pezzo” di società che svolge una funzione rivoluzionaria, la

borghesia. Soprattutto i commercianti e gli imprenditori svolgono un ruolo e possiedono

risorse che progressivamente consentono alle società dell'epoca di aumentare la loro

ricchezza, che non è più solo in mano alle classi dei nobili ma appartiene anche al corpo

sociale intermedio. I borghesi non vogliono più rispettare le regole imposte da alti stati

sociali ed esigono che anche il loro parare venga ascoltato e preso in considerazione. La

borghesia è una classe rivoluzionaria che cambia completamente gli assetti e gli equilibri dei

soggetti in campo, modificando dunque anche le relazioni comunicative. I borghesi riuniti in

pubblico assumono una posizione di radicale alternativa agli interessi, alla cultura, al

sistema sociale incentrato sulla monarchia assoluta, sull'aristocrazia e sul possesso della

terra. Nel momento in cui questi gruppi di privati riuniti in pubblico tendono numericamente

ad allargarsi, ad includere un numero molto più ampio di soggetti, e a diversificare i propri

strumenti di dialogo al di là del rapporto interpersonale che aveva favorito lo sviluppo ed il

mantenimento dell'argomentazione razionale, finisce, secondo Habermas, l'opinione

pubblica critica.

− Seconda fase: Opinione pubblica ricettiva perché recepisce idee ed opinioni che derivano

dall'esterno (eterodiretta). Questa fase coincide con Mill e Tocqueville. La borghesia si è

ampliata, la popolazione comincia a star meglio grazie a tutta una serie di benefici e si

sviluppa una piccola imprenditorialità all'interno della società (prima i borghesi erano pochi

e colti poi diventano sempre più). L'elemento positivo è che la ricchezza si diffonde

maggiormente mentre l'elemento negativo è che essendo la popolazione più diluita è difficile

immaginare un flusso molto coeso. Da insieme di privati riuniti in pubblico che dialogano e

si confrontano razionalmente fornendo un proprio attivo contributo di idee e di riflessioni, la

sfera pubblica conseguente al consolidamento degli ideali di vita borghesi assume

progressivamente le sembianze di un aggregato meramente ricettivo; non elabora più in

proprio idee e proposte, si limita a recepire passivamente quanto prodotto e veicolato dai

circuiti della comunicazione di massa. In questa fase lo stato inizia a gestire e regolamentare

servizi diretti alla comunità. Habermas definirà questo processo “la statalizzazione della

società”, che priva i cittadini di alcune funzioni e compiti che essi avevano svolto agli albori

della società borghese.

− Terza fase: Nasce quella che Habermas definisce la sfera quasi pubblica in cui si perde il

contributo delle coscienze individuali a favore della circolazione di opinioni quasi pubbliche

che rischiano però di escludere dal dibattito su argomenti di interesse generale una gran

parte dei cittadini. Opinione quasi pubblica perché la crescita del ruolo dello stato, che come

abbiamo detto avviene già nella fase precedente, è favorita della nascita dei sistemi di

welfare state. Lo stato svolge più funzioni e i singoli cittadini sono sostituiti da gruppi

organizzati, le associazioni, che li rappresentano. Si verifica quello che lui definisce

processo di rifeudalizzazione in quanto la sfera pubblica si riduce ad una mera istanza

rappresentativa.

Per quanto riguarda il passaggio dal pubblico culturalmente critico al pubblico consumatore di

cultura possiamo dire che l'informazione e la circolazione delle idee non ha più un valore intrinseco

ma tende ad essere equiparata a tutti i beni di consumo: la cultura come merce che si vende insieme

alle altre cose che hanno caratteristiche tangibili. L'obiettivo è quello di recuperare potere: le

istituzioni, se ci conoscono, hanno una maggiore possibilità di influenzare le nostre preferenze. È

come se stessimo descrivendo una bilancia che è costantemente in movimento ed è impossibile

raggiungere l'equilibrio, anche se si tende a rafforzare la posizione delle istituzioni che si

interrogano sulla possibilità di indagare sulle nostre caratteristiche. La comunicazione diventa uno

strumento per rafforzare questa etero-direzione.

Due modelli relativi ai processi di formazione dell'opinione pubblica

1. il modello a cascata secondo il quale è possibile distinguere cinque livelli o serbatoi della

cascata:

− élites economiche e sociali

− élites politiche e di governo

− comunicazioni di massa

− leaders di opinione a livello locale

− l'insieme della popolazione

2. il modello del ribollimento o del bubble-up: dal basso verso l'alto

Il modello a cascata: idee che partono dai vertici della società e raggiungono strati sempre più bassi.

È un processo di etero-direzione dove i media svolgono un importante ruolo perché rappresentano

una dimensione istituzionale che sviluppa nel tempo una forte capacità di influenzare le persone

proponendo contenuti che arrivano dall'esterno.

Habermas definisce una struttura a parabola il cui esito finale è fortemente negativo: l'opinione

pubblica diventa un insieme dai confini molto sfumati e diversificati e sostanzialmente eterodiretta

(si limita a recepire priorità e valori che vengono dall'esterno).

Le condizioni in cui si può realizzare il libero confronto delle idee così tanto idealizzato da

Habermas hanno vita breve: trasformazioni strutturali della società intervengono infatti sulle forme

e le modalità di aggregazione tra gli individui, istituiscono nuovi canali di comunicazione che

progressivamente si sostituiscono ai gruppi ristretti della sfera pubblica borghese in quanto

strumenti di socializzazione e di discussione pubblica. Habermas quindi assume un atteggiamento

estremamente negativo nei confronti delle trasformazioni recenti della sfera pubblica borghese.

Il pensiero di Habermas può essere definito elitario; questa sua posizione è perfettamente

congruente con la più generale linea di pensiero sviluppata da quei ricercatori che si formano o

collaborano con la Scuola di Francoforte (Adorno, Horkheimer, Marcuse). Lui fa parte di questa

scuola ed è un marxista. Luhmann accuserà Habermas di essere elitario perché la discussione

razionale alla quale gli pensa è possibile soltanto nell'ambito di pubblici ristretti mentre il loro

allargamento produce il degrado dell'opinione pubblica.

Nella sua opera ritorna anche il noto pessimismo della scuola di Francoforte di fronte alla

pervasività dei mezzi della comunicazione di massa e al loro potere di influenza e di demolizione

della coscienza critica: è infatti indubbio che la capacità di discussione critica esca penalizzata dalla

semplificazione operata dalla comunicazione di massa.

Lezione 14

Lippman

Opera: “L'opinione pubblica” (1922)

Quando scrive il sistema delle comunicazioni di massa non è ancora particolarmente diffuso (epoca

storica che precede di qualche anno l'avvento dei totalitarismi in Europa).

In questi anni vi è un rapporto sbilanciato tra le istituzioni e i cittadini; tutto è favorito dal

consolidarsi di nuove tecniche scientifiche che si trovano nella condizione di indagare le

caratteristiche della società e che permettono di tenere sotto controllo la realtà. È possibile indagare,

osservare e studiare le opinioni, i bisogni e le differenze della popolazione.

Questi sono strumenti che all'inizio sembrano quasi magici in quanto c'è l'idea che attraverso la

misurazione del mondo sia possibile conoscerne le caratteristiche e prevedere anche i vari

andamenti a distanza di tempo. Queste tecniche all'inizio sembra che possano risolvere tutti i

problemi, ma col passare del tempo ci si accorge che le cose sono più complicate di quanto

sembrano in realtà. Il suo testo infine ci offre anche una lucida critica del sistema politico

democratico che ambisce a governare società sempre più complesse.

Es: Il caso del Literary Digest

Il Literary Digest era una rivista americana a larga diffusione che si occupava di temi politici,

economici e culturali di interesse generale. Dal 1985 la rivista aveva cominciato a compilare una

lista di nomi di potenziali abbonati e nel 1920, decise di utilizzare queste schede per sondare gli

umori politici della popolazione.

Si trovano quindi ad aver a disposizione una gigantesca catalogazione di persone a cui decidono di

sottoporre delle domande. Le nuove tecniche consentono di indagare quali sono le preferenze e le

idee degli abbonati. I redattori della rivista pensano dunque di avere a disposizione un bacino di

persone interessate per sperimentare queste tecniche di misurazione.

Viene condotto un sondaggio per le elezioni dell'epoca: si parla di 18 milioni di schede. I

partecipanti dovevano scrivere il nome che avevano scelto e inviare la scheda con il voto alla

redazione: la rivista conteggiava le diverse preferenze e pubblicava i risultati nelle edizioni

successive. L'esito finale del sondaggio venne pubblicato prima che le elezioni venissero realizzate

e in svariate elezioni i sondaggi condotti diedero risultati molto vicini a quelli che saranno i veri

risultati elettorali. Questi risultati proseguirono in modo estremamente puntale (ogni 4 anni in

occasione delle tornate elettorali e per una serie di ragioni si produce una legittimazione dell'utilizzo

di questi strumenti per misurare le opinioni della popolazione): nel 1928 il sondaggio dava in testa il

candidato repubblicano che poi veramente vincerà; nel 1932 con Roosevelt stessa cosa con scarti

molto piccoli (venne rafforzata l'idea che si può controllare l'opinione pubblica e aumentare il

potere di influenza nella popolazione); nel 1936 però tutto salta per aria. Cosa succede?

Il sondaggio va incontro ad un fisco clamoroso che porta alla chiusura della rivista stessa.

Si fronteggiano un presidente repubblicano e uno democratico e nelle elezioni succede in contrario

di quanto la rivista aveva previsto in quanto Roosevelt viene rinominato presidente, schiacciando il

candidato repubblicano. Roosevelt 61% dei voti elettorali.

Le cause del “fiasco del Literary Digest” nel 1936

− campione distorto nonostante la numerosità : netta prevalenza di ceti medi e ceti medio-alti

tra i lettori della rivista, mentre netta prevalenza dei ceti più bassi nella riconferma del

candidato Roosevelt nelle elezioni presidenziali;

− selection bias: il 10% degli oltre venti milioni di schede inviate che vengono effettivamente

compilate costituisce un campione rappresentativo dell'elettorato?; chi risponde non è

rappresentativo dell'insieme dei presenti, ma anzi chi sta in silenzio può avere anche

opinioni diverse. Le persone che parlano e si esprimono lo fanno perché o sono molto

motivate o hanno tanto tempo per incastrare questa attività nella loro vita. Quel 10% è auto-

selezionato per cui si ritaglia ancora un sottoinsieme rendendo quasi casuali i risultati delle

tornate precedenti. Alla fine quindi la rivista salta perché salta l'idea che tutto sia

controllabile. Comincia a riprodursi una riflessione più cauta.

− possibili cambiamenti di opinione durante la campagna (soprattutto in prossimità della sua

conclusione) che non possono essere rilevati con una sola scheda, ma richiederebbero più

rilevazioni; possiamo cambiare idea e le nostre intenzioni, e spesso lo facciamo. La rivista

mandava la scheda, aspettava la risposta e pubblicava a pezzetti i risultati: questo richiedeva

anche settimane e in una situazione incerta politicamente non è detto che la mia idea che

oggi è così sarà mantenuta in modo immodificabile noi giorni successivi. Il mio giudizio

può infatti cambiare nel tempo per cui i sondaggi cominciano anche a interrogarsi sulla

volatilità delle opinioni. Le cose sono molto eterogenee e i risultati molto imprevedibili.

Non è quindi lo sviluppo della tecnica che risolve i problemi: i sondaggi sono delle

rilevazioni che vengono effettuate presso campioni di individui con l'idea che questi risultati

possano essere riferiti ad un insieme più ampio. Anche nel tele-voto sono le persone stesse

che si auto-promuovono a rispondere; un campione di tele-voto è infatti auto-selezionato. Le

opinioni presentate hanno difficoltà a essere riportate ad un genere più ampio: non possono

descrivere LA società italiana, I giovani, LE donne, GLI uomini in quanto non c'è questa

corrispondenza. Riguardo all'insieme delle relazioni reciproche e mutevoli tra istituzioni e

cittadini possiamo riscontrare sempre due esigenze: da un lato la conoscenza reciproca e

dall'altro il fatto che le nuove tecniche continueranno a produrre delle rappresentazioni della

realtà.

Il caso del settimanale “L'Espresso” nel 1992

Questo è un caso che descrive Pagnoncelli nel suo libro

Nel 1992 la rivista pubblica un sondaggio che suscita scalpore. Il titolo dell'articolo recita: aiuto;

uno su 10 odia gli ebrei “ci sono sei milioni di anti-semiti tra noi”.

Il punto è che nulla di tutto questo è vero in quanto sì L'Espresso pubblica i dati di un sondaggio

sottoposto alla popolazione, ma i presupposti su cui si basano questi dati sono sbagliati.

Quesito filtro → domanda: gli ebrei dovrebbero lasciare l'Italia?

Il 10% aveva risposto sì ma perché nell'articolo si parla di 6 milioni?

6 milioni è effettivamente il 10% della popolazione italiana sull'ipotesi che gli italiani sono 60

milioni circa. In realtà però se facciamo attenzione possiamo notare che non sono 60 milioni di

persone che vanno a votare e che hanno la possibilità di voto.

L'esempio de L'Espressione è un esempio di incapacità di letture delle informazioni.

Tornare indietro dopo che si è messa in circolazione una idea è estremamente difficile; le istituzione

usano in modo sempre più massiccio i sondaggi per conoscerci e influenzarci.

Quindi nonostante passi il tempo e cambino le competenze e i metodi di misurazione e

rappresentazione della realtà, la natura dei processi che stiamo descrivendo è molto complicata. Ad

esempio una mancata attenzione sul modo in cui reciprocamente istituzioni e cittadini si

rappresentano all'esterno è in grado di determinare conseguenze preoccupanti.

Le ragioni della diffusione dei sondaggi: la situazione dell'Italia (Pagnoncelli, 2001)

I principali motivi che determinano l'incremento dei sondaggi in ambito politico, tra gli anni '80 e

'90, hanno a che vedere con la crisi di immagine della politica, la minore presenza dei partiti sul

territorio, la maggior mobilità elettorale, i cambiamenti delle leggi elettorali che accentuano gli

aspetti di personalizzazione (ad esempio nel caso delle elezioni locali la possibilità di scelta del

sindaco). L'incertezza della situazione politica sollecita l'esigenza di trovare strumenti per fare

fronte alla crescente distanza/sfiducia tra cittadini e istituzioni.

I sondaggi quindi cominciano ad essere realizzati non solo per finalità conoscitive ma anche come

strumento di comunicazione politica (ad esempio per mostrare il consenso della popolazione ad una

particolare parte politica e aumentare le ricadute). Nelle forme di comunicazione bisogna sempre

fare attenzione alle reciproche competenze.

Per queste ragioni i sondaggi si trasformano spesso in strumenti di persuasione nei confronti:

− dei media

− degli elettori

− dei politici

Protocollo d'Intesa ASSIRM Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti (aprile 1995)

Il diritto del cittadino ad una corretta informazione si estende a pieno titolo alla divulgazione di dati

e informazioni derivanti da sondaggi di opinione, rilevazioni di atteggiamenti politici, ricerche di

mercato e in generale a tutte le informazioni ottenute con la tecnica del campione statistico.

Slide

→ le informazioni spesso sono rivolte ad un pubblico distratto e c'è il tentativo di definire e stabilire

dei criteri per aumentare la consapevolezza del ruolo che le istituzioni hanno nel trasmettere

informazioni ai cittadini, anche nel tentativo di indagare sulle loro caratteristiche.

La verità sullo spinello: Dico no alla droga, dico sì alla vita

L'uso strumentale di sondaggi e statistiche

Studi condotti in Francia, Germania, Stati Uniti, Svezia

Incidenti stradali: dal 12 al 37% sono dovuti al consumo di hashish

Altre cause: dal 63 all 88%

Problemi che ricaviamo dall'analisi di questo grafico:

→ le cause degli incidenti non sono così rivelabili.

→ la torta divide l'universo in modo non congruo con i dati rappresentati.

→ la nostra consapevolezza dei dati messi in circolazione può essere distorta o influenzata.

Lezione 15

Per manipolare la popolazione le istituzioni sviluppano tutta una serie di strumenti che hanno

l’obiettivo di indagare sull’opinione pubblica, sotto tutta una serie di punti di vista.

Ci sono però in particolare due punti da prendere in esame:

- Da un lato abbiamo le considerazioni sulle difficoltà di questo monitoraggio; difficoltà che sono

presenti tutt’ora anche con le nuove tecnologie. Il punto della questione è che con queste tecniche

possiamo arrivare a delle soluzioni ma queste tendenzialmente sono parziali.

- Dall'altro c'è da considerare la questione che riguarda la contrapposizione fra due logiche che

stanno entrambe dentro alla scatola della comunicazione pubblica: la prima ha a che vedere con la

prevaricazione (l’anima conflittuale della comunicazione pubblica); la seconda ha a che fare col

fatto che la comunicazione pubblica è un ambiente di servizio e per questo ha una logica alla cui

base che presuppone l’incontro, lo scambio, la comprensione reciproca e la possibilità che le

istituzioni comprendano i nostri bisogni. Entrambe le dimensioni sono presenti ancora adesso e si

basano non solo sulla nostra sfiducia nelle istituzioni ma anche sul nostro contemporaneo bisogno

di loro.

La comunicazione pubblica (Mancini 1996)

E' quell’area pratica e simbolica di una società in cui, a seguito dei processi di differenziazione

sociale, sistemi diversi interagiscono e competono per assicurarsi visibilità e per sostenere il proprio

punto di vista su argomenti di interesse collettivo (è una questione di competizione, ci sarà l’attore

che vorrà dare più importanza ad un problema piuttosto che un altro e viceversa).

Questa definizione ci vuol dire molte cose, innanzitutto che la comunicazione non utilizza soltanto

il linguaggio, ma anzi le istituzioni comunicano con i cittadini utilizzando strumenti diversi, con

modalità che hanno a che fare con i comportamenti che le istituzioni hanno nei nostri confronti. Le

istituzioni, in alcune occasioni, ci trasmettono la valenza simbolica di ricordare qualcosa, come

quando ci sono giornate in memoria di qualcosa (es. giorno della memoria/giornata nazionale di

mobilitazione contro le mafie etc.).

I processi di differenziazione sociale sono processi che collegano tra loro i diversi attori che nel

corso del tempo hanno iniziato a far parte del tessuto sociale, rendendolo molto articolato. Le

istituzioni quindi sono sistemi diversi che interagiscono e competono tra loro. La dimensione

comunicativa è fortemente collegata alla dimensione pratica: per le istituzioni mettere a fuoco un

problema significa mettere in campo degli strumenti per risolvere tale problema e per fare questo le

istituzioni hanno sempre bisogno di aumentare la loro credibilità, dandoci un'immagine che

corrisponda alle nostre preferenze, al fine di aumentare la loro possibilità di rimanere al potere.

La comunicazione pubblica in base agli oggetti

La comunicazione pubblica, attraverso cui le istituzioni pubbliche fanno conoscere la loro attività,

comprende:

− La comunicazione istituzionale : proveniente dalle istituzioni pubbliche, finalizzata a

renderne note le attività e le funzioni, a sostenerne l'identità e il punto di vista. Esistono

diverse sottospecie, alcune sono specifiche di questa tipologia, come la comunicazione

istituzionale che promuove l'immagine dell'istituzione pubblica e la comunicazione

normativa il cui scopo è quello di far circolare le decisioni, prevalentemente legislative

assunte. Le leggi sono una modalità attraverso la quale le istituzioni comunicano ai cittadini

una serie di contenuti. Il problema principale dei cittadini rimane quello di capire le leggi e

per ovviare a tale dilemma esse devono essere spiegate al meglio, attraverso un linguaggio

che dev’essere il più chiaro possibile. La comunicazione istituzionale è quella che si rivolge

alla totalità dei cittadini per promuovere, informare e per darci informazioni sul

funzionamento locale di tutta una serie di servizi. Fondamentale utilizzare un linguaggio, per

quanto possibile, non controverso.

− La comunicazione politica: proveniente dalle istituzioni pubbliche e dai partiti, incentrata su

argomenti controversi rispetto ai quali si sostiene un determinato punto di vista.

Es. gli spot sulla famiglia del Ministero degli affari sociali nel 2000. Questi sono spot che

sono stati criticati dall’opposizione dell’epoca (Berlusconi) per due motivi principalmente.

Da un lato l’istituzione pubblica in modo legittimo dice ai cittadini, attraverso lo strumento

della pubblicità, qualcosa in merito a un argomento e quindi sta facendo comunicazione

istituzionale. Dall’altra parte, però, siamo in uno stato di “campagna elettorale permanente”,

dicono gli studiosi, e quindi visto che siamo in un clima costante di tensione questo ha fatto

sì che il messaggio degli spot avesse una valenza in ambito elettorale. Mancini propone una


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.lora-1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Bosco Nicoletta.

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