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servizi educativi. Si presume che data l’elevata incidenza dei consumi on-line,

queste nuove tipologie avranno una rapida ed ampia diffusione nei prossimi

anni. 25

Capitolo quattordicesimo: Il copyright nella diffusione radiotelevisiva

dell’Era digitale

Alla rivoluzione in atto nel mondo dell’elettronica di consumo e

dell’entertainment deve necessariamente affiancarsi una necessaria e pronta

risposta normativa.

quadro sinottico dei diritti di proprietà intellettuale (su opere

dell’ingegno, dischi, nastri o basi musicali fuori commercio,

videomusicali, opere cinematografiche e assimilate) connessi alla

produzione e diffusione di programmi radiotelevisivi. La funzione

centrale della SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editor)i.

Un organismo di radiodiffusione per poter utilizzare nei programmi

diffusi per radio o televisione, opere dell’ingegno tutelate e/ prestazioni

artistiche connesse, deve corrispondere in conformità alle vigenti disposizioni

legislative e regolamentari ed in particolare in base alla L.633 del 22.4.1941 e

successive modificazioni (c.d. Legge sul diritto d’Autore) il compenso

spettante agli aventi diritto e/o richiedere loro la preventiva autorizzazione.

L’acquisizione dei diritti di utilizzazione economica su tali opere, può

essere effettuata da parte della TV sia a titolo originario, che derivato,

direttamente dall’autore, dagli eredi o dagli aventi diritto attraverso accordi

contrattuali mediante l’intermediazione della SIAE che diviene necessaria,

nel caso in cui l’autore vi sia iscritto, e, comunque, sebbene non associato può

comunque affidare alla SIAE.

Essendo il repertorio della SIAE corrispondente a circa il 90% sui cd.

Grandi Diritti (opere drammatiche, letterarie, liriche) e al 100% per i cd.

Piccoli Diritti Musicali (diritti sulle composizioni da camera, sinfoniche e sulle

residuali composizioni non liriche), ben si comprende l’importanza rivestita

dalla SIAE nei rapporti tra televisioni, radio e autori ed editori.

La SIAE sorge a Milano nel 1882 su iniziativa di un gruppo di illustri

letterati e personaggi dell’alta cultura, successivamente trasformata in Ente

parastatale con sede a Roma denominato EIDA (Ente Italiano per i Diritti

d’Autore), ma dal 1972 in seguito a sentenza della Corte Costituzionale

riconosciuta quale ente pubblico economico incaricato di gestire

collettivamente interessi privati, come ribadito anche dalla suprema Corte di

Cassazione la quale ha ritenuto la SIAE Ente pubblico economico in quanto

esercita a scopo di lucro una attività imprenditoriale retributiva nel campo

della promozione di servizi consistente nell’accertamento, riscossione e

ripartizione tra gli associati, previa deduzione delle relative imposte e dei

proventi dei diritti d’autore loro dovuti. 26

La SIAE ha 14 sedi, 43 filiali e 750 ispettori-mandatari, ed è presente

in tutti i principali paesi del mondo tramite società consorelle.

La SIAE al suo interno è suddivisa in diverse Sezioni a seconda dei

repertori amministrati:

sezione DOR : tutela i diritti relativi ad opere drammatiche, operette,

- riviste, e opere analoghe, create appositamente per la diffusione tramite

radio, televisione o altri mezzi di diffusione a distanza.

Sezione OLAF : tutela i diritti relativi ad opere scritte e orali nel campo

- letterario e scientifico, opere delle arti figurative, fotografiche, nonché

software quando quest’ultimo in base alla legge sul diritto d’autore abbia

carattere creativo vale a dire originalità rispetto ad opere preesistenti.

In particolare per quest’ultimo, la cessione dei diritti di sfruttamento

economico dei programmi per elaboratore può essere fatta dall’autore

attraverso contratti, tuttavia al fine di prevenire eventuali contestazioni

presso la Sezione OLAF si è creato il Registro Pubblico per il Software,

la cui iscrizione facoltativa, ha efficacia dichiarativa, vale a dire che la

titolarità della proprietà intellettuale acquisisce pubblicità erga omnes e

fa fede fino a prova contraria della paternità dell’opera telematica ex

art. 12 della L.633/41.

In merito ai problemi connessi alla multimedialità e ai nuovi media, opera

l’Ufficio Multimedialità il quale studia le problematiche e segue l’iter

legislativo a livello nazionale e internazionale relativo al diritto d’autore

nel settore multimediale. La funzione più importante è però il rilascio di

licenze ai service provider per lo sfruttamento dei repertori tutelati

dalla SIAE attraverso la creazione dello sportello unico. L’Ufficio

verifica inoltre eventuali illecite utilizzazioni mediante misure di

controllo che assicurano la corretta circolazione delle opere e l’efficace

applicazione della L. 633/41.

Il fisiologico gap nell’adeguamento della legislazione alle tecnologie ad

alto contenuto d’innovazione, è in parte colmato in ambito comunitario da

varie direttive sull’e-commerce (Dir. n. 31/2000/CEE) e la tutela del

copyright on line su Internet (ad es. d.lgs. n. 70/2003).

La diffusione di file musicali o film attraverso Internet senza il

consenso degli aventi diritto determina il c.d. Copyleft. A tutt’oggi per

tutelare il copyright sono state stipulate delle specifiche pattuizioni tra

le società di intermediazione (in Italia la SIAE) su espresso mandato

degli aventi diritto, e, le società utilizzatrici on-line. La SIAE ha infatti

licenza sperimentale per l’utilizzazione in reti telematiche

realizzato la

di opere musicali tutelate dalla SIAE , con l’intenzione di offrire al

mercato on-line nel suo complesso uno strumento di legale espansione nel

rispetto di tutti i diritti utilizzati. La licenza ha così realizzato una sorta

di “autorizzazione d’uso” comprendente anche la corresponsione dei

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compensi sui diritti patrimoniali connessi ai beni immateriali; al di là di

licenza

questo, l’Ufficio Multimedialità ha anche elaborato una

multimediale omnicomprensiva per l’acquisizione del copyright

sull’audiovisivo (immagini in movimento o fisse) e sull’ipertesto

contenente opere letterarie e/o dati tutelati ai sensi della L. 633/41.

Sezione LIRICA : si occupa di opere liriche, balletti, oratori e opere

- analoghe, tutelando i diritti relativi all’esercizio delle facoltà di

rappresentazione pubblica, di pubblica utilizzazione per mezzo della

riproduzione cinematografica o con qualsiasi altro procedimento tecnico

di riproduzione, radiodiffusione, televisione o procedimenti analoghi;

Sezione MUSICA (per i c.d. Piccoli Diritti Musicali): si occupa di brani

- staccati di opere liriche, di balletti, di oratori, di operette, di riviste,

tutelando i diritti sulla facoltà di pubblica esecuzione per mezzo di

qualsiasi procedimento tecnico di riproduzione realizzata di

radiodiffusione o televisione o procedimenti analoghi.

A questa forma di tutela si affianca anche l’importantissima funzione del

Deposito di opere inedite e della vidimazione dei supporti ottici. Tale

vidimazione obbligatoria per la commercializzazione, la vendita o il

noleggio, va apposto su tutti gli esemplari dei supporti:

audiovisivi (CD Homevideo, CD-Rom DVD, Videogiochi ecc);

 opere pubblicate per le stampe (es. contrassegno apposto a mezzo

 bollo a secco o di etichette numerate progressivamente sui libri)

supporti contenenti la riproduzione di programmi per elaboratore.

Tale vidimazione effettuata dalla sezione OLAF su richiesta del

produttore è facoltativa. In caso di pirateria (cioè duplicazione abusiva),

le sanzioni penali previste dalla legge Antipirateria sul diritto d’autore

potranno essere applicate in duplo;

Sezione CINEMA : tutela i diritti relativi alla proiezione pubblica e la

- diffusione televisiva di opere cinematografiche e opere assimilate.

Importante è la funzione del Pubblico Registro Cinematografico, gestito

dalla Sezione Cinema di cui chiunque può prendere visione e ottenere

certificati o richiedere copie ad uso privato delle registrazioni o

trascrizioni effettuate. Tale registrazione fa fede in ottemperanza

all’art. 103 della L.633/41 erga omnes.

Importante è anche ricordare che la SIAE a partire dal 1999 è stata oggetto

di un tentativo di riforma e razionalizzazione in una società a struttura

privatistica, concentrata nella protezione e gestione del diritto d’autore,

costituita anche dai mandatari, i quali essendo stata abolita l’imposta sugli

spettacoli non sono più ispettori delegati dal ministero delle Finanze alla sua

riscossione. In questo modo gli autori sono riusciti a dar corpo alle loro

istanze fino ad ottenere un sistema elettivo più democratico alle cariche

sociali. 28

Capitolo diciassettesimo: Copyleft versus Copyright: la pirateria e la

legittima distribuzione on- line

1) , -

LA PIRATERIA MUSICALE LA DITRIBUZIONE DIGITALE PARADISCOGRAFICA ON

W . SIAE

LINE E LA EBMUSIC SU INTERNET LA LICENZA

L’avvento del CD con la tecnologia digitale ed una qualità audio

prossima al master originale, ha determinato la fine del mondo

tradizionale delle case discografiche ed il superamento dei normali canali

di vendita. Infatti già a partire dalla metà degli anni ’90 era ormai

abbastanza diffuso anche in Italia l’acquisto dei CD pirata e di quelli on

line tramite ordini su Internet e successivo invio per corrispondenza da

parte di case discografiche site di solito in Paesi stranieri.

Tali fenomeni derivanti dal prezzo dei CD di molto inferiori

(all’incirca del 33%) a quelli legali o tradizionali nazionali sono sempre più

cresciuti perché anche se le spese postali sono notevoli, possono comunque

essere ammortizzate effettuando l’acquisto di molteplici prodotti

fonografici.

Mentre in America per i CD più costosi si arriva a pagare circa 12

euro, in Italia a parità di prodotto la spesa è di circa 20 Euro, una cifra

elevatissima se si tiene conto che un CD tra cachet, costi industriali,

spese di registrazione/incisione, master, mixaggio e copie costava nel

2003 circa 7 euro comprese le spese di promozione.

La differenza di prezzo con l’America, deriva da tasse sul

commercio, IVA, costi di distribuzione e diritti d’autore più elevati.

La copia di un CD peraltro poteva essere effettuata nel 2003

possedendo un masterizzatore (prezzo dai 50 a 250 euro) nonché un

esborso di poco più di 1 euro per un CD scrivibile con una spesa massima di

2,5 euro. Da considerare che tale costo scende enormemente se la copia

viene poi illegittimamente venduta a terzi in modo sistematico e

professionale.

In Italia infatti la pirateria anche a causa dell’alto costo dei CD

legali (circa 20 Euro) a fronte di un prezzo medio nel 2003 di 5/8 euro

per un CD contraffatto, sul mercato parallelo e illegale, ha assunto negli

anni ’90 le dimensioni di un’industria con un giro di affari già nel 2003 di

250 milioni di euro.

Un ulteriore declino, malgrado la non capillare diffusione di

Internet in Italia rispetto all’America dovuto a maggiori potenzialità di

macchine e sistemi di telecomunicazione, si viene a configurare in quanto

le Major audiovisive presentando e vendendo i propri prodotti tramite la

rete hanno negli ultimi anni iniziato a utilizzare il cd. e-commerce. 29

2) REAL AUDIO E LIQUID AUDIO

Intorno alla metà degli anni ’90 sorse il cd. Real Audio, un formato

che permetteva di ascoltare audio in rete in tempo reale ma con qualità

non digitale, di lì a qualche anno al Real Audio è seguito il Liquid Audio, uno

standard commerciale che necessita di un software di lettura che si

scarica gratuitamente dalla Rete (free-downloading). Tale sistema la cui

qualità digitale è già nettamente superiore al Real Audio, consente anche

un assoluto controllo da parte del Content Provider per cui se non si

desidera acquistare l’intero album, possono essere scaricati singoli brani

ad un costo più basso di quello praticato nel commercio tradizionale.

3) :

IL CASO ITALIANO LA SIAE E IL WEB MUSIC NETWORK

La tipologia liquid è ormai utilizzata ampiamente in Italia, infatti gli

operatori del mercato discografico (musicisti, compositori, autori testi

ecc.) distribuiscono la propria musica on-line attraverso la Web Music

Company S.p.A., società che utilizza in esclusiva la tecnologia Liquid Audio.

La modalità di abbonamento offerto dalla WMC agli operatori

musicali è il cd. Account che attraverso un minimo di 15 brani di spazio

successivamente espandibili, consente di vendere i brani singolarmente o

per album o raccolte ecc. Tale distribuzione avviene direttamente su

Internet dopo l’ascolto di singoli promo della durata di ca. 30 sec. cui

segue l’acquisto attraverso il download diretto sul proprio PC oppure

mediante ricezione via posta del CD masterizzato mentre il pagamento può

essere effettuato tramite carta di credito.

Il Web Music Network con sede a Roma è sorto su internet nel

1999 ed è fruibile mediante una serie di porte fornite da siti musicali,

radiofonici, commerciali ecc.

La Web Music Company a differenza di altre realtà mondiali

fornisce il servizio di intermediazione per il pagamento dei diritti

d’autore, esonerandone i produttori.

Inserire un brano musicale in rete qualunque sia l’utilizzo che se ne

intende fare è una attività che deve essere anche autorizzata dal

produttore del disco il quale in base alla legge sul diritto d’autore, ha il

diritto esclusivo di riproduzione e di distribuzione del brano musicale. Chi

fosse in possesso di una licenza rilasciata dalla SIAE ma non fosse in

grado di ottenere il consenso della casa discografica proprietaria del

brano, non potrà quindi diffonderlo.

I diritti che riguardano un brano musicale fanno capo a diversi

soggetti tra i quali gli artisti e i produttore discografici, la SIAE

rappresenta in questo caso solo gli autori, pertanto disporre

30

esclusivamente della licenza SIAE sarebbe come vendere un auto rubata

con il bollo regolarmente pagato, ecco perché nel gennaio 1999 la SIAE

stipulò con la Web Music Company il primo accordo, facente parte di un

più ampio programma, in materia di tutela del diritto d’autore on-line allo

scopo di disciplinare l’utilizzo della musica in rete.

Si è raggiunto infatti un ulteriore importante traguardo: la SIAE

rilascia ai produttori editoriali multimediali un’unica licenza multimediale,

valida un anno e rinnovabile, per poter utilizzare testi, immagini, video,

audio e dati assicurando un corrispettivo agli aventi diritto, vale a dire

autori, editori, artisti, interpreti, collocandosi all’avanguardia tra i Paesi

europei. Con questo accordo, la SIAE non vuole combattere internet, ma

accetta che nel processo di evoluzione tecnologica vengano salvaguardati i

diritti degli autori.

4) : ’ -3

LA RIVOLUZIONE DELLA MUSICA IN RETE L MP

La vera rivoluzione audio per la fruizione musicale su internet è

costituita dal noto formatoMP-3. l’MP-3 consiste in un algoritmo di

compressione per scaricare dalla rete la musica a livelli eccezionali di

qualità audio superiore al liquid audio, la cui lettura necessita di un

programma di facile reperibilità e il cui utilizzo potrebbe configurarsi

giuridicamente come un comodato o prestito virtuale a titolo gratuito.

L’MP-3 è divenuto così il nuovo standard di riferimento ad alta

qualità per ascoltare musica on-line, tuttavia a differenza del Real Audio e

del Liquid Audio ha sollevato notevoli problemi giuridici, infatti chiunque,

dopo aver trovato on line le composizioni digitalmusicali preferite tramite

gli ormai potenti motori di ricerca, può realizzare le proprie compilation o

clonare gratuitamente ma illegalmente interi CD di notevole costo;

tuttavia questa situazione di parapirateria sta per essere superata in

quanto l’Ing. Chiariglione a capo dal ’99 della Secure digital music

iniziative, sta completando gli studi per registrare dei protocolli che

consentano un uso solo legale e a pagamento dell’MP-3.

In merito, nel 1999, intervenne una direttiva del Consiglio

dell’Unione Europea, che stabilisce l’introduzione di autorizzazioni

preventive da parte di autori e produttori per l’uso delle opere da parte

delle reti telematiche.

Nella prima fase di vigenza della licenza SIAE nel ’99 si cercò di

pubblicizzare e di segnalare ai Content Provider l’obbligo legale di munirsi

al fine della diffusione e cessione di musica dell’autorizzazione rilasciatA

dalla SIAE, mentre le case discografiche o le grandi società hanno

costretto alla chiusura i siti che non hanno corrisposto alcun compenso e

non hanno richiesto la legittima autorizzazione. 31

Tuttavia nel giro di pochi anni i CD potrebbero essere solo un

ricordo in quanto alcuni scienziati americani hanno sviluppato un nuovo

congegno di dimensioni ridottissime (quanto la punta di un dito) in grado di

immagazzinare una enorme quantità di dati.

5) LA PIRATERIA MEDIANTE SERVICE PROVIDER E RETE INFORMATICA AZIENDALE

La rapidità d’espansione della pirateria informatica induce ad una

perseguibilità non solo perché si infrangono delle norme ma perché più in

generale determinano l’applicazione ab analogia di norme preesistenti

originariamente create per altre utilizzazioni abusive.

In particolare nel caso di utilizzazioni abusive inerenti server o

account utilizzati da hacker o pirati per distribuire materiale illegale, può

imputarsi al responsabile della gestione dell’infrastruttura di rete

aziendale da parte dei terzi titolari di copyright, trade mark ecc. la

culpa in vigilando

fattispecie di (la negligenza inammissibile di chi ha la

responsabilità sulle azioni di altre persone su cui avrebbe dovuto vigilare,

di cui è l’esempio l’art. 2048 c.c.)

Da sottolineare inoltre, che eventuali colpe per mancate azioni

repressive ed indagini ad hoc come ad es. l’esigenza di effettuare delle

indagini conoscitive interne nei confronti di apparecchiature affidate a

dipendenti, si scontra esplicitamente con quanto stabilito dall’art. 4 della

L.300/70 il cd. Statuto dei Lavoratori che vieta espressamente qualsiasi

sorveglianza anche video volta a controllare le attività ab analogia anche

on-line o e-mail dei lavoratori, sia con quanto previsto dalla più recente cd.

Legge sulla Privacy (L.675/96). Tuttavia occorre, comunque, in ordine alla

responsabilità su eventuali comportamenti illegittimi, applicare ab analogia

ove non esistano norme cogenti, la vigilanza e perizia diligente “ordinaria”

o normale del buon padre di famiglia– ex art. 1176 c.c.

In tema di protezione delle opere dell’ingegno, ogni qualvolta si

intenda utilizzare un’opera appartenente a terzi, è necessario chiederne il

preventivo consenso all’autore, pertanto in assenza di validi atti di licenza

dai legittimi proprietari, qualsiasi utilizzazione di opere è da considerarsi

abusiva e perseguibile in sede civile e penale.

In particolare la L.633/41 così come modificata dal D.lgs. 68/2003,

punisce l’abusiva riproduzione e/o duplicazione di copie non autorizzate di

opere cinematografiche con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa da

2.500 a 15.000 euro. Da ribadire come, trattandosi di responsabilità

personale, al massimo al responsabile dell’esercizio d’infrastrutture

informatiche, si può imputare la fattispecie di culpa in vigilando,

d'altronde spesso le aziende contano numerosissimi punti rete a ciascuno

dei quali possono connettersi molteplici terminali, basti pensare che la

32

RAI nel 2003 ne contava circa 12.000, pertanto non è per nulla facile

poter identificare il PC e/o l’utente che abbia effettuato atti di pirateria.

6) ’

LA PIRATERIA CINEAUDIOVISIVA NELL EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA

Lo sfruttamento delle opere audiovisive può essere suddiviso in un

ampio numero di categorie:

televisione gratuita o free-tv

 televisione a pagamento o pay-tv

 televisione terrestre

 televisione via cavo

 televisione analogica

 televisione digitale

 televisione pay per view

 televisione video on demand

 rental home video ecc.

inoltre da rammentare che almeno fino all’ingresso di sky nel campo delle Tv

criptate è avvenuta la contraffazione delle smart-card cioè delle card

recanti il chip capace di attivare la decodifica del segnale criptato che

perviene al decoder collegato ai televisori.

Per affrontare il tema del danno derivante dalla pirateria, è necessario

partire da alcune considerazioni:

l’opera cinematografica segue per precise regole commerciali una serie di

sfruttamenti step by step non modificabili generalmente costituiti da:

cinema

o noleggio home-video

o vendita home video

o pay per view di film a richiesta

o near video on demand

o video on demand

o pay-tv

o free-television

o

seguendo questo iter al 24° mese il film può apparire in televisione sui canali

in chiaro, è quindi evidente che più vicino sia il suo sfruttamento alla fase

“cinema” più elevato risulterà essere il danno.

7) LA PIRATERIA AUDIOVISIVA NEL SISTEMA LEGISLATIVO ITALIANO

La pirateria audiovisiva in Italia e nel mondo è costituita da qualsiasi

sfruttamento illecito di un’opera audiovisiva che venga effettuato a scopo

di lucro da chi non sia titolare dei relativi diritti. 33

Ogni anno la pirateria audiovisiva sviluppa in Italia un illecito volume

d’affari superiore a 350 milioni di euro, mentre a livello mondiale supera i

10 miliardi di dollari.

In Italia si è creato un organismo denominato FAPAV (Federazione

Anti-Pirateria Audiovisiva) cui aderisce anche la RAI che combatte la

illecita duplicazione di opere cine-audiovisive tutelando i propri associati.

La legislazione italiana non presenta unitarietà della disciplina

posta a tutela delle opere dell’ingegno e cinematografiche, inoltre la legge

su diritto d’autore principale riferimento in materia è stata promulgata

oltre 60 anni fa (1941) per cui si è reso necessario adeguarla alle

disposizioni comunitarie e alle innovazioni tecniche e alle convenzioni

internazionali.

Per armonizzare il sistema della legge è stata approvata nell’agosto

del 2000 la legge n. 248 che reca “nuove norme di tutela del diritto

d’autore” cd.legge antipirateria che integra e modifica la vecchia legge n.

633 del 1941 introducendo 19 nuovi articoli cui fa seguito il D.lgs. n.

70/2003.

8) .633/1941 : ,

LA L E LA PIRATERIA INFORMATICA LE DUPLICAZIONI ILLECITE IL

, ,

COMMERCIO DI OPERE ABUSIVAMENTE DUPLICATE IL NOLEGGIO ABUSIVO

’ , ,

L ILLECITA TRASMISSIONE TELEVISIVA LA PUBLIC PERFORMANCE LA

2

PIRATERIA INFORMATICA P P

La legge sul diritto d’autore concerne la protezione del diritto

d’autore e degli altri diritti connessi al suo esercizio (diritti morali e

patrimoniali) ed è relativa alle opere dell’ingegno di carattere creativo che

appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative,

all’architettura, al teatro e alla cinematografia qualunque ne sia il modo e

la forma di espressione.

La modifica più importante di tale legge è stata introdotta nel 1994

con il Dlgs. 685 attuativo della direttiva comunitaria 92/100/CEE sul

noleggio, prestito e altri diritti connessi al diritto d’autore che ha

innovato le disposizioni penali in materia di tutela del diritto d’autore, non

riuscendo però a colmare tutte le lacune normative, sia perché le norme

penali non specificano sufficientemente quali siano le condotte da

reprimere, lasciando prive di tutela molte fattispecie, sia perché le

sanzioni previste non appaiono severe con gradualità, né sufficientemente

applicate nella pratica.

La non esaustività dei nuovi articoli è stata ampiamente risolta con

la successiva L. 248/2000 che ha introdotto nuove fattispecie penali

prima non contemplate e ha ampliato altresì le previsioni di altri articoli

vigenti. 34

9) . . 9 2003 . 68

LA PIRATERIA NEL D LGS APRILE N

In sintesi il D.lgs. 68/2003 è volto a proteggere dal fenomeno della

pirateria tutte quelle opere rientranti nella tutela del diritto d’autore,

dalle composizioni musicali al software. Tale decreto contiene molte novità

in particolare in merito alla legge sul diritto d’autore e alla SIAE.

Il decreto legislativo presenta molte innovazioni rispetto alla

normativa previgente, la sua funzione principale è quella di scoraggiare il

commercio di supporti digitali piratati, ma ha suscitato molte perplessità

tra gli addetti ai lavori, e soprattutto tra le maggiori società produttrici

di supporti e apparati audiovisivi i quali sostenevano che il provvedimento

avrebbe portato a un notevole aumento dei prezzi dei DVD, CD-R e CD-RW

che si sarebbe abbattuto sul consumatore finale, senza toccare le

organizzazioni delinquenziali.

In effetti, i supporti e gli apparecchi per la registrazione in virtù

della nuova tassa (in ottemperanza dell’art. 39 del decreto), sono divenuti

realmente più cari, inoltre da segnalare che tale decreto (68/2003) ha

creato disparità di trattamento tra i diversi paesi dell’UE andando a

ledere il principio sancito dal Trattato di Roma del 1957 tendente ad una

armonizzazione economica e giuridica. Ciò nonostante va sottolineato come

la norma fosse necessaria ed opportuna, considerando che il problema

della pirateria sembra ormai camminare di pari passo con lo sviluppo delle

nuove tecnologie.

Questo strumento, non è stato sufficiente tuttavia a fermare

quella pirateria effettuata in quei paesi dell’estremo oriente o dell’Est

europeo dove risiedono le fonti virtuali delle copie, anche se in Italia la

pirateria gestisce ben il 25 % del mercato totale.

Nel campo del diritto d’autore, va invece sottolineato come il d.lgs.

68/2003 sia andato ad aggiornare la L.633/1941.

Tra le modifiche principali:

la ridefinizione dei diritti di riproduzione, di comunicazione al pubblico

- (prima chiamato di diffusione) e di distribuzione;

la riscrittura del Capo sulle cd. utilizzazioni libere, oggi alquanto

- ristretto;

la ridefinizione dei diritti degli artisti, interpreti ed esecutori;

- il riconoscimento del diritto di porre misure tecnologiche di protezione

- sulle opere o sui materiali protetti;

l’introduzione di nuove sanzioni per la violazione dei suddetti diritti;

- l’imposizione ai legittimi produttori (case discografiche) dell’adozione dei

- dispositivi anticopia; 35

ma la norma più importante è quella che prevede per i pirati trovati in

flagranza di reato (es. vendita di un CD pirata) pesanti sanzioni

amministrative e nei casi più gravi anche penali.

In particolare il Dlgs. 68/2003 con: misure tecnologiche di

l’art. 23 ha inserito nella l.d.A. il titolo II ter:

protezione per cui i titolari di diritti d’autore possono apporre sulle proprie

opere tutte le protezione efficaci vale a dire tecnologie e dispositivi che

possano impedire o limitare atti non autorizzati dai titolari dei diritti. Sono

considerate efficaci quelle misure quali la cifratura o la distorsione o

qualsiasi altra trasformazione dell’opera protetta. Inoltre asserisce che

informazioni elettroniche sul regime dei diritti possono essere inserite dai

titolari dei diritti d’autore sulle opere o possono essere fatte apparire nella

comunicazione al pubblico, tali informazioni identificano l’opera nonché

l’autore e possono contenere indicazioni circa le condizioni d’uso dell’opera

stessa.

L’art. 24 ha sostituito l’art. 163 della L.633/41 (l.d.A.) stabilendo che il

titolare di un diritto di utilizzazione economica può chiedere che sia disposta

l’inibitoria di qualsiasi attività che costituisca violazione del diritto stesso.

Pronunciando l’inibitoria, il giudice può fissare una somma dovuta per ogni

violazione o inosservanza constatata, e nel caso in sede giudiziaria si accerti

la mancata corresponsione del compenso relativo ai diritti, oltre alla

liquidazione dello stesso, può essere disposta la interdizione dall’utilizzo dei

fonogrammi per un minimo di 15 gg e un massimo di 180 gg. Inoltre nel caso in

sede giudiziaria si accerti che l’utilizzo dei fonogrammi arrecano pregiudizio

al produttore fonografico, oltre alla interdizione definitiva dal loro utilizzo,

può essere comminata una sanzione amministrativa da un minimo di 260 a un

massimo di 5.200 euro.

L’art. 25 ha sostituito integralmente l’art. 164 della L.633/41 asserendo che

i funzionari designati dall’ente di diritto pubblico sono autorizzati a compiere

attestazioni di credito per diritto d’autore, che sono atti aventi efficacia di

titolo esecutivo a norma dell’art. 474 del Codice di procedura civile.

L’art. 26 ha modificato il primo comma lettera d) dell’art. 171-ter della L.

633/41 stabilendo che viene punito con la reclusione chi detiene o, pone in

commercio, vende o noleggia, cede a qualsiasi titolo, proietta in pubblico,

trasmette a mezzo radio o televisione, qualsiasi supporto privo del

contrassegno SIAE o contraffatto o alterato, laddove sia prescritto.

Stabilisce, inoltre, che viene punito con la reclusione chi fabbrica, importa,

distribuisce, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo, pubblicizza per la vendita

o il noleggio o detiene per scopi commerciali, attrezzature, prodotti o

componenti che abbiamo la finalità di eludere efficaci misure tecnologiche.

L’art. 27 ha sostituito l’art. 174-bis della L. 633/41 stabilendo che ferme

restando le sanzioni penali applicabili, la violazione delle disposizioni è altresì

36

punita con la sanzione amministrativa pecuniaria pari al doppio del prezzo di

mercato per ogni esemplare abusivamente duplicato o riprodotto e comunque

in misura non inferiore a 103 euro.

L’art. 28 ha sostituito l’art. 174-ter della L.633/41 stabilendo che chiunque

abusivamente utilizza, o riproduce in tutto o in parte con qualsiasi

procedimento avvalendosi anche di strumenti atti ad eludere le misure

tecnologiche di protezione materiale protetto, oppure acquista o noleggia

supporti non conformi alle prescrizioni di legge o attrezzature o componenti

atti a eludere misure di protezione tecnologiche, è punito con una sanzione

pecuniaria di euro 154,00 con la confisca del materiale e la pubblicazione del

provvedimento su un quotidiano a diffusione nazionale. Nel caso di recidiva o

di fatto grave la sanzione aumenta fino a euro 1.032,00, vi è la confisca degli

strumenti e del materiale e la pubblicazione su due o più quotidiani a

diffusione nazionale.

L’art. 29 nella L. 633/41, dopo l’art. 174-ter ha inserito l’art. 174-quater che

stabilisce che i proventi derivanti dalle sanzioni amministrative che

affluiscono nel bilancio dello Stato sono destinati con decreto del Ministro

dell’economia e delle finanze:

per il 50% ad un fondo per il potenziamento delle strutture e degli

- strumenti impiegati nella prevenzione e nell’accertamento dei reati

previsti dalla presente legge;

per il 50% ad un apposito capitolo dello stato di previsione (del Ministero

- dell’economia e delle finanze) per la promozione delle campagne

informative di cui all’art. 26 c. 3bis della L.400/1988 e successive

modificazioni.

L’art. 30 ha inserito l’art. 174-quinquies affermando che quando si esercita

l’azione penale per reati non colposi commessi nell’ambito di un esercizio

commerciale o di una attività soggetta ad autorizzazione, il pubblico

ministero ne dà comunicazione al questore, il quale sentiti gli interessati può

disporre con provvedimento motivato la sospensione dell’esercizio o

dell’attività per un periodo non inferiore a 15 gg. e non superiore a 3 mesi. In

caso di condanna, è sempre prevista la sanzione amministrativa accessoria

della cessazione temporanea dell’esercizio o dell’attività per un periodo da 3

mesi a 1 anno, mentre in caso di recidiva è disposta la revoca della licenza di

esercizio o dell’autorizzazione allo svolgimento dell’attività.

10) LA PIRATERIA INFORMATICA NEL CODICE PENALE

Accanto ai reati di cui agli artt. della L. 633/41 il codice penale

prevede una serie di reati le cui sanzioni sono più elevate:

art. 416 – associazione per delinquere, contestata quando l’attività illecita

viene commessa da un insieme di persone che si associano per fini delittuosi;

37

art. 473 – contraffazione o alterazione di segni distintivi di opere

dell’ingegno o di prodotti industriali, contestata nel caso di falsificazione di

bollini SIAE o di marchi di case cinematografiche o di riproduzione di

copertine ecc;

art. 515 – frode nell’esercizio del commercio, contestata nel caso di vendita

di una cosa non conforme a quella originale o idonea a trarre in inganno

l’acquirente;

art. 615 ter – accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico;

contestato a chiunque abusivamente si introduca in un sistema protetto di

misure di sicurezza;

art. 615 quater – detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a

sistemi informatici o telematici, contestata a chiunque al fine di procurare a

sé o ad altri un profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si

procura, riproduce o diffonde codici, parole chiave idonei all’accesso ad un

sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza;

art. 617 ter – Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di

comunicazioni informatiche o telematiche, contestata a chiunque

fraudolentemente intercetta comunicazioni relative ad un sistema

informatico o telematico o le impedisce o le interrompe.

art. 615 quinquies –installazione di apparecchiature atte ad intercettare,

impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche

contestata a chiunque fuori dai casi consentiti dalla legge, installa

apparecchiature atte a intercettare, impedire o interrompere comunicazioni

informatiche o telematiche.

11) 223/90

LA PIRATERIA NELLA LEGGE

La L. 223/90 fu la prima legge a tutelare le emissioni radiofoniche e

televisive, tanto è vero che ancora oggi nel caso si infrangano i diritti di

copyright si fa ricorso:

all’art. 15 par. 8 secondo il quale i concessionari privati o la

- concessionaria pubblica sono tenuti all’osservanza delle leggi e delle

convenzioni internazionali in materia di telecomunicazioni e di utilizzazione

dell’opera dell’ingegno;

all’art. 31 par.3 e seguenti per quanto riguarda le sanzioni

- amministrative di competenza del Garante e del Ministero delle Poste e

delle Comunicazioni.

Molto importante è anche

- l’art. 20 par. 4 e 5 che prevede la tenuta da parte dei concessionari

privati di un registro, fonte di controllo delle attività delle emittenti, in

cui devono essere annotati settimanalmente i dati relativi ai programmi

trasmessi nonché la loro provenienza, detti programmi devono essere

38

conservati su supporto magnetico per i 3 mesi successivi alla loro messa in

onda .

12) ’ ’

LA FIGURA DELL INTERNET PROVIDER E LA SUA RESPONSABILITA LEGALE

L’Internet Provider è una figura professionale indispensabile del

Web. Si distingue in:

Service Provider il quale presta servizi per l’accesso a Internet, può

- essere: network Provider

Un la cui attività consiste nella semplice

o memorizzazione automatica, temporanea e transitoria di dati e

informazioni degli abbonati;

hosting Service Provider

Un che mette a disposizione degli utenti il

o loro spazio sul server e li ospita sul proprio hard disk (per cui la

memorizzazione è permanente);

Access Provider

Un , che permette la trasmissione del segnale

o fornendo l’infrastruttura tecnologica che consente l’accesso alla

rete.

Ponendosi come intermediarie tra l’informazione posta in rete e

l’utente Web, a carico di tali figure può sorgere:

una responsabilità civile con risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c.

- provocati dalla condotta posta in essere;

una responsabilità penale in caso di condotta illecita del Provider che può

- sfociare in sanzioni pecuniarie e/o nella reclusione.

A livello europeo, la Comunità ha emanato la direttiva n. 31/2000 che

disciplinando il commercio elettronico ha anche definito la responsabilità dei

prestatori intermediari.

Infatti:

l’art. 12 prevede che il prestatore non sia responsabile delle informazioni

trasmesse su una rete di comunicazione in quanto prestatore di servizio, a

meno che:

non dia origine alla trasmissione (in quanto il Provider diverrebbe agente

- in prima persona);

non selezioni il destinatario della trasmissione (altrimenti il Provider si

- renderebbe partecipe della trasmissione dell’informazione);

non selezioni o modifichi le informazioni trasmesse (in quanto agendo

- sulle informazioni, diverrebbe agente diretto).

L’art. 13 dispensa il Provider da qualsiasi responsabilità in merito alla

memorizzazione cache automatica, intermedia e temporanea delle

informazioni che l’utente trasmette dalla rete a condizione che non

39

intervenga a modificarle o a interferire con l’utilizzo lecito di tecnologia per

ottenere dati sull’impiego di informazioni.

L’art. 15 è probabilmente il più interessante, con esso si dispensa il Provider

dall’obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che si trasmettono o si

memorizzano e dalla ricerca di fatti o circostanze che indichino la presenza

di attività illecite, lasciando a discrezione di ciascun Stato membro, l’obbligo

o meno del Provider ad informare l’autorità competente nel caso di presunte

attività o informazioni illecite dei destinatari dei loro servizi.

La vigente normativa vigente sul territorio italiano e in particolare il

D.lgs. 70/2003 potrebbe sembrare ad una prima analisi in contraddittorietà

con le norme previste nella direttiva, non tanto con riguardo alla

responsabilità diretta per la quale il Provider che diffonde contenuti risponde

direttamente per eventuali illeciti, ma per quella indiretta, ovvero per gli

illeciti commessi da chi si serva delle strutture tramite il Provider medesimo.

La condotta del Provider, infatti, potrebbe essere rilevante sia dal punto di

vista:

penale a titolo di cooperazione colposa del reato realizzato dal fornitore

- dei contenuti;

civile in quanto potrebbe a prescindere dalla responsabilità penale,

- configurarsi una responsabilità risarcitoria da illecito altrui ex art. 2043

c.c.

Un primo orientamento della giurisprudenza particolarmente severo nei

confronti del Provider, gli riconosceva la responsabilità per l’illecito

commesso da chi si serviva di strumenti forniti dal prestatore. Tale

ricostruzione richiamava l’equiparazione tra Provider e direttore di giornale,

sottolineando la portata diffusiva del mezzo Internet.

Più recentemente, invece, nelle pronunce non solo si nega, giustamente,

che il Provider possa essere perseguito o semplicemente ammonito per il

semplice fatto di offrire l’accesso alla rete o la spazio sul proprio server, ma

si dubita dell’assimilabilità dei sito Internet alla testata giornalistica.

Particolarmente importante a questo proposito, è l’ordinanza del

Tribunale di Napoli del 2002 in cui il giudice nell’ambito delle varie figure

operanti nel Web, distingue nettamente tra colui che nel sito fornisce i

contenuti e l’Host Provider, la cui attività è quella di pubblicare le proprie

pagine sul proprio sito, ma utilizzando lo spazio Web offerto dal Provider

medesimo. Di conseguenza l’illiceità dei contenuti, è imputabile solo ed

esclusivamente all’operatore o al fornitore di contenuti o a chi effettua

download di materiale illecito, e, non all’Host Provider o alla figura che entro

una rete aziendale viene preposta alla sua supervisione, escludendo che

quest’ultimo abbia un obbligo giuridico di accertare o impedire immissioni di

messaggi illeciti, semprechè abbia preventivamente informato gli utenti del

network che non possano compiere illeciti di natura penale, o amministrativa.

40

Da rammentare poi, che con il D.lgs. 70/2003 è stato accolto il

principio delle responsabilità in base alla tripartizione delle figure del

Provider, anche se il legislatore italiano si è limitato ad una fedele

riproduzione della direttiva n. 31/2000, alimentando il dibattito

giurisprudenziale, infatti leggendo gli artt. 14, 15, e 16 corrispondenti ai

Provider, si evince che i fornitori di servizi, non sono responsabili dei

contenuti per loro tramite veicolati a meno che non intervengano su di essi;

mentre l’art. 17 nega l’esistenza di un generale obbligo di sorveglianza, ma

impone al Provider un’attività di monitoraggio che determina quindi un

obbligo giuridico di controllo. Da rammentare però, che oggi non è

oggettivamente possibile vigilare su Lan, network e siti, sia per la quantità di

PC, di operazioni e di informazioni, sia perché non appare legittimo imporre a

un soggetto privato compiti che per la loro funzione rivestono carattere di

ordine pubblico.

13) : -

LA PIRATERIA DELLE PIRATERIE GLI INFRINGIMENTI IPERTECNOLOGICI ON

LINE

In Italia, l’unità antipirateria che collabora con la FAPAV, svolge una

attività di monitoraggio delle caselle di posta elettronica e dei siti

presuntivamente illeciti o piratati, attività che normalmente porta alla

chiusura dei siti stessi.

Nel nostro ordinamento, non essendo regolamentata in modo compiuto

la responsabilità civile dell’operatore di un sito, è necessario far riferimento

alle previsioni generali degli artt. 2043, 2051, 2598, 2599, 2600 del c.c. e

negli artt.158, 161, 162 e 166 della L. 633/41 sul diritto d’autore.

qualunque fatto doloso o colposo che cagiona

L’art. 2043 c.c. stabilisce che:

ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il

danno per cui se in un sito si violano i diritti d’autore vi è quindi la violazione

di un diritto soggettivo di terzi, però per la richiesta del risarcimento del

danno occorre che il comportamento dell’operatore del sito sia doloso o

colposo e che sussista il nesso di causalità, per cui la violazione del diritto

deve essere avvenuta attraverso il sito e deve derivare dall’operatore,

altrimenti quest’ultimo non può essere ritenuto responsabile.

ciascuno è responsabile del danno cagionato

L’art. 2051 c.c. stabilisce che

dalle cose che ha in custodia salvo che provi il caso fortuito , questo

strumento è utilizzabile solo nel caso in cui l’operatore del sito ha la

possibilità tecnica di controllare tutto quanto avviene attraverso il suo sito-

Web, in tal caso l’operatore diviene automaticamente responsabile nel

momento in cui si ha la violazione tramite il suo sito Web a meno che non

dimostri il caso fortuito, vale a dire la impossibilità di impedire l’evento

dannoso e la sua completa estraneità da questo. 41

L’art. 2598 c.c. riguarda la disciplina della concorrenza sleale compiuta da

chiunque usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o

segni distintivi usati da altri o imita i prodotti di un concorrente… chiunque

e

si avvale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme alla

correttezza professionale per danneggiare l’azienda altrui. Affinché possa

essere applicata questa norma, occorre che la violazione posta in essere on-

line riguardi opere dell’ingegno rientranti in un’attività imprenditoriale e che

il gestore della rete aziendale e colui che subisce la violazione operino

entrambi come imprenditori e nello stesso mercato o in mercati affini.

la sentenza che accerta atti di concorrenza

L’art. 2599 c.c. stabilisce che

sleale ne inibisce la continuazione e fornisce gli opportuni provvedimenti

perché ne vengano eliminati gli effetti.

L’art. 2600 c.c. prevede il risarcimento dei danni da parte di chi compie gli

atti di concorrenza sleale.

L’art. 158 della L. n. 633/41 permette di agire in giudizio per ottenere

che sia distrutto o rimosso lo stato di fatto da cui risulta la violazione o per

ottenere il risarcimento del danno.

Gli artt. 161 e 162 della L. n. 633/41 prevedono in caso di violazione del

diritto d’autore attraverso Internet il sequestro di PC, reti, software in cui

si è riscontrata la violazione ma solo in seguito alla pronuncia definitiva si

potrà stabilire la rimozione o la distruzione definitiva del materiale hardware

e software.

L’art. 166 della L. n. 633/41 prevede la pubblicazione della sentenza su

uno o più giornali per una o più volte a spese della parte soccombente e, nel

caso di violazioni compiute attraverso pagine Web la pubblicazione anche su

Internet.

A tre anni di distanza dalla direttiva 31/2000 con la pubblicazione del

D.lgs n. 70/2003 si sono previste delle possibili responsabilità penali dei

prestatori di servizi dalla società di informazione. Tale decreto, infatti

impone al Service Provider d’accesso al Web, caching (cioè la memorizzazione

temporanea) ed Hosting (cioè la memorizzazione di informazioni), particolari

cautele volte a evitare attività illecite nella prestazione dei servizi,

prevedendo a carico del Provider di informare obbligatoriamente la pubblica

autorità nel caso venga a conoscenza di presunte attività o informazioni

illecite relative a un destinatario del suo servizio, in caso contrario sarà

ritenuto civilmente responsabile del contenuto dei servizi.

Esistono tuttavia previsioni particolari relative alle attività di caching e

hosting:

per le attività di caching si pretende che il responsabile agisca

- prontamente per rimuovere le informazioni che ha memorizzato o per

disabilitare l’accesso non appena venga a conoscenza del fatto che le

42

informazioni sono state rimosse dal luogo dove si trovavano inizialmente

sulla rete o che l’accesso alle informazioni è stato disabilitato, oppure

che un organo ne ha disposto la rimozione o la disabilitazione;

per le attività di hosting è invece necessario che il Provider non sia

- effettivamente a conoscenza che l’attività o l’informazione sia illecita e

che non appena a conoscenza di tali fatti su comunicazione delle autorità

competenti agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per

disabilitarne l’accesso.

L’art. 17 pur non fissando l’obbligo generale di sorveglianza, stabilisce

che il prestatore è tenuto a informare le autorità competenti qualora sia a

conoscenza di presunte attività o informazioni illecite riguardanti un suo

destinatario del servizio e a fornire su richiesta delle Autorità le

informazioni in suo possesso che ne consentano l’identificazione.

Un ulteriore problema nell’applicazione delle norme si presenta

nell’ipotesi dell’applicabilità dell’art. 40 c.2 del codice penale che prevede la

verifica del fatto se sussista o meno anche in capo al responsabile di una

Rete aziendale un obbligo giuridico di impedire l’evento (vale a dire l’obbligo

di garanzia), ma nel nostro ordinamento non è previsto un generico obbligo

in capo al semplice cittadino di denunciare o addirittura impedire la

commissione dei reati.

Il problema è che il D.lgs. 70/2003 determina l’obbligo che si sia

presuntivamente

ritenuti a conoscenza dell’illiceità delle informazioni

veicolate o memorizzare e che pertanto gli Internet Provider o i

responsabili di reti aziendali possano essere posti di fronte a responsabilità

penali pur svolgendo una attività che notoriamente non consente di

esercitare un controllo capillare. In virtù di ciò la dottrina sostiene che

qualsiasi obbligo di supervisione non può automaticamente produrre alcuna

culpa in vigilando sul Service Provider o su un responsabile di un network

aziendale, quando si siano adottate tutte le cautele preventive, informando

gli utenti e dipendenti delle loro eventuali responsabilità legali in caso di

compimento di atti illeciti.

La questione inerente l’accesso da parte del datore di lavoro o di

altro soggetto che ne surroga i poteri alla postazione PC o alla casella di

posta elettronica in uso del dipendente, pone due problematiche di tipo

giuridico:

la potenziale violazione dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori che

- prevede il divieto dell’utilizzo di sistemi di sorveglianza per finalità di

controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, tanto è vero che gli

impianti e le apparecchiature di controllo necessari ad esigenze

organizzative e produttive o alla sicurezza del lavoro ma dai quali derivi

la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Comunicazione Finanziaria, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Manuale di Teoria e Tecnica New Media, Sangiuliano consigliato dal docente Sangiuliano. Nello specifico gli argomenti presi in esame sono i seguenti: il problema della trasmissione delle immagini, le ricerche sperimentali sulla televisione, caratteristiche delle onde televisive.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in gestione degli intermediari, finanza internazionale e risk management
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione finanziaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Sangiuliano Gennaro.

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