Capitolo primo: Le caratteristiche tecniche delle trasmissioni televisive
Il problema della trasmissione delle immagini
Media è una parola inglese di origine latina che di solito è accompagnata dal termine mass, quindi mass-media, la cui traduzione in italiano è comunicazione di massa, definita tale perché il suo messaggio contrariamente alla semplice comunicazione è diretto ad una massa indistinta, un pubblico anonimo e disperso geograficamente. Tra tutti i vari mezzi di comunicazione lo strumento più rivoluzionario a disposizione della civiltà moderna per la informazione e la circolazione delle idee è senza dubbio la televisione.
La televisione è infatti il più importante sistema di telecomunicazione destinato alla trasmissione e ricezione a distanza (in greco: tele=lontano) di immagini non permanenti, fisse o in movimento e di suoni e con la TV digitale anche di dati, prima scomposti e poi ricomposti mediante un radiocollegamento via etere, via cavo o via satellite. Il termine televisione è apparso per la prima volta in USA alla fine degli anni ’20 insieme alla sigla TV venendo a indicare una particolare tipologia trasmissiva per decisione di 60 paesi presenti nel 1947 alla Conferenza mondiale delle radiocomunicazioni.
Questo particolare tipo di trasmissione a distanza è reso possibile grazie alla capacità dello spazio di trasportare qualsiasi messaggio luminoso e/o sonoro tramite onde invisibili chiamate elettromagnetiche che viaggiano alla velocità della luce (300.000 Km/sec). Queste onde permettono:
- La c.d. diffusione analogica di suoni e/o immagini,
- La c.d. diffusione digitale di segnali audiovisivi e/o dati (trasformati preventivamente in una serie di numeri).
Contrariamente alla radio la cui paternità è attribuibile al grande Marconi, la televisione risulta il frutto di una serie di progressive teorizzazioni ed esperimenti da parte di svariati scienziati, in particolare tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 cioè dopo l’invenzione della lampada elettrica a filamento di platino da parte di Edison nel 1878 e la costituzione della prima compagnia elettrica nel 1882.
Progressi nelle trasmissioni a distanza
In realtà già nel 1777 Alessandro Volta aveva compiuto il primo passo verso la diffusione via cavo a distanza di un impulso elettrico, seguito:
- Nel 1836 dall’invenzione del telegrafo elettrico di Morse,
- Nel 1876 dall’invenzione del telefono di Meucci e Bell,
- Nel 1895 dall’invenzione del telegrafo senza fili di Marconi.
Tuttavia, la data più importante è il 1908 anno in cui l’inglese Campbell Swinton formulò i principi fondamentali della trasmissione televisiva perfezionati poi da numerosi scienziati tra cui John Logie Baird, cui più di ogni altro è legata l’invenzione della TV.
Prima della TV era però necessario che si avviasse compiutamente la radio; così:
- Nel 1910 negli USA va in onda la prima trasmissione radiofonica in diretta,
- Nel 1913 avviene la prima trasmissione radiofonica in Europa,
- Nel 1916 Marconi, grande scienziato italiano, anche grazie all’impegno economico del Vaticano, effettua la prima diffusione ad onde corte.
Nel 1921 si hanno le prime trasmissioni radiofoniche in Francia:
- Nel 1922 si hanno le prime trasmissioni radiofoniche in Gran Bretagna,
- Nel 1923 Baird riesce a diffondere la prima trasmissione sperimentale TV,
- Nel 1924 viene diffusa la prima trasmissione radiofonica in Italia,
- Nel 1927 in Gran Bretagna Baird utilizza per la prima volta il cavo in una trasmissione TV tra Londra e Glasgow,
- Nel 1929 Baird realizza la prima trasmissione TV su onde corte da Londra a New York,
- Nel 1932 dalla Tour Eiffel viene irradiata la prima trasmissione TV sperimentale francese,
- Nel 1936 la Gran Bretagna prima al mondo avvia il servizio pubblico regolare di televisione bianco e nero (BBC),
- Nel 1939 anche in USA viene attivato il primo servizio regolare di televisione bianco e nero; mentre, in Italia dalla Fiera di Milano viene realizzata la prima trasmissione TV sperimentale nazionale,
- Nel 1940 in USA viene creata la prima TV via cavo,
- Nel 1941 viene trasmesso uno spot pubblicitario dalla televisione americana NBC (National Broadcasting Company), accadimento importante nello sviluppo della comunicazione,
- Nel 1953 in Gran Bretagna in occasione dell’incoronazione della Regina d’Inghilterra Elisabetta II, viene effettuata la prima trasmissione in Eurovisione, mentre in USA parte il primo servizio regolare di televisione a colori,
- Nel 1954 anche in Italia viene avviato il primo servizio pubblico regolare di televisione in b/n.
Alla fine del 1800 gli scienziati per poter trasmettere una immagine audiovisiva a distanza tramite le onde elettromagnetiche, già sfruttate per i suoni, avrebbero dovuto convertire le immagini luminose in una serie di impulsi elettrici, per poter effettuare trasmissioni anche a notevole distanza mediante cavi o via etere di piccoli pezzi dell’immagine che poi all’arrivo si potevano ricomporre nuovamente nell’originale. Ma come?
Il problema fu risolto grazie alla scoperta delle caratteristiche del selenio e quindi della cellula fotoelettrica, la quale se esposta alla luce ha la proprietà di emettere un fascio di elettroni (ossia corrente elettrica) in quantità direttamente proporzionale all’intensità della luce che la colpisce. Tale corrente può poi essere convogliata e trasmessa mediante fili ad un capolinea finale, se poi all’estremità si pone una o più sorgenti luminose puntiformi, come ad es. delle lampadine elettriche (la cui luminosità sia direttamente proporzionale all’intensità della corrente elettrica ricevuta) si ottiene un’immagine identica alla prima sorgente luminosa.
Il problema si complica però quando si passa alla trasmissione non di un solo punto ma di una intera immagine luminosa come avviene per la TV. Per risolverlo si sfruttò fin dagli inizi per la TV analogica una delle caratteristiche o meglio un difetto dell’occhio umano: la persistenza sulla retina delle immagini (0,1 secondi). Se infatti i punti luminosi vengono proiettati non simultaneamente ma in rapida successione e ognuno nell’esatta posizione che occupava nell’immagine, l’occhio non riesce a distinguere la successione percependo solo l’immagine nel suo insieme. Tale scansione deve avvenire in un tempo inferiore a 1/10 di secondo perché l’effetto non sia percepibile.
Le ricerche sperimentali sulla televisione
Paul Nipkow fu il primo scienziato che nel 1884 riuscì sperimentalmente ad ottenere un sistema di trasmissione televisiva, brevettando un rudimentale congegno meccanico chiamato appunto disco di Nipkow. La rotazione del disco faceva sì che i fori praticati su di esso scoprissero riga dopo riga tutti i punti luminosi costituenti l’immagine. Ad ogni giro del disco veniva analizzata una immagine completa trasmessa poi col sistema della corrente variabile indotta in una cellula fotoelettrica. Tale sistema non trovò tuttavia pratica attuazione, specialmente per la mancanza di opportuni amplificatori che rendessero percepibili le deboli correnti prodotte dalle cellule fotoelettriche.
Due anni dopo Baird con apparecchiature abbastanza simili effettuò il primo collegamento televisivo tra l’Europa e l’America. Le prime trasmissioni erano però ancora imperfette e presentavano delle immagini sfocate e traballanti. La soluzione a questo problema fu merito del fisico americano di origine russa Zvoorykin il quale mise a punto l’iconoscopio, un sistema di esplorazione delle immagini completamente elettronico, senza parti meccaniche in movimento, che utilizzava un fascio di elettroni diretto a mezzo di correnti magnetiche che esplora riga per riga l’immagine luminosa generando una serie di impulsi variabili in relazione al potenziale elettrico assunto da ogni singola fotocellula che poi vengono amplificati e trasmessi.
Una variante di questo apparecchio fu chiamata cinescopio, quest’ultimo permette di riprodurre l’immagine trasmessa mediante un fascio di elettroni a intensità variabile che vanno ad eccitare lo strato fosforescente spalmato sulla fascia interna di una lastra di vetro che funge da schermo. Dopo un decennio (1936) dai primissimi positivi risultati sperimentali ottenuti da Baird si avrà la nascita ufficiale della televisione la quale non ebbe subito un’ampia diffusione per l’elevato costo dei televisori, inoltre lo scoppio della II guerra mondiale determinò la decisione da parte della BBC di oscurare le trasmissioni TV per tutto il periodo bellico (1939-1945), passando così il testimone all’USA che anche grazie alla sua vittoria assoluta nel conflitto acquisì la leadership in molteplici settori, cosicché, la RCA che possedeva la catena radiofonica NBC presentò la televisione all’Esposizione Universale di New York (1939).
Sono stati necessari, tuttavia numerosi successivi studi che hanno portato a perfezionare le tecniche e i materiali in modo da poter arrivare alla realizzazione della televisione a colori che negli Stati Uniti uscì in commercio nel 1953. I primi apparecchi presentavano uno schermo di 12,5 pollici e costavano circa mille dollari (i nostri attuali 5.000 euro), inoltre era difficile ottenere una buona sintonia e i guasti dovuti al massiccio impiego delle valvole erano frequentissimi, ci vollero anni per migliorare la tecnologia e solo dopo l’introduzione del transistor e la graduale sostituzione delle valvole i prezzi poterono scendere.
In Italia, l’installazione di una rete televisiva a colori fu avviata, invece, con notevole ritardo in quanto osteggiata dagli organi governativi ufficialmente per motivi congiunturali connessi con la programmazione economica ma verosimilmente per il boicottaggio operato da certe lobby politico-industriali e in particolare del senatore repubblicano Ugo La Malfa che sponsorizzato da industriali germano-olandesi, avrebbe per molti anni minacciato la crisi di governo in caso di approvazione dell’implementazione in Italia del sistema TV a colori.
Solo a metà degli anni ‘70 a seguito delle polemiche suscitate sulla stampa fu consentito alla RAI di venire incontro alle esigenze dei cittadini e delle industrie del settore, dapprima irradiando solo da alcuni trasmettitori programmi a colori e successivamente dando l’avvio ufficiale alle trasmissioni televisive il I° febbraio 1977. In Gran Bretagna, la BBC che per prima aveva trasmesso programmi televisivi regolari in b/n arrivò al colore solo nel 1967.
Un’altra tecnologia fondamentale messa a punto in quegli anni fu quella della videoregistrazione. L’Ampex costruì nel 1956 il primo apparecchio per uso professionale risolvendo per le reti TV il problema di come immagazzinare programmi con un supporto a buon mercato in modo da evitare delle costosissime dirette. Nel 1962, un ulteriore passo avanti fu determinato dal lancio del primo satellite per comunicazioni Testar che decollò da Cape Canaveral dando così la possibilità di poter trasmettere segnali TV in mondovisione.
Caratteristiche delle onde televisive
Oggi un sistema televisivo è essenzialmente formato da:
- Una telecamera che riprende le immagini e le trasforma in segnali elettrici,
- Una stazione trasmittente che amplifica il segnale e lo irradia sotto forma di onde elettromagnetiche e/o numeri,
- Un’antenna ricevente che raccoglie il segnale irradiato, ovvero un cavo (oggi a fibre ottiche),
- Un ricevitore televisivo che lo amplifica e riconverte in immagine luminosa,
- Ed eventualmente: un set-top-Box per le trasmissioni digitali con la possibilità di inserirvi una smart card identificativa per fruire dei vari sistemi pay-TV.
Per ottenere una buona immagine la gamma d’informazione da trasmettere in breve tempo è molto elevata, si pensi con il PAL (standard televisivo italiano), ogni quadro è composto da ben 625 righe parallele ed ogni linea da diverse centinaia di punti luminosi diversi, inoltre, la frequenza di trasmissione è di almeno 50 immagini al secondo. Tale massa di impulsi non può essere contenuta in una delle normali frequenze elettromagnetiche usate nelle trasmissioni radiofoniche ma occorre utilizzare frequenze maggiori, tanto è vero che le trasmissioni televisive avvengono in tutto il mondo su due ordini di frequenze standard:
- Le onde metriche di lunghezza tra 1 e 10 metri e frequenze tra i 30 e i 300 MHz (VHF),
- Le onde decimetriche di lunghezza tra 10 cm e 1 metro e frequenza tra i 300 e i 3000 MHz (UHF).
Il loro comportamento è identico, ma è diverso rispetto alle onde radiofoniche, infatti mentre queste ultime superano ogni ostacolo e il limite di ricezione è dato solo dalla potenza del trasmettitore impiegato, le onde televisive invece vengono completamente assorbite dagli strati ionizzati e dagli ostacoli che incontrano nel loro propagarsi, per cui la portata di una trasmittente televisiva analogica terrestre è praticamente limitata all’orizzonte ottico indipendentemente dalla potenza irradiata. Tuttavia tra le due gamme di frequenza è possibile una certa scelta a seconda dell’impianto che si vuole realizzare:
- La banda VHF, essendo formata da onde di lunghezza superiore, ha una larghezza complessiva di appena 270 MHz mentre un canale televisivo necessita da solo di ben 7 MHz, inoltre su questi ordini di frequenza operano numerose altre emittenti come quelle a modulazione di frequenza, della polizia, delle torri di controllo aereo, dei radioamatori, di conseguenza il numero dei canali di trasmissione utilizzabili dalla televisione in questa banda è molto ridotto, ciò pone limiti ben precisi al numero di trasmettitori che possono operare contemporaneamente nella zona senza il formarsi di fastidiose interferenze o distorsioni. A fronte di questi aspetti negativi, un aspetto positivo molto importante è che le onde VHF sono in grado anche se entro limiti ristretti di superare l’orizzonte ottico della trasmittente, nonché ostacoli di vario genere come colline, monti, costruzioni ecc.
- La banda UHF è invece formata da onde che operano su ordini di frequenza molto più elevati, hanno un maggior numero di canali di trasmissione a disposizione con una minore possibilità quindi di interferenze. Per contro la loro ricezione è rigorosamente limitata all’orizzonte ottico in quanto sono completamente assorbite dagli ostacoli.
In conclusione la scelta dell’una o dell’altra banda di frequenza avviene in relazione delle caratteristiche morfologiche della zona da servire: in una zona pianeggiante si potrà adoperare con successo la gamma UHF, in una zona accidentata si cercherà invece di sfruttare l’effetto di diffusione della gamma VHF per ampliare al massimo l’area effettivamente servita.
Capitolo secondo: La storia dei principali mezzi di comunicazione: dal telegrafo ottico al digitalsatellite
Il telegrafo ottico
Il primo grande strumento di comunicazione storicamente documentato è rappresentato dal telegrafo ottico sorto nel 1793 in Francia per merito di Claude Chappe cui si deve a Parigi la prima rete semaforica europea di telegrafia aerea. La sua caratteristica più sorprendente era la velocità di propagazione del messaggio che consentiva di coprire 100 miglia in appena 15 minuti. Questo sistema era in realtà il frutto dell’evoluzione degli esperimenti di Archimede sugli specchi ottici, poi perfezionati da Leonardo da Vinci. Inoltre, il principio della comunicazione segnaletica a distanza tramite segnaliconvenzionali di fumo era già nota in Medioriente.
Nella versione più moderna il telegrafo ottico era costituito sostanzialmente da una serie di torri sulle quali erano piazzate delle pseudo antenne dotate di bracci snodati che potevano assumere diverse posizioni, a ognuna delle quali corrispondevano delle parole intere o dei gruppi di lettere. Su ogni torretta poi stazionava una guardia che con un binocolo osservava sia la torretta precedente sia la successiva per riuscire a captare i segnali e poi ritrasmetterli, verificandone la corretta ricezione.
In seguito al successo dell’uso del telegrafo ottico, nel momento in cui Napoleone trionfò nella campagna in Italia creando la repubblica Cispadana (1805) questo strumento fu importato anche in Italia. Impiegato originariamente solo in campo militare, nel 1825 venne concesso anche ai privati di trasmettere notizie economico finanziarie da una borsa francese all’altra, ovviamente questa rete era costituita da una struttura centrale (Parigi) da qui si dipartivano tutte le reti, per cui non vi erano collegamenti indipendenti da una città all’altra. Il successivo passo verso il progresso portò all’invenzione del telegrafo elettrico che già nel 1840 aveva iniziato a svilupparsi in Inghilterra e negli Stati Uniti, mentre in Francia l’efficienza del telegrafo ottico fece ritardare lo sviluppo di quello elettrico fino alla metà del 1800.
Il telegrafo elettrico
Si deve ad Alessandro Volta la prima realizzazione sperimentale della scrittura a distanza mediante impulso elettrico. Partendo infatti dalla pila di Volta emergerà il concetto di energia elettrica con gli esperimenti di Faraday. Proprio da tali sviluppi Morse mise a punto il telegrafo a impulsi elettrici elaborando il relativo alfabeto che da lui prese il nome e che può a tutti gli effetti considerarsi l’antesignano del linguaggio informatico. L’alfabeto Morse a punti e linee infatti ha costituito insieme al linguaggio musicale del pentagramma il primo alfabeto universalmente adottato in tutto il pianeta.
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