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Roland Barthes e gli studi sulla moda

Roland Barthes è considerato un precursore degli studi sulla moda in ambito semiotico. La sua fama è legata principalmente al Sistema della moda, scritto nel 1967. In generale, al fenomeno del «vestito» ha dedicato una serie di scritti apparsi tra il 1955 e il 1967, che lo hanno portato gradualmente all'elaborazione della sua opera maggiore.

Analisi storica e sociologica del vestito

Il percorso di Barthes attraverso i saggi parte dai primi, che includono un'analisi accurata degli studi storici e sociologici relativi al «vestito» condotti fino a quel momento. Secondo Barthes, questi lavori presentano una carenza importante: il costume non viene inteso come un sistema, ovvero come una struttura di elementi di per sé privi di valore ma che risultano significanti solo in quanto legati da un insieme di norme collettive.

Ad esempio, i primi soldati romani che si sono messi sulle spalle una copertura di lana lo facevano semplicemente per proteggersi dalla pioggia. Tuttavia, quando la materia, la forma e l'uso di questo indumento sono stati regolati da un gruppo sociale definito, esso si è integrato nel sistema ed è quindi diventato «costume».

Il costume si fonda sull'appropriazione di una forma o di un uso da parte della società. Per Barthes, gli storici e i sociologi devono interessarsi al modo in cui l'indumento individuale si inserisce in un sistema formale e normativo.

Parallelo tra linguaggio e vestito

Per superare le difficoltà incontrate dagli studiosi, Barthes effettua un parallelo tra linguaggio e vestito:

  • Vestito = Atto individuale e istituzione collettiva

Per Barthes, la linguistica può fornire alcuni schemi, materiali e termini di riflessione per superare le difficoltà nello studio del vestito. Dalla linguistica di De Saussure (1916) deriva il concetto di linguaggio costituito da Langue (formale e sociale) e Parole (aspetto concreto e individuale). Di qui, Barthes propone il vestito costituito da:

  • Costume = alla Langue = Realtà istituzionale, sociale
  • Abbigliamento = alla Parole = Realtà individuale, vera e propria atto di «vestirsi», attraverso il quale l'individuo attualizza su di sé l'istituzione generale del costume

Il vestito barthesiano e i fenomeni dell'abbigliamento

Il «vestito» barthesiano è paragonabile a un linguaggio. I fenomeni dell'abbigliamento includono:

  • Dimensioni individuali del vestito
  • Grado di usura
  • Grado di sporcizia
  • Carenze d'uso (mancanza di bottoni, maniche non infilate)
  • Gesti tipici dell'indossatore

Tutti questi elementi sono irrilevanti in uno studio sociologico. Invece, i fenomeni di costume sono:

  • Le forme, le sostanze e i colori ritualizzati
  • Gli usi fissi
  • I gesti stereotipati
  • La distribuzione regolare degli elementi accessori (bottoni)
  • Le ricostruzioni d'abbigliamento per teatro, ecc.

Questi elementi sono oggetto specifico della ricerca sociologica o storica. Il costume notifica la relazione che intercorre tra l'individuo e il suo gruppo. Tuttavia, tra il vestito istituzionale e il vestito indossato ci sono continui scambi:

  • Fenomeni di costume diventano fenomeni di abbigliamento: la moda femminile propone ogni anno modelli che poi si diffondono nell'abbigliamento.
  • Fenomeni di abbigliamento diventano fenomeni di costume: quando gli usi individuali vengono ripresi collettivamente per imitazione.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lipperlì di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione ed editoria di moda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Scarpellini Emanuela.
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