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Riassunto esame Comunicazione politica, prof. Bentivegna, libro consigliato Comunicazione e potere, Castells Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Comunicazione politica, basato su appunti personali e studio autonomo del quinto capitolo del testo consigliato dal docente Comunicazione e potere, Castells uesto appunto è un riassunto del quinto capitolo del testo Comunicazione e Potere, M. Castells,2009, utilizzato durante il corso di Comunicazione politica tenuto dalla prof.ssa... Vedi di più

Esame di COMUNICAZIONE POLITICA docente Prof. S. Bentivegna

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

sociale e trasformare la cultura globale. Il primo di questi eventi è stato l’Hearth Day nel 1970. Da

allora ne sono stati realizzati molti altri.

Il iniziato nel 2005 in concomitanza con l’applicazione legale del

Goblal Day of Action,

Protocolllo di Kyoto, nel 2007 coincise con la conferenza dell’UNFCCC a Bali e consiste in una

serie di marce e manifestazioni organizzate contemporaneamente in più paesi.

Il promosso da Al Gore nel 2007, fu una serie di concerti tenuti in 11 località di tutto il

Live Earth,

mondo e trasmessi da TV, Radio e in streaming in Internet.

sponsorizzato dal WWF, un evento simbolico di tipo individuale. L’idea è quella di

L’Earth Hour,

spegnere le luci per 60 minuti. Iniziato in Australia nel 2007, l’avvenimento fece scalpore e nel

2008 divenne una manifestazione di portata mondiale. Sulla homepage oscurata di Google

comparve “Abbiamo spento le luci. Ora tocca a te”.

Lo appoggiato dal movimento di base ondine

Stop Global Warming Virtual March,

è una marcia virtuale a cui si può aderire inerendo nome e indirizzo e-mail

StopGlobalWarming.org

(anche legislatori e governatori come McCain e Schwarzenegger aderirono).

l’appello online lanciato nel 2007 da un docente del Middlebury Collage a manifestare

Step It Up,

a livello locale sotto la bandiera di “Step It Up”. Esso generò centinai di eventi in tutti i 50 stati.

Talvolta queste organizzazioni si sono impegnate anche nella costruzione del messaggio, come

l’Environmental Defens Fund che, insieme al’Ad Council, nel 2006 lanciò una campagna di

sul riscaldamento globale. Gli spot informavano sui

propaganda televisiva di servizio pubblico

semplici passi che gli individui potevano compiere personalmente. Inoltre il sito web forniva

strumenti interattivi con cui l’utente poteva calcolare la quantità di inquinamento da carbonio

prodotta da lui stesso.

Azione, infine: i cambiamenti nelle politiche per l’ambiente

come risultato dei cambiamenti di mentalità

Il mondo si sta muovendo verso l’adozione di politiche capaci di rovesciale il processo di

riscaldamento del pianeta. Tale processo è però lento e incerto, dettato dalle spinte del ciclo

elettorale. Negli Stati Uniti la spaccatura politica tra democratici e repubblicani sulla questione

ambientale si sta riducendo sempre di più. Nel 2007 la Corte Suprema ha respinto la tesi

dell’amministrazione Bush per cui l’Environmental Protection Agency non era autorizzata

aregolamentare l’anidride carbonica. E lo stesso anno fu approvato il Climate Security Act.

Per le elezioni presidenziali del 2008 l’ambiente è emerso come una questione significativa.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, nel 2007 a Bruxelles sono stati fissati due obiettivi che

Barroso ha chiamato “20/20 per il 2020”: la riduzione del 20 % del gas serra entro il 2020 e una

quota del 20% di energie rinnovabili sul consumo energetico dell’Unione entro il 2020. Riguardo la

comunità internazionale il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel 2005, fissa i limiti vincolanti

alle emissioni per i paesi industrializzati fino al 2012. Nel 2008 gli unici paesi a non aver ratificato

sono stati USA e Kazakhstan. La nuova cultura della natura

Un movimento articolato di attivisti, scienziati e celebrità, attivo sui media e collegato via Internet,

ha trasformato il nostro modo di pensare la natura e la nostra vita sul pianeta. Tale cambiamento è

tridimensionale, riguarda la concezione di spazio, tempo e confini della nostra società. Lo è

spazio

diventato e al tempo stesso. Il è diventato un in cui il tempo a

tempo

globale locale tempo glaciale,

rallentatore della natura si scontra con il tempo in accelerazione della vita quotidiana di individui

effimeri. I oltre che il presente e il passato, includono anche il nostro futuro,

confini della società,

la visione della solidarietà intergenerazionale.

LA RETE E IL MESSAGGIO: I MOVIMENTI GLOBALI CONTRO LA

GLOBALIZZAZIONE DELLE GRANDI CORPORATION

Negli anni ’90 si è sviluppato un movimento polimorfo, collegato globalmente in rete, che ha messo

in discussione la globalizzazione capitalista, quel processo di liberalizzazione asimmetrica delle

economie portato avanti dal club dei G8, dalla World Trade Organization, dal Fondo Monetario

Internazionale e dalla Banca Mondiale.

Il movimento si diffonde nel 1999 con le prime manifestazioni contro il vertice WTO di Seattle. Le

proteste si diffusero attraverso una simbolica geografia globale, producendo eventi simili in tutto il

mondo. Si trattava di lotte locali, messe in connessione tra loro attraverso Internet.

Il ne è un esempio. Nato nel 2001 in contrapposizione del World Economic

World Social Forum

Forum di Porto Alegre, nel 2005 migrò in diverse località raggiungendo aree del mondo meno

coinvolte dal movimento. Il movimento respingeva ogni uniformità in termini di caratteristiche

sociali, ideologiche e obiettivi. La critica al capitalismo si mescolava con la critica allo stato. Quello

del 2005 fu un esempio di autogestione in rete. Non c’era alcun programma centrale per l’evento.

Le tavole rotonde e i dibattiti erano il frutto di iniziative di specifiche persone o gruppi. Con il loro

networking essi mescolavano condivisione di vita, scambio di idee e progettazione di azioni. Il

movimento si divideva così in lotte locali e reti globali ad hoc.

La del movimento divenne la del movimento. Le sue

forma di networking norma del networking

componenti erano locali e globali al tempo stesso. Un tentativo di risolvere i difficili problemi di

identità collettiva.

La decentralizzazione e diversificazione del movimento lo rese relativamente opaco ai media una

volta arretrate le manifestazioni, ma ormai il moviemento aveva raggiunto l’attenzione del

pubblico.

Il networking basato su Internet è cruciale a tre diversi livelli: strategico, organizzativo e

La strategia del movimento è organizzare, informare e contro-programmare le reti

normativo.

mediatiche. La tattica ha portato alla nascita di quello che ha definito

Jeffrey Juris la nascita

dell’utopia informazionale.

Uno strumento chiave è stato una rete di centri mediatici il cui obiettivo è creare

Indymedia,

materiale informativo e distribuirlo attraverso la Rete, la radio e le televisioni. L’editoria digitale

riesce a diffondere informazioni in diversi formati senza dover passare per i media

open source

tradizionali (sfruttando YouTube, MySpace o Facebook), amplificando così l’uso

dell’autocomunicazione di massa.

Resta comunque importante mantenere alta anche la copertura dei media tradizionali, cosa che il

movimento ha ottenuto inscenando manifestazioni spettacolari (es. le Tute Bianche italiane, il Black

Bloc, il teatro di strada di Reclami the Streets o Art & Revolution).

L’autoproduzione di messaggi (Indymedia) resta comunque la caratteristica principale del

movimento. Sfruttando la rivoluzione delle tecnologie digitali movimento si è evoluto in un

praticando anche una

progetto di organizzazione di società intorno all’autogestione in rete,

disobbedienza civile elettronica in linea (come i sit-in vortuali organizzati dall’Elettronic

Disturbane Theater). La guerriglia elettronica degli ha liberato il movimento dalle

hacker-attivisti

limitazioni imposte dal controllo proprietario delle reti mediatiche. Il coronamento di questo sogno

è stato il principio del software libero (il progetto tedesco Oekonux, combinazione di e

Oekonomie

Linux, che si concentra sulle nuove forme di produzione economica).

L’ideale culturale di una rete autoprodotta, autosviluppata e autogestita riporta alla luce l’antico

ideale anarchico delle comuni, proiettandolo su una scal più vasta dove larete è una agorà globale.

Non si deve dimenticare però che le tecnologie di libertà (Internet e possono essere usate

wireless)

per l’oppressione non meno che per la liberazione.

LA RESISTENZA CELLULARE: COMUNICAZIONE WIRELESS

E LA COMUNITA’ INSORGENTE DI PRASSI

Esiste una nuova relazione tra il controllo della comunicazione e l’autonomia della comunicazione.

Perché emerga la resistenza occorre che sentimenti individuali vengano comunicati ad altri. Per

questo i potenti hanno sempre esercitato un controllo sulla comunicazione e una manipolazione

delle informazioni. Le modalità di comunicazione hanno sempre costituito un fattore critico nel

determinare la portata delle rivolte, che nascono in maniera istantanea e imprevedibile spesso in

luoghi distanti tra loro. La telefonia mobile e la comunicazione wireless hanno creato un sistema di

reti di reti che accrescono in misura esponenziale la loro connettività, attraverso il principio che un

solo messaggero di un solo messaggio può raggiungere migliaia di persone. Se a questo aggiungi la

capacità di diffondere informazioni in e l’empatia nell’elaborazione del messaggio (le

tempo reale

reti di telefonia sono in quanto il messaggio è identificato dal ricevente come

reti di fiducia,

proveniente da una fonte nota) è chiaro come gli attivisti hanno usato la per

connettività perpetua

moltiplicare l’impatto delle loro proteste.

Terrore, bugie e cellulari: Madrid, 11-14 marzo 2004

L’attentato terroristico a Madrid del 2004 ebbe luogo in un contesto politico significativo: tre giorni

prima delle elezioni parlamentari spagnole.

Il partito conservatore PP (Partido Popular) era fino ad allora in netto vantaggio sul partito

d’opposizione, il PSOE (Partito Socialista).

Un errore di comunicazione provocato dal tentativo del governo di deviare la pubblica opinione,

unito a episodi di manifestazioni spontanee, che si avvalsero di Internet e cellulari, ribaltò

completamente l’esito del voto.

Fu tutta una questione di tempi. L’attentato avvenne l’11 Marzo, il 14 icittadini si sarebbero recati

alle urne. Appena l’attentato terroristico colpì Madrid il governo del PP affermò con la massima

sicurezza che dietro le bombe c’era il gruppo terroristico basco dellETA. Quattro ore dopo il primo

ministro Aznar contattava già i maggiori quotidiani per assicurare la sua tesi. El Pais cambiò il

titolo (già mandato in stampa) “Massacro terrorista a Madrid” con “Massacro dell’ETA a Madrid”.

La volontà del governo era di manipolare le informazioni sull’attentato (o almeno ritardarle fino

alle elezioni) per ottenere un vantaggio politico (la responsabilità dell’ETA avrebbe sostenuto le

politiche intransigenti del PP, mentre il coinvolgimento di Al Qaeda avrebbe sostenuto la lotta alla

guerra in Iraq del PSOE). Il governo poté contare del controllo sulla TV pubblica e l’influenza

sull’emittenti private e i giornali madrileni. E nonostante rivendicò le responsabilità dell’attentato la

sera dell’11 e i media internazionali diffusero la notizia Aznar continuò a insistere fino alla sera del

13. Solo l’emittente radiofonico privato SER mise in dubbio la versione degli eventi e il quotidiano

della città di Barcellona “La Vanguardia”, che il 13 uscì col titolo “Le prove indicano Al Qaeda, ma

il governo insiste sull’ETA”.

Il 12 Marzo, all’indomani dell’attentato il governo organizzò una manifestazione, massiccia ed

emotiva espressione del sentimento popolare contro il terrorismo di ogni origine, con tutti i partiti

politici uniti in una rara esibizione di unità popolare. Fu il trovarsi insieme fisicamente e l’ondata di

emozione della piazza a innescare l’idea che si potesse agire indipendentemente dai partiti.

Internet svolse un ruolo centrale come fonte di informazione soprattutto dall’estero. Tra il 12 e il 13

Marzo i cittadini si convinsero dell’esistenza di una manipolazione da parte del governo.

Il 13 era la “giornata della riflessione”, in cui per la legge elettorale spagnola è vietata ogni

dichiarazione elettorale o manifestazione politica pubblica. Fu un trentenne, istruito e politicamente

indipendente a dare il via a quella che sarebbe stata la protesta destinata a cambiare l’esito

elettorale. il 13 Marzò mando a dieci amici un SMS “Aznar la fa franca? La chiamano giornata di

riflessione ma Urdazi conduttore della TVE manipolatore di notizie] lavora? Oggi 13M, h18 sede

[il

PP, via Genova 13. Niente Partiti. In silenzio per la verità. Pasalo!”

I dieci amici inoltrarono il messaggio ad altri dieci loro amici e così via. Il mittente per ciascun

destinatario era una persona conosciuta, così la rete di diffusione crebbe senza perdere la prossimità

della fonte (anche il PP mando un SMS simile ma accusando l’ETA, ma restò dentro i canali del

partito e non raggiunse la massa).

Alle 18 centinaia di persone, soprattutto giovani, si ritrovarono in via Genova 13. Manifestazioni

spontanee simili si svolsero in altre città della Spagna, a un orario concordato via SMS in migliaia

di case si batterono fuori dalle finestre pentole e padelle.

Il Re di Spagna intervenne nella crisi. Spinse il governo a riconoscere la responsabilità di Al Qaeda;

e per farlo distribui il nastro delle sue dichiarazioni alle reti televisive estere un quarto d’ora prima

della messa in onda nazionale, il tempo per il governo di fare l’annuncio (alle 20:20 del 13 Marzo).

Il nesso tra il risultato finale dell’elezioni e l’influenza degli attentati è stato dimostrato da una

analisi statistica condotta da Michavilla. Furono due i meccanismi che s’innescarono:

l’attivazione/mobilitazione e la

al voto conversione/cambiamento del voto.

L’aumento dei voti socialisti provenne da coloro che in precedenza si erano astenuti, gli ex votanti

di altri partiti e i nuovi elettori (i segmenti dell’elettorato più giovane e istruito aumentarono

notevolmente la loro partecipazione). Si trattò di uno spostamento di votanti, però, privi di una

posizione ideologica, mossi da sentimenti di rabbia. La spazio pubblico che si formò con il

ritrovarsi fisicamente insieme nelle strade fu una conseguenza del processo di comunicazione.

Individualismo in rete e comunità insorgenti di prassi

La rilevanza di una specifica tecnologia, e la sua accettazione da parte del grande pubblico, non

deriva dalla tecnologia in sé, ma dall’appropriazione della tecnologia da parte di individui e

collettività per soddisfare i proprio bisogni e praticare la propria cultura. Le caratteristiche

tecnologiche della e del rimandano direttamente ai maggiori trend

telefonia mobile wireless

culturali su cui poggia la pratica sociale nella nostra società: l’individualismo e il comunalismo

reticolari.

L’individualismo reticolare è una cultura, non una forma organizzativa. Gli individui autodefiniti

mirano a interagire con gli altri seguendo le proprie scelte, i propri valori e interessi. Essi cercano

rifugio in una comunità che risponda alle loro identità (l’individualismo reticolare ispira movimenti

sociali). Queste comunità diventano trincee di resistenza contro un ordine sociale percepito come

estraneo. Dall’incrocio di questo due modelli (individualismo e comunalismo reticolari) nascono

dei movimenti sociali che trasformano la loro protesta comune in una Così

comunità pratica. reti

di individui diventano comunità insorgenti.

Le comunità pratiche sono dei ragruppamenti sociali di individui che condividono valori, condizioni

e norme. Si definiscono in base a criteri specifici, quali i confini territoriali, affiliazione religiosa,

orientamento sessuale, identità nazionale. Tali legami non permangono al di là della pratica masi

esauriscono con l’esaurirsi di quest’ultima.

La formazione spontanea di comunità di pratica impegnate nella resistenza al dominio trovano nella

e le tecnologie di comunicazione idonee a creare

telefonia mobile wireless comunità di insorgenti

istantanee. “Yes We Can!” la campagna di Obama per le

primarie presidenziali del 2008

Nell’ultimo trentennio gli stati uniti sono stati attraversati da un crisi di legittimità della politica,

con una mancanza di sfiducia della gente nei suoi rappresentanti politici e un basso livello di

partecipazione al processo politico. Nonostante ciò la campagna per le primarie del 2007-2008 ha

registrato un’ondata di partecipazione e di mobilitazione politica. La personalità dei candidati

(Obama e Hillary) e le novità portate dal candidato afroamericano (la prima campagna elettorale in

rete) ha spinto quegli elettori emarginati e scoraggiati dalla politica a mobilitarsi.

Potere di voto a chi non ha potere

La democrazia risiede nella capacità di contrastare il potere dell’eredità, della ricchezza e

dell’influenza personale con il potere della moltitudine, il potere dei numeri. La partecipazione

politica è essenziale per la democrazia. La è un processo fondamentale per

politica insorgente

connettere segmenti senza potere della popolazione. Per le elezioni del 2008 la partecipazione

politica è aumentata in maniera consistente. Un primo dato è fornito dalla registrazione dei votanti,

cresciuta notevolmente dal 2004 al 2008, nonché l’affluenza durante le primarie che ha toccato dati

record. Un dato importante è che la mobilitazione al voto da parte di coloro che fino ad allora si

erano astenuti si è rivolta al Partito Democratico, così come anche i primi votanti e gli ex votanti del

Partito Repubblicano o degli indipendenti. Sicuramente ciò è avvenuto in parte per una crescente

disaffezione del popolo americano per il presidente Bush. Ma la variabile chiave che spiega questa

inversione di tendenza (e soprattutto la mobilitazione per Obama) è sicuramente l’età e l’elemento

razziale.

La mobilitazione dei giovani nella campagna per le primarie 2008 è stata significativa. Ciò non si

verificava dal 1966, in piena fioritura delle proteste. A partire dagli anni ’70 il voto giovanile si

abbassò progressivamente per tutti gli anni ’80 e ’90 e nel 2000 erano ancora molto basse.

Le elezioni del 2008 rappresentano un risveglio dell’elettorato giovane (su cui fa leva la figura di

Obama). Accanto ai giovani vi è stata poi una maggior partecipazione della minoranza

afroamenricana. L’aumento del voto nero si era già verificato per le elezioni del 1992, in cui

Clinton riuscì a garantirsi questa fetta di elettorato in espansione (a Chicago l’organizzazione no

profit “Project Vote!”, capeggiata dall’ancora poco noto Obama, svolse una forte campagna di

sensibilizzazione al voto della comunità afroamericana). Per questo motivi all’inizio della

campagna Hillary beneficio del consenso ottenuto dal marito e molti afroamericani in un primo

momento votarono per lei. L’idea, però di avere il primo presidente afroamericano, le sfumature

razziali di alcune dichiarazione della Clinton e la capacità di mobilitare nuovi elettori ribaltò in

seguito la situazione.

In conclusione diciamo che Obama ricevette il voto del segmento più giovane e istruito della

popolazione (nonché della comunità nera), Hillary quello degli anziani, della classe operai delle

donne e della minoranza latina. Obama è stato il candidato della l’America più

nuova America,

giovane, più istruita e dalla mentalità più aperta. Nuovi gruppi di cittadini non solo si sono

Soprattutto i

registratie hanno votato, ma si sono anche impegnati attivamente nella campagna.

giovani grazie al coinvolgimento dell’attivismo in Internet.

L’improbabile candidato presidenziale

Obama incarna l’idea del mondo multiculturale. Per metà africano e per metà americano, con

un’educazione laica ma un’influenza musulmana da un lato e cattolica dall’altro, Obama ha potuto

contare su una personalità insolita, affascinante, che incarna la poliedrica esperienza della sua vita.

Ma Obama non è un rivoluzionario. E’ difficile collocarlo sull’asse destra/sinistra. Più

appropriatamente egli si presenta su un’ltro sistema di coordinate: il futuro contro il passato. L’unità

di razze, classi e culture è diventato il suo orizzonte d’azione. La sua vita fatta di discriminazioni,

ma anche di partecipazione e successo (egli studia in scuole prestigiose, inizia la sua carriera

politica nel ’96 come senatore dell’Illinois per approdare al Senato Americano nel 2003) è stata una

miscela di ambivalenza.

Analizzando la nuova cultura giovanile in Europa Simonetta Tabboni espone il meccanismo con cui

l’ambivalenza apre il regno della possibilità per la proiezione delle speranze da parte della gente.

Tabboni parla di “ambivalenza quando

sociologica”, l’attore è attratto da comportamenti che sono

in reciproca contraddizione, ma che sono inseparabili dal punto di vista degli obiettivi che si

vogliono realizzare.

L’ambivalenza è un approccio mentale aperto alla vita; è dedicarsi agli obiettivi di un’azione

rimanendo incerti sui mezzi migliori per raggiungere tali obiettivi. Il suo discorso “L’audacia della

sintetizza tutto questo. La sua è una politica del dialogo, che pone domande anziché

speranza”

fornire risposte. Quando il 10 febbraio del 2007 Obama annuncia la sua candidatura a presidente, lo

fa sulla scalinata dell’Old State Capitol, dove Lincoln nel 1858 pronunciò il suo discorso contro la

schiavitù (“Casa divisa”), dicendo “We Can”.

Cambiare formula: dal potere del denaro

al denaro dei senza potere

La raccolta di finanziamenti è essenziale per una campagna competitiva. Per le primarie 2008

Obama ha raccolto la cifra record di $339.201.999. A differenza di Hillary, Obama non ha voluto

accettare denaro dai lobbisti registrati a livello federale né il denaro della Political Action

Committees (ha accettato invece i contributi di lobbisti registrati a livello di stato). La maggior

parte dei fondi (fino all’88%) ricevuti da Obama è venuto direttamente da donazioni individuali (i

cui nomi sono stati pubblicati ondine nell’interesse della trasparenza). La novità è stata proprio

questa: la realizzazione di una candidatura indipendente, prendendo le distanze dalle lobby di

Washington perché le loro donazioni sono direttamente o indirettamente legate alle decisioni

politiche. Tutto questo è stato possibile grazie all’abile uso di Internet per la raccolta fondi, che ha

che ha reso la raccolta fondi più veloce e meno dispendiosa. La maggior parte delle donazioni

venivano da piccoli donatori che hanno versato piccole somme ripetutamente lungo tutta la

campagna. Obama si è rivelato, poi, il candidato preferito tra i gestori degli (i fondi

hedge fund

d’investimento). Se Obama non è il candidato naturae per il big business, offre però una cosa di cui

la Clinton non dispone: potenzialità d’accesso. Offre un’opportunità a che è relativamente nuovo

nei circoli economici di farsi strada nella sfera politica. Questi contributi non provengono dalle

aziende, ma da individui che gestiscono o lavorano per queste imprese finanziarie. Obama ha

esercitato, così, un vasto richiamo sulla classe istruita dei professionisti.

La questione più importante resta, ovviamente, l’esistenza di un movimento popolare molto ampio

dietro la candidatura di Obama, con migliaia di attivisti impegnati e milioni di attivisti sostenitori.

Il messaggio e il messaggero

Le sono la materia di cui è fatta la politica. Le emozioni più importanti nell’indurre un

emozioni

opiniono positiva su Obama sono: a) il messaggio che arriva da lui è fonte d’ispirazione; b) il

destinatario del messaggio prova un sentimento di speranza. Il nucleo centrale del messaggio della

campagna di Obama è accoppiata a Il cambiamento è necessario, ma la

speranza cambiamento.

speranza è l’emozione trainante. E’ l’emozione che secondo le ricerche sulla cognizione politica

stimola l’entusiasmo per il candidato. Il messaggero dà credibilità al messaggio. La contesa tra

Obama e Hillary è stata definita dall’opposizione tra cambiamento ed esperienza, speranza e

soluzioni. Un fatto interessante è che la capacità attribuita ad Obama di ispirare speranza e fiducia si

riferisce principalmente all’opinione degli elettori bianchi. Obama ha infatti costruito un’immagine

di sé (il padre keniano e la madre una bianca del Kansas) aprendo alla comunità dei bianchi.

Tuttavia l’effetto (la tendenza a sopravvalutare il sostegno dei candidati neri rispetto alle

Bradley

reali percentuali di voto, di cui si parlò la prima volta in occasione della candidatura del sindaco

nero di Los Angeles, Tom Bradely) ha ancora una sua validità. Una conferma ci viene dai sondaggi

preelettorali in tre stati con popolazioni nere poco numerose (New Hampshire, California e

Massachusetts) che hanno sovrastimato il supporto per Obama; viceversa in tre stati con una

consistente presenza afroamericana (South Caroline, Alabama e Georgia) hanno sottostimato il

sostegno per Obama (con quello che è stato definito effetto Bradley “rovesciato”).

Le radici chicagoane di Obama: Alinsky for President

Per mettere in atto il suo messaggio Obama ha dovuto trovare un modo operativo per raggiungere la

gente. Questo modo lo ha trovato nella sua terra d’origine: Chicago.

.

Trasferitosi a Chicago Obama fu accolto da un gruppo di dicepoli di Alinsky che lo assunsero per

dirigere il Developing Communites Project (DPC), un’iniziativa mirante a registrare elettori. Fu qui

che adottò il conquistare la fiducia della comunità attraverso conversazioni uno a

metodo Alinsky:

uno, ascoltare gli obbiettivi e le ambizioni di ognuno, al fine di costruire e guidare una piccola rete

di gruppi di base. Alinsky fu un’importante personalità di Chicago, egli si dedicò a organizzare

coalizioni di gruppi di base trovando un tema concreto che fosse importante per la comunità. A suo

parere l’unica risorsa su cui la gente potesse contare era la propria autorganizzazione, e questa

poteva essere mantenuta in vita solo grazie alla mobilitazione. Obama colse questi insegnamenti,

trasportandoli nell’organizzazione della sua campagna, riuscendo a tradurre nel contesto di Internet

il modello americano classico di organizzazione di comunità. Al modello di Alinsky, Obama ha poi

apportato una correzione: l’importanza dell’interesse personale, di non minore importanza rispetto

alla condivisione di valori e obiettivi.

La campagna di Obama ha incarnato molte delle caratteristiche del movimento sociale. Gli

organizzatori e i volontari sono stati addestrati attraverso sessioni di formazione, come Camp

o Obama Organizing Fellows (programma di addestramento di studenti universitari nelle

Obama

tattiche organizzative di una campagna).

Un’ulteriore legame con la città natale è la relazione con la macchina politica di Chicago. Il sindaco

Daley, che fino al 2003 aveva sempre appoggiato gli avversari di Obama, annunciò il suo appoggio

ufficiale di Obama (poche ore prima della dichiarazione della candidatura di Barack). E

successivamente Obama appoggiò la candidatura del sindaco per la rielezione nel 2007. Obama

stringeva un’alleanza strategica con la macchina politica di Chicago, la città che negli ultimi

vent’anni ha trasformato profondamente il proprio tessuto sociale e politico.

Internet come base sociale: il vantaggio competitivo di Obama

La campagna di Obama ha superato ogni campagna politica precedente nel ricorso a Internet come

strumento di mobilitazione politica. Il fattore età è stata la principale fonte di differenziazione. I

sostenitori di Obama erano tendenzialmente più portati a essere utenti di Internet probabilmente in

funzione dell’età e del livello d’istruzione. La rete è un medium interattivo che stimola la

partecipazione politica. Grazie alla rete gli utenti possono effettuare contributi online per la

campagna, firmare petizioni online, inoltrare commenti politici sui blog, guardare video relativi alla

campagna, realizzare donazioni individuali. Obama è stato il candidato che maggiormente ha

investito nei media di Internet. Ciò spiega il vantaggio di Obama su altri candidati nel gruppo di

popolazione più giovane.

Mobilitarsi per il cambiamento nell’Età di Internet

Tra le strategie la campagna di Obama ha ideato numerose tattiche di mobilitazione degli elettori:

1. My.BarackObama.com

2. un’iniziativa di registrazione al voto

Vote for Change,

3. impegnato nella formazione di studenti di collage

Obama Organizing Fellows,


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Riassunto per l'esame di Comunicazione politica, basato su appunti personali e studio autonomo del quinto capitolo del testo consigliato dal docente Comunicazione e potere, Castells uesto appunto è un riassunto del quinto capitolo del testo Comunicazione e Potere, M. Castells,2009, utilizzato durante il corso di Comunicazione politica tenuto dalla prof.ssa Bentivegna. Qui, si mette in luce come i movimenti sociali e gli agenti del cambiamento politico procedono nella nostra società alla riprogrammazione delle reti di comunicazione, così da essere nelle condizioni di veicolare messaggi che introducono nuovi valori nelle menti delle persone per suscitare la speranza del cambiamento politico. In particolare vengono ricostruite le vicende di tre movimenti di politiche insorgenti (di cambiamento) come la campagna di Barack Obama, il movimento ambientalista o quello che si è creato, in Spagna, in seguito agli attentati dell’11 marzo 2004, quando il governo spagnolo tentò di incolpare i separatisti baschi dell’Eta a fini elettorali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di COMUNICAZIONE POLITICA e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bentivegna Sara.

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