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Reti di indignazione e speranza: movimenti sociali nell'era di internet

Manuel Castells

Mettersi in rete, creare significato, contestate il potere

In un mondo offuscato dalla crisi economica, dal cinismo politico, dal vuoto culturale e dallo sconforto individuale, qualcosa stava prendendo corpo: i dittatori potevano essere spodestati con le mani nude del popolo, i politici venivano smascherati come corrotti e bugiardi, i governi messi sotto accusa, i media spodestati. Ai margini di un mondo giunto ai limiti della capacità di una vita collettiva per gli esseri umani, alcuni individui si erano ritrovati ancora una volta insieme alla ricerca di nuove forme per tornare ad essere il popolo. All'inizio erano appena un pugno, poi furono raggiunti da centinaia e poi da migliaia di persone in rete, poi ancora sostenuti da milioni di individui con le loro voci e con la spinta interiore verso la speranza, per quanto confusa fosse, superando ideologie e clamore per congiungersi con le preoccupazioni reali di persone reali in un'esperienza umana che veniva reclamata a gran voce.

Tutto è partito dai social network su internet, trattandosi di spazi di autonomia ampiamente fuori dal controllo di quei governi e corporation che nel corso della storia avevano sempre monopolizzato i canali di comunicazione per affermare il proprio potere. Condividendo problemi e speranze nello spazio pubblico e libero di internet, attivando connessioni reciproche, si sono ritrovati insieme su un terreno comune, e questo li ha aiutati a superare la paura, un'emozione paralizzante su cui fanno affidamento i poteri forti.

Protette dal cyberspazio, persone di ogni età e condizione sociale sono poi andate a occupare gli spazi urbani, dandosi appuntamenti al buio tra loro e con il destino che si apprestavano a plasmare, mentre reclamavano il diritto della propria storia dando corpo a un’autocoscienza che ha sempre caratterizzato i grandi movimenti sociali. Questi movimenti si sono diffusi per contagio in un mondo collegato in rete, centrato su Internet senza fili e contrassegnato dalla diffusione rapida, virale di immagini e di idee.

Sono scoppiati a sud e a Nord, in ogni paese, scintille hanno acceso fuochi in una varietà di scenari sociali devastati dall'invidia e dalla manipolazione in tutti gli angoli del pianeta. Non era solo la povertà o la crisi economica, è stata soprattutto l'umiliazione provocata dal cinismo e dall'arroganza di chi era al potere ad aver messo insieme quanti volevano trasformare la paura in indignazione, e l'indignazione in speranza per un'umanità migliore. Un'umanità che andava ricostruita da zero rifuggendo dalle molteplici trappole ideologiche e istituzionali che più e più volte avevano portato a vicoli senza uscita.

Movimenti sociali e potere

Inizialmente movimenti sociali in rete sono sorti nel mondo arabo, incontrando la violenza assassina dei dittatori locali. Il loro esito è stato diverso, dalla vittoria all'ottenere qualche concessione, da ripetuti massacri alla guerra civile; altri movimenti sono poi emersi in opposizione all' impropria gestione della crisi finanziaria in Europa e negli Stati Uniti da parte di istituzioni che hanno appoggiato le élite economiche responsabili della crisi stessa a spese dei cittadini.

Il seguente libro proverà a far luce su questi movimenti, la loro nascita, le loro dinamiche, i valori e le prospettive di trasformazione sociale. È un’indagine sui movimenti sociali della società in rete, quei movimenti che in definitiva daranno forma alla società del XXI secolo attivando pratiche conflittuali radicate nelle contraddizioni fondamentali del nostro mondo. Quest'analisi si fonda sulla teoria del potere documentata nel libro "Comunicazione e potere (2009)".

Si parte dalla premessa che sono le relazioni di potere a dar forma alla società, poiché chi è al potere costruisce istituzioni sociali in base ai propri valori e interessi. Il potere è esercitato tramite gli strumenti della coercizione e/o tramite la costruzione di significato nell'immaginario collettivo, attraverso meccanismi di manipolazione simbolica. Le relazioni di potere sono radicate nelle istituzioni della società, in modo particolare nello stato. Tuttavia, essendo le società contraddittorie e conflittuali per natura, ovunque c'è potere c'è anche contropotere, che si concepisce come la capacità degli attori sociali di sfidare il potere radicato nelle istituzioni allo scopo di reclamare la rappresentanza dei propri valori e interessi.

La costruzione del significato

Quest'azione e intimidazione, basate sul monopolio statale della capacità di esercitare violenza, sono meccanismi essenziali per imporre la volontà di coloro che detengono il controllo istituzionale. È il modo di pensare della gente a determinare il destino delle istituzioni, delle norme e dei valori tramite cui sono organizzate le società. Sono pochi i sistemi istituzionali capaci di vivere a lungo se basati soltanto sulla coercizione. Torturare qualcuno è meno efficace che plasmare la mente delle persone.

Se la maggioranza dei cittadini la pensa in modo opposto ai valori e alle norme istituzionalizzate nelle legislazioni e nelle regole imposte dallo stato, il sistema finirà per trasformarsi, pur se non necessariamente in sintonia con le speranze degli agenti del cambiamento sociale. Gli esseri umani che hanno significato interagendo con il proprio ambiente sociale e naturale, creano network tra le loro reti neurali e quelle naturali e sociali. Questa attività di network viene operata dall'atto della comunicazione. La comunicazione è il processo di condivisione di significato tramite lo scambio di informazione. La continua trasformazione delle tecnologie di comunicazione nell'era digitale estende la portata dei media a tutti gli ambiti della vita sociale in un network che è al contempo globale e locale, generico e personalizzato, secondo uno schema in continuo mutamento.

Auto comunicazione di massa

In questi anni il maggior cambiamento nel mondo della comunicazione è stato la nascita di quel che è stato definito auto comunicazione di massa, usando internet e le reti senza fili come piattaforme di comunicazione digitale. Si tratta di comunicazione di massa perché elabora i messaggi da molti verso molti, con il potenziale di raggiungere una molteplicità di destinatari e di collegarsi a un'infinità di reti che trasmettono informazioni digitalizzate tanto nel quartiere come intorno al mondo.

L'auto comunicazione di massa si basa su reti orizzontali di comunicazione interattiva che sono difficili da controllare da parte delle autorità o delle corporation, ed è chiamata così perché la produzione del messaggio è decisa in autonomia dal mittente, la designazione del destinatario è autodiretta e il recupero dei messaggi dalle reti di comunicazione è deciso in proprio. Inoltre, la comunicazione digitale è multimodale e consente i riferimenti costanti ad un ipertesto di informazione globale i cui componenti possono essere rimescolati dagli attori coinvolti in base a specifici progetti di comunicazione.

L'auto comunicazione di massa fornisce la piattaforma tecnologica necessaria alla costruzione dell'autonomia dell'attore sociale, che si tratti di un singolo o di una collettività, faccia a faccia con le istituzioni della società. Ecco perché i governi hanno paura di internet e le corporation vi hanno una relazione di amore e odio e cercano di trarne dei profitti pur limitandone il potenziale per la libertà.

Le reti di comunicazione come centro del potere

Le reti di comunicazione sono punti cruciali per la creazione di potere; i network di potere sono in rete tra loro. I network finanziari e multimediali sono intimamente interconnessi a livello globale. Mentre le reti di comunicazione elaborano la costruzione di significato su cui poggia il potere stesso, lo stato rappresenta il network di default per il corretto funzionamento di tutte le altre reti del potere. Ma chi detiene il potere nella società in rete? I programmatori capaci di programmare le reti più importanti da cui dipende la vita delle persone e i gestori che curano le connessioni tra le reti diverse, come i magnati dei media entrati nella classe politica, le élite finanziarie che sostengono quelle politiche e così via.

Se il potere viene esercitato dalla programmazione e dallo scambio di network, allora il contropotere, il tentativo deliberato di trasformare le relazioni di potere, trova corpo nella riprogrammazione dei network intorno interessi e valori alternativi e/o nell'interruzione degli scambi dominanti nel passaggio tra reti di resistenza e mutamento sociale. Grazie alla produzione di messaggi nei mass media e a reti autonome di comunicazione orizzontale, i cittadini dell'età dell'informazione sono in grado di inventare nuovi programmi adatti alla loro vita, fatti con i materiali legati alla loro sofferenza, alle paure, ai sogni e alle speranze. Portano avanti i loro progetti condividendo le esperienze personali. Sovvertono la pratica della comunicazione tradizionale occupando il medium stesso e creandone il messaggio.

Il ruolo dei movimenti sociali

Il corso della storia dimostra che sono i movimenti sociali a produrre nuovi valori e obiettivi intorno a cui le istituzioni vengono poi trasformate in modo da rappresentare questi valori, creando nuove norme per l'organizzazione della vita sociale. I movimenti sociali esercitano contropotere innanzitutto auto costruendosi tramite un processo di comunicazione autonoma, libera dal controllo di quanti detengono il potere istituzionale.

I social network e media digitali offrono la possibilità di deliberare e coordinare l'azione. Questa, tuttavia, è soltanto una delle componenti dei processi di comunicazione tramite cui movimenti sociali si relazionano alla società nel suo complesso. Poiché lo spazio pubblico istituzionale è occupato dagli interessi delle élite dominanti e dei loro network, i movimenti sociali devono ritagliarsi un nuovo spazio pubblico che non sia limitato a internet, ma si renda visibile nei luoghi della vita sociale. Gli spazi occupati hanno svolto un ruolo sociale nella storia della trasformazione sociale, dunque si creano delle comunità che a sua volta sono un meccanismo psicologico primario per superare la paura.

È il superamento della paura la soglia fondamentale che gli individui devono oltrepassare per potersi coinvolgere in un movimento sociale, essendo ben consapevole del fatto che dovranno confrontarsi con la violenza. Creando una comunità libera in un luogo simbolico, i movimenti sociali danno vita a uno spazio pubblico, atto a deliberare uno spazio per consentire alle assemblee sovrane di riconoscere e riappropriarsi dei propri diritti di rappresentanza, catturati da istituzioni politiche e in gran parte fatte su misura per la convenienza degli interessi e dei valori dominanti.

È la nostra società, lo spazio pubblico dei movimenti sociali viene costruito come uno spazio ibrido tra i social network di internet e lo spazio urbano occupato.

L'origine dei movimenti sociali

Qual è l'origine dei movimenti sociali e in che modo si sviluppano? Le radici vanno cercate nella fondamentale ingiustizia presente in ogni società. Problemi economici, di povertà, le disuguaglianze, i diritti sociali, la brutalità della polizia, il fanatismo religioso, sono alcune delle tante atrocità nella lunga galleria di ritratti dei mostri che siamo diventati. I movimenti sociali hanno dunque una gamma di cause strutturali e di motivazioni individuali per sollevarsi contro una o tante delle dimensioni del predominio sociale. E poiché i movimenti sociali sono le fonti del cambiamento, e quindi della costituzione stessa della società, si tratta di una questione fondamentale.

I movimenti sociali, di sicuro oggi e probabilmente nel corso della storia, sono composti da singoli individui: persone in carne ed ossa e intelletto che individualmente decidono di fare qualcosa nonostante vengano ripetutamente avvisate di non farla perché saranno punite. A livello individuale, i movimenti sociali sono movimenti emotivi, la ribellione non parte con un programma o una strategia politica, questi possono apparire più avanti, quando emergerà una leadership per favorire piattaforme politiche, ideologiche e individuali che possono aderire o meno alle origini e alle motivazioni di quanti fanno parte del movimento.

Ma lo scoppio di un movimento sociale riguarda la trasformazione dell'emozione in azione. Secondo la teoria dell’intelligenza affettiva, le emozioni più rilevanti per la mobilitazione sociale e per la condotta politica sono la paura, affezione negativa, e l'entusiasmo, affezione positiva. Le affezioni positive e negative sono legate a due sistemi motivazionali fondamentalmente appartenenti all'evoluzione umana: l'avvicinamento e l'evitamento. Il primo è legato a un comportamento verso un obiettivo preciso che spinge l'individuo verso una ricompensa. I singoli trasudano entusiasmo quando devono raggiungere mete che interessano da vicino. Ecco perché l'entusiasmo è direttamente congiunto con un'altra emozione positiva, la speranza. Quest'ultima proietta il comportamento verso il futuro.

Dato che si tratta di una caratteristica portante della mente umana, la speranza è un ingrediente fondamentale per dare sostegno a un’azione mirata e a un obiettivo specifico. Tuttavia, per consentire all'entusiasmo di emergere e alla speranza di manifestarsi, le persone devono superare le emozioni negative a risultante dal sistema motivazionale di evitamento, l'ansia. Quest'ultima è la reazione a una minaccia esterna su cui la persona minacciata non ha alcun controllo, così questa poi sfocia nella paura, con un effetto paralizzante sull'azione. Nei comportamenti socio politici il superamento dell'ansia è spesso dovuto ad un'altra emozione negativa, la rabbia, la quale aumenta con la percezione di un'azione ingiusta e con l'identificazione dei responsabili di tale azione. Una volta che l'individuo ha superato la paura, sono le emozioni positive a prendere il sopravvento, con l'entusiasmo che spinge all'azione e la speranza che anticipa la ricompensa.

Tuttavia, affinché il movimento sociale prenda forma, la spinta emotiva dei singoli deve legarsi a quella di altri individui, questo richiede un processo di comunicazione: sono necessari due requisiti di base per operare, la consonanza cognitiva tramite enti e destinatari dei messaggi e un efficace canale di comunicazione.

Comunicazione e movimenti sociali

Storicamente i movimenti sociali sono stati legati all'esistenza di specifici meccanismi di comunicazione, passati da una persona all'altra, come per esempio sermoni, annunci, manifesti. Nella nostra epoca le reti digitali multimodali di comunicazione orizzontale rappresentano gli strumenti di comunicazione più veloci e autonomi, interattivi, riprogrammabili e auto propagabili della storia. Ecco perché i movimenti sociali in rete dell'era digitale rappresentano un nuovo tipo di movimenti sociali.

Le idee rappresentano di fatto il materiale indispensabile per il passaggio dell'azione guidata dall'emozione al momento deliberativo e alla stesura del progetto. Più le idee vengono generate dall'interno del movimento, sulla base dell'esperienza dei suoi partecipanti, e più il movimento sarà rappresentativo, pieno di entusiasmo e di speranza. Troppo spesso i movimenti diventano materiale grezzo per la sperimentazione ideologica o per la strumentalizzazione politica che finiscono per definirne obiettivi e rappresentazioni, i quali hanno poco a che fare con la loro realtà. A volte l'esperienza umana dei movimenti tende ad essere sostituita da un'immagine ricostruita per via di una qualche legittimazione dei leader politici o per rivendicare le teorie di certi intellettuali.

Preludio alla rivoluzione: dove tutto è cominciato

Le variazioni che hanno trasformato le istituzioni della politica in Tunisia e Islanda nel 2009-2011 sono diventate il punto di riferimento per i movimenti sociali che hanno scosso l'ordine costituito nel mondo arabo e sfidato i governi in Europa e negli Stati Uniti. Nella prima manifestazione di massa in piazza Tahrir, al Cairo, il 25 gennaio 2011 migliaia di dimostranti scandirono "La Tunisia è la soluzione". I manifestanti si riferivano al rovesciamento della dittatura di Ben Ali dopo settimane di proteste popolari che avevano sconfitto la repressione sanguinosa del regime. Quando nel maggio 2011 gli indignados spagnoli cominciarono ad accamparsi nelle principali piazze delle città in tutto il paese, il loro motto fu "l'Islanda è la soluzione".

Come hanno fatto queste esperienze di rivolte ad essere unite anche se le differenziano contesti culturali, economici e istituzionali? In poche parole, li accomunava una sensazione che nasceva dal disgusto per i governi e per la classe politica, una sensazione comune sostenuta dall'indignazione per la complicità percepita tra élite finanziaria ed élite politica, fatta scattare dallo sconvolgimento emotivo prodotto da un fatto intollerabile. Sia in Tunisia sia in Islanda erano immerse dei movimenti tangibili trasformazioni politiche e nuove culture civiche, materializzando la possibilità di soddisfare alcune delle richieste principali dei contestatori; nati dai semi della speranza, talvolta per poter poi germogliare in nuove forme e valori, anche se spesso per essere poi soffocati dalle macchine repressive è messa in moto dai poteri costituiti, che erano stati prima sorpresi, poi spaventati e infine impegnati in azioni preventive in tutto il mondo.

Tunisia: la rivoluzione per la libertà e la dignità

È cominciato in un posto improbabile, Sidi Bouzid, una cittadina di 40,000 abitanti di un paese che sembrava essere fuori dai radar delle preoccupazioni internazionali...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecconimarta96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di comunicazione, advocacy e consumo responsabile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Binotto Marco.
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