1. Richiami di chimica delle sostanze grasse
2. Frazione saponificabile e insaponificabile
3. Componenti ‘minori’ dell’olio di oliva: sono il “core” della qualità dell’olio,
sostanze aromatiche a antiossidanti. Danno qualità sensoriale e nutrizionale.
L’olio, che è questo magnifico succo di frutta, che “l’homo mediterraneus” è riuscito a
ricavare da questo frutto che è l’olivo, è davvero frutto di millenni di esperienza.
Questa molecola in figura è un Trigliceride, cioè glicerolo esterificato con 3 acidi grassi
ed in particola SLO (stearico, linoleico ed oleico). Quando la natura sintetizza i
trigliceridi, nella posizione centrale mette specificamente gli acidi grassi più insaturi di
cui dispone; perché accade questo? L’acido grasso insaturo, con il suo piegamento,
impedisce alle catene di acidi grassi di impacchettarsi e di cristallizzare e quindi si
determina una maggiore fluidità, in relazione alla funzione di membrana. Questo è il
comportamento tipico degli acidi grassi dei vegetali ed in quasi tutti gli organismi
animali, eccetto il maiale e la foca (in questi animali, la posizione centrale dei
trigliceridi e quasi sempre occupata da acidi grassi saturi, quindi il loro grasso è più
concreto e solido).
Idrolisi lipidica (Lipolisi)
Questa è una reazione semplicissima: il trigliceride, in presenza di H O e di una Lipasi
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subisce questo taglio, il trigliceride è idrolizzato e si libera, in questo caso è l’esempio
della posizione 2, un acido grasso libero e quello che rimane del trigliceride, cioè un
Digliceride. Questa reazione può avvenire ogni volta che si rompe un tessuto che
contiene trigliceridi e viene a contatto con il citoplasma acquoso in cui troviamo lipasi,
le quali sono presenti sulle membrane cellulari, ed è il fenomeno che possiamo
osservare quando lasciamo le olive a terra molto tempo e, quando estraiamo l’olio,
misuriamo la quantità di acidi grassi liberi, e notiamo che sarà un olio con alta acidità.
E’ un fenomeno quasi sempre negativo, ma può essere associato anche a fattori
positivi. Nel caso dell’oliva è certamente un fattore negativo. L’oliva sana, raccolta e
portata in frantoio, da un olio con 0.1-0.2% di acidi grassi liberi, si formano solo
quando l’oliva è danneggiata, schiacciata o quando sosta per troppo tempo nel post-
raccolta. Dunque, l’acidità dell’olio è da secoli utilizzato come parametro per misurare
la sua qualità.
Esterificazione
E’ la reazione opposta alla Lipolisi. Se partiamo dal glicerolo, possiamo sintetizzare dei
trigliceridi con la reazione opposta a quella della lipolisi. L’esterificazione è una
reazione di condensazione che libera acqua. Tra un alcolo ed un acido carbossilico, c’è
questo incontro, si libera una molecola d’acqua e si forma un legame C-O-C. Questa
semplificazione viene fatta dalla pianta, in maniera naturale, o meglio utilizzando degli
enzimi che vanno ad attaccare gli acidi grassi. E’ una reazione che si potrebbe
riprodurre anche in laboratorio per produrre dei trigliceridi di sintesi, i cosiddetti “Oli
esterificati”. Questi oli di sintesi non sono ammessi al consumo umano, possono
essere usati per la nutrizione animale o la cosmetica. Cosa succede
quando esterifichiamo chimicamente un olio, un pool di acidi grassi e del glicerolo in
maniera sintetica, rispetto a quello che fa la natura? La disposizione delle 3 posizioni è
completamente casuale e questa informazione ci è utile in laboratorio per svelare la
presenza di oli di sintesi all’interno di oli naturali.
Abbiamo già detto che l’olio è composto per il 98-99% da gliceridi, cioè da esteri della
glicerina ed acidi grassi ed in particolare modo che quasi tutti gli oli sono
prevalentemente costituiti da trigliceridi (95-96%). Una piccola quantità di trigliceridi
può essere presente come residuo della biosintesi incompleta che è avvenuta nella
cellula, quindi un 1-2% di 1,2-digliceridi. Quei gliceridi, nel momento della molitura, a
cui non è stato accattato il terzo acido grasso, si sciolgono nell’olio e vanno a
comporre quella piccola frazione di digliceridi che si trovano naturalmente nell’olio. La
cosa interessante è che questi 1,2-digliceridi sono di origine biosintetica, mentre, l’1,3-
digliceridi si formano per idrolisi ed in più l’1,2-digliceride naturale, nel tempo (6 mesi-
1 anno) tende ad isomerizzarsi nella forma 1,3 perché termodinamicamente più
stabile. Dunque il rapporto 1,2\1,3 digliceridi, se misurato ci può dare informazioni
sulla freschezza dell’olio e sul fatto e i due digliceridi sono di natura biosi
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Nomenclatura composti
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Composti idrossicarbonilici
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Composti carbonilici (caratteristiche, reazioni, esercizi)
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Chimica organica - composti carbonilici