Il comportamento territoriale: l'aggressività
Sotto il termine di comportamento territoriale includiamo vari fenomeni. Quest'argomento è stato principe dell’etologia e infatti dobbiamo considerare i vari comportamenti come caratterizzati da tre momenti successivi che sono quello dell’appetenza, dell’atto consumatorio ed eventualmente del periodo di refrattarietà. Questa è una regola generale nei comportamenti.
Appetenza e motivazioni
Appetenza significa “messa in moto della motivazione” e quindi un qualcosa che nasce da dentro, attraverso una sommatoria di stimoli esterni ed interni. Abbiamo visto però che c’è anche la possibilità che una motivazione possa scaturire solo da fattori interni, senza stimoli. Ci sono tanti esempi che lo mostrano, come quello del comportamento riproduttivo in un gallo che si metteva in moto quando vedeva la gallina, ma se si isolava il gallo ad un certo punto si aveva il comportamento a vuoto che nasceva completamente dall’interno e il gallo si metteva a copulare con qualsiasi cosa avesse vicino. Quindi una motivazione può nascere anche dall’interno, senza stimoli esterni. Anche comportamenti come il sistema riproduttivo, territoriale, cura dei piccoli, sono tutti grandi temi dell’etologia.
Aggressività e istinto
Ma l’aggressione la possiamo trattare come uno di questi sistemi? Esiste l’appetenza per l’aggressività? Se noi consideriamo l’aggressività un istinto che può nascere dall’interno, le troviamo anche una giustificazione biologica. Lorentz aveva posto una particolare teoria dinamica dell’aggressività: Lorentz postulava il fatto che il comportamento aggressivo fosse un comportamento istintuale non diverso dagli altri sistemi comportamentali. Se c’era così però ci dovrebbe essere anche una spontaneità per il comportamento aggressivo.
Ovviamente non stiamo parlando di aggressività come comportamento di predazione, perché quello è un comportamento alimentare, ma stiamo parlando dell’aggressività intraspecifica, che si mostra verso il consimile (infanticidio, fare a botte col vicino..), ed è conseguenza a tutte quelle azioni che si fanno per tenere lontano uno specifico. Questo tipo di aggressività è stato oggetto di molti studi, soprattutto per cercare di capire se c’erano degli effetti sul livello di aggressività.
Esperimenti e osservazioni
Si è partiti da due posizioni molto diverse: Lorentz prendeva dei galli e li isolava e non appena vedevano un conspecifico lo aggredivano. Lorentz spiegava questo dicendo che il gallo che era stato isolato, non potendo esprimere appetenza e aggressività verso nessuno, appena ha avuto la possibilità li ha espressi. Altri studiosi partirono però da posizioni molto diverse, per esempio, un maschio di cavia allevato tra femmine, oppure un ratto che veniva continuamente manipolato dallo sperimentatore (Scott). Questi tipi di esperimenti avevano la possibilità di influenzare l’indole dell’individuo e quindi, invece che individui aggressivi, si avevano individui mansueti. Quindi c’è senz’altro un carattere che può essere influenzato dalle condizioni ambientali e che può variare a seconda delle condizioni in cui quell’individuo è stato allevato. Queste, naturalmente, sono tutte condizioni sperimentali, che in natura non hanno luogo. Queste visioni, quindi non sono poi così utili a determinare un qualcosa di teorico.
Specie e aggressività
Certamente noi vediamo livelli di aggressività che variano molto a seconda delle specie, ma siamo naturalmente confusi dal fatto che noi consideriamo aggressive le specie carnivore e non aggressive le specie erbivore: sappiamo però, che i tori sono erbivori, e sono però, anche tra gli animali più aggressivi. Quindi, anche da questo lato, abbiamo da rivedere un po’ di cose.
Conclusioni sull'aggressività
Se vogliamo tirare una prima conclusione diremo che al di là di quelle che possono essere le posizioni che storicamente hanno pervaso la discussione etologica, dobbiamo dire che l’aggressività è un fenomeno di carattere naturale stabile nell’ambito delle diverse specie (anche l’uomo) e quello che noi vediamo è un lavoro dell’evoluzione nel rendere gli scontri agonistici differentemente ritualizzati.
Per alcune specie il comportamento aggressivo intraspecifico è stato di fatto abolito da messaggi, da forme dell’etogramma, che sono una comunicazione di aggressività, senza sfociare in quella che noi chiamiamo aggressività aperta. Ci sono delle specie in cui il fenomeno dell’adattamento biologico ha lavorato molto poco e sono quelle specie che sono molto intolleranti verso i conspecifici: esempio è la Betta splendes, un pesce molto intollerante e se noi gli mettiamo un conspecifico nell'acquario, lui lo aggredisce: questo è un esempio di aggressività aperta. In altre specie, invece, come i ciclidi, se mettiamo un conspecifico nell’acquario di un altro quello eseguirà dei segnali che serviranno a far capire all’intruso che se non lascia il suo territorio lo aggredirà: questa è la ritualizzazione.
Ritualizzazione e comunicazione
La ritualizzazione è un modo di comunicare, per non offendere l’altro, studiato dall’evoluzione per avvertire di una possibile situazione di scontro: un esempio è il cane che marca il territorio e avvisa quindi chiunque si avvicini che quello è il suo territorio.
Funzioni del comportamento territoriale
Il comportamento territoriale è in grado di svolgere tutta una serie di funzioni: assicura agli individui uno spazio vitale e determina in senso ecologico, dei vantaggi molto grandi:
- La distribuzione uniforme
- La diminuizione del livello di aggressione aperta e competizione
- L’eccessivo sfruttamento di un luogo attraverso la dispersione degli animali, appunto, hanno una diffusione maggiore
Questi sono dei punti fondamentali della eco-etologia degli animali. L’aggressività è il sottofondo del comportamento territoriale, perché noi possiamo vedere quali tipi di reazioni si generano in un gruppo sociale di animali quando aumentiamo troppo il numero di individui per unità di spazio. In una situazione di bassa densità gli animali hanno un normale comportamento: ognuno si appropria di un certo spazio e le cose funzionano in un modo ottimale. Se noi aumentiamo il numero di individui anche gli spazi meno ottimali per gli animali vengono usati e quando le cose superano il limite si arriva allo scontro aperto e, talvolta, anche all’uccisione del vicino (aggressività aperta).
Il territorio e le modalità di spazio
Il territorio è qualsiasi area difesa. Nell’ambito dello spazio abbiamo una partizione, a carico di specie che esibiscono territorialismo individuale o sociale, e nell’ambito delle modalità dello spazio, abbiamo luoghi che:
- Sono strettamente difesi da conspecifici e che quindi l’individuo mostra un’altissima aggressività.
- L’individuo non può restare chiuso nell’ambito territoriale quindi si muoverà anche fuori dall’ambito territoriale, nel cosiddetto home range (area domestica). In quest’area l’aggressività cala moltissimo, perché non è difesa.
- Un animale poi può allontanarsi anche dall’home range e vagare nell’area esplorata, dove l’aggressività non viene espressa.
“Il passaggio dal territorio all’area esplorata diminuisce d’intensità il comportamento aggressivo, soprattutto della forza e della frequenza delle aggressioni intraspecifiche”.
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Appunti di Etologia su: stimoli, comunicazione, imprinting e comportamento territoriale
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Domande Evoluzione del comportamento
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Etologia pt. 2- comportamento animale
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Etologia - studio sul comportamento animale