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Appunti e schemi di psicologia sociale: Il comportamento prosociale

Si definisce aiuto un’azione tesa a migliorare la situazione della persona che ne è destinataria, a prescindere dalle motivazioni che vi sono dietro di essa (professionali, interessate, etc.). È definito comportamento prosociale, invece, un beneficio arrecato volontariamente, senza la sussistenza di obblighi (professionali, etc.), ma che può prevedere o meno comunque l’esistenza di benefici per sé. È un ausilio “intermedio”, dunque.

Altruismo

Tipo particolare di comportamento prosociale è invece l’altruismo. Esso è una forma di aiuto compiuto senza tener conto dell’approvazione sociale, del proprio interesse o della propria sicurezza.

Il non aiuto

Aiutare potrebbe e dovrebbe essere un qualcosa di molto scontato. Tuttavia non sempre le persone si aiutano. Le motivazioni dietro questa non piacevolissima verità, escluso il male intenzionale, sono diverse:

  • Un primo motivo è legato alla numerosità dei soggetti: i risultati di ricerche sull’aiuto sostengono che la probabilità di intervento e la solerzia di un soggetto diminuiscono in funzione del numero degli spettatori. Ciò significa, quindi, che meno siamo e più aiutiamo, e questo è dovuto a diversi fattori: tra questi, il fatto che il peso della nostra responsabilità è alleggerito poiché essa è condivisa con altri.
  • Si innescano processi come - complice il fatto che non siamo abituati ad essere in situazioni d’emergenza, che sono comunque tutte uniche vista la loro diversità (oltre che rare) - il pensare che, siccome gli altri non reagiscano, non sia successo nulla di davvero grave (passività per modellamento).
  • Anche l’imbarazzo gioca il suo ruolo particolare: la paura di valutare male la situazione sociale non è così banale come potrebbe sembrare, e potrebbe significare nel soggetto una vera e radicata paura di sbagliare.
  • Non c’è poi da tralasciare che talvolta siamo effettivamente presi alla sprovvista: non sempre sappiamo individuare le emergenze e cosa fare, non essendo istruiti a fronteggiare emergenze, salvo casi particolari.

Tanti sono, dunque, i motivi per i quali non interveniamo, fermo restando che l’intervento costa anche risorse, non solo cognitive, ma anche legate all’assunzione di responsabilità, di obblighi verso la legge, e di tempo, variabile quest’ultima molto correlata a tutto un piano situazionale, molto importante, che vede gli stessi soggetti autori di due comportamenti diversi a parità di emergenza, ma in contesti diversi. In questa direzione va proprio l’esperimento dei seminaristi che, pur essendo impegnati con un sermone sull’altruismo, decidevano di aiutare o no perlopiù guardando alla fretta che gli sperimentatori avevano posto in loro in quel momento.

Fatto sta che è stato dimostrato che insegnare, ad esempio, a soggetti non addetti ai lavori che esiste un vero effetto spettatore a minare l’intervento d’aiuto, “aiuta ad aiutare”, riducendo l’indifferenza delle persone.

La scelta di aiutare

Aldilà di quanto detto, si può fortunatamente constatare che tanti sono anche i casi in cui si sceglie di aiutare. Il perché di ciò è spiegabile da due punti di vista: quello evoluzionistico, e quello psicologico.

L’approccio evoluzionistico

Gli studiosi che si occupano di vedere il comportamento prosociale attraverso l'approccio evoluzionistico...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher faraday92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Di Battista Silvia.
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