Il comportamentismo
Con "apprendimento" s'intende un cambiamento del comportamento relativamente permanente che avviene come risultato dell’esperienza.
In psicologia molti autori si sono occupati di apprendimento, ma per tradizione quando si parla di “teorie dell’apprendimento” ci si riferisce agli studiosi del comportamento animale e umano, appartenenti al filone storico denominato “comportamentismo”.
La nascita del comportamentismo è associata alla data del 1913, quando lo psicologo statunitense Watson pubblicò l’articolo “Psychology as the behaviorist views it” (“La psicologia dal punto di vista dei comportamentisti”).
Il comportamentismo si diffuse nel mondo scientifico, ma anche nell’opinione pubblica come un modo concreto di fare psicologia, attento più agli effetti che alle cause e quindi consono ad una società tecnologica, pragmatista ed efficiente.
Il comportamentismo ha dominato la ricerca psicologica nord-americana nel campo sperimentale e applicativo fino agli anni ’60 circa. Cominciò a entrare in crisi dagli anni ’60 per l’effetto sia di fattori esterni, come la definizione dei modelli cognitivi, lo sviluppo della teoria dell’informazione e dei modelli neuro-cognitivi, sia fattori interni: il rigido formalismo dei modelli del comportamento risultò sterile di fronte ai nuovi dati empirici e incapace di rinnovarsi.
Condizionamento classico di Pavlov
Il primo che si è occupato di apprendimento è Pavlov che nel 1902 iniziò una serie di studi sull'apprendimento, che rappresentano un perfetto caso di serendipità.
Il fisiologo russo Ivan Petrovic Pavlov, mentre conduceva delle ricerche sui processi digestivi nei cani, osservò che essi producevano saliva non solo alla vista del cibo, ma anche in situazioni diverse, come ad esempio l’entrata dello sperimentatore nella stanza. Pavlov chiamò questo fenomeno “secrezione psichica”.
Pavlov, nei suoi più che noti esperimenti sui cani, fu il primo a studiare il condizionamento classico, la forma più semplice di apprendimento, che consiste nell’associazione, in modo continuo, di uno stimolo incondizionato, es. del cibo, di per sé in grado di provocare una risposta innata e incondizionata, es. la salivazione, ad uno stimolo neutro, es. il suono di un campanello.
Quest'ultimo, così associato, diventerà in tal modo uno Stimolo Condizionato in grado di provocare anche da solo la risposta iniziale, ora detta Risposta Condizionata, salivazione, cioè una risposta non innata, ma condizionata da una precedente esperienza: il cane inizierà a salivare al semplice suono del campanello anche in assenza della vista del cibo.
Elementi del condizionamento classico
- Lo Stimolo Incondizionato (SI) è uno stimolo che provoca automaticamente una risposta dall’organismo.
- La risposta incondizionata (RI) è la risposta che si verifica automaticamente nell’organismo quando è presente uno stimolo incondizionato. Riflessi dovuti alla sola conduzione del sistema nervoso, innati, che sono.
- Lo stimolo neutro (SN) è uno stimolo che quando presente nell’ambiente non causa alcun tipo di risposta nel corpo.
- Quando uno stimolo neutro è stato temporaneamente associato a uno stimolo incondizionato, diventa uno stimolo condizionato (SC), poiché è in grado di provocare una risposta simile a quella che ha causato lo stimolo incondizionato.
- La risposta condizionata (RC) è la risposta che appare quando è presente solo lo stimolo condizionato. Riflessi che si basano sulla capacità di formare connessioni, acquisiti, che sono.
- L’intervallo che intercorre tra suono e cibo è chiamato intervallo inter stimoli (IIS o ISI).
Tale risposta condizionata è frutto dell'apprendimento, creare una connessione tra il suono del campanello e la presentazione del cibo.
Esperimento base di Pavlov
Nell'esperimento base di Pavlov un tubicino viene applicato alla ghiandola salivare del cane al fine di misurare il flusso di saliva.
In un primo momento, prima del condizionamento, al cane, affamato, viene presentato un pezzo di carne, stimolo incondizionato, a cui segue una risposta incondizionata, la salivazione.
In un secondo momento, durante il condizionamento, il ricercatore accompagna la presentazione del cibo con il suono di un campanello, inizialmente stimolo neutro, in quanto se presentato da solo non causa salivazione; anche in seguito a ciò si riscontra salivazione.
Dopo un certo numero di presentazioni appaiate, cibo + campanello, il cane saliverà, risposta condizionata, anche in presenza del solo suono del campanello, ora stimolo condizionato, senza che vi sia cibo.
Rinforzo, estinzione e generalizzazione
- Prova di rinforzo: stimolo condizionato presentato prima dello stimolo incondizionato.
- Rinforzo = qualsiasi evento in grado di rendere più probabile una risposta, fisiologica o psicologica, ovvero, il rinforzo può essere definito come ogni conseguenza del comportamento che rafforza il comportamento stesso, cioè aumenta la frequenza della sua comparsa.
- Estinzione: se lo stimolo incondizionato è ripetutamente omesso, la risposta condizionata diminuirà gradualmente, fino a scomparire. Ciò avviene perché il soggetto si rende conto che lo stimolo condizionato non è più predittivo dello stimolo incondizionato. Un modo, per esempio, per ridurre l'estinzione è quello di rinforzare l'originaria associazione attraverso un ripetuto accostamento di stimolo condizionato e stimolo incondizionato.
- Recupero spontaneo: È la ricomparsa della risposta condizionata dopo un periodo di riposo o un periodo di risposta ridotta.
- La risposta condizionata, una volta appresa, può essere provocata anche da stimoli similari a quello originario, “legge della generalizzazione dello stimolo”, e ad esso somiglianti o in base a caratteristiche fisiche e misurabili, es. suoni simili, o ad una somiglianza di tipo emozionale o simbolico. Tale meccanismo, secondo la scuola comportamentista, è implicato nell’instaurarsi delle fobie dove una risposta ansiogena viene ad instaurarsi in associazione con stimoli apparentemente neutri ma, emotivamente e simbolicamente, assimilati all’originaria causa della risposta ansiogena. La “generalizzazione” è il processo per cui le risposte condizionate vengono estese a tutta la gamma degli stimoli prossimi allo stimolo condizionato.
Condizionamento operante di Skinner
Il condizionamento introdotto da Skinner è chiamato “operante” per sottolineare come il soggetto operi attivamente sull’ambiente e non si limiti a reagire in esso, come avveniva nel condizionamento classico.
Mentre con il condizionamento classico l'apprendimento avviene in seguito all'associazione di due stimoli, con il condizionamento operante si verifica l'apprendimento di una relazione tra risposte comportamentali e loro conseguenze. Il condizionamento operante analizza dunque l’associazione Risposta-Rinforzo (R-R); perciò, quando gli animali forniscono la risposta adeguata per ottenere il rinforzo positivo o per evitare il rinforzo negativo, si parla di avvenuto condizionamento tra il tipo di operante emesso e l’effetto prodotto, risposta.
Maggior esponente del condizionamento operante è Skinner, anche se non fu il primo: bisogna infatti prendere in considerazione anche Thorndike che nel 1898 studia e misura l'apprendimento e la memoria degli animali; nella sua tesi di dottorato imposta i principi del condizionamento operante, ma in seguito abbandona le ricerche e si dedica ad altro; fondamentale è la sua “problem box”, in cui il gatto impara ad uscire per prove ed errori sempre più rapidamente.
(a) L’apprendimento avviene per prove ed errori, ovvero compiendo tentativi diversi per arrivare alla soluzione di un problema; b) i tentativi che portano a una soluzione tendono ad essere ripetuti, mentre quelli inutili vengono abbandonati. Legge dell’effetto = afferma che delle varie risposte date in una stessa situazione, quelle che sono accompagnate o immediatamente seguite da soddisfazione dell’animale diverranno, a parità di altre condizioni, più strettamente connesse con la situazione così che, al ripresentarsi di essa, sarà più probabile che tali risposte si verifichino; quelle risposte che sono accompagnate o immediatamente seguite da insoddisfazione dell’animale saranno indebolite, a parità di altre condizioni, le loro connessioni con quella situazione, così che, al ripresentarsi di essa, sarà meno probabile che si verifichino. Quanto maggiore sarà la soddisfazione o l’insoddisfazione, tanto maggiore sarà il consolidamento o l’indebolimento del legame).
Lo strumento sperimentale usato da Skinner era la “Skinner box”, una gabbia in cui la cavia, prima topi e poi, successivamente, sono stati studiati anche piccioni, poteva esplorare liberamente l’ambiente e compiere comportamenti come pigiare una leva o premere un tasto. In seguito a questa azione la cavia otteneva del cibo. Questo comportamento, premere la leva, diventava sempre più frequente.
Il comportamentismo da lui postulato è stato definito “radicale” per evidenziare la sua fedeltà all’ortodossia watsoniana e per distinguerlo dal “neocomportamentismo” di Hull e Tolman.
N.B.: Secondo Skinner l’ambiente non solo stimola o frena il comportamento, ma questo viene modellato e conservato in funzione delle conseguenze che produce.
Aspetti comuni e differenza tra behaviorismo metodologico e behaviorismo radicale
Aspetti comuni e differenza tra Behaviorismo metodologico (Watson) e behaviorismo radicale (Skinner).
L’affermazione che i behavioristi negano l’esistenza di sentimenti, sensazioni, idee e di altri aspetti della vita mentale esige una decisa chiarificazione.
Behaviorismo metodologico
Il Behaviorismo metodologico aveva messo al bando gli eventi privati in quanto non poteva esservi alcun accordo pubblico sulla loro validità.
- No introspezione.
- No analisi eventi privati.
L’introspezione non poteva essere accettata come pratica scientifica e di conseguenza fu attaccata la psicologia di studiosi come Wilhelm Wundt ed Edward B. Tichner.
Il mentalismo aveva distolto l’attenzione degli eventi antecedenti esterni che avrebbero potuto spiegare il comportamento, con la parvenza di fornire una spiegazione alternativa. Il behaviorismo metodologico fece esattamente il contrario: occupandosi esclusivamente di eventi antecedenti esterni, distolse l’attenzione dell’auto-osservazione e dell’autoconoscenza.
Behaviorismo radicale
Il behaviorismo radicale assume una nuova linea di condotta diversa. Esso non nega la possibilità dell’auto-osservazione o dell’autoconoscenza o la sua possibile utilità, ma non pone in discussione la natura di ciò che si sente o si osserva e di conseguenza si conosce.
- Non nega l’introspezione, ma “fino a un certo punto”.
- Ok analisi eventi privati, ma si tratta di un’analisi, poiché compiuta attraverso l’introspezione, non scientifica, ma fisiologica.
Restituisce valore all’introspezione, ma non a ciò che i filosofi e gli psicologi introspettivi avevano creduto di «spectare» e solleva il problema di fino a che punto un individuo possa effettivamente osservare il proprio corpo.
Il behaviorismo radicale non insiste sulla verità mediante accordo e può pertanto considerare eventi che si svolgono nel mondo privato entro la pelle. Non definisce questi eventi inosservabili e non li respinge come soggettivi. Pone semplicemente in discussione la natura dell’oggetto osservato e l’attendibilità delle osservazioni.
La posizione può essere definita come segue: ciò che è sentito o introspettivamente osservato non è un mondo non fisico della coscienza, una mente o una vita mentale, bensì il corpo dell’osservatore. Questo significa, come dimostrerò in seguito, che l’introspezione sia una specie di ricerca fisiologica, e neppure scientifica, e questo è il nocciolo dell’argomento, che ciò che è sentito o introspettivamente osservato rappresenti le cause del comportamento. Un organismo si comporta a causa della sua struttura normale, ma la maggior parte di questa è fuori della portata dell’introspezione.
Aspetto in comune
Aspetto in comune: “Per il momento dobbiamo accontentarci, come insiste il behaviorista metodologico, delle vicende genetiche e ambientali di un individuo. Quanto è introspettivamente osservato è costituito da alcuni prodotti collaterali di queste vicende”. L’ambiente h
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Positivismo, cognitivismi, comportamentismo, teoria della forma
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Comportamentismo, psicologia clinica
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Psicologia dello sviluppo: il comportamentismo
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Riassunto esame Psicologia generale della sezione Crollo del comportamentismo, Docente Eliano Pessa