L'economia italiana dalla vigilia della prima guerra allo scoppio del secondo conflitto mondiale (1914-1939)
L'Italia è un paese in ritardo, ma in grado di utilizzare nuove tecnologie come l'energia elettrica. Questo è quello che fa dell'Italia un paese che ha iniziato un vero processo di industrializzazione. Una caratteristica del sistema industriale italiano è la netta presenza di aziende di proprietà familiari e uno scarso utilizzo della borsa valori; le società quotate sono poche. Le famiglie vogliono conservare il controllo sulle imprese. Questo non favorisce la loro crescita dimensionale.
Altro aspetto caratteristico dell'Italia è una netta separazione territoriale, con un nord nettamente più sviluppato rispetto al sud, anche dentro al sud occorre fare distinzioni. A 50 anni dell'unificazione d'Italia il risultato della Legge Casati è una diminuzione dell'analfabetismo; tuttavia, andando sempre più al sud dell'Italia, la percentuale di analfabetismo aumenta rispetto al nord (picchi del quasi 60% in Sicilia).
Emigrazione e cambiamenti sociali
L'Italia che sta cambiando è tuttavia un paese che vede un esodo massiccio di centinaia di migliaia di persone ogni anno, fino al culmine del 1913. Molti sono spinti ad andare oltreoceano, segno di un paese che sta cambiando ma che non è in grado di offrire lavoro ai propri cittadini.
Bilancio dello stato e spesa pubblica
Ci fu un periodo della storia nazionale in cui il bilancio dello stato italiano termina con il segno positivo, ciò permise di fare operazioni interessanti e vengono fatti incrementi sulla spesa pubblica tra il 1898 e il 1912, permettendo di abbassare il rapporto debito/PIL.
Finanziamento della guerra
Come è stata finanziata la guerra? Ci indebitiamo, cediamo titoli alla Banca d’Italia che aumenta la stampa di moneta (usciamo dal gold standard). Aumenta l'inflazione, tra il 1914 e il 1921 i prezzi aumentano di quattro volte. Le monete non sono più ancorate all'oro, fluttuano e si deteriora il cambio.
Settore industriale e secondario
Il settore secondario, con l'entrata in guerra, si riorganizza e l'industria è messa al servizio della guerra: deve mantenere la mobilitazione dei soldati. Questa macchina funziona ed è nelle mani del generale Alfredo Dallolio (macchina centralizzata), un grande vantaggio per le imprese coinvolte. Il risultato è che crescono le aree già avanzate, soprattutto il triangolo industriale.
La Fiat, con base a Torino, già prima della guerra un grande apparato produttivo, durante la guerra vede una forte crescita di dipendenti, cresce in modo orizzontale e forma la prima fabbrica del lingotto che era la prima fabbrica di modello fordista in Italia.
Il gruppo Ansaldo, costruttori di navi e gestori di servizi di trasporto, si sviluppano verticalmente; la crescita è ancora più vistosa ma più fragile perché non è concentrata su un business, non riesce a gestire la fase di riconversione.
Settore primario e agricolo
Il settore primario è un settore sacrificato, la maggior parte dei soldati sono contadini. È il settore che subisce maggiori perdite umane. I contadini chiederanno un risarcimento alla fine della guerra. Vi è un sistema di controllo dei mercati perché i prodotti devono andare a alimentare le città dove ci sono scontri militari e l'esercito. I prezzi aumentano e si sviluppa il mercato nero.
C'è una parte del mondo contadino che, vendendo a prezzi più alti e avendo gli affitti bloccati, accumula qualche risparmio. Dopo la guerra c'è una piccola crescita dell'Italia contadina per l'acquisto dei campi. Siamo un paese agricolo che però deve importare grano, non si riesce ad aumentare la produzione e abbiamo una bilancia agroalimentare in passivo. Durante la guerra aumentano le importazioni.
Mercato del lavoro e sistema bancario
Nel mercato del lavoro avviene un'enorme mobilitazione di contadini, si sviluppa il lavoro femminile (emancipazione). Viene meno la possibilità di sciopero (disciplina militare), le paghe sono buone anche se non tengono il ritmo dell'inflazione che continua a salire. In Italia c'è libertà di azione sindacale e si fanno contratti di lavoro.
Il sistema bancario: si abbandona il gold standard, il governo spinge la banca d'Italia a creare un consorzio per finanziare le aziende chiedendo come garanzia i pacchetti azionari. Le aziende hanno così tanta liquidità che cercano di scalare le banche (es. Gruppo Ansaldo) per avere un polmone finanziario. Controllare una banca è avere un sussidio per superare momenti di difficoltà dopo la guerra. Non c'è capacità del governo di impedire queste scalate. Quando le imprese vanno in crisi e arrivano al fallimento coinvolgono anche le banche.
I problemi del dopoguerra
La finanza pubblica
Il dopoguerra fu un periodo molto complicato perché il governo da un lato era costretto a contenere inflazione e svalutazione della moneta, dall'altro doveva accompagnare il paese in un processo di riorganizzazione produttiva. Inoltre, si dovevano realizzare nuovi interventi in campo sociale per contenere la protesta che continuava a dilagare e che si nutriva di quanto era avvenuto in Unione Sovietica (la società socialista si era organizzata creando paure nei ceti dirigenti).
Smobilitazione dell’esercito e mercato del lavoro
Problema nelle fabbriche, devono ristrutturarsi mentre gli operai chiedono aumenti salariali. Le fabbriche hanno bisogno tuttavia di ridurre l'occupazione, si paga la crescita vigorosa durante la guerra. Nel mondo delle fabbriche c'è anche una contraddizione tra un sindacato riformista (prevalente) che vorrebbe fare azione di tutela dei lavoratori e spinte che vogliono invece utilizzare il profondo disagio sociale per mettere in atto una rivoluzione.
Altra grande richiesta è l'attesa dei combattenti/mutilati; viene creata un'associazione per cercare di dare terre ai contadini, ma la risposta politica è debole. Nelle campagne ci sono occupazioni di terre, la politica dimentica delle promesse.
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