Estratto del documento

I principi della teoria della competenza relazionale

Introduzione alla teoria della competenza relazionale

La teoria della competenza relazionale si basa sul modello ERAAwC elaborato da L’Abate nel 1986. Nella relazione è importante riflettere su se stessi:

  • E = emotività/emozionalità
  • R = razionalità
  • A = attività/azione
  • Aw = consapevolezza
  • C = contesto

Esperienze e riflessioni

Di fronte a una bella o brutta esperienza cosa ci succede?

  • Proviamo emozioni e sentimenti;
  • Pensiamo;
  • Diciamo e facciamo;
  • Consideriamo in quale contesto siamo;
  • Ci rendiamo conto delle cose.

Le 5 abilità che mettiamo in atto quando ci relazioniamo con gli altri sono:

  • L’emozione;
  • La razionalità;
  • L’azione;
  • La consapevolezza;
  • Il contesto.

In base a come agiamo, mettiamo in atto un comportamento più o meno funzionante che è dato dall’integrazione di queste 5 componenti. Questo modello nasce per rispondere a delle domande:

  • Come rispondono le persone alle diverse situazioni?
  • Quali ingredienti usano per costruire la loro relazione?

In base a come agiscono queste cinque componenti abbiamo diversi comportamenti.

Emozioni

Il bambino nasce in un contesto di emozioni e sentimenti che esprime fin da subito in modo univoco e successivamente con il tempo impara a differenziarle. Per differenziare le emozioni è importante il contesto di vita in cui il bambino vive. Le relazioni intime divengono un contesto importante per la creazione delle emozioni, emozioni che sono di tipo genetico e che ci caratterizzano personalmente (costituiscono la parte più vera di noi stessi).

Le emozioni sono la struttura principale alla base delle altre 4 componenti del modello. È il sentire, attraverso le emozioni, che sollecita una risposta e la messa in atto di un’azione che ci spinge a entrare in relazione con se stessi e gli altri. “Gli scienziati non concordano su cos’è un’emozione anche se hanno passato tutta la vita a cercare di definirla”. L’individuo avverte delle sensazioni che possono essere classificate ma non possono essere spiegate, tra queste troviamo:

  • L’emozione è un movimento, cioè un comportamento rispetto a uno stato di immobilità iniziale;
  • Un’emozione comprende fenomeni fisici “in tutto il corpo”, in particolare il battito cardiaco accelera, la pressione aumenta; questa è la componente fisiologica delle emozioni (Alterazioni fisiologiche);
  • L’emozione agita inoltre lo spirito, ci fa pensare in maniera diversa, cosa che i ricercatori definiscono la componente cognitiva dell’emozione. Essa turba la ragione o la rafforza;
  • Nel modo di pensare: perché ci consente di monitorare quello che accade e mobilitarci all’azione;
  • L’emozione è una reazione a un avvenimento;
  • L’emozione ci prepara e ci spinge all’azione: è la componente comportamentale dell’emozione (Comportamento: ci prepara a mettere in moto un comportamento es. fuga, avvicinamento ecc.).

Riassumendo, si può dire che l’emozione è dunque una reazione improvvisa di tutto l’organismo, con componenti fisiologiche (il corpo), cognitive (la mente) e comportamentali (le azioni).

Le teorie sulle emozioni

Ciascuna di queste teorie ha i suoi precursori, i suoi difensori moderni ma anche le sue applicazioni pratiche per convivere meglio con le proprie emozioni.

Prima ipotesi (teoria evoluzionistica)

“Ci emozioniamo perché è scritto nei nostri geni” è il punto di vista dei moderni discepoli di Darwin, gli psicologi evoluzionisti. Se proviamo collera, gioia, tristezza e altre emozioni è perché, al pari della capacità di camminare eretti e di afferrare oggetti con le mani, queste emozioni ci hanno permesso di sopravvivere e di riprodurci meglio nel nostro ambiente naturale. Sono state selezionate nel corso della specie, come veri e propri “organi mentali”, e continuano a essere trasmessi per ereditarietà.

  • Le emozioni ci salvano: le emozioni fondamentali si scatenano in situazioni nelle quali è in gioco la nostra sopravvivenza o la nostra posizione nella società (es. la paura ci aiuta a fuggire, la collera a trionfare sui rivali ecc.). Le emozioni hanno dunque favorito la sopravvivenza e la riproduzione di tutti gli antenati della nostra specie, il che spiegherebbe come siano state trasmesse a noi.
  • I nostri cugini provano emozioni: si ritrovano comportamenti molto simili alle emozioni anche nelle scimmie.
  • I neonati provano emozioni: reazioni emotive come la collera o la paura compaiono in età molto precoce anche nei bambini (la gioia a tre mesi, la collera tra i 4 e i 6 mesi), il che rappresenta una “programmazione” delle emozioni nel patrimonio genetico, a sua volta selezionato nel corso dell’evoluzione.

Seconda ipotesi (teoria fisiologica)

“Ci emozioniamo perché il nostro corpo si emoziona”. Il fondatore di questa corrente è William James il quale sostiene che “L’emozione è sensazione” ovvero che la nostra tendenza è di credere che tremiamo perché abbiamo paura o piangiamo perché siamo tristi. Per James è il contrario: è il fatto di sentirci tremare che ci porta a credere di avere paura, o quello di piangere a renderci tristi. In certe situazioni, la reazione fisica si scatena prima di avere un’esperienza emotiva completa, come quando evitiamo per un pelo uno scontro in automobile: spesso proviamo paura dopo l’accaduto, mentre il corpo, da parte sua, ha reagito sin dalla prima frazione di secondo con una scarica di adrenalina e con un’accelerazione del battito cardiaco. D’altro canto, le emozioni sarebbero svuotate di contenuto, senza le sensazioni provenienti dal corpo. Il nostro corpo è dotato di marker somatici che informano la mente della presenza di un’emozione e ci aiutano a decidere più in fretta che comportamento mettere in atto. Una delle illustrazioni più sorprendenti di questa teoria è costituita dal feedback facciale. Mimare volontariamente l’espressione facciale di diverse emozioni provoca reazioni fisiologiche e persino l’umore corrispondenti.

Terza ipotesi (teoria cognitivista)

“Ci emozioniamo perché pensiamo”. L’ipotesi “ci emozioniamo perché pensiamo” è di certo la più rassicurante per quelli che amano considerarsi esseri razionali. Secondo i fautori di questo approccio chiamato cognitivo delle emozioni, noi non facciamo altro che classificare molto in fretta gli avvenimenti in base a uno schema di decisione: gradevole/sgradevole, previsto/imprevisto. A seconda della combinazione ottenuta, apparirà questa o quell’altra emozione. Questa forma è applicata nelle psicoterapie cognitive che aiutano il paziente a pensare in modo diverso. Precursore, individuato tra i filosofi dell’antichità, Epiteto che diceva: “non sono gli eventi che influenzano gli uomini, ma l’idea che essi ne hanno”.

Quarta ipotesi (teoria culturalista)

“Ci emozioniamo perché è un fatto culturale”. Per i fautori dell’approccio definito culturalista, un’emozione è per prima cosa un ruolo sociale che abbiamo appreso crescendo in un certo tipo di società, il che presuppone che altre persone, cresciute altrove, proveranno ed esprimeranno emozioni diverse. Questo ruolo delle emozioni ci permette di far accettare comportamenti che sarebbero altrimenti inaccettabili. L’approccio culturalista alle emozioni ci ricorda che dobbiamo fare attenzione all’ambiente in cui ci troviamo, prima di esprimere un’emozione o interpretare quella degli altri. La fautrice di questo approccio risultato per molto tempo quello predominante è Margaret Mead.

Queste quattro teorie sulle emozioni appaiono tra loro contraddittorie in quanto ognuna si sofferma su un particolare aspetto, ma in realtà si ritrovano su molti punti che permettono un facile dialogo e scambio di opinioni in materia.

Sentimento ed emozione sono la stessa cosa?

Il sentimento corrisponde a quello che provo internamente che può essere più o meno definito e consapevole e che posso esprimere o meno in una moltitudine di modi (è genotipico cosa provo?).

L’emozione è quello che esprimo, corrisponde alla manifestazione visibile ed esterna di quello che provo (fenotipico quello che manifesto, cosa e come esprimo quello che provo?). Per esempio, sentimento di dolore, quale espressione? Mi allontano o mi avvicino? Esprimiamo tutto quello che proviamo?

Sentiamo dentro di noi di più di quello che riusciamo o possiamo esprimere; le persone sentono ed esprimono solo una parte delle emozioni che provano. Se la capacità di sentire le emozioni è insufficiente si parla di alessitimia, difficoltà a identificare e descrivere le emozioni, nonché a distinguere gli stati emotivi e le sensazioni corporee: manca di simbolizzazione cioè la povertà nella capacità di svolgere attività immaginative o che richiedono il ricorso alla fantasia. Se è negativa conduce a depressione, distimia, ansia, disturbo post-traumatico da stress; se eccessiva: conduce a disturbi della personalità (cluster drammatico: narcisista, borderline, antisociale).

Occorre quindi differenziare quello che sentiamo da come lo esprimiamo; in questo ci aiuta la ragione (prima bisogna valutare la situazione e prenderne atto grazie alla logica).

Razionalità

La razionalità corrisponde all’abilità di ragionare e usare la logica. La ragione aumenta con lo sviluppo e di questo ne abbiamo prova dagli studi di Piaget (passaggio dalle operazioni concrete a quelle astratte). Si ha un buon funzionamento quando la ragione è focalizzata su degli aspetti positivi. Se vi è un aumento della razionalità si può giungere ai disturbi ossessivo-compulsivi, se è diminuita o insufficiente si può parlare di disturbi della condotta o acting out.

Le 5 componenti del modello ERAAwC vanno utilizzate in modo bilanciato anche se nelle relazioni intime (con le persone significative) il più utilizzato è l’aspetto emotivo, così come nell’ambito lavorativo si punta di più alla razionalità. Nell’ambito della cura i sentimenti e gli stati d’animo di secondaria importanza, a volte, vengono visti come un ostacolo rispetto al primato cognitivo.

La censura dell’emotività conduce a:

  • Un difficile avvicinamento all’altro;
  • Un distacco emotivo con depersonalizzazione burnout.

Il riconoscimento e l’elaborazione delle emozioni porta a:

  • Lavoro personalizzato;
  • Migliore lettura.

L’empatia deve quindi essere vista come una risorsa e non un limite, e corrisponde a un movimento interiore che fa risuonare dentro di noi l’esperienza dell’altro. L’empatia ha a che fare con la sofferenza e va supportata da un lavoro razionale, in caso contrario le emozioni dilagano.

Ragione e passione (Gibram)

Come esprimiamo quello che proviamo a pensare? L’emozione (il nostro sentire, E, di emotività) dopo essere passata al vaglio della ragione (R) viene espressa in diversi modi più o meno adeguati. Con il comportamento verbale, fisicamente o somatizzando secondo L’Abate.

Attività/azione

Non siamo solo emozioni e ragione ma anche attività che è rappresentata dai comportamenti, dagli atti e dalle azioni. È valutabile in base a quanto è più vicina o distante un’azione dall’altra e quanto essa è veloce. Il comportamento, le azioni ecc. si sviluppano con la crescita. Se vi è un’eccessiva impulsività porterà a un deficit dell’attenzione con il rischio di avvicinamento simbiotico; se insufficiente implica un allontanamento estremizzato che porta a relazioni distanti ed evitanti.

Consapevolezza

La consapevolezza è la capacità di riflettere su quello che uno pensa, prova e fa; interviene anche nell’effetto che proprie azioni hanno sul contesto, anche in relazione alle esperienze vissute. È caratterizzato dal livello empatico (ci si aspetta che succede così). Se la consapevolezza è difettosa si ha la ripetizione dell’attività negativa. Non sempre la consapevolezza è connessa al cambiamento.

Contesto

L’attenzione al contesto è fondamentale perché noi non cresciamo nel vuoto. Input (emozione) captazione dello stimolo (razionalità) output (attività) feedback (consapevolezza) e contesto. Infatti si ragiona in un’ottica di ricezione dell’informazione, sua elaborazione e espressione di ciò che si prova.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 15
Competenze emotive e relazionali Pag. 1 Competenze emotive e relazionali Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Competenze emotive e relazionali Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Competenze emotive e relazionali Pag. 11
1 su 15
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AO95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della motivazione e delle emozioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Scienze Storiche Prof.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community