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Compendio di storia della medicina

La medicina nella preistoria

La medicina nasce su basi istintive di fronte a realtà primordiali come: la malattia, il dolore, la morte, contro cui si fa fronte con una serie di comportamenti più o meno consapevoli che rappresentano gli inizi della “medicina”. Sulla base di questo vediamo come la pratica istintiva di rimedi e medicamenti si collega direttamente ai due principi di conservazione dell’individuo e della specie.

Ad esempio su ferite e gonfiori, l’uomo primordiale interviene in via istintuale con il metodo della suzione (atto del succhiare) o della refrigerazione della parte colpita con un corpo freddo o un tessuto imbevuto d’acqua o ancora con impacchi vegetali di cui ha sperimentato le proprietà lenitive.

Non si potrebbe tracciare con esattezza gli inizi della medicina senza considerare l’apporto di varie discipline che affrontano la storia dell’uomo da diversi e lontani punti di vista. Uno dei più importanti campi d’indagine è costituito dalla paleopatologia (analisi dettagliata di malattie e stati morbosi attraverso l’esame medico e antropologico di resti umani di epoche ed ere lontanissime dalla nostra), utile per capire in che direzione potessero andare i primi tentativi di cura di quelle malattie.

Pioniere in questo metodo di studi fu l’anatomista tedesco Rudolf Virchow che tra l’altro fu chiamato ad esaminare le ossa ritrovate negli scavi archeologici che portarono alla luce i resti di Troia. La paleopatologia, tranne che per rari casi di mummificazione naturale, ha a sua disposizione quasi esclusivamente reperti ossei; più difficile diventa il suo compito, nell’evoluzione delle civiltà, a seconda del cambiamento dei costumi di sepoltura del cadavere: l’inumazione conserverà bene la struttura ossea, permettendone un'analisi abbastanza fedele delle eventuali condizioni patologiche; la cremazione e l’incinerazione assai praticata in Italia e in Grecia, viceversa, anche in presenza di resti ossei, ne avranno alterato profondamente le caratteristiche, rendendo illeggibili i segni di passate malattie; la mummificazione artificiale, tipica dell’Egitto e delle civiltà precolombiane in America, potrà conservare altri dati importanti dei tessuti organici, soprattutto esterni, come la pelle o i capelli.

Con questo studio, si possono affiancare altri tipi di analisi permesse dal progresso delle scienze naturali: dalla batteriologia alla chimica, fino all’indagine non distruttiva della spettrografia, che individua tutte le sostanze minerali presenti nel tessuto osseo, facendo emergere situazioni patologiche, altrimenti non verificabili, a livello di dieta, abitudini alimentari, tenore di vita, condizioni sociali ed ambientali.

Con il passare del tempo, questa medicina istintiva diviene sempre più consapevole della propria esperienza, nasce così la cosiddetta medicina empirica, che giunge a tipi di intervento che da solo il livello istintuale non era in grado di concepire, come: l’estrazione di corpi estranei, il massaggio, il sanguisugio (tipo di terapia che consiste nell'applicare delle sanguisughe sulla pelle allo scopo di estrarre sangue dal corpo del malato).

Inoltre, l’uomo ha un concetto più elevato anche di sé e dell’ambiente che lo circonda. Infatti, su un piano psicologico egli agisce come un bambino, considerando il mondo esterno come un’entità totalmente separata dall’entità che costituisce il sé. Quando l’uomo scopre il concetto di malattia diventandone consapevole attraverso il dolore, sviluppa spontaneamente una propria idea sulla causa; così la malattia viene vista come un agente esterno e la medicina empirica dei primitivi ne prende atto e risponde con diverse pratiche per permettere la fuoriuscita dell’elemento estraneo.

Sulla base della poca conoscenza del corpo umano, i primitivi realizzano diverse esperienze chirurgiche, tra cui la trapanazione del cranio (veniva ricavato un foro di forma solitamente circolare, e la rondella che se ne otteneva poteva essere conservata come amuleto) la quale non si sa se venisse praticata come intervento terapeutico su un paziente in vita o se fosse soltanto una pratica rituale effettuata su cadaveri; inoltre la trapanazione poteva avere anche un significato magico e cioè che la malattia causata da un agente esterno, esso fu considerato un demone e quindi la guarigione poteva avvenire solo aprendogli una via d’uscita.

Verso gli inizi del Neolitico, la medicina tende ad assumere le forme della magia, in particolare nel campo dell’ostetricia e del taglio cesareo. Poiché la medicina magica ha bisogno di intermediari tra la collettività del clan, nasce la figura del mago, dello stregone ecc., cioè una figura professionale distinta tra tutte le altre.

La medicina del Vicino Oriente

Le più antiche testimonianze scritte dell’attività medica sono costituite dalle tavolette accadiche, tavolette di argilla in scrittura cuneiforme che formavano gli archivi dei palazzi di re governatori delle città sorte in Mesopotamia dal V-IV millennio a.C. Quegli archivi erano in effetti la prima forma di organizzazione di una banca-dati, di registrazione di tutte le informazioni, soprattutto a livello economico e commerciale: censimento delle terre, dei beni, degli schiavi, transazioni.

La classe dei funzionari di corte, incaricati delle operazioni di scrittura e registrazione, comprendeva allo stesso livello medici e sacerdoti, che saltuariamente annotavano sulle tavolette anche informazioni di carattere medico, in cui si mescolano credenze superstiziose o religiose (ad esempio all’uso di talismani per allontanare le malattie) e spunti di medicina popolare, ricette di una rudimentale farmacopea.

Le prime tavolette di argomento medico sono databili al 2500 a.C., ma la maggior parte dei testi in nostro possesso è del II e I millennio a.C., pur rappresentando spesso copie di testi più antichi. Rispetto alle tavolette accadiche, i precetti medici contenuti nel codice di Hammurabi segnano un notevole passo in avanti nella medicina mesopotamica, innanzitutto perché sanciscono l’ingresso ufficiale della medicina nella giurisdizione e nella società.

Il passo più interessante che qui si presenta riguarda in particolare il problema della responsabilità del medico in caso di buono o cattivo esito di un’operazione chirurgica: se l’intervento si conclude positivamente, il compenso è calcolato in base alla classe sociale del paziente, per cui il plebeo pagherà la metà dell’uomo ricco, mentre per lo schiavo provvederà il suo padrone. In caso di intervento negativo nei confronti di un paziente appartenente ad un ceto elevato, il medico pagherà addirittura con il taglio della mano.

Per quanto abbastanza tarda rispetto al periodo aureo della civiltà babilonese, la testimonianza dello storico greco Erodoto (V secolo a.C.), inserita nella grande rassegna dei popoli mediterranei che apre le sue storie, riflette un uso sociale della medicina che era invalso in Mesopotamia già da molto tempo. Alla diagnosi concorrono tutti i concittadini, che espongono al medico e al malato i caratteri di quella malattia, se ne hanno sofferto, sulla base della propria esperienza personale: la somma dei casi individuali permetteva probabilmente al medico di elaborare una sua terapia.

Ma non si dimentichi che, dietro quest’immagine idealizzata della medicina babilonese, c’è già in Erodoto l’influsso della contemporanea semeiotica ippocratica.

La medicina egizia

La presenza nell’antico Egitto di una nutrita classe medico-sacerdotale al servizio del faraone fece sì che le conoscenze mediche fossero tramandate da una serie di importanti papiri medico-chirurgici (denominati in base al nome dello scopritore, o della località di rinvenimento), databili in maggioranza a partire dall’inizio del Nuovo Regno (1500 a.C.), tranne quello del Kahun (1880 a.C.). Alcuni di essi sono però copia di papiri più antichi, e alcune parti dei papiri Ebers risalgono alla fine dell’Antico Regno (2200 a.C.).

Molti papiri erano “tematici”, come quello del Kahun, detto “ginecologico”. Il papiro Edwin Smith, scoperto insieme al papiro Ebers nel 1862 nella tomba appartenuta forse ad un medico di Tebe, è invece definito “chirurgico”, anche se si occupa per lo più di chirurgia superficiale per la cura di traumi da incidenti. Un’opera più propriamente chirurgica è il papiro Hearts in cui si descrive la diagnosi ed il trattamento chirurgico dei tumori. Il papiro Ebers era invece un grande ricettario in cui sono raccolte ben 811 prescrizioni in cui sono elencati i componenti e le loro quantità, le modalità di preparazione.

La medicina del popolo ebraico

Lo sviluppo della medicina ebraica risente delle vicende storiche risalenti ad Abramo e gli intensi contatti con l’Egitto, testimoniati dalla vicenda di Giuseppe, dovettero influenzarne l’origine. Infatti sappiamo ad esempio che Giuseppe si uniformò ai canoni di igiene personale propri degli Egiziani e che le donne ebree si affidavano alle levatrici egiziane. Anche l’introduzione della circoncisione ben prima del contatto diretto con l’Egitto può essere attribuita ad influenze delle popolazioni vicino-orientali.

La medicina ebraica condivide con quella egizia l’interesse per l’igiene sociale e l’alimentazione e la Bibbia è prodiga di norme dietetiche che indicano i periodi dell’anno in cui non si devono mangiare determinati alimenti o in cui bisogna osservare proibizioni particolari; non mancano liste di animali puri ed impuri che hanno riscontro anche nelle attuali regole alimentari dei musulmani che, ad esempio, si devono astenere da alcolici e carne di maiale. In particolare è interessante notare come la Bibbia proibisca di consumare carne con il sangue.

Come in tutta la medicina della Mezzaluna fertile, anche presso gli Ebrei la pratica medica era affidata alla casta sacerdotale, ovvero alla tribù di Levi, il cui ruolo è ben delineato nel Levitino. Anche in questo caso il concetto di fondo resta il legame tra benevolenza divina, purezza rituale e salute fisica, così le pestilenze sono spesse legate nella Bibbia alla collera di Dio. Non mancano norme di igiene personale, specie per la donna nel periodo mestruale e per i rapporti sessuali. Le norme igieniche proibiscono anche di evacuare all’interno di un accampamento.

Nella medicina ebraica esistevano anche pratiche esorcistiche (demonismo) per liberare il paziente dagli influssi negativi, causa prima e principale della malattia.

La medicina greca

Le origini della medicina greca coincidono con la genesi e lo sviluppo della teoria e della prassi medica nell’antica Grecia, dalle prime forme di civiltà elladica fino al tardo ellenismo e alla trasmissione della cultura greca all’intero bacino mediterraneo nell’unità politica dell’impero romano. La cultura greca venne a rappresentare la prospettiva unificante del sapere in quasi tutte le discipline nel mondo antico.

A far luce su quest’epoca sono stati gli scavi archeologici dell’ultimo secolo che hanno riportato alla luce gli impianti architettonici e urbanistici delle grandi città-palazzo, che hanno permesso di ricostruire con sufficiente grado di probabilità, la vita e i costumi di quelle popolazioni.

Dal punto di vista igienico sanitario, l’analisi degli edifici reali ha rivelato innanzitutto un complesso sistema di canalizzazione delle acque, che serviva a razionalizzare i servizi igienici di costruzioni così estese, ovviando a problemi ambientali caratteristici delle isole egee e della stessa Creta, quali l’aridità del suolo, la scarsezza di piogge e di corsi d’acqua. L’acqua è conservata in cisterne per i periodi di siccità e poi convogliata in grandi vasche per effettuare bagni e abluzioni collettive.

Probabilmente questa pratica del bagno aveva un carattere religioso collegata a pratiche di purificazione che si ricollegano a temi propri dell’esercizio dell’arte medica nell’Egitto e nella valle del Tigri e dell’Eufrate.

La medicina omerica

Dopo la civiltà minoica, abbiamo la civiltà micenea che ebbe i suoi centri principali come Micene e Tirino. Grazie alla ricerca di un autodidatta appassionato della letteratura dei poemi omerici, convinto che i racconti dell’Iliade e l’Odissea poggiassero su verità storica, portò alla scoperta presso la collina di Hissarlik di una grande città che poteva identificarsi con la Troia omerica.

Questo inquadramento storico serve innanzitutto per capire che le osservazioni di carattere medico presenti nei poemi omerici sono relative al periodo della prima colonizzazione e all’area geografica della Ionia nel VIII sec. A.C. La medicina dell’Iliade si riconduce alla concezione della malattia nella medicina empirica preistorica e nella medicina egizia o babilonese.

La malattia, infatti, viene all’uomo perché inviata direttamente dagli dei (Zeus, Apollo). Anche la ferita è un evento esterno al corpo umano, ma a differenza della malattia inviata dagli dei, è un male causato dall’uomo e si cura non con procedimenti religiosi, ma con cure dell’uomo, inventate dall’uomo e applicate dall’uomo (medicina laica del tutto sganciata dal mondo del soprannaturale), e si riversa nell’esercizio della chirurgia, in semplici interventi terapeutici sulle ferite e traumi da armi da taglio.

Il corpo viene visto da Omero come una somma di singole parti e non come un’unità organica e indivisibile, infatti questo è rintracciabile nelle rappresentazioni visive di corpi umani nella prima pittura vascolare (abnormi deformazioni di singoli arti o muscoli rispetto all’insieme). Fattore unificante viene ritenuto il respiro, identificato empiricamente come il segno del principio vitale, dell’anima.

Le pratiche terapeutiche dovevano essere molto elementari e limitarsi necessariamente alla cura esterna della ferita: pulizia della parte lesa, norme igieniche, applicazioni di impacchi medicamentosi e assunzione di non ben identificati farmaci, tra i quali droghe, in uso nel mondo orientale, ed erbe di vario genere, fasciature e metodi di immobilizzazione degli arti fratturati.

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Scienze mediche MED/02 Storia della medicina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della medicina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Capocci Mauro.
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