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legge che lo vuole. Casi in cui l'imprenditore non è pienamente capace di agire, o provvedimenti di

interdizione.

MINORE: non può iniziare l'attività d'impresa ma può continuarla. È titolare formale dell'attività d’impresa

anche se in concreto è esercitato da un genitore o tutore (autorizzazione del tribunale). Se fallisce, fallisce il

minore. Si tratta di una ipotesi di sostituzione legale.

INTERDETTO: può solo continuare l'attività d'impresa.

MINORE EMANCIPATO: quando viene autorizzato all'esercizio dell'attività d'impresa assume capacità

analoga al soggetto maggiore di età. Può iniziare e continuare l'attività d'impresa. Il minore emancipato

acquista piena capacità; non può fare donazione (art 774)

INABILITATO: può solo continuare l'attività d'impresa. È titolare formale; il curatore gestirà in concreto

l'attività d'impresa.

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO: istituto elastico. Decreto del giudice che dispone l'amministrazione

di sostegno.

INIZIO E CESSAZIONE ATTIVITÀ DI IMPRESA

L'attività d'impresa è una realtà materiale; richiede una pluralità di atti. L'attività d'impresa è professionale,

cioè svolta in modo stabile. Se dispone organizzazione questa è finalizzata all'esercizio dell'attività (inizio).

Se dispone lavoro imprenditore, ci dobbiamo affidare ad una ripetizione continuata di atti.

FINE IMPRESA: rilevante nel diritto fallimentare; entro 1 anno dalla cessazione della attività d'impresa si

può dichiarare ancora il fallimento. La cancellazione dal registro delle imprese non comporta la fine

dell'attività. L'attività cessa quando i singoli beni perdono la loro utilità per l'esercizio dell'impresa.

AZIENDA: art 2555, è il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa.

L'azienda è un insieme di beni che però non vengono considerati in modo isolato, perché sono beni

organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa. Sono beni che sono funzionalmente diretti

all'esercizio dell'attività d'impresa. Criterio funzionale dei singoli beni e legato alle capacità imprenditoriali

perché la legge dice che sono organizzati dall'imprenditore.

Art 2112, mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda.

Art 2556, imprese soggette a registrazione.

Ditta: nome con il quale l'imprenditore commerciale opera sul mercato; si contrappone al nome civile.

Azienda: definizione codice, art. 2555 “complesso di beni organizzati dall’imprenditore per

l’esercizio dell’impresa.”.

Impresa-->attività esercitata dall’imprenditore;

Azienda-->insieme dei beni;

Ditta-->nome con il quale l’imprenditore commerciale opera sul mercato;

Società di persone--> ragione sociale;

Società di capitali--> denominazione sociale;

Complesso di beni: vuol dire che ci sono beni però anche persone, quindi abbiamo anche rapporti

di lavoro. Ci sono dei beni che vengono in considerazione per la loro funzione, cioè sono

strumentali all’esercizio dell’attività di impresa. Sono beni, però, che non perdono la loro

individualità, per lo meno ai fini della disciplina del trasferimento di azienda, cioè la regola resta

quella di diritto comune, nel senso che non è prevista una forma particolare ai fini della validità ma

entrano nel concetto di azienda beni che richiedono una forma particolare, per esempio i beni

immobili nel qual caso la forma ai fini della validità sarà scritta. Ci sono, però, ulteriori aspetti

rilevanti ai fini della forma, perché il legislatore chiarisce che è sempre necessaria la forma scritta

ai fini della prova, (non della validità). Quindi, ai fini della validità, si lavora con il principio

tradizionale che consegue dal diritto civile(quindi è richiesta la forma scritta solo in determinati

casi). Per quanto riguarda la prova, però, il legislatore richiede sempre la prova scritta. C’è un

ulteriore aspetto legato alla forma che è quello della forma richiesta ai fini dell’iscrizione al registro

delle imprese. Abbiamo detto che qui si parla di azienda per l'imprenditore commerciale, e tra le

regole per l’imprenditore commerciale c’è anche quella dell’iscrizione nel registro delle imprese,

oltre a tenere le scritture contabili, e quindi questi contratti di trasferimento di azienda vanno iscritti

nel registro delle imprese. Per iscriversi nel registro delle imprese è necessaria la scrittura privata

autenticata oppure l'atto pubblico. Quindi qual è la forma necessaria per il trasferimento

dell’azienda occorre distinguere questi tre aspetti, cioè: scrittura ai fini della validità, scrittura ai fini

della prova, scrittura ai fini dell’iscrizione al registro delle imprese.

Fino a che punto si estende questa disciplina(trasferimento di azienda)? Questa disciplina è

essenzialmente legata al fatto che stiamo parlando dell’imprenditore commerciale. Infatti, il fatto

che normalmente questa disciplina non si applica all’imprenditore agricolo lo si ricava dall’art.2557

che si occupa del divieto di concorrenza. “Le disposizioni di questo articolo si applicano alle

aziende agricole solo per le attività ad esse connesse, quando rispetto a queste sia possibile uno

sviamento di clientela”. La disciplina che troviamo nell’azienda è strettamente collegata

all’iscrizione nel registro delle imprese. L’imprenditore agricolo nel codice del 1942 non si iscriveva

nel registro delle imprese, era auto automaticamente fuori da tutta questa disciplina. La disciplina

del trasferimento di azienda era strettamente pensata per l’imprenditore commerciale(art.2195),

l’imprenditore agricolo non si iscriveva, questa disciplina non si applicava a lui, lo capiamo anche

da un rinvio che c’è nell’art. 2557 dove ci fa capire che l’unico pezzettino della disciplina

dell’azienda che si applica all’imprenditore agricolo è esclusivamente legata a quella parte di

attività commerciale che fa l’imprenditore agricolo e che è un attività, per quanto riguarda il divieto

di concorrenza, che prescinde dall’iscrizione nel registro delle imprese. Oggi, però, sappiamo che

l’imprenditore agricolo si iscrive nel registro delle imprese e la pubblicità ha esattamente la stessa

efficacia di quella dell’imprenditore commerciale. Si tende quindi a dire che anche la cessione

dell’azienda agricola è quindi soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese almeno per quanto

riguarda le attività commerciali.

Il codice disciplina alcuni aspetti:

Art. 2558(successione contratti);

Art. 2559(crediti);

Art. 2560(debiti).

• 2558: “se non è pattuito diversamente l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti

stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale”. ll terzo

contraente può tuttavia recedere dal contratto [1373] entro tre mesi dalla notizia del trasferimento

[2964], se sussiste una giusta causa, salvo in questo caso la responsabilità dell'alienante [1918]”.

anto riguarda il contratto, qui siamo di fronte a rapporti contrattuali, cioè ci sono prestazioni da

entrambe le parti(normalmente si fa riferimento a rapporti di durata(es. contratti di fornitura

elettricità, gas ecc.).es: Se è stato stipulato un contratto di compravendita ma il bene è già stato

consegnato e c’è solo da fare il pagamento, quello sarà o un debito o un credito. “Se non è pattuito

diversamente” significa che è possibile nel contratto di cessione di azienda individuare alcuni

contratti che non vengono ceduti. Quindi, la regola è che tutti i contratti vengano ceduti, salvo quelli

che espressamente decido di non trasferire. Il problema è capire quando giuridicamente io sto

cedendo un’azienda anche quando non trasferisco tutti i beni inerenti all’azienda. E’ lo stesso

problema che si pone il diritto del lavoro con la cessione del ramo d’azienda, cioè, il ramo

d’azienda vuol dire che non trasferisco tutta l’azienda ma una quantità di beni e di rapporti che

consentono di applicare la regola sulla cessione d’azienda. La legge però non individua la nozione

di ramo d’azienda, l’unica cosa è che quando si trasferisce un insieme di beni o contratti per poterli

qualificare come azienda devono avere una loro intrinseca funzione rispetto all’attività che

andranno a fare, cioè, i beni trasferiti devono consentire a chi li acquista di poter esercitare

l’attività impresa. Es: se ho un call center all’interno della mia impresa di scarpe e a un certo punto

decido di cederlo a un’altra impresa, devo cedere non solo le apparecchiature, ma anche il

rapporto di lavoro(le persone che stanno lavorando su quel ramo). La cessione di impresa non è

giusta causa di licenziamento, ma non significa che il personale deve mantenere il proprio posto di

lavoro. A questo punto possiamo prendere in prestito la nozione dell’art.2112(sul ramo d’azienda):

Per essere ramo d’azienda bisogna cedere un’articolazione funzionalmente autonoma. Quelle

cose che io cedo come azienda, devono consentire a chi se le prende di esercitare esattamente

quell’attività. Il contenuto del contratto è individuato dalla legge, art. 2558: “l’acquirente dell’azienda

subentra….” Però, legge si preoccupa anche di specificare che ci sono alcuni contratti che sono

talmente basati sul rapporti fiduciario tra imprenditore e controparte che anche se non specificati

per iscritto il contratto non passa(es. contratto che lega l’imprenditore allo psicologo d’azienda,

oppure, con qualunque figura normalmente di carattere professionale).Abbiamo dei contratti

personalissimi basati sul rapporto fiduciario tra cedente e cessionario che per legge non si

trasferiscono(rimangono in capo al cedente), non è problema di forma, la legge presume che in

questo caso non si trasferiscono; per tutti gli altri la regola è quella per la quale si trasferisce tutto

salvo che non vengono individuati alcuni rapporti o beni che restano all’imprenditore. Il problema è

la prova che deve essere fatta per iscritto perché se eventualmente ci fossero delle controversie

né io né la controparte possiamo dimostrare di aver escluso determinati rapporti. Ma è valido

anche se non è fatto per iscritto, solo che non ci sono prove in caso di controversia.

2comma: “ll terzo contraente può tuttavia recedere dal contratto [1373] entro tre mesi dalla notizia

del trasferimento [2964], se sussiste una giusta causa, salvo in questo caso la responsabilità

dell'alienante [1918]”.

Abbiamo un rapporto tra cedente, cessionario e ceduto(si trova ad avere rapporto contrattuale non

più col cedente ma col cessionario). Es. se il ceduto(normalmente un fornitore) odia il cessionario

può recedere. Il contratto passa automaticamente, però, laddove vi sia giusta causa il ceduto può

recedere per legge(es. se hanno già avuto un rapporto contrattuale e questo non lo paga). Non c’è

risarcimento del danno perché occorre violazione di una norma e il danno, qui non c’è nessuno dei

due.

• Crediti(art.2559): “La cessione dei crediti relativi all'azienda ceduta [1260, 2160], anche in

mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione [1264], ha effetto, nei confronti dei terzi, dal

momento dell'iscrizione del trasferimento nel registro delle imprese [2188]. Tuttavia il debitore

ceduto è liberato se paga in buona fede all'alienante [1189,1265]”. La cessione del credito consiste

in un contratto che ha ad oggetto il credito che viene ceduto; questo contratto ha immediatamente

effetto tra le parti, è consensuale. Però, io sto cedendo una prestazione in modo che poi anziché

essere io il destinatario dell’adempimento sia un altro soggetto e quindi in qualche modo bisogna

farglielo sapere a questo qua che deve adempiere ad un’altra persona e non più a me. La legge

prevede due modalità:

- accettazione (da parte del ceduto che prende atto che c’è stata la cessione del credito);

- notificazione (io(cedente) comunico al ceduto che deve pagare un altro

soggetto(cessionario) e non me).

Nel contratto di cessione del credito l’oggetto della cessione è il credito. Questo è un contratto

come tutti i contratti consensuali che si conclude per effetto della manifestazione del consenso.

Quindi, tra il cedente e il cessionario il contratto è fatto quando c’è lo scambio dei consensi. Il

cedente avvisa, tramite notifica(comunicazione scritta che viene portata a conoscenza del

destinatario attraverso l’ufficiale giudiziario), il ceduto che deve fare la prestazione al cessionario.

Passiamo dal diritto civile al diritto commerciale-->Diritto commerciale(art.2559): nel caso di

cessione di crediti nell’ambito della cessione di azienda(e solo in questo caso), per farlo sapere al

ceduto, non occorrono né accettazione né notificazione per effetto della iscrizione nel registro.

Quindi, per effetto dell’iscrizione del trasferimento d’azienda nel registro delle imprese, tutti i

creditori devono sapere che la prestazione va fatta ad un altro soggetto. La pubblicità è di tipo

dichiarativo, che vuol dire presunzione assoluta di conoscenza, quindi il terzo non può dire che ha

pagato il precedente titolare perché non lo sapeva, poiché si tratta di pubblicità dichiarativa

essendo iscritto nel registro. Questa regola si applica solo ai crediti ceduti nel contesto della

cessione di azienda. Tutte le altre cessioni di credito ordinario, cioè fuori dalla cessione di azienda,

seguono esattamente le stesse regole che abbiamo detto prima e che sono in diritto privato con

notifica, accettazione ecc.

• Debiti(art.2560): “L'alienante non è liberato dai debiti, inerenti all'esercizio dell'azienda

ceduta anteriori al trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno consentito. Nel

trasferimento di un'azienda commerciale [2556] risponde dei debiti suddetti anche l'acquirente

dell'azienda [1546, 2160], se essi risultano dai libri contabili obbligatori [2214]”. Chi cede l’azienda

non è automaticamente liberato dai debiti, ma è obbligato nei confronti dell’acquirente. Il creditore,

però, può decidere di liberare il cedente e di rifarsi solo nei confronti del cessionario.

Il creditore può sempre andare dal cessionario purché il suo debito risulti dalla scritture

contabili(per quanto riguarda l’imprenditore commerciale). Se si è fatto in nero te la puoi prendere

solo col cedente non con il cessionario. Nel caso di usufrutto e affitto di azienda valgono le stesse

regole. Il divieto di concorrenza(2557) prevede che “chi aliena l’azienda deve astenersi per un

periodo di 5 anni dal trasferimento dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, l’ubicazione e

altre circostanze è idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta”. E’ un divieto volto a tutelare il

c.d. avviamento soggettivo. L’avviamento è la capacità di produrre reddito. Nell’ambito

dell’avviamento si distingue tra:

- avviamento oggettivo(plusvalore che l’azienda ha e che consente alla stessa di produrre

reddito; intrinseco legame tra beni o servizi dell’imprenditore);

- avviamento soggettivo(legato alle capacità personali dell’imprenditore, es. Locale di svago,

ci si va perché il barista è simpatico. Capacità che l’imprenditore ha di attrarre nuova clientela

incrementare la propria attività. Crea fiducia nei rapporti con i clienti e i fornitori. Questo cederà

insieme all’azienda il pacchetto di fornitori, ma non cede se stesso, non si obbliga a continuare la

sua attività, ma non può aprire un altro bar, dopo che ha ceduto il precedente, nello stesso posto

perché determinerebbe lo sviamento della clientela). In caso di cessione di azienda abbiamo

l’avviamento oggettivo, quello soggettivo non viene ceduto ma valorizzato attraverso il divieto x il

cedente di fare esattamente la stessa attività in un regio di azione che determinerebbe lo

sviamento della clientela.

2 comma: patto di non concorrenza. Il cedente può svolgere la sua attività ma in un posto diverso,

questo patto non deve avere una durata superiore ai 5 anni.

LA DITTA

Nei manuali di diritto commerciale viene trattata insieme agli altri elementi distintivi: segno e

marchio. La ditta è il nome dell’imprenditore commerciale individuale.

Nelle società di persone si chiama ragione sociale, mentre nelle società di capitali si chiama

denominazione sociale; si cambia la terminologia perché si fa riferimento a diverse regole di

formazione del nome commerciale. Possiamo dire che la ditta, la ragione sociale e la

denominazione sociale sono tutti nomi commerciali masi distinguono per le diverse regole di

composizione del nome.

La ditta: può essere formata in qualsiasi modo, però, deve contenere almeno il cognome o la sigla

dell’imprenditore(art.2563, 2comma). La ditta da’ diritto ad un uso esclusivo di quel nome, cioè se

qualcun altro già sta utilizzando quel nome devo cambiarlo io, così come se uno dopo di me vuole

usare lo stesso nome io ho il diritto di pretendere che lo cambi. Se io uso il mio nome civile e c’è

un'altra con il mio stesso nome non posso pretendere di fargli cambiare nome, invece nel diritto

commerciale se nasce un’impresa con il mio stesso nome io posso pretendere che cambi il nome.

L’uso esclusivo la legge lo indica come diritto posto esclusivamente nell’interesse dell’imprenditore

che ha il diritto a distinguersi, ma in realtà sta anche nell’interesse dei terzi (consumatori).

Il trasferimento della ditta è legata al trasferimento dell’azienda(2565, 1comma: “la ditta non può

essere trasferita separatamente dall’azienda”). Non si può cedere solo il nome senza complesso di

beni, ma tutti e due, quindi ditta e azienda. Può darsi che chi compra l’azienda non si chiami come

il cedente quindi avremo il fenomeno della ditta derivata, cioè una situazione per la quale la ditta

non rispetta più il nome dell’imprenditore attuale però viene sempre trasferita insieme all’azienda,

quindi il consumatore è sempre tutelato. Nel comma 2 art 2565: “ Nel trasferimento dell'azienda

per atto tra vivi la ditta non passa all'acquirente senza il consenso dell'alienante”, quindi ci deve

essere un espresso consenso al trasferimento della ditta, altrimenti passa solo il complesso di

beni, non la ditta. Quindi la ditta non rientra nel complesso di beni. 3 comma: “Nella successione

nell'azienda per causa di morte la ditta si trasmette al successore, salvo diversa disposizione

testamentaria”, qui abbiamo la regola inversa, quello che diventerà il titolare dell’azienda, diventerà

anche titolare della ditta, salvo che il testatore non abbia espressamente previsto il contrario.

L’insegna

L’insegna è il segno distintivo che contraddistingue i locali, il luogo dove si fa l’attività commerciale,

segue fondamentalmente la stessa disciplina della ditta. Anche qui c’è un obbligo di

differenziazione, anche qui bisogna non ingannare il consumatore laddove vi siano insegne uguali

o simili o che possano indurre confusione. Non è previsto nulla per quanto riguarda il regime

circolatorio, cioè non si prevede nulla se passi automaticamente con l’azienda oppure no. La

giurisprudenza tende a dire che si applicano le stesse regole della ditta anche qui anche se non è

previsto assolutamente nulla.

Il marchio

Il marchio è ciò che contraddistingue il prodotto, ne abbiamo diverse tipologie.

a) Marchio del fabbricante(marchio di fabbrica);

b) Marchio del rivenditore (marchio di commercio);

Il b) potrebbe anche non esserci, non è necessario, ma se c’è non può sostituire il marchio di

fabbrica.

Il marchio ha una caratteristica particolare, cioè quella della sua registrabilità, x essere registrabile

deve avere delle caratteristiche:

la capacità distintiva un segno, forma, parola che consenta al consumatore di fare riferimento

immediatamente al prodotto; questo ci fa capire che i nomi di cosa non sono dei marchi, però in

certi casi si, es. Rosso/rosso Ferrari;

La novità-->deve essere qualcosa che non c’è già. Quindi, qualcosa che non è già stato registrato

o usato come marchio;

Caratteristiche marchio:

1) Capacità distintiva: capacità del marchio di contraddistinguere un prodotto rispetto ad altri

prodotti;

2) Novità: capacità distintiva del marchio da altri marchi, quindi deve essere un marchio non

già utilizzato da altri;

• Il marchio bisogna registrarlo e la registrazione ha una durata di 10 anni entro i quali o si

rinnova il diritto o decade. Quando decade, vuol dire che chiunque lo può utilizzare.

• Può decadere per estrema diffusione del prodotto, nel senso che ci sono dei prodotti che

chiamiamo con quel marchio anche se cosi non è: es. Penna BIC che in realtà è la penna a sfera e

l'aspirina che in realtà è il principio attivo. Quindi si ha perdita della capacità distintiva del marchio.

Quest’ultimo se registrato da’ comunque il “diritto esclusivo” che vuol dire che lo può utilizzare

esclusivamente chi lo ha registrato. Chi ha utilizzato il marchio può vietare ad altri di utilizzare quel

marchio e quindi fa un azione inibitoria o può anche chiedere che venga rimosso il marchio del

prodotto o addirittura la distruzione del prodotto contrassegnato dal marchio.

La registrazione può essere sia di carattere nazionale sia internazionale o anche comunitaria:

1) Tutela solo in Italia(gli altri stati possono usarlo);

2) Tutela in tutto il mondo;

3) Tutela solo in Europa;

Normalmente il marchio viene registrato, però una tutela è prevista anche per il marchio non

registrato (marchio di fatto). Chi non ha ancora registrato il marchio ha diritti alla tutela nei limiti del

preuso, art.2571: “Chi ha fatto uso di un marchio non registrato ha la facoltà di continuare ad

usarne, nonostante la registrazione da altri ottenuta, nei limiti in cui anteriormente se ne è valso”.

Es. Invento marchio per un particolare tipo di abbigliamento e lo utilizzo nella provincia di Verona,

uno lo vede, gli piace e vuole registrarlo. Non può utilizzarlo nel mio territorio però e io non posso

più registrarlo. Consorzio

Il consorzio viene definito dal codice civile come un contratto (all'art.2602) “Con il contratto di

consorzio più imprenditori istituiscono un'organizzazione comune per la disciplina o per lo

svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese.”. I consorzi a volte si fanno anche solo per

la gestione dei marchi(es. Indicazione geografica: sono marchi collettivi nel senso che tutelano

determinati prodotti che si riferiscono a determinate caratteristiche in determinate aree geografiche

(d.o.p./d.o.c.).

Il consorzio, in questo caso:

 regola i rapporti tra imprenditori, cioè si assicura che gli imprenditori seguono quella

determinata disciplina nella realizzazione del prodotto;

 garantisce una tutela collettiva;

Altre volte i consorzi fanno dei servizi per le diverse imprese consorziate, es. due imprenditori

agricoli si occupano di produrre frutta ma prima di venderla la conservano in celle frigorifere che

sono molto costose; due piccoli imprenditori non riuscirebbero a pagarsi una struttura di questo

tipo, allora si mettono insieme, costituiscono un consorzio che fa l’attività di stoccaggio e

conservazione. Il consorzio ha una attività di tipo mutualistico detta “attività di tipo mutualistico

consortile” per distinguerlo dalla attività che normalmente viene fatta dalle cooperative. La

caratteristica è che il consorzio può essere fatto solo da imprenditori. Mentre alle cooperative

possono aderire anche consumatori, al consorzio possono aderire solo i consumatori. Lo scopo di

lucro è lo scopo di remunerare il capitale investito, lo scopo mutualistico si basa sull’idea del

risparmio di spesa che è la base di tutta una serie di esperienze, tipo i gruppi di acquisto(se

compro una bottiglia la pago un euro, dieci le pago 7 euro). Il consorzio è legato essenzialmente

all’attività di impresa e può essere costituito anche in forma di società, quindi avremo le società

consortili che sono in tutto e per tutto società però non hanno lo scopo di lucro ma lo scopo

consortile.

LA CONCORRENZA

Il consorzio mette insieme soggetti che normalmente fanno o cose simili o uguali, quindi c’è un

pericolo alla base che è quello di restringere la concorrenza. Nel nostro codice civile vi è l’art.2598

che si occupa degli atti di concorrenza sleale: “Ferme le disposizioni che concernono la tutela dei

segni distintivi e dei diritti di brevetto, compie atti di concorrenza sleale chiunque:

1) usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o i segni distintivi

legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con

qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l'attività di un concorrente;

2) diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull'attività di un concorrente, idonei a

determinarne il discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell'impresa di un concorrente;

3) si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della

correttezza professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienda.” Tradotto, abbiamo tre tipologie

di atti di concorrenza sleale:

1) Marchi e insegne hanno capacità distintiva del prodotto o dei locali. La capacità distintiva

ha una doppia valenza, nel senso che serve da una parte all’imprenditore per poter produrre e per

poter essere scelto, dall’altro però, serve anche al consumatore che deve essere sicuro di quello

che acquista e non deve essere ingannato. Nel momento in cui un altro imprenditore falsifica il

marchio o lo utilizza senza competenza in questo caso chi è legittimo titolare del marchio subisce

una perdita(il compratore acquista il prodotto fasullo perché non lo sa), quindi si crea un illecito nel

mercato che si qualifica come extracontrattuale. In questi casi abbiamo due tutele, la tutela dei

segni distintivi e la tutela della concorrenza;

2) Diffonde notizie sui prodotti del concorrente che lo screditano oppure fa pubblicità dei propri

prodotti che non è corretta (atti di denigrazione o di appropriazione di pregi). Negli ultimi anni è

molto frequente la pubblicità comparativa, ma devono esserci delle regole, tipo con prodotti

omogenei (pensato per lo stesso target di consumatori es. Panda/Lamborghini sarebbe illecita).

Può essere fatta solo quando fornisce al compratore informazioni utili sul prodotto da acquistare.

L’ipotesi dell’attribuzione di pregi riguarda l’attribuzione di qualità al prodotto che in realtà non ha

(es. Su cui è intervenuta anche la corte di giustizia, è quella di prodotti che avrebbero proprietà

medicinali pur non essendo medicinali che vanno a colpire persone che hanno un disturbo e

farebbero di tutto per ottenere un’immagine sociale che ritengono perduta (persone più fragili);

3) Si avvale direttamente o indirettamente di informazioni sul prodotto o sul procedimento (es.

spionaggio industriale; appropriarsi del segreto industriale);

RESPONSABILITA’

Art. 2043: responsabilità extra contrattuale: Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri

un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.

Illecito contrattuale: risarcibili solo i danni prevedibili nel contratto (art.1218: il debitore che non

esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che

l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da

causa a lui non imputabile) il debitore deve provare la colpa. Inversione dell’onere della prova-->la

prova dell’impossibilità di adempiere deve essere dimostrata dal debitore. La dottrina nel

giustificare da un punto di vista teorica il contrattuale e l’extracontrattuale “usa” il fatto che nel caso

dell’illecito contrattuale c’è una precisa disposizione che impone il comportamento, mentre nella

extra contrattuale c’è un principio generale di correttezza nel rapporto tra le persone, cioè il

principio del neminem lederenon far del male a nessuno.

Illecito extracontrattuale: la prova deve essere dimostrata dal creditore. Va provato tutto, sia

elemento soggettivo che oggettivo.

Nel caso del diritto della concorrenza si ritiene che tra le imprese ci siano gli stessi principi che ci

sono tra le persone, per cui c’è lo stesso principio del neminem ledere. Quindi, da un punto di vista

strutturale possiamo dire che illecito concorrenziale sia un illecito extracontrattuale, c’è però una

particolarità, l’art.2600, 3 comma: “accertati gli atti di concorrenza, la colpa si presume” quindi, da

questo punto di vista, lo avvicina molto all’illecito contrattuale. Nel caso della concorrenza sleale

siamo nella sfera del 2043(extracontrattuale), tuttavia il legislatore indica un particolare aspetta che

caratterizza l’illecito anticoncorrenziale rispetto all’illecito extracontrattuale perché all’art.2600, 3

comma ci dice che la colpa si presume, quindi, lo avvicina molto all’illecito contrattuale. Quindi, nel

caso della concorrenza sleale abbiamo la possibilità di chiedere un’azione per i danni (per fare

una richiesta di risarcimento bisogna che ci sia il danno). L’illecito anticoncorrenziale è

strutturalmente un illecito extracontrattuale, quindi la logica è quella dell’art. 2043, però il

legislatore dice che chi ha subito un danno da concorrenza sleale prova di aver subito un danno ai

sensi dell’art.2598, in quel caso la colpa si presume, quindi, in questi casi non occorre dimostrare

l’elemento soggettivo dell' illecito perché è il legislatore che presume che ci sia. Quindi è extra

contrattuale tranne in quei tre casi dell’art. 2598.

Il fatto che ci sia un danno non significa dimostrare l’esatto montare del danno, perché questo può

essere lasciato al giudice, l’importante è dimostrare che un danno c’è stato.

I TITOLI DI CREDITO

Tra i titoli di credito abbiamo assegni, cambiali ecc. Le obbligazioni nascono da contratti, atti illeciti

e ogni altro fatto idonei a produrle secondo l’ordinamento giuridico(art.1173): Le obbligazioni

derivano da contratto, da fatto illecito, o da ogni altro atto o fatto idoneo [2043] a produrle in

conformità dell'ordinamento giuridico. I titoli di credito possono essere tranquillamente compresi

nell’ ambito delle promesse, non a caso anche qui il codice, le promesse unilaterali le disciplina

agli artt. 1987ss., i titoli di credito nel codice civile iniziano all’art.1992. Quindi, i titoli di credito sono

particolari tipi di promesse riconosciute dall’ordinamento giuridico. Un particolare tipo di atto è il

contratto, un particolare tipo di fatto è il fatto illecito. Le promesse, che sono elementi tipici e

vincolanti solo nella misura in cui è la legge che le prevede e in quel caso sono fonti del diritto.

I titoli hanno una caratteristica importante che è quella per cui il titolo è intrappolato in una res, è

una cosa. Se il titolo/credito coincide con una cosa vuol dire che si trasferisce sulla base delle

regole che riguardano i trasferimenti delle cose e non sulla base delle regole che riguardano la

circolazione dei crediti. Nel caso dell’azienda abbiamo particolari regole sul trasferimento dei

crediti, normalmente in diritto privato la circolazione dei crediti si basa su un contratto che deve

essere notificato o accettato dal creditore ceduto. Se noi abbiamo un titolo di credito questo

incorpora il diritto di credito, quindi, io trasferisco il mio credito trasferendo la proprietà della

cosa(pezzo di carta) e quindi, segue esattamente le regole sulla circolazione dei beni immobili.

Una regola sulla circolazione dei beni immobili è “possesso vale titolo”,art.1153: “Colui al quale

sono alienati beni mobili da parte di chi non è proprietario, ne acquista la proprietà [922] mediante

il possesso, purché sia in buona fede al momento della consegna e sussista un titolo idoneo al

trasferimento della proprietà”, cioè, il soggetto che acquista il possesso di un bene in buona fede,

sulla base di un titolo idoneo, diventa proprietario del bene anche se chi gli ha venduto la cosa non

era proprietario. Il precedente titolare non può fare niente sul terzo che acquista la proprietà a titolo

originario, acquista un diritto di proprietà intangibile, può rivalersi solo sul venditore ladro(es.

Acquisto anello da venditore ladro). Se io uso la regola della circolazione degli immobili, posso

avvalermi della regola dell’art. 1153, ossia quella regola che consente al possessore del pezzo di

carta che incorpora il diritto di credito di poter far valere il suo diritto nei confronti di chiunque altro,

anche se chi gli ha ceduto quel titolo di credito non ne era proprietario. Rispetto alla circolazione

del credito, invece, l’acquisto è sempre a titolo derivativo non originario e questo vuol dire che

l’attuale titolare del diritto di credito può vedersi opposte tutte le eccezioni che potevano essere

opposte al precedente titolare anche se non risultano dal contratto di cessione del credito. Per il

risarcimento del danno e la risoluzione del contratto, il cessionario deve rivolgersi al cedente che

gli ha ceduto il diritto di credito che aveva nei confronti del debitore e che invece è estinto perché il

debitore non doveva niente al cedente per effetto di compensazione per esempio. Se il rapporto

viene ceduto sulla base delle regole dei titoli di credito, dal momento in cui vi è il rapporto tra

cedente e debitore, questo fine incorporato in un pezzo di carta, cambiale o assegnò che pero non

riporta tutto ma solo il diritto di credito dal cedente al debitore e quindi il cessionario può sempre

far valere quel pezzo di carta, anche se il debitore ha già eseguito nei confronti del cedente. Sarà

poi il debitore a rivolgersi al cedente per ottenere quanto versato.

Trasferimento del credito con regole sulla cessione del credito:

Creditore(cedente)cede pagamento di una sommaterzo(cessionario)

Debitore (ceduto)

Tra creditore e terzo c’è un contratto di cessione del credito. È un contratto consensuale

esattamente come la compravendita. Se utilizza questo strumento si applica la regola per la quale

il terzo cessionario diventa titolare del rapporto con il debitore in via derivativa. Quindi il debitore

non deve più pagare il suo creditore, ma un altro soggetto che è il terzo ma alle stesse condizioni

che aveva con il precedente creditore. Ciò significa che il ceduto potrà opporre al cessionario tutte

le eccezioni che poteva opporre al creditore.

Trasferimento del credito con regole dei titoli di credito:

Il rapporto tra debitore e creditore viene ad incorporarsi in un bene mobile. Questo bene mobile

viene trasferito ad altri soggetti, in particolare si può trasferire al terzo attraverso la consegna del

bene. Siccome questo mobile incorpora il diritto, chi ha il bene mobile in mano ha anche il diritto in

mano. Chi ha il possesso del bene può esercitare i diritti che sono su quel bene. Chi ha quel pezzo

di carta è il creditore. Come si acquista la proprietà del pezzo di carta? O attraverso un contratto di

cessione della proprietà(es. compravendita) oppure sulla base del possesso qualificato ai sensi

dell’art.1153 (possesso vale titolo). Il creditore consegna il pezzo di carta e il terzo diventa quindi

possessore in buona fede, cioè passando dall'art. 1153 diventa proprietario a titolo originario del

pezzo di carta. Il debitore può opporre al terzo le eccezioni che derivano dal pezzo di carta, solo

quelle, non quelle che riguardano i rapporti personali tra debitore e creditore.

Quando il terzo diventa proprietario in buona fede del titolo e quindi può legittimarsi a pretendere la

prestazione?

• Titoli di credito al portatore: il terzo diventerà legittimato a pretendere la prestazione dal

momento in cui ha il possesso del bene;

• Titoli di credito all’ordine: (più frequenti cambiali e assegni). La legge richiede oltre al

possesso anche la girata, cioè una firma, che nelle teorie dei titoli di credito rappresenta

l’atteggiamento materiale nel quale si sostanzia il possesso dei titoli di credito; la firma contiene

l’ordine incondizionato al debitore di pagare il nuovo creditore, cioè colui che ha in mano il

titolo(pezzo di carta).

• Titoli di credito nominativi: per es. azioni delle società che si trasferiscono in diversi modi,

ma se si usano i titoli di credito bisogna consegnare materialmente il titolo, fare la girata sul titolo e

annotare il trasferimento nel registro dell’emittente.

RIPASSO

INDIVIDUAZIONE DLLA FATTISPECIE:art.2082(va saputo e spiegato): professionalità,

organizzazione, attività economica. Capire la fattispecie che si va ad articolare:

Articolazione per dimensione: art.2083(da sapere) sul piccolo imprenditore che comprende tre

tipologie previste dalla legge e quella generale. All’interno di questa categoria, piccolo imprenditore

, c’è anche l’artigiano.

Va distinto imprenditore agricolo, art. 2135(da sapere primo comma e poi elementi fondamentali

dei commi successivi(connessione soggettiva e connessione oggettiva))

Imprenditore commerciale, art.2195(impararlo)(individua una serie di attività che coincidono con

l’imprenditore commerciale).

La disciplina:

abbiamo analizzato l’iscrizione nel registro delle imprese(pubblicità notizia, dichiarativa e

costitutiva); la tenuta delle scritture contabili(quali sono(obbligatorie libro giornale e libro…)e

ulteriori elementi richiesti da natura e dimensione dell’impresa); soggezione al fallimento (che

riguarda solo imprenditore commerciale, come del resto anche le altre due cose originariamente

(scritture e registrazione). L’obbligo di registrazione vale per tutti gli imprenditori, cambia l’effetto la

pubblicità.

Altro aspetto è quello dell’impresa familiare che è un particolare situazione(non un particolare tipo

di impresa) che si viene a creare nell’ambito dei componenti della famiglia ai sensi dell’art.1230bis.

E siamo comunque nell’ambito dell’impresa individuale, non alla società. L’imprenditore è sempre

e solo uno. Gli altri sono collaboratori dell’imprenditore(coniuge, parenti e affini entro il terzo

grado).

L’impresa pubblica non è un particolare tipo di impresa, è però, un’attività economica soggetta a

una particolare disciplina(se è svolta in via particolare e esclusiva, tipo vecchie poste, sarà solo

soggetta all’iscrizione del registro e non al fallimento, mentre se è accessoria non è soggetta

neanche alla registrazione)

Imputazione dell’attività di impresa:

Chi è l’imprenditore? Il soggetto a cui formalmente viene attribuita l’attività d’impresa, colui a nome

del quale l’impresa e svolta(criterio formale e sostanziale). Minore, interdetto, inabilitato e

amministrazione di sostegno.

Quando si ha inizio e fine dell’impresa è difficile capirlo soprattutto quando non c’è organizzazione.

Quest’ultima art.2155(impararlo) e vari elementi disciplinanti del codice in proposito.

Consorzi(art.2602) concorrenza sleale (art.2598)

Fattispecie dell’illecito extracontrattuale

Titoli di credito definizione e distinzione tra cessione e trasferimento coi titoli

Institore procuratore e commesso (sapere sia le tre figure quali sono e per l’institore avere chiaro a

cosa serve la procura institoria).

Società in generale: la società è un contratto che serve per svolgere un’attività, quindi è un

contratto particolare, molto diverso x es rispetto alla vendita che si esaurisce con il semplice

scambio. È molto più perché è il contratto che lega le parti per lo svolgimento di un’attività che

normalmente e un attività di impresa. Le parti vengono legate soprattutto rispetto alla creazione di

un organizzazione per l’esercizio collettivo dell’attività di impresa. Anche qui abbiamo un articolo

che ci definisce il contratto di società, il 2247 (che bisogna imparare) “Con il contratto di società

due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività economica allo

scopo di dividerne gli utili ” abbiamo un contratto bi o plurilaterale con comunione di scopo(si

caratterizzano perché si applicano a tutta una serie di regoline in materia di invalidità, annullabilità,

nullità e in materia di risoluzione del contratto) la regola è che se dovesse venir meno una parte

del contratto, perché il contratto è parzialmente nullo/annullabile/irrisolto, non cade anche il

contratto purché la partecipazione del soggetto che viene meno non sia essenziale. Questa regola

la troviamo in materia di nullità(art.1420), annullabilità(art.1446), in un paio di ipotesi di risoluzione

(artt. 1459 e 1456). Il contratto di società poi si caratterizza perché ha una struttura molto

particolare, si basa sul fatto che c’è un conferimento di beni e servizi, questo conferimento serve

per l'esercizio in comune dell’attività economica e lo scopo è quello di dividere gli utili.

I CONFERIMENTI: sono delle prestazioni a cui si obbligano le parti del contratto di società. Questi

conferimenti vanno a costituire quello che gli economisti chiamano capitale di rischio che

giuridicamente è un patrimonio destinato stabilmente all’esercizio dell’attività di impresa. I beni

conferiti vanno a costituire il patrimonio della società, quindi, il patrimonio della società è il

complesso dei rapporti attivi e passivi che fanno capo al soggetto di diritto societario. Quindi la

società è titolare di un suo patrimonio, questo riguarda tutte le società, di persone e di capitali. In

certi casi delle obbligazioni assunte dalla società risponde solo la società col suo patrimonio

mentre in altre occasioni anche i soci col loro patrimonio personale. I conferimenti hanno una

funzione vincolistica, cioè i beni conferiti alla società sono vincolati, quindi il socio che li ha

apportati non ha né il diritto di riprenderseli né il diritto di usarli per fini personali. Ulteriore cosa è la

funzione di garanzia nei confronti dei terzi, nel senso che si applica l’art. 2740 cioè dei debiti

assunti risponde il debitore con tutto il suo patrimonio, quindi coi beni apportati dai soci. Questi

conferimenti servono per l’esercizio in comune dell’attività economica:

o esercizio in comune: vuol dire che i diversi soci contribuiscono in relazione alle regole di

organizzazione del modello sociale prescelto all’esercizio dell’impresa. Varia in base alla tipologia

di società(es. società di capitali/persone);

o Attività economica: art.2082”è imprenditore chi esercita professionalmente un’attività

economica organizzata”, quindi è l’attività di impresa;

In linea di massima la società serve per fare un’attività di impresa, il legislatore richiama però, per

lo schema societario, anche attività che non sarebbero riconducibili all’attività di impresa(in base

all’art.2082); lo considera un modello organizzativo neutro. Per es. prestazioni intellettuali tra

persone iscritte in albi o elenchi.

SCOPO: il legislatore tipicizza lo schema societario sulla base di questa caratteristica che non

abbiamo invece trovato per l’imprenditore. Tra le imprese non tutte hanno scopo di lucro, invece le

società si. Abbiamo due tipi di lucro:

• Lucro oggettivo: legato alla tipologia di attività;

• Lucro soggettivo: finalità che hanno i soggetti che stipulano un contratto di società;

Si potrebbe anche dire che l’attività economica ha un suo DNA riguardo agli utili, cioè al fatto che i

ricavi siano almeno superiori ai costi, ma non necessariamente coloro che aderiscono al contratto

di società lo fanno per dividersi questi utili. Quindi, in certi tipi di attività l’utile viene destinato ad

essere investito nella società, per esempio, abbassando le tariffe del servizio o allargando l’offerta

del servizio. Ci sono poi delle attività molto particolari che sono cooperative e consorzi dove il lucro

viene inteso come risparmio di spesa. L’utile nelle società di capitali viene inteso come forma di

remunerazione del capitale investito, mentre nelle cooperative è essenzialmente un risparmio di

spesa.

Art.2248: “La comunione costituita o mantenuta al solo scopo del godimento di una o più cose è

regolata dalle norme del titolo VII del libro III”. Cioè gli art.1100 e seguenti che riguardano il fatto

che ci sono più soggetti titolari d’un diritto, di una o più cose. Si tratta quindi di regolare l’esercizio

del diritto di proprietà, proprietà che è godimento del bene ai sensi dell’art.832 cod. Civile.

La società è una cosa diversa dalla comunione.

Nel caso del 1100 abbiamo regole per il godimento di quel bene, qui invece non si tratta solo dello

sfruttamento economico di quel bene, ma di esercitare in comune quell’attività economica dove al

più quel bene è strumentale all’esercizio dell’attività. Nel secondo caso siamo nell’ambito

dell’attività impresa. Buonissima parte delle societarie sono nulle nel senso che ci sono delle

società che vengono costruite con conferimento nei beni immobili e si limitano a dare in locazione i

beni che hanno, queste secondo la dottrina sarebbero società nulle perché la legge pone una

norma imperativa(art.2248” La comunione al solo scopo del godimento non rappresenta un

fenomeno sociale ed in quanto tale trova la propria disciplina nelle norme sancite in tema di

comunione ordinaria (1100 ss.) cioè, quando io ho dei beni di cui mi limito a sfruttarne il godimento

io a quel punto non sono società ma sono comunione, quindi, vuol dire che c’è per l’ordinamento,

un divieto di costruire società per la mera comunione, quindi queste società continuano ad essere

iscritte nel registro delle imprese perché è molto difficile riuscire a sanzionarle perché quando si

costituiscono queste società si indica come oggetto sociale l’attività di impresa, quindi, non solo la

mera locazione di immobili di proprietà della società ma si indica un’attività di compravendita di

immobili, ( di attività tipicamente di diritto dell’impresa commerciale). Questa nullità virtuale

comporta che il legislatore ha preso atto di questo fenomeno e della difficoltà di reprimerlo e

comprimerlo, quindi, ha usato il criterio fiscale, cioè al legislatore interessa che vengano pagate le

imposte in modo corretto. In qualche modo legittima questo tipo di società.

QUESTE SAREBBERO LE SOCIETÀ NULLE.

Art.2249: cosa vuol dire tipi di società? Noi abbiamo a disposizione il contratto di società (indicato

dal 2247) viene poi declinato in diversi modelli legali, cioè, il legislatore prevede delle regole

specifiche che caratterizzano il singolo tipo di società, ovvero, io quando voglio fare una società

devo scegliere il tipo di società che voglio fare, quindi non esistono società atipiche, non posso

inventarmene uno nuovo. I tipi sono: società semplice; in nome collettivo; in accomandita

semplice; queste costituiscono tutte insieme le società di persone. Poi vi sono: società per azioni;

in accomandita per azioni; responsabilità limitata; queste sono le società di capitali. Poi ci sono le

cooperative che a loro volta possono essere in forma di società per azioni o a forma di società a

responsabilità limitata.

Art.2249: “ Le società che hanno per oggetto l'esercizio di un'attività commerciale devono

costituirsi secondo uno dei tipi regolati nei capi III e seguenti di questo titolo.

se l’attività esercitata e un attività commerciale devo scegliere uno dei tipi c.d. commerciali, cioè

devo scegliere una società commerciale. Le società commerciali sono tutte quelle che abbiamo

detto tranne la società semplice.

2 comma: “Le società che hanno per oggetto l'esercizio di un'attività diversa(da quella

commerciale) sono regolate dalle disposizioni sulla società semplice, a meno che i soci abbiano

voluto costituire la società secondo uno degli altri tipi regolati nei capi III e seguenti di questo

titolo.” noi sappiamo che le società commerciali cioè quelle che possono fare l’attività commerciale

sono tutte tranne la società semplice. L’attività agricola può farla la società semplice ma possono

farla anche tutti gli altri tipi di società. Quindi la società semplice può fare solo l’attività agricola, le

altre possono fare sia quella agricola sia quella commerciale. Infatti la società semplice è l’unica

che non si scrive nella sezione ordinaria del registro delle imprese.

Per l’iscrizione nel registro delle imprese l’imprenditore agricolo si iscrive sempre nella sezione

speciale, quello commerciale nella ordinaria. L’imprenditore individuale se agricolo sempre nella

sezione speciale, se commerciale nella ordinaria dedicata all’imprenditore commerciale. Se si

parla di società, quelle commerciale tutte tranne la semplice si iscrivono nella ordinaria a

prescindere dall’attività se agricola o commerciale perché conta il tipo di società non di attività.

Tra società di persone e società di capitali la dottrina faceva una distinzione, oggi la fa anche il

legislatore, quindi adesso ha qualche significato in più, cioè:

Le società di persone(società semplice, in nome collettivo, in accomandita semplice) sono

normalmente caratterizzate da un certo regime di responsabilità perché delle obbligazioni sociali

risponde sia la società che i soci. A secondo del tipo di società vedremo come rispondono i soci (in

particolare del beneficio di preventiva escussione). Altro elemento che contraddistingue le società

di persone è l’amministrazione che nelle società di persone generalmente spetta ai soci, in

particolare ai soci illimitatamente responsabili. Altro elemento è l'intrasferibilità della quota, cioè

normalmente la quota di partecipazione della società si trasferisce con il consenso di tutti i soci,

quindi se sono socio e decido di vendere la mia quota dobbiamo deciderlo all’unanimità, non posso

farlo da sola.

Nella società di capitali, invece, la regola è quella della responsabilità limitata, cioè delle

obbligazioni sociali risponde solo la società con il suo patrimonio, non rispondono i soci. [nel diritto

privato la spiegano come eccezione dell’art. 2740c.c., cioè:

“Il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri.

2 comma: Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla

legge”; spesso si usa come esempio la società di capitali, ma in realtà secondo Caprara è

sbagliato usarla come esempio, perché l’unico soggetto che ha rapporti con i terzi nella società di

capitali è la società che risponde con tutto il suo patrimonio, cioè con tutti i suoi beni presenti e

futuri; il fatto che non rispondano i soci è assolutamente fisiologico, cioè è la società a obbligarsi,

non i soci, quindi non c’è un eccezione alla responsabilità illimitata dei soci semplicemente perché i

soci non sono debitori del rapporto con i terzi. Per quanto riguarda l’amministrazione la regola

sarebbe anche qui che spetta ai soci, ma in realtà possono farlo anche soggetti terzi\non soci

perché i soci non rischiano e quindi non hanno una pretesa necessaria ad amministrare, quindi

può farlo un soggetto diverso. Per la trasferibilità della partecipazione, la legge prevede la libera

trasferibilità della partecipazione, che viene intesa come cosa mobile, ognuno può cederla senza

chiedere il consenso ad altri.

Questa distinzione non va esasperata, nel senso che, per esempio, noi nella società di persone

abbiamo la società in accomandita semplice che si caratterizza per la presenza di due tipologie di

soci: accomandanti e accomandatari; I primi, per legge, rispondono limitatamente a quello che

hanno conferito, quindi hanno la responsabilità limitata. Eppure siamo nella società di persone, e

qui può capitare che ci sono soci che rispondono limitatamente.

Nelle società di capitali, dove abbiamo la società in accomandita per azioni, gli accomandatari

sono soci che rispondono illimitatamente. Quindi, anche qui abbiamo un’eccezione alla regola,

perché di solito nella società di capitali i soci non rispondo illimitatamente.

Società con e senza personalità giuridica:

se andiamo a ridurre ai minimi termini il senso di personalità giuridica, tutto sommato la personalità

giuridica e il concetto simile che viene utilizzato, che è quello di soggettività giuridica, in realtà sono

tranquillamente sovrapponibili.

Personalità giuridica: garantisce che un determinato ente possa stipulare contratti, quindi creare

validi rapporti giuridici ed essere titolare dei rapporti giuridici, cioè essere titolare di un patrimonio e

rispondere con questo nei confronti dei terzi.

Nelle società di persone che normalmente si ritengono sprovviste di personalità giuridica(fanno

parte della sola soggettività giuridica), in realtà possiamo avere le stesse cose che abbiamo detto

della personalità giuridica, cioè: titolarità dei rapporti giuridici e in sostanza titolarità di un

patrimonio; infatti nelle società di persone il debitore principale è sempre la società. Quest’ultima

ha un patrimonio nel senso che può essere intestataria di beni immobili. Quindi anche le società di

persone possono essere intestatarie di beni immobili. Il legale rappresentate della società sta in

giudizio nella persona della società non dei singoli soci. quindi, nelle società di persone, dove

normalmente si dice che non c’è la personalità giuridica, ma la sola soggettività giuridica, abbiamo

comunque tutti gli elementi che normalmente vengono ricondotti alla figura della personalità

giuridica perché nelle società di persone sono titolari di rapporti giuridici(possono stipulare

contratti; essere proprietari di beni immobili(fanno anche le trasmissioni nei pubblici registri a

favore e contro le società; stanno anche in giudizio, attraverso il loro legale rappresentante, come

parte attiva o passiva di un processo: il legale rappresentante non rappresenta i singoli soci ma la

società, quindi è la società che è titolare del rapporto processuale e sostanziale.)

In sostanza noi facciamo ancora riferimento a un concetto di personalità giuridica perché nelle

società di capitali c’è una regola che ci dice che le società di capitali (tutte le società di

capitali)nascono con l’iscrizione nel registro delle imprese (art.2331, lo vedremo dopo)(questa

regola non c’è per le società di persone) e in quel momento acquistano la personalità giuridica.

Quindi, c’è un momento preciso per l' ordinamento nel quale la società nasce e acquista

personalità giuridica. La pubblicità per le società di capitali ha efficacia costitutiva.

Le società di persone, invece, possono esistere e funzionare tranquillamente anche se non iscritte

nel registro delle imprese e questo perché l’ordinamento ha previsto per le sole società di capitali e

cooperative la pubblicità con efficacia dichiarativa e quindi non è necessaria la pubblicità per

nascere come società.

Le società di persone sono previste in un certo modo nel codice, nel senso che sono messe in

ordine, prima società semplice che è disciplinata in modo piuttosto completo; poi s.n.c. dove

abbiamo alcune regole che dicono che x tutto quello che non c’è scritto di guardare alla società

semplice; infine nella società in accomandita semplice alcune regole dicono di guardare le regole

della s.n.c e se non c’è scritto di guardare la società semplice. La società semplice è la base di

tutte le società di persone. Quindi il rinvio va solo in una direzione, cioè dalla società in

accomandita semplice verso la società semplice e non viceversa.

SOCIETÀ SEMPLICE:

Si parte da regole che hanno a che fare con il contratto di società(la forma del contratto), poi ci

sono regole che riguardano i conferimenti, poi quelle che riguardano l’amministrazione(come si

amministra la società), poi regole sulla responsabilità e regole sullo scioglimento del rapporto

sociale.

Regole sul contratto: art.2251: “Nella società semplice il contratto non è soggetto a forme speciali,

salve quelle richieste dalla natura dei beni conferiti” quindi, nella società semplice il contratto non è

soggetto ad alcun tipo di formalità, quindi il contratto può essere fatto anche in forma orale,

dipende però se ci sono particolari beni conferiti. Se ci sono beni che richiedono la forma scritta

anche il contratto di società semplice richiede la forma scritta a pena di nullità. Art. 2643 “ si

devono rendere col mezzo della trascrizione i contratti di società e di associazione con i quali si

conferisce il godimento di beni immobili o di altri diritti reali immobiliari, quando la durata della

società o dell'associazione eccede i nove anni o è indeterminata” Tutte le volte in cui si va

conferire beni che richiedono l’ iscrizione ai pubblici registri anche il contratto va scritto. Parlando

dell’azienda si è fatto un discorso simile, nel senso che il trasferimento non richiede una forma

particolare, ma dipende. Nella società semplice, nel cod. del 1942 era pensata x l’imprenditore

agricolo che non doveva iscriversi nel registro delle imprese, ma con la riforma del 2001,

l’imprenditore agricolo deve iscriversi con l’efficacia della pubblicità dichiarativa, nella sezione

speciale.

• Qual è la forma del contratto ai fini dell’iscrizione nel registro delle imprese per la società

semplice? Scrittura privata autenticata o atto pubblico. Però, si ammette anche la dichiarazione

verbale di iscrizione che consiste nel riempire un modulo al registro delle imprese con tutti i dati

che normalmente sarebbero richiesti in uno statuto tipo, da parte dei soci e degli amministratori

della società. In ogni caso, come per tutte le società di persone, l’iscrizione non è condizione di

esistenza della società, possono anche non iscriversi nel registro ed esistere comunque come

società.

Queste società(società di fatto) possono anche non iscriversi ed esistere comunque come società,

in questo caso siamo di fronte a società non iscritte e siamo di fronte a società che esistono anche

senza che vi sia un atto costitutivo, in questo caso si parla di società di fatto.

L’art.2252: “le modifiche del contratto di società si fanno solo ed esclusivamente con il consenso di

tutti i soci”, questa regola si applica a tutte le società di persone, quindi anche alle società in nome

collettivo e in accomandita semplice. Nelle società di persone si può conferire (il conferimento è la

prestazione che il socio si impegna ad eseguire a seguito della conclusione/stipulazione/inizio del

contratto di società) tutto ciò che si vuole, tutto ciò che è suscettibile di valutazione economica e

che serve per realizzare il progetto di impresa che si è posto alla base della società. I conferimenti

sono indicati nell’atto costitutivo, quindi nel contratto si deve indicare ognuno cosa conferirà, se

non è indicato nulla significa che si apporta denaro, ciascuno apporta denaro. La quantità è

specificata nell’art. 2253, comma 2., cioè “quanto è necessario per realizzare il progetto di impresa

che hanno posto alla base della società”. I soci se non determinano nulla nell’atto costitutivo,

conferiscono la loro responsabilità illimitata, cioè dovranno mettere di tasca loro quello che serve

per assolvere le obbligazioni assunte dalla società, quindi il patrimonio della società corrisponde

alla somma del patrimonio dei singoli soci. Chi è obbligato nei confronti dei terzi è sempre la

società che è sempre soggetto di diritto. Se però si conferiscono beni o crediti, art.2254 “…”noi

possiamo avere quando concediamo beni due modalità, o le conferiamo in proprietà o in

godimento, se si conferisce in proprietà, la società diventerà proprietaria del bene e per quanto

riguarda il passaggio del rischio si applicano le regole sulla vendita, se invece lo conferisce in

godimento si applicano le regole sulla locazione. Se la società non può più godere del bene

promesso in godimento, il soggetto può anche essere escluso dalla società. Se il bene è nella

proprietà della società e perisce il soggetto rimane comunque socio invece.

Per il cedimento dei crediti si garantisce l’esistenza del diritto di credito non anche la solvibilità del

debitore. Si può aggiungere, però, una garanzia in via convenzionale, il cedente può garantire la

solvibilità del ceduto, cioè se il ceduto non pagherà pagherò io al suo posto. Questa è una

garanzia personale. Nel caso del contratto di società è ex legge garantito. In via opzionale nei

rapporti tra privati si può garantire esistenza e solvibilità, nelle società non è facoltativo, si

garantiscono tutti e due.

Conferimento di crediti: quando si conferiscono crediti al patrimonio della società bisogna garantire

oltre all'esistenza anche la solvibilità del credito, cioè che il debitore ceduto adempirà; mentre

normalmente nella disciplina di diritto privato quando si cede un credito si garantisce solo

l’esistenza del credito e in via convenzionale si può anche prevedere la garanzia dell’adempimento

da parte del debitore ceduto, nel caso dei conferimenti dei crediti questa garanzia non è decisa tra

le parti ma direttamente dalla legge.

Particolare tipologia di conferimenti nelle società di persone e, per quanto riguarda le società di

capitali, solo nelle s.r.l:

-conferimenti d’opera o di servizi: conferire l’opera o il servizio significa conferire il proprio lavoro

(non si conferisce né denaro né crediti, solo lavoro);

Il socio d’opera non è un dipendente della società, è sempre e comunque un socio, partecipa al

rischio di impresa, agli utili e alle perdite di esercizio. Non ha diritto a uno stipendio, anche se nella

prassi ricevono mensilmente una somma di denaro che giuridicamente è interpretata come

un’anticipazione degli utili. Il conferimento d’opera non è disciplinato come il conferimento di beni

in natura o di crediti, ma ci sono delle regole, però, come art.2263, 2 comma: “la parte spettante al

socio che ha conferito la propria opera (2), se non è determinata dal contratto, è fissata dal giudice

secondo equità” , che fa riferimento alla partecipazione agli utili e alle perdite: nel contratto dovrà

essere indicata la quota di partecipazione agli utili da parte del socio d’opera; se non è indicata

sarà il giudice a stabilirlo secondo equità. 1 comma, art.2263:” le parti spettanti ai soci nei

guadagni e nelle perdite si presumono proporzionali ai conferimenti. Se il valore dei conferimenti

non è determinato dal contratto, esse si presumono eguali ”- per i soci diversi dal socio d’opera

sarà la partecipazione al capitale a determinare la partecipazione agli utili e alle perdite, ed è

derogabile dall’atto costitutivo; per il socio d’opera la regola è stabilita nell’atto costitutivo.

Questa differenza c’è perché il socio d’opera non partecipa al capitale sociale, non c’è un

conferimento di capitale. Si dice che si fa un conferimento di patrimonio, mentre gli altri soci fanno

un conferimento di capitale. Il capitale va inteso in tutte le società come valore monetario dei

conferimenti. Il capitale va scritto al passivo, nell’attivo si indicano i diversi conferimenti che fanno i

soci: immobili, automezzi, brevetti, ecc. Se immobili valgono 100, automezzi 10 e brevetti 5, il

capitale varrà 115.

Attivo Passivo

Immobili 100 Capitale 115

Automezzi10

Brevetti5

Il socio d’opera:

Gli utili vengono ripartiti solo convenzionalmente ogni anno. L’utile di per se si potrebbe definire in

modo esatto e preciso solo in un determinato momento che è quello in cui l’attività di impresa

finisce. Convenzionalmente però si fissano delle regole per consentire che la ricchezza via via

prodotta venga distribuita nel corso del tempo e convenzionalmente si stabilisce che questa è

annuale. A fine, però, dell’attività della società io potrei avere comunque un surplus rispetto a

quello che è stato originariamente apportato dai soci, questo surplus verrà ripartito tra i soci

esattamente con le stesse regole di ripartizione degli utili.

Art. 2286, 2comma: “Il socio che ha conferito nella società la propria opera o il godimento di una

cosa [2254] può altresì essere escluso per la sopravvenuta inidoneità a svolgere l'opera conferita o

per il perimento della cosa dovuto a causa non imputabile agli amministratori.”, siamo in un istituto

che è l'esclusione che insieme alla morte e il recesso provoca lo scioglimento parziale del rapporto

sociale. Nel caso in cui per il socio diventa impossibile eseguire il conferimento gli altri soci

possono escluderlo dalla società. Questa regola fa riferimento all’oggettivo apporto del

conferimento alla società, es. Se io mi sono impegnata a guidare un camion per la società e perdo

la patente, posso essere esclusa a prescindere dal motivo per cui ho perso la patente. Quindi, si

considera l’oggettivo interesse della società a continuare ad avere socio un soggetto che non è più

in grado di effettuare la prestazione promessa.

Nelle società di persone ci sono tre cose che sono strettamente collegate tra loro e che sono per

molti versi l’ossatura della disciplina delle società di persone:

- Responsabilità

- Amministrazione

- Rappresentanza

In sostanza c’è una sorta di proiezione della regola sulla responsabilità sia sull’amministrazione sia

sulla rappresentanza: es. in quanto sono socio illimitatamente responsabile sono anche per legge

automaticamente amministratore della società e in quanto amministratore ho anche il diritto di

rappresentare la società nei rapporti con i terzi.

Responsabilità

Bisogna considerare due tipologie di debitori/creditori: Si parla, infatti di una responsabilità per le

obbligazioni sociali e una responsabilità per le obbligazioni particolari.

1) Le obbligazioni sociali sono quelle che sono state assunte dal legale rappresentante della

società e rientrano nell’oggetto sociale. (Fornitura di materie prime, energia…);

2) Le obbligazioni particolari sono quelle che riguardano il singolo socio per affatto che non

centrano nulla con la società. (Obbligazioni che nascono perché il socio ha una sua vita di

relazione quindi ha la casa in montagna, si fa il viaggio, cose che non centrano con la società);

Queste si intersecano perché nel patrimonio del socio ci sono anche le quote di partecipazione

della società, quindi il suo creditore particolare (cioè per affari che non c’entrano nulla con gli affari

della società) può o no aggredire il patrimonio sociale del socio?

Creditore sociale: creditore della società (per le obbligazioni sociali) nella società semplice può

chiedere il pagamento alla società ma anche ai singoli soci. Il singolo socio può fare due cose ai

sensi degli artt.2267 e 2268:

- Se paga avrà diritto di regresso nei confronti degli altri soci;

- Non pagare ma in questo caso deve indicare i beni che si trovano nel patrimonio della

società che siano di agevole soddisfazione per il creditore della società;

Quindi i soci della società semplice sono solidalmente e illimitatamente responsabili, quindi, se non

paga la società tutti i soci sono tenuti a pagare con il proprio patrimonio personale. Questa è

un’obbligazione solidale, cioè nel caso in cui ci sono più obbligati solidali il creditore può chiedere

l’adempimento della prestazione anche a uno solo degli obbligati solidali e questo, pagando,

estingue l’obbligazione; contestualmente, però, avrà diritto di regresso, cioè il diritto di chiedere a

ciascuno degli altri obbligati solidali la quota a parte. Può anche non pagare però deve indicare i

beni che sono nel patrimonio della società su cui il creditore si può “agevolmente soddisfare”,

agevolmente vuol dire che la società è in grado con il suo patrimonio di soddisfare

immediatamente il creditore, quindi, la società deve disporre di denaro o al più di un conto

corrente attivo intestato alla società.

 Se io ho un credito di 1000 euro e la società ha a disposizione un immobile che vale un

milione di euro e il socio a quel punto mi dice “rivolgiti alla società che c’è un immobile che vale più

del tuo credito e tu ti potrai soddisfare”, è valida l’esenzione oppure no? NO! Perché non è

agevolmente soddisfacibile poiché la società non ha i soldi subito disponibili, quindi non è un

rapporto tra quantità ma di rapidità di soddisfazione.

Nella società semplice, e solo in questa, è possibile che i soci pattuiscano che alcuni di loro

godano di una responsabilità limitata. (Per regola nella società semplice rispondono

illimitatamente).

Nel diritto delle società e nel diritto commerciale in generale, noi abbiamo un problema di validità

tra le parti ed efficacia nei confronti dei terzi: il patto tra le parti col quale si prevede la limitazione

della responsabilità è un patto valido ma, è anche opponibile nei confronti dei terzi? A certe

condizioni si! Queste condizioni sono: 2 comma, art.2267“Il patto (2) deve essere portato a

conoscenza dei terzi con mezzi idonei”. Il legislatore, però, non ci dice cosa sono questi mezzi

idonei perché in pratica la società semplice in origine come l’imprenditore agricolo non si iscriveva

nel registro quindi il mezzo idoneo andava verificato di volta in volta perché non aveva un mezzo di

pubblicità ad hoc. Adesso sappiamo che la società si iscrive nel registro delle imprese con efficacia

dichiarativa, quindi, vale la stessa regola prevista per l’imprenditore commerciale per il quale c’è la

presunzione assoluta di conoscenza(è sempre opponibile ai terzi).

Art.2267: “ creditori della società possono far valere i loro diritti sul patrimonio sociale. Per le

obbligazioni sociali rispondono inoltre personalmente e solidalmente i soci che hanno agito in

nome e per conto della società e, salvo patto contrario, gli altri soci ” il debitore è la società.

Risponde la società ma anche i singoli soci, coloro che hanno agito e i rappresentanti, cioè tutti

coloro che hanno agito sullo stesso piano con la società.

Art.2267, 2 comma: “il patto deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei [1396]; in

mancanza, la limitazione della responsabilità o l'esclusione della solidarietà non è opponibile a

coloro che non ne hanno avuto conoscenza”

quindi, risponde la società e rispondono i singoli soci salvo patto contrario(comma1), il patto

contrario però per essere opponibile ai terzi deve essere portato a loro conoscenza con mezzi

idonei.

Art.2268 “ Il socio richiesto del pagamento di debiti sociali può domandare, anche se la società è in

liquidazione, la preventiva escussione del patrimonio sociale, indicando i beni sui quali il creditore

possa agevolmente soddisfarsi ”quindi, laddove al socio venga richiesto il pagamento può liberarsi

o pagando e attivando poi l'azione di regresso o non pagando e indicando i beni nel patrimonio

della società sui quali il creditore si può soddisfare(quello che abbiamo detto prima);

Il creditore particolare

Società semplice anche qui. Art. 2270: "il creditore particolare del socio può chiedere che vengano

a lui assegnati gli utili che spetterebbero al socio e compiere atti conservativi, cioè il sequestro, su

quanto spetterà al socio in sede di liquidazione". Sotto sequestro vuol dire che solo il creditore che

ha agito per il sequestro può soddisfarsi del bene sequestrato. Art. 2270, 2 comma: "Se gli altri

beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti, il creditore particolare del socio può

inoltre chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del suo debitore. ”, se il creditore

particolare del singolo socio dimostra che il singolo socio non ha altri beni (che possano soddisfare

il suo diritto) nel proprio patrimonio, in quel caso può chiedere la liquidazione della quota del socio,

cioè trasformare in denaro il valore della quota del socio. Non diventa socio, solo si soddisfa sulla

quota, stop. Non si può agire sulla quota come bene ma ottenere che la società traduca in una

somma di danaro quella quota.

Nel momento in cui il creditore particolare ottiene la liquidazione della quota del socio, il socio non

ha più una quota di partecipazione nella società, dunque automaticamente viene escluso dalla

società (esclusione dalla società).

Collegato al tema della responsabilità abbiamo quello del socio che entra nella società e del socio

che esce, quando si entra in una società di quali debiti si risponde? Art.2269 “ Chi entra a far parte

di una società già costituita risponde con gli altri soci per le obbligazioni sociali anteriori all'acquisto

della qualità di socio” si risponde di tutto, anche di quello che non si ha contribuito a creare.

Il socio che esce non paga più, dal momento in cui è uscito, per quello che si verifica dopo la sua

uscita, art.2290: " Nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio, questi o i

suoi eredi sono responsabili verso i terzi per le obbligazioni sociali fino al giorno in cui si verifica lo

scioglimento.”, continua a pagare per quello che si è verificato prima della sua uscita. chi entra

paga i debiti precedenti, chi esce paga i debiti che si sono verificati fino al momento della sua

uscita. L’ammontare della quota sarà determinata su questa cosa qua.

Se un socio recede, se ne va, nessuno entra, non è detto che per uno che esce c’è uno che entra.

Quando un socio esce? Un conto è il rapporto tra i soci, un conto è l’efficacia nei confronti dei terzi:

art.2290, 2 comma: "Lo scioglimento deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei;

in mancanza non è opponibile ai terzi che lo hanno senza colpa ignorato". Sarà effettivamente non

più socio per i terzi solo dal momento in cui ai terzi è stato portato a conoscenza con mezzi idonei

che quella persona non è più socia della società. I mezzi idonei sono il registro delle imprese, nel

senso che anche qui, come abbiamo già visto prima, la società semplice si iscrive con efficacia

dichiarativa nel registro delle imprese, e la variazione nel registro delle imprese sarà mezzo idoneo

per rendere conosciuta ai terzi questa variazione nella società.

L’AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETÀ

Spetta a tutti i soci illimitatamente responsabili. Amministrare vuol dire prendere le decisioni in

materia di gestione della società, quindi, le decisioni in materia di impresa.

A chi spetta il potere di amministrare? A tutti i soci illimitatamente responsabili;

Come si esercita il potere di amministrare?

Le soluzioni che propone il codice sono 2:

- amministrazione congiuntiva: tutti i soci devono essere tutti d’accordo su qualsiasi tipo di

decisione;

- amministrazione disgiuntiva: (ognuno per conto proprio). (E' indicata all'art.2257: " Salvo

diversa pattuizione, l'amministrazione della società spetta a ciascuno dei

soci disgiuntamente dagli altri" ) è la regola se l’atto costitutivo non dispone diversamente;

ciascun socio può legittimamente decidere tutti gli atti di gestione senza nessuna

restrizione né qualitativa né quantitativa; l'alternativa è quella statutaria

dell'amministrazione congiuntiva.

AMMINISTRAZIONE

- Attività di gestione di impresa, quindi, compimento di tutti gli atti necessari per l’esercizio

dell’impresa.

- • a chi spetta l'amministrazione? Per regola a tutti i soci illimitatamente

responsabili(anche se l’art.2257 parla solo di soci)dobbiamo precisare "illimitatamente

responsabili" perché non necessariamente tutti i soci sono illimitatamente responsabili, solo

che chi rischia ha il diritto di dire la sua in fatto di gestione. E' possibile che i alcuni soci

facciano un patto per limitare la responsabilità e il patto deve essere reso opponibile ai

terzi. Anche se il patto non è reso opponibile ai terzi, il patto c’è (ha valore tra i soci),il socio

ha comunque la limitata responsabilità solo che non può farla valere nei confronti dei terzi:

Il terzo potrà pretendere di integrare il pagamento da parte del socio che ha pattuito la

limitata responsabilità e questo, siccome il patto è valido, potrà agire poi in regresso nei

confronti degli altri soci.

- quindi, il fatto che sia stata pattuita la limitazione della responsabilità indipendentemente

dal fatto che questo sia o meno opponibile ai terzi, rende i soci che l'hanno pattuita soggetti

che non possono amministrare la società; possono amministrare solo i soci illimitatamente

responsabili.

• Come si amministra?

il codice prevede due tecniche:

- amministrazione disgiuntiva: è la regola. Ciascun socio può decidere ogni questione

legata all'amministrazione. La legge prevede all’art.2257, 2comma: “Se l'amministrazione

spetta disgiuntamente a più soci, ciascun socio amministratore ha diritto di

opporsi all'operazione che un altro voglia compiere, prima che sia compiuta.”, significa che

ciascun socio amministratore può fare tutto, però, un altro socio amministratore può fare

opposizione all’operazione prima che sia compiuta(prima che sia stipulato il contratto con il

terzo). Non abbiamo né un termine preciso né una forma particolare d’opposizione(anche

una telefonata andrebbe bene solo che in questo caso ci sarebbero problemi di prova).

Solo il socio amministratore può fare opposizione perché l’opposizione è atto di

amministrazione. Quindi abbiamo un socio oppositivo(chi si oppone) e un socio in negativo

(chi vuole fare la cosa); 3 comma,art.2257: " La maggioranza dei soci, determinata

secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili, decide sull'opposizione.”

sull’opposizione, cioè l'oggetto della decisione dei soci, decidono tutti gli altri soci senza

distinzione tra soci amministratori e non amministratori perché qui si tratta di risolvere un

blocco della società(anche perché se il blocco permanesse la società si dovrebbe

sciogliere). Quindi, le posizioni di chi ha il potere di amministrare sono chiare: uno vuole,

l’altro no. La decisione viene assunta dai soci(senza forma particolare, anche presi

singolarmente) a maggioranza che si calcola in un modo particolare: in base alla

partecipazione agli utili. Nella disciplina delle società di persone sono previsti diversi modi

di calcolare la maggioranza, a volte in base alla partecipazione agli utili, altre per quote di

capitale sociale, altre per teste nel senso che ognuno vota uno. Qui siccome siamo in

ambito di amministrazione il legislatore ha previsto questo modo(della partecipazione agli

utili), quindi c’è il principio per cui tutti i soci partecipano agli utili e alle perdite, questo

permette anche di ponderare il peso che ogni socio ha nella società; Quindi, c’è un socio(il

socio d’opera) che non fa conferimento di capitale che può sempre votare, mentre se la

maggioranza era calcolata in base alla partecipazione al capitale non poteva, per questo il

legislatore ha scelto questo tipo di maggioranza, così possono votare tutti perché tutti i soci

partecipano agli utili e alle perdite. Con il metodo della partecipazione agli utili si pondera

anche il peso che ciascuno ha nella società, per questo alcuni autori dicono che la

maggioranza si calcola per quote di interesse: più alti sono gli utili più si ha interesse di

partecipazione. Il socio amministratore non ha il dovere di comunicare agli altri quello che

fa, gli altri se lo sanno lo sanno incidentalmente, da questo punto di vista è brutta.

- amministrazione congiuntiva: E' l’eccezione o, forse, si dovrebbe dire la possibile

scelta statutaria nel senso che se non è stabilito nulla nell'atto costitutivo l'amministrazione

sarà disgiuntiva; l'atto costitutivo può scegliere l'amministrazione congiuntiva. Devono

essere tutti d’accordo per tutte le operazioni sociali. Se lo statuto richiede la maggioranza

questa si calcola in base alla partecipazione agli utili.

prevista dall'art. 2258:

1 comma: Se l'amministrazione spetta congiuntamente a più soci, è necessario il consenso

di tutti i soci amministratori per il compimento delle operazioni sociali--> se l'atto costitutivo

dice semplicemente che l'amministrazione spetta a tutti vuol dire che anche per comprare

una matita bisogna essere d'accordo tutti;

2 comma: Se è convenuto che per l'amministrazione o per determinati atti sia necessario il

consenso della maggioranza, questa si determina a norma dell'ultimo comma dell'articolo

precedente.--> è amministrazione congiuntiva anche se lo statuto prevede non

all’unanimità ma a maggioranza; quindi, l'amministrazione congiuntiva potrebbe essere o

quella per la quale lo statuto decide che per ogni cosa occorre il consenso di tutti i soci

amministratori o quella per la quale per ogni cosa serve il consenso della maggioranza

degli amministratori, in quest'ultimo caso, siccome siamo in ambito di amministrazione, la

maggioranza si calcola sempre in base alla partecipazione agli utili;

3 comma: Nei casi preveduti da questo articolo, i singoli amministratori non possono

compiere da soli alcun atto, salvo che vi sia urgenza di evitare un danno alla società.--> se

c’è bisogno di intervenire subito per evitare un danno alla società (es. cade il tetto) si può

fare senza congiunzione;

È positiva perché nessuno può fare colpi di testa facendo pagare gli altri, negativa perché

anche per comprare una matita serve il consenso di tutti.

Tra questi aspetti negativi e aspetti negativi gli statuti delle società fanno un mix tra i due

sistemi, es. Per le operazioni di modico valore si parla di “ordinaria amministrazione"(è

sempre disgiuntiva in modo da velocizzare il tutto), per le altre operazioni che potrebbero

incidere sulle operazioni della società e quindi dei singoli soci, si adotta l’amministrazione

congiuntiva. Quindi negli statuti si possono trovare mix tra queste due. Da un punto di vista

operativo bisogna fare attenzione a una distinzione tra ordinaria e straordinaria

amministrazione; bisogna capire cos’è ordinaria o straordinaria amministrazione, dipende

dal tipo di attività che fa la società (es. Nella società immobiliare vendere immobili è

ordinaria, in un negozio di scarpe è straordinaria).

• Chi può fare l’opposizione nell'amministrazione disgiuntiva? Solo il socio

amministratore;

invece sull'opposizione decidono tutti i soci senza distinzione tra amministratori e non

amministratori;

• Entro quale termine si può fare l’opposizione? Prima che l’operazione sia compiuta;

• Modalità in base alla quale si calcola la maggioranza? In base alla partecipazione

agli utili;

Artt.2259, 2260 e 2261:

Per quanto riguarda l’attribuzione del potere di amministrare la legge non ci dice nulla,

però, ce lo fa capire quando si parla di revoca del potere di amministrare.

1.art. 2259:

1 comma: La revoca dell'amministratore nominato con il contratto sociale non ha effetto se

non ricorre una giusta causa.

2 comma: L'amministratore nominato con atto separato è revocabile secondo le norme

sul mandato.

3 comma: La revoca per giusta causa può in ogni caso essere chiesta giudizialmente da

ciascun socio.

In base al 2° comma, il potere di amministrare può essere legato alla persona del socio

direttamente nell’atto costitutivo o in un atto separato (ulteriore atto depositato nel registro

delle imprese). Cambia la disciplina della revoca(dal punto di vista della nomina non

cambia niente) perché se l’amministratore è nominato nell’atto costitutivo la revoca è

possibile solo se c'è una giusta causa, se invece l’amministratore è nominato in un atto

separato si seguono le regole sul mandato(contratto col quale un soggetto si obbliga nei

confronti di un altro a fare determinate cose\nel nostro caso il soggetto si obbliga nei

confronti della società e degli altri a fare qualcos'altro. In realtà non è che qui facciamo

riferimento a un contratto di mandato che si aggiunge al contratto di società,

semplicemente il legislatore richiama le regole sul mandato ai fini della disciplina sulla

revoca), dove per revocarlo è sufficiente che siano d’accordo tutti i soci. Il legislatore

richiama le regole sul mandato ai fini della disciplina sulla revoca.

In ogni caso, in base al 3° comma, la legge ci dice che in caso di giusta causa a

prescindere da com’è stato nominato(atto costitutivo/separato), l’amministratore(che vuole

togliere la nomina a un altro, magari gli altri non sono d’accordo) può chiedere la

destituzione dell’amministratore per giusta causa. DEVE ESSERCI LA GIUSTA CAUSA.

Essere revocato, non avere più la nomina di amministratore non significa non essere più

socio.

Gli amministratori devono compiere gli atti previsti nell’atto costitutivo e per queste attività

sono responsabili verso la società. Stiamo parlando di responsabilità per inadempimento

dell’amministratore. E' una responsabilità diversa rispetto a prima, perché prima si parlava

di responsabilità della società e dei soci nei confronti dei terzi per le obbligazioni assunte

dalla società. Qui invece stiamo parlando della responsabilità dell'amministratore peri

compiti che deve assolvere come amministratore della società e ai quali invece non

assolve, stiamo parlando quindi di una responsabilità per inadempimento del

l'amministratore ed è una responsabilità che lui ha nei confronti della società, se c’è il

danno extracontrattuale o contrattuale deve comunque risarcirlo. Siccome si tratta di

obbligazioni di carattere contrattuale conta anche il livello di diligenza richiesta, infatti,

queste si chiamano nel gergo obbligazioni di diligenza.

Sono previste due regole in materia di diligenza nel diritto delle obbligazioni: art.1176, 1° e

2° comma. 1°: diligenza media/del buon padre di famiglia, 2°diligenza professionale. Per

quanto riguarda le società di persone, a differenza delle società di capitali, la legge si

accontenta della diligenza media che il legislatore individua nella diligenza del mandatario,

ma è essenzialmente la diligenza media, cioè quella del buon padre di famiglia. Quindi non

è richiesta una particolare professionalità e attenzione nell'analisi, nell'attività di

amministrazione.

Ci sono dei rimedi basati sul rapporto obbligatorio e quindi sulla risarcibilità; altri, invece,

sulla struttura societaria. Esempio, anche se non c’è un danno ma violazione della regola,

io non posso chiedere il risarcimento del danno perché il danno non c'è, ma posso chiedere

la revoca di un amministratore, quindi, già la violazione di una regola da diritto a chiedere la

revoca per giusta causa. I doveri dell'amministratore devono essere collegati all’attività di

impresa, doveri anche di carattere societario, quindi laddove l’amministratore cominci a

lavorare con un impresa concorrente potrebbe anche in quel caso creare potenzialmente

danno alla società, però il danno non si verifica subito ma dopo un mese/anno, per limitare

la sua operatività e i danni alla mia società posso revocarlo dall’incarico di amministratore

però devono essere comunque questioni legate all’attività di impresa, non questioni

personali tra soci.

Quindi posso revocarlo anche se non ha ancora provocato il danno.

Ci sono soci che hanno pattuito la limitazione della responsabilità e soci che non sono

amministratori. Il socio non amministratore è fuori da ogni decisione, al più può essere

chiamato a risolvere opposizioni tra soci amministratori, per questo la legge attribuisce un

potere di iniziativa al socio non amministratore, in particolare ha diritto di:

o Avere notizia dello svolgimento degli affari sociali;

o Consultare la documentazione;

o Avere un rendiconto dell’attività;

Questi tre diritti ce li hanno nella misura in cui li esercitano(se loro restano quiescenti gli

amministratori non sono tenuti a dargli queste informazioni). L’unica cosa che costituisce un

vero e proprio obbligo per gli amministratori è il rendiconto che noi dobbiamo intendere

come un vero e proprio bilancio. Gli amministratori hanno solo il dovere di fare il bilancio a

fine anno, niente più. Il bilancio non lo vede nessuno, solo commercialista, amministratori e

soci, non è assolutamente pubblico così come non lo sono le scritture contabili. Gli unici

bilanci che si possono vedere sono quelli delle società di capitali e delle cooperative

(perché sono varianti delle società di capitali).

La rappresentanza (nell’amministrazione):

È disciplinata dall’art.2266: “ La società acquista diritti e assume obbligazioni per mezzo dei

soci che ne hanno la rappresentanza e sta in giudizio nella persona dei medesimi", ci

chiarisce che la società opera attraverso i rappresentanti e coloro che sono rappresentanti

sono i soci della società. (Sarebbe la rappresentanza organica).Non c’è differenza tra

rappresentante e rappresentato, risponde e unicamente la società attraverso i suoi

rappresentanti.

Institore, commesso e procuratore sono soggetti che hanno un rapporto contrattuale con la

società, sono dei dipendenti che in virtù del rapporto contrattuale hanno connessa alla loro

carica anche una funzione di rappresentanza. Quest'ultima però è una via diversa che

potrebbe aggiungersi eventualmente a questa che stiamo dicendo, es.La società attraverso

il suo legale rappresentante può assumere l'institore, il quale potrebbe essere preposto

come rappresentante di una sede secondaria dell’azienda in virtù del rapporto contrattuale.

La rappresentanza di cui parliamo adesso è quella che deriva dai soci che agiscono in

nome e per conto della società. Il 2 comma: "In mancanza di diversa disposizione del

contratto, la rappresentanza spetta a ciascun socio amministratore e si estende a tutti gli

atti che rientrano nell'oggetto sociale". Quindi, la rappresentanza spetta da un punto di vista

soggettivo ai soci amministratori, da un punto di vista oggettivo il limite è l’oggetto sociale,

quindi possono compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale. Quindi, la società si

esprime all’esterno con tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale quindi quest’ultimo è

un limite legale al potere rappresentativo. Limite legale vuol dire che è sempre opponibile

nei confronti dei terzi. Quindi anche se la società non è registrata ha sempre come limite al

potere rappresentativo l’oggetto sociale che è sempre opponibile ai terzi. Riguardo

l'esempio di prima, se faccio scarpe, comprare uno yacht non rientra nell'oggetto sociale e

quindi se anche il legale rappresentante volesse comprare uno yacht difficilmente potrebbe

dire che ha fatto affidamento al fatto quell'attività rientra nell'oggetto sociale. In questo caso

il contratto sarebbe valido ma inefficace, né nullo né annullabile, la società non deve

rispondere perché non rientra nell’oggetto sociale. Chi vende lo yacht può farsi risarcire dal

legale rappresentante e non con la società, se invece è stato lui a fare il furbo non può

ottenere niente perché lo yacht non rientra nell’oggetto sociale della società di scarpe. “in

mancanza di diversa disposizione del contratto” significa che l’atto costitutivo può

prevedere cose diverse, cioè che ci siano ulteriori limiti al potere rappresentativo, per es.

che per comprare un bene immobile è necessario l’accordo di tutti i soci, può prevedere in

sostanza, che l’amministrazione si proietti sulla rappresentanza. Cioè l’amministrazione

potrebbe essere disgiuntiva o congiuntiva oppure l'atto costitutivo a volte fa un mix, queste

regole valgono anche in tema di rappresentanza poi, se è congiuntiva normalmente c’è

anche una rappresentanza congiuntiva, in tal caso nella pratica si parla di “firma

congiunta”. Quindi, è possibile che oltre all'oggetto sociale che è sempre un limite legale,

nell'atto costitutivo siano indicate ulteriori limitazioni come per esempio la firma congiunta

per determinati atti. Se è richiesta la firma congiunta vuol dire che è un limite al potere

amministrativo che se però è indicato nell’atto costitutivo è sempre opponibile nei confronti

dei terzi esattamente come l’oggetto sociale. Quindi, oltre all’oggetto sociale, nell’atto

costitutivo si possono indicare ulteriori limiti che sono sempre opponibili ai terzi come

l’oggetto sociale, però solo se indicati nell’atto costitutivo.

Modificazione ed estinzione dei poteri rappresentativi:

Sostituiamo una società, ha come limite l’oggetto sociale, aggiungiamo altri limiti nello

statuto che sono sempre opponibili ai terzi. Che succede se modificò la situazione iniziale?

3 comma art.2176 " Le modificazioni e l'estinzione dei poteri di rappresentanza sono

regolate dall'articolo 1396" ,rinvia all’art.1396 che si riferisce alla procura, cioè andiamo alla

rappresentanza di diritto comune, la usiamo però, solo ai fini della disciplina che è indicata

all'art.1396: " Le modificazioni e la revoca della procura devono essere portate a

conoscenza dei terzi con mezzi idonei. In mancanza, esse non sono opponibili ai terzi, se

non si prova che questi le conoscevano al momento della conclusione del contratto” le

modificazioni e le estinzioni del potere di rappresentanza sono opponibili ai terzi se portati a

conoscenza dei terzi con mezzi idonei. Quindi, mentre per quanto riguarda il limite

dell’oggetto sociale e le limitazioni originarie che sono sempre opponibili ai terzi, per le

modifiche successive bisogna portarle a conoscenza dei terzi con mezzi idonei che non

sono tipizzati ma di volta in volta da individuare nel caso concreto. Però anche qui se la

società semplice si iscrive nel registro delle imprese e svolge l’attività agricola è soggetta a

pubblicità dichiarativa, quindi, quella è sicuramente un mezzo idoneo. Noi abbiamo fatto più

volte riferimento a questi mezzi idonei, anche parlando della società semplice parlando del

patto di limitazione della responsabilità, col fatto che il socio cessa di essere socio della

società, adesso lo vediamo dal punto di vista della rappresentanza. Tutti questi tre aspetti

possono essere assolti con iscrizione nel registro con pubblicità dichiarativa che vuol dire

presunzione assoluta di conoscenza del fatto iscritto.

C'è un collegamento tra responsabilità illimitata, rappresentanza e amministrazione, nel

senso che il socio in quanto socio della società di persone e in particolare della società

semplice, ma vale per tutte le società di persone, è socio illimitatamente responsabile però

può pattuire una limitazione di responsabilità per cui si taglia fuori dal potere di

amministrare e rappresentare la società. Quindi, non potrà essere amministratore o

rappresentante di società, oppure, il socio potrebbe essere un socio illimitatamente

responsabile e può essere anche amministratore della società ma decidere statutariamente

di non essere anche rappresentante della società. Quindi vi è una sorta di catena che è

prevista dalla legge ed è una regola che si applica, se non è diversamente disposto, per la

quale il socio illimitatamente responsabile, in quanto tale anche amministratore della

società e di conseguenza anche rappresentante della società e può compiere da solo

anche con efficacia nei confronti dei terzi tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, l’atto

costitutivo può rompere questa catena, però nel momento in cui la rompe tutto quello che

sta oltre non può più attuarsi; quindi, se l'atto costitutivo prevede una responsabilità limitata

del socio automaticamente quel socio non può fare né amministrazione né rappresentanza;

se invece l'atto costitutivo prevede che i soci tutti siano illimitatamente responsabili e tutti

amministratori può prevedere però che solo alcuni siano legali rappresentanti della società,

quindi tutti risponderanno dei debiti, della gestione ma non tutti la rappresenteranno

all'esterno.

Gruppo di regole in materia di società semplice che però in buonissima parte si applicano a tutte le

società di persone: in particolare, consideriamo le cause di scioglimento:

-cause di scioglimento della società: la società è un contratto, in quanto tale, ha vita con lo scambio

del consenso; a volte è richiesta una forma particolare, e può anche sciogliersi. Quindi,

sostanzialmente si ha la morte della società, bisogna però stare attenti perché la società non muore

quando si verificano le cause di scioglimento. Si ha lo scioglimento con l' accertamento della

"malattia grave" che normalmente porta alla cessazione dell'attività ma non necessarimante. Quando

si verifica lo scioglimento della società si ha un ulteriore fase che è quella della liquidazione e solo al

termine della liquidazione si avrà morte, ovvero, si scioglie il contratto di società. Liquidazione vuol

dire accertamento dei diritti di credito che i terzi hanno nei confronti della società, quindi pagare i

creditori, assegnare l'eventuale residuo ai soci e, a quel punto, la società muore.

-cause di scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio: qui abbiamo un socio che si

scioglie dal vincolo sociale ma il vincolo sociale continua a persistere per tutti gli altri soci. Quindi,

vuol dire che un socio esce dalla società ma la società continua ad operare. Il codice individua tre

ipotesi di scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio, disciplinate dagli artt.2284ss:

"Salvo contraria disposizione del contratto sociale, in caso di morte di uno dei soci, gli altri devono

liquidare la quota agli eredi, a meno che preferiscano sciogliere la società ovvero continuarla con gli

eredi stessi e questi vi acconsentano.":

-morte del socio: in caso di morte di un socio gli altri soci DEVONO(non la società ma i soci sono

obbligati perché sono loro a vedersi ampliata la quota di partecipazione della società) liquidare la

quota agli eredi, a meno che preferiscano sciogliere la società(si apre una sorta di fase della

liquidazione a favore degli eredi), oppure, continuare l'attività con gli eredi e questi vi

acconsentano(quindi gli eredi diventano soci della società, però, a questo punto diventano

responsabili anche per le obbligazioni sorte prima della loro entrata, per questo devono essere

d'accordo per legge). 2284: "Salvo contraria disposizione del contratto sociale": qui si ha il problema

delle clausole di successione che sono fondamentalmente di tre tipi:

Clausola facoltativa: al momento in cui un socio dovesse venir meno per causa di morte i soci

superstiti si impegnano a continuare la società con gli eredi a patto che questi siano d'accordo;

quindi, gli altri soci non possono scegliere lo scioglimento ma di continuare con gli eredi a patto che

questi siano d'accordo altrimenti gli viene liquidata la quota;

Clausola obbligatoria: in caso di morte di un socio gli altri soci si obbligano a continuare l'attività e

con essi si obbligano anche gli eredi; di strano c'è che si vincolano gli eredi che non sono parte del

contratto di società, quindi non hanno mai manifestato il consenso, infatti, buona parte della dottrina

ritiene che questa clausola sia nulla. In materia di diritto dei contratti si dice, ai sensi del 1418, che se

manca un elemento essenziale, il contratto è nullo, qui manca il consenso che è elemento essenziale.

Alcuni dicono che questa clausola è valida perché ha esclusivamente effetti obbligatori, cioè

per es.il preliminare che pone un obbligo di sottoscrivere il contratto definitivo se poi l'obbligo non

viene realizzato, ai sensi dell'art. 2932 il giudice pronuncia una sentenza che produce gli effetti del

contratto non conluso, oppure, l'altra soluzione è il risarcimento del danno. Quindi, secondo una

parte della dottrina gli eredi che non volessero assecondare questo obbligo dovrebbero risarcire il

danno. Quando una persona muore si apre la successione universale, quindi l'erede subentra

esattamente nella posizione del decuius, se il decuius avesse previsto che l'erede avrebbe dovuto

entrare in società e questo rifiuta, deve risarcire il danno. Per la tesi maggioritaria comunque questa è

una clausola nulla.

Clausola automatica: nello statuto si prevede che alla morte del socio gli eredi diventano

automaticamente soci. È nulla pure questa perché si troverebbero vincolati al contratto di società e i

debiti della società senza poter nemmeno manifestare il consenso.

La causa di nullità della clausola obbligatoria e di quella automatica è legata al fatto che i soci si

trovano a rispondere di obbligazioni non loro e con tutto il patrimonio, queste clausole però,

potrebbero ritenersi valide nel caso in cui il de cuius fosse un socio responsabile limitatamente, cioè

non rischia più di quello che ha conferito.

RECESSO

Ulteriore causa di scioglimento nel rapporto sociale limitatamente a un socio è quella del recesso:

-recesso del socio: previsto dal 2285: "Ogni socio può recedere dalla società quando questa è

contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci.

Può inoltre recedere nei casi previsti nel contratto sociale ovvero quando sussiste una giusta causa."

Nei casi previsti nel primo comma il recesso deve essere comunicato agli altri soci con un preavviso

di almeno tre mesi; abbiamo due grosse categorie di recesso:

1° è legata al tempo indeterminato della società: quando la società è a tempo indeterminato i soci

possono sempre recedere, l'importante è che diano un preavviso. Nel diritto dei contratti c'è una

regola che ci dice che i rapporti di durata laddove siano a tempo indeterminato danno sempre diritto

di recedere(come regola generale "Indeterminato" vuol dire sempre "diritto di recesso"). Bisogna

mandare la comunicazione ai soci tre mesi prima di quando si verificherà il recesso. A questa ipotesi

nella società di persone è equiparato anche il caso in cui la società sia pattuita per un termine molto

in la nel tempo, cioè se la società è pattuita per tutta la vita di uno dei soci , ovvero un termine

talmente in la per il quale quando si verificherà il termine saranno morti quasi tutti i soci. Quindi, sia

per le società a tempo indeterminato sia per le società pattuite a tempo talmente lungo che supera la

vita media dei soci, si ha diritto di recesso con preavviso.

2° è la giusta causa: si ha giusta causa di recesso per una serie di ipotesi non previste dal legislatore

ma che consentono di individuare tutti quei casi che in concreto implicano il venir meno del rapporto

fiduciario, per es. il fatto che sia stato escluso un socio ingiustamente, oppure il fatto che ci sia un

dissenso rispetto alla maggioranza che persegue un interesse completamente diverso rispetto a quello

che sarebbe l'interesse della società, ma potrebbe essere considerata giusta causa anche quelle

condizioni che impediscono al singolo socio di partecipare alla vita della società se si verifica giusta

causa(malattia grave), il socio la comunica e in quel momento si scioglie dal vincolo sociale, quindi

ha efficacia immediata. Il recesso è sempre un atto unilaterale recettizio, cioè "unilaterale" perché

non richiede l'accordo della controparte, e "recettizio" perché ha efficacia appena giunge all'indirizzo

del destinatario, quindi sono atti che hanno effetti da subito. Per legge cessa dopo tre mesi dal giorno

in cui ha prodotto gli effetti.

La differenza tra la prima e la seconda categoria è che in una bisogna comunicare tre mesi prima

senza motivazione, con l'altra bisogna motivare. Quello che si scrive nella lettera di motivazione

verrà sindacato dagli altri soci prima e in caso di controversia dal giudice.

Un'altra ipotesi di scioglimento del rapporto sociale limitatamente al socio è l'esclusione del socio, ai

sensi della quale il codice prevede tre artt. 2286; 2287; 2288:

L'esclusione è di due tipi:

Di diritto (art.2288:È escluso di diritto il socio che sia dichiarato fallito. Parimenti è escluso di diritto

il socio nei cui confronti un suo creditore particolare abbia ottenuto la liquidazione della quota a

norma dell'articolo 2270"; abbiamo visto questo parlando del creditore particolare del socio dicendo

che questo nella società semplice può chiedere l'assegnazione degli utili che spetteranno al socio

ecc., quando chiede la liquidazione della quota del socio si verifica il contrario del momento in cui si

è costituita la società: così come diventa socio apportando qualcosa alla società, così se quel

qualcosa viene liquidato io non sono più socia quindi è un caso di scioglimento del rapporto sociale

limitatamente al socio, ma è automatico, perché nel momento in cui il creditore particolare chiede la

liquidazione della quota del socio, il socio non è più socio. È automaticamente escluso dalla società

perché non ha più la quota di partecipazione in quanto è stata data al creditore particolare. Stessa

cosa si verifica in caso di fallimento del socio, per es. la società fa un'impresa commerciale e se

supera le soglie indicate nell'articolo uno della legge fallimentare va a fallimento, qui siamo nel caso

del fallimento di un solo socio, non della società, e quando una persona viene dichiarata fallita tutto

il suo patrimonio viene messo a disposizione dei suoi creditori, compresa la quota di partecipazione

alla società, perciò è automaticamente escluso dalla società;

- Decisa/deliberata dai soci(art.2286: L'esclusione di un socio può avere luogo per gravi

inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale, nonché per

l'interdizione, l'inabilitazione del socio o per la sua condanna ad una pena che importa l'interdizione,

anche temporanea, dai pubblici uffici.

Il socio che ha conferito nella società la propria opera o il godimento di una cosa può altresì essere

escluso per la sopravvenuta inidoneità a svolgere l'opera conferita o per il perimento della cosa

dovuto a causa non imputabile agli amministratori.

Parimenti può essere escluso il socio che si è obbligato con il conferimento a trasferire la proprietà di

una cosa, se questa è perita prima che la proprietà sia acquistata alla società"): abbiamo tante ipotesi

di esclusione facoltativa (perché sono i soci che decidono di escludere un altro socio), che possiamo

ricondurre in tre categorie:

Gravi inadempienze: (in diritto privato si parla di risoluzione per inadempimento tra le cause di

scioglimento del contratto), il socio esce dalla società quando compie un inadempimento che gli altri

soci reputano grave e decidono di escluderlo, es. grave concorrenza alla società;

Condizioni psicofisiche del socio: il legislatore ci parla di interdizione, inabilitazione, oppure anche

una condanna che porta alla pena accessoria dell' interdizione anche temporanea dei pubblici uffici.

Non si parla dell'amministrazione di sostegno perché non sappiamo che tipo di impedimento il

soggetto ha. In tutti questi casi il legislatore consente agli altri soci di escludere il minore interdetto o

inabilitato perché le decisioni le prende il tutore o il curatore che è una persona estranea alla società,

ed è messo nelle esclusioni facoltative e non automatiche perché magari il minore ha i genitori nella

società che decidono di non escluderlo perché tanto sono loro a decidere per lui(es.se ha fatto un

incidente ed è diventato fortemente invalido). Se il genitore muore e lascia il figlio incapace(che non

era in società) questo non entra in società.

Questioni legate ai conferimenti: "il socio che ha conferito alla società 1) la propria opera o 2) il

godimento di una cosa", il conferimento d'opera riguarda il socio che apporta alla società

esclusivamente il suo lavoro, se non può più lavorare "possono" escluderlo e non "devono" perché

magari se era autista ma è anche ragioniere e gli prendono la patente lo usano come ragioniere.

Questa è un'ipotesi diversa dal grave inadempimento perché ho potuto perdere la patente o perché ho

bevuto oppure perché uno mi è venuto addosso e sono diventata invalida, la responsabilità non è in

tutti e due i casi mia, eppure per il legislatore mi possono escludere perché tanto non servo più.

-Conferimento in godimento: il soggetto non trasferisce la proprietà ma solo il godimento alla

società, "Il pericolo passa con la proprietà/segue il proprietario", cioè, se il socio ha conferito solo il

godimento di un bene continua ad essere proprietario e quindi laddove la cosa venga distrutta non è

più in grado di apportare il bene alla società.

- Il socio si obbliga ad apportare un conferimento che riguarda il trasferimento dlela proprietà di una

cosa, ma la cosa viene distrutta prima del trasferimento, in questo caso non conferisce nulla e può

essere escluso da parte dei soci.

Procedimento di esclusione (art.2287: "L'esclusione è deliberata dalla maggioranza dei soci, non

computandosi nel numero di questi il socio da escludere, ed ha effetto decorsi trenta giorni dalla data

della comunicazione al socio escluso.

Entro questo termine il socio escluso può fare opposizione davanti al tribunale, il quale può

sospendere l'esecuzione"):

Per l'esclusione prevista dalla legge l'esclusione è automatica, per quella prevista dai soci c'è un

procedimento.

Come decidono di escludere un altro socio?

A maggioranza dei soci non computando nel numero di questi il socio da escludere.

Come si calcola la maggioranza? Si fa riferimento al numero dei soci, ogni socio conta uno. 3

comma, art. 2287: "Entro questo termine il socio escluso può fare opposizione davanti al tribunale, il

quale può sospendere l'esecuzione. Se la società si compone di due soci, l'esclusione di uno di essi è

pronunciata dal tribunale, su domanda dell'altro." non si potrebbe mai formare una maggioranza

perché se i soci sono due e quello da escludere non lo possiamo computare, l'altro rimane solo e per

la maggioranza servono almeno due e quindi, il legislatore dice che deve andare dal giudice per

chiedere l'esclusione dell'altro socio. Si decide per teste, ognuno vota uno. Partecipano tutti i soci

indipendentemente dalla partecipazioni a capitali o utili, tutti valgono uno. A decisione presa a

maggioranza calcolata per teste si comunica la decisione al socio il quale dal giorno della

comunicazione ha trenta giorni di tempo per opporsi, altrimenti viene escluso. L'alternativa per il

socio sarebbe, quindi, impugnarla davanti al tribunale.

Quando c'è l'esclusione di un socio vuol dire che c'è una certa conflittualità tra i soci. Solitamente il

socio escluso ritiene di essere escluso ingiustamente e invia una comunicazione di recesso. Può

dichiarare il suo recesso alla società perché se è stato seriamente escluso in modo non corretto vuol

dire che c'è stata una violazione dei patti sociali o della legge da parte degli altri soci. Quindi, questa

costituisce giusta causa di recesso dei soci esclusi. Quindi, l'inadempimento degli altri soci diventa a

sua volta giusta causa di recesso del socio escluso .

Art 2287: PROCEDIMENTO DI ESCLUSIONE FACOLTATIVA: deliberata dalla maggioranza dei

soci, non computando il socio da escludere (maggioranza per teste indipendentemente dalla

partecipazione al capitale sociale a gli utili) ha effetto trascorsi 30 gg dalla comunicazione al socio

da escludere. In quei 30 gg il socio può impugnare l’esclusione e chiedere la “sospensiva”al

tribunale.

-Cosa spetta al socio uscente?

Art 2289, c1: al socio uscente spetta sempre una somma di denaro/quota (*tuttavia, in concreto può

avvenire che il socio non riceva la quota per compensare alcune sue gravi inadempienze).

Art 2289, c2: è necessario considerare il patrimonio per calcolare cosa spetta al socio, al momento

dello scioglimento. Inoltre bisogna tener conto dell’”avviamento” (non presente nel bilancio)

dunque si calcola la quota spettante di volta in volta. La quota deve essere pagata entro 6 mesi dallo

scioglimento del rapporto, salvo l’ipotesi del creditore particolare del socio, poiché quest’ultimo ha

diritto alla liquidazione entro 3 mesi (in ogni caso i mesi decorrono dalla causa dello scioglimento).

SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETA’: prevale sullo scioglimento del singolo rapporto sociale e si

applicano perciò le regole sulla liquidazione della società. ES. Art 2270: creditore particolare del

socio: la quota deve essere liquidata entro 3 mesi, salvo scioglimento della società (da ciò si evince

che prevale lo scioglimento della società rispetto al quello del singolo rapporto sociale). Stesso

discorso possiamo fare per gli eredi del socio defunto/escluso (questo soprattutto nei casi di crisi di

liquidita’).

Art 2272:CAUSE DI SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETA’:

1) decorso del termine: la società solitamente ha un termine, talvolta può essere a tempo

indeterminato (in questo caso ogni socio può recedere con preavviso e chiaramente non è operante

l’ipotesi di scioglimento per scadenza del termine).

Art 2252:in prossimità della scadenza i soci possono decidere una modifica dell’atto costitutivo e

stabilire un nuovo termine all’unanimità oppure sempre all’unanimità i soci possono modificare

l’atto costitutivo e dar vita ad una società a tempo indeterminato.

Art 2273:proroga tacita: modifica del contratto di società relativamente al suo termine di scadenza

decisa in modo non espresso, ma appunto tacito da tutti i soci (l’unanimità si ricava da

comportamenti rilevanti i soci non danno seguito alla fase di liquidazione una volta scaduto il

termine della società e da questo se ne deduce la volontà di continuare l’attività. Se questo

comportamento è tenuto per un tempo apprezzabile la società diventa a tempo indeterminato).

2) conseguimento/sopravvenuta impossibilità di conseguimento dell’oggetto sociale.

3) volontà di tutti i soci (si tratta di una modifica dell’atto costitutivo ai sensi dell’art 2252 perché

equivale ad una anticipazione del termine di scadenza della società).

4) viene a mancare la pluralità dei soci(ovvero resta 1 solo socio) e nel termine di 6 mesi questa

non viene ricostituita (viene fissato un termine di 6 mesi perché con il nuovo socio entrante si può

ottenere la liquidità per pagare la quota del socio uscente).

Nel momento in cui si verifica una causa di scioglimento (art 2272) essa opera di diritto. La società è

dunque sciolta per legge.

Una volta verificatosi lo scioglimento si apre la fase di liquidazione (trasformazione dell’attivo in

denaro, pagamento dei debitori e divisione del residuo tra i soci).

Quando si verifica la causa di scioglimento di amministratori continuano ad amministrare solo

relativamente agli affari urgenti (concludere quello che è stato iniziato ed evitare danni al patrimonio

della società).

I soci dovranno poi nominare, quanto prima, i liquidatori (con il consenso di tutti i soci oppure su

richiesta anche di un solo socio la nomina è rimessa al tribunale). E’ l’atto costitutivo che prevede le

regole sulla nomina dei liquidatori (di regola, una volta verificatasi la causa di scioglimento, i soci

assumono la carica di liquidatori).

I liquidatori devono essere informati dell’attuale composizione del patrimonio e questo avviene

attraverso l’inventario effettuato dagli amministratori stessi.

I liquidatori devono compiere tutti gli atti per la liquidazione della società e se le relative regole non

sono già state stabilite dagli amministrazioni, i liquidatori possono ad esempio vendere in blocco i

beni sociali, fare transazioni e compromessi ovvero tutti gli atti che ritengono utili a rendere più

fruttuoso possibile il patrimonio della società. Hanno un solo DIVIETO che grava su di loro (art

2279: i liquidatori non possono intraprendere nuove operazioni, in caso contrario sono solidalmente

e personalmente responsabili).

Queste nuove operazioni vanno intese in senso finalistico (si considerano nuove operazioni tutte

quelle che non hanno il fine della liquidazione del patrimonio).

In seguito alla liquidazione si passa al pagamento dei debiti della società. La legge fissa un ordine di

priorità (art 2280: i liquidatori non possono dar nulla ai soci finché non si sono pagati i creditori

della società). Se il patrimonio non è sufficiente i liquidatori dovranno chiedere ai soci il versamento

di quanto necessario (infatti essi sono illimitatamente responsabili). I liquidatori poi provvedono a

restituire i beni in godimento che i soci avevano conferito. Arriviamo alla fase dell’eventuale

ripartizione dell’attivo tra i soci, questo avviene in 2 momenti distinti (art 2282):

1) Rimborso conferimenti di capitale.

2) Eventuale ulteriore eccedenza (dopo i rimborsi) va ripartita secondo le regole di ripartizione degli

utili nella società.

N.B. il socio d’opera partecipa solo alla seconda fase di eventuale ripartizione dell’eccedenza.

La società viene considerata esistente fino a quando nel R.I. non risulta avviato lo scioglimento ed

occorre che venga anche indicato che essa è in liquidazione (sia nella ragione sociale sia negli atti e

nella corrispondenza): art 2250.

SOCIETA’ IN NOME COLLETTIVO (Snc):

• Società di persone;

• Società commerciale: può svolgere sia attività commerciale che non commerciale (si trovano

indicate nella Sezione Ordinaria del R.I. (anche se svolgono attività non commerciale);

• Presenta meno regole rispetto alla società semplice (per tutto ciò che non troviamo indicato nella

disciplina della Snc si fa riferimento alle regole della Società semplice: art 2293);

• NOZIONE: Art 2291: tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente, il patto contrario non

ha effetto nei confronti dei terzi (ha sempre e solo efficacia interna nei confronti dei soci) in

concreto questo comporta che il creditore sociale potrà pretendere sempre e comunque il pagamento

integrale da qualunque socio; se poi il socio che effettua il pagamento beneficiava per patto della

limitazione di responsabilità, potrà farla valere in sede di REGRESSO nei confronti degli altri soci,

ovvero quando andrà a chiedere la quota parte nel pagamento del debito della società.

• L’atto costitutivo deve avere un certo contenuto (art 2295) e una certa forma (art 2296);

• Art 2295: contenuto dell’atto costitutivo (cognome, nome, data di nascita, residenza dei soci,

ragione sociale, sede, oggetto sociale, prestazioni, norme ripartizione utili, durata società ecc):

richiesto a fini dell’iscrizione nel R.I.

• Art 2296: l’atto costitutivo deve avere la forma della scrittura privata autenticata o dell’atto

pubblico e deve essere depositato al R.I. per l’iscrizione: richiesto ai fini della pubblicità;

• la mancata registrazione (art 2297) non comporta la non esistenza della Snc: la pubblicità non è

mai elemento essenziale perché si completi l’iter procedimentale di costituzione della società. Si

applicherà solo una diversa disciplina e si parlerà di società irregolare(società di persone che ha

l’obbligo di iscriversi nel R.I., ma che non si è iscritta). L’irregolarità infatti comporta solo

l’applicazione di regole diverse nel rapporto societario e non intacca perciò la validità.

• Art 2297:fino a quando la società non è iscritta nel R.I. i rapporti tra essa e i terzi sono disciplinati

dalle regole della società semplice e non da quelle relative alla Snc (in ogni caso però, il patto di

limitazione della responsabilità ha efficacia interna non è mai opponibile ai terzi).

• Art 2297, c2: tuttavia, essendo irregolare eventuali limitazioni originarie o l’individuazione di un

solo soggetto con potere rappresentativo non sono opponibili nei confronti dei terzi (bisogna

dimostrare che il terzo ne era a conoscenza)->l’esclusione dell’opponibilità ai terzi in questo caso è

prevista come “svantaggio/penalità dovuto all’irregolarità”.

RESPONSABILITA’:

• Se la Snc si iscrive nel R.I. essa è regolare e per quanto riguarda la responsabilità bisogna

distinguere tra creditore sociale (art 2304) e particolare (art 2305);

• Art 2304: nella Snc regolare opera ex lege (automaticamente) il beneficio di preventiva escussione

(il creditore deve colpire prioritariamente un determinato patrimonio e solo se questo risulta

insufficiente può rivalersi su altri patrimoni). Nel caso nella Snc regolare il patrimonio che deve

essere colpito per primo è quello della società e solo se questo risulta insufficiente il creditore sociale

potrà colpire il patrimonio dei singoli soci (il beneficiato è appunto il socio perché prima di colpire il

suo patrimonio ci si rifà su quello sociale);

• Art 2305: il creditore particolare del socio, finché dura la società, non può chiedere la liquidazione

della quota del socio debitore (per capire cosa può fare invece, ci si rifà alla disciplina della società

semplice tranne l’eccezione prevista dal 2305 può chiedere l’assegnazione in pagamento degli utili

spettanti al socio e il sequestro in futuro, ovvero compiere atti conservativi sulla quota che spetterà al

socio in sede di liquidazione della società oppure della sua partecipazione.

RAPPRESENTANZA:

• Art 2298 cc: (ci si riferisce alla Snc regolare) :l’amministratore che ha la rappresentanza della

società può compiere tutti gli atti che rientrano nell’ oggetto sociale (è un limite sempre opponibile

nei confronti dei terzi) salve le limitazioni risultanti dall’ atto costitutivo o dalla procura (sono

opponibili come l’oggetto sociale, ovvero nei confronti dei terzi). Queste limitazioni devono essere

iscritte nel registro delle imprese->oggetto sociale + limitazioni iscritte nel r.i. sono sempre

opponibili ai terzi. • se tali limitazioni non vengono iscritte nel r.i. la legge prevede che non sono

opponibili ai terzi perché si presume la loro ignoranza, salvo che la società dimostri la prova

contraria (ovvero la conoscenza da parte dei terzi).

N.B. nelle snc ci sono una serie di regole riguardanti il capitale sociale e la distribuzione degli utili che si

applicano essenzialmente alle Snc regolari.

CAPITALE SOCIALE:

Art 2303 cc: non può farsi luogo alla ripartizione di somme tra i soci se non per utili realmente conseguiti

(fissa un limite di ripartizione costituito dagli utili->reale surplus rispetto alla ricchezza apportata

inizialmente dai soci).

Art 2306 cc: non si può distribuire il capitale sociale perché deve restare uguale a quello indicato sul r.i. se

non seguendo una certa procedura, infatti la deliberazione di riduzione del capitale (attraverso una modifica

dell’atto costitutivo indicando un valore inferiore di capitale sociale) è inefficace perché può essere eseguita

solo dopo 3 mesi dal giorno dell’iscrizione nel R.I. (*3 mesi perché in quel periodo i creditori della società

che vedono una modifica del capitale sociale, quindi una riduzione della loro garanzia, possono fare

opposizione e rendere inefficace la delibera)Si richiede dunque una pubblicità uguale a quella richiesta per

l’atto costitutivo.

N.B. nei rapporti creditore/debitore, diversamente dai rapporti societari si applica l’art 1186: il creditore del

soggetto può immediatamente chiedere l’adempimento qualora il patrimonio del debitore risulti essere

inferiore/pregiudicato rispetto a quello che originariamente aveva garantito DECADENZA DEL TERMINE

ART 2306 c2: il tribunale nonostante l’opposizione può disporre che si riduca comunque il capitale, però

deve essere data da parte della società un’idonea garanzia/cauzione (coincide con un somma di denaro).

CONCORRENZA:

Art 2301 cc: Il socio di una Snc per fare un’attività in concorrenza con la società di cui è socio deve essere

stato a ciò autorizzato preventivamente dagli altri soci.

Art 2301, c2 cc: il consenso di presume nel caso in cui questa attività era svolta precedentemente alla

costituzione della società o se comunque i soci ne erano a conoscenza.

Art 2301, c3: in caso di inosservanza del c1 la società ha diritto al risarcimento del danno (bisogna che il

danno venga effettivamente dimostrato) salva l’applicazione dell’art 2286 (esclusione del socioesclusione di

dirittol’inosservanza del c1 costituisce grave inadempimento e può essere richiesta anche se non sussiste il

danno, perché di per sé è sufficiente ad escludere il socio.

[la modifica del capitale sociale va adottata all’unanimità dai soci, salvo che l’atto costitutivo preveda una

regola diversa.]

N.B. non troviamo regole sulla concorrenza relativamente alla Società semplice perché è l’unica tipologia

societaria che non può svolgere attività di tipo commerciale, a differenza della Snc che è la prima società

pensata per svolgere attività di tipo commerciale.

SCRITTURE CONTABILI:

Art 2302 cc: gli amministratori devono tenere le scritture contabili (le stesse richieste dall’art 2214).

N.B. non troviamo regole sulle scritture contabili relativamente alla Società semplice perché è l’unica

tipologia societaria che non può svolgere attività di tipo commerciale, a differenza della Snc che è la prima

società pensata per svolgere attività di tipo commerciale.

AMMINISTRAZIONE:valgono le stesse che si applicano alla Società Semplice (dunque anche la Snc è

amministrata da tutti i soci che hanno una responsabilità illimitata, regola è quella della amministrazione

disgiuntiva).

NOMINA/REVOCA DEGLI AMMINISTRATORI/SULLA RESPONSABILITA’/SUL POTERE DI

CONTROLLO DA PARTE DEL SOCIO NON AMMINISTRATORE art 2259, art 2260, art 2261 (le stesse

previste per la società semplice).

UTILI: art 2262, art 2263, art 2264, art 2265 (le stesse previste per la società semplice).

SCIOGLIMENTO DEL RAPPORTO SOCIALE:

Art 2272 cc: stesso previsto per la società semplice (la Snc si scioglie per le stesse ipotesi per le quali si

scioglie la società semplice). Tuttavia, anche il fallimento può essere una causa di scioglimento della società

nel caso della snc che svolge un’attività di tipo commerciale e se supera almeno una delle soglie richiamate

dall’ art 1 della legge fallimentare.

CREDITORE PARTICOLARE DEL SOCIO:

Art 2307 cc: PROROGA DELLA SOCIETA’: il creditore particolare del socio può fare opposizione alla

proroga della società entro 3 mesi dall’iscrizione della deliberazione di proroga nel R.I

Dunque si verificano due ipotesi:

1) Se alla scadenza del termine della società il creditore particolare fa richiesta di liquidazione, la proroga

della società non può essere iscritta nel R.I. ed egli avrà diritto alla liquidazione della quota.

2) Se invece la proroga viene deliberata, il creditore particolare ha 3 mesi dall’iscrizione della proroga nel

R.I. per opporsi la società può superare l’opposizione solo liquidando la quota del socio.

3) PROROGA TACITA: si applicano le stesse regole previste per la società semplice il creditore particolare

può chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del socio.

4) Se la proroga (espressa/tacita) fa sì che la società diventi a tempo indeterminato il socio potrà recedere con

preavviso di 3 mesi (stesse regole per la società semplice).

LIQUIDAZIONE DELLA SOCIETA’:

La differenza rispetto alla società semplice è che la Snc è iscritta nel R.I. e ne conseguono varie regole:

1) NOMINA LIQUIDATORI e indicazione nel R.I. una volta nominati sostituiscono gli amministratori e

avranno anche la rappresentanza della società.

2) Art 2311 cc: compiuta la liquidazione i liquidatori devono redigere il bilancio finale inerente alla

liquidazione e produrre il piano di riparto tra i soci (modalità di divisione del residuo tra i soci). Questo

documento deve essere approvato dai soci previa ricezione da parte di essi di una relativa raccomandata

(decorso un certo termine si presume approvato tacitamente). Non va depositato sul R.I. (ha solo efficacia

interna). Dopo l’approvazione tacita del bilancio finale e del piano di riparto resta l’ultimo adempimento

formale in capo al liquidatore, ovvero la richiesta di cancellazione della societa’ dal r.i. se a quel punto non

erano stati pagati tutti i creditori, questi (non esistendo più la società) devono agire esclusivamente nei

confronti degli ex soci.

Società in nome collettivo:

È una società di tipo commerciale, cioè, si iscrive nel registro delle imprese nella sezione

o ordinaria con pubblicità con efficacia dichiarativa;

1. Se non si iscrive, il codice del 1942 prevede che per quanto riguarda il rapporto tra i soci non

succede nulla, è valido quanto pattuito, mentre per quanto riguarda i rapporti con terzi si applicano le

regole della società semplice. I rapporti con i terzi vanno individuati nella rappresentanza e nella

responsabilità (verso creditore particolare/creditore sociale). In questo caso la società si dice

irregolare, cioè si applica una disciplina diversa rispetto alla società iscritta, ma è comunque una

società valida;

La società di fatto è comportamentale, cioè deriva da comportamenti inconcludenti dei soci

o che però non hanno predisposto alcun contratto né verbalmente né scritto. La società di fatto

è sempre una società non iscritta nel registro delle imprese, ed è sempre irregolare, però non

è vero il contrario, perché non necessariamente le società irregolari sono società di fatto

perché può essere società irregolare semplicemente pur avendo fatto un contratto scritto ma

non avendo deciso poi di iscriverlo nel registro delle imprese.

2. L'iscrizione nel registro fa si che nel codice siano indicate una serie di regole che riguardano il contenuto e

la forma dell'atto costitutivo. Per la società semplice non era previsto nulla a riguardo, cioè le uniche regole

erano quelle legate al fatto che se apporto un bene immobile, o comunque un bene che richiede la forma

scritta, anche il contratto deve avere quella forma ai fini della validità. La s.n.c. prevede l'articolo 2295 che

indica il contenuto dell'atto costitutivo e il 2296 che indica la forma della atto costitutivo ai fini

dell'iscrizione nel registro delle imprese.

Per quanto riguarda il contenuto, art.2295: " L'atto costitutivo della società deve indicare(non bisogna

saperli):

1) il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio, la cittadinanza dei soci;

2) la ragione sociale;

3) i soci che hanno l'amministrazione e la rappresentanza della società;

4) la sede della società e le eventuali sedi secondarie;

5) l'oggetto sociale;

6) i conferimenti di ciascun socio, il valore ad essi attribuito e il modo di valutazione;

7) le prestazioni a cui sono obbligati i soci di opera;

8) le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti e la quota di ciascun socio negli utili e nelle

perdite;

9) la durata della società;

tutte cose che riguardano la disciplina del rapporto tra i soci e altre che riguardano il rapporto coi terzi, per

quest'ultimo abbiamo delle cose importanti, che sono il n.3 (i soci che hanno l'amministrazione e la

rappresentanza della società) e il n.5 (l'oggetto sociale). Per quanto riguarda il contenuto dell'atto costitutivo

la legge prevede che abbia un determinato contenuto che la legge detta in funzione del fatto che l'atto

costitutivo sarà iscritto nel registro delle imprese. Tra le varie cose che richiede il legislatore e che

riguardano l'opponibilità nei confronti dei terzi, sono quelle che riguardano la rappresentanza, quindi

l'individuazione dei soci che hanno la rappresentanza della società, e l'oggetto sociale. [La rappresentanza

nella società semplice è basata sul fatto che spetta a determinati soggetti che sono soci illimitatamente

responsabili e amministratori della società e da un punto di vista oggettivo il limite ai poteri rappresentativi è

costituito dall'oggetto sociale. Per quanto riguarda il rappresentante nella società semplice valgono le stesse

regole anche nella s.n.c., però, qui abbiamo la pubblicità nel registro delle imprese]. I contenuti (p.ti 3 e 5) ci

interessano anche ai fini della rappresentanza perché per quest'ultima è importante individuare i soggetti che

rappresentano la società e i limiti che questi hanno e che sono opponibili ai terzi(limite legale sempre

opponibile ai terzi è l'oggetto sociale), nel caso della s.n.c. questo viene indicato direttamente nell'atto

costitutivo per cui è opponibile ai terzi.

Le regole sulla pubblicazione: art. 2296: " L'atto costitutivo della società con sottoscrizione autenticata dei

contraenti, o una copia autenticata di esso se la stipulazione è avvenuta per atto pubblico, deve entro trenta

giorni essere depositato per l'iscrizione a cura degli amministratori presso l'ufficio del registro delle

imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede sociale".

Vuol dire che oltre al contenuto particolare, che è quello del 2395, il legislatore ci dice che forma deve avere

il contratto ai fini dell'iscrizione nel registro delle imprese-->scrittura privata autenticata o dell'atto pubblico.

Però questa forma è richiesta solo ai fini dell'iscrizione nel registro delle imprese, non della validità; Questa

forma si usa a prescindere dai beni conferiti. Ai fini della validità bisogna seguire le regole dell'art.1350.

Scrittura privata autenticata: scrittura privata in cui vengono autenticate le sottoscrizioni dal notaio o altro

pubblico ufficiale;

Atto pubblico: atto scritto direttamente dal notaio, è lui che raccoglie le volontà delle parti e la trasponde

nell'atto.

Infine, per quanto riguarda il registro, la società si iscrive per cui bisogna anche iscrivere le modificazioni ai

sensi dell'art.2300, al 3 comma ci dice: " Le modificazione dell'atto costitutivo, finché non sono iscritte, non

sono opponibili ai terzi, a meno che si provi che questi ne erano a conoscenza " che tutto quello che è scritto

è sempre opponibile ai terzi, bisogna iscriversi ai fini dell'efficacia nei confronti dei terzi, non della validità ;

quello che non è iscritto bisogna dimostrare che i terzi ne erano a conoscenza. La modificazione dell'atto

costitutivo è immediatamente efficace nei confronti dei soci, per quanto riguarda il rapporto coi terzi bisogna

che sia iscritto nel registro oppure si deve dimostrare che il terzo ne era a conoscenza. Questo è importante

soprattutto per quanto riguarda particolari modifiche dell'atto costitutivo, per es.quando un socio esce dalla

società: nella s.n.c. non si parla più di ipotesi per i quali un socio esce dalla società(morte, recesso ed

esclusione), non c'è una norma specifica per questi aspetti, vuol dire che bisogna andare a vedere la

disciplina prevista per la società semplice. In particolare per il caso in cui un socio esca dalla società la sua

uscita sarà efficace nei confronti dei terzi solo quando l'uscita verrà iscritta nel registro delle imprese.

Art. 2290(responsabilità del socio uscente o dei suoi eredi): " Nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie

limitatamente a un socio, questi o i suoi eredi sono responsabili verso i terzi per le obbligazioni sociali fino al

giorno in cui si verifica lo scioglimento." questa regola rimane intatta per quanto riguarda le s.n.c. perché fa

riferimento esclusivamente a rapporti interni. In pratica, tra i soci, dal momento in cui si verifica lo

scioglimento questa è immediatamente efficace e i terzi potranno Il 2 comma ci dice come facciamo a farlo

sapere ai terzi: " Lo scioglimento deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei; in mancanza

non è opponibile ai terzi che lo hanno senza colpa ignorato " quel "mezzi idonei" nella s.n.c. è l'iscrizione nel

registro delle imprese.

RESPONSABILITÀ DEI SINGOLI SOCI:

1. Verso i creditori sociali: nella SNC regolare, art. 2291, "nozione" quindi sarebbe la nozione della

snc: " Nella società in nome collettivo tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per

le obbligazioni sociali".

" 2 comma:" Il patto contrario non ha effetto nei confronti dei terzi " nella SNC tutti i soci sono sempre

solidalmente e illimitatamente responsabili nei confronti dei terzi, invece nella società semplice era prevista

la possibilità x alcuni soci di pattuire la limitazione della responsabilità. Il secondo comma dice che il patto

di limitazione della responsabilità non ha effetti nei confronti dei terzi, i soci lo possono pattuire ma non c'è

alcun modo di renderlo opponibile nei confronti dei terzi. I terzi potranno, anche se c'è il patto, chiedere a

tutti i soci e a ciascuno di essi l'adempimento integrale della prestazione. Il socio che ha pattuito la

limitazione della responsabilità, in sede di regresso, potrà agire nei confronti degli altri soci.

Art.2304: " I creditori sociali, anche se la società è in liquidazione, non possono pretendere il pagamento dai

singoli soci, se non dopo l'escussione del patrimonio sociale", vuol dire che il creditore sociale deve prima

chiedere il pagamento alla società e solo se questa non ha beni sufficienti chiedere il pagamento ai singoli

soci (beneficio di preventiva escussione), in caso di fideiussione nella società semplice il beneficio di

preventiva escussione può essere pattuita, nel caso della s.n.c. è previsto dalla legge. Nella società semplice il

creditore può chiedere tanto al socio quanto alla società, cioè si applica in via eccezionale se il socio indica al

creditore il bene sul quale soddisfarsi. Nella s.n.c. invece lo dice la legge, il creditore si soddisfa prima col

patrimonio della società, ci siano o meno beni di agevole soddisfazione(a differenza della società semplice il

creditore non prende subito i soldi per soddisfare le sue ragioni, se i bei non sono di agevole soddisfazione,

passano mesi perche non c'è subito la trasformazione dei beni in soldi) . Il socio è maggiormente tutelato

rispetto alla società semplice.

2. Verso il creditore particolare: il creditore particolare è indicato all'art.2305 " Il creditore particolare del

socio, finché dura la società, non può chiedere la liquidazione della quota del socio debitore ", la s.n.c.

prevede solo questa regolina che dice solo cosa non può fare il creditore particolare, quindi bisogna prendere

la regolina della società semplice per vedere cosa può fare,cioè art.2270 che dice che il creditore particolare

finché dura la società può far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al debitore e può compiere atti

conservativi sulla quota che spetterebbe al socio in sede di liquidazione. Il secondo comma del 2270: " Se gli

altri beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti, il creditore particolare del socio può

inoltre chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del suo debitore" --> non si può applicare perché

non combacia con l'art.2305, quindi il creditore potrà chiedere l'assegnazione del pagamento degli utili che

spetterebbero al socio e compiere atti conservativi sulla quota che spetterebbe al socio in sede di liqudazione,

in particolare, nella s.n.c non potrà mai chiedere la liquidazione della quota del socio.

Nella s.n.c. sempre collegato all'aspetto della responsabilità c'è una regola legata al capitale sociale. Nelle

s.n.c. il creditore fa affidamento al capitale sociale, quindi, è importante per il creditore sapere quali sono

questi beni della società,se non proprio tutti i beni almeno sapere l'espressione monetaria del valore di questi

beni, e cioè il capitale sociale che è la traduzione in moneta del valore dei singoli beni conferiti. Il legislatore

dice che se ci sono dei conferimenti che hanno valore monetario e quindi esprimono un capitale sociale,

questo viene iscritto nel registro delle imprese perché è iscritto nell'atto costitutivo a sua volta pubblicato nel

registro delle imprese. Tutte le modifiche vanno iscritte nel registro e quindi anche la riduzione del capitale

sociale. Il legislatore vuole ulteriormente tutelare il creditore quindi, all'art.2306 dice: " La deliberazione

di riduzione di capitale, mediante rimborso ai soci delle quote pagate o mediante liberazione di essi

dall'obbligo di ulteriori versamenti può essere eseguita, soltanto dopo tre mesi dal giorno dell'iscrizione

nel registro delle imprese, purché entro questo termine nessun creditore sociale anteriore all'iscrizione abbia

fatto opposizione", significa che i soci decidono di ridurre il capitale sociale, cioè di rimborsarsi quello che

hanno conferito, questa decisione va iscritta nel registro delle imprese e devono passare tre mesi prima che i

soci ne diano esecuzione, in modo che il creditore sappia che è ridotta la sua garanzia primaria; l'ulteriore

garanzia sta nel fatto che non è sufficiente la pubblicazione ma è necessario che passino tre mesi entro i quali

il creditore si opponga perché vede ridotte le sue garanzie, quindi, può chiedere al giudice che blocchi la

deliberazione (la delibera è valida, è scritta nel registro delle imprese però è bloccata) oppure chiedere nella

deliberazione che la società gli dia idonea garanzia, cioè dimostri che ci siano altri beni sui quali il creditore

si può soddisfare. Ulteriore alternativa che ha ammesso la giurisprudenza è quella di dire che siccome

l'opposizione viene fatta da un solo creditore la società può decidere di eliminare l'opposizione pagando il

creditore (solo lui) e questo decade dal diritto di fare opposizione. C'è la presunzione assoluta di conoscenza

e se i creditori non agiscono entro tre mesi decadono dal diritto di fare opposizione. A completamento di

questa regola ce n'è un'altra ed è l'art.2303: " Non può farsi luogo a ripartizione di somme tra soci se non

per utili realmente conseguiti.

2° comma: Se si verifica una perdita del capitale sociale, non può farsi luogo a ripartizione di utili fino a che

il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente." è una norma antifurbata perché se io posso

distribuire utili non realmente conseguiti, in realtà, sto distribuendo il capitale sociale, il patrimonio. L'utile è

il surplus cioè la parte di ricchezza in più che si ricava dall'impiego del materiale investito, quindi, in termini

economici è una rendita. Se quel qualcosa in più non c'è e io distribuiscono quello che non c'è sto

distribuendo il capitale. Ai sensi del 2° comma, il capitale sociale resta comunque iscritto per un determinato

valore anche se si hanno delle perdite del capitale sociale, finché non si cambia quel valore continua ad

essere scritto quello iniziale: si può cambiare facendo una modifica dell'atto costitutivo, cioè un operazione

di riduzione del capitale sociale; Finché non si fa l'operazione di modifica, nel registro delle imprese rimane

scritto il capitale iniziale. Finché non si arriva a coprire il buco degli anni precedenti o non si adegua il

capitale registrato con quello reale gli utili non si possono distribuire.

S.N.C. REGOLARE VS S.N.C. IRREGOLARE(dal punto di vista della responsabilità):

Nel caso n cui la s.n.c. non si iscritta nel registro delle imprese, è società irregolare, e si applicano

esattamente le stesse regole della s.n.c. e sulla società semplice. Quindi, per quanto riguarda il creditore

sociale, nella s.n.c. regolare, il creditore deve sempre rifarsi prima sul patrimonio della società e, in seguito

se non è sufficiente, su quello dei singoli soci.

Nella s.n.c. IRREGOLARE, il creditore della società può sempre andare a oppure direttamente il singolo

socio, il quale a questo punto, può indicare i beni che si trovano nel patrimonio della società e che sono di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Frankydroos di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Caprara Andrea.

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