Colture erbacee
Cereali
I cereali vengono così classificati:
- Stipite: Spermatophyta;
- Classe: Monocotiledoni;
- Ordine: Graminales;
- Famiglia: Graminaceae;
L'importanza storica dei cereali è insita nel loro nome. Infatti sono appartenenti alla dea romana delle messi: Cerere. La parte edule è costituita dal frutto detto cariosside. La cariosside è un frutto secco con pericarpo fuso in un sol corpo col seme. Risulta costituita dall'embrione (futura pianta), dall'endosperma o albume (parte amidacea), involucri (glume e glumelle). La cariosside dei cereali è amidacea e permette di soddisfare le esigenze nutritive degli organismi animali: scarso contenuto in acqua e sostanze non assimilabili ne fanno un alimento digeribile, di facile conservazione e trasporto.
Le cariossidi macinate e cotte in acqua permettono la sopravvivenza anche a individui privi di denti. Tale caratteristica ha avuto storicamente una importanza fondamentale per aumentare la sopravvivenza nei bambini e prolungare la vita nei vecchi.
Civiltà e cereali
- La civiltà occidentale si è sviluppata sul grano;
- La civiltà orientale si è sviluppata sul riso;
- La civiltà delle Americhe si è sviluppata sul mais;
- La civiltà africana si è sviluppata sul sorgo.
Tipi di cereali
I cereali possono distinguersi in:
- Cereali vernini: sono presenti in periodo invernale e si riferiscono al grano, orzo, avena, segale;
- Cereali primaverili: vengono seminati in primavera e si riferiscono al riso, mais, sorgo, miglio, panico.
Il grano
In Italia si coltivano due specie di grano:
- Il grano tenero: Triticum aestivum atto alla panificazione;
- Il grano duro: Triticum durum atto alla produzione di pasta.
Fasi del ciclo biologico del grano
Germinazione: la cariosside posta in adatte condizioni di umidità e temperatura assorbe acqua, si rigonfia e germina rompendo gli involucri. Prima appaiono le radichette embrionali, poi il fusticino dal quale si svolgerà la prima foglia. Il processo di sviluppo continua con le radici embrionali che si approfondiscono nel terreno, mentre alla prima foglia segue la seconda e quindi la terza.
Accestimento: poco sotto la superficie del terreno si forma un ingrossamento del fusticino detto "nodo di accestimento" dal quale spuntano nuove radici. Alla base del nuovo germoglio si sviluppano nuovi germogli fino a formare un cespo più o meno ricco (favoriscono l'accestimento temperature basse, buona fertilità del terreno, semine rade).
Quiescenza iemale, ovvero riposo invernale.
Levata: i germogli del grano si allungano formando uno stelo (detto culmo) costituito da nodi ed internodi internamente cavi.
Spigatura: l'infiorescenza apicale fuoriesce dalla guaina dell'ultima foglia. La spiga del grano è costituita da un asse allungato che porta inserite alternativamente un numero variabile (in media da 15 a 20) di spighette, ciascuna con tre o più fiori. Dai fiori fecondati hanno origine le cariossidi formate dall'embrione, endosperma o albume, involucri.
Distribuzione del grano in Italia
I grani teneri sono i più diffusi e vengono coltivati nelle regioni dell'Italia centro-settentrionale. Presentano le spighe mutiche (senza reste) o aristate, granella che alla frattura si presenta bianca e farinosa. La farina ottenuta dalla molitura viene generalmente impiegata per la panificazione.
I grani duri sono diffusi negli ambienti temperato-caldi ed aridi, trovano quindi diffusione nell'Italia meridionale e nelle isole. Presentano la spiga sempre aristata, le cariossidi allungate con frattura vitrea. La farina ottenuta dalla molitura viene detta semolino e risulta molto ricca di glutine ed adatta alla produzione di pasta alimentare.
Ciclo colturale del grano tenero in Padania
Settembre: preparazione del terreno.
- Aratura a 30 - 40 cm con aratro mono o bivomere.
- Erpicatura o estirpatura.
Una settimana prima della semina: concimazione presemina e disinfestazione del terreno.
- Solfato di ammonio (NH4)2SO4: 3 q/ha;
- Perfosfato minerale: 6 q/ha;
- Solfato di potassio K2SO4: 2 q/ha;
- Insetticida: 50 Kg/ha;
- Trasporto e spargimento con spandiconcime a distribuzione centrifuga.
Erpicatura con erpice a telaio e denti fissi.
Seconda metà di ottobre: semina.
- Semente impiegato: 180 Kg/ha;
- Semina con seminatrice a file semplici distanti 18 - 30 cm;
- File binate distanti fra loro 8 - 10 cm e 28 - 50 cm fra bina e bina; file ternate distanti fra loro 8 - 10 cm e 38 - 70 cm fra le terne.
Seconda metà dicembre - febbraio: nitrazioni invernali.
- Concimazione in copertura con concimi nitrici.
- Ca(NO3)2: 1 q/ha;
- NH4NO3: 1 q/ha;
- Distribuzione con spandiconcime.
Marzo - aprile: operazioni di coltivazione.
Diserbo chimico con prodotti ormonali irrorati sulla coltura con irroratrice a basso volume. 2,4 D.: 2,5 Kg/ha
Seconda metà di giugno: mietitrebbiatura.
Raccolta meccanica con mietitrebbiatrice meccanica che contemporaneamente miete (taglia) e trebbia (separa le cariossidi dalla paglia). Le produzioni medie unitarie sono di circa 45 q/ha di cariossidi e di 50 q/ha di paglia. La paglia viene utilizzata come lettime per il bestiame domestico dopo essere stata imballata con imballatrice. La granella viene immagazzinata in sacchi.
Ciclo colturale del grano duro nella collina dell'Italia meridionale
Settembre: preparazione del terreno e concimazione presemina.
- Aratura a 30 cm con aratro monovomere.
Fine ottobre: trasporto e spargimento concimi minerali.
- Nitrato di ammonio (NH4NO3): 2 q/ha;
- Urea (CO(NH2)2): 2 q/ha;
- Perfosfato triplo: 2 q/ha.
Erpicatura con erpice a telaio e denti rigidi per interramento concimi e preparazione letto di semina.
Prima metà di novembre: semina.
- Semente conciata: 200 Kg/ha
- Semina con seminatrice a righe.
Fine gennaio: concimazione minerale invernale.
- Urea agricola: 30 Kg/ha
Fine marzo: diserbo chimico.
- Irrorazione del diserbante sulla coltura con impianto diserbo.
Fine giugno: mietitrebbiatura.
Raccolta meccanica con mietitrebbiatrice. Produzioni medie pari a:
- Cariossidi: 25 q/ha;
- Paglia: 20 q/ha.
Immagazzinamento delle cariossidi in sacchi. Imballaggio della paglia che verrà impiegata come lettime per il bestiame domestico.
Posto nell'avvicendamento colturale: il grano e gli altri cereali ad esso affini sono colture depauperanti, ovvero lasciano il terreno in condizioni di fertilità inferiori a quelle trovate.
Cereali minori affini al grano
Sono riferibili all'avena, orzo e segale. La tecnica colturale è simile a quella vista per il grano. Le produzioni unitarie sono inferiori soprattutto a causa del fatto che sono loro destinati i terreni meno fertili, soprattutto di collina.
L'avena: Avena sativa
Graminacea annuale, alta 60 - 150 cm, con foglie lineari e pannocchia espansa ed eretta a maturazione. Tale infiorescenza risulta composta di numerosi assi secondari più o meno lunghi e sottili, semplici o ramificati, provvisti di spighette poliflore. Le glume, larghe, ovali, debolmente carenate e più o meno acuminate, hanno la massima espansione giacché racchiudono tutta la spighetta. Le glumelle esterne, più strette e corte o subeguali alle glume, sono a volte provviste di piccole reste.
Ciclo colturale dell'avena nella pianura dell'Italia meridionale
Agosto - Settembre: preparazione del terreno.
- Aratura a 30 cm con aratro monovomere.
- Frangizollatura con frangizolle a dischi.
Metà settembre: preparazione e distribuzione concimi chimici.
- Solfato di ammonio ((NH4)2SO4): 1 q/ha;
- Perfosfato minerale: 4 q/ha;
- Cloruro di potassio (KCl): 1 q/ha.
Erpicatura con erpice a telaio e denti rigidi per interrare i concimi. Primi ottobre: semina.
- Semina con seminatrice a righe e l'impiego di 150 Kg/ha di semente conciata.
Metà ottobre: diserbo chimico con irroratrice a basso volume.
Metà giugno: concimazione minerale in copertura.
- Nitrato di ammonio (NH4NO3): 1 q/ha
Fine giugno: mietitrebbiatura. Raccolta meccanica con mietitrebbiatrice. Produzioni medie:
- Cariossidi: 25 q/ha;
- Paglia: 50 q/ha.
Le cariossidi formano la biada per eccellenza nell'alimentazione animale. Può essere destinata all'alimentazione umana ottenendo farine per la panificazione e per le industrie dolciarie. Questo cereale rappresenta anche un ottimo erbaio, sia coltivato in purezza che in consociazione. Può essere consumato fresco, affienato o insilato.
L'orzo: Hordeum vulgare
L'orzo è una delle piante coltivate avente la maggiore diffusione a causa dell'ampia adattabilità alle condizioni climatiche e la disponibilità di numerose varietà. Il suo areale di diffusione si estende dall'Africa del Nord al Centro-Nord Europa, fino alle regioni centrali del continente asiatico e della regione andina.
L'orzo viene utilizzato nell'alimentazione umana come cereale da panificazione, nel settore industriale (birra, caffè da orzo, ecc.) e nell'alimentazione del bestiame. L'orzo si distingue dagli altri cereali del gruppo del grano per avere glume strette, lanceolate, acuminate, quasi sempre più corte delle glumelle. Nella maggior parte degli orzi le glumette esterne dei fiori fertili sono aristate.
Tipi di orzo
In relazione al numero delle file delle cariossidi presenti sulla spiga, gli orzi coltivati sono generalmente distinti in:
- Orzi distici: la spiga in ogni nodo della rachide porta tre spighette con un solo fiore ciascuna. I due fiori laterali sono sterili, per cui le cariossidi sono disposte alterne ed opposte su due file.
- Orzi polistici: la spiga in ogni nodo della rachide porta tre spighette con i fiori tutti fertili. Gli orzi polistici risultano:
- Orzi esastici: la disposizione delle cariossidi risulta in file equidistanti con sezione esagonale;
- Orzi tetrastici: la sezione è quadrata.
Per la produzione di birra vengono impiegate solamente varietà distiche per la regolarità della semente e della maltizzazione.
Ciclo colturale dell'orzo distico in Padania
Settembre - ottobre: preparazione del terreno.
- Aratura a 50 cm con aratro monovomere.
Primi di febbraio: preparazione e distribuzione dei concimi minerali.
- Nitrato di ammonio (NH4NO3): 1 q/ha;
- Perfosfato minerale: 4 q/ha;
- Cloruro di potassio (KCl): 1 q/ha.
Erpicatura per interramento concimi.
Fine febbraio: semina.
- Semina con seminatrice a file; impiego di 150 Kg/ha di semente.
Fine giugno: mietitrebbiatura. Raccolta meccanica con mietitrebbiatrice. Produzioni medie di cariossidi: 40 q/ha; paglia: 40 q/ha.
La segale: Secale cereale
La segale si distingue dal grano per il portamento più slanciato, nella tinta generalmente glauca (azzurro chiaro, ceruleo tra il verde ed il celeste) dello stelo immaturo e per avere foglie più strette. La spiga è lunga, compatta, quasi cilindrica a maturità; spighette a due fiori; glume corte, strette, provviste di una sola nervatura; glumelle esterne rigide, più o meno aristate e ciliate. Il frutto è nudo, allungato, acuminato e meno pesante di quello del grano.
Per le sue ridottissime esigenze ambientali la segale viene coltivata in ambienti umidi, su terreni poveri ed acidi, scarsamente lavorati e concimati. Resiste bene ai freddi invernali, alla siccità ed è poco esigente in fatto di sostanze nutritive, prediligendo tuttavia terreni ricchi di potassio. Nei climi temperati la segale viene seminata in settembre-ottobre con l'utilizzo di circa 150 Kg/ha di semente. Esistono varietà a semina primaverile adatte ai climi più rigidi. La raccolta viene effettuata una decina di giorni prima della mietitrebbiatura del grano. Le produzioni medie sono pari a 25 q/ha di c