Che materia stai cercando?

Colloquio psicologico

Appunti di Colloquio psicologico basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Taddei dell’università degli Studi di Firenze - Unifi, facoltà di psicologia, Corso di laurea magistrale in psicologia clinica e della salute e neuropsicologia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Colloquio psicologico docente Prof. S. Taddei

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

inizia una storia, ci fidiamo, ma non ci fidiamo totalmente, ci lasciamo andare e no.

Queste contraddizioni vengono molto dal linguaggio. Gli accompagnamenti

parasintagmatici sono parti del discorso non chiare, lasciano trasparire molto della

nostra situazione emotiva.

Sono aspetti che connotano il comportamento di attending e devono guidare la nostra

azione in tutti i setting.

ESERCITAZIONE: Cliente (Gianluca) → gesticola, muove i piedi, eloquio abbastanza

veloce, evita pause, sguardo sfuggente ogni tanto. Non era a suo agio, non è riuscito a

dire pienamente quello che pensava

Psicologo (Lorenzo) → annuisce, mantiene il contatto visivo, sporto in avanti, come il

cliente

Lo psicologo deve prima di tutto saper ascoltare, dare la possibilità al cliente anche di

ascoltarsi. Se in 3 min ti porto a una soluzione (spunto di riflessione) allora forse non

sono stato molto bravo.

Queste interazioni servono prima di tutto per metterci in discussione.

Ognuno sia disposto a “massacrare” le proprie opinioni, dobbiamo imparare a non

difenderle a spada tratta.

Il confronto non può essere un sistema cognitivo da conquistare, bisogna lasciarci

arrivare da sola la persona.

Bisogna cercare di lasciare il cliente ad arrivare alla soluzione.

I processi decisionali sono immediati, non c'è il tempo di fare una valutazione.

Dobbiamo imparare da ogni nostra azione, non giustifichiamole troppo.

Lo psicologo (Lorenzo) ha rinunciato a guardare insieme il grigio al cliente (Gianluca),

gliel'ha proposto lui. Lorenzo aveva qualità vocali più acute.

SECONDA ESERCITAZIONE: la cliente (Claudia) serra le gambe e tiene una mano tra

le gambe → Le spalle di Claudia erano chiuse, in tensione, quando parlava. E' stata

sollevata, liberata quando ha detto che ne ha parlato “finalmente” con le amiche.

la psicologa (Valentina) → accavalla le gambe, chiude le braccia, mantiene il contatto

visivo e annuisce. Si è buttata subito sulle emozioni, è stata un po' sopraffatta dalle

emozioni, perché cercava di capire cos'è che le creasse disagio. Non sapeva come fare

per metterla a suo agio e non in imbarazzo.

C'era sincronizzazione, significa che passava qualcosa. Non bisogna scegliere subito

un argomento definito.

In percentuale, hanno parlato un 10% e un 90%.

Chiunque racconti qualcosa di sé affronta una sfida. Valentina aveva qualità vocali più

“tranquille”.

Fare un colloquio complicato non è necessario, dobbiamo lasciar parlare il cliente.

La prima regola è ASCOLTARE. E' il segreto dell'attending.

L'opposto di ascoltare è parlare.

Ascoltare non basta, dobbiamo incrementare la possibilità che la persona racconti di

sé, il più possibile.

Bisogna favorire l'espressione dell'altro.

Perché è importante ascoltare? Perché lo psicologo possa capire di cosa si parla e la

persona inizi a guardare.

Non si “libera” di un fardello, chi siamo noi per giudicare se ciò che ci dice il cliente sia

un peso o meno?

Anche i nostri interventi verbali dovrebbero essere spinte a parlare.

Dobbiamo avere un atteggiamento di ACCOGLIENZA.

Una posizione di benevola accoglienza è fondamentale, un sorriso non troppo estremo.

Riduciamo i nostri interventi al minimo.

L'ASCOLTO ATTIVO (rimanda alla tecnica del rispecchiamento) è stata creata da

Gordon, in tecnica Rogersiana, e consiste nel mandare segni non verbali di

accoglienza. Non si tratta di far semplicemente parlare il cliente, ma favorire il suo

parlare di sé.

Feedback efficace:

-Vedere noi stessi come gli altri vedono noi → prospettiva paritaria, ci fa provare a

metterci in un punto di vista che non è il nostro

-Sentire (ascoltare) gli altri come gli altri (ascoltano noi) ci sentono

-Essere toccati come tocchiamo noi gli altri → principio di reciprocità (usare noi stessi

per sostenere quella relazione)

Come faccio a sapere che gli altri capiscono quello che sto dicendo? Dai segnali non

verbali.

L'attending behaviour e persone con disabilità:

I comportamenti di AB possono richiedere delle modificazioni se si sta lavorando con

persone disabili.

Con soggetti con disabilità visive bisogna ricordare che stanno maggiormente attenti

al tono vocale

Con soggetti con disabilità uditive bisogna tenere presente che il contatto visivo è

vitale

Con soggetti con disabilità fisiche bisogna lavorare con ogni individuo a partire dalla

sua prospettiva.

Il loro linguaggio del corpo varia da soggetto a soggetto, quello che è importante è di

considerare ognuno come una persona.

Non dobbiamo abbassare la difficoltà, ma favorire il linguaggio del soggetto,

accompagnandolo a superare le difficoltà.

Dobbiamo riuscire a considerare tutte le persone come COMPLETE. Non è scontato,

viviamo di pregiudizi.

Es: la nonna che ha avuto un ictus e mangia male, ci mangiamo insieme, cosa

tendiamo a fare? Aiutarla e fare le cose al posto suo.

Domande: comunicazione di apertura

Le domande aiutano a iniziare il colloquio, ad aprire nuove aree di discussione, a

chiarire i punti salienti e ad aiutare il cliente nell'auto-esplorazione.

Le domande si possono suddividere in:

-aperte → incoraggiano il cliente a parlare e forniscono il maggior numero di

informazioni (un classico esempio di domanda aperta è: “potresti darmi uno specifico

esempio di...”), tecnica Rogersiana

-chiuse → hanno il vantaggio di focalizzare l'intervista e di far emergere le specificità

E' importante far notare che se l'intervista sta scorrendo bene, far distinzione tra

aperte e chiuse perde d'importanza.

Funzioni primarie:

-usare domande aperte efficacemente favorisce una comunicazione più libera e

aperta. Usare quelle chiuse elicita risposte più brevi e permette di raccogliere

informazioni specifiche (quelle che cerco).

Funzioni secondarie:

-condurre alla espressione di informazioni addizionali sul mondo del cliente e arricchire

la sua storia

-condurre l'assessment dei problemi del cliente

-orientare la modalità con cui il cliente parla di un argomento

-aiutare ad aprire o chiudere il parlare del cliente in accordo coi bisogni individuali del

colloquio

Usiamo la comunicazione parasintagmatica (che accompagna il sintagma).

Nell'esercitazione in cui Paola parlava della propria sessualità, il problema riportato

con il dialogo con la madre era la dimensione sociale. In questo caso si dovrebbe far

parlare la persona della propria persona, a livello psicologico quindi, non sociale.

Le domande fondamentali nell'assessment (valutazione)

Rifacendoci alla tecnica giornalistica possiamo dire che un quadro generale di

domande per la diagnosi è:

Chi

- è il cliente? (Nome, età, se ha figli, per farlo rilassare) Quali sono i principali

fattori di fondo personali?

Qual

- è il problema? Quali sono gli specifici dettagli del problema?

Quando

- è occorso il problema?

Come

- ha reagito il cliente? Come si è sentito a riguardo?

Perché

- il tal problema accade?

Che altro?

A queste si aggiungono (Che altro c'è da aggiungere alla storia?) per

incoraggiare l'apertura.

Vogliamo che la persona parli di sé e dei propri problemi con la massima serenità,

cosicché si renda conto da sola e non per le mie credenze di essere come dice di

sentirsi di essere (es: omosessuale).

Noi siamo un strumento per far parlare di sé a se stessa, la persona.

Siamo dei facilitatori, per aiutare la persona a prendere confidenza con se stessa.

Spesso le persone che vengono da noi non hanno modo di parlarne con nessuno

(amico, genitori, ma ci sono dei nuclei in cui non è detto che sia opportuno parlarne).

Dallo psicologo la persona deve avere lo spazio di parlare a se stessa, a nessun altro.

Quando siamo innamorati, uno dei passaggi cruciali è perdere la propria identità,

tirarla fuori e in qualche modo farla vivere all'altro.

Enfatizzare solo gli aspetti negativi può risultare in una spirale negativa di depressione

e scoraggiamento (sottolineano l'impotenza, non il problem solver). La ricerca di

aspetti positivi favorisce un equilibrio mentre esaminiamo il problema del cliente e le

sue preoccupazioni. Che cosa il cliente ha fatto nel modo giusto? Quali sono le

eccezioni al problema? Quali sono le risorse personali, familiari e culturali del cliente?

Es: ci sono dei momenti in cui sta bene? (o se mi parla di un amico che lo ascolta,

ecc.)

Più diciamo noi, più evitiamo che il cliente ci dica quello che vorrebbe.

L'amore (è un cambiamento importante nella vita, è biologico ed è funzionale alla vita)

e la spiritualità sono aspetti cruciali nella vita di una persona. L'innamoramento

significa che ci dev'essere un legame perché si prendano cura del cucciolo. La coppia

esiste come funzione biologica. Esisterebbe la cultura senza la religiosità e senza

l'amore?

Incoraggiamento, parafrasi e ricapitolare: le abilità dell'ascolto attivo

ascoltata.

Il cliente ha bisogno di sapere che la sua storia è stata

L'attending, il domandare lo aiutano ad aprirsi; ma sono le abilità

dell'incoraggiamento, della parafrasi e del ricapitolare che sono richieste per

comunicare che avete sentito l'altra persona completamente.

Non è sufficiente a volte sorridere e dire “mi parli di sé”. Non diciamo tutto a tutti,

nemmeno alle persone più intime, un po' come per non dirle a se stessi.

In che cosa consiste l'incoraggiamento? E che differenza c'è tra l'incoraggiamento e

l'attending?

L'incoraggiamento include una varietà di segnali verbali e non verbali per incoraggiare

l'altro a continuare a parlare. Sono inclusi cenni del capo, segni col palmo della mano

aperto, “uh-huh”, e la semplice ripetizione di parole chiave che il cliente ha

pronunciato.

Ognuno di noi parla e dice tante cose, ma l'incoraggiamento deve essere selettivo.

L'ascolto attivo dev'essere estremamente ricco di comunicazione, partecipato.

Es: dopo aver chiesto al cliente “cos'ha fatto ieri?” (mentre parla) “...da Verona?” o

ancora “...ha preso il treno delle 18.50?”

Ho volutamente incoraggiato a raccontare il perché fosse a Verona.

Anche i dialoghi con gli amici ci “incoraggiamo” a vicenda quando ci raccontiamo

qualcosa.

Quando vado dallo psicologo mi aspetto un ascolto attivo. E' focalizzarsi sui contenuti

della persona. Sono microabilità che mettiamo in atto spontaneamente nella

conversazione.

Molto dell'incoraggiamento passa attraverso il non verbale. L'incoraggiamento è

implicato fortemente nell'attività di attending. “Non solo sono disposto ad ascoltarti,

ma io ti voglio ascoltare”

Esercitazione: a coppie raccontatevi per un minuto a testa cosa avete fatto il giorno

prima. Ci sono dei micromovimenti negli occhi che spostano l'attenzione al naso, alla

bocca. Guardava di più l'ascoltante, lo sguardo di chi ci ascolta è importante.

La parafrasi è il feedback al cliente dell'essenza di ciò che ha detto abbreviando e

chiarificando i suoi commenti. Parafrasare non è il ripetere a pappagallo; è l'usare

alcune tue parole con le parole chiave del cliente.

Il confine tra un riassunto e una parafrasi è labile.

La parafrasi è utile quando c'è necessità di fare il punto, quando vengono dette tante

cose.

Le domande di conferma sono più vicine a un riassunto, non dobbiamo usarle sempre.

Usare parole diverse da quelle usate dal cliente è meglio. Più usi termini clinici più

rendi clinica la parafrasi.

Racconto delle cose perché vorrei affrontarne altre.

Le microabilità sono domande aperte/chiuse, incoraggiare il cliente, parafrasare.

Tutte queste abilità coinvolgono l'ascolto attivo, incoraggiando l'altro a parlare

liberamente. In questa maniera viene comunicato il tuo interesse e aiuta a chiarire il

mondo del cliente, sia per l'intervistatore che per il cliente stesso.

Mentre ascoltiamo i clienti, dobbiamo cercare di mantenere un atteggiamento di

“accettazione non giudicante”. Anche la più accurata delle parafrasi può essere

annullata da un comportamento non verbale oppositivo.

Bisogna pensare che la persona ha valore, non devo proporre a una persona attività

che la facciano sentire giudicata negativamente (es. donna di 40 disabile meglio se le

insegno a rifarsi il letto che farla giocare con le perline).

In questi 2 passaggi sono in condizione “raccontami di te” rispetto al cliente.

La ricapitolazione è simile alla parafrasi solo che sono utilizzate più informazioni. Può

essere usata per iniziare o finire un'intervista o per passare ad un nuovo argomento o

per dare chiarezza ad un lungo racconto da parte del cliente.

Riflettere i sentimenti, osservando e rispecchiando i sentimenti: un

fondamento dell'esperienza del cliente

Le emozioni sono proprie dell'organismo, sono da animali, sono risposte

dell'organismo dal tronco dell'encefalo, l'amigdala, all'ambiente. I sentimenti

richiedono maggiore corteccia, sono qualcosa di più elaborato delle emozioni.

Le emozioni sono la fonte di molti dei nostri pensieri e azioni. Se diventiamo in grado

di identificare e organizzare i sentimenti del cliente, avremo le basi per ulteriori azioni.

Emozioni e sentimenti possono essere identificate etichettando i comportamenti con

parole affettive come triste, folle, felice e impaurito. Nell'etichettare i sentimenti del

cliente è importante notare quanto segue:

1) Parole emotive usate dal paziente

2) Parole emotive implicite attualmente non dette

3) Emozioni espresse non verbalmente col linguaggio del corpo

4) Misto di segnali emozionali verbali e non verbali che possono presentare delle

discrepanze

I sentimenti è inevitabile che siano presenti nei colloqui.

IL COLLOQUIO

Inteso come strumento per l'acquisizione di informazioni e per la produzione di

conoscenze circa un'altra persona:

-si basa sull'interazione verbale

-ha assunto caratteristiche “scientifiche” dalla pratica psichiatrica e clinica (metodo)

-è oggi utilizzato anche in ambito non clinico o terapeutico → modalità diverse di

applicazione di analisi del colloquio

La raccolta di informazioni in un contesto clinico (principio di Hofflammer:

l'osservazione di un atomo è sempre soggetto all'osservazione del singolo) è sempre

influenzata dall'osservatore. La realtà è ciò che emerge dall'osservatore. Rischiamo di

reificare la realtà (renderla più vera di quella che è).

La raccolta di informazioni è sempre influenzata dallo strumento che utilizzo per

misurare (es: l'intelligenza è mediata anche dal grado d'istruzione ricevuto).

Il colloquio in clinica è l'acquisizione di informazioni per l'acquisizione di conoscenze

circa la persona.

Il colloquio vocazionale è la ricerca nell'aiutare la persona a trovare le proprie

propensioni, vocazioni.

Il colloquio può essere usato per l'indagine e la valutazione diagnostica, la raccolta di

dati anamnestici della biografia personale della situazione familiare, per un intervento

terapeutico ed infine per un'osservazione esplorativa delle funzioni psichiche e delle

modalità d'interazione.

Le principali finalità del colloquio clinico sono:

-stabilire e delimitare una relazione interpersonale

-raccogliere informazioni (ogni interazione è dedita a questa, anche il cliente raccoglie

informazioni)

-offrire informazioni (es. andare vestito in un certo modo al colloquio)

-stabilire un'alleanza di lavoro (è un accordo, non paritario; l'alleanza professionale è

asimmetrica)

-identificare la problematica psicologica (es: se il cliente non trova lavoro dovrò fare

attenzione al come lo cerca, non al fatto oggettivo di non trovare lavoro)

-definire le modalità caratteristiche del cliente (mi faccio un'idea del cliente, ho dei

miei pregiudizi, è il linguaggio stesso che ci guida)

-focalizzare le principali resistenze (ci possono essere degli aspetti che anche con lo

psicologo non gradisco vengano fuori, es: la sfera della sessualità, è informativa per lo

psicologo “non ne parliamo/vorrei approfondire questo aspetto...” non dobbiamo

forzare mai; se decido di spingere, automaticamente creo resistenza, es. se faccio

braccio di ferro e uno dei 2 smette di spingere, lo fa anche l'altro)

-elaborare l'atteggiamento e le fantasie del cliente rispetto al colloquio (qual è la

credenza del cliente rispetto al colloquio che stiamo affrontando, credenze,

aspettative, come mi espongo)

La metaregola guida la comunicazione (es: professore e studenti).

La trasparenza della persona è praticamente impossibile. L'opacità è dentro la mente

umana.

Colloquio vocazionale, nell'ambito lavorativo, è aiutare il soggetto a capire quali sono

le sue propensioni.

INCONTRO CIONINI (prof. Associato di Psicologia Clinica) MODELLO

COSTRUTTIVISTA

IL COLLOQUIO PSICOLOGICO-CLINICO: L'OTTICA COSTRUTTIVISTA INTERSOGGETTIVA

Intersoggettivo = studi di analisi recenti sull'infant research

A cosa serve il colloquio allo psicologo?

E' uno strumento che serve allo psicologo clinico in primis a conoscere.

Serve a entrare in contatto, a conoscere l'altro, sia che sia finalizzato all'aiuto, alla

valutazione, alla perizia, alla ricerca.

Le informazioni non sono dei dati.

Presupposti di base del costruttivismo

Come si acquisisce la conoscenza?

L'Infant Reasearch ha dimostrato che già dal primo giorno di vita si crea una relazione

con gli altri attraverso cui il bambino inizia a fare esperienza.

La figura del care-giver si definisce in relazione a entrambi: inizialmente l'esperienza è

preverbale e sensoriale, successivamente allargando la cerchia delle relazioni e nel

contatto col mondo delle cose.

Anche la figura di attaccamento viene influenzata nei comportamenti da adulto.

La conoscenza può essere vista come un processo ricorsivo dell'esperienza, come

diceva Piaget (uno dei maggiori costruttivisti della scuola di Psicologia), ovvero

l'esperienza di noi con gli altri e sulla quale abbiamo costruito le nostre regole rispetto

a “come vanno le cose nel mondo”, definisce vincoli e le possibilità delle nostre

successive esperienze, ovvero della conoscenza.

Uno dei presupposti base è che la conoscenza è una costruzione generata

dall'osservatore in relazione alla sua struttura e la sua esperienza. Egli non è estraneo

alla stessa, non esiste altra possibilità di conoscere se non ciò che è in grado di

costruire in base alla sua esperienza.

Ciò implica un'idea di conoscenza molto lontana dall'idea di verità, è soggettiva:

perturbazione)

l'effetto di un qualsiasi evento ( su un organismo vivente non dipende

dalle caratteristiche dell'evento ma dal significato che il sistema gli attribuisce in

relazione alle sue caratteristiche strutturali e alle sue esperienze intersoggettive.

Non esistono eventi quindi, ma perturbazioni, che vengono valutate dal singolo.

Il colloquio può essere visto come strumento professionale di conoscenza. Obiettivo

del colloquio è la conoscenza dell'altro.

Come posso conoscere l'altro se non entro in contatto con il mondo (interno) dell'altro?

L'obiettivo prioritario è comprendere l'altra persona: “vedere e sentire il mondo con gli

occhi dell'altro”, entrare in risonanza con i suoi stati emotivo-affettivi, cogliere la logica

peculiare del suo sistema e comprendere le caratteristiche della sua esperienza.

Non conta la mia interpretazione di ciò che l'altro mi sta raccontando.

Non sempre è facile tradurre le sensazioni che abbiamo in parole, si tratta di cercare di

sentire cos'altro ci sia nel racconto dell'altro.

Ognuno di noi ha una propria logica, soprattutto quando si parla di disagio o

sintomatologia, es: una persona che ha la fobia delle farfalle.

In ottica cognitivo-comportamentale viene definita assurda e disfunzionale, quindi

l'obiettivo è di correggerla.

In ottica costruttivista, non è quella di correggerla, ma di comprendere se esiste quale

sia il senso che la persona dà alla situazione.

Es: una ragazza anoressica ha una sensazione egosintonica del proprio peso, non

vuole abbandonarla, quella funzione corrisponde agli obiettivi essenziali della persona.

Il non mangiare è l'unico modo che la persona sente di avere il dominio su qualcosa,

idem per atteggiamenti autolesionistici.

A cosa può servire comprendere, nella misura in cui io riesca a sentire quale sia il

problema?

“Comunichiamo i significati che emergono dalle nostre interazioni con gli altri

attraverso canali multipli simultanei in un tempo di decimi di secondo, un tempo

troppo rapido e troppo rapidamente mutevole per essere reso a parole.” (The Boston

Change Process Study Group, 2010, pag.160) l'aspetto fondamentale è porre

attenzione a piccoli aspetti nella comunicazione.

Alla base del colloquio clinico sta la relazione: è un fenomeno co-creato e bipersonale.

Si crea, nel setting, nella dimensione del “Tra” o del “Noi” in quello spazio tra l'Io e il

Tu (The sphere of between, Buber), che non appartiene a nessuno dei 2 membri della

relazione ma esclusivamente alla relazione stessa in termini di complementarietà.

Senza relazione qualsiasi colloquio è fallito in partenza.

La relazione implica sempre una dimensione emotivo-affettiva, disponibilità a

comprendere l'altro, assenza di giudizio, autenticità anche da parte dello psicologo

(come dice Rogers).

I messaggi comunicativi possono influenzare la conoscenza.

La conoscenza esplicita è tutto ciò che conosco di me e degli altri, e che sappiamo di

sapere e possiamo tradurre in parole, ma è solo una piccola parte.

La conoscenza implicita è un tipo di conoscenza posseduta dal nostro corpo, acquisita

fin dai primi momenti dopo la nascita nelle interazioni con i caregiver (e per tutto il

corso della vita) che influenza non consapevolmente azioni, pensieri e sentimenti.

Le stesse cose dette con un tono diverso e il modo possono darci significati opposti a

seconda di come la persona interpreta l'esposizione.

La comunicazione passa attraverso il dialogo delle parole e dei corpi.

Il dialogo delle parole: il contenuto verbale (veicola i significati espliciti), la forma

espressiva (veicola i significati impliciti: il ritmo dell'eloquio, il tono e il volume della

voce, la dinamica dei silenzi → stare zitti in certi momenti e dare l'opportunità all'altro

di esprimersi), la modalità di strutturare le frasi (veicola diverse intenzioni

comunicative).

Il linguaggio può essere usato in maniera digitale o evocativa.

Il diagolo dei corpi: il corpo è lo strumento con cui entro in contatto con il mondo. Il

corpo parla non avendo bisogno

Il corpo del paziente è sempre un possibile oggetto di osservazione

Il corpo dello psicologo parla, come quello del paziente, comunque e sempre; nel

silenzio, nella conversazione, nell'attesa, anche al di là di qualsiasi intenzione esplicita

ma proprio per il diverso ruolo dovrebbe essere utilizzato in modo più consapevole

rispetto a ciò che si sta trasmettendo.

Non è scontata l'attenzione e la capacità di fare. Sono i micromovimenti dell'altro che

sono essenziali: quando una persona racconta qualcosa la sua espressione cambia a

seconda di cosa mi sta raccontando, la posizione.

Ciò che passa a quella persona dipende anche da come passa il mio messaggio del

linguaggio verbale.

Esempio clinico: ammettiamo di trovarsi insieme a una persona che abbia presentato il

suo problema nei termini del disagio che prova nei momenti in cui si accorge di essere

oggetto di particolare osservazione da parte di alcune specifiche tipologie di persone e

che affermi di avere difficoltà a comprendere chiaramente la ragione di questo disagio.

In particolar modo se la persona è una persona cara.

Proviamo a considerare 2 diverse ipotetiche brevi interazioni conversazionali diverse

rispetto alla struttura linguistica degli interventi.

Primo scenario (tipo linguistico): “Questa difficoltà che prova quando si accorge di

essere oggetto dello sguardo dell'altro, come la definirebbe?” si richiedono delle

etichette semantiche

“Beh, in queste situazioni provo un misto fra imbarazzo e rabbia”

La rabbia non è uguale per tutti, il contenuto esperenziale può essere molto diverso da

persona a persona.

“Cosa intende per imbarazzo?”

“Quello sguardo crea una centratura su di me e io ho la sensazione di prendere uno

spazio in quella situazione relazionale”

“Riesce a immaginare perché il prendere uno spazio nella relazione con l'altro può

farla sentire in imbarazzo?”

“Non lo so, ho soltanto la sensazione che devo trovare qualcos'altro da mettere in

quello spazio”


PAGINE

18

PESO

42.00 KB

AUTORE

billybea

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica e della salute e neuropsicologia
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher billybea di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Colloquio psicologico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Taddei Stefano.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in psicologia clinica e della salute e neuropsicologia

Riassunto esame Counseling psicologico clinico, prof. Barbara Giangrasso, libro consigliato: Il Counselling Psicologico. Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica. di Giusti E. e Pagani, A.
Appunto
Riassunto esame Valutazione dei legami di attaccamento nel ciclo di vita, prof. Tani Franca, libro consigliato: La valutazione dell'attaccamento adulto, Barone, L., Del Corno, F.
Appunto
Psicobiologia della resilienza e della vulnerabilità
Appunto
Riassunto esame psicodinamica dei gruppi, prof. Lauro Grotto, libri consigliati Esperienze nei gruppi, Bion; Totem e tabù, Freud; Psicologia delle masse e analisi dell'io, Freud e Aerea traumatica e campo istituzionale, Correale
Appunto