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Domande colloquio: descrizione della MINI

La M.I.N.I. è la breve intervista neuropsichiatrica internazionale (Sheean e LeCrubier, 1992). La versione più recente, nella versione italiana 7.0.0, consente di fare diagnosi secondo DSM-5. Si utilizza per la popolazione adulta (per la popolazione infantile c'è la MINI Bambini). È uno strumento che è stato tradotto in almeno 27 lingue. La MINI si utilizza sia con finalità cliniche che di ricerca.

Nella parte alta dell'intervista ci sono i dati anagrafici dell'intervistato, il nome dell'intervistatore e la data di raccolta e questo ci permette in ogni momento di recuperare un'informazione di tipo temporale e della persona che ha condotto l'intervista. Viene anche associato un codice al paziente e il tempo (per la M.I.N.I dovrebbero essere impiegati circa 30-40 minuti a seconda dei pazienti che ci troviamo di fronte).

Struttura e utilizzo della MINI

L'ordine dei moduli segue l'ordine di presentazione nel DSM-5. La MINI è stata sviluppata come intervista strutturata breve per i disturbi psichiatrici più importanti, sia del DSM-5 che dell'ICD-10. Può essere usata dai clinici dopo un breve training mentre per gli intervistatori non specializzati è necessario un training più prolungato. Per far sì che l'intervista risulti il più breve possibile, è importante informare il paziente che verrà condotta un'intervista clinica più strutturata di quanto avvenga nel colloquio clinico usuale, con domande molto precise su problemi psicologici a cui rispondere con un sì o con un no.

La MINI è divisa in moduli identificati con lettere, ciascuno dei quali corrisponde a una categoria diagnostica. All'inizio di ciascun modulo (ad eccezione per quello dei disturbi psicotici), vengono presentate, in un riquadro ombreggiato, delle domande di screening che corrispondono ai criteri fondamentali del disturbo. Alla fine di ciascun modulo, il clinico può indicare nei riquadri diagnostici se i criteri diagnostici sono soddisfatti oppure no.

Procedure e criteri diagnostici

Le frasi scritte in "testo normale" devono essere lette esattamente come sono scritte in modo da standardizzare la valutazione dei criteri diagnostici. Le frasi scritte in "MAIUSCOLO" non dovranno essere lette al paziente. Queste frasi sono istruzioni per aiutare l'intervistatore ad attribuire il punteggio agli algoritmi diagnostici. Le frasi scritte in "grassetto" indicano il periodo di tempo che si sta indagando. L'intervistatore dovrà leggerle ogni qualvolta sia necessario. Soltanto i sintomi che si presentano durante il periodo di tempo indicato dovranno essere presi in considerazione per dare un punteggio alle risposte.

Le risposte con una freccia sopra indicano che uno dei criteri necessari per porre la/le diagnosi non è soddisfatto. In questo caso, l'intervistatore dovrà andare alla fine del modulo, fare un cerchietto attorno a "NO" in tutti i riquadri diagnostici e passare al modulo successivo. Quando i termini sono separati da una barra, l'intervistatore dovrà leggere al paziente solo quei sintomi che ritiene siano presenti nel paziente. Le frasi tra parentesi sono gli esempi clinici del sintomo. Si dovrà assegnare un punteggio per tutte le domande. Gli intervistatori dovranno essere sensibili alle diversità culturali quando fanno le domande e assegnano il punteggio alle risposte.

Considerazioni generali

L'intervistatore dovrà chiedere degli esempi quando necessario ai fini dell'accuratezza della valutazione. Il paziente dovrà essere incoraggiato a chiedere chiarimenti su qualsiasi domanda non risulti completamente chiara. Se quando il paziente arriva abbiamo già delle informazioni diagnostiche su di lui gli sottopongo lo stesso il modulo (es. se so che ha un disturbo da uso di sostanza). I riquadri ombreggiati li faccio tutti, i moduli invece in base alle risposte che ottengo dal riquadro ombreggiato.

  • La MINI indaga tutti i disturbi psichiatrici importanti tranne: Disturbi di personalità (ad esclusione dell'antisociale)
  • Schizofrenia (vengono indagati solo i disturbi psicotici in maniera ampia)
  • Fobie specifiche (perché il livello di funzionamento di un individuo non è solitamente molto compromesso)
  • Disturbi somatici
  • Disturbi sessuali

La MINI è un ottimo strumento se voglio indagare: Disturbi dell'umore, Disturbi d'ansia, DOC, DCA, Disturbi da uso di sostanza.

Colloquio orientato al sintomo

Il focus dell'interesse sono i segni, i sintomi, i comportamenti del paziente che siano riconducibili a un significato clinico, che possano essere ascrivibili a un andamento prevedibile per poi, se possibile, formulare una diagnosi alla fine del colloquio che costituisca l'incipit per poter fare un trattamento da proporre al paziente che dovrà essere esplicitato. L'obiettivo ultimo è fare diagnosi al fine di predire la prognosi e una proposta di trattamento efficace. Il colloquio orientato al sintomo è finalizzato a disvelare la componente sintomatologica del paziente (presente o passata) e quindi si conduce il paziente alla narrazione della propria sintomatologia.

Come sostiene Schiffer, "la conoscenza è esplorazione di segni e significatività ed è sempre soggettiva, ma nella scienza viene oggettivata con la standardizzazione". Così nel colloquio orientato al sintomo noi andiamo cercando segni cioè sintomi e significatività ovvero che hanno un significato clinico. Li andremo cercando con i nostri occhi e la nostra mente quindi con una condizione di soggettività imprescindibile che però renderemo oggettiva attraverso la standardizzazione. Possiamo tradurre ciò nella gestione del colloquio libero attraverso canoni e tecniche ben precise.

Interviste semi strutturate ed esempi

L'intervista semi-strutturata è un'intervista standardizzata e codificata, solito mantiene la struttura del colloquio clinico. L'intervistatore segue domande standard, ma è incoraggiato a personalizzare l'intervista in base al livello di intelligenza, all'educazione, alle caratteristiche cliniche del soggetto. La domanda può essere riformulata, altre domande possono essere aggiunte, si può chiedere al soggetto di descrivere i sintomi con parole proprie. L'intervistatore in base alle sue competenze può proporre le domande tali e quali come formulate nello strumento, ma può anche se necessario/se lo desidera, riformulare una data domanda ispirandosi all'item della domanda stessa. Il tipo di risposta del paziente che può evocare lo strumento può essere o una risposta stringente si/no o una risposta narrata. La modificazione delle domande ha come obiettivo di renderle accessibili alla persona che dobbiamo intervistare.

L'intervistatore è un conduttore, ed avrà un atteggiamento direttivo (lui stabilisce l'argomento di cui si parla e ne mantiene le redini per portala al termine) e la sua attenzione è rivolta ai contenuti. Può essere utilizzata da intervistatori con esperienza clinica e training adeguati.

Algoritmo diagnostico: è una strada da seguire quando si sottopone un'intervista semistrutturata, in base a ciò che dice il paziente. Es. Esempio di intervista Semi-Strutturata in Psicologia Clinica: Structured Clinical Interview for DSM-5 Disorders Clinician Version.

Conduzione colloquio con un paziente collaborante

Paziente collaborante: disponibile a narrare la sua storia, ad accogliere l'opinione del clinico, cerca aiuto.

Tecniche di conduzione

  • Continuazione: stimolare il paziente a proseguire quando sta esitando a proseguire la narrazione. Esempio: "poi cosa è accaduto?"
  • Enfatizzare: indurre il paziente a dirci qualcosa di più e più preciso perché potremmo aver sovrastimato il problema. Quindi possiamo enfatizzare un concetto per verificare come il paziente aderisce o meno a quel concetto e come reagisce. Esempio: "Quindi le capita spesso di essere molto attivo?"
  • Ridirezionare: utile a ricollocare il paziente su una tematica che ci interessa approfondire, dalla quale il paziente stava deviando. Esempio: "può tornare a dirmi perché ieri si è presentata al pronto soccorso?"
  • Transizione: utile quando non è il paziente che cambia argomento ma siamo noi che abbiamo esigenza di spostarci a un altro argomento/topic. Può essere a tre livelli:
    • Graduale: il clinico gradualmente amplia il topic originario ad es. per discostarsi dalla sintomatologia legata al disturbo al livello funzionale. Esempio: "l'uso di cocaina le ha dato problemi economici?"
    • Accentuata: è il passaggio a un altro argomento esplicitando la nostra intenzione. Questo si fa quando il paziente tende a rimanere invischiato dentro una specifica narrazione che però secondo noi è già stata sviscerata. Esempio: "passiamo a un altro argomento..."
    • Improvvisa: si cambia topic senza dichiararlo esplicitamente. Utile ad es. quando abbiamo un paziente che divaga moltissimo e abbiamo tempi stretti e abbiamo bisogno di fissare alcuni concetti o può servire per richiamare l'attenzione del paziente che tende a disperdersi e facendosi distrarre da elementi secondari e così possiamo ricollocarlo o ancora con pazienti che si mostrano un po' manipolatori e così possiamo mantenere le redini e il controllo del colloquio del paziente. Esempio: "... e del suo umore che può dirmi?"

Gli ingredienti che favoriscono l'ascolto

L'ascolto nel colloquio clinico deve essere fondamentalmente un ascolto attivo, composto da diverse componenti:

  • Empatia che deve essere vera, genuina e non artificiale. Numerosi studi clinici dimostrano che alleanza clinico-paziente e empatia incidono positivamente sull'outcome in psicoterapia.
  • Interesse: il clinico deve mostrarsi interessato dal mondo del paziente.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Stella011212 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Colloquio psicologico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Cosci Fiammetta.
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