Papiro
Sulle sponde del Nilo cresceva abbondantemente la pianta del
papiro, dalle cui fibre si è ricavato per millenni il supporto preferito
per la scrittura. Pianta dagli usi molteplici, utilizzata per fabbricare
cesti, ghirlande da donare agli dei, commestibile, dotata di
proprietà terapeutiche, raggiungeva grandi dimensioni, i fusti
potevano essere alti anche 5 metri. E proprio il fusto a sezione
triangolare costituiva il materiale di base per la preparazione dei
fogli destinati alla scrittura. Questo veniva scortecciato e tagliato
ancora fresco in porzioni dalla quale si ricavavano circa 18-25 sottili
strisce longitudinali chiamate philyrae, che successivamente
venivano poste una accanto all’altra con i margini uniti e
sovrapposti su un piano duro e bagnato e venivano incollate tra loro
utilizzando l’acqua del piano e la mucillagine che le stesse piante
producevano. Il tutto poi veniva battuto e livellato, essiccato al sole
e tagliato. I fogli ricavati erano diversi per lunghezza, larghezza e
varietà (ne esistevano 6 e dipendevano dal colore). Infine venivano
uniti in dei rotoli ed esportati al di fuori dell’Egitto. Questi rotoli
venivano creati attraverso l’incollatura dei fogli utilizzando pasta di
farina e aceto (la parte fibrale veniva disposta all’interno, la parte
liscia all’esterno). Si veniva a creare così una striscia molto lunga
che si arrotolava e che evitava così lo scollamento delle pagine. Il
rotolo veniva chiamato in latino “volumen”, a causa dell’azione di
rotolamento e srotolamento. I volumen più antichi sono due:
1. Frammento della Tomba di Abusir: conteneva dei versi della
tragedia “I persiani” di Timoteo i Mileto.
2. Frammento della Tomba di Derveni: conteneva versi di contenuto
religioso.
All’interno del rotolo la scrittura correva parallela alle fibre
orizzontali che agevolavano il tracciato del calamo. Il testo veniva
diviso in colonne che non rispettavano preventive organizzazioni
nello spazio dedicato alla scrittura. Veniva utilizzato
prevalentemente l’esametro omerico. La copia del testo avveniva
solamente nella parte interna del papiro e il compenso dello scriba
veniva calcolato in base al numero delle parole e alla qualità della
scrittura. Alla fine di tutti questi processi il volumen veniva
imbevuto in sostanze profumate che proteggevano il rotolo
dall’usura derivata dagli insetti. Infine il volumen veniva arrotolato
intorno ad un bastoncino di legno chiamato umbelicus, che veniva
posto ai lati corti del papiro, così da facilitarne l’arrotolamento e lo
srotolamento. Inoltre i rotoli potevano contenere un protocollo che
recava il nome dell’autore e il nome dell’opera; la funzione
principale di questo foglio era proteggere la prima pagina del papiro
dall’usura. I rotoli venivano conservati dentro delle case chiamate
bibliotheche.
Rotoli Exultet
Gli exultet sono molto speciali. Sono volumen liturgici illustrati
contenenti la preghiera per la benedizione del cero pasquale
durante la cerimonia del sabato Santo, che inizia appunto con la
parola Exultet. Sono importanti per più ragioni: ambito geostorico
(fioritura limitata in Longobardia Minor, cioè all’area culturale
beneventano-cassinese, terra d’incontro tra culture e popoli ma
anche di scambi tra tradizioni ed usi), per l’originalità dell’aggiunta
di un ricco e specifico ciclo iconografico, per la genialità della
soluzione adottata nella disposizione di testo ed immagini. Veniva