Estratto del documento

AD USO ESCLUSIVO INTERNO DEGLI STUDENTI

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BARI “ALDO MORO”

DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE

(ANNO ACCADEMICO 2014-15)

CORSO DI LAUREA

in

SCIENZE del SERVIZIO SOCIALE

( I ANNO )

DISPENSA

II

PRINCIPI, FONDAMENTI E METODI DI SERVIZIO SOCIALE

(alcuni argomenti trattati nel corso delle lezioni in aula)

(CORSO M-Z)

Prof.ssa Armenise Cecilia

INDICE

Alcune tappe e leggi di rilevo per la professione pag. 2

Etica e deontologia professionale pag. 3

Fondamenti etico- valoriali e metodologici del codice deontologico pag. 4

Struttura del codice deontologico pag. 8

Il Codice deontologico pag. 9

Il Codice deontologico. Sanzioni disciplinari e regolamento pag.17

(artt. 1-5)

Segreto professionale e riservatezza pag.19

La responsabilità disciplinare pag. 22

La responsabilità penale

La responsabilità civile pag. 23

Segreto professionale e segreto d’ufficio pag. 24

Condizioni di deroga al segreto professionale pag. 25

Segreto d’Ufficio pag. 28

Diritto d’accesso pag. 29

Diritto alla privacy pag. 30

Dati sensibili, ipersensibili e giudiziari

Riservatezza, diritto di accesso e documentazione pag. 32

prof.ssa Cecilia Armenise 1

Alcune tappe e leggi di rilievo per la professione…

Tappa fondamentale per la professione, è stato il riconoscimento ufficiale della

professione, con l’istituzione dell’Ordine Professionale degli Assistenti Sociali, con la

Legge del 23 marzo 1993, n. 84, “Ordinamento della professione di assistente sociale e

istituzione dell’Albo Professionale”, che ha rappresentato una svolta e ha dato impulso alla

professione, in quanto ha identificato la categoria professionale degli assistenti sociali.

■ art. 1 Professione di assistente sociale

1. L’assistente sociale opera con autonomia tecnico-professionale e di giudizio in tutte le

fasi dell’intervento per la prevenzione, il sostegno e il recupero di persone, famiglie, gruppi

e comunità in situazioni di bisogno e di disagio e può svolgere attività didattico-formative.

2. L’assistente sociale svolge compiti di gestione, concorre all’organizzazione e alla

programmazione e può esercitare attività di coordinamento e di direzione dei servizi sociali.

D.P.R. 5 Giugno 2001, n. 328: “Modifiche ed integrazioni della disciplina dei requisiti per

l’ammissione all’esame di Stato e delle relative prove per l’esercizio di talune professioni,

nonché della disciplina dei relativi ordinamenti”

■ Introduce la distinzione tra Assistente Sociale e Assistente Sociale Specialista,

istituisce le relative sezioni dell’Albo Professionale, definisce i criteri di accesso

attraverso il superamento dello Esame di Stato, dettaglia le attività professionali per

ciascun profilo.

CAPO IV -professione di A. S.-

n art. 20 -Sezioni e titoli professionali- detta norme per l’accesso all’albo

n

professionale introducendo un doppio canale: sezione A, ai cui iscritti spetta il titolo di

Assistente Sociale specialista; la sezione B, ai cui iscritti spetta il titolo di Assistente

Sociale. Nell’ art. 21 definisce le attività professionali dell’A.S. e A.S. Specialista e negli

artt. 22-23 da disposizioni per gli Esami di Stato per l’accesso alle rispettive Sezioni A- B.

Dal punto di vista dello status professionale, l’essersi dati delle norme

comportamentali scritte e accettate, insieme al riconoscimento giuridico del titolo

universitario e l’istituzione dell’Ordine professionale, significa che la professione ha fatto

un notevole passo in avanti per entrare a far parte delle cosiddette “professioni

intellettuali”.

■ art. 21. Attività professionali – Sezione A

a) elaborazione e direzione di programmi nel campo delle politiche e dei servizi sociali

b) Pianificazione, organizzazione e gestione manageriale nel campo delle politiche e dei

servizi sociali;

c) direzione di servizi che gestiscono interventi complessi nel campo delle politiche e dei

servizi sociali;

d) Analisi e valutazione della qualità degli interventi nei servizi e nelle politiche del

servizio sociale;

e) Supervisione della attività di tirocinio degli studenti nei corsi di laurea specialistica della

classe 57/S – Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali;

f) Ricerca sociale e di servizio sociale

g) Attività didattico-formativa connessa alla programmazione e gestione delle politiche del

servizio sociale prof.ssa Cecilia Armenise 2

■ art. 21. Attività professionali – Sezione B

a) attività, con autonomia tecnico professionale e di giudizio, in tutte le fasi dell’intervento

sociale per la prevenzione, il sostegno e il recupero di persone, famiglie, gruppi e

comunità in stato di bisogno e di disagio, anche promuovendo e gestendo la

collaborazione con organizzazioni di volontariato e del terzo settore;

b)compiti di gestione, di collaborazione all’organizzazione e programmazione;

coordinamento e direzione di interventi specifici nel campo delle politiche e dei servizi

sociali;

c) attività di informazione e comunicazione nei servizi sociali e supervisione del tirocinio

di studenti dei corsi di laurea della classe 6 – Scienze del servizio sociale;

e) Attività di raccolta ed elaborazione di dati sociali e psicosociali ai fini di ricerca.

La successiva conquista all’istituzione dell’Ordine Professionale (Legge n. 84/1993), è

stata l’emanazione del Codice Deontologico nel 1998: un documento che disciplina

l’esercizio della professione poiché contiene l’insieme dei principi e delle norme che tutti

gli assistenti sociali devono osservare e fare osservare nell’esercizio della professione,

nei diversi livelli di responsabilità in cui si declina.

Etica e deontologia professionale

L’etica del servizio sociale si fonda su valori e principi morali che ogni assistente

sociale deve tutelare.

Deontologia: dal greco dèon-ontos ‘il dovere ’ e logos, “ciò che va fatto, dovere” e

“discorso”. La deontologia è la dottrina che tratta dei doveri da compiere da parte di una

determinata categoria professionale, un insieme di regole morali che disciplinano

l’esercizio di una determinata professione.

La deontologia del servizio sociale, specificatamente, riguarda i doveri professionali

dell’assistente sociale (es. segreto professionale, iscrizione all’Albo professionale,

formazione continua, aggiornamento) contenuti nel Codice deontologico.

La norma deontologica ha il suo fondamento nell’etica, nella coscienza e nella

responsabilità verso se stesso e verso gli altri, che il professionista assume nel suo lavoro.

▪ Responsabilità: deriva dal latino, respònsus, participio passato del verbo respòndere,

rispondere, cioè, in un’accezione filosofica generale: impegnarsi a rispondere, a qualcuno o

a se stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano.

Tipologie di responsabilità:

a) etico-morale, che si fonda sui criteri di ordine normativo morale

b) sociale, che deriva dai rapporti intersoggettivi secondo regole di senso comune

c) giuridica: fondate su norme codificate. Essa può essere distinta in tre tipologie:

- penale

- civile

- disciplinare

L’art. 5 del C.D. (2009, ex art. 1 del 1998), Tit.II, Principi, recita: “La professione si fonda

sul valore, sulla dignità e sulla unicità di tutte le persone, nel rispetto dei loro diritti

universalmente riconosciuti, quali libertà, uguaglianza, solidarietà, partecipazione, nonché

sulle affermazioni dei principi di giustizia ed equità”.

Accanto a questa definizione ricordiamo quella introdotta dall’IFSW (International

prof.ssa Cecilia Armenise 3

Federation social workers):“Ogni uomo è un valore unico … Ogni individuo ha diritto ad

auto-determinarsi nella misura in cui non interferisce con il diritto degli altri”.

Il rispetto del Codice (art.3 ) “è vincolante per l’esercizio della professione per obbligo

deontologico. La non osservanza comporta l’esercizio della potestà disciplinare”.

Il codice non ha inventato la deontologia degli assistenti sociali, ma sicuramente

contribuisce alla creazione di una comune coscienza etica degli operatori, in grado di

assicurare, oltre alla conservazione dei valori etici fondamentali, e dunque il prestigio

sociale dell’ordine, una sorta di sensibilità morale ritenuta necessaria e sufficiente per il

miglioramento della futura attività professionale. Esso, inoltre, costituisce una base per la

definizione e il mantenimento di una propria identità professionale, un obiettivo questo

perseguito dalle varie generazioni di assistenti sociali.

La deontologia può essere definita come un insieme di regole morali, che disciplinano

l’esercizio di una determinata professione.

Si tratta di stabilire, quando e in che modo, i modelli di comportamento tendenzialmente

vincolanti, delineati dalle regole di condotta, possono essere considerati di natura

giuridica. La tendenza principale è quella di considerarli dei precetti extra-giuridici, cioè al

di fuori del diritto. Il “dover essere” della professione non può che essere sancito dalla

stessa comunità professionale,una volta che ha ottenuto lo statuto di professione

(Neve, 98)

La prima stesura del Codice deontologico si ebbe nel 1998, sulla scorta di quanto era già

stato prodotto dagli assistenti sociali in materia di etica, in campo nazionale e

internazionale. Tali riflessioni avevano dato vita a fondamentali documenti come la Carta

di Tremezzo, il Codice dell’Assnas (Ass. Nazionale assistenti sociali) nel 1992, il Codice

Internazionale degli assistenti sociali dell’ISFW (International Federation of social

Workers, 1976,1994).

“La coscienza etica è una parte necessaria della pratica professionale degli assistenti

sociali. La loro capacità e il loro impegno ad agire in modo etico è un aspetto essenziale

della qualità del servizio offerto alle persone che usufruiscono del servizio sociale”

(documento del IFSW).

FONDAMENTI ETICO-VALORIALI E METODOLOGICI ALLA BASE

DEL CODICE DEONTOLOGICO

Il codice deontologico per certi versi è la “BUSSOLA” della professione, orienta la

professione ed i nostri interventi e detta:

NORME DI COMPORTAMENTO

n DOVERI

n RESPONSABILITA’

n

verso l’utente, l’Ente, la comunità professionale

Nella Premessa al Codice vengono sottolineati alcuni importanti concetti:

▪ il dovere di osservarlo e farlo osservare

▪ il fatto che sia vincolante per la professione

▪l’impegno richiesto alla professione nel conoscerlo e farlo conoscere

▪la sua applicazione alle diverse forme di lavoro della professione

Il Codice Deontologico approvato nel 2009, è alla sua terza stesura (il primo fu approvato

nel 1998 e il secondo nel 2002) a distanza di circa quattordici anni dalla nascita

prof.ssa Cecilia Armenise 4

dell’Ordine professionale. Il Codice deontologico è:

-uno strumento che orienta l’azione professionale;

- è l’immagine della professione, n quanto riassume in sé i fondamenti valoriali della

professione afferenti a tre dimensioni:

a) fondamento antropologico, che fa riferimento all’originalità, unicità e irripetibilità

dell’uomo)

b) fondamento etico- assiologico (che si riferisce a una scala di valori o è fondato su un

giudizio di valore), in base al quale l’uomo è considerato un valore in sé;

c) fondamento giuridico- deontologico, vincolato cioè da norme e regole di

comportamento (mandato sociale e mandato professionale)

(mandato: “un incarico di svolgere un’azione di pubblico interesse o anche di eseguire

incombenze private”(Devoto, Oli, 2002). In pratica consiste nell’attribuzione di un’autorità

da parte di un mandante/ committente a un mandatario/esecutore, per svolgere funzioni,

compiti, in un rapporto di reciproca responsabilità)

Il Codice Deontologico ha una natura etica in quanto si lega a tre funzioni dell’etica:

-indicare i valori e orientare i comportamenti generali;

-dare strumenti interpretativi e valutativi sulla realtà, sugli atti, sui fatti, sui

comportamenti;

- dare norme, regole per azioni personali buone e giuste,

■ Mandato sociale, professionale e istituzionale

mandato sociale: “le indicazioni che provengono (e devono essere colte) da ciò di cui la

comunità necessita e ciò che la comunità richiede attraverso la domanda esplicita o

implicita, recepita nel sistema normativo fondato sui principi costituzionali, che può

essere rappresentata più o meno adeguatamente dalle istituzioni preposte e che si

rivolge direttamente ad esse, oppure alle istituzioni politiche, oppure alla comunità

scientifica, alle comunità professionali, con ciascuno dei quali esercita un ruolo attivo”

(Bartolomei Passera, “L’assistente sociale:manuale di servizio sociale professionale”2000,

in “Assistenti sociali professionisti”, A.Zilianti, B.Rovai, p.31

mandato professionale: “i contenuti della professione (principi e valori, metodologia e

modelli di riferimento, livelli di competenza e deontologia) storicamente definiti nella

comunità professionale di riferimento nelle sue diverse espressioni (comunità scientifica,

associazioni, gruppi organizzati per finalità sindacali, ordine professionale, ecc)”. (idem)

mandato istituzionale: “Il complesso delle funzioni che un professionista è tenuto a

svolgere sulla base della normativa generale e specifica che informa l’organizzazione alla

quale appartiene ed alla quale deve rispondere nel suo operato”

(competenze,contenuti,modalità operative, ecc…). (idem)

I tre mandati, quindi, devono raggiungere una sintesi, che salvaguardi il giusto equilibrio

tra il sé professionale (mandato professionale) l’autonomia operativa degli assistenti

(nell’ambito del mandato istituzionale) e le aspettative degli utenti (mandato sociale)

rese più pressanti dall’incalzare dei bisogni legati alle incessanti trasformazioni nel

confronto con la scarsità di risorse e la cornice ordine istituzionale nel quale si deve

collocare l’aiuto. tre mandati, inoltre, richiamano la tridimensionalità che molti autori

ritengono distintiva dell’assistente sociale, che opera in un’ ottica trifocale, vale a dire un

“sistema integrato di interventi sinergici nei confronti dei tre ambiti che costituiscono

l’oggetto del processo di aiuto professionale” (Nuove prospettive per il servizio

sociale”,M.Dal Pra Ponticelli, p. 48).

prof.ssa Cecilia Armenise 5

■ I “fuochi” degli obiettivi del Servizio Sociale sono: le persone, considerate nei loro

sistemi di relazione ed esistenziali, la comunità, intesa come ambito di vita e potenziali

reti di sostegno, le istituzioni pubbliche e di privato sociale e le organizzazioni, che

detengono le risorse assistenziali finalizzate al sostegno delle persone/comunità in

difficoltà.

■ Il Codice deontologico può considerarsi come la “Carta d’identità della professione”,

poiché ne individua le caratteristiche di riconoscimento, in una dimensione in divenire che

ne rimodula i contorni e la cornice nell’interazione continua con gli aspetti di

trasformazione della società, delle organizzazioni, delle politiche, delle comunità. E con

esse cambiano i bisogni e il disagio e le difficoltà delle persone che accedono ai servizi.

La prima revisione del C.D. (2002) è avvenuta in un periodo di potenziamento e sviluppo

della professione (Riforma universitaria e Riforma del sistema dei servizi e delle politiche

sociali , L. 28.11.2000 n. 328, “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di

interventi e di servizi sociali”).

La revisione del 2009 si colloca in un periodo caratterizzato dall’acuirsi di problemi sociali

e di crisi delle politiche sociali che interpellano problemi etici, si pensi per esempio, ai

problemi migratori, alla fame nel mondo, alle crescenti disuguaglianze, un crescente

senso d’insicurezza dei cittadini, a dispetto del principio di eguaglianza di tutti gli uomini e

del rispetto dei diritti inviolabili riconosciuti dalla Costituzione.

In questo contesto, il Codice Deontologico, nella sua rivisitazione, ha il significato di

riconoscere la responsabilità, anche nella lettura dei problemi e nella partecipazione

attiva ai processi di cambiamento (valutazione sociale, programmazione e pianificazione,

contatto con le persone e i loro bisogni).

La revisione del Codice rispetto alla stesura precedente non ha apportato modifiche

strutturali, ma alcuni incisi esplicativi, a rimarcare alcuni concetti di rilievo.

■ La parola responsabilità ha scandito e scandisce tutti i titoli del Codice (nelle sue tre

stesure); esso esige molto dalla professione in coerenza coi Principi dichiarati al titolo II,

fondati su valori in gran parte ispirati dalle Dichiarazioni e dalle Carte universali dei diritti

umani e dalla nostra Carta Costituzionale, centrati sulla dignità e il rispetto della persona:

libertà, uguaglianza nei diritti e nelle opportunità, socialità, solidarietà,

partecipazione.(all’art. 5aggiunge: nonché sulla affermazione dei principi di giustizia ed

equità sociali).

Il Codice fonda l’esercizio professionale sul binomio inscindibile: primato della persona

e primato del bene comune.

■ Persona: intesa come realtà unica, intrinsecamente relazionale, titolare di diritti e

doveri e considerata capace di esercitare entrambi.

(v. in particolare titoli II e III), c

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 34
Codice deontologico prof Armenise 2 parte Pag. 1 Codice deontologico prof Armenise 2 parte Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Codice deontologico prof Armenise 2 parte Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Codice deontologico prof Armenise 2 parte Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Codice deontologico prof Armenise 2 parte Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Codice deontologico prof Armenise 2 parte Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Codice deontologico prof Armenise 2 parte Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Codice deontologico prof Armenise 2 parte Pag. 31
1 su 34
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher berta12 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche e metodi del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Armenise Cecilia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community