Leonardo da Vinci: Il codice Corazza
L'ingegnere e l'architetto tra pubblico e privato
La rivoluzione rinascimentale oggi individuabile nell'ambiente fiorentino è stata preparata molto prima nei cantieri e nelle botteghe grazie ad una minuziosa acquisizione e diffusione di una cultura dedita alla sperimentazione e applicazione della matematica e della geometria a dispetto dei principi intoccabili su di queste ultime: pratica e sperimentazione e non solo teoria.
Dimostrazione di ciò è alla fine del '200 Giordano Nemorario (studioso di Euclide e Archimede) che è tra i primi a procedere con verifiche sperimentali dei teoremi sostenuti da Aristotele ed è il primo a formulare la teoria dei piani inclinati, quelli della gravitas secundum situm, il momento e il principio degli spostamenti virtuali all'equilibrio della leva angolare. Fino a quest'epoca si era cercato in maniera astratta di confutare o convalidare i principi di cui sopra ma senza un riscontro diretto con la realtà.
Alla fine del '400 quindi si assiste alla diffusione di un interesse della scienza per i problemi fisici piuttosto che metafisici e quindi dal teorico allo sperimentabile con successiva possibilità di applicare la matematica ai vari aspetti della natura per verificare leggi già note o elaborarne delle nuove. Senza questo approccio sarebbe stata sì possibile la creazione di nuove macchine, ma non ci sarebbero state le basi per permettervi poi uno sviluppo successivo.
Il modello principe per una scienza sempre più ispirata alla realtà delle sperimentazioni è quello di Archimede ed infatti Leonardo verrà definito "archimedeo ingegno notissimus" da Pomponio Gaurico, proprio per questo suo limitato interesse alle teorie scientifiche e per il suo porsi da "ingegnere" verso i problemi del mondo fisico. Ed è proprio quindi dei processi pre-leonardeschi che bisogna parlare proprio allo scopo di chiarire le premesse dell'evoluzione della figura professionale del "costruttore di ingegni": l'ingegnere.
Fino alla fine del Medioevo non s'assiste ad alcune distinzione tra l'architetto-capomastro e il tecnico inventore di macchine, il progettista meccanico o l'idraulico: queste venivano identificate spesso nella stessa persona. Come distingue Durand, la figura di architetto-ingegnere non scomparirà del tutto durante il '500, ma si scinderà solo il ruolo nell'edilizia: il primo per quella privata, il secondo per quella pubblica. Distinzione che invece si afferma in quel periodo è quella tra progettista ed esecutore facendo emergere i primi perché attrezzati dal punti di vista teorico, specie nel campo della matematica e della geometria e dotati di un bagaglio tecnico e linguistico ampiamente sperimentato e tradotto in raccolte di disegni e schemi tipologico-stilistici utili a collaboratori e maestranze.
Jean Mignot nel 1399 sui maestri lombardi impiegati nella costruzione del duomo di Milano dirà: "ars sine scientia nihil est" (l’arte senza la scienza è nulla), a voler indicare che la pratica costruttiva è la capacità di esercitare un mestiere e sarà difatti così a partire da Leon Battista Alberti con il quale si assisterà ad un graduale abbandono dell'impostazione scientifico-dogmatica per un adattamento della teoria alle esigenze funzionali e di cantiere.
Con la nascita poi dell'enciclopedia e dello sperimentalismo illuministico, la fisionomia dello scienziato-artista emergerà in tutti i suoi caratteri di figura professionale unica come esperta dell'applicazione della scienza del costruire ai vari settori della vita sociale. Leon Battista Alberti indicherà come principale differenza tra l'architetto e l'ingegnere quella che il primo sia "l'ingegnero che discorre" e cioè colui che ha una preparazione umanistica più ampia di quella del secondo più indirizzato all'approccio teorico-pratico dell'arte del costruire.
Entro la fine del '400 l'ingegnere potrà divenire in qualunque momento architetto ed infatti lo sarà ad "honoris causa" quando dimostrerà di possedere quel bagaglio culturale di cui sopra parlato. Galluzzi sottolinea come il merito di Leonardo nel campo dell'ingegneria non sia stato quello di anticipare o iniziare, quanto quello di applicare e divulgare metodi e tecniche già indagate nel XV secolo da altri artisti-ingegneri.
Proprio a tale scopo si assiste alla fine del '300 ad un'eccezionale collaborazione tra umanisti e artisti: le macchine degli ingegneri sono ora considerate come vere e proprie magie capaci di assicurare difesa dalle insidie oppure benessere in tempo di pace. Queste invenzioni divennero indirettamente fonti economiche per l'ingegnere che così iniziò a diventare sempre più attento alla divulgazione impropria delle sue carte.
Desideroso di far conoscere a tutti il proprio immenso sapere è Mariano di Iacopo, detto il Taccola, che pubblicherà il suo sapere in un vero e proprio trattato: le sue idee e invenzioni verranno saccheggiate con un eco che arriverà a Leonardo; è difatti possibile trovare riscontro di alcune proposizioni di Taccola nei codici leonardeschi.
Inizia così, soprattutto da parte di Francesco di Giorgio, uno studio anche delle tecniche costruttive dell'antica Roma, dei mezzi necessari alla costruzione delle imponenti opere imperiali e del loro funzionamento. Taccola è stato quindi un maestro di ingegni, Alberti un teorico e di Giorgio sicuramente colui che fonde le due anime in un uomo solo, impersonando il primo vero scienziato-artista rinascimentale ed essendo maggiormente artefice che teorico: un ingegnere autentico.
Leonardo da Vinci venne accolto appena nato nella casa paterna e si trasferì a 17 anni col padre nella vicina Firenze. Fu qui che cominciò la propria carriera di pittore entrando a far parte della bottega del Verrocchio, la principale di Firenze con quella del Pollaiuolo, dove studiò fino all’acquisizione del primo lavoro autonomo nel 1478. Presso il Verrocchio ebbe la possibilità di apprendere una vasta capacità tecnica in più campi: dai rudimenti di pittura alla scultura e all’arte orafa, e – si dice - raggiunse livelli di tale perfezione da