Osservazioni preliminari
È la storia di un giovane di circa 25 anni, la cui salute tracollò a 18 anni dopo un'infezione blenorragia e che, quando cominciò, dopo anni, il trattamento psicanalitico, non era autosufficiente. Dagli 8 ai 18 anni aveva condotto una vita normale, mentre poco prima che compisse 4 anni era stato affetto da isteria d’angoscia (fobia per gli animali), poi trasformatasi in nevrosi ossessiva a contenuto religioso che perdurò sino agli 8 anni.
A causa della malattia più tarda e permanente il giovane fu a lungo ricoverato in alcune case di cura tedesche con una diagnosi di psicosi maniaco-depressiva, con cui Freud non concorda; ritiene invece che sia conseguenza della nevrosi ossessiva infantile che si concluse spontaneamente lasciando però una minorazione permanente. Analizzando la nevrosi infantile in un adulto si accede a materiale più abbondante e la capacità di padroneggiare il canale verbale rende spesso più agevole l’analisi; ma quando si analizza una nevrosi infantile in atto, come nel caso di Hans, il materiale cui si accede non ha subito i rimaneggiamenti e le deformazioni di quello di un adulto.
Lo studio delle nevrosi infantili è imprescindibile per la comprensione di quelle adulte e questo caso evidenzia il ruolo delle forze motrici libidiche. Il paziente in questione si trincerò a lungo dietro un atteggiamento di cortese apatia, la sua intelligenza era staccata dalle energie istintuali che ne regolavano il comportamento nei pochi rapporti sociali che manteneva. Al primo accenno di indipendenza nel comune lavoro terapeutico che apportò le prime sensazioni di sollievo, smise di collaborare per evitare nuovi mutamenti: rifuggiva tanto l’indipendenza da tollerare tutte le sofferenze della malattia. Così Freud aspettò che l’attaccamento del giovane fu abbastanza intenso da controbilanciare la forza delle resistenze e stabilì a priori il termine del trattamento: sotto tale urgenza di questo limite l’attaccamento alla malattia crollò e il paziente cominciò a produrre il materiale necessario ad eliminare inibizioni e sintomi.
Esame generale dell’ambiente in cui viveva il paziente e della sua storia
I genitori si erano sposati giovani e conducevano ancora una vita felice che però cominciava ad essere rattristata dalla cattiva salute: la madre fu colpita da disturbi addominali e il padre dai primi attacchi di depressione, che gli imponevano di assentarsi da casa. Il giovane si accorse della malattia del padre dopo molto tempo mentre quella della madre fu scoperta prima dei 4 anni, quando per mano a lei la sentì lamentarsi con il dottore dei suoi dolori; quelle parole gli fecero impressione e più tardi le applicò a sé.
Aveva una sorella più grande di due anni che, vivace e maliziosa, doveva avere importante influenza sulla sua vita. Era stato affidato alle cure di una bambinaia, anziana contadina ignorante, che nutriva per lui un affetto enorme anche perché aveva perduto un figlio in tenera età. La famiglia viveva in campagna e in estate si trasferiva in un’altra proprietà. Un improvviso mutamento nella vita del bambino fu il trasferimento in città. Quando era ancora in campagna venivano a trovarli i fratelli del padre, le sorelle della madre e i nonni materni. In estate i genitori partivano con la sorella e lui ricorda mentre li saluta accanto alla bambinaia prima di rientrare in casa.
L’estate successiva, aveva tre anni e mezzo, la sorella fu lasciata a casa con una istitutrice inglese a cui era affidata la cura dei bambini. Durante quella estate sembrava che la sua indole docile si fosse trasformata in irrequieta e suscettibile e la nonna, che aveva trascorso l’estate coi nipoti, attribuì questo cambiamento alle liti tra l’inglese, eccentrica e dedita all’alcol, e la bambinaia, liti in cui il bambino prese le parti della contadina, la sua nania. Al ritorno dei genitori l’inglese fu licenziata ma il comportamento del bambino non cambiò.
Il paziente ricordava quel periodo di “cattiveria”; gli sembrava di aver fatto la prima scenata quando a Natale non gli fecero regali doppi dato che era anche il suo compleanno, e non risparmiò nemmeno la nania. Nella sua memoria, questo periodo, che chiamava “il tempo della prima tenuta” era legato a tanti fenomeni strani e patologici che non riusciva ad organizzare cronologicamente. Secondo lui aveva lasciato quella proprietà a 5 anni e ricordava di aver avuto una paura che la sorella ingrandiva per tormentarlo: in un libro era rappresentato un lupo che camminava sulle zampe posteriori e lui aveva paura che venisse a divorarlo; la sorella con vari pretesti faceva in modo che il suo sguardo vi si posasse sopra e godeva del suo terrore.
Aveva timore anche di altri animali: una volta stava rincorrendo una farfalla con le ali a punta e fu colto da terrore; aveva paura di bruchi e scarabei che prima, invece, tormentava; piangeva se vedeva un cavallo percosso mentre in passato si era divertito a batterli. Il giovane non sapeva dire se piacere e paura fossero stati simultanei o successivi, se la malattia abbia seguito il periodo di cattiveria. Freud ritiene che fosse stato colpito da nevrosi ossessiva. Il giovane ricordava anche di essere stato estremamente pio: pregava tutte le sere, si faceva il segno della croce infinite volte, baciava ripetutamente tutte le immagini sacre della casa, ma ricordava anche che si sentiva obbligato a pensare bestemmie.
Ricordava che una volta, durante un viaggio a una stazione climatica tedesca, era tormentato dall’esigenza di pensare alla trinità ogni volta che vedesse tre mucchi di sterco per terra. Inoltre, ogni volta che vedeva medicanti e storpi doveva espirare o inspirare con vigore per non essere come loro. Freud ritiene che questi sintomi ossessivi fossero successivi al maltrattamento di animali.
Nella prima fanciullezza il rapporto con il padre era stato caratterizzato da un vivo affetto e quando la nania gli diceva che era figlio del padre si riempiva di orgoglio, essendo questi il suo modello. Verso la fine dell’infanzia ci fu una rottura: il padre non celava la sua preferenza per la figlia, non riusciva a tenere nascosti i tratti patologici del suo carattere e gli attacchi di depressione erano reiterati; il bambino sviluppò una paura del padre. Il giovane afferma che la fase della sua vita in cui il suo carattere peggiorò si concluse a 8 anni.
La seduzione e le sue conseguenze immediate
Emersero due ricordi di copertura riguardanti l’istitutrice inglese che diceva “guardate il mio comodino” e uno in cui erano in carrozza e all’istitutrice volava il cappello con gran soddisfazione sua e della sorella. Freud avanzò l’ipotesi del complesso di castrazione e seguirono fantasie in cui veniva rimproverato perché aveva tentato di spogliare la sorella. All’improvviso ricordò che quando erano molto piccoli, ancora in campagna, la sorella l’aveva condotto al gabinetto e invitato a mostrarsi vicendevolmente il sedere; poi, mentre giocavano in una stanza, la sorella gli aveva preso in mano il pene, giustificandosi dicendo che la nania diceva di averlo fatto al giardiniere e ad altri uomini mettendoli a testa in giù.
Si comprende come le fantasie avessero lo scopo di cancellare il ricordo di un evento vissuto come menomazione della propria mascolinità: nelle fantasie era stato aggressivo e attivo, era stato punito per questo e da qui originava la sua aggressività; nel quadro aveva aggiunto l’istitutrice perché all’epoca era stata ritenuta colpevole della sua cattiveria, ma soprattutto perché, come sua sorella, aveva insultato la nania. Il ricordo della seduzione operata dalla sorella era stato confermato da un cugino più grande di dieci anni, che tra l’altro ricordava come questa a soli 4 anni gli si fosse seduta sulle gambe e, aprendo i pantaloni, gli avesse preso in mano il pene.
La sorella era sempre stata molto più dotata intellettualmente, scriveva molto bene, era portata per le scienze naturali, era molto ammirata dal padre. A vent’anni cominciò a soffrire di depressione e fu mandata a fare un viaggio con una vecchia amica di famiglia, al cui ritorno raccontò storie poco credibili sui maltrattamenti da questa imposti. Poco tempo dopo, durante un altro viaggio si avvelenò e morì. Queste turbe nervose sono indice di una probabile demenza precoce e frutto di una eredità nevropatica.
Il paziente, a prescindere dagli atti di seduzione suddetti, invidiava la sorella per la stima paterna e per le decantate doti intellettive. Dopo i 14 anni i loro rapporti cominciarono a migliorare, uniti tra l’altro dalla comune avversione per i genitori. In pubertà tentò con lei un approccio sessuale rifiutato e poi si rivolse a una contadinella che prestava servizio che aveva il suo stesso nome. La scelta d’oggetto sessuale fu sempre caratterizzata da domestiche con scarsa istruzione e intelligenza, in cui univa il suo amore per la sorella e la volontà di sminuirla, distruggendo la sua superiorità intellettuale.
A detta del paziente la morte della sorella non lo turbò, provava anzi un freddo piacere di essere rimasto unico erede, ma Freud ebbe conferma che quel dolore era stato bloccato e poi espresso altrove: il giovane riferì di essersi stupito di piangere a dirotto sulla tomba di Puskin, parlando confuse la sua morte con quella della sorella, poeta le cui produzioni furono più volte paragonate dal padre a quelle della sorella.
Tornando alla seduzione, essa ebbe luogo tra i 3 anni e tre mesi e i 3 anni e sei mesi, nella primavera precedente all’estate in cui arrivò l’istitutrice inglese e lui modificò il carattere. È quindi logico attribuire la cattiveria al risveglio dell’attività sessuale. Il paziente rifiutò le seduzioni della sorella soprattutto perché già provava ostilità nei suoi confronti a causa della preferenza dei genitori, ma non rifiutò l’attività proposta in quanto tale; prese infatti l’abitudine a toccarsi il pene in presenza della nania.
La nania disse che non stava bene e aggiunse che i bambini che facevano quelle cose ricevevano una ferita in quel posto. Ne conseguì la ricerca di un nuovo oggetto sessuale, da cui farsi toccare passivamente i genitali, anche se il paziente difese la nania durante la lite con l’istitutrice. Aveva visto delle bambine orinare e ciò era la prova dell’esistenza della ferita di cui l’aveva minacciato la nania, ma scacciò l’idea dicendosi che era il sedere davanti delle bambine. L’idea della castrazione però continuava ad esser presente nella sua mente, tanto che vi trovava allusioni in tutti i discorsi che udiva: i bastoncelli di zucchero erano chiamati dalla istitutrice ‘serpenti tagliati’, il padre aveva fatto a pezzi un serpente col bastone, gli avevano raccontato una favola in cui un lupo che pescava con la coda se la ritrovò tagliata dal ghiaccio.
Intanto si affacciavano altri temi sessuali: la favola di Cappuccetto Rosso e quella del lupo e dei sette capretti gli portarono la domanda sulla origine dei bambini e sul sesso di chi poteva averli in pancia. Il paziente asserì di aver smesso di masturbarsi dopo l
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